Un discorso diverso in Toscana, per chi crede, in questa nostra madreterra, in questa fugace vita, in qualcosa di diverso
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venerdì 22 aprile 2016

Rallenta Italia?



Il 730 online è emblematico della rovina di questa Repubblica e della presunzione di coloro che vogliono informatizzare senza cambiare, fare innovazione digitale senza toccare le incrostazioni giuridiche e organizzative.
Evidentemente, grazie all'informatica, tanti dati ci sono.
Esistono ancora mezzi e persone operose nelle amministrazioni pubbliche, altrimenti il 730 online, che mette a disposizione centinaia di milioni di dati (peraltro riservati e sensibili) non sarebbe potuto arrivare.
Epperò il 730 online resta un delirio, perché deliranti sono le norme che si affastellano. Inaccettabile resta la pigrizia arrogante di un ceto dirigente pubblico strapagato e tuttavia assolutamente ignorante e improduttivo. Insopportabili restano gli obblighi che si accumulano sulle spalle di pochi milioni di lavoratori (imprenditori, autonomi, dipendenti, precari), mentre le caste di questo paese vivono al di sopra della legge, in mezzo ai privilegi.
Lasciamo qui alcuni interrogativi, ancora sperando che ci siano persone che ci ascoltano, nei palazzi del potere e, in particolare, a Palazzo Chigi, dove si concentra un potere sempre più grande, nelle mani di pochi.

Perché tanti cittadini che hanno credenziali INPS e altre credenziali pubbliche non possono accedere al portale dell'agenzia delle entrate, nonostante si faccia un gran parlare di SPID (sistema pubblico delle identità digitali)?

Perché siamo costretti a completare il modulo 730 online, invece che limitarci a inviare documentazione aggiuntiva? E' evidente che la stragrande maggioranza dei cittadini continuerà ad appoggiarsi al proprio centro di assistenza fiscale.

Perché per il 5x1000 (cinque per mille) competono così tanti ospedali e università pubbliche? Non ricevono già abbastanza fondi da questo stato che insiste a presentarsi così paternalista (e centralista)?

Perché il 2x1000 ai partiti (due per mille) non viene trasformato in una preferenza riservata, da depositare online? E perché a questa quota non possono accedere formazioni politiche e comitati elettorali locali? E' giusto che questa facilitazione valga solo per i partiti che sono entrati in parlamento attraverso sistemi elettorali anti-democratici e incostituzionali, come il Porcellum prima e prossimamente l'Italicum?

Perché il nuovo 2x1000 alle associazioni culturali (nuovo due per mille) è stato inserito così in fretta, senza dare adeguate spiegazioni? Dove è il fantomatico elenco delle associazioni culturali destinatarie di questa donazione? Non sarà l'ennesimo fumo senza arrosto di una amministrazione che ha a più riprese dimostrato improvvisazione e incompetenza?

Aspettiamo risposte, sempre sperando, mai disperando.

PS

Magari viviamo anche un problema personale: 22 anni fa, le persone impegnate nel Movimento per la Democrazia, in collaborazione trasversale con intelligenze di altri movimenti e di tutti i territori italiani, avevano immaginato un fisco "facile, equo, responsabile e solidale", in cui i cittadini non avrebbero più dovuto compilare alcuna dichiarazione... Il 730 online è l'eterogenesi di ciò che avevamo sognato, una mostruosità che ovviamente ci viene venduta come la realizzazione di ciò che avevamo sognato.

domenica 21 febbraio 2016

Renzi inseguito dai dettagli e dai cortigiani


A suo tempo ho appoggiato l'ascesa politica del mio sindaco, Matteo Renzi, a segretario del Partito Democratico e a presidente del consiglio della Repubblica italiana.
Due anni dopo la sua ascesa a Palazzo Chigi, ho qualche critica da fare.
Essendo fra quelli che ha dato una mano senza chiedere nulla, credo di potermelo serenamente permettere.
Il governo Renzi, campione di una azione che è prima di tutto comunicazione, dopo tanti annunci roboanti e assertivi, mi pare inseguito dai sempre ignorati dettagli. Nella riforma costituzionale, nell'Italicum, nelle nuove norme sul lavoro, nella riforma della scuola, nell'abolizione delle tasse sulla casa, nella riforma della RAI e del canone, nella gestione degli interessi sul debito, nel fare ulteriore deficit, nella riscrittura delle regole dell'amministrazione digitale, nella politica industriale, nella diplomazia, nella gestione di missioni estere delicate come il sostegno ai Kurdi, nella risposta all'impoverimento (non dei disoccupati, presidente, ma degli occupati, di chi non ce la fa più pur lavorando!) i dettagli sono veramente trascurati.
L'affastellarsi di norme scritte male, una certa difficoltà nell'ascoltare i critici, una visibile carenza di competenza e, purtroppo, anche di umiltà, finiranno ben presto per tornare indietro come un durissimo boomerang.
Intanto assistiamo all'assalto alla diligenza di una quantità enorme di persone - già appartenenti a ceti privilegiati e a caste di potere, una vera e propria corte - le quali, grazie all'imperizia del cosiddetto "Giglio magico", si stanno accomodando in posti chiave, precostituendo, senza passare da concorsi o da selezioni pubbliche, posizioni durature.
Infine resta sullo sfondo il problema secondo noi più grande, la svolta centralista, che, pur non essendomi mai fatto grandi illusioni, mi ha colto di sorpresa.
E' un errore politico e istituzionale, caro presidente, e in cuor mio spero ancora che tu possa correggerla - spes contra spem!


* * *

 

mercoledì 20 gennaio 2016

Cristiani per le unioni civili


Dopo tanti anni di discussioni, ma soprattutto di ipocrisie e fallimenti, ora basta. Occorre da parte di noi cristiani una posizione chiara, netta, in favore delle unioni civili. Questo intervento è stato pubblicato su Gionata e sul sito del Kairos.

