Un discorso diverso in Toscana, per chi crede, in questa nostra madreterra, in questa fugace vita, in qualcosa di diverso
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martedì 19 maggio 2026

Uniti con Prato Civica Solidale nella lista Biffoni Sindaco


 

Lunedì 18 maggio 2026 nel Salone del Gonfalone della Provincia di Prato si sono riuniti tanti concittadini per conoscere e incontrare i candidati dell'area Prato Civica Solidale, che partecipa insieme ad altre esperienze civiche e culturali al progetto di lista civica unitaria "Biffoni Sindaco".

Nella foto, da sinistra: Mauro Vaiani, Caterina Ramogida, Matteo Biffoni, l'on. Paolo Ciani (Demos), Sandra Mugnaioni, Moreno Sarti.

Questo il simbolo della lista civica unitaria:


Con la sua presenza e il suo intervento, Paolo Ciani, ha testimoniato come l'impegno civico unitario della lista Biffoni Sindaco sia in sintonia con i dialoghi in corso in tutta la Repubblica tra civismi locali e territoriali, appassionati di autonomie, realtà d'ispirazione cristiano-sociale, gruppi riformisti.

Erano presenti altri candidati della lista civica, fra i quali Raffaele Falato e Chiara Berni. I civici di Prato sono chiamati ad allargare la partecipazione e a promuovere nuove competenze nella vita amministrativa della città, dei quartieri, delle frazioni.

I candidati dell'area civica solidale hanno presentato le proprie esperienze e priorità: Caterina Ramogida, così conosciuta e impegnata nel mondo della scuola; Sandra Mugnaioni, la sua risalente esperienza nel sociale e nella promozione culturale dei valori che costruiscono la pace; Moreno Sarti, il suo lavoro come avvocato civilista e il suo ancoraggio ai valori della famiglia, della legalità, della sicurezza.

Mauro Vaiani ha ricordato il suo impegno di una vita perché non sia dimenticata la Repubblica delle Autonomie voluta, assieme agli altri Costituenti, da Piero Calamandrei e da Tristano Codignola. Dopo diversi anni di impegno politico-culturale nel mondo delle autonomie italiane ed europee, ha raccolto la richiesta che gli è stata fatta dalla gente del suo quartiere, Mezzana di Prato, per portare un contributo di competenza e serietà, a partire dalla manutenzione delle cose più piccole, come candidato consigliere civico e indipendente. A Mezzana Vaiani è in campagna elettorale con Caterina Ramogida, la popolare professoressa del Buzzi.

Vaiani ha voluto affrontare di petto anche un interrogativo pesante che è sempre presente in questa campagna elettorale: la richiamata di Matteo Biffoni a fare, per la terza volta, dopo il breve intervallo della giunta di Ilaria Bugetti, il sindaco di Prato, è - per sintetizzare brutalmente - una minestra riscaldata?

Il ritorno di Matteo Biffoni, ha sostenuto Vaiani, è senz'altro il segno di una crisi della politica. Nessun partito, dopo il ritiro della sindaca Bugetti, ha saputo far emergere nuove personalità credibili. La crisi dei partiti è strettamente collegata con le gravi difficoltà del tempo che stiamo vivendo nella città e nelle comunità locali. La scelta di Biffoni, dopo che era stato eletto a furor di popolo in regione, è stata difficile, è rischiosa, ma soprattutto molto generosa.

Eppure in questo quadro complesso c'è un lato assolutamente positivo, ha concluso Vaiani: nei momenti davvero difficili, è provvidenziale potersi affidare a una persona di grande competenza e capacità di ascolto, disposta ad affrontare in modo innovativo vecchi problemi irrisolti e nuove sfide da far tremare i polsi. Non si possono cambiare davvero le cose senza conoscerle a fondo. Questa è la grande opportunità della ricandidatura Biffoni che un mondo civico, spesso critico e sempre indipendente, ha voluto cogliere.

* * * 


lunedì 4 maggio 2026

Prossimità, scuole, legalità per Prato


 

Lo scorso 30 aprile 2026, vigilia del Primo Maggio, i candidati dell'area Prato Civica Solidale nella lista civica unitaria "BIFFONI SINDACO" si sono incontrati al Circolo Ballerini di Mezzana.

“Ritorno alla Prossimità” era il tema dell'incontro, dedicato all'idea di rendere Prato e tutte le sue frazioni luoghi in cui ogni cittadino possa raggiungere a piedi tutti i servizi essenziali.

All’evento hanno partecipato i candidati (nella foto, da sinistra): Simone Puggelli, Caterina Ramogida, Mauro Vaiani, Sandra Mugnaioni e Moreno Sarti.

Nel confronto con gli abitanti di Mezzana e di Prato Est, Mauro Vaiani ha parlato della "città dei 15 minuti": «Non stiamo inventando la ruota, ma riscoprendo qualcosa di antico. Riscopriamo l’antica prossimità delle frazioni e delle borgate pratesi. E' un ritorno a una dimensione autenticamente umana della vita quotidiana». Vaiani ha poi promesso impegno per un cambio di metodo nell’amministrazione: «Devono tornare l'ascolto e la diligenza: ogni intervento, dalla manutenzione ordinaria alle grandi opere, deve nascere dal coinvolgimento diretto di chi quei luoghi li vive ogni giorno».

Le necessità delle scuole e dell’istruzione pubblica è stato approfondito da Caterina Ramogida, che ha messo a disposizione la propria esperienza educativa per costruire una scuola che non lasci indietro nessuno, specialmente nel supporto agli studenti che devono apprendere l’italiano. Su questo punto, Sandra Mugnaioni ha riportato i dati allarmanti forniti da un dirigente scolastico locale: a fronte di una necessità territoriale di 25 docenti per l'insegnamento dell'italiano come lingua seconda (classe A23), il Ministero ne ha assegnati a Prato soltanto 2. Una criticità che penalizza pesantemente l’integrazione e il sistema scolastico cittadino.

L’avvocato Moreno Sarti ha fatto chiarezza sugli aspetti normativi della campagna elettorale, confermando, codici alla mano, la piena legittimità della ricandidatura di Matteo Biffoni.

Simone Puggelli ha ripercorso i passi che hanno portato alla formazione dell'area Prato Civica Solidale, sottolineando come lo spirito della componente nella lista “Biffoni Sindaco” sia quella di rimettere al centro i bisogni concreti della comunità attraverso una partecipazione attiva e trasparente.

L’incontro di Mezzana conferma la volontà dell'area civico-solidale e dell'intera lista civica "Biffoni Sindaco" di proseguire un percorso di cura del territorio partendo dai quartieri, dalle frazioni, dalle periferie, per una Prato sempre più umana, sicura, accessibile, solidale.

Fonte: ufficio stampa di Prato Civica Solidale

Prato, Primo Maggio 2026

 

mercoledì 3 gennaio 2024

Contro il fascismo, soprattutto quello di oggi

 

Oggi, 3 gennaio 2024, ricorre l'80° anniversario del martirio dell'eroe antifascista Lanciotto Ballerini di Campi Bisenzio.

La ricorrenza viene ricordata, con la giusta solennità, in varie iniziative, sia a Campi che a Prato.

Quella di Lanciotto Ballerini è una bella figura, un esempio di umanità e di coraggio. Grazie a persone come lui il fascismo fu sconfitto e oggi tutti viviamo in una Repubblica e sotto una Costituzione che tutela tutti, non una parte.

