Un discorso diverso in Toscana, per chi crede, in questa nostra madreterra, in questa fugace vita, in qualcosa di diverso

giovedì 12 marzo 2026

Una soluzione radicale


 

Sono diventato un ascoltatore di Radio Radicale quando ero ancora un giovanotto, già appassionato di autonomie, tradizioni e libertà, di grande entusiasmo ma con una limitata formazione.

A un certo punto, sul finire degli anni '80, Radio Radicale conquistò me come attrasse persone di tutte le formazioni politiche e culturali, di tutte le condizioni sociali, di tutte le provenienze geografiche.

Il grande e carismastico Marco Pannella ci faceva riflettere su tutto. La radio era l'organo del suo piccolo partito, ma era anche un faro contro la partitocrazia in Italia, per una Europa meno burocratica, contro gli autoritarismi dell'Est europeo e dell'America Latina (e anche contro quelli di casa nostra), per una comunità mondiale delle democrazie.

Non posso dire di essere mai stato un vero e proprio attivista radicale, anche se non ricordo più quante battaglie di quello straordinario mondo ho condiviso. Ho perso il conto, da quante ce ne sono state, dal più remoto antiproibizionismo fino alle più recenti lotte per leggi elettorali più giuste per tutti.

Radio Radicale iniziò quasi subito dopo la sua fondazione, il 30 marzo 1976, a trasmettere dirette dalle aule parlamentari, dai congressi di tutti i partiti, dalle aule dei tribunali. A mio modesto parere, questa scelta era direttamente discendente dalle radici azioniste e liberali del Partito Radicale, dal suo spirito libertario, dalla scelta dei Radicali di abbracciare la nonviolenza (ahimsa) e la veraforza (satyagraha), strumenti gandhiani cruciali della moderna mobilitazione sociale.

Non c'è da stupirsi del fatto Radio Radicale, pur essendo organo ed emanazione diretta di una piccola forza politica, sia diventata un servizio pubblico per tutti coloro che parlano e comprendono la lingua italiana, ma di rilevanza europea e internazionale.

Nessuno si meraviglia se nella propria città una scuola cattolica di qualità diventa un punto di riferimento per bambini e giovani di ogni religione.

Nessuno mette in discussione che una società di pubblica assistenza, anticamente fondata da socialisti, possa svolgere servizi pubblici assolutamente universali - ambulanze, ambulatori, funerali - per cittadini di ogni credo politico e formazione culturale.

Allo stesso modo, i Radicali di Radio Radicale hanno creato, con le loro capacità professionali, con la diligenza quotidiana contro ogni settarismo e conformismo, con la costruzione del loro impressionante archivio digitale della storia politica contemporanea, con i loro investimenti in continue innovazioni, un insostituibile servizio pubblico d'informazione quotidiana e di approfondimento politico.

Radio Radicale viene fatta quotidianamente da persone che, proprio perché hanno le loro convinzioni e una loro originale cultura politica libertaria, sono in grado di dare voce a ogni altra convinzione e opinione, contribuendo al bene comune e - cosa non secondaria in tempi di guerra mediatica tra conformismi e centrali internazionali di disinformazione - difendendo la qualità del dibattito pubblico.

Radio Radicale merita tutti gli auguri e i complimenti possibili per il suo imminente cinquantesimo anniversario, ma soprattutto merita una soluzione radicale di finanziamento pubblico strutturale, perché possa vivere altri cinquant'anni.

Sono sicuro che esistono dieci milioni di Euro nell'immenso calderone dei contributi che i cittadini della Repubblica Italiana danno alla RAI e ad altri organi di stampa e media. Se anche - D-o non voglia - la politica si chiudesse a riccio, negando alla radio le poche risorse che le sono indispensabili, sono sicuro che esistono milioni di persone pronte a fare erogazioni liberali agli editori di Radio Radicale.

Animo!

Mauro Vaiani

(studioso e attivista in Toscana, segretario di Autonomie e Ambiente)

Prato, 12 marzo 2026, Anniversario della Marcia del Sale, guidata dal Mahatma Gandhi, iniziata il 12 marzo 1930

 

 

 

 

 

  

sabato 7 marzo 2026

Elogio del sorteggio


 

Ci sono abbastanza studi storici e scientifici che spiegano bene perché il sorteggio è una grande risorsa per comunità che vogliono salvaguardare l'imparzialità, la circolazione delle elite, l'autorevolezza delle loro istituzioni. Non abbiamo inventato niente!