* * *

Tante persone cristiane queer aderiscono alle manifestazioni civili di sabato 23 gennaio 2016, in sostegno dell'introduzione anche nella Repubblica Italiana di un riconoscimento pubblico delle coppie omosessuali e delle loro famiglie.

Scenderemo nelle piazze unite dallo slogan-tag #SvegliatItalia. Molti di noi, persone cristiane lgbt*, parteciperemo, con le nostre famiglie, ovunque siano stati indetti incontri pubblici per ricordare che “è ora di essere civili”.

Non abbiamo una agenda politica o legislativa da portare avanti in quanto persone omosessuali cristiane. Fra di noi c'è lo stesso pluralismo che c'è nel resto della società, come è naturale che sia.

Tuttavia condividiamo una idea semplice e chiara, che è matura da tempo nella Repubblica, tanto da essere stata consacrata da importanti sentenze e pronunciamenti delle più alte istanze poste a tutela dei diritti umani fondamentali e costituzionali: ci deve essere un istituto che consenta a tutte le coppie omosessuali di essere riconosciute e rispettate, in tutti gli aspetti essenziali della loro convivenza.

Ci deve essere riconoscimento pubblico dell'aver messo in comune i beni, di essere l'una persona al fianco dell'altra nella salute e nella malattia, di accudire insieme i propri figli e i propri anziani.

Il riconoscimento delle nostre coppie e delle nostre famiglie è la prossima e necessaria tappa della nostra scelta di cominciare a vivere, finalmente, alla luce del sole, nella società e nelle nostre chiese.

Non spetta a noi entrare nei dettagli, ma stiamo seduti alla porta dei nostri legislatori e non smetteremo di bussare.

Firenze, festa di San Sebastiano, 20 gennaio 2016

Mauro Vaiani, Firenze

Mauro Vaiani
cristiano omosessuale del gruppo Kairos di Firenze
volontario del progetto Gionata
presidente del fondo Samaria

venerdì 27 marzo 2015

Contro il gattopardo digitale


Siamo ormai alla vigilia della partenza, il 31 marzo, della fatturazione elettronica obbligatoria verso le pubbliche amministrazioni. Pur con molti limiti, pur con un eccesso di centralizzazione, si tratta di una importante scadenza, una possibile fonte di trasparenza, una opportunità di semplificazione, a cui il Comune di Firenze, dove lavoro, ha cercato di far fronte con zelo.

Purtroppo, fra norme scritte male che continuano ad affastellarsi e riorganizzazioni sempre rinviate, fra il neocentralismo romano e la resistenza di ceti burocratici il cui potere è incontrollato e i cui stipendi sono fuori mercato, le cose non stanno andando affatto bene, in questo campo. La nostra pubblica amministrazione continua a essere, mediamente - molto meno a Bolzano, molto di più a Roma - il principale ostacolo alla creazione di valore e alla moltiplicazione di opportunità nei territori italiani integrati nell'Eurozona.

Ad oggi l'indice italiano delle pubbliche amministrazioni, il sito IPA - un buon punto di osservazione sulla cultura digitale media di questo paese, aggiornato direttamente, dal basso, dalla gente che lavora ogni giorno negli enti pubblici - censisce:

Enti accreditati:

21.836

Unità Organizzative:

71.560

Uffici di Protocollo:

19.096

Indirizzi PEC (posta elettronica certificata, quella inventata in Italia, concepita apposta per poter conservare intatta la paranoica fuga nazionale da ogni responsabilità):

95.576

Servizi di Fatturazione Elettronica:

46.898



Qualsiasi persona che ha una minima conoscenza dell'organizzazione dei poteri e dei servizi pubblici, capisce che così non possiamo andare avanti. Non solo gli enti sono troppi, ma essi non sono nemmeno organizzati con la necessaria snellezza e trasparenza. I cambiamenti necessari sono enormi e devono cominciare dal basso. Le iniziative dall'alto sono, per loro natura, discontinue e contraddittorie. Non potendo letteralmente conoscere la complessità della realtà che ci si propone di regolare, si rivelano spesso fallaci.

A parere di chi scrive, il più grande fallimento dell'informatizzazione della pubblica amministrazione italiana sta nel fatto che stia cercando di digitalizzarsi senza cambiare.

Anche se dematerializzato, siamo sempre al gattopardo.



sabato 13 dicembre 2014

Più vigne, meno villette

Il civismo toscano è una sorgente viva di persone fresche, che potrebbero giocarsi una bella partita alle prossime elezioni regionali.
Abbiamo bisogno di un cambiamento, in regione, che oggi vorrei sintetizzare così: vorremmo che le burocrazie e i piani regionali, da ora in poi, impediscano nuove villette, non nuove vigne.
Sembra impossibile, vero? Finito il sessantennio, i ceti dirigenti toscani non sono riusciti ancora a trovare strade semplici e chiare per proteggere il territorio, distruggere gli ecomostri, fermare le colate di cemento sulle colline e sui fiumi della Toscana.
Invece, per chi lavora in agricoltura, turismo, energie rinnovabili, tecnologie avanzate e sostenibili - guarda caso proprio nei settori più vitali e più promettenti per la conservazione della nostra identità ma anche per un futuro di lavoro e ricchezza - la sentina dei vizi dirigisti e degli ostacoli burocratici, è sempre più insopportabile.
Come intellettuale e attivista indipendente, appoggio le recenti e coraggiose iniziative del presidente Enrico Rossi, sostengo la grinta riformatrice di Stefania Saccardi, ma spero anche che il mio mondo civico-liberale, con tutte le sue energie produttive e riformatrici, si dia una mossa.
Parecchi contenuti buoni li ho trovati qui a Firenze, stamane, all'incontro di #PassioneToscana.
Complimenti e buon lavoro, fra gli altri, al bravo Giovanni Lamioni, e ai miei cari amici Paolo Spadaccini, Tommaso Del Tacca e Andrea Romiti.

