Un discorso diverso in Toscana, per chi crede, in questa nostra madreterra, in questa fugace vita, in qualcosa di diverso
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domenica 31 maggio 2026

Prato è le sue frazioni


 

Stavolta ci potremmo essere. Le frazioni potrebbero tornare a essere considerate quello che sono sempre state: il tesoro di Prato, il vero segreto della qualità della vita di cui ancora godiamo nonostante i guasti dell'eccesso di cementificazione e degli inquinamenti che si accumulano da quando è iniziato il boom industriale di Prato.

E' stato appena eletto Matteo Biffoni, un sindaco popolare, appassionato di Prato, competente (perché è già stato sindaco per dieci anni, dal 2014 al 2024), capace di ascolto.

Il nuovo mandato di Biffoni è stato reclamato dalle persone comuni, dopo l'interruzione dell'amministrazione Bugetti. Sia detto senza polemiche, senza rancore e senza sminuire nessuno dei protagonisti in campo nella politica pratese: durante l'anno di commissariamento del Comune di Prato (2025-2026) i partiti non avevano elaborato nulla di alternativo. Era naturale che i cittadini si rivolgessero all' "usato sicuro".

La vittoria al primo turno di Matteo Biffoni è stata resa travolgente dal grande successo della sua lista civica unitaria: oltre 11.000 voti, il 17% dei voti validi, 7 consiglieri indipendenti eletti. In consiglio comunale sono arrivate persone nuove, anche nelle altre liste. C'è l'occasione per un cambiamento.

La nuova stagione di Prato deve essere centrata sulla valorizzazione della sua storia più antica: siamo decine di frazioni, quelle che nella profondità del tempo erano chiamate "popoli".

I neofiti della "città dei 15 minuti a piedi" si accorgono di aver adottato uno slogan che suona nuovo e invece è, almeno per Prato e forse per la Toscana, la semplice e salutare riscoperta dell'acqua calda.

Le antiche frazioni, i popoli, di Prato sono riuscite in buona parte a sopravvivere alle colate di cemento e ai piani regolatori faraonici della seconda metà del Novecento, perché hanno garantito poche semplici cose essenziali per tutti, paesino per paesino: una chiesa, dei circoli per socializzare, una scuola elementare, un cimitero, alcuni negozi e servizi di prossimità, una tradizione di buon vicinato.

La prossimità era stata dimenticata, negli anni dello sviluppismo. Perché alcune generazioni, i boomer ma anche quelle immediatamente successive, erano giovani; trovavano lavoro in qualsiasi angolo della Piana e magari oltre; erano in grado di comprarsi case lontano dai loro genitori e parenti; si permettevano sempre la macchina; non temevano di fare chilometri ogni giorno per cercare novità, soluzioni o semplicemente divertimento; non si curavano affatto che servizi essenziali potessero mancare nel loro vicinato.

Anche la politica, soprattutto la pianificazione territoriale urbanistica, le frazioni le aveva dimenticate.

Per buona parte del Novecento hanno dominato tutto il mondo industrializzato e urbanizzato i teorizzatori della polarizzazione spaziale per poli e funzioni delle città. Si era creduto che le città dovessero tutte diventare megalopoli indistinte, all'interno delle quali pianificare la separazione fra le funzioni vitali: residenza, lavoro, servizi. 

Le città dovevano sviluppare rapidamente interi quartieri dormitorio. Gli abitanti poi, attraverso infrastrutture pesanti come autostrade urbane, treni e metropolitane, dovevano essere messi in grado di raggiungere tutti gli altri poli: i poli scolastici, le zone industriali, i grandi centri commerciali, i poli direzionali.

Questa mentalità oggi ci appare piuttosto sinistra, ma è stata dominante per decenni. Non pochi erano rassegnati, o addirittura auspicavano, che una città come Prato dovesse scomparire, insieme alle altre comunità e comuni della Piana, all'interno di un'unica area metropolitana fiorentina indistinta. 

Con il senno di oggi, notiamo un paradosso: proprio ciò di cui le elite dominanti si avvantaggiavano dal basso, veniva sminuito dall'alto. I partiti si vantavano di controllare circoli e piazze di paese e di periferia, ma i loro vertici trascuravano proprio i luoghi dove avevano le loro radici popolari.

La visione polarizzante era stata però anche criticata, già a partire dagli anni Settanta, grazie agli urbanisti che ne avevano intuito l'insostenibilità. Si doveva svoltare verso città policentriche, costituite da quartieri e borgate più autosufficienti, quindi più vivibili.

Al rifiuto dell'omologazione metropolitana hanno contribuito i promotori di democrazia dal basso, che hanno promosso il moderno decentramento dei grandi comuni, con la formazione di consigli di quartiere e di municipi. Per inciso, quella della partecipazione urbana degli anni Settanta è stata una grande stagione democratica, purtroppo distrutta dalle ondate di antipolitica populista e dai fanatici dell'austerità.

Hanno contribuito al cambiamento di mentalità, sin dagli anni Ottanta, i pionieri delle autonomie urbane e della sostenibilità ambientale anche dentro le aree più intensamente cementificate, i promotori di quella che a Firenze è stata chiamata la rivoluzione rionale e in Toscana la rivoluzione paesana per tutti i territori eccessivamente antropizzati.

Ci hanno messo del loro, per il bene di Prato e delle sue frazioni, anche i promotori della Provincia di Prato, persone grandi come Roberto Giovannini e Rolando Caciolli (che chi scrive ha avuto la fortuna di conoscere quando si è affacciato come giovane civico, cristiano, ambientalista, alla vita pubblica della città, NdA).

La Provincia di Prato era una naturale conseguenza, negli anni Novanta, di una visione di Toscana policentrica e formata da autonomie locali forti, internamente coese, capaci di dare attuazione ai principi costituzionali (ed europei) di sussidiarietà e solidarietà.  

Con grande ritardo, con grande fatica, nonostante la resistenza di potenti interessi economici e immobiliari (e oggi anche dei grandi speculatori del turismo di massa nei piccoli borghi e nelle città d'arte), la prossimità è diventata la questione cruciale del XXI secolo.

Dove non era arrivata l'apertura mentale a una visione di comunità urbane più a misura di persona umana, è arrivata la forza della demografia.

Il grande invecchiamento della popolazione ha reso urgente per la maggioranza delle persone il ritorno a una vita di prossimità, perché gli anziani usano sempre meno, e su distanze decrescenti, auto, motori, ma anche biciclette e mezzi pubblici. Mentre hanno un bisogno vitale, finché possono, di camminare, per garantirsi la miglior vecchiaia possibile.

Agli anziani si sono aggiunte le ultime ondate migratorie. Esse sono non solo più eterogenee e quindi a rischio di maggior spaesamento, rispetto agli arrivi del secolo scorso, ma anche, più trivialmente, meno fortunate delle precedenti.

Oggi l'immigrato che arriva in un territorio come quello di Prato si accorge ben presto che la dignità e l'autonomia economica - figuriamoci il successo, l'arricchimento - non sono più così probabili come lo sono state per gli immigrati del secondo dopoguerra e dei decenni successivi.

Diventa urgente, quindi, che anche gli ultimi arrivati siano rapidamente integrati in comunità di prossimità, con una forte identità, senso civico, doveri e diritti.

Tornare a pensare Prato come un insieme di frazioni non è passatismo, semmai rispetto della storia e della vita. E' davvero una sfida affascinante:

- si dovranno immaginare forme di rappresentanza democratica dal basso, perché i cambiamenti si fanno attraverso la partecipazione, non calando soluzioni dall'alto;

- ciascuna frazione dovrà tornare ad avere una sua bellezza e propri caratteri distintivi, che la rendano diversa da ogni altra;

- ognuna di esse dovrà valutare, attraverso forme di perequazione urbanistica e di coprogettazione tra mano pubblica e proprietari privati, come valorizzare la piazza, un centro commerciale naturale, i luoghi di culto, il cimitero, i monumenti, i beni comuni;

- ripensare Prato attraverso le sue frazioni riporterà il senso del limite anche per il raggiungimento concreto degli obiettivi di "consumo zero" del suolo, di rigenerazione urbana, di rinaturalizzazione;

- ciascuna frazione potrà diventare una migliore custode dei propri giardini di prossimità, dei propri orti, dei propri alberi;

- la frazione dovrà promuovere la coesione sociale tra i residenti, accogliendo al proprio interno sia l'edilizia pubblica popolare, che case di vario pregio per ogni ceto sociale; così ciascuna frazione dovrebbe tendere ad avere una composizione sociale vicina a quella della media cittadina; non devono esistere pezzi di città che siano ghetti etnici o classisti;

- gli esperti di cui si avvalgono le amministrazioni pubbliche devono diventare specialisti di una o più frazioni, per proteggerle dai guasti idro-geologici;

- in ciascuna di esse si devono potenziare i percorsi ciclo-pedonali di prossimità; ciascuna deve avere le sue strade curate, le sue isole pedonalizzate, una qualche protezione dal traffico esterno;

- ciascuna frazione dovrebbe essere curata da personale di vigilanza dedicato, che padroneggi le situazioni attraverso la conoscenza delle persone e dei problemi;

- il personale di manutenzione deve essere stabile, in modo che conosca e si affezioni alla frazione; questo vale per gli spazzini, per i giardinieri, per gli idraulici, per gli elettricisti, per i postini, per i piccoli trasportatori, per tutti gli operatori che danno servizi pubblici di manutenzione.

Le frazioni di Prato sono ciascuna un microsmo vitale per le generazioni future. 

Le affidiamo ai nuovi eletti e a questa nuova amministrazione Biffoni, con speranza. 

Mauro Vaiani Ph.D.
(studioso e attivista di autonomie e di civismi in Toscana)*

 

* Insieme ai Civici di Prato per le Autonomie, con l'area Prato Civica Solidale, Mauro Vaiani ha contribuito alla formazione della lista civica unitaria Biffoni Sindaco, lista che ha partecipato con successo alle elezioni comunali di Prato del 24-25 maggio 2026. NdR. 

 

sabato 14 gennaio 2023

Potremo ancora permetterci di vivere in Toscana?

 


Firenze Città Aperta ha avviato una iniziativa referendaria comunale contro la svendita di Firenze alle grandi società immobiliari internazionali. La signorilizzazione della città e lo sfruttamento dello spazio urbano da parte della speculazione e dell'industria turistica, stanno distruggendo Firenze. La terribile domanda "potremo ancora permetterci di vivere a Firenze", se continua la speculazione turistico-immobiliare, gli umili la conoscono già ed è negativa. Il disastro, peraltro, non riguarda solo Firenze, ma si diffonde come un contagio nei comuni limitrofi ed arriva anche in altri angoli di Toscana dove chiunque sia benestante e provvisto di valuta forte, da qualsiasi parte del mondo provenga, può permettersi di venire a comprare quello che vuole.

Oggi, sabato 14 gennaio 2023, in Piazza de' Ciompi, l'associazione raccoglie le prime 100 firme necessarie per sottoporre i quesiti alla valutazione preliminare degli organi comunali.

L'iniziativa merita rispetto e attenzione perché è un segno di risveglio, rispetto a una generale subalternità ai grandi capitali stranieri, che estraggono risorse da Firenze, come miniera turistica e immobiliare, senza alcun rispetto per i suoi abitanti e per la sua identità.

