Un discorso diverso in Toscana, per chi crede, in questa nostra madreterra, in questa fugace vita, in qualcosa di diverso
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venerdì 3 luglio 2026

Al lavoro per andare oltre Meloni

Nonostante sia Toscano, lavori a Firenze e viva a Prato, luoghi che sono certamente ancorati ai valori storici del centrosinistra, mi accorgo che attorno a me, fra persone di ogni classe sociale e di ogni retroterra culturale, è tuttora diffusa la convinzione che il governo presieduto da Giorgia Meloni sia stato e sia ancora uno dei meno peggio della storia politica recente. Non so se questo le possa garantire una riconferma alle elezioni politiche del 2027, ma di certo non pare in vista per lei quel repentino crollo di fiducia e di consenso che è - oggi più di sempre - il destino della maggior parte dei leader degli stati ancora almeno parzialmente democratici in giro per il mondo. 

Anti-meloniani di pancia, non vi scatenate. Piuttosto abbiate la pazienza di riflettere su cosa mettersi a lavorare se vogliamo costruire una alternativa.

Nonostante sia circondata da una corte dei miracoli e provenga da quella piccola e complicata tribù che fu la destra sociale italiana, Giorgia Meloni ha dimostrato di non essere una passante, di non essere una incompetente, di non essere una estremista. Appena giunta al potere ha istantaneamente dismesso ogni tratto populista. Insieme a Giorgetti, a Tajani, a Lupi, a Fitto, è stata una centralista e nazionalista dichiarata, ma non priva di onestà e persino di moderazione. I personaggi pericolosi, che pure nel suo governo non mancavano, sono stati in gran parte circondati da un cordone sanitario. I conti sono rimasti in ordine, secondo le regole dell'austerità europea. Ha tenuto una postura internazionale coerente con quella della Unione Europea e della NATO. Ha rispettato il Quirinale, la Corte costituzionale, le istituzioni europee. Molto meno il Parlamento, ma in questo non è stata poi peggiore dei suoi predecessori.

Il Parlamento, già in crisi storica e istituzionale, ebbe il colpo di grazia nel 2008, con l'approvazione del Porcellum, la prima di una serie di leggi elettorali sempre più ingiuste, voluta dalla scelleratezza politica di Silvio Berlusconi, Denis Verdini, Umberto Bossi, Gianfranco Fini, Marco Follini, Roberto Calderoli. I leader di oggi, Meloni, Salvini, Tajani, erano peraltro al potere già allora, ma pensare di metterli in difficoltà su questo terreno, avendo fatto poco o nulla per porre fine alla vergogna del Parlamento dei "nominati", mi pare una scorciatoia da cui tenersi alla larga, da perdenti.

Demonizzare questo lungo, stabile, moderato, modesto governo Meloni come se avesse attentato alla democrazia, alla Costituzione, alla coesione sociale, alla pace internazionale, a mio modesto parere, non funzionerà, nonostante l'ossessiva ripetizione televisiva quotidiana delle stesse accuse sommarie.

Mettersi a gareggiare con gli urlatori che annunciano sempre nuove apocalissi per l'Italia, l'Europa e il mondo, forse funzionerà invece, ma per loro, gli apocalittici, gli imprenditori dell'odio, i populisti, i nazionalisti, che in definitiva accusano i governi italiani ed europei di non aver fatto abbastanza contro gli immigrati, di non aver mantenuto le promesse del populismo, di non essere stati abbastanza neo-nazionalisti. Non so se ci riusciranno, ma sicuramente gli estremisti proveranno a entrare in Parlamento, da sinistra, da destra, dall'estremo centro.

Per superare il governo Meloni facendo qualcosa di meglio, per tanti e non per pochi, a mio modesto parere, dobbiamo andare un po' più a fondo.

Dobbiamo studiare, capire, comunicare meglio sui punti su cui il governo Meloni ha fallito, per cominciare.

Il ponte di Messina, per esempio, si è dimostrato ancora una volta un progetto faraonico, irrealizzabile, incompatibile con il diffuso desiderio di vedere finalmente completate tante piccole opere pubbliche che migliorino la qualità della vita nelle comunità locali.

L'Europa, l'Italia e le regioni devono trovare la strada per uscire dalla metastasi normativa, perché le persone, le piccole e medie imprese, gli enti locali, non ce la fanno più. La moltiplicazione delle norme sta soffocando le autonomie personali, sociali, economiche, territoriali. La cosiddetta transizione al digitale non sta semplificando alcunché, ma solo creando nuove povertà e nuove emarginazioni.

Il contrasto all'immigrazione clandestina, in tutto lo spazio Schenghen, deve ripartire dalla riforma delle regole di arrivo in Europa. Senza corridoi di ingresso legale, continueranno a prosperare i traffici illegali di carne umana. L'attuale sistema di accoglienza dei migranti senza documenti è marcio. La legge Bossi-Fini è criminogena e bisogna avere il coraggio di riconoscerlo e fare qualcosa.

Tutti i piani statali, o peggio continentali, di assistenza sociale producono assistenzialismo, burocratizzazione. Meglio quindi pensare a come restituire ai comuni le risorse e i poteri necessari per l'emancipazione degli umili, per la tutela della prima casa, per la salute delle famiglie e degli anziani, per trattenere più giovani nei territori, per ogni altro obiettivo sociale e ambientale di una qualche rilevanza per le generazioni future.

Sono solo alcuni esempi per ribadire che non si batte una modesta centralista promettendo di essere centralisti migliori. Se nel migliorare la vita quotidiana da Palazzo Chigi hanno fallito Mario Monti, Enrico Letta, Matteo Renzi, Paolo GentiloniGiuseppe Conte, Mario Draghi e infine la stessa Giorgia Meloni, perché mai ci dovrebbe riuscire qualcun altro o altra oggi? 

Ritroviamo un po' di umiltà e di coraggio.

Portiamo in Parlamento maggior pluralismo, diversi riformismi, rappresentanti delle storiche autonomie e dei nuovi civismi locali e territoriali, non solo i vertici delle attuali forze di opposizione. Così, con pragmatismo e facendo tornare la politica, ascoltando e non comandando, perseguendo il sano decentralismo richiesto dalla Costituzione, riportando l'Unione Europea e la Repubblica a essere più coerenti con i propri principi di sussidiarietà, restituendo maggior autonomia - e quindi identità e sicurezza - alle persone e alle comunità, andremo oltre questi anni di modesta stabilità, avviando una nuova stagione di stabile riformismo.

Mauro Vaiani

(attivista e studioso in Toscana,
segretario di Autonomie e Ambiente - AeA)

info@autonomieeambiente.eu

 

 

sabato 13 giugno 2026

Per un civismo delle strette di mano


 

Il civismo politico ed elettorale è più vivo che mai. Le ultime elezioni locali in Italia, ma anche altrove in Europa, lo hanno confermato. 

E' un piccolo miracolo, il successo di una politica di prossimità, considerato che le concentrazioni di potere mediatico esaltano solo le contrapposizioni, a suon di slogan, urla e accuse reciproche, tra pochi leader televisivi (e i non pochi esponenti politici locali che li scimmiottano).

Civismo è una parola ombrello, sotto il quale troviamo persone e situazioni diverse: cittadini che in modo autonomo e indipendente si candidano alle elezioni perché pensano di poter contribuire, magari con spirito bipartisan, a una buona amministrazione locale; persone e gruppi che hanno scelto per tempo di militare in liste civiche locali e movimenti territoriali - non solo quelli storici ma anche esperienze recenti e innovative - per amore delle proprie autonomie; infine cittadini, non solo attivisti ma spesso veri e propri leader locali, che hanno dovuto rompere, per mille motivi, con le loro appartenenze politiche verticali e nazionali, per privilegiare un impegno orizzontale e locale, spesso raccogliendo un consenso trasversale.

Le persone che partecipano alla vita politica locale in queste forme autonome, locali, indipendenti e civiche non sono e non si considerano migliori dei militanti dei movimenti politici verticali. Non sono arrivati dalla Luna o da Marte. Sono - siamo - in questo inizio di XXI secolo come i nostri concittadini. Ne condividiamo gli stessi pregiudizi, fobie, limiti, miopie, incompetenze. Come tutti gli altri possiamo avere la testa piena di ciò con cui veniamo bombardati ogni giorno dai media: eccessi di populismo, o al contrario di eccessiva fiducia nella tecnocrazia; subalternità a ideologie troppo liberiste o troppo socialiste; conformismo rispetto al pensiero unico dominante, oppure scetticismo e pessimismo; e così via.

Al contrario dei figuranti della scena mediatica nazionale, gli attivisti del civismo ci sono però prossimi.