PS
Nel titolo di questo post - Più vigne, meno villette - ho dimenticato di aggiungere: e più cipressi. Chi può capire, capirà...
 

venerdì 24 ottobre 2014

Involuzione digitale italiana

L'agenda digitale italiana è nel mezzo di una crisi involutiva.
Il problema è, ci pare, che almeno dai tempi di Stanca, ma forse anche da prima, le elite dirigenti della repubblica stanno cercando, con la testa tenacemente rivolta verso il loro ombelico, con testardo conservatorismo, di informatizzare l'esistente.
Si vuole rendere veloce e smart tutto ciò che non abbiamo il coraggio di riformare, di cambiare, senza più domandarci non solo se l'esistente sia giusto, ma nemmeno come si è formato e perché.
Le norme sono tutte sul web, ma non si sono ridotte, né sono diventate più chiare.
Si moltiplicano portali, agenzie, unità di missione nazionali, che non sono altro che la prosecuzione  dei vecchi vizi centralisti, burocratici, autoritari.
Le scadenze automatizzate sono più inesorabili, non più sensate.
Le pratiche sono diventate istanze online, ma non si sono semplificate per nulla.
Abbiamo - in ultimo ma non per importanza - sostituito i costi e le lungaggini della raccomandata con le velocissime assurdità della pec, un capolavoro di presunzione italiota, che è - giustamente - ignorato in tutto il mondo.
È nostro dovere, come lavoratori dell'amministrazione digitale, far funzionare ciò che è nostro dovere far funzionare, ma senza rinunciare a proporre cambiamenti drastici, a cominciare dalla riduzione degli enti e dall'accorciamento di ogni gerarchia.
Informatizzare l'esistente, senza mettere in discussione lo status quo, non servirebbe ad altro, temo, che ad accelerare il nostro declino.

* * *

Portare avanti un pensiero indipendente è faticoso, ma ci continuiamo a provare, alla Leopolda 5, nel mondo del lavoro, con Libera contro le narcomafie, nella nostra antica - ma sempre capace di ripensamento e rinnovamento - rete di iniziative civiche toscane (Nda, a fine giornata).




lunedì 4 agosto 2014

Perché sarà dura


Le cose non stanno andando per niente bene e alla ripresa di fine agosto 2014, ci aspettano ancora tanti sacrifici.
Anche il 2014-2015 sarà duro, durissimo.
Come dice il mio direttore in comune a Firenze, che ha una qualche consuetudine con i dati statistici e con la storia economica, non usciremo presto dalla crisi. Non ci sarà crescita. Non si farà PIL. Non ci sarà sviluppo, nel senso tradizionale del termine.
Mancano, direbbe lui, i fondamentali.
Ci sono dei dati demografici, geografici e sociali, che sono segnati da tendenze di lungo termine. Anche se fossero modificate, non vedremmo conseguenze positive a breve.
Tanti pensano che con un po' di investimenti, con qualche opera pubblica, con una "politica industriale", potremmo rimettere in moto l'economia.
Si sbagliano.
Quelli che pensano ancora in questi termini hanno la testa pericolosamente immersa nel passato.
Il paese invecchia e la natalità continuerà a declinare. E se anche, finalmente, si abbassassero le tasse sul lavoro e sulla vita familiare, il cambiamento richiederebbe una generazione.
Il territorio è al collasso, stretto fra eccessi di cementificazione e di abbandono. E mancano ancora troppi ingredienti - risorse umane, competenze tecniche, libertà spirituale, un cambiamento profondo dei ceti politici locali, con maggiore autogoverno e totale responsabilità - per scatenare un circolo virtuoso di rilancio della custodia del creato, di bioedilizia, di ristrutturazioni.
La repubblica è in pieno disfacimento nelle sue strutture burocratiche. Se anche alcune riforme di Renzi avessero successo, la conseguenza immediata sarebbe quella di diminuire, non certo aumentare i posti di lavoro.
La massa dei debiti pubblici è un peso storico insopportabile. Se anche riuscissimo a impostare una politica di default morbido e controllato, anche in questo caso le conseguenze immediate non potrebbero che essere recessive.
Con questo, sia chiaro, non mi iscrivo al partito del tanto peggio, tanto meglio.
Più che un gufo, mi sento una civetta.
Credo nelle riforme e sostengo tutti quelli che ci provano.
Spero ancora, a cinquant'anni ormai suonati, che possiamo e dobbiamo riuscire a vivere più sani, più sicuri, più liberi, più ricchi, nell'autogoverno toscano, in una repubblica federale italiana ed europea, in pace nel Mediterraneo, in una alleanza atlantica diversa, in un mondo più unito attorno ai diritti universali della persona umana.
Tanti percorsi sono da reinventare.
Tante certezze del passato e anche tante convinzioni personali di chi scrive, sono da mettere in discussione...
Sarà dura, ma in qulache modo ce la faremo.
Ci credo, perché sono una persona di fede.


