Un discorso diverso in Toscana, per chi crede, in questa nostra madreterra, in questa fugace vita, in qualcosa di diverso
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martedì 24 febbraio 2026

Quattro anni di una guerra che nessuno può vincere


Triste anniversario, quello di oggi martedì 24 febbraio 2026. Sono passati quattro anni dall'inizio dell'invasione russa dell'Ucraina, la cosiddetta "Operazione militare speciale" (Special Military Operation, abbreviata spesso in SMO e nota in lingua russa come спецопера́цияspetsoperatsiya).

Milioni di persone sono morte, ferite, mutilate, costrette all'esilio, deportate o addirittura rapite.

Un disastro per molti, quasi tutti, sia nella Federazione Russa, che in Ucraina, che nelle comunità dei territori contesi: la Repubblica di Crimea, in particolare la sua minoranza tatara, la città di Sebastopoli, i territori degli oblast di Cherson (Kherson) e Zaporižžja (Zaporizhzhia), i ribelli del Donbass, cioè gli stati separatisti del Doneck (Donetsk) e di Lugansk (Luhansk).

Arricchimento, invece, per pochi, come in tutte le guerre.

E certezza di rimanere al potere, per coloro che questa guerra sono riusciti a scatenare e non sono poi riusciti a fermare: non si può votare, né cambiare dirigenti, nemmeno è consentita la minima critica o autocritica, quando c'è il nemico alle porte!

I sedicenti leader del mondo (e d'Europa), dopo aver dato il peggio di sé in questi anni, sin dalle crisi russo-ucraine dell'inizio degli anni 2010, hanno mostrato di essere ancora più drammaticamente incompetenti, quando si sono messi in testa di trattare addirittura la "pace", mentre si bombardava, si moriva, si sanzionava, si continuava a fare propaganda.

L'unico modo sicuro di ripararsi dalla guerra è non cominciarla. Era possibile evitare che si scatenasse questa guerra drammatica che nessuno può vincere? Sì, era possibile, ma ormai indietro non si può tornare.

Qual è quindi il compito di un realismo fondato sui princìpi? 

L'Ucraina esiste ancora, ha resistito eroicamente. La Federazione Russa non è ancora sprofondata nella miseria e nella paura.

Questo è il momento di ottenere il cessate il fuoco, in vista di un armistizio a lungo termine. Della pace si parlerà, ma dovrà passare parecchio tempo. Ci vorranno anni di trattative. E alla fine non ci sarà alcuna "pace giusta", ma solo la pace possibile.

Ai nostri occhi è evidente che, nel lungo termine, i popoli europei occidentali e centrali dovranno ricostruire una comunità di sicurezza insieme ai popoli della Federazione Russa, gli europei orientali. Non ci sono alternative, quando si vive nella stessa piccola penisola del pianeta.

Cosa accadrà invece se, calpestando un realismo fondato sui princìpi, si continuerà a combattere? Non ci saranno vincitori o vinti. Siamo nel 2026, non nel 1945. Le elite paiono non capire o, più probabilmente, fanno finta di non capire... Le guerre moderne del secolo scorso furono già terribili, ma le guerre contemporanee sono in grado di cancellare interi popoli ed ecosistemi. Intensificare o anche solo prolungare i conflitti significa mettere a rischio l'intero pianeta.

Se prosegue la guerra, la Federazione Russa e la Repubblica di Ucraina continueranno a impoverirsi e a degradare, da ogni punto di vista, prima di tutto spiritualmente e culturalmente. E con loro tutti gli altri Europei, che siano o pretendano di definirsi amici, nemici, indifferenti o ignavi.

Invece che come in Corea (1953), qualcuno sogna che possa continuare come la guerra Iran-Iraq (1980-1988): altri anni di guerra e di affari... Ciascuno di noi deve combattere questi avventati e avidi, a cominciare da quelli che sono al potere nel proprio paese.


venerdì 3 ottobre 2025

Con la violenza niente

In un suo famoso discorso del 1985, Bettino Craxi spiegò che riteneva legittima la resistenza degli oppressi arabo-palestinesi contro gli oppressori israeliani, anche violenta, anche con il terrorismo. Precisò però, nello stesso intervento, che attraverso la violenza gli arabo-palestinesi non avrebbero ottenuto niente. 

Fu lungimirante allora, come lo erano i grandi della politica formatisi alla dura scuola dei grandi partiti popolari di quella fase storica.

Oggi viviamo in un mondo politicamente e geopoliticamente molto più pericoloso di allora, sull'orlo del disastro ecologico, molto più diviso e confuso. Abbiamo raggiunto però una consapevolezza della necessità della nonviolenza. La nonviolenza è l'unica via per sostenere le cause che si ritengono giuste, nel mondo globalizzato e interconnesso, raggiungendo i necessari compromessi fra le ragioni di tutti.

L'estremismo, il settarismo, l'ignoranza, le dissonanze cognitive, gli slogan semplicistici e fuorvianti, la violenza e il vandalismo con cui parecchi in questi ultimi tempi pretendono di sostenere le ragioni di Gaza e della Cisgiordania, hanno prodotto intanto cose orrende come queste:


La fonte di questa brutta notizia sui pezzi di cemento buttati sui binari della stazione Firenze Santa Maria Novella è qui: https://www.firenzetoday.it/foto/cronaca/blocchi-di-cemento-sui-binari-della-stazione-di-firenze/. Avevamo già visto però attraverso i media altre scene veramente miserabili di quelli del "Blocchiamo tutto", estremisti fanatici e violenti, organizzati da gruppi come "Potere al Popolo", purtroppo inseguiti anche da organizzazioni che pure godevano, fino a ieri, di una certa autorevolezza, come USB e CGIL.

A tutti - a cominciare da chi scrive - è capitato di partecipare a eventi e manifestazioni che poi si sono rivelate controproducenti per le stesse cause che si sarebbero volute sostenere. Nulla di nuovo sotto il sole. 

Spiace particolarmente in questa occasione, perché mai la comunità internazionale è arrivata così vicina a un piano per la pace... Sì, stiamo parlando del piano Trump... Che riprende integralmente le richieste della Lega Araba, di importanti paesi musulmani sostenitori della causa palestinese, della ANP, dell'ONU, della Santa Sede, della maggioranza della Knesseth d'Israele (dove finalmente gli estremisti sanguinari potrebbero essere ricacciati all'opposizione).

Potremmo avere presto la liberazione dei rapiti israeliani superstiti, ma anche l'amnistia per migliaia di prigionieri politici palestinesi (quasi tutti ex terroristi, peraltro, come è ovvio che sia).

Mai siamo stati così vicini alla caduta di Hamas e del governo Netanyahu, che sono saliti al potere insieme, che sono stati alleati de facto per decenni, che meritano di fare la stessa fine.

Possiamo capire che un giovane creda che in Medio Oriente ci sia uno scontro fra buoni e cattivi. E' normale per i giovani essere ingenui ed entusiasti, ci mancherebbe altro.

Qui però ci sono degli adulti, dei vecchi, delle organizzazioni (non solo nazionali) che finanziano e guidano iniziative che vogliono polarizzare, avvelenare, instillare odio, raccogliere un po' di consenso per futuri scontri politici ed elettorali. Costoro stanno sbagliando, sono o illusi oppure cinici, ma possono fare tanto male, prima del loro inevitabile fallimento, perché viviamo in una società in cui l'antisemitismo (e intendiamo l'antico odio per gli ebrei, ma anche il nuovo odio per le popolazioni di origine araba) non se ne è mai andato, così come molti altri riflessi condizionati di pregiudizio e violenza.