Vivono vicino a noi. Li conosciamo personalmente. Ci siamo stretti la mano. Li incontriamo spesso per strada o sui mezzi pubblici. Sappiamo che lavoro fanno e come si mantengono. Possono piacere tanto, poco o anche per nulla, ma ci sono preziosi perché non possono ignorarci, né ignorare i nostri problemi quotidiani.

Se le loro visioni e i loro programmi sono fallaci, essi ne subiranno le conseguenze insieme a noi. Su di loro possiamo contare, se sono necessarie correzioni di rotta o anche inversioni a "U".

Nei casi peggiori, diciamocelo, è anche più facile sostituirli, perché nel mondo vivo di una comunità locale, dove ci si può trovare, parlarsi e capirsi perché siamo immersi nella stessa cultura vernacolare, è più facile accordarsi per cambiare ciò che deve cambiare.

Il civismo dei cittadini indipendenti e appassionati della propria comunità locale è sempre generativo di autonomie personali, sociali, territoriali, oltre che amico delle autonomie storiche, delle diversità e delle biodiversità. Da esso riemergono spontaneamente valori antichi e sempre nuovi, quindi autentici, di sussidiarietà e solidarietà. Valori centrali nella nostra tradizione cristiana, in ogni umanesimo, in tutte le tradizioni riformiste. I civismi sono portatori di idee e metodi spontaneamente confederali, che possono frenare i guasti e gli eccessi della polarizzazione e della verticalizzazione politica.

I cittadini che fanno civismo nel loro comune e nei loro territori, è come se riscrivessero ogni giorno la Carta di Chivasso del 1943, le Dichiarazioni universali, i Trattati europei, la Costituzione italiana, anche se la stragrande maggioranza magari ha poca familiarità con questi antichi documenti... I valori dichiarati dai rappresentanti delle alte valli alpine, nel cuore dell'Europa, si applicano a tutti i territorisosteneva Émile Chanoux, martire antifascista della Valle d'Aosta e coautore della Carta di Chivasso del 1943.

I cittadini - che l'amica Francesca Marrazza chiamerebbe civisti, non solo civici - non sono in campo contro le sinistre o contro le destre, anzi mai contro, sempre per: per sostenere leader locali capaci di ascolto e competenza (rara avis!), oppure per congedare amministratori che si sono trasformati in "ras" del territorio; per migliorare una comunità dove le cose vanno già abbastanza bene, oppure per rovesciare una situazione amministrativa in cui le cose vanno male.

I leader politici centrali (e spesso centralisti) non possono prescindere dai cittadini in carne e ossa, che fanno civismo nei loro territori. Né possono illudersi di poterli controllare dall'alto, magari con leggi elettorali sempre più ingiuste, o con scorciatoie bonapartiste. Se si vuole veramente fermare l'erosione della democrazia e la sua degenerazione in mediacrazia, si dovrà restituire alle comunità locali la facoltà di far emergere i loro leader locali nei livelli istituzionali più alti. I civismi appassionati di autonomie dovranno dimostrarsi capaci di fare rete, con modalità confederali. Una sfida non facile, ma una necessità.

Civismi e leader locali devono prendere l'iniziativa, perché senza di essi, senza prossimità, sussidiarietà e solidarietà, senza una democrazia fondata sulla stretta di mano, il futuro potrebbe davvero essere sinistro.

Siamo minacciati da vecchie e nuove forme di centralismo autoritario, ondate di conformismo mediatico, concentrazioni di potere economico e tecnologico, tecniche di sorveglianza universale sempre più penetranti, populisti, estremisti e altri cinici imprenditori dell'odio, che non aspettano altro che di prosperare sul declino del nostro senso civico. Tuttavia, come è stato dimostrato in diverse realtà (fra cui la nostra Prato, nda), finché c'è un civismo ancorato ai valori delle comunità locali, questi poteri alti, lontani, disumanizzanti, possono ancora essere disarmati e fronteggiati, per assicurare alle generazioni future una vita che sia ancora di magnifica umanità.

Animo!

Mauro Vaiani Ph.D.

studioso e attivista in Toscana e nel mondo delle autonomie

 

La foto del post è un dettaglio preso da qui: https://www.tvsvizzera.it/tvs/svizzera-istruzioni-per-luso/assemblee-comunali-dove-le-svizzere-e-gli-svizzeri-decidono-sulle-questioni-che-li-riguardano-da-vicino/89802778

 

mercoledì 20 maggio 2026

Ettari di tetti e il futuro di Prato

 


Diffondiamo da qui un comunicato stampa di Mauro Vaiani (candidato civico indipendente nella lista BIFFONI SINDACO) sulla valorizzazione degli spazi e dei tetti dei fabbricati industriali, che - com'era prevedibile in questa breve campagna elettorale amministrativa a Prato - non ha trovato spazio sui media più diffusi del distretto tessile. Segnaliamo peraltro la lodevole eccezione di questo sito di notizie metropolitane, che ha dato spazio alla riflessione di Vaiani sui tetti e gli spazi di Prato. Vaiani, nel suo romanzo utopico ottimista, "Cosmonauta Francesco", ha raccontato una Mezzana e una Prato totalmente liberate dalla schiavitù del fossile e del fissile, ma anche più vivibili perché più belle. Se sarà eletto lo vedremo impegnato a contribuire a questo grande cambiamento verso una vita più umana e più in pace, tra gli uomini e con il creato, che è l'aspirazione profonda di tutti (Ndr 20 maggio 2026). 

Ettari di tetti di Prato da rigenerare per rendere reale la transizione energetica

In questi ultimi giorni Mauro Vaiani, candidato di Mezzana della lista civica unitaria “Biffoni Sindaco”, ha visitato alcuni degli storici stanzoni del quartiere. “Il territorio di Prato è coperto da ettari di tetti – ha dichiarato - un patrimonio immenso, di edilizia industriale, oltre che civile, frutto di decenni di fatica e sacrifici da parte della generazione che ha costruito il distretto industriale”.

Si deve guardare a queste superfici come una responsabilità, secondo Vaiani, perché si sono raggiunti i limiti della cementificazione possibile della Piana. Quegli stessi tetti, però, sono una opportunità di manutenzione e rigenerazione, una speranza di lavoro.

Sono lo spazio adatto a ospitare impianti fotovoltaici e mini-eolico, con tecnologie innovative e anche più belle di quelle che abbiamo visto negli ultimi decenni, senza bisogno di deturpare il paesaggio toscano, senza violare le colline e le montagne.

Non c’è alcun bisogno di consumare altro suolo per le rinnovabili, sostiene Vaiani, perché Prato ha spazi enormi in cui ospitare forme innovative di conservazione dell’energia, quelle “batterie” senza le quali la transizione verso le energie rinnovabili non sarà mai compiuta.

A Prato, in aree industriali e artigianali oggi svuotate o addirittura decadenti, si possono ospitare il riciclaggio di tutti i materiali legati alle tecnologie rinnovabili. Continuando così a coltivare la storica capacità pratese di stoccare, rigenerare, riusare tutti i materiali in una vera economia circolare.

Queste opportunità, conclude Vaiani, richiede anche risorse umane, cioè la valorizzazione della formazione tecnica e del lavoro manuale, che a Prato non hanno mai smesso di essere onorati e considerati dalle famiglie e dai giovani, ma che lo stato e la regione sistematicamente trascurano. La formazione professionale deve tornare centrale per l’integrazione e il futuro dei giovani.

Rigenerando gli spazi industriali, si potrà incoraggiare una nuova generazione di imprenditori del fare “sostenibile”, che poi non è altro che la soddisfazione del “fare bene”, un sentimento che è storicamente centrale nell’identità pratese.

Mezzana di Prato, 14 maggio 2026
 

Mauro Vaiani Ph.D.
 

--- le foto allegate sono gentilmente concesse da Vaiani e dal comitato Biffoni Sindaco 



giovedì 16 aprile 2026

Groenlandia, l'ultima terra minacciata


Con piacere invitiamo tutti i giovani studenti del polo di scienze sociali di Novoli (Università di Firenze) e tutto il pubblico appassionato di politica e geopolitica a questo incontro, presso l'edificio D10, aula "Maria Rosaria Corrado", piano terra, in Via delle Pandette 2:

 

 

GROENLANDIA

 

L’ultima terra minacciata

 

Giovedì 23 aprile 2026 - ore 17,15


Incontro di approfondimento sulla Groenlandia e altri territori e popoli in pericolo, proposto dal Centro di documentazione sui popoli minacciati e dal Centro Studi La Pira (Istituto culturale valdelsano), organizzato dalla Biblioteca di Scienze sociali dell’Università di Firenze in collaborazione con il Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali.


