Uno diverso in Toscana, che crede, in questa nostra madreterra, in questa fugace vita, in qualcosa di diverso.

giovedì 31 dicembre 2020

Sciogliere i nodi della globalizzazione

La triste e prematura scomparsa di Leo Panitch ci dà lo spunto per una riflessione adatta all'ultimo giorno di questo terribile anno 2020. C'è parecchio da buttar via, a partire dalle foglie di fico dietro cui le elite dominanti cercano di nascondere i nodi del nostro tempo e i mali del nostro pianeta. Nodi che non sono percepiti per via di gravi dissonanze cognitive (biases).

Siamo annodati, forse sarebbe giusto dire incatenati, perché i media sono stati resì così ferocemente conformisti che oggi renderebbero la vita difficile anche a uno dei loro padroni, se questi manifestasse qualche dubbio.

Vale sempre, insomma, l'antico monito: quelli che hanno abbracciato e interiorizzato la narrazione del potere, finiranno per essere pericolosamente più realisti del re.

Leo Panitch è stato affettuosamente e magistralmente ricordato in questo necrologio (obituary) di Eric Canepa, su Transform! Europe.




Per coloro che vogliono approfondire il pensiero e l'azione di Leo Panitch consigliamo anche questa sua recente intervista, anch'essa resa disponibile da Transform.

L'omaggio di questo blog a Leo Panitch, però, è principalmente nel segnalare questo intervento del 2015, intitolato "Denouement", cioè epilogo. La parola è etimologicamente connessa con il concetto di disnodamento e in effetti speriamo che la lettura di questo testo abbia anche un senso maieutico.

Ne pubblichiamo qui un ampio stralcio, liberamente tradotto in italiano e a tratti sintetizzato, dall'autore di questo blog:

Per molti decenni, è stata diffusa la convinzione che esistesse una variante europea di capitalismo, che poteva essere positivamente contrapposta con quella anglo-americana, più liberista.

I movimenti dei lavoratori del Nord Europa venivano visti come forza decisiva per ottenere un maggiore coinvolgimento dello stato nell'economia, una maggiore collaborazione dei capitalisti con i sindacati, un welfare e un mercato del lavoro più egualitari. Lo sviluppo dell'Unione Europea ha aggiunto una dimensione ulteriormente attrattiva a tutto ciò, specialmente per gli internazionalisti.

Si è considerata retrograda la volontà di stare fuori, figuriamoci quella di uscire, dal “progetto” europeo, in ogni fase del suo avanzamento, con molti addirittura convinti che l'impegno nelle istituzioni europee fosse il terreno decisivo per l'impegno della sinistra.

La politica di iper-austerità che gli stati europei hanno perseguito dal 2009, contribuendo a rendere potentemente più duraturi gli effetti della prima grande crisi del capitalismo globale nel XXI secolo, ha già distrutto buona parte delle illusioni della sinistra riguardo all'Europa. L'epilogo della strategia di Syriza in Grecia sembra aver scritto su di esse la parola fine.

Era scritto, del resto, sin dal momento in cui la sinistra europea fallì nel suo tentativo di trovare una via d'uscita dalla crisi globale del capitalismo degli anni 1970, opponendosi al neoliberismo sancito dal trattato di Roma per il libero scambio e la libera circolazione dei flussi di capitale tutta Europa.

Molte forze popolari d'Europa furono costrette a prendere atto che i controlli sulla finanza internazionale erano impossibili, a meno di non fermare il progetto europeo (e l'intera globalizzazione).

Forse, però, avevano avuto invece ragione quei laburisti britannici che si opponevano al Mercato comune europeo negli anni settanta. Non lo fecero perché erano retrogradi nazionalisti "fish-and-chips", ma perché avevano compreso che l'unificazione europea avrebbe imposto limiti drammatici alla costruzione di soluzioni economiche e sociali alternative.

Coloro che successivamente hanno creduto di rimediare mettendo una "Carta sociale" al centro del processo di unione economica e monetaria sono stati costantemente delusi dalla creazione dell'Eurozona.

Le forze della Sinistra Europea, guidate da Die Linke e da altri, hanno insistito a dare la massima priorità al completamento dell'unione economica con una unione politica, in cui la politica fiscale e sociale dovrebbe diventare centralizzata così come la politica monetaria. Purtroppo, questa prospettiva lascerebbe meno, non più, spazio di manovra nel difficile equilibrio tra le forze sociali, in ogni stato europeo e in modo particolare negli stati più piccoli e più periferici.

E' significativo che tante forze antiliberiste, magari ancora aggrappate al lascito del keynesismo o eredi dell'internazionalismo e dell'anticolonialismo, non si siano unite nel sostenere la Grexit e, magari, nel criticare la dirigenza di Syriza per non averla preparata. Ci si potrebbe chiedere che cosa stavano pensando quando Alexis Tsipras fu messo capolista del Partito della Sinistra Europea alle elezioni del Parlamento europeo lo scorso anno (2014).

Syriza, purtroppo, non è stata capace di andare oltre questa Europa liberista dell'eterna austerità. Erano troppo pochi, troppo deboli, troppo impreparati coloro che avevano capito la necessità di un piano B per realizzare una Grexit socialmente e politicamente sostenibile, capace di fermare democraticamente e negli interessi di larghi strati popolari, la tortura economica della Eurozona e della stessa Unione Europea.

