Un discorso diverso in Toscana, per chi crede, in questa nostra madreterra, in questa fugace vita, in qualcosa di diverso
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venerdì 3 ottobre 2025

Con la violenza niente

In un suo famoso discorso del 1985, Bettino Craxi spiegò che riteneva legittima la resistenza degli oppressi arabo-palestinesi contro gli oppressori israeliani, anche violenta, anche con il terrorismo. Precisò però, nello stesso intervento, che attraverso la violenza gli arabo-palestinesi non avrebbero ottenuto niente. 

Fu lungimirante allora, come lo erano i grandi della politica formatisi alla dura scuola dei grandi partiti popolari di quella fase storica.

Oggi viviamo in un mondo politicamente e geopoliticamente molto più pericoloso di allora, sull'orlo del disastro ecologico, molto più diviso e confuso. Abbiamo raggiunto però una consapevolezza della necessità della nonviolenza. La nonviolenza è l'unica via per sostenere le cause che si ritengono giuste, nel mondo globalizzato e interconnesso, raggiungendo i necessari compromessi fra le ragioni di tutti.

L'estremismo, il settarismo, l'ignoranza, le dissonanze cognitive, gli slogan semplicistici e fuorvianti, la violenza e il vandalismo con cui parecchi in questi ultimi tempi pretendono di sostenere le ragioni di Gaza e della Cisgiordania, hanno prodotto intanto cose orrende come queste:


La fonte di questa brutta notizia sui pezzi di cemento buttati sui binari della stazione Firenze Santa Maria Novella è qui: https://www.firenzetoday.it/foto/cronaca/blocchi-di-cemento-sui-binari-della-stazione-di-firenze/. Avevamo già visto però attraverso i media altre scene veramente miserabili di quelli del "Blocchiamo tutto", estremisti fanatici e violenti, organizzati da gruppi come "Potere al Popolo", purtroppo inseguiti anche da organizzazioni che pure godevano, fino a ieri, di una certa autorevolezza, come USB e CGIL.

A tutti - a cominciare da chi scrive - è capitato di partecipare a eventi e manifestazioni che poi si sono rivelate controproducenti per le stesse cause che si sarebbero volute sostenere. Nulla di nuovo sotto il sole. 

Spiace particolarmente in questa occasione, perché mai la comunità internazionale è arrivata così vicina a un piano per la pace... Sì, stiamo parlando del piano Trump... Che riprende integralmente le richieste della Lega Araba, di importanti paesi musulmani sostenitori della causa palestinese, della ANP, dell'ONU, della Santa Sede, della maggioranza della Knesseth d'Israele (dove finalmente gli estremisti sanguinari potrebbero essere ricacciati all'opposizione).

Potremmo avere presto la liberazione dei rapiti israeliani superstiti, ma anche l'amnistia per migliaia di prigionieri politici palestinesi (quasi tutti ex terroristi, peraltro, come è ovvio che sia).

Mai siamo stati così vicini alla caduta di Hamas e del governo Netanyahu, che sono saliti al potere insieme, che sono stati alleati de facto per decenni, che meritano di fare la stessa fine.

Possiamo capire che un giovane creda che in Medio Oriente ci sia uno scontro fra buoni e cattivi. E' normale per i giovani essere ingenui ed entusiasti, ci mancherebbe altro.

Qui però ci sono degli adulti, dei vecchi, delle organizzazioni (non solo nazionali) che finanziano e guidano iniziative che vogliono polarizzare, avvelenare, instillare odio, raccogliere un po' di consenso per futuri scontri politici ed elettorali. Costoro stanno sbagliando, sono o illusi oppure cinici, ma possono fare tanto male, prima del loro inevitabile fallimento, perché viviamo in una società in cui l'antisemitismo (e intendiamo l'antico odio per gli ebrei, ma anche il nuovo odio per le popolazioni di origine araba) non se ne è mai andato, così come molti altri riflessi condizionati di pregiudizio e violenza.

Non possiamo dimenticare che le ragioni di Israele erano ridicolizzate e violentemente represse da un vero e proprio squadrismo, o se volete fascismo, "rosso", anche in anni in cui non era governata da Netanyahu, ma da leader che hanno fatto e proposto soluzioni concrete ai capi arabo-palestinesi: Olmert, Barak e lo stesso Sharon (demonizzato ai suoi tempi, eppure capace del grande gesto dello sgombero totale di Gaza del 2005, un'altra delle molte occasioni storiche perse dagli Arabi, per via dell'estremismo dei loro capi).