Non possiamo dimenticare che le ragioni di Israele erano ridicolizzate e violentemente represse da un vero e proprio squadrismo, o se volete fascismo, "rosso", anche in anni in cui non era governata da Netanyahu, ma da leader che hanno fatto e proposto soluzioni concrete ai capi arabo-palestinesi: Olmert, Barak e lo stesso Sharon (demonizzato ai suoi tempi, eppure capace del grande gesto dello sgombero totale di Gaza del 2005, un'altra delle molte occasioni storiche perse dagli Arabi, per via dell'estremismo dei loro capi).

Non possiamo sorvolare sul fatto che dirigenti di uffici e agenzie ONU e UNRWA inefficenti e corrotte hanno taciuto per anni di fronte allo scavo dei tunnel e al riarmo di Hamas. E che ancora oggi sono colpevolmente silenti di fronte al fatto che Hamas tiene in ostaggio e usa come scudi umani non solo un pugno di cittadini israeliani ma centinaia di migliaia di cittadini di Gaza.

Forse la guerra delle narrazioni viene facilmente vinta dai racconti delle sofferenze delle persone di Gaza (anche per i mostruosi errori politici, militari, mediatici della cricca di Netanyahu), ma la realtà è che se siamo di fronte a una distruzione che qualcuno arriva a chiamare "genocidio", la principale responsabilità è e resterà per sempre di Hamas. 

Chiudiamo dicendo un fermo NO al "Blocchiamo tutto", alla complicità con Hamas, alla mostrificazione di Israele (come stato e come cittadinanza), all'estremismo e al vandalismo.

Tra il fiume Giordano e il mar Mediterraneo c'è posto per due stati, entrambi democratici, quello di Israele e quello degli Arabi, oltre che per autonomie speciali da garantire ai quartieri della Gerusalemme storica, per gli altri luoghi santi, per le minoranze etniche, culturali, religiose. Chi non accetta questa pluralità, sta scivolando lungo un precipizio, in fondo al quale incontrerà - stavolta sì - un vero genocidio, con milioni di morti. 

Teniamo una posizione ferma, per continuare a essere fedeli alla nostra storia internazionalista, per la pace, la giustizia, la salvaguardia del creato, che comincia da dove siamo qui e ora, in attesa di un treno per tornare a casa o per andare al lavoro, alla stazione Firenze Santa Maria Novella.

 

martedì 9 settembre 2025

Al Giubileo Arcobaleno con Renzo Giannini


 

La sera di mercoledì 13 agosto 2025 abbiamo trovato Renzo Giannini nel suo appartamentino di Ajolo in cui si era da poco trasferito, ormai addormentato per sempre.

Abbiamo perso una figura che ha accompagnato la nostra generazione di nati negli anni Sessanta, specie per noi che siamo cresciuti a Prato; un grande creativo non solo di selezioni e miscele musicali; un DJ (deejay) di quelli di una volta, cioè un lavoratore serio, puntuale, preparato, colto, con una grande capacità di resistenza nelle lunghe notti di servizio al divertimento degli altri; una mente eclettica e capace di grande senso critico, persino di preveggenza, rispetto alle storture della globalizzazione e alla disumanizzazione che stiamo sperimentando sulla nostra pelle, in questo inizio di XXI secolo; un compagno nelle lotte per le autonomie personali, sociali, territoriali (qui l'omaggio che gli ha reso Autonomie e Ambiente).

Eravamo amici intimi da tanto tempo e ci mancherà, anche se, dal seno della Provvidenza dove ora riposa, sono sicuro che ci resterà vicino e troverà il modo di stimolarci e continuerà ad aiutarci, come faceva in vita. Sapeva anche essere burbero, ma non riusciva mai a nascondere molto bene la sua incredibile generosità.

Non tutti sanno che condividevamo le tradizioni, la spiritualità, la speranza della fede cristiana, senza alcun bigottismo sia chiaro. Per questo lo abbiamo portato con noi, nel nostro cuore, allo storico Giubileo Arcobaleno che abbiamo appena celebrato a Roma.

L'evento è stato reso possibile dall'immenso lavorìo della Tenda di Gionata e di tanti altri movimenti che la hanno supportata e accompagnata in questi ultimi anni. E' il compimento di una storia cominciata tanto tempo fa, nel secolo scorso, quando persone "diverse" ma credenti cominciarono a mettere in discussione la sessuofobia, il bigottismo e soprattutto la grande ipocrisia dominante nelle chiese cristiane (e più in generale il rigido conformismo imposto dai vertici politici e geopolitici della modernità).

Dopo decenni d'impegno ma anche di grandi sofferenze, le persone queer cristiane e in particolare quelle cattoliche, hanno fatto un altro passo in avanti verso la piena inclusione nelle chiese e nella società.

In una chiesa e in una società dal volto umano, che siano e che restino umane, avrebbe precisato Renzo Giannini.

(testimonianza di Mauro Vaiani, blogger di Diverso Toscana)

* * *  

Per chi fosse interessato ad approfondire l'importanza del Giubileo Arcobaleno segnaliamo anche:

 

 

 

* * *

 

giovedì 30 maggio 2024

Due o tre cose su Matteotti che nessuno vi dice

 

Ho avuto l'onore di scrivere per il Forum 2043 di Autonomie e Ambiente un approfondimento su Giacomo Matteotti, pubblicato oggi 30 maggio 2024, cent'anni dopo il suo famoso ultimo discorso alla Camera del Regno d'Italia, prima di essere barbaramente ucciso da una squadraccia fascista.

Ci troverete due o tre cose sul grande socialista riformista, umanitario, autonomista, che poche volte avrete sentito dire, se non di sfuggita, perché danno ancora parecchia noia alle elite al potere.

La prima, la più importante, è che fu un intransigente neutralista. Si oppose sempre e senza reticenze all'ingresso dell'Italia nella "Inutile strage". 

Una seconda, altrettanto oscurata dal conformismo dominante, è il suo grande amore per le autonomie locali.

Ne aggiungerei una terza: la sua autentica vocazione politica, il suo impegno a tempo pieno al servizio degli ultimi della sua terra, il Polesine, portata avanti con una serietà e una diligenza che oggi sono diventate rara avis. Dopo quasi vent'anni di antipolitica, di populismo, di ciarlatanismo, è di persone con la sua diligenza e la sua risolutezza che abbiamo un disperato bisogno.

Vogliate avere la generosità di leggere il mio articolo, se potete:

https://autonomieeambiente.eu/forum-2043/313-giacomo-matteotti-vive

Non ve ne pentirete.

Grazie.

Mauro Vaiani, studioso e attivista in Toscana

 

domenica 10 marzo 2024

Il coraggio di negoziare

 


Fra due giorni, il 12 marzo, ricordiamo la marcia del sale, forse la più importante manifestazione nonviolenta promossa dal Mahatma Gandhi, a partire dal 12 marzo 1930.

Non posso dimenticare che uno dei miei primi impegni pubblici significativi, e indipendenti dai partiti, Veraforza, fu avviato proprio il 12 marzo, nel 1987, insieme agli amici Giovanni Bonaiuti, Massimo Lastrucci e Alessandro Myckaniuk, nella nostra città natale, Prato.