La nostra piccola casa del popolo di Mezzana, che è dedicata a Lanciotto Ballerini, gli dedica due importanti eventi sociali, i prossimi 12 e 13 gennaio 2024. In calce a questo post pubblichiamo il programma delle due iniziative.

Ricordiamoci tutti perché siamo antifascisti e perché non dovremo mai smettere di identificarci come antifascisti.

Il fascismo storico è una storia finita e i suoi stessi sostenitori sconfitti ne presero atto, pagarono con il carcere, accettarono la grazia di Togliatti, aderirono alla Costituzione e iniziarono una nuova vita. A parte pochi nostalgici rancorosi, gran parte dei cittadini che avevano, per conformismo o per convinzione, aderito al fascismo, negli anni della Ricostruzione fecero nuove scelte: molti che erano stati socialisti nazionali tornarono ad avvicinarsi ai partiti della sinistra; tanti che erano moderati e monarchici seguirono la DC e i suoi alleati; qualcuno tornò liberale.

Non c'è quindi alcuna pagina storica da revisionare o da ridiscutere, anche se qualcuno, per ignoranza, settarismo, miseria intellettuale, opportunismo politico, magari ha provato e continuerà a tentare di fare. 

Il motivo più importante per cui occorre tenere viva una coscienza antifascista è che sono ancora attive nella società - italiana, europea, globale, umana - le tendenze nazionaliste, centraliste e autoritarie che del fascismo storico furono mallevadrici.

Quel centralismo autoritario, denunciato dalla Carta di Chivasso, che condusse alla morte il martire cristiano autonomista Émile Chanoux, il grande deputato socialista Giacomo Matteotti, i fratelli Rosselli e tanti altri, che trascinò il mondo nell'orrore della guerra mondiale e lo stato italiano anche in una breve ma tragica guerra civile, è ancora presente e attivo. 

Molti, che pure si dichiarano e anzi certamente sono antifascisti e democratici, non hanno ancora minimamente fatto i conti con quella tendenza che pure del fascismo fu l'incubatore.

A suo tempo quei conti li fece invece il giovane profeta e martire antifascista Piero Gobetti, di cui si sta già tornando provvidenzialmente a parlare in vista dell'ormai non lontano centenario della sua morte (15 febbraio 1926-2026).

Li fecero non pochi Toscani, ricordiamolo, quando organizzarono il Comitato Toscano di Liberazione Nazionale (CTLN), che fu antifascista e insieme propugnatore di una forma istituzionale anticentralista, di una ideale Repubblica delle Autonomie.

Li fecero figure di grandi costituenti anticentralisti e antiautoritari come Piero Calamandrei e Tristano Codignola (ma non tutti i padri costituenti furono anticentralisti e antiautoritari e non lo scriviamo certo per essere polemici o dissacranti, ma per rispetto della verità storica).

C'è tanto lavoro da fare, per eradicare vecchie e nuove forme di centralismo autoritario, che potrebbero facilmente partorire nuovi fascismi.

Vi aspettiamo a Mezzana, intanto, per onorare Lanciotto Ballerini e i valori dell'antifascismo!

 

* * *

Programma completo della due-giorni
per l'80° di Lanciotto Ballerini

Circolo ARCI “Lanciotto Ballerini” -Casa del Popolo di Mezzana
Via del Cittadino 39-41 – 59100 Prato
circolo.lballerini@gmail.com


Venerdì 12 gennaio 2024
    • Ore 18 – Proiezione del film “L’ultima corsa” sulla figura di Lanciotto Ballerini – regia di Massimo Smuraglia – alla presenza del regista
    • Ore 19 – Commemorazione con interventi di Ilaria Santi (Comune di Prato) – Federica Petti (Comune di Campi Bisenzio) – Ilaria Testa (presidente ARCI Prato) – Angela Riviello (ANPI Prato) – Fulvio Conti (ANPI Campi Bisenzio)
    • Ore 20 – Cena sociale (massimo 50 posti)
 

Sabato 13 gennaio 2024
    • Ore 12 – Proiezione del film “L’ultima corsa” sulla figura di Lanciotto Ballerini – regia di Massimo Smuraglia – alla presenza del regista, di esponenti ANPI, di Jan Vecoli (ARCI Toscana – Antifascismo e memoria)
    • Ore 13 – Pranzo sociale (massimo 50 posti)
 

Prenotazioni: Ketty 338 690 6005 – Stefanino 338 357 7346


Informazione importante: il contributo consigliato ai partecipanti, per ciascuno dei due eventi sociali, è di 20 Euro - Dai fondi raccolti il Circolo trarrà, oltre che il proprio autofinanziamento, un contributo per la solidarietà con il popolo Saharawi e per l’acquisto di alcune copie dell’opera a fumetti dedicata a Lanciotto Ballerini (a cura ANPI Campi Bisenzio) da destinare a giovani soci della casa del popolo di Mezzana, scelti dal presidente Domenico Basta.

Hanno contribuito all’organizzazione: Mauro Vaiani (dirigente del circolo) e David Desideri (ARCI Prato – Antifascismo e memoria).

Per informazioni sulla solidarietà con il popolo Saharawi:
Nadia Conti 3358262370

cittavisibili.arci@gmail.com


In collaborazione con:

ARCI PRATO - Comitato territoriale

ARCI Città Visibili - Solidarietà con il popolo Saharawi




giovedì 12 ottobre 2023

Un appello per Gaza anche per difendere Israele

 


Parto da un concetto difficile, che davvero pochi capiscono: conoscere le ragioni di inimicizie secolari è utile, ma la storia non torna indietro. Conosco abbastanza bene le ragioni storiche degli abitanti ebrei, arabi, drusi, armeni, beduini, samaritani e di molte altre comunità, della più svariata origine, ma invito a non usarle per distribuire patenti di torto o di ragione. 

Il passato può aiutare a capire quanti errori politici e geopolitici siano stati fatti, da forze locali, coloniali, internazionali. Ma non ci sarebbe nulla di più irrealistico che immaginare che il passato possa essere riparato o ripetuto. Non si riparerà mai abbastanza e non si ripeterà mai come molti, specie le persone stupide e settarie, vorrebbero. 

Accettiamo di guardare avanti, con fantasia, creatività, amore per le generazioni future, come fecero - più o meno sinceramente - le due più importanti realtà politiche arabe e israeliane al tempo di Rabin e Arafat, con gli accordi di Oslo del 1993.

Porto il lutto per tutti i morti (tutti vuol dire tutti, purtroppo quando si è in conflitto si uccide e si viene uccisi), ma mi rifiuto anche di partecipare a piagnistei. Non vedo innocenti, e nemmeno persone lungimiranti, fra coloro che hanno governato da quelle parti negli ultimi vent'anni (faccio una piccola eccezione per Yair Lapid, un uomo della mia generazione, che spero non mi deluda, perché ha ancora molto da dire e da fare).

Da vecchio amico di Israele non smetterò mai di augurarmi la cacciata di Netanyahu, narciso prepotente, incompetente, pericoloso per Israele, insieme a tutti quei parassiti (sedicenti "religiosi") che ha portato al potere. 

Come difensore da sempre dei diritti umani di tutti dappertutto, non smetterò mai di criticare la corruzione di tutte le organizzazioni internazionali, europee, arabe, palestinesi, che sprecano cifre enormi (gli Arabi Palestinesi non sono affatto dei poveri dimenticati, ma letteralmente mantenuti, con modalità che sono profondamente criticabili, a mio modesto parere).

Sui criminali di Hamas che sono al potere a Gaza non importa che scriva nulla, perché la degenerazione di quella setta fanatica è sotto gli occhi di tutti.

