Un discorso diverso in Toscana, per chi crede, in questa nostra madreterra, in questa fugace vita, in qualcosa di diverso
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giovedì 21 dicembre 2023

Il voto #NOMES del Parlamento italiano non ci preoccupa, anzi

 


La maggior parte del nostro mondo civico, autonomista, territorialista, oggi unito dai valori di Chivasso e raccolto in un largo patto per le autonomie, l'ambiente, la pace, è contraria al MES da tempi non sospetti. E' del marzo 2020 questa nostra presa di posizione:

https://www.autonomieeambiente.eu/news/8-perche-le-persone-e-i-territori-vivano-durante-e-dopo-l-emergenza-coronavirus

Al contrario, in gran parte siamo convinti che ci sarebbe voluto più coraggio da parte delle elite al potere: non ci si doveva limitare a fermarne la revisione (sulla quale peraltro sinistre, centri, destre, vecchi e nuovi movimenti hanno traccheggiato e temporeggiato in modo opportunistico e avventato); si doveva, e da tempo, avere il coraggio di denunciare il trattato e aprire una riflessione profonda sulla riforma della BCE e della gestione dei debiti pubblici (e delle sofferenze delle grandi banche).

Nessuno di noi si meraviglia che questo coraggio sia mancato. Li conosciamo bene, questi grandi leader televisivi che da trent'anni occupano la scena pubblica (qualche volta al potere, qualche volta all'opposizione): siccome sono privi di convinzioni e competenze, da loro c'è da aspettarsi di tutto.

Al netto delle ipocrisie di schieramento e di posizionamento politico nella scena mediatica, forse il voto di oggi - 21 dicembre 2023 - nel Parlamento italiano ha fatto un favore a tutta l'Europa. Nessuno rimpiangerà questa riformetta. Nemmeno i potenti mandarini del MES, che per il momento continueranno a occupare le loro poltrone dorate. Smantellare questa concentrazione di potere e di ricchezza richiederà comunque anni. Possono stare tranquilli.

Essendo inguaribili ottimisti, vogliamo pensare che nei prossimi mesi si potrà parlare delle riforme profonde di cui abbiamo bisogno come cittadini che vivono nella Eurozona - una delle aree monetarie più forti ma anche più disfunzionali che esistano sulla Terra.

Noi, nel nostro piccolo, in ultimo grazie al contributo degli amici del Comitato Charta di Melfi, facciamo la nostra parte perché le riforme siano anticentraliste, antiautoritarie, antiausteritarie:

https://www.autonomieeambiente.eu/news/213-sette-sfide-dal-nostro-sud-per-il-bene-di-tutta-europa

Altro che MES, altro che patto di stabilità! Vogliamo lavorare, vogliamo guadagnare, vogliamo fare investimenti, vogliamo vivere, vogliamo costruire i nostri paesi nuovi.

Mauro Vaiani 


mercoledì 20 settembre 2023

Cominciare a uscire da un quarto di secolo di errori sull'immigrazione

 

Nessuna, fra le voci che abbiamo raccolto su questo blog, ha delle ricette in tasca, né può fare annunci roboanti, né può riempire i media di sciocchezze. Siamo però attivisti politici. Abbiamo dei principi, delle competenze, una grande passione, una creatività, un devoto realismo (la realtà sarà la nostra guida interiore, scriveva E. Mounnier).

Fatto: da almeno un quarto di secolo i media italiani e i leader di centrodestra e centrosinistra - peraltro tutti più o meno da allora sotto il controllo delle stesse teste e degli stessi gruppi di potere - non sta governando né fronteggiando il problema delle migrazioni; né dell'immigrazione legale o clandestina; né delle emigrazioni. Se da così tanto tempo hanno fallito tutti quanti, si potrebbe anche legittimamente pensare che qualcuno ci abbia marciato. Ma quest'ultima, ovviamente, è solo una ipotesi "andreottiana". Non penso solo agli ultimi imprenditori della paura che sono saliti al potere - Salvini e Meloni - ma anche a molti altri.

Non penso, sia chiaro, a persone che ho conosciuto nei territori, come il mio antico e colto amico Alessandro Antichi, sul versante di centrodestra, oppure i miei tanti amici di centrosinistra. Penso a persone molto più potenti, molto più in alto, che non mancano di certo (NdA).

Fatto: i numeri veramente biblici di migranti hanno origine dalle guerre. Non è nel potere della Repubblica Italiana (e nemmeno dell'Unione Europea), ricostruire il Biafra, l'Iraq, lo Yemen del Sud, la Siria, la Libia, il Tigrè, l'Ucraina, della cui distruzione, peraltro, le nostre tecnocrazie portano qualche responsabilità. Il problema, davvero, non sono duecentomila africani che sbarcano sulle spiagge di Lampedusa o della Sicilia in un anno.

Non nego, sia chiaro, che dall'Africa subsahariana siano in moto centinaia di migliaia di persone che affrontano un viaggio terribile che per molti di loro terminerà con la morte nel deserto o in mare. Già dieci anni fa la piccola repubblica di Tunisia, circa dieci milioni di abitanti, ospitava già un milione di africani in cerca di una vita migliore - lo so perché me ne occupavo come responsabile di una iniziativa caritativa. Non sarà facile governare le loro illusioni e soprattutto le loro disillusioni (NdA).

Venticinque anni di errori, di legislazione (internazionale, europea, italiana) sbagliata, di malgoverno, malagestione e - non di rado - malversazione, non possono essere risolti in poco tempo, da nessuno.

Eppure, nonostante la gravità della situazione, noi coltiviamo la speranza che questi problemi possano essere affrontati.

Il primo fondamentale passo che dobbiamo fare, nella Repubblica Italiana, se possibile in accordo con tutti i nostri partner dello spazio Schengen, è abolire le leggi proibizioniste e quindi criminogene, a cominciare dalla famigerata Bossi-Fini (ma ce ne sono molte altre, che riguardano l'istruzione, la previdenza, l'assistenza sociale, la cittadinanza - e va fatto senza guardare né troppo a destra, né troppo a sinistra, ma tenendo ferma la barra sul buongoverno di tradizione autonomista, ispirato da antichi principi cristiani, socialisti e liberali).

Per questo da anni lottiamo e dobbiamo continuare a lottare.

Per questo noi, che rappresentiamo un'anima civica e civile, ambientalista e territorialista, riformista e sempre orientata verso giustizia, libertà, responsabilità, quell'anima, anzi quelle anime che si stanno raccogliendo nel Patto Autonomie e Ambiente, dobbiamo, dovremo partecipare alla vita pubblica e alle prossime elezioni europee 2024, con parole di verità, di compassione, di buon senso.


domenica 13 agosto 2023

Remaining Awake Through a Necessary Change


 

We publish here some excerpts from this important interview with Kaniela Ing, national director of the Green New Deal Network and seventh-generation Kanaka Maoli, Native Hawaiian. The integral version can be listened here. Do not be paralyzed by prejudice that the interviewee is a young mainstream environmentalist. Go further, go deep.

Let’s concentrate only on the essentials about the Maui and Lahaina disaster in Hawaii. Leave your beliefs aside, along with your prejudices. Whether you are a liberal or a conservative, a conformist or a dissident, a believer or a skeptic, an American citizen or an anti-American rebel, you need to stop a moment to think. There are a few words you have to learn the meaning of: ecocidal capitalism, colonialism, centralism.

Understanding that capitalist exploitation has reached its limits will not change you into a socialist. Understanding the urgent need to end colonialism will not make you an anti-patriot, but it will reconnect you to an ancient anti-imperialist tradition that is among the noblest in American history. Understanding that Washington’s centralism (and that which dominates in many other nations) must be questioned will not transform you into a follower of retrograde, bigot, conspiracy thinking, but it will only open your mind to the blessing of self-government by everyone and everywhere. After this little, perhaps useless, sermon, here are the crucial contents of this conversation.

