Un discorso diverso in Toscana, per chi crede, in questa nostra madreterra, in questa fugace vita, in qualcosa di diverso
Visualizzazione post con etichetta Liberiamo l'Italia. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Liberiamo l'Italia. Mostra tutti i post

venerdì 22 gennaio 2021

Via i prefetti!


 

Qualcosa da ricordare e da rilanciare, in questi giorni bui di centralismo e autoritarismo: il troppo poco conosciuto scritto di Luigi Einaudi a favore dell'abolizione, sic et simpliciter, dei prefetti. Con questo antico eppure attualissimo scritto del 1944, esprimo la mia solidarietà personale, come blogger di Diverso Toscana, con la rivolta civile e nonviolenta #IoApro1501 dei ristoratori come l'amico Momi, il gestore della pizzeria fiorentina "Da Tito". Queste parole di Einaudi sono quanto ho da dire ai  prefetti che continuano a essere catapultati a Firenze e in Toscana (e ai sindaci che con insostenibile leggerezza li scimmiottano). Ai politici al governo un appello: abolite subito le norme irragionevoli che impediscono di lavorare! Le pizzerie, i bar, i circoli non sono luoghi più pericolosi delle fabbriche, delle scuole, dei treni fatiscenti su cui ci mandate ogni mattina a lavorare o a studiare, dei supermercati e dei centri commerciali. Il conflitto tra salute e lavoro c'è, è drammatico, è terribile. Non può essere risolto solo in termini proibizionistici. Cerchiamo tutti di tornare al buon senso.

--- Mauro Vaiani, blogger di Diverso Toscana


Via i prefetti! (Luigi Einaudi, 1944)

Proporre, in Italia ed in qualche altro paese di Europa, di abolire il « prefetto » sembra stravaganza degna di manicomio. Istituzione veneranda, venuta a noi dalla notte dei tempi, il prefetto è quasi sinonimo di governo e, lui scomparso, sembra non esistere più nulla. Chi comanda e chi esegue fuor dalla capitale? Come opera l'amministrazione pubblica?

In verità, il prefetto è una lue che fu inoculata nel corpo politico italiano da Napoleone. Gli antichi governi erano, prima della rivoluzione francese, assoluti solo di nome, e di fatto vincolati d'ogni parte, dai senati e dalle camere dei conti o magistrati camerali, gelosissimi del loro potere di rifiutare la registrazione degli editti che, se non registrati, non contavano nulla, dai corpi locali privilegiati, auto-eletti per cooptazione dei membri in carica, dai patti antichi di infeudazione, di dedizione e di annessione, dalle consuetudini immemorabili.

Gli stati italiani governavano entro i limiti posti dalle « libertà » locali, territoriali e professionali. Spesso « le libertà » municipali e regionali erano « privilegi » di ceti, di nobili, di corporazioni artigiane ed erano dannose all'universale. Nella furia di strappare i privilegi, la rivoluzione francese distrusse, continuando l'opera iniziata dai Borboni, le libertà locali; e Napoleone, dittatore all'interno, amante dell'ordine, sospettoso, come tutti i tiranni, di ogni forza indipendente, spirituale o temporale, perfezionò l'opera.

I governi restaurati trovarono comodo di non restaurare, se non di nome, gli antichi corpi limitatori e conservarono il prefetto napoleonico. L'Italia nuova, preoccupata di rinsaldare le membra disiecta degli antichi ex-stati in un corpo unico, immaginò che il federalismo fosse il nemico ed estese il sistema prefettizio anche a quelle parti d'ltalia, come le province ex-austriache, nelle quali la lue erasi infiltrata con manifestazioni attenuate. Si credette di instaurare libertà e democrazia e si foggiò lo strumento della dittatura.

Democrazia e prefetto repugnano profondamente l'una all'altro. Né in ltalia, né in Francia, né in Spagna, né in Prussia si ebbe mai e non si avrà mai democrazia, finché esisterà il tipo di governo accentrato, del quale è simbolo il prefetto. Coloro i quali parlano di democrazia e di costituente e di volontà popolare e di autodecisione e non si accorgono del prefetto, non sanno quel che si dicono. Elezioni, libertà di scelta dei rappresentanti, camere, parlamenti, costituenti, ministri responsabili sono una lugubre farsa nei paesi a governo accentrato del tipo napoleonico.

Gli uomini di stato anglo-sassoni, i quali invitano i popoli europei a scegliersi la forma di governo da essi preferita, trasportano inconsciamente parole e pensieri propri dei loro paesi a paesi nei quali le medesime parole hanno un significato del tutto diverso. Forse i soli europei del continente, i quali sentendo quelle parole le intendono nel loro significato vero sono, insieme con gli scandinavi, gli svizzeri; e questi non hanno nulla da imparare, perché quelle parole sentono profondamente da sette secoli. Essi sanno che la democrazia comincia dal comune, che è cosa dei cittadini, i quali non solo eleggono i loro consiglieri e sindaci o presidenti o borgomastri, ma da sé, senza intervento e tutela e comando di gente posta fuori del comune od a questo sovrapposta, se lo amministrano, se lo mandano in malora o lo fanno prosperare.