Se avessi un ruolo e una voce pubblica più importante, non mi sottrarrei al tentativo di porre limiti alla carneficina di questi giorni, dopo lo sciagurato pogrom scatenato da Hamas il 7 ottobre. Pare che molti potenti della Terra si stiano muovendo per la liberazione degli ostaggi (e spero anche per la liberazione di qualche prigioniero politico nelle carceri israeliane) e per una tregua. Me lo auguro sinceramente e prego perché qualche risultato sia raggiunto.

Come attivista e intellettuale, impegnato nel civismo in Toscana, e come esponente di una rete come Autonomie e Ambiente, che ha ambizioni di governo nella Repubblica delle Autonomie e nell'Europa dei Popoli, voglio espormi in un appello per gli abitanti di Gaza.

Se le cifre diffuse dai media internazionali sono attendibili, strette fra l'ignavia dell'Egitto e le politiche securitarie di Israele, schiacciati sotto il malgoverno di Hamas, mantenuti ma anche vessati dalla corruzione dell'Autorità Nazionale Palestinese, vivrebbero almeno due milioni di persone, a Gaza. Almeno un milione di esse sarebbero minori.

Sono troppi per restare tutti in quel fazzoletto di territorio ormai reso inabitabile dagli errori fatti sin qui.

Occorre aprire un corridoio umanitario per farne venire un po' da noi. Non come profughi, non come rifugiati, non come ospiti temporanei, ma come nuovi cittadini, da integrare, perché non hanno e non avranno mai un paese in cui tornare.

Apriamo un canale che consenta a intere famiglie di Gaza di immigrare qui in Toscana e negli altri territori italiani che fossero disponibili, aiutandoli un minimo (senza aggiungere il nostro assistenzialismo a quello internazionale che li ha ridotti come li ha ridotti), consentendo loro di rifarsi una vita qui.

Conosco abbastanza la nostra Repubblica di autonomie, per azzardare che potremmo accogliere decine di migliaia di famiglie che ormai laggiù non hanno più un posto dove vivere o dove tornare.

Sarebbe da fare.

Sarà fatto?

(Mauro Vaiani)


 





mercoledì 18 maggio 2022

Il civismo toscano conferma il suo spessore: il convegno di Siena

Il civismo toscano conferma il suo grande spessore culturale, oltre che politico, con il convegno di sabato 21 maggio 2022 organizzato a Siena, alle ore 9.45, presso l'Accademia dei Fisiocritici, in piazzetta Silvio Gigli 2, nell'auditorium. Il tema dell'incontro è: CIVISMO - radici, percorsi, prospettive. Gli organizzatori sono le forze del Terzo polo civico, in particolare la lista "Per Siena", fra i cui animatori figura Pierluigi Piccini.


Per conoscere meglio i relatori che interverranno al convegno “𝘾𝙞𝙫𝙞𝙨𝙢𝙤. 𝙍𝙖𝙙𝙞𝙘𝙞, 𝙋𝙚𝙧𝙘𝙤𝙧𝙨𝙞, 𝙋𝙧𝙤𝙨𝙥𝙚𝙩𝙩𝙞𝙫𝙚”: 


▪️Maurizio Viroli, professore di Comunicazione politica all’Università della Svizzera Italiana (Lugano), professore emerito dell’Università di Princeton e Professor of Government all’Università del Texas (Austin).
È stato consulente della Presidenza della Repubblica durante il settennato di Carlo Azeglio Ciampi (1999-2006) ed ha prestato servizio per la Presidenza della Camera dei Deputati durante la presidenza di Luciano Violante (1996-2001). Ha lavorato inoltre in qualità di Coordinatore del Comitato per la valorizzazione della cultura della Repubblica presso il Ministero dell’Interno e di Consigliere dell’ANCI. Il prof. Viroli si à laureato in filosofia presso l’Università degli Studi di Bologna ed ha ricevuto il titolo di Dottore di ricerca in Scienze politiche e sociali presso Istituto Universitario Europeo di Firenze. Ha insegnato e condotto ricerche presso le università di Cambridge (Clare Hall), Georgetown (Washington, D.C.), United Arab Emirates, Trento, Campobasso, Ferrara, l’Institute for Advanced Study of Princeton, la Scuola Normale Superiore of Pisa, l’Istituto Universitario Europeo (Jean Monnet Fellow), il Collegio di Milano e la Scuola Superiore di Amministrazione dell’Interno. Viroli ha promosso e diretto numerosi progetti di Educazione civica nelle scuole italiane. In particolare, ha fondato il Master in Civic Education ad Asti, di cui è anche Direttore. Partendo dall’affresco senese del Buongoverno, indicherà i tratti significativi di quella che può definirsi idealità civica.

 
▪️Steven Forti (Trento, 1981), professore di Storia Contemporanea presso l’Universitat Autònoma de Barcelona e ricercatore presso l’Instituto de Historia Contemporanea dell’Universidade Nova de Lisboa. Scrive per Limes, MicroMega, Left, CTXT, Epohi. Le sue ultime pubblicazioni sono: El peso de la nación. Nicola Bombacci, Paul Marion y Óscar Pérez Solís en la Europa de entreguerras (2014); Ada Colau, la città in comune (con Giacomo Russo Spena, 2016 - nuova edizione spagnola, 2019; El proceso separatista en Cataluña. Análisis de un pasado reciente (con Enric Ucelay-Da Cal e Arnau Gonzàlez i Vilalta, 2017). I suoi studi si centrano sulla storia politica e del pensiero politico dell’Europa del Novecento e dell’inizio del XXI secolo, con speciale attenzione alla storia comparata e transnazionale. Racconterà come Ada Colau e il suo movimento civico “Barcelona En Comù” abbiano vinto le elezioni a Barcellona e governino la città al secondo mandato.
 
 
▪️Livio Gigliuto (Catania, 1985), saggista, statistico, sondaggista, vicepresidente Istituto Piepoli Spa e impegnato nell'Osservatorio nazionale sulla comunicazione digitale, che ha prodotto una profonda e articolata serie di studi sul rapporto tra italiani, comunicazione digitale, pubblica amministrazione e imprese. 


▪️Nicoletta Parisi (Milano, 1950) Professore in Diritto e politiche di contrasto alla corruzione interna e internazionale nell’Università Cattolica S.C. Già membro del Consiglio dell’Autorità Nazionale Anticorruzione — ANAC (14 luglio 2014 — 13 settembre 2020). Coordinatrice di LIBenter per un “controllo diffuso” sull’ esecuzione dei progetti contenuti nel PNRR.


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“𝘾𝙞𝙫𝙞𝙨𝙢𝙤. 𝙍𝙖𝙙𝙞𝙘𝙞, 𝙋𝙚𝙧𝙘𝙤𝙧𝙨𝙞, 𝙋𝙧𝙤𝙨𝙥𝙚𝙩𝙩𝙞𝙫𝙚”

 

La rete civica ambientalista autonomista OraToscana sostiene e parteciperà al convegno. 

Per seguire OraToscana iscrivetevi al canale Telegram: https://t.me/OraToscana


giovedì 8 ottobre 2020

Moderazione, non esasperazione, anche di fronte alla crisi sanitaria


 

Di fronte alle esagerazioni e alle esasperazioni, abbraccio la moderazione della "Great Barrington Declaration". Si può e si deve convivere, con prudenza, con il coronavirus Covid-19, così come con altri vecchi e nuovi problemi. 

