Un discorso diverso in Toscana, per chi crede, in questa nostra madreterra, in questa fugace vita, in qualcosa di diverso
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sabato 9 maggio 2026

Comunità locali operatrici di pace

 


Ernesto Maria Ruffini, promotore dei comitati Più Uno, ha partecipato ieri a Prato, nella sede della provincia, a un incontro con il candidato sindaco Matteo Biffoni. Il dibattito è stato moderato dal giornalista Gianni Rossi.

Non è stato solo un appuntamento elettorale di sostegno al candidato Biffoni, che si ripresenta a Prato sostenuto dalle forze del centrosinistra e da una lista civica unitaria ("Biffoni Sindaco") in cui sono confluite diverse anime, fra cui quelle dell'area "Prato Civica Solidale".

E' stato un momento di riflessione per guardare un po' più lontano: la costruzione della pace mondiale - addirittura - può cominciare proprio dal buongoverno delle comunità locali, dalla loro autonomia, dall'investimento nei loro valori civili e sociali.

Ernesto Ruffini, già alla guida dell'Agenzia delle Entrate per un decennio, ha iniziato, con i suoi comitati Più Uno, una campagna civica per l'allargamento del centrosinistra, a partire dai valori antifascisti e cristiano-sociali della sua famiglia (è figlio di Attilio Ruffini, partigiano cattolico e fondatore della Democrazia Cristiana).

La politica, nella sua visione, deve essere qualcosa di più che un "contratto", uno scambio fra eletti ed elettori. Deve essere l'accettazione di un rischio, non di un "programma". Deve mirare a cambiamenti per le generazioni future, non a "sistemare se stessi".

Erano presenti all'incontro i cinque candidati civici indipendenti dell'area "Prato Civica Solidale": Sandra Mugnaioni, Simone Puggelli, Caterina Ramogida, Moreno Sarti, Mauro Vaiani. Per quest'ultimo l'incontro è stato l'occasione per far conoscere a Ruffini l'esperienza del mondo delle autonomie che è raccolto nella rete "Autonomie e Ambiente" (AeA), che è partner EFA (European Free Alliance) nella Repubblica Italiana.

 

* * * 

 

 

 

venerdì 3 ottobre 2025

Con la violenza niente

In un suo famoso discorso del 1985, Bettino Craxi spiegò che riteneva legittima la resistenza degli oppressi arabo-palestinesi contro gli oppressori israeliani, anche violenta, anche con il terrorismo. Precisò però, nello stesso intervento, che attraverso la violenza gli arabo-palestinesi non avrebbero ottenuto niente. 

Fu lungimirante allora, come lo erano i grandi della politica formatisi alla dura scuola dei grandi partiti popolari di quella fase storica.

Oggi viviamo in un mondo politicamente e geopoliticamente molto più pericoloso di allora, sull'orlo del disastro ecologico, molto più diviso e confuso. Abbiamo raggiunto però una consapevolezza della necessità della nonviolenza. La nonviolenza è l'unica via per sostenere le cause che si ritengono giuste, nel mondo globalizzato e interconnesso, raggiungendo i necessari compromessi fra le ragioni di tutti.

L'estremismo, il settarismo, l'ignoranza, le dissonanze cognitive, gli slogan semplicistici e fuorvianti, la violenza e il vandalismo con cui parecchi in questi ultimi tempi pretendono di sostenere le ragioni di Gaza e della Cisgiordania, hanno prodotto intanto cose orrende come queste:


La fonte di questa brutta notizia sui pezzi di cemento buttati sui binari della stazione Firenze Santa Maria Novella è qui: https://www.firenzetoday.it/foto/cronaca/blocchi-di-cemento-sui-binari-della-stazione-di-firenze/. Avevamo già visto però attraverso i media altre scene veramente miserabili di quelli del "Blocchiamo tutto", estremisti fanatici e violenti, organizzati da gruppi come "Potere al Popolo", purtroppo inseguiti anche da organizzazioni che pure godevano, fino a ieri, di una certa autorevolezza, come USB e CGIL.

A tutti - a cominciare da chi scrive - è capitato di partecipare a eventi e manifestazioni che poi si sono rivelate controproducenti per le stesse cause che si sarebbero volute sostenere. Nulla di nuovo sotto il sole. 