L'auto-governo continua nel cantone, il quale è un vero stato, il quale da sé si fa le sue leggi, se le vota nel suo parlamento e le applica per mezzo dei propri consiglieri di stato, senza uopo di ottenere approvazioni da Berna; e Berna, ossia il governo federale, a sua volta, per le cose di sua competenza, ha un parlamento per deliberare le leggi sue proprie ed un consiglio federale per applicarle ed amministrarle. E tutti questi consessi ed i 25 cantoni e mezzi cantoni e la confederazione hanno così numerosissimi legislatori e centinaia di ministri, grossi e piccoli, tutti eletti, ognuno dei quali attende alle cose proprie, senza vedersi mai tra i piedi il prefetto, ossia la longa manus del ministro o governo più grosso, il quale insegni od ordini il modo di sbrigare le faccende proprie dei ministri più piccoli.

Così pure si usa governare in Inghilterra, con altre formule di parrocchie, borghi, città, contee, regni e principati; così si fa negli Stati Uniti, nelle federazioni canadese, sudafricana, australiana e nella Nuova Zelanda. Nei paesi dove la democrazia non è una vana parola, la gente sbriga da sé le proprie faccende locali (che negli Stati Uniti si dicono anche statali), senza attendere il la od il permesso dal governo centrale. Così si forma una classe politica numerosa, scelta per via di vagli ripetuti. Non è certo che il vaglio funzioni sempre a perfezione; ma prima di arrivare ad essere consigliere federale o nazionale in Svizzera, o di essere senatore o rappresentante nel congresso nord americano, bisogna essersi fatto conoscere per cariche coperte nei cantoni o negli stati; ed essersi guadagnato una qualche fama di esperto ed onesto amministratore. La classe politica non si forma da sé né è creata dal fiat di una elezione generale. Ma si costituisce lentamente dal basso; per scelta fatta da gente che conosce personalmente le persone alle quali delega la amministrazione delle cose locali piccole; e via via quelle delle cose nazionali od inter-statali più grosse.

La classe politica non si forma tuttavia se l'eletto ad amministrare le cose municipali o provinciali o regionali non e pienamente responsabile per l'opera propria. Se qualcuno ha il potere di dare a lui ordini o di annullare il suo operato, l'eletto non è responsabile e non impara ad amministrare. Impara ad ubbidire, intrigare, a raccomandare, a cercare appoggi. Dove non esiste il governo di se stessi e delle cose proprie, in che consiste la democrazia?

Finché esisterà in Italia il prefetto, la deliberazione e l'attuazione non spetteranno al consiglio municipale ed al sindaco, al consiglio provinciale ed al presidente; ma sempre e soltanto al governo centrale, a Roma; o, per parlar più concretamente, al ministro dell'interno. Costui è il vero padrone della vita amministrativa e politica dell'intero stato. Attraverso i suoi organi distaccati, le prefetture, il governo centrale approva o non approva i bilanci comunali e provinciali, ordina l'iscrizione di spese di cui i cittadini farebbero a meno, cancella altre spese, ritarda l'approvazione ed intralcia il funzionamento dei corpi locali. Chi governa localmente di fatto non è né il sindaco né il consiglio comunale o provinciale; ma il segretario municipale o provinciale. Non a caso egli è stato oramai attruppato tra i funzionari statali. Parve un sopruso della dittatura ed era la logica necessaria deduzione del sistema centralistico.

Chi, se non un funzionario statale, può interpretare ed eseguire le leggi, i regolamenti, le circolari, i moduli i quali quotidianamente, attraverso le prefetture, arrivano a fasci da Roma per ordinare il modo di governare ogni più piccola faccenda locale? Se talun cittadino si informa del modo di sbrigare una pratica dipendente da una legge nuova, la risposta è : non sono ancora arrivate le istruzioni, non è ancora compilato il regolamento; lo si aspetta di giorno in giorno.

A nessuno viene in mente del ministero, l' idea semplice che l'eletto locale ha il diritto e il dovere di interpretare lui la legge, salvo a rispondere dinnanzi agli elettori della interpretazione data? Che cosa fu e che cosa tornerà ad essere l'eletto del popolo in uno stato burocratico accentrato? Non un legislatore, non un amministratore; ma un tale, il cui ufficio principale è essere bene introdotto nei capoluoghi di provincia presso prefetti, consiglieri e segretari di prefettura, provveditori agli studi, intendenti di finanza, ed a Roma, presso i ministri, sotto-segretari di stato e, meglio e più, perché di fatto più potenti, presso direttori generali, capidivisione, segretari, vice-segretari ed uscieri dei ministeri.

Il malvezzo di non muovere la « pratica » senza una spinta, una raccomandazione non è recente né ha origine dal fascismo. È antico ed è proprio del sistema. Come quel ministro francese, guardando l'orologio, diceva: a quest'ora, nella terza classe di tutti i licei di Francia, i professori spiegano la tal pagina di Cicerone; così si può dire di tutti gli ordini di scuole italiane. Pubbliche o private, elementari o medie od universitarie, tutto dipende da Roma: ordinamento, orari, tasse, nomine degli insegnanti, degli impiegati di segreteria, dei portieri e dei bidelli, ammissioni degli studenti, libri di testo, ordine degli esami, materie insegnate.