Crediamo nell'intelligenza e nelle capacità di autogoverno di ciascuno e di ciascuna comunità. 

Crediamo nel pluralismo degli approcci, nell'appropriatezza di decisioni prese con le persone per il bene delle persone, nella diversità di soluzioni necessaria perché ciascuna comunità umana è diversa. 

No al centralismo autoritario. No allo stato di emergenza. No al terrorismo mediatico. No alle speculazioni politiche (di maggioranza e di opposizione). No agli slogan urlati, al complottismo, all'incontinenza verbale, al settarismo.


https://www.facebook.com/MauroVaianiProfiloPubblico/posts/10159097020083756

 



martedì 14 luglio 2020

mercoledì 17 giugno 2020

Monete locali fiscali, qui e ora, in ogni territorio



Il nostro futuro non è nell'espansione senza limiti dei debiti pubblici gestiti sul cosiddetto mercato, da privati, sotto il continuo ricatto del fluttuare degli interessi (lo "spread" come strumento di potere e di sfruttamento). Né può essere questo il futuro della Eurozona, che invece, se continua così, crollerà. Ci sono delle alternative praticabili qui e ora, in ogni territorio: le monete fiscali locali. Rilanciamo qui, in proposito, un contributo dell'economista toscano Michele Bazzani, che a sua volta si ricollega agli studi di Stefano Sylos Labini, Massimo Costa, Marco Cattaneo e Biagio Bossone. Il tema viene approfondito dalla rete decentralista Autonomie e Ambiente. Basta con la rassegnazione. La povertà e l'austerità possono essere sconfitte.

Buona lettura:

Monete fiscali locali, qui e ora

Un intervento sulla possibilità di realizzare, qui e ora, forme di monete fiscali comunali, per costruire un futuro economico e sociale a misura d’uomo. L’autore è l’economista Michele Bazzani, esperto di finanza locale (lavora in un importante comune toscano), consigliere comunale di opposizione a Barberino-Tavarnelle.


MONETE FISCALI COMUNALI
UNA PROPOSTA PER UN VERO RILANCIO

  1. Premessa: la morsa austerità/debito

Negli ultimi decenni, più o meno dall’avvio del processo di unione monetaria europea con l’introduzione delle regole di Maastricht (1992), le politiche economiche pubbliche sono state sempre schiacciate dalla morsa dell’austerità e del debito. Da un lato il rispetto delle regole europee, che miravano al contenimento dell’inflazione, hanno indotto i governi ad adottare politiche fiscali restrittive che – ben lungi dal migliorare i conti pubblici – creavano ulteriori condizioni per deprimere la domanda interna e conseguentemente ridurre le entrate fiscali. Dall’altro l’espansione del debito, che si registrava anche in condizioni di avanzo primario, ha portato a rendere gli stati nazionali estremamente dipendenti dai “mercati”, o per meglio dire da quelle manovre speculative che miravano a orientare gli indirizzi governativi, fenomeno che si potrebbe sintetizzare con l’espressione “il ricatto dello spread”. In tal senso per il nostro paese gioca negativamente la scelta fatta nel 1981 di aver rinunciato alla monetizzazione del debito tramite la Banca Centrale e aver introdotto una gestione di “mercato” del debito pubblico.

  1. Moneta fiscale, sempre più attuale

Nell’attuale contesto, con la crisi economica indotta dal Covid19 e dai relativi blocchi delle attività economiche, il problema dell’espansione del debito appare ancora più attuale e, nonostante i massici interventi di acquisto sul mercato secondario da parte della BCE (che interviene per evitare il tracollo dell’intero sistema Euro), emerge sempre più evidente come i nuovi strumenti di indebitamento (MES, SURE, Recovery Fund…) saranno legati a condizionalità che ridurranno al minimo la sovranità dei nostri governi.

Per questo è sempre più attuale il dibattito per l’introduzione e la diffusione della Moneta Fiscale, uno strumento che permetterebbe di incrementare la domanda interna e riavviare il ciclo economico, senza accrescere il debito pubblico. Questa moneta, per non contravvenire ai trattati europei (art. 128 TFUE e Regolamento EC/974/98), non potrà essere a corso legale ma ad accettazione volontaria. A tal fine il gruppo di lavoro coordinato da Marco Cattaneo e Biagio Bossone, insieme a Stefano Sylos Labini e a Massimo Costa, ha individuato nella compensazione con crediti fiscali verso lo Stato il meccanismo per poter conferire a questa moneta la funzione di mezzo di pagamento, oltre a quelle di unità di conto e di riserva di valore: per questo tale moneta assume le caratteristiche di Certificato di Credito Fiscale. Inoltre non costituirebbe nuovo debito in quanto non impegna lo Stato né a pagare somme al portatore, né a convertire lo strumento in moneta a corso legale, pur essendo negoziabile con quest’ultima.

  1. E per gli Enti locali va ancora peggio…

L’attuale crisi pone notevoli difficoltà e sfide anche e soprattutto alle amministrazioni locali che, da un lato, devono far fronte a una riduzione delle entrate tributarie ed extra-tributarie (particolarmente colpiti i comuni più turistici), dall’altro, devono affrontare sempre più gravi situazioni di nuova povertà e pertanto essere costrette a incrementare le spese sociali. Inoltre, a differenza dello Stato, hanno l’obbligo del pareggio del bilancio a preventivo per le partite correnti e possono indebitarsi solo per spese di investimento (la cd. Golden Rule). Come ulteriori aggravante, a fronte di una crescita di crediti non riscossi (fenomeno che stava già accadendo prima del Covid19 e che sarà da adesso ulteriormente aggravata), devono accantonare somme sempre maggiori come Fondo Crediti di Dubbia Esigibilità riducendo la propria disponibilità per effettuare spese correnti. Per questo, lo strumento della moneta fiscale, che costituisce un’opportunità di finanziamento aggiuntiva della spesa pubblica, potrebbe essere la soluzione ideale per far fronte a queste difficoltà.

  1. I Certificati Comunali di Compensazione Fiscale (CCCF)

Dal punto di vista pratico si tratterebbe di emettere titoli che chiameremo CCCF “Certificati Comunali di Compensazione Fiscale”, infruttiferi, con valore nominale di 1 €, da distribuire come reddito di sussistenza agli indigenti, sotto forma di varie prestazioni a carattere sociale o come incentivi per il personale dipendente. Questa moneta sarebbe spendibile inizialmente presso aziende ed esercizi commerciali convenzionati con il Comune e potrà essere successivamente scambiata volontariamente tra privati. Per quale motivo dovrebbe essere accettata volontariamente? Per rispondere a questo cruciale quesito, basti ripensare al ruolo delle tasse e il motivo per cui vengono introdotte: non solo e non tanto per finanziare la spesa pubblica, ma soprattutto per imporre l’uso di una certa moneta, nel momento in cui questa sia meramente fiduciaria, e cioè priva di valore intrinseco (come accadeva per le monete in metallo pregiato) oppure non convertibile in oro. Al momento tutte le valute mondiali sono fiduciarie, in quanto non più convertibili in oro, dopo gli accordi di Bretton Woods e la fine del sistema basato sul Gold Standard (1971). Pertanto i CCCF potrebbero essere utilizzati, dopo un periodo quantificabile in 2-3 anni, per poter far fronte alle obbligazioni tributarie ed extra tributarie verso il Comune, rendendolo accettabile volontariamente negli scambi tra privati. L’ambito comunale è preferibile rispetto a quello di altri enti locali perché sono numerosi i tributi locali e le tariffe dei servizi erogati a livello comunale che potrebbero essere compensati con i CCCF. Sotto il profilo dell’iscrizione a bilancio si ritiene che tale strumento non costituisca debito al momento della sua emissione, ma che possa diventarlo al momento del suo rimborso sotto forma di pagamento delle entrate comunali, cosa che indurrebbe una riduzione delle entrate comunali in euro. Ma a quel punto si sarà già avviato un incremento dell’attività economica che porterà effetti positivi anche per il bilancio comunale, sotto forma di maggiori entrate e di minore accantonamento sul Fondo Crediti di Dubbia Esigibilità. Inoltre, saranno possibili nuove emissioni di CCCF per mettere a regime un sistema che finanzierebbe in valuta locale parte delle spese comunali, attualmente denominate in euro, creando un bilancio parallelo a pareggio. In un tale contesto emergerebbe anche un’altra funzione della tassazione, che è quella di rastrellare valuta in eccesso per prevenirne la sua svalutazione. A tal fine si potrà incentivare l’uso dei CCCF anche per il pagamento di tributi locali prevedendo uno sconto nel caso che il pagamento avvenga con questa valuta e non in euro.

