Un discorso diverso in Toscana, per chi crede, in questa nostra madreterra, in questa fugace vita, in qualcosa di diverso
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venerdì 3 luglio 2026

Al lavoro per andare oltre Meloni

Nonostante sia Toscano, lavori a Firenze e viva a Prato, luoghi che sono certamente ancorati ai valori storici del centrosinistra, mi accorgo che attorno a me, fra persone di ogni classe sociale e di ogni retroterra culturale, è tuttora diffusa la convinzione che il governo presieduto da Giorgia Meloni sia stato e sia ancora uno dei meno peggio della storia politica recente. Non so se questo le possa garantire una riconferma alle elezioni politiche del 2027, ma di certo non pare in vista per lei quel repentino crollo di fiducia e di consenso che è - oggi più di sempre - il destino della maggior parte dei leader degli stati ancora almeno parzialmente democratici in giro per il mondo. 

Anti-meloniani di pancia, non vi scatenate. Piuttosto abbiate la pazienza di riflettere su cosa mettersi a lavorare se vogliamo costruire una alternativa.

Nonostante sia circondata da una corte dei miracoli e provenga da quella piccola e complicata tribù che fu la destra sociale italiana, Giorgia Meloni ha dimostrato di non essere una passante, di non essere una incompetente, di non essere una estremista. Appena giunta al potere ha istantaneamente dismesso ogni tratto populista. Insieme a Giorgetti, a Tajani, a Lupi, a Fitto, è stata una centralista e nazionalista dichiarata, ma non priva di onestà e persino di moderazione. I personaggi pericolosi, che pure nel suo governo non mancavano, sono stati in gran parte circondati da un cordone sanitario. I conti sono rimasti in ordine, secondo le regole dell'austerità europea. Ha tenuto una postura internazionale coerente con quella della Unione Europea e della NATO. Ha rispettato il Quirinale, la Corte costituzionale, le istituzioni europee. Molto meno il Parlamento, ma in questo non è stata poi peggiore dei suoi predecessori.

Il Parlamento, già in crisi storica e istituzionale, ebbe il colpo di grazia nel 2008, con l'approvazione del Porcellum, la prima di una serie di leggi elettorali sempre più ingiuste, voluta dalla scelleratezza politica di Silvio Berlusconi, Denis Verdini, Umberto Bossi, Gianfranco Fini, Marco Follini, Roberto Calderoli. I leader di oggi, Meloni, Salvini, Tajani, erano peraltro al potere già allora, ma pensare di metterli in difficoltà su questo terreno, avendo fatto poco o nulla per porre fine alla vergogna del Parlamento dei "nominati", mi pare una scorciatoia da cui tenersi alla larga, da perdenti.

Demonizzare questo lungo, stabile, moderato, modesto governo Meloni come se avesse attentato alla democrazia, alla Costituzione, alla coesione sociale, alla pace internazionale, a mio modesto parere, non funzionerà, nonostante l'ossessiva ripetizione televisiva quotidiana delle stesse accuse sommarie.

Mettersi a gareggiare con gli urlatori che annunciano sempre nuove apocalissi per l'Italia, l'Europa e il mondo, forse funzionerà invece, ma per loro, gli apocalittici, gli imprenditori dell'odio, i populisti, i nazionalisti, che in definitiva accusano i governi italiani ed europei di non aver fatto abbastanza contro gli immigrati, di non aver mantenuto le promesse del populismo, di non essere stati abbastanza neo-nazionalisti. Non so se ci riusciranno, ma sicuramente gli estremisti proveranno a entrare in Parlamento, da sinistra, da destra, dall'estremo centro.

Per superare il governo Meloni facendo qualcosa di meglio, per tanti e non per pochi, a mio modesto parere, dobbiamo andare un po' più a fondo.

Dobbiamo studiare, capire, comunicare meglio sui punti su cui il governo Meloni ha fallito, per cominciare.

Il ponte di Messina, per esempio, si è dimostrato ancora una volta un progetto faraonico, irrealizzabile, incompatibile con il diffuso desiderio di vedere finalmente completate tante piccole opere pubbliche che migliorino la qualità della vita nelle comunità locali.

L'Europa, l'Italia e le regioni devono trovare la strada per uscire dalla metastasi normativa, perché le persone, le piccole e medie imprese, gli enti locali, non ce la fanno più. La moltiplicazione delle norme sta soffocando le autonomie personali, sociali, economiche, territoriali. La cosiddetta transizione al digitale non sta semplificando alcunché, ma solo creando nuove povertà e nuove emarginazioni.

Il contrasto all'immigrazione clandestina, in tutto lo spazio Schenghen, deve ripartire dalla riforma delle regole di arrivo in Europa. Senza corridoi di ingresso legale, continueranno a prosperare i traffici illegali di carne umana. L'attuale sistema di accoglienza dei migranti senza documenti è marcio. La legge Bossi-Fini è criminogena e bisogna avere il coraggio di riconoscerlo e fare qualcosa.

Tutti i piani statali, o peggio continentali, di assistenza sociale producono assistenzialismo, burocratizzazione. Meglio quindi pensare a come restituire ai comuni le risorse e i poteri necessari per l'emancipazione degli umili, per la tutela della prima casa, per la salute delle famiglie e degli anziani, per trattenere più giovani nei territori, per ogni altro obiettivo sociale e ambientale di una qualche rilevanza per le generazioni future.

Sono solo alcuni esempi per ribadire che non si batte una modesta centralista promettendo di essere centralisti migliori. Se nel migliorare la vita quotidiana da Palazzo Chigi hanno fallito Mario Monti, Enrico Letta, Matteo Renzi, Paolo GentiloniGiuseppe Conte, Mario Draghi e infine la stessa Giorgia Meloni, perché mai ci dovrebbe riuscire qualcun altro o altra oggi? 

Ritroviamo un po' di umiltà e di coraggio.

Portiamo in Parlamento maggior pluralismo, diversi riformismi, rappresentanti delle storiche autonomie e dei nuovi civismi locali e territoriali, non solo i vertici delle attuali forze di opposizione. Così, con pragmatismo e facendo tornare la politica, ascoltando e non comandando, perseguendo il sano decentralismo richiesto dalla Costituzione, riportando l'Unione Europea e la Repubblica a essere più coerenti con i propri principi di sussidiarietà, restituendo maggior autonomia - e quindi identità e sicurezza - alle persone e alle comunità, andremo oltre questi anni di modesta stabilità, avviando una nuova stagione di stabile riformismo.

Mauro Vaiani

(attivista e studioso in Toscana,
segretario di Autonomie e Ambiente - AeA)

info@autonomieeambiente.eu

 

 

lunedì 15 maggio 2023

La forza capillare del civismo

 



Abbiamo ricevuto e volentieri pubblichiamo (sono passate da poco le ore 21 di lunedì 15 maggio 2023) questo commento a caldo di Mauro Vaiani sulle elezioni comunali che si stanno ancora scrutinando in Toscana. Vaiani, oltre che principale autore e responsabile di questo blog, è garante della rete civica OraToscana e un punto di riferimento nella segreteria interterritoriale di Autonomie e Ambiente. L'attivista parla di civismo toscano ma è evidente che la forza capillare di un civismo realmente autonomo dalle piramidi politiche centraliste e autoritarie di questa repubblica si sta manifestando ovunque, dal Salento alla Val d'Ossola, dalle Calabrie al Bellunese.

 


OraToscana

 

rete di civismo, ambientalismo, autonomismo
pace e lavoro – giustizia e libertà - autogoverno di tutti dappertutto

https://t.me/OraToscana - https://twitter.com/oratoscana - https://www.facebook.com/OraToscana - oratoscana@gmail.com

https://diversotoscana.blogspot.com/search/label/OraToscana

Firenze – Siena – Pisa – Lucca – Prato – Livorno, 15 maggio 2023 ore 21

COMUNICATO STAMPA:

Commento a caldo sugli importanti risultati del civismo e di un nuovo ambientalismo territoriale nelle elezioni comunali della Toscana

Il civismo toscano ha dimostrato, praticamente dappertutto (forse con l’unica eccezione di Pietrasanta), di essere una riserva di generosità per le nostre comunità locali.

Esistono tanti cittadini che si candidano in modo autonomo e indipendente dalle piramidi regionali e nazionali del centrosinistra, del centrodestra, dei centristi. Questo vale anche quando il civismo si allea con componenti politiche nazionali, dimostrando, con proprie liste, di essere forte quanto le liste dei leader e leaderini nazionali che continuano a venire a fare “campagna” in Toscana, senza sapere nemmeno dove sono o di cosa hanno bisogno i territori.

Congratulazioni al polo civico più importante e più esemplare della Toscana, quello di Siena, e al suo candidato sindaco Fabio Pacciani. Al momento in cui scriviamo, per la lentezza dello scrutinio, non sappiamo ancora se accederà al ballottaggio, ma si è confermato una realtà autentica, radicata e popolare.