Attenzione! La critica radicale di cui Leo Panitch è stato capace non deve essere considerata solo dal punto di vista del destino delle organizzazioni identitarie delle sinistre europeo. Tutte le forze popolari, siano esse animate da valori socialisti o liberali, dovrebbero meditare queste lucide riflessioni.

Non c'è speranza nella globalizzazione, questo è il punto. Non c'è nulla di naturale, tanto meno di liberale, nel lasciare che il pianeta venga dominato da crescenti concentrazioni di potere e di ricchezza. Non si possono più difendere le minime conquiste sociali, una volta che si è accettato di essere le periferie di un grande mercato unificato come l'Eurozona. Non c'è più inclusione sociale e uguaglianza politica nemmeno nei grandi stati europei, quando si liberano le torsioni centraliste e autoritarie, come si è visto ancora più chiaramente in questo anno di terrore pandemico.

Non c'è vita umana degna di questo nome, senza appartenere a una comunità locale, con una economia locale, con una moneta locale, con una capacità di autogoverno corresponsabile e solidale, a protezione del proprio ecosistema e delle diversità e biodiversità del proprio habitat.

Il tema del nostro XXI secolo è quello di una ponderata disintegrazione, non quello di una ulteriore integrazione. Questa è la grande missione del decentralismo internazionale e internazionalista, anticolonialista e ambientalista, difensore della vita umana e del creato, in tutto il mondo, cominciando ciascuna dal proprio territorio.

Buona lotta e buon anno nuovo 2021 a tutti!


sabato 26 dicembre 2020

Un affettuoso ricordo di Vincenzo Simoni e Stefania Ferretti

Vincenzo Simoni è morto il 1 novembre 2020. A sua moglie Stefania Ferretti, ai suoi parenti, amici e compagni di lotta, voglio far arrivare pubblicamente le mie personali e sincere condoglianze. Ho dovuto aspettare qualche settimana e qualche giorno di riposo, fino a questo giorno di Santo Stefano 2020, per riordinare alcune idee, in onore di Vincenzo Simoni e di Stefania Ferretti.

Vincenzo Simoni - Fonte: StampToscana

Segnalo qui un articolo di StampToscana, che aiuta a capire chi era Vincenzo Simoni e quanto fosse impegnato (sempre insieme a sua moglie Stefania Ferretti, finché lei a causa di una grave malattia non ha purtroppo dovuto lasciare l'attivismo). 

Vincenzo e Stefania, con la storica Unione Inquilini, sono stati un punto di riferimento per il riscatto degli umili, per la giustizia sociale, per l'avanzamento di una più autentica democrazia politica, per la solidarietà internazionale tra tutti gli oppressi.

Invito tutti a vedere questo breve e significativa testimonianza di Vincenzo Simoni al congresso del 50° anniversario della Unione Inquilini:

Vincenzo Simoni e Stefania Ferretti ci hanno lasciato molto di più che degli straordinari ricordi personali (tra cui un fantastico soggiorno estivo a Rovigno, in terra d'Istria), o di testimonianza per la comune partecipazione a momenti di lotta sociale e politica a Firenze.

Erano di formazione anarchica e libertaria e questo li ha sempre resi diversi e in qualche modo estranei a una certa sterile sinistra identitaria e lontani dal radicalismo "chic" con i suoi errori culturali, prima ancora che politici, in materia di acritica subalternità a certi europeismi e globalismi neoliberisti e neocolonialisti.

Sono sempre rimasti, coraggiosamente, estranei ai giochi di potere del centrosinistra.

Sono sempre stati politici, mai antipolitici. Ricordo una battuta fulminante di Vincenzo all'inizio degli anni novanta: a forza di protestare contro le troppo auto blu ci ritroveremo dominati da una sola auto blu... Mentre spariamo contro i tanti politici, prepariamo il terreno per il ritorno del potere nelle mani di un solo politico.

Hanno partecipato alla stagione dei movimenti verdi, arcobaleno, civici, civili, per il ripristino della democrazia, contro le mafie e le partitocrazie (la prima Rete, ma prima ancora le leghe originarie e le prime liste verdi). Mai hanno accettato la bipolarizzazione forzata tra centrosinistra e centrodestra.

La sfida di un collegio uninominale, o comunque di un sistema elettorale fortemente ancorato ai territori, per Vincenzo, andava accettata, ma questa competizione doveva essere fondata su un rapporto con le persone, su una selezione dal basso delle candidature. Mai si è piegato all'idea che i candidati dovessero essere nominati dall'alto o da altrove.

Vincenzo e Stefania hanno vissuto completamente, senza infingimenti, fino in fondo la principale contraddizione in cui la nostra Repubblica è scivolata ormai trent'anni fa: abbiamo bisogno di partiti migliori, o di istituzioni migliori, o di leggi migliori? Non hanno mai preteso di sapere se fosse nato prima l'uovo del partito, o la gallina dell'istituzione, o la frittata della legge. Hanno sempre lottato su tutte e tre queste dimensioni. Hanno sperato nella nascita di movimenti politici più popolari e più inclusivi, ma nello stesso tempo hanno lottato per riforme istituzionali, o hanno lavorato perché anche solo una sola legge inutilmente centralista o autoritaria fosse cambiata.

