Un discorso diverso in Toscana, per chi crede, in questa nostra madreterra, in questa fugace vita, in qualcosa di diverso
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martedì 11 agosto 2026

In memoria di Stefano Marcelli

 

Il 6 agosto 2026 la pagina Facebook di Stefano Marcelli ha pubblicato il suo congedo dalla vita terrena.

Ci uniamo al cordoglio della famiglia, degli amici, di tutti coloro con cui aveva lavorato e che lo conoscevano.

Abbiamo avuto anche noi l'onore di conoscerlo, in occasione delle risalenti lotte nonviolente per la libertà in Iran e dell'impegno istituzionale della Toscana per la liberazione del dissidente iraniano Akbar Ganji.

Buon viaggio nel seno della Provvidenza, caro Stefano Marcelli.

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domenica 1 marzo 2026

Tirannicidio e realismo

 


Il regime iraniano si è mostrato incredibilmente crudele, in tutta la sua storia ma in particolare in questa ultima criminale repressione delle proteste del cuore d'inverno 2025-2026. Tanta ferocia ha messo in discussione non solo il diritto internazionale, ma anche ogni realismo basato sui principi.

Siamo e restiamo contrari a politiche estere o militari ispirate dalle follie "neocon", ma sarebbe davvero irrealistico invocare il rispetto del diritto internazionale da parte di chi lo ha calpestato o in difesa di chi lo ha oltraggiato per generazioni. 

Il tirannicidio di Khamenei e di altri carnefici che erano alla testa di questo disumano sistema di potere era invocato da decine di milioni di persone in Iran e nella diaspora. Sic semper tyrannis, non lo scordiamo di certo.

Questo è un fatto e nessuno - che non sia avvelenato da qualche forma di fanatismo - sentirà la mancanza di questi tiranni che sono stati giustiziati da bombe americane e israeliane.

Ora tutti dobbiamo sperare che i popoli dell'Iran prendano in mano il loro destino, perché la storia terribile di questo regime possa chiudersi senza che si scateni una guerra civile.

  

mercoledì 7 gennaio 2026

Le giornate dei popoli dell'Iran

 

Appena passato il Solstizio d'inverno, la festività Shab-e Yalda, in Iran è partita una nuova stagione di proteste popolari. E' come se, passata la notte più lunga dell'anno, i cuori e le menti siano tornati a sperare nella luce.

Secondo i media degli attivisti anti-islamisti, oggi, 7 gennaio 2026, sarebbe l'11° giorno di manifestazioni e scioperi.

I popoli dell'Iran, che sono tanti e in gran parte non sono né  Farsi né Sciti, sono infine in rotta con l'odiosa Repubblica Islamica, ridotta a essere uno stato di terrore, nelle mani di pochi preti corrotti e assassini.

Da ormai vent'anni sono falliti tutti i tentativi di autoriforma del regime.

Dobbiamo appoggiare la caduta degli ayatollah e dei mullah, in particolare la cacciata del crudele tiranno Ali Khamenei, la cosiddetta "guida suprema", che ha trasformato l'istituto della Velāyet-e faqīh in uno strumento demoniaco.

Deve essere un processo interno, con il minimo di interferenza dall'esterno: le potenze estere sono interessate e attive in Iran, ma tutti devono ponderare bene i loro passi in un paese così grande; le diaspore fanno la loro parte, a cominciare dai monarchici che credono nel ritorno dello Shah di Persia, ma è chiaro che a decidere il futuro saranno coloro che vivono e lavorano in Iran, non le minoranze in esilio; i riformisti islamisti hanno fallito ripetutamente, ma è il momento che si facciano avanti, perché molti di essi sono classe dirigente che sarà necessaria dopo la cacciata dei capi islamisti più compromessi. 

Sarà dura arrivare alla riconciliazione, all'elezione di nuovi organi costituenti, al necessario confederalismo fra i popoli dell'Iran, alla ricostruzione economica e sociale, ma così non si può andare avanti. 

Questo status quo sanguinario è insopportabile per una popolazione di novanta milioni di persone, in cui l'età media è poco sopra i trent'anni e il livello di globalizzazione e mobilitazione sociale è così alto.

Che la Provvidenza accompagni i popoli dell'Iran e che noi dall'Europa li si sostenga in ogni maniera possibile.

 

 

 


domenica 15 giugno 2025

Vent'anni di grida "al lupo iraniano"

 


Seguo la resistenza iraniana da oltre vent'anni. Questo non fa di me un "esperto" di cose iraniane, ma forse mi dà il diritto di farmi delle domande e, visto che non trovo risposte sui media occidentali, anche quello di avere dei dubbi.

Secondo l'AIPAC, la potente lobby israeliana in America, già all'inizio del secolo era necessario fermare l'Iran dalla sua corsa verso il nucleare. La loro conferenza annuale del 2006 era già intitolata, con grande enfasi, con un senso di urgenza, "Now It's Time to stop Iran". A quei tempi quella e altre istituzioni godevano di una certa credibilità, anche ai miei occhi di intellettuale e attivista di provincia.