Non possiamo sorvolare sul fatto che dirigenti di uffici e agenzie ONU e UNRWA inefficenti e corrotte hanno taciuto per anni di fronte allo scavo dei tunnel e al riarmo di Hamas. E che ancora oggi sono colpevolmente silenti di fronte al fatto che Hamas tiene in ostaggio e usa come scudi umani non solo un pugno di cittadini israeliani ma centinaia di migliaia di cittadini di Gaza.

Forse la guerra delle narrazioni viene facilmente vinta dai racconti delle sofferenze delle persone di Gaza (anche per i mostruosi errori politici, militari, mediatici della cricca di Netanyahu), ma la realtà è che se siamo di fronte a una distruzione che qualcuno arriva a chiamare "genocidio", la principale responsabilità è e resterà per sempre di Hamas. 

Chiudiamo dicendo un fermo NO al "Blocchiamo tutto", alla complicità con Hamas, alla mostrificazione di Israele (come stato e come cittadinanza), all'estremismo e al vandalismo.

Tra il fiume Giordano e il mar Mediterraneo c'è posto per due stati, entrambi democratici, quello di Israele e quello degli Arabi, oltre che per autonomie speciali da garantire ai quartieri della Gerusalemme storica, per gli altri luoghi santi, per le minoranze etniche, culturali, religiose. Chi non accetta questa pluralità, sta scivolando lungo un precipizio, in fondo al quale incontrerà - stavolta sì - un vero genocidio, con milioni di morti. 

Teniamo una posizione ferma, per continuare a essere fedeli alla nostra storia internazionalista, per la pace, la giustizia, la salvaguardia del creato, che comincia da dove siamo qui e ora, in attesa di un treno per tornare a casa o per andare al lavoro, alla stazione Firenze Santa Maria Novella.

 

giovedì 12 ottobre 2023

Un appello per Gaza anche per difendere Israele

 


Parto da un concetto difficile, che davvero pochi capiscono: conoscere le ragioni di inimicizie secolari è utile, ma la storia non torna indietro. Conosco abbastanza bene le ragioni storiche degli abitanti ebrei, arabi, drusi, armeni, beduini, samaritani e di molte altre comunità, della più svariata origine, ma invito a non usarle per distribuire patenti di torto o di ragione. 

Il passato può aiutare a capire quanti errori politici e geopolitici siano stati fatti, da forze locali, coloniali, internazionali. Ma non ci sarebbe nulla di più irrealistico che immaginare che il passato possa essere riparato o ripetuto. Non si riparerà mai abbastanza e non si ripeterà mai come molti, specie le persone stupide e settarie, vorrebbero. 

Accettiamo di guardare avanti, con fantasia, creatività, amore per le generazioni future, come fecero - più o meno sinceramente - le due più importanti realtà politiche arabe e israeliane al tempo di Rabin e Arafat, con gli accordi di Oslo del 1993.

Porto il lutto per tutti i morti (tutti vuol dire tutti, purtroppo quando si è in conflitto si uccide e si viene uccisi), ma mi rifiuto anche di partecipare a piagnistei. Non vedo innocenti, e nemmeno persone lungimiranti, fra coloro che hanno governato da quelle parti negli ultimi vent'anni (faccio una piccola eccezione per Yair Lapid, un uomo della mia generazione, che spero non mi deluda, perché ha ancora molto da dire e da fare).

Da vecchio amico di Israele non smetterò mai di augurarmi la cacciata di Netanyahu, narciso prepotente, incompetente, pericoloso per Israele, insieme a tutti quei parassiti (sedicenti "religiosi") che ha portato al potere. 

Come difensore da sempre dei diritti umani di tutti dappertutto, non smetterò mai di criticare la corruzione di tutte le organizzazioni internazionali, europee, arabe, palestinesi, che sprecano cifre enormi (gli Arabi Palestinesi non sono affatto dei poveri dimenticati, ma letteralmente mantenuti, con modalità che sono profondamente criticabili, a mio modesto parere).

Sui criminali di Hamas che sono al potere a Gaza non importa che scriva nulla, perché la degenerazione di quella setta fanatica è sotto gli occhi di tutti.