Riparte una protesta sociale antica, quella contro la Firenze "Disneyland del Rinascimento":

https://www.popoffquotidiano.it/2016/10/18/firenze-non-e-disneyland/

Si è in linea con le drammatiche denunce di Italia Nostra Firenze (ricordiamo fra gli altri il lavoro di Paolo Celebre):

https://italianostrafirenze.wordpress.com/2022/11/27/chi-consuma-il-suolo-di-firenze-di-paolo-celebre/

Speriamo che sia una occasione per riscoprire quella Firenze e quei Fiorentini che da tanto tempo si sono posti il problema di resistere alla distruzione della città e delle sue tradizioni, con la cultura, con delle iniziative politiche, con la testimonianza personale, come quella di coloro che animarono famosa Lista Verde di Firenze (ricordiamo Giannozzo Pucci, Tommaso Franci, Stefano Borselli, Vincenzo Bugliani): 

https://www.ilcovile.it/scritti/COVILE_789_Vincenzo_Requiem.pdf

Fra i resistenti ci mettiamo anche noi - si parva licet - quando recuperammo dalla polvere del tempo il progetto di una "rivoluzione rionale" a Firenze:

https://diversotoscana.blogspot.com/2018/02/per-la-rivoluzione-rionale-firenze.html

Sosteniamo questa ultima iniziativa di Firenze Città Aperta, ma prepariamoci anche a riprendere in mano tutti i temi che furono sintetizzati nel grande e generoso tentativo di Libera Firenze 2019, grazie al candore e alla generosità di Fabrizio Valleri:

https://diversotoscana.blogspot.com/2019/04/programma-elettorale-di-libera-firenze.html

 

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Seguiamo l'iniziativa referendaria grazie ai pochi media locali liberi rimasti, come Controradio:

https://www.controradio.it/firenze-fca-organizza-referendum-contro-mercificazione-e-svendita-citta/


venerdì 8 ottobre 2021

Autonomie a San Vincenzo e a San Carlo

 


 

Si può essere autonomisti solo facendo azioni politiche autonome. Decenni di pensiero e azione devono concretizzarsi in una nuova stagione di civismo, ambientalismo, autonomismo, anche qui in Toscana.

In assoluta autonomia, con le loro forze, con il proprio sacrificio e la propria dedizione, i cittadini di San Vincenzo hanno reagito alla storica crisi del loro comune con una proposta originale, quella di Officina San Vincenzo, che si è concretizzata nella lista civica che ha vinto le elezioni del 3-4 ottobre 2021, portandoli ad amministrare il loro comune con Paolo Riccucci come sindaco.

Questo blog li ha conosciuti solo attraverso il loro programma. Documento che ci è parso così serio e coraggioso, da farci dubitare che avrebbero avuto sufficiente consenso, in questi anni bui di disinformazione, propaganda centralista, bullismo da parte di quasi tutti i partiti nazionali.

Invece, con un po' di fortuna, grazie all'empatia dei loro candidati e al sacrificio dei loro attivisti, hanno prevalso, sia pure di poco, sulle altre tre liste con cui erano in competizione. Una comunità di 5.000 persone circa ha potuto così conoscere una storica alternanza di personale e comportamenti politici.

Del programma di Officina San Vincenzo vogliamo riprodurre un ampio stralcio dal capitolo dedicato al paese di San Carlo. Nella nostra visione decentralista e nel nostro impegno per una rivoluzione paesana in Toscana, ci sembra quello che contiene la sfida più bella e più grande: far vivere una San Carlo più autonoma dentro un comune di San Vincenzo più autonomo dal verticismo e dall'affarismo della politica delle alte sfere. Buona lettura!

* * *

Per San Carlo - estratto dal programma di Officina San Vincenzo 2021

Ragionando in termini generali, San Carlo è forse la più grande occasione persa per la Val di Cornia. Le caratteristiche della frazione di San Vincenzo sono tali da garantire enormi potenzialità alla comunità che lo anima (o dovrebbe animarlo) e all'intero comprensorio.

Le potenzialità di San Carlo nella promozione del territorio, nella conservazione dell’ambiente collinare, nella rappresentazione plastica degli effetti dell’attività estrattiva del Novecento, sono un’occasione persa dalle ultime amministrazioni che non hanno saputo leggere le trasformazioni economiche e sociali del territorio e non hanno saputo integrare San Carlo nel sistema della Parchi Val di Cornia per realizzare una continuità storica e culturale tra le attività estrattive etrusche, romane, medievali, moderne e contemporanee sul massiccio di Monte Calvi.

La posizione posta tra le colline ne fa la porta naturale del sistema dei Parchi della Val di Cornia e potenzialmente è collegabile con il sistema urbano attraverso una sentieristica dalla Val di Gori nonché dal Masseto è collegabile al sistema costiero. In più le colline a nord, nel Comune di Castagneto Carducci e a nord-est nei comuni di Sassetta e Suvereto sono senz'altro tra le più interessanti dal punto di vista ambientale e paesaggistico della costa Toscana. Fare sistema con questi comuni permetterebbe un ulteriore sviluppo di sentieri e ippovie, facendo scoprire aspetti del territorio totalmente diversi da quelli attualmente offerti. In chiave di destagionalizzazione, le offerte paesaggistiche, culturali ed archeologiche che le nostre colline possono offrire sono un elemento chiave sinora ignorato.

La nostra amministrazione si impegnerà a sviluppare questi concetti in chiave del cosiddetto EcoMuseo, ovvero museo diffuso che valorizza tutte le risorse del territorio.

Neppure il rapporto con le cave è stato interpretato in modo proficuo per la collettività. A fronte di un ritorno occupazionale sempre più limitato, si è accettato di ampliare le concessioni di escavazione e si è permesso il completo asservimento della sponda sanvincenzina della Valle delle Rozze al transito del minerale via camion e treno. Il controllo sul rispetto del piano di escavazione è insufficiente quando non apertamente assente e ad oggi il piano di ripristini dei fronti vecchi è ad un grado di avanzamento ridicolo rispetto al piano approvato ormai 15 anni fa.

Il progressivo ampliamento dei fronti cava sta compromettendo la risorsa paesaggistica sancarlina senza che si sia prevista una immediata ed efficace azione di riappropriazione di spazi ormai dismessi alla collettività in modo da poterli rendere fruibili e, in prospettiva, punti di interesse di nuovi modelli turistici che si basino supaesaggio, storia (antica e moderna) e cultura.

Non sono solo i dintorni del paese a rappresentare una riserva di attrattive. Il tessuto urbanistico del paese è pressoché intatto e non c'è dubbio sul valore edilizio e sull'innovazione che, per l'epoca, ha rappresentato la ripartizione spaziale tra gli immobili e la sapiente alternanza tra spazio pubblico e spazi privati.Le poche contaminazioni recenti hanno certamente interrotto – anche brutalmente – il disegno originario ma il paese rimane attrattivo e piacevole nonché di sicuro interesse per un progetto di turismo culturale di livello avanzato.

Anche di questo patrimonio non c'è consapevolezza e la dimostrazione lampante è proprio il percorso urbanistico – pieno di contraddizioni e in bilico tra legalità ed illegalità – dell'area “Pellegrini”.

Neppure da un punto di vista prettamente amministrativo si sono voluti eliminare una volta per tutte, gli impedimenti ad una concreta attuazione di obiettivi di breve – medio – lungo periodo. Sappiamo infatti che gran parte delle resedi, delle vie e delle aree verdi di San Carlo, sono ancora oggi proprietà della Solvay. Se in epoche ormai lontane la Solvay si prendeva cura persino meglio del Comune delle resedi in questioni, le attuali logiche di mercato che condizionano le conduzioni aziendali non permettono più una simile coesistenza. Un lavoro minuzioso e capillare è stato fatto negli ultimi anni a San Vincenzo per strappare le resedi stradali degli accessi a mare dalle residue proprietà nobiliari. Un lavoro logico, sebbene in quei casi non fossero sorti particolari impedimenti all'attività amministrativa, perché l'Ente puntava a poter disporre in modo autonomo di un elemento strategico vitale per la fruizione di un bene economico di enorme rilevanza: la spiaggia.

Non altrettanto è stato fatto nei confronti della Solvay nonostante per la natura e la mole delle aree siano sorti più ostacoli alla cura e riqualificazione dei luoghi nel tempo e nonostante vi fosse lo strumento perfetto per procedere all'acquisizione delle aree: il rinnovo della convenzione per le escavazioni. Viceversa si è deciso di non decidere e rimandare ancora un nodo che dovrà essere sciolto per poter ben disporre amministrativamente della Frazione.

Infine i servizi, tutti. Dalle strade al digitale, dall'acqua ai rifiuti, dal trattamento dei reflui ai trasporti pubblici, dalla pulizia alla cultura. San Carlo è carente da tutti questi punti di vista e rischia in un prossimo futuro di esserlo ancora di più.

Va naturalmente messo in relazione il numero degli abitanti con il costo dei servizi e si può affermare che il Comune di San Vincenzo non ha una immediata motivazione economica nell'investire davvero su San Carlo. Questo perché non esiste una prospettiva chiara che faccia prendere coscienza della grande potenzialità della frazione.

Il circolo vizioso deve essere spezzato (per quanto sia complesso e impossibile l'obiettivo senza una sensibilità ritrovata da parte di San Vincenzo e delle Istituzioni) attraverso la comprensione dei valori identitari dei luoghi, delle colline e delle storie che possono raccontare i muri, spesso scrostati, delle “case Solvay”.

Una strategia pubblica, ampia e coerente che comprenda le risorse e le potenzialità del territorio che ci circonda è l'unica possibilità che abbiamo per concretizzare molte risorse del nostro paese.

(...)

Il comune può e deve, nel concepire la propria azione in materia culturale, pensare che non esiste solo San Vincenzo ma anche la frazione.

Durante l'inverno il luogo che deve animarsi e diventare circolo di scambio culturale è la sala del consiglio di frazione. Giusto che si possano ospitare nella sala ogni sorta di corso o riunione ma sarebbe auspicabile che le istituzioni manifestassero la propria presenza. Le possibilità in tal senso sono numerosissime (punto libri, circoloscambio permanente, sala lettura e incontro ecc ...) e possono anche darsi specifici obiettivi come ad esempio integrare le ospiti della comunità presente nella frazione nelle attività sociali e ricreative che si possono organizzare. In epoche ormai remote i

giovani del Nobiscum organizzavano cineforum nella sala multimediale a San Vincenzo, nulla osta che iniziative simili possano essere intraprese a San Carlo con il patrocinio e tutta la collaborazione possibile e immaginabile dell'amministrazione.

(...)

Non si è neppure riusciti a restituire alla pubblica fruizione in tempi ragionevoli porzioni di territorio non più soggette ad escavazione ma, al più, ad opere di ripristino (in gravissimo ritardo). Rimando in tal senso all'esame della situazione delle cave che dimostrerà una volta di più quanto lavoro ci sia da fare per operare un cambiamento nella disponibilità dei beni comuni della Frazione.

Polveriere, spogliatoi, manufatti a servizio del pompaggio delle acque, tutti manufatti generalmente costruiti tra gli anni Venti e i Cinquanta del 900, con caratteristiche edilizie e morfologiche fortemente caratterizzate ed evocative che molto bene si presterebbero a qualsiasi uso a servizio di un progetto ampio di valorizzazione di uno dei più straordinari comparti culturali – lavorativi – storici – archeologici esistenti in Europa e forse al mondo.

Cave e miniere dagli Etruschi al Novecento passando per il medioevo. Il lavoro e la vita di ina comunità attraverso tre millenni, le speranze, le tecnologie, le storie di grandi sviluppi, bruschi arresti, profondissime crisi. Il ciclo del lavoro del minerale dagli Etruschi ai nostri giorni attraverso la storia della metallurgia e siderurgia, e i forni dell'allume solo per limitarsi alle straordinarie risorse in campo minerario – metallurgico. Ma c'è molto altro, dallo sfruttamento del bosco all'agricoltura (non si dimentichino il frantoio di San Silvestro), dalle testimonianze dei commerci nel golfo di Populonia alla pesca.

Il tutto da collegare allo studio delle essenze vegetali di cui si vantano endemismi spettacolari del tutto sconosciuti agli stessi abitanti della Frazione. Il parchetto pubblico tra via Canova e la fermata del bus pullula di Ophrys apifera, sui fronti cava dismessi si possono studiare le varie stratificazioni botaniche dalle pioniere alla gariga alla macchia mediterranea.

San Carlo potrebbe essere il cuore pulsante di uno degli esperimenti di valorizzazione di un patrimonio culturale ricco ed esteso su tre millenni più significativi d’Italia, forse d’Europa.

Servizi di foresteria e bivacco, aree di sosta per approfondimenti e aree da destinarsialla libera fruizione per escursionisti sul modello scandinavo.