Ho sempre fatto parte di una corrente, spesso carsica, altre volte visibile e persino vistosa, di operatori di pace. Non di pacifici.

In vista di questo 12 marzo 2024, conscio delle responsabilità che ho rispetto al civismo e all'autonomismo toscano, essendo il garante di OraToscana, oltre che come vicepresidente e segretario di Autonomie e Ambiente, vorrei lasciare un umile e sommesso messaggio di appoggio a quello che il vescovo di Roma, papa Francesco, ha chiamato il coraggio di negoziare.

Proprio perché si è combattuto e si è resistito, si può e si deve avere il coraggio del cessate-il-fuoco. Dopo una tregua tutto sarà possibile. Se si continua a combattere demonizzando e disumanizzando i propri avversari, si potrebbe mettere in pericolo proprio ciò in cui si crede e che vale la pena difendere.

Non c'è causa politica o geopolitica che non si possa promuovere con metodi nonviolenti, con veraforza, attraverso un coraggioso satyagraha.

Questo vale per l'Ucraina, per la Federazione Russa, per Israele dopo il brutale pogrom di Hamas, per molti altri paesi di cui i media "mainstream" (MSM) non si occupano, per esempio per il piccolo Artsakh, stretto fra i nazionalismi azero e armeno, il cui popolo è stato pressoché interamente costretto all'esilio.

Il fatto che siamo pieni di enti, agenzie, organizzazioni internazionali, che spesso pontificano, pretendono, parteggiano, soprattutto spendono... E che nessuna di esse si metta veramente in gioco per la pace, fa ribollire il sangue.

Non si impegna per il cessate-il-fuoco l'Unione Europea.

Non possiamo più contare neppure sulla neutralità della Confederazione Elvetica, la nostra cara Svizzera.

Non si compromette la UNRWA (anzi, si è compromessa, avendo molti suoi membri abbracciato il terrore).

Non si vede ombra dell'ONU in Sudan.

Non c'è più il Consiglio d'Europa nel Caucaso.

Non abbiamo notizie di un intervento incisivo di UNHCR per porre fine alla tratta di esseri umani fra il Sahel e il Mediterraneo.

Decine di migliaia di funzionari internazionali vivono in una bolla di lusso e privilegio e non ci sono mai quando ne hai bisogno, perché il loro compito è sempre un altro... Così non si può e non si deve andare avanti.

Mentre tutti scappano dalle loro responsabilità, noi dei territori dobbiamo restare e salire sui tetti delle case per gridare che negoziare è possibile, che il compromesso è sempre possibile, che non c'è bisogno di distruggere intere province, interi popoli, l'intero pianeta.

Rimettiamo qui il collegamento alla saggia presa di posizione di Autonomie e Ambiente, che vale per la crisi europea russo-ucraina, ma che può essere adottata anche in altri drammatici conflitti.

Una posizione maturata in tempi non sospetti e che non invecchia, perché è fondata su forti princìpi e perché, come dicevamo da ragazzi con Veraforza, citando Emmanuel_Mounier, la realtà è la nostra guida interiore. È sempre la guida interiore di chi ama e promuove il bene del suo territorio e quindi di tutti i territori.

 

Mauro Vaiani

 

 

giovedì 12 ottobre 2023

Un appello per Gaza anche per difendere Israele

 


Parto da un concetto difficile, che davvero pochi capiscono: conoscere le ragioni di inimicizie secolari è utile, ma la storia non torna indietro. Conosco abbastanza bene le ragioni storiche degli abitanti ebrei, arabi, drusi, armeni, beduini, samaritani e di molte altre comunità, della più svariata origine, ma invito a non usarle per distribuire patenti di torto o di ragione. 

Il passato può aiutare a capire quanti errori politici e geopolitici siano stati fatti, da forze locali, coloniali, internazionali. Ma non ci sarebbe nulla di più irrealistico che immaginare che il passato possa essere riparato o ripetuto. Non si riparerà mai abbastanza e non si ripeterà mai come molti, specie le persone stupide e settarie, vorrebbero. 

Accettiamo di guardare avanti, con fantasia, creatività, amore per le generazioni future, come fecero - più o meno sinceramente - le due più importanti realtà politiche arabe e israeliane al tempo di Rabin e Arafat, con gli accordi di Oslo del 1993.

Porto il lutto per tutti i morti (tutti vuol dire tutti, purtroppo quando si è in conflitto si uccide e si viene uccisi), ma mi rifiuto anche di partecipare a piagnistei. Non vedo innocenti, e nemmeno persone lungimiranti, fra coloro che hanno governato da quelle parti negli ultimi vent'anni (faccio una piccola eccezione per Yair Lapid, un uomo della mia generazione, che spero non mi deluda, perché ha ancora molto da dire e da fare).

Da vecchio amico di Israele non smetterò mai di augurarmi la cacciata di Netanyahu, narciso prepotente, incompetente, pericoloso per Israele, insieme a tutti quei parassiti (sedicenti "religiosi") che ha portato al potere. 

Come difensore da sempre dei diritti umani di tutti dappertutto, non smetterò mai di criticare la corruzione di tutte le organizzazioni internazionali, europee, arabe, palestinesi, che sprecano cifre enormi (gli Arabi Palestinesi non sono affatto dei poveri dimenticati, ma letteralmente mantenuti, con modalità che sono profondamente criticabili, a mio modesto parere).

Sui criminali di Hamas che sono al potere a Gaza non importa che scriva nulla, perché la degenerazione di quella setta fanatica è sotto gli occhi di tutti.

Se avessi un ruolo e una voce pubblica più importante, non mi sottrarrei al tentativo di porre limiti alla carneficina di questi giorni, dopo lo sciagurato pogrom scatenato da Hamas il 7 ottobre. Pare che molti potenti della Terra si stiano muovendo per la liberazione degli ostaggi (e spero anche per la liberazione di qualche prigioniero politico nelle carceri israeliane) e per una tregua. Me lo auguro sinceramente e prego perché qualche risultato sia raggiunto.

Come attivista e intellettuale, impegnato nel civismo in Toscana, e come esponente di una rete come Autonomie e Ambiente, che ha ambizioni di governo nella Repubblica delle Autonomie e nell'Europa dei Popoli, voglio espormi in un appello per gli abitanti di Gaza.

Se le cifre diffuse dai media internazionali sono attendibili, strette fra l'ignavia dell'Egitto e le politiche securitarie di Israele, schiacciati sotto il malgoverno di Hamas, mantenuti ma anche vessati dalla corruzione dell'Autorità Nazionale Palestinese, vivrebbero almeno due milioni di persone, a Gaza. Almeno un milione di esse sarebbero minori.

Sono troppi per restare tutti in quel fazzoletto di territorio ormai reso inabitabile dagli errori fatti sin qui.

Occorre aprire un corridoio umanitario per farne venire un po' da noi. Non come profughi, non come rifugiati, non come ospiti temporanei, ma come nuovi cittadini, da integrare, perché non hanno e non avranno mai un paese in cui tornare.

Apriamo un canale che consenta a intere famiglie di Gaza di immigrare qui in Toscana e negli altri territori italiani che fossero disponibili, aiutandoli un minimo (senza aggiungere il nostro assistenzialismo a quello internazionale che li ha ridotti come li ha ridotti), consentendo loro di rifarsi una vita qui.