I fascisti concessero per scherno l'autonomia alle università; ma era logico che nel sistema accentrato le università fossero, come subito ridiventarono, una branca ordinaria dell'amministrazione pubblica; ed era logico che prima del 1922 i deputati elevassero querele contro quelle che essi imprudentemente chiamarono le camorre dei professori di università, i quali erano riusciti, in mezzo secolo di sforzi perseveranti e di costumi anti-accentratori a poco a poco originati dal loro spirito di corpo, a togliere ai ministri ogni potere di scegliere e di trasferire gli insegnanti universitari e quindi ogni possibilità ai deputati di raccomandare e promuovere intriganti politici a cattedre.

Agli occhi di un deputato uscito dal suffragio universale ed investito di una frazione della sovranità popolare, ogni resistenza di corpi autonomi, di enti locali, di sindaci decisi a valere la volontà dei loro amministrati appariva camorra, o sopruso, privilegio. La tirannia del centro, la onnipotenza del ministero, attraverso ai prefetti, si converte nella tirannia degli eletti al parlamento. Essi sanno di essere i ministri del domani, sanno che chi di loro diventerà ministro dell'interno, disporrà della leva di comando del paese; sanno che nessun presidente del consiglio può rinunciare ad essere ministro dell'interno se non vuol correre il pericolo di vedere « farsi » le elezioni contro lui dal collega al quale egli abbia avuto la dabbenaggine di abbandonare quel ministero, il quale dispone delle prefetture, delle questure e dei carabinieri; il quale comanda a centinaia di migliaia di funzionari piccoli e grossi, ed attraverso concessioni di sussidi, autorizzazioni di spese, favori di ogni specie adesca e minaccia sindaci, consiglieri, presidenti di opere pie e di enti morali. A volta a volta servo e tiranno dei funzionari che egli ha contribuito a far nominare con le sue raccomandazioni e dalla cui condiscendenza dipende l'esito delle pratiche dei suoi elettori, il deputato diventa un galoppino, il cui tempo più che dai lavori parlamentari è assorbito dalle corse per i ministeri e dallo scrivere lettere di raccomandazione per il sollecito disbrigo delle pratiche dei suoi elettori.

Perciò il delenda Carthago della democrazia liberale è : Via il prefetto! Via con tutti i suoi uffici e le sue dipendenze e le sue ramificazioni! Nulla deve più essere lasciato in piedi di questa macchina centralizzata; nemmeno lo stambugio del portiere. Se lasciamo sopravvivere il portiere, presto accanto a lui sorgerà una fungaia di baracche e di capanne che si trasformeranno nel vecchio aduggiante palazzo del governo. Il prefetto napoleonico se ne deve andare, con le radici, il tronco, i rami e le fronde.

Per fortuna, di fatto oggi in Italia l'amministrazione centralizzata è scomparsa. Ha dimostrato di essere il nulla; uno strumento privo di vita propria, del quale il primo avventuriero capitato a buon tiro poteva impadronirsi per manovrarlo a suo piacimento. Non accadrà alcun male, se non ricostruiremo la macchina oramai guasta e marcia. L'unità del paese non è data dai prefetti e dai provveditori agli studi e dagli intendenti di finanza e dai segretari comunali e dalle circolari ed istruzioni ed autorizzazioni romane. L'unità del paese è fatta dagli italiani. Dagli italiani, i quali imparino, a proprie spese, commettendo spropositi, a governarsi da sé. La vera costituente non si fa in una elezione plebiscitaria, a fin di guerra. Così si creano o si ricostituiscono le tirannie, siano esse di dittatori o di comitati di partiti. Chi vuole affidare il paese a qualche altro saltimbanco, lasci sopravvivere la macchina accentrata e faccia da questa e dai comitati eleggere una costituente.

Chi vuole che gli italiani governino se stessi, faccia invece subito eleggere i consigli municipali, unico corpo rimasto in vita, almeno come aspirazione profondamente sentita da tutti i cittadini; e dia agli eletti il potere di amministrare liberamente; di far bene e farsi rinnovare il mandato, di far male e farsi lapidare. Non si tema che i malversatori del denaro pubblico non paghino il fio, quando non possano scaricare su altri, sulla autorità tutoria, sul governo la colpa delle proprie malefatte. La classe politica si forma così : col provare e riprovare, attraverso a fallimenti ed a successi. Sia che si conservi la provincia; sia che invece la si abolisca, perché ente artificioso, antistorico ed anti-economico e la si costituisca da una parte con il distretto o collegio o vicinanza, unità più piccola, raggruppata attorno alla cittadina, al grosso borgo di mercato, dove convengono naturalmente per i loro interessi ed affari gli abitanti dei comuni dei dintorni, e dall'altra con la grande regione storica: Piemonte, Liguria, Lombardia, ecc. ; sempre, alla pari del comune, il collegio e la regione dovranno amministrarsi da sé, formarsi i propri governanti elettivi, liberi  di gestire le faccende proprie del comune, del collegio e della provincia, liberi di scegliere i propri funzionari e dipendenti, nel modo e con le garanzie che essi medesimi, legislatori sovrani nel loro campo, vorranno stabilire.

