Un discorso diverso in Toscana, per chi crede, in questa nostra madreterra, in questa fugace vita, in qualcosa di diverso
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sabato 4 settembre 2021

Un Cuore per Vecchiano, il domani della politica toscana

 


Riceviamo e volentieri rilanciamo:

E' ufficiale, alle elezioni comunali di Vecchiano dei prossimi 3-4 ottobre 2021, sarà presente la lista civica ambientalista autonomista "Un Cuore per Vecchiano". Il comune ha 12.000 abitanti, è in provincia di Pisa, in una posizione strategica ai confini con la Versilia e con Lucca. Il suo territorio spazia dal parco nazionale di San Rossore, al basso corso del Serchio, al lago di Massaciuccoli, ricco di un patrimonio naturale e culturale immenso.

La lista candida come sindaco il dott. Vincenzo Carnì, informatore scientifico classe 1964. In lista ci sono sette donne e nove uomini. Questi i 16 nominativi, nell'ordine in cui compaiono nella lista: 1) Enrico Botta (consulente e autore); 2) Giuliano Baldacci (pensionato); 3) Luca Boccia (operaio); 4) Francesco Grossi (imprenditore agricolo); 5) Debora Melani (impiegata in azienda privata); 6) Simone Morteo (impiegato nel terzo settore); 7) Letizia Petrucci (babysitter); 8) Giulia Rimonti (impiegata in azienda privata); 9) Raffaele Rindi (artigiano); 10) Elisabetta Scatena (insegnante); 11) Roberto Stella (detto anche "zio", trasportatore); 12) Maria Elena Toscano (impiegata in azienda di consegne); 13) Cinzia Tozzi (pensionata); 14) Silvia Vannucci (imprenditrice servizi agli animali e nel turismo); 15) Mauro Vaiani (impiegato comunale, studioso e attivista, da anni vicino al civismo autonomista di Vecchiano); 16) Massimo Baldacci (odontotecnico).

Il gruppo civico è stato fondato nel 2018. Tra i suoi mentori ricordiamo Ione Orsini, da decenni impegnata nella vita politica del suo comune natale, e Mauro Vaiani, l'esponente civico, ambientalista e autonomista che, sin dagli anni in cui viveva e lavorava a Pisa, si è appassionato a Vecchiano e al suo territorio.

Era ormai un decennio che, fallite o esaurite le vecchie esperienze di alleanza tra civismo e alcune (poche) porzioni liberali del centrodestra toscano, il mondo civico ambientalista e autonomista lavorava per una proposta politica innovativa.  Si è lavorato sodo e si dovrà ancora lavorare tanto per coinvolgere ampi strati sociali in una nuova stagione autonomista, dopo le delusioni cocenti che ci hanno riservato il centrosinistra, i Cinque Stelle, il centro e il centrodestra.

Sono state fatte da "Un Cuore per Vecchiano" delle scelte molto nette: assoluta indipendenza dai partiti nazionali; esclusione dalla lista di chiunque fosse portatore di anche solo eventuali conflitti d'interesse; pur senza entrare in polemiche inutili sugli anni che sono stati lasciati passare senza sufficiente impegno politico e amministrativo, promuovere un drastico rinnovamento delle persone elette in consiglio comunale. Fare il consigliere comunale d'opposizione è veramente dura, oggi, non solo nei piccoli e medi comuni, e quindi ripetiamolo: nessun rancore, ma nessuna riproposizione del già visto. 

Sui conflitti d'interesse, "Un Cuore per Vecchiano" vuole essere chiara e precisa, per non lasciar adito ad alcuna speculazione: costruttori, architetti e geometri, nel campo dell'edilizia privata, sono portatori d'interessi legittimi, ma è assolutamente preferibile che le loro istanze siano decise da organi e commissioni di cui essi stessi non fanno parte.

Nella lista "Un Cuore per Vecchiano" sono rappresentate competenze e categorie professionali su cui si dovrà basare il futuro di Vecchiano: educazione, arte, cultura, salute, servizi alla persona, innovazione tecnologica, agricoltura, artigianato, turismo, logistica.

Il simbolo evoca con semplicità il tema del “Cuore” che è stata la parola chiave di questa iniziativa civica ambientalista e autonomista sin dalla sua partenza. All’interno del cuore c’è un profilo che evoca il campanile di Vecchiano. Bianco e rosso sono i colori dominanti, come si addice alla nostra identità toscana. Il verde sullo sfondo ci ricorda che la svolta ambientalista è cruciale per le generazioni future. I tre colori, bianco, rosso e verde, ricordano quelli della Repubblica delle Autonomie.

Nel programma, depositato ieri all'albo pretorio del comune (e che questo blog si propone di approfondire, ndr), si affrontano temi cruciali sul futuro di Vecchiano e delle sue frazioni, Avane, Filettole, Nodica, Migliarino. E' necessaria la svolta ambientale, che nel breve termine significa custodia e cura del territorio, la fine di ogni ulteriore cementificazione, la depurazione, la sostenibilità dell'agricoltura. Nel medio-lungo termine, la svolta ambientale deve significare che si ricostruisce una economia locale, che si riciclano localmente i rifiuti, che si diventa un comune che consuma poca energia e solo di origine rinnovabile, che si riduce anche, con una iniziativa pubblica, l'inquinamento che non si vede, quello elettromagnetico.

Si trovano nel programma stimoli di grande profondità sul futuro della salute dei nostri abitanti, che non può essere fondata altro che sulla prossimità e la prevenzione, oltre che sul rispetto della dignità e della libertà della persona umana (altro che centralismo sanitario e "greenpass", ndr).

Infine, nel programma, emerge forte la cultura delle autonomie, della partecipazione, della costruzione di una democrazia che non sia solo andare a votare ogni cinque anni per un sindaco-podestà e per una maggioranza precotta (come purtroppo prevedono le attuali norme elettorali, ndr).

"Un Cuore per Vecchiano" è un piccolo miracolo. Le radici civiche, ambientaliste, autonomiste c'erano ed erano già profonde, ma, dopo questi due anni terribili di chiusure, propaganda, terrore, è stato solo grazie alla dimensione umana della vita dei cinque paesi che formano il comune, che si è potuta formare una lista così innovativa, sottoscritta da 100 cittadini nel giro, letteralmente, di poche ore.

Con la partecipazione alle elezioni, fa un decisivo passo avanti un progetto a lungo termine per un radicale rinnovamento della vita civica e politica del comune di Vecchiano. E' anche una speranza per il domani di tutto il mondo civico, autonomista e ambientalista della Toscana. 

E' passato solo un anno dal generoso, faticoso, gracile (e infine ingiustamente bloccato) tentativo del Patto per la Toscana, per una "Toscana come il Trentino", per una rete "Libera Toscana", per una nuova generazione di leader locali, per esprimere una capacità di lavoro politico autonomo (fatto da Toscani per la Toscana), per mettere in rete liste civiche, realtà ambientaliste, piccoli movimenti autonomisti o amici delle autonomie. 