Conosco abbastanza la nostra Repubblica di autonomie, per azzardare che potremmo accogliere decine di migliaia di famiglie che ormai laggiù non hanno più un posto dove vivere o dove tornare.

Sarebbe da fare.

Sarà fatto?

(Mauro Vaiani)


 





domenica 19 febbraio 2023

Tanta strada ancora per i Samaritani

 


Si è tenuta l'assemblea dell'associazione Samaria, ieri, sabato 18 febbraio 2023. Attualmente la realtà caritativa e di promozione umana sta sostenendo la diffusione della traduzione italiana del libro "Amori biblici censurati - Sessualità, genere e traduzioni erronee" di K. Renato Lings. Per sostenere Samaria, si visiti il nuovo sito:

https://associazionesamaria.org/

Sono stato, sin dall'inizio, tra i promotori di questa realtà d'impegno sociale e culturale concreto, fondata e operata da persone omosessuali cristiane, che ha ormai compiuto dieci anni. Ne sono stato uno dei dirigenti e continuo a esserne uno dei soci e dei donatori.

Credo che questa nostra piccola realtà di Samaritani abbia ancora molti anni di lavoro davanti e conto che la Provvidenza non mancherà di incoraggiare persone delle nuove generazioni a diventarne organizzatori, volontari, donatori.

In questi anni difficili, non temo i rigurgiti di bigottismo, i movimenti reazionari, gli imprenditori della paura, i chierici corrotti, i politici neofascisti. Essi sono ancora pericolosi, ma sono perdenti, perché hanno la testa piena di idee sbagliate, che non li porteranno da nessuna parte.

Temo invece le ingiustizie sociali e le sofferenze materiali, che colpiscono tutte le persone umane e, certo, scatenano guerre tra poveri, paure e diffidenze, che possono certamente colpire di più noi, perché siamo comunque persone diverse, particolarmente esposte in quanto minoranze. 

Viviamo in società che invecchiano e s'impoveriscono, a causa delle contraddizioni della globalizzazione.

Il pianeta è ancora afflitto da centralismi autoritari, multinazionali che come macchine impazzite distruggono il mondo, colonialismo, militarismo, tutti poteri che sono ecocidi e genocidi.

C'è bisogno di carità e in particolare di quella carità sapiente che proprio le persone diverse, così spesso perseguitate, sanno esprimere.

Dobbiamo continuare a essere Samaritani, perché noi persone omosessuali cristiane, insieme a tutte le altre comunità lgbt* e alle persone e alle realtà queer, dobbiamo portare a compimento la grande opera in cui abbiamo dovuto esporci, corpo e anima, quella della nostra liberazione e piena accoglienza nelle chiese cristiane e nelle società.

Dobbiamo persistere nella lotta per il nostro pieno riconoscimento come creature umane figlie di D-o. Il Creatore non è un industriale di automobili, non fa macchine sbagliate. Noi siamo parte del grande disegno della Provvidenza sulla diversità, imprevedibilità, ingovernabilità della creatura umana.

Riusciremo a riprenderci il nostro posto, alla luce del sole, in ogni chiesa cristiana. Lo stesso faranno le nostre sorelle e i nostri fratelli delle altre fedi.

Dobbiamo vincere una grande battaglia civile nel mondo globalizzato: la depenalizzazione completa della nostra condizione umana in ogni stato del mondo.

Animo, quindi, e buon lavoro ai nuovi dirigenti di Samaria.


lunedì 16 gennaio 2023

Il silenzio assordante sul grande patto fra mafie e stati


 

La cattura di un latitante pericoloso di vecchia data, come Matteo Messina Denaro, è un successo per tanti investigatori che hanno sacrificato la propria vita nella lotta per la legalità. A loro vanno la gratitudine e la stima dei cittadini perbene.

Spiace, però, non aver sentito, sui media principali e dominanti, parole chiare su ciò che ha reso tanto potenti le mafie in alcune periferie della modernità globalizzata.

Le mafie non sono diventate così pericolose per via di qualche politico accomodante o di qualche funzionario colluso.

Fra gli stati e le mafie ci saranno state anche opache trattative e qualche reciproco inquinamento, certo, ma crediamo che non sia questa la parte peggiore della storia.

La grande complicità originale è quella che c'è da decenni sulla droga.

E' il proibizionismo il fondamento della rovina.

Su quello gli stati e le mafie sono stati complici e anzi lo sono tuttora.

Se non ci si deciderà a guardare in faccia quella realtà, vivremo per altri trent'anni nel terrore e prima o poi avremo un'altra stagione di sangue.

I trent'anni dei Georgofili e gli anniversari di tanti altri attentati devono essere celebrati con una riflessione seria su ciò che, se vogliamo smettere di ingrassare le mafie e vogliamo evitare la deriva autoritaria (e ovviamente centralista) dei nostri stati, dobbiamo smettere di pretendere di proibire.

 

 

sabato 7 gennaio 2023

Per la vita di Cospito e contro la disumanità del carcere

Mauro Vaiani, come attivista e intellettuale civico, ambientalista, autonomista, ha aderito all'appello per la vita dell'anarchico Alfredo Cospito.

Il testo dell'appello:

https://ilmanifesto.it/per-la-vita-di-cospito-appello-al-ministro-della-giustizia-e-allamministrazione-penitenziaria?fbclid=IwAR3AqSto8lJ69ikjI-UvbuJsF8N5SRAQuH-yOXVWYYffibMQk3Sp3_bZK0I

Per l'adesione all'appello di intellettuali, attivisti, amministratori:

https://forms.gle/jtekmZS4zsdLPUht6



sabato 15 ottobre 2022

Asilo politico per Assange e per tanti altri

 

Anche tanti amici e compagni di Firenze e della Toscana sono in campo oggi per la 24 ore di mobilitazione per Assange: https://www.24hassange.org/.

Quella di Julian Assange è una vicenda che mobilita e spinge alla solidarietà uno dei movimenti più globali e trasversali del nostro tempo. E' un segno di speranza. 

Non occorre considerarlo un eroe, o un genio, o un santo, tanto meno approvare integralmente l'operato di Assange, per solidarizzare con lui. E' sufficiente la cruda evidenza che questo attivista australiano della libertà d'informazione non potrà mai subire un processo giusto non solo negli Stati Uniti d'America, ma nemmeno nei paesi "alleati". 

Il trattamento che gli riservarono le autorità svedesi, quello da solo, dovrebbe spingere ogni garantista a pretendere che gli sia concesso asilo politico a tempo indeterminato. 

La Svezia, paese che pure vantava una antica neutralità e una solida cultura democratica, si rivelò essere diventata, all'inizio degli anni Dieci del XXI secolo, una repubblica delle banane, corrotta dai servizi segreti americani e asservita al più greve conformismo.

In questa giornata dedicata a Julian Assange, ricordiamo anche tante altre persone per le quali chiediamo la fine dell'accanimento giudiziario, a cominciare da: Leonard Peltier, attivista nativo americano, ingiustamente detenuto negli USA;  Osman Kavala, filantropo prigioniero nella repubblica "presidenziale" esecutiva di Erdogan; Alexei Anatolievich Navalny, oppositore politico perseguitato nella Federazione Russa; Aung San Suu Kyi, la fiera leader politica nonviolenta che ha dedicato la sua vita all'emancipazione della Birmania dal militarismo; Ales Bialiatski, Nobel per la Pace 2022, detenuto in Bielorussia. 