Si potrà discutere sui compiti da attribuire a questo o quell'altro ente sovrano; ed adopero a bella posta la parola sovranità e non autonomia, ad indicare che non solo nel campo internazionale, con la creazione di vincoli federativi, ma anche nel campo nazionale, con la creazione di corpi locali vivi di vita propria originaria non derivata dall'alto, urge distruggere l'idea funesta della sovranità assoluta dello stato. Non temasi dalla distruzione alcun danno per l'unità nazionale. L'accentramento napoleonico ha fatto le sue prove e queste sono state negative: una burocrazia pronta ad ubbidire ad ogni padrone, non radicata nel luogo, indifferente alle sorti degli amministrati; un ceto politico oggetto di dispregio, abbassato a cursore di anticamere prefettizie e ministeriali, prono a votare in favore di qualunque governo, se il voto poteva giovare ad accaparrare il favore della burocrazia poliziesca ed a premere sulle autorità locali nel giorno delle elezioni generali; una polizia, non collegata, come dovrebbe, esclusivamente con la magistratura inquirente e giudicante e con i carabinieri, ma divenuta strumento di inquisizione politica e di giustizia « economica » , ossia arbitraria.

L'arbitrio poliziesco erasi affievolito all'inizio del secolo; ma lo strumento era pronto; e, come già con Napoleone, ricominciarono a giungere al dittatore i rapporti quotidiani della polizia sugli atti e sui propositi di ogni cittadino sospetto; e si potranno di nuovo comporre, con quei fogli, se non li hanno bruciati prima, volumi di piccola e di grande storia di interesse appassionante. E quello strumento, pur guasto, è pronto, se non lo faremo diventare mero organo della giustizia per la prevenzione dei reati e la scoperta dei loro autori, a servire nuovi tiranni e nuovi comitati di salute pubblica.

Che cosa ha dato all'unità d'Italia quella armatura dello stato di polizia, preesistente, ricordiamolo bene, al 1922? Nulla. Nel momento del pericolo è svanita e sono rimasti i cittadini inermi e soli. Oggi essi si attruppano in bande di amici, di conoscenti, di borghigiani; e li chiamano partigiani. È lo stato il quale si rifà spontaneamente. Lasciamolo riformarsi dal basso, come è sua natura. Riconosciamo che nessun vincolo dura, nessuna unità è salda, se prima gli uomini i quali si conoscono ad uno ad uno non hanno costituito il comune; e di qui, risalendo di grado in grado, sino allo stato. La distruzione della sovrastruttura napoleonica, che gli italiani non hanno amato mai, offre l'occasione unica di ricostruire lo stato partendo dalle unità che tutti conosciamo ed amiamo; e sono la famiglia, il comune, la vicinanza e la regione. Così possederemo finalmente uno stato vero e vivente.

(« L'Italia e il secondo risorgimento », supplemento alla Gazzetta ticinese, 17 Iuglio 1944, a firma Junius.)

Fonte: http://www.polyarchy.org/basta/documenti/einaudi.1944.html (ultimo accesso 22 gennaio 2021)

sabato 16 gennaio 2021

Un salmo contro il letargo


Dal canale YouTube LorenXMan, sbocco creativo del mio carissimo amico Renzo Giannini, antico popolarissimo dj pratese e oggi apprezzato creativo multimediale, rilancio un suo pezzo molto significativo, intitolato "IN LETARGO" (Parole e musica Renzo Giannini - feat. Vittorio Sgarbi). Lo propongo come colonna sonora delle manifestazioni toscane di questi giorni. La crescita della consapevolezza è la principale azione politica necessaria, oltre che possibile. Abbiamo bisogno di cittadini attivi e di attivisti preparati e disciplinati, non di "zucche vuote" che si lasciano riempire da ciò che capita in rete. Buon ascolto.  


Grazie Renzo!

 


giovedì 14 gennaio 2021

Liberi di criticare e di proporre delle alternative

Anche se siamo storditi dall'ignoranza e impauriti dalla povertà e dalla malattia, dobbiamo farci delle domande non solo irrigidirci e fuggire. Non basta gridare "non avrete il nostro corpo". Occorre sviluppare una coscienza politica, come comunità, non solo come singoli.

Il coronavirus Covid-19 non è più nuovo (se lo è mai stato). Nessuno che abbia potere, risorse e responsabilità di governo, può più accampare scuse. Non brancoliamo più nelle nebbie della Valseriana, dove all'alba di ogni giorno si contavano anche dieci volte più morti dell'anno precedente. Stroncata la prima ondata, quest'estate, c'è stato tutto il tempo per prendere le decisioni necessarie per cominciare a convivere con questo virus come con tutti gli altri.

Molti altri paesi, dai cantoni della Svizzera, a Taiwan, alla Nuova Zelanda, ci hanno dimostrato che si poteva fermare o comunque grandemente rallentare la circolazione del virus, si poteva continuare a vivere e lavorare, si poteva gestire tutto diversamente.

Perché, passata la prima ondata, quando si è capito che erano necessarie prevenzione e cure precoci (con o senza idrossiclorochina, questo lo avremmo lasciato al naturale pluralismo che regna in medicina, la quale è notoriamente una scienza empirica e non una scienza esatta), non si sono precettati i medici di famiglia, dando loro risorse e poteri necessari per agire? Non si dia la colpa alle regioni, perché, guarda caso, i medici di famiglia sono ancora in tutto e per tutto malgestiti dallo stato. Non siamo né i soli, né i primi a dirlo, ma il tema è ignorato anche quando viene posto dai guru del Sant'Anna, o da migliaia di operatori della medicina di base, come gli aderenti alla Campagna per le cure primarie (partita nel 2018, non certo sull'onda dell'emergenza!).