La risposta di persone come me, allora, a questo urgente appello, fu di sostenere in ogni modo i dissidenti iraniani che, con metodi nonviolenti e con grande sacrificio personale, si impegnavano per un Iran diverso. 

Abbiamo sostenuto i giovani iraniani esuli nella loro resistenza contro l'estremismo e il populismo di Ahmadinejad (che era stato rieletto presidente dell'Iran nel 2009 in una votazione fortemente contestata).

Ricordo con orgoglio di aver assistito Alessandro Antichi (allora capo dell'opposizione di centrodestra nel Parlamento toscano), Severino Saccardi (uno dei più colti e sensibili esponenti della maggioranza di centrosinistra), il giornalista Stefano Marcelli, nel loro impegno perché la Regione Toscana si esponesse, come istituzione, per la liberazione del dissidente Akbar Ganji. Liberazione che in effetti ci fu, tanto che nel 2006 il Parlamento toscano poté ospitarlo e consegnargli la massima onorificenza.

Come ci furono anche altri momenti importanti, come la visita di Shirin Ebadi, premio nobel per la pace, a Firenze nel 2009, quando tenne una lectio magistralis parlando sotto l'ombra del David - simbolo universale di libertà repubblicana - alla Galleria dell'Accademia.

Negli Stati Uniti d'America e in Israele, però, non si sono mai rassegnati i guerrafondai che volevano fare all'Iran ciò che era stato fatto alla Somalia, all'Afghanistan, all'Iraq, alla Libia, alla Siria. Non posso dimenticare i vergognosi 47 traditori, alcuni dei quali sono ancora in circolazione e vogliono tuttora condizionare la politica estera e militare USA anche al tempo di questa imprevedibile seconda presidenza Trump.

Nemmeno le persone ragionevoli, però, si sono mai rassegnate. Ci sono stati momenti di grande speranza, come la gioia popolare che esplose in Iran nel 2015, al momento della firma degli accordi per un nucleare esclusivamente civile. Il movimento popolare Donna Vita Libertà, l'ultimo di una lunga serie, è più vivo che mai.

Dopo vent'anni di grida "al lupo iraniano", quel regime di preti corrotti e di "guardiani della rivoluzione" miliardari e crudeli è sempre più odiato, sempre più debole, sempre più vicino all'inevitabile crollo.

Che in questa sua fase terminale abbia consumato le ultime risorse di cui disponeva per riprendere il programma di costruzione di bombe atomiche con le quali minacciare di distruzione Israele, Curdi, Beluci (Baluci), Azeri, rivali Arabi, posso ancora crederlo.

Che l'allarme recentemente lanciato dalla AIEA contro l'Iran fosse documentato, lo accetto.

Che il governo cinico e guerrafondaio di Netanyahu avesse pronti da anni piani per minare infrastrutture militari e nucleari iraniane, in modo tale da ritardarne per un altro decennio lo sviluppo tecnologico, lo dò per scontato.

Che in Iran esistano vasti strati popolari più o meno dichiaratamente felici che dall'estero siano arrivati colpi feroci e duri contro l'establishment, ne sono sicuro. 

Che mezzo mondo, più o meno apertamente, approvi il raid di Netanyahu, come lezione impartita a una potenza rivale sempre più in crisi (e quindi sempre più pericolosa), lo registro con il necessario realismo.

Che questa sia però una strada per la liberazione dei popoli dell'Iran, per la sicurezza a lungo termine di Israele e dei suoi vicini, oltre che per l'emancipazione dei Palestinesi dalla condizione disumana in cui sono stati precipitati (prima di tutto dai loro capi), no, questo proprio non riesco a crederlo.

Alziamo la voce e protestiamo contro questa ennesima esplosione di violenza che serve solo, come tutte le altre, a tenere al potere i capi pro tempore dei regimi coinvolti.

Grazie al nuovo vescovo di Roma, papa Leone XIV, di non aver fatto mancare, in proposito, un appello alla ragionevolezza

Dividersi in tifosi, di Israele, dell'Occidente, tanto meno degli orrendi preti al potere in Iran, è oggi più pericoloso e fuorviante che mai.

La realtà, ieri come oggi, come sempre, deve essere la guida interiore del realismo cristiano, quindi umano, quindi necessario in questo mondo in cui ci stiamo autodistruggendo.

Un altro regime change al seguito di bombe occidentali? No, grazie.


Mauro Vaiani (Ph.D. in Geopolitics)

 

giovedì 22 settembre 2022

In memoria di Mahsa Amini vittima del centralismo

 


L'Iran è uno stato enorme di oltre 80 milioni di abitanti su un territorio grande più di cinque volte quello della Repubblica italiana. Ci vivono molti popoli, non solo le genti di lingua e cultura Farsi, cioè persiana. Uno dei territori dell'Iran è il Rojhilat, cioè il paese dei Curdi orientali, una delle quattro parti in cui è diviso il Kurdistan.