Con la presentazione di:
 

- Fondo Popoli Minacciati, istituito presso la Biblioteca

- La causa dei popoli
rivista digitale https://issuu.com/lacausadeipopoli

- In Groenlandia: la terra del nulla e del tutto
di Daniela Tommasini
(Ponte alle Grazie, 2026)

- a cura di Gloria Roselli, curatrice del Museo di Antropologia e Etnologia - Sistema museale d'Ateneo presentazione di immagini e reperti del museo e parlerà anche dell'incontro "Una vita con gli Inuit: la Groenlandia di Robert Peroni" organizzato dal Museo nel 2022 



Interventi previsti:

  • saluti della dott.ssa Eleonora Giusti, direttrice della Biblioteca
  • dott.ssa Gloria Roselli, curatrice del Museo di Antropologia e Etnologia - Sistema museale d'Ateneo
  • Alessandro Michelucci, giornalista, direttore della rivista "La causa dei popoli"
  • dott. Mauro Vaiani, Centro Studi La Pira – scrittore e studioso di autonomie
  • conclusioni del prof. Stefano Costalli, ordinario di Scienza politica – Università di Firenze

 

La locandina ufficiale dell'evento universitario:

 


 


giovedì 5 febbraio 2026

Il problema dei palloni gonfiati dall'alto


Siamo bombardati da ondate di conformismo mediatico, spesso originate da poche ma potentissime concentrazioni di potere tecnologico, economico e finanziario.

Non ci pare più il tempo dei masaniello. Non emergono più figure carismatiche, magari anche populiste, dal basso, dai mondi vitali delle comunità locali, dalla cosiddetta "pancia" delle classi medie e basse, preoccupate o anche arrabbiate, perché impoverite di identità, sicurezza, mezzi spirituali e purtroppo anche materiali.

Ci vengono gonfiati davanti agli occhi dei palloni, dai soldi e dai media di potenti che agiscono dall'alto e da altrove. Palloni gonfi ma spesso fragili e comunque troppo leggeri per resistere alle potenti risacche dei pensieri unici (nel senso di talmente dominanti da essere senza pietà con tutti coloro che pensano diversamente).

Come possiamo difenderci? Una linea di resistenza ci pare essere quella di pretendere, come elettori delle società sé-dicenti democratiche, di votare per persone che vivono in mezzo a noi, nel nostro territorio, che possiamo non dico conoscere, ma almeno incontrare in presenza (fisica), scambiando qualche parola con loro, stringendo loro la mano, essendo magari informati - in forma scritta, magari antica, su carta - delle loro biografie, delle loro esperienze e competenze, delle loro proprietà e dei loro mezzi di sussistenza.

Più vicini essi sono, più sono cresciuti in mezzo a noi, immersi nella nostra stessa economia locale e vita quotidiana, più condividono il nostro accento, la nostra cultura vernacolare, la nostra religione civile, meno sarà facile essere ingannati.

Guai alle società sé-dicenti democratiche, in cui noi persone comuni ci riduciamo a votare per simpatia qualcuno che abbiamo visto in televisione, o sulle reti sociali online, o su altri media.

Guai! Perché le grandi centrali di potere e di sorveglianza ci hanno imposto figure come Monti, Fornero, Letta, Renzi, Conte, Draghi, Giorgetti, Meloni. Nomi che ci permettiamo di citare perché non sono stati e non sono il peggio che poteva capitare in Italia, ma che sono tutti emblematici di quello che l'amico e compagno Pierluigi Piccini definisce una rappresentanza politica che non incide più sulla nostra vita, anche perché la nostra vita non la vivono affatto, da decenni, ormai. 

Se siete arrabbiati e vi sentite esclusi e minacciati, non affidatevi al prossimo aspirante napoleone d'Europa, podestà d'Italia, generale dell'italianità, capitano padano, o capobastone appennico o insulare. Soprattutto se viene tenuto tenacemente nascosto chi ne ha finanziato l'ascesa alla condizione di celebrità mediatica.

Collegio per collegio, abbiamo bisogno di poter votare per nuovi leader locali, per il possibile avvento di una più sana circolazione delle elite, senza cui non riusciremo più a garantire una penetrante critica delle concentrazioni di potere, oltre che di vecchi e nuovi sistemi di indottrinamento e sorveglianza. 

Prato, 5 febbraio 2026

Mauro Vaiani Ph.D.
blogger di Diverso Toscana

 

Note: 

L'immagine del post è un dettaglio tratto da qui:
 https://www.ilpost.it/2023/02/03/palloni-aerostatici-cina-stati-uniti/

Segnaliamo anche un post meno banale di altri sul narcisismo di massa nella politica massificata e dominata dal conformismo dei media:
 https://www.larivistaintelligente.it/epidemia-di-narcisismo/patrizia-tenda/  

Piccole battaglie concrete per tornare ad eleggere i nostri leader locali:
 https://autonomieeambiente.eu/news/431-continua-la-lotta-per-leggi-elettorali-piu-giuste-per-tutti 

 

martedì 16 settembre 2025

Contro le mega-asl in Toscana


APPELLO A TUTTI I CITTADINI E LE CITTADINE DELLA TOSCANA 
FIRMATE 🖊️ PER IL REFERENDUM CONSULTIVO SULLA SANITÀ:

OBIETTIVO, 35.000 FIRME - Ne mancano ancora la metà!

Il quesito referendario chiamerà i cittadini toscani a rispondere alla seguente domanda: “Siete favorevoli alla proposta volta a rivedere l’attuale assetto del Servizio Sanitario Regionale incentrato in tre Aziende Unità Sanitarie Locali (AUSL) di area vasta, come previsto dalla legge regionale toscana n. 84/2015 (“Riordino dell’assetto istituzionale e organizzativo del sistema sanitario regionale. Modifiche alla l.r. 40/2005”), al fine di assicurare una maggiore diffusione delle AUSL sul territorio, organizzandole su base provinciale?”

E' importante rivedere radicalmente questo eccesso di centralismo. Devono tornare unità sanitarie locali autonome, nel quadro della scelta - a parole da tutti condivisa - di riportare la sanità vicino alle persone, di avere punti di riferimento diffusi su tutto il territorio: ambulatori di vicinato, case della salute distrettuali, ospedali anche nei territori periferici, ad affiancare i tre grandi ospedali universitari principali (Careggi a Firenze, Cisanello a Pisa, le Scotte a Siena).

Si può e si deve firmare.

Negli uffici URP di molti comuni ci sono i moduli.

Informatevi partendo da qui:

https://www.facebook.com/profile.php?id=61579419887394

Il referendum unisce persone di tutto lo spettro politico della Toscana. Cittadini dall'estrema sinistra all'estrema destra, per dirla in modo semplice. Mancano i "big", però... Con qualche eccezione, per fortuna, dal mondo civico:


Segnaliamo l'impegno dell'amico Andrea Ulmi - candidato di punta della lista MODERATI-CIVICI alle regionali toscane - e uno dei sostenitori del referendum contro le mega-asl (maggiori informazioni cliccando qui)






 

 

 

domenica 2 marzo 2025

La fallacia della corsa a costituire nuovi partiti all'italiana

 


Si avvicina la primavera e ricominciano i tentativi di fondare nuovi partiti centralizzati, "nazionali", con i migliori propositi di rinnovare la vita politica di tutta la Repubblica Italiana. I tentativi sono talvolta nobili ma anche irrimediabilmente fallaci.

L'articolo 49 della Costituzione italiana garantisce a tutti i cittadini il diritto di associarsi in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica italiana e oggi anche, per estensione e grazie alle garanzie contenute nei trattati e nella legislazione unionale, anche la politica europea. Eppure questo diritto è stato sequestrato dalle elite attualmente al potere a Roma, a Milano, a Bruxelles. Finché non avremo spezzato almeno le catene più pesanti, fondare nuovi partiti "nazionali" non servirà.

Sono in essere feroci e implacabili meccanismi centralisti, tecnocratici, in definitiva autoritari, che stanno rendendo la Repubblica e l'Unione un travestimento della democrazia.

Per fermare questa deriva occorrono coraggiose lotte dal basso per riprenderci la rappresentanza, non nuovi partiti che, in questo quadro, finirebbero per essere uguali a quelli esistenti (sempre che il tirannico bipolarismo dominante e le trappole del maggioritario all'italiana non li uccidano in culla).

