Un discorso diverso in Toscana, per chi crede, in questa nostra madreterra, in questa fugace vita, in qualcosa di diverso
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domenica 31 maggio 2026

Prato è le sue frazioni


 

Stavolta ci potremmo essere. Le frazioni potrebbero tornare a essere considerate quello che sono sempre state: il tesoro di Prato, il vero segreto della qualità della vita di cui ancora godiamo nonostante i guasti dell'eccesso di cementificazione e degli inquinamenti che si accumulano da quando è iniziato il boom industriale di Prato.

E' stato appena eletto Matteo Biffoni, un sindaco popolare, appassionato di Prato, competente (perché è già stato sindaco per dieci anni, dal 2014 al 2024), capace di ascolto.

Il nuovo mandato di Biffoni è stato reclamato dalle persone comuni, dopo l'interruzione dell'amministrazione Bugetti. Sia detto senza polemiche, senza rancore e senza sminuire nessuno dei protagonisti in campo nella politica pratese: durante l'anno di commissariamento del Comune di Prato (2025-2026) i partiti non avevano elaborato nulla di alternativo. Era naturale che i cittadini si rivolgessero all' "usato sicuro".

La vittoria al primo turno di Matteo Biffoni è stata resa travolgente dal grande successo della sua lista civica unitaria: oltre 11.000 voti, il 17% dei voti validi, 7 consiglieri indipendenti eletti. In consiglio comunale sono arrivate persone nuove, anche nelle altre liste. C'è l'occasione per un cambiamento.

La nuova stagione di Prato deve essere centrata sulla valorizzazione della sua storia più antica: siamo decine di frazioni, quelle che nella profondità del tempo erano chiamate "popoli".

I neofiti della "città dei 15 minuti a piedi" si accorgono di aver adottato uno slogan che suona nuovo e invece è, almeno per Prato e forse per la Toscana, la semplice e salutare riscoperta dell'acqua calda.

Le antiche frazioni, i popoli, di Prato sono riuscite in buona parte a sopravvivere alle colate di cemento e ai piani regolatori faraonici della seconda metà del Novecento, perché hanno garantito poche semplici cose essenziali per tutti, paesino per paesino: una chiesa, dei circoli per socializzare, una scuola elementare, un cimitero, alcuni negozi e servizi di prossimità, una tradizione di buon vicinato.

La prossimità era stata dimenticata, negli anni dello sviluppismo. Perché alcune generazioni, i boomer ma anche quelle immediatamente successive, erano giovani; trovavano lavoro in qualsiasi angolo della Piana e magari oltre; erano in grado di comprarsi case lontano dai loro genitori e parenti; si permettevano sempre la macchina; non temevano di fare chilometri ogni giorno per cercare novità, soluzioni o semplicemente divertimento; non si curavano affatto che servizi essenziali potessero mancare nel loro vicinato.

Anche la politica, soprattutto la pianificazione territoriale urbanistica, le frazioni le aveva dimenticate.

Per buona parte del Novecento hanno dominato tutto il mondo industrializzato e urbanizzato i teorizzatori della polarizzazione spaziale per poli e funzioni delle città. Si era creduto che le città dovessero tutte diventare megalopoli indistinte, all'interno delle quali pianificare la separazione fra le funzioni vitali: residenza, lavoro, servizi. 

Le città dovevano sviluppare rapidamente interi quartieri dormitorio. Gli abitanti poi, attraverso infrastrutture pesanti come autostrade urbane, treni e metropolitane, dovevano essere messi in grado di raggiungere tutti gli altri poli: i poli scolastici, le zone industriali, i grandi centri commerciali, i poli direzionali.

Questa mentalità oggi ci appare piuttosto sinistra, ma è stata dominante per decenni. Non pochi erano rassegnati, o addirittura auspicavano, che una città come Prato dovesse scomparire, insieme alle altre comunità e comuni della Piana, all'interno di un'unica area metropolitana fiorentina indistinta. 

Con il senno di oggi, notiamo un paradosso: proprio ciò di cui le elite dominanti si avvantaggiavano dal basso, veniva sminuito dall'alto. I partiti si vantavano di controllare circoli e piazze di paese e di periferia, ma i loro vertici trascuravano proprio i luoghi dove avevano le loro radici popolari.