Perché, quando si è definitivamente capito che le misure di distanziamento fisico e le mascherine, potevano far sparire raffreddori e influenze e quindi rallentare drasticamente anche la circolazione di questo coronavirus, non si sono lasciate alle scuole e ai luoghi della cultura, del divertimento, dello sport e del cibo, la libertà di auto-organizzare il distanziamento e la diversificazione degli orari di ingresso, così come invece la si è lasciata ai supermercati e alle manifatture? 

Perché non si accetta che siano autorità locali (sindaci e presidenti di regione) a stabilire delle regole adatte a ciascun territorio? Si deve porre fine alla gestione centralista e autoritaria e anche allo stato d'emergenza. Il virus, qualunque sia la sua origine, sarà con noi per sempre. Accettiamolo e ricominciamo, con prudenza, a vivere, passando dalla gestione emergenziale a una ordinaria "protezione mirata" (focused protection), come suggerito dalla Great Barrington Declaration.

Perché si è coltivata la metafisica dello "stare a casa", mentre si è totalmente trascurata la saggezza dello "stare locali"? Si è lasciato che la gente continuasse a viaggiare da una regione all'altra, da uno stato europeo all'altro, facendo in modo che il virus, con le sue nuove varianti, raggiungesse anche i molti territori in cui non era arrivato.

Perché si sono firmati contratti segreti e centralizzati, a livello europeo, per produrre in fretta e furia nuovi farmaci, invece che finanziare con denaro pubblico delle soluzioni aperte, senza brevetti? I nuovi farmaci, qualunque sia la loro efficacia, essendo stati totalmente finanziati da denaro erogato dalle autorità pubbliche, avrebbero dovuto essere dichiarati subito "bene comune universale". Da ora in poi essi (non solo quelli di tipo vaccinale, ma anche quelli chiamati "anticorpali) dovrebbero essere prodotti ovunque. Tutti i territori del mondo devono esser messi in grado di produrre localmente, non per profitto ma per il bene comune, i farmaci attualmente e temporaneamente approvati con una autorizzazione d'emergenza.

Proprio perché né il servizio pubblico della RAI, né la stampa locale toscana, accettano che si pongano queste domande, continuano le testimonianze di protesta.

A Firenze, domenica 17 gennaio 2021, dalle ore 14 in poi, in piazza della SS.Annunziata, si tiene una manifestazione di critica severa alla gestione dell'emergenza, al pensiero unico, al centralismo e all'autoritarismo sanitario, che poi sono il riflesso diretto della torsione centralista e autoritaria che sta attualmente dominando nel governo centrale della Repubblica. L'evento lo trovate anche su Facebook.


Prima ancora, venerdì 15 gennaio 2021, parte una manifestazione di disobbedienza civile diffusa, lanciata in diversi territori della Repubblica da ristoratori ed esercenti di locali pubblici. Si chiama #IoApro1501. E' una rivolta gentile contro le gravi conseguenze economiche e sociali delle restrizioni imposte dal governo centrale ai bar, ai ristoranti, ai circoli, ai luoghi di incontro, ai centri sportivi e ricreativi. Non importa quanti si ribelleranno alle restrizioni e per quanto tempo, ma un messaggio va dato, perché siamo sull'orlo del precipizio. Il conflitto tra necessità di rallentare il contagio e la necessità di lavorare c'è ed è gravissimo. Chi non lo vede, chi non lo soffre, chi non si domanda come attenuarlo, sta minando il nostro tessuto comunitario. Per capire il significato di questa protesta, ascoltate direttamente Momi Tito, l'egiziano di San Frediano, che ci ha messo ancora una volta la faccia:

https://www.facebook.com/mohamed.e.hawi/posts/10157622871626767

Libera Firenze e gli altri movimenti che hanno aderito a queste manifestazioni non sono negazionisti, né "novax", né cospirazionisti o complottisti. 

Semplicemente non ci stiamo a raccontare che tutto è andato bene, da quando si è diffuso il Covid-19, che non era possibile fare altrimenti, che non si poteva gestire la pandemia diversamente e forse meglio di come è stato fatto, che non sia possibile, qui e ora, correggere la rotta, tornando alla Costituzione e al buongoverno locale, rione per rione, territorio per territorio.

 

domenica 13 dicembre 2020

Luci per l'alternativa

 


Abbiamo partecipato al presidio di oggi, domenica 13 dicembre 2020, festa di S.Lucia (protettrice degli occhi!), in piazza SS. Annunziata a Firenze, dalle 17.30 in poi. Il motto della manifestazione è stato "Luci sul coprifuoco". L'evento è stato promosso da Libera Firenze, Atto Primo, Salute Ambiente Cultura, oltre che da esponenti toscani della Marcia della Liberazione e di R2020, Hanno partecipato o aderito molte persone con cui siamo in rete, del mondo civico, ambientalista, autonomista, territorialista, eurocritico e sovranista della Toscana. Un grazie particolare a Mauro Ugolini e agli amici del Comitato No Aeroporto di Sesto Fiorentino.