Questa lista civica ambientalista e autonomista di Vecchiano dimostra che quella necessità di civismo, ambientalismo, autonomismo, è più viva che mai ed è il domani migliore che si possa augurare alla politica toscana, in questo momento storico in cui i partiti nazionali sembrano, politicamente parlando, degli zombie tenuti in vita solo dal potere e dai media che ne sono al servizio.

"Un Cuore per Vecchiano" deve farcela, mettendoci il CUORE.

Auguri di buona campagna al candidato sindaco Vincenzo Carnì. Complimenti al gruppo di coordinamento, composto da Debora Melani, Roberto Stella, Maria Elena Toscano, Enrico Botta, Elisabetta Scatena e dal vecchio attivista "esterno" Mauro Vaiani. Un saluto pieno di affetto e di rispetto per la garante della lista, Ione Orsini.

Un gruppo di liberi toscani

 per maggiori informazioni, scrivete a: uncuorepervecchiano@gmail.com

per conoscere meglio la lista: https://www.facebook.com/UnCuoreperVecchiano/

 

* * * 

Da La Nazione di Pisa del 28/8/2021, la bella pagina dedicata ai giovani e ai lavoratori della lista civica ambientalista autonomista Un Cuore per Vecchiano



domenica 20 giugno 2021

Il tempo vola, la Toscana ha bisogno di attivisti civici, ambientalisti, autonomisti

 


Il prossimo autunno, forse già il 10 ottobre 2021, 29 comuni toscani andranno alle elezioni comunali.

I 29 Comuni sono distribuiti in tutte le ex province della regione. Eccovi una lista precisa e aggiornata a oggi, 20 giugno 2021:

In provincia di Arezzo

1) Anghiari

2) Civitella in Val di Chiana

3) Montevarchi

4) Sansepolcro

In provincia di Firenze

5) Reggello

6) Sesto Fiorentino

In provincia di Grosseto

7) Capalbio (per l'improvvisa scomparsa del sindaco Settimio Bianciardi)

8) Castiglione della Pescaia

9) Grosseto

10) Orbetello

11) Roccalbegna

12) Scansano 

In provincia di Livorno

13) San Vincenzo (amministrazione crollata sotto il peso di una grande inchiesta per corruzione) 

In provincia di Lucca

14) Altopascio

15) Piazza al Serchio

16) Pieve Fosciana

17) Seravezza

In provincia di Massa e Carrara

18) Montignoso

19) Pontremoli

In provincia di Pisa

20) Castellina Marittima

21) Buti

22) Santa Luce

23) Vecchiano

In provincia di Prato

24) Carmignano

In provincia di Pistoia

25) Abetone Cutigliano (il comune che fu unificato per forza e illegittimamente da una prepotenza del Consiglio regionale)

26) Larciano

In provincia di Siena

27) Chiusi

28) Monticiano (per la scomparsa del sindaco Maurizio Colozza, morto di Covid)

29) Trequanda

In aggiunta a queste 29 elezioni comunali, nelle stesse giornate si terranno le elezioni supplettive per il seggio di Siena alla Camera, quello lasciato libero dalle dimissioni di Pier Carlo Padoan.

Purtroppo sono al momento ancora escluse nuove elezioni nel Quartiere 1 di Firenze, nonostante l'illegittimo doppio incarico di Maurizio Sguanci (presidente eletto del quartiere e consigliere regionale di Italia Viva).

Sembrano parimenti escluse, al momento in cui scriviamo, le dimissioni di Oreste Giurlani, che potrebbero innescare la convocazione di elezioni comunali anticipate a Pescia.

Questo è il quadro, ancora suscettibile di qualche modifica, di cui verremo informati solo all'ultimo momento, considerando che la gestione delle elezioni, in questa fase pandemica, è ancora più centralista di quanto già non fosse in tempi normali.

Il tempo vola. Questi caldi e lunghi giorni solstiziali sono gli ultimi utili per chi ci vuole partecipare, mettersi alla prova, tentare di imporre un cambiamento o almeno essere eletto in consiglio comunale.

Sappiamo bene che oggi la situazione dell'attivismo civico, ambientalista, autonomista è difficilissima. Siamo inariditi e dispersi, oltre che, come tutti i cittadini, sopraffatti dalla crisi sanitaria, economica e sociale che stiamo vivendo, in connessione con la gestione centralista e autoritaria della pandemia. 

Candidarsi a fare l'amministratore, o anche il semplice consigliere comunale è diventato un atto di eroismo, per via dello stratificarsi di leggi sbagliate, oltre che incoerenti e incomprensibili, che rendono drammaticamente impotenti i consiglieri comunali. 

Nel caos normativo e nella crisi sociale galleggiano bene solo certi sindaci che si atteggiano a piccoli podestà, con la complicità di una stampa locale eccessivamente conformista.

Fare politica, anche locale, infine, è tornato a essere un privilegio per pochi, considerando che oggi anche coloro che hanno un buon lavoro o una buona pensione, si stanno drammaticamente impoverendo.

Tuttavia, dobbiamo tener desta la speranza. Non bastano le pagine sulle reti sociali e le chiacchiere nelle chat. Non è sufficiente quanto abbiamo fatto in questi ultimi anni nelle diverse realtà del civismo, dell'ambientalismo, dell'autonomismo toscano, in cui pure non ci siamo risparmiati. Non bastano nemmeno le - sempre meritorie - manifestazioni di lotta contro singoli problemi ambientali e sociali.

I Toscani che hanno, solo l'anno scorso, generosamente tentato di fare qualcosa di diverso dalle solite stantie e spesso pericolose ricette del centrosinistra e del centrodestra, in occasione delle elezioni regionali del settembre 2020, dovrebbero trasformare questo momento di crisi in una opportunità.

Le persone politicamente più preparate e più generose del Patto per la Toscana, di Orgoglio Toscano, di Toscana Civica (almeno quanti fossero meno condizionati dall'anti-toscano bigottismo legaiolo neonazionalista), in rete con l'idea di Libera Toscana, insieme ad altri che si sono ribellati o che potrebbero ribellarsi al conformismo dominante, possono fare molto meglio di quanto fatto sinora!

Chi scrive su questo blog, nel suo piccolo, ci prova con la lista civica, ambientalista, autonomista "Un Cuore per Vecchiano" e contribuendo ad aiutare Fabrizio Valleri a tenere accesa la piccola ma luminosa fiamma di Libera Firenze.

Nel caso scriveteci. Confrontarsi farà bene.

Buon lavoro a chi se la sente. Buona estate a tutti.