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Grazie a Stefano Cecchi, leader della USB di Firenze e della Toscana, per la foto



sabato 4 giugno 2022

100 giorni di una guerra che nessuno può vincere


 

In questi 100 giorni dall'inizio dell'attacco russo all'Ucraina nulla è cambiato: questa guerra non può essere vinta da nessuno.

Non c'è onore, non c'è patriottismo, non ci sono valori, non ci sono interessi da difendere, non c'è alcuna motivazione ragionevole per continuare questa fase particolarmente terribile del conflitto avviato nel 2014.

Le note struggenti della canzone "Stefanìa" della Kalush Orchestra, vincitrice dello Eurovision Song Context 2022, accompagnate dal suggestivo video girato fra le rovine della guerra, raccontano una verità scomoda per chiunque sia al potere a Mosca, a Kiev e in molte altre capitali: nessuna madre, nessun figlio, nessuna persona umana perdonerà mai chi ha prolungato questa guerra un giorno di più.

La Federazione Russa non ha il diritto di ridurre all'obbedienza nessuno dei suoi vicini, tanto meno l'Ucraina. E' sempre più chiaro che non ne ha finanche il potere.

L'Ucraina non può riprendersi con la forza nessuno dei territori che l'hanno lasciata, attratti dalla Federazione Russa, tanto meno la Crimea, tanto tanto tanto meno Sebastopoli.

E' tempo di tregua. E' necessario un armistizio stile Corea 1953.

Occorre smettere di sparare e di uccidere.

Poi, con il tempo, verranno le conferenze, i compromessi, i cambiamenti.

https://youtu.be/Z8Z51no1TD0

 





domenica 22 maggio 2022

In ricordo di Giuseppe Tallarico


 

Il 20 maggio 2022 è tragicamente scomparso Giuseppe Tallarico, il nostro Pino.

Siamo stati colleghi nella direzione dei sistemi informativi del Comune di Firenze. Siamo diventati amici. Pino è stato anche un generoso attivista civico e ambientalista. Ha creduto moltissimo nei Cinque Stelle, che nelle lotte sociali e ambientali del comune di Scandicci hanno avuto un ruolo civico e civile importante, anche grazie a lui. Insieme alla sua famiglia ha resistito contro le pretese di una delle (tante, troppe) cooperative edilizie che, nonostante i contributi pubblici, hanno estorto quantità enormi di denaro ai loro soci acquirenti di una prima casa.

La Nazione gli ha dedicato un elogio funebre rispettoso e non omertoso, diamogliene atto: https://www.lanazione.it/firenze/cronaca/muore-in-incidente-il-paladino-tallarico-1.7694381/.

Noi lo ricordiamo con questa foto del 2017, una delle mattine che eravamo al suo fianco in attesa dell'esecuzione giudiziaria dello sfratto ingiusto che la cooperativa, ormai sull'orlo del fallimento, gli voleva imporre, per punirlo della sua ribellione:


 

Personalmente, il blogger di Diverso Toscana, lo ha ricordato così sulla rete sociale Facebook:



mercoledì 18 maggio 2022

Mémoire de Émile Chanoux


 

Riceviamo e con devozione rilanciamo, dall'amico senatore Albert Lanièce:

 

 

 

martedì 29 marzo 2022

Non dimenticheremo


 

Da un'amica, che preferisce restare in disparte, ricevo e volentieri pubblico...


27 marzo 2022

Fine dello Stato di Emergenza?


In questi giorni ricorre un anno dalla mia guarigione da Covid. Che guarigione non è stata. È stato un lungo Covid che lentamente mi sta lasciando. 

Pochi giorni fa ho scoperto che oltre ai problemi cardiaci, il Covid ha lasciato cicatrici sui miei polmoni e ho avuto la polmonite interstiziale che non ho curato perché non sapevo di averla. Come ho fatto a superarla non lo so.  Ora ho capito perché non riuscivo neppure a salire le scale… 

Io non li perdonerò mai. 

So che in pochi la pensano come me, ritenendo l’operato del governo “il meglio possibile”, date le circostanze. Va bene così. Ognuno ha il proprio sentire. Per quanto possa valere, pochissimo, lo so, io, nel mio piccolo, disprezzerò la classe dirigente che ha gestito questa pandemia finché avrò vita.

Non li perdonerò per non aver fatto il possibile per sperimentare cure precoci per le persone malate di Covid. Per aver mantenuto in essere un protocollo assurdo di “tachipirina e vigile attesa”, che ha fatto migliaia di morti ed ha lasciato soli gli ammalati. Che una volta “guariti”, se hanno riportato conseguenze, devono vedersela con le proprie disponibilità economiche, rivolgendosi alla Sanità privata, perché il Pubblico non ha risorse e rimanda accertamenti diagnostici e visite a mesi a venire. Nessun protocollo per i “guariti” se non sono stati ospedalizzati.

Non li perdonerò per l’assenza di un piano pandemico, per esserci trovati senza mascherine, guanti o camici, per i medici e tutti gli operatori sanitari morti sul lavoro, a trattare qualcosa di sconosciuto a mani nude. 

Non li perdonerò per gli anziani morti nelle Rsa, dove hanno portato i positivi a contagiare tutti.

Non li perdonerò per i tagli dei posti letto, per i tagli al personale, per il blocco del turnover, per le razionalizzazioni mascherate da potenziamenti, per aver lasciato indietro altre patologie, per l’ingerenza della politica in Sanità. E non li perdonerò perché dopo due anni pochissimo si continua a fare. 

Non li perdonerò per i danni psicologici ad una fetta consistente della popolazione a causa di una comunicazione terroristica e colpevolizzante ed aver tergiversato per garantire supporto psicologico a tutti. 

Non li perdonerò per aver abbandonato bambini e adolescenti, per averli additati come untori, per non averli rassicurati. Per non aver fatto della Scuola in presenza una vera priorità, investendo in locali areati meccanicamente, in numeri più piccoli per classe, in vero e capillare tracciamento e screening,  in mascherine Ffp2 per i docenti ed il personale. Per aver permesso che un luogo di inclusione, la Scuola, diventasse un luogo di discriminazione. 

Non li perdonerò per i bus ed i treni che erano carri bestiame prima e lo sono rimasti. 

Non li perdonerò per i soldi sprecati in mascherine-pannolino inutilizzabili, banchi a rotelle o bonus assurdi, mentre attività fallivano e famiglie non arrivavano a fine mese. 

Non li perdonerò per aver avviato la campagna vaccinale lasciando indietro gli anziani ed i fragili, vaccinando prima categorie come avvocati e giornalisti o giovani insegnanti, mentre i sessantenni/settantenni morivano. 

Non li perdonerò per aver messo a rischio i giovani con gli "open day", con farmaci raccomandati per gli over 60. 

Non li perdonerò per non aver mai preso in considerazione il principio di precauzione per la vaccinazione a bambini e adolescenti (anche guariti!) e continuare a somministrare agli under 30 quando è appurato che i rischi di miocardite aumentano. È scritto pure sul bugiardino! 

Non li perdonerò per una vaccinazione di massa che ha stritolato persone impaurite, che non ha saputo comunicare e dialogare, che non ha previsto esoneri basati sul principio di precauzione o pareri di specialisti, che ha visto medici di medicina generale e pediatri, completamente succubi, abdicare alla loro funzione.

