Un discorso diverso in Toscana, per chi crede, in questa nostra madreterra, in questa fugace vita, in qualcosa di diverso
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domenica 24 febbraio 2019

Una riflessione critica sull'autonomia differenziata

Recuperiamo qui una riflessione collegiale del CLT 2017-2021, dai pochi  anni in cui ha operato culturalmente e politicamente in modo significativo, prima di autodistruggersi in un delirio di espulsioni e dimissioni.

La migliore eredità culturale e politica del disciolto comitato, sostanzialmente il lavoro, gli studi, l'attivismo di Mauro Vaiani, è stata fortunamente raccolta dalla rete civica, ambientalista, autonomista da OraToscana https://t.me/OraToscana  - Ndr 1 luglio 2022




 

Sì all’autogoverno di tutti, dappertutto


No a riflessi centralisti,

 conservatori e autoritari


dice Sì

Sì:

1) Sì alle autonomie per tutti i territori che le chiedano

Sì all’autonomia secondo la Costituzione italiana, adottando soluzioni sostenibili e applicabili a tutti i territori che la chiedano.

Di tutto abbiamo bisogno, fuorché di una levata di scudi preventiva contro ogni possibile attuazione della Costituzione in materia di autonomie. Lo stato attuale delle cose, infatti, è disfunzionale e ingiusto. E’ l’Italia centralista che ha prodotto l’impoverimento storico del Sud, delle isole e di altri territori marginali e
periferici. E’ il centralismo che ha impedito la piena attuazione delle autonomie speciali (specie in Sicilia e in Sardegna, trattate praticamente come colonie) e di tutte le autonomie già previste.
Sono stati il neocentralismo dell’ultimo Berlusconi, di Monti, di Renzi, a uccidere sul nascere, con una austerità insensata e con una alluvione di norme capestro, le potenzialità di autogoverno dei
comuni, dei territori, delle regioni. Le richieste di autonomia differenziata, ai sensi dell’art. 116 terzo comma della Carta, sono una richiesta legittima, che deve trovare soddisfazione. Nonostante
decenni di federalismo parolaio o fatto male (per non farlo funzionare e screditarlo), in Italia c’è ancora un grande consenso per le autonomie. Non possiamo tradire questa antica aspirazione
delle comunità italiane (di tutte, non solo di Veneto, Lombardia ed Emilia-Romagna).

2) Sì alle diversità (anche all’interno delle attuali regioni)

L’Italia è plurale. E’ ricca di diversità e biodiversità, di culture e lingue, di risorse e capacità, che necessitano di governi locali più vicini alle comunità.

L’autonomia non deve riguardare solo le attuali regioni istituite, ma anche altre realtà che aspirano all’autonomia regionale (come la Romagna), o alla cooperazione inter-regionale (come gran parte del Sud), oltre che tutti i territori e tutte le comunità locali, fino al livello del quartiere e del borgo. Noi non vorremmo mai sostituire il centralismo italiano con tanti centralismi regionali. Sì alla tutela e alla valorizzazione delle nostre diversità, anche all’interno delle attuali regioni.

3) Sì alla gestione regionale di infrastrutture, scuola e sanità

L’autogoverno regionale delle principali infrastrutture, della scuola e della sanità serve, oltre che per far esprimere le diversità locali, anche per trattenere sui territori risorse, competenze, occasioni di
vita e di lavoro.

Non è “colpa” della regione Calabria e non è “merito” della regione Lombardia, se da una parte ci sono ospedali abbandonati e dall’altra centri sanitari di eccellenza europea. E’ una conseguenza di un secolo e mezzo di centralismo (che appunto valorizza pochi centri, mentre lascia declinare tutte le periferie).
Tutti conoscono, perché lo hanno visto con i loro occhi, magari nella propria stessa famiglia, il continuo drenaggio di risorse umane e finanziarie dal Sud verso il Nord. L’autogoverno del maggior
numero possibile di strutture e servizi pubblici, con la restituzione di risorse sufficienti, serve anche a questo: a trattenere nei territori risorse umane, materiali e immateriali. Noi crediamo in servizi pubblici universali gestiti democraticamente, responsabilmente, localmente. I frutti non si vedono in pochi anni
(soprattutto se i colpi di coda del neocentralismo strangolano sul nascere l’autogoverno), ma, come in Trentino o in Val d’Aosta, si vedranno nel lungo termine. A proposito di pericoli per la “uguaglianza” dei cittadini, vorremmo sommessamente ricordare che, nello stato attuale delle cose, l’unica uguaglianza che stiamo garantendo ai cittadini di due terzi della Repubblica è quella di prendere un treno per andare a curarsi, studiare, lavorare, verso Roma e Milano (o magari Berlino e Londra). Non prendiamoci in giro:
se i centralisti avessero avuto una ricetta per l’uguaglianza, non saremmo ridotti così!

4) Sì alle autonomie, con un vero federalismo fiscale

La stesura dei testi delle nuove intese deve essere accompagnata da provvedimenti di attuazione dell’art. 119 della Costituzione, in materia di autonomia fiscale di tutti i territori, con perequazione
per i territori che hanno maggiormente sofferto della spoliazione dovuta al centralismo.

Esprimiamo preoccupazione perché i testi delle attuali intese sembrano scritti sulla sabbia, non essendo stati preceduti da lavori preparatori approfonditi nelle aule e nelle commissioni. Inoltre siamo perplessi
perché, in materia di spostamento del potere di spesa dal centro alle regioni, si stanno immaginando meccanismi contorti che lasceranno al governo centrale ogni potere, delineando finte autonomie perennemente in contenzioso con il governo centrale. Avere autonomia di spesa ma da ricontrattare anno per anno, rappresenterebbe un assurdo logico, ancora prima che politico. Si profila l’intenzione di creare una “macchina” che non funziona per poi poterla screditare e smantellare. Tutta da cominciare,
infine, e tutta da combattere, è la battaglia verso la territorializzazione delle principali imposte. La Lombardia, che è ricca per la sua storia e per la sua felice posizione geopolitica, non ha bisogno di trattenere l’IVA che le sue aziende riscuotono quando vendono in Sicilia o in Sardegna. La territorializzazione delle tasse è un tema difficile e importante, di rilevanza italiana, ma anche europea (si pensi alla difficoltà di riscuotere imposte dai giganti stranieri che vendono online), ma è cruciale, per non far fallire, per l’ennesima volta, questo piccolo passo verso una Italia federale.

Tdice No

No:

5) No al nazionalismo e al sovranismo (bruno o rossobruno che sia)

No ad agitare fantasmi come quello del “solito Sud assistito” o della “secessione dei ricchi”.