Mahsa Amini, la giovane donna curda morta fra le grinfie della polizia della morale mentre era in visita a Teheran, oltre che l'ennesima vittima di quella crudele "buoncostume" che terrorizza la Repubblica islamica, è anche una testimonianza potente per tutti coloro che intendono porre fine al centralismo autoritario, ovunque.

I preti corrotti della mullahcrazia iraniana dominano ancora le istituzioni dello stato iraniano, ma crediamo, sin da quando abbiamo conosciuto Shirin Ebadi e Akbar Ganji, che anche la loro quarantennale clessidra si stia vuotando.

Nessun governo centralista e autoritario del mondo è al riparo dalle proprie cittadinanze interconnesse dalla nostra modernità. Le persone del XXI secolo stanno rapidamente comprendendo che non bastano libertà personali, diritti civili, opportunità economiche, che qualsiasi regime è in grado di offrire, anche a molti. 

Per vivere, non solo sopravvivere, le persone umane stanno prendendo consapevolezza che sono necessarie autonomie personali interconnesse con autonomie sociali e soprattutto, per proteggere la vita delle generazioni future, la propria diversità, i beni comuni, l'ambiente, autonomie territoriali.

Raggiungere autonomie territoriali, sociali, personali, comporta la fine di ogni centralismo autoritario, attraverso grandi mobilitazioni che devono serpeggiare in ogni stato, perché non c'è alcun grande stato del pianeta che sia indenne dal centralismo autoritario stesso e perché i centralismi autoritari si sostengono l'uno con l'altro, anche quando i loro apparati militari-industriali si scatenano nelle loro pericolose e sanguinarie competizioni.

 

* * *

 

Approfondimenti sull'attualità dell'Iran:

https://www.amnesty.org/en/latest/news/2022/09/iran-deadly-crackdown-on-protests-against-mahsa-aminis-death-in-custody-needs-urgent-global-action/

https://www.npr.org/2022/09/21/1124237272/mahsa-amini-iran-women-protest-hijab-morality-police

 

sabato 20 maggio 2017

Iran as a Global Hope





Among many flawed and rigged electoral processes in the world, this Iranian presidential polls embodied a little seed of hope.

We congratulate Hassan Rouhani, the incumbent president, who overwhelmingly won the majority of votes cast by Iranians on Friday, 19 May 2017, and was re-elected.

We now wait for many more good news: Iran must stick closely to the nuclear deal (JCPOA, Joint Comprehensive Plan of Action); it is time to grant a universal amnesty to all political prisoners; freedom of information must be extended; regime controls on many social, economic, political realities must be weakened; women rights must be boosted; greater local self-government and stronger social, public services are expected by all Iranian cities and regions; and many more reforms are needed.


This blogger always believed in a slow, gradual, pragmatic, nonviolent, progressive transition in Iran. Such a development is coherent with our findings on social mobilization in the globalized world.

It is time to hope and celebrate, tonight.

martedì 28 luglio 2015

Boosting Peace, Defeating Warmongers


We honor the brave people who are working for #IranDeal full deployment and eventual success. In a few years, peace between the West and Iran can make the entire world freer, more secure, now, in this generation. Here two interesting insights, by two key intellectuals - two very different persons, who I know and respect:

RonPaul: Iran Agreement Boosts Peace, Defeats Neocons

AkbarGanji: Iran nuclear agreement: You can't expect people to walk onwater

We must resist The War Monger Journal (so I dubbed The Wall Street Journal) and its slippery skepticism against Iran.





 

 

martedì 14 luglio 2015

venerdì 3 aprile 2015

Verso la pace fra Occidente e Persia

Il raccoglimento e la preghiera del Venerdì Santo devono lasciare il giusto spazio a una notizia davvero importante.

La gioia degli Iraniani alla notizia dell'accordo
sul controllo del nucleare, raggiunto ieri,
giovedì 2 aprile 2015, a Losanna
Fonte: http://www.corriere.it

Senza affrettarsi a festeggiare, senza enfasi, senza eccessi di ottimismo o pessimismo, si deve tuttavia accogliere con soddisfazione la notizia dell'accordo maturato ieri fra l'Iran e le grandi potenze, in materia di controllo del nucleare civile in quel paese e di impegno comune contro la proliferazione di nucleare militare.
Sia chiaro: è solo una tappa in un lentissimo e faticoso processo di normalizzazione delle relazioni fra Occidente e Persia.

Il cammino è e sarà difficile, ma la destinazione è certa.
Ce lo ha testimoniato da tempo Akbar Ganji, per la cui liberazione molti toscani - ricordo qui, fra gli altri, Alessandro Antichi, Severino Saccardi, Stefano Marcelli - si sono impegnati per anni, e che nel giugno 2006 è diventato nostro concittadino fiorentino e toscano e ha ricevuto il gonfalone d'argento del Parlamento toscano.