Non li perdonerò per il trattamento riservato ai guariti, contro ogni evidenza scientifica. 

Non li perdonerò per la politica paternalistica e ricattatoria del "Green Pass", con ricadute pesantissime su minorenni e giovani non vaccinati. Ancora, fino al 1 maggio, ci sono dei ragazzini che non possono fare sport perché non hanno il "super Green Pass", mentre Omicron colpisce indiscriminatamente vaccinati e non. 

Non li perdonerò per aver fatto passare l’idea che i diritti (istruzione, lavoro, mobilità) si possano mettere fra parentesi, senza, peraltro aver cercato, prima, con oggi mezzo, altre soluzioni. 

Non li perdonerò per aver scaricato la responsabilità sui cittadini, per aver zittito il confronto ed il dibattito fra persone autorevoli, proponendoci la semplificazione macchiettistica vax-novax, per il linguaggio bellico ed il linguaggio d’odio che è entrato nel nostro quotidiano, a partire proprio dalle Istituzioni e ha spalancato le porte al pensiero binario che troviamo pari pari nel dibattito sulla guerra Russia-Ucraina. 

Infine, non li perdonerò perché so, che la prossima volta, faranno lo stesso e non avremo imparato nulla.
 

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Il fatto che questo testo, che evoca il J'accuse di Zolà, che ci riporta al Pasolini di "Io so", che ci ricorda come le menti delle masse siano state oscurate, debba essere pubblicato senza il nome della sua Autrice, è agghiacciante. Ma non disperiamo! Come persone impegnate in politica, non spetta a noi condannare o perdonare, ma ricordare sì. Tutto ciò che è accaduto deve essere ricordato e, nella prossima legislatura, portato davanti a una commissione d'inchiesta che riporti la verità, unica base per una riconciliazione duratura (nota di Mauro Vaiani, blogger di Diverso Toscana, 29/3/2022).


mercoledì 23 marzo 2022

Sfidenza, avanguardia del credito sociale


 

Fidenza si è ribattezzata Sfidenza, per sottolineare di essere all'avanguardia nel controllo sociale, perché degli esseri umani proprio non ci si può fidare.

Grazie alla sua efficiente amministrazione di "sinistra", ai big data, agli studi che il Comune ha finanziato sulla "psicologia sociale", probabilmente grazie anche all'esperienza maturata attraverso una applicazione maniacale del "Green Pass", ha finalmente abbracciato i primi elementi di tecnofascismo, avviandosi alle magnifiche sorti e progressive del postcomunismo cinese. 

Le innovazioni sono state rese possibili grazie ad ACER, http://www.aziendacasapr.it/, azienda di gestione delle case pubbliche della provincia di Parma.

Gli asociali, i pigri, gli improduttivi, i maleducati, i diversi, che hanno ottenuto un appartamento di quelli per "povery", saranno finalmente sottoposti a un regime meritocratico, attraverso una patente a punti, un sistema di credito sociale per il controllo delle loro abitudini, che sono quasi sempre cattive. Avranno 50 punti e potranno perderne 20 se innaffiando i vasi l'acqua colerà dai terrazzi.

Immaginiamo che, per controllare questi improduttivi e marginali nuclei familiari, si ricorrerà alla sorveglianza universale digitale, con telecamere, ma ci si avvarrà anche di sistemi più tradizionali, come la delazione di vicinato e il kapò di condominio.

Per approfondire:

https://www.byoblu.com/2022/03/22/fidenza-patente-a-punti-per-case-popolari/

* * *

Ironia a parte su questo pezzo d'Emilia caduto nelle grinfie di tali tecnocrati che evidentemente non credono a nulla e quindi sono capaci di tutto, proponiamo un contrappunto.

* * *

Per i pochi che ancora hanno un po' di cultura politica, princìpi e valori, o almeno un po' di buon senso, ricordiamo una piccola storia toscana, anzi più precisamente maremmana.

Torniamo un attimo indietro di una settantina d'anni, alla riforma agraria. 

Con tutti i suoi enormi difetti, trasformò diverse migliaia di poveri salariati in piccoli proprietari coltivatori diretti. Spesso troppo piccoli, poco preparati (oltre che mal guidati e mal consigliati dalle autorità pubbliche, ma di questo parleremo un'altra volta) per riuscire a fare del proprio podere una vera azienda autosufficiente. 

Quasi tutti, però, si sentirono più forti grazie alla casa e alla terra che avevano ricevuto a condizioni di favore, riscattabile in trent'anni. 

Si avviarono così al loro riscatto. Si inventarono altri lavori. Mandarono i loro figlioli a scuola. Crearono botteghe e fabbrichette. Le campagne si spopolarono meno che altrove. Nacquero persino nuovi borghi, in un tempo in cui tutti i paesi antichi dell'entroterra stavano invecchiando e morendo.

E' vero, non c'era l'Europa, non c'era la globalizzazione, non c'era il digitale, ma forse c'erano convinzioni e un cuore cristiano e socialista batteva nella nostra Maremma amara.


venerdì 4 marzo 2022

Pasolini contro il tecnofascismo

 


Per onorare il centenario della nascita di Pier Paolo Pasolini vogliamo ricordare la sua intuizione forse più ficcante, quella contro l'avvento, nella modernità tecnologica, di un tecnofascismo capace di irrigidire i rapporti di forza nella società fino a renderli immodificabili.

Pasolini, poeta e romanziere, saggista e regista, nacque per caso a Bologna il 5 marzo 1922 e morì, nelle note terribili circostanze, a Roma il 2 novembre 1975. Ma era friulano e parlava e scriveva la sua madrelingua, oltre all'italiano medio.

Fu una figura controversa, capace di suscitare polemiche furiose per la radicalità della sua critica alla nascente società dei consumi, in cui vedeva dissolversi la tradizione, i valori più profondi della vita umana, l'equilibrio tra essere umano e natura.

Di più, intravedeva nel trionfo del capitalismo consumista globale, una massificazione capace di piallare ogni diversità economica e culturale locale, l'avvento di un nuovo autoritarismo planetario, sotto il cui giogo non sarebbero sopravvissute le autonomie personali, sociali, territoriali.

Tutto, sotto il rullo compressore dell'omologazione, del conformismo, del consumismo di massa, sarebbe diventato immodificabile: i rapporti tra persone impoverite di relazioni familiari e sentimentali, le relazioni tra ceti, i rapporti di forza tra classi sociali, i confini degli stati, i tempi e i ritmi dell'urbanesimo, gli abiti che ci avrebbero fatto indossare, il cibo standardizzato, le medicine prodotte in modo industriale per somministrazioni di massa, il flusso delle informazioni, gli stessi pensieri. Suona familiare tutto questo, vero?

Dopo il lavaggio del cervello a cui siamo stati sottoposti per farci accettare cose che non stanno né in cielo né in terra come il "Green Pass", forse ce ne rendiamo maggiormente conto. E poiché l'inquinamento, le guerre, le ingiustizie continuano, continueranno anche a mentirci per farci accettare di tutto e di più.

Fu una cassandra dell'avvento di un pensiero unico, che si sarebbe ovviamente presentato come benevolo e "liberale", che si sarebbe addirittura ammantato di "antifascismo", per realizzare un fascismo ancora più perfetto, che avrebbe richiesto una obbedienza ancora più cieca delle dittature e dei totalitarismi del passato.