Fonte della mappa: https://www.telegranducato.it/2021/05/04/rimandate-le-amministrative-in-29-comuni/


domenica 14 febbraio 2021

Autonomie e Ambiente, anche in Toscana

I media conformisti ci ignorano. Le reti sociali non sono più accoglienti, per il movimento civico, ambientalista e autonomista della Toscana. Siamo costretti a lasciare Whatsapp (anche per colpa nostra, dell'eccesso di chiacchiere senza costrutto). Siamo in molte cose divisi, inariditi, dispersi. Tuttavia non molliamo.

Ascoltate, se potete, questa intervista di Mauro Vaiani alla piccola emittente svizzera Radio Onyx: https://youtu.be/HVH76FFh_vg.

Leggete, se potete, questa lettera che Mauro Vaiani ha scritto oggi ad alcuni attivisti del movimento civico, ambientalista e autonomista della Toscana, di tutte le sue componenti:

https://mailchi.mp/27768c919636/tutto-cambia-fuorch-la-nostra-scelta-civica-ambientalista-autonomista?e=e1759708ac

Massimo rispetto per i dubbi, le angoscie, le speranze, i sogni, gli incubi di tutti, ma alla fine bisogna decidersi. O si continua a lottare per la Repubblica delle Autonomie e per l'Europa delle Regioni, contro le torsioni centraliste e autoritarie (non solo in materia sanitaria), oppure hanno vinto le elite della finta democrazia e delle sue leggi elettorali ingiuste, del centralismo italiano ed europeo, delle catene del debito, dell'omologazione culturale, del globalismo genocida ed ecocida.

E' stato un buon San Valentino? Insomma, vero? Animo! Teniamo desta la speranza.

Ognun di Ferruccio, abbia il cuore, la mano


venerdì 16 ottobre 2020

No a questa tramvia antifiorentina


 

Continua il nostro impegno politico contro la tramvia che si è voluta imporre a Firenze, Scandicci, Novoli, Peretola e che ora si vorrebbe estendere, distruggendo altre porzioni dei viali del Poggi e stravolgendo la vita di interi rioni e paesi, anche a Bagno a Ripoli, a Sesto Fiorentino, a San Donnino e oltre.

Il No a questa tranvia è e deve restare un patrimonio trasversale, sul quale far crescere la consapevolezza di tutti i cittadini. Noi facciamo riferimento agli approfondimenti e alle attività di Italia Nostra e del Coordinamento Ferma Tramvie, al quale alcuni di noi hanno aderito a titolo personale – dato il suo carattere “apolitico” - ed alle osservazioni da questi presentate.

Nella vita politica cittadina per noi resta come principale nodo di resistenza contro questo modello di tramvia la piccola-grande esperienza di Libera Firenze, lista civica, autonomista, ambientalista. 

Insieme a Fabrizio Valleri, già candidato sindaco di Libera Firenze e punto di riferimento di essa, dobbiamo andare avanti e tener alta la guardia.

Se i progetti sbagliati di tramvia sembrano rallentati, è solo perché la crisi sanitaria ed economica causata dalla pandemia ha spazzato via il turismo di massa e sta frenando gli appetiti immobiliari. Sfruttamento turistico e speculazione edilizia, del resto, erano e sarebbero ancora le due ragioni principali per cui gran parte della classe dirigente fiorentina (e purtroppo anche le amministrazioni di Sesto Fiorentino, Bagno a Ripoli e, in parte, Campi Bisenzio) hanno sposato questo progetto assurdo. Per conformismo, o per avidità, si è impedita ogni riflessione critica sugli errori commessi nella progettazione e realizzazione delle linee Scandicci-Firenze-Careggi (T1) e Firenze-Peretola (T2), che pure sono evidenti.

Si guardi, per esempio, questo spot del comune di Sesto Fiorentino sul progetto di allungamento della T2 fino al centro di Sesto. Vorrebbe essere trionfalistico, eppure chiunque abbia mai fatto il pendolare nella Piana, chiunque abita nelle zone interessate, chiunque sia già oggi un utente della tramvia, può capire al volo che si tratta di un tracciato a S lungo, insensato e disegnato non per la gente, ma per servire degli interessi. Solo chi avesse intenzione di fare "airbnb" o di costruire alberghi nelle immediate vicinanze di questo prolungamento, può in qualche modo appoggiarlo. Un intervento, per di più, stupidamente in concorrenza con il treno, che già oggi e molto più velocemente, può portare un sestese in centro a Firenze. Guardatelo e fatevi la vostra opinione:

https://www.facebook.com/watch/?v=770338936842028/

Pubblichiamo inoltre qui, integralmente, perché resti agli atti, un intervento che fa il punto della situazione a oggi (lo abbiamo ricevuto il 14 ottobre 2020), scritto dagli architetti Francesco Re e Paolo Celebre, che hanno sostenuto tecnicamente le attività di Italia Nostra e del Comitato Ferma Tranvie e che sono stati anche, tra l’altro, con il loro “appello per Firenze” insieme ad altri intellettuali tra i promotori della lista civica Libera Firenze per le elezioni comunali del 2019, ispirando il suo “decalogo discriminante” in 10 punti. 

Tra questi 10 punti del 2019, quello critico sulle tramvie fiorentine è non solo ancora attuale ma anzi meriterebbe di essere urgentemente ripreso, da più parti, in modo il più possibile trasversale, dato l’avanzarsi degli adempimenti, rallentati solo dal Covid-19.


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FACCIAMO CHIAREZZA

Nell’intervista rilasciata a Pasqua il sindaco di Firenze diceva che “…Sulla tramvia abbiamo avuto sempre una forte quota di fiorentini, ma anche un notevole apporto di turisti che ha consentito di raggiungere il break even [pareggio], cioè gli obbiettivi finanziari e gestionali. Ora cambia il mondo e dovremo ridiscutere tutto”.

Due settimane dopo, intervistato da Lady Radio, dichiarava che il Comune, per rispettare il contratto di project financing, avrebbe dovuto sborsare 8 milioni di euro per quest’anno. Con il calo di passeggeri prodotto dal Coronavirus l’equilibrio finanziario che reggeva la gestione delle due linee doveva essere rivisto.

L’8 luglio un comunicato stampa del Comune ci informava che era stato raggiunto un accordo transattivo con il concessionario relativo alla richiesta di arbitrato di 470 milioni avanzato a suo tempo dalla Tram di Firenze per lavorazioni aggiuntive e oneri per ridotta produzione. A fronte dei 470 milioni inizialmente richiesti l’importo passava a 2,5 milioni.

Ne derivano alcune domande.

  • Non dovrebbe esser fatta luce su un importo di transazione che passa dal 142% al 13% della spesa ?

  • A quali condizioni la società concessionaria rinuncia ai 282 milioni richiesti nel 2017 e ai 188 del 2019 ?

  • Davvero, come afferma il Comune, il risparmio di 5,2 milioni registrato a fine lavori e le penali applicabili al concessionario giustificano questo repentino accomodamento ?