La scelta del Parlamento, su iniziativa del ministro Carlo Nordio, di fare del sorteggio la cura contro la degenerazione correntizia dell'attuale Consiglio Superiore della Magistratura (CSM) è stata forse radicale e strumentale, ma è ampiamente e trasversalmente condivisibile.

Se la riforma sarà approvata, i nuovi organi di autogoverno, grazie al sorteggio, diventeranno enti dalla composizione imprevedibile, estremamente indipendenti da ogni condizionamento esterno, decisamente più autorevoli.

Del resto, proprio l'andamento della campagna referendaria che si concluderà con il voto dei prossimi 22-23 marzo 2026, ha reso evidente che proprio ciò che viene maggiormente disprezzato è esattamente ciò che serve. Lo dimostrano le reazioni scomposte dei vertici dell'Associazione Nazionale Magistrati (ANM) contro la legge di riforma costituzionale.

I capi della ANM considerano il CSM il loro parlamentino, cassaforte del loro consenso, roccaforte del loro potere su tutti i circa 9.000 magistrati giudicanti e requirenti in servizio (e sui poco meno di 200 che sono fuori ruolo, occupando spesso discutibilmente posizioni ultraprivilegiate).

Da decenni i capi delle correnti si sono messi di traverso a ogni riforma, non solo dell'ordinamento giudiziario, considerandosi e comportandosi come se fossero una sorta di terza camera della Repubblica, con poteri di veto sul potere legislativo e sull'indirizzo politico.

Come ci hanno spiegato gli autorevoli giuristi e politici del Comitato Pannella Sciascia Tortora, della Sinistra per il Sì, del Comitato Sì Separa della fondazione Einaudi, fra molti altri, la riforma Nordio è un decisivo passo avanti, per dare attuazione alla VII disposizione transitoria della Costituzione, ponendo fine a quella unità corporativa dei magistrati che abbiamo ereditato dal regime fascista.

Come finirà questo referendum? Speriamo che a deciderne le sorti non siano solo i tifosi degli attuali schieramenti. Se ci sarà un'ampia partecipazione popolare, nessuno nutre dubbi sulla vittoria del Sì.

Comunque vada, occorre evitare eccessi polemici e dolorose polarizzazioni, perché il giorno dopo, se avrà vinto il Sì - come speriamo - ma anche se avrà vinto il No, dovremo ritrovarci tutti insieme a ragionare di come procedere nelle riforme, perché una cosa è certa e guai a chi non la vedesse: lo status quo, in materia di giustizia (e quindi di legalità, sicurezza e carceri), è INSOSTENIBILE.

Mauro Vaiani

(studioso e attivista per le autonomie personali, sociali, territoriali)


 

domenica 1 marzo 2026

Tirannicidio e realismo

 


Il regime iraniano si è mostrato incredibilmente crudele, in tutta la sua storia ma in particolare in questa ultima criminale repressione delle proteste del cuore d'inverno 2025-2026. Tanta ferocia ha messo in discussione non solo il diritto internazionale, ma anche ogni realismo basato sui principi.

Siamo e restiamo contrari a politiche estere o militari ispirate dalle follie "neocon", ma sarebbe davvero irrealistico invocare il rispetto del diritto internazionale da parte di chi lo ha calpestato o in difesa di chi lo ha oltraggiato per generazioni. 

Il tirannicidio di Khamenei e di altri carnefici che erano alla testa di questo disumano sistema di potere era invocato da decine di milioni di persone in Iran e nella diaspora. Sic semper tyrannis, non lo scordiamo di certo.

Questo è un fatto e nessuno - che non sia avvelenato da qualche forma di fanatismo - sentirà la mancanza di questi tiranni che sono stati giustiziati da bombe americane e israeliane.

Ora tutti dobbiamo sperare che i popoli dell'Iran prendano in mano il loro destino, perché la storia terribile di questo regime possa chiudersi senza che si scateni una guerra civile.

  

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