Un “In bocca al lupo” affettuoso al polo civico di Fare Città, alleato con la sinistra di Campi e con una istanza ambientalista territoriale di fondamentale importanza per il futuro della Toscana, quella che dice NO A UN NUOVO AEROPORTO A FIRENZE, per il bene dei cittadini della Piana più inquinata e congestionata della Toscana. Al candidato Andrea Tagliaferri, che accede al ballottaggio, auguriamo di riunire Campi Bisenzio, dopo tante divisioni, inefficienze, inconcludenze di ciò che resta di una generazione perduta di dirigenti PD.

In prospettiva, a nostro parere, sta arrivando il tempo di profonde riforme per dare più potere ai cittadini, per eliminare alcune storture (come le liste civetta formate da persone non residenti nei comuni al voto, l’eccessivo potere concentrato nelle mani del sindaco, gli insensati vincoli legislativi e finanziari che frenano il buongoverno dei comuni). Su questo lavoreremo con la nostra rete civica, ambientalista, territorialista AUTONOMIE E AMBIENTE.

Alla stampa locale rivolgiamo un sentito ringraziamento per avere dimostrato in molte occasioni, molto più che nel recente passato (esemplare il caso di Pisa) cosa significa “par condicio” almeno fra i candidati sindaco.

p. OraToscana

Mauro Vaiani Ph.D., garante
segreteria interterritoriale di Autonomie e Ambiente

 

 

lunedì 6 dicembre 2021

Cinque anni di lavoro per l'autonomia della Toscana - Non era certamente l'inizio e non è che il principio

 

 

Cinque anni fa un largo mondo civico, ambientalista, autonomista della Toscana partecipò con generosità alla lotta per la difesa della Repubblica delle Autonomie (personali, sociali, territoriali).

Non era di certo l'inizio del nostro lavoro e non era altro che il principio.

Nel 2016 si doveva fermare l'assurda pretesa di trasformare l'Italia in una sorta di Turchia (con una sola camera, un solo partito, un solo podestà). Nel referendum del 4 dicembre 2016, la riforma Renzi-Boschi-Verdini fu bocciata e anche civismo, ambientalismo e autonomismo toscani dettero una mano. 

Non vincemmo, in Toscana, anzi la nostra fu una delle sole tre regioni in cui vinse il renzismo centralista, insieme con Emilia-Romagna e Trentino-Sudtirolo. Tuttavia inchiodammo il progetto di "schiforma" costituzionale al 52% (si veda il grafico di fonte ANSA).

Piantammo dei semi di ripensamento e iniziammo una più consapevole resistenza anticentralista, in coerenza con principi e valori autonomisti che erano già coltivati da almeno un trentennio (per chi fosse curioso di approfondire questo lungo lavoro, invitiamo a frugare negli archivi di Radio Radicale o anche, più modestamente, in quelli di questo blog Diverso Toscana).

Cinque anni dopo la vittoria anticentralista nel referendum del 2016, possiamo tentare un bilancio.

C'è qualche luce nell'oscurità. Oggi esiste OraToscana, una rete di attivisti e amministratori civici, ambientalisti, autonomisti, impegnati in una critica serrata e matura del centralismo e dell'autoritarismo italiano, europeo e globalista. Esistono consiglieri comunali civici, ambientalisti e autonomisti eletti in diversi comuni toscani. E' nata, anche grazie ad alcuni autonomisti toscani, Autonomie e Ambiente (AeA), una rete politica che riunisce le migliori energie politiche territoriali. La sorellanza di AeA è impegnata per la Repubblica delle Autonomie e per un'Europa delle regioni, dei territori, dei popoli. Siamo più strettamente connessi con le radici dell'autonomismo europeo, quello della Carta di Chivasso e di Bruno Salvadori. Siamo, oggi come sempre e più di sempre, anticolonialisti e internazionalisti. Siamo stati, anche noi toscani, con le nostre liste civiche, ambientaliste e autonomiste, come Un Cuore per Vecchiano, tra i primi interpreti di un moderno localismo e di un avanzato territorialismo. Il nostro movimento civico, ambientalista, autonomista può giocare un ruolo importante. Possiamo contribuire a eleggere una nuova generazione di leader locali.

Poi ci sono molte ombre. Il pensiero unico centralista e autoritario è ancora largamente egemone, come la gestione della pandemia ha dimostrato anche ai più sprovveduti. Intere forze politiche toscane hanno tagliato le proprie antiche radici autonomiste, quasi rinnegando i cinquant'anni di autonomia della Regione Toscana e dimenticando l'impegno di figure come Lelio Lagorio, Gianfranco Bartolini, Vannino Chiti. I primi pionieri dell'autonomia toscana, che avevano tenuto in vita la "questione toscana" sin dai tempi dell'infausto plebiscito dell'11-12 marzo 1860, hanno esaurito il loro ciclo di impegno civile e culturale. Il leghismo continua ancora, purtroppo, a confondere gli animi e a far perdere la strada a tanti. Toscana Civica è rimasta compressa nel ristretto e opaco recinto del centrodestra. Orgoglio Toscana è stata emarginata dal miope verticismo del centrosinistra. Il Patto per la Toscana è rimasto al palo delle elezioni regionali del 2020 per la sua intrinseca fragilità e infine perché stroncato da una discutibile bocciatura giudiziaria. Il pregevole lavoro culturale e politico svolto dal piccolo Comitato Libertà Toscana dal 2017 al 2021 è stato sfigurato e tradito, provocando la dissoluzione di quel cenacolo.

Dopo due anni di autoritario e improvvido stato di emergenza, dopo cinque anni di impegno civico, ambientalista, autonomista in Toscana e oltre, dopo trent'anni di attivismo, dopo cinquant'anni di autonomia regionale, dopo centocinquant'anni di ottuso centralismo italiano, non ci fermiamo. La gente come noi non molla mai.

Sono in campo e si moltiplicheranno ancora di più i giovani - non solo di età ma soprattutto di cervello - che hanno compreso che la nostra vita è troppo breve, per non esserne protagonisti fino in fondo, sin da ora. Non solo e non tanto come individui, ma come esseri umani, quindi come membri delle nostre comunità, come prìncipi del proprio territorio, come custodi dei beni comuni locali che dobbiamo conservare non solo per l'oggi o per il futuro prossimo, ma per le generazioni future. 

* * *

Per restare in contatto:

https://t.me/OraToscana

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Buone feste! Un santo Natale e un felice anno nuovo!

 

martedì 7 settembre 2021

Sintesi del programma 2021 di Un Cuore per Vecchiano

Pubblichiamo qui il testo della sintesi del programma elettorale di "Un Cuore per Vecchiano", che verrà diffusa attraverso i media, la stampa, il volantinaggio. E' un riassunto di un lavoro di anni, ma si capisce bene la direzione di questa svolta civica, ambientalista, autonomista, per la democrazia e la partecipazione, per il domani della politica toscana.

 


 

 

Lista civica
ambientalista autonomista
Un Cuore per Vecchiano
Sintesi del programma
Elezioni comunali 3-4/10/2021

. Emergenza e unità civica

La pandemia lascia macerie economiche e so­ciali, non solo problemi sanitari. Come ai tempi dell’alluvione e in altri momenti difficili della nostra storia, abbiamo bisogno di menti aper­te, libere dai condizionamenti della par­ti­to­cra­zia e da conflitti d’interesse.

. Rispetto

Così come lo è stata la nostra opposizione, anche la nostra amministrazione sarà fondata su rispetto degli avversari, ascolto delle competenze, capacità di ascoltare e mediare, ricerca del bene comune al di sopra di ogni egoismo di parte.

. Sanità di prossimità

Riportiamo la sanità in ambulatori di prossimità, nel capoluogo e nelle frazioni. Basta con il centralismo sanitario (che è inevitabilmente anche autoritario). Ci hanno promesso le “case di comunità” e la fine della dittatura dell’austerity. Vigileremo per verificare se era propaganda governativa e regionale, oppure se seguiranno fatti.

. Prevenzione

Nel territorio ci devono essere i presidi della prevenzione pubblica: controlli per giovani, test anti-cancro per adulti, esami regolari per il benessere dei nostri anziani.

. Ascoltare è curare

Ciascuna persona ha diritto ad ascolto, comprensione, corretta informazione, libera scelta fra le cure che sono disponibili.

. Il distretto sanitario, bene comune

Il distretto sanitario è bene comune intangibile dei Vecchianesi.

. Con i nostri anziani

Insieme alle parrocchie, al volontariato, ai circoli, dobbiamo far ritrovare i nostri anziani, ricostruendo il rapporto tra le generazioni, per rafforzare la coesione sociale.

. L’emergenza ambientale

Il tempo delle chiacchiere della vecchia politica che si “ritinge di verde” (green-washing) è scaduto. E’ arrivato il momento di prendersi cura, tutti insieme, della terra, delle acque, degli alberi, degli animali.