Il 3 settembre il Sole 24 Ore riferiva sulla volontà del Comune di uscire dal vecchio project financing utilizzando i soldi del Recovery Plan per azzerare la quota di finanza privata e alleggerire i costi sul bilancio comunale, mediante una completa copertura dell’investimento con soldi pubblici. Per Firenze si parlava di 2,5 miliardi, relativi a 120 opere grandi e piccole e con diversi stadi di avanzamento. Tra queste le nuove linee del tram: Piazza della Libertà-Bagno a Ripoli; Piazza della Libertà-Rovezzano; Aeroporto-Sesto Fiorentino; Firenze-Piagge-S.Donnino.

Anche in proposito le domande non mancano.

  • In caso di uscita dal project sarà la stessa Tram di Firenze a condurre la progettazione dell’opera ?

  • Quale sarà la società che realizzerà la V.A.C.S. la Variante al Centro storico per Lavagnini, Libertà e S. Marco ?

  • Quanto è esposto il Comune con Gest, società che gestisce il servizio, relativamente alla soglia minima di passeggeri/anno prevista dal contratto, tenuto conto della drastica contrazione nel periodo del confinamento sanitario?

Grandi cambiamenti sono in corso nel campo della mobilità. A causa dell’epidemia i modi di trasporto individuale risulteranno più sicuri, mentre lo saranno di meno quelli collettivi. I costi di gestione di questi ultimi saliranno mentre crescerà la domanda di modalità individuali o in sharing, economiche ed elettriche.

La capienza massima concessa ad autobus, metropolitane e treni regionali potrebbe passare dall’attuale 80%, sicuro acceleratore di contagi, all'appena più prudente (ed auspicabile) 50%, mentre lo smart working, sceso recentemente a 2,5 milioni, potrebbe risalire verso i 6 milioni di marzo e aprile.

Insomma all’epoca del Coronavirus il trasporto pubblico collettivo costituisce un punto critico e tutto congiura contro la riproposizione di “grandi infrastrutture”, concepite trent’anni fa, come sono ad esempio le tramvie.

Sarebbe più opportuno in questo momento, promuovere una attenta pianificazione dei trasporti, lavorando sulla gestione e preparando un piano della mobilità che adegui il sistema alla rapida evoluzione tecnologica e all’emergenza sanitaria. Su questo punto torneremo con ulteriori riflessioni.

Il documento post Covid “Rinasce Firenze", presentato da Nardella il 27 maggio, ribadisce invece ed accelera l’estensione del sistema tranviario, compresa la novità del tratto di binario fino a palazzo Medici Riccardi, puntando “con ancora maggiore decisione” ad un discutibile primato nazionale per la mobilità elettrica, conquistata attraverso l’estensione di quell’infrastruttura fin nel cuore del Centro storico.

Riguardo alla mobilità green nel documento vi sono molte affermazioni di principio e una insufficienza di misure concrete. L’enfasi sull’estensione del sistema tranviario finisce per ribaltare la gerarchia tra modalità di trasporto, mettendo sullo stesso piano ad esempio tram e treni, relegando di fatto i secondi ad un ruolo secondario.

L’Amministrazione ha del resto sancito lo sbilanciamento a favore del tram opponendo un netto rifiuto alla richiesta di VIA per la linea per Bagno a Ripoli avanzata dalle numerose osservazioni e contributi di decine di associazioni, cittadini e soggetti competenti in materia ambientale (a proposito, la competenza della decisione finale sull’assoggettabilità a VIA della linea 3.2 non è della Regione?).

Recentemente anche l’Ordine degli ingegneri della provincia di Firenze, ha chiesto tra le altre cose, “lo studio di un sistema interconnesso tra ferrovia, tramvia e altri mezzi di trasporto nell’area metropolitana, a partire da un’analisi della domanda sulle principali direttrici”.

Proprio ciò che avrebbe dovuto precedere la realizzazione di qualsiasi linea e che si dovrebbe fare subito. Prima di indebitarsi per completare una rete tranviaria, diventata un puzzle da 2 miliardi di sempre più difficile ricomposizione.

▪ ▪ ▪

Il Comune di Firenze ha lanciato un questionario denominato Firenze Prossima, una campagna di ascolto digitale per immaginare la città del futuro a cui sono invitati tutti coloro che vivono, lavorano, studiano o frequentano quotidianamente la città. C’è un questionario per ognuno dei cinque quartieri da riempire fino al 1° novembre. I risultati, del tutto anonimi, saranno resi noti alla metà del prossimo mese e costituiranno la base per un successivo processo partecipativo in presenza, per la stesura del nuovo Piano Operativo Comunale (l’ex Regolamento Urbanistico).

Vi chiediamo, una volta consultato, di farci sapere il vostro parere. L’iniziativa ha molti difetti, tra i quali, crediamo, l’eccessivo localismo delle domande, l’accentuazione di una visione securitaria della vita di quartiere, e i limiti dei documenti su cui si basa – Documento di avvio del Piano Operativo e Rinasce Firenze – in cui si danno per scontate, con un linguaggio pieno di luoghi comuni, alcune scelte strategiche che scontate non sono. Per di più si tratta di una consultazione informale dei cittadini fatta passare per “partecipazione”, che è tutt'altra cosa, o addirittura per condivisione: un referendum alla rovescia insomma, un plebiscito.

Tuttavia all’interno vi sono anche domande più generali, come il gradimento o meno delle tramvie o dello Scudo Verde che rivestono una certa importanza e per le quali forse un numero significativo di pareri dei firmatari dell’appello potrebbe avere almeno una qualche visibilità, anche in vista di una eventuale partecipazione alle assemblee. Restiamo in attesa del vostro parere per organizzare casomai alcune risposte alle quali attingere.

Francesco Re - Paolo Celebre


giovedì 1 ottobre 2020

La scelta di ALE

 


ALE, l'Alleanza Libera Europea (European Free Alliance), è una rete europea composta da una cinquantina di forze territoriali, di diversa ispirazione e consistenza. 

E' una grande alleanza di indipendentisti storici delle nazioni ancora senza stato (dalla Scozia al Nagorno-Karabakh), di autonomisti e localisti, di federalisti e confederalisti. Nel Parlamento Europeo è presente all'interno dello stesso gruppo dei Verdi, insieme ad altri europarlamentari ecologisti, civici, o comunque indipendenti rispetto allo status quo dell'eterna austerità e delle sterili tecnocrazie dell'Unione.

Nella Repubblica Italiana, dopo anni di stasi, il mondo dei territorialisti EFA è tornato attivo attraverso la giovane ma già promettente esperienza di Autonomie e Ambiente.

Nell'assemblea generale europea di oggi (1 ottobre 2020), ALE ha dovuto prendere una decisione difficile e sofferta, la cui maturazione ha richiesto anni. E' stato espulso dall'alleanza il Partito Sardo d'Azione (PSDAZ), che ne era stato uno dei fondatori. 