Sotto il profilo tecnico, questi CCCF, oltre che in forma cartacea con le opportune precauzioni anti contraffazione, potrebbero circolare come valuta virtuale da caricare sulla Tessera Sanitaria o sui singoli account Satispay, circuito dove le transazioni tra privati già avvengono digitalmente al di fuori del circuito bancario.

  1. Limiti e opportunità

Il vero limite di una moneta locale è quello che l’accettazione volontaria avviene solo all’interno di quel comune e tra privati residenti o che devono pagare tasse, tributi e tariffe in quel comune. Questo limite può e deve anche essere visto come opportunità ipotizzando lo sviluppo di un circuito economico locale, fatto di acquisti a km 0, incentivi per il consumo di prodotti locali, e in cui la stessa Amministrazione Comunale potrebbe contribuire prevedendo di ricorrere preferibilmente e prevalentemente ad aziende del territorio comunale per l’affidamento di forniture di beni, servizi e lavori al di sotto della soglia dei 40.000 € (art. 36 comma 2 lettera a del Codice degli Appalti).

Michele Bazzani


17 giugno 2020



venerdì 3 aprile 2020

Postcoronavirus: abolizione della schiavitù delle esternalizzazioni




Quando passerà l'emergenza coronavirus, avremo riacquisito la consapevolezza della necessità e dell'importanza delle pulizie e delle manutenzioni dei nostri palazzi pubblici e privati.

Finalmente torneremo a dare la giusta centralità a chi, dall'ospedale alla scuola, dall'ufficio privato agli spazi pubblici, pulisce e manutiene.

E, se ci scorrerà ancora sangue nelle vene, aboliremo la schiavitù in cui abbiamo relegato queste persone.

Daremo loro un orario dignitoso e ridotto, rispetto a chi fa lavori più sedentari e meno strategici.

Li pagheremo almeno due o tre volte di più di quanto li paghiamo oggi.

Ogni organizzazione pubblica e privata dovrà averli come DIPENDENTI e trattarli come i più importanti dei propri DIPENDENTI.

Finirà la vergogna delle esternalizzazioni e del risparmio sulla loro pelle. Si porrà fine al disprezzo del lavoro manuale. Ci si vergognerà di aver ridotto in condizione servile, precaria e miserabile queste persone.

Capi politici e sindacali, dirigenti pubblici e privati che HANNO OSATO cercare di risparmiare su di loro, dovranno dimettersi, oppure finalmente accettare di ridurre il LORO stipendio e il loro potere, per restituire libertà e dignità a queste persone così importanti.

Prepariamoci, perché avremo la possibilità di cambiare in meglio, almeno questo!

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L'immagine di alcuni di questi lavoratori,
a corredo di questo post, è presa dal sito:
http://www.manutencoop.coop/



martedì 31 marzo 2020

Postcoronavirus: chiuse le centrali di strozzinaggio internazionale




Buone notizie dal mondo che ci aspetta dopo il coronavirus: si possono chiudere e smantellare le centrali di strozzinaggio internazionale, a partire da quell'ircocervo di banca europea chiamato MES (o anche ESM, European Stability Mechanism).

Prendiamo lo spunto da una importante presa di posizione di alcune delle forze autonomiste sorelle di Autonomia e Ambiente, per ribadire che il MES è pericoloso e inutile. Si può e si deve chiudere.

La Repubblica Italiana deve denunciarne il trattato istitutivo. Lo abbiamo già detto e approfondito in altri post, ma vale la pena ribadirlo: non abbiamo bisogno di un'altra banca internazionale, gestita in modo privatistico (apparentemente "tecnico" e invece drammaticamente opaco), che faccia prestiti, con tassi da usura e con condizioni capestro, alle comunità e ai territori.

I debiti pubblici delle comunità politiche e dei territori vanno gestiti in modo pubblico, come si faceva prima del 1981. Devono essere cristallizzati in istituzioni bancarie pubbliche, sotto il controllo dell'opinione pubblica di ciascun territorio, senza interessi o solo pagando minimi interessi tecnici.

Ribadiamolo e ricordiamolo sempre.


sabato 5 gennaio 2019

Il centralismo, certezza di insicurezza



Riprendiamo e precisiamo una posizione difficile, che noi decentralisti dobbiamo mantenere con forza, chiarezza politica, lungimiranza, contro i centralisti che sono un pericolo per l'Italia, l'Europa e per tutto il mondo.

Tantissimi cittadini della repubblica italiana volevano dal nuovo governo dei segnali chiari su due temi drammatici.

Primo, si chiedeva di porre un freno all'azzardo morale dell'immigrazione clandestina, a questa tragedia di migliaia di persone, soprattutto giovani donne e uomini, non di rado poco più che bambini, che - letteralmente - si gettano attraverso il deserto e in mare, per tentare di entrare in Europa. Queste persone rischiano la vita e, per tutta la durata dei loro terrificanti e disperati viaggi, sono vittime dei trafficanti di esseri umani.

Secondo, i cittadini chiedono che sia posto fine al limbo in cui sia rifugiati che migranti vengono tenuti per anni, con enormi costi per le casse pubbliche, nell'attesa che si avvii la loro piena integrazione (o la loro espulsione).


Dopo sei mesi che il nuovo governo è al potere, dopo aver esaminato l'ennesimo decreto "sicurezza", a noi decentralisti è chiaro che cambiamenti concreti su questi due punti non sono arrivati. Siamo ancora totalmente subalterni alla miope arroganza di coloro che scrissero la legge Bossi-Fini, alle ipocrisie di Monti e Renzi, all'illusione securitaria di Minniti.

Va detto con chiarezza che questo governo Conte, al di là della aggressività verbale del ministro centralista e sfascista Matteo Salvini, non sta risolvendo, ma semmai complicando le cose. La Libia e la Tunisia continuano a riempirsi di profughi che vogliono disperatamente entrare in Europa. I rifugiati e i migranti che sono già sul territorio italiano continuano a vivere in una condizione incerta, che ci tornerà indietro come un gigantesco boomerang (che poi è quello che alcuni cinici registi della propaganda anti-immigrati in realtà vogliono: che siano più precari per farci sentire tutti più precari...).

Pur restando distinti e distanti da sindaci come Orlando, De Magistris, Nardella e Pizzarotti, noi sappiamo, anche per la conoscenza diretta che abbiamo del funzionamento dei servizi sociali comunali e delle condizioni concrete di vita dei migranti, che la loro protesta contro il decreto Salvini è fondata. Sarà goffa, sarà strumentale, sarà forse un altro regalo alla propaganda salviniana, ma - lo ripetiamo - è ampiamente giustificata.