Spiace particolarmente in questa occasione, perché mai la comunità internazionale è arrivata così vicina a un piano per la pace... Sì, stiamo parlando del piano Trump... Che riprende integralmente le richieste della Lega Araba, di importanti paesi musulmani sostenitori della causa palestinese, della ANP, dell'ONU, della Santa Sede, della maggioranza della Knesseth d'Israele (dove finalmente gli estremisti sanguinari potrebbero essere ricacciati all'opposizione).

Potremmo avere presto la liberazione dei rapiti israeliani superstiti, ma anche l'amnistia per migliaia di prigionieri politici palestinesi (quasi tutti ex terroristi, peraltro, come è ovvio che sia).

Mai siamo stati così vicini alla caduta di Hamas e del governo Netanyahu, che sono saliti al potere insieme, che sono stati alleati de facto per decenni, che meritano di fare la stessa fine.

Possiamo capire che un giovane creda che in Medio Oriente ci sia uno scontro fra buoni e cattivi. E' normale per i giovani essere ingenui ed entusiasti, ci mancherebbe altro.

Qui però ci sono degli adulti, dei vecchi, delle organizzazioni (non solo nazionali) che finanziano e guidano iniziative che vogliono polarizzare, avvelenare, instillare odio, raccogliere un po' di consenso per futuri scontri politici ed elettorali. Costoro stanno sbagliando, sono o illusi oppure cinici, ma possono fare tanto male, prima del loro inevitabile fallimento, perché viviamo in una società in cui l'antisemitismo (e intendiamo l'antico odio per gli ebrei, ma anche il nuovo odio per le popolazioni di origine araba) non se ne è mai andato, così come molti altri riflessi condizionati di pregiudizio e violenza.

Non possiamo dimenticare che le ragioni di Israele erano ridicolizzate e violentemente represse da un vero e proprio squadrismo, o se volete fascismo, "rosso", anche in anni in cui non era governata da Netanyahu, ma da leader che hanno fatto e proposto soluzioni concrete ai capi arabo-palestinesi: Olmert, Barak e lo stesso Sharon (demonizzato ai suoi tempi, eppure capace del grande gesto dello sgombero totale di Gaza del 2005, un'altra delle molte occasioni storiche perse dagli Arabi, per via dell'estremismo dei loro capi).

Non possiamo sorvolare sul fatto che dirigenti di uffici e agenzie ONU e UNRWA inefficenti e corrotte hanno taciuto per anni di fronte allo scavo dei tunnel e al riarmo di Hamas. E che ancora oggi sono colpevolmente silenti di fronte al fatto che Hamas tiene in ostaggio e usa come scudi umani non solo un pugno di cittadini israeliani ma centinaia di migliaia di cittadini di Gaza.

Forse la guerra delle narrazioni viene facilmente vinta dai racconti delle sofferenze delle persone di Gaza (anche per i mostruosi errori politici, militari, mediatici della cricca di Netanyahu), ma la realtà è che se siamo di fronte a una distruzione che qualcuno arriva a chiamare "genocidio", la principale responsabilità è e resterà per sempre di Hamas. 

Chiudiamo dicendo un fermo NO al "Blocchiamo tutto", alla complicità con Hamas, alla mostrificazione di Israele (come stato e come cittadinanza), all'estremismo e al vandalismo.

Tra il fiume Giordano e il mar Mediterraneo c'è posto per due stati, entrambi democratici, quello di Israele e quello degli Arabi, oltre che per autonomie speciali da garantire ai quartieri della Gerusalemme storica, per gli altri luoghi santi, per le minoranze etniche, culturali, religiose. Chi non accetta questa pluralità, sta scivolando lungo un precipizio, in fondo al quale incontrerà - stavolta sì - un vero genocidio, con milioni di morti. 

Teniamo una posizione ferma, per continuare a essere fedeli alla nostra storia internazionalista, per la pace, la giustizia, la salvaguardia del creato, che comincia da dove siamo qui e ora, in attesa di un treno per tornare a casa o per andare al lavoro, alla stazione Firenze Santa Maria Novella.

 

domenica 30 ottobre 2022

Per il cessate il fuoco in Ucraina, ora

 

Riceviamo e volentieri pubblichiamo:


OraToscana

rete di lavoro politico - civismo, ambientalismo, autonomismo
pace e lavoro – giustizia e libertà - autogoverno e buongoverno di tutti dappertutto

https://t.me/OraToscana - https://twitter.com/oratoscana - https://www.facebook.com/OraToscana - oratoscana@gmail.com

https://diversotoscana.blogspot.com/2022/06/cara-vecchia-lista-postale.html

Lucca – Firenze – Pisa – Siena, 29 ottobre 2022

Appello pubblico di adesione
alle manifestazioni del 5 novembre 2022

UNIAMO LA NOSTRA VOCE
A QUELLE DEL REALISMO,
DELLA TRATTATIVA,
DELLA VITA.