Se avessi un ruolo e una voce pubblica più importante, non mi sottrarrei al tentativo di porre limiti alla carneficina di questi giorni, dopo lo sciagurato pogrom scatenato da Hamas il 7 ottobre. Pare che molti potenti della Terra si stiano muovendo per la liberazione degli ostaggi (e spero anche per la liberazione di qualche prigioniero politico nelle carceri israeliane) e per una tregua. Me lo auguro sinceramente e prego perché qualche risultato sia raggiunto.

Come attivista e intellettuale, impegnato nel civismo in Toscana, e come esponente di una rete come Autonomie e Ambiente, che ha ambizioni di governo nella Repubblica delle Autonomie e nell'Europa dei Popoli, voglio espormi in un appello per gli abitanti di Gaza.

Se le cifre diffuse dai media internazionali sono attendibili, strette fra l'ignavia dell'Egitto e le politiche securitarie di Israele, schiacciati sotto il malgoverno di Hamas, mantenuti ma anche vessati dalla corruzione dell'Autorità Nazionale Palestinese, vivrebbero almeno due milioni di persone, a Gaza. Almeno un milione di esse sarebbero minori.

Sono troppi per restare tutti in quel fazzoletto di territorio ormai reso inabitabile dagli errori fatti sin qui.

Occorre aprire un corridoio umanitario per farne venire un po' da noi. Non come profughi, non come rifugiati, non come ospiti temporanei, ma come nuovi cittadini, da integrare, perché non hanno e non avranno mai un paese in cui tornare.

Apriamo un canale che consenta a intere famiglie di Gaza di immigrare qui in Toscana e negli altri territori italiani che fossero disponibili, aiutandoli un minimo (senza aggiungere il nostro assistenzialismo a quello internazionale che li ha ridotti come li ha ridotti), consentendo loro di rifarsi una vita qui.

Conosco abbastanza la nostra Repubblica di autonomie, per azzardare che potremmo accogliere decine di migliaia di famiglie che ormai laggiù non hanno più un posto dove vivere o dove tornare.

Sarebbe da fare.

Sarà fatto?

(Mauro Vaiani)


 





lunedì 27 marzo 2023

La maggioranza non ha sempre ragione

 


Siamo e saremo sempre dalla parte della repubblica di Israele. Proprio per questo esprimiamo il nostro sconcerto per come essa è stata presa in ostaggio da una maggioranza parlamentare di folli (peraltro risicata e frutto di casualità elettorali).

Il principale responsabile dell'attuale disastro è il sig. Benjamin Netanyahu, uomo con un io sfrenato, troppo cinico e troppo disinvolto, che per restare al potere si è consegnato mani e piedi a minoranze fanatiche, razziste, estremiste. Chi è stato in Israele sa di cosa parliamo, di certi orrendi sè-dicenti "religiosi", che in realtà di spirituale non hanno nulla. Sono partitini settari, guidati da pazzi ciarlatani, votati da parassiti che non fanno il militare, non pagano tasse, non lavorano, ma vivono, con i loro molti figli, alle spalle della società israeliana.

I progetti di cambiare regole fondamentali di convivenza civile e di sconvolgere lo stato di diritto, peraltro, non si fanno a colpi di maggioranza. La democrazia si fonda prima di tutto sulla protezione delle minoranze, delle diversità, del dissenso. Si deve essere sempre vigili contro il rischio della tirannia della maggioranza.

Stiamo con Yair Lapid e stiamo con la protesta, contro la degenerazione di Israele in una democratura.

 

 


 

* * *

 

martedì 28 luglio 2015

Boosting Peace, Defeating Warmongers


We honor the brave people who are working for #IranDeal full deployment and eventual success. In a few years, peace between the West and Iran can make the entire world freer, more secure, now, in this generation. Here two interesting insights, by two key intellectuals - two very different persons, who I know and respect:

RonPaul: Iran Agreement Boosts Peace, Defeats Neocons

AkbarGanji: Iran nuclear agreement: You can't expect people to walk onwater

We must resist The War Monger Journal (so I dubbed The Wall Street Journal) and its slippery skepticism against Iran.





 

 

mercoledì 18 marzo 2015

Bibi's Pyrrhic Victory



We bet Netanyahu’s electoral success, after a campaign of fear, will soon reveal a Phyrric victory.