(...)

Le cave hanno creato San Carlo (sulla rimozione del castello di Biserno) per come la conosciamo. Hanno rappresentato il luogo di lavoro e di formazione culturale individuale e collettiva per generazioni di cittadini. Oggi questa realtà è molto diversa.

L'attività estrattiva non può garantire un rilancio della frazione sia perché le logiche aziendali non sono più improntate al modello paternalistico del secolo scorso, sia perché il numero degli occupati è poco significativo se comparato a quello di 30-40 anni fa ed è in continuo calo.

A fronte del minor beneficio economico per il territorio si è assistito ad un progressivo e rapido incremento delle escavazioni grazie a mezzi meccanici sempre più produttivi.

Le amministrazioni comunali non hanno mai messo in atto nessun serio e concreto programma di riconversione delle basi economiche della Frazione.

Conseguentemente le colline scompaiono e la Frazione deperisce.

Invertire la tendenza significa inevitabilmente avere un approccio diverso con le cave e una autonomia progettuale assoluta sulla Frazione.

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Fonte: 

https://officinasanvincenzo.altervista.org/



 

 

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giovedì 14 gennaio 2021

Liberi di criticare e di proporre delle alternative

Anche se siamo storditi dall'ignoranza e impauriti dalla povertà e dalla malattia, dobbiamo farci delle domande non solo irrigidirci e fuggire. Non basta gridare "non avrete il nostro corpo". Occorre sviluppare una coscienza politica, come comunità, non solo come singoli.

Il coronavirus Covid-19 non è più nuovo (se lo è mai stato). Nessuno che abbia potere, risorse e responsabilità di governo, può più accampare scuse. Non brancoliamo più nelle nebbie della Valseriana, dove all'alba di ogni giorno si contavano anche dieci volte più morti dell'anno precedente. Stroncata la prima ondata, quest'estate, c'è stato tutto il tempo per prendere le decisioni necessarie per cominciare a convivere con questo virus come con tutti gli altri.

Molti altri paesi, dai cantoni della Svizzera, a Taiwan, alla Nuova Zelanda, ci hanno dimostrato che si poteva fermare o comunque grandemente rallentare la circolazione del virus, si poteva continuare a vivere e lavorare, si poteva gestire tutto diversamente.

Perché, passata la prima ondata, quando si è capito che erano necessarie prevenzione e cure precoci (con o senza idrossiclorochina, questo lo avremmo lasciato al naturale pluralismo che regna in medicina, la quale è notoriamente una scienza empirica e non una scienza esatta), non si sono precettati i medici di famiglia, dando loro risorse e poteri necessari per agire? Non si dia la colpa alle regioni, perché, guarda caso, i medici di famiglia sono ancora in tutto e per tutto malgestiti dallo stato. Non siamo né i soli, né i primi a dirlo, ma il tema è ignorato anche quando viene posto dai guru del Sant'Anna, o da migliaia di operatori della medicina di base, come gli aderenti alla Campagna per le cure primarie (partita nel 2018, non certo sull'onda dell'emergenza!).

Perché, quando si è definitivamente capito che le misure di distanziamento fisico e le mascherine, potevano far sparire raffreddori e influenze e quindi rallentare drasticamente anche la circolazione di questo coronavirus, non si sono lasciate alle scuole e ai luoghi della cultura, del divertimento, dello sport e del cibo, la libertà di auto-organizzare il distanziamento e la diversificazione degli orari di ingresso, così come invece la si è lasciata ai supermercati e alle manifatture? 

Perché non si accetta che siano autorità locali (sindaci e presidenti di regione) a stabilire delle regole adatte a ciascun territorio? Si deve porre fine alla gestione centralista e autoritaria e anche allo stato d'emergenza. Il virus, qualunque sia la sua origine, sarà con noi per sempre. Accettiamolo e ricominciamo, con prudenza, a vivere, passando dalla gestione emergenziale a una ordinaria "protezione mirata" (focused protection), come suggerito dalla Great Barrington Declaration.

Perché si è coltivata la metafisica dello "stare a casa", mentre si è totalmente trascurata la saggezza dello "stare locali"? Si è lasciato che la gente continuasse a viaggiare da una regione all'altra, da uno stato europeo all'altro, facendo in modo che il virus, con le sue nuove varianti, raggiungesse anche i molti territori in cui non era arrivato.

Perché si sono firmati contratti segreti e centralizzati, a livello europeo, per produrre in fretta e furia nuovi farmaci, invece che finanziare con denaro pubblico delle soluzioni aperte, senza brevetti? I nuovi farmaci, qualunque sia la loro efficacia, essendo stati totalmente finanziati da denaro erogato dalle autorità pubbliche, avrebbero dovuto essere dichiarati subito "bene comune universale". Da ora in poi essi (non solo quelli di tipo vaccinale, ma anche quelli chiamati "anticorpali) dovrebbero essere prodotti ovunque. Tutti i territori del mondo devono esser messi in grado di produrre localmente, non per profitto ma per il bene comune, i farmaci attualmente e temporaneamente approvati con una autorizzazione d'emergenza.

Proprio perché né il servizio pubblico della RAI, né la stampa locale toscana, accettano che si pongano queste domande, continuano le testimonianze di protesta.

A Firenze, domenica 17 gennaio 2021, dalle ore 14 in poi, in piazza della SS.Annunziata, si tiene una manifestazione di critica severa alla gestione dell'emergenza, al pensiero unico, al centralismo e all'autoritarismo sanitario, che poi sono il riflesso diretto della torsione centralista e autoritaria che sta attualmente dominando nel governo centrale della Repubblica. L'evento lo trovate anche su Facebook.


Prima ancora, venerdì 15 gennaio 2021, parte una manifestazione di disobbedienza civile diffusa, lanciata in diversi territori della Repubblica da ristoratori ed esercenti di locali pubblici. Si chiama #IoApro1501. E' una rivolta gentile contro le gravi conseguenze economiche e sociali delle restrizioni imposte dal governo centrale ai bar, ai ristoranti, ai circoli, ai luoghi di incontro, ai centri sportivi e ricreativi. Non importa quanti si ribelleranno alle restrizioni e per quanto tempo, ma un messaggio va dato, perché siamo sull'orlo del precipizio. Il conflitto tra necessità di rallentare il contagio e la necessità di lavorare c'è ed è gravissimo. Chi non lo vede, chi non lo soffre, chi non si domanda come attenuarlo, sta minando il nostro tessuto comunitario. Per capire il significato di questa protesta, ascoltate direttamente Momi Tito, l'egiziano di San Frediano, che ci ha messo ancora una volta la faccia:

https://www.facebook.com/mohamed.e.hawi/posts/10157622871626767

Libera Firenze e gli altri movimenti che hanno aderito a queste manifestazioni non sono negazionisti, né "novax", né cospirazionisti o complottisti. 

Semplicemente non ci stiamo a raccontare che tutto è andato bene, da quando si è diffuso il Covid-19, che non era possibile fare altrimenti, che non si poteva gestire la pandemia diversamente e forse meglio di come è stato fatto, che non sia possibile, qui e ora, correggere la rotta, tornando alla Costituzione e al buongoverno locale, rione per rione, territorio per territorio.

 

mercoledì 16 dicembre 2020

Milioni sulla Piana

Su segnalazione del Coordinamento Ferma Tramvie siamo andati a rileggere un articolo che ci sembra rivelatore di ciò che hanno in testa gli amministratori della Città Metropolitana di Firenze. E' una intervista di Edoardo Semmola ad Andrea Simoncini, sul Corriere Fiorentino. Simoncini, professore di diritto e consigliere dell'Opera del Duomo, viene intervistato nella sua qualità di "ideatore del piano strategico della Città Metropolitana".

L'intervista è datata 12/11/2020, è presentata come uno sforzo di guardare in avanti, ma a noi è parsa incredibilmente vecchia, come se fosse stata registrata non solo prima della pandemia, ma addirittura quarant'anni fa. 

L'intervistato sembra rimasto fissato a quando, alla fine degli anni '80, si pensava davvero a una unica grande conurbazione comprendente tutta la Piana e si credeva possibile cementificarla completamente. Tutti i vuoti tra città e cittadine, borghi e borgate, paesi e paesini, avrebbero dovuto essere colmati da investimenti immobiliari e infrastrutturali.

La metropoli fiorentina avrebbe dovuto inglobare anche Prato (per questo non si voleva far nascere la provincia autonoma nel distretto laniero) e Pistoia.

La conurbazione avrebbe dovuto attrarre ulteriore popolazione fino ad arrivare a due milioni e mezzo di abitanti. Oggi le tre province di Firenze, Prato e Pistoia arrivano appena a un milione e mezzo, la Toscana intera poco oltre tre milioni e mezzo. Quindi da dove sarebbe dovuto spuntar fuori un altro milione di abitanti da concentrare e far vivere rammontati nella Piana? Boom delle nascite, spopolamento di altre zone rurali e periferiche, migrazioni? Evidentemente, per essere consulenti strategici della Città Metropolitana di Firenze, non deve esser necessario sapere molto di geografia, demografia, statistica, storia economica e sociale della Toscana, forse nemmeno di semplice aritmetica.

Oggi sappiamo molto bene che questi progetti di conurbazione sono folli e incompatibili con la sopravvivenza di ciò che resta dell'equilibrio idrogeologico, di una qualche significativa qualità della vita umana in pianura, dell'abitabilità delle nostre comunità, della nostra stessa identità toscana. Purtroppo sono ancora al potere persone che sembrano ignorare studi profondi, e anche molto ben divulgati, come quelli, tra tanti altri, di Giorgio Pizziolo e Rita Micarelli. Questo, oltre che essere triste, è anche preoccupante.

Mentre a parole e sui media, si predica bene di freno al consumo di suolo e di ripensamenti dell'urbanesimo, a Firenze i magnati continuano a razzolare male.

Gli unici milioni che sono veramente in arrivo nella Piana non sono di nuovi abitanti (né di nuovi turisti, temiamo), ma di Euro, derivanti da immensi debiti pubblici che si vorrebbero investire male, in modo da far arricchire poche grandi società anonime di capitali privati.

Temiamo che ben poco verrà investito in "conoscenza", ma, come ammette candidamente anche l'intervistato, per dotare Firenze di maggiore "mobilità".

Si chiederanno alle autorità centrali della Unione Europea e della Repubblica Italiana fondi per le solite grandi opere faraoniche, inutili e devastanti, come il "buco" Foster, il nuovo aeroporto di Peretola e chilometri di tremi-tram che dovrebbero percorrere a zigzag tutta la Piana.

Le tramvie, che costeranno centinaia di milioni di soldi pubblici ma che saranno private, sono emblematiche di una mentalità speculatrice ed estrattiva, ancora dominante.

Serviranno per portare in centro, ma anche per far sfollare rapidamente a fine giornata, masse di turisti e lavoratori più poveri, quelli che non potranno certo permettersi di vivere a Firenze, ma dovranno andare, anzi già oggi vanno, a dormire a Scandicci e a Campi, a Sesto e Prato, o addirittura a Pistoia.

Firenze e la Toscana erano già malate prima della crisi sanitaria, sociale ed economica del coronavirus, come ci ha ricordato recentemente Fabrizio Valleri di Libera Firenze, ma ora, dopo il Covid-19, siamo di fronte a un cieco accanimento nello sventramento e nella svendita di Firenze e dell'intera Toscana .

Milioni sulla Piana, insomma, per distruggere il poco che resta di una vita a dimensione umana, in comunità locali dove il più possibile delle cose importanti sia a portata di piedi e quindi di anziani e di bambini (l'antica ma sempre nuova speranza della Rivoluzione Rionale!). 

Intere comunità e comuni della Toscana, oggi ancora riconoscibili e dotati di una qualche significativa vita comunitaria, come Larciano, Carmignano, Sesto Fiorentino, comuni, comunità, borghi, quartieri, frazioni e rioni, dovrebbero insomma diventare meri dormitori, periferia indistinta di una città che sarà chiamata ancora Firenze, ma che di fiorentino e di toscano non avrà più nulla.

