Un discorso diverso in Toscana, per chi crede, in questa nostra madreterra, in questa fugace vita, in qualcosa di diverso
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mercoledì 1 aprile 2015

Una scelta radicale


Mi costerà altri sacrifici, ma non potevo sottrarmi.
I sessant'anni del movimento radicale meritano uno sforzo da parte di tutti noi che ogni mattina ci sintonizziamo con Radio Radicale per ascoltare «Stampa e Regime», condotta dal grandissimo Massimo Bordin.
I radicali, se non ci fossero, andrebbero inventati.
Personalmente, non sarei quello che sono e non sarei riuscito a salvare la mia innocenza e i miei ideali, senza di loro.
I movimenti radicali sono speranza contro ogni speranza, per la mia terra, per il mondo, per tutti.
Mi sono iscritto.
Ecco, sento che ho reso più autentica la mia Pasqua.
Auguri a tutte, a tutti, per cambiamenti davvero radicali.





La vignetta di Vincino per i 60 anni radicali
Fonte: http://www.radicalparty.org/


giovedì 29 agosto 2013

Guerra alla Siria? No!

La Siria è un paese dilaniato da una atroce guerra civile.
Alcune potenze occidentali, dice la stampa internazionale, si stanno preparando a bombardarla.
Ovviamente noi conosciamo solo la narrazione, la retorica, con la quale i governi americano, inglese, francese e turco, stanno giustificando questa loro grave iniziativa. Quanto viene prospettato, tuttavia, ci sembra profondamente sbagliato e bene ha fatto la ministra degli esteri italiana, Emma Bonino, a marcare la distanza italiana da una operazione che, francamente, ci sembra crudele e improvvida.
Bombardare la Siria è sbagliato.
Provo a elencare con semplicità i principali motivi di questa mia convizione.
Primo, non abbiamo ancora alcuna certezza su chi e perché abbia usato armi chimiche vietate dal diritto internazionale. Come riconosce anche un interventista convinto come Ian Hurd, non ci sono assolutamente basi giuridiche sufficienti per scatenare un attacco legale alla Siria. La scomoda verità è che, come è accaduto in ogni altro conflitto contemporaneo, potremo perseguire i responsabili di eventuali violazioni del diritto bellico, solo dopo la fine della guerra, non finché essa è in corso.
Se si disorienta l'opinione pubblica annunciando spedizioni punitive, si mente e allora si giustifica il sospetto che coloro che si vestono da giustizieri non siano altro che pistoleri.
La retorica del presidente Obama rischia di trascinare gli USA in una guerra sbagliata e illegale.
Sono estremamente preoccupato dal pericolo che la politica americana possa essere nuovamente dominata da una cupa hubris interventista, come quella che peraltro è adombrata negli scritti di Samantha Power, l'attuale ambasciatore USA all'ONU.
Secondo, se anche si riuscissero a trovare ragioni sufficienti per giustificare una guerra alla Siria, bombardare dall'alto e da lontano un paese spaccato in due, o tre, dalla guerra civile, è stupidamente feroce, prima ancora che sbagliato. Se abbiamo davvero delle forze che possono giocare un ruolo, dovremmo usarle per facilitare l'armistizio fra le parti che si stanno combattendo sul campo.
Armistizio che, sia detto per inciso, non è mai stato così vicino, dopo due anni di guerra, proprio perché oggi le parti sono in possesso di proprie roccaforti vitali. Analisti di diversa formazione e di opposti schieramenti riconoscono che sarebbe possibile una tregua duratura, fondata sulla partizione della Siria in almeno tre parti: un nord in mano ai ribelli; un rifugio orientale per la minoranza curda; mentre la costa, Damasco e il centrosud resterebbero in mano all'attuale regime nazionalsocialista di Bashar al-Assad.
Dopo un bombardamento occidentale, invece, l'attuale equilibrio potrebbe venir fatalmente alterato. Le fazioni si radicalizzerebbero. Le vittime innocenti si moltiplicherebbero.
Terzo, il successo di un attacco occidentale alla Siria è davvero improbabile, mentre le ricadute geopolitiche negative sarebbero gigantesche. Sono scarse le probabilità di colpire con successo obiettivi anche molto limitati e ben circoscritti, come arsenali e impianti, secondo osservatori attenti come quelli di Stratfor. Le conseguenze dei bombardamenti, invece, sugli equilibri già precari di Libano, Israele, Cisgiordania, Gaza, Iraq, Egitto, potrebbero rivelarsi disastrose.
Chiudo ricordando, amaramente, che in Occidente e in particolare negli USA, l'intera crisi siriana è stata fraintesa sin dall'inizio. L'opposizione ad Assad non ci pare proprio formata da donne, giovani e intellettuali della Primavera araba, i quali avrebbero sicuramente scelto metodi di resistenza nonviolenta di massa, non la guerra civile.
Questi rivoltosi hanno scelto di combattere Assad con la forza e, come ci hanno insegnato i maestri della nonviolenza contemporanea, da Gandhi a Gene Sharp, lo scontro armato è il terreno su cui i regimi non solo sono forti, ma spesso si rafforzano.
Né possiamo sorvolare sul fatto che, come molti hanno sospettato sin dall'inizio, donne, giovani e intellettuali, in questa crisi, sembrano stare dalla parte del regime nazionalsocialista del clan Assad, e non certo dalla parte di Al-Qaeda e Arabia Saudita, che sono fra i maggiori sponsor della ribellione.
Ce n'è abbastanza, mi pare, per riflettere, riflettere, riflettere ancora.
Non guerra, quindi, ma tregua per la Siria.
Tregua subito.