Mauro Vaiani, this blog's author

 

Excerpts from the transcript



KANIELA ING: ...I will preface by saying that I’ve been really busy, but when I’m not doing these interviews, I just tend to, like, break down. These are really somber times. I was born and raised in Maui. I’m Kānaka Maoli, Native Hawaiian, come from seven generations. And our island is on fire. Our most historic town was set ablaze by wildfires. Hundreds of people have been evacuated and hospitalized. The death toll is climbing, and people are searching for loved ones right now...
...what I am wondering, personally, is, once the recovery efforts start to unfold and the cameras are gone, who’s going to be left more powerful or less powerful? Are people still going to be paying attention when the recovery work is going to last for years? And is that going to make community members stronger, or is it going to make the people who have mismanaged the land and water and created the conditions for these fires to happen even more powerful? And that’s what we’re focused on…
KANIELA ING: ...We’re a tropical island here on Maui. We’re not supposed to have wildfires. This came as a shock to everyone. There’s not enough firefighters here. We can’t ship them over from the next state. We’re an island. So, everyone right now is feeling a bit overwhelmed… Lahaina Town is actually — it’s often characterized as a tourist town, but the people who live there — which should be the focus — tend to be some of the most rooted Native Hawaiians that I’ve ever met. They… [are] really the keepers of the ancestral knowledge. And, you know, some of their — yeah, like, most of the folks that evacuated are, like, Kānaka Maoli or other immigrant folks. And my heart goes out to those families.
KANIELA ING: ...Lahaina town was a thriving center of Hawaii. It was like the heart of Hawaii before not just statehood, but before Hawaii was even a territory of the United States. So, if you start from one end of Front Street and walk to the other, it’s like a Disneyland ride through the colonial timeline of capitalism in Hawaii, starting from royalty, going to whaling, sandalwood, sugar and pineapple, tourism to luxury. And to me, the fire is a tragic symbol of this trajectory’s terminal point, like where it all ends up if you continue down this mode of extraction as a way to live. But… it also contains the most deep and durable relics of our history of resistance: the museums, the architecture, the infrastructure, the banyan tree — the oldest and largest in the United States, which has burned, 150 years old this year. Like, it includes all that, but also just the fact of how slow it was to develop is a testament to the people-powered, usually Native-led resistance that each industry faced along the way.
KANIELA ING: ...The National Weather Service says the cause of this fire was a downed power line, and the spread because of hurricane-force winds. And the spread was caused by dry vegetation and low humidity. …Corporate polluters… caused the conditions that led to this fire. In addition, there [was] mismanagement of land. ...They’ve been grabbing land and diverting water away from this area for a very long time now, for generations. And Lahaina was actually a wetland. ...[At] Waiola Church, you could have boats circulating the church back in the day. But, you know, because they needed water for their corporate ventures, like golf courses and hotels and monocropping, that has ended. So the natural form of Lahaina would have never caught on fire. These disasters are anything but natural. So, yes, colonial greed... and the gross mismanagement of our land and water… [We need] returning the stewardship of land and water to the people… And really, if community members and union members were to unite and had been organized years ago, we could have had a much different future. And that’s still something that I think we should continue working to build, is that labor and environmental unity.
KANIELA ING: ...[Some Hawaiian communities] were like, “Look, we don’t want to cooperate with this new extractive economy that [colonizers] created, so we’re going to live by ourselves in our own community on this beach. We’re going to govern ourselves.” And they’re quite organized, and they’re living in a way that’s subsistent and in harmony with nature. Now, it’s not to be glamorized. A lot of these folks face some really dire conditions not being a part of this capitalist system. But a lot of them are doing it based on really strong and sensible beliefs… Now… when a disaster hits, it’s going to impact these people first and worst, no doubt. And we need to make sure that both relief and recovery efforts, in the longer term, are prioritizing the low-income and Indigenous people that are some — some are still unaccounted for. Some don’t even have IDs. And, you know, they need to be front of mind with everything we do, from, you know, day zero, when the disaster breaks, to years out, when we’re recovering…
KANIELA ING: ...So, going into Lahaina, the people that actually lived there for generations are the keepers of some of the most profound Indigenous knowledge that I have ever met. They understood subsistence fishery, how native plants were buffers against, like, you know, disasters, how to create regenerative agricultural practices. And it’s that view of the world where, you know, our success isn’t determined by how much we hoard, but rather how much we produce for others and share, and where, like, our economy is not based on how well the rich are doing, but how many people, how many of us, can actually thrive. Like, it’s that — it’s not just Indigenous knowledge, but it’s that value system that really needs to be reestablished… Indigenous leaders also need to be resourced to build the good. They need to be the purveyors of and architects of the new green and, like, community-rooted world that’s still possible, even in these dire times.
KANIELA ING: ...there needs to be a longer focus on recovery, that these — that we can’t rebuild the community in a few weeks. It’s going to take years. And we need to do it intentionally, not just making sure — not just bringing us back to the status quo, because the status quo is what led us here, but making sure that we have more democratic and community-controlled institutions that come out of this. Unfortunately, the groups that are best poised to deploy direct aid, because of their institutional connections, are also the most likely to enable disaster capitalists from exploiting the situation. So, we need to create — we need to understand that, you know, as we’re, like, trying — as people want to help, that they’re resourcing groups that have an eye towards community organizations, to the organizers that will actually be there once the cameras leave, and will be rebuilding from the ground up over the course of the long run.
* * *

domenica 2 luglio 2023

Per la dignità del lavoratore


 

E' scritto nella Costituzione della Repubblica italiana:

Art. 36 (I comma):
Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa.


E' dagli anni Ottanta che il rispetto di questa disposizione costituzionale sta arretrando.

Questa norma, lo scriviamo sommessamente, ha rischiato di cadere in desuetudine anche perché una ampia maggioranza di elettori adulti ha goduto di un relativo benessere, grazie al proprio reddito, al risparmio accumulato nelle famiglie durante gli anni del "boom" economico dei territori italiani, alla disponibilità di patrimoni magari ancora più antichi. 

Troppi cittadini si sono dimenticati di questo comando costituzionale, perché per essi era assolto, grazie al lavoro loro e delle generazioni precedenti.

Poi, man mano che è avanzato il mercato unico europeo e che si è deciso che questa nostra comunità continentale fosse aperta al libero scambio globale, la situazione è diventata più complessa.

Si è accettato per decenni che gli stipendi restassero fermi, per non perdere competitività rispetto alle fabbriche del mondo dove gli stipendi erano ancora più bassi. Qualche settore, in qualche capitale industriale e tecnologica, è potuto restare competitivo attraverso continue innovazioni di processo e di prodotto, senza comprimere i compensi, ma questo non è mai stato e non sarà mai generalizzabile (le eccellenze dell'export sono l'eccezione, non la regola, in una società globalizzata, speriamo che questo sia chiaro...).

Aggiungiamo che vivere usando come unica moneta una valuta internazionale forte come l'Euro ha reso le cose ancora più complicate.

La situazione è così profondamente cambiata. Lentamente, ma inesorabilmente, stanno aumentando i cittadini che oggi, pur lavorando, pur essendo titolari di una pensione, pur avendo persino piccole proprietà immobiliari, sono poveri e anzi si stanno impoverendo sempre di più.

Alcuni leader di opposizione hanno appena sottoscritto una proposta di legge sul salario minimo, nel tentativo di offrire almeno una prima risposta a questo storico problema dell'impoverimento di massa. Essi si sono concentrati sul tema dei "working poor", il lavoratore povero, e hanno immaginato una prima risposta: imporre per legge un salario orario minimo di 9 Euro.

Purtroppo 9 Euro l'ora - peraltro lordi - lavorando 35 ore per 4 settimane, diventano 1.260 Euro al mese...

Uno stipendio che possiamo definire di sopravvivenza, in questa società impostata su questi stili di vita e livello di consumi (sempre indotti, spesso imposti).

Ammesso, ovviamente, che non si viva da soli, che non si abbiano figli, che si viva in zone economicamente e socialmente marginali (cioè più economiche, ma comunque non del tutto prive di servizi pubblici universali).

E' una proposta di buona volontà, certo, ma è una risposta davvero modesta, di fronte alla gravità del problema.

Con quelle cifre siamo ben lontani dal rispetto della Costituzione e lontanissimi dall'offrire una speranza a decine di milioni di cittadini di questa Repubblica.

C'è anche un altro ostacolo, diciamo reputazionale, per i firmatari di quella proposta, che sono Giuseppe Conte (Movimento 5 stelle), Nicola Fratoianni (Sinistra italiana), Matteo Richetti (Azione), Elly Schlein (Partito democratico), Angelo Bonelli (Europa Verde) e Riccardo Magi (+ Europa).

Essi sono considerati da una vasta opinione pubblica responsabili dell'impoverimento di massa. Nella migliore delle ipotesi essi o i partiti che essi guidano sono considerati incapaci di affrontare il problema. A torto o a ragione, sono invotabili, o meglio votabili solo dai loro affezionati.