* * *

Questa è l'opinione che si è fatto il titolare di questo blog. Per farvi la vostra idea leggete direttamente e integralmente l'intervista di Semmola a Simoncini, cliccando qui.



domenica 13 dicembre 2020

Luci per l'alternativa

 


Abbiamo partecipato al presidio di oggi, domenica 13 dicembre 2020, festa di S.Lucia (protettrice degli occhi!), in piazza SS. Annunziata a Firenze, dalle 17.30 in poi. Il motto della manifestazione è stato "Luci sul coprifuoco". L'evento è stato promosso da Libera Firenze, Atto Primo, Salute Ambiente Cultura, oltre che da esponenti toscani della Marcia della Liberazione e di R2020, Hanno partecipato o aderito molte persone con cui siamo in rete, del mondo civico, ambientalista, autonomista, territorialista, eurocritico e sovranista della Toscana. Un grazie particolare a Mauro Ugolini e agli amici del Comitato No Aeroporto di Sesto Fiorentino.

E' stata bellissima la performance di lettura pubblica di importanti articoli della Costituzione e sono stati interessanti tutti gli interventi. Toccante e incisivo è stato l'intervento di Momi, l'egiziano di San Frediano, imprenditore della catena di pizzerie Tito, che ha ripetutamente sfidato gli ordini di chiusura dei ripetuti, e così spesso confusi e contraddittori, "DPCM", emessi durante la crisi sanitaria e sociale. Crisi che è stata provocata non dal nuovo virus #Covid10 ma dalla totale impreparazione del sistema sanitario. 

Pericolose infezioni virali si presentano ogni anno, ma ormai da decenni, sotto la pressione della "austerità", per gli errori del centralismo, per l'arroganza e l'avidità dei "privatizzatori" della sanità, per la pigrizia e l'impreparazione degli organi che avrebbero dovuto "supervisionare", un virus più infido ci ha trovati impreparati. 

I soloni internazionali, europei, italiani della sanità (dall'OMS, agli uffici UE, agli organismi del Ministero della Sanità) sono stati indecorosi e tutti coloro che li dirigono dovranno prima o poi affrontare una Norimberga.

Non ci si lasci incantare dalle sirene del centralismo che accusano le regioni, essendo stata, la regionalizzazione della sanità, largamente incompiuta dal punto normativo ed organizzativo. Non è mai stata completata la responsabilizzazione delle autorità locali, le quali invece sono state sottoposte a feroci tagli e decennali commissariamenti da parte del potere centrale. 

Ci siamo trovati vergognosamente sprovvisti, tra l'altro, della capacità di produrre nei nostri territori gli indispensabili dispositivi di protezione individuale (DPI), che - sia chiaro - sono sostanzialmente gli stessi per tutte le emergenze virali. Non c'era da inventare niente!

E' intervenuto anche il nostro Fabrizio Valleri, punto di riferimento di Libera Firenze, che ha ricordato come la nostra società fosse già ai limiti del collasso prima della pandemia. Gli eccessi di competitività, individualismo, avidità ci stavano già distruggendo. 

Come non funzionava l'informazione, noi di Libera Firenze ce ne siamo accorti quando abbiamo approfondito i disastri del buco Foster, gli errori dei treni-tram, la signorilizzazione di interi quadranti di Firenze. La Toscana e le sue città d'arte stavano già venendo distrutte dalla corsa frenetica all'estrazione di risorse dal turismo di massa. Quando i turisti sono venuti a mancare, i nostri centri storici sono rimasti vuoti e desolati. Persino Firenze, ci siamo accorti, è diventata gelida, triste, brutta.

Le risposte autoritarie ed emergenziali, ma anche incoerenti e cialtronesche, hanno sacrificato i bambini, la socialità, la cultura, per chiudere la gente in casa con il terrore e il proibizionismo, finendo con il minare gravemente le nostre economie locali e in particolare tutte le piccole imprese.

Nessuno, nel frattempo, è in grado di dare risposte sul motivo per cui in Italia si muore, per una nuova malattia certo seria, ma non più pericolosa di molte altre, cinque volte di più che in Germania. 

Libera Firenze, con Fabrizio Valleri, c'è e continuerà a reagire.

Ci deridevano, l'anno scorso, quando parlavamo di "rivoluzione rionale", argomento che ora, dopo il disastro, è sulla bocca di tutti, dalla sindaca di Parigi fino ai salotti del potere finanziario e mediatico. Avevamo raccolto noi una aspirazione antica dei movimenti civici, ambientalisti e autonomisti, quella a vivere in borghi e rioni dove tutto ciò che serve alla vita sia raggiungibile in un quarto d'ora di cammino, e avevamo ragione.

Cercheremo di raccogliere competenze, di tornare ad incontrarci rione per rione, di raccoglierci attorno a guide autorevoli (altro che "uno vale uno", l'indecente ipocrisia anti-politica dei Cinque Stelle), di partecipare a tutte le prossime competizioni politiche ed elettorali, a partire dai quartieri e dai comuni, con seri progetti di alternativa amministrativa e politica.

Cercheremo di scuotere le persone, invitandole a smettere di chattare e a cominciare a dedicarsi al loro prossimo e ai loro vicini. Non siamo e non ci lasceremo etichettare come negazionisti e cospirazionisti, tanto meno come oziosi o livorosi.

Continueremo a fare rete e a promuovere, a partire dai nostri rioni di Firenze, una società più libera e più umana, più responsabile e più solidale.

Fabrizio Valleri interviene a "Luci sul coprifuoco" - Firenze 13/12/2020

 

 

 

giovedì 3 dicembre 2020

Sguanci in regione, parodia della legalità


 

Avevamo già alzato la piccola voce di questo blog sul caso Maurizio Sguanci (nella foto). E' passato un mese, che le elite fiorentine hanno lasciato passare senza alzare un sopracciglio. E' toccato ancora una volta ai resistenti di Libera Firenze di riepilogare i fatti e le criticità. Non è solo un problema di scarsa sensibilità personale da parte del presidente eletto dai cittadini del Quartiere 1 di Firenze. Non è solo un problema politico di Italia Viva, a cui Sguanci è passato dopo esser stato eletto come presidente PD, o della maggioranza che governa Firenze. Ci sono delle criticità giuridiche. Nell'apparente rispetto della lettera della legge, si sta mettendo in scena un travestimento, una parodia della legalità. Pubblichiamo integralmente la lettera aperta di Libera Firenze, consegnata ieri (2 dicembre 2020) agli uffici delle autorità coinvolte e oggi (3 dicembre 2020) alla stampa fiorentina.

 

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Firenze, 2 dicembre 2020

Al Presidente del Consiglio regionale della Toscana
Antonio Mazzeo


Al Portavoce dell’opposizione nel Consiglio regionale della Toscana
Marco Landi


Al Presidente della Prima commissione Affari istituzionali
del Consiglio regionale della Toscana

Giacomo Bugliani


A tutti i Consiglieri regionali della Toscana

 

 

Al presidente del Consiglio comunale di Firenze
Luca Milani

Al presidente della Commissione Affari istituzionali
del Consiglio comunale di Firenze

Mario Razzanelli
 

 

A tutti i Consiglieri comunali di Firenze


Al presidente della Commissione 8 Decentramento
del Consiglio comunale di Firenze
Alessandra Innocenti

 

Al presidente del Quartiere 1 Centro storico del Comune di Firenze
Maurizio Sguanci

A tutti i Consiglieri del Quartiere 1


e, p.c.,


Al Presidente della Giunta regionale della Toscana
Eugenio Giani

Al Sindaco di Firenze
Dario Nardella

Al Prefetto di Firenze

Al Procuratore della Repubblica presso il Tribunale ordinario di Firenze




Oggetto:


Lettera aperta di segnalazione
del caso Sguanci

 

 

Gentili eletti ed autorità,

ad oltre un mese dalle precedenti segnalazioni fatte sulla stampa e sulle reti sociali da Libera Firenze e da altre voci della politica fiorentina, vogliamo richiamare ancora la vostra attenzione sul caso Sguanci.

Maurizio Sguanci è oggi contemporaneamente consigliere regionale, essendo subentrato a Stefania Saccardi (che è diventata assessore), e presidente del Quartiere 1 Centro Storico del Comune di Firenze.

Questo doppio incarico è certamente un caso personale, di opportunità politica, di galateo istituzionale, di rispetto delle condizioni di emergenza in cui viviamo e che colpiscono il centro di Firenze in modo particolarmente duro.

Sarebbe ancora possibile, oltre che a nostro parere doveroso, chiuderlo attraverso un gesto personale dello stesso Maurizio Sguanci, il quale dovrebbe, secondo noi e molti altri, decidere di dedicarsi a tempo pieno a una sola delle due cariche di cui è stato investito.

E’ evidente, peraltro, che mentre Sguanci si immerge sempre di più nel suo lavoro di consigliere regionale (ora è vicepresidente e segretario della Quinta commissione del parlamento toscano, organismo che si dedica a beni e attività culturali, istruzione, diritto allo studio, edilizia scolastica, ricerca e università, orientamento professionale, relazioni tra scuola e lavoro, informazione e comunicazione), la vita istituzionale del Quartiere 1 sia paralizzata.

In attesa di questo gesto personale, in cui molti, compresi molti di voi destinatari di questa lettera aperta, confidiamo, non troviamo inutile segnalare che esiste anche un caso giuridico, non solo un problema politico.

Sottovalutare la criticità giuridica della situazione sarebbe, a nostro modesto parere, oltremodo avventato.

Non ci pare sostenibile, anche in caso di una eventuale lite giudiziaria, che la carica di presidente di uno dei cinque quartieri di Firenze, non comporti una violazione dello spirito, se non della lettera, delle norme vigenti sulle incompatibilità.

1) Come il Parlamento toscano intende garantire l’imparzialità dei suoi membri

Innanzitutto ci parebbe necessario che il Consiglio regionale della Toscana informasse con chiarezza l’opinione pubblica su come ha ritenuto di poter convalidare l’elezione a consigliere regionale di Maurizio Sguanci, mentre era presidente eletto del Quartiere 1 di Firenze e come questa convalida sia stata motivata.

Noi chiediamo al Consiglio regionale della Toscana una ampia informativa su come nella nostra regione sono tutelati, con quali norme di attuazione, con quale prassi, ispirandosi a quale giurisprudenza, i principi generali sanciti dall’art. 3 della legge 165 del 2004, in applicazione dell’art. 122 della Costituzione, in particolar modo dove si ricorda (lettera a) che le norme regionali devono prevenire la “cause di incompatibilita', in caso di conflitto tra le funzioni svolte dal Presidente o dagli altri componenti della Giunta regionale o dai consiglieri regionali, e altre situazioni o cariche, comprese quelle elettive, suscettibili, anche in relazione a peculiari condizioni del territorio, di compromettere il buon andamento e l'imparzialità dell'ente regionale, ovvero il libero espletamento della carica elettiva”.

A noi che scriviamo, sembrano minacciati, piuttosto che tutelati, il buon andamento e l’imparzialità, oltre che il libero espletamento della carica di consigliere regionale da parte del presidente, eletto direttamente dal popolo, di una circoscrizione infracomunale che, nonostante la crisi e lo spopolamento, continua ad avere oltre 65.000 abitanti (66.033 al 31/12/2019).

2) Incompatibilità tra la carica di consigliere regionale e quella di amministratore di un comune

In secondo luogo, non ci sembra si possa sorvolare facilmente su una norma generale della Repubblica, l'art. 65 del Testo unico dell'ordinamento degli enti locali (D. lgs. 18 agosto 2000, n. 267, noto come TUEL), che sancisce l’incompatibilità tra la carica di consigliere regionale e quella di amministratore di un comune.

La lettera della legge 267/2000 dice “sindaco o assessore”, ma non si vede come sia possibile sostenere, anche in sede di eventuale lite giudiziaria, che il presidente di quartiere non sia anch’egli uno degli amministratori del Comune di Firenze, paragonabile a uno degli assessori.

