Un discorso diverso in Toscana, per chi crede, in questa nostra madreterra, in questa fugace vita, in qualcosa di diverso

martedì 24 febbraio 2026

Quattro anni di una guerra che nessuno può vincere


Triste anniversario, quello di oggi martedì 24 febbraio 2026. Sono passati quattro anni dall'inizio dell'invasione russa dell'Ucraina, la cosiddetta "Operazione militare speciale" (Special Military Operation, abbreviata spesso in SMO e nota in lingua russa come спецопера́цияspetsoperatsiya).

Milioni di persone sono morte, ferite, mutilate, costrette all'esilio, deportate o addirittura rapite.

Un disastro per molti, quasi tutti, sia nella Federazione Russa, che in Ucraina, che nelle comunità dei territori contesi: la Repubblica di Crimea, in particolare la sua minoranza tatara, la città di Sebastopoli, i territori degli oblast di Cherson (Kherson) e Zaporižžja (Zaporizhzhia), i ribelli del Donbass, cioè gli stati separatisti del Doneck (Donetsk) e di Lugansk (Luhansk).

Arricchimento, invece, per pochi, come in tutte le guerre.

E certezza di rimanere al potere, per coloro che questa guerra sono riusciti a scatenare e non sono poi riusciti a fermare: non si può votare, né cambiare dirigenti, nemmeno è consentita la minima critica o autocritica, quando c'è il nemico alle porte!

I sedicenti leader del mondo (e d'Europa), dopo aver dato il peggio di sé in questi anni, sin dalle crisi russo-ucraine dell'inizio degli anni 2010, hanno mostrato di essere ancora più drammaticamente incompetenti, quando si sono messi in testa di trattare addirittura la "pace", mentre si bombardava, si moriva, si sanzionava, si continuava a fare propaganda.

L'unico modo sicuro di ripararsi dalla guerra è non cominciarla. Era possibile evitare che si scatenasse questa guerra drammatica che nessuno può vincere? Sì, era possibile, ma ormai indietro non si può tornare.

Qual è quindi il compito di un realismo fondato sui princìpi? 

L'Ucraina esiste ancora, ha resistito eroicamente. La Federazione Russa non è ancora sprofondata nella miseria e nella paura.

Questo è il momento di ottenere il cessate il fuoco, in vista di un armistizio a lungo termine. Della pace si parlerà, ma dovrà passare parecchio tempo. Ci vorranno anni di trattative. E alla fine non ci sarà alcuna "pace giusta", ma solo la pace possibile.

Ai nostri occhi è evidente che, nel lungo termine, i popoli europei occidentali e centrali dovranno ricostruire una comunità di sicurezza insieme ai popoli della Federazione Russa, gli europei orientali. Non ci sono alternative, quando si vive nella stessa piccola penisola del pianeta.

Cosa accadrà invece se, calpestando un realismo fondato sui princìpi, si continuerà a combattere? Non ci saranno vincitori o vinti. Siamo nel 2026, non nel 1945. Le elite paiono non capire o, più probabilmente, fanno finta di non capire... Le guerre moderne del secolo scorso furono già terribili, ma le guerre contemporanee sono in grado di cancellare interi popoli ed ecosistemi. Intensificare o anche solo prolungare i conflitti significa mettere a rischio l'intero pianeta.

Se prosegue la guerra, la Federazione Russa e la Repubblica di Ucraina continueranno a impoverirsi e a degradare, da ogni punto di vista, prima di tutto spiritualmente e culturalmente. E con loro tutti gli altri Europei, che siano o pretendano di definirsi amici, nemici, indifferenti o ignavi.

Invece che come in Corea (1953), qualcuno sogna che possa continuare come la guerra Iran-Iraq (1980-1988): altri anni di guerra e di affari... Ciascuno di noi deve combattere questi avventati e avidi, a cominciare da quelli che sono al potere nel proprio paese.


mercoledì 18 febbraio 2026

Quale è il peso elettorale delle autonomie


Dopo tanti anni spesi per i valori delle autonomie, dopo aver fondato nel 2019 la sorellanza Autonomie e Ambiente (AeA, un necessario ma aggiornato strumento confederale al servizio delle autonomie e dei civismi di tutta la Repubblica Italiana), dopo aver riagganciato le autonomie dei nostri territori all'Alleanza Libera Europea (ALE / EFA, European Free Alliance), noi siamo certi di avere un peso nella pubblica opinione. Un peso elettorale per ora limitato, ma sufficiente a difendere tradizioni, libertà, diversità e biodiversità per le generazioni future.

Se i media praticassero più par condicio e facessero meno chiappa-clic (clickbaiting) con i "fenomeni", forse potremmo finalmente uscire più rapidamente, come autonomisti di AeA e di EFA, dal cono d'ombra in cui siamo al momento.