Queste lotte riguardano il pluralismo dell'informazione, a cominciare da quella locale, per porre un argine all'analfabetismo funzionale delle persone e alle ondate di terrificante conformismo che ci sommergono quotidianamente; un ordinamento semplificato per l'associazionismo politico, che renda possibile anche al più piccolo gruppo civico locale di formarsi, agire, candidarsi, anche nel più piccolo comune; un finanziamento pubblico a tutti i movimenti politici direttamente proporzionale al loro consenso elettorale; norme di procedimento elettorale che rendano semplice candidarsi, anche a personalità civiche e indipendenti; circoscrizioni elettorali di dimensioni contenute, dove sia possibile agli elettori conoscere davvero i candidati; leggi elettorali più giuste per tutti, che restituiscano agli elettori il potere di scegliere le persone da cui essi vogliono essere rappresentati.

Dobbiamo inoltre abbattere il totem della cosiddetta "governabilità". Abbiamo accettato per decenni come "normale" un'idea che invece è assurda e fonte di molti guai: quella secondo cui ogni capo esecutivo deve avere automaticamente anche una maggioranza di eletti a lui fedeli negli organi legislativi. Così, dopo una successione vergognosa di leggi elettorali che sono state ciascuna una "porcata" peggiore della precedente, le elezioni sono ridotte a una sorta di plebiscito fra pochi leader mediatici, mentre non sappiamo più, letteralmente, chi verrà eletto a rappresentare il nostro territorio. Anzi sappiamo già prima di votare che le assemblee saranno riempite non da persone elette da noi, ma scelte dall'alto e da pochi, sulla base di criteri di fedeltà al capo (se non in base a logiche ancora più opache).

Possiamo e quindi dobbiamo porre fine a questo scandalo. Ci sono molti altri modi per eleggere un esecutivo stabile senza sacrificare la rappresentanza, la rappresentanza, l'autonomia e l'indipendenza degli eletti nelle assemblee legislative!

Queste lotte per la rappresentanza sono già iniziate, per esempio con il Comitato Besostri, che si è ispirato alle antiche lotte per la giustizia elettorale condotte dal compianto avvocato socialista.

Sono attive in Italia e in Europa molte energie locali, civiche, autonome, indipendenti, a cominciare da quelle che cooperano attraverso Autonomie e Ambiente e EFA. Esse possono e quindi devono conoscersi, cooperare, eventualmente confederarsi per portare avanti insieme un cambiamento profondo dal basso.

Sono lotte cruciali, perché l'erosione della democrazia sta distruggendo la coesione sociale, alimenta l'assenteismo, scoraggia ogni forma di partecipazione, semina discordia, settarismo, populismo, estremismo.

Non possiamo più accettare di vivere in una finta democrazia dominata da pochi leader mediatici e dalle loro schiere di fedelissimi sempre più "nominati" che "eletti".

Lottiamo per fare spazio a una nuova generazione di leader locali, espressa dai mondi vivi delle autonomie, del civismo, della sussidiarietà, della solidarietà, del buongoverno che unisce e include trasversalmente persone che hanno storie politiche differenti, delle iniziative concrete per la protezione delle comunità e degli ecosistemi locali.

Anche in una società come quella europea, invecchiata, inquinata, impoverita, stordita dallo strapotere dei media, minacciata da paurose concentrazioni di potere, ci sono ancora persone coraggiose e generose, che si candidano a guidarci.

Dobbiamo incoraggiarle e aiutarle, soprattutto a essere consapevoli dei tetti invisibili che sono sopra la loro testa, a liberarsi dei pesi morti, a spezzare almeno alcune delle catene.

 

Mauro Vaiani Ph.D.

Garante di OraToscana

Vicepresidente segretario di Autonomie e Ambiente

 

giovedì 20 febbraio 2025

Noi, quelli dei territori

 

Noi, quelli dei territori, ci siamo.

Siamo persone diverse perché siamo cresciuti in territori diversi e perché non crediamo che esistano soluzioni uguali ai problemi concreti dei nostri diversi territori.

Alcuni di noi hanno radici nelle parole eterne della Carta di Chivasso, in una cultura delle autonomie personali, sociali, territoriali, assai risalente, di grande valore non solo europeo ma universale.

Alcuni di noi avevano cominciato a impegnarsi politicamente in formazioni antiche o più recenti, ma le abbiamo presto abbandonate, per il loro insopportabile verticismo. Tutte le piramidi politiche stanno andando a sbattere, perché sono guidate da leader che hanno fatto carriera gridando slogan sui media e non amministrando le comunità locali. Esse si tengono in vita vampirizzando la democrazia: meno gente va a votare, più ingiuste sono le regole con cui si va a votare, più il potere economico, finanziario e mediatico si concentra, più esse s'illudono di sopravvivere, in barba ai loro epici fallimenti.

Alcuni di noi hanno abbracciato l'impegno civico diretto in autonomia, formando gruppi civici locali indipendenti, partecipando alle proprie elezioni locali dandosi come unico scopo una stagione di buongoverno con buon senso.

Ci siamo incontrati attraverso varie reti: le autonomie; l'ispirazione cristiano-sociale e le opere della solidarietà; le lotte ambientaliste per le generazioni future; antichi valori socialisti e liberali che meritano di sopravvivere alla degenerazione dei partiti; l'amicizia e la collaborazione diretta fra amministratori locali per risolvere problemi interterritoriali.

Abbiamo dimostrato che si possono eleggere consiglieri e amministratori locali più in sintonia con le comunità, più rispettosi degli elettori, più operosi e più efficaci, perché indipendenti dall'ignoranza, dalle dissonanze cognitive, dai pregiudizi, dal potere di chi sta più in alto e altrove.

Viviamo in un mondo pieno di potenti che, non riuscendo a sistemare le cose per tutti, si limitano a sistemare se stessi. Il nostro prossimo difficile compito è quindi dimostrare che sappiamo esprimere una nuova generazione di leader locali competenti, con il consenso necessario per entrare nelle istituzioni superiori, con la generosità e la lungimiranza necessarie per portarvi un grande progetto di cambiamento fondato sulla concretezza e sulla sussidiarietà, per migliorare la vita quotidiana di tutte le persone, non solo la propria.

Animo!

 

Mauro Vaiani Ph.D.

venerdì 10 gennaio 2025

Il civismo autonomo riunito a Viareggio

 



Decine di liste civiche e realtà impegnate nei territori della Toscana si sono incontrate a Viareggio venerdì 10 gennaio 2025, all'Hotel Esplanade, a seguito di un invito del sindaco Giorgio Del Ghingaro.

E' stato un incontro di lavoro, dedicato alla situazione politica, amministrativa ed elettorale della regione Toscana. Decine di amministratori comunali e di attivisti locali sono in rete dall'estate scorsa a livello regionale. Nelle diverse province la collaborazione intercomunale è ancora più risalente. 

Si tratta di comunità politiche locali che agiscono in modo autonomo e sono libere da ogni dipendenza dai partiti centrali della Repubblica, per scelta culturale e politica. 

Si sono confrontate con serenità e con generosità, sottraendo tempo al lavoro, alle famiglie, al loro impegno locale, per ragionare su cosa è possibile fare di fronte ai guasti della partitocrazia, nella sua ultima incarnazione: un bipolarismo forzato, verticista, centralista e autoritario. Due piramidi politiche dominano la vita pubblica italiana e toscana, il centrodestra e il centrosinistra, alternandosi al potere senza riuscire a selezionare competenze e senza produrre miglioramenti concreti nella vita dei cittadini. Riempiono i media ma svuotano le urne, ha detto Mauro Vaiani, il garante di OraToscana: vanno a votare sempre meno persone, i loro tifosi, perché la maggioranza dei cittadini non si sente più rappresentata da loro.

I gruppi civici autonomi della Toscana sono tutti diversi, concentrati sui diversi problemi e sulle urgenze dei diversi territori. Nel medio-lungo termine il loro dialogo produrrà certamente profondi cambiamenti politici, culturali e istituzionali. Anche nel breve termine, però, è possibile fare qualcosa, è stato detto in tutti gli interventi: si può partecipare alle elezioni regionali toscane del 2025, con l'obiettivo ambizioso di costringere i due maggiori schieramenti al ballottaggio.

Un'avventura civica democratica, un sogno lo ha definito Giovanni Bellosi (leader di Scandicci Civica), è possibile, per portare in consiglio regionale alcune figure competenti e indipendenti, salvaguardando il patrimonio più prezioso che è stato visibile in questo incontro come nei precedenti: la presenza di una nuova generazione di leader locali e delle loro comunità di attivisti, ciascuna ricca di competenze e capacità d'innovazione.

Giorgio Del Ghingaro, che incarna una esperienza di buongoverno ventennale - sempre indipendente dai vertici partitici, ma mai antipolitica - ha proposto di lavorare uniti e ispirati dalle parole che sono il motto della sua coalizione civica viareggina: concretezza (quella che ha consentito di salvare Viareggio dal dissesto); bellezza (Viareggio la sta ritrovando); felicità (quella che progressivamente ritorna nella vita quotidiana delle famiglie e delle imprese di Viareggio).

