Un discorso diverso in Toscana, per chi crede, in questa nostra madreterra, in questa fugace vita, in qualcosa di diverso
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venerdì 2 giugno 2017

Fanno la festa alla Repubblica



Il maxi-emendamento presentato da Emanuele Fiano alla legge elettorale è l'ennesimo tradimento.
Mentre tutte le forze politiche hanno espresso disponibilità ad adottare in Italia un modello tedesco, questi politici hanno presentato un testo che è ancora peggio del Porcellum e dell'Italicum.
I 309 collegi uninominali della Camera non saranno in realtà tali, ma mere vetrine per catturare voti per i candidati decisi dai segretari nazionali dei partiti.
Si tratta di una presa in giro colossale, un imbroglio politico ancora più grande di tanti altri che pure i "legislatori" renziani della XVII legislatura ci avevano già propinato.
Potremmo chiamarla un'altra "renzoiata", un neologismo che proponiamo volentieri, perché evoca insieme sia la rasoiata che la boiata. Due cose a cui il "giglio magico", con la complicità dei berlusconiani, dei verdiniani e di altre anime nere, ci hanno peraltro abituati.
Non dimentichiamoci quante leggi con un titolo bello e con contenuti orrendi sono state varate da questi "leader": la "buona scuola", lo "sblocca Italia", il "dopo di noi", i "reati ambientali", la "sicurezza stradale"... Dobbiamo continuare?
Liberiamoci da questa neolingua renziana.
Torniamo con i piedi per terra.
Ribadiamo i fondamentali di una civiltà democratica fondata su istituzioni solide.
Senza doppio voto disgiunto, senza sovranità degli elettori nel loro collegio, non c'è "sistema tedesco", non c'è un #Germanicum, ma solo un #Goticum mostruoso e incostituzionale.
Nei collegi deve esistere un voto diretto e personale, libero da ogni preoccupazione sulle liste e sui partiti.
Nella quota proporzionale ci deve essere, in aggiunta, un secondo voto dato per garantire una voce al pluralismo delle correnti culturali e politiche di un sistema grande e complesso come quello italiano.
Ci appelliamo a ogni singolo deputato e senatore in carica.
Almeno in questa ultima, estrema, drammatica ora, non traditeci.
Non facciamo "la festa" a questa repubblica (nel senso toscano del termine).
Non uccidiamo la residua speranza che ancora ci resta in una sua riforma dal basso, con la partecipazione di tutti.

mercoledì 19 novembre 2014

Primarie strumentali o istituzionali?

Chi segue questo blog sa che crediamo nelle primarie come istituzione, non come strumento facoltativo, a disposizione di un partito, a seconda del momento politico che sta vivendo.

Grazie agli articoli di Mario Lancisi su Il Tirreno, seguiamo la discussione interna al PD sulle primarie. Dario Parrini si era esposto per non farle; alcune minoranze le pretendono; Enrico Rossi aveva detto di no, ma è sempre più tentato. Tutti hanno le loro ragioni, ma si resta lontani dal punto.

Le primarie devono diventare una istituzione, obbligatoria e non facoltativa, per tutti, sempre, a tutti i livelli. Il PD può favorire la stabilizzazione di questo cambiamento solo celebrandole sempre, non secondo la contingenza politica.

Ci possono essere eccezioni per i ricandidati? Certo, hanno un senso, ma tutti gli altri? 

Mentre si parla di primarie per la scelta del candidato presidente, non si discute su come, invece, si sceglieranno i candidati delle liste corte di candidati consiglieri, quelle che ci saranno proposte con il nuovo sistema elettorale toscano.
E' vero che si potranno dare dei voti personali facilitati, a nomi già stampati sulla scheda, ma non sarebbe giusto che anche queste rose di nomi fossero formate attraverso primarie vere? Invece, temiamo, saranno scelte secondo ferree logiche interne di partito.

Le nostre idee sulle primarie erano più ambiziose e il tempo, galantuomo, dirà chi era stato più lungimirante.

mercoledì 10 settembre 2014

Finalmente la riforma toscana

Lunedì sera, l'8 settembre, invece che goderci la fiera di Prato e le cene delle rificolone nei quartieri di Firenze, eravamo al Circolo Fratelli Rosselli, per quella che potrei chiamare una chiacchierata amichevole - ma impegnata e appassionata - sul lungo, lunghissimo dibattito che ha riguardato la riforma della legge elettorale toscana.
Ci ha invitato Gaspare Polizzi.
Era presente Valdo Spini.
E' intervenuta Stefania Fuscagni, il portavoce dell'opposizione nel consiglio toscano.
C'erano alcune delle persone con cui abbiamo discusso, interagito e lavorato in questi anni: Daniela Lastri, Carlo Fusaro, Antonio Floridia.
Ora che finalmente il parlamento toscano sta discutendo e votando la nuova legge elettorale, si conclude anche la nostra attività di pressione in favore dei piccoli collegi e delle primarie obbligatorie, iniziata nell'ormai lontano 2 febbraio 2011, con il nostro appello della Candelora.
La mancanza di principi, di chiarezza morale, di un pensiero indipendente, in questi anni, si è sentita. I leader toscani non ne escono benissimo, ci pare.
Noi, i cento della nostra piccola compagnia di liberi pensatori riuniti su Facebook, ce l'abbiamo messa tutta.
Chi scrive sa, in cuor suo, di aver fatto il suo dovere.
Abbiamo perso per strada il grande esperimento delle primarie istituzionalizzate - un vero peccato - ma, nessuno si illuda, nel Partito Democratico la richiesta di primarie, anche auto-organizzate, resterà e contagerà anche le altre forze.
Abbiamo ancora collegi troppo grandi - purtroppo - ma almeno la circoscrizione di Firenze è stata divisa in contesti più adatti a una selezione politica dal basso.
La legge che è finalmente arrivata in aula è piena di difetti, ma non alziamo le barricate, né perdiamo la speranza.
Alla prossima battaglia!


* * *

Sul sito del parlamento toscano si può seguire il dibattito sulla nuova legge elettorale toscana


domenica 10 agosto 2014

A settembre, torneremo alle basi?

Grazie a Il Tirreno per l'ospitalità data al mio articolo sulla novella dello stento della politica toscana dell'ultimo lustro: la riforma della legge elettorale toscana.
Trovate il mio intervento a pagina 17, sulla pagina aperta alle opinioni.
Contiene un appello a tornare ad ancorarsi ai principi, ai fondamentali, alle basi di una sana competizione politica in piccoli collegi. Non abbandoniamo l'esperienza delle primarie istituzionalizzate e, nel disegno delle circoscrizioni, occorre separare Livorno da Piombino, Pisa da Pontedera, Empoli e il Mugello da Firenze.