La dolorosa amputazione è stata resa necessario dal fatto che, ormai da anni, il PSDAZ ha uno stretto legame organizzativo e politico, con la Lega Salvini Premier, vale a dire con il partito che Matteo Salvini ha rifondato, facendo della vecchia Lega nordista di Bossi un partito nazionalista e centralista italiano, con venature populiste, avvelenato da rigurgiti bigotti, reazionari e razzisti. Peraltro un partito, la Lega - ma questa non è una novità di Salvini perché sotto Bossi le cose già andavano così - che è amministrato in modo verticista e autoritario dal suo capo.

La Lega, vale la pena ripeterlo, sin dai tempi di Bossi, ben prima di Salvini, è stata un organismo politico centralista e autoritario. Una emblematica eterogenesi dei fini, per un movimento nato sulla voglia di identità e autogoverno di Lombardi, Veneti e Piemontesi. Sin dalle sue origini, nessun attivista della Lega ha mai avuto autonomia di pensiero o di azione. I rappresentanti territoriali sono sempre stati tutti commissari nominati dal capo indiscusso pro-tempore. Un ristretto gruppo dirigente ha sistematicamente impedito per un ventennio (e continua ancora oggi ad impedire) l'emersione di ogni possibile nuovo leader locale.

L'espulsione del PDSAZ ha fatto chiarezza. Non sono tante, in Italia e in Europa, le forze votate al decentralismo, non hanno così tante risorse umane e organizzative, non possono permettersi di essere (ancora!) accostate a forze leghiste o para-leghiste.

Il PSDAZ, con i suoi legami con il centralismo leghista, si è di fatto trasformato in una vera e propria palla al piede, che ha impedito per anni lo sviluppo di una rete di localisti e territorialisti, anche in Italia. Una rete che invece promette di rendersi protagonista non solo nella difesa della attuale Repubblica delle Autonomie, ma anche e soprattutto nella costruzione di una Italia e di una Europa modernamente confederali (sull'esempio della Svizzera, non della Cina o degli USA), dell'avanzamento del decentralismo anticolonialista e anti-imperialista nel mondo, per l'autogoverno di tutti, dappertutto.

Spiace davvero per l'antico partito sardista, fondato nel 1921 da personaggi come Emilio Lussu, ma la sua alleanza (ripetiamolo: organica, non programmatica; strategica, non occasionale) con Matteo Salvini è solo l'ultima di una serie di scelte sbagliate, che hanno infine trasformato il PSDAZ in una succursale coloniale del centrodestra italiano (e anzi delle componenti più centraliste e più autoritarie di esso).

Nella stessa sessione assembleare, ALE ha accolto tra i suoi membri il Patto per l'Autonomia (Friuli - Venezia Giulia), la forza che insieme ad alcuni attivisti e intellettuali di altre regioni (in particolare toscani e siciliani) è riuscita a promuovere la rete italiana di Autonomie e Ambiente. Il Patto è una forza politica rappresentata nel suo consiglio regionale e sempre più cruciale nella costruzione di una alternativa al leghismo e al nordismo.

Tra i principali protagonisti di questa importante scelta di ALE, vanno ricordati dirigenti europei come la basca Lorena Lopez de Lacalle e il catalano e neodeputato europeo Jordi Solè, oltre a Roberto Visentin, mentore e ispiratore della riorganizzazione dei decentralisti, territorialisti e localisti italiani attraverso la costituzione della rete Autonomie e Ambiente.


martedì 8 settembre 2020

Cacciati dalle elezioni toscane 2020

 


 

Con tutto il rispetto possibile per i giudici e per i riti del procedimento elettorale, penso che il Patto per la Toscana sia stato cacciato ingiustamente dalle elezioni regionali toscane del prossimo 20-21 settembre 2020, stabilendo un precedente molto pericoloso in favore del potere di chi è più ricco, più famoso, più potente.

L'Ufficio Centrale Regionale poteva e quindi doveva dialogare con noi, se veramente riteneva che il nostro simbolo fosse confondibile con quello della Lega Salvini Premier, cosa peraltro assurda, come chiunque può vedere.

Il TAR ci ha respinto frettolosamente, forse sapendo che tanto la questione sarebbe arrivata, vista l'aggressività della Lega nazionalista e centralista, dritta fino al Consiglio di Stato.

Qui il nostro approfondito e motivato ultimo appello. 

Qui la sentenza del Consiglio di Stato, che ci respinge.

Il Consiglio di Stato ci ha riconosciuto appena un punto d'onore, che forse farà precedente per il futuro: alle prossime elezioni regionali toscane, un'altra lista che dovesse subire il nostro stesso trattamento dovrà senz'altro essere convocata per tempo per valutare la presentazione di un simbolo diverso. Una magra consolazione per noi, che siamo stati cacciati dalle elezioni, ma comunque un riconoscimento che la legge elettorale toscana va migliorata (anche da questo punto di vista).

Per i cultori della materia segnalo l'ultimo degli ottimi articoli che sono stati scritti dall'esperto Gabriele Maestri:

https://www.isimbolidelladiscordia.it/2020/09/toscana-il-no-del-consiglio-di-stato.html

Se ora fosse possibile tornare indietro, a quando il simbolo toscano con un grande SALVINI fu registrato e presentato, forse le diverse comunità politiche federate nel Patto per la Toscana, avrebbero cercato tra di loro un equilibrio diverso, proponendosi magari con un simbolo meno vistoso. Ciascuno si faccia la sua idea in proposito. Io nel corso del lungo e faticoso processo di mediazione c'ero e so quanto è stato difficile mediare tra sentimenti ed emozioni di tutte le persone coinvolte. Non posso e non voglio dissociarmi dalla scelta che fu fatta allora.

Abbiamo sottovalutato la potente influenza che la disciplina dei "marchi" e della "notorietà" esercitano sulla materia elettorale. Forse siamo stati anche malconsigliati, ma senz'altro la responsabilità è tutta nostra. In particolare di coloro che hanno le fila organizzative dell'iniziativa, tra cui io che vi scrivo, Mauro Vaiani. Io me la assumo tutta.

Onore a Roberto Salvini, consigliere uscente, ex della Lega centralista, che con la sua ribellione ha dato, per una breve stagione, voce a una rete di movimenti civici, ambientalisti e soprattutto autonomisti che altrimenti non l'avrebbero avuta. 

Non c'è stato nulla di facile, fino alla sentenza finale del Consiglio di Stato.

Non sarebbe stato facile neppure nello scorcio di campagna elettorale che ci sarebbe rimasto, se ce l'avessero fatta fare, ma avremmo dato fastidio, su questo si può essere sicuri.

Non c'è nulla di facile, nell'opporsi allo status quo in Toscana. 

Abbiamo affrontato problemi e temi molto superiori alle nostre forze.