mercoledì 4 giugno 2014

La natura criminogena delle grandi opere

Ha ragione Massimo Cacciari, sull'inutilità, sulla pericolosità, sulla natura criminogena delle grandi opere, in particolare quelle portate avanti in emergenza, con scadenze "inderogabili", con tempi "contingentati".
Aggiungo, come aggravante, la particolare forza corruttiva delle grandi spese decise centralmente da governi lontani e incontrollabili, sostenute da un mainstream mediatico conformista se non addirittura prezzolato, da elite internazionali parassite che vivono di denaro pubblico nelle grandi capitali.
Ogni volta che qualcuno, dall'alto, da altrove, da Roma, da Arcore, da Bruxelles, da Washington, decide che avevamo bisogno di tav, di "mose", di F35, di basi militari, di Expo, asfaltando la volontà popolare delle comunità locali sovrane, ne esce un disastro o, nel migliore dei casi, l'ennesima costosissima cattedrale nel deserto.
Non è solo l'intrinsico centralismo - e fascismo - della nostra repubblica, a fare dell'Italia uno dei paesi più corrotti del mondo, ma di certo la concentrazione di potere e denaro che tuttora continuiamo a consentire nelle mani di pochissimi - di una elite romano-milanese ristrettissima - mette il turbo al malaffare.
La nostra battaglia federalista, per la sovranità dei cittadini contribuenti nelle loro comunità locali, è, anche da questo punto di vista, sempre più necessaria.
Non è solo una battaglia per la legalità, per il liberalismo, per il federalismo.
E' una battaglia per la vita.
O la grande criminalità organizzata, o la povera gente.
O loro, o noi.



giovedì 24 aprile 2014

Liberiamoci del Senato

Confidiamo nella tenacia di Matteo Renzi, ma anche in un supplemento di umiltà di tutte le persone che lavorano attorno a lui come mediatori, esperti, sherpa. Dobbiamo trasformare il Senato della Repubblica nel Senato federale.

Nel nuovo senato devono sedere rappresentanti di tutte le unità federali della Repubblica stessa: le 19 regioni, le 2 province autonome, Roma capitale.

Quanti per ciascun unità? Ho pensato spesso, in questi lunghissimi anni di militanza e di studio, che dovessero essere almeno tre: il presidente, un rappresentante eletto dalla sua maggioranza e il portavoce della sua opposizione.
Bastano per chi, come me, ha sempre pensato che i senatori federali potessero essere molti meno di oggi (e anche i deputati potessero essere ridotti di numero).

Il nuovo senato non deve dare la fiducia al governo. Non deve votare su leggi fiscali o di bilancio. I suoi membri - essendo stipendiati dei loro consigli locali - non dovrebbero riscuotere alcuna ulteriore indennità.

In pratica sono d'accordo con i punti dell'accordo Renzi-Berlusconi e decisamente diffidente nei confronti della cosiddetta iniziativa Chiti. Tuttavia di un nuovo senato senza membri eletti direttamente, senza fiducia, senza poteri fiscali, senza stipendio, si può e si deve discutere a tutto campo.

Credo che al nuovo Senato federale dovrebbero essere dati poteri penetranti, che gli consentano di diventare un attore del rinnovamento federale d'Italia e d'Europa. 

Lo scriviamo in questa vigilia di un altro importante 25 aprile: vogliamo salvarla o no questa nostra Repubblica?

Buona festa della Liberazione a tutt*!

venerdì 11 aprile 2014

Società naturale fondata sul matrimonio


Due belle pagine del Tirreno di oggi sono dedicate alla sentenza di Grosseto in favore della trascrizione di un matrimonio celebrato a New York. Segnalo, a pagina 2, la bellissima testimonianza di Giuseppe Chigiotti, che è unito da venticinque anni con Stefano Bucci - ma ce ne sono anche altre, di belle storie di coppie toscane omosessuali.
Di spalla a queste storie di amore, serietà, sobrietà, c'è un piccolo pezzo dedicato al grande don Alessandro Santoro che con coraggio ripete: è amore vero e la Conferenza episcopale cattolica italiana sbaglia. Che hanno fatto i vescovi? Hanno preso posizione contro la trascrizione di questo matrimonio gay all'anagrafe di Grosseto, perdendo l'ennesima occasione per esprimersi con maggiore aderenza evangelica alla realtà delle persone umane.
Si parva licet, sono citato anch'io, intervistato al telefono da Antonio Valentini del Tirreno.
Il mio contributo si limita a ricordare l'importanza del sito http://www.gionata.org, come punto di riferimento per chi vuole davvero approfondire il tema fede e omosessualità. Riaffermo anche che le coppie stabili sono una speranza per tutti e che il popolo di D-o è molto più avanti di certi pastori, come si capirà presto, dalle risposte che il Vaticano riceverà al suo questionario preparatorio del prossimo sinodo dei vescovi cattolici sulla famiglia.
La sentenza va nella direzione giusta.
L'annunciato ricorso della procura mi pare inopportuno e ideologico.
Le unioni omosessuali, esattamente come tutte le altre, sono esattamente quelle società naturali che le costituzioni moderne riconoscono - come fa la nostra agli articoli 2 e 29.
Non c'è alcun modo di impedire a queste famiglie di "fondarsi sul matrimonio", se i loro membri lo desiderano.
Coloro che si intromettono e mostrano ostilità contro le persone e le coppie diverse, magari per cavalcare elettoralmente inquietudini e conformismi presenti fra la gente, vanno contrastati a viso aperto, con umiltà, moderazione, ma anche con tenacia. Senza mai cadere in eccessi ideologici, nell'elitarismo, negli errori antropologici del cosiddetto "politicamente corretto".
Gli stati, le chiese, i potenti in genere, dovrebbero assumere un atteggiamento più umile e più rispettoso, davanti a ciò che esiste da prima di loro.
L'amore, la fedeltà, la famiglia, prima di tutto.



Mauro Vaiani
volontario del progetto
intellettuale e attivista
cristiano e omosessuale

Un particolare delle due pagine del Tirreno
dell'11 aprile 2014
con un bel primo piano di Giuseppe Chigiotti;
a sinistra il pezzo dove sono citati
don Alessandro Santoro
e Mauro Vaiani, l'autore di questo blog.





