Non ce ne rallegriamo, sia chiaro, ma nemmeno ci meravigliamo che il governo Conte-Salvini-Di Maio stia fallendo su questo fronte. Noi decentralisti sappiamo bene che il centralismo securitario è certezza di più insicurezza per tutti.

Ebbene, di fronte a questo quadro desolante, sia chiaro a tutti, ai centralisti al potere, ai centralisti all'opposizione, CHE NOI MILITANTI DELL'AUTOGOVERNO NON CI STIAMO.

Un governo decentralista inizierebbe subito a combattere il colonialismo in Africa. Contribuiremmo ad affrontare le richieste dei migranti il più possibile vicino ai loro luoghi di partenza, in cooperazione con i non pochi governi (statali e locali) che stanno cercando davvero di proteggere la propria gente dal disastro ambientale e sociale che la globalizzazione sta portando in gran parte del continente. Dalla Tunisia all'Etiopia, passando per il Mali e per il Centrafrica, ovunque ci sono istituzioni e leader africani localisti, ambientalisti, democratici, con cui si può collaborare per porre fine all'azzardo morale della migrazione clandestina verso l'Europa.
 Un governo decentralista aprirebbe canali legali di immigrazione e integrazione, coinvolgendo i territori in una gestione delle persone immigrate più oculata, meno arbitraria, non buonista, non assistenzialista.

Noi ci candidiamo per il dopo Salvini, per rappresentare coloro che vorranno finalmente tornare a una politica meno cinica, più seria, dell'autogoverno e della responsabilità di tutti, dappertutto.

* * *

Leggi anche una prima riflessione pubblicata a caldo, ieri, su Facebook:

https://www.facebook.com/MauroVaianiProfiloPubblico/posts/10157076192208756


mercoledì 24 ottobre 2018

L'unico modo dignitoso di ricordare la "Inutile Strage"


Il centenario della fine della #InutileStrage si avvicina.
Insieme a pochi altri, abbiamo resistito al dilagare delle celebrazioni patriottarde, alle feste inopportune, alle celebrazioni renziane e salviniane che hanno tentato di "riabilitare" questa grande tragedia.
Non dimentichiamo mai quanti infami e quante infamie ci sono state in quella guerra.
Per coloro che abitano vicino a Figline Valdarno, un invito a un momento di riflessione davvero importante, sabato 27 ottobre 2018, ore 17.3, presso la libreria "La Parola", Corso Giuseppe Mazzini 26, Figline Valdarno, Toscana.
Sergio Staderini presenta la raccolta delle lettere di suo nonno Lorenzo.
Venite!


domenica 27 maggio 2018

Contro le mafie, ma guardando le cause, non solo le conseguenze



Siamo arrivati al 25° anniversario della strage di Via de' Georgofili, il nostro piccolo "11 settembre" toscano. Ricordiamo e onoriamo le vittime della notte fra il 26 e il 27 maggio 1993: Angela Fiume e Fabrizio Nencioni, le loro figlie Nadia e Caterina e lo studente Dario Capolicchio.

Suggerisco anche di rileggere le parole del nostro grande poeta fiorentino e toscano Mario Luzi.

Ho contribuito a riflessioni pubbliche in cui ci esponiamo a chiedere a tutti maggiore attenzione alle cause e non solo alle conseguenze dei fenomeni mafiosi. Noi vediamo una connessione diretta fra centralismo e mafia, perché quando interi territori sono abbandonati o trattati come colonie, nella abissale distanza fra palazzi e popoli si incunea proprio l'intermediazione mafiosa. Non serve chiedere più stato contro le mafie vecchie e nuove, perché esse fioriscono proprio grazie agli errori del centralismo autoritario degli stati. Sappiamo che stiamo sollevando un tema difficile, ma non vogliamo nemmeno mettere la testa sotto la sabbia. A chi dobbiamo il proibizionismo, per esempio? E cosa è il proibizionismo se non la principale fonte di finanziamento, storicamente, di tutte le mafie esistenti al mondo?

Concludo con un ricordo personale. Al tempo dell'attentato lavoravo come tecnico di reti e sistemista VAX-VMS per una importante azienda fiorentina. Uno dei nostri progetti aveva una base logistica proprio di fronte alla Torre de' Pulci mezza distrutta. Gli effetti dell'esplosione danneggiarono anche il nostro ufficio, con le macchine e i sistemi delicati che vi si trovavano. Nei giorni successivi al disastro, i miei superiori mi chiamarono per contribuire a valutare i danni e a immaginare come si potesse procedere per recuperare, pulendole una a una dalla polvere e dai detriti dell'esplosione, una parte almeno delle apparecchiature.

Il mio sopralluogo nell'ufficio distrutto, di fronte alla torre distrutta, fu doloroso. Mentre camminavo fra i detriti, fu inevitabile pensare che, come allora accadeva molto più spesso di oggi, se magari per un backup o un intervento notturno qualcuno di noi si fosse trovato in quell'ufficio, avrebbe potuto ferirsi gravemente e magari anche finire nella lista delle vittime.

A parte qualche consiglio sulla pulizia dei computer, non potetti fare niente di significativo. Ringrazio la Provvidenza, comunque, per avermi dato occasione di attraversare, incolume, quelle stanze distrutte e impolverate. Hanno cristallizzato dentro di me il rifiuto assoluto del terrore e la scelta interiore di essere, finché avrò respiro, un cittadino contro la violenza.

* * *

(La foto è tratta dal dettaglio di una immagine di archivio RAI)
  

domenica 29 aprile 2018

Festa dei santi di Capalle



Festa dei tre santi di Capalle, oggi, più nota semplicemente come "Festa dei Santi".
La festa onora cristianamente le relique di tre martiri, Enea, Onorio e Valerio, che arrivarono nel borgo lungo il Bisenzio nel Cinquecento.
Si celebra ogni anno, l'ultima domenica d'aprile.
Stamane, nella bella chiesa di Capalle, la propositura dei Santi Quirico e Giulitta, abbiamo scattato la piccola foto allegata a questo scritto.
Davanti all'altare si riconoscono le teche che custodiscono i resti mortali dei tre santi.
In chiesa c'erano figuranti vestiti con abiti che evocano il tempo del glorioso Rinascimento toscano, organizzati dall'associazione "Amici per Caso", che da ormai più di vent'anni sta impegnandosi per la conservazione delle tradizioni, dell'identità, della abitabilità di Capalle.
"Amici per Caso" è presieduta da Daniele Matteini, un vero capallese.
La cerimonia è stata molto solenne, anche grazie al bravo coro parrocchiale, che ha cantato, fra l'altro, la stupenda e commovente Anima Christi.
La festa dei tre santi di Capalle era andata un po' in declino, ma grazie all'impegno degli "Amici per Caso", ora sta pian piano riprendendo forza.
Quanto sia radicata la Festa dei Santi lo dimostra la leggenda che associa Enea al sole, Onorio all'acqua e Valerio al vento. I tre elementi si scontrano pacificamente, ogni primavera, senza che nessuno abbia mai completamente la supremazia sull'altro, rigenerando insieme la vita. Scavando appena sotto la loro cristianizzazione, si riconoscono gli elementi di qualcosa di più ancestrale e per questo necessario alla conservazione della nostra umanità.
Queste piccole feste paesane vanno considerate, a tutti gli effetti, vera e propria resistenza umana delle comunità locali all'omologazione distruttiva della cosiddetta globalizzazione.