. Tesoro Vecchiano

Il territorio di Vecchiano va dal mare, alla pineta, al lago, alle colline segnate dal lavoro umano, ai segni lasciati dalla storia. Un patrimonio immenso, da proteggere e migliorare, da conoscere e far conoscere. Deve essere amato e rispettato come un unico grande parco-museo a cielo aperto, ma anche vissuto!

. La nostra Marina

La protezione, il godimento, la valorizzazione del nostro arenile, sono una delle sfide principali che ci aspetta.

. Turismo e cultura tutto l’anno

Siamo un territorio di passaggio per tantissime persone, Toscani e non. Troppo pochi si fermano, perché non conoscono ciò che possiamo offrire. E’ urgente costruire una accoglienza che funzioni tutto l’anno, incentivando il turismo ambientale e culturale e moltiplicando gli eventi sportivi, enogastronomici, culturali.

. Contro l’inquinamento (anche invisibile)

Dobbiamo fermare l’inquinamento, anche quello invisibile: serve una iniziativa pubblica per mantenere basso l’inquinamento elettromagnetico.

. La riva del lago

Dobbiamo restituire a Vecchianesi e turisti l'accesso al lago. I problemi lasciati dall’alluvione del 2009 non sono ancora stati risolti.

. Centralità dell’agricoltura

Gli agricoltori di Vecchiano sono i protagonisti della necessaria svolta ecologica e del rilancio dell’economia locale. L’agricoltura di qualità incontra troppi ostacoli nella burocrazia regionale, statale, europea. Almeno il comune deve essere dalla parte degli agricoltori. Un tema nuovo e cruciale che porteremo in ogni sede è quello dell’accesso degli agricoltori al bene comune dell’acqua, attraverso la costituzione di riserve e di pozzi da usare solo in condizioni di emergenza siccità.

. Artigianato e lavoro locale

Dobbiamo incentivare la presenza di botteghe, laboratori, iniziative economiche locali. Dobbiamo credere nella nostra gente e nelle sue capacità artigianali.

. Le nuove industrie del riciclaggio

Il riciclaggio dei rifiuti è l’industria del domani e Vecchiano può attrarre queste nuove strategiche attività.

. Riqualificazione delle piazze

Le piazze di ciascuna delle frazioni e del capoluogo Vecchiano devono essere abbellite e mantenute, con interventi coraggiosi.

. Mercati per i produttori locali

Valorizziamo i mercati e creiamone alcuni dedicati ai nostri contadini per i prodotti a Km zero.

. Il teatro Olimpia

Ascoltando le cittadine e i cittadini più sensibili, abbiamo compreso una cosa già chiara in tutta Europa: i teatri vivono tenendoli aperti a eventi popolari e incontri di ogni tipo, con costi contenuti di biglietto, accessibili a tutte le fasce d’età e ai disabili.

. Nidi, asili e scuole pubbliche

A Vecchiano e in ogni frazione dobbiamo aumentare la capillarità e la qualità dei servizi scolastici. I bambini devono andare a scuola a piedi, in sicurezza e in libertà. Nei pressi di asili e scuole ci devono essere dissuasori di velocità e protezione dall’inquinamento acustico.

. Centro sportivo con piscina

E’ necessario e lo aspettiamo da troppo tempo.

. Controllo è sicurezza

Per la sicurezza si devono prendere provvedimenti urgenti, come l’installazione di telecamere. Quando una strada o un luogo, appena un po’ appartati, non vengono mai visitati, controllati, curati da uno stradino, da un vigile urbano, da un carabiniere, subito quel luogo viene scelto da chi distrugge e vandalizza, o peggio, rapina. Per avere più sicurezza, si deve insistere sul coordinamento fra tutte le forze dell’ordine.

. Manutenzione è sicurezza

Arrivando nel territorio comunale, vedendo le cose curate e notando la presenza non occasionale di forze e funzionari pubblici, chiunque deve capire che non è arrivato in una “terra di nessuno”, ma nella “terra di tutti noi”, dove si vigila insieme contro gli incendi, l'abbandono di rifiuti, lo spregio dei beni pubblici, il degrado. Basta abbandono, incuria, sacche di illegalità.

. Dignità dei cimiteri

Si ridia dignità al servizio e si ripristini la sacralità di questi luoghi.

. Via le barriere architettoniche

Basta parole, basta scalini, basta buche: i nostri paesi devono diventare accoglienti per tutte le disabilità e fragilità.

. Trasporto pubblico locale

Dobbiamo essere meglio connessi: a Pontasserchio con la LAM; il numero 80 deve essere più frequente; la stazione di Migliarino deve essere riaperta; la ferrovia Pisa-Lucca deve essere più raggiungibile.

. Piste ciclopedonali

Sì alla realizzazione di itinerari ciclo-pedonali tra i paesi e sull'asse Pisa-Viareggio e Migliarino-Lucca, ma senza consumare territorio e senza violentare le zone protette.

. Contro le esternalizzazioni

Basta con le esternalizzazioni fallimentari. Il comune deve avere il proprio personale, trattato e retribuito con dignità.

. Lungo le autostrade

Dalle società concessionarie pretendiamo soluzioni avan­zate: antirumore, anti-inquinamento, per la produzione energetica sostenibile. Guardiamo a esperienze come quelle dell’Autobrennero (gestita in autonomia dalle province di Trento e Bolzano nell’interesse degli abitanti). Vogliamo anche discutere di un nuovo accesso all’autostrada, a servizio dell’entroterra.

. Per gli abitanti della Bufalina

Dobbiamo andare loro incontro, riflettendo insieme a loro sulla correzione dei confini comunali con Torre del Lago-Viareggio.

. Per il benessere degli animali

Il comune dovrà perseguire il benessere animale nel senso più ampio della parola e vigilare contro il randagismo e il maltrattamento degli animali.

. Il rilancio della democrazia

Dobbiamo riaprire il cantiere della partecipazione, avendo il coraggio di restituire potere ai cittadini: democrazia diretta; valorizzazione degli usi civici; centri civici di frazione per Avane, Filettole, Nodica, Migliarino e Vecchiano capoluogo; comitati di vicinato; promozione di una nuova stagione di pluralismo culturale e informativo (voce a tutti, non solo a chi è temporaneamente al governo). Ciascun Vecchianese deve sentirsi sovrano del suo paese e dell’intero comune, ma non in una solitudine miope, che ci condurrebbe alla rovina, piuttosto INSIEME, con senso d’appartenenza, con una forte identità.

. Beni comuni

I beni comuni sono la chiave di tutto. E’ incredibile come abbiamo potuto lasciarli decadere o quanto poco siano curati. Eppure mentre essi degradano, la nostra vita è in pericolo, le nostre case si svalutano, il nostro posto di lavoro è messo in discussione.

. Per le generazioni future

Ci impegniamo su questi temi, con umiltà, ma con determinazione. Civismo, ambientalismo, rilancio della democrazia e dell’autonomia del comune di Vecchiano, sono necessità vitali, per il nostro futuro. La nostra politica sarà, come ci ha insegnato don Milani, sortirne insieme. Possiamo lasciare un comune bello e abitabile, a chi verrà dopo di noi, con un po’ di fantasia e di coraggio in più, con più CUORE!



Per conoscerci meglio e approfondire:

uncuorepervecchiano@gmail.com

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sabato 17 luglio 2021

Contro gli apprendisti stregoni

Un anno fa, per la precisione il 23 giugno 2020, le Iene pubblicarono un video molto articolato e molto circostanziato, relativo a fatti accaduti un anno prima, nel luglio del 2019. E' ancora in linea:

https://www.iene.mediaset.it/video/coronavirus-partito-usa_823598.shtml

Il video suggerisce che i laboratori americani di Fort Detrick nel Maryland e i laboratori cinesi di Wuhan, nella provincia dello Hubei, già trafficavano in coronavirus potenziati. Gli apprendisti stregoni lavorano a stretto contatto, sotto la supervisione di noti guru della virologia americana come Sani Bavari e Anthony Fauci.

L'ipotesi dell'inchiesta delle Iene è che gli incidenti di fuoriuscita dai laboratori (lab leaks) di nuovi coronavirus - forse naturali, forse addirittura modificati - potrebbero essere accaduti proprio nell'estate 2019.

La VII edizione dei giochi militari mondiali, tenutasi a Wuhan nell'ottobre 2019, a cui hanno partecipato militari americani passati per Fort Detrick, potrebbe essere stata, anche senza immaginarsi chissà quali cospirazioni, uno dei principali eventi "incubatori" e "diffusori" della nuova pandemia.

Questa inchiesta giornalistica, qualunque cosa se ne pensi, non è mai stata smentita o smontata. Nemmeno censurata, a dire il vero, solo ignorata. 

Nel frattempo la nostra vita è andata avanti, nonostante tutto. Ci sono stati molti errori e si è terrorizzato più che curato, ma la mortalità, in un paese pieno di anziani e di fragili come il nostro, è stata paragonabile a quella di gravi polmoniti e influenze del passato.