Spero comunque che i tanti ribelli, in particolare gli autonomisti, che hanno guardato con speranza al nostro tentativo, vogliano imparare qualcosa da esso e, sarebbe magnifico, mobilitarsi in massa con una Costituente Libera Toscana, per ripresentarsi molto più preparati in futuro.

Grazie di cuore ai non pochi che hanno veramente aiutato.

I nostri ideali civici, ambientalisti e soprattutto autonomisti vanno avanti.

Animo!

 

M.V.


mercoledì 2 settembre 2020

In attesa del verdetto del TAR sul Patto per la Toscana


In attesa del verdetto del TAR sul Patto per la Toscana, voglio rendere pubbliche alcune considerazioni. come persona, come Mauro Vaiani, e come attivista della Toscana e della rete italiana di "Autonomie e Ambiente" (a sua volta legata agli autonomisti ecologisti di tutta Europa). 

Sono, per conto dei miei compagni toscanisti, uno dei promotori del Patto per la Toscana, la lista civica, autonomista e ambientalista che si presenta alle elezioni regionali in collegamento con il consigliere regionale uscente Roberto Salvini (Roberto vive a Ponsacco e ha fatto attivismo civico e ambientale sin dagli anni '80, in particolare con l'esperienza di Caccia Pesca Ambiente, il CPA, che a suo tempo ebbe un certo successo). 

Non siamo una lista improvvisata o civetta, tanto per essere chiari. La scelta di rivolgerci, anche con la grafica del nostro simbolo, oltre che con i nostri contenuti politici, agli scontenti di centrodestra, oltre a quelli di tutti gli altri schieramenti, la rivendichiamo. E' stata una scelta ponderata insieme a tutti i nostri alleati del Patto per la Toscana. Abbiamo dato una parola, come Comitato Libertà Toscana. Questo per me conta.

Il Patto per la Toscana si è visto rifiutare il proprio simbolo, dalla terna dei giudici facenti parte dell'Ufficio centrale per le elezioni regionali costituito presso la Corte d'Appello, con la conseguente esclusione dalle elezioni delle nostre 13 liste circoscrizionali. L'esclusione è stata sollecitata, con una memoria scritta presentata a quello stesso Ufficio, da parte della Lega Salvini Premier. 

L'Ufficio centrale ci ha costretto quindi a ricorrere al TAR, cosa che abbiamo fatto, assistiti dall'avvocato Giovanni Montana, del foro di Pisa. Andiamo con umiltà davanti al giudice amministrativo, forti solo della legge e dei precedenti. 

In attesa del pronunciamento, vorrei mostrare a tutti quanto sono diversi i due simboli, nei colori, nelle parole, nel carattere, nella composizione dei diversi elementi. Aggiungo che essi saranno, nel caso venissimo riammessi, in posizioni assolutamente diverse sulla scheda elettorale: noi in un angolo, da soli, come lista locale indipendente da tutti gli altri schieramenti; mentre il simbolo della Lega nazionale nel blocco di centrodestra a sostegno della candidata presidente Ceccardi. 

Non ci sono possibilità di confusione, per l'elettore. Dai verbali dell'Ufficio che ci ha respinto emerge che siamo stati bocciati non per una qualche impressione di similitudine grafica, ma piuttosto perché il cognome del nostro candidato presidente Roberto Salvini, essendo uguale a quello del ben più noto Salvini leader nazionale della Lega, avrebbe potuto "agganciare" l'elettore del Salvini più famoso verso quello locale. E' una motivazione che si ispira a quella del mondo dei marchi commerciali, dove il "cuore" e la "notorietà" di un marchio possono avere, appunto, l'effetto noto come "agganciamento". 

La politica, però, non è e, se mi è concesso, non dovrebbe essere, un mondo di marchi (tipo profumi o borse). I simboli politici, e a maggior ragione quelli che riportano nomi di candidati e leader politici, non possono quindi essere ammessi o rifiutati in base a considerazioni che vengono da un altro mondo, quello del commercio. 

E' vero che per molti la politica è ormai ridotta a potenza (e prepotenza) economica, ma le corti e gli uffici elettorali devono restare estranei a questa degenerazione. Non la possono fermare, forse, ma nemmeno la possono incoraggiare con una giurisprudenza fondata su presupposti sbagliati. 

Il cittadino toscano Roberto Salvini, candidato del Patto per la Toscana, viene accusato di voler usare il suo cognome per "agganciare" l'elettorato del suo ben più popolare omonimo nazionale. Accusa ingiusta, come sa bene chi conosce davvero la politica regionale e le terre pisane dove Roberto Salvini ha dimostrato di avere un forte consenso popolare (quasi 6.000 preferenze personali nelle elezioni regionali del 2015). 

Ma se volessimo, per un momento, considerare la cosa da questo punto di vista, ci avventureremmo nel terreno scivoloso - apparentemente "moralistico" ma in realtà profondamente ipocrita e inevitabilmente autoritario, come tutti i moralismi - di una sorta di censura preventiva. Non è difficile immaginare che se la consentissimo, essa verrebbe esercitata a favore dei più potenti, non certo dei più "buoni".

Se accettassimo di dare a qualcuno (togato o no, non importa) il potere di selezionare chi può "agganciare" e chi no, come verrebbero valutati, in futuro, liste e candidati che si sono fatti eleggere usando simboli che riportano i nomi di famosi leader nazionali che non erano candidati? Quanti elettori sono stati "agganciati" con il nome di Salvini, Berlusconi, Meloni e altri, per far eleggere amministratori locali che la gente non conosceva (e che se avesse conosciuto, non avrebbe forse mai votato)? 

E' più "furbastro" un leader locale come Roberto Salvini, o è stato più "furbastro" Matteo Salvini che ha fatto eleggere sindaci e governatori sconosciuti, in tutto il paese, presentandoli con il proprio nome, invece che con il loro? 

Qualunque sia la risposta che intendete dare a questa domanda, dareste a qualcun altro il potere di rispondere a questa domanda? Io no. E spero tanti di voi.

Ci vorrebbero leggi più chiare e più semplici sulla organizzazione di partiti, movimenti e anche di liste civiche? Forse, ma queste leggi al momento non ci sono, o sono oscure. In nessun caso, silenzio o vaghezza della legge possono essere usati per lasciare fuori dei cittadini dalla competizione elettorale.

Portare in materia elettorale una discussione così scivolosa su chi può "agganciare" chi, non risolvebbe problemi come l'eccesso di "agganciamento" e di marketing in politica. Si aprirebbe solo un vaso di Pandora. 

Le commissioni elettorali si ritroverebbero investite di un ruolo di "controllori" degli "agganciamenti" che, semplicemente, le leggi non prevedono e che produrrebbe inevitabilmente esclusioni arbitrarie, se non aberranti. 