A una umanità privata di radici, di spiritualità, di diversità, di senso della famiglia e della comunità locale, di educazione popolare di prossimità, di servizi pubblici e beni comuni locali, sarebbero state offerte, in cambio di una rigida obbedienza, alcune misere cose: una certa quantità di beni di consumo materiali; qualche diritto civile da esercitare sempre entro i rigidi canoni stabiliti dal pensiero dominante; l'illusione di essere liberi e persino, ogni tanto, la possibilità di poter scegliere tra candidati apparentemente diversi e in realtà tutti difensori dello status quo.

Non fu certo un pensatore sistematico e forse fu eccessivamente pessimista. Per esempio, forse, non intravide che la sua rivolta contro il falso progresso avrebbe contribuito alla primavera del pensiero divergente civico, ambientalista, autonomista, antiautoritario che pure stiamo vivendo. 

Tuttavia fu grande, profondo, coraggioso e tutti dovrebbero leggere almeno qualcuna delle sue "Lettere luterane".

Che la Provvidenza lo custodisca nel suo seno.


sabato 26 febbraio 2022

Si fermi la guerra e si combattano coloro che l'hanno preparata

 


Lo ha detto bene Marco Tarquinio, il direttore di Avvenire, ieri, venerdì 25 febbraio 2022, su Radio Radicale, ospite dello speciale Spazio transnazionale di Francesco De Leo: proprio oggi che siamo sommersi di immagini e video, non abbiamo mai saputo così poco di questa guerra e delle altre. Paradossalmente, i corrispondenti di guerra di una volta, in un mondo meno tecnologico e meno globalizzato del nostro, ci spiegavano di più delle guerre di allora, bucavano la censura, smascheravano la propaganda.

Le persone che stanno morendo oggi in molte città ucraine sono vittime dell'aggressione russa, certo, ma anche del silenzio, della propaganda, della complicità con cui i potenti della terra hanno lasciato morire migliaia di persone nella lunga guerra scatenata dai neonazionalisti ucraini contro i russofoni del Donbass.

Ora dobbiamo senza esitazione pretendere l'immediata cessazione delle ostilità.

Poi bisognerà che tutti gli interessati siano coinvolti in lunghe e complesse trattative: 

- le nuove repubbliche di Donetsk e Lugansk, a meno che non si pretenda di tornare a bombardarle, come si è fatto dal 2014 in avanti;

- i governi di Crimea e Sebastopoli, che devono confermare e spiegare davanti al mondo quanto sia effettiva e definitiva la loro volontà di restare nella Federazione Russa;

- il governo dell'Ucraina, con il presidente Zelensky tornato alla ragione, o con un nuovo governo, questo lo deciderà il parlamento ucraino, appena potrà riunirsi; 

- la Bielorussia e la Federazione Russa, che avevano delle ragioni da difendere, ma ora sono passate irrimediabilmente dalla parte del torto;

- i paesi confinanti, tutti, perché non ci si possono scegliere, in questo mondo, i vicini; 

- l'Unione Europea, che deve recuperare la dignità e la terzietà e smettere di essere il ripetitore degli eccessi del militarismo americano; 

- l'Alleanza Atlantica, che avrebbe molte cose da spiegare a tutti noi, a partire dalle costose e inutili spese per rafforzare un cosiddetto fronte orientale oltre il quale nessuno ci minaccia.

I leader e le forze politiche europee più serie e meno ciniche devono fare uno sforzo gigantesco: guardare sia alla drammaticità che alla complessità della situazione, pena la perdita di molte altre vite.

Di fronte alla complessità e alla drammaticità del momento presente, la presa di posizione del recente Consiglio europeo del 24 febbraio scorso, sconcerta per la sua tragicomica avventatezza, per un linguaggio così antipolitico da meritarsi più l'irrisione che l'indignazione.

Chi si intende di politica e geopolitica, leggendola, capirà immediatamente che è una grida isterica, non certo una iniziativa di verità e riconciliazione.

Macron, Draghi e gli altri capi di stato dell'Unione Europea hanno sottoscritto un documento infantile e pericoloso, che chiede, in buona sostanza, che tutto torni come prima, come se la Federazione Russa non esistesse, non fossero successe molte cose irreversibili in questi ultimi anni di crisi, non fossero già stati commessi, non solo da Putin, molti irrimediabili errori.

Siete vergognosi, cari leader europei della nuova generazione di plastica, tecnocrati pieni di arroganza e poveri di saggezza, sedicenti competenti e poveri di esperienza politica, inadatti alla guida dell'Europa e pericolosi per tutti i popoli e tutti i territori che governate, ma questo già lo sapevamo.

In questo momento, noi come OraToscana, insieme crediamo a ogni persona impegnata nel civismo, nell'ambientalismo, nell'ambientalismo, nella resistenza anti-autoritaria, contro la dittatura delle continue emergenze imposte dall'alto e da altrove, chiediamo che si fermi in ogni modo possibile la guerra, ma allo stesso tempo continueremo a combattere coloro che questa guerra hanno preparato, quei governi e quei governanti centralisti e autoritari che sono la rovina dei popoli e dei territori e che vanno rovesciati, con ogni forma di resistenza nonviolenta possibile.

Poiché la spiritualità e la preghiera sono fondamentali in ogni resistenza nonviolenta, aderiamo, come persone di OraToscana credenti e non credenti, al giorno di digiuno e di preghiera proclamato dal vescovo di Roma, papa Francesco, per il sacro Mercoledì delle Ceneri, 2 marzo 2022, per la pace tra Ucraina e Russia, ma anche nel ricordo di coloro che stanno morendo e soffrendo in Tigrè, in Yemen, nel Sahel, nelle comunità oppresse dei nativi americani, in tutte le periferie disperate di questo mondo che i grandi potentati della globalizzazione stanno distruggendo.

per OraToscana
da Firenze, sabato 26 febbraio 2022
il garante
Mauro Vaiani Ph.D.



 

 

martedì 30 novembre 2021

Al bando l'odio nella festa della Toscana

 


Ormai dal 2000 il 30 novembre di ogni anno il Consiglio regionale, il nostro parlamento, celebra con dignitosa solennità la festa della Toscana, voluta nel ricordo dell'anniversario dell'abolizione della pena di morte.

E' una giornata di orgoglio toscano, senza se e senza ma, da rispettare e di cui approfittare per studiare, riflettere, prepararsi a nuove azioni di civismo, ambientalismo, autonomismo.

Anche il fatto che cada così vicino alle feste del cuore d'inverno, aggiunge alla festa della Toscana il significato di rappresentare un invito alla tregua politica e alla riscoperta di ciò che ci unisce, come Toscani, in questo mondo diviso.

Per volontà del granduca illuminato Pietro Leopoldo di Lorena, il 30 novembre 1786 la Toscana divenne il primo stato moderno al mondo ad abolire la pena di morte, "conveniente solo ai popoli barbari", secondo il principe.

Recita il provvedimento lorenese: «Abbiamo veduto con orrore con quanta facilità nella passata Legislazione era decretata la pena di Morte per Delitti anche non gravi... (om.) ...avendo altresì considerato, che una ben diversa Legislazione potesse più convenire alla maggior dolcezza, e docilità di costumi del presente secolo, e specialmente nel popolo Toscano, Siamo venuti nella determinazione di abolire come Abbiamo abolito con la presente Legge per sempre la Pena di Morte contro qualunque Reo...» (51° articolo della Riforma).