OraToscana unisce la propria flebile voce a quelle del realismo, della trattativa, della vita, che si riuniranno il prossimo sabato 5 novembre 2022 nelle manifestazioni “EUROPE FOR PEACE”.

I nostri governi devono impegnarsi per l’immediato cessate il fuoco fra la Federazione Russa, l’Ucraina, le province ribelli. E’ necessaria una tregua senza precondizioni, senza eccezioni, senza alcun termine.

L’Ucraina non è più in pericolo di essere cancellata. La Federazione Russa non deve temere più alcuna minaccia dall’Occidente. Le province ribelli aspettano un armistizio dal 2014!

Nell’era dell’atomo e della robotica questa non è una guerra che può essere vinta, sempre che ne esistano ancora!

Sia chiaro che non parliamo, ora, di pace, di conferenze, di summit, di ritorno a politiche di disarmo e di sicurezza collettiva. Sappiamo bene che ci vorranno anni per ripristinare le condizioni minime necessarie per sincere ed effettive trattative di pace che pongano fine a questo conflitto decennale.

Non per questo le opinioni pubbliche di tutta Europa devono rinunciare a gridare forte e chiaro che tutte le parti devono fermarsi ora: basta con lo sterminio, le deportazioni, le distruzioni, la disinformazione, la velenosa propaganda, che stanno uccidendo, oltre a vite umane, anche la stessa convivenza civile sia nella Federazione Russa, che in Ucraina, che nelle province ribelli.

 


 

CESSATE IL FUOCO ORA
fra Russia e Ucraina



Le sentite le grida delle persone schiacciate dai bombardamenti? Li ascoltate i pianti delle famiglie dei caduti?
Li vedete i giovani fuggire perché non vogliono uccidere? Le ricordate le ombre delle persone volatilizzate dal fuoco nucleare?
(Cittadini di Prato e della Piana)

* * *




mercoledì 16 marzo 2022

Centenario di Gioiello Orsini: pace e lavoro, ricostruzione e libertà


 

Cento anni fa, il 16 marzo 1922, nasceva Gioiello Orsini: #CentenarioGioielloOrsini.

Fu attivista socialista, amministratore e poi sindaco della ricostruzione del comune di Vecchiano e dei suoi paesi. Poi diventò presidente della provincia di Pisa e, se non fosse morto relativamente giovane, avrebbe sicuramente continuato a contribuire alla vita politica toscana e dell'intera Repubblica.

Non è solo un anniversario di coloro che hanno una storia e una tradizione socialista. E' una memoria che ci riguarda tutti, tanto più in questi anni così drammatici che stiamo vivendo, in mezzo a problemi che non si risolveranno facilmente.

Tramandiamo, attraverso il ricordo di Gioiello Orsini, gli anni in cui la politica era speranza, pace e lavoro, ricostruzione e libertà.

In attesa che le istituzioni (in particolare il comune di Vecchiano e la provincia di Pisa) celebrino in modo opportuno e unitario il centenario di Orsini, il gruppo civico, ambientalista, autonomista "Un Cuore per Vecchiano", lo ricorderà ogni giorno con una foto, una parola, un segno.

Potete seguire le celebrazioni a partire da questa pagina Facebook:

 


Qui un collegamento diretto:

https://www.facebook.com/UnCuoreperVecchiano/posts/3164913373760567

Qui il collegamento a un articolo che l'autore di questo blog scrisse alcuni anni fa:

https://diversotoscana.blogspot.com/2016/06/33-anni-dopo-ancora-simbolo-di.html


mercoledì 8 aprile 2020

Internazionalismo, non cosmopolitismo



Riprendo da una conversazione riportata nel gruppo "Uniti per la Costituzione", animato dal bravo avvocato pratese Michele Giacco, di ieri 7 aprile 2020. Questo post nasce per il gruppo autonomista su Facebook "Pratesi per la Repubblica delle Autonomie" e per i socialisti autonomisti toscani, ma crediamo che possa servire anche a molte altre persone che credono in una #LiberaToscana, che si stanno domandando come liberare le persone, i territori, le nazioni, dalle catene della finanza globalista, da un cosmopolitismo minaccioso, vera e propria incarnazione dell'incubo dello "stato mondiale", cioè dell'intero pianeta ridotto ad un unico grande carcere, con l'intera umanità sottomessa a pochissimi privilegiati padroni del mondo.