Sarebbe anche sostenibile, da diversi punti di vista, che il presidente del Quartiere 1 del Comune di Firenze, sia caricato di funzioni che sono in tutto e per tutto analoghe a quelle di un sindaco.

A sostegno di questa seconda linea riflessione, a favore di una incompatibilità giuridica e non solo politica, si ricordano alcune norme dello Statuto del Comune di Firenze.

L’art. 38 comma 3 ci pare chiarissimo: “Il Comune di Firenze valorizza il Consiglio di quartiere come organismo di gestione di servizi di base, di esercizio delle funzioni delegate, di consultazione, di partecipazione e al tal fine gli attribuisce autonomia funzionale e organizzativa nelle forme e nei modi previsti dal regolamento dei Consigli di quartiere.”. Ma tutto il titolo IV dello Statuto prosegue sullo stesso tenore, inducendo a considerare il quartiere come una articolazione amministrativa con organi elettivi che hanno dignità e compiti paragonabili a quelli di un comune.

Sullo status del presidente di quartiere, più simile a quello di un sindaco o di un assessore che a quello di un semplice consigliere comunale o di quartiere, si veda anche l’art. 44 dello Statuto stesso.

L’analogia è ulteriormente rafforzata dalle previsioni dell’art. 41 dello Statuto, che estendono agli eletti al quartiere le norme su incandidabilità, ineleggibilità, incompatibilità, sospensione, rendicontazione, pubblicità patrimoniale degli eletti al comune. Se i consiglieri di quartiere sono equiparati a consiglieri comunali, diventa ancora più impervio sostenere che il presidente del quartiere non possa essere assimilato a un sindaco.

Ancora a rafforzamento dell’analogia tra il ruolo del presidente di un quartiere di Firenze e quello di un amministratore comunale, si vedano anche le disposizioni del Regolamento dei consigli di quartiere della città (aggiornato in ultimo dalla deliberazione consiliare n. 15 dell’11.3.2019), che recitano:

Art. 2 (Principi) - Le circoscrizioni di decentramento, in cui è diviso il territorio comunale di Firenze, sono denominate quartieri. Nell’ambito dell’unità del Comune, il Consiglio di Quartiere costituisce un’articolazione dell’Amministrazione e concorre alla formazione dei programmi e degli obiettivi dell’Ente nonché alla loro realizzazione.
Il Comune di Firenze valorizza il Consiglio di quartiere quale organismo di consultazione, di partecipazione, di esercizio delle funzioni delegate, di gestione dei servizi di base, prevedendo le necessarie risorse di personale, strumentali e finanziarie atte ad assicurarne l’autonomia organizzativa e funzionale.
Nel rispetto dei criteri direttivi e degli indirizzi programmatici, approvati dal Consiglio Comunale, il Consiglio di Quartiere è organismo di governo del territorio.

Art. 26 (Partecipazione alle sedute del Consiglio Comunale e della Giunta)
1. La o il Presidente del Consiglio di Quartiere, o una sua o un suo delegato, partecipa con diritto di parola alle sedute:
a. del Consiglio Comunale o della Giunta nei casi previsti dai rispettivi regolamenti;
b. del Consiglio comunale e della Giunta nelle quali sono trattati argomenti riguardanti il territorio e la popolazione del Quartiere su autorizzazione della o del Presidente del Consiglio Comunale o della Sindaca o Sindaco.
3. Ai Presidenti dei Consigli di quartiere è trasmesso l’ordine del giorno del consiglio Comunale e della Giunta.”.

Non è inutile ricordare che questa analogia tra l’essere presidente di un quartiere di Firenze e l’esercizio della funzione di amministratore comunale, è ulteriormente rafforzata dalla previsione dell’elezione diretta del presidente stesso, innovazione voluta dal Comune di Firenze in occasione delle elezioni amministrative del 2019. Si veda in proposito il Regolamento per le elezioni dei consigli di quartiere e dei loro presidenti: Delibera del Consiglio Comunale n. 1478 del 16.11.1998, ultimamente novellata con Delibera n. 5 del 14.01.2019.

3) Il consigliere supplente è incompatibile come gli altri

In terzo luogo, a chi si ostinasse a ignorare le due suddette criticità giuridiche del doppio incarico, invocando magari la natura temporanea della carica regionale di Maurizio Sguanci, consigliere “supplente”, vorremmo ricordare che esiste già un orientamento giurisprudenziale che interpreta le norme di incompatibilità in senso estensivo rispetto alla mera “littera legis” (si veda per esempio C.Cass. 5449/2005).

Non solo si possono e si devono tutelare, oltre la lettera, lo spirito e i principi di incompatibilità riepilogati dall’art. art. 3 della legge 165 del 2004, ma essi sono senz’altro applicabili anche nei confronti di un consigliere regionale “supplente”.

Conclusioni

In conclusione, ci attendiamo dalle vostre assemblee elettive e dalle vostre autorità, una risposta chiara sulla posizione che intendete tenere rispetto al doppio incarico di Maurizio Sguanci, aprendo una riflessione pubblica che affronti i problemi giuridici, non solo quelli politici.

A noi che scriviamo, il doppio incarico appare una grave forzatura, che sfigura la Costituzione, gli Statuti, le norme in vigore. Non risolverlo ci parrebbe un travestimento della legalità, più che rispetto della legge.

In attesa delle vostre risposte, resta ovviamente intatto il diritto dei cittadini elettori residenti nel Quartiere 1 Centro Storico del Comune di Firenze, di far valere le proprie ragioni in ogni altra sede.

Cordiali saluti.

p. Libera Firenze

Fabrizio Valleri, referente e già candidato a sindaco

Mauro Vaiani Ph.D., della segreteria



liberafirenzelistacivica@gmail.com




venerdì 23 ottobre 2020

Il caso Maurizio Sguanci

 


Quello di Maurizio Sguanci diventerà un caso giuridico e politico, a Firenze e in Toscana, in questo ultimo scorcio del difficile anno 2020.

Sguanci nel 2019 è stato eletto direttamente dal popolo come presidente del Quartiere 1 di Firenze, quello del Centro Storico. Entro pochi giorni, però, essendo Stefania Saccardi stata scelta come assessore regionale e vicepresidente della nuova amministrazione toscana presieduta da Eugenio Giani, le subentrerà come consigliere regionale supplente. 

Maurizio Sguanci, infatti, nelle recenti elezioni regionali del 20-21 settembre 2020, era candidato nella lista Italia Viva con la stessa Saccardi, risultando il primo dei non eletti, con circa 850 preferenze. Non moltissime, a dire il vero. Evidentemente i Fiorentini non hanno granché gradito che una persona che si era appena fatta eleggere presidente di quartiere con il PD, tentasse la scalata al Consiglio regionale con la nuova formazione renziana di Italia Viva.

Diventare consigliere regionale, ancorché precario, è sicuramente una opportunità, a cui sarà difficile per Sguanci rinunciare. Tuttavia il suo ingresso nel Parlamento toscano come supplente scatena una serie di problemi giuridici e di interrogativi politici.

Intanto, una norma nazionale generale della Repubblica, l'art. 65 del Testo unico dell'ordinamento degli enti locali (D. lgs. 18 agosto 2000, n. 267, noto come TUEL, o anche come TUOEL) stabilisce l'incompatibilità tra l'essere amministratore comunale e l'essere consigliere regionale. I presidenti di quartiere sono in tutto e per tutto assimilati, da varie normative generali e locali, a sindaci e assessori. Inoltre, esistono già pareri che estendono anche ai consiglieri regionali supplenti le incompatibilità vigenti per i consiglieri regionali effettivi. Si potrà sicuramente disquisire e rinviare, speculando su varie lacune e silenzi che si troveranno nella legislazione nazionale e regionale, ma il problema giuridico resta e dovrà essere affrontato.

Inoltre, se Sguanci andrà in regione e se prevarrà la dottrina dell'incompatibilità, non basterà riunire il consiglio di quartiere per eleggere un nuovo presidente. Il cerino dei problemi giuridici resterà nelle mani dell'amministrazione Nardella, la quale dovrà organizzare nuove elezioni per il quartiere 1 nel 2021. Sarà una grande incognita, conseguenza diretta dell'aver voluto imporre, senza adeguata meditazione e preparazione, l'elezione diretta dei presidenti di quartiere, che Nardella ha tentato di spacciare come piccoli sindaci "vicini alla gente", mentre invece erano solo personaggi di quella sua continua campagna mediatica che il sindaco di Firenze crede essere sufficiente per governare Firenze.

Anche risolti i problemi giuridici, comunque, resteranno ovviamente tutti gli interrogativi politici.

La legge elettorale toscana rivela, una volta di più, i suoi insopportabili difetti. Porta a sedere nel Parlamento toscano un'altro eletto fiorentino, che ha preso molti meno voti di tanti altri esclusi.

A meno che Sguanci non faccia il bel gesto di rinunciare alla nuova carica, i cittadini di Firenze dovranno interrogarsi sul perché i loro eletti comunali, dopo solo un anno, tentino di sistemarsi in regione, invece che stare a fronteggiare, a fianco della loro gente, gli anni terribili delle vacche magre che aspettano la Firenze, dopo la pandemia e dopo la fine del turismo di massa.

Se davvero si tornerà a votare per il quartiere 1 del Centro Storico, ci si dovrà anche domandare - e sarebbe ora - perché abbiamo quartieri così grandi e così impotenti, mentre la gente avrebbe drammaticamente bisogno di quella prossimità dei servizi che viene autorevolmente proposta dal grande messaggio della Rivoluzione Rionale

Sguanci, in conclusione, non potrà restare a lungo sia presidente del quartiere centrale di Firenze, sia consigliere regionale della Toscana. Il cumulo di queste due cariche, che non sono certo delle sinecure, è insostenibile, vuoi per ragioni giuridiche, o politiche, o di semplice opportunità. Auguriamocelo tutti, per il bene di Firenze e della Toscana.

 

lunedì 27 aprile 2020

Rivoluzione Rionale sempre più necessaria





Firenze, domenica 26 aprile 2020

Sembra essersi aperto un dibattito cittadino sulla prospettiva di una Firenze pensata più per i suoi cittadini, piuttosto che per visitatori e turisti. Leggendo le dichiarazioni del 9 aprile scorso del sindaco Nardella, sembra di percepire un ripensamento. Si dice, finalmente, che non devono esistere “periferie”, ma che ogni parte di Firenze deve essere “centro”.
Mirko Dormentoni, il presidente quartiere 4 (Isolotto – Legnaia), si è spinto, nel suo intervento pubblicato il 25 aprile, ancora più avanti, aprendo alla riscoperta della “prossimità” e riaffermando con forza l'importanza del decentramento amministrativo (un tema che la sinistra toscana ha dimenticato da ormai vent’anni).
 
Questo ripensamento è quanto mai necessario e restituisce spazio e visibilità alle proposte per Firenze della nostra lista civica Libera Firenze e degli autonomisti che ne sono stati promotori.
 
Libera Firenze vuole ripensare la città con la “RivoluzioneRionale”. Antiche suggestioni, alcune delle quali vengono dai tempi di Giorgio La Pira, di Luigi Bicocchi, dei pionieri dei movimenti civici e verdi, sono state da noi aggiornate, con l’aiuto di cittadini, imprenditori ed esperti, e articolate in proposte concrete.
 
Firenze dovrebbe essere amministrata per rioni, unità più piccole degli attuali quartieri e quindi più vicine ai problemi concreti. Libera Firenze li ha chiamati rioni per far capire che ci si riferisce a porzioni di città dove la maggior parte dei servizi necessari alle persone siano raggiungibili a piedi. Comunità non più grandi di 15-20mila abitanti, che sono tuttora riconoscibili, in molte parti di Firenze, per la presenza di una piazza, di una chiesa, di una casa del popolo.
 
Per ogni rione si vuole il centro sanitario di base, il giardino, la scuola dove i bambini possano andare – ribadiamolo - a piedi. Inoltre ci vuole un centro civico, che sia uno spazio di democrazia, una palestra di autogoverno, con rappresentanti eletti direttamente.
 