Ce lo ha confermato Shirin Ebadi, premio Nobel per la Pace, che abbiamo accolto a Firenze lunedì 6 luglio 2009, anche lei ospite del Parlamento toscano. Shirin Ebadi, vale la pena ricordarlo, parlò alla cittadinanza toscana all'Accademia, sotto l'ombra del David di Michelangelo, simbolo per eccellenza del nostro republicanesimo toscano e di libertà per tutta l'umanità.

Siamo certi che l'Iran sta cambiando e noi con lui.

Sbagliano coloro che si attardano in fosche previsioni geopolitiche. Fra tutti i regimi che vengono dipinti come nemici dell'Occidente, l'Iran è il meno monolitico e i popoli della Persia sono pieni di giovani, donne, intellettuali, ma anche classi dirigenti, che stanno preparando un cambiamento denso di speranza. La gioia della gente per le strade di Teheran è la prova che la lunga attesa di un'altra primavera in Iran, potrebbe essere davvero vicina alla fine.

Sbagliano coloro che vedono l'Oriente prigioniero di una presunta inevitabile rivalità fra Sciti e Sunniti. I regimi che si fronteggiano nell'area non sono divisi da qualcosa di atavico o irrazionale. Usano etichette religiose e culturali di un passato che non esiste più, solo come pretesti per giustificare la loro permanenza al potere e l'oppressione dei loro popoli.

Sbagliano i guerrafondai americani, insieme al loro beniamino Benjamin "Bibi" Netanyahu, che alimentano una retorica anti-iraniana, in cui sono i primi a non credere. A sentire loro, l'Iran avrebbe dovuto essere pieno di armi nucleari da quasi un decennio, ormai - chi scrive lo può testimoniare, perché è fra quelli che ha loro creduto, anni fa. In rete sono quasi scomparse, ma noi custodiamo alcune tracce della conferenza 2006 dell'AIPAC (American Israel Public Affairs Committee), che era intitolata «Now Is Time to Stop Iran», nella quale si ipotizzava che entro pochi mesi l'Iran avrebbe potuto cancellare Israele dalla carta geografica con armi atomiche. E quante altre volte, prima e dopo, ci siamo sentiti dire che l'Iran era a un passo dal diventare una potenza nucleare... Tutte previsioni tanto fosche quanto, grazie al cielo, assolutamente infondate.

Sbaglia anche la mia amica Fiamma Nirenstein, temo, quando si attarda ad alimentare la narrativa sulla presunta doppiezza iraniana, presentandola come un tratto religioso e culturale, la «taqiyya», il tradizionale diritto di mentire concesso ai musulmani per un fine utile all'Islam. La loro religione non consente di essere più machiavellici di quanto non conceda la nostra. Le difficoltà a raggiungere accordi credibili e a farli rispettare non sono più grandi stavolta, di quanto non lo siano state durante la Guerra Fredda. Semmai saranno minori, nell'era dei social globali e di un crescente attivismo globale.

Non ci facciamo alcuna illusione, ma sappiamo, da una osservazione attenta della società iraniana di oggi, che quei popoli vogliono la pace almeno quanto la vogliamo noi. Non possiamo sottrarci, quindi, al sacrificio e al rischio di scommettere, ancora una volta, sulla pace e sulla libertà, contro la guerra e contro la paura.






martedì 10 marzo 2015

47 traditori

Da destra: Mitch McConnell,
Tom Cotton (promotore della lettera), Ted Cruz



Gli Stati Uniti d'America sono sconvolti dalle ripercussioni di una avventata lettera che 47 senatori americani hanno scritto ai leader iraniani, nel tentativo di minare l'autorità politica e costituzionale del presidente Obama, e i possibili accordi sull'uso pacifico del nucleare da parte dell'Iran.
Per coloro che se la sentono di approfondire, suggeriamo di partire da questo commento dell'Huffington o dal sito Bloomberg. Il documento è davvero problematico, persino per un pubblico come quello italiano, che è abituato a ogni tipo di castronerie politiche e analfabetismo istituzionale.

I 47 firmatari sono stati definiti, da alcuni media americani e da una folla sterminata di attivisti su Twitter come i #47traitors, ma anche come i #47monkeys. Ecco l'elenco:

Senator Ben Sasse, R-NE
Senator Bill Cassidy, R-LA
Senator Charles Grassley, R-IA
Senator Cory Gardner, R-CO
Senator Dan Sullivan, R-AK
Senator David Perdue, R-GA
Senator David Vitter, R-LA
Senator Dean Heller, R-NV
Senator Deb Fischer, R-NE
Senator James Inhofe, R-OK
Senator James Lankford, R-OK
Senator Jeff Sessions, R-AL
Senator Jerry Moran, R-KS
Senator Jim Risch, R-ID
Senator John A. Barrasso, R-WY
Senator John Boozman, R-AR
Senator John Cornyn, R-TX
Senator John Hoeven, R-ND
Senator John McCain, R-AZ
Senator John Thune, R-SD
Senator Johnny Isakson, R-GA
Senator Joni Ernst, R-IA
Senator Kelly Ayotte, R-NH
Senator Lindsey Graham, R-SC
Senator Marco Rubio, R-FL
Senator Mark Kirk, R-IL
Senator Michael Crapo, R-ID
Senator Michael Enzi, R-WY
Senator Mike Lee, R-UT
Senator Mike Rounds, R-SD
Senator Mitch McConnell, R-KY
Senator Orrin Hatch, R-UT
Senator Pat Roberts, R-KS
Senator Pat Toomey, R-PA
Senator Rand Paul, R-KY
Senator Richard Burr, R-NC
Senator Richard Shelby, R-AL
Senator Rob Portman, R-OH
Senator Roger Wicker, R-MS
Senator Ron Johnson, R-WI
Senator Roy Blunt, R-MO
Senator Shelley Moore Capito, R-WV
Senator Steve Daines, R-MT
Senator Ted Cruz, R-TX
Senator Thom Tillis, R-NC
Senator Tim Scott, R-SC
Senator Tom Cotton, R-AR

Dispiace leggere nella lista i nomi di politici liberal-conservatori esperti e credibili su molti temi, come quelli di John McCain e Rand Paul.

Pochissimi i senatori repubblicani che si sono sottratti a questa corsa verso l'autodistruzione politica:

Senator Bob Corker, R-TN
Senator Dan Coats, R-IN
Senator Jeff Flake, R-AZ
Senator Lamar Alexander, R-TN
Senator Lisa Murkowski, R-AK
Senator Susan Collins, R-ME
Senator Thad Cochran, R-MS

La fonte di questa lista è la CNN.

Qualche giorno fa era stato scritto con semplicità ed efficacia da Ryan Cooper: quella di agitare il fantasma dell'Iran è pura ipocrisia politica. I cosiddetti falchi sono i primi a non credere alla loro retorica guerrafondaia. Rappresentano - ma piuttosto male, ci pare - elite politiche che prosperano sullo sfruttamento elettorale della paura, sugli interessi del complesso militare-industriale, sull'odio pregiudiziale - e forse non privo di connotati razzisti - contro Obama, il primo presidente nero della storia americana.

L'America è un paese complesso, un groviglio inestricabile di cose molto buone e molto cattive - nei nostri studi la abbiamo definita il Napoleone delle nazioni, grande liberatore di individui, ma anche schiavizzatore di interi popoli. E' anche un paese dove le carriere - anche quelle politiche - vengono troncate per errori molto più piccoli di questa lettera all'Iran. Come ha scritto, con necessaria crudezza, Fred Kaplan su Slate, questa brutta lettera ci ha rivelato chi, nel senato americano, non è adatto a guidare gli Stati Uniti, figuriamoci il loro impero mondiale.

Per aderire alle proteste contro questi sconsiderati, si può partire da Win Without War.

giovedì 25 settembre 2014

The end of bigotry is nigh


President Obama, in his recent speech at the United Nations, did what he does best: he talked about what is changing. 
Those looking candidly at the world today, they see not only states full of debts, universities paralyzed by biases, economies producing junk goods and polluting the planet.
Everybody should also see younger generations who want to live and love in freedom, and peace.
But if you look at this radical change of prospect in the heart of Levant, how may one seriously believe that the so called Caliphate, proclaimed by ISIS (aka ISIL, aka IS), has a future, as a geopolitical menace?
Crying that global Islamo-fascism terror is nigh, does not make any sense!
Let us put it simple: they don't have material, social, human resources enough, to survive in the long term.

The only thing that is nigh, is the end of bigotry, sectarianism, political violence, terrorism, radical losers!
This is one of the main reason, I abstain from joining the Cassandra chorus warmongering against international terror.
The more I look at the figures, the more I follow the money, the more I study the demographics and the economy of countries where terrorism is more threatening, the less I believe the so called Islamo-fascism might be a real, lasting geopolitical threat.  
I invoke Western self-restraint.
I ask the interruption of senseless bombing and intensifying our material, military help to the few accountable local authorities, as Kurdistan, Lebanon, Jordan, that may better understand the situation and operate on the ground.

I campaign for the withdrawal of foreign troops from Afghanistan, Iraq and Syria.
And I believe in resumption of talks for a lasting peace between the West and Iran, between Israel and the West Bank, and between Israel and Gaza, under Egyptian protectorate.

Let's hope.

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domenica 5 gennaio 2014

Iran Coming Soon


My Epiphany prayer, this year 2014, is a tribute to the queer future of Iran. A spring of freedom and compassion will soon flourish in Iran, and its positive influence will reach Russia, China, India, Islam, Africa, and the West. There will be a change, that will bring hope to the world. Enjoy the video. More information can be read at Iranian.com and at Buzzfeed.