Ringraziamo il cielo che esiste una legge di natura facilmente comprensibile a tutti: se una pandemia è veramente grave, essa viene rapidamente circoscritta; se, come è il caso del nuovo coronavirus, è un disturbo leggero per la stragrande maggioranza di chi lo prende (anche se purtroppo serio per un numero limitato di persone, specie se anziane o malate), esso purtroppo continua a circolare, prima con ondate pandemiche e infine diventando endemico.

Viviamo da ormai 18 mesi sotto una martellante, feroce e monocorde propaganda che ci racconta che il Covid-19, il nuovo coronavirus, la sindrome SARS-CoV-2, giustificherebbe ogni follia centralista autoritaria. Sarebbe una nuova peste incontrollabile, dalla quale possiamo salvarci solo con vaccinazioni di massa con prodotti sperimentali realizzati in tutta fretta da un numero ristretto di #BigPharma (non dimentichiamolo: finanziate da generosi contributi pubblici ma che stanno accumulando incredibili profitti privati).

In nome di questo gigantesco business, si ridicolizzano e si boicottano le cure precoci domiciliari. Si evita di parlare del fatto che per i giovani questo virus è sostanzialmente innocuo. Si sorvola sul fatto che questa pandemia non ha fermato alcuna guerra, non ha interrotto le persecuzioni e le distruzioni, non ha impedito colpi di stato, non ha sterminato la popolazione delle carceri. Se fosse stata così terribile, qualcosa di diverso sarebbe successo, considerato che miliardi di persone vivono senza quella che noi chiameremmo una assistenza sanitaria pubblica, universale o almeno decente.

Si arriva persino a svalutare, oggettivamente, il senso dei vaccini, i quali, anche se sperimentali e quindi controversi, comunque sembrano essere di qualche aiuto. Se funzionano, come c'è da augurarsi, i vaccinati non dovrebbero aver nulla da temere, in fondo.

Si cancellano totalmente i diritti dei guariti e si arriva a terrorizzarli dicendo loro che la loro immunità naturale non li proteggerà.

Si immaginano varie di discriminazioni insensate e scientificamente infondate, come i Green Pass, sfidando ogni ragionevolezza e silenziando ogni dissenso.

Si chiede addirittura la caccia ai non vaccinati, accusandoli di essere gli untori di nuove varianti di quella che, nei desideri del potere, dovrebbe diventare una pandemia infinita, che giustifichi per sempre le attuali concentrazioni di potere e di ricchezza...

La guerra infinita al virus non vi ricorda qualcosa? La guerra alla droga, la guerra al terrorismo, la guerra in Afghanistan... Ma questo è un altro discorso, che faremo un'altra volta.


domenica 15 novembre 2020

Centralismo orgia del potere

 


Il centralismo è una macchina infernale: ti priva di risorse e competenze; poi ti maramaldeggia perché da solo non ce la fai; se ti viene incontro, il suo abbraccio è mortale, ti soffoca ancora di più; dopo l'intervento dall'alto, ti ritrovi ancora meno libero e meno capace; il circolo vizioso poi si ripete, fino alla completa distruzione di quella che una volta chiamavi la tua casa.

Il centralismo è intrinsecamente autoritario, una vera e propria orgia di potere. 

Tutti coloro che ci parlano di più "Italia", più "Europa", più "globalizzazione", in questo anno terribile di crisi sanitaria e sociale, sono più o meno coscientemente subalterni al centralismo. 

I peggiori sono i più candidi, quelli che credono davvero nella loro narrazione, secondo la quale i problemi generati dalla globalizzazione, dall'austerità europea, dall'autoritarismo degli organi centralisti italiani, sarebbero risolti dagli stessi meccanismi che li hanno creati.

Insomma, si torna sempre lì: temi il centralismo anche quando porta doni... Anche quando promette una qualche superiorità tecnica o scientifica, una presunta superiorità morale, una più stringente etica pubblica, o anche una sanità migliore.

Soffermiamoci, sulla questione sanitaria, che il centralismo intende usare per blandirci, accusando di inettitudine le amministrazioni regionali e locali che il centro stesso ha nel tempo sottofinanziato, svuotato di competenze, paralizzato con la metastasi normativa.

Questa brutta infezione del Covid-19 non è ancora passata e non siamo qui a fare discorsi minimizzatori. L'ISTAT sta chiarendo, man mano che arrivano i dati ufficiali dai comuni, che nella Repubblica Italiana avremo una maggiore mortalità, ma tutto sommato comparabile con quella delle peggiori influenze e polmoniti degli anni scorsi. Il punto non è mai stato quello di considerare il coronavirus come una peste o, all'opposto, una invenzione.

Una volta passato il panico iniziale, ci siamo resi conto che avremmo dovuto frenare la nostra socialità e la nostra economia, per non ritrovarci il 5% della popolazione in gravi condizioni di sofferenza e di pericolo. Perché questo dicono, ormai, i dati mondiali e locali: 5 persone su 100 colpite dal coronavirus hanno e avranno bisogno di aiuto. Non sono poche! Ma non è una piaga biblica!

Cruciale sarebbe stato e dovrebbe essere ancora vivere in modo ragionevole questo problema di salute pubblica.

Chi ha il raffreddore e la febbre dovrebbe poter stare a casa, non imbottirsi di medicinali per continuare ad andare in giro (a "produrre", se dipendente, o a "lottare per sopravvivere", se autonomo...). 

Chi è malato dovrebbe essere seguito da una medicina di prossimità, dal suo medico di famiglia (che ci deve essere e deve essere reperibile...), e la maggior parte dei controlli e delle cure dovrebbe essere disponibile nel suo paese, nel suo quartiere, nel suo vicinato. 

Gli ospedali, dotati anche di strumenti di diagnostica avanzata e di terapia intensiva, dovrebbero ancora esserci in tutti i territori e tutti dovrebbero essere dotati di una organizzazione in grado di fronteggiare l'emergenza di un pericolo infettivo senza abbandonare o mettere in pericolo gli altri malati (non c'è solo il coronavirus!). 

Le comunità locali dovrebbero avere capacità produttiva locale, anche e soprattutto in materia sanitaria e farmaceutica (per non trovarsi impotenti come è avvenuto in Italia e in altri paesi "avanzati" con la mancanza di mascherine ed altri ben più importanti dispositivi di protezione individuale). 

Gli anziani dovrebbero poter rimanere a casa loro il più possibile e le persone non più autosufficienti dovrebbero essere ospitate in strutture pubbliche (e comunque mai a scopo di profitto). 

In caso di diffusione di virus vecchi e nuovi, la vita sociale e gli eventi pubblici dovrebbero essere contenuti ed eventualmente sospesi, ma localmente, puntualmente, temporaneamente, sulla base di valutazioni che devono essere fatte da competenti e responsabili autorità locali.

Questa epidemia avrebbe dovuto mettere in luce, per chi avesse voluto vedere, quanto infelice sia la vita nei grandi stati centralisti e autoritari e quanto invece sia migliore la vita quotidiana in paesi piccoli ma con forti e competenti autorità locali, dalla Svizzera, alla Nuova Zelanda, a Taiwan.

Invece... Invece non è andata e non sta andando così!

Abbiamo avuto, al contrario, da parte del governo della nostra Repubblica il prolungamento dello stato di emergenza ben oltre le paure dei primi mesi. Il potere è stato concentrato nelle mani di commissari e cabine di regia della Protezione Civile, delle agenzie centrali, dei ministeri.

OMS, tecnocrazie europee, centrali mediatiche sono state peraltro complici di questa eccezionalmente opaca concentrazione di potere e di ricchezze.

Non ci meravigliamo che, dopo decenni di austerità forzata, ora, improvvisamente, si stanno persino stampando soldi o almeno (nell'Eurozona) lasciando lievitare debiti, pur di tenere in piedi questa sconcertante bulimia di poteri emergenziali.

A chi ancora non capisse quanto grandi siano i pericoli di questo approccio centralista e autoritario, vorremmo suggerire di approfondire alcuni fatti: il fallimento dei grandi acquisti centralizzati (non solo i banchi a rotelle, ma anche la opaca vicenda del mancato potenziamento dei posti di terapia intensiva, che non è stata affatto una responsabilità delle autorità locali); l'eccessivo strangolamento normativo e finanziario delle autonomie locali ha generato ritardi nel dispiegare nei territori i controlli preventivi, i rifugi per i contagiati, le squadre di intervento domiciliare (le cosiddette USCA, Unità Specialistiche Continuità Assistenziale); l'ipertrofia normativa centralista ha causato ingiustizie insopportabili nella distribuzione degli aiuti economici e sociali. Il centralismo italiano, oltre che autoritario e arrogante, si consente sempre di essere anche cialtrone e crudele.

Infine, ma anche questo non meraviglia, di tutte le possibili strategie a lungo termine per convivere con i pericoli del coronavirus, i centralismi italiano ed europeo stanno puntando su avventati e secretati acquisti di vaccini, invece che sulla prevenzione e il contenimento dell'infezione. 