E' stata bellissima la performance di lettura pubblica di importanti articoli della Costituzione e sono stati interessanti tutti gli interventi. Toccante e incisivo è stato l'intervento di Momi, l'egiziano di San Frediano, imprenditore della catena di pizzerie Tito, che ha ripetutamente sfidato gli ordini di chiusura dei ripetuti, e così spesso confusi e contraddittori, "DPCM", emessi durante la crisi sanitaria e sociale. Crisi che è stata provocata non dal nuovo virus #Covid10 ma dalla totale impreparazione del sistema sanitario. 

Pericolose infezioni virali si presentano ogni anno, ma ormai da decenni, sotto la pressione della "austerità", per gli errori del centralismo, per l'arroganza e l'avidità dei "privatizzatori" della sanità, per la pigrizia e l'impreparazione degli organi che avrebbero dovuto "supervisionare", un virus più infido ci ha trovati impreparati. 

I soloni internazionali, europei, italiani della sanità (dall'OMS, agli uffici UE, agli organismi del Ministero della Sanità) sono stati indecorosi e tutti coloro che li dirigono dovranno prima o poi affrontare una Norimberga.

Non ci si lasci incantare dalle sirene del centralismo che accusano le regioni, essendo stata, la regionalizzazione della sanità, largamente incompiuta dal punto normativo ed organizzativo. Non è mai stata completata la responsabilizzazione delle autorità locali, le quali invece sono state sottoposte a feroci tagli e decennali commissariamenti da parte del potere centrale. 

Ci siamo trovati vergognosamente sprovvisti, tra l'altro, della capacità di produrre nei nostri territori gli indispensabili dispositivi di protezione individuale (DPI), che - sia chiaro - sono sostanzialmente gli stessi per tutte le emergenze virali. Non c'era da inventare niente!

E' intervenuto anche il nostro Fabrizio Valleri, punto di riferimento di Libera Firenze, che ha ricordato come la nostra società fosse già ai limiti del collasso prima della pandemia. Gli eccessi di competitività, individualismo, avidità ci stavano già distruggendo. 

Come non funzionava l'informazione, noi di Libera Firenze ce ne siamo accorti quando abbiamo approfondito i disastri del buco Foster, gli errori dei treni-tram, la signorilizzazione di interi quadranti di Firenze. La Toscana e le sue città d'arte stavano già venendo distrutte dalla corsa frenetica all'estrazione di risorse dal turismo di massa. Quando i turisti sono venuti a mancare, i nostri centri storici sono rimasti vuoti e desolati. Persino Firenze, ci siamo accorti, è diventata gelida, triste, brutta.

Le risposte autoritarie ed emergenziali, ma anche incoerenti e cialtronesche, hanno sacrificato i bambini, la socialità, la cultura, per chiudere la gente in casa con il terrore e il proibizionismo, finendo con il minare gravemente le nostre economie locali e in particolare tutte le piccole imprese.

Nessuno, nel frattempo, è in grado di dare risposte sul motivo per cui in Italia si muore, per una nuova malattia certo seria, ma non più pericolosa di molte altre, cinque volte di più che in Germania. 

Libera Firenze, con Fabrizio Valleri, c'è e continuerà a reagire.

Ci deridevano, l'anno scorso, quando parlavamo di "rivoluzione rionale", argomento che ora, dopo il disastro, è sulla bocca di tutti, dalla sindaca di Parigi fino ai salotti del potere finanziario e mediatico. Avevamo raccolto noi una aspirazione antica dei movimenti civici, ambientalisti e autonomisti, quella a vivere in borghi e rioni dove tutto ciò che serve alla vita sia raggiungibile in un quarto d'ora di cammino, e avevamo ragione.

Cercheremo di raccogliere competenze, di tornare ad incontrarci rione per rione, di raccoglierci attorno a guide autorevoli (altro che "uno vale uno", l'indecente ipocrisia anti-politica dei Cinque Stelle), di partecipare a tutte le prossime competizioni politiche ed elettorali, a partire dai quartieri e dai comuni, con seri progetti di alternativa amministrativa e politica.

Cercheremo di scuotere le persone, invitandole a smettere di chattare e a cominciare a dedicarsi al loro prossimo e ai loro vicini. Non siamo e non ci lasceremo etichettare come negazionisti e cospirazionisti, tanto meno come oziosi o livorosi.

Continueremo a fare rete e a promuovere, a partire dai nostri rioni di Firenze, una società più libera e più umana, più responsabile e più solidale.

Fabrizio Valleri interviene a "Luci sul coprifuoco" - Firenze 13/12/2020

 

 

 

sabato 12 dicembre 2020

Basta addormentare le menti, basta sventrare Firenze

  

Si è conclusa oggi una serie di sit-in di Libera Firenze davanti alla RAI Toscana, in Largo Alcide De Gasperi, a Firenze. La lista civica, ambientalista e autonomista di Firenze ha consegnato ai giornalisti RAI una simbolica pergamena, elencante degli argomenti scomodi che sono un vero e proprio tabù per i media. Riportiamo integralmente il testo della pergamena. Avanti con il risveglio civico, ambientalista, autonomista, dal basso, a Firenze, in Toscana e oltre, contro il pensiero unico che spadroneggia, con le sue convinzioni infondate e pericolose, nella Repubblica Italiana e nella Unione Europea.