Coloro che non sapessero dove è Capalle, non si preoccupino: troveranno il paesino al trivio segnato da una colonna lorenese.
Purtroppo la colonna di Capalle non è in buone condizioni. Ssperiamo in un interessamento al suo restauro da parte di una amministrazione comunale più saggia, quella che si spera venga eletta il 10 giugno 2018 prossimo nel comune di Campi Bisenzio, di cui Capalle è uno dei borghi.
Qui sotto una foto della colonna lorenese di Capalle:


La fonte di questa foto è il sito http://www.rigacci.org, dove potete trovare una rassegna di 18 colonne di insegna stradale leopoldine che ancora resistono alla furia del tempo.


mercoledì 14 febbraio 2018

Aiuti allo sviluppo non agli sviluppatori



Bianchi che aiutano neri. Siamo sempre fermi lì?
La foto proviene da https://www.oxfam.org/en/work-oxfam

A proposito delle mele marce che Oxfam e Medici Senza Frontiere si sono ritrovate fra i propri dipendenti, si evocano le scomode pagine de "La Pelle" di Curzio Malaparte, forse non a torto. Ogni volta che forze della modernità colonialista dominante entrano e stazionano nei paesi perdenti, colonizzati, bisognosi di "aiuto", si scatena inevitabilmente la peste malapartiana: epidemie di servilismo fra i colonizzati e deliri di impunità fra i colonizzatori.

Da quando il colonialismo si è lentamente trasformato in un più ipocrita ma non meno crudele neocolonialismo, l'Occidente dominante e predatore ha continuato a moltiplicare i propri "aiuti" ai paesi da esso stesso distrutti.
Ovviamente si sono moltiplicate anche le missioni militari imperialiste, sempre più ipocritamente camuffate in "missioni di pace".
I governi donatori non lesinano finanziamenti, che si rivelano inevitabilmente corruzione e soggezione per i paesi che li ricevono.

A coloro che non sono agenti di un governo oppressore, a chi non si mette al servizio di progetti neocolonialisti, a chi non è rappresentante di interessi economici brutali, ci sentiamo di ricordare alcune poche semplici regole che consentono di sfuggire alle trappole dell'ipocrisia e della corruzione in questa macchina infernale degli "aiuti" internazionali. Guai a fare azione umanitaria, o carità religiosa, o a esercitare qualsiasi altra forma di solidarietà diretta in un territorio senza rispettare almeno queste semplici avvertenze.

Eccole:
- 1) non tentare di portare da fuori ricette di aiuto o di assistenza, se esse non sono davvero state pensate per i territori destinatari e insieme con le persone direttamente beneficiate;
- 2) non fare mai interventi in un paese colonizzato usando finanziamenti pubblici delle potenze coloniali;
- 3) non farsi chiamare "volontari" se si è personale stipendiato;
- 4) accettare stipendi normali, rifiutando di essere strapagati come funzionari internazionali pubblici (altrimenti si finisce per essere facilmente tentati dagli stessi fenomeni corruttivi)
- 5) a parte situazioni eccezionali di estrema emergenza, rifiutarsi di prolungare una azione di solidarietà se essa non è ancorata a un serio progetto di liberazione politica ed emancipazione economica, che, entro un termine ragionevole, renda l'aiuto fornito sostanzialmente superfluo.

Non sono discorsi facili, ci rendiamo conto, ma li raccomandiamo caldamente a tutte le anime generose del mondo, che non vogliono essere confuse con un funzionariato internazionale sempre più ricco e potente, discusso e discutibile, tanto meno con le forze del neocolonialismo che opprimono popoli in tutto il pianeta, ancora meno con coloro che raccolgono fondi più che per lo sviluppo per gli "sviluppatori".

domenica 26 novembre 2017

Verso una alternativa toscana?





Venerdì 24 novembre 2017, al circolo Il Progresso, a Firenze, si sono riuniti in assemblea i ribelli della sinistra toscana. L'incontro è stato convocato dal combattivo Tommaso Grassi, capogruppo a Palazzo Vecchio di Firenze Riparte A Sinistra, insieme con Giacomo Trombi, Donella Verdi, oltre ad altri esponenti dei circoli e dei movimenti della sinistra fiorentina, fra cui l'ex consigliere regionale  Mauro Romanelli.
Perché c'è stata questa assemblea affollata, con oltre cento partecipanti?
E' stato un momento di rivolta in risposta alla crisi del processo di dialogo nazionale del Brancaccio, aperto dall'appello Falcone-Montanari.
Il processo popolare del Brancaccio aveva coinvolto partiti nazionali e movimenti locali, attivisti politici e centri sociali, ma è stato stroncato dalla decisione verticistica di tre piccoli partiti a sinistra del PD - MDP, SI e Possibile - di fare una loro lista unitaria, decisa da Roma, dal vertice. Una scelta che appare, alla base popolare fiorentina e toscana del Brancaccio e ai leader locali che hanno convocato la assemblea al circolo Il Progresso, una miope operazione di mera sopravvivenza politica degli attuali gruppi dirigenti.
A me pare che la comunità riunita venerdì sera sia in grado di contribuire a una vera alternativa democratica toscana, che è necessaria.
A moltiplicare, per esempio, le battaglie per il territorio come quella vincente di Sesto - senza con questo pensare che in politica sia necessario vincere sempre, per imporre una svolta politica e culturale.
Questa area alternativa, peraltro, è l'unica con cui siamo riusciti a dialogare profondamente su molti temi, in questo anno del dopo-referendum costituzionale, non ultime le conseguenze drammatiche dell'imposizione al paese del "Rosatellum-Fascistellum".
Oltre che con loro, ovviamente, dobbiamo cercare un dialogo con tante persone del civismo e con coloro che stanno partecipando ai Meetup dei Cinque Stelle (ma che sono liberi da ogni complesso settario), senza dimenticare che molte persone anche provenienti dal centro e dalla destra stanno aprendo la mente ai problemi posti dalla distruzione del territorio, allo smantellamento dei servizi pubblici universale, alle tendenze pericolosamente centraliste (e in definitiva autoritarie) che dominano a Roma e a Bruxelles.
Altrimenti che accadrà nei prossimi anni?
Andranno in parlamento dei deputati scelti solo dagli attuali vertici politici e continueranno a pioverci sulla testa leggi e provvedimenti sempre più tecnocratici e autoritari. La repubblica delle autonomie è in pericolo!
Andranno ai ballottaggi per l'elezione dei nostri sindaci toscani persone dei Cinque Stelle e delle destre, che forse riusciranno a battere i sindaci del "Sì". Si spera che siano brave persone, come è accaduto a Livorno, a Carrara, a Pistoia, ma essere brave persone in politica non basta. 
Per coloro che si interessano più profondamente alla politica fiorentina e toscana, suggerisco di ascoltare almeno i primi 90 minuti della cronaca audio dell'intera assemblea, che è disponibile su Facebook a questo link:
https://www.facebook.com/tommasograssi85/videos/10214064810080475/?fref=mentions&pnref=story.
Intorno al 64 minuto (1:04') c'è anche il mio breve saluto.
Noi crediamo in una alternativa toscana.
Noi ci siamo e ci saremo.
Coraggio.