Diciamo no al linguaggio della contrapposizione, dell’odio e dell’invidia fra Nord e Sud. No alla mentalità centralista e autoritaria delle forze politiche dominanti (al centro e nelle regioni stesse), colpevole di non aver ancora previsto gli adeguati passaggi parlamentari e consiliari, per l’approfondimento dei dettagli di
queste intese. No ai riflessi conservatori delle attuali burocrazie centrali (e alla sete di potere delle loro caste dirigenti). No, quindi e infine, all’eterno ritorno di un cieco e irrazionale odio nazionalista verso le regioni, a ogni forma di neonazionalismo italiano e di cosiddetto sovranismo anti-europeo.

Non una moda, ma una nuova mentalità

Siamo consapevoli delle difficoltà che si possono incontrare con l’avvio di forti autonomie. Si chiede a tutti gli abitanti di un territorio di essere più attenti, attivi, partecipi, rinunciando a delegare la soluzione dei problemi a qualcun altro, più in alto, altrove.

Noi crediamo però che l’autonomia sia l’unica strada per salvare i nostri territori dalla distruzione ambientale e dalla desertificazione economica, per un futuro dal volto umano, per una resistenza positiva e costruttiva sia al nazionalismo, che ai guasti di un certo europeismo e di un certo globalismo, interpretati come illimitata circolazione di merci prodotte a basso costo senza rispetto dell’ambiente e dei diritti dei lavoratori.

Per molti l’autonomismo è una moda, una tattica, una scusa, un alibi, una merce di scambio sul mercato elettorale. Per noi è un cammino profondo e coerente verso un ribaltamento di mentalità, verso una dimensione più umana della politica e quindi della vita. La Repubblica delle autonomie è stata
spesso tradita, sfigurata fino a farla diventare una caricatura, ma è l’unica che abbiamo, in questo momento politico.

Ci attestiamo su di essa per portare la Toscana e tutti i territori italiani verso un
autogoverno responsabile e solidale, in una rinnovata confederazione europea.

* * *

Firenze, giovedì 22 febbraio 2019

Ultima modifica domenica 24 febbraio 2019

 

domenica 18 novembre 2018

Ecotoscanismo

 

Una delle cose da salvare, del grande lavoro del dott. Mauro Vaiani nei quattro anni del CLT 2017-2021, è un documento intitolato "Ecotoscanismo", che riproduciamo interamente come si presentava fino al suo ultimo aggiornamento, risalente al 18 novembre 2018. Abbiamo salvato anche l'immagine che corredava il post originale, uno scatto significativo del lago Massaciuccoli, ripreso nel 2013 dalle colline di Vecchiano (ndr, archiviato il 16 aprile 2022).

 


 

 

Ecotoscanismo

Non esiste toscanismo senza una svolta ambientale radicale.

Grazie a chi ci sta scrivendo per migliorare questo documento ecotoscanista!

Fra i primi che hanno voluto suggerirci miglioramenti: Luca Pardi, autore insieme a Jacopo Simonetta di "Picco per capreCapire, cercando di cavarsela, la triplice crisi: economica, energetica ed ecologica", Luce Edizioni, 2017; Gianluca Serra, biologo conservazionista, ecologista e naturalista. I contenuti e i limiti dell’articolo restano, ovviamente, responsabilità politica degli attivisti.

Ultimo aggiornamento: 18 novembre 2018

* * *

Noi crediamo nella Toscana come paese a misura di persona umana, fatto a miccino per una esperienza di autogoverno civico, liberale, democratico, sociale. La Toscana è la “dolce patria nostra” (Piero Calamandrei).

L’amore per la nostra terra, l’assunzione di responsabilità di autogoverno, paesino per paesino, quartiere per quartiere, rione per rione, implica una scelta ambientalista netta e profonda. Accettiamo i cambiamenti che sono necessari: combattiamo gli sprechi, incoraggiamo – senza bigottismi e senza proibizionismi – stili di vita più sobri.

Dobbiamo imparare dalle piccole nazioni e regioni che hanno fatto già molto meglio di noi, puntando a fare molto di più. Dobbiamo proteggere il mare, l’aria, la terra, la flora, la fauna, il paesaggio di Toscana fino al punto di diventare noi stessi un esempio per tutto il mondo.

Dobbiamo fare la nostra parte per rispondere alla crisi ecologica planetaria che, tra le altre cose, ha comportato, solo negli ultimi decenni, la perdita del 60% delle popolazioni di fauna selvatica, oltre che un ritmo di estinzioni di specie viventi che fa scrivere gli studiosi di “sesta estinzione di massa” nella storia della Terra. L’inquinamento riversato nell’ambiente in soli due secoli di età industriale ci sta tornando indietro sotto forma di eventi climatici sempre più estremi, anche in Toscana. Il cambiamento è necessario, e urgente.

Alla base di questa svolta ecologista, ci devono essere investimenti regionali in studio, conoscenza, ricerca, innovazione, oltre che, con saggezza e pacatezza, in educazione dei giovani e informazione a tutta la cittadinanza toscana.

In Toscana vogliamo raggiungere l’eccellenza di una ricerca scientifica orientata verso la salvaguardia del creato. Non consentiremo segretezza, né brevettazione degli studi sui viventi e sul loro patrimonio genetico, né sfruttamento, né crudeltà. Ciò che vive ha una dignità intrinseca, non è solo “utile” o “funzionale” all’uomo, come abbiamo anche recentemente ribadito.

Tutto ciò che è protezione ambientale, dai forestali all’agricoltura, dall’acqua pubblica alla tutela del mare, deve essere riportato sotto il controllo esclusivo e responsabile delle comunità locali.

L’intero territorio toscano, con tutti i suoi beni ambientali e culturali, deve essere considerato come la propria “hasa” e deve essere integralmente protetto.

Perché questo nostro “ecotoscanismo” diventi un programma politico concreto, accettiamo con coraggio le sfide qui ennciate:

Depurazione integrale di tutti gli scarichi liquidi, sia urbani che industriali, con metodi sostenibili, con restituzione di acqua buona all’ambiente; in tutti i corsi e specchi d’acqua toscani deve tornare la vita.

Progressiva messa al bando di ogni prodotto che non sia pensato in termini di riciclo; raccolta facile e agevolata di ogni tipo di rifiuto; riciclaggio di tutto, senza incenerimento e dispersione delle relative polveri nell’ambiente; sostituzione progressiva di ogni materiale plastico o misto, con materiali effettivamente biodegradabili e compostabili; attenzione severa al fatto che molte cosiddette bioplastiche sono compostabili solo in determinate condizioni e comunque devono essere comunque tutte raccolte, per non finire nelle acque e in mare.