* * *

mercoledì 9 aprile 2014

Il solco dell'autogoverno

Bravissimo Carlo Fusaro oggi sul Corriere Fiorentino, con il suo pezzo "Il pendolo della regione", in prima pagina, in cui difende le innovazioni e le cose buone che sono potute accadere grazie ad alcune esperienze di buongoverno regionale, fra cui quella della Toscana.
L'autogoverno dei territori, che è intimamente collegato con una competizione politica ancorata a piccoli collegi, dove il personale politico viene scelto da primarie sempre più aperte e dall'esito sempre più imprevedibile, è e resta il solco da seguire, oltre le mode, la confusione mediatica, gli imbrogli del ritorno della vecchia politica (e delle vecchie preferenze).
Chi ha messo mano all'aratro lungo il solco delle riforme federali e liberali, non si volti indietro (e, magari, si rilegga anche il famoso passo evangelico - Luca, 9, 62 - visto che la Pasqua è vicina).

martedì 3 dicembre 2013

Mancato quorum firme per i referendum, una brutta notizia


 

Comunque la si voglia mettere, il mancato quorum di firme per l'ultima tornata di proposte referendarie radicali è una brutta notizia. I Radicali italiani avranno anche fatto molti errori, ma la sensazione è che tanti cittadini attivi abbiano perso una occasione. I referendum, anche quando sono stati boicottati e traditi, sono sempre stati un pungolo positivo. Sostengo Matteo Renzi, ma non mi tranquillizza affatto pensare che la repubblica, adesso, ha solo lui, come speranza.

giovedì 28 novembre 2013

Sono 30 anni che aspettiamo





Il giorno prima delle primarie PD compio cinquant'anni (50!). Mi aspetto un regalo: che Matteo Renzi vinca; che arrivi presto a palazzo Chigi; che, con Renzi premier, si facciano in 3 anni le riforme che sono mature da 30.

Diffuso su Toscana Insieme


mercoledì 31 luglio 2013

Cessate il fuoco

Più che di vacanze, quest'anno, si potrà parlare al massimo di cessate il fuoco.
Occorrerebbero gesti forti:
- via dall'Afghanistan;
- via il Porcellum;
- via le province e le prefetture;
- via dalle carceri i poveracci in attesa di giudizio;
- via le tasse su chi campa con meno di mille euro al mese;
- via almeno qualche pensione dorata;
- via le tasse sugli interessi per la prima casa, altro che IMU!
Non ci sono stati questi gesti...
E  intanto arriva il "generale agosto".
Tutto si ferma e diventa ancora più terribile, per chi è in carcere, in attesa di giudizio e di giustizia, in cerca di lavoro, in fila per una cura, anche palliativa.
Che D-o ci protegga, ma noi, intanto, almeno firmiamo tutti i referendum e prepariamoci a fare ben di più.


* * *



lunedì 15 luglio 2013

Crederci sempre, arrendersi mai


Referendum! Referendum! Referendum!

Sostengo con convinzione i sei nuovi referendum promossi dai Radicali Italiani:
- contro la schiavitù e il lavoro nero degli immigrati;
- contro l'inutile persecuzione penale degli irregolari, una mostruosità giuridica che ha moltiplicato la clandestinità e rallentato la sua giusta punizione;
- contro il finanziamento pubblico, ribadendo la volontà popolare solennemente espressa;
- contro la spartizione indecorosa del cosiddetto "otto per mille";
- contro l'inutile lunghezza delle pratiche di divorzio;
- contro l'inutile persecuzione penale del consumo di droga, che riempie le carceri, paralizza le polizie, ingolfa i tribunali; il più grande disastro politico-giudiziario del nostro tempo; un altro di quei temi su cui il popolo si era già espresso nel 1993, restando drammaticamente inascoltato.
Sostengo anche altri sei referendum radicali per la giustizia giusta.
In totale i cittadini sono invitati ad avallare, con le loro firme in comune o ai banchetti, un totale di dodici nuovi quesiti che potrebbero scuotare, già dal 2014, lo status quo.
Ancora una volta i Radicali Italiani dimostrano coerenza e professionalità, e annunciano ulteriori nuove proposte di iniziativa popolare per l'uninominale, le riforme economiche, le depenalizzazioni, l'abolizione dei quorum e dei limiti all'esercizio della sovranità popolare diretta.
Con il tempo - in particolare con la mia ricerca di PhD in geopolitica, che ho terminato e difeso proprio venerdì 12 luglio scorso all'Università di Pisa - sono sempre più scettico sulla possibilità di riformare una repubblica malata - troppo grande, troppo eterogenea - come quella italiana, ma sono sempre più ottimista sul fatto che i suoi cittadini possono prendere l'iniziativa e contare di più, in prima persona.
Non c'è altra strada che quella di insistere per realizzare le riforme federali e liberali che aspettiamo da decenni.
Come abbiamo sempre detto e come si è verificato, l'alternativa sarebbe stata un lento scivolamento verso povertà e violenza.

Non c'è alternativa, dobbiamo crederci ancora.
Crederci sempre, arrendersi mai (semper credere numquam sese dedere - always to believe, never to surrender).

domenica 25 novembre 2012

Il seggio fantasma di Manhattan e il nostro futuro

Riporto, in calce al post*, le spiegazioni - chiare - che mi sono state date dalle ACLI e da un locale responsabile PD, Enrico Zanon. Non sanano una certa mia insoddisfazione, ma vanno chiaramente accettate per quello che sono (PS del 26/11/2012).