* * *

A distanza di qualche settimana dalla pubblicazione sul Tirreno, offriamo qui il testo integrale di questo nostro intervento (NdA, 4/9/2014):



Lo stento elettorale toscano


di Mauro Vaiani*


Nel consiglio regionale toscano è stato finalmente depositato un testo di riforma delle legge elettorale toscana. E' il frutto di quattro lunghi anni di lotte intestine, che non sono ancora terminate, e di solenni promesse di fare presto, mentre in realtà siamo già molto oltre il tempo massimo. Nessuna comunità civile, secondo le norme europee (Commissione di Venezia, 2003; Corte Europea dei Diritti dell'Uomo, 2012), dovrebbe votare a settembre 2014 la legge elettorale che si userà a marzo 2015.
Perché i legislatori toscani sono così in ritardo? Perché i partiti, a cominciare dal più grande e più responsabile, il PD, sono ancora così divisi e non certo su questioni di dettaglio?
A parere di chi scrive, questa novella dello stento è il risultato di aver ignorato la tradizione secolare dei collegi uninominali; di aver disprezzato, con arroganza e presunzione, decenni di studi sui disastri delle preferenze; di aver vigliaccamente abbandonato un decennio di originale spirito riformatore toscano, quello che ha portato la nostra regione – prima in Italia e non solo – a sperimentare le primarie istituzionalizzate.
Non solo i leader di questa legislatura si sono mostrati gracili sui principi e deboli sulla materia, ma hanno anche rivelato una drammatica “dipendenza” della politica toscana dall'andamento delle lotte di successione e di potere che si sono scatenate – non solo fra i politici, ma anche fra i tecnocrati e i burocrati – ai vertici della repubblica. Non si è più capaci di muover foglia, a Firenze, che Roma (o Bruxelles) non voglia.
A questo punto, sia chiaro, non ci auguriamo certo un nulla di fatto. Se i collegi – anche le circoscrizioni di Pisa e di Livorno, non solo quella di Firenze - saranno ulteriormente rimpiccioliti, il voto facilitato ai candidati si avvicinerà molto al rapporto diretto fra elettori ed eletti che è uno dei principali meriti del sistema uninominale. Le soglie di accesso devono restare alte, per far entrare in consiglio regionale delle squadre, non dei capi-fazione solitari. E le primarie istituzionalizzate devono restare, perché leader e candidati vanno scelti prima delle elezioni, non durante. Questo se davvero si vuole un processo democratico salutare e non una lotta fratricida e clientelare, come quella che ha distrutto la vita pubblica in Lombardia, Lazio, Sicilia: quella combattuta a suon di milioni di euro, fra oscuri signori delle preferenze, invece che fra progetti politici.


* (studioso, attivista civico-liberale, blogger di http://diversotoscana.blogspot.it/ )


venerdì 1 agosto 2014

Rimandati a settembre

Brutte notizie dal parlamento toscano.
L'istituto del portavoce dell'opposizione è stato indebolito.
Una scelta sbagliata, che avrà conseguenze negative, come prevedevamo - si parva licet - in un nostro studio del 2010.
E, come era facile da prevedersi, la legge elettorale toscana è stata rimandata a settembre.
Spero ancora che siano mantenute le primarie, che le circoscrizioni siano rimpicciolite, che sia scoraggiata la moltiplicazione delle fazioni.
Le ragioni di questo declino politico?

Ho scritto qualcosa in proposito, stavolta a Il Tirreno.
Spero di trovare ascolto.




venerdì 25 luglio 2014

Non ci siamo mai rassegnati, non ci rassegneremo mai

Il caos politico toscano e italiano non ci hanno mai spaventato. Non ci rassegneremo certo ora.
In senato si prospetta un cambiamento storico. Con un po' più di umiltà da parte di tutti i leader che contano in parlamento - Matteo Renzi, in primis - qualcosa può ancora venire fuori. Michele Ainis, con il quale peraltro non sono sempre in sintonia, ha indicato alcuni semplici e intelligenti spunti di possibile miglioramento del compromesso costituzionale, che si è delineato sulla base dell'accordo PD-Lega-Forza Italia.
Anche nel parlamento toscano è stato finalmente depositato un testo di riforma elettorale regionale. Era ora, dopo quattro anni di discorsi, una tele-novella che noi abbiamo seguito e sofferto, sempre in prima linea. Il progetto è pieno di difetti, come ci ricorda l'amico Carlo Fusaro oggi sul Corriere Fiorentino, ma poteva essere molto peggiore! Forse non è il caso di buttare via tutto. Forse è il caso di provare, ancora una volta, a migliorare.
Ci torneremo presto.



mercoledì 18 giugno 2014

Non tutto è perduto?

Il Partito Democratico della Toscana ha confermato ciò che si sapeva di una possibile riforma elettorale regionale: distribuzione dei seggi simile a quella delle elezioni comunali; possibile un voto a nomi di candidate e candidati già stampati sulle schede; soglie molto basse ed elezione molto facilitata per i leader delle piccole fazioni; possibilità di ballottaggio fra i due candidati presidenti più votati.
Ci sono poche luci e parecchie ombre, nella proposta che è venuta maturando.
Apparentemente, sembra quello che volevano i professionisti della politica - quelli che sono al potere in Toscana da prima che nascesse Matteo Renzi.
Sono stati quindi anni persi?
La nostra battaglia contro il ritorno delle vecchie preferenze è stata vana?
L'enorme ignoranza di tanti - in particolare di certi "giovani" e di certi aspiranti "purificatori" - e la stupefacente furbizia delle clientele organizzate - quelle che vogliono scegliere gli eletti all'insaputa della stragrande maggioranza degli elettori - hanno infine prevalso?
Sembrerà temerario, ma da questo blog vi sfidiamo ancora una volta: non vendete ancora la nostra pelle, perché forse non siamo proprio morti.
Se si confermerà la decisione di configurare piccolissimi collegi e se si porteranno avanti le primarie, questa riforma toscana non sarà proprio una controriforma.
Le primarie sono necessarie alle forze politiche veramente democratiche, veramente popolari, veramente contendibili.
Prima di tutto per scegliere i candidati presidenti, poi per scegliere i leader candidati regionali, infine per scegliere i candidati delle liste provinciali e territoriali.
Per quanto tutti costoro siano sottoposti a un vaglio popolare nelle secondarie, le primarie restano indispensabili, anzi un valore fondativo della democrazia toscana contemporanea.
Avanti quindi, ci vediamo in aula, nelle piazze, sui media toscani.Il confronto continua.

Il nuovo segretario PD toscano,
Dario Parrini,
ospite di Passioni & Politica
il 13 giugno 2014



giovedì 5 giugno 2014

Non scherziamo con la Toscana


Dal 2010, sulla scorta della pressione popolare anti-casta e delle ripetute promesse del presidente Enrico Rossi e di altri  leader politici regionali, il consiglio regionale toscano sta discutendo una riforma elettorale.
Abbiamo seguito questo dibattito per tutti questi anni.
Ci siamo sacrificati ed esposti, insieme a tanti altri intellettuali, attivisti, cittadini appassionati di una selezione democratica, dal basso, con primarie, in piccoli collegi, di una nuova generazione di leader.
Perché, in un momento storico così drammatico, questa riforma del meccanismo è tanto importante?
Lo continueremo a gridare dai tetti: avremo riforme e speranza, solo con nuova generazione di leader. Un meccanismo selettivo e competitivo per sceglierli, quindi, è vitale.
Coloro che sono in carica come consiglieri regionali, legislatori della Toscana, non possono sfuggire a questa responsabilità.