Intanto sui media impazza la grancassa populista e reazionaria dell'attacco a tutte le autonomie! Le regioni non hanno fatto la loro parte! Le autorità locali vanno strigliate! I governatori e i sindaci sono malati di protagonismo... Già, loro... Quelli di Roma invece...

Mai un approfondimento, mai un cenno di autocritica da parte dei poteri centrali, mai una riflessione sul fatto che se interi territori sono malguidati da anni o decenni, un po' di responsabilità ce l'avrà pure anche la politica nazionale e nazionalista che ha imposto dall'alto presidenti (in Sardegna e in Lombardia per esempio) e commissari (come in Calabria)!

Intanto, nelle commissioni Affari Istituzionali delle due camere, si portano avanti progetti di distruzione della Repubblica delle Autonomie, come la legge Federico Fornaro (morte del Senato delle Regioni) e le proposte firmate tra gli altri da Dario Parrini che ricalcano il progetto Boschi-Renzi-Verdini di cancellazione delle autonomie regionali (sì, quello bocciato nel 2016).

Coloro che credono nell'autogoverno di tutti, dappertutto, si stanno già muovendo. Coloro che vogliono difendere la attuale Repubblica delle Autonomie (almeno quelle attuali!) devono allearsi. Coloro che sono impegnati per il proprio territorio, con progetti civici, localisti e ambientalisti, devono mettersi in rete.

Questo tempo di quarantene non passi invano. Prepariamoci a resistere e a contrattaccare.

Per approfondire:

https://www.autonomieeambiente.eu/news/21-unire-le-forze-territoriali-qui-e-ora

http://diversotoscana.blogspot.com/2020/03/salviamo-la-repubblica-dal-virus-del.html

https://www.liberu.org/nuovo-assalto-centralista-questa-volta-camuffato-da-emergenza-sanitaria/


sabato 1 agosto 2020

Per la Sardegna e contro il colonialismo italiano



Il 22 luglio 2020 scorso, il titolare di questo blog, Mauro Vaiani, e Pier Franco Devias hanno registrato una conversazione sul pieno autogoverno della Sardegna. Ve ne presentiamo un estratto, con l'intento di raggiungere un pubblico di lingua italiana media, potenzialmente molto ampio, che potrebbe essere in grado di comprendere la complessità, l'importanza e anche l'urgenza della questione sarda.
La Repubblica delle Autonomie italiane, quando si guarda riflessa nelle acque limpide della Sardegna, come in uno specchio, si vede per quello che è: uno stato malato di centralismo, autoritarismo e colonialismo, che opprime e distrugge un'altra piccola nazione, la Sardegna.
Mauro Vaiani, il blogger di Diverso Toscana e uno dei vicepresidenti di Autonomie e Ambiente, la sorellanza di forze decentraliste attive in ogni territorio della Repubblica Italiana, legata alla Alleanza Libera Europea (Free European Alliance).
Pier Franco Devias (Predu Frantziscu), di Nuoro, è stato sin da giovanissimo attivo nella sinistra indipendentista sarda. Nel 2016 è stato tra i fondatori di Liberu (denominazione ufficiale: LIBE.R.U. Lìberos Rispetados Uguales), di cui è attualmente segretario nazionale. 
Il progetto politico di Liberu prevede, in prospettiva, la fondazione di una repubblica sarda sovrana e interconnessa, in modo paritario - finalmente, dopo secoli di colonialismo - con tutti gli altri territori d'Europa, del Mediterraneo, del mondo.
Liberu e Autonomie e Ambiente hanno avviato un dialogo che si sta rivelando promettente, su temi urgenti di difesa della Repubblica delle Autonomie e nella prospettiva di una controffensiva culturale e politica per porre fine alle ricorrenti tentazioni centraliste e autoritarie del sistema politico italiano.
Nella conversazione, tra gli altri temi, si rievoca anche il drammatico arresto degli indipendentisti sardi del 2006, una operazione che non si deve esitare a definire una vergognosa persecuzione politica. Il processo a questi "pericolosi" indipendentisti sardi, ovviamente, dopo quasi un quindicennio, è ancora in alto mare - un diniego di giustizia che, anch'esso, dice molto dello stato in cui viviamo e di quanto sia dura vivere sotto il centralismo autoritario italiano.
Buon ascolto.


 

martedì 14 luglio 2020

venerdì 3 luglio 2020

Autogoverno per tutti dappertutto



La rivista QM - Il Brigante, edita da Gino Giammarino, ha pubblicato nel numero di giugno 2020 un intervento dell'autore di questo blog, Mauro Vaiani. E' stata l'occasione per presentare, su una importante rivista meridionalista e anticolonialista, la rete interterritoriale Autonomie e Ambiente, legata a EFA.

Soprattutto, però, è stata l'occasione per riproporre il tema, di ben più ampia portata, che va molto oltre la politica contingente, del bisogno universale di autogoverno, che è ormai in procinto di diventare un movimento universale per l'autogoverno di tutti, dappertutto. Dalla nostra Toscana alle più remote province cinesi, questo movimento internazionale per il decentralismo, investirà tutti gli stati centralisti e autoritari della Terra.

Il quaderno di giugno sarà presto disponibile online sul sito dell'editore. Intanto ne pubblichiamo qui uno stralcio:

"Ci si è messi al servizio di una idea che, per quanto tenuta nascosta dal conformismo dei media, è sempre più attuale e urgente: l’autogoverno è un bisogno umano fondamentale di questo millennio; è nel cuore di ogni persona umana connessa con la modernità e la globalizzazione; riguarda tutti i territori; investirà gli assetti politici di tutti gli stati. La nuova rete politica [Autonomie e Ambiente], insomma, si pone all’interno di quello che non si deve esitare a definire un movimento universale per l’autogoverno di tutti dappertutto.
 

Per coloro che volessero approfondire le origini e le potenzialità di questo  movimento mondiale per l’autogoverno, ci permettiamo di rinviare agli studi iniziati da Karl Deutsch sin dagli anni sessanta, quando il grande politologo mise precocemente a fuoco come la persona umana, una volta connessa con la modernità, sarebbe diventata non solo capace ma assetata di “mobilitazione sociale”. Non da sola, non solo come individuo, ma anche come membro
della propria comunità. 


Si ricorda qui Deutsch, tra le mille letture decentraliste, localiste, federaliste, autonomiste, indipendentiste, anarchiste, anticolonialiste che potremmo consigliare, perché Deutsch fu uno dei pochi a comprendere che il decentralismo non sarebbe stato solo una opinione, un desiderio, un progetto politico tra i tanti, ma qualcosa di molto più grande: un bisogno umano
di massa.


Il mondo in cui viviamo è dominato non solo da pochi grandi stati centralisti o dall’Unione Europea, ma da molte altre grandi concentrazioni di ricchezza e di potere. Esse stanno cercando di impedire alle persone umane di realizzare il loro bisogno di autogoverno nel proprio territorio, ma possiamo avere una qualche fiducia nel loro sicuro fallimento. Un vecchio detto toscano recita:
l’acqua e il popolo, non si può tenere.


Non è solo questione di Paesi Baschi, Catalogna, Bretagna, Fiandre, Scozia, Quebec, Veneto, regioni che soffrono il centralismo degli stati di cui fanno parte. Non ci sono solo Sicilia, Sardegna, Corsica, isole trattate come colonie che giustamente ospitano ampi movimenti indipendentisti. Non si tratta solo dello storico persistere di istanze autonomiste in Toscana, Acquitania o Baviera. Ci sono intere comunità native che si ribellano agli stati latino-americani. Ci sono movimenti separatisti nella maggior parte dei paesi dell’Africa e dell’Asia. Ci sono repubbliche e regioni autonome che stanno chiedendo più autogoverno nella Russia di Putin. Ci sono Vermont, Hawaii, Portorico, che chiedono l’indipendenza dall’impero USA. 

Nella sola Cina, che la grancassa mediatica vuole raccontarci come se fosse un monolite pronto a dominare (fosse anche “benevolmente”) il mondo, ci sono almeno un centinaio di nazioni diverse che vorranno autogovernarsi esattamente come tutti gli altri territori del mondo, nazioni alle cui aspirazioni il regime comunista centralista di Pechino dovrà prima o poi cedere [per quanto possa sembrare incredibile oggi...].

