Un discorso diverso in Toscana, per chi crede, in questa nostra madreterra, in questa fugace vita, in qualcosa di diverso
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venerdì 12 giugno 2020
L'inutile pompa di Villa Pamphili
La pompa di Villa Pamphili non coprirà l'inutilità di questa passerella di potenti europei e italiani, chiamata con il nome (malaugurante) di "Stati generali".
Non c'è rimedio all'opacità tecnocratica e centralista con cui è stato elaborato il piano Colao (meglio noto come Colao di cemento).
Non si troveranno soluzioni "europee" o "italiane" che vadano bene per i nostri mille diversi territori, perché non esistono.
Dando per scontato che per un paio d'anni (almeno) dovremo indebitarci in Euro fino a percentuali che sfioreranno il 200% del PIL, troviamo ben strano che non si apra alcuna riflessione su come porre rimedio all'errore storico del 1981 (quando abbiamo cominciato a gestire il debito pubblico italiano in modo privatistico, lasciandolo fluttuare sui mercati globali).
A proposito di sostenibilità a lungo termine del debito pubblico, una delle poche proposte serie è stata quella lanciata da Autonomie e Ambiente, la rete dei decentralisti, territorialisti e localisti italiani.
Pochi altri (tra loro il bravo Stefano Fassina) si stanno impegnando per ragionare di un futuro sostenibile, senza troika, senza sbocchi argentini, senza distruggere ciò che resta del ceto medio, senza far finta che la Repubblica possa continuare a cementificarsi e a "svilupparsi".
Pauroso il vuoto, assordante il silenzio di tutti gli altri, forze di governo e di opposizione.
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chi può creare valore,
contro gli ecomostri,
contro il centralismo,
contro il virus del centralismo autoritario,
contro la dittatura dello status quo,
spezzare le catene del debito
domenica 29 marzo 2020
Postcoronavirus: sconfitta la gestione privata dei debiti pubblici
Cose che cambieranno nel mondo postcoronavirus: sarà sconfitta la gestione privata del debito pubblico.
I debiti pubblici, frutto di contingenze storiche e politiche complesse, oltre che di gravi errori, come l'aver scatenato guerre, aver costruito opere pubbliche inutili, o aver fatto corruzione e clientelismo, non sono cosa da far gestire ai privati, pagando interessi di mercato, o sottostando ai ricatti del "differenziale" (spread) tra paesi che operano nella stessa area valutaria.
I debiti pubblici devono essere cristallizzati, da ciascun territorio, in proprie istituzioni finanziarie pubbliche. Non ci si deve pagare alcun interesse, se non strettamente tecnico.
Se i territori indebitati sono fragili, poveri, o peggio sfruttati come colonie interne o neocolonie esterne, devono essere condonati.
In una repubblica come quella italiana, come minimo, non solo si deve tornare a prima del famigerato 1981, ma si deve andare ben oltre, come abbiamo già scritto più volte, già tanti anni fa, su questo blog.
martedì 10 marzo 2020
TOSCANA #NoMES
Abbiamo già spiegato, alcuni mesi fa, perché il nuovo #MES va congelato e perché, semmai, è arrivato il momento di mettere in discussione anche il #MES che è già attualmente in vigore.
Ricordiamo anche che cose importanti di critica al #MES sono state scritte in una nota lettera di 32 economisti (quasi tutti europeisti e di centrosinistra), pubblicata da MicroMega.
Purtroppo il #MES è in vigore dal 2011. Nessuna delle grandi forze politiche dominanti di questo paese si è mai sognata non dico di metterlo in discussione, ma nemmeno di cominciare una riflessione, seria e pacata, sulla sua effettiva utilità. E' tempo di cambiare.
Il #MES è una banca internazionale, come tante altre. Il suo unico scopo è TENERE IN VITA I SUOI CREDITORI, perché continuino a pagare non i loro debiti, ma gli interessi. NON POSSIAMO ACCETTARLO PIU', in nessun modo e per nessun motivo.
Il #MES viene e verrà usato per imporre alle comunità locali ulteriori tagli alla spesa sociale e una serie infinita di privatizzazioni selvagge. Nessuno, che si intenda un po' di moneta e di finanza, vuole più catene come quelle che ci stringono oggi con il #MES in vigore e che si vorrebbero rafforzare con il nuovo #MES.
I media conformisti e di regime non ci hanno consentito di spiegare alla gente comune i danni del #MES, ma noi siamo comunque determinati a bombardare i parlamentari attualmente in carica, perché essi possono informarsi, essi possono capire, essi possono frenare questa deriva.
Il #MES non è un pericolo per la sola Italia, ma una rovina per l'intera casa comune degli Europei (quelli che usano l'Euro e non solo quelli). Le classi dirigenti devono fermarsi sull'orlo dell'abisso. Devono evitare di dare il via a un progetto di ulteriore e vergognosa concentrazione di potere e di ricchezze. Un autentico disastro politico. Ripeto: non per l'Italia, ma per l'intera Europa.
Sarebbe, a maggior ragione in questi giorni di crisi da #coronavirus, una vigliaccata storica, un errore imperdonabile, una responsabilità politica da cui nessuno di coloro che votasse a favore del #MES potrà mai liberarsi.
Dobbiamo appoggiare tutti, con tutte le nostre forze, il Comitato nazionale unitario #NoMES.
Come scrivevamo a dicembre, occorrerà una generazione per rimediare agli errori iniziati nel 1981 con la "privatizzazione" del debito pubblico, poi proseguiti con Maastricht nel 1992 e con i trattati successivi. Nel frattempo però, noi civici, ambientalisti, autonomisti della costituente "Libera Toscana" senza farci illusioni, vogliamo segnare una inversione di tendenza, insieme a tanti altri attivisti delle più diverse estrazioni sociali e politiche, e ovviamente insieme alle nostre forze sorelle che lottano per l'autogoverno dei territori, come i Siciliani Liberi, ispirati dal professore Massimo Costa.
Cerchiamo tutti di essere un po' meno cinici, un po' meno incompetenti, un po' meno avventati. Ora o mai più.
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