Non è del tutto giusto, ovviamente, perché quei partiti hanno al proprio interno persone serie che stanno cercando di cambiare rispetto agli errori del passato, ma la realtà è questa.

Questa proposta di salario minimo è veramente troppo poco e troppo tardi.

Il nostro patto Autonomie e Ambiente cerca di guardare insieme più da vicino e più in lontananza. Siamo convinti che non esistano ricette semplici per frenare il processo di impoverimento delle masse nella globalizzazione, tanto meno che esistano soluzioni "europee" o "italiane", valide per tutti i nostri territori. Tuttavia qualcosa può essere fatto subito, per fronteggiare l'emergenza, e qualcosa può essere avviato cercando di essere lungimiranti, senza cedere nelle fallaci chimere del centralismo autoritario.

Per esempio si potrebbe, STATIM (subito), porre fine alle esternalizzazioni in tutte le amministrazioni pubbliche locali. Garantire una dignità minima a tutti i lavoratori di ogni comune della Repubblica, internalizzando coloro che oggi sono ostaggi degli appaltatori e dei subappaltatori, vorrebbe dire assicurare un punto di riferimento, di stabilità, di servizio, di resistenza. Si avrebbero più lavoratori pubblici, più autorevoli e più sereni, a occuparsi degli umili, a custodire i beni comuni, a curare i territori. Come sanno gli esperti di gestione del personale, nel campo dei servizi pubblici (che non sono produzioni aziendali comprimibili o estensibili secondo richieste di mercato), questo non costerebbe affatto di più. Toglierebbe potere e reddito a qualche appaltatore, ma produrrebbe dignità per molti lavoratori.

GRADATIM, cioè con un serio e competente gradualismo riformista, si potrebbero avviare riforme attese da tanto tempo, come la drastica riduzione delle tasse sul reddito da lavoro (ogni forma di lavoro), affidando alle autorità locali, in un serio sistema di federalismo fiscale, la leva di una maggiore imposizione sulle case e sulle cose, magari coniugandola con la massiccia circolazione di monete fiscali locali complementari, con il fine di incoraggiare la cooperazione fra autorità pubblica, proprietari privati, imprenditori locali, per la transizione ecologica.

La moneta, al contrario di quello che pensano gli apprendisti stregoni che hanno in mano il potere nella Eurozona, deve circolare di più, non di meno, per consentire a persone, famiglie, imprese, di soddisfare i propri bisogni.

Promettiamo, insomma, cambiamenti magari più difficili, ma che varrebbero molto di più di 1.260 Euro lordi al mese.


domenica 19 febbraio 2023

Tanta strada ancora per i Samaritani

 


Si è tenuta l'assemblea dell'associazione Samaria, ieri, sabato 18 febbraio 2023. Attualmente la realtà caritativa e di promozione umana sta sostenendo la diffusione della traduzione italiana del libro "Amori biblici censurati - Sessualità, genere e traduzioni erronee" di K. Renato Lings. Per sostenere Samaria, si visiti il nuovo sito:

https://associazionesamaria.org/

Sono stato, sin dall'inizio, tra i promotori di questa realtà d'impegno sociale e culturale concreto, fondata e operata da persone omosessuali cristiane, che ha ormai compiuto dieci anni. Ne sono stato uno dei dirigenti e continuo a esserne uno dei soci e dei donatori.

Credo che questa nostra piccola realtà di Samaritani abbia ancora molti anni di lavoro davanti e conto che la Provvidenza non mancherà di incoraggiare persone delle nuove generazioni a diventarne organizzatori, volontari, donatori.

In questi anni difficili, non temo i rigurgiti di bigottismo, i movimenti reazionari, gli imprenditori della paura, i chierici corrotti, i politici neofascisti. Essi sono ancora pericolosi, ma sono perdenti, perché hanno la testa piena di idee sbagliate, che non li porteranno da nessuna parte.

Temo invece le ingiustizie sociali e le sofferenze materiali, che colpiscono tutte le persone umane e, certo, scatenano guerre tra poveri, paure e diffidenze, che possono certamente colpire di più noi, perché siamo comunque persone diverse, particolarmente esposte in quanto minoranze. 

Viviamo in società che invecchiano e s'impoveriscono, a causa delle contraddizioni della globalizzazione.

Il pianeta è ancora afflitto da centralismi autoritari, multinazionali che come macchine impazzite distruggono il mondo, colonialismo, militarismo, tutti poteri che sono ecocidi e genocidi.

C'è bisogno di carità e in particolare di quella carità sapiente che proprio le persone diverse, così spesso perseguitate, sanno esprimere.

Dobbiamo continuare a essere Samaritani, perché noi persone omosessuali cristiane, insieme a tutte le altre comunità lgbt* e alle persone e alle realtà queer, dobbiamo portare a compimento la grande opera in cui abbiamo dovuto esporci, corpo e anima, quella della nostra liberazione e piena accoglienza nelle chiese cristiane e nelle società.

Dobbiamo persistere nella lotta per il nostro pieno riconoscimento come creature umane figlie di D-o. Il Creatore non è un industriale di automobili, non fa macchine sbagliate. Noi siamo parte del grande disegno della Provvidenza sulla diversità, imprevedibilità, ingovernabilità della creatura umana.

Riusciremo a riprenderci il nostro posto, alla luce del sole, in ogni chiesa cristiana. Lo stesso faranno le nostre sorelle e i nostri fratelli delle altre fedi.

Dobbiamo vincere una grande battaglia civile nel mondo globalizzato: la depenalizzazione completa della nostra condizione umana in ogni stato del mondo.

Animo, quindi, e buon lavoro ai nuovi dirigenti di Samaria.


giovedì 9 febbraio 2023

Cosmonauta Francesco, romanzo

Toscana, 2090. Il cosmonauta Francesco è tornato nella sua terra d’origine, dopo un naufragio spaziale che lo ha tenuto lontano dalla Terra per decenni. I paesi che conosceva, e anzi tutto il mondo, sono profondamente cambiati e, incredibilmente, in meglio.



 



COSMONAUTA 

 

FRANCESCO

 

КОСМОНАВТ 

 

ФРАНЧЕСКО

 

 

romanzo di Mauro Vaiani 

 

Informazioni editoriali:

Cosmonauta Francesco
di Mauro Vaiani
Porto Seguro Editore 2022
(disponibile dal 24 gennaio 2023)
Copertina flessibile - 521 pagine
ISBN-13 :‎ 979-1254925287
Ordinabile presso l’editore, tutte le librerie,
i principali canali di vendita in rete 


Sull'autore:

Mauro Vaiani, di Prato, classe 1963, è un lavoratore dell’amministrazione locale, uno studioso e un attivista civico, ambientalista, autonomista. E’ il blogger di https://diversotoscana.blogspot.com/
 


 

 

 

lunedì 7 novembre 2022

Ex GKN, ci vorrebbe un La Pira

 


 

Più di un anno dopo, pubblichiamo altre parole di solidarietà con i lavoratori ex GKN e con tutto il territorio del comune di Campi Bisenzio su cui insiste la grande fabbrica.  

Com'era facile prevedere, questa crisi aziendale, questa messa in discussione di un'antica realtà industriale nella Piana, si è prolungata e non se ne vede la fine.

Ci vorrebbe un La Pira, con i poteri di allora, ancorato all'oggi, con una visione per il futuro. Ma non c'è.

Solidarietà totale ai lavoratori i quali, se non intervengono forti poteri pubblici, verranno dispersi, non prima di aver assistito allo svuotamento e all'abbandono di quell'immenso impianto industriale.

Qui riportiamo il comunicato dell'USB e di altri sindacati di base, che condividiamo totalmente:

Firenze -

L’Unione Sindacale di Base, Cobas e Cub hanno proclamato per lunedì 7 novembre lo sciopero per l’intera giornata delle aziende del settore privato della provincia di Firenze, in risposta all’appello lanciato dalla RSU e dal Collettivo di Fabbrica dell’ex GKN, dopo la comunicazione che proprio lunedì 7 novembre è previsto l’arrivo dei camion per lo svuotamento della fabbrica.

Lo sciopero è indetto in solidarietà con i lavoratori ex GKN e contro i processi di delocalizzazione in atto nel nostro territorio. Sono esclusi dallo sciopero i lavoratori sottoposti alla 146/90 e s.m.i..