Su questioni di tale complessità, che in Toscana e a Firenze erano intrecciate con la ridigità prima delle forze del Sessantennio e oggi sono ancora irrisolte a causa della miopia delle forze del centro-sinistra-destra degli affari fiorentini, Vincenzo Simone e Stefania Ferretti non hanno mai preteso di avere la soluzione in tasca, ma nemmeno si sono mai rassegnati a lasciare che tutto rimanesse com'era.

Devo loro molto e spero di continuare a farne tesoro.

La Provvidenza ti ha certamente accolto nel suo seno, caro Vincenzo.

Ti ho voluto bene e non ti dimenticherò.

 

sabato 19 dicembre 2020

C'è futuro solo nell'autogoverno

Vorrei ricordare qui la mia solidarietà alle lotte per l'autogoverno dei Palestinesi di Gaza e della Cisgiordania, dei Sahrawi (Sahara libero!), delle terre curde del Bakur (Nord, in Turchia), Bashur (Sud, in Iraq), Rojava (Ovest, in Siria), Rojhilat (Est, in Iran). 

Ricordo con deferenza e con orgoglio il nostro Orso, Lorenzo Orsetti, toscano anarchico che si è sacrificato per la difesa del Rojava e l'autogoverno di tutti i Curdi.

 
 

Infine, però, oggi 19 dicembre 2020, 77° anniversario della Carta di Chivasso, non posso non onorare il nostro più profondo, moderno, innovativo, lungimirante confederalismo dal basso:

 

 

 

Auguri di cuore.

venerdì 18 dicembre 2020

La querela di Nardella contro Montanari

E' veramente triste la querela del sindaco di Firenze, Dario Nardella, e dei suoi assessori, contro Tomaso Montanari. Speriamo che sia riconosciuta come temeraria e che i suonatori prepotenti finiscano suonati.

Aggiungiamo la flebile voce di Diverso Toscana al (non affollato) coro di solidarietà che si è schierato dalla parte di Tomaso Montanari.

Ha scritto il sempre saggio Ubaldo Nannucci, in una discussione interna a un  collegamento regionale tra attivisti per la Costituzione:

"Da molti anni vado sostenendo, da ex magistrato, che la piaga delle querele intimidatorie, strumento odioso per annientare il diritto di critica, dovrebbe essere fronteggiata con un comma del seguente  tipo: << Ove la querela risulti infondata, il querelante è tenuto a pagare al querelato una somma pari alla metà dell'importo richiesto, a titolo di risarcimento del danno subito dal querelato per avere leso il suo diritto costituzionale di libera espressione del pensiero di cui all'art 21 della Costituzione>>.".

Questa è la situazione a Firenze, in Toscana, in questa Repubblica decadente, in cui ogni autonomia è in pericolo: di pensiero, di azione, sociale, territoriale.

Animo, Montanari, animo amiche e amici tutti delle autonomie. Non smettiamo di denunciare che Firenze viene svenduta al capitale straniero e sventrata dai treni-tram. Non facciamoci intimidire.

Il nostro cammino è in salita, ma dobbiamo resistere.


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La foto è una cattura da una pagina de Il Manifesto
Fonte: https://italianostrafirenze.wordpress.com/


giovedì 17 dicembre 2020

Insostenibile il doppio incarico a Sguanci

Riceviamo e volentieri pubblichiamo, dalla lista civica ambientalista autonomista di Fabrizio Valleri, Libera Firenze:



Comunicato stampa


Firenze, 17/12/2020 

Libera Firenze insiste: insostenibile il doppio incarico di Maurizio Sguanci - Richiesta di accesso agli atti di convalida del suo ingresso nel Consiglio regionale della Toscana


Libera Firenze, lista civica ambientalista e autonomista di Firenze, insiste nel definire insostenibile il doppio incarico di Maurizio Sguanci, presidente del Quartiere 1 di Firenze e consigliere regionale di Italia Viva.

Maurizio Sguanci fu eletto presidente del quartiere direttamente dai cittadini in occasione delle elezioni comunali di Firenze del 2019. Allora era un esponente del PD. Poi è passato a Italia Viva, con cui si è presentato alle recenti elezioni regionali, risultando primo dei non eletti nella circoscrizione di Firenze per la sua lista.

Dall'ottobre scorso, in sostituzione di Stefania Saccardi, la sua capolista diventata assessora, è entrato come consigliere supplente nel Parlamento toscano.

Libera Firenze e altre voci di opposizione hanno sollevato a più riprese il problema politico, ma la lista civica di Fabrizio Valleri insiste che esistono cruciali problemi giuridici.

Allo scopo di approfondirli, studiosi e attivisti di riferimento di Libera Firenze hanno depositato presso il protocollo del Consiglio regionale una richiesta di accesso civico generalizzato agli atti relativi alla convalida dell'elezione di Maurizio Sguanci.

Libera Firenze aveva peraltro già chiesto formalmente al Consiglio regionale della Toscana, con una lettera aperta diffusa il 2 dicembre scorso, come l'organo intenda tutelare "con quali norme di attuazione, con quale prassi, ispirandosi a quale giurisprudenza, i principi generali sanciti dall’art. 3 della legge 165 del 2004, in applicazione dell’art. 122 della Costituzione". Si tratta della norma posta a difesa del buon andamento e dell'imparzialità dell'ente regionale, nonché del libero espletamento della carica elettiva.