La visione polarizzante era stata però anche criticata, già a partire dagli anni Settanta, grazie agli urbanisti che ne avevano intuito l'insostenibilità. Si doveva svoltare verso città policentriche, costituite da quartieri e borgate più autosufficienti, quindi più vivibili.

Al rifiuto dell'omologazione metropolitana hanno contribuito i promotori di democrazia dal basso, che hanno promosso il moderno decentramento dei grandi comuni, con la formazione di consigli di quartiere e di municipi. Per inciso, quella della partecipazione urbana degli anni Settanta è stata una grande stagione democratica, purtroppo distrutta dalle ondate di antipolitica populista e dai fanatici dell'austerità.

Hanno contribuito al cambiamento di mentalità, sin dagli anni Ottanta, i pionieri delle autonomie urbane e della sostenibilità ambientale anche dentro le aree più intensamente cementificate, i promotori di quella che a Firenze è stata chiamata la rivoluzione rionale e in Toscana la rivoluzione paesana per tutti i territori eccessivamente antropizzati.

Ci hanno messo del loro, per il bene di Prato e delle sue frazioni, anche i promotori della Provincia di Prato, persone grandi come Roberto Giovannini e Rolando Caciolli (che chi scrive ha avuto la fortuna di conoscere quando si è affacciato come giovane civico, cristiano, ambientalista, alla vita pubblica della città, NdA).

La Provincia di Prato era una naturale conseguenza, negli anni Novanta, di una visione di Toscana policentrica e formata da autonomie locali forti, internamente coese, capaci di dare attuazione ai principi costituzionali (ed europei) di sussidiarietà e solidarietà.  

Con grande ritardo, con grande fatica, nonostante la resistenza di potenti interessi economici e immobiliari (e oggi anche dei grandi speculatori del turismo di massa nei piccoli borghi e nelle città d'arte), la prossimità è diventata la questione cruciale del XXI secolo.

Dove non era arrivata l'apertura mentale a una visione di comunità urbane più a misura di persona umana, è arrivata la forza della demografia.

Il grande invecchiamento della popolazione ha reso urgente per la maggioranza delle persone il ritorno a una vita di prossimità, perché gli anziani usano sempre meno, e su distanze decrescenti, auto, motori, ma anche biciclette e mezzi pubblici. Mentre hanno un bisogno vitale, finché possono, di camminare, per garantirsi la miglior vecchiaia possibile.

Agli anziani si sono aggiunte le ultime ondate migratorie. Esse sono non solo più eterogenee e quindi a rischio di maggior spaesamento, rispetto agli arrivi del secolo scorso, ma anche, più trivialmente, meno fortunate delle precedenti.

Oggi l'immigrato che arriva in un territorio come quello di Prato si accorge ben presto che la dignità e l'autonomia economica - figuriamoci il successo, l'arricchimento - non sono più così probabili come lo sono state per gli immigrati del secondo dopoguerra e dei decenni successivi.

Diventa urgente, quindi, che anche gli ultimi arrivati siano rapidamente integrati in comunità di prossimità, con una forte identità, senso civico, doveri e diritti.

Tornare a pensare Prato come un insieme di frazioni non è passatismo, semmai rispetto della storia e della vita. E' davvero una sfida affascinante:

- si dovranno immaginare forme di rappresentanza democratica dal basso, perché i cambiamenti si fanno attraverso la partecipazione, non calando soluzioni dall'alto;

- ciascuna frazione dovrà tornare ad avere una sua bellezza e propri caratteri distintivi, che la rendano diversa da ogni altra;

- ognuna di esse dovrà valutare, attraverso forme di perequazione urbanistica e di coprogettazione tra mano pubblica e proprietari privati, come valorizzare la piazza, un centro commerciale naturale, i luoghi di culto, il cimitero, i monumenti, i beni comuni;

- ripensare Prato attraverso le sue frazioni riporterà il senso del limite anche per il raggiungimento concreto degli obiettivi di "consumo zero" del suolo, di rigenerazione urbana, di rinaturalizzazione;

- ciascuna frazione potrà diventare una migliore custode dei propri giardini di prossimità, dei propri orti, dei propri alberi;