Guardate la foto di commento di questo post: ritrae Vittorio Bugli, Marco Ruggeri e Andrea Manciulli in un incontro stampa di poco più di un anno fa, dedicato proprio alla riforma elettorale toscana.
Sembrano passati secoli, non è vero?
Nel frattempo, politicamente parlando, è successo di tutto.
I raggruppamenti, i rapporti di forza e molti stessi componenti del consiglio regionale toscano sono cambiati, con l'accavallarsi di continui rivolgimenti politici.
La riforma elettorale toscana, però, non è stata ancora fatta.
Allora noi lo dobbiamo ripetere, fino allo sfinimento: la riforma deve essere votata, in questi giorni, in queste settimane, prima delle ferie estive, pena una deflagrazione politica che, francamente, il popolo toscano non ci pare meritare.

* * *

A che punto siamo?
Il numero dei membri del prossimo consiglio, quello che verrà eletto nel 2015, è già stato ridotto a 40 membri. Il consiglio, finora, è sembrato orientato verso un impianto proporzionale, con un piccolo premio di maggioranza per la maggioranza del presidente eletto. 
Su tutto il resto si discute ancora e non si tratta certo di dettagli.
Alcune questioni critiche:
- i collegi devono essere piccoli, per consentire a ciascuna lista di presentarsi con pochi volti riconoscibili di candidati ancorati al territorio; si parla di dividere la provincia di Firenze in almeno quattro collegi; ma una divisione dovrebbe essere pensata anche per i territori provinciali di Pisa e Livorno;
- le soglie di accesso alla rappresentanza non possono essere troppo basse; altrimenti si rischia di riempire il consiglio di consiglieri che sarebbero ininfluenti capigruppo di se stessi;
- bisogna guardare con favore alla celebrazione di più turni di voto; sì a primarie generalizzate per tutti, per scremare i pretendenti, seguite da secondarie e, se necessario, anche da ballottaggi; una dura selezione, a tappe, protratta nel tempo, permette alla gente di conoscere meglio gli aspiranti leader e consente ai leader di imparare a essere più umili e più pragmatici;

- si vogliono stampare i nomi sulle schede e si vuole consentire a tutti gli elettori di dare una preferenza; ma questa preferenza, se proprio la si vuole, deve diventare praticamente un voto obbligatorio, per prevenire il fatto che gli eletti siano scelti da minoranze organizzate, alle spalle di maggioranze ignare;- questa nuova preferenza facilitata - come viene chiamata - non può, in ogni caso, sostituire quel necessario processo selettivo interno a ciascun partito che solo le primarie possono garantire; i partiti devono scegliere i propri leader PRIMA delle elezioni, non DURANTE le elezioni; la mancata considerazione di questa elementare necessità ha reso litigiosa, faziosa, costosa e inconcludente la vita politica per tutta la storia della repubblica.

* * *

Vogliamo ricordare un pochino di storia toscana recente?
Nel 2004 il parlamento toscano scelse di abolire le vecchie preferenze facoltative all'italiana e di iniziare la sperimentazione di primarie.
Le ricostruzioni sulle reali motivazioni dei protagonisti di quella riforma si sprecano e sono sempre tendenziose, ma la realtà è che, grazie a quella scelta radicale, la Toscana ha avuto da allora le campagne elettorali meno costose d'Italia e - di conseguenza - un ceto politico molto meno corrotto di quello che si trova nel resto della nostra malandata repubblica.
Nel 2009 la legge elettorale toscana conobbe una revisione, per limitare il numero delle poltrone e la frammentazione politica. I candidati furono ancorati maggiormente al loro piccolo collegio. Le primarie istituzionalizzate sono costate ai Toscani molto meno di quanto i Lombardi hanno speso i "Firmigoni" e i Laziali per i "Fiorito".
Inoltre, per chi le ha celebrate, si sono confermate nel medio-lungo termine uno straordinario investimento politico.
Non scherziamo, allora, su ciò che è stato promesso.
Il 2014 deve essere la data della necessaria e ulteriore riforma elettorale toscana.
Al lavoro, consiglieri.

domenica 25 maggio 2014

Preferenza unica a Nicola Danti

Ho votato nel mio seggio di Pisa, dove sono ancora residente, nonostante ormai la mia vita e il mio lavoro siano proiettati su Firenze e su Prato.
Ho scelto il PD per sostenere l'iniziativa riformatrice di Matteo Renzi.
Non sono d'accordo su tutto. Non mi piace tutto, anzi, ma bisogna tentare di portare avanti l'antico progetto di una repubblica senza prefetti, senza province, senza CNEL, senza superstipendi ai burosauri, con un senato federale più piccolo, composto solo da rappresentanti dei territori.
Su tanti altri problemi, sull'Europa, sui debiti pubblici e privati, sul carcere, sulla giustizia, su un vero federalismo, siamo ancora in alto mare, ammettiamolo.
Tuttavia, sinceramente, non credo che Grillo o Berlusconi, o altre forze minori, abbiano idee più coraggiose o più praticabili.
Semmai bisognerebbe accettare la realtà che tante questioni - debiti, emergenza giustizia, ma anche l'abolizione della cassa integrazione in favore di un sussidio di disoccupazione universale - semplicemente non possono essere affrontate se non da una nuova leadership, che ottenga un chiaro mandato, attraverso nuove elezioni, da celebrarsi al più presto.
Tutti dovrebbero impegnarsi per fare presto la riforma del senato e la riforma elettorale, invece che remare contro. E poi si dovrebbe al più presto votare.
Chi non capisce questo, chi non lavora per questo, a mio modesto parere, sta minando le ultime speranze di riforma di questa repubblica.
Aggiungo un dettaglio importante sul mio voto di oggi: ho dato la mia preferenza a Nicola Canti.
Preferenza unica, naturalmente, perché sono contrario a tutte le forme di voto multiplo facoltativo, specialmente alle vecchie preferenze all'italiana. Le vecchie preferenze, non importa se ripresentare sotto la veste politicamente corretta della preferenza multipla di genere, sono fonte certa di confusione e corruzione, di brogli e imbrogli.
Le preferenze sono, se possibile, ancora più pericolose in grandi circoscrizioni come quelle delle elezioni europee o quelle dei consigli comunali delle grandi città.
È una vergogna che la stampa e i media mainstream si rifiutino di approfondire i difetti delle vecchie preferenze all'italiana. Quelle grazie a cui, storicamente, il popolo crede di votare un leader, mentre le minoranze organizzate fanno eleggere i suoi nemici interni.
Fra i molti meriti dell'operoso Nicola Danti, ne devo a questo proposito rammentare uno importante: da consigliere regionale renziano, pur venendo da una storia politica non certo estranea alla cultura della preferenza, è stato uno dei pochi che ha sostenuto la riforma elettorale toscana, fondata su primarie, piccoli collegi, voto praticamente obbligatorio alle persone.
Riforma elettorale toscana che ancora non è andata in porto, come i lettori di questo blog sanno bene. Non certo per colpa di Nicola Danti e dei renziani, sia chiaro.
Comunque vadano queste europee, al contrario di tanto certo politico europeo, italiano, toscano, fatto di banderuole senza principi, noi facciamo il nostro dovere: restiamo fermi sulle nostre convinzioni civiche e liberali, popolane e libertine, federaliste, riformatrici.
Viviamo in Toscana, in Italia, in Europa.
E' qui, è ora, che dobbiamo migliorare le cose.
Per ciò che resta della nostra vita e soprattutto per le generazioni future.
Al voto, al lavoro.