Buon andamento, imparzialità, libero espletamento, che non si vede come possano essere garantiti da un consigliere regionale che ha anche un incarico di fatto assimilabile a quello di un sindaco di una comunità di oltre 60.000 abitanti.


Per approfondire:
https://diversotoscana.blogspot.com/2020/12/sguanci-in-regione-parodia-della.html

Per informazioni:
liberafirenzelistacivica@gmail.com

 

mercoledì 16 dicembre 2020

Milioni sulla Piana

Su segnalazione del Coordinamento Ferma Tramvie siamo andati a rileggere un articolo che ci sembra rivelatore di ciò che hanno in testa gli amministratori della Città Metropolitana di Firenze. E' una intervista di Edoardo Semmola ad Andrea Simoncini, sul Corriere Fiorentino. Simoncini, professore di diritto e consigliere dell'Opera del Duomo, viene intervistato nella sua qualità di "ideatore del piano strategico della Città Metropolitana".

L'intervista è datata 12/11/2020, è presentata come uno sforzo di guardare in avanti, ma a noi è parsa incredibilmente vecchia, come se fosse stata registrata non solo prima della pandemia, ma addirittura quarant'anni fa. 

L'intervistato sembra rimasto fissato a quando, alla fine degli anni '80, si pensava davvero a una unica grande conurbazione comprendente tutta la Piana e si credeva possibile cementificarla completamente. Tutti i vuoti tra città e cittadine, borghi e borgate, paesi e paesini, avrebbero dovuto essere colmati da investimenti immobiliari e infrastrutturali.

La metropoli fiorentina avrebbe dovuto inglobare anche Prato (per questo non si voleva far nascere la provincia autonoma nel distretto laniero) e Pistoia.

La conurbazione avrebbe dovuto attrarre ulteriore popolazione fino ad arrivare a due milioni e mezzo di abitanti. Oggi le tre province di Firenze, Prato e Pistoia arrivano appena a un milione e mezzo, la Toscana intera poco oltre tre milioni e mezzo. Quindi da dove sarebbe dovuto spuntar fuori un altro milione di abitanti da concentrare e far vivere rammontati nella Piana? Boom delle nascite, spopolamento di altre zone rurali e periferiche, migrazioni? Evidentemente, per essere consulenti strategici della Città Metropolitana di Firenze, non deve esser necessario sapere molto di geografia, demografia, statistica, storia economica e sociale della Toscana, forse nemmeno di semplice aritmetica.

Oggi sappiamo molto bene che questi progetti di conurbazione sono folli e incompatibili con la sopravvivenza di ciò che resta dell'equilibrio idrogeologico, di una qualche significativa qualità della vita umana in pianura, dell'abitabilità delle nostre comunità, della nostra stessa identità toscana. Purtroppo sono ancora al potere persone che sembrano ignorare studi profondi, e anche molto ben divulgati, come quelli, tra tanti altri, di Giorgio Pizziolo e Rita Micarelli. Questo, oltre che essere triste, è anche preoccupante.

Mentre a parole e sui media, si predica bene di freno al consumo di suolo e di ripensamenti dell'urbanesimo, a Firenze i magnati continuano a razzolare male.

Gli unici milioni che sono veramente in arrivo nella Piana non sono di nuovi abitanti (né di nuovi turisti, temiamo), ma di Euro, derivanti da immensi debiti pubblici che si vorrebbero investire male, in modo da far arricchire poche grandi società anonime di capitali privati.

Temiamo che ben poco verrà investito in "conoscenza", ma, come ammette candidamente anche l'intervistato, per dotare Firenze di maggiore "mobilità".

Si chiederanno alle autorità centrali della Unione Europea e della Repubblica Italiana fondi per le solite grandi opere faraoniche, inutili e devastanti, come il "buco" Foster, il nuovo aeroporto di Peretola e chilometri di tremi-tram che dovrebbero percorrere a zigzag tutta la Piana.

Le tramvie, che costeranno centinaia di milioni di soldi pubblici ma che saranno private, sono emblematiche di una mentalità speculatrice ed estrattiva, ancora dominante.

Serviranno per portare in centro, ma anche per far sfollare rapidamente a fine giornata, masse di turisti e lavoratori più poveri, quelli che non potranno certo permettersi di vivere a Firenze, ma dovranno andare, anzi già oggi vanno, a dormire a Scandicci e a Campi, a Sesto e Prato, o addirittura a Pistoia.

Firenze e la Toscana erano già malate prima della crisi sanitaria, sociale ed economica del coronavirus, come ci ha ricordato recentemente Fabrizio Valleri di Libera Firenze, ma ora, dopo il Covid-19, siamo di fronte a un cieco accanimento nello sventramento e nella svendita di Firenze e dell'intera Toscana .

Milioni sulla Piana, insomma, per distruggere il poco che resta di una vita a dimensione umana, in comunità locali dove il più possibile delle cose importanti sia a portata di piedi e quindi di anziani e di bambini (l'antica ma sempre nuova speranza della Rivoluzione Rionale!). 

Intere comunità e comuni della Toscana, oggi ancora riconoscibili e dotati di una qualche significativa vita comunitaria, come Larciano, Carmignano, Sesto Fiorentino, comuni, comunità, borghi, quartieri, frazioni e rioni, dovrebbero insomma diventare meri dormitori, periferia indistinta di una città che sarà chiamata ancora Firenze, ma che di fiorentino e di toscano non avrà più nulla.