Non si dà nulla per scontato, perché si devono scegliere alcune priorità programmatiche e vanno scritte delle regole comuni. Anzi sarà difficile, perché stiamo vivendo un momento storico dominato da ondate di greve conformismo, in cui la partecipazione democratica dal basso viene scoraggiata in ogni modo da molti: dai vertici dei partiti (in particolare dai "nominati" dal Rosatellum), dalle concentrazioni di potere economico e mediatico, dai sedicenti esperti delle tecnocrazie, dall'arroganza (e ignoranza) dei populisti.

Grazie a una rete di moderatori - personalità provenienti da ciascuna delle tredici circoscrizioni elettorali della Toscana - inizia ora un lavoro di cucitura di un patto politico, programmatico, organizzativo ed elettorale fra centinaia di realtà comunali che devono collaborare restando però se stesse, civiche e libere. E anche un po' "matte", ha scherzato Del Ghingaro (che ha sempre risposto con il sorriso e con il lavoro ai tanti che lo hanno osteggiato).



domenica 22 settembre 2024

Civici in festa a Scandicci

 


L'associazione politica comunale "Scandicci Civica", animata da Giovanni Bellosi e protagonista di un importante affermazione elettorale nelle ultime amministrative del proprio comune, ha organizzato "Civici in festa" ieri e oggi, 21 e 22 settembre 2024, in piazza Guglielmo Marconi. Questa due giorni di incontri, amicizia, condivisione conferma che il civismo toscano è più vivo che mai.

Hanno portato una testimonianza, fra gli altri, Claudio Lucii (Poggibonsi), Enrico Buoncompagni (Figline e Incisa Valdarno), Renzo Luchi (Fiesole), Riccardo Galimberti (Firenze), Mauro Vaiani (Prato, garante di OraToscana e dirigente di Autonomie e Ambiente), Anna Ravoni (per dieci anni sindaca civica di Fiesole).

Nella loro diversità di storia personale e formazione culturale, queste persone stanno animando il dialogo regionale "La Toscana dei Cittadini", mantenendosi autonomi sia dal centrosinistra che dal centrodestra. Non è solo il rifiuto di un bipolarismo coatto, che non produce più alternative, ma solo alternanze di ceti politici al potere locale. Questa nuova stagione di civismo toscano rivendica un'identità nitidamente distinta dai partiti nazionali, per mettere avanti a tutto le attese della gente e la buona amministrazione.

I cittadini hanno il diritto di costituire formazioni politiche locali - veri e propri "partiti" comunali - secondo l'art. 49 della Costituzione. Si può "determinare la politica nazionale" lavorando autonomamente dal basso, dal proprio quartiere, dal paesino, dal comune, dalle relazioni interterritoriali e dalla dimensione regionale, senza lasciare che tutto venga deciso dai "cari leader" dei partiti del centralismo.

È a livello comunale che si devono assolvere le funzioni amministrative primarie, secondo l'art. 118 della Costituzione, dando piena attuazione a un antico, prezioso, umanissimo principio di sussidiarietà. Le persone devono poter trovare, quando possibile addirittura andando a piedi, tutto ciò che serve loro: ambulatori, servizi, scuole, buon cibo, acqua pura, sicurezza.

In questa eterogenea famiglia di civismo autonomo e autonomista sta emergendo una resistenza contro il progetto della "multiutility" regionale toscana. 

Rileggendo e cercando di attualizzare l'art. 43 della Costituzione, ci si domanda se davvero abbia senso concentrare in una unica azienda toscana (di diritto privato ancorché a capitale prevalentemente o anche integralmente pubblico) tutti i servizi essenziali, le fonti di energia, i monopoli naturali del ciclo dell'acqua e del riscaldamento, la raccolta dei rifiuti, le reti di comunicazione digitale e chissà cos'altro.

Questa "azienda" diventerebbe un "grande fratello" della Toscana. Svuoterebbe di poteri e risorse la regione, le province, le associazioni fra comuni, i comuni stessi. È un pericolo per chi crede nella democrazia, nel pluralismo, nelle diversità, nella prossimità.

Una tale concentrazione di potere e di risorse non ha nulla di sociale o liberale, popolare od ecologista.

Poiché la filosofia della "multiutility" è al momento egemone sia nella sinistra che nella destra, chi ha qualche dubbio in proposito si deve organizzare, nel modo più inclusivo e innovativo possibile.


lunedì 2 settembre 2024

Un sorriso contro i seminatori di discordia

 


Con il suo sorriso, la parlata romanesca, i ringraziamenti agli amici del X Municipio di Roma (quello sul mare, che comprende Ostia), il saluto ad Alice (la "ragazza sua"), Rigivan Ganeshamoorthy ci ha conquistato tutti.

Classe 1999, figlio di immigrati dallo Sri Lanka, "Rigi" è l'atleta paralimpico che ha vinto oggi una medaglia d'oro in una delle sue specialità, il lancio del disco, alle Paralimpiadi di Parigi 2024.

Con poche parole ha spazzato via tutti i seminatori di discordia del nostro tempo: neonazionalisti, neorazzisti, imprenditori dell'odio di ogni schieramento.

Alla domanda su come trovava l'esperienza paralimpica ha risposto con una battuta fulminante: "Bella, ma ci sono un po' troppi disabili". Detta da lui, portatore di handicap molto seri, questa fulminante battuta ha spazzato via anche le ipocrisie dell'odioso "politicamente corretto"

"Rigi" è un giovanotto romano, l'ennesima prova vivente di quanta forza attrattiva abbiano le nostre comunità locali, con la loro storia, la loro identità, l'originalità della propria cultura vernacolare, tanto antica eppure sempre capace di evolversi e includere, rinfrescare, generare sempre nuova gioia.

Per chi vuole conoscere meglio "Rigi":

https://www.ilfaroonline.it/2024/09/02/la-favola-di-ganeshamoorthy-alle-paralimpiadi-di-parigi-un-oro-per-mia-madre-roma-e-il-decimo-municipio/586166/

https://it.wikipedia.org/wiki/Rigivan_Ganeshamoorthy

https://www.ilpost.it/flashes/ganeshamoorthy-interviste-record-del-mondo/

https://x.com/grande_flagello/status/1830349466894803314

https://x.com/grande_flagello/status/1830349466894803314 https://x.com/grande_flagello/status/1830349466894803314

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mercoledì 31 luglio 2024

La Toscana dei cittadini

 

Sotto il motto "La Toscana dei cittadini" continuano dialogo, conoscenza reciproca, percorsi di collaborazione fra civismi e realtà politiche autonome e locali, avviati  lo scorso 8 luglio con un primo incontro pubblico a Scandicci.

In un comunicato di oggi, i promotori della rete civica annunciano l'allargamento dei loro contatti e la prosecuzione, anche in piena estate, delle prime forme di collaborazione.

Le prime adesioni includevano esponenti di diverse località, come Alberto Andreoli (Pontedera), Giovanni Bellosi (Scandicci), Enrico Buoncompagni (Figline e Incisa Valdarno), Federico D'Anniballe (Ponsacco), Vincenzo De Franco (Signa), Filippo Pierini (Greve in Chianti) e Andrea Poggianti (Empoli).

Ad oggi si sono collegate nuove realtà, rappresentate da Pardo Cellini, consigliere comune di Certaldo; Pierluigi Piccini, ex sindaco di Siena e assessore di Piancastagnaio; Sergio Mazzocchi, sindaco di Gambassi Terme; Francesca Marrazza e Riccardo Galimberti, RibellaFirenze; Vincenzo Carni e Ione Orsini, lista civica Un Cuore per Vecchiano; Mauro Vaiani, garante di OraToscana (rete di autonomismo, territorialismo, civismo e ambientalismo collegata con Autonomie e Ambiente); Michele Bazzani, ex sindaco di Barberino Val d'Elsa; Primo Bosi, Vaiano; Luca Artino, vicesindaco di Lamporecchio.

C'è un cantiere aperto, con la convinzione che, partendo dal basso, si possano dare risposte più concrete alle attese dei cittadini.

Cittadini toscani che, non a caso, a decine di migliaia nelle ultime
elezioni, nonostante la forte pressione del bipolarismo imposto dai media e dall'alto, hanno riposto la loro fiducia in liste civiche locali alternative ai partiti tradizionali.

Questo dato - scrivono i promotori - merita non solo attenzione, ma impone anche la necessità di esplorare un percorso condiviso.

In settembre si terranno altri incontri, provinciali e territoriali, per allargare ancora di più il dialogo fra le realtà civiche comunali indipendenti dalle piramidi politiche nazionali.