Fonte: https://toscana.usb.it/leggi-notizia/ex-gkn-usb-proclama-con-cobas-e-cub-lo-sciopero-del-settore-privato-in-provincia-di-firenze-per-lintera-giornata-di-lunedi-7-novembre-no-allo-svuotamento-della-fabbrica-2030-1.html

 

 

 

 

sabato 9 aprile 2022

Orsini un politico dalla parte della sua gente

 


Si è tenuta ieri, venerdì 8 aprile 2022, alle 18, nella sala consiliare Sandro Pertini, a Vecchiano, la commemorazione del centenario della nascita di Gioiello Orsini. Le orazioni civili sono state tenute da Mauro Vaiani (studioso e attivista del civismo autonomista toscano, su suggerimento della famiglia Orsini) e da Giancarlo Lunardi (sindaco emerito di Vecchiano). Come è stato detto, è stato un evento dedicato non solo a una bella figura ma a tutto un microcosmo, che ha una importantissima e cruciale microstoria.

Riportiamo qui l'intervento integrale di Mauro Vaiani, annotato con alcune delle cose importanti che sono state dette dagli altri intervenuti, in particolare da Giancarlo Lunardi; dal consigliere capogruppo di Un Cuore per Vecchiano Vincenzo Carnì; dal consigliere comunale civico di Vecchiano Mario De Luca, maresciallo dei carabinieri in pensione, che ha conosciuto personalmente Gioiello Orsini; dal consigliere comunale emerito di Vecchiano Franco Cola, che è stato assessore del sindaco Orsini nella seconda metà degli anni Sessanta; da Ione Orsini, figlia di Gioiello Orsini; dal sindaco di Vecchiano Massimiliano Angori, che ha voluto questa commemorazione, interagendo con la famiglia Orsini, gli antichi amici dello storico sindaco, la lista civica Un Cuore per Vecchiano, che aveva originariamente preso l'iniziativa di questa commemorazione.

L'incontro è stato moderato dalla giornalista de Il Tirreno, Roberta Galli.

Da sinistra verso destra: Ricciardo Cola, Gioiello Orsini, Silvano Raffaelli, tre sindaci di Vecchiano insieme, ripresi durante una cerimonia voluta dal sindaco in carica, Orsini, per commemorare i suoi predecessori, fra i quali appunto Cola e Raffaelli.


L'invito dell'Amministrazione comunale di Vecchiano


L'orazione civile di Mauro Vaiani:

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Comune di Vecchiano
 

Centenario di Gioiello Orsini (1922-2022)


(Intervento di Mauro Vaiani Ph.D.)

Vecchiano, 8 aprile 2022

 

Gentili cittadine e cittadini, cari familiari e antichi amici di Gioiello Orsini, caro sindaco emerito Giancarlo Lunardi, gentilissimi amministratori e autorità qui presenti, caro sindaco Massimiliano Angori,

sono onorato e anche molto emozionato di essere stato incaricato di pronunciare questa orazione civile, su decisione del sindaco e in risposta a un suggerimento pervenuto da alcuni familiari e amici di Gioiello Orsini.

Rivolgo un pensiero affettuoso all’onorevole Giacomo Maccheroni, che di Gioiello Orsini fu amico e compagno, che sarebbe stato presente, se la salute glielo avesse permesso.

Sono ormai quindici anni che frequento il Comune di Vecchiano e i suoi paesi, Avane, Filettole, Nodica e Migliarino, che conosco alcuni dei familiari del compianto Gioiello Orsini, che seguo con affetto, con rispetto, talvolta apportando un personale modestissimo contributo, la vita civica, ambientalista, autonomista di questa comunità.

Ci siamo conosciuti negli anni in cui ho lavorato all’Università di Pisa e a Pisa vivevo. E' stata una benedizione per me partecipare come attivista e come studioso alla vita di questa straordinaria comunità.

Tutto cominciò quando diventai amico e sodale politico della consigliera capogruppo dell’opposizione in Consiglio comunale, la sig.ra Ione Orsini, figlia di Gioiello, qui presente.

Ho conosciuto persone impegnate in tutto lo spettro della vivace e plurale realtà politica vecchianese, fra le quali il sindaco emerito Giancarlo Lunardi, il sindaco emerito Rodolfo Pardini, il sindaco in carica, recentemente confermato, Massimiliano Angori, che è anche, ricordiamolo, presidente della Provincia di Pisa e quindi due volte successore di Gioiello Orsini.

Il mio affetto e il mio legame con Vecchiano, e quindi il mio interesse per la storia civica e politica del Comune, è stato cementato nel fango dell’alluvione di Natale del 2009, un evento di quelli che non si possono dimenticare, che scuotono anche le convinzioni che credevi più ferme.

Se posso dirlo, fu uno di quegli eventi che ti fa capire quanto siamo piccoli e impotenti non solo di fronte alla forza della natura, cosa che in qualche modo - chi più chi meno - accettiamo, ma quanto siamo periferici e sguarniti, mentre le risorse e i poteri necessari per affrontare quella e altre emergenze sono ormai lontani dal Comune.

Una lontananza che, mi scuso con chi la riterrà una affermazione temeraria in quest’epoca di trionfante centralismo tecnocratico, ai tempi di Gioiello Orsini era minore e di gran lunga.

Gli anni volano, persone da ricordare e di cui tramandare il valore non mancano di certo. Non intendo persone diventate famose nei media italiani od europei. Intendo persone che sono state importanti per la loro comunità, per questi paesi, per questi attuali dodicimila residenti, per tutti coloro che frequentano Vecchiano per motivi di lavoro o anche solo di svago, come i tanti che si godono il mare nelle bellissime dune della Marina di Vecchiano.

Lo stesso Gioiello Orsini, come ben ricorderanno coloro che erano già adulti quando fu sindaco, si impegnò per ricordare i sindaci che lo avevano preceduto e, come forse qualcuno avrà visto, grazie alla famiglia abbiamo ritrovato una bella foto che lo ritrae insieme a Ricciardo Cola e a Silvano Raffaelli, suoi stimati predecessori.

Fra tante persone che hanno benemeritato la memoria del Comune, il centenario di Gioiello Orsini è provvidenzialmente caduto in un momento in cui avevamo davvero bisogno di lui e di riflettere sui suoi anni.

Erano anni di speranza. Anni in cui la politica riusciva ad aiutare concretamente le persone a realizzare le proprie speranze, o almeno non le ostacolava, come accade troppo spesso oggi.

L’emergenza pandemica e lo scoppio della guerra in Ucraina, nel cuore dell’Europa, ci hanno dato un colpo durissimo, ma guardiamo in faccia la realtà: da diversi anni – non dimentichiamo lo Yemen, il Tigré, la Libia, l’Artzakh, il Kashmir – il mondo stava scivolando pericolosamente verso il riarmo, ricerche troppo disinvolte su nuove armi biologiche, bombardamenti con armi sempre più distruttive, aumento del numero dei colpi di stato e delle persecuzioni politiche, distruzioni ambientali, prepotenze economiche e sociali contro gli umili e le minoranze.

Per questo siamo grati al Comune di questa commemorazione di Gioiello Orsini e dei suoi anni: avevamo bisogno di prenderci tutti insieme una boccata d’aria fresca.

Insisto sul “tutti insieme”, sul “noi”, sull’essersi riuniti come popolo democratico, come comunità locale, come una cittadinanza attiva, come una grande famiglia, attorno alla memoria di una persona che credeva in valori che erano e sono importanti per tutti, non solo per lui o la sua parte.

Il mio intervento sarà diviso in tre parti:

1. Il giovane antifascista di forti radici anarchiche e socialiste   
2. Orsini amministratore locale appassionato   
3. Un socialista sempre dalla parte della sua gente   
 

1. Il giovane antifascista di forti radici anarchiche e socialiste

Gioiello Orsini nacque il 16 marzo 1922, un secolo fa, in una famiglia modestissima di operai, migranti e braccianti.

Mentre lui è ancora in fasce, il 28 ottobre di quell’anno, i fascisti marciano su Roma e il 30 ottobre il re fellone, Vittorio Emanuele III, chiama a guidare il governo Benito Mussolini, consentendogli di instaurare il suo regime ventennale.

Poca scuola, per Gioiello, e parecchia terra. La vita era molto dura.