Benjamin Netanyahu reneged the principle of full self-government for West Bank and Gaza, mining Israel's international reputation.
He promised further settlements, against domestic and international rule of law.
He showed a sinister, racial hate against Israeli Arab minority.
He adopted a hypocrite, warmongering anti-Iran rhetoric, he is the first to disbelieve.
In the end, however, he will not be able to rule Israel without listening the people's most profound social and spiritual needs, and without the cooperation of Israel's neighbors - Lebanon, Egypt, the Palestinian Authority, Jordan, and even Syria, and beyond.
Bibi will soon collide with the Kulanu Party, whose leader Moshe Kahlon ran a campaign based on economic justice issues. Or he will again be out of touch with the Israeli secular middle class, mostly represented by Yair Lapid, the Yesh Atid leader.
In the end, Likud earned 30 out of the Knesset's 120 seats, and a coalition government with all the - greedy and quarrelsome - nationalist, religious, ultra-Orthodox Jewish parties, counts only 57 votes.
They depend on the centrist Kulanu Party.
A right-handed coalition will be, once again, a reckless, but fragile jumble.



mercoledì 20 agosto 2014

Tregua, tregua, tregua

Mi sono esposto più volte, su questo mio blog, dicendo che la tregua fra Hamas e Israele non può essere lontana.
Di fronte a un'altra tregua rotta, dovrei sentirmi demoralizzato.
Certamente sono addolorato, come persona, ma come studioso devo ribadirlo: non ci sono le basi finanziarie, organizzative, logistiche, materiali, per una lunga guerra di Hamas contro Israele.
Questa guerra - come altre - quindi, per fortuna, non può durare.
Cosa possiamo fare, però, per affrettarne la fine?
Continuare a esigere, con chiarezza morale, che il lancio di missili su Israele deve cessare, per sempre.
Continuare a domandarsi perché l'assistenzialismo internazionale ai Palestinesi di Gaza si trasforma in missili e tunnel.Continuare a chiedere a Israele di moderare e circoscrivere la sua reazione.
Continuare a sostenere il progetto di una Gaza smilitarizzata, dove si possano eleggere nuove autorità civili per un effettivo autogoverno, dove però la sicurezza sia garantita da un corpo internazionale, che riscuota la fiducia dell'Egitto e di Israele.
Continuare a cercare di dire la verità, combattendo la pigrizia mentale, le menzogne, le crudeltà.

mercoledì 6 agosto 2014

La tregua tiene

La tregua a Gaza sembra tenere.
La guerra - orribile, orribile, orribile - per il momento è stata fermata.
Che Abramo accolga nel suo seno le tante vittime di questa scellerata guerra scatenata - per l'ennesima volta - dall'avventurismo sanguinario di Hamas.
Segnalo un ottimo articolo della mia amica Fiamma Nirenstein.
Ora è il tempo che tutte le energie delle persone di buona volontà si uniscano attorno ad obiettivi seri, di lungo termine: il disarmo e la neutralizzazione di Gaza; una nuova amministrazione di autogoverno per Gaza, in nuove elezioni sotto sorveglianza internazionale, per verificare se davvero Hamas ha ancora il consenso dei cittadini di Gaza; apertura del territorio, con restituzione di spazi, anche aerei e marini; aiuti diretti alla popolazione civile, agli imprenditori, alle scuole, agli ospedali - NON ALLE BUROCRAZIE E NON ALLE MILIZIE DI HAMAS.
Io ripeto il mio mantra: meno ipocrisia, meno buonismo, meno soldi ad Hamas, uguale più speranze di pace.

venerdì 18 luglio 2014

Nomi, non numeri

Vi state accorgendo di quanto sia straordinaria la società umana interconnessa in cui oggi viviamo?
In ogni tragedia, non importa quanto grande, quanto prevedibile, quanto evitabile, ormai ogni vittima ha un nome, un volto, un ricordo in rete.
Ecco, anche per questo, siamo dalla parte di Israele.
Non perché tutto va bene, o perché tutto ci vada bene, ma perché Israele vuol dire innanzitutto questo: ogni vittima ha un nome, non è un numero.
Grazie, Michal Rotem, giovane pacifista israeliana che salvi in rete i nomi di tutte le vittime arabo-palestinesi di questa ennesima infame guerra.
Tu sei importante.
Sei l'ennesima incarnazione di un antico spirito ebraico che ispira tutto ciò che vorremmo salvare della nostra civiltà.
E' per te che si sacrificano, coloro che cercano di chiudere i tunnel della morte di Hamas.
La tregua verrà presto, io ci credo.
E stavolta sarà la base di una pace più giusta, perché fondata sulla chiarezza morale, sulla necessità di una corretta rappresentazione dei fatti, sulla centralità della questione delle questioni: aiutare il popolo di Gaza a diventare libero e sovrano.