- la frazione dovrà promuovere la coesione sociale tra i residenti, accogliendo al proprio interno sia l'edilizia pubblica popolare, che case di vario pregio per ogni ceto sociale; così ciascuna frazione dovrebbe tendere ad avere una composizione sociale vicina a quella della media cittadina; non devono esistere pezzi di città che siano ghetti etnici o classisti;

- gli esperti di cui si avvalgono le amministrazioni pubbliche devono diventare specialisti di una o più frazioni, per proteggerle dai guasti idro-geologici;

- in ciascuna di esse si devono potenziare i percorsi ciclo-pedonali di prossimità; ciascuna deve avere le sue strade curate, le sue isole pedonalizzate, una qualche protezione dal traffico esterno;

- ciascuna frazione dovrebbe essere curata da personale di vigilanza dedicato, che padroneggi le situazioni attraverso la conoscenza delle persone e dei problemi;

- il personale di manutenzione deve essere stabile, in modo che conosca e si affezioni alla frazione; questo vale per gli spazzini, per i giardinieri, per gli idraulici, per gli elettricisti, per i postini, per i piccoli trasportatori, per tutti gli operatori che danno servizi pubblici di manutenzione.

Le frazioni di Prato sono ciascuna un microsmo vitale per le generazioni future. 

Le affidiamo ai nuovi eletti e a questa nuova amministrazione Biffoni, con speranza. 

Mauro Vaiani Ph.D.
(studioso e attivista di autonomie e di civismi in Toscana)*

 

* Insieme ai Civici di Prato per le Autonomie, con l'area Prato Civica Solidale, Mauro Vaiani ha contribuito alla formazione della lista civica unitaria Biffoni Sindaco, lista che ha partecipato con successo alle elezioni comunali di Prato del 24-25 maggio 2026. NdR. 

 

lunedì 1 dicembre 2025

Con Pannella, Tortora e Sciascia

 


Partiamo da un presupposto, un pre-giudizio se volete: lo status quo in materia di ordinamento della giustizia non è più tollerabile. Lo sa ogni persona che ha avuto a che fare con i tempi insopportabili della giustizia nella Repubblica Italiana, soprattutto se umile e povero, figuriamoci se addirittura innocente.

La recente riforma costituzionale sulla separazione delle carriere fra giudici terzi e magistrati incaricati della pubblica accusa non sarà certo la panacea dei mali della giustizia italiana, ma, piaccia o meno, è la prima volta dopo decenni che si mette in moto un processo riformatore d'impronta garantista. Cosa di cui abbiamo estremamente bisogno in questo stato italiano sempre più lontano dai bisogni delle persone e delle comunità.

Partiremo dalle pacate e profonde parole con cui è stata annunciata la formazione del Comitato “Marco Pannella – Leonardo Sciascia – Enzo Tortora per il Sì alla separazione delle carriere”, per sostenere la riforma della giustizia approvata in Parlamento (fonte Radio Radicale): << Senza dimenticare che la separazione esisteva prima del fascismo, è del 1967 la prima manifestazione del Partito Radicale davanti alla Cassazione "per la giustizia giusta". Oggi salutiamo l'adozione da parte del Parlamento di questo segmento della riforma con la costituzione del "Comitato Marco Pannella-Leonardo Sciascia-Enzo Tortora per il Sì alla separazione delle carriere". Un segmento [a cui] quindi [dovranno seguire]: abolizione dell'obbligo dell'azione penale e la sottoposizione del Pubblico Ministero a controllo democratico; effettiva e periodica selezione professionale dei magistrati; rilancio del carattere accusatorio del nuovo processo penale; responsabilità civile dei magistrati; effettivo gratuito patrocinio per i non abbienti. >>.

La separazione delle carriere servirà, aggiungiamo, se sarà seguita da altri cambiamenti che pongano fine al proibizionismo, al panpenalismo, alla confusione normativa, alla cultura del sospetto, ai processi mediatici, all'assenza di ispettori professionisti con capacità e poteri di indagine, al sovraffollamento e alla disumanità delle carceri, alla quasi impossibilità materiale di riscatto delle persone condannate attraverso il lavoro e lo studio.

Se sarà da stimolo a ulteriori cambiamenti, magari ispirati all'utopia positiva del "Cosmonauta Francesco", qualcosa di buono ne verrà per le generazioni future.