Sarebbe, in buona sostanza, ancora una volta, una vittoria di pochi leader nazionali contro tutti i candidati locali indipendenti. Un esito inaccettabile, per la tenuta democratica della nostra Repubblica delle Autonomie, contro il quale ci batteremo, costi quel che costi. 

Consci della complessità della questione, attendiamo con fiducia che il TAR riconosca che il nostro Salvini e il nostro Patto per la Toscana sono diversi dall'altro - certo più noto e più potente - e che ci riconosca il diritto costituzionale a partecipare alle elezioni, insieme a tutti gli altri, potendo portare la nostra voce indipendente nella politica toscana. 

Non siamo prodotti, tantomeno prodotti di "disturbo" per marchi più affermati e più potenti di noi. Siamo persone, siamo cittadini, siamo Toscani. 

Ovviamente, in caso di sconfitta davanti al TAR, ricorreremo al Consiglio di Stato, ma la campagna elettorale ci sarebbe comunque preclusa. Per cui ciascuna delle persone, delle comunità, delle forze politiche alleate nel Patto per la Toscana dovrebbe fare le proprie scelte. 

Anticipo quale sarà la mia iniziativa, comunque vadano le cose: 

- avanti per l'autogoverno della Toscana almeno come quello del Trentino 

- avanti con la sorellanza Autonomie e Ambiente per salvare la Repubblica delle Autonomie 

- avanti con la Costituente Libera Toscana per avere in Toscana un soggetto politico territoriale, largo e inclusivo, ospitale e plurale 

- avanti con l'alleanza con le altre forze del Patto per la Toscana, in particolare con gli attivisti civici, autonomisti, ambientalisti

- avanti per l'economia locale, le monete locali, l'autosufficienza alimentare ed energetica, i beni comuni, i servizi pubblici universali, le libertà civili e la libertà di scelta in sanità 

Animo! 

Mauro Vaiani Ph.D. 

uno dei promotori della Costituente "Libera Toscana"
uno della segretaria del Patto per la Toscana e del Comitato dei 13 che lo gestisce
uno dei vicepresidenti nazionali di Autonomie e Ambiente

Prato, 2 settembre 2020


martedì 25 agosto 2020

Patto per la Toscana su Byoblu

Byoblu ci ha dedicato due minuti, oggi, martedì 25 agosto 2020. Noi del Patto per la Toscana siamo una realtà composita e per molti aspetti moderata, ma ci siamo trovati bene all'interno di telegiornale piuttosto di frontiera. Avanti con la nostra lista civica, autonomista, ambientalista, per le elezioni regionali della Toscana dei prossimi 20-21 settembre 2020. E' una novità storica per la Toscana.  

Un estratto del video:


 

(Aggiornamento del 1/12/2021 - Il video originale non è più disponibile dopo che Youtube ha cacciato Byoblu, ndr) 

 

* * *

martedì 14 luglio 2020

domenica 17 maggio 2020

Patto per la Toscana - Il documento base

Patto per la Toscana – Roberto Salvini Presidente

Salute – Ambiente – Lavoro – Solidarietà - Autonomia


Documento base con i principi comuni
Aggiornamento: domenica 17 maggio 2020

1 Preambolo

La Toscana è la nostra terra, terra di tradizioni e libertà, di trasformazione e manifattura, di stile di vita e benessere, di un patrimonio culturale e naturale che tutto il mondo ammira e che è nostro dovere salvaguardare e rilanciare, superando decenni di miopia politica. Crediamo in noi stessi, nell’AUTONOMIA DELLA TOSCANA secondo la Costituzione, nel LAVORO LOCALE contro gli eccessi della globalizzazione, nella protezione dell’AMBIENTE per la salute di oggi e per il bene delle generazioni future.

In tutta la Toscana BENI COMUNI e SERVIZI PUBBLICI LOCALI sono in pericolo, mettendo così a repentaglio la sicurezza ambientale, sociale, economica delle famiglie e delle imprese. La nostra ricchezza, quella duratura, non soggetta alle perturbazioni della globalizzazione, sta nelle nostre produzioni locali e nei nostri consumi interni, non solo nel turismo. L’esportazione del “fatto in Toscana” è importante, certo, ma una società impoverita, inquinata, invecchiata, dove istruzione e cultura sono in decadenza, non potrà restare a lungo competitiva.

La nostra lista si impegna quindi per:

- restituire centralità alla produzione e ai servizi locali, a partire dalle piccole imprese, valorizzando agricoltura tipica, artigianato di qualità, commercio di prossimità, ristorazione e accoglienza accessibili e sicure;

- manutenere il nostro territorio, i nostri beni culturali, il nostro paesaggio;

- vivere appieno le nostre città e borghi (non ce ne andremo per far posto ai turisti, ma li accoglieremo in comunità locali ben organizzate, vivaci, prospere);

- credere nell’educazione; la scuola migliore deve essere quella più vicina a casa, dove i bambini possano andare a piedi;

- investire per porre fine al divario digitale e, più in generale, nell’innovazione e nella ricerca;

- rilanciare i servizi pubblici locali, che sono una cruciale occasione di lavoro locale e vicino a casa, per i nostri giovani, oltre che punto di riferimento per le famiglie, i bambini, gli anziani, i disabili, i malati;

- ripristinare una sanità pubblica vicina alla gente, fondata su ambulatori di vicinato (di rione, quartiere o contrada nelle città, di frazione in campagna e in montagna), restituendo un ruolo agli ospedali territoriali, mantenendo l’eccellenza dei nostri tre poli clinico-universitari (Firenze, Pisa e Siena);

- più libertà civili ai cittadini, credendo in loro;

- impegno per la dignità, la sicurezza, la piena uguaglianza della donna;

- rifiuto di ogni forma di pregiudizio e discriminazione;

- sostegno a una presenza capillare nei territori di forze di sicurezza locali, contro ogni forma di violenza e di illegalità;

- restituzione ai comuni dei fondi e dei poteri necessari per aiutare concretamente coloro che hanno bisogno di assistenza e promuovere il lavoro socialmente utile;

- lotta alla burocrazia, che discende direttamente dalle troppe leggi che sono in vigore, comprese, purtroppo, anche quelle regionali.

A noi pare evidente e ne abbiamo avuta una ultima conferma con la crisi del coronavirus, l’insufficienza delle attuali strutture della politica toscana, sia di maggioranza che di opposizione. Dobbiamo andare oltre e offrire una speranza a chi è deluso dai partiti, a chi è contro la partitocrazia e il centralismo, a chi non vota più.

Mostriamoci degni del lavoro dei Toscani dei secoli passati. Ascoltiamo e impariamo da chi ha fatto meglio di noi (il Trentino e la Svizzera, tanto per fare degli esempi a noi vicini). Crediamo in noi stessi, qui e ora, nel nostro modo di vivere, nella nostra cultura locale. Valorizziamo le eccellenze e i talenti che guardano al futuro. Restiamo ancorati “ai valori di Toscana”, cantava poeticamente il grande Marasco.