Sì a nuovi bacini (e a nuovi impianti idroelettrici) ma solo con il consenso delle popolazioni e solo contestualmente a progetti sostenibili per trattenere e rallentare l’acqua piovana in bacini e casse di espansione, con letti di scorrimento allargati e naturalizzati, per la salvaguardia del territorio e per la mitigazione degli eventi climatici estremi (picchi di siccità, bombe d’acqua).

Sì alla produzione privata, locale, regionale di energie alternative, purché veramente rinnovabili e sostenibili, con procedure snelle e con tecnologie facilmente aggiornabili e comunque reversibili; sì a ogni possibile investimento per lo sviluppo di una rete elettrica intelligente (smart grid) e di nuove tecnologie per la conservazione dell’energia, sotto il controllo di compagnie pubbliche locali toscane. Il grande apporto della geotermia al fabbisogno elettrico della Toscana è importante, ma non possiamo premere oltre sullo sfruttamento. Ci si deve aprire a ogni innovazione disponibile nell’impiego del sole, del vento, del freddo delle profondità, delle maree e della gravità, con il consenso e la partecipazione delle popolazioni locali, nel rispetto del paesaggio e senza consumo irreversibile di territorio. La Toscana deve prendersi la responsabilità, come regione industrializzata che negli ultimi 70 anni ha contribuito significativamente al cambiamento climatico del pianeta, di essere apripista di una vigorosa politica di uscita dalla dipendenza da carburanti fossili in favore delle energie rinnovabili.

Fermo assoluto di ogni ulteriore cementificazione: nessuna nuova costruzione, senza perequazione e restituzione di suolo alla vegetazione e all’agricoltura; sostegno pubblico a ogni forma di bioedilizia; sostegno pubblico a ogni intervento per il risparmio energetico nei luoghi di vita e di lavoro.

Sostegno pubblico a una agricoltura progressivamente meno intensiva e meno dipendente dal petrolio e dalla chimica, dando priorità alle produzioni tipiche e locali; bando di pesticidi e diserbanti.

In Toscana solo allevamento sostenibile di animali, all’aperto, non intensivo, senza medicinali, senza crudeltà; in particolare sostegno all’apicoltura; incoraggiamento di una dieta prevalentemente vegetariana; disincentivi al consumo di latte vaccino importato e di prodotti caseari industriali.

Moratoria della pesca industriale nelle acque toscane; sostegno ai pescatori che accettano di essere protagonisti di una pesca sostenibile e rispettosa; sostegno all’itticoltura sostenibile.

I veri appassionati di caccia e pesca devono essere adeguatamente formati e inquadrati in associazioni di volontariato per la sorveglianza del territorio e il controllo della fauna, ponendosi all’avanguardia nel rispondere alle nuove necessità ambientali e sociali. Porremo fine, insieme ai cacciatori, al bracconaggio, ai ripopolamenti impropri, alle immissioni illegali, agli incidenti mortali, alle regole di accesso troppo lasche, ai calendari troppo lunghi, alla caccia come pratica impropriamente “ricreativa”. In molte aree antropizzate e agricole la fauna va controllata, con l’aiuto di conoscitori e appassionati, ma il concetto di caccia come “sport” deve essere archiviato insieme a tante altre esagerazioni individualistiche e consumistiche.

Rapido abbandono del diesel e della benzina; incoraggiamento dei motori alternativi; valorizzazione di aziende locali toscane per lo sviluppo della mobilità elettrica; valutazione attenta dei carburanti di transizione (idrogeno, biometano, biodiesel), anche per mezzi pubblici (traghetti e aerei compresi); è fondamentale uscire al più presto, nella mobilità e non solo, dalla schiavitù del fossile.

La Toscana vuole la piena responsabilità sul sistema dei parchi nazionali, che, integrati con le altre aree protette, devono essere custoditi gelosamente in quanto rappresentano ciò che rimane di un patrimonio naturale e paesaggistico insostituibile. Tutta la Toscana per noi deve essere trattata come una terra inestimabile, ma i nostri parchi devono essere l’emblema della nostra capacità di conservare e proteggere, per motivi educativi, scientifici, estetici, storici e spirituali. Attorno ai parchi le comunità locali devono essere responsabilizzate nella gestione di una economia locale fondata su ecoturismo e agriturismo.

Che ne pensate?

Volete aiutarci a costruire un ecotoscanismo serio, concreto, praticabile?

Diventate insieme a noi attivisti per costruire insieme il nostro nuovo paese toscano.


* * * 

Purtroppo questo "ecotoscanismo" del CLT 2017-2021 è rimasta soffocato nel solipsismo incompetente e presuntuoso del vecchio "toscanismo". Per coloro che fossero interessati a un impegno popolare per civismo, ambientalismo e autonomismo, raccomandiamo di collegarsi al canale Telegram di OraToscana: https://t.me/OraToscana (ndr).



mercoledì 4 luglio 2018

Una rivoluzione paesana in Toscana

Questo appello per una rivoluzione paesana in Toscana fu pubblicato da Mauro Vaiani tra il giugno e il luglio 2018. La data che abbiamo scelto per archiviarlo è meramente indicativa. Si evocano i temi per cui il dott. Mauro Vaiani si è impegnato sin dalla pubblicazione del suo libro "NOI STESSI" del 1998 e in realtà anche da prima. Si è salvata anche la foto di Montepescali di Maremma, a suo tempo scelta da Vaiani come presentazione del post, originariamente apparso sul sito del CLT 2017-2021, prima che quel comitato si autodistruggesse. Alla fine del 2021, infatti, dopo aver espulso Mauro Vaiani, che lo aveva organizzato e strutturato, e ogni altro attivista civico ambientalista e autonomista, il CLT tornò a essere il micropartito di "indipendentisti" toscani che era stato sin dal 2014, quando era stato fondato come "Toscana Stato" (ndr, archiviato il 16 aprile 2022).


 


Una rivoluzione paesana per la Toscana

Crediamo in una idea semplice e radicale: ogni persona in Toscana ha diritto a vivere in una comunità locale a misura d’uomo e ha il dovere di partecipare all’autogoverno della stessa.

Lo abbiamo scritto nei nostri punti fondamentali.

Ne parliamo nel nostro “libro bianco-rosso“.

A Firenze abbiamo declinato questo principio in una vera e propria “Rivoluzione Rionale“.