Il ragazzo cresce nel clima plumbeo del conformismo dell'Italia fascista, ma siamo a Vecchiano, una piccola comunità rurale in cui circolano idee anarchiche, socialiste, comuniste, repubblicane, cristiano-sociali. E’ da subito ribelle. Preferisce andare a fare lunghe camminate in monte, piuttosto che andare al sabato fascista.

Alle soglie della maggiore età, non fa a tempo a trovare un posto da operaio che subito parte per il militare e quindi per la guerra.

L’8 settembre 1943, il ventunenne Gioiello viene fatto prigioniero ad Atene e finisce ad Auschwitz.

Quando arriva l’Armata Rossa, il suo destino sarebbe stato quello di essere internato, ma con l’aiuto di una famiglia polacca – con cui resterà in contatto anche nel dopoguerra, inviandole concreti segni di riconoscenza – riesce a scappare e a tornare a casa a piedi, il 29 settembre del 1945.

Fisicamente ne esce provato e a lungo malato, ma non volle mai chiedere l’invalidità di guerra. “Troppi hanno sofferto più di me” sosteneva, se ne sarebbe vergognato.

E’ dopo questo avventuroso ritorno che Gioiello Orsini abbraccia la causa del PSI e ne diventa presto un promettente esponente.

Nei cassetti dei ricordi della famiglia, abbiamo ritrovato le foto che testimoniano i suoi legami personali con figure gigantesche come Rodolfo Morandi, Sandro Pertini e Pietro Nenni.

Il Partito Socialista non ha però, né a Vecchiano né in provincia di Pisa né in Toscana, una organizzazione di operai e contadini trasformati in “rivoluzionari” di professione, come invece l’aveva costruita il Partito Comunista.

Orsini si arrangia. Occasionalmente fa il venditore di lamette.

Per consentirgli di dedicarsi all’attività politica con un minimo di sicurezza sociale, maturando anche una pensione, Orsini viene registrato come promotore del giornale di partito, l’Avanti. Per inciso, ricordiamolo, quando Orsini poi fece il sindaco di Vecchiano, lo fece senza compenso.

La famiglia, in realtà, condurrà una esistenza dignitosa solo grazie alle attività di lavanderia portate avanti dalla moglie di Gioiello, Paradisa.

Questo giovane antifascista aveva interiorizzato antichi valori anarchici e socialisti che fanno onore alla storia civile di Vecchiano, ma che non gli resero mai la vita facile.

Lui, in particolare con le sue lotte per il miglioramento delle condizioni dei mezzadri, si fece conoscere, finì anche un paio d’anni nel Senese in missione per conto del partito, si fece voler bene da tanti, ma non certo da tutti. Non certo dai grandi proprietari di allora.

Gioello Orsini al fianco di Sandro Pertini
in un leggendario comizio dell'inizio degli anni Cinquanta 

 

 

2. Orsini amministratore locale appassionato

Come tutti sapete, Gioiello Orsini, diventa sindaco di Vecchiano nel 1960 e lo resta per dieci anni, fino al 1970, la prima legislatura con una amministrazione socialcomunista, la seconda con una amministrazione di centrosinistra.

Di tante cose buone rese possibili da lui e dai suoi assessori, oltre che dal clima politico e dall’effervescenza economica e sociale della Repubblica negli anni Sessanta, ne parlerà certo meglio di me il sindaco emerito Giancarlo Lunardi.

Il clima politico che porta alla nascita del centrosinistra storico e quindi a una duratura collaborazione tra il Partito Socialista e la Democrazia Cristiana è sicuramente infuocato.

C’entrano eventi ben più grandi di noi, dalla Guerra fredda alle grandi trasformazioni sociali che investono non solo l’Italia ma tutta l’Europa degli anni Sessanta.

Ci tengo, tuttavia, da persona esterna ma non estranea alla vita di Vecchiano a dirvi che la voce, che ogni tanto si risente, secondo la quale l’amministratore Gioiello Orsini sarebbe stato, se avesse potuto, una sorta di “cementificatore selvaggio” è largamente esagerata!

Prima di tutto, è un errore culturale quello di giudicare gli atti e i fatti di cinquant’anni fa con gli occhi di oggi. Il fatto che sia un errore comune, non lo rende meno sbagliato.

Inoltre, consultando alcuni vecchi documenti del comune di Viareggio e del comune di Vecchiano, oltre che ascoltando alcune persone che sono state testimoni oculari di quegli anni, tra cui l’amico e consigliere comunale emerito di Vecchiano, Lino Mannini, scopriamo che Gioiello Orsini, e gli altri amministratori del suo tempo, non meritano di essere sminuiti alla luce della sensibilità che abbiamo oggi per la conservazione dei beni comuni ambientali.

Non si trova, negli atti del tempo, alcun serio cedimento a interessi edilizi speculativi, fossero quelli di grandi investitori del Nord o addirittura di ricchi miliardari stranieri, come addirittura gli Onassis.

Con decreto ministeriale n. 2766 del 1958, quindi prima che Orsini diventasse sindaco, viene approvato il piano regolatore generale intercomunale di Viareggio e Vecchiano. E’ un documento redatto a più mani da progettisti allora noti e influenti come Bellò, Cardini, Dati, Di Gagno, Moroni, Ramacciotti.

Quel piano era molto estremamente ambizioso. Conteneva anche l’idea di un centro nautico a Bocca di Serchio, ma occorre fare attenzione.

Erano già in vigore, sin dagli ultimi anni del fascismo, norme a protezione dell’ambiente; la necessità di proteggere le spiagge, le dune, le macchie, le pinete, le rive del lago, i canali, non era ignota agli amministratori del tempo;

Come scrisse Giancarlo Lunardi – in un articolo che ho ritrovato in rete, risalente al 2015 - un’idea di rispetto ambientale, di accesso popolare a una spiaggia intatta, di una limitazione dei progetti di edilizia turistico-residenziale, stava maturando già negli anni Cinquanta. E non solo, nel suo articolo Giancarlo Lunardi riconosce che lungo gli anni due eventi positivi sono riconducibili agli anni delle amministrazioni Orsini.

Mentre in Parlamento, dalla fine degli anni Cinquanta, arrancava e poi falliva un progetto di legge – d’iniziativa di alcuni importanti deputati del territorio, come l’on. Leonello Raffaelli - per dare al comune di Vecchiano la spiaggia, il primo passo concreto, scrive Giancarlo Lunardi, fu la costruzione della Via del Mare, avvenuta nel 1962, a seguito di un accordo tra l'Amministrazione comunale – guidata da Gioiello Orsini - e la famiglia Salviati, proprietaria dell'area dove insiste la strada di accesso all'arenile.

Non dimentichiamo che Orsini, dai tempi delle lotte contadine, non era il benvenuto a casa Salviati, una delle famiglie più antiche e più potenti della Toscana. I Salviati di oggi non sono quelli di allora, come è ovvio che sia.

Giancarlo Lunardi, nella sua commemorazione, ha giustamente ricordato un passaggio ancora precedente alla prima giunta Orsini: la vittoria dell'amministrazione di Ricciardo Cola per far chiudere il balipedio militare che insisteva nella zona della Marina di Vecchiano.  Giancarlo Lunardi ha ricordato la bella lettera del ministro Taviani (uno dei capi dei partigiani bianchi) con cui si informava il Comune di Vecchiano che un luogo segnato dal rumore delle armi tornava alla pace e al canto degli uccelli e del mare.

Sempre Lunardi spiega nel suo scritto che il percorso per rendere la Marina di Vecchiano un bene comune fu lento, tortuoso, difficile, “fino a quando, nel 1969, l'Amministrazione comunale vecchianese – ancora guidata da Gioiello Orsini - ottenne dal Ministero delle Finanze la concessione per 19 anni dell'Arenile, concessione rinnovata, in seguito, di volta in volta, fino al 1993. Tutto ciò fece sì che potesse iniziare il processo di tutela della Marina: furono infatti demolite le strutture abusive costruite dai privati nel corso degli anni '60”.

Giancarlo Lunardi ha a questo proposito ricordato la figura di un grande ministro socialista pisano, Giovanni Pieraccini, che aiutò Vecchiano a raggiungere questo risultato.

 

Il ministro Giovanni Pieraccini insieme al sindaco Gioiello Orsini
a una inaugurazione di un tronco dell'autostrada
alla metà degli anni Sessanta

 

E qui si ricorda un episodio importante di cui è ancora protagonista Gioiello Orsini. Protagonista positivo, oggi lo possiamo dire. Ci ritorneremo tra poco, sugli abusivi.