In questa foto si può vedere il seggio fantasma delle primarie 2012, quello che ho trovato chiuso stamani mattina alle 10, ora locale, al numero 25 di Carmine Street, Lower Manhattan, New York City.
In Italia erano le 16, quindi avrebbe dovuto essere aperto per almeno altre quattr'ore, giusto? *
E' una sede del patronato migranti delle ACLI, in una bella stradina nei pressi di quella che era una volta la Little Italy. Era dal giorno prima che telefonavo, inutilmente, all'indirizzo che avevo trovato facilmente sul sito delle ACLI. Tuttavia ho voluto controllare di persona.
Era uno dei due soli seggi di cui il sito delle primarie del centrosinistra annunciava l'apertura a New York, il seggio di Manhattan! L'altro era nel Queens. Un po' troppo lontano anche per una persona volenterosa e curiosa come me.
Mi è dispiaciuto trovare questa vistosa falla organizzativa. Proprio a Manhattan, la capitale del mondo, piena di cittadini italiani impegnati qui per lavoro e ricerca...
Ho denunciato immediatamente il fatto su Facebook, dal vivo, mentre ero ancora di fronte alla serranda chiusa e dopo aver suonato ripetutamente al campanello di quella porta, che non si è mai aperta.
Ma come mai mi sono ridotto a correre lì la domenica mattina?
Non c'era anche il voto online?
Sì, c'era. Mi ero pre-registrato per il voto online, infatti.
Per farlo ho dovuto scannerizzare i miei documenti e anche una dichiarazione in cui spiegavo come e perché mi trovo momentaneamente all'estero, non come turista, bensì come lavoratore e ricercatore. Ho lasciato durante la registrazione il mio numero telefonico americano. Il tutto nei termini prescritti dal sito.
Quando ho provato a votare, il mio numero americano non ha mai potuto raggiungere il numero telefonico gratuito, quello che era obbligatorio chiamare durante la procedura.
Problemi di compatibilità fra compagnie, che - mi sono informato - non erano risolvibili.
Potevo almeno provare con un altro numero? Nessuna procedura per cambiare numero chiamante era prevista. Questo significa che chiunque altro, per qualche motivo si fosse iscritto con un numero chiamante anche solo temporaneamente non in grado di raggiungere il numero italiano, ha di certo perso questa opportunità di voto.
Ho provato a mandare una mail, ma nessuno, a distanza di quasi ventiquattro ore, a pochi minuti dalla chiusura del seggio online, mi aveva ancora risposto.
Proprio ora apprendo che ci sarà molto probabilmente il ballottaggio fra Bersani e Renzi, il prossimo 2 dicembre.
Per allora sarò in Italia. Probabilmente proverò a partecipare almeno al secondo turno, informandomi bene sul sito.
Alcuni importanti chiarimenti, che devo ai miei pochi lettori.
Sono interessato a queste primarie - soprattutto alle possibilità di interazione online - come scienziato politico.
Sono coinvolto come attivista e blogger, pronto a sostenere l'avvento al potere, in Toscana e in Italia, di una nuova generazione di leader democratici e liberali, in competizione fra di loro, ma anche, all'occorrenza, alleati su temi vitali.
Mi sono sentito chiamato in causa come cittadino, insieme alla maggior parte dei miei familiari, dei miei amici e colleghi.
Ultima cosa, non in ordine di importanza, sono parte di un movimento per il rinnovamento politico che cambi qualcosa in meglio per me anche come persona queer.
Queste primarie, nonostante tutte le riserve mentali di chi le ha convocate, nonostante le difficoltà organizzative, nonostante la volontà di impedire la partecipazione a tanti cittadini indipendenti, sono un evento politico straordinario.
Il ballottaggio di domenica prossima lo sarà ancora di più.
Per coloro che ancora non le hanno fatte, una bella sfida.
Per la mia area politica civico-liberale, uno spartiacque.
Proprio da questo mio mancato voto al seggio di New York City, proprio dagli errori e dai problemi, si capisce che, oggi, dopo aver visto centinaia di migliaia di persone registrarsi online e dopo aver visto che, con poche migliorie, il voto online è possibile, non ci sono più scuse per nessuno.
Lo dico con umiltà, con senso della gradualità, con pazienza, ma anche con determinazione: nessuno di noi, qualunque sia la nostra posizione politica, deve più accontentarsi di niente di meno.
Da subito, tutti ci meritiamo e quindi possiamo e dobbiamo organizzare primarie aperte, universali, contestuali, trasversali, garantite preferibilmente dalle leggi, per la scelta di tutti i nostri leader e di tutti i nostri candidati.
I notabili, le berlusconate e i casini sono cose del passato.
Guardiamo avanti, vi prego, riprendiamoci in mano il nostro futuro.

* * *

* No, non era giusto. Non avevamo letto bene il regolamento del voto all'estero... Uno dei parecchi PDF scaricabili dal sito... Evvabbè... Ecco le spiegazioni ricevute dalle ACLI e dal locale dirigente PD, Enrico Zanon:

Da Zanon
L'orario dei seggi esteri, in tutto il mondo, e' dalle 10 del mattino alle 8 di sera. Se leggi bene il regolamento per le primarie all'estero, vedrai che nelle due americhe si votava di sabato. Sono venuti addirittura turisti italiani.
Nei giornali americani in lingua italiana le informazioni sono state riportate correttamente.
Sul sito del circolo di New York troverai i dati per tutti i seggi USA.
Ci vediamo sabato prossimo (1 dicembre) per il ballottaggio, allo stesso posto.