PS del 27 maggio 2014:

Complimenti a Nicola Danti, anche se i dati confermano i difetti della preferenza multipla volontaria su circoscrizioni troppo grandi.
E' arrivata prima la capolista settentrionale
(BONAFÈ SIMONA, VARESE,  12  Luglio 1973, 288.446 preferenze).
Seguono tre romani
(SASSOLI DAVID MARIA, FIRENZE,  30  Maggio 1956, 206.359 voti;
GASBARRA ENRICO, ROMA,  12  Agosto 1962, 112.755 voti;
BETTINI GOFFREDO MARIA,  ROMA,  05  Novembre 1952, 90.462 voti).
Nicola Danti è arrivato quinto
(DANTI NICOLA, PELAGO (FI),  06  Settembre 1966, 80.024 voti).
E' evidente che per l'Europa occorre un collegio toscano.
Ne riparleremo!


mercoledì 9 aprile 2014

Il solco dell'autogoverno

Bravissimo Carlo Fusaro oggi sul Corriere Fiorentino, con il suo pezzo "Il pendolo della regione", in prima pagina, in cui difende le innovazioni e le cose buone che sono potute accadere grazie ad alcune esperienze di buongoverno regionale, fra cui quella della Toscana.
L'autogoverno dei territori, che è intimamente collegato con una competizione politica ancorata a piccoli collegi, dove il personale politico viene scelto da primarie sempre più aperte e dall'esito sempre più imprevedibile, è e resta il solco da seguire, oltre le mode, la confusione mediatica, gli imbrogli del ritorno della vecchia politica (e delle vecchie preferenze).
Chi ha messo mano all'aratro lungo il solco delle riforme federali e liberali, non si volti indietro (e, magari, si rilegga anche il famoso passo evangelico - Luca, 9, 62 - visto che la Pasqua è vicina).

sabato 29 marzo 2014

Quattro anni indietro

Il Corriere Fiorentino mi ospita con un intervento, a pagina 17, sulla legge elettorale toscana, in cui ricordo che sono stati persi quattro interi anni nel tentativo - sbagliato - di tornare indietro, al mondo delle vecchie preferenze.
Grazie al direttore, Paolo Ermini, per l'ospitalità e, alla costituency del Corriere, per la loro trasparente simpatia per primarie, piccoli collegi e per una selezione dal basso di una nuova generazione di leader.

giovedì 13 marzo 2014

Fuoco amico contro il futuro

Il bravissimo Carlo Fusaro oggi sul Corriere Fiorentino, in prima pagina (con prosecuzione a pagina 8), racconta perché l'Italicum è molto meglio dello status quo. Ci ricorda, inoltre, le contraddizioni in cui cadono coloro che, invocando il ritorno delle preferenze, minano le primarie. I partiti si spaccano, paralizzati dalla nostalgia di un passato che mette in pericolo non la speranza rappresentata da Matteo Renzi, ma il futuro della nostra repubblica. Tutto da leggere.

* * *

Per coloro che lo hanno perso, ne riportiamo qui, qualche giorno dopo, ampi stralci:

    Giovedì 13 Marzo, 2014
    CORRIERE FIORENTINO


La svolta che dispiace (premier e fuoco amico)


L' approvazione della legge elettorale è un risultato notevole ancorché parziale (riguarda la sola Camera, ma questo non è detto sia un limite; ora deve passare le forche caudine del Senato).
Nel merito, il raffronto va fatto con la legge che si usererebbe oggi in caso di voto: quella «dettata» dalla Corte Costituzionale fattasi legislatore, una proporzionale con assurdi sbarramenti che premiano chi si coalizza, anche se senza premio le coalizioni non hanno senso. Un sistema più irragionevole di quello bocciato per irragionevolezza dalla Corte. Oppure il raffronto va fatto con la vituperata legge Calderoli. In tutti e due i casi quella nuova sarebbe un progresso: garantisce elezioni decisive, prevede un premio limitato con quorum e il ballottaggio eventuale, distribuisce i candidati in collegi piccoli (da tre a sei nomi), limita (pur non abolendole) le pluricandidature (a otto collegi su centoventi).
Ci sono state molte polemiche su singoli aspetti, ciascuno dipinto come cruciale, decisivo, fondamentale, sì da rendere la legge invotabile ove non si fosse accolta un'altra soluzione. Ci sarebbe da discutere (sulle quote di genere fisse, sulle preferenze, sull'entità del quorum, sulle soglie). Ad esempio, mi sfugge come si possa al tempo stesso volere la promozione di genere e le preferenze. Ma un dato che appare difficilmente contestabile è che certe critiche sono apparse artificiose. Per alcuni l'obiettivo è la legge elettorale in sé e per sé, per non pochi parlamentari del Pd è mettere in difficoltà il loro leader.
Il passaggio della legge elettorale alla Camera andrebbe comunque considerato come un risultato impensabile solo due mesi fa. La stessa Corte, del resto, ha deciso come ha deciso sul Porcellum proprio sulla base dell'incapacità del Parlamento a legiferare. Invece no: mezzo Pd non saluta affatto il traguardo tagliato a Montecitorio. Quasi se ne vergogna, pronto — forse— a ripercorrere la china che portò all'affondamento della candidatura di Prodi al Quirinale, un evento che fece dubitare dell'esistenza stessa del Pd come partito politico. Una riprova si è avuta ieri anche nel Consiglio regionale della Toscana che, con il concorso di alcuni rappresentanti del Pd, ha voluto criticare ufficialmente l'Italicum (senza alcun effetto pratico, ovviamente).
La mancanza di coesione su questioni essenziali sulle quali il vertice del partito (segretario e direzione) ha assunto impegni precisi e pubblici è un serio problema per Renzi, e non solo: esso aggrava la tradizionale indisponibilità delle nostre Camere a cooperare lealmente con il governo, quasi fossero il Congresso americano, cioè camere di un sistema non parlamentare, ma presidenziale. Ma il parlamentarismo non funziona se — salve rare eccezioni — il governo e chi lo guida non possono contare sul sostegno compatto della propria maggioranza.
In Italia non solo non è così, ma si resiste strenuamente ad ogni tentativo di superare una tale condizione schizofrenica. Di un tentativo del genere il protagonista di adesso è il nuovo premier: è proprio per questo, al di là delle ruggini interne, che c'è chi fa di tutto per tagliargli la strada. Ma è una strategia che danneggia anche e soprattutto la funzionalità del nostro povero sistema politico-istituzionale.