Poiché questo scritto sarà pubblicato proprio nel bel mezzo della grande pandemia del coronavirus, vorremmo raccomandare a tutti uno sguardo diverso, più critico, sul mondo globalizzato. Il pericolo sanitario ha fatto moltiplicare le esibizioni muscolari da parte dei grandi poteri centrali, ma alla fine coloro che se la saranno cavata meglio con il nuovo virus saranno proprio i governi locali più rappresentativi, più vicini alla propria gente...".


venerdì 12 giugno 2020

L'inutile pompa di Villa Pamphili




La pompa di Villa Pamphili non coprirà l'inutilità di questa passerella di potenti europei e italiani, chiamata con il nome (malaugurante) di "Stati generali".
Non c'è rimedio all'opacità tecnocratica e centralista con cui è stato elaborato il piano Colao (meglio noto come Colao di cemento).
Non si troveranno soluzioni "europee" o "italiane" che vadano bene per i nostri mille diversi territori, perché non esistono.
Dando per scontato che per un paio d'anni (almeno) dovremo indebitarci in Euro fino a percentuali che sfioreranno il 200% del PIL, troviamo ben strano che non si apra alcuna riflessione su come porre rimedio all'errore storico del 1981 (quando abbiamo cominciato a gestire il debito pubblico italiano in modo privatistico, lasciandolo fluttuare sui mercati globali).
A proposito di sostenibilità a lungo termine del debito pubblico, una delle poche proposte serie è stata quella lanciata da Autonomie e Ambiente, la rete dei decentralisti, territorialisti e localisti italiani.
Pochi altri (tra loro il bravo Stefano Fassina) si stanno impegnando per ragionare di un futuro sostenibile, senza troika, senza sbocchi argentini, senza distruggere ciò che resta del ceto medio, senza far finta che la Repubblica possa continuare a cementificarsi e a "svilupparsi".
Pauroso il vuoto, assordante il silenzio di tutti gli altri, forze di governo e di opposizione.


domenica 24 maggio 2020

Ricordo di Alberto Alesina che era anche uno studioso del successo dei piccoli stati


E' mancato prematuramente Alberto Alesina (1957-2020) e anch'io voglio ricordarlo. Non sono stato suo amico. Non ho condiviso le sue idee sulla austerità (una cura letale, la definirebbe Mario Seminerio). L'ho incontrato solo una volta a margine di una sua conferenza all'Università di Firenze.
Tuttavia voglio onorarlo come uno dei pochi studiosi che hanno messo a fuoco la sostenibilità e l'efficienza dei piccoli stati nell'economia globale, alla faccia di tutti coloro che invocano concentrazioni di ricchezza e di potere.

Per chi volesse conoscere questa parte del suo pensiero e dei suoi studi, ecco una piccola bibliografia:

Alesina, Alberto and Spolaore, Enrico, 1995. On the Number and Size of Nations. Quarterly Journal of Economics,112, no. 4 (1995), pp. 1027-1057.

Alesina, Alberto and Spolaore, Enrico, 2005. War, Peace, and the Size of Countries. Journal of Public Economics, Volume 89, Issue 7, July 2005, pp. 1333-1354.

Alesina, Alberto, Spolaore, Enrico and Wacziarg, Romain, 1997. Economic Integration and Political Disintegration, National Bureau of Economic Research, Inc. - Working Paper 6163, 1997.

Alesina, Alberto, Easterly, William and Matuszeski, Janina, 2006. Artificial States. National Bureau of Economic Research, Inc. - Working Paper 12328, June 2006.




mercoledì 8 aprile 2020

Internazionalismo, non cosmopolitismo



Riprendo da una conversazione riportata nel gruppo "Uniti per la Costituzione", animato dal bravo avvocato pratese Michele Giacco, di ieri 7 aprile 2020. Questo post nasce per il gruppo autonomista su Facebook "Pratesi per la Repubblica delle Autonomie" e per i socialisti autonomisti toscani, ma crediamo che possa servire anche a molte altre persone che credono in una #LiberaToscana, che si stanno domandando come liberare le persone, i territori, le nazioni, dalle catene della finanza globalista, da un cosmopolitismo minaccioso, vera e propria incarnazione dell'incubo dello "stato mondiale", cioè dell'intero pianeta ridotto ad un unico grande carcere, con l'intera umanità sottomessa a pochissimi privilegiati padroni del mondo.


Un centinaio di intellettuali italiani, facenti capo alla Fondazione Basso, ha firmato un appello alla Ue che si caratterizza per mediocrità e superficialità. L’amico Roberto Passini lo ha giustamente criticato in una corrispondenza con lo scrittore e saggista Thomas Fazi. Da Fazi è arrivata una arguta risposta, che riportiamo qui di seguito:

"L’Unione europea non è solo mercato comune dotato di moneta unica. È soprattutto una comunità politica definita dalla condivisione di valori politici basilari quali l’uguaglianza, la dignità della persona, la pace, la solidarietà, i diritti civili e i diritti sociali attribuiti a tutti i cittadini europei». Così inizia un vomitevole "appello per la solidarietà europea" della fondazione che porta il nome di Lelio Basso, un grande intellettuale, politico, giurista e costituente italiano, il quale fino agli anni ‘70 del secolo scorso, come ricorda Roberto Passini, in più occasioni utilizzò parole di fuoco per descrivere la lex mercatoria impersonata dall’allora CEE, la globalizzazione liberale versus l’internazionalismo dei lavoratori e la siderale distanza di questi rispetto alla democrazia sociale incarnata dalla Costituzione del 1947! Figuriamoci come avrebbe tuonato in questi anni e ora contro questa tecnostruttura liberale liberista che è la UE, infinitamente peggiore della CEE, nonchè matrice di disuguaglianza e ingiustizia sociale impensabile rispetto ai suoi tempi. La cosa surreale è che l'accusa di "cieco nazionalismo" che l'appello muove a chi oggi critica l'architettura europea è la stessa che al tempo i liberali muovevano contro Basso, che rispondeva così:

«Ed ecco che noi assistiamo a questo punto al passaggio improvviso di quelle borghesie occidentali dal vecchio esasperato nazionalismo ad un’ondata di cosmopolitismo. Ma così come il sentimento nazionale del proletariato non ha nulla di comune con il nazionalismo della borghesia, così il nostro internazionalismo non ha nulla di comune con questo cosmopolitismo di cui si sente tanto parlare e con il quale si giustificano e si invocano queste unioni europee e queste continue rinunzie alla sovranità nazionale. [...] L’internazionalismo proletario non rinnega il sentimento nazionale, non rinnega la storia, ma vuol creare le condizioni che permettano alle nazioni di vivere pacificamente insieme. Il cosmopolitismo di oggi che le borghesie, nostrana e dell’Europa, affettano è tutt’altra cosa: è rinnegamento dei valori nazionali per fare meglio accettare la dominazione straniera».


* * *

Un po' di memoria occorre. Chi si dice socialista, chi si dice anarchico, chi si dice libertario, ma anche chi si dice liberale, dovrebbero capire che ciò in cui credono DEVE ESSERE INEVITABILMENTE INCARNATO in un mondo globalizzato dove sono cambiati non solo i meccanismi dello sfruttamento, ma le loro dimensioni. E i cambiamenti di scala, in politica e in geopolitica, in economia e nella vita sociale, NON LASCIANO NULLA COM'ERA PRIMA.

Ciò che riterreste accettabile nella gestione del vostro quartiere, una volta portato a livello di una intera città o di un intero territorio, potreste scoprirlo essere ABNORME. Ciò che va bene per la vostra regione, una volta imposto a intere repubbliche e continenti, sarà certamente AUTORITARIO (o, se va veramente molto bene, almeno percepito da molti come tale). Vivere in centro, piuttosto che in periferia non è la stessa cosa, INDIPENDENTEMENTE DA QUANTA distanza c'è tra periferia e centro stessi.

Basso, Gramsci, ma anche Lussu, Canepa e tanti altri pensatori socialisti e democratici (ma anche tanti altri più a sinistra o più a destra di loro), avevano, entro la mentalità del loro tempo, consapevolezza che OGNI TERRITORIO DOVEVA AUTOGOVERNARSI, contribuendo, liberando se stesso, alla libertà e alla pace internazionale, nel quadro di un vero internazionalismo, non di un pauroso e totalitario cosmopolitismo.

Lelio Basso, insomma, viene tradito dalla fondazione che ne porta il nome... Triste.


mercoledì 25 marzo 2020

Cosa cambierà? Tutto


Buon 25 marzo 2020, buon Capodanno toscano.
Il grande Karl Deutsch, uno dei padri di un moderno decentralismo, lo aveva già compreso negli anni sessanta: connettere gli esseri umani nella globalizzazione avrebbe avuto conseguenze incredibili, soprattutto nel loro sempre difficile e oggi sempre più complesso rapporto con il potere.
Questa pandemia di coronavirus, la prima che coinvolge un intero pianeta in cui ormai ci sono più cellulari che persone umane viventi, è un evento drammatico che accelera incredibilmente il cambiamento.
Dopo questa globale e faticosa quarantena, non ci sarà alcun ritorno all'obbedienza e alla sottomissione, al centralismo e alla superstizione dell'austerità. 
Fra tante utopie irrealizzabili, scrisse Karl Deutsch nel 1970, la più improbabile di tutte è proprio quella coltivata dai tanti "cari lider" che ci vogliono comandare dagli schermi televisivi, "per il nostro bene": quella secondo cui il mondo possa restare come vogliono loro.
Miliardi di persone, dopo aver fatto ciò che è stato ordinato di fare per rallentare questa seria e pericolosa polmonite virale, avranno avuto tanto più tempo per pensare, avranno notato tante reticenze e tante mancanze da parte dei poteri centrali, avranno toccato con mano cosa vuol dire essere senza ricchezze e senza potere, senza autonomia e senza autosufficienza (come individui e come comunità locali), senza informazioni corrette e senza capacità di critica e di innovazione, nel momento del più estremo bisogno.
Cosa cambierà? Tutto.
E molto più velocemente di quello che molti di noi, studiosi di mobilitazione sociale, oltre che attivisti dell'autogoverno, avremmo mai pensato.
Animo!

sabato 21 marzo 2020

La vergogna delle mascherine



I grandi errori del centralismo italiano, che in tempi normali paralizza e in tempi di emergenza uccide, sono ben rappresentati dalla cronica carenza delle mascherine e di tanti altri preziosi dispositivi di protezione individuale.