2 Una lista unitaria di resistenza civica in tempo di emergenza

La nostra è una lista civica unitaria, formata da liste civiche, autonomisti, ambientalisti, critici della globalizzazione e altri attivisti critici e indipendenti. E’ inclusiva e ospitale per tutti coloro che non si rassegnano al conformismo e si ribellano al pensiero unico.

Dà voce a tante persone e idee che altrimenti, per colpa delle gravi storture della legge elettorale toscana e del conformismo mediatico, sarebbero ridotti al silenzio. In tempo di emergenza coronavirus, la nostra lista è una iniziativa ancora più necessaria, perché sussistano condizioni minime di democrazia.

E’ una lista di rivolta contro lo strapotere dei capi politici nazionali, i quali, dall’alto e da altrove, comandano “a bacchetta” i loro militanti, catapultando sui territori candidature improbabili.

È finito il tempo dei discorsi vuoti e degli annunci ripetuti, a cui la politica toscana ci ha abituato (a sinistra come a destra). È arrivato il momento di restituire la Toscana ai suoi cittadini. Sostenere la nostra lista significa credere nel nostro futuro, in quello delle nostre famiglie, della nostra gente e delle nostre comunità.

E’ la lista delle periferie dimenticate; dei territori emarginati; della classe media impoverita e dei lavoratori poveri; di contadini, artigiani e piccole imprese oppressi dalla burocrazia; dei cacciatori e dei pescatori veramente appassionati della loro terra; dei piccoli comuni, dei borghi e dei rioni, di tutte le comunità oppresse dal centralismo.

3 Toscana come il Trentino

Dopo decenni di parole, la Costituzione va attuata nella parte in cui promette una Repubblica delle Autonomie.

Portiamo in Toscana il modello Trentino. La provincia autonoma di Trento, territorio autonomo a statuto speciale, è in Italia la regione che sta ottenendo i migliori risultati in termini di prosperità economica e tutela dell'ambiente. Vogliamo avvicinarci il più possibile a quel modello, per migliorare le nostre capacità di autogovernarci con libertà e responsabilità.

4 Centralità dei temi ambientali

Ci poniamo l'obbiettivo della tutela ambientale mettendo al centro la salute umana. Liberi da fanatismi e estremismi ci poniamo l'obbiettivo di eliminare quelle situazioni di inquinamento e sfruttamento eccessivo del territorio che mettono in pericolo la salute umana e la vivibilità delle zone.

La vita umana e le attività economiche devono essere tutte e ovunque, in montagna, campagna, città, sulle coste, in armonia con l’ambiente, senza recare danno alla salute e alla vivibilità dei luoghi.

5 Autonomia dei territori

Così come non vogliamo che continui il centralismo italiano, non vogliamo nemmeno un centralismo toscano. Ogni territorio ha caratteristiche a se stanti, bisogna rispettare le tradizioni e le microeconomie di ogni luogo.

6 Tutela dell’economia locale dalla globalizzazione

Economie e microeconomie locali devono vivere, perché ci rappresentano, danno identità e dignità, assicurano qualità artigianale e continuità e competenza delle manutenzioni, oltre che diversità e bellezza. Non c’è bisogno che siano “competitive”. Esse devono essere protette come beni comuni, attraverso la creazione di clausole e condizioni di favore.

Si devono applicare le riserve – consentite dalla legislazione comunitaria e nazionale – a favore della possibilità di assicurare la maggior parte possibile di beni e servizi necessari alla vita locale, attraverso fornitori locali.

7 Meno grandi opere, più manutenzione

La filosofia delle grandi opere non ci appartiene, scegliamo la compiutezza e la diligenza delle cose veramente necessarie a ciascun territorio.

Siamo entrati nell’età della decrepitezza del calcestruzzo. La situazione è drammatica e da trent’anni non esiste più, a causa della “austerità permanente”, una manutenzione sistematica. Vista la situazione critica delle infrastrutture toscane, dobbiamo adoperarci perché essa sia ripristinata e affidata ad aziende e maestranze locali.

A proposito di grandi opere inutili, ricordiamo che la magistratura ha chiarito che il nuovo aeroporto di Firenze non è fattibile. Lavoriamo quindi perché l’aeroporto di Peretola sia in sicurezza, secondo le prescrizioni previste sin dal 2003. E’ saggio concentrare il traffico aereo toscano su Pisa e rendere Pisa facilmente accessibile e raggiungibile da tutta la Toscana.

8 Sicurezza attraverso la prevenzione

Nei luoghi di vita, lavoro e studio, nella gestione del traffico e dei trasporti pubblici, nell’organizzazione dei servizi ai cittadini, è sempre più chiaro quanto siano cruciali politiche di sicurezza, prevenzione, protezione civile. La regione può e deve dispiegare tutti i suoi poteri per prevenire le morti bianche, il lavoro nero, gli incidenti stradali, perdita di vite umane durante i disastri naturali e i terremoti.

9 Ammalarsi di meno, oltre che curarsi

La crisi del coronavirus ha confermato le ragioni di coloro che da anni lottano per una vita dove ci si ammali di meno, invece che curarsi di più. Ci impegniamo quindi per ridurre progressivamente ogni nocività e ogni forma di inquinamento (senza dimenticare gli inquinamenti invisibili, come quello elettromagnetico).

Lavoreremo per avere centri sanitari di prossimità ovunque, fino all’ultimo paesino della Toscana, dove si possano trovare informazione, prevenzione, possibilità di essere assistiti e controllati, senza doversi recare al pronto soccorso degli ospedali.

10 Dai contributi a pioggia alla concentrazione degli investimenti

Proponiamo un cambiamento radicale nel modo di gestire il denaro pubblico: dai contributi a pioggia (che finiscono sempre per dare poco a pochi), alla concentrazione delle risorse su opere importanti per tutti.

11 Impegno per il pluralismo

Questa è la nostra visione comune, i principi su cui ci impegniamo insieme, mantenendo per il resto libertà, pluralismo, determinazione ad approfondire ascoltando le persone e guardando alla concretezza della vita, volontà ferrea di approfondire e studiare.



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Per coloro che vogliono informazioni su questa coraggiosa e generosa avventura politica toscana del 2020 scrivete a mauro punto vaiani chiocciola gmail punto com, all'autore di questo blog - Purtroppo l'esperienza è stata esclusa dalle elezioni regionali toscane del 2020. Il Patto per la Toscana ha avuto molti limiti, sicuramente, ma è stato annientato da una decisione giuridica più che problematica, assolutamente ingiusta. Un ringraziamento sincero a Roberto Salvini e a tutti coloro che ci hanno messo la faccia, fino all'ultimo, pagando le spese legali e salvando l'onore di tutti coloro che si erano candidati con il Patto per la Toscana (Nota di questo blogger, Mauro Vaiani, 21 dicembre 2020).

 



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