Carlo Fusaro


mercoledì 5 febbraio 2014

Per le primarie, contro le preferenze, fino all'ultimo


Tre anni fa, per la Candelora, 2 febbraio 2011, abbiamo iniziato il nostro impegno per sostenere la riforma elettorale toscana.
Tre anni dopo, passata la Candelora 2014, dobbiamo innanzitutto ringraziare le decine di intellettuali, imprenditori, attivisti, cittadini sovrani, che hanno partecipato alla nostra campagna.
Cosa abbiamo ottenuto?
Siamo sinceri: qualcosa, non molto.
In consiglio regionale sembra stia per arrivare un testo che contempla collegi piccoli e un doppio voto agevolato - una croce accanto a nomi già stampati sulla scheda - per un candidato e una candidata.
Diciamo che poteva andare molto peggio, ma è sempre un testo rischioso, che rischia di far saltare la stabilità e la sobrietà del sistema politico toscano - l'unico che non è precipitato sotto gli scandali delle spese pazze dei signori delle preferenze.
Come mai ci siamo salvati? Anche perché siamo l'unica regione ad aver tagliato le gambe ai mister preferenze e ai capi-clientele, dieci anni fa, con le riforme del 2004.
Ma nel frattempo, purtroppo, la doppia promessa del presidente Enrico Rossi non è stata mantenuta: la riforma è in ritardo di anni e la faranno prima a Roma che a Firenze.
Della volontà popolare, il 75% dei Toscani, che non vuole il ritorno delle preferenze, perché non le ha mai usate, non si tiene conto.
Si è preferito ignorare mezzo secolo di studi, fatti dai nostri migliori scienziati, sui guasti del voto facoltativo alle persone - che deve essere sostituito da un voto obbligatorio.
La nostra regione, che per prima ha istituito le primarie con regole chiare e uguali per tutti, pare che le voglia abolire, in favore del ritorno di una doppia preferenza facoltativa.
Avanti tutta verso il passato?
Come mai una strana coalizione di ignoranza e di ignavia tenta ancora di nascondere ai cittadini sovrani l'utilità, diremmo addirittura la saggezza, di votare un turno generale di primarie, ben prima delle secondarie e dell'eventuale ballottaggio?
Perché si tenta ancora di nascondere l'utilità che i partiti scelgano i propri candidati prima delle elezioni, con le primarie, e non durante le elezioni - con il ritorno della guerra di preferenze di tutti contro tutti?

E infine, ci saranno collegi piccoli per far eleggere rappresentanti di Viareggio, Piombino, Pontedera, Empoli? Oppure vedremo nuovamente l'elezione di fiorentini a capo di partitini del due per cento?
Ci sarà un dibattito sulla rappresentanza dei territori periferici e poco popolati, ma non certo marginali, come le montagne, l'Elba, la Costa d'Argento?
Vedremo.
Speriamo.
Lottiamo.
Fino all'ultimo.

* * *


Una lista completa è impossibile, ma qualche nome da ringraziare lo vogliamo scolpire qui:

Alessandra Passigli
Alessandro Benedetti
Alessandro Fabbri
Alessandro Roncolini
Alessandro Vannini
Alfredo Biondi
Andrea Romiti
Antonio Bonfiglio
Antonio Floridia
Antonio Romeo
Carlo Fusaro
Carlo Scognamiglio
Chiara Banchetti
Chiara Boriosi
Claudio Tirinnanzi
Cristiano Pennesi
Daniele Ferranti
Dario Parrini
David Cameron
Davide Bacarella
Donatella Poggi
Edoardo Bettazzi
Emanuele Aloisio
Emiliano Baggiani
Emiliano Lascialfari
Emma Bonino
Fabio Bonari
Fioravante Scognamiglio
Fiorella Lenzi
Francesco Clementi
Francesco Felloni
Francesco Pax
Franco DeBenedetti
Gaspare Polizzi
Giacomo Cecchi
Giacomo Fiaschi
Gianfranco Pasquino
Gianni Tomasi
Gino Selva
Ione Orsini
Ivo Cerrini
Lanmarco Laquidara
Laura Cutini
Laura Lodigiani
Luca Cavallini
Luca Leone
Lucia Pardini
Marco Faraci
Marco Mayer
Marco Taradash
Mario Ascheri
Mario Baldassarri
Mario Lancisi
Massimiliano Pagano
Massimo Balzi
Massimo Gramellini
Maurizio Grassini
Maurizio Pasqualetti
Mauro Vaiani
Michele Delli Gatti
Mike Hagen
Nicola Cariglia
Oscar Giannino
Paolo Armaroli
Paolo Ermini
Pier Paolo Segneri
Pietro Salvatori
Roberto Bernabò
Roberto Giachetti
Salvatore Vassallo
Stefano Ceccanti
Stefano Colombini
Tommaso Caparrotti
Tommaso Ciuffoletti
Tommaso Del Tacca
Tommaso Nannicini
Vincenzo Galasso

La lista integrale di coloro che collaborano alla campagna attraverso Facebook è qui:

https://www.facebook.com/groups/riforma.toscana/members/



* * *

Diffuso anche attraverso Toscana Insieme 


sabato 1 febbraio 2014

Il ritorno al passato costa più del futuro

Sul Corriere Fiorentino di oggi, sabato 1 febbraio, ha trovato - ancora una volta - ospitalità un mio intervento, a pag. 12, in cui si spiega perché i costi del ritorno al passato, alle vecchie preferenze facoltative all'italiana, sarebbero ben più alti di quelli dell'istituzione di un turno generale di primarie. Proprio mentre a Roma l'idea delle primarie istituzionalizzate fa breccia, vogliamo abolirle qui in Toscana, dove le abbiamo inventate? L'intervento è stato ripreso anche dalla rassegna stampa del Consiglio regionale della Toscana. Buona lettura.


Sabato 1 Febbraio, 2014
CORRIERE FIORENTINO

Il Passato Può Costare Caro
(più di primarie e secondarie)

di MAURO VAIANI *

Caro direttore,
l'incomprensibile ignavia di tanti lo stava quasi facendo dimenticare, ma un'alternativa seria al ritorno delle vecchie preferenze all'italiana, c'è: sono le primarie istituzionalizzate, una innovazione toscana, che è stata già sperimentata nel 2005 e nel 2009.
Non per nulla l'esperimento è stato ripreso e citato nel dibattito politico nazionale, dove il ritorno dei mister preferenze — stile Fiorito — sembra, al momento, scongiurato, ma si cercano giustamente altri modi, più trasparenti, più competitivi, di selezionare una nuova generazione di politici.
Sarebbe inquietante che, mentre Roma discute di primarie istituzionalizzate, Firenze, che le ha inventate, le abolisse.
Le primarie istituzionalizzate rispondono all'esigenza fondamentale di chiamare i cittadini al voto per la selezione del personale politico dei partiti, con regole chiare e uguali per tutti. Il voto alle persone — o anche il doppio voto di genere — non sarebbero facoltativi, ma obbligatori. A decidere sarebbero maggioranze, non minoranze clientelari organizzate.
Dopo un turno di primarie, i cittadini potrebbero conoscere i volti, la squadra, con cui ogni partito si presenta, e tenerne conto, nel dare il loro voto alle elezioni generali — che a questo punto potremmo chiamare «secondarie».
Fra le primarie e le secondarie — altra cosa importante — le forze politiche potrebbero recuperare unità e compattezza, attorno ai leader locali emersi in piccoli collegi.
Sì, aprire i seggi per un turno in più avrebbe dei costi, ma sarebbero di gran lunga minori dei costi disastrosi delle vecchie preferenze facoltative.
E si può risparmiare ancora di più, con il voto online, la riduzione del numero delle sezioni elettorali, la loro apertura in sedi pubbliche ma non più scolastiche, il voto nei giorni feriali e non in quelli festivi.
Per una elezione importante, in molte democrazie del mondo, si vota più volte: alle primarie per scegliere i candidati; alle secondarie per scegliere la squadra di governo; eventualmente si fanno anche i ballottaggi. Ebbene, queste democrazie non costano più della nostra e parecchie, anche grazie ai loro sistemi elettorali più aperti, selettivi e competitivi, sono davanti all'Italia e, alla Toscana, negli indici internazionali più rilevanti: innovazione, trasparenza, libertà.