-----

Appello al servizio pubblico di informazione toscana, in nome del popolo di Firenze, per TRIBUNE SPECIALI DELL’ACCESSO per dare voce a chi non ha avuto voce - Sabato 12 dicembre 2020

8 ESEMPI DI ARGOMENTI TABU’ PER IL CONFORMISMO TOSCANO, che erano già URGENTI prima e che resteranno CRUCIALI dopo la pandemia:


1) Prevenzione, stili di vita, possibilità di curarsi a casa. Basta seminare terrore dando cifre senza confronto con la mortalità storica.

2) Medicina del territorio, ambulatori di paese e di quartiere, di frazione e di rione. Critica di coloro che hanno centralizzato e tagliato la sanità pubblica in vent’anni di austerità insensata.

3) Sventramento degli storici viali di Firenze e stravolgimento della vita di Sesto e Bagno a Ripoli, con i treni-tram (congegnati come servizi privati, non pubblici).

4) Saccheggio delle proprietà toscane da parte di capitali stranieri anonimi.

5) Guerra agli alberi adulti, che viene combattuta senza ritegno e non solo nelle città.

6) Autosufficienza produttiva del territorio in tutte le cose essenziali; a partire dalla produzione pubblica locale di farmaci e presidi. Lavoro locale, contro il disastro della fuga dei giovani dalla Toscana.

7) Sovranità alimentare ed energetica. perché la Toscana resti toscana.

8) Rete pubblica di telecomunicazioni sicure, senza una sciagurata moltiplicazione delle antenne private.

-----

Per chi volesse entrare in rete con Libera Firenze e il più ampio movimento civico, ambientalista, autonomista che si sta sviluppando in Toscana: liberafirenzelistacivica@gmail.com

Per chi vuole conoscere meglio gli attivisti di Libera Firenze e principalmente Fabrizio Valleri: https://www.facebook.com/ivalleroxfirenze

Libera Firenze ha condotto questa serie di sit-in in memoria di Giulietto Chiesa e per onorare tutti gli attivisti, informatori, giornalisti dissidenti perseguitati in ogni angolo del mondo, a partire da Edward Snowden e Julian Assange. Abbasso l'impero globalista, abbasso il centralismo autoritario (italiano ed europeo), abbasso i servi delle società anonime che saccheggiano la Toscana. Viva Firenze, viva la Toscana, viva la libertà.

Visitate anche il canale YouTube di Libera Firenze


martedì 25 agosto 2020

Patto per la Toscana su Byoblu

Byoblu ci ha dedicato due minuti, oggi, martedì 25 agosto 2020. Noi del Patto per la Toscana siamo una realtà composita e per molti aspetti moderata, ma ci siamo trovati bene all'interno di telegiornale piuttosto di frontiera. Avanti con la nostra lista civica, autonomista, ambientalista, per le elezioni regionali della Toscana dei prossimi 20-21 settembre 2020. E' una novità storica per la Toscana.  

Un estratto del video:


 

(Aggiornamento del 1/12/2021 - Il video originale non è più disponibile dopo che Youtube ha cacciato Byoblu, ndr) 

 

* * *

martedì 17 marzo 2020

Salviamo la Repubblica dal virus del centralismo



17 marzo 2020

Non scherziamo con i virus, con quelli che passeranno, come il #coronavirus, e con quelli che non vogliono passare, come le follie del centralismo autoritario. No a questa orrenda "disunità italiana". Sì alla Repubblica delle Autonomie, nello spirito della Carta di Chivasso, restando attaccati agli ideali di una Europa delle regioni, dei popoli, dei territori, oltre che connessi con tutte le battaglie anticolonialiste e decentraliste del mondo.

Una lettura contro il virus del centralismo

A coloro che ancora civettano con il #centralismo, che prospettano, per il dopo emergenza #coronavirus, una società ancora più centralista e più autoritaria, che sono pronti a invocare il prossimo sindaco, podestà o duce d’Italia (o magari dell’intera Europa, che sarebbe anche peggio), raccomandiamo di usare il tempo della quarantena per leggere qualcosa di un tantino più profondo, come queste eterne riflessioni di Tocqueville, che riportiamo qui di seguito, contro chi oscilla sempre tra “servitù e licenza”.

“Cosa mi importa, dopotutto, che vi sia un’autorità sempre pronta, che veglia a che i miei piaceri siano tranquilli, che vola davanti a me per allontanare i pericoli dal mio cammino, senza che io abbia bisogno di pensare a tutto questo; se questa autorità, nel tempo stesso che allontana le più piccole spine sul mio passaggio, è padrona assoluta della mia libertà e della mia vita; se monopolizza il movimento e l’esistenza al punto che quando essa languisce, languisce tutto intorno a lei, che tutto dorme, quando essa dorme, che tutto perisce quando essa muore? Vi sono in Europa certe nazioni in cui l’abitante si considera come una specie di colono indifferente al destino del luogo in cui abita. I più grandi cambiamenti sopravvengono nel suo paese senza il suo concorso; egli non sa precisamente quel che è successo e ne dubita, poiché ha inteso parlare dell’avvenimento per caso. Non solo, ma il patrimonio del suo villaggio, la pulizia della sua strada, la sorte della sua chiesa e della sua parrocchia, non lo toccano affatto; egli pensa che tutte queste cose non lo riguardano in alcun modo, perché appartengono ad un estraneo potente, che si chiama il governo. Quanto a lui, non è che l’usufruttuario di questi beni, senza spirito di proprietà e senza idee di miglioramento. Questo disinteresse di se stesso si spinge tanto in là che se la sua sicurezza o quella dei suoi figli è compromessa, invece di cercare di allontanare il pericolo, egli incrocia le braccia per attendere che l’intera nazione venga in suo aiuto. Quest’uomo, del resto, benché abbia sacrificato completamente il suo libero arbitrio, non ama l’obbedienza più degli altri; si sottomette, è vero, al beneplacito di un impiegato, ma si compiace di sfidare la legge, come un nemico vinto, quando la forza si ritira. Così oscilla senza tregua fra la servitù e la licenza.“1
1 Alexis de Toqueville, De la Démocratie en Amérique, Parigi, 1835-40. Edizione italiana: La democrazia in America, Rizzoli, Brescia, 1995, pp.96-97.