Sempre a settembre, la lista Scandicci Civica organizzerà l'evento "Civici in Festa", durante il quale si terrà un ampio dibattito sul futuro del civismo in Toscana, con la partecipazione delle varie realtà civiche della regione già in rete.

La Toscana dei Cittadini invita tutti i cittadini interessati a partecipare e a contribuire attivamente a questo progetto, che mira a creare un'alternativa solida e rappresentativa per il futuro della regione.

Per ulteriori informazioni e adesioni, sono disponibili i contatti Whatsapp dell'ufficio stampa dei promotori:

- 338 7616126

- 348 6022103



mercoledì 20 settembre 2023

Cominciare a uscire da un quarto di secolo di errori sull'immigrazione

 

Nessuna, fra le voci che abbiamo raccolto su questo blog, ha delle ricette in tasca, né può fare annunci roboanti, né può riempire i media di sciocchezze. Siamo però attivisti politici. Abbiamo dei principi, delle competenze, una grande passione, una creatività, un devoto realismo (la realtà sarà la nostra guida interiore, scriveva E. Mounnier).

Fatto: da almeno un quarto di secolo i media italiani e i leader di centrodestra e centrosinistra - peraltro tutti più o meno da allora sotto il controllo delle stesse teste e degli stessi gruppi di potere - non sta governando né fronteggiando il problema delle migrazioni; né dell'immigrazione legale o clandestina; né delle emigrazioni. Se da così tanto tempo hanno fallito tutti quanti, si potrebbe anche legittimamente pensare che qualcuno ci abbia marciato. Ma quest'ultima, ovviamente, è solo una ipotesi "andreottiana". Non penso solo agli ultimi imprenditori della paura che sono saliti al potere - Salvini e Meloni - ma anche a molti altri.

Non penso, sia chiaro, a persone che ho conosciuto nei territori, come il mio antico e colto amico Alessandro Antichi, sul versante di centrodestra, oppure i miei tanti amici di centrosinistra. Penso a persone molto più potenti, molto più in alto, che non mancano di certo (NdA).

Fatto: i numeri veramente biblici di migranti hanno origine dalle guerre. Non è nel potere della Repubblica Italiana (e nemmeno dell'Unione Europea), ricostruire il Biafra, l'Iraq, lo Yemen del Sud, la Siria, la Libia, il Tigrè, l'Ucraina, della cui distruzione, peraltro, le nostre tecnocrazie portano qualche responsabilità. Il problema, davvero, non sono duecentomila africani che sbarcano sulle spiagge di Lampedusa o della Sicilia in un anno.

Non nego, sia chiaro, che dall'Africa subsahariana siano in moto centinaia di migliaia di persone che affrontano un viaggio terribile che per molti di loro terminerà con la morte nel deserto o in mare. Già dieci anni fa la piccola repubblica di Tunisia, circa dieci milioni di abitanti, ospitava già un milione di africani in cerca di una vita migliore - lo so perché me ne occupavo come responsabile di una iniziativa caritativa. Non sarà facile governare le loro illusioni e soprattutto le loro disillusioni (NdA).

Venticinque anni di errori, di legislazione (internazionale, europea, italiana) sbagliata, di malgoverno, malagestione e - non di rado - malversazione, non possono essere risolti in poco tempo, da nessuno.

Eppure, nonostante la gravità della situazione, noi coltiviamo la speranza che questi problemi possano essere affrontati.

Il primo fondamentale passo che dobbiamo fare, nella Repubblica Italiana, se possibile in accordo con tutti i nostri partner dello spazio Schengen, è abolire le leggi proibizioniste e quindi criminogene, a cominciare dalla famigerata Bossi-Fini (ma ce ne sono molte altre, che riguardano l'istruzione, la previdenza, l'assistenza sociale, la cittadinanza - e va fatto senza guardare né troppo a destra, né troppo a sinistra, ma tenendo ferma la barra sul buongoverno di tradizione autonomista, ispirato da antichi principi cristiani, socialisti e liberali).

Per questo da anni lottiamo e dobbiamo continuare a lottare.

Per questo noi, che rappresentiamo un'anima civica e civile, ambientalista e territorialista, riformista e sempre orientata verso giustizia, libertà, responsabilità, quell'anima, anzi quelle anime che si stanno raccogliendo nel Patto Autonomie e Ambiente, dobbiamo, dovremo partecipare alla vita pubblica e alle prossime elezioni europee 2024, con parole di verità, di compassione, di buon senso.


domenica 17 settembre 2023

La triste parodia di Pontida

 

La diretta della trentesima edizione del raduno di Pontida conferma una verità triste: Pontida è ormai ridotta a una parodia di se stessa. Siamo passati dal giuramento al tradimento, grazie a una classe dirigente che è al potere e in prima fila da ormai un ventennio. Persino il dirigente giovanile è lì da oltre quindici anni. 

Le leghe di vent'anni fa sono state cancellate dal centralismo autoritario di Bossi e Berlusconi. Per chi mastica un po' di storia, filosofia e scienza politica, è facile capire che si tratta di un classico caso di eterogenesi dei fini, dovuto all'incompatibilità fra fini e mezzi. Non si arriva a realizzare ideali federalisti e decentralisti, con una organizzazione verticale, verticista, che qualcuno giustamente definisce "leninista". 

Quanto al linguaggio e agli slogan, che sono rivelatori di ciò che sta succedendo, ben di più dei formali omaggi alle autonomie, da essi si capisce il posizionamento politico della Lega Salvini: contro i negri, contro le baby gang, contro le auto elettriche, contro un inesistente (e mai esistito, con buona pace del furbissimo Berlusconi che sempre ne evocava lo spettro) "comunismo" italiano ed europeo. Il tutto, ribadiamolo, da una classe politica centrale che da vent'anni contribuisce al declino di tutto, dalla sanità, alla scuola, a tutti i servizi pubblici e beni comuni. Molti amministratori locali sono ben altra cosa da questi cialtroni incompetenti e, politicamente parlando, imbroglioni, ma è chiaro che, manzonianamente, se uno non ha il coraggio di uscire da questa piramide di menzogne e ipocrisia, non se lo può dare.

Tuttavia la Pontida di quest'anno introduce un elemento di chiarezza: la presenza di Marine Le Pen. A questo punto non ci sono più scuse, il castello fantastico tenuto su dai media attorno a capitan Salvini, genero di Verdini, potrà anche reggere, ma senza i voti degli autonomisti di ogni denominazione.

A questo proposito riceviamo e pubblichiamo integralmente un approfondimento politico che abbiamo ricevuto dal Patto Autonomie e Ambiente (di cui fa parte la nostra rete civica OraToscana). Buona lettura!

* * *

C’è vita oltre Pontida

Il tradimento di Pontida chiarisce finalmente un equivoco durato per un ventennio: nessun gruppo autonomista, d’ora in poi, resterà ostaggio del ciarlatanismo politico, del falso popolarismo, degli aspiranti “podestà” d’Italia


Venezia – Milano – Roma – Napoli – Palermo, 15 settembre 2023

Pontida si è trasformata in un raduno italo-francese di nazionalisti e centralisti, all’interno del quale gli autonomismi saranno trattati un po’ come il folklore in età fascista. Finalmente si fa chiarezza e d’ora in poi nessun movimento territoriale, locale, civico resterà più ostaggio dei ciarlatani che hanno tradito il federalismo delle prime leghe.

Le destre e non pochi centristi (più o meno "scatenati") scherzano con il fuoco dell'elezione diretta del "podestà" d'Italia, che sarebbe per la Repubblica più o meno come una bomba atomica su Roma. Altro che popolarismo o conservatorismo, l’elezione diretta del presidente o del primo ministro di una Repubblica complessa e grande come l’Italia, sarebbe l’ennesima recidiva di quella grave malattia politica che è il centralismo autoritario, sempre accompagnato da retorica populista e disprezzo del Parlamento.

Le sinistre, intanto, si accaniscono contro lo spettro di una "autonomia differenziata", che tutti sanno essere irrealizzabile, così come proposta oggi dai salvinisti. Infatti hanno votato – le sinistre con le destre - per far sì che le finte autonomie di Calderoli, oltre che "a tempo", siano anche "revocabili" prima della scadenza. La politica italiana, insomma, continua a bombardare ciò che aveva di più prezioso: le tradizioni autonomiste di buongoverno locale.

Il nostro impegno in difesa della Repubblica delle Autonomie e dell’Europa dei popoli, è quindi necessario. Ci saremo come PATTO AUTONOMIE AMBIENTE, per l'Europa e per la pace, rappresentando i valori della Carta di Chivasso del 1943 e le innumerevoli lotte locali per l'autogoverno e il buongoverno dei territori, per le autonomie personali, sociali, territoriali, per la salvaguardia del creato, per le tradizioni e le libertà di tutti: individui, famiglie, piccole imprese, comunità.