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domenica 16 giugno 2013

People dancing in the street

From the network, images of joy in Iran. Congrats to President Hassan Rouhani, elected with a turnout of more than 50% since the first ballot. Results were proclaimed late yesterday. Freedom and peace, for Iran and all the world!

mercoledì 22 maggio 2013

Zahra for president

Segnalo il mio appoggio a questo sito di fumetti per la liberazione dell'Iran.
Seguite con noi la straordinaria campagna elettorale di Zahra, una mamma per presidente.
E' solo un assaggio di cosa potrebbe essere la Persia, se non fosse schiacciata sotto il calcagno del clero più corrotto della terra.
Come sempre, per la libertà in Iran e la pace fra Europa e Persia, noi ci siamo.
Viva le donne, i giovani, gli intellettuali, il popolo queer dell'Iran.
Attendiamo con ansia di sapere se ai candidati moderati e riformatori sarà concesso diritto di parola, che è, in questo momento, quello più strategico, per incrinare il regime durante la prossima campagna elettorale presidenziale.
Iran libero!

domenica 12 maggio 2013

Kenneth N. Waltz 1924-2013

As my personal homage to Kenneth N. Waltz, who died on May 12th 2013, I link here a very good article about him, written on The New York Times by Douglas Martin. His last scientific effort was dedicated to a better future for Iran and I think he achieved it, surprising as usual the main stream. He inspired all my life and work as a student of international politics and a geopolitics scholar. He thought me, among many other unconventional and inconvenient things, that international anarchy was far better than any possible international hierarchy. R.I.P. beloved professor.


giovedì 29 novembre 2012

Bersani o Renzi?


 

Sono riuscito a seguire il dibattito Bersani-Renzi di ieri, in vista del ballottaggio finale delle primarie del centrosinistra italiano.
Ho potuto ascoltare Rai Radio Uno, via Internet. La tv di Rai Uno, invece, via Internet, in America, è bloccata... Sono mancate, nel dibattito, alcune affermazioni nette sulla necessaria privatizzazione della RAI, un transatlantico in corsa verso il suo iceberg, il cui salvataggio ci costerà più dell'Alitalia, ma vabbe', alcune cose importanti sulle liberalizzazioni sono state dette da entrambi.
Entrambi sono scivolati su delle bucce di banana, come in politica estera, per esempio. Su come dobbiamo e possiamo aiutare e rispettare la primavera araba, la separazione definitiva fra Israeliani e Palestinesi, il cambiamento in Iran, ne sa più il mio amico Giacomo Fiaschi, intellettuale e imprenditore pratese a Tunisi, di tutti e due loro messi insieme. 
Tuttavia, Pierluigi Bersani è una persona seria, che seguo e stimo da anni. E Matteo Renzi è una generazione avanti, c'è poco da fare, soprattutto su questioni vitali qui e ora per la sopravvivenza della nostra convivenza civile: rispetto della volontà popolare sulle questioni sottoposte a referendum; costi della politica; restituzione ai comuni e alle regioni delle risorse e delle responsabilità necessarie per autogovernarsi.
Il voto delle regioni rosse è lì a dimostrare che è il vasto popolo ex-comunista, ex-socialista, ex-democristiano, a volere il cambiamento, a fare la differenza, non certo qualche smarrito elettore moderato deluso da Berlusconi.
Dal mondo dei miei amici liberali arrivano interventi chiari in favore di Renzi:
http://www.liberalitaliani.org/29/11/2012/i-liberali-italiani-sostengono-renzi/
E arrivano i riconoscimenti della centralità della questione primarie:
http://www.libertates.com/2012/11/27/primarie-una-vittoria-della-democrazia-diretta/
Senza primarie, senza collegi uninominali, senza partiti governati dali elettori, non c'è speranza di guarire l'Italia da burocrati, notabili, intellettuali sempre tentati dal servilismo, e di portare avanti il disintossicamento del paese da ogni seduzione fascista e fascisteggiante.
E come avrete capito, anch'io ho fatto la mia scelta, come scienziato, come attivista civico-liberale, come cittadino ed elettore indipendente, per queste primarie.Spero che siano in tanti, davvero, a muoversi, subito.
Anche coloro che non hanno potuto votare domenica scorsa, possono comunicare la loro intenzione di partecipare al ballottaggio: http://www.domenicavoto.it.



sabato 17 novembre 2012

Out of Gaza


I absolutely agree that Israel needs its deterrence, to survive in the Middle East. This strenght went lost in the 2006 Israel–Hezbollah War and in the 2009 Operation Cast Lead in Gaza. Both the conflicts proved incapable of undermining the small but dangerous geopolitical power of the extremists. Hezbollah and Hamas retained and perhaps strengthened their strongholds. From the North and from the South they may keep Israel in check and, I believe, they may keep exploiting their people, Arabic solidarity, international aid, and they can keep poisoning democratic evolution in Lebanon and Egypt.
This three days of war on Gaza terror infrastructures may have lead to a significant restoration of Israel's deterrence.
Now I hope that a sense of restraint may prevail, to save lives, first of all.
And I would also add that Israel and Gaza must separate, if they don't really want to end up with destroying each other.
Stop the humanitarian blackmail.
Stop the confusion, and the corruption!
Staging of the block during the day, and practising mutual sustain at night, it may serve to help Netanyahu and Barak to win election... It may help keeping Hamas in power... It may also give a little but important political help to Ahmadinejad and to the Iranian mullahcracy... It may justify the presence of international bureaucracy... But what about the ordinary people? What about truth? And what about peace?