giovedì 17 luglio 2014

Now a truce is closer


Now that even UNRWA, one of the most costly, debated, one-sided, hypocritical international organization, has pronounced a word of truth about the tragedy of Gaza, the truce is closer. 
UNRWA has strongly condemned the placement of Hamas rockets into a school.
Less hypocrisy, less money to Hamas, less rockets into Israel.
More food, more freedom, more hope for the suffering people of Gaza.
It is not so hard to understand: truce, truce, truce.


venerdì 11 luglio 2014

Stop rocketing Israel


No matter how critical one might be with Israel, nothing justifies the rain of rockets from Gaza into Israel
And Israel has the right to defend itself. 
So, please, let's stop with anti-Israel bias and false compassion, which end up justifying the real perpetrators of the Arab-Palestinians, who are their own leaders.
Less money to Hamas, immediately. 
Stop rocketing Israel.
Immediate ceasefire.
Fresh elections, as soon as possible, in Gaza.

It's time to turn, hope over fear, for Gaza, West Bank, Israel, all the Levant.

giovedì 10 luglio 2014

Less money, more truce


 

Zvi Bar'el writes about Hamas financial straits.
A very good article from Haaretz, that reminds us there is always hope of de-escalation, lasting truce, eventually peace.
Even in Gaza.
Of course we need a long term plan: a way to send less money to Hamas, possibly minimizing inevitable consequences for ordinary people.
And after that, a lasting truce will be established.
And Gaza's tyrants will have less power.
And Gazean people will find a way to act and overthrow the Hamas regime.
I believe Israel, when it promises that Gaza will not be a second Chechnya.
But I also believe in the necessity to reduce the cash flow that arrives in the hands of political gangs in Gaza.

sabato 11 gennaio 2014

Ariel Sharon 1928-2014

Ariel Sharon with Tzipi Livni,
his main political disciple
Fonte: http://www.israelimages.com
Goodbye Ariel Sharon. They let you go, finally, and it was time, after eight years of aggressive treatmentWe shall meet again, in the bosom of Providence, along with the souls of so many Jews and Muslims, Christians and Druze, Bedouins and Jordanians, Lebanese and Syrians, Palestinians and Israelis, the many, many, many people that you saved earlier from fear and extermination, and later from new wars. May be you and your memory be blessed. RIP father.


venerdì 22 marzo 2013

Grillo e la tonnara di Gaza


Fiamma Nirenstein ha scovato alcuni pensieri anti-israeliani e retropensieri antisemiti fra gli scritti di Beppe Grillo e dei suoi seguaci.
Perché non sono sorpreso?
Israele terrebbe chiusi gli abitanti di Gaza come in una tonnara, per sterminarli, e vorrebbe lo scalpo di Ahmadinejad...
Leggete e riflettete...
Continuo ad augurarmi un governo politico di minoranza, guidato dal leader che ha perso meno - Bersani - e sostenuto dallo schieramento arrivato per primo; che entri in carica attraverso un meccanismo di non sfiducia; che faccia, assieme a tutte le forze presenti in parlamento, alcune essenziali riforme.
Però attenti, attenti, attenti a chi si vota e da chi ci si fa votare.
Perché sì, già, c'è anche la politica mondiale, non solo l'austerità nell'area euro.
Di figuracce nel mondo ce ne ha già fatte fare abbastanza il governo tecnico di Monti.


venerdì 15 febbraio 2013

Grazie Fiamma


La mia amica Fiamma Nirenstein fa l'aliah.
Lascia la Toscana per Israele, dovrà vivrà stabilmente e tornerà a fare il suo splendido lavoro come giornalista militante per i diritti umani di TUTTI in TUTTO il Levante, dal Libano a Gaza, dall'Egitto alla Turchia.
Abbiamo avuto l'onore di averla come nostra senatrice toscana (purtroppo non eletta in Toscana), nelle liste del PDL. Sì, una cosa bella decisa cinque anni fa da Denis Verdini. Sì, proprio lui. Non è che, per via dei suoi tanti errori politici, gli si debba disconoscere questo  merito.