Il centrodestra, per una strana combinazione di convenienze politiche, ha smosso le acque stagnanti della giustizia italiana, facendo ciò che gran parte del centrosinistra aveva promesso sin dai tempi dell'approvazione del Codice Vassalli (e Pisapia) del 1988. Si è data attuazione, con ottant'anni di ritardo, alla VII disposizione finale della Costituzione del 1948, quella che chiedeva la riforma dell'ordinamento fascista della magistratura.

Nel centrodestra, peraltro, non mancano esponenti che, con la loro goffaggine istituzionale o con le loro radicate convinzioni forcaiole, possono far naufragare questo inizio di riforma.

Entro la primavera del 2026 si terrà il referendum costituzionale senza quorum che confermerà o boccerà la legge costituzionale “Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare” approvata dal Parlamento e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 253 del 30 ottobre 2025“.
 
Mauro Vaiani, esponente civico e autonomista con posizioni di responsabilità nelle reti di OraToscana e di Autonomie e Ambiente, oltre che principale autore di questo blog, ha deciso di aderire a titolo personale al Comitato Pannella-Tortora-Sciascia, impegnandosi per il sì alla separazione delle carriere, abbracciando le motivazioni che sono state ribadite non solo dall'area radicale storicamente impegnata per la "giustizia giusta", ma anche da Stefano Ceccanti, Augusto Barbera, Gian Domenico Caiazza, Gianpaolo Catanzariti, Antonio Di Pietro e tantissime altre persone (che non sono certamente schierate con l'attuale maggioranza di governo).
 
Sappiamo già che pochi media assicureranno una informazione corretta. Si teme, ancora una volta, un picco di astensionismo. Si è già scatenata una reazione conservatrice da parte della nomenklatura dell'Associazione Nazionale Magistrati (anche perché essa dovrà autosciogliersi, se la riforma venisse approvata).
 
Tuttavia, dobbiamo tutti impegnarci ad evitare che sul referendum l'elettorato si divida semplicemente in due tifoserie, una di centrodestra a favore, l'altra di centrosinistra contro. Sarebbe un disastro politico, perché in entrambi gli schieramenti si rafforzerebbero le pulsioni centraliste, autoritarie, populiste, estremiste, bigotte, reazionarie. I capi mediatici del bipolarismo finirebbero per dare ancora una volta il peggio di loro stessi. 
 
Proviamo a vivere questo prossimo importante referendum come se fossimo in Svizzera, stando sui fatti (pregi e difetti) di questa riforma, mantenendoci equanimi e conservando, per quanto possibile, un pizzico di ottimismo, una goccia di fiducia che le cose possano andare meglio.
 
* * * 
 

sabato 21 ottobre 2023

Un sogno toscano per un mondo migliore

 


 

In estrema sintesi "Cosmonauta Francesco" è un romanzo che racconta un grande sogno toscano di autonomie personali, sociali, territoriali, di pace fra gli esseri umani e l'ambiente, di tradizioni e libertà, della riscoperta di valori spirituali francescani, ma anche di una religione civile capace di riunirci davvero nella quotidianità e ancora di più di fronte alle "halamità".

Il sogno non è solo per la Toscana e per i Toscani, ma per tutto il pianeta, per tutti i popoli e tutti i territori, dappertutto, per tutti.

Emblematica, da questo punto di vista, la scelta dell'autore, Mauro Vaiani, di farsi accompagnare dalla lettura di alcuni versi della poetessa tosco-neozelandese Jennifer E. Quinn, venuta dall'altro capo del mondo qui in Toscana.

Si ringrazia la presidenza del Parlamento toscano per aver voluto ospitare questa presentazione ieri, venerdì 20 ottobre 2023: 

https://inconsiglio.it/comunicato-stampa/libri-cosmonauta-francesco-la-visione-di-una-toscana-migliore-nel-romanzo-di-mauro-vaiani/

Nella foto, da sinistra, il dott. Luca Cavallini, il vicepresidente Marco Casucci, la consigliera Ilaria Bugetti, il dott. Mauro Vaiani.