A Barberino Val d’Elsa ci siamo messi di traverso contro le unificazioni forzate di comuni, imposte dagli interessi delle oligarchie politiche (fu una grande battaglia personale di Michele Bazzani e del gruppo civico Obiettivo Comune, ndr).

Questa proposta politica riguarda l’intera nostra terra toscana, ciascuno dei suoi comuni e non basta: noi crediamo che debba essere realizzata in ciascun borgo, borgata, frazione, quartiere, rione della Toscana, in ogni angolo del nostro territorio, in ciascuno dei nostri paesini.

Il comune di Firenze lo vediamo composto da decine di rioni. Prato, Livorno e tutte le altre città toscane le vediamo formate dai loro quartieri e dalle loro frazioni. La maggior parte dei comuni toscani non ha solo un centro capoluogo, ma ha altre frazioni, borgate, comunità paesane, che ne costituiscono la cellula fondamentale.

Non tutti viviamo in comunità che sono classificate fra i borghi più belli come Scarperia, o in quartieri che furono disegnati a misura d’uomo come il vecchio Isolotto, o in località suggestive come Migliarino, o in città storiche come Volterra, o in frazioni di grande qualità di vita come Figline di Prato.

La maggior parte dei Toscani vive e lavora in paesi, quartieri, frazioni molto più a rischio: rese anonime e grigie da una cementificazione scriteriata; inquinate e abbandonate dalle attuali autorità locali; prive di una piazza, una scuola, una biblioteca, un centro medico, un giardino, un centro di raccolta di rifiuti, negozi locali, monumenti storici, circoli e case del popolo.

Noi proponiamo non solo di fermare la distruzione della vita comunitaria e paesana, ma di restaurarla al più presto, mobilitando le persone di ogni paesino in una rivoluzione paesana.

A Costituzione e legislazione vigente abbiamo una prima battaglia civile e civica da vincere: attivare in ogni comune della Toscana la creazione di una rappresentanza istituzionale per ciascun paesino della Toscana, ai sensi dell’art. 8 del Testo Unico degli Enti Locali (D. Legs. n. 267 del 2000 e successive modifiche e integrazioni).

Quando ogni comunità paesana della Toscana tornerà ad avere i suoi rappresentanti eletti e un minimo di presenza organizzata di un distaccamento degli uffici comunali, da lì in poi molte cose che oggi sembrano impossibili, potranno diventare progetti politici di perequazione urbanistica a consumo zero di suolo (sul serio, non a chiacchiere, come avviene adesso), di raccolta differenziata dei rifiuti (facile e alla portata di tutti, non imposta dall’alto a scopi propagandistici e secondo logiche estranee al territorio), di abbellimento (deciso dal basso, non opere imposte dalle elite), di potenziamento dei servizi pubblici (veramente pubblici, fermando le assurde esternalizzazioni e il saccheggio dei beni comuni), di salvaguardia del decoro e della sicurezza (costruita insieme, con una presenza continua sul territorio di una pattuglia di polizia locale in ciascun paese), di protezione dei beni naturali e artistici (con la collaborazione attiva di tutti, cominciando da ciò che le grandi piramidi statali hanno abbandonato).

Una rivoluzione paesana sarà possibile solo con la partecipazione di tutti, con il coinvolgimento di persone di ogni orientamento e storia politica e personale, ma non bastano civismo e comitati spontanei. Occorre una forte rete politica. Serve, crediamo, un movimento politico toscano.

Le vecchie e nuove appartenenze alle forze politiche centraliste italiane non ci interessano e non devono essere di ostacolo. PD, Lega, Cinque Stelle rivaleggiano fra di loro per il potere a Roma e a Bruxelles, ma non possiamo e non vogliamo dipendere più da loro per decidere sul futuro di una vita a misura di persona umana nella nostra terra toscana.

Noi vi stiamo proponendo un sogno: ritornare ad avere il vostro paesino, all’interno di un paese antico e nuovo, la nostra Toscana.

Venite a darci una mano!

Scriveteci, chiamateci, incontriamoci!


L’immagine che abbiamo scelto per questo intervento ritrae Montepescali (uno scatto di http://www.maremmanews.it, 2017), un paese dal profilo suggestivo, terrazza della Maremma (non esente da problemi, sempre a rischio di diventare un dormitorio, ancorché stupendo), ma dove comunque si conserva ancora un ideale di vita comunitaria nel rispetto della nostra storia e della nostra natura toscane.

 

lunedì 26 febbraio 2018

Per la "rivoluzione rionale" a Firenze

Recuperando temi e riflessioni sull'autogoverno dal basso delle comunità urbane, che avevano radici molto antiche, il dott. Mauro Vaiani aiutò un piccolo gruppo fiorentino di toscanisti (il CLT 2017-2021) ad elaborare questa proposta di "rivoluzione rionale" per Firenze. L'idea s'incarnò nella lista civica ambientalista autonomista "Libera Firenze (2019)", resa possibile grazie all'apporto di molti intellettuali e attivisti fiorentini, ma in particolare con il contributo decisivo di Fabrizio Valleri, che era stato, tra le altre cose, un battagliero consigliere del quartiere Firenze Centro eletto nella lista Firenze Viva della Cristina Scaletti (nella consiliatura 2014-2019). Fabrizio Valleri e la sua Libera Firenze non furono granché ascoltati dagli elettori, ma il loro impegno è continuato. Il "Vallero", come Fabrizio è chiamato a Firenze da tanti, ha realizzato durante la pandemia 2020-2021, specie durante le quarantene, un'idea di solidarietà nella prossimità, che ha dato spessore concreto e significato politico popolare all'idea. Durante la crisi pandemica, poi, i "piani alti" della politica riscoprirono l'idea della "città dei dieci minuti a piedi", si accorsero che tutte le grandi città del mondo che sono ancora abitabili, vitali, creative, sono quelle che hanno protetto l'autonomia e anzi una qualche forma di autosufficienza economica, culturale, sociale, dei propri quartieri e delle proprie borgate. Come talvolta succede, non solo a Firenze, le elite progressiste al potere (quelle della giunta Nardella, per intendersi) sposano a parole questi concetti, ma poi si fa fatica a vedere gli sbocchi concretamente politici e istituzionali. I capi di Palazzo Vecchio hanno ovviamente paura di perdere potere, creando consigli rionali di autogoverno. In cauda venenum, sia Fabrizio Valleri che Mauro Vaiani sono stati emarginati da coloro a cui avevano insegnato l'autogoverno e la rivoluzione rionale nel 2021. E' il momento in cui il CLT 2017-2021 muore, o meglio sopravvive come micropartito di "toscanisti" (ndr, archiviato il 16 aprile 2022).