* * *

For those who want to deepen an interesting excerpt:



Israel killed its subcontractor in Gaza 
The political outcome of the operation will become clear on January 22, but the strategic ramifications are more complex: Israel will have to find a new subcontractor to replace Ahmed Jabari as its border guard in the south.
By Aluf Benn | Nov.14, 2012 | 10:44 PM | 21

Source:
http://www.haaretz.com/news/diplomacy-defense/israel-killed-its-subcontractor-in-gaza.premium-1.477886

Accessed 16 November 2012
       
Ahmed Jabari was a subcontractor, in charge of maintaining Israel's security in Gaza. This title will no doubt sound absurd to anyone who in the past several hours has heard Jabari described as "an arch-terrorist," "the terror chief of staff" or "our Bin Laden."

But that was the reality for the past five and a half years. Israel demanded of Hamas that it observe the truce in the south and enforce it on the multiplicity of armed organizations in the Gaza Strip. The man responsible for carrying out this policy was Ahmed Jabari.

In return for enforcing the quiet, which was never perfect, Israel funded the Hamas regime through the flow of shekels in armored trucks to banks in Gaza, and continued to supply infrastructure and medical services to the inhabitants of the Gaza Strip. Jabari was also Israel's partner in the negotiations for the release of Gilad Shalit; it was he who ensured the captive soldier's welfare and safety, and it was he who saw to Shalit's return home last fall.

...




The assassination of Jabari will go down in history as another showy military action initiated by an outgoing government on the eve of an election.

...


When the cannons roar, we see only Netanyahu and Barak on the screen, and all the other politicians have to applaud them.

The political outcome of the operation will become clear on January 22. The strategic ramifications are more complex: Israel will have to find a new subcontractor to replace Ahmed Jabari as its border guard in the south, and it will also have to ensure that its action in Gaza does not cause the collapse of its peace treaty with Egypt under the leadership of the Muslim Brotherhood, the Hamas movement's patron.

© Haaretz Daily Newspaper Ltd. All Rights Reserved



 

martedì 16 ottobre 2012

Homage to Malala, princess of Swat

Non sappiamo se Malala, colpita dalla violenza islamofascista, si salverà e come vivrà, ma la sua sofferenza si sta rivelando una grande vittoria contro i perdenti radicali e contro coloro che li sfruttano politicamente. Lo si comprende dalle reazioni che il suo sacrificio sta provocando sia in Pakistan che in Afghanistan, fra i Pakhtun del sud e fra i Pashtun del nord, verso l'Iran, verso il mondo arabo, verso tutti i paesi islamici. Come sempre, fra i miei punti di riferimento nell'area, c'è il movimento politico Awami, fondato e tuttora guidato dagli eredi di Bacha Khan. Rilancio volentieri il loro omaggio a Malala (Nda).

My homage to Malala, the brave citizen of Swat who dealt and lived as a princess, asking for universal educaiton, women's rights, good government, security and justice for all: I link here the words from my friends of Pakhtoonkhwa, the members and the leaders of the Awami National Party, a political movement which is a rare beacon of nonviolence, a sign of hope, in the Afpak crisis.

"Chief Minister Khyber Pakhtunkhwa Amir Haider Khan Hoti has said that assailant who attacked Malala Yousafzai were enemy to knowledge, light and development and pushing the Pakhtun nation into darkness of illiteracy for realizing their evil designs. He said that their dreams will never materialized and nations having such brave daughters can’t be defeated. He said that terrorists, enemies to religion and humanity will be fought courageously. He said that ANP moved for forward from other parties due to its political and people service program. He said that destinies of people of far flung areas were changing due to indiscriminate development works across the province...". Click here to continue.