lunedì 27 febbraio 2017

Toscana da riscrivere









E' arrivato il momento di trasformare il "NO" al centralismo che abbiamo espresso il 4 dicembre scorso, contro la riforma Boschi-Renzi-Verdini, in una azione politica diretta per la libertà e la giustizia, per la difesa dei beni comuni e dei servizi pubblici universali, per una radicale democratizzazione delle istituzioni dell'autonomia locale in Toscana, per rispondere alle attese della povera gente, per abbracciare senza riserve la fine del consumo di suolo e una politica zero-rifiuti, per la riforma dell'Euro e della casa comune europea, per il disarmo e la pace mondiale.
Chi scrive farà la propria parte, dopo trent'anni di attivismo e di studi sull'autogoverno della Toscana, a quasi vent'anni dalla pubblicazione di "Noi Stessi" (Vaiani, 1998), dopo aver condotto, nel proprio dottorato un approfondimento sulle condizioni sociali che rendono possibile la fine della concentrazione di ricchezze e di potere, in una nuova primavera delle democrazie locali (Disintegration as Hope, Vaiani, 2013).
Occorrono nuovi movimenti per l'autogoverno democratico, capaci di avviare, ciascuno nel proprio territorio, una concreta esperienza di riscatto sociale, oltre che in grado di federarsi dalla Scozia alla Corsica, dalla Catalogna al Kurdistan turco, per riformare la casa comune europea e tornare a impegnarci tutti insieme in un movimento internazionale per il disarmo e la pace mondiale.

Ne occorrono anche nei diversi territori italiani e noi abbiamo fiducia che si stiano formando, a cominciare dal DEMA a Napoli e dal rinnovamento degli storici movimenti indipendentisti e federalisti, come quelli della Sardegna e del Veneto.
Ne vogliamo fondare uno anche in Toscana: un nuovo movimento per l'autogoverno della nostra madreterra.
C'è una Toscana da riscrivere, grazie alla veraforza operosa e mite della nostra della nostra coesione vernacolare, delle nostre tradizioni e libertà, dei sentimenti democratici e sociali che traggono ancora vita dalle nostre radici anarchiche e socialiste.
Dateci una mano.
Vi aspettiamo sabato 4 marzo 2017, alle 10, al circolo operaio di Porta al Prato, in via delle Porte Nuove 33, a Firenze.



martedì 10 maggio 2016

I Samaritani per la Tunisia

 


In questi primi giorni di primavera 2023 assistiamo al disastro del "rilascio" di migranti dalla Tunisia. C'entra forse, come sospetta l'amico toscano-tunisino Giacomo Fiaschi, la manina dell'attuale presidente-dittatore (un altro grande successo del presidenzialismo...) Kaïs Saïed. C'entra ancora di più, a modesto parere dell'autore di questo blog, il rifiuto ostinato di aiutare questa piccola repubblica, da parte dell'Italia e dell'Europa. A questo proposito abbiamo tirato fuori dall'archivio questo articolo del 10 maggio 2016, scritto da Mauro Vaiani, quando era presidente del fondo Samaria, che si era attivato per una solidarietà concreta (Ndr, 25 marzo 2023).

 

La Tunisia è una piccola repubblica di 10 milioni di abitanti, che ospita centinaia di migliaia di profughi. La Rivoluzione dei gelsomini del 2011 ha dato inizio a un processo di democratizzazione, solidamente fondato sui diritti umani universali che sono stati sanciti dalla nuova costituzione [Federalismi]. Grazie alla testimonianza di tante persone italiane che vivono e lavorano in Tunisia, come l’intellettuale toscano Giacomo Fiaschi [Facebook], abbiamo notizie dirette e promettenti sul profondo cambiamento politico e sociale in corso. Come ci spiega l’intellettuale tunisino Ferhat Othman su Contrepoints, un clima di minore diffidenza reciproca fra forze politiche di ispirazione sia laica che islamica potrebbe portare a un evento storico: l’abolizione dell’articolo 230 del locale codice penale, quello che punisce la sodomia e che è alla base di tante persecuzioni e sofferenze per le persone gay in Tunisia.

Leggi l'intero articolo sul sito "Il grande Colibrì":

https://www.ilgrandecolibri.com/fondo-samaria-tunisia/

 

 

venerdì 11 marzo 2016

Stop Deportation


Salonicco, con manifestazioni praticamente quotidiane, manda un messaggio chiaro: stop deportation, basta deportazioni.
Vogliamo rilanciarlo, questo grido, che dovrebbe far venire i brividi a ogni persona con un po' di cervello e un po' di cuore.
L'antica Tessalonica, da quando è diventata "moderna", ne ha già viste tante: la distruzione del quartiere ebraico, la cacciata delle popolazioni ottomane, l'arrivo forzato dei greci espulsi dall'Anatolia, l'immigrazione dal resto della penisola balcanica dopo il crollo dei regimi realsocialisti.
Oggi la questione più scottante è il destino dei profughi della guerra di Siria.
I clandestini resistono alle angherie e alle privazioni, con l'aiuto degli studenti, dei movimenti più radicali, della povera gente, ma la situazione è davvero, davvero grave, con decine di migliaia di persone nascoste nelle periferie e nei quartieri più degradati di Salonicco, oppure ammassate alla frontiera fra la Macedonia greca e la Alta Macedonia slava (la repubblica nota internazionalmente come FYROM, Former Yugoslav Republic of Macedonia, il cui governo risiede a Skopie).
E' evidente che tante famiglie della Macedonia greca, che hanno le proprie radici nei trasferimenti forzati di popolazione imposti dagli opposti nazionalismi greco e turco, e che hanno tanti parenti migranti in ogni parte del mondo, non chiuderanno la porta in faccia ai rifugiati. Ma hanno bisogno di aiuto!
Lanciamo un appello al nostro governo perché si muova, anche da solo, senza rassegnarsi all'ipocrisia americana e all'ignavia europea.
Occorrono aiuti umanitari immediati alle popolazioni siriane, stremate dalla guerra civile.

Anche ciascuno di noi, come singolo cittadino, può fare qualcosa, sostenendo la resistenza nonviolenta dello HDP (Il Partito Democratico dei Popoli) contro l'autoritarismo, la corruzione, il filo-islamismo del governo degenerato di Erdogan in Turchia - governo che va considerato, insieme ad Americani e Sauditi, fra i maggiori responsabili del prolungarsi della guerra civile che ha distrutto la Siria.
Occorre sostenere la resistenza dei cantoni curdi del Rojava, che si sono liberati dall'oppressione dei miliziani islamisti dell'ISIS.
Occorre mobilitarsi contro l'imminente pericolo di nuove avventure militariste e colonialiste, come quelle in cui si vorrebbe trascinare l'Italia in Libia.
E' incredibile quanto possono essere utili anche piccole prese di posizione su Facebook e su Twitter, e ancora di più delle donazioni, non importa quanto piccole!
Non siate pigri!
Non esitate!





* * *

(Le foto sono estratte da nostri scatti, in questi giorni di lavoro a Salonicco, nda)

venerdì 18 dicembre 2015

Ciao Riccardo Marasco, profeta di Toscana


Il 18 dicembre 2015 un grande toscano, Riccardo Marasco, ci ha lasciato per tornare nel seno dei nostri avi e della Provvidenza. Grazie a lui abbiamo conservato un pochina della nostra identità. Con lui continuiamo a vivere e cantare, aggrappati ai valori della Toscana.


Alcuni link da esplorare in ricordo di Riccardo Marasco:

- il suo sito ufficiale, appena riaprirà dopo il lutto
- una collezione particolarmente toccante dei suoi brani su youtube
- una sua intervista sul sito di Radio Toscana





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