La nostra proposta per Firenze 2019

Diffondiamo i contenuti di una proposta per le elezioni comunali di Firenze del 2019. Perché ora, a pochi giorni dalle politiche 2018? Perché da Peretola? Risposta: ci serve una rivoluzione rionale, in polemica con la politica nazionale; ci serve ripartire dalle periferie inascoltate; ci serve tempo per far partecipare più fiorentini possibile.

Comunicato conferenza stampa tenutasi il 26/02/2018 alle ore 11.30 al circolo SMS di Peretola.

Lunedì 26 febbraio 2018 alle ore 11.30 in una sala g.c. del circolo di Peretola a Firenze si è tenuta la conferenza stampa della nostra lista, per la presentazione delle basi del nostro programma per le elezioni comunali di Firenze 2019.

Abbiamo scelto questo momento, proprio in mezzo al caos prima delle politiche del prossimo 4 marzo 2018, anche per mettere in chiaro la propria distanza dalla politica di tutti gli altri partiti (nazionali e centralisti), politica che ha decimato i candidati locali e indipendenti che si impegnano per i loro territori, cancellando quindi anche i temi, i problemi relativi ai territori stessi.

I problemi locali non si risolvono con decisioni nazionali.

Abbiamo scelto di presentarsi a Peretola, per dimostrare capacità di ascolto di cosa vogliono i cittadini che vivono nella “Firenze 2”, le periferie lontane dal centro, dalla “Firenze 1”, quella che è sempre in vetrina.

Senza interpellare i cittadini, il comune di Firenze procede su molti temi che ci condizioneranno per molti anni a venire, come aeroporto, servizi sanitari (chiusura di S.Rosa), trasporti (tracciati discutibilissimi delle tramvie presenti e future), stadio.

I territori vengono abbandonati da istituzioni, residenti e attività commerciali.

I problemi di cittadini, comitati, rioni, quartieri possono essere affrontati e risolti, invece, strutturando la città in un modo completamente diverso.

Noi presentiamo oggi una strada nuova da intraprendere al più presto.

La proponiamo a tutti i cittadini, perché partecipino alla costruzione del nostro programma e a ripensare Firenze.

Da queste basi partiamo oggi per costruire la nostra lista e le nostre idee per una nuova Firenze.

Abbiamo scelto di chiamare la proposta ai fiorentini “Rivoluzione Rionale”.
In calce a questo post potete leggere la versione integrale delle basi del programma per le comunali di Firenze 2019.

Elezioni Comunali FIRENZE 2019

Firenze, SMS Peretola, 26/2/2018 – Incontro pubblico di presentazione della nostra proposta per Firenze 2019

Premesse

A torto o a ragione, i fiorentini criticano l’amministrazione.

Spostandoci un rigo da questo assunto, diamo ai fiorentini un’opportunità che manca da tanto tempo, quella di contare di più e di partecipare in termini più costruttivi.

Le istituzioni e le amministrazioni della città sono oggi troppo lontane dai cittadini, ma questo può essere cambiato.

Come dimostrano i molti comitati attivi e più o meno arrabbiati a Firenze, la consapevolezza dei problemi aumenta, mentre la capacità e la volontà di ascoltare diminuiscono, oppure sono solo formali. La distanza fra amministratori da una parte e cittadini dall’altra può invece essere ridotta. L’esperienza dimostra che gli sforzi dei comitati non ottengono vittorie oppure non sono durature. Occorre strutturare diversamente la città.

Proponiamo l’ossatura di quella che non esitiamo a chiamare una rivoluzione, capace di coniugare vecchio e nuovo insieme.

Lo annunciamo ora, perché sappiamo che occorrerà tempo per presentarlo in ogni angolo di Firenze, in modo da arrivare pronti per le elezioni comunali del 2019.

Il programma sarà poi sviluppato nei dettagli, con il contributo di chi vorrà collaborare, condividendo i nostri principi.

Procederemo con buon senso, con approccio pratico, sempre disponibili al dialogo e alla correzione strada facendo di quanto approfondiremo.

Restituiamo ai fiorentini la dignità di cittadini, a tutti senza eccezioni, senza differenze fra quartieri privilegiati e borgate popolari, fra centri e periferie.

Firenze è un comune di circa 350.000 abitanti, che in più accoglie studenti e lavoratori pendolari, oltre a milioni di turisti.

Governare tutto da Palazzo Vecchio è impossibile.

La divisione in soli 5 enormi quartieri, per di più svuotati di ogni reale funzione, è un artificio sostanzialmente inutile. La città metropolitana che ci stanno costruendo addosso, al di là del nome che pare promettente, prepara distretti ancora più grandi, in cui si accentreranno servizi e si perderà ancor più la dimensione umana.

Nel recente passato Firenze era stata divisa in 14 quartieri. Sul territorio comunale insistono 39 case del popolo. Le parrocchie sono 98. Queste presenze ci dicono che il comune è più complesso di come lo vede l’attuale amministrazione comunale centrale.

Al centro della nostra proposta politica c’è esattamente il ripensamento della città attraverso la trama antica delle sue unità costitutive, ripensate nella situazione attuale, tenendo conto delle loro problematiche e delle caratteristiche che rendono sostenibile la loro coesione interna. Una ridivisione in realtà a misura d’uomo, un decentramento radicale, una inversione totale rispetto alla corrente mentalità verticale. Proponiamo una rivoluzione fondata su un numero importante, almeno una quarantina, di rioni di Firenze.

Punti programmatici

    Firenze può essere ripensata e gestita suddividendola in circa una quarantina di moderni RIONI, ritagliati ispirandosi a quelli tradizionalmente noti, ma aggiornati sulla base delle trasformazioni che l’urbanesimo e i cambiamenti infrastrutturali hanno apportato al territorio. Devono essere costituiti come comunità coese e riconoscibili.

    Ogni rione avrà SERVIZI DI BASE, che saranno raggiungibili a piedi: i nidi, le scuole, giardini, giochi per i bambini, strutture sportive, centro anziani, biblioteca, sala riunioni, centro sanitario, ufficio comunale decentrato capace di erogare ogni servizio e informazione. Il personale sarà quello dell’attuale organico municipale, se necessario aggiornato, valorizzato, incentivato. Le sedi saranno poste in immobili già di proprietà comunale. Ciascun rione, appena possibile, dovrà avere le proprie “Oasi”, dove i cittadini dovranno trovare sostegno e aiuto, la mano tesa di un comune amico, al servizio dei suoi cittadini.