Oltre alla pena di morte furono bandite le forche, la tortura e le mutilazioni. Dei patiboli fu fatto un falò nel Bargello, palazzaccio di polizia e di potere che da allora cominciò a liberarsi della sua fama sinistra.

Il provvedimento è uno dei pochi frutti durevoli dell'Illuminismo italiano, direttamente ispirato dall'opera "Dei delitti e delle pene", che il grandissimo Cesare Beccaria pubblicò proprio in Toscana per la prima volta, a Livorno, nel 1764.

Scorrendo l'archivio digitale delle celebrazioni precedenti, non si può fare a meno di notare che negli anni i leader del parlamento toscano hanno talvolta cercato di piegare la giornata a qualche argomento di corto respiro e non sfuggono certi eccessi di politicamente corretto, ma il tema di quest'anno, il rifiuto del linguaggio di odio nella comunicazione politica, nelle reti sociali, nella vita pubblica, merita di essere tenuto di conto.

Forse negli eventi ufficiali si parlerà molto della violenza verbale a cui la gente comune si abbandona dopo questi mesi terribili della pandemia. Forse si parlerà poco della violenza del pensiero unico con cui i potenti ci maltrattano dall'alto. Il tema, tuttavia, esiste. Nessuno può esimersene. Nessuno può tirarsi indietro dallo sforzo di mettere al bando l'odio, nemmeno noi che, in quanto oppositori del centralismo autoritario, essendo minoranza, ci sentiamo più vulnerabili, oppressi, messi all'angolo da prepotenze come quelle del Green Pass.

L'infodemia, più che la pandemia, ci ha stremato tutti. Non pochi hanno perso l'equilibrio personale, oltre che quello politico, sia tra i potenti che tra gli umili. Lo sforzo di conservare il senso della misura tocca a tutti. 

Sugli oppressi gravano forse responsabilità persino maggiori che sugli oppressori, se davvero si intendono coltivare riscatto con metodi nonviolenti, consapevolezza contro la caccia alle streghe che si è scatenata, argomenti lungimiranti per salvare la Repubblica delle Autonomie personali, sociali, territoriali.

Eppoi siamo Toscani, non dimentichiamolo, popoli che coltivano l'ironia anche salace, ma mai dimenticano la mitezza.

Buona festa della Toscana.

 

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sabato 20 novembre 2021

In memoria di don Domenico Pezzini


 

Ieri, venerdì 19 novembre 2021, è tornato nel seno della Provvidenza il caro e stimato don Domenico Pezzini.

E' stato un pioniere dell'ascolto, della comprensione e dell'inclusione sociale ed ecclesiale delle persone omosessuali cristiane.

In particolare, per gli uomini maschi gay della mia generazione, è stato un maestro e un fratello lungo una via per nulla facile di accettazione di sé, prima ancora che di venuta alla luce con la propria famiglia, i propri amici e colleghi, il proprio territorio.

I ritiri di Torrazzetta sono stati e resteranno luoghi di raro sollievo per persone che, dovendo faticare ogni giorno per vivere la propria diversità sessuale, almeno per un paio di giorni potevano con don Domenico pensare solamente a come coltivare il proprio essere cristiane, la compagnia di Gesù Cristo, il Vivente, nel profondo del proprio cuore, in corpo e anima.

Don Domenico ha sofferto momenti difficili e ha pagato un prezzo molto alto, per la sua diversità, come qualcuno ricorderà.

Credo che il giudizio degli uomini, nel tempo, sarà meno duro. Quanto a lui, ora è nelle mani del giusto Giudice, del Placatore di tempeste, dell'Onnisciente e dell'infinitamente Misericordioso.

Buon viaggio, don Domenico.

Mauro Vaiani, un tuo antico figliolo spirituale


martedì 9 giugno 2020

Hommage à Bruno Salvadori


 

Pourquoi être autonomiste, même en 2020

L’Union Valdôtaine, à l’occasion du 40e anniversaire de la mort de Bruno Salvadori, a voulu se souvenir de la figure de ce grand autonomiste avec une initiative qui s'est tenue lundi 8 juin 2020, à 21h00, sur la page Facebook et la chaîne Youtube de l’Union Valdôtaine.

https://www.facebook.com/unionvaldotaine/videos/2791190041114268/


Omaggio a Bruno Salvadori, toscano, friulano, valdostano, pioniere dell'autogoverno per tutti, dappertutto


A partire dalla bella testimonianza pubblicata dal figlio Massimo Salvadori, sul sito Aosta Sera, e dopo aver ascoltato la commemorazione organizzata dalla Union Valdôtaine, moderata da Guido Grimod, con gli interventi di Erik Lavevaz (presidente UV), dello stesso Massimo Salvadori, del senatore Albert Lanièce, di François Stévenin (presidente Institut historique de la Résistance), Guido Corniolo, Claudio Magnabosco, Frédéric Piccoli, vogliamo ricordare anche qui questa figura straordinaria.

Salvadori è stato il punto di riferimento di un moderno autonomismo ma anche il pioniere di un moderno decentralismo valido per l'Italia, l'Europa, tutto il mondo.

Bruno Salvadori nacque ad Aosta il 23 marzo 1942 da padre toscano e madre friulana. Crescendo, scelse di essere Valdostano e si iscrisse al movimento popolare e antifascista che rappresentava la Valle d'Aosta, la Union Valdôtaine. Proseguì sulla scia dell'eredità di Émile Chanoux, uno degli autori della Carta di Chivasso del 1943. Diventò più Valdostano di tanti Valdostani di ben più antica origine, hanno detto di lui. L'etnia, l'appartenenza a una comunità etno-linguistica, nel suo pensiero e nella sua azione politica, non era stabilita dal sangue o dagli antenati, ma dalla scelta attiva di una persona di assumersi la responsabilità di un territorio, di una comunità, di una cultura.

Purtroppo Salvadori morì prematuramente e tragicamente in un incidente stradale l'8 giugno 1980, mentre tornava in Valle dopo essere stato a trovare la famiglia che era al mare in Liguria.

Scrive il figlio Massimo, in occasione del quarantesimo anniversario, che "Nonostante siano passati tanti anni, le sue idee, i concetti che teorizzava e la visione lungimirante su tanti aspetti della vita economica, politica e sociale della Valle d’Aosta, ma non solo, sono oggi più che mai di attualità".

Fu candidato alle elezioni europee del 1979, con la lista di raccolta dei movimenti territoriali Federalismo - l’Union Valdôtaine, una esperienza che, quarant'anni dopo, diverse forze localiste, territorialiste, autonomiste, indipendentiste della Repubblica Italiana sperano di poter ripetere al più presto, attraverso iniziative come la rete Autonomie e Ambiente.

Nel 1979, durante quella campagna elettorale europea, conobbe Umberto Bossi e diventarono amici. E' noto che fu Salvadori a spiegare il federalismo a Bossi, ma quest'ultimo lasciò presto per strada un programma, anche minimo, di cambiamento federalista dell'Italia. Ebbe successo, invece, come leader populista e autoritario di un movimento che rimase federalista solo a parole e sappiamo come poi è andata a finire.

L'eredità di Salvadori, invece, è più viva che mai e quella di un moderno decentralismo, dell'autogoverno per tutti dappertutto, è l'unica direzione politica in cui vale la pena camminare, per assicurare un futuro alle generazioni future, un mondo a misura della persona umana.

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