Prato, 21 ottobre 2023

 

 

martedì 17 ottobre 2023

Cosmonauta Francesco in Consiglio regionale

 

 

Venerdì 20 ottobre 2023, ore 17.00, nella Sala Affreschi, nel Palazzo del Pegaso, sede del Parlamento toscano, in via Cavour 4 a Firenze, la presidenza del Consiglio regionale ospita l'attivista e studioso Mauro Vaiani per la presentazione del suo romanzo di fantapolitica ottimista e positiva, umanistica e ambientalista.

Chi può esserci sia puntuale, perché all'ingresso del palazzo consiliare si devono lasciare i propri documenti.

Ringraziamo il presidente Antonio Mazzeo e il vicepresidente Marco Casucci per l'invito. Si ringraziano l'assessora Stefania Saccardi, vicepresidente della Giunta regionale, e la consigliera Ilaria Bugetti per la presenza e il saluto che porteranno.

Vaiani sarà intervistato da Luca Cavallini.

Sarà presente, su invito dell'autore del Cosmonauta, per leggere qualche suo verso, la poetessa Jennifer Elizabeth Quinn (originaria della Nuova Zelanda ma toscana dal 2004).




sabato 24 giugno 2023

La recensione di Chiara Banchetti sul Cosmonauta


Chiara Banchetti è un'antica compagna di pensiero e azione, da almeno un quarto di secolo, dai tempi di LiberaPisa e di Toscana Libertaria. Ci ha sempre unito la convinzione che tutte le concentrazioni di potere salteranno, prima o poi, di fronte alle capacità di autonomia personale, sociale, territoriale, che caratterizzano la persona umana nella società globalizzata e interconnessa. L'enormità degli abusi di potere genocidi ed ecocidi che sono scatenati nel mondo non ha mai incrinato le nostre speranze, non ci ha mai impaurito, non ci ha spento il cervello con pregiudizi e settarismi, non ci ha mai messo all'angolo. La sua lusinghiera recensione di "Cosmonauta Francesco" mi onora immensamente e, con il suo permesso, la condivido qui - Mauro Vaiani - 24 giugno 2023, festa di San Giovanni.

 

Caro Mauro,

dormire e risvegliarsi in un mondo nuovo, dove tutto è ordinato, tutto è rispettoso delle giuste aspirazioni della gente... Chi non vorrebbe una società così organizzata? 

Quello del Cosmonauta Francesco è un modello alla cui realizzazione ognuno dovrebbe tendere, e non solo in Toscana. 

Io forse non  vivrò mai questa realtà, è già molto se ne ho intravisto la possibilità, perché vado per i 90 anni e mi devo accontentare di quella parte di storia che ho vissuto. E che ancora mi appassiona, devo dire. 

Mi fai sorridere quando anche tu sostieni di avere alle spalle una lunga vita, essendo come mio figlio degli anni '60.

Spero davvero che i giovani trovino un mondo migliore, e questo può accadere grazie a persone come te.

Il tuo libro è un incentivo a quanti perseguono la realizzazione del buongoverno, e ti sono grata per aver dato forma ai tuoi pensieri perché dal silenzio non può nascere nulla di socialmente utile.

Grazie per il tuo lavoro e per la passione che ci metti. Non arrenderti mai.

Con affetto, 

Chiara Banchetti




lunedì 10 aprile 2023

Ritorno alla democrazia, comune per comune

 


Il Forum 2043 di Autonomie e Ambiente ha pubblicato, oggi in questa bella e simbolica giornata del lunedì dell'Angelo, 10 aprile 2023, un articolato appello per la dignità e i poteri del consigliere comunale.

L'intervento è audace, aperto, ma soprattutto molto coraggioso, perché si mette di traverso rispetto a tutto il folle conformismo che, alimentato sin dai tempi di Amato, si è scatenato contro la democrazia nel comune.

Gli attacchi alle prerogative del consigliere comunale vanno avanti da decenni: fra i peggiori interventi dobbiamo ricordare quelli di Bassanini, Monti, Renzi e Delrio, ma ce ne sono stati anche altri.

L'appello si concentra sulla necessità che ogni comunità, eleggendo i propri consiglieri comunali, trovi in essi dei leader locali riconosciuti e dotati di poteri e prerogative, ma tocca molti altri importanti temi.