La partecipazione del PATTO AUTONOMIE AMBIENTE alle elezioni europee del giugno 2024 sarà possibile grazie alla nostra forza guida, il Patto per l’Autonomia Friuli-Venezia Giulia, e al nostro partito europeo Alleanza Libera Europea - European Free Alliance (ALE/EFA).

* * *

Per ulteriori approfondimenti:

info@autonomieeambiente.euhttps://www.autonomieeambiente.eu



   


venerdì 8 settembre 2023

Per una sanità pubblica e prossima, cioè veramente a misura di persona umana

 

Per cosa siamo impegnati nel civismo, nell'ambientalismo, nel territorialismo, in un moderno autonomismo? Perché la società resti umana.

Si riparte dalle cose minime, che una volta davamo per scontate, ma ora non lo sono più.

Le persone hanno diritto a un medico di fiducia, facilmente raggiungibile.

Le comunità - ogni quartiere e ogni paesino - hanno diritto a un ambulatorio di prossimità.

I medici hanno diritto alla piena autonomia scientifica e professionale, sollevati dall'oppressione delle burocrazie (anche quelle dell'ordine dei medici), delle tecnocrazie, delle multinazionali.

Quesi minimi presidi possono essere realizzati solo da forti governi locali, con ampia autonomia finanziaria, normativa, organizzativa. Si riparte sempre dai comuni, insomma.

Invito tutti a seguire questo impegno del nostro PATTO AUTONOMIE E AMBIENTE:

https://www.autonomieeambiente.eu/news/183-per-una-sanita-pubblica-e-prossima


 


domenica 2 luglio 2023

Per la dignità del lavoratore


 

E' scritto nella Costituzione della Repubblica italiana:

Art. 36 (I comma):
Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa.


E' dagli anni Ottanta che il rispetto di questa disposizione costituzionale sta arretrando.

Questa norma, lo scriviamo sommessamente, ha rischiato di cadere in desuetudine anche perché una ampia maggioranza di elettori adulti ha goduto di un relativo benessere, grazie al proprio reddito, al risparmio accumulato nelle famiglie durante gli anni del "boom" economico dei territori italiani, alla disponibilità di patrimoni magari ancora più antichi. 

Troppi cittadini si sono dimenticati di questo comando costituzionale, perché per essi era assolto, grazie al lavoro loro e delle generazioni precedenti.

Poi, man mano che è avanzato il mercato unico europeo e che si è deciso che questa nostra comunità continentale fosse aperta al libero scambio globale, la situazione è diventata più complessa.

Si è accettato per decenni che gli stipendi restassero fermi, per non perdere competitività rispetto alle fabbriche del mondo dove gli stipendi erano ancora più bassi. Qualche settore, in qualche capitale industriale e tecnologica, è potuto restare competitivo attraverso continue innovazioni di processo e di prodotto, senza comprimere i compensi, ma questo non è mai stato e non sarà mai generalizzabile (le eccellenze dell'export sono l'eccezione, non la regola, in una società globalizzata, speriamo che questo sia chiaro...).

Aggiungiamo che vivere usando come unica moneta una valuta internazionale forte come l'Euro ha reso le cose ancora più complicate.

La situazione è così profondamente cambiata. Lentamente, ma inesorabilmente, stanno aumentando i cittadini che oggi, pur lavorando, pur essendo titolari di una pensione, pur avendo persino piccole proprietà immobiliari, sono poveri e anzi si stanno impoverendo sempre di più.

Alcuni leader di opposizione hanno appena sottoscritto una proposta di legge sul salario minimo, nel tentativo di offrire almeno una prima risposta a questo storico problema dell'impoverimento di massa. Essi si sono concentrati sul tema dei "working poor", il lavoratore povero, e hanno immaginato una prima risposta: imporre per legge un salario orario minimo di 9 Euro.

Purtroppo 9 Euro l'ora - peraltro lordi - lavorando 35 ore per 4 settimane, diventano 1.260 Euro al mese...

Uno stipendio che possiamo definire di sopravvivenza, in questa società impostata su questi stili di vita e livello di consumi (sempre indotti, spesso imposti).

Ammesso, ovviamente, che non si viva da soli, che non si abbiano figli, che si viva in zone economicamente e socialmente marginali (cioè più economiche, ma comunque non del tutto prive di servizi pubblici universali).

E' una proposta di buona volontà, certo, ma è una risposta davvero modesta, di fronte alla gravità del problema.

Con quelle cifre siamo ben lontani dal rispetto della Costituzione e lontanissimi dall'offrire una speranza a decine di milioni di cittadini di questa Repubblica.

C'è anche un altro ostacolo, diciamo reputazionale, per i firmatari di quella proposta, che sono Giuseppe Conte (Movimento 5 stelle), Nicola Fratoianni (Sinistra italiana), Matteo Richetti (Azione), Elly Schlein (Partito democratico), Angelo Bonelli (Europa Verde) e Riccardo Magi (+ Europa).

Essi sono considerati da una vasta opinione pubblica responsabili dell'impoverimento di massa. Nella migliore delle ipotesi essi o i partiti che essi guidano sono considerati incapaci di affrontare il problema. A torto o a ragione, sono invotabili, o meglio votabili solo dai loro affezionati.

Non è del tutto giusto, ovviamente, perché quei partiti hanno al proprio interno persone serie che stanno cercando di cambiare rispetto agli errori del passato, ma la realtà è questa.

Questa proposta di salario minimo è veramente troppo poco e troppo tardi.

Il nostro patto Autonomie e Ambiente cerca di guardare insieme più da vicino e più in lontananza. Siamo convinti che non esistano ricette semplici per frenare il processo di impoverimento delle masse nella globalizzazione, tanto meno che esistano soluzioni "europee" o "italiane", valide per tutti i nostri territori. Tuttavia qualcosa può essere fatto subito, per fronteggiare l'emergenza, e qualcosa può essere avviato cercando di essere lungimiranti, senza cedere nelle fallaci chimere del centralismo autoritario.

Per esempio si potrebbe, STATIM (subito), porre fine alle esternalizzazioni in tutte le amministrazioni pubbliche locali. Garantire una dignità minima a tutti i lavoratori di ogni comune della Repubblica, internalizzando coloro che oggi sono ostaggi degli appaltatori e dei subappaltatori, vorrebbe dire assicurare un punto di riferimento, di stabilità, di servizio, di resistenza. Si avrebbero più lavoratori pubblici, più autorevoli e più sereni, a occuparsi degli umili, a custodire i beni comuni, a curare i territori. Come sanno gli esperti di gestione del personale, nel campo dei servizi pubblici (che non sono produzioni aziendali comprimibili o estensibili secondo richieste di mercato), questo non costerebbe affatto di più. Toglierebbe potere e reddito a qualche appaltatore, ma produrrebbe dignità per molti lavoratori.

GRADATIM, cioè con un serio e competente gradualismo riformista, si potrebbero avviare riforme attese da tanto tempo, come la drastica riduzione delle tasse sul reddito da lavoro (ogni forma di lavoro), affidando alle autorità locali, in un serio sistema di federalismo fiscale, la leva di una maggiore imposizione sulle case e sulle cose, magari coniugandola con la massiccia circolazione di monete fiscali locali complementari, con il fine di incoraggiare la cooperazione fra autorità pubblica, proprietari privati, imprenditori locali, per la transizione ecologica.

La moneta, al contrario di quello che pensano gli apprendisti stregoni che hanno in mano il potere nella Eurozona, deve circolare di più, non di meno, per consentire a persone, famiglie, imprese, di soddisfare i propri bisogni.

Promettiamo, insomma, cambiamenti magari più difficili, ma che varrebbero molto di più di 1.260 Euro lordi al mese.


mercoledì 8 giugno 2022

Al voto domenica 12 giugno 2022

Insieme al mondo civico ambientalista autonomista di OraToscana, in particolare con la più significativa delle nostre esperienze, la lista civica "Un Cuore per Vecchiano", ci siamo esposti per sostenere alcune idee, esperienze e anche singole persone di valore.

Siamo per i cinque SI' ai referendum popolari che, attraverso piccoli segnali, cercano di dare una spallata all'incapacità e all'ipocrisia della politica centralista (e autoritaria) che priva i cittadini di una giustizia giusta.

Abbiamo deciso di sostenere la candidatura a sindaco di Carrara di Simone Caffaz e di incoraggiare la lista civica ambientalista, ricca di valori autonomisti e localisti, "Capitale Carrara", che sostiene la rivoluzione gentile di Simone Caffaz nella bella città, incrocio cruciale di culture e valori fra Toscana e Liguria.