Non siamo urlatori, né provocatori, né populisti, né estremisti, né folkloristici, né ricchi, né potenti, ma cosa accadrebbe se i media di approfondimento politico ci dessero almeno lo spazio che è stato dato (in ultimo, ma prima di lui a tanti altri aspiranti masaniello, podestà e napoleoni) all'ormai notorio fenomeno de "Il mondo al contrario"?

Lo scopriremo, prima o poi, perché le nostre radici sono antiche e profonde; siamo fedeli ai valori della Carta di Chivasso del 1943; sono centinaia le amministrazioni competenti che esprimiamo in tutta Europa (alcune più progressiste, altre più moderate).

Le autonomie, con le loro forze storiche e con le nuove realtà civili, civiche e civiste, sono qui per restare. La Repubblica delle autonomie è l'unica che abbiamo. L'Europa delle Regioni, dei Territori, dei Popoli, è l'unica possibile.

* * *

 

giovedì 5 febbraio 2026

Il problema dei palloni gonfiati dall'alto


Siamo bombardati da ondate di conformismo mediatico, spesso originate da poche ma potentissime concentrazioni di potere tecnologico, economico e finanziario.

Non ci pare più il tempo dei masaniello. Non emergono più figure carismatiche, magari anche populiste, dal basso, dai mondi vitali delle comunità locali, dalla cosiddetta "pancia" delle classi medie e basse, preoccupate o anche arrabbiate, perché impoverite di identità, sicurezza, mezzi spirituali e purtroppo anche materiali.

Ci vengono gonfiati davanti agli occhi dei palloni, dai soldi e dai media di potenti che agiscono dall'alto e da altrove. Palloni gonfi ma spesso fragili e comunque troppo leggeri per resistere alle potenti risacche dei pensieri unici (nel senso di talmente dominanti da essere senza pietà con tutti coloro che pensano diversamente).

Come possiamo difenderci? Una linea di resistenza ci pare essere quella di pretendere, come elettori delle società sé-dicenti democratiche, di votare per persone che vivono in mezzo a noi, nel nostro territorio, che possiamo non dico conoscere, ma almeno incontrare in presenza (fisica), scambiando qualche parola con loro, stringendo loro la mano, essendo magari informati - in forma scritta, magari antica, su carta - delle loro biografie, delle loro esperienze e competenze, delle loro proprietà e dei loro mezzi di sussistenza.

Più vicini essi sono, più sono cresciuti in mezzo a noi, immersi nella nostra stessa economia locale e vita quotidiana, più condividono il nostro accento, la nostra cultura vernacolare, la nostra religione civile, meno sarà facile essere ingannati.

Guai alle società sé-dicenti democratiche, in cui noi persone comuni ci riduciamo a votare per simpatia qualcuno che abbiamo visto in televisione, o sulle reti sociali online, o su altri media.

Guai! Perché le grandi centrali di potere e di sorveglianza ci hanno imposto figure come Monti, Fornero, Letta, Renzi, Conte, Draghi, Giorgetti, Meloni. Nomi che ci permettiamo di citare perché non sono stati e non sono il peggio che poteva capitare in Italia, ma che sono tutti emblematici di quello che l'amico e compagno Pierluigi Piccini definisce una rappresentanza politica che non incide più sulla nostra vita, anche perché la nostra vita non la vivono affatto, da decenni, ormai. 

Se siete arrabbiati e vi sentite esclusi e minacciati, non affidatevi al prossimo aspirante napoleone d'Europa, podestà d'Italia, generale dell'italianità, capitano padano, o capobastone appennico o insulare. Soprattutto se viene tenuto tenacemente nascosto chi ne ha finanziato l'ascesa alla condizione di celebrità mediatica.

Collegio per collegio, abbiamo bisogno di poter votare per nuovi leader locali, per il possibile avvento di una più sana circolazione delle elite, senza cui non riusciremo più a garantire una penetrante critica delle concentrazioni di potere, oltre che di vecchi e nuovi sistemi di indottrinamento e sorveglianza. 

Prato, 5 febbraio 2026

Mauro Vaiani Ph.D.
blogger di Diverso Toscana

 

Note: 

L'immagine del post è un dettaglio tratto da qui:
 https://www.ilpost.it/2023/02/03/palloni-aerostatici-cina-stati-uniti/

Segnaliamo anche un post meno banale di altri sul narcisismo di massa nella politica massificata e dominata dal conformismo dei media:
 https://www.larivistaintelligente.it/epidemia-di-narcisismo/patrizia-tenda/  

Piccole battaglie concrete per tornare ad eleggere i nostri leader locali:
 https://autonomieeambiente.eu/news/431-continua-la-lotta-per-leggi-elettorali-piu-giuste-per-tutti 

 

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