Su La Stampa di ieri, 7 ottobre 2026 e terzo anniversario della terrificante guerra scatenata da Hamas contro Israele, Fabiana Magrì ha intervistato Moran Stella Yanai.
La signora Yanai è un ex ostaggio, catturata da Hamas è rimasta prigioniera per 54 giorni.
Riportiamo qui alcune parole estratte dall'articolo di Fabiana Magrì, con alcuni nostri commenti.
A Gaza Moran Stella Yanai non aveva un orologio. Nei 54 giorni come ostaggio di Hamas, l'ostaggio scandiva il tempo con i rumori. Alle sei del mattino era il canto di due bambine: non poteva vederle ma le immaginava mentre si tenevano per mano. A metà mattina passava sempre un asino, ragliando. Nel pomeriggio arrivavano i bambini a giocare a pallone per strada. Verso sera, una madre si affacciava alla finestra e telefonava al figlio: un altro giorno di prigionia era passato. Finché un pomeriggio ci fu un’esplosione: al posto della consueta telefonata, sentì la madre palestinese urlare e Moran pianse per quel dolore. Ma il suo carceriere derise entrambe. E un’altra volta la avvertì che, se avesse mai rivelato dove era stata tenuta in ostaggio, la morte dei bambini di quella città sarebbe ricaduta sulla sua coscienza.
Avete letto bene: la milizia genocida di Hamas, non paga di usare la popolazione di Gaza come una massa di scudi umani, cercava e cerca ancora di scaricare ogni colpa sui suoi ostaggi - israeliani, arabi, chiunque cada nelle sue grinfie - e su chi le resiste.
Oggi Yanai ha 43 anni. Non cerca assoluzioni né vendette, non perdona Hamas e non assolve chi l’ha rapita. «Ma – afferma – non sarà l’odio una delle cose che porterò con me dopo quella terribile esperienza», iniziata alle 6 e 29 di tre anni fa, al Nova Festival a Reim.
Di quel 7 ottobre ricorda un’alba bellissima. Di recente aveva iniziato a disegnare gioielli ed era all’evento
musicale con il suo primo banchetto per venderli. Tra migliaia di ragazzi che ballavano tutto attorno ai palchi e ai bar allestiti nella foresta di Reim, lei sorseggiava tè con un’amica, seduta su una sedia da spiaggia. Finché comparvero due scie a solcare quell’alba: i primi razzi di Hamas sparati da Gaza.
Secondo i dati rilasciati dalle Forze di Difesa Israeliane (IDF), Hamas ha lanciato oltre 13.000 proiettili (tra razzi e colpi di mortaio) da Gaza verso Israele, a partire dal 7 ottobre 2023 fino al giorno della terza tregua, il 10 ottobre 2025, quella che condusse alla liberazione degli ultimi ostaggi e che sarebbe - nonostante molte violazioni da entrambe le parti - tuttora in vigore.
Ben 5.000 razzi furono lanciati nelle primissime ore del macello del 7 ottobre 2023, come copertura delle cellule di miliziani che entrarono in Israele.
L'intervista si conclude con un messaggio di grande speranza. Alla vigilia delle prime elezioni dopo il 7 ottobre, Fabiana Magrì domanda se, secondo l'ex ostaggio, gli Israeliani sceglieranno l’umanità o la paura? «Per me la paura è una forza enorme, mi fa concentrare e prendere decisioni. Ma non voglio rinunciare all’umanità. Non sono una politica e non dirò agli altri come votare. So però che voglio vivere
in un Paese libero e in pace. Israele ha già dimostrato di saper convivere con opinioni molto diverse. Durante la battaglia per gli ostaggi c’erano manifestazioni contro il governo e manifestazioni per la loro liberazione, e questo non ha cancellato il rispetto reciproco. È una delle cose che mi rendono orgogliosa di essere israeliana. Alla fine, più che scegliere tra paura e umanità, voglio che il mio Paese scelga la pace».
Se Israele sceglie la pace con i suoi vicini, come ha detto ieri il presidente israeliano Herzog, ne troverà molti che sono pronti.
In ogni campo del travagliato Medio Oriente, le persone stanche della violenza e della guerra sono di più di quelle che sino a oggi ci hanno guadagnato.
C'è speranza.
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Fonti:
Articolo su La Stampa
La foto della signora Yanai è estratta da Vaildaily