* * *

Questa è l'opinione che si è fatto il titolare di questo blog. Per farvi la vostra idea leggete direttamente e integralmente l'intervista di Semmola a Simoncini, cliccando qui.



domenica 13 dicembre 2020

Luci per l'alternativa

 


Abbiamo partecipato al presidio di oggi, domenica 13 dicembre 2020, festa di S.Lucia (protettrice degli occhi!), in piazza SS. Annunziata a Firenze, dalle 17.30 in poi. Il motto della manifestazione è stato "Luci sul coprifuoco". L'evento è stato promosso da Libera Firenze, Atto Primo, Salute Ambiente Cultura, oltre che da esponenti toscani della Marcia della Liberazione e di R2020, Hanno partecipato o aderito molte persone con cui siamo in rete, del mondo civico, ambientalista, autonomista, territorialista, eurocritico e sovranista della Toscana. Un grazie particolare a Mauro Ugolini e agli amici del Comitato No Aeroporto di Sesto Fiorentino.

E' stata bellissima la performance di lettura pubblica di importanti articoli della Costituzione e sono stati interessanti tutti gli interventi. Toccante e incisivo è stato l'intervento di Momi, l'egiziano di San Frediano, imprenditore della catena di pizzerie Tito, che ha ripetutamente sfidato gli ordini di chiusura dei ripetuti, e così spesso confusi e contraddittori, "DPCM", emessi durante la crisi sanitaria e sociale. Crisi che è stata provocata non dal nuovo virus #Covid10 ma dalla totale impreparazione del sistema sanitario. 

Pericolose infezioni virali si presentano ogni anno, ma ormai da decenni, sotto la pressione della "austerità", per gli errori del centralismo, per l'arroganza e l'avidità dei "privatizzatori" della sanità, per la pigrizia e l'impreparazione degli organi che avrebbero dovuto "supervisionare", un virus più infido ci ha trovati impreparati. 

I soloni internazionali, europei, italiani della sanità (dall'OMS, agli uffici UE, agli organismi del Ministero della Sanità) sono stati indecorosi e tutti coloro che li dirigono dovranno prima o poi affrontare una Norimberga.

Non ci si lasci incantare dalle sirene del centralismo che accusano le regioni, essendo stata, la regionalizzazione della sanità, largamente incompiuta dal punto normativo ed organizzativo. Non è mai stata completata la responsabilizzazione delle autorità locali, le quali invece sono state sottoposte a feroci tagli e decennali commissariamenti da parte del potere centrale. 

Ci siamo trovati vergognosamente sprovvisti, tra l'altro, della capacità di produrre nei nostri territori gli indispensabili dispositivi di protezione individuale (DPI), che - sia chiaro - sono sostanzialmente gli stessi per tutte le emergenze virali. Non c'era da inventare niente!

E' intervenuto anche il nostro Fabrizio Valleri, punto di riferimento di Libera Firenze, che ha ricordato come la nostra società fosse già ai limiti del collasso prima della pandemia. Gli eccessi di competitività, individualismo, avidità ci stavano già distruggendo. 

Come non funzionava l'informazione, noi di Libera Firenze ce ne siamo accorti quando abbiamo approfondito i disastri del buco Foster, gli errori dei treni-tram, la signorilizzazione di interi quadranti di Firenze. La Toscana e le sue città d'arte stavano già venendo distrutte dalla corsa frenetica all'estrazione di risorse dal turismo di massa. Quando i turisti sono venuti a mancare, i nostri centri storici sono rimasti vuoti e desolati. Persino Firenze, ci siamo accorti, è diventata gelida, triste, brutta.

Le risposte autoritarie ed emergenziali, ma anche incoerenti e cialtronesche, hanno sacrificato i bambini, la socialità, la cultura, per chiudere la gente in casa con il terrore e il proibizionismo, finendo con il minare gravemente le nostre economie locali e in particolare tutte le piccole imprese.

Nessuno, nel frattempo, è in grado di dare risposte sul motivo per cui in Italia si muore, per una nuova malattia certo seria, ma non più pericolosa di molte altre, cinque volte di più che in Germania. 

Libera Firenze, con Fabrizio Valleri, c'è e continuerà a reagire.

Ci deridevano, l'anno scorso, quando parlavamo di "rivoluzione rionale", argomento che ora, dopo il disastro, è sulla bocca di tutti, dalla sindaca di Parigi fino ai salotti del potere finanziario e mediatico. Avevamo raccolto noi una aspirazione antica dei movimenti civici, ambientalisti e autonomisti, quella a vivere in borghi e rioni dove tutto ciò che serve alla vita sia raggiungibile in un quarto d'ora di cammino, e avevamo ragione.

Cercheremo di raccogliere competenze, di tornare ad incontrarci rione per rione, di raccoglierci attorno a guide autorevoli (altro che "uno vale uno", l'indecente ipocrisia anti-politica dei Cinque Stelle), di partecipare a tutte le prossime competizioni politiche ed elettorali, a partire dai quartieri e dai comuni, con seri progetti di alternativa amministrativa e politica.