Credo che oggi, nell’emergenza coronavirus, di fronte alla mobilitazione dal basso di tanti volontari che si sono mossi, necessariamente, rione per rione, per essere vicini agli anziani chiusi nelle loro case, le proposte di Libera Firenze possano essere ascoltate con minore sufficienza di quanto non accadde durante la campagna elettorale comunale dell’anno scorso.
 
Tornare a privilegiare le relazioni di vicinato, le botteghe, le comunità, la sanità di prossimità, i rioni, è la Rivoluzione Rionalee ne abbiamo bisogno più che mai.
 
Il lavoro fatto da Libera Firenze è a disposizione del Consiglio comunale (che ha la competenza sul decentramento), dei presidenti di quartiere (che sanno di essere a capo di cinque scatolone vuote), della Giunta del sindaco Nardella.

 
Mauro Vaiani
attivista di Libera Firenze

martedì 21 maggio 2019

Guerra agli alberi, altro che svolta verde

 


Comunicato di Fabrizio Valleri, candidato sindaco di Libera Firenze

Firenze, martedì 21 maggio 2019

LA GUERRA AGLI ALBERI, ALTRO CHE SVOLTA VERDE

Fabrizio Valleri, candidato sindaco di Libera Firenze, ha partecipato all’assemblea-confronto organizzata ieri sera (lunedì 20 maggio ore 21) al Parterre (Sala Marmi) dal comitato Piazza della Vittoria. Insieme a lui era presente Vincenzo Ramalli, candidato presidente di Libera Firenze per il Quartiere 5 (Rifredi), oltre a molti altri attivisti e studiosi che fanno parte della squadra civica, autonomista e ambientalista.

Si è fatto il punto, grazie agli attivisti di piazza della Vittoria, sui processi negativi che sono in corso da anni.

Gli alberi di Firenze sono ormai adulti o anche anziani.

Su di essi si sono abbattute le ricadute negative dei lavori appaltati al ribasso:

- lavori pubblici sui sottosistemi stradali, che ne danneggiano le radici

- potature con la pratica rozza della “capitozzatura”, che spoglia e indebolisce gli alberi, facendoli ammalare

Il comune non ha più praticamente un servizio di giardinieri propri, per la cura del verde pubblico. Non ha più competenze al proprio interno, in questo campo.

Inoltre gli alberi cadono vittima della fame di spazio urbano necessaria per le colate di cemento e ferro per i Sirio, i treni voluti a tutti costi da questa classe politica di uscenti.

L’alternativa, secondo gli uscenti di Palazzo Vecchio, sarebbe il “re-impianto” dei “peri cinesi”.

E’ ovvio anche alla persona più distratta che un piccolo alberello non può giovare alla vita in città come un albero alto, maturo e frondoso, ma da questo orecchio gli uscenti non ci sentano.

E infatti, ancora una volta, Nardella non c’era. 

Altro che “svolta verde”. Continuano la fiera dell’ipocrisia e la sceneggiata della fuga da ogni confronto.

Gli alberi sono esseri viventi e sono necessari alla vita in città. 

Devono poter vivere e invecchiare con noi. 

In ogni rione, con la RIVOLUZIONE RIONALE, vogliamo un servizio pubblico di giardinieri competenti e affezionati ai loro alberi. Vogliamo in ogni rione giardini pieni di alberi, e quando possibile veri e propri boschi in città (gli alberi, quando sono raggruppati, sono molto più forti e resistenti). Questi boschi di città, per concludere, sono un necessario rifugio per i nostri anziani e i nostri bambini (e i nostri animali) in un tempo in cui sono sempre più frequenti le ondate di calore in città.


venerdì 26 aprile 2019

Programma elettorale di Libera Firenze

Archiviamo qui il programma di Libera Firenze 2019, la lista guidata da Fabrizio Valleri e organizzata da Mauro Vaiani, depositato presso la Segreteria generale del comune di Firenze il 26 aprile 2019 (ndr, 16 aprile 2022).












LIBERA FIRENZE

Programma amministrativo

Elezioni comunali di Firenze 26 maggio 2019



Preambolo

La lista LIBERA FIRENZE si è formata negli ultimi giorni utili, come iniziativa di RESISTENZA, dopo aver preso atto della sostanziale convergenza degli schieramenti politici nazionali (centrosinistra e centrodestra) rispetto a questioni drammatiche come l’annunciata colata di cemento di un vagheggiato “nuovo aeroporto”, della vaghezza e della reticenza con cui si parla di nuove tramvie simili agli attuali invadenti Sirio, dell’indifferenza e della leggerezza con cui l’amministrazione uscente pianifica la distruzione di altre sezioni dei viali del Poggi, della subalternità agli interessi speculativi che vagheggiano di ulteriore cementificazione a favore degli interessi di pochi contro il benessere dei cittadini di Firenze e della Piana.

Libera Firenze è un incontro tra diverse energie di tanti Fiorentini, cittadini, comitati, movimenti che hanno risposto ad un appello “per salvare Firenze” e concordi su alcuni punti di programma su cosa vogliono e cosa non vogliono, definiti i “minimi per qualunque accordo”: chiari e senza ambiguità.

Cittadini che sono preoccupati per il crescente degrado ed estraniazione della città ma ancor più preoccupati dalla mancanza di strumenti per correggere e partecipare e della distanza di istituzioni ed amministrazioni dai cittadini, sempre troppo al di sopra, mai di fianco.

Cittadini stufi ed irritati di non contare nulla e di essere perciò irrisi perfino dal Sindaco, che dovrebbe essere di tutti, appartenere a tutti, ed ascoltare le ragioni del popolo di questa città che la anima e ne paga le tasse (oh quante!) e non di chi ne approfitta ed in vario modo ci lucra, senza attenzione per la bellezza, per la salubrità e la salute, per la pace, la buona convivenza di cittadini attenti e dediti alla cosa pubblica e non in feroce lotta per arraffarsene un fetta, pur che sia. Appartenere a tutti e non comandare su tutti alla maniera dei Podestà, addirittura con minacce ed azioni legali contro coloro che provano a difendere la città dallo scempio che ne viene fatto e con le “corse” per anticipare e rendere “irrevocabili” scelte anche pesantissime, poco conosciute e mai discusse.

Perciò questo preambolo.

Queste distanze vanno colmate , questa “onnipotenza” va mitigata, l’occuparsi della cosa pubblica deve diventare più semplice e più normale, non costoso né in termini di denaro né di fatica o di esposizione a ritorsioni da parte del potere.

Dal basso, dalla gente

Nel recente passato Firenze era stata divisa in 14 quartieri. Oggi stranamente e malamente ridotti a 5 per “risparmiare, sveltire, semplificare”. Sul territorio comunale insistono 39 case del popolo. Le parrocchie sono ancora oggi ben 98. L’autogoverno dal basso ha ispirato e formato tanta vita politica democratica. Ricordiamo la fondazione dell’Isolotto con Giorgio La Pira, gli studi sulla partecipazione alla trasformazione urbanistica di Luciano Bicocchi, i temi di Adriano Olivetti e di Comunità e tante altre esperienze di stimolo all’autogoverno dal basso.

Queste presenze, questa storia, questa cultura ci dicono che un grande comune è ben più complesso di come viene visto dall’interno delle sempre più chiuse mura di Giunta o delle Direzioni.

Occorre tornare a molti più quartieri dentro Firenze.

Occorre anche impedire che la fantomatica quanto inutile “città metropolitana” (da Marradi a San Giovanni Valdarno a Montaione a Fucecchio) riduca i liberi comuni vicini in “quartieri di Firenze” ed i quartieri di Firenze in ancora più estesi e anonimi distretti.

Occorre ridefinire, consentire e garantire le unità di vicinato – noi preferiamo dire rioni - come cellule costitutive della città, della sua democrazia, e della partecipazione: centri di vita civile ed amministrativa, istruzione, cultura, verde, salute, assistenza, a misura d’uomo e raggiungibili a piedi in sicurezza e tranquillità. Sulla scorta delle tante esperienze, da quelle lontane del socialismo utopista a quelle più recenti e strettamente italiane dei “quartieri” di “edilizia popolare ed economica” IACP e dell’originaria formazione degli standard urbanistici, a quelle di vita concreta di comunità come quella dell’Isolotto o quella de Le Piagge.

Al centro della nostra proposta politica c’è esattamente il ripensamento della città attraverso la trama antica delle sue unità costitutive, ripensate nella situazione attuale, tenendo conto delle loro problematiche e delle caratteristiche che rendono sostenibile la loro coesione interna. Una ridivisione in realtà a misura d’uomo, un decentramento radicale, una inversione totale rispetto alla corrente mentalità verticale.

Aggiungiamo come un nostro orizzonte sia anche l’introduzione ed il rafforzamento di tutti gli istituti di controllo, sia quelli rappresentativi, con più incisivi poteri del Consiglio Comunale e mitigazione del ribaltamento automatico del sindaco eletto direttamente sulla maggioranza assoluta nell’organo di indirizzo e controllo, che di quelli di democrazia diretta come referendum abrogativi e propositi a livello comunale. Il sindaco Podestà è una esperienza già vista e sicuramente fallita. Non ci piace e ritarda lo sviluppo della città, che ha bisogno di altri ritmi: chiudiamo il triste capitolo del “decisionismo” e del “maggioritario”.

Metodo

Il nostro metodo è quello scritto nei primi tre articoli della nostra Costituzione e, “gutta cavat lapidem”, per arrivare a questa rivoluzione da noi assunta a obbiettivo primario della nostra collettività. Lavoreremo per connettere tutti gli spazi normativi, procedurali già esistenti e per allargarli. Lo faremo con sobrietà e prudenza, umiltà, semplicità, e tanta capacità di ascolto.

Questo programma non tratta di tutto, non si esercita nell’elencare tutto quello che il comune potrebbe fare. Molte cose sono da fermare, altre da correggere, anche radicalmente, perché non facciano altri danni, molte sarebbero da riparare o restaurare, forse troppe.

Cambiare mentalità è necessario. La rinascita di Detroit è cominciata con demolizioni e trasformazioni in parchi dell’edilizia obsoleta ed abbandonata dalla crisi industriale e con la nascita di nuove comunità urbane. Basta espandere e cementificare col pretesto del tram o dell’aeroporto del turismo o dell’economia, basta e basta.

Riproduciamo qui di seguito i documenti che sono stati alla base della costituzione della nostra iniziativa civica. Seguono alcune proposte che sono “aperte” ad ulteriori a integrazioni e puntualizzazioni.

DIECI SI E DIECI NO, PER PARLARE CHIARO

Riproduciamo qui integralmente il documento politico su cui i cittadini di LIBERA FIRENZE si sono riuniti, a partire dalle diverse esperienze personali e politiche, per rappresentare una voce radicalmente diversa.

La opaca desistenza in corso, oltre a rappresentare un oltraggio alla democrazia, sta riconsegnando la città ai soliti che spadroneggiano da decenni e portandola alla rovina.

Per chiarezza offriamo in una sintesi schematica i punti, per noi essenziali, su cui basare la convergenza delle opposizioni su un unico candidato ed un programma condiviso da decidere insieme:


Si alla città dei cittadini, aperta, attrattiva per vivere e lavorare in pace a partire dalle comunità di base rionali, cellule fondamentali dell’identità urbana, dell’amministrazione della cosa pubblica e dell’ accoglienza ed integrazione.