Dalle ACLI
Prenda contatto con il circolo PD del cui presidente indico indirizzo mail     enrico.zanon@libero.it.
Le ACLI non c'entrano nulla con le elezioni: abbiamo solo chiesto  al parroco della chiesa di Our Lady Of Pompei di usare il centro anziani che si trova nel basement della chiesa.
Le mando anche il link di un servizio dell'ANSA
e del TG2 
Scriva ad Enrico che sara' ben felice di mandarle copia del verbale.


giovedì 8 novembre 2012

Notabili? Anche no


Sono per tutto il mese di novembre alla Rutgers University, a Newark, nel New Jersey. Un po' sotto l'impressione della rinfrescante concretezza che caratterizza lo scontro politico qui, un po' sotto l'influenza della rilettura della Rivoluzione Liberale di Piero Gobetti, sto riflettendo sulla questione dei "notabili a disposizione", la bella provocazione lanciata nei giorni scorsi sul Corriere della Sera da Ernesto Galli Della Loggia.
I notabili vogliono essere nominati ai vertici dello stato senza dirci prima cosa faranno, e magari non lo sanno nemmeno loro. Non si rendono conto di quanto sia complessa e seria la politica, di quanta competenza specifica, lucidità intellettuale, chiarezza morale richieda, di quante energie assorba.
Conosco tante persone di straordinarie capacità e di ammirevole successo che, una volta in politica, si sono rivelate essere o troppo indecise, che è male, o disponibili a tutto, che è peggio.
Non vorremmo ritrovarci con degli industriali che poi si rivelano essere dei cacciatori di sussidi e protezioni, o con dei sindacalisti pronti a svendere competitività e meritocrazia in cambio di sussidi ai propri patronati e cooperative.
Sotto le ammirevoli spoglie del patriota, non si nasconderà mica un nazionalista?
Al posto del socialismo non ci ritroveremo mica l'incoraggiamento al parassitismo?
La comunione di questi cristiani non sarà mica in cerca di sistemazione?
Ai falsi federalisti che si sono rivelati più statalisti (e forse anche più matti) di Napoleone, abbiamo già dato...
Un mio compagno di viaggio, mentre mi spostavo dalla Toscana alla Svizzera per poi venire qui, in America, un giovane e brillante imprenditore fiorentino mi diceva: "Abbiamo bisogno di una nuova generazione di persone normali, preparate, competenti, ma che siano anche libere, che si possano permettere una certa irriverenza verso ogni potere costituito. Che non abbiano una grande impresa. Che non abbiano terreni e appartamenti. Che non abbiano troppi legami. Che si mantengano da sole, ma che non abbiano fatto nemmeno troppa carriera in grandi burocrazie pubbliche o private. Che parlino chiaramente e di cose concrete da fare qui, ora, sin dai primi giorni di un eventuale incarico.".
Persone che abbiano, aggiungo e sintetizzo io, una chiara, bella, apertamente dichiarata e coerentemente vissuta vocazione politica.
Avanti, fatevi avanti, ragazze e ragazzi, coraggio!
La politica è terribile, è difficile, è bella, è per voi.

domenica 28 ottobre 2012

Novant'anni


 

Groviglio di pensieri, questa domenica, in attesa di un'eruzione siciliana, che sarà, inevitabilmente, provvidenziale e pericolosa...
La crisi drammatica che stiamo vivendo ha oscurato il 90° anniversario della vergogna della  Marcia su Roma, del tradimento dell'infame Savoia, dell'inizio del consolidamento del fascismo grazie a quello che Piero Gobetti fu tra i primi a definire "un esercito di parassiti dello stato".
Sono anche novant'anni da quando Matteotti, Gramsci, Sturzo, Salvemini, lo stesso Gobetti, si confrontavano con gli scritti di Cattaneo e con la necessità di amare la complessità italiana "con orgoglio di europei e con l'austera passione dell'esule in patria".
Dopo novant'anni il sogno politico più universale e trasversale, resta sempre quello della rivoluzione liberale, che è e resterà indissolubilmente ancorata all'obiettivo storico del federalismo e del ritorno dei popoli italiani al loro tradizionale autogoverno.




domenica 30 settembre 2012

Attorno a cosa unire un polo civico e liberale



 