* Attivista civico-liberale e studioso
(Università di Pisa)


mercoledì 15 gennaio 2014

Il ritorno dei presidenti

 


Sul Corriere Fiorentino di oggi, mercoledì 15 gennaio 2014, a pagina 12, trova ancora una volta ospitalità un mio intervento polemico contro il ritorno dei partitini. La riforma elettorale toscana rischia di essere una controriforma. Il consiglio regionale toscano tornerà a popolarsi di consiglieri presidenti di "gruppi" composti da se stessi?

* * *

Il testo integrale dell'intervento (Nda, 16/1/2014):

Mercoledì 15 Gennaio, 2014
CORRIERE FIORENTINO
Pag. 12

Un Boom di Partitini in Consiglio Regionale di MAURO VAIANI*

Caro direttore,
ciò che filtra dal Consiglio regionale in materia di riforma elettorale toscana — come riportato da Mauro Bonciani sul Corriere Fiorentino di ieri — continua a essere una mela tanto luccicante per i candidi e gli ignoranti, quanto avvelenata per i cittadini sovrani e per la salute complessiva del nostro sistema politico locale.
Si insiste a pensare al ritorno delle preferenze facoltative, che non restituiranno sovranità agli elettori, né agibilità politica agli indipendenti e ai fuori-casta, ma riempiranno il Consiglio regionale di capi-cordata e organizzatori di minoranze clientelari. Della recente sentenza della Corte costituzionale — quella anti-Porcellum — si legge solo ciò che fa comodo. Si ipotizza addirittura di far entrare in Consiglio regionale forze con il 2 per cento — purché in coalizione. Ci si è totalmente dimenticati che la soglia unica al 4 per cento, in vigore dal 2009, fu rivendicata come una scelta di moralizzazione e di aggregazione dall'allora presidente della Regione Claudio Martini, e che fu semmai ritenuta giustamente — ancora troppo bassa, dall'allora portavoce dell'opposizione Alessandro Antichi. Il presidente del gruppo Pdl Alberto Magnolfi (ora Ncd, ndr), da parte sua, lodò la soglia unica del 4 per cento, come antidoto a un Consiglio in cui tutti i consiglieri «volevano essere presidenti», capi di una piccola fazione composta solo da se stessi.
Sembra che il tutto abbia l'avallo dei renziani, i quali forse sono i primi destinatari della mela avvelenata. Il Partito democratico che il futuro segretario regionale Dario Parrini erediterà sarà infatti lacerato dalla guerra delle preferenze e il nuovo Consiglio regionale sarà una babele di partitini.
Il secondo destinatario della mela è forse l'opposizione di centrodestra: coloro che pretendono di rinnovarla in questo modo, avallando partitini e preferenze, possono essere sicuri che la manterranno permanentemente nello stato di frammentazione e impotenza in cui si trova attualmente.

*attivista civico autonomista liberale e studioso - Università di Pisa


venerdì 10 gennaio 2014

Le preferenze dell'equivoco

Gaspare Polizzi, sul Corriere Fiorentino di stamane, ricorda in prima pagina il nostro impegno contro le preferenze. L'ambiguità del sistema delle vecchie preferenze è chiaramente visibile a chiunque analizzi i dati ovunque esse sono ancora possibili: esse conducono all'elezione dei mister Fiorito e degli onorevoli Razzi.
Abbiamo bisogno di un processo di primarie, in cui possano emergere nuovi leader rappresentativi di un territorio, non piccoli capi e capetti, di clientele e di fazioni.
Continuiamo a insistere con i legislatori regionali.
Continuiamo a sperare.


martedì 7 gennaio 2014

Il pericolo delle preferenze date da pochi

Oggi il Tirreno pubblica un (altro) mio intervento sui pericoli delle vecchie preferenze volontarie all'italiana, usate da pochi, pericolose, clientelari. Ringrazio di cuore il direttore Roberto Bernabò per l'interessamento e l'ospitalità. L'intervento è stato incluso nella rassegna stampa del consiglio regionale della Toscana.


* * *

(Il giorno dopo, ndA, pubblichiamo il testo integrale)

L'intervento - http://www.iltirreno.it
martedì 7-1-2014 pagina 18

REGIONE, LE PREFERENZE
NON SONO IMPORTANTI

di Mauro Vaiani*

L'entourage del presidente toscano Enrico Rossi
lascia spesso e volentieri trapelare che, dai tem-
pi della sua campagna elettorale nel 2009-2010,
cioè da quattro anni ormai, ogni volta che promette la
riforma elettorale toscana con quello che lui definisce
il "probabile" ritorno delle preferenze, gli attivisti delle
case del popolo e dei circoli si spellerebbero le mani.
Sarà, ma non ci è chiarissimo, allora, perché questa
riforma, che viene promessa da anni, che si doveva fare
subito dopo le elezioni del 2010, che si doveva fare a Fi-
renze prima che a Roma, non si sia ancora fatta.
Non si capisce, inoltre, come mai né lo stesso gover-
natore, né la sua maggioranza nel parlamento toscano,
né tanto meno gli organi regionali del partito democra-
tico' riescano a esprimersi in modo cristallino. Perché
non dicono cosa vogliono veramente? Un sistema fon-
dato sulla competizione nelle primarie e in piccoli col-
legi, come traspare dai loro documenti politici regiona-
li e nazionali, o il ritorno della vecchia e - non di menti-
chiamolo, disastrosa, moltiplicatrice dei costi della po-
litica - preferenza facoltativa all'italiana?
Studiando i numeri delle elezioni regionali del 2000,
l'ultima volta che si è eletto il consiglio regionale con le
preferenze, si vede bene che solo un quarto degli elet-
tori toscani ha usato la preferenza. Nella circoscrizione
provinciale di Livorno, per esempio, 12.000 persone
votarono Virgilio Simonti e altre 11.000 Andrea Man-
ciulli, ma 50.000 elettori vota-
rono i DS senza dare alcuna
preferenza. Lo stesso presi-
dente Enrico Rossi fu eletto
consigliere regionale a Pisa,
con ben 16.000 preferenze; il
suo compagno di partito Al-
fonso Lippi ebbe altri 8.000
voti; Anna Romei Pizzimenti
circa 3.000; Rosa Dello Sbar-
ba poco più di 2.500; ma altri
50.000 cittadini della provin-
cia di Pisa votarono DS senza
scrivere alcuna preferenza.
Il 75% del popolo toscano non ha alcun interesse alle
preferenze, semplicemente perché non le ha mai usa-
te. Chi ha veramente nostalgia delle preferenze, inve-
ce, sono le minoranze organizzate di poche migliaia di
elettori che le hanno sempre usate, selezionando la
classe politica, all'insaputa della maggioranza degli
elettori.
Inoltre, chi sta perseguendo il ritorno della doppia
preferenza - nascondendola dietro la foglia di fico del
doppio voto di genere - farà tornare in voga i ticket fra
candidati forti che si fanno aiutare, nelle diverse locali-
tà' da candidati deboli, quelli in lista non per vincere
ma per far pesare i propri pacchetti di voti.
Inutile aggiungere che non ci sorprenderebbe affatto
se poi la maggior parte dei candidati forti fossero di ses-
so maschile, mentre la maggior parte dei candidati ci-
vetta fossero di sesso femminile. Il destino di chi si la-
scia incantare dal politicamente corretto è spesso quel-
lo di consolidare i rapporti di forza più scorretti.
Le vecchie preferenze facoltative all'italiana, specie
se multiple, specie se usate in grandi città o in grandi
collegi, sono uno dei peggiori metodi di selezione della
classe dirigente. E i risultati infatti, da decenni, sono
davanti agli occhi di tutti, dal Piemonte alla Sicilia, pas-
sando per Milano e per Roma.
La Toscana ha avuto, nell'ultimo decennio, meno
scandali e meno costi della politica di altre parti d'Ita-
lia, proprio grazie al fatto che ebbe, dieci anni fa, il co-
raggio di abolire le preferenze.