Intanto, tornando alla testimonianza di Lunardi, ricordiamo che, dopo gli anni di Orsini, il cammino per proteggere la Marina prosegue, poco a poco, grazie alla Regione, grazie all’istituzione del Parco, grazie a deputati come Bulleri, Maccheroni, Lucchesi, Labriola, Balestracci, Caprili, Alessandro Costa, ai senatori Taddei e Andreini, a Giovanni Brunale e Carlo Carli, all’impegno del sindaco Spinesi.

La svolta definitiva – scrive ancora Giancarlo – è quella della legge 579 del 31/12/1993, che consentì il trasferimento agli enti locali di beni immobili demaniali e patrimoniali dello Stato. Iniziò così l'iter amministrativo che ha condotto all'acquisizione definitiva di Marina di Vecchiano da parte del Comune, conclusa nel 1997.

Da allora l’impegno del comune continua, attraverso l’azione delle amministrazioni dello stesso Lunardi, di Pardini, ancora di Lunardi e infine oggi di Angori.

Non si devono giudicare gli anni Sessanta con gli occhi di oggi. Dobbiamo capire che c’era fame di lavoro e s’intravedeva un benessere – e anche uno svago estivo – per tanti, non per pochi.

Oggi, mezzo secolo dopo, vediamo che Viareggio e Vecchiano non hanno avuto lo sviluppo immaginato nel 1958, cosa di cui forse potremmo anche rallegrarci, sempre con il senno di poi. Tanto meno, però, hanno avuto uno sviluppo ordinato, ma non certo per responsabilità di Gioiello Orsini, considerati gli eventi, i rapporti di forza politici, le pulsioni economiche e sociali di allora e degli anni successivi.

Giancarlo Lunardi ha chiarito bene questo punto, durante l'evento, parlando delle vicende tumultuose dei successivi tentativi di pianificazione territoriale del comune di Vecchiano. L'ultimo piano in cui ha avuto un ruolo il sindaco Orsini, quello del 1969, fu bocciato dal ministro Lauricella (anche lui socialista come Orsini, peraltro), perché ormai era matura l'idea di una più integrale protezione della costa, anche su impulso di pionieri dell'ambientalismo come Antonio Cederna, uno dei fondatori di Italia Nostra.

Oggi, poiché gli anni della crescita edilizia a Vecchiano, a Viareggio e in tutta la Toscana sono ormai finiti, possiamo guardare al passato con maggiore equilibrio.

Un dato lo vorrei ricordare, prima di avviarmi alla conclusione, perché lo considero illuminante: negli anni in cui le amministrazioni di Vecchiano sono guidate da Gioiello Orsini, nonostante il suo impegno per le infrastrutture, per le scuole, per le strade, la zona industriale, per dare permessi a chi voleva costruirsi la prima casa, la popolazione residente nel comune passa da 9.067 (censimento 1961) a 9.124 (censimento 1971). Un incremento ridicolo, per quei tempi. 

Comparate questo dato con gli incrementi registrati nello stesso decennio a Viareggio (da 47.000 abitanti a 55.000) o con quello di San Giuliano Terme (da 22.000 abitanti a 24.000).

La conclusione che ne traggo io, personalmente e umilmente, è che delle due amministrazioni guidate da Gioiello Orsini si può pensare tutto ma non certo che siano state “cementificatrici”.

 

Sulla zona industriale Giancarlo Lunardi ha poi voluto esprimere nel suo intervento un giudizio coraggioso, con l'aiuto della distanza temporale che deve spingere tutti a essere più equanimi, critici ma anche autocritici. L'investimento fu osteggiato da molti, anche da persone della sua parte politica, quelli che allora erano i comunisti di Migliarino, ma i problemi che venivano opposti alla sua realizzazione sono stati nel tempo risolti: la sicurezza idraulica è stata aumentata; con delle permute si sono rinfrancati gli antichi usi civici di Migliarino; sono state migliorate le condizioni infrastrutturali e le comunicazioni. Va riconosciuto che chi allora si oppose fu incapace di vedere i benefici che invece ci furono e che, in parte, sia pure nelle mutate condizioni economiche e in questi anni di crisi, perdurano tuttora. Vecchiano visse un piccolo boom economico e per anni fu un territorio che non conosceva disoccupazione. 

 

 

 

3. Un socialista sempre dalla parte della sua gente

La mia impressione è che questo socialista vecchianese abbia vissuto, sulla sua pelle e su quella della sua famiglia, il celebre aforisma di Bertold Brecht: “Ci sedemmo dalla parte del torto perché gli altri posti erano tutti occupati”.

Tante cose buone aveva fatto Gioiello Orsini, non da solo ma insieme ai suoi assessori comunisti, repubblicani, democratico-cristiani, ma l’azione, si sa, provoca reazione, tensioni, divisioni e, perché negarlo, anche qualche strascico.

Sicuramente ricorderemo per sempre Gioiello Orsini che nel 1966 guida la solidarietà dei Vecchianesi con gli alluvionati di Pontedera.

Gioiello Orsini, ricordiamolo, aveva ambizioni limitate perché si rendeva conto dei suoi limiti, ma nel 1970 viene eletto nel Consiglio provinciale di Pisa.

Anche da amministratore provinciale non esita porsi alla guida dei cortei operai, come quello per tentare di salvare la Richard Ginori e si impegna per lo Statuto dei lavoratori.

Franco Cola ha ricordato, a questo proposito, come il sindaco "cavolaio", che aveva poco studiato ma tanto lavorato la terra e accumulata tanta esperienza politica e sociale, fu anche amico di Giacomo Brodolini, fino alla morte prematura di quest'ultimo, nel 1969.

Continuò a prodigarsi come dirigente socialista nel momento della nascita della Regione Toscana. Nelle prime elezioni regionali del 1970, il Partito Socialista pisano riesce a eleggere un sindacalista metalmeccanico, Marino Papucci di Capannori. Nel 1980 verrà eletto invece nel Parlamento toscano il socialista Giacomo Maccheroni, già sindaco di Pontedera ed amico di Gioiello Orsini.

Ricordiamo il suo impegno, insieme a quello di tutti i progressisti di Vecchiano, per la vittoria del divorzio nel 1974.

In una conversazione a margine dell'evento con la figlia Ione Orsini abbiamo rievocato anche l'impegno non solo di Gioiello ma di tanti socialisti di Vecchiano (e in particolare di Filettole), per dare ospitalità a profughi politici greci e cileni, vittime dei gravi colpi di stato occorsi nei loro paesi

Ricordiamo uno degli ultimi impegni pubblici di Orsini, quando nell’inverno del 1980, su incarico della Provincia di Pisa, di cui fino a pochi mesi prima era stato presidente, porta aiuti ai terremotati di Guardia dei Lombardi in Irpinia.

Non vogliatemene, però, se rammento anche una notte del 1967, quando raggiunse il suo acme lo scontro con un piccolo gruppo di abusivi che avevano occupato l’arenile della Marina di Vecchiano, quelli di cui ci parlava Lunardi nell’articolo che citavo poco fa.

Erano passati mesi in cui Orsini aveva tentato davvero di tutto per convincere una ventina di famiglie a porre fine a quella loro condizione.

Quando arrivarono le ruspe, gli abusivi, disperati, sequestrarono il sindaco Orsini per una notte. Nelle settimane successive lui e tutta la sua famiglia finirono sotto scorta, per timore di gesti avventati da parte degli sgomberati.

Naturalmente Gioiello Orsini non denunciò nessuno.

Su questo è tornato, nel suo commosso ricordo, durante l'evento, il consigliere comunale civico  Mario De Luca, che all'epoca era al comando dei carabinieri di Migliarino Pisano. Lui c'era quella notte ed è stato testimone oculare della generosità e dell'integrità di Gioiello Orsini.

 

Anche la figlia di Gioiello, Ione Orsini, ha rievocato, nel suo ringraziamento alla fine dell'evento di commemorazione, quei giorni difficili in cui la famiglia, che vive (tuttora) vicino al Serchio, aveva i carabinieri di guardia davanti casa e dietro,  sull'argine.


Era abituato, l’Orsini, alle situazioni pesanti, sin dai tempi in cui, quando tornava in bicicletta a tarda notte dalle riunioni del Partito Socialista a Pisa, talvolta subiva provocazioni e minacce da alcuni avversari politici reazionari (anche mascherati, che lui naturalmente riconosceva, ma non denunciava). Il fascismo era finito ma un certo atteggiamento fascisteggiante era duro a scomparire.