Un centinaio di intellettuali italiani, facenti capo alla Fondazione Basso, ha firmato un appello alla Ue che si caratterizza per mediocrità e superficialità. L’amico Roberto Passini lo ha giustamente criticato in una corrispondenza con lo scrittore e saggista Thomas Fazi. Da Fazi è arrivata una arguta risposta, che riportiamo qui di seguito:

"L’Unione europea non è solo mercato comune dotato di moneta unica. È soprattutto una comunità politica definita dalla condivisione di valori politici basilari quali l’uguaglianza, la dignità della persona, la pace, la solidarietà, i diritti civili e i diritti sociali attribuiti a tutti i cittadini europei». Così inizia un vomitevole "appello per la solidarietà europea" della fondazione che porta il nome di Lelio Basso, un grande intellettuale, politico, giurista e costituente italiano, il quale fino agli anni ‘70 del secolo scorso, come ricorda Roberto Passini, in più occasioni utilizzò parole di fuoco per descrivere la lex mercatoria impersonata dall’allora CEE, la globalizzazione liberale versus l’internazionalismo dei lavoratori e la siderale distanza di questi rispetto alla democrazia sociale incarnata dalla Costituzione del 1947! Figuriamoci come avrebbe tuonato in questi anni e ora contro questa tecnostruttura liberale liberista che è la UE, infinitamente peggiore della CEE, nonchè matrice di disuguaglianza e ingiustizia sociale impensabile rispetto ai suoi tempi. La cosa surreale è che l'accusa di "cieco nazionalismo" che l'appello muove a chi oggi critica l'architettura europea è la stessa che al tempo i liberali muovevano contro Basso, che rispondeva così:

«Ed ecco che noi assistiamo a questo punto al passaggio improvviso di quelle borghesie occidentali dal vecchio esasperato nazionalismo ad un’ondata di cosmopolitismo. Ma così come il sentimento nazionale del proletariato non ha nulla di comune con il nazionalismo della borghesia, così il nostro internazionalismo non ha nulla di comune con questo cosmopolitismo di cui si sente tanto parlare e con il quale si giustificano e si invocano queste unioni europee e queste continue rinunzie alla sovranità nazionale. [...] L’internazionalismo proletario non rinnega il sentimento nazionale, non rinnega la storia, ma vuol creare le condizioni che permettano alle nazioni di vivere pacificamente insieme. Il cosmopolitismo di oggi che le borghesie, nostrana e dell’Europa, affettano è tutt’altra cosa: è rinnegamento dei valori nazionali per fare meglio accettare la dominazione straniera».


* * *

Un po' di memoria occorre. Chi si dice socialista, chi si dice anarchico, chi si dice libertario, ma anche chi si dice liberale, dovrebbero capire che ciò in cui credono DEVE ESSERE INEVITABILMENTE INCARNATO in un mondo globalizzato dove sono cambiati non solo i meccanismi dello sfruttamento, ma le loro dimensioni. E i cambiamenti di scala, in politica e in geopolitica, in economia e nella vita sociale, NON LASCIANO NULLA COM'ERA PRIMA.

Ciò che riterreste accettabile nella gestione del vostro quartiere, una volta portato a livello di una intera città o di un intero territorio, potreste scoprirlo essere ABNORME. Ciò che va bene per la vostra regione, una volta imposto a intere repubbliche e continenti, sarà certamente AUTORITARIO (o, se va veramente molto bene, almeno percepito da molti come tale). Vivere in centro, piuttosto che in periferia non è la stessa cosa, INDIPENDENTEMENTE DA QUANTA distanza c'è tra periferia e centro stessi.

Basso, Gramsci, ma anche Lussu, Canepa e tanti altri pensatori socialisti e democratici (ma anche tanti altri più a sinistra o più a destra di loro), avevano, entro la mentalità del loro tempo, consapevolezza che OGNI TERRITORIO DOVEVA AUTOGOVERNARSI, contribuendo, liberando se stesso, alla libertà e alla pace internazionale, nel quadro di un vero internazionalismo, non di un pauroso e totalitario cosmopolitismo.

Lelio Basso, insomma, viene tradito dalla fondazione che ne porta il nome... Triste.


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