Che dire?
Innanzitutto, grazie Fiamma.
Secondo, ci mancherai.
Terzo, spero comunque di vederti presto.
Lehaim Israel.

* * *

Per chi ha tempo, una visita al sito di Fiamma vale sempre la pena.

giovedì 24 gennaio 2013

Cinquant'anni e non sentirli

Un giovane uomo di cinquant'anni, Yair Lapid, ha portato un po' d'acqua fresca nello stagno della politica israeliana, costringendo un po' di vecchi notabili - tutti malati di nostalgia e anche un po' di narcisismo senile - a farsi più in là. Lehaim Israel!



venerdì 11 gennaio 2013

Neve su Gerusalemme

Dal sito ANSA, alcune bellissime foto della neve che ha imbiancato Gerusalemme. La pace scenda come questa neve! Alle ormai imminenti elezioni israeliane, dobbiamo sperare che risultino decisive le forze laiche, liberali, che vogliono la giusta spartizione di terra e acqua con gli abitanti di Gaza e Cisgiordania, che sono pronte alla pace e alla cooperazione con le nascenti democrazie arabe del Levante.







sabato 17 novembre 2012

Out of Gaza


I absolutely agree that Israel needs its deterrence, to survive in the Middle East. This strenght went lost in the 2006 Israel–Hezbollah War and in the 2009 Operation Cast Lead in Gaza. Both the conflicts proved incapable of undermining the small but dangerous geopolitical power of the extremists. Hezbollah and Hamas retained and perhaps strengthened their strongholds. From the North and from the South they may keep Israel in check and, I believe, they may keep exploiting their people, Arabic solidarity, international aid, and they can keep poisoning democratic evolution in Lebanon and Egypt.
This three days of war on Gaza terror infrastructures may have lead to a significant restoration of Israel's deterrence.
Now I hope that a sense of restraint may prevail, to save lives, first of all.
And I would also add that Israel and Gaza must separate, if they don't really want to end up with destroying each other.
Stop the humanitarian blackmail.
Stop the confusion, and the corruption!
Staging of the block during the day, and practising mutual sustain at night, it may serve to help Netanyahu and Barak to win election... It may help keeping Hamas in power... It may also give a little but important political help to Ahmadinejad and to the Iranian mullahcracy... It may justify the presence of international bureaucracy... But what about the ordinary people? What about truth? And what about peace?

* * *

For those who want to deepen an interesting excerpt:



Israel killed its subcontractor in Gaza 
The political outcome of the operation will become clear on January 22, but the strategic ramifications are more complex: Israel will have to find a new subcontractor to replace Ahmed Jabari as its border guard in the south.
By Aluf Benn | Nov.14, 2012 | 10:44 PM | 21

Source:
http://www.haaretz.com/news/diplomacy-defense/israel-killed-its-subcontractor-in-gaza.premium-1.477886

Accessed 16 November 2012
       
Ahmed Jabari was a subcontractor, in charge of maintaining Israel's security in Gaza. This title will no doubt sound absurd to anyone who in the past several hours has heard Jabari described as "an arch-terrorist," "the terror chief of staff" or "our Bin Laden."

But that was the reality for the past five and a half years. Israel demanded of Hamas that it observe the truce in the south and enforce it on the multiplicity of armed organizations in the Gaza Strip. The man responsible for carrying out this policy was Ahmed Jabari.

In return for enforcing the quiet, which was never perfect, Israel funded the Hamas regime through the flow of shekels in armored trucks to banks in Gaza, and continued to supply infrastructure and medical services to the inhabitants of the Gaza Strip. Jabari was also Israel's partner in the negotiations for the release of Gilad Shalit; it was he who ensured the captive soldier's welfare and safety, and it was he who saw to Shalit's return home last fall.

...




The assassination of Jabari will go down in history as another showy military action initiated by an outgoing government on the eve of an election.

...


When the cannons roar, we see only Netanyahu and Barak on the screen, and all the other politicians have to applaud them.

The political outcome of the operation will become clear on January 22. The strategic ramifications are more complex: Israel will have to find a new subcontractor to replace Ahmed Jabari as its border guard in the south, and it will also have to ensure that its action in Gaza does not cause the collapse of its peace treaty with Egypt under the leadership of the Muslim Brotherhood, the Hamas movement's patron.