Cercheremo di scuotere le persone, invitandole a smettere di chattare e a cominciare a dedicarsi al loro prossimo e ai loro vicini. Non siamo e non ci lasceremo etichettare come negazionisti e cospirazionisti, tanto meno come oziosi o livorosi.

Continueremo a fare rete e a promuovere, a partire dai nostri rioni di Firenze, una società più libera e più umana, più responsabile e più solidale.

Fabrizio Valleri interviene a "Luci sul coprifuoco" - Firenze 13/12/2020

 

 

 

sabato 12 dicembre 2020

Basta addormentare le menti, basta sventrare Firenze

  

Si è conclusa oggi una serie di sit-in di Libera Firenze davanti alla RAI Toscana, in Largo Alcide De Gasperi, a Firenze. La lista civica, ambientalista e autonomista di Firenze ha consegnato ai giornalisti RAI una simbolica pergamena, elencante degli argomenti scomodi che sono un vero e proprio tabù per i media. Riportiamo integralmente il testo della pergamena. Avanti con il risveglio civico, ambientalista, autonomista, dal basso, a Firenze, in Toscana e oltre, contro il pensiero unico che spadroneggia, con le sue convinzioni infondate e pericolose, nella Repubblica Italiana e nella Unione Europea.

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Appello al servizio pubblico di informazione toscana, in nome del popolo di Firenze, per TRIBUNE SPECIALI DELL’ACCESSO per dare voce a chi non ha avuto voce - Sabato 12 dicembre 2020

8 ESEMPI DI ARGOMENTI TABU’ PER IL CONFORMISMO TOSCANO, che erano già URGENTI prima e che resteranno CRUCIALI dopo la pandemia:


1) Prevenzione, stili di vita, possibilità di curarsi a casa. Basta seminare terrore dando cifre senza confronto con la mortalità storica.

2) Medicina del territorio, ambulatori di paese e di quartiere, di frazione e di rione. Critica di coloro che hanno centralizzato e tagliato la sanità pubblica in vent’anni di austerità insensata.

3) Sventramento degli storici viali di Firenze e stravolgimento della vita di Sesto e Bagno a Ripoli, con i treni-tram (congegnati come servizi privati, non pubblici).

4) Saccheggio delle proprietà toscane da parte di capitali stranieri anonimi.

5) Guerra agli alberi adulti, che viene combattuta senza ritegno e non solo nelle città.

6) Autosufficienza produttiva del territorio in tutte le cose essenziali; a partire dalla produzione pubblica locale di farmaci e presidi. Lavoro locale, contro il disastro della fuga dei giovani dalla Toscana.

7) Sovranità alimentare ed energetica. perché la Toscana resti toscana.

8) Rete pubblica di telecomunicazioni sicure, senza una sciagurata moltiplicazione delle antenne private.

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Per chi volesse entrare in rete con Libera Firenze e il più ampio movimento civico, ambientalista, autonomista che si sta sviluppando in Toscana: liberafirenzelistacivica@gmail.com

Per chi vuole conoscere meglio gli attivisti di Libera Firenze e principalmente Fabrizio Valleri: https://www.facebook.com/ivalleroxfirenze

Libera Firenze ha condotto questa serie di sit-in in memoria di Giulietto Chiesa e per onorare tutti gli attivisti, informatori, giornalisti dissidenti perseguitati in ogni angolo del mondo, a partire da Edward Snowden e Julian Assange. Abbasso l'impero globalista, abbasso il centralismo autoritario (italiano ed europeo), abbasso i servi delle società anonime che saccheggiano la Toscana. Viva Firenze, viva la Toscana, viva la libertà.

Visitate anche il canale YouTube di Libera Firenze


giovedì 3 dicembre 2020

Sguanci in regione, parodia della legalità


 

Avevamo già alzato la piccola voce di questo blog sul caso Maurizio Sguanci (nella foto). E' passato un mese, che le elite fiorentine hanno lasciato passare senza alzare un sopracciglio. E' toccato ancora una volta ai resistenti di Libera Firenze di riepilogare i fatti e le criticità. Non è solo un problema di scarsa sensibilità personale da parte del presidente eletto dai cittadini del Quartiere 1 di Firenze. Non è solo un problema politico di Italia Viva, a cui Sguanci è passato dopo esser stato eletto come presidente PD, o della maggioranza che governa Firenze. Ci sono delle criticità giuridiche. Nell'apparente rispetto della lettera della legge, si sta mettendo in scena un travestimento, una parodia della legalità. Pubblichiamo integralmente la lettera aperta di Libera Firenze, consegnata ieri (2 dicembre 2020) agli uffici delle autorità coinvolte e oggi (3 dicembre 2020) alla stampa fiorentina.