Questo è il nostro regalo a tutti i cittadini di una Italia che, non dimentichiamolo, nacque sbagliata, come Regno conquistato il 17 marzo 1861, e che solo con la Costituzione del 1948, con la fondazione di una Repubblica di Autonomie, ha ricominciato lentamente a risalire la china della storia in cui il centralismo autoritario l’aveva precipitata. No, per noi oggi non è la giornata della “unità nazionale“, semmai di una virale ipocrisia da cui la Repubblica delle Autonomie dovrebbe guarire, una volta per tutte.


Post più popolari degli ultimi 30 giorni

Argomenti solidamente piantati in questa nuvola:

1989 a touch of grace abolizione delle province e delle prefetture Alberto Contri alternativa civico-liberale ambientalismo Andrea Ulmi anti-imperialismo Anticolonialismo antiglobalismo antimilitarismo Antiproibizionismo Archivio cose toscaniste Archivio di Toscana Libertaria verso Toscana Insieme Archivio Gaymagazine Archivio Vaiani autogoverno della Sardegna autogoverno della Sicilia autogoverno della Toscana autogoverno di tutti dappertutto autonomie ambiente lavoro Autonomie e Ambiente autonomismo basta cicche BijiKurdistan borgate borghi e comuni brigate d'argento Bruno Salvadori bussini Campi Bisenzio Candelora Capitale Carrara chi può creare valore Chivasso cittadinanza attiva civismo come domare la spesa Comitato anti-Rosatellum confederalismo contro contro gli ecomostri contro il bipolarismo contro il centralismo contro il virus del centralismo autoritario contro la dittatura dello status quo coronavirus Corsica Cosmonauta Francesco dalla mailing list di Toscana Insieme Decentralism International decentralismo dialogo autogoverno Disintegration as hope don Domenico Pezzini don Lorenzo Milani Draghistan ecotoscanismo EFA Emma Bonino English Enrico Rossi eradication of poverty Eugenio Giani Eurocritica Europa delle regioni European Free Alliance Fabrizio Valleri Fare Città fare rete Festa della Toscana Fi-Po Link fine del berlusconismo Forum 2043 frazioni Friuli Venezia Giulia garantismo gay alla luce del sole Gaza Giacomo Fiaschi Gianni Pittella Gioiello Orsini Giovanni Poggiali Giulietto Chiesa giustizia giusta Hands off Syria Hawaii Homage to Catalonia Hope after Pakistan Il disastro delle vecchie preferenze in difesa degli alberi In difesa di Israele Inaco Rossi indipendenze innocenza tradita internazionalismo Italia Futura Karl W. Deutsch Kennedy la bellezza come principale indice di buongoverno Lahaina leggi elettorali più giuste Leonard Peltier Libera Europa Libera Firenze Libera Toscana Liberi Fiorentini Liberiamo l'Italia Libertà in Iran libertino liste di proscrizione localismo Lucca 2012 Mario Monti Massimo Carlesi Matteo Biffoni Matteo Renzi Maui Maurizio Sguanci Mauro Vaiani memoria storica meno dipendenza Mezzana Michele Emiliano monete locali Moretuzzo NO a questa tramvia antifiorentina no al podestà d'Italia no al presidenzialismo no al sindaco d'Italia no elettrosmog NoGreenPass Noi stessi NoMES nonviolenza Ora e sempre resistenza ora toscana OraToscana Oscar Giannino pace e lavoro Palestina Patto Autonomie Ambiente Patto per la Toscana Peace Is Possible - War Is Not Inevitable pionieri popolano postcoronavirus Prato Prima di tutto la libertà primarie Primavera araba 2011 quartieri quattrini al popolo Queer Faith radici anarchiche e socialiste realismo fondato sui princìpi referendum Besostri Renzo Giannini Repubblica delle Autonomie ricostruzione di una moralità pubblica riforma elettorale toscana riformismo ritorno alla Costituzione rivoluzione liberale rivoluzione paesana rivoluzione rionale Romagna SaharaLibre salute pubblica San Carlo San Vincenzo Santa Cecilia Sergio Salvi sessantennio Siena silver brigades Simone Caffaz solidarietà toscana spezzare le catene del debito statuto pubblico dei partiti Stefania Ferretti Stefania Saccardi Svizzera tener desta la speranza territori The Scottish Side of History Too Big To Fail? Torre del Lago Toscana Toscana Civica tradizioni e libertà Tunisia Ugo di Toscana uninominale Union Valdôtaine Vannino Chiti Vecchiano veraforza Vermont Via dall'Afghanistan Vincenzo Simoni vittime yes in my backyard