    Il ripensamento della città su base rionale e il decentramento dei servizi consentiranno minori spostamenti e quindi favoriranno una riduzione del traffico. Il ritorno di centri pubblici maggiormente presenti sul territorio, dotati dei propri vigili urbani, porterà come conseguenza diretta una maggiore SICUREZZA per persone e proprietà.

    Il comune e i suoi rioni si impegneranno per favorire le imprese locali, la piccola distribuzione, chi vende i prodotti a km 0, gli impianti familiari e condominiali di energie rinnovabili, modificando e semplificando i regolamenti e le procedure comunali e comunque aiutando cittadini e imprese a districarsi nei meandri della burocrazia italiana.

    Il principio cruciale per ripensare la città sarà quello dell’AUTOGOVERNO. L’ascolto dei cittadini, delle loro associazioni, dei loro comitati sarà la regola. Con spirito collaborativo, i fiorentini, i loro rioni, il loro comune, potranno gestire al più basso livello tutta la manutenzione e ogni possibile miglioramento dei beni pubblici, comprese le strade rionali, la gestione del verde, il decoro e l’ordine nell’accesso ai posti auto per residenti e lavoratori.

    I rioni avranno i propri RAPPRESENTANTI eletti. Promuoveremo un processo innovativo di selezione dal basso di consiglieri rionali che dimostrino non solo di avere consenso, ma anche attaccamento, integrità e conoscenza del proprio territorio. Essi non saranno molti, né costeranno di più degli attuali circa 100 consiglieri di quartiere – peraltro emarginati dalla vita politica cittadina e ormai ridotti all’impotenza. In ogni rione sarà sufficiente, per rappresentare diversità politiche, di genere, di generazione, l’elezione di un numero di rappresentanti che potrebbe andare da tre a cinque. Attraverso questa nuova forma di rappresentanza, contiamo di far emergere a Firenze una nuova generazione di leader locali capaci di recepire le necessità degli abitanti del proprio rione, nel rispetto delle esigenze dei cittadini di altri rioni, dei lavoratori pendolari, degli studenti, dei visitatori, della città intera, mantenendo ben ferme le priorità della qualità della vita e della tutela dell’ambiente, nell’interesse delle future generazioni.

    La presenza decentrata dei servizi nei rioni sarà sempre accompagnata dal processo di DIGITALIZZAZIONE, ma soprattutto di sburocratizzazione. Si deve consentire a chi può farlo di espletare ogni pratica comunale in rete, attraverso un portale unico, sempre più semplice, sempre più accessibile. Dal e col portale sarà sempre più semplice comunicare, iscriversi ai servizi, effettuare pagamenti e segnalazioni. Il software sarà continuamente migliorato per rendere più intuitivo ogni passaggio. L’informatizzazione deve essere ripensamento, non solo trasposizione in digitale delle stesse pratiche e lungaggini che caratterizzano il cartaceo. Mentre si migliorerà l’amministrazione digitale, tuttavia, non vogliamo un comune lontano e raggiungibile solo via computer: tutti devono poter venire in comune, passando l’uscio del proprio rione, senza rimanere più indietro per via dell’età, di limiti fisici, di mancanza di formazione digitale.

    Nella nostra visione, in prospettiva, i SERVIZI PUBBLICI devono tornare sotto il controllo dei rioni e del comune. La gestione e la manutenzione devono essere affidate a istituzioni e aziende locali, ancorate al territorio, senza precari e improprie esternalizzazioni, con la partecipazione e il controllo da parte dei cittadini.

Ai fiorentini, che sono stati ridotti a sudditi sempre con il cappello in mano, chiediamo, con umiltà, ma anche con fierezza, di scuotersi, di riprendersi tutto ciò che è loro, che è nostro, di restituire un senso nuovo all’antica parola “comune”.

* * *

 

sabato 4 marzo 2017

Un libro "biancorosso" per la Toscana

Tra le cose da salvare dell'attività del CLT 2017-2021 c'è anche questo libro "biancorosso" del 2017. Contiene l'indice di un programma sociale avanzato, per quei tempi. Ne è stato principale autore il dott. Mauro Vaiani, che poi da quel partitino è stato espulso il 21 ottobre 2021, dopo la sua triste degenerazione (ndr, archiviato il 16 aprile 2022).

  

Il simbolo del CTLN, la fonte di ispirazione
per un rinnovamento dell'autonomismo toscano
che era stata indicata da Mauro Vaiani
al momento della "rifondazione" del CLT nel 2017


Un libro "biancorosso" per la Toscana



Libro biancorosso per una “hosa” toscana, per una “hasa” toscana

Il “libro biancorosso” è una raccolta di punti politici e programmatici, che sintetizzano gli argomenti che vorremmo discutere e approfondire insieme, per dare attuazione concreta ai nostri principi (gli “11 punti“). La piattaforma è stata presentata ed approvata dal congresso del 4 marzo 2017 (il congresso della rifondazione dell'autonomismo toscano, ndr).

Con questa riflessione programmatica vogliamo proporre una Toscana ideale, da costruire insieme.

Il bianco e il rosso sono i colori della Toscana sin dai tempi di Ugo di Tuscia*.

Verso un programma di autogoverno concreto per il nostro nuovo movimento:



  1. Indipendentismo civico come ricerca di un moderno autogoverno, senza scorie etniciste o nazionaliste

  2. Basta con la concentrazione di potere e ricchezza nei grandi stati moderni e nelle agenzie della globalizzazione

  3. Cittadini sovrani attivi, non più solo sudditi, utenti, pazienti, consumatori

  4. Toscana come paese ideale, unito da una storia e da una identità, a misura di persona umana, fatto a miccino per una esperienza di autogoverno civico, liberale, democratico, sociale – Toscana dolce patria nostra (Piero Calamandrei)

  5. Ritrovare le radici naturalmente anarchiche e candidamente socialiste dei movimenti di lavoratori e artigiani toscani di prima delle due guerre mondiali

  6. Ripartire dai dissidenti del Risorgimento, che rifiutarono lo stato militarista e colonialista dei conquistatori sabaudi

  7. Rifarsi ai moderni critici del centralismo italiano, fra i quali Antonio Gramsci, Gaetano Salvemini, don Luigi Sturzo

  8. Ci ispiriamo alla sobrietà e alla serietà della Scuola di Barbiana, seguendo don Lorenzo Milani, profeta dei “Ventimila Sammarini” (secondo la testimonianza di Alessandro Mazzerelli, “Ho seguito don Lorenzo Milani profeta della terza via”, Rimini : Il cerchio, 2007, pag. 31)