* Visitor alla Università di Dublino, Scuola di politica

domenica 29 dicembre 2013

Il probabile disastro delle preferenze

Il presidente Enrico Rossi ha avuto la gentilezza di rispondere al mio intervento di ieri sul Corriere Fiorentino. La risposta è a pagina 15 sul numero di oggi. Gli sono grato, ma in questa sua cortese replica mancano - ancora una volta - due risposte sostanziali: cosa pensa lui veramente delle preferenze e come fa a sapere che il popolo toscano vuole le preferenze. A quando le grandi consultazioni e il dibattito alla luce del sole che è stato promesso? A quando non ci sarà più tempo? È con il ricatto del tempo che si vuole rendere più probabile il disastroso ritorno delle preferenze?

Ecco il testo integrale della risposta del governatore:
    Domenica 29 Dicembre, 2013
    da http://corrierefiorentino.corriere.it
Rossi: perché le preferenze nella riforma elettoraleIl presidente della Regione Enrico Rossi risponde all'articolo di Mauro Vaiani (Università di Pisa) che sul Corriere Fiorentino di ieri («Rinunciate alla riforma se ci riporterà le preferenze») aveva affrontato il tema delle legge elettorale toscana e del suo cambiamento. Il professore aveva espresso dure critiche all'ipotesi di un ritorno delle preferenze, abbandonate nel 2004, perché provocherebbero nei partiti una nuova «guerra di tutti contro tutti».

Caro professor Mauro Vaiani,
quella che lei chiama politica degli annunci e promesse si sta trasformando in modo puntuale in realtà. Nel 2010, a partire dalla campagna elettorale e poi con il programma di governo, avevo preso due impegni:
1) ridurre i costi della politica. E infatti i consiglieri regionali sono stati ridotti da 55 a 40 e gli assessori da 10 ad 8; solo nel 2013 abbiamo tagliato le spese di oltre 52 milioni; abbiamo venduto le auto blu e presidente e assessori viaggiano su una Fiat Punto a metano, in treno nella standard e in economy e low cost in aereo;
2) cambiare la legge elettorale regionale e reintrodurre le preferenze. Tutto ciò al fine di ristabilire un rapporto più diretto tra elettori ed eletti. Su questo il Consiglio regionale approverà la nuova legge nei primi mesi del 2014. Ed è molto probabile che la soluzione possa essere proprio quella del ripristino delle preferenze.
Si tratta di scelte, credo, in sintonia anche con i cittadini toscani. Un fatto non secondario se, come lei mi insegna, l'opinione degli elettori in democrazia deve pur contare qualcosa. 
Cordialmente
Enrico Rossi
Presidente della giunta regionale
 

PS: Ci tengo a precisare che non sono affatto un professore ma un modesto studioso, un neo PhD, oltre che un attivista civico-liberale, che cerca di raccordare la nostra riforma elettorale toscana con le grandi speranze sollevate dalla battaglia nazionale di Roberto Giachetti e dalle promesse bipartisan di sviluppo delle primarie e di ritorno ai collegi uninominale.

sabato 28 dicembre 2013

Riforma non preferenze

Grazie al Corriere Fiorentino, che oggi ospita un mio intervento contro il ritorno dei signori delle preferenze, a pagina 15.

A distanza di alcuni giorni dalla pubblicazione, rilancio dal mio blog il testo integrale dell'intervento - che peraltro era già apparso nella rassegna stampa del Consiglio regionale della Toscana (Nda, 2/1/2014):

    Sabato 28 Dicembre, 2013
    da http://corrierefiorentino.corriere.it

Rinunciate alla riforma se ci riporterà le preferenze 
di MAURO VAIANI *
 
Caro direttore,
quattro anni di proteste e speranze, da parte del popolo toscano, e di continui annunci e sempre rinnovate promesse, da parte di Enrico Rossi e dei leader della sua maggioranza in consiglio regionale, potrebbero partorire e lasciare dopo le feste un ceppino avvelenato: una proposta di riforma elettorale toscana fondata sul ritorno della vecchia e nefasta preferenza facoltativa. E non si tratterebbe nemmeno della preferenza unica, che fu voluta dal popolo nel referendum del 1991, per ridurre i pericoli di controllo criminale e clientelare del voto, ma addirittura di un ritorno della doppia preferenza, camuffata sotto la foglia di fico della cosiddetta preferenza di genere.
Non solo in circoscrizioni grandi come quelle di Firenze e Pisa, ma anche in quelle eterogenee come Arezzo, Livorno, o Massa-Carrara, tornerebbero decine di liste. Tornerebbero centinaia di candidati. Tornerebbe la guerra di tutti contro tutti, non solo e non tanto fra partiti e partitini, ma dentro ciascun partito. I budget elettorali e i costi della politica esploderebbero, come è accaduto ovunque le preferenze sono sempre rimaste: i disastri del Lazio, della Lombardia, della Campania, della Sicilia, del Veneto, sono lì a dimostrarlo, per chiunque voglia vederli. Il raddoppio della preferenza, come si è visto nelle elezioni della Campania e, più recentemente, nelle elezioni delle grandi città, non fa altro che incrementare geometricamente il malcostume.
Anche coloro che credono giusto che ci debbano essere tanti partiti e tante correnti dentro i partiti, se non esitano davanti al lievitare dei costi e della relativa corruzione, dovrebbero almeno preoccuparsi del fatto che, con il ritorno della preferenza facoltativa, il potere sarebbe in mano a piccole clientele organizzate, che deciderebbero all'insaputa della maggioranza della popolazione. Non solo perché in Toscana la preferenza facoltativa è usata da meno di un quarto dei votanti, ma soprattutto perché la maggior parte delle preferenze si disperde. Solo i gruppi organizzati conquistano i posti, con il risultato che nessuno degli eletti è veramente rappresentativo degli elettori del proprio partito. Nelle ultime elezioni toscane con le preferenze, le regionali del 2000, Riccardo Nencini, che pure è un eccezionale campione di preferenze, ebbe la preferenza solo del 32% degli elettori del suo piccolo Partito Socialista; Angelo Passaleva rappresentò solo il 21% degli elettori del suo Partito Popolare; Achille Totaro fu eletto dall'11,41% degli elettori di Alleanza Nazionale; Paolo Bartolozzi dal 9,88% degli elettori di Forza Italia; Riccardo Conti dal 4,52% degli elettori Ds; tutti gli altri da percentuali ancora più basse.
Il disastro del ritorno delle preferenze non è solo nel loro carattere intrinsecamente clientelare, nella loro capacità di stroncare sul nascere ogni leadership nascente, nel provocare l'esplosione di ogni progetto politico responsabile che avesse ancora una vocazione maggioritaria, ma anche nella loro micidiale capacità di rafforzare un sistema economico e sociale chiuso, fondato su minoranze organizzate che si tengono ben stretti potere e privilegi, all'insaputa della maggioranza.
È di un rafforzamento delle caste politiche che abbiamo bisogno in questi anni di crisi? Noi continuiamo a credere nella bellezza di una competizione in primarie di collegio, dove una nuova generazione di leader locali, che parli a nome della maggioranza degli elettori della propria parte, venga costretta a parlare a tutto il proprio territorio e alla maggioranza degli elettori. Non ai pochi, ai noti, ai soliti, ai già garantiti. Se dovesse essere questa la riforma elettorale , gentili legislatori della Toscana, lasciate perdere. Di regali avvelenati ci basta quello che hanno fatto al paese i pensionati d'oro della Corte Costituzionale.
 