 

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Firenze, 2 dicembre 2020

Al Presidente del Consiglio regionale della Toscana
Antonio Mazzeo


Al Portavoce dell’opposizione nel Consiglio regionale della Toscana
Marco Landi


Al Presidente della Prima commissione Affari istituzionali
del Consiglio regionale della Toscana

Giacomo Bugliani


A tutti i Consiglieri regionali della Toscana

 

 

Al presidente del Consiglio comunale di Firenze
Luca Milani

Al presidente della Commissione Affari istituzionali
del Consiglio comunale di Firenze

Mario Razzanelli
 

 

A tutti i Consiglieri comunali di Firenze


Al presidente della Commissione 8 Decentramento
del Consiglio comunale di Firenze
Alessandra Innocenti

 

Al presidente del Quartiere 1 Centro storico del Comune di Firenze
Maurizio Sguanci

A tutti i Consiglieri del Quartiere 1


e, p.c.,


Al Presidente della Giunta regionale della Toscana
Eugenio Giani

Al Sindaco di Firenze
Dario Nardella

Al Prefetto di Firenze

Al Procuratore della Repubblica presso il Tribunale ordinario di Firenze




Oggetto:


Lettera aperta di segnalazione
del caso Sguanci

 

 

Gentili eletti ed autorità,

ad oltre un mese dalle precedenti segnalazioni fatte sulla stampa e sulle reti sociali da Libera Firenze e da altre voci della politica fiorentina, vogliamo richiamare ancora la vostra attenzione sul caso Sguanci.

Maurizio Sguanci è oggi contemporaneamente consigliere regionale, essendo subentrato a Stefania Saccardi (che è diventata assessore), e presidente del Quartiere 1 Centro Storico del Comune di Firenze.

Questo doppio incarico è certamente un caso personale, di opportunità politica, di galateo istituzionale, di rispetto delle condizioni di emergenza in cui viviamo e che colpiscono il centro di Firenze in modo particolarmente duro.

Sarebbe ancora possibile, oltre che a nostro parere doveroso, chiuderlo attraverso un gesto personale dello stesso Maurizio Sguanci, il quale dovrebbe, secondo noi e molti altri, decidere di dedicarsi a tempo pieno a una sola delle due cariche di cui è stato investito.

E’ evidente, peraltro, che mentre Sguanci si immerge sempre di più nel suo lavoro di consigliere regionale (ora è vicepresidente e segretario della Quinta commissione del parlamento toscano, organismo che si dedica a beni e attività culturali, istruzione, diritto allo studio, edilizia scolastica, ricerca e università, orientamento professionale, relazioni tra scuola e lavoro, informazione e comunicazione), la vita istituzionale del Quartiere 1 sia paralizzata.

In attesa di questo gesto personale, in cui molti, compresi molti di voi destinatari di questa lettera aperta, confidiamo, non troviamo inutile segnalare che esiste anche un caso giuridico, non solo un problema politico.

Sottovalutare la criticità giuridica della situazione sarebbe, a nostro modesto parere, oltremodo avventato.

Non ci pare sostenibile, anche in caso di una eventuale lite giudiziaria, che la carica di presidente di uno dei cinque quartieri di Firenze, non comporti una violazione dello spirito, se non della lettera, delle norme vigenti sulle incompatibilità.

1) Come il Parlamento toscano intende garantire l’imparzialità dei suoi membri

Innanzitutto ci parebbe necessario che il Consiglio regionale della Toscana informasse con chiarezza l’opinione pubblica su come ha ritenuto di poter convalidare l’elezione a consigliere regionale di Maurizio Sguanci, mentre era presidente eletto del Quartiere 1 di Firenze e come questa convalida sia stata motivata.

Noi chiediamo al Consiglio regionale della Toscana una ampia informativa su come nella nostra regione sono tutelati, con quali norme di attuazione, con quale prassi, ispirandosi a quale giurisprudenza, i principi generali sanciti dall’art. 3 della legge 165 del 2004, in applicazione dell’art. 122 della Costituzione, in particolar modo dove si ricorda (lettera a) che le norme regionali devono prevenire la “cause di incompatibilita', in caso di conflitto tra le funzioni svolte dal Presidente o dagli altri componenti della Giunta regionale o dai consiglieri regionali, e altre situazioni o cariche, comprese quelle elettive, suscettibili, anche in relazione a peculiari condizioni del territorio, di compromettere il buon andamento e l'imparzialità dell'ente regionale, ovvero il libero espletamento della carica elettiva”.

A noi che scriviamo, sembrano minacciati, piuttosto che tutelati, il buon andamento e l’imparzialità, oltre che il libero espletamento della carica di consigliere regionale da parte del presidente, eletto direttamente dal popolo, di una circoscrizione infracomunale che, nonostante la crisi e lo spopolamento, continua ad avere oltre 65.000 abitanti (66.033 al 31/12/2019).

2) Incompatibilità tra la carica di consigliere regionale e quella di amministratore di un comune

In secondo luogo, non ci sembra si possa sorvolare facilmente su una norma generale della Repubblica, l'art. 65 del Testo unico dell'ordinamento degli enti locali (D. lgs. 18 agosto 2000, n. 267, noto come TUEL), che sancisce l’incompatibilità tra la carica di consigliere regionale e quella di amministratore di un comune.

La lettera della legge 267/2000 dice “sindaco o assessore”, ma non si vede come sia possibile sostenere, anche in sede di eventuale lite giudiziaria, che il presidente di quartiere non sia anch’egli uno degli amministratori del Comune di Firenze, paragonabile a uno degli assessori.

Sarebbe anche sostenibile, da diversi punti di vista, che il presidente del Quartiere 1 del Comune di Firenze, sia caricato di funzioni che sono in tutto e per tutto analoghe a quelle di un sindaco.

A sostegno di questa seconda linea riflessione, a favore di una incompatibilità giuridica e non solo politica, si ricordano alcune norme dello Statuto del Comune di Firenze.