Abbiamo espresso simpatia e rispetto per Samuela Breschi, candidata sindaco di Pistoia con la piccola ma coraggiosa esperienza di "Onda Etica", che ha il merito di aver riunito un antico attivismo a favore dei beni comuni e dell'autogoverno locale insieme alle istanze di resistenza all'autoritarismo sanitario di questi ultimi anni di crisi pandemica.

Altre persone ci piacciono e andrebbero ricordate per la generosità, il candore, la competenza che hanno già dimostrato. Meritano di essere rielette, per esempio, a Lucca, persone come Enzo Giuntoli, ricandidato con il PD, ma anche Cristina Consani, ricandidata con la lista civica Lucca 2032, indipendentemente da quale sarà, alla fine, il nuovo sindaco di Lucca.

Se ci seguite sui social, trovate i segni della simpatia e del sostegno che abbiamo cercato di dare.

Qualche link per chi volesse approfondire:

https://www.referendumgiustiziagiusta.it/

https://mailchi.mp/7f08a7f6da4c/domenica12giugno?e=[UNIQID]

https://www.facebook.com/OraToscana

https://www.facebook.com/capitalecarrara

https://www.simonecaffazsindaco.it/

https://www.facebook.com/Onda-Etica-Lista-civica-104152352303239

https://www.instagram.com/p/Cejuo8gq953/?igshid=YTgzYjQ4ZTY%3D

https://twitter.com/oratoscana

Enzo Giuntoli

Cristina Consani

Per seguire il lavoro politico e culturale di OraToscana, seguiteci sul nostro canale Telegram:

https://t.me/OraToscana

 

Nella foto, scattata a Carrara il 7 giugno 2022 durante l'incontro fra Capitale Carrara e Un Cuore per Vecchiano, al bagno Nettuno di Marina di Carrara, si riconoscono, fra gli altri, Simone Caffaz candidato sindaco a Carrara, Ione Orsini (garante di Un Cuore per Vecchiano), Vincenzo Carnì (consigliere comunale di Un Cuore per Vecchiano), Mauro Vaiani (garante di OraToscana e segretario della rete Autonomie e Ambiente), Massimiliano Tedeschi (coordinatore della lista Capitale Carrara), Alessandro Nicodemi (candidato di Capitale Carrara), Carla Ragaglini (candidata di Capitale Carrara), Federica Tommasi (candidata di Capitale Carrara).

Gli altri candidati di Capitale Carrara sono: Mattia Andreani, Umberto Barzaghi, Angelo Batti, Flavia Biggi, Anna Caci, Riccardo Ciancianaini, Francesca Cortesi, Clara Chiara Crudeli, Stefano Dadà, Guido Fiaschi, Ilaria Ginesi, Valeria Lattanzi, Andrea Lugarini, Stefano Martini, Orietta Moriconi, Giulia Musetti, Luca Pucci, Mario Ragaglini, Giacomo Rossi, Antonio Saccardi, Luca Santi.

Segnaliamo, per chi volesse approfondire le grandi novità che stanno maturando a Carrara, anche questo pezzo del dott. Gabriele Maestri, pubblicato sul suo sito "I simboli della discordia". Attraverso la puntuale documentazione di Maestri sulle "forme" e sui "simboli" della politica, le persone che volessero studiare, approfondire, iniziare ad agire per il bene della propria comunità, possono imparare moltissimo:

https://www.isimbolidelladiscordia.it/2022/05/carrara-simboli-e-curiosita-sulla-scheda.html


giovedì 17 marzo 2022

Appello di Autonomie e Ambiente per il 2023


Pochi giorni fa, per la precisione il 9 marzo 2022, Autonomie e Ambiente ha pubblicato un appello per la formazione di una lista dei territori per la Repubblica delle Autonomie. Non in solitudine, si specifica, ma cercando alleanze con tutte le forze storiche delle Autonomie e con quelle tantissime realtà civiche, ambientaliste, autonomiste, localiste, decentraliste, territorialiste, che si stanno moltiplicando in tutti i territori della Repubblica.

L'appello è articolato in dodici punti, molto densi, che richiedono a chi li voglia approfondire qualcosa che oggi è rara avis: capacità di studio, scelte di campo, senso di sacrificio. Non è, evidentemente, scritto per tutti. L'appello si rivolge a persone che coordinano realtà e lotte territoriali, che si sono già presentate alle loro elezioni locali, che amministrano o hanno amministrato.

Si capisce subito, dalla lettura dell'appello, che i movimenti di Autonomie e Ambiente, durante questi ultimi due anni di crisi pandemica, si sono schierati contro le torsioni autoritarie e il delirio del #GreenPass. Si comprende che la sorellanza decentralista è appassionata di economie locali e ispirata da decenni di resistenza alle storture della globalizzazione. Molto nette sono le prese di posizione contro il presidenzialismo e contro tutte le concentrazioni di potere. Tuttavia il mondo che potrebbe riunirsi in Autonomie e Ambiente, in una comune battaglia contro il centralismo dello stato italiano e della tecnocrazia europea, è ampio e diversificato. Non si sta unendo in un partito, ma anzi aspira a far arrivare nel prossimo parlamento una nuova ed estremamente plurale generazione di leader locali.

Interessante è la rivendicazione delle radici storiche. Ormai è raro incontrare in politica iniziative che abbiano una memoria così lunga. L'appello cita un elenco esemplare di padri costituenti: il valdostano Giulio Bordon, il toscano Piero Calamandrei, l'umbro Tristano Codignola, il siciliano Andrea Finocchiaro Aprile, il sardo Emilio Lussu, il romagnolo Aldo Spallicci, il friulano Tiziano Tessitori. Ciascuno di essi è stato "autonomista" a suo modo ma di certo, se le loro idee avessero prevalso, la nostra Repubblica Italiana sarebbe oggi molto più fedele al progetto di Repubblica delle Autonomie inciso nella Costituzione. Non saremmo ancora la Svizzera, ma di certo saremmo molto meno arretrati, dal punto di vista della qualità e della responsabilità dell'autogoverno locale, di quanto siamo oggi.

 

L'appello politico-elettorale è accompagnato da una suggestione grafica molto significativa (vedi immagine qui sopra): una carrellata di sei simboli che sono stati usati in quasi mezzo secolo di alleanze tra forze politiche territoriali. La suggestione contiene un messaggio che solo coloro che hanno partecipato in prima persona a questo dialogo tra forze locali possono ascoltare.

La sfida di Autonomie e Ambiente è quella di tramandare alla generazioni future sentimenti apparentemente lontani nel tempo e nello spazio, eppure incredibilmente convergenti come l'antico autonomismo antifascista della Union Valdôtaine, la storica rivendicazione dell'identità e dell'autogoverno friulano, l'autonomismo della Romagna e della Toscana, la voglia di riscatto di Napoli, la rivolta di una terra come la Calabria contro un feroce neocolonialismo interno, l'anticolonialismo esplicitamente indipendentista di Sicilia e Sardegna.

Per approfondire, si deve leggere integralmente l'appello:

https://www.autonomieeambiente.eu/appello-2023

Su uno dei siti più attenti ai movimenti profondi della politica italiana, "I simboli della discordia", Gabriele Maestri ha dedicato un ottimo articolo ad Autonomie e Ambiente: 

https://www.isimbolidelladiscordia.it/2022/03/autonomie-e-ambiente-il-progetto-e.html

Non si dimentichi che Autonomie e Ambiente è strettamente connessa con una piccola ma combattiva famiglia politica europea, l'Alleanza Libera Europea, meglio nota come European Free Association (EFA). Si tratta della componente, interna al gruppo verde nel Parlamento europeo, che raccoglie le storiche nazioni senza stato, come Catalogna e Corsica, ma anche tantissimi autonomisti ambientalisti da tutto il continente. Per chi volesse approfondire questo aspetto:

https://www.autonomieeambiente.eu/chi-siamo

Un'ultima annotazione la vogliamo fare riguardo allo studio di simbolo con cui si presenta Autonomie e Ambiente (riprodotto in cima a questo post). Non è un simbolo elettorale definitivo, quello verrà scelto più avanti dalle forze della sorellanza, ma contiene senza dubbio alcune idee forti: la scelta ecologista, la critica dell'Europa così com'è oggi, l'antiautoritarismo del "Ragazzo che sorride" (lo Smiling Boy del Forum Civico di Vaclav Havel). Non si può fare a meno di notare, infine, in questa famiglia politica confederalista, la centralità della persona umana e delle comunità in cui essa si realizza. E' per la persona e le sue comunità più prossime e quindi più vitali, che Autonomie e Ambiente ha abbracciato la suggestione dell'autogoverno di tutti dappertutto, tanto cara al nostro blog.

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