* Università di Pisa 

 

venerdì 13 dicembre 2013

In nome del 75% del popolo toscano


Il 75% del popolo toscano ha sempre diffidato del mercato delle vecchie preferenze clientelari all'italiana. Quei pochi che le hanno usate, sanno bene di essere stati sempre imbrogliati: nella babele delle preferenze, a vincere sono stati per lo più personaggi con alle spalle delle minoranze, avide e ben organizzate ma pur sempre sparute.
Chi non se lo ricorda, si vada a rileggere un po' di dati.
Chi non li conosce, li studi.
La strada scelta dalla politica toscana, ormai dieci anni fa, con le riforme del 2004, è stata quella delle primarie e dei piccoli collegi.
Non è stata perseguita sempre con coerenza e con sincerità, ma la direzione di marcia è sempre stata, sin qui, univoca: ciascun partito deve arrivare a presentarsi su ciascun territorio con un unico candidato, scelto dalla maggioranza degli elettori della sua parte, investito della responsabilità di rivolgersi agli elettori di tutte le parti.
Daniela Lastri e Nicola Danti a una iniziativa
PD di Tavarnuzze
Fonte: http://pdtavarnuzze.blogspot.it/

Ricordiamo al presidente Enrico Rossi le sue promesse e non ci si prenda in giro dicendo che le preferenze e le primarie sono la stessa cosa!
Ricordiamo che ci era stato promesso un dibattito serio in tutta la Toscana in cui parlare ad alta voce dei pericoli del ritorno delle preferenze.
Ricordiamo al parlamento della Toscana - a cui per inciso va riconosciuto di essere uno dei meno costosi e più operosi d'Italia - che avrebbe dovuto discutere la riforma elettorale toscana entro questo dicembre 2013.
Ricordiamo, infine, che era già stata trovata la strada di un compromesso onorevole fra forze politiche a vocazione maggioritaria - il PD rifondato dalle primarie che hanno visto il trionfo di Matteo Renzi - e forze minori - come quelle formatesi dalla diaspora del centrodestra. Lo abbiamo chiamato Provincellum, perché consiste in un sistema elettorale a doppio turno, ispirato a quello vigente per le elezioni provinciali. I candidati di ciascun collegio dovrebbero essere scelti con primarie. La regione ha, ribadiamolo, il potere statutario di rendere le primarie obbligatorie, rendendo così più competitiva e più selettiva la vita politica toscana.

Consiglieri regionali della Toscana -
Agresti Andrea, Nuovo Centrodestra;
Ammirati Paolo Enrico,  Popolo della Libertà;
Antichi Alessandro,  Popolo della Libertà;
Bambagioni Paolo, Partito Democratico;
Bartolomei Salvadore, Popolo della Libertà;
Benedetti Roberto Giuseppe, Nuovo Centrodestra;
Boretti Vanessa, Partito Democratico;
Brogi Enzo, Partito Democratico;
Carraresi Marco, Unione di Centro;
Chincarini Maria Luisa,  Centro Democratico;
Chiurli Gabriele,  Gruppo Misto;
Ciucchi Pieraldo,  Gruppo Misto;
Danti Nicola, Partito Democratico;
Del Carlo Giuseppe, Unione di Centro;
De Robertis Lucia, Partito Democratico;
Donzelli Giovanni, Fratelli d'Italia;
Fedeli Giuliano, Italia dei Valori;
Ferri Jacopo Maria, Popolo della Libertà;
Ferrucci Ivan, Partito Democratico;
Gambetta Vianna Antonio,  Più Toscana/Nuovo Centrodestra;
Gazzarri Marta,  Italia dei Valori;
Giani Eugenio, Partito Democratico;
Lastri Daniela, Partito Democratico;
Lazzeri Gian Luca, Più Toscana/Nuovo Centrodestra;
Magnolfi Alberto, Nuovo Centrodestra;
Manneschi Marco, Italia dei Valori;
Marcheschi Paolo, Fratelli d'Italia;
Marignani Claudio, Popolo della Libertà;
Marini Paolo,  Federazione della Sinistra e Verdi;
Matergi Lucia, Partito Democratico;
Mattei Fabrizio, Partito Democratico;
Monaci Alberto, Partito Democratico;
Morelli Aldo, Partito Democratico;
Mugnai Stefano, Popolo della Libertà;
Naldoni Simone, Partito Democratico;
Nascosti Nicola, Popolo della Libertà;
Parrini Gianluca, Partito Democratico;
Pellegrinotti Giovanni Ardelio, Partito Democratico;
Pugnalini Rosanna, Partito Democratico;
Remaschi Marco, Partito Democratico;
Romanelli Mauro, Gruppo Misto;
Rossetti Loris,  Partito Democratico;
Ruggeri Marco, Partito Democratico;
Russo Rudi, Centro Democratico;
Santini Giovanni, Popolo della Libertà;
Sgherri Monica,  Federazione della Sinistra e Verdi;
Spinelli Marco, Partito Democratico;
Staccioli Marina, Gruppo Fratelli d'Italia;
Taradash Marco, Nuovo Centrodestra;
Tognocchi Pier Paolo, Partito Democratico;
Tortolini Matteo, Partito Democratico;
Venturi Gianfranco, Partito Democratico;
Villa Tommaso, Popolo della Libertà;
Fuscagni Stefania, portavoce dell'opposizione, del Popolo della Libertà;
Rossi Enrico, presidente e consigliere, di Toscana Democratica

- non siamo qui a rinfacciare, ma a supplicarvi di essere meno cinici, più seri, all'altezza della durezza dei tempi, delle aspettative della povera gente, della rabbia di coloro che non ce la fanno più.

Buona S.Lucia a tutti.

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