Nessuno sottovaluti questo appello, originato da decenni di esperienze civiche, ambientaliste e autonomiste oggi raccolte in OraToscana. L'alternativa alla democrazia locale e a una sostanziale autogoverno delle comunità locali, lo ripeteremo sempre opportune et importune (insieme al Cosmonauta Francesco), sarebbe precipitare nella distopia di una vita sempre più disumanizzata, alienata, eterodiretta da poteri opachi, alti e lontani.


giovedì 9 febbraio 2023

Cosmonauta Francesco, romanzo

Toscana, 2090. Il cosmonauta Francesco è tornato nella sua terra d’origine, dopo un naufragio spaziale che lo ha tenuto lontano dalla Terra per decenni. I paesi che conosceva, e anzi tutto il mondo, sono profondamente cambiati e, incredibilmente, in meglio.



 



COSMONAUTA 

 

FRANCESCO

 

КОСМОНАВТ 

 

ФРАНЧЕСКО

 

 

romanzo di Mauro Vaiani 

 

Informazioni editoriali:

Cosmonauta Francesco
di Mauro Vaiani
Porto Seguro Editore 2022
(disponibile dal 24 gennaio 2023)
Copertina flessibile - 521 pagine
ISBN-13 :‎ 979-1254925287
Ordinabile presso l’editore, tutte le librerie,
i principali canali di vendita in rete 


Sull'autore:

Mauro Vaiani, di Prato, classe 1963, è un lavoratore dell’amministrazione locale, uno studioso e un attivista civico, ambientalista, autonomista. E’ il blogger di https://diversotoscana.blogspot.com/
 


 

 

 

mercoledì 1 febbraio 2023

Cosmonauta Francesco, la prima presentazione a Firenze

 

E' uscito "Cosmonauta Francesco" di Mauro Vaiani (Porto Seguro, dicembre 2022). E' ordinabile direttamente presso l'editore, in tutte le librerie, in rete attraverso i canali più diffusi. E' stato presentato la prima volta a Firenze, nel tradizionale incontro mensile con gli autori di Porto Seguro, sabato 28 gennaio 2023.

E' un romanzo ambientato nel futuro, nel mondo del 2090. Può essere letto con una certa leggerezza e con un pizzico d'ironia (l'autoironia di un vecchio attivista civico, ambientalista, autonomista, quale l'autore è, verrebbe da aggiungere).

Il racconto del ritorno del cosmonauta Francesco nella sua terra toscana ci trasmette una visione estremamente ottimista, l'immagine di un futuro migliore. Possono quindi incuriosire le pagine in cui si spiega come l'umanità sia riuscita a non distruggere se stessa e il pianeta, attraverso scelte politiche ed economiche che sono peraltro già ampiamente mature da decenni: civismo, localismo, ecologismo, autonomismo, decentralismo. 

A fare la differenza, nel racconto, sono stati leader locali che si sono decisi a studiarle queste scelte, metterle in pratica, realizzarle, manutenerle, in ciascuna comunità locale, quartiere per quartiere, paesino per paesino, valle per valle, territorio per territorio, capillarmente. Altro che, come purtroppo vediamo nel mondo d'oggi, restare subalterni ad astratte, opache, non di rado corruttrici ed autoritarie, agende globali, pianificazioni europee, decisioni statali, concepite da disumane concentrazioni di potere e di ricchezza (la grande finanza, i grandi stati, le grandi organizzazioni, le grandi multinazionali). Troppi politici al potere oggi, a tutti i livelli, anche ai più alti, quelli delle cosiddette elite globali, non sapendo più come sistemare il loro paese, tantomeno il mondo, si contentano di sistemare se stessi.

C'è un messaggio e conoscendo Mauro Vaiani, uno studioso e un attivista di autonomismo, oltre che un lavoratore nelle amministrazioni locali, non poteva essere che questo: i cambiamenti da affrontare sono talmente grandi che risulterebbero impraticabili o persino inaccettabili, se venissero imposti dall'alto, da altri, da altrove; devono al contrario essere abbracciati dalle persone umane, non da sole, ma come comunità locali contenute, circoscritte, coese; le comunità locali devono farsi concretamente madri e signore del proprio pezzo di terra per riuscire a salvare la Terra.


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