  9. Adesione ai valori fondamentali della Costituzione del 1948 e degli Statuti della Toscana, come regione istituita nel 1970

  10. Riforma dei comuni per farne comunità dove ciascun quartiere e paesino – ogni borgo – abbia dignità e possa eleggere direttamente le proprie autorità

  11. Le città non dovranno dominare le comunità rurali

  12. Progressiva eliminazione di prefetture e di ogni altro potere che si interponga fra le comunità e il governo toscano

  13. Promozione della democrazia diretta a tutti i livelli in cui i cittadini la richiedano

  14. La vita dei partiti in Toscana dovrà essere fondata sulla democrazia interna, resa possibile da primarie organizzate sotto la garanzia delle autorità pubbliche

  15. Drastico sfoltimento delle leggi

  16. No a ogni proibizionismo che tolga responsabilità all’individuo

  17. In ogni borgo una scuola pubblica, gratuita, a tempo pieno, comprensiva di nido, scuola materna, scuola elementare

  18. In ogni comunità una scuola media e superiore pubblica e gratuita, che conduca i giovani, entro i 18 anni, alle soglie del lavoro o degli studi superiori

  19. Dopo aver passato cinque giornate piene a scuola, gli alunni devono tornare a casa pronti e liberi dall’ansia dei compiti

  20. Accedere alle università e ai centri di ricerca deve essere considerato un lavoro; gli studenti e i ricercatori universitari hanno diritto a un alloggio e a uno stipendio

  21. L’intero territorio toscano, con tutti i suoi beni ambientali e culturali, deve essere considerato come la propria casa e deve essere integralmente protetto

  22. Basta con il consumo di suolo e decongestione delle aree urbane

  23. Protezione fiscale del diritto alla prima casa e delle piccole proprietà

  24. Aggravi fiscali per gli eccessi di concentrazione proprietaria; particolari aggravi fiscali per chi lascia degradare le sue proprietà

  25. Rinaturalizzazione dei corsi d’acqua

  26. Economia del riciclo e rifiuti zero

  27. L’acqua è pubblica e gli acquedotti devono essere gestiti da fondazioni pubbliche locali, senza scopo di lucro

  28. Una polizia toscana

  29. Una autonoma amministrazione della giustizia

  30. Umanizzazione delle nostre carceri

  31. Sorveglianza del territorio, per stroncare ogni forma di schiavismo, lavoro nero, morti bianche

  32. I Toscani devono essere padroni delle proprie reti e infrastrutture, porti e aeroporti, energie e telecomunicazioni; quindi tutte le reti e tutte le utilità pubbliche devono essere gestite da società toscane, governate da comitati rappresentativi di cittadini utenti, lavoratori, esperti, autorità politiche

  33. Abbiamo diritto a una sanità pubblica che investa primariamente in prevenzione e in stili di vita salutari

  34. Ogni borgo deve avere il suo centro medico

  35. Ogni comunità deve avere il suo ospedale per le cure più comuni

  36. La Toscana deve sostenere i grandi ospedali universitari e alcuni altri centri sanitari di eccellenza, per le cure più complesse

  37. Noi crediamo che i movimenti dei lavoratori debbano puntare alla riduzione dell’orario di lavoro, verso le 30 ore

  38. Ogni persona che vive in Toscana da almeno 20 anni, ha diritto a una pensione minima dignitosa al compimento dei 65 anni; il risparmio previdenziali dei lavoratori deve considerarsi aggiuntivo alla pensione minima e deve essere protetto fiscalmente

  39. Mercati aperti ma solo a stipendi e orari paragonabili e a parità di protezione dell’ambiente

  40. La Toscana deve partecipare attivamente alla riforma delle istituzioni europee, per ripristinare un’autentica sussidiarietà, restituendo sovranità ai parlamenti locali, primariamente e urgentemente in materia di agricoltura, lavoro, politiche sociali, sanità, servizi pubblici universali

  41. In tutte le istituzioni europee e internazionali che si deciderà di mantenere, dovrà esserci un rappresentante della Toscana, democraticamente eletto dal popolo toscano

  42. Sorellanza verso tutti i movimenti nonviolenti di liberazione nazionale, territoriale e sociale

  43. Impegno per la pace universale e per il disarmo; rifiuto di ogni forma di interventismo neocolonialista; scioglimento della NATO, in favore di pià ampi patti di non-aggressione e mutua difesa, senza più strutture e basi militari permanenti

  44. A sostegno di tutti questi progetti di autogoverno e, più in generale, di un progressivo ritorno al controllo popolare su ogni altro aspetto della vita economica, sociale e politica della Toscana, si deve puntare alla piena autonomia finanziaria e monetaria, anche attraverso una riforma condivisa dell’Euro e il ritorno alla circolazione di una o più valute complementari locali

  45. Il contribuente deve aver chiaro quanto del suo contributo resta alle proprie comunità locali (la parte più grande) e quanto invece resta (la parte più piccola) per il governo toscano, oltre che per la solidarietà italiana, europea e internazionale

  46. La Toscana si farà carico della propria parte degli immensi debiti pubblici accumulati dalla storia italiana e dalle burocrazie europee e internazionali; il debito pubblico deve essere gradualmente sterilizzato e sottratto alla speculazione; non potrà essere detenuto da privati; produrrà solo un minimo interesse legale; non si possono pagare interessi sugli interessi

  47. Il governo toscano deve attenersi a un uso moderato e ordinato delle risorse finanziarie, accantonando ogni anno quanto serve per fronteggiare le emergenze o per i progetti a più lungo termine



*Il marchese Ugo di Tuscia, il “Gran Barone” ricordato da Dante nel canto XVI del Paradiso, governò la Toscana dal 970 ca. al 1001. La sua insegna, ancora oggi visibile nella Badia Fiorentina dove è sepolto, è uno scudo rosso con tre “pali d’argento”, cioè tre strisce bianche. Il suo governo e la sua memoria rimasero impressi nella storia toscana, tanto che da allora i suoi colori vennero adottati da molte comunità e autorità toscane, da Firenze e, infine, dalla stessa Regione Toscana.