No alla Disneyland del Rinascimento e alla città del “lusso”



Si alle soglie di compatibilità, al numero controllato, al ruolo attivo dei cittadini nell’accoglienza e condivisione

No all’alluvione turistica indiscriminata



Si al ritorno di posti di lavoro e di residenza in centro, con relativi e indispensabili servizi

No a qualsiasi ulteriore decentramento di funzioni “pregiate” (uffici pubblici, università, scuole) e di residenza



Si alla diffusione nelle periferie di funzioni e di centri di vita civile ed amministrativa, istruzione, cultura, verde, salute, assistenza, raggiungibili a piedi

No all’abbandono delle periferie al degrado e all’isolamento (con solo un tram per andare in un centro che non è più dei cittadini)





Si all’immediata riapertura di tutto il centro al servizio pubblico elettrico, in continuità con tutte le periferie, con tariffe (e abbonamenti) più popolari

No alla prosecuzione delle tramvie (a partire dalla Linee 2 e 4) e alla distruzione dei Viali



Si al potenziamento dei treni regionali, alla valorizzazione della rete e dei nodi ferroviari in città

No al Passante TAV e alla Foster in qualunque versione



Si all’immediata attuazione delle prescrizioni per Peretola, per sicurezza, fruibilità e protezione dal rumore

No al nuovo aeroporto nel Parco della Piana e ai sorvoli su Firenze – Pisa G. Galilei grande aeroporto della Toscana con cui ripristinare un collegamento ferroviario diretto e rapido



Si alla copertura del Franchi, al “piano stadio” per la mobilità durante gli eventi, al recupero ed integrazione di tutto Campo di Marte e di Coverciano per le attività sportive di base e di spettacolo

No alla grande cementificazione ad Ovest: nuovo stadio con speculazioni connesse, Mercafir, Unipol



Si al restauro e alla manutenzione del verde, al recupero e protezione del Parco delle Cascine, all’estensione ed alla continuità del verde, all’immediato ripristino del servizio giardini del Comune

No alla desertificazione con il taglio degli alberi di tutti i viali e no alle sostituzioni con varietà estranee al contesto storico paesaggistico ed alla nostra tradizione orticola, come i peri cinesi



Sì all’acqua pubblica e acquedotto comunale subito, alla chiusura più rapida possibile del project financing ed al ritorno di ATAF a compagnia pubblica di Firenze e città Metropolitana

No a tutte le esternalizzazioni, alle precarizzazioni, alle privatizzazioni e alle concessioni pluridecennali

Una ultima considerazione: il sindaco accentra per cinque anni tutto il potere nelle sue mani. Palazzo Vecchio è una fortezza sorda che finge ascolto e partecipazione e in realtà comunica a senso unico. I quartieri sono troppo grandi, disomogenei, scatole vuote. Il dibattito pubblico e la partecipazione popolare sono assenti. Gli spazi di critica e di dissenso risultano compressi. Le decisioni assunte risultano irrevocabili per tutto il mandato e impegnano anche un futuro più lontano. Urge l’estensione dell’istituto del referendum abrogativo. Urge un impegno comune per immaginare innovative istituzioni di autogoverno e partecipazione nei rioni, nonché istituti di democrazia deliberativa diretta per tutta la comunità cittadina. Impegniamoci insieme. Più a lungo termine, chiediamo un impegno politico per una profonda revisione del sistema elettorale e amministrativo, che restituisca alla città un governo meno podestarile e ai cittadini una più effettiva sovranità.

Per salvare Firenze

Testo integrale dell’appello “PER SALVARE FIRENZE” (pubblicato il 9 febbraio 2019)

Tra pochi mesi a Firenze saremo chiamati ad eleggere il Sindaco. L’uscente dott. Nardella si è autocandidato per un secondo mandato, forse senza sapere ancora con quale partito. Nessun altro si è fatto avanti. Malgrado dissensi e distinguo, la legge elettorale per i sindaci fa della rielezione un plebiscito che, oltre la persona ed un intero gruppo dirigente, conferma e rafforza una linea di governo più che ventennale che ha portato la città alle attuali condizioni.

Il pacchetto “Nardella 2019” però si acquista tutto intero e non sarà possibile differenziarsi nel momento in cui si vota il suo programma pur privo di un significativo referente politico, a parte l’eterogeneo gruppo dei portatori di interessi locali.

Oggi l’identità di Firenze e l’integrità stessa del suo patrimonio artistico ed architettonico, già variamente compromessi, sono ulteriormente minacciati. Sono a rischio le sue ricchezze ambientali e paesaggistiche ma anche il suo equilibrio sociale e culturale e in ultima analisi il suo futuro economico.

La città, sottoposta all’ondata crescente del turismo globale, che si concentra nel suo centro storico, ha visto la popolazione di questo ridursi a poco più di diecimila abitanti “assediati”, senza più attenzione e servizi. Gli altri fiorentini sospinti ben oltre la prima cerchia dei comuni confinanti, sono divenuti ad esso estranei e persino disinteressati.

In questa compagine urbana dis-integrata, economia del lusso e marginalità convivono. Della città antica, ridotta a scenario per la wedding economy, per i film d’azione o per carovane di turisti consumatori, rischiano di restare soltanto la movida, il moltiplicarsi di bettole e gastronomie e le filiere di commerci alieni.

Scarso ed episodico è stato il contrasto a questo declino e mai si è fatto un serio bilancio circa il dare e l’avere di simili modelli economici per la città e tutti i suoi cittadini.

Al contrario, in assenza di un ufficio dedicato al Centro Storico. si è promossa e soddisfatta la “monocultura” turistica e la cospicua rendita connessa, consegnando intere parti di città all’impresa privata ed impegnandosi, in campo urbanistico, per la completa liberalizzazione dei cambi di destinazione d’uso e per pesanti interventi anche sul patrimonio storico ed architettonico. Il tutto dopo che, per errori strategici ereditati dal passato, funzioni pregiate quali importanti società, Università, Pubblica Amministrazione e Tribunale erano fuggite od erano state sottratte al cuore della città.

Mancano adeguate politiche che assicurino il diritto alla città, il sostegno alla residenza, i servizi di vicinato e il recupero di una abitabilità ordinaria, guardando in particolare a famiglie con bambini, verso cui orientare le risorse dei “contenitori dismessi” attualmente in attesa di compratori e senza idee o programmi.

Ma la condizione del Centro storico non è certo l’unica ragione per questo appello, giacché i programmi dell’attuale amministrazione conosceranno una straordinaria accelerazione nell’ipotesi di un secondo mandato. Sotto la vernice della città della conoscenza, smart e globalizzata, c’è la realtà di un territorio assediato da programmi del secolo scorso, quando ancora non c’era internet e neanche i cellulari:

      • lo sconsiderato progetto del “sottoattraversamento” TAV che regalerebbe il sottosuolo ai treni che non fermano a Firenze con due rischiose gallerie affiancate, di 15 chilometri di lunghezza totale, che impediranno qualsiasi altro eventuale suo uso per la città,

      • la minacciata utilizzazione della dannosa stazione Foster che allontanerà i viaggiatori dalle loro destinazioni e dall’interscambio con i treni regionali e con il trasporto pubblico urbano,

      • l’operazione nuovo stadio, una ulteriore grande cementificazione in barba alla favola dei volumi 0 (zero), una congestione spaventosa di un nodo già ingombro di nuove funzioni, che stravolgerà un intero quartiere ed un nodo vitale per la città,

      • le due nuove linee tranviarie che hanno distrutto la più importante creazione di Giuseppe Poggi, i Viali di Circonvallazione, già in precedenza ridotti, insieme al Viale dei Colli, a “tangenziale” del Centro storico, con tanto di spartitraffico in cemento armato,

      • i previsti prolungamenti (delle tramvie) verso nord ovest e verso sud est che, senza servire veramente il centro, aggraverebbero, come è ormai evidente, tutta la circolazione, cancellando quel che resta dei viali e tutti gli alberi che li fiancheggiano,

      • il nuovo aeroporto intercontinentale che si vuole pericolosamente e inutilmente realizzare in mezzo alla Piana, dopo aver distrutto il suo delicato, storico e pregevole sistema idraulico,

      • la conseguente cancellazione del previsto Parco, grazie alla previsione davvero sconsiderata nel PIT della Toscana, di un parco territoriale ed ambientale con dentro un grande aeroporto,

      • l’assalto al patrimonio verde, sempre più aggredito da abbattimenti e sostituzioni incongrue e privato del suo mantenimento ordinario, con il monumentale Parco delle Cascine trasformato in arena per giganteschi concerti rock,

      • le “svendite” di patrimonio pubblico, le privatizzazioni, le esternalizzazioni che consegnano al desiderio di profitto dei privati settori fondamentali come ad es. l’acqua, le mense scolastiche, i trasporti, le manutenzioni e le progettazioni infrastrutturali, privando la città di personale con conoscenze, competenze e specializzazioni essenziali per una azione libera puntuale ed efficace.

La lista potrebbe proseguire e a qualcuno potrebbe non dispiacere questa o quell’altra realizzazione. Bisogna però avere chiara coscienza che non ci sono distinguo da fare perché l’ elezione di un Sindaco, con l’attuale sistema, gli consegna la città per altri cinque anni, fino al prossimo appuntamento.

Invece fermarsi, pensare, verificare oggi è indispensabile.

Non sempre infatti i timori e i mugugni dei fiorentini si traducono in no senza alternative. C’è anche l’altro o in altro modo. E’ certo però che questi cittadini vogliono riprendersi la città e le decisioni che li/la riguardano.

In tal senso occorrerebbe anche, a livello parlamentare, correggere l’autoreferenzialità della figura del sindaco nell’attuale ordinamento, favorendo la partecipazione ed introducendo efficaci verifiche sul suo operato, anche attraverso l’istituto del referendum abrogativo e non solo consultivo e le proposte di delibere di iniziativa popolare o altre forme di coinvolgimento degli utenti della città per superare e integrare la fallimentare esperienza della città metropolitana.

Occorre anche approfondire il dibattito sui beni pubblici, sostenendo la proposta di legge predisposta dalla Commissione Rodotà per la quale si stanno raccogliendo le firme dei cittadini e quella dell’Associazione Ranuccio Bianchi Bandinelli per la tutela dei centri storici.

Per farlo però bisogna prima impedire la “marcia trionfale” di Dario Nardella verso il secondo mandato, contendendogli l’elettorato con candidati e programmi credibili alle elezioni del maggio 2019.

La rivoluzione rionale

Con la “Rivoluzione Rionale” (presentata alla SMS di Peretola il 26 febbraio 2018 dal gruppo di lavoro per Firenze di CLT torniamo a restituire centralità a un tema antico: come si abita una città, vivendone innanzitutto il quartiere in cui abitiamo, raggiungendo a piedi tutto ciò che è essenziale alla vita quotidiana.

Ci serve una rivoluzione rionale, in alternativa al verticismo di una città amministratata dall’alto (e forse da altrove). Ci serve ripartire dalle periferie inascoltate. Ci serve far partecipare più fiorentini che sia possibile al governo di Firenze. Dobbiamo dimostrare capacità di ascolto di cosa vogliono i cittadini che vivono nella “Firenze 2”, le periferie lontane dal centro, dalla “Firenze 1”, quella che è sempre in vetrina.

Senza interpellare i cittadini, il comune di Firenze procede su molti temi che ci condizioneranno per molti anni a venire, come aeroporto, servizi sanitari (chiusura di S.Rosa), trasporti (tracciati discutibilissimi delle tramvie presenti e future), stadio.

I territori vengono abbandonati da istituzioni, residenti e attività commerciali.

I problemi di cittadini, comitati, rioni, quartieri possono essere affrontati e risolti, invece, strutturando la città in un modo completamente diverso.

Noi presentiamo oggi una strada nuova da intraprendere al più presto.

La proponiamo a tutti i cittadini, perché partecipino alla costruzione del nostro programma e a ripensare Firenze.

Da queste basi partiamo oggi per costruire la nostra lista e le nostre idee per una nuova Firenze.

Abbiamo scelto di chiamare la proposta ai fiorentini “Rivoluzione Rionale”.

Firenze può essere ripensata e gestita restituendo autonomia ai suoi RIONI, ritagliati ispirandosi a quelli tradizionalmente noti, ma aggiornati sulla base delle trasformazioni che l’urbanesimo e i cambiamenti infrastrutturali hanno apportato al territorio. Devono essere costituiti come comunità coese e riconoscibili.

