Sono diventato un ascoltatore di Radio Radicale quando ero ancora un giovanotto, già appassionato di autonomie, tradizioni e libertà, di grande entusiasmo ma con una limitata formazione.
A un certo punto, sul finire degli anni '80, Radio Radicale conquistò me come attrasse persone di tutte le formazioni politiche e culturali, di tutte le condizioni sociali, di tutte le provenienze geografiche.
Il grande e carismastico Marco Pannella ci faceva riflettere su tutto. La radio era l'organo del suo piccolo partito, ma era anche un faro contro la partitocrazia in Italia, per una Europa meno burocratica, contro gli autoritarismi dell'Est europeo e dell'America Latina (e anche contro quelli di casa nostra), per una comunità mondiale delle democrazie.
Non posso dire di essere mai stato un vero e proprio attivista radicale, anche se non ricordo più quante battaglie di quello straordinario mondo ho condiviso. Ho perso il conto, da quante ce ne sono state, dal più remoto antiproibizionismo fino alle più recenti lotte per leggi elettorali più giuste per tutti.
Radio Radicale iniziò quasi subito dopo la sua fondazione, il 30 marzo 1976, a trasmettere dirette dalle aule parlamentari, dai congressi di tutti i partiti, dalle aule dei tribunali. A mio modesto parere, questa scelta era direttamente discendente dalle radici azioniste e liberali del Partito Radicale, dal suo spirito libertario, dalla scelta dei Radicali di abbracciare la nonviolenza (ahimsa) e la veraforza (satyagraha), strumenti gandhiani cruciali della moderna mobilitazione sociale.
Non c'è da stupirsi del fatto Radio Radicale, pur essendo organo ed emanazione diretta di una piccola forza politica, sia diventata un servizio pubblico per tutti coloro che parlano e comprendono la lingua italiana, ma di rilevanza europea e internazionale.
Nessuno si meraviglia se nella propria città una scuola cattolica di qualità diventa un punto di riferimento per bambini e giovani di ogni religione.
Nessuno mette in discussione che una società di pubblica assistenza, anticamente fondata da socialisti, possa svolgere servizi pubblici assolutamente universali - ambulanze, ambulatori, funerali - per cittadini di ogni credo politico e formazione culturale.
Allo stesso modo, i Radicali di Radio Radicale hanno creato, con le loro capacità professionali, con la diligenza quotidiana contro ogni settarismo e conformismo, con la costruzione del loro impressionante archivio digitale della storia politica contemporanea, con i loro investimenti in continue innovazioni, un insostituibile servizio pubblico d'informazione quotidiana e di approfondimento politico.
Radio Radicale viene fatta quotidianamente da persone che, proprio perché hanno le loro convinzioni e una loro originale cultura politica libertaria, sono in grado di dare voce a ogni altra convinzione e opinione, contribuendo al bene comune e - cosa non secondaria in tempi di guerra mediatica tra conformismi e centrali internazionali di disinformazione - difendendo la qualità del dibattito pubblico.
Radio Radicale merita tutti gli auguri e i complimenti possibili per il suo imminente cinquantesimo anniversario, ma soprattutto merita una soluzione radicale di finanziamento pubblico strutturale, perché possa vivere altri cinquant'anni.
Sono sicuro che esistono dieci milioni di Euro nell'immenso calderone dei contributi che i cittadini della Repubblica Italiana danno alla RAI e ad altri organi di stampa e media. Se anche - D-o non voglia - la politica si chiudesse a riccio, negando alla radio le poche risorse che le sono indispensabili, sono sicuro che esistono milioni di persone pronte a fare erogazioni liberali agli editori di Radio Radicale.
Animo!
Mauro Vaiani
(studioso e attivista in Toscana, segretario di Autonomie e Ambiente)
Prato, 12 marzo 2026, Anniversario della Marcia del Sale, guidata dal Mahatma Gandhi, iniziata il 12 marzo 1930