Ricordiamo anche un’altra notte memorabile, almeno per la famiglia Orsini. Nel 1969 il sindaco Orsini occupò l’acquedotto, con l’aiuto di un paio di pastori e delle loro pecore, per difendere quel patrimonio comunale, da lui fortemente voluto, da comportamenti ritenuti scorretti degli amministratori di Pisa e di Livorno.

Su questo ricordo è voluto tornare il consigliere comunale emerito Franco Cola, ai tempi assessore democratico-cristiano con il sindaco Orsini. Della protesta di Orsini, contro coloro che avevano voluto aumentare l'estrazione dell'acqua di Vecchiano per gli acquedotti di Pisa e di Livorno, lui è stato testimone oculare. A Gioiello Orsini questa protesta per l'acqua pubblica come bene comune locale di Vecchiano, ha aggiunto Cola, costò un certo isolamento politico. Un gesto di solidarietà gli pervenne dall'on. Beppe Niccolai, allora giovane deputato neoeletto del Movimento Sociale pisano. Niccolai era una delle più importanti figure culturali del cosiddetto socialismo nazionale, posizionato a destra, purtroppo paralizzato e sterile, nella palude del mondo postfascista. 

Ecco, ricordiamolo nella sua interezza e nella sua complessità, quest’uomo così tanto appassionato della vita, della sua gente, della sua terra.

A Gioiello Orsini, verso la fine del suo mandato in Provincia, viene affidata la presidenza del Parco di Migliarino, istituito con la legge regionale toscana n. 61 del 13 dicembre 1979. Fu un incarico ponte, di passaggio, in vista della costituzione del nuovo ente.

Era presente alla commemorazione Franco Alboni, già guardiacaccia dei Salviati tra i primi a essere riassorbito nell'amministrazione del parco appena istituito, che ha raccontato di essere stato insieme a Gioiello Orsini a piantare i paletti per fissare i confini dell'area protetta. Un ricordo che vale la pena di fissare, perché ci conferma il carattere pratico e l'operosità dell'Orsini. 

Uscito dalla Provincia viene nominato nella sezione provinciale di quello che allora era un comitato politico, ma con notevoli capacità di sorveglianza amministrativa, il vecchio Co.re.co. (Comitato regionale di controllo).

La figlia Ione Orsini ha voluto ricordare come, anche in quel ruolo amministrativo di minor impatto pubblico, Gioiello Orsini continuava a essere un punto di riferimento per la gente. Alla sede del Co.re.co. gli impiegati non avevano mai visto arrivare tanti cittadini in visita per incontrare il presidente del Comitato, per chiedergli consiglio e aiuto.

Muovendosi nell'ambito delle correnti socialiste più autonomiste, dove si coltivavano grandi speranze di riformare non solo il socialismo o la sola sinistra, ma l’intera Repubblica, si rafforza la sua amicizia di vecchia data con il più giovane Bettino Craxi.

Per le elezioni politiche del 1983 accetta una candidatura di servizio alla Camera, nella circoscrizione pisana, dove non aveva possibilità concrete di elezione.

Siamo alla fine del percorso politico di Gioiello Orsini?

Non lo sappiamo e non lo sapremo mai, perché, pochi giorni prima delle elezioni, il 5 giugno 1983, Orsini lascia prematuramente la scena di questo mondo, colpito a 61 anni da un malore improvviso.

Ci restano di lui il ricordo di una figura di amministratore energico e creativo, sempre dalla parte della gente, sempre disponibile con i suoi concittadini e sostenitori, sempre benevolo nei confronti di rivali e avversari, onesto fino a rischiare più volte nella vita la povertà.

Ci restano in eredità l’amore per la sua terra, l’attaccamento alla Costituzione, la dedizione alle istituzioni della Repubblica delle autonomie.

Non è davvero piccola, questa eredità, per noi che ci siamo riuniti qui oggi a ricordarlo e per le generazioni future.

Grazie a tutti.


Vecchiano, 8 aprile 2022


Mauro Vaiani Ph.D.
studioso e attivista del civismo autonomista toscano
e amico della famiglia Orsini


A chiusura dell'evento, il sindaco Massimiliano Angori ha voluto sottolineare l'importanza della figura storica e politica di Gioiello Orsini, sia il grande significato dell'averlo voluto ricordare insieme, come comunità vecchianese. Vecchiano è sempre stata una comunità, vivace e magari divisa, ma una comunità e il ricordo della figura di Orsini e dei suoi anni, deve servire a rafforzarla.




Il tavolo della commemorazione del centenario di Gioiello Orsini.
Da sinistra a destra:
Giancarlo Lunardi, Mauro Vaiani, Massimiliano Angori


Per vedere la collezione delle foto raccolte grazie alla famiglia sugli anni di Gioiello Orsini, consultate anche la pagina:

https://www.facebook.com/UnCuoreperVecchiano


Per riascoltare alcuni audio, tra cui l'orazione civile del dott. Mauro Vaiani dedicata a Gioiello Orsini, visitate il canale YouTube di Un Cuore per Vecchiano:

https://www.youtube.com/channel/UCJ2FzTFY3uiNVEpWecQpkvw/videos


* * *

mercoledì 23 marzo 2022

Sfidenza, avanguardia del credito sociale


 

Fidenza si è ribattezzata Sfidenza, per sottolineare di essere all'avanguardia nel controllo sociale, perché degli esseri umani proprio non ci si può fidare.

Grazie alla sua efficiente amministrazione di "sinistra", ai big data, agli studi che il Comune ha finanziato sulla "psicologia sociale", probabilmente grazie anche all'esperienza maturata attraverso una applicazione maniacale del "Green Pass", ha finalmente abbracciato i primi elementi di tecnofascismo, avviandosi alle magnifiche sorti e progressive del postcomunismo cinese. 

Le innovazioni sono state rese possibili grazie ad ACER, http://www.aziendacasapr.it/, azienda di gestione delle case pubbliche della provincia di Parma.

Gli asociali, i pigri, gli improduttivi, i maleducati, i diversi, che hanno ottenuto un appartamento di quelli per "povery", saranno finalmente sottoposti a un regime meritocratico, attraverso una patente a punti, un sistema di credito sociale per il controllo delle loro abitudini, che sono quasi sempre cattive. Avranno 50 punti e potranno perderne 20 se innaffiando i vasi l'acqua colerà dai terrazzi.

Immaginiamo che, per controllare questi improduttivi e marginali nuclei familiari, si ricorrerà alla sorveglianza universale digitale, con telecamere, ma ci si avvarrà anche di sistemi più tradizionali, come la delazione di vicinato e il kapò di condominio.

Per approfondire:

https://www.byoblu.com/2022/03/22/fidenza-patente-a-punti-per-case-popolari/

* * *

Ironia a parte su questo pezzo d'Emilia caduto nelle grinfie di tali tecnocrati che evidentemente non credono a nulla e quindi sono capaci di tutto, proponiamo un contrappunto.

* * *

Per i pochi che ancora hanno un po' di cultura politica, princìpi e valori, o almeno un po' di buon senso, ricordiamo una piccola storia toscana, anzi più precisamente maremmana.

Torniamo un attimo indietro di una settantina d'anni, alla riforma agraria. 

Con tutti i suoi enormi difetti, trasformò diverse migliaia di poveri salariati in piccoli proprietari coltivatori diretti. Spesso troppo piccoli, poco preparati (oltre che mal guidati e mal consigliati dalle autorità pubbliche, ma di questo parleremo un'altra volta) per riuscire a fare del proprio podere una vera azienda autosufficiente. 

Quasi tutti, però, si sentirono più forti grazie alla casa e alla terra che avevano ricevuto a condizioni di favore, riscattabile in trent'anni. 

Si avviarono così al loro riscatto. Si inventarono altri lavori. Mandarono i loro figlioli a scuola. Crearono botteghe e fabbrichette. Le campagne si spopolarono meno che altrove. Nacquero persino nuovi borghi, in un tempo in cui tutti i paesi antichi dell'entroterra stavano invecchiando e morendo.

E' vero, non c'era l'Europa, non c'era la globalizzazione, non c'era il digitale, ma forse c'erano convinzioni e un cuore cristiano e socialista batteva nella nostra Maremma amara.


mercoledì 11 agosto 2021

Solidarietà con il calvario GKN


 

La chiusura della GKN è un disastro politico e geopolitico, locale e globale.