© Haaretz Daily Newspaper Ltd. All Rights Reserved



 

mercoledì 28 marzo 2012

Non rimpiangere le cipolle d'Egitto



Sono un amico e un ammiratore di Fiamma Nirenstein, ma stavolta non sono d'accordo con il suo ultimo articolo sulla Tunisia, pubblicato su Il Giornale. La testimonianza diretta dell'amico Giacomo Fiaschi, apparsa oggi su Il Sussidiario, mi sembra più equilibrata.
Costruire una democrazia rispettosa delle tradizioni locali e fondata su valori religiosi, dove l'Islam sia "religione di stato" solo nel senso in cui il cattolicesimo lo è in Italia, o l'anglicanesimo lo è in Inghilterra, non sarà certo una passeggiata, ma non è il momento di rimpiangere le cipolle d'Egitto (Numeri, 11:5).
La direzione impressa alla politica tunisina dal voto popolare, ci sembra chiara. Ha bisogno di stimoli, anche critici, ma anche di amicizia e incoraggiamento.
Soprattutto dalla parte di chi, come noi, è sempre stato dalla parte del sacrosanto diritto di  Israele a una esistenza libera e sicura, dell'autogoverno di Gaza, dell'autodeterminazione e della fine dell'occupazione in Cisgiordania, della liberazione del Libano, delle riforme liberali in tutto il mondo arabo e islamico.
Possiamo e dobbiamo tutti fare qualcosa, nel nostro piccolo, perché Nadha, il partito popolare d'ispirazione islamica che ha vinto le elezioni in Tunisia, possa realizzare qualcosa di simile a quanto hanno realizzato il partito AKP in Turchia, o le Democrazie Cristiane in mezza Europa.
Mi scrive, direttamente a me e per il nostro blog, Giacomo Fiaschi, che sullo stato attuale della situazione politica tunisina è molto netto. Ne sintetizziamo di seguito il pensiero.

L’opinione espressa da Fiamma Nirenstein nel suo lungo articolo pubblicato da Il Giornale del 27 marzo scorso, secondo la quale la Tunisia laica sarebbe stata cancellata per dar vita ad uno stato islamico, è infondata.
A sostegno di questa tesi si ripescano notizie che nella rete circolano in modo, a voler essere benevoli, alquanto inesatto, per non dire strumentale. La "città" che sarebbe stata conquistata dai salafiti, per esempio, e dove sarebbe stata imposta una crudele talibanizzazione, è il piccolo villaggio di Sedjnane, che ha poco più di 4.000 abitanti.
Non è stata istuita alcuna "polizia religiosa". Semmai è successo che, nella ritrovata libertà, sono venuti alla luce anche gruppuscoli che potremmo definire "estremisti", come del resto lo sono certi gruppi di antisemiti, di fondamentalisti cristiani, di militanti noglobal in tutta Europa.
Forse a una Tunisia libera o in corso di liberazione molti non riescono a credere. A qualcuno di quelli che vivevano (e facevano fortuna) all'ombra dei passati dittatori, magari non piace nemmeno.
Grazie alla Provvidenza e alla volontà del popolo tunisino, invece, qualcosa è già cambiato, dal 14 gennaio 2011 scorso, e continuerà a cambiare.

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A distanza di alcuni anni questo post del 2012 sta venendo riletto. E' tornato a galla nei sommovimenti della rete. Penso di poter confermare che aveva ragione il mio amico Giacomo Fiaschi, toscano in Tunisia. I governi di unità nazionale hanno consentito al paese di avanzare verso il consolidamento della propria democrazia. Avevo torto invece io, nella notazione incidentale che l'AKP in Turchia potesse restare un partito moderato. Purtroppo la deriva centralista e autoritaria di Erdogan è stata più rovinosa e sanguinosa di quanto si potesse immaginare allora. I guasti dell'uomo solo al comando, il male assoluto del presidenzialismo in un grande stato moderno, sono sempre più gravi di ogni previsione (NdA, 12 maggio 2020)