L’art. 38 comma 3 ci pare chiarissimo: “Il Comune di Firenze valorizza il Consiglio di quartiere come organismo di gestione di servizi di base, di esercizio delle funzioni delegate, di consultazione, di partecipazione e al tal fine gli attribuisce autonomia funzionale e organizzativa nelle forme e nei modi previsti dal regolamento dei Consigli di quartiere.”. Ma tutto il titolo IV dello Statuto prosegue sullo stesso tenore, inducendo a considerare il quartiere come una articolazione amministrativa con organi elettivi che hanno dignità e compiti paragonabili a quelli di un comune.

Sullo status del presidente di quartiere, più simile a quello di un sindaco o di un assessore che a quello di un semplice consigliere comunale o di quartiere, si veda anche l’art. 44 dello Statuto stesso.

L’analogia è ulteriormente rafforzata dalle previsioni dell’art. 41 dello Statuto, che estendono agli eletti al quartiere le norme su incandidabilità, ineleggibilità, incompatibilità, sospensione, rendicontazione, pubblicità patrimoniale degli eletti al comune. Se i consiglieri di quartiere sono equiparati a consiglieri comunali, diventa ancora più impervio sostenere che il presidente del quartiere non possa essere assimilato a un sindaco.

Ancora a rafforzamento dell’analogia tra il ruolo del presidente di un quartiere di Firenze e quello di un amministratore comunale, si vedano anche le disposizioni del Regolamento dei consigli di quartiere della città (aggiornato in ultimo dalla deliberazione consiliare n. 15 dell’11.3.2019), che recitano:

Art. 2 (Principi) - Le circoscrizioni di decentramento, in cui è diviso il territorio comunale di Firenze, sono denominate quartieri. Nell’ambito dell’unità del Comune, il Consiglio di Quartiere costituisce un’articolazione dell’Amministrazione e concorre alla formazione dei programmi e degli obiettivi dell’Ente nonché alla loro realizzazione.
Il Comune di Firenze valorizza il Consiglio di quartiere quale organismo di consultazione, di partecipazione, di esercizio delle funzioni delegate, di gestione dei servizi di base, prevedendo le necessarie risorse di personale, strumentali e finanziarie atte ad assicurarne l’autonomia organizzativa e funzionale.
Nel rispetto dei criteri direttivi e degli indirizzi programmatici, approvati dal Consiglio Comunale, il Consiglio di Quartiere è organismo di governo del territorio.

Art. 26 (Partecipazione alle sedute del Consiglio Comunale e della Giunta)
1. La o il Presidente del Consiglio di Quartiere, o una sua o un suo delegato, partecipa con diritto di parola alle sedute:
a. del Consiglio Comunale o della Giunta nei casi previsti dai rispettivi regolamenti;
b. del Consiglio comunale e della Giunta nelle quali sono trattati argomenti riguardanti il territorio e la popolazione del Quartiere su autorizzazione della o del Presidente del Consiglio Comunale o della Sindaca o Sindaco.
3. Ai Presidenti dei Consigli di quartiere è trasmesso l’ordine del giorno del consiglio Comunale e della Giunta.”.

Non è inutile ricordare che questa analogia tra l’essere presidente di un quartiere di Firenze e l’esercizio della funzione di amministratore comunale, è ulteriormente rafforzata dalla previsione dell’elezione diretta del presidente stesso, innovazione voluta dal Comune di Firenze in occasione delle elezioni amministrative del 2019. Si veda in proposito il Regolamento per le elezioni dei consigli di quartiere e dei loro presidenti: Delibera del Consiglio Comunale n. 1478 del 16.11.1998, ultimamente novellata con Delibera n. 5 del 14.01.2019.

3) Il consigliere supplente è incompatibile come gli altri

In terzo luogo, a chi si ostinasse a ignorare le due suddette criticità giuridiche del doppio incarico, invocando magari la natura temporanea della carica regionale di Maurizio Sguanci, consigliere “supplente”, vorremmo ricordare che esiste già un orientamento giurisprudenziale che interpreta le norme di incompatibilità in senso estensivo rispetto alla mera “littera legis” (si veda per esempio C.Cass. 5449/2005).

Non solo si possono e si devono tutelare, oltre la lettera, lo spirito e i principi di incompatibilità riepilogati dall’art. art. 3 della legge 165 del 2004, ma essi sono senz’altro applicabili anche nei confronti di un consigliere regionale “supplente”.

Conclusioni

In conclusione, ci attendiamo dalle vostre assemblee elettive e dalle vostre autorità, una risposta chiara sulla posizione che intendete tenere rispetto al doppio incarico di Maurizio Sguanci, aprendo una riflessione pubblica che affronti i problemi giuridici, non solo quelli politici.

A noi che scriviamo, il doppio incarico appare una grave forzatura, che sfigura la Costituzione, gli Statuti, le norme in vigore. Non risolverlo ci parrebbe un travestimento della legalità, più che rispetto della legge.

In attesa delle vostre risposte, resta ovviamente intatto il diritto dei cittadini elettori residenti nel Quartiere 1 Centro Storico del Comune di Firenze, di far valere le proprie ragioni in ogni altra sede.

Cordiali saluti.

p. Libera Firenze

Fabrizio Valleri, referente e già candidato a sindaco

Mauro Vaiani Ph.D., della segreteria



liberafirenzelistacivica@gmail.com




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