A tre mesi dallo scoppio dell'emergenza coronavirus, la nostra Repubblica, che è la seconda potenza manifatturiera del continente europeo, non ha ancora una produzione interna adeguata (le importazioni sono ovviamente difficili, in tempo di crisi, e questo lo si sa dall'inizio).

Girano in rete piagnistei paranoici (contro la Germania, la Francia, la Turchia) che ci avrebbero impedito di approvvigionarci. Oppure girano peana servili nei confronti della Cina (che sì, ora ci sta mandando degli aiuti e gliene siamo grati, ma da qui a considerarla un "esempio" ce ne corre).

Da dove origina la Caporetto delle mascherine in Italia?

Ce lo ha rivelato il governo stesso, con il suo recente DECRETO-LEGGE 17 marzo 2020, n. 18 , contenente "Misure di potenziamento del Servizio sanitario nazionale e di sostegno economico per famiglie, lavoratori e imprese connesse all'emergenza epidemiologica da COVID-19. (20G00034) (GU n.70 del 17-3-2020 - Entrata in vigore del provvedimento: 17/03/2020).

La lettura dell'articolo 15 del decreto (Disposizioni straordinarie per la produzione di mascherine chirurgiche e dispositivi di protezione individuale) è semplicemente agghiacciante. 

Riassumiamo in parole semplici: sono tre mesi che non riusciamo ad approvigionarci di mascherine e di dispositivi di protezione individuale perché le nostre autorità centrali, in particolare AIFA e INAIL sono rimaste paralizzate da procedure farraginose, che finalmente il governo si è deciso a SOSPENDERE. 

Sì, avete letto bene: anche in questo campo, come in molti altri, la stratificazione di norme scritte con arroganza da persone irresponsabili, la lontananza dai territori (dalla vita!) dei vertici centralisti, la incapacità del nostro sistema politico (troppo verticale e in definitiva autoritario), ha paralizzato le industrie, i commercianti, gli ospedali, le unità operative comunali della nostra protezione civile.

Leggete, fatevi la vostra idea, rabbrividite, se vi scorre ancora un po' di sangue nelle vene:

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Art. 15 (Disposizioni straordinarie per la produzione di mascherine chirurgiche e dispositivi di protezione individuale) 

1. Fermo quanto previsto dall'articolo 34 del decreto-legge 2 marzo 2020, n. 9, per la gestione dell'emergenza COVID-19, e fino al termine dello stato di emergenza di cui alla delibera del Consiglio dei ministri in data 31 gennaio 2020, e' consentito produrre, importare e immettere in commercio mascherine chirurgiche e dispositivi di protezione individuale in deroga alle vigenti disposizioni
2. I produttori e gli importatori delle mascherine chirurgiche di cui al comma 1, e coloro che li immettono in commercio i quali intendono avvalersi della deroga ivi prevista, inviano all'Istituto superiore di sanita' una autocertificazione nella quale, sotto la propria esclusiva responsabilita', attestano le caratteristiche tecniche delle mascherine e dichiarano che le stesse rispettano tutti i requisiti di sicurezza di cui alla vigente normativa. Entro e non oltre 3 giorni dalla citata autocertificazione le aziende produttrici e gli importatori devono altresi' trasmettere all'Istituto superiore di sanita' ogni elemento utile alla validazione delle mascherine chirurgiche oggetto della stessa. L'Istituto superiore di sanita', nel termine di 3 giorni dalla ricezione di quanto indicato nel presente comma, si pronuncia circa la rispondenza delle mascherine chirurgiche alle norme vigenti
3. I produttori, gli importatori dei dispositivi di protezione individuale di cui al comma 1 e coloro che li immettono in commercio, i quali intendono avvalersi della deroga ivi prevista, inviano all'INAIL una autocertificazione nella quale, sotto la propria esclusiva responsabilita', attestano le caratteristiche tecniche dei citati dispositivi e dichiarano che gli stessi rispettano tutti i requisiti di sicurezza di cui alla vigente normativa. Entro e non oltre 3 giorni dalla citata autocertificazione le aziende produttrici e gli importatori devono altresi' trasmettere all'INAIL ogni elemento utile alla validazione dei dispositivi di protezione individuale oggetto della stessa. L'INAIL, nel termine di 3 giorni dalla ricezione di quanto indicato nel presente comma, si pronuncia circa la rispondenza dei dispositivi di protezione individuale alle norme vigenti. 
4. Qualora all'esito della valutazione di cui ai commi 2 e 3 i prodotti risultino non conformi alle vigenti norme, impregiudicata l'applicazione delle disposizioni in materia di autocertificazione, il produttore ne cessa immediatamente la produzione e all'importatore e' fatto divieto di immissione in commercio.  

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Buona quarantena e buona primavera a tutti coloro che credono nel decentralismo, nel pluralismo, nelle autonomie sociali e territoriali, che sono l'unica strada possibile per ricostruire una economia umanistica e una politica a misura di persone umane.


martedì 17 marzo 2020

Salviamo la Repubblica dal virus del centralismo



17 marzo 2020

Non scherziamo con i virus, con quelli che passeranno, come il #coronavirus, e con quelli che non vogliono passare, come le follie del centralismo autoritario. No a questa orrenda "disunità italiana". Sì alla Repubblica delle Autonomie, nello spirito della Carta di Chivasso, restando attaccati agli ideali di una Europa delle regioni, dei popoli, dei territori, oltre che connessi con tutte le battaglie anticolonialiste e decentraliste del mondo.

Una lettura contro il virus del centralismo

A coloro che ancora civettano con il #centralismo, che prospettano, per il dopo emergenza #coronavirus, una società ancora più centralista e più autoritaria, che sono pronti a invocare il prossimo sindaco, podestà o duce d’Italia (o magari dell’intera Europa, che sarebbe anche peggio), raccomandiamo di usare il tempo della quarantena per leggere qualcosa di un tantino più profondo, come queste eterne riflessioni di Tocqueville, che riportiamo qui di seguito, contro chi oscilla sempre tra “servitù e licenza”.

Cosa mi importa, dopotutto, che vi sia un’autorità sempre pronta, che veglia a che i miei piaceri siano tranquilli, che vola davanti a me per allontanare i pericoli dal mio cammino, senza che io abbia bisogno di pensare a tutto questo; se questa autorità, nel tempo stesso che allontana le più piccole spine sul mio passaggio, è padrona assoluta della mia libertà e della mia vita; se monopolizza il movimento e l’esistenza al punto che quando essa languisce, languisce tutto intorno a lei, che tutto dorme, quando essa dorme, che tutto perisce quando essa muore? Vi sono in Europa certe nazioni in cui l’abitante si considera come una specie di colono indifferente al destino del luogo in cui abita. I più grandi cambiamenti sopravvengono nel suo paese senza il suo concorso; egli non sa precisamente quel che è successo e ne dubita, poiché ha inteso parlare dell’avvenimento per caso. Non solo, ma il patrimonio del suo villaggio, la pulizia della sua strada, la sorte della sua chiesa e della sua parrocchia, non lo toccano affatto; egli pensa che tutte queste cose non lo riguardano in alcun modo, perché appartengono ad un estraneo potente, che si chiama il governo. Quanto a lui, non è che l’usufruttuario di questi beni, senza spirito di proprietà e senza idee di miglioramento. Questo disinteresse di se stesso si spinge tanto in là che se la sua sicurezza o quella dei suoi figli è compromessa, invece di cercare di allontanare il pericolo, egli incrocia le braccia per attendere che l’intera nazione venga in suo aiuto. Quest’uomo, del resto, benché abbia sacrificato completamente il suo libero arbitrio, non ama l’obbedienza più degli altri; si sottomette, è vero, al beneplacito di un impiegato, ma si compiace di sfidare la legge, come un nemico vinto, quando la forza si ritira. Così oscilla senza tregua fra la servitù e la licenza.1
1 Alexis de Toqueville, De la Démocratie en Amérique, Parigi, 1835-40. Edizione italiana: La democrazia in America, Rizzoli, Brescia, 1995, pp.96-97.