Malala of Swat – Pashto Interview from http://awaminationalparty.org/


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(BBC - 15 October 2012) Malala Yousafzai, schoolgirl shot by Taliban, now in UK for treatments




domenica 16 settembre 2012

Il canto del cigno della violenza politica islamista


Due post dell'amico e collega blogger, Mustapha, dal Libano, ci aiutano a orientarci in questi giorni di grande dolore per le tante vittime e le tante sofferenze che sono state scatenate, senza vergogna, senza onore, senza rispetto, dai facinorosi fanatici islamisti, nelle piazze di tante città arabe e islamiche, davanti a diverse ambasciate straniere.
Eccoli:
- http://beirutspring.com/blog/2012/09/15/satire-and-the-lebanese-self-image/
- http://beirutspring.com/blog/2012/09/12/on-insulting-muslims/
Vanno letti insieme. L'apparente leggerezza del primo ci aiuta a capire meglio l'urgenza politica e culturale del secondo.
Ci fanno capire che i giovani, le donne, gli intellettuali che stanno portando avanti la Primavera araba, e da cui ci aspettiamo un'altra primavera di libertà in Iran, stanno passando attraverso un processo lungo e faticoso che gli europei, gli occidentali, gli occidentalizzati conoscono bene. Quello che ci porta dall'essere una folla credulona e strumentalizzabile, a diventare una cittadinanza attiva, formata da invididui liberi e responsabili.

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E' un processo ben noto agli studiosi delle ambiguità della nostra modernità.
Inizia facendo i conti con il cosiddetto progresso, che sradica e distrugge.
Continua con gli imprenditori della politica moderna, che sfigurano e strumentalizzano le tradizioni indebolite, le religiosità tradite, le identità minacciate. Moderni stregoni contro cui bisogna reagire.
A un certo punto tanti esseri umani, che hanno perso il loro posto nel vecchio mondo distrutto, possono ritrovarsi soli e disperati nel mondo nuovo. Molti che credevano in qualcosa che sembra fallire e svanire, finiscono con il non credere più a nulla.
Coloro che non credono a nulla, finiscono fatalmente per diventare esseri tristi e pigri, pronti a credere a qualsiasi scempiaggine, non importa quanto incredibile o mostruosa.
Nei casi peggiori, tante persone possono diventare credulone nella vuota retorica di un leader populista, o affascinate dai numeri e dalla forza di un movimento politico fascisteggiante, o addirittura fanatiche pedine di un regime totalitario.
Se rimangono indietro in una società che va avanti, certe persone, che sono state chiamate perdenti radicali, possono diventare così disperate, così estreme, da trasformarsi addirittura in terroristi suicidi, moderni kamikaze.
Abbiamo attraversato guerre mondiali e indicibili sofferenze, per frenare questa degenerazione della nostra modernità.
E non potremo mai smettere di essere vigilanti.
La macchina sociale totalitaria è peggio della bomba atomica. Quest'ultima, una volta costruita, la sappiamo smontare. A smontare la seconda ci stiamo appena provando e solo le prossime generazioni ci sapranno dire se ci stiamo davvero riuscendo.

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Contro questa deriva, occorrono più fede, speranza, amore. Più virtù, non più scetticismo.
L'ancorarsi alle antiche virtù cristiane, ebraiche e laiche, ha salvato l'Europa e il mondo occidentale dal fascismo, dal nazismo, dalle degenerazioni totalitarie del comunismo, dalle tante forme di autoritarismo che ci hanno minacciato, che si ripresentano sempre, che vanno combattute, giorno per giorno.
Qualcosa di analogo sta iniziando nel mondo arabo e islamico. Ancorandosi alle sorgenti dell'Islam più tradizionale e più spirituale, tanti vogliono sfuggire alla trappola della violenza politica, vogliono essere protagonisti del cambiamento senza farsi travolgere dalle ambiguità della modernità, vogliono vivere in una società aperta e rispettosa di tutti.
Vogliono proseguire lungo la strada lunga, erta, tortuosa e difficile della libertà, l'unica possibile per tutti i veri credenti.
Di fronte a questo risveglio arabo, l'estremismo e il totalitarismo sono disperati, per questo hanno bisogno di strumentalizzare uno squallido filmino su Youtube.
Pietà per questi morti, vittime calpestate dalla violenza politica islamista, che sta disperatamente cercando di sopravvivere al suo declino.
Non saranno gli ultimi, purtroppo, ma il loro sacrificio contribuirà ad aprire gli occhi di altri.


mercoledì 16 maggio 2012

Free Iran, waiting for the next Spring

On the occasion of 2012 IDAHO, I would like to remember our beloved Iran. A great continent, five times Italy in extension, where 40 millions young people are living; where there is enormous potential for reconciliation, return to the rule of law, building an open society, reforms, liberalization and democracy.

Let's send a message of love and hope to the young, the woman, the intellectual and all the queer people of Iran.

For those who have time, three links. One full of hope, a second full of hatred, a third a little ironic: 

http://www.iranresearch.org/

http://www.advocate.com/crime/2012/05/14/breaking-news-four-gay-men-be-hanged-iran-sodomy

http://www.iranian.com/main/blog/tapesh/hasani-attack-azarnbayjan-protecting-gay-parade



Two links more, to know two persons I have personally met, in Tuscany, invited by our Tuscan Parliament:


Shirin Ebadi, layer and women rights advocate
http://en.wikipedia.org/wiki/Shirin_Ebadi

Akbar Ganji, who inspires his political commitment to Ghandi and Martin Luther King

http://en.wikipedia.org/wiki/Akbar_Ganji



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