E' un'antica presenza dell'industria automobilistica a Firenze, che viene cancellata. E' una tradizione operaia e sociale, che ha un valore storico, non solo economico.

Quando questa industria si spostò a Capalle, fu consumato suolo prezioso per creare uno stabilimento modello. Con i contributi pubblici, la fabbrica ha continuato a lavorare e, anche recentemente, ad aggiornarsi.

I sindacati sono impegnati in prima fila perché questo disastroso licenziamento del 9 luglio 2021 sia ritirato. Nulla giustifica il licenziamento senza preavviso, via mail, di 422 dipendenti (a cui purtroppo vanno aggiunti pare decine di precari ed esternalizzati, che ovviamente non mancano mai, grazie all'opacità e alle ipocrisie del diritto del lavoro italiano).

Stasera, 11 agosto, in concomitanza con il ricordo del suono della Martinella per la Liberazione di Firenze, si tiene un'altra manifestazione di solidarietà.

A oggi, sul sito web del gruppo multinazionale, con sede direzionale a Londra, che è l'ultimo proprietario noto della fabbrica, la sede nel comune di Campi Bisenzio e nel cuore della Piana non è ancora stata cancellata.


Il governo Draghi sta promettendo almeno 13 settimane di cassa integrazione ai licenziati. Sarebbe una boccata d'ossigeno.

La fabbrica è permanentemente occupata dal collettivo degli operai. L'antico grido fiorentino antinazifascista, "Insorgiamo", è diventato il motto della resistenza dei lavoratori. Si teme molto che la proprietà porti via macchinari e risorse che attualmente sono in fabbrica.

Questo disastro sembra esser stato provocato da una di quelle decisioni a breve termine che consentono ai manager del capitalismo finanziarizzato di massimizzare i loro premi trimestrali, valorizzando i "tagli" dei rami meno redditizi dei loro imperi.

I politici fiorentini, toscani e italiani non si sono persi l'occasione per le loro passerelle, ma essi - dalla sinistra al centro alla destra - sono i primi responsabili del fatto che un'azienda possa consumare territorio, comprare pezzi di storia, impiegare centinaia di esseri umani con altrettante famiglie, senza assumersi tutte le relative responsabilità. Nel breve termine non pagano tasse, nel medio termine scaricano problemi sulle comunità locali, nel lungo termine non sono tenuti praticamente a nulla. 

Ammettiamo, per un momento, che un investitore registri seri problemi di costi di produzione. Ebbene, se questo fosse il caso, egli dovrebbe comunque offrire una buonuscita importante ai lavoratori, oltre che spendere per il pieno ripristino del territorio che hanno consumato, oppure contribuire a un progetto di riconversione. Saremmo anche in un regime di se-dicente capitalismo europeo socialmente responsabile, ma di tutto questo non c'è traccia. E l'ipocrisia di chi lo promette ora, in questa estate di crisi e confusione, come hanno fatto i ministri Orlando e Giorgetti, è veramente oltre il sopportabile. Sono due politici al potere da decenni. Come possono raccontarci di aver scoperto improvvisamente l'acqua calda? 

Spiace scriverlo, ma è chiaro a tutti che quello dei lavoratori GKN sarà un lunghissimo calvario, con il quale si deve essere solidali.

Poi, mentre così tante persone soffrono in prima linea, coloro che sono per loro fortuna lontani dal fronte devono avere il coraggio di ragionare lucidamente sugli errori politici ormai storici che hanno portato a una situazione così grave.

Per il nostro mondo civico, ambientalista e autonomista, è l'occasione per ribadire la necessità assoluta di avere economie locali forti e di rifiutare il controllo di capitale anonimo straniero sulle nostre imprese.

Per il mondo operaio è tempo di ritrovare radici, cultura, capacità di contestare la fabbrica in sé, non solo la sua minacciata chiusura.

La produzione industriale contemporanea, con le sue catene del valore globalizzate, l'hanno consentita l'Unione Europea e le grandi potenze centraliste, militariste, neocolonialiste.

Dobbiamo contestarla in modo molto più radicale di come sta accadendo da decenni a questa parte, ripartendo da Gramsci e riscoprendo figure come il grande socialista Raniero Panzieri

I lavoratori dell'industria devono tornare protagonisti a pieno titolo del dibattito politico, della gestione della produzione, di una nuova stagione di  autosufficienza economica, dell'autogoverno dei beni comuni, della costruzione della necessaria svolta ambientale.


martedì 26 gennaio 2021

Tre socialisti toscani per il secolo delle autonomie


Tre socialisti toscani, di generazioni diverse, hanno pubblicato un appello a essere socialisti nel XXI secolo. Sono Ione Orsini (classe 1949), Vincenzo Carnì (1964), Raffaele Rindi (1971). La lettera aperta è rivolta a chi crede nella necessità di essere fedeli alle proprie radici e alla storia, ma allo stesso tempo vuole essere socialista nel mondo di oggi, con i valori e con i fatti, non di nome o per mera nostalgia (o peggio per opportunismo). Un appello socialista autonomo e autonomista, che ci sentiamo di condividere interamente e che vi invitiamo a leggere integralmente. Eccovi il testo integrale.

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Per il socialismo nella Repubblica delle Autonomie

Vecchiano, domenica 24 gennaio 2021

Il socialismo è vivo. Persone che, per vari percorsi e sotto diverse denominazioni, ne portano avanti gli ideali sono attive in ogni territorio della nostra Repubblica, in tutta Europa, nel mondo. E dove non ci sono o sono poche, se ne sente drammaticamente la mancanza.

Forse la generosità e l’umiltà con cui siamo impegnati in ogni paesino e in ogni quartiere sfugge alla grancassa dei media italiani e internazionali, ma sbaglierebbe chi pensasse di cancellare la nostra storia, le nostre radici anarchiche e libertarie, il nostro essere all’origine della piena inclusione di ogni cittadino nella democrazia politica moderna (con il suffragio universale, con la scuola pubblica, con i servizi pubblici universali), il nostro impegno per l’emancipazione degli umili e la giustizia sociale, il nostro ripudio del colonialismo e della guerra, il nostro internazionalismo, la nostra passione per lo stato di diritto, le autonomie sociali e territoriali, le libertà individuali.

Nei meccanismi infernali della competizione globale siamo ancora noi a metterci di traverso, difendendo le comunità e le economie locali dalle grinfie della finanza e dalle catene del debito perpetuo.

Dove si resiste alle torsioni autoritarie delle grandi potenze, alle guerre imperiali infinite (dall’Afghanistan allo Yemen), ai guasti ecologici e alla distruzione del pianeta, trovate persone che sono socialiste (anche se esse militano sotto denominazioni diverse).

Chiunque voglia salvare la Repubblica delle Autonomie, lavori per una Europa diversa (che somigli più alla Svizzera che alla Cina), lotti per la pace e la vita del mondo, non può farcela senza di noi. Le forze civiche, ambientaliste, autonomiste, localiste, che si stanno organizzando dal basso per dare una risposta alle emergenze ambientali, economiche e sociali, hanno bisogno di noi. Chi cerca una alternativa al centralismo autoritario, tanto arrogante quanto inetto nella gestione dell’emergenza sanitaria, ci trova al suo fianco.

Mentre i “cari leader” nazionali ed europei fanno e disfanno gruppi parlamentari e governi, noi restiamo in trincea, contro ingiustizie e inquinamenti, degrado dei beni comuni, smantellamento dei servizi pubblici universali.

A un rispettato esponente della storia gloriosa del PSI, il compagno Claudio Martelli, vorremmo lanciare un appello affinché si impegni per l’unità dei socialisti. Non tanto di quelli che lo sono di nome, quanto di coloro che lo sono per i loro valori e le loro azioni.

Noi siamo vivi e siamo quelli di sempre: una rete plurale e inclusiva di persone e comunità, consapevoli della storia, ancorate a valori profondi, laicamente cristiane, coerentemente riformiste (e quindi antiliberiste), autonome e autonomiste, sempre di parte politica, mai con l’antipolitica, mai settarie e mai opportuniste.

Ione Orsini - Vincenzo Carnì - Raffaele Rindi
Per adesioni e informazioni: ione.orsini@virgilio.it
https://www.facebook.com/SocialistiAutonomistiToscani

 


 

 

 

 

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