mercoledì 21 marzo 2012

Onore ai sayanim

Un sito di estremisti cristiani antisemiti e razzisti, che risponde al lugubre nome di Holywar.org, ha pubblicato una lista di proscrizione in cui sono inserite persone che il sito stesso accusa di essere "sayanim", servitori di Israele, lo stato ebraico. Ne fanno parte 163 docenti universitari, 50 intellettuali e giornalisti accusati di essere complici di Fiamma Nirenstein, e 25 cittadini definiti attivisti dell'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane.
Siamo onorati di poter scrivere che molte di queste persone sono nostre amiche, a cominciare da Leonardo Tirabassi, l'intellettuale fiorentino presidente del Circolo dei Liberi e collaboratore, ad alto livello, delle nuove reti di impegno civico promosse da Italia Futura. Leonardo commenta questa intimidazione oggi sul Corriere Fiorentino, con sobrietà e understatement, ma anche con la chiarezza morale che, quando si parla di ebrei nel mondo e dello stato ebraico Israele, è sempre necessaria.
Anch'io, nel mio piccolo, assieme a tanti amici toscani, in particolare livornesi e pisani, soprattutto nel periodo in cui sono stato segretario dell'Associazione Italia-Israele di Livorno presieduta dal prof. Maurizio Vernassa,  ho sentito addosso il peso dell'intimidazione.
Non dimentico e non voglio che si dimentichino, qui in Toscana, i fatti di giovedì 14 ottobre 2004*, quando il diplomatico israeliano Shai Cohen, il prof. Maurizio Vernassa, un gruppo di cittadini e di studenti, fra cui chi scrive, fummo cacciati dall'Università di Pisa, da un gruppo di squadristi, dei veri e propri "fascisti rossi", come li definì allora il presidente Vernassa.
Sì, lo confesso, sono un sayan anch'io.
In difesa di Israele, faro di libertà, di spiritualità, di progresso nel Medio Oriente, sempre.

 

* Il link originale al sito https://www.sp.unipi.it non più disponibile dagli inizi degli anni Dieci, perché negli anni la Facoltà ha cambiato gestore dei contenuti (Ndr, 26 ottobre 2022).

 

giovedì 14 ottobre 2004

I tristi fascisti rossi da non dimenticare

Archiviamo qui alcuni materiali conservati da Mauro Vaiani riguardanti il triste episodio del 14 ottobre 2004. Un consigliere dell'ambasciata di Israele, il dott. Shai Cohen, era stato invitato a un incontro nell'Università di Pisa, in particolare nella Facoltà di Scienze Politiche. Fra gli organizzatori dell'incontro ricordiamo il prof. Maurizio Vernassa (allora docente di Storia e istituzioni dell'Africa e dell'Asia), lo stesso Mauro Vaiani (allora tecnico di informatica e reti di quella Università, ma anche impegnato nella vita culturale e sociale in Ateneo e fuori), altre persone dell'Associazione di amicizia Italia-Israele di Livorno, semplici cittadini di Pisa. 

L'incontro venne impedito da una squadra di studenti del Collettivo di Scienze Politiche, che si costituirono in picchetto per impedire l'incontro e si esibirono in una triste sceneggiata di violenza, per fortuna solo verbale. Il prof. Maurizio Vernassa lo qualificò come un episodio di "fascismo rosso". Per Mauro Vaiani e per le altre persone impegnate per una più profonda comprensione e amicizia fra cittadini toscani impegnati e la repubblica di Israele, fu una giornata durissima. 

Durissimi furono anche i giorni successivi, in cui furono messi alla prova gli stessi rapporti umani interni alla Facoltà, all'Università, alla città di Pisa. L'evento risuonò ovviamente a Livorno, nella comunità ebraica e fra gli amici di Israele, ma anche a Roma e oltre.

Fu una vergogna per la Facoltà di Scienze Politiche, per l'Università di Pisa, per la città di Pisa. Patetici e già allora totalmente perduti in una sorta di dissonanza cognitiva quelli della "squadra" rossa che aveva impedito l'incontro. Loro e i loro amici continuarono a lungo a rivendicare il loro gesto, pretendendo nello stesso tempo di continuare a definirsi di "sinistra", "antifascisti", "anticolonialisti", difensori della causa palestinese. Non erano più, purtroppo, cittadini coscienti, bensì una "curva" di tifosi estremisti e purtroppo ne avevano adottato le stesse irragionevoli modalità.  




Post scriptum: E' davvero incredibile che esistano ancora persone, sé-dicenti "antifasciste", per di più giovani studenti e studiosi, che si organizzano per impedire ad altri di incontrarsi, di studiare, di riflettere, di parlare, eppure... (Ndr, 26 ottobre 2022). 


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