Ogni rione avrà SERVIZI DI BASE, che saranno raggiungibili a piedi: i nidi, le scuole, giardini, giochi per i bambini, strutture sportive, centro anziani, biblioteca, sala riunioni, centro sanitario, ufficio comunale decentrato capace di erogare ogni servizio e informazione. Il personale sarà quello dell’attuale organico municipale, se necessario aggiornato, valorizzato, incentivato. Le sedi saranno poste in immobili già di proprietà comunale. Ciascun rione, appena possibile, dovrà avere le proprie “Oasi”, dove i cittadini dovranno trovare sostegno e aiuto, la mano tesa di un comune amico, al servizio dei suoi cittadini.

Il ripensamento della città su base rionale e il decentramento dei servizi consentiranno minori spostamenti e quindi favoriranno una riduzione del traffico. Il ritorno di centri pubblici maggiormente presenti sul territorio, dotati dei propri vigili urbani, porterà come conseguenza diretta una maggiore SICUREZZA per persone e proprietà.

Il comune e i suoi rioni si impegneranno per favorire le imprese locali, la piccola distribuzione, chi vende i prodotti a km 0, gli impianti familiari e condominiali di energie rinnovabili, modificando e semplificando i regolamenti e le procedure comunali e comunque aiutando cittadini e imprese a districarsi nei meandri della burocrazia italiana.

Il principio cruciale per ripensare la città sarà quello dell’AUTOGOVERNO. L’ascolto dei cittadini, delle loro associazioni, dei loro comitati sarà la regola. Con spirito collaborativo, i fiorentini, i loro rioni, il loro comune, potranno gestire al più basso livello tutta la manutenzione e ogni possibile miglioramento dei beni pubblici, comprese le strade rionali, la gestione del verde, il decoro e l’ordine nell’accesso ai posti auto per residenti e lavoratori.

I rioni avranno i propri RAPPRESENTANTI (dando attuazione all’art. 8 del TUEL, il testo unico sugli enti locali). Promuoveremo un processo innovativo di selezione dal basso di consiglieri rionali che dimostrino non solo di avere consenso, ma anche attaccamento, integrità e conoscenza del proprio territorio. Essi non saranno molti, né costeranno di più degli attuali circa 100 consiglieri di quartiere – peraltro attualmente emarginati dalla vita politica cittadina e ormai ridotti all’impotenza. In ogni rione sarà sufficiente, per rappresentare diversità politiche, di genere, di generazione, l’elezione di un numero di rappresentanti che potrebbe andare da tre a cinque. Attraverso questa nuova forma di rappresentanza, contiamo di far emergere a Firenze una nuova generazione di leader locali capaci di recepire le necessità degli abitanti del proprio rione, nel rispetto delle esigenze dei cittadini di altri rioni, dei lavoratori pendolari, degli studenti, dei visitatori, della città intera, mantenendo ben ferme le priorità della qualità della vita e della tutela dell’ambiente, nell’interesse delle future generazioni.

La presenza decentrata dei servizi nei rioni sarà sempre accompagnata dal processo di DIGITALIZZAZIONE, ma soprattutto di sburocratizzazione. Si deve consentire a chi può farlo di espletare ogni pratica comunale in rete, attraverso un portale unico, sempre più semplice, sempre più accessibile. Dal e col portale sarà sempre più semplice comunicare, iscriversi ai servizi, effettuare pagamenti e segnalazioni. Il software sarà continuamente migliorato per rendere più intuitivo ogni passaggio. L’informatizzazione deve essere ripensamento, non solo trasposizione in digitale delle stesse pratiche e lungaggini che caratterizzano il cartaceo. Mentre si migliorerà l’amministrazione digitale, tuttavia, non vogliamo un comune lontano e raggiungibile solo via computer: tutti devono poter venire in comune, passando l’uscio del proprio rione, senza rimanere più indietro per via dell’età, di limiti fisici, di mancanza di formazione digitale.

Nella nostra visione, in prospettiva, i SERVIZI PUBBLICI devono tornare sotto il controllo dei rioni e del comune. La gestione e la manutenzione devono essere affidate a istituzioni e aziende locali, ancorate al territorio, senza precari e improprie esternalizzazioni, con la partecipazione e il controllo da parte dei cittadini.

Alcune riflessioni e proposte

Chi siamo, noi Fiorentini

Siamo 370.000 persone, di cui 60.000 stranieri (oltre il 15%, anche di più se si considerano i già naturalizzati). 100.000 di noi hanno ormai oltre 65 anni. Un numero che tutti vedono come una minaccia e che noi vorremmo vedere come una opportunità per rendere più umana la nostra città. La natalità è bassa, ma non dimentichiamo che continuiamo ad attrarre ancora persone giovani da tutta Europa, anzi da tutto il mondo.

Contro il conformismo politico

Sicuramente c’è un sistema che ha un solido consenso, ma Firenze non è mai stata una città monolitica. Ricordiamo che abbiamo avuto grandi sindaci democratici-cristiani (Giorgio La Pira e Piero Bargellini), comunisti (Elio Gabbugiani), repubblicani (Lando Conti), socialisti (Giorgio Morales).

Il sindaco uscente, Dario Nardella è stato eletto lo scorso 25 maggio 2014 con 111.000, che sono ovviamente la maggioranza dei 194.000 cittadini che si sono espressi, ma non sono poi moltissimi se si pensa che alle liste elettorali sono iscritti circa 288.000 cittadini.

I quartieri occidentali della città, quelli dove si soffrono continue e costanti strozzature del traffico verso Scandicci, Campi, Prato, Sesto, stanno dando segni di ripensamento se non proprio di rivolta.

Come restituire ai Fiorentini i loro rioni da vivere camminando

I rioni sono essere porzioni significative e vivibili di città. Talora ancora riconoscibili, in più casi ritagliati a caso dalle nuove strade principali e da ricostituire, in molti da inventare.

Il rione é il punto di incontro tra l’autorganizzazione e l’autogoverno dei cittadini con le risorse e le possibilità organizzative delle diverse istituzioni al loro servizio. Il rione non è un’articolazione dell’amministrazione comunale o un centro di “erogazione” ma la strumentazione delle necessità di vita sociale e civile espresse liberamente dai cittadini.

Il rione ideale è un porzione di città in cui si possa A PIEDI raggiungere i servizi essenziali per la vita quotidiana a partire dalle persone più deboli; A PIEDI, cioè a misura di bambino che va scuola, di anziano, e di tutte le persone alle quali qualsiasi debolezza temporanea o meno impedisce o rende molto pesante acnhe i più semplici adempimenti o piccoli piaceri quotidiani. A PIEDI, perché solo in una città in cui i cittadini camminano, essi stessi possono sorvegliarla strada per strada, imponendo i miglioramenti necessari e favorendo lo spirito di convivenza, base essenziale per ogni accoglienza. Avrebbero inoltre l’attenzione necessaria alla rimozione delle BARRIERE ARCHITETTONICHE più efficace certo di ogni convegno di architetti e della fastidiosa e bugiarda propaganda .

Il comune, con i suoi oltre quattromila dipendenti, con le sue decine di proprietà immobiliari, ha la forza e le risorse per aprire un proprio ufficio in decine di RIONI. Nessuno dovrà più andare per forza in Palazzo Vecchio o al Parterre, per sbrigare qualsiasi pratica o per avere un contatto diretto. In ciascun ufficio rionale ci dovranno essere degli impiegati formati e incentivati per risolvere ogni problema alle persone, riducendo al minimo tutte le incombenze burocratiche, dedicando una particolare attenzione ai cittadini più deboli e più vulnerabili.

Ciascun rione dovrà nel tempo organizzare e mettere a disposizione di tutti i servizi che mancano nel suo territorio: una ambulatorio con infermeria comune per i medici e i pediatri di famiglia; un consultorio; un assistente sociale di territorio; un bagno pubblico; uno spazio per gli animali; un centro anziani; una biblioteca o almeno una sala di lettura; un punto di riferimento per i problemi giudiziari, compresa l’ospitalità a figure come giudici di pace, conciliatori, mediatori di controversie.

Ciascun rione dovrà essere abitato. Per riportare residenti nelle aree desertificate dallo sfruttamento turistico, il comune userà principalmente il suo patrimonio edilizio, creando nuovi alloggi popolari. Tutte le grandi proprietà – a cominciare da quelle pubbliche, militari, ecclesiastiche – dovranno essere chiamate a fare la loro parte per creare alloggi per le famiglie, in ogni rione.

Un rione di Firenze necessità di...

- un “centro” piazza, giardino, o comunque uno spazio pubblico, magari pedonalizzato, raggiungibile a piedi dove arrivi almeno un mezzo di trasporto pubblico

- un giardino accogliente per tutte le generazioni

- alcune vie “centrali” dove si possa andare agevolmente ed in sicurezza a piedi, in carrozzella, coi passeggini

- una scuola rionale comunale (o comunque pubblica) che accolga i bambini fino almeno alla fine del ciclo primario

- una sala per riunioni a disposizione gratuita per le iniziative dei cittadini

- un centro medico moderno attrezzato per prevenzione, guida agli accessi sanitari, presa in carico degli adempimenti piccole emergenze, ecc.

- una biblioteca rionale

- una “casa comunale” con uno sportello dove si possa svolgere ogni pratica

- spazi idonei ed attrezzati sono da destinarsi alla presenza, anche a rotazione, di assistente sociale di territorio, conciliatori familiari, giudici di pace, ecc.

- un centro di “digitalizzazione ed assistenza” che aiuti tutti, cittadini ed operatori ad accedere a tutti i tipi di sevizi accessibili online e gli aiuti e segua nel rendersi autosufficienti ed ad acquisire mano mano gli ulteriori sviluppi del settore.

Tutte le espressioni presenti di organizzazione sociali di base e di promotori della gestione dei BENI COMUNI, potranno fornire supporto ed assistenza gratuita e volontaria al funzionamento dei servizi del rione sulla base di convenzioni tipo revocabili senza oneri.

Impegni politici presi con gli attivisti

Con gli attivisti civici, ambientalisti, autonomisti, di diversa e trasversale estrazione, nei giorni della costituzione della lista ci siamo presi alcuni ultimi impegni politici, che entrano nel programma amministrativo:

- mantenere la più assoluta indipendenza dalle forze politiche nazionali che vogliono governare Firenze dall’alto e da altrove;

- lottare per riportare i grandi servizi pubblici sotto controllo delle comunità locali, affinché siano gestiti da aziende pubbliche locali (locali vuol dire locali, non grandi ATO astratti e artificiali);

- LIBERA FIRENZE considera fondamentale la libertà delle persone e delle famiglie in materia di cure e di vaccinazioni (art. 32 secondo comma della Costituzione); quindi i trattamenti obbligatori per legge dovrebbero sempre corrispondere a ben precise, circoscritte e limitate emergenze sanitarie e a circostanziate necessità di prevenzione, da concordare con le comunità locali;

- LIBERA FIRENZE crede nel controllo pubblico su tutte le reti; le antenne con le tecnologie esistenti non vanno moltiplicate, ma razionalizzate e fatte funzionare sotto un rigido controllo anti-inquinamento e di sanità pubblica; ciò che conta non sono le velocità, ma la continuità dei servizi, per chi vive e chi lavora; sul 5G vogliamo una moratoria, in attesa di approfondimenti su cosa comporta questa tecnologia per l’inquinamento elettromagnetico e su chi e come la dovrebbe gestire; il dibattito sul futuro della connettività nell'etere deve essere aperto a tutti, senza tesi sviluppiste e velociste precostituite;

- lotteremo contro tutte le tossicità e nocività, in particolare nel controllo dell’acqua (che deve tornare pubblica) e di tutti gli alimenti;

- LIBERA FIRENZE aderisce al grande obiettivo politico “RIFIUTI ZERO” e rifiuta la politica degli inceneritori (comunque siano chiamati); sì invece a una raccolta semplice dei rifiuti, vicina alle esigenze e ai tempi delle famiglie, organizzata rione per rione, allo scopo di differenziare e riciclare TUTTO, creando anche lavoro promuovendo la nascita a Firenze e in Toscana di una nuova generazione di aziende di riciclaggio, che valorizzi e trattenga competenze e risorse sul territorio.


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