Archivio CLT 2017-2021 - I principi

 

Il "Comitato Libertà Toscana", sotto la spinta del dott. Mauro Vaiani, si rifondò e operò con una certa efficacia dal 2017 al 2020, contribuendo a diffondere l'ideale di una "Libera Toscana", oltre che promuovendo la lista civica ambientalista autonomista Libera Firenze nel capoluogo toscano alle elezioni comunali del 2019, quest'ultima grazie all'apporto fondamentale di Fabrizio Valleri e dei suoi Liberi Fiorentini del centro storico. Tutto s'incrina purtroppo nel 2020, quando i vecchi toscanisti che dirigevano il CLT non si mostrano all'altezza dei sacrifici necessari per partecipare alle regionali con una lista inclusiva e plurale, il Patto per la Toscana, di cui scriviamo altrove su questo blog, Tuttavia alcune cose elaborate da quel CLT meritano di essere salvate, tra cui questa carta di principi, approvata dal congresso della rifondazione, a Firenze, il 4 marzo 2017 (ndr 14 aprile 2022).

 

La fonte principale d'ispirazione del progetto CLT come l'aveva immaginato Mauro Vaiani fra il 2017 e il 2020: il Comitato Toscano di Liberazione Nazionale.


11 punti

Comitato Libertà Toscana (2017-2021) per l’organizzazione di un più ampio e inclusivo movimento per l’autogoverno della Toscana - Più libertà in Toscana, da subito!

Questi sono dieci punti fondamentali di identità e posizionamento politico. L’undicesimo punto è un appello finale ai cittadini, alle liste civiche, agli altri movimenti toscanisti, per un futuro lavoro comune. Questo documento è stato approvato dal congresso del 4 marzo 2017.


1 – Ribaltamento di mentalità

Di fronte a una mentalità storicamente dominante in Italia, che induce ad attendersi o impone soluzioni e interventi dall’alto, vogliamo che i cittadini e le loro comunità possano autodeterminarsi. Non aspettiamoci più la soluzione ai problemi della modernità e della globalizzazione da chi li ha creati.


2 – Autogoverno a misura d’uomo

I cittadini devono poter votare per chi conoscono ed è vicino a loro, in modo che ne possano valutare l’operato. Crediamo in una idea semplice e radicale di democratizzazione della Toscana, che ogni comunità possa eleggere direttamente le proprie autorità.


3 – Il popolo toscano e i suoi governi

Le comunità cooperano con pari dignità, grazie ad autorità di coordinamento, dal basso verso l’alto, cioè secondo un autentico principio di sussidiarietà. Si governa insieme, a partire dall’ascolto e dal rispetto dei diretti interessati ai provvedimenti, riducendo al minimo le intermediazioni. Si è sempre pronti a correggerli, sulla base della verifica della loro efficacia.


4 – Senso dei doveri reciproci

Le autorità rendono più facile la vita dei cittadini. I cittadini rispettano la legalità, le istituzioni, i beni comuni, i servizi pubblici, sentendoli come parte integrante della propria vita.


5 – Istruzione come educazione alla libertà

Assicuriamo una istruzione pubblica, gratuita, prossima, organizzata insieme alle famiglie, capace di trasmettere senso di libertà, responsabilità, autonomia, senso civico, rispetto delle diversità, divertimento, sport, abitudini salutari, creatività. Gli insegnanti devono vedersi restituita considerazione sociale e autorità dalle istituzioni, dalle famiglie, da tutti i cittadini. L’accesso all’istruzione è strumento di uguaglianza sostanziale fra tutti i cittadini e di piena inclusione di ciascuno, nel quadro di una società toscana aperta, accogliente, che non lasci nessuno solo o indietro.


6 – Autorità per cambiare le cose in Toscana

Vogliamo il controllo sull’acqua, sui beni comuni, su tutte le reti e infrastrutture, sui servizi pubblici. L’autogoverno toscano deve avere poteri legislativi, fiscali, monetari, sufficienti a consentire di cambiare da subito le cose, secondo la volontà popolare. Ci impegniamo a una svolta di valorizzazione ambientale e culturale, perché vogliamo sapere cosa mangiamo, beviamo e respiriamo; usare solo energie rinnovabili; promuovere una economia del riciclo di tutto, a rifiuti zero; fermare il consumo di suolo; porre fine all’imbruttimento della nostra madreterra.


7 – La Toscana è libertà, la libertà è toscana

Noi persone della Toscana custodiamo gelosamente una religione civile della libertà, dei diritti umani, dei doveri civici, contro ogni forma di discriminazione ed emarginazione. Ci attiviamo, con metodi sempre nonviolenti, per sostenere questi principi ovunque nel mondo.


8 – Ridiscutere i trattati ingiusti

Le autorità toscane, per quanto possibile d’intesa con il resto d’Italia e d’Europa, ridiscutano tutti i trattati e tutti gli organismi europei e internazionali, secondo i valori che ci sono propri. Vogliamo una libera confederazione europea che somigli più alla Svizzera, che alla vecchia Unione Sovietica o agli odierni Stati Uniti d’America. Crediamo nell’apertura delle società e dei mercati, ma non accettiamo più accordi con territori dove i lavoratori non godano di salari e diritti almeno paragonabili a quelli toscani.


9 – Prendiamo esempio dai paesi più virtuosi

Impareremo dalle piccole nazioni che sono più libere, giuste, pacifiche, virtuose di noi, come per esempio l’Islanda. Non vogliamo più strutture militari internazionali permanenti. Rifiutiamo l’interventismo e ogni altra forma di colonialismo. Vogliamo lo scioglimento della NATO in favore di più generali trattati di non aggressione.


10 – Identità toscana

Siamo una comunità unita dalla storia e dalla cultura. La nostra coesione vernacolare è patrimonio prezioso a disposizione di tutti i Toscani di nascita e di elezione. I Toscani emigrati sono invitati a portarci esperienze e idee nuove. Le comunità locali si organizzano per l’accoglienza controllata e responsabile dell’operosità e dell’onestà dei nuovi Toscani immigrati.


11 – Una “hosa” toscana per una “Hasa toscana”

Ci appelliamo a tutte le persone toscane, in particolare a coloro che credono nell’autogoverno dei territori, nella democrazia diretta, nei beni comuni, nei servizi pubblici universali, nei valori civici, nelle tradizioni e nelle libertà civili: insieme a “Toscana Stato” e a esponenti del comitato “Toscani per il No” al referendum del 4 dicembre 2016, uniamoci in un più ampio e inclusivo Comitato Libertà Toscana, con cui avviarci verso la fondazione di un soggetto politico toscano, una hosa toscana, un movimento indipendente per una Toscana progressivamente sempre meno dipendente. Ci aspetta un lungo lavoro, per realizzare insieme una Hasa toscana, un paese nuovo, più vicino alle attese e alle speranze della nostra gente, specie i più giovani, più simile a come noi Toscani lo abbiamo sempre sognato.

 

Firenze, Circolo ARCI Porta al Prato, 4 marzo 2017


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