Oggi, domenica 30 settembre, a Firenze, all'Hotel Baglioni, Oscar Giannino ha risposto a decine di domande e ha parlato a lungo a una folta assemblea di sostenitori del suo appello Fermare il declino, di cui anche chi scrive, insieme a tantissimi di Italia Futura, siamo firmatori.
Ha molto insistito sulla necessità di far qualcosa subito per i veri poveri, gli umili, le famiglie con figli, le piccole imprese, i giovani. Ha detto parole importanti contro lo sfruttamento e l'emarginazione delle donne nella nostra società. Non è diventato socialista, è e resta un liberista, ma da vero liberista sa che senza restituire speranza e reddito ai meno abbienti, lavoro ai giovani, opportunità alle donne, la nostra economia non ripartirà.
Occorre l'austerità, certo, ma occorrono anche - e subito - delle alternative alla austerità, perché la nostra società si rimetta in moto, torni a crescere.
Dove troveremo le risorse da dedicare al nostro impegno per includere socialmente, liberare il lavoro, incoraggiare l'innovazione? Si potrbbe cominciare, ha fatto un solo esempio Giannino, chiedendo un contributo di solidarietà a quel mezzo milione di persone che hanno una pensione (retributiva, non contributiva) superiore ai 4.000 Euro al mese. Hanno ricevuto un grande privilegio dalla Repubblica. Possono essere chiamati a restituire qualcosa. Giannino ha detto una cosa molto scomoda, ma molto seria e coraggiosa.
Ci sono ovviamente, Giannino li ha ricordati, i 20 punti pubblicati da Perotti sul Sole 24 Ore, per ridurre subito i costi della politica, che coincidono con l'elaborazione portata avanti da Italia Futura e da altre aggregazioni civiche.
C'è da costruire, ha insistito tanto su questo, una grande coalizione sociale e politica, capace di lavorare, ventre a terra, per decenni, per smantellare migliaia di ammistrazioni ed enti pubblici e parapubblici inutili o superati, mettere a frutto la manomorta dei patrimoni pubblici per abbattere il debito, sburocratizzare la Repubblica, rendere più snelli e più responsabili gli enti locali.
Così lo stato comincerà a pagare i suoi debiti e smetterà di essere al di sopra delle leggi. Noi cittadini cominceremo il lungo cammino per trasformarci, finalmente, da sudditi a sovrani della Repubblica.
Giannino ha detto cose importanti su tante altre riforme, contro le burocrazie, contro l'irresponsabilità dei mandarini della pubblica amministrazione, contro la vecchia politica.
Ha riconosciuto i meriti di Monti, ma anche parlato della necessità di andare oltre.
Ha espresso attenzione per la grande sfida di Renzi, che, per le novità politiche e culturali di cui è portatore, potrebbe diventare il principale interlocutore.
A Renzi va riconosciuto un grande coraggio, in questo paese dove potrebbero far di tutto, cambiando le regole delle primarie e poi, magari, riformando contro di lui la legge elettorale solo dopo la sua eventuale vittoria alle primarie, pur di fermarlo.
L'iniziativa politica di Fermare il declino è difficile, ma è necessaria, ha concluso. Deve contribuire a unire decine di milioni di cittadini, produttori e lavoratori, connessi a Internet e attenti ai problemi delle nostre comunità. Se non si muovono milioni di cittadini sovrani, davanti al suicidio di un'altra generazione di politici a cui stiamo assistendo, il nostro paese andrà incontro al disastro.
Oscar Giannino ha parlato di una coalizione vasta, unita attorno a poche cose necessarie per salvare l'Italia, con il massimo pluralismo e la totale libertà di coscienza su tutto il resto. Un modo nuovo di stare insieme in una stagione di ricostruzione nazionale, senza portarci dietro le vecchie divisioni del passato.
Ha ricordato i tanti fallimenti civici e liberali del passato. Ha scherzato sul fallimento della lista Giannini del 1992.
Ci ha infine confermato, questo per noi è stato davvero importante, la sua incrollabile adesione a una democrazia fondata sui collegi uninominali e sulle primarie, con il rifiuto del disastroso ritorno delle vecchie preferenze. E' un tema importante, che ci deve distinguere, in meglio, dalla vecchia e spesso cattiva politica.
D'altra parte, che credibilità avremmo, nel voler lanciare dei nuovi leader, se li lasciassimo selezionare con le regole sbagliate che non hanno mai prodotto altro che disastri? Avanti, con i collegi uninominali e con le primarie.
Guardiamo avanti, non indietro.

* * *

Ci è piaciuto. Nei prossimi giorni cercheremo di offrire una nostra chiave di lettura sulle possibilità che si aprono con la sua coraggiosa proposta, con le importanti cose che ha detto Montezemolo sul Corriere di oggi, con le attività di tanti nostri amici delle liste e dei movimenti civici presenti sul territorio, con le innovazioni possibili con la candidatura di Matteo Renzi. Sono tante cose diverse, ma sono possibili delle sintesi e delle sinergie. E tutte possono comunque concorrere ai miglioramenti civici, liberali, federalisti, ai quali chi scrive ha dedicato la propria vita.
Non ci sottrarremo dalla necessità di spiegare, nei prossimi giorni, su perché consideriamo necessaria, invece, una separazione netta, in termini di personale e programmi, fra il nostro mondo civico-liberale e quello di Casini, Fini e Rutelli. La loro area è piena di persone straordinarie, ma il loro orizzonte politico è purtroppo ristretto allo status quo, di cui essi hanno fatto parte fino a oggi. I cittadini si aspettano una nuova generazione di politici. E hanno ragione.

mercoledì 12 settembre 2012

Matteo Renzi, classe 1975


Matteo Renzi, il sindaco di Firenze che, non dimentichiamolo mai, avrà quarant'anni nel 2015, inizia domani, giovedì 13 settembre 2012, la sua avventura.
Partecipa a primarie che non sono state ancora indette. Si candida a elezioni che ancora non si sa con quali regole saranno tenute. Con un coraggio da leone si propone per fare finalmente le molte riforme di cui in questa Repubblica si parla da decenni.
Da presidente della provincia di Firenze, Renzi, si trovò ad avere delle competenze su poche cose abbastanza delimitate, un po' di soldi disponibili, e portò a casa dei risultati. Fu fortunato, ma anche molto operoso e, soprattutto, poco ostacolato, essendo in uno spazio politico e amministrativo ben circoscritto.
Da sindaco di Firenze, invece, Renzi, si è accorto che, se vuole realizzare la linea 2 della tramvia, deve candidarsi a premier, deve cercare di far saltare il tappo che da Roma blocca tutto, deve scuotere questa repubblica dalle fondamenta.
Un sindaco che vuole cambiare qualcosa si ritrova contro intere burocrazie. Questa è una drammatica verità, ma, nello stesso tempo, può diventare il più forte appello elettorale di Matteo Renzi: occorre una persona come lui, questa è la convinzione che può diffondersi viralmente fra i cittadini attraverso la rete, per realizzare un salto generazionale e culturale, per far saltare Roma e tutto ciò che, da Roma, impedisce ai sindaci di migliorare le città e le comunità, ai servizi pubblici di servire i cittadini, ai territori di rinascere, agli imprenditori di lavorare, ai giovani di osare.
Il nostro mondo di liste civiche e iniziative civili, il PD, il Terzo Polo e tutti gli altri, devono fare i conti con questa necessità di un salto generazionale e culturale.
Matteo Renzi è più Obama che Berlusconi, attrae molto più Chiamparino e Montezemolo che Rutelli e Casini, unisce molti più cittadini di quanti ne spaventi ed è, infine, assolutamente e incredibilmente avanti e oltre tutto ciò che ancora avanza della seconda repubblica e sopravvive della prima.
C'è di che riflettere e parecchio da lavorare, per chi volesse rispondere davvero a questa sfida di grande valore.
Auguri, sindaco.

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