Questo è il nostro regalo a tutti i cittadini di una Italia che, non dimentichiamolo, nacque sbagliata, come Regno conquistato il 17 marzo 1861, e che solo con la Costituzione del 1948, con la fondazione di una Repubblica di Autonomie, ha ricominciato lentamente a risalire la china della storia in cui il centralismo autoritario l’aveva precipitata. No, per noi oggi non è la giornata della “unità nazionale“, semmai di una virale ipocrisia da cui la Repubblica delle Autonomie dovrebbe guarire, una volta per tutte.


sabato 22 febbraio 2020

No al podestà d'Italia




Aver convinto milioni di cittadini di questa nostra Repubblica italiana ad odiare i parlamentari, i consiglieri regionali, gli amministratori locali, è stata la più grande vittoria delle elite centraliste, autoritarie, tecnocratiche.
Un grande imbroglio che fa tornare a mente il famoso aforisma di Malcolm X: "se non state attenti, i media vi faranno odiare le persone che vengono oppresse e amare quelle che opprimono".
Ora vogliono farci fare un ulteriore passo in avanti verso il baratro, proponendoci l'elezione diretta (cioè telecomandata dall'alto, attraverso il controllo dei media) di un capo per l'intera Italia.
Alcuni lo chiamano il "sindaco d'Italia", mentre sappiamo che ne diventerebbe il podestà.
Non esistono soluzioni "centraliste" ai problemi che sono stati creati dal centralismo, dalla tecnocrazia europea, dagli eccessi e dagli errori della globalizzazione.
Diciamo No al podestà d'Italia.
Sì alla Repubblica delle autonomie, dei consigli, dei parlamenti, della diversità, dei territori, delle libertà e delle responsabilità (di conseguenza, aggiungiamolo, dobbiamo esprimere un forte scetticismo sulla drastica riduzione del numero dei membri del parlamento italiano, in particolare di quelli del Senato).
Anche per questo, nonostante si viva in tempi difficili, in cui la sirena del #centralismo suona forte, noi continuiamo a scommettere nelle Autonomie.
Forti autonomie locali sono le uniche istituzioni che possono pensare globalmente e agire localmente, con moderazione e con equilibrio, vicine alla gente e insieme alle persone e alle imprese, senza lasciare mai nessuno emarginato e solo, nemmeno in questa preoccupante contingenza del #coronavirus.
Le Autonomie hanno, da ieri, dopo i lavori di Udine, uno strumento politico in più, una sorellanza di forze territoriali, con collegamenti in tutta Italia, in Europa e nel mondo:

https://www.autonomieeambiente.eu


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Il post di commento a questa immagine è ripresa da Il Riformista del 20 febbraio 2020, con il triste annuncio che Matteo Renzi vuole fare come De Gaulle... La Repubblica delle autonomie e l'Europa delle Regioni sono di nuovo in pericolo, grazie a leader avventati come lui... Non dobbiamo guardare alla Francia di Macron o peggio alla Turchia di Erdogan... Dobbiamo guardare alla Svizzera! 

domenica 16 febbraio 2020

Resistenza dei territori contro il presidenzialismo


Molti di noi siamo tornati a impegnarsi in politica nel 2016, contro le riforme ultracentraliste di Renzi e Verdini, fedeli a una visione che abbiamo coltivato sin da ragazzi, man mano con sempre maggiore chiarezza, fra tanti errori e limiti personali: lasciare alle generazioni future un vero #Autogoverno della #Toscana; all'interno di una #RepubblicadelleAutonomie che somigli alla #Svizzera, non alla Turchia; nel quadro di una nuova confederazione che realizzi gli ideali evocati con i motti #EuropadelleRegioni, #EuropadeiTerritori, #EuropadeiPopoli.
Quindi, assieme a molti movimenti territorialisti, localisti, autonomisti, federalisti, indipendentisti, decentralisti da ogni angolo d'Italia e d'Europa, cominciando dal nostro prossimo raduno di #Udine del 21 febbraio 2020, chiamiamo alla #Resistenza contro la minaccia centralista e autoritaria del #presidenzialismo.
  • No all'elezione diretta del presidente della Repubblica italiana.
  • No all'elezione diretta del presidente del consiglio dei ministri e no a ogni forma di #premierato o #cancellierato.
  • No a una repubblica dominata da un unico #capopolitico o comunque da una cerchia ristretta di padroni dei media e delle risorse.
Diciamo NO, inoltre, a ogni sistema elettorale che, come dice il conformismo dominante nei media italiani e come ripetono spesso #Renzi, #Salvini e #Meloni, ci dica chi ha vinto "la sera stessa dello scrutinio".
Non c'è nulla di facile in questa nuova #Resistenza, perché dobbiamo batterci, da subito, contro l'eterno ritorno del bieco e crudele centralismo italiano, prima sabaudo, poi nazionalista, poi colonialista e guerrafondaio, poi fascista, poi postfascista negli anni della Ricostruzione (che fu anch'essa centralista, concentrata sulle aree industriali del Nord, sulla crescita abnorme di Roma come capitale burocratica e parassitaria, sul neocolonialismo nei confronti del Sud e delle isole).
Solo in parte la bestia centralista italiana è stata tenuta sotto controllo dalla Costituzione, dagli Statuti speciali, dagli Statuti regionali e comunali, dall'architettura della #RepubblicadelleAutonomie, che infine è stata sfigurata dalle cosiddette "riforme".
La bestia non è mai stata completamente legata e oggi è tornata libera, pronta a divorarci.
Ha dominato gli ultimi 25 anni, grazie alla subalternità ad essa da parte di gran parte dei prodiani e dei berlusconiani.
Ha fatto fallire tutti i progetti di decentramento e federalismo, che negli anni novanta avevano il consenso di due terzi della popolazione della Repubblica.
La bestia odia le nostre comunità locali, le nostre culture native, le nostre differenze, la nostra resilienza economica e sociale, il nostro rifiuto del neoliberismo.
Ci odia in quanto non abbiamo mai accettato di essere sufficientemente sudditi delle elite centraliste dominanti.
Ha ottenuto il controllo del processo di unificazione europea e ha prosperato sui guasti della globalizzazione. Tra elite centraliste italiane, europee e globali c'è una alleanza di fatto. Chi non la vede, è perduto!
Ha in ultimo conquistato l'egemonia culturale sulla sinistra con #Renzi (anche i se-dicenti antirenziani sono stati contagiati dalle sirene del centralismo), sul centro con #Salvini, sulla destra con la #Meloni.
Ebbene, non dobbiamo, non possiamo, non vogliamo stare a guardare, subire passivamente, tanto meno arrenderci.
Lotteremo con tutte le forze e fermeremo i progetti di Renzi, della Lega di Salvini, di Fratelli d'Italia e di tutti i loro ascari.
Ne va della nostra buona vita locale, dei nostri beni ambientali e culturali, del futuro delle nostre famiglie, imprese e comunità.
Fermeremo la deriva italiana verso la Turchia e lotteremo per tornare a guardare verso la Svizzera, attaccati ai valori della Carta di Chivasso del 1943, della Costituzione, delle lotte anticolonialiste per l'autogoverno di tutti, dappertutto.




giovedì 30 gennaio 2020

Bipolarismo, il ritorno



Tante persone indipendenti, anticonformiste e ribelli sono bombardate dai media con la prospettiva del ritorno del #bipolarismo. Molti sono seriamente preoccupati dalla minaccia che si riduca lo spazio politico ed elettorale per le forze locali che resistono al pensiero unico. Per loro scrivo queste poche righe.
Il nostro mondo civico, ambientalista e autonomista ha sempre praticato una notevole #trasversalità e si è sempre ribellato contro chi tentava di costringerci a scegliere un polo o l'altro. Non certo per mancanza di consapevolezza o rispetto di ciò che concretamente sono state #sinistra, #centro e #destra nel nostro passato politico europeo (e oltre). Storie e valori sono una cosa seria, su cui noi non scherziamo.
Tuttavia siamo certi, oggi più di ieri, dopo quasi trent'anni di attivismo civico, ambientalista e autonomista, che nelle attuali forze di #sinistra e di #destra non si trovi sufficiente comprensione, tanto meno capacità di soluzione, di problemi giganteschi della nostra modernità globalizzata come #centralismo, #burocratismo, #impoverimento, #sviluppismo, #inquinamento.
Non dobbiamo temere, quindi, il ritorno del #bipolarismo sinistra-destra, perché non ha risolto nulla negli ultimi decenni e non risolverà nulla nel futuro prevedibile. 
Crediamo che sia invece sempre più urgente e necessario che le persone, le comunità, le forze sociali e politiche si incontrino, si ribellino allo status quo, si cimentino in radicali innovazioni, nell'interesse di molti, mentre le attuali elite, dividendosi tra #sinistra e #destra, sono prigioniere o magari anche complici degli interessi di pochi.

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