venerdì 16 agosto 2013

Lotte e lutti

L'Egitto è entrato in un vicolo cieco di repressione e violenza.
E' possibile una forte pressione internazionale, fondata sulla sospensione di ogni aiuto internazionale e di ogni movimento economico e turistico?
L'embargo totale di ogni aiuto esterno all'Egitto può servire?
Questo è il momento in cui tecnici, economisti e giuristi devono tirare fuori gli attributi e darci risposte serie.
Ci appelliamo alla serietà - e alle importanti relazioni egiziane - di Emma Bonino.
Fate qualcosa, subito.
Salviamo qualche vita.
Pace, pace, pace, subito.




mercoledì 10 luglio 2013

Deportate in Kazakistan

Che brutta, bruttissima storia, questa delle due deportate kazake.
Per chi vuole comprenderla sin dal suo inizio, consigliamo la lettura di questi post:
uno molto ampio e ben scritto di Articolo 21; uno molto amaro ma altrettanto inascolato di Yes Political; coraggiosa, chiara, ma ancora più inquietante, una più recente ricostruzione dei fatti scritta da Simone Spetia.
La stampa estera usa parole terribili per descrivere l'ennesima vergogna italiana: extraordinary rendition, deportation, political kidnapping.
Una donna kazaka, Alma Shalabayeva, e sua figlia, rispettivamente moglie e figlia di Mukhtar Ablyazov, oppositore del presidente Nursultan Nazarbayev, in esilio a Londra, sono state rapite dalle forze di sicurezza italiane e rispedite in Kazakistan.
Terrificante.
In uno stato colabrodo come il nostro, dove dilagano criminalità e clandestinità, stavolta c'è stata una improvvisa efficienza.
Il sistema politico-mediatico, di fronte a un fatto così grave, nonostante il passare delle settimane, sembra ancora stordito. Le reazioni sono tutte a scoppio ritardato. Pochi sembrano rendersi conto della gravità di quanto è accaduto.
Nemmeno, mi spiace scriverlo, il presidente Letta e la ministra Bonino.
Nemmeno,e sinceramente non mi meraviglio, quelli della cosiddetta opposizione di Grillo e delle "Cinque Stelle".
E anche quei media minori che la sparano grossa - evocando l'ENI, i petrodollari, l'ennesimo dittatore amico di Berlusconi e Putin, con l'immancabile coinvolgimento di agenti segreti israeliani - finiscono con l'alzare un gran polverone, utile a impedire, per l'ennesima volta, che si faccia chiarezza, che qualcuno paghi.
Trovo imbarazzante, in particolare, la copertura mediatica che il Corriere.it sta dando alle discussioni parlamentari che finalmente si fanno su questa vicenda: un richiamino in fondo pagina, piccolo, fuorviante, vicino ai pezzi di colore e allo sport.
Ho preso uno snapshot e lo pubblico qui, perché ci si ricordi, perché ci si domandi cosa sta succedendo al Corriere della Sera, dove il governo Letta-Napolitano-Alfano-Letta gode di ottimissima stampa, ma dove, ci pare, qualcosa, nella tradizionale indipendenza della testata, si è incrinato.
Non finirà qui.
Non ci scorderemo di questo fatto.
Questa, a mio modesto parere, se non intervengono assunzioni di responsabilità adeguate e commisurate alla gravità del fatto, è la parola fine sulla dignità e la credibilità di questa attuale compagine di governo.

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martedì 2 luglio 2013

Via dall'Afghanistan, non ci vuole un dottorato per capirlo

Mentre si avvicina la data della difesa pubblica della mia tesi di dottorato, sto rivedendo alcune delle idee e delle persone che mi hanno ispirato in questi anni di ricerca sulla "disintegrazione come speranza", disintegration as hope. Uno di essi, Rory Stewart, vorrei fosse più conosciuto, almeno qui in Toscana, almeno nel mondo civico-liberale, almeno da coloro che lavorano con Emma Bonino, almeno fra coloro che sperano in Matteo Renzi. Riascoltatelo mentre spiega nel 2011, ancora una volta e magistralmente, ciò che sostiene da anni: via dall'Afghanistan - dove l'aiuto internazionale è ormai peggio di quella peste di cui parla Malaparte nel suo La pelle del 1949.



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sabato 27 aprile 2013

Governo Napolitano al via

Il presidente Giorgio Napolitano, lord protettore di questa vecchia e moribonda repubblica, ha formato il suo governo, presieduto da Enrico Letta, il nipote di Gianni.
Come sapete non amiamo i notabili, né ci piace avere un leader che non abbiamo eletto. D'altra parte Bersani, che ne avrebbe avuto il diritto, non ha voluto formare un umile governo di transizione e si è - politicamente parlando - auto-esodato.
C'è la bella sorpresa della nomina di Emma Bonino agli esteri.
Ci sono un po' di persone competenti, ma forse anche un po' troppo parenti, un po' troppo amiche degli amici.
Della signora De Girolamo in Boccia, che dire? Non è colpa sua se questo paese ha ancora sulle spalle il rottame del ministero dell'agricoltura e foreste.
Adesso li aspettiamo al varco, tutti costoro, da Napolitano in giù.
Vogliamo vedere se avranno il coraggio, con una corsia preferenziale, di votare per il ritorno ai collegi uninominali, spazzando via il Porcellum.
Vogliamo vedere se daranno respiro alle famiglie da mille euro al mese, che pagano il mutuo prima casa, che pagano le rate della utilitaria.
Vogliamo vedere se faranno la necessaria amnistia.
Vogliamo vedere se aboliranno il senato, o almeno il CNEL!
Vogliamo vedere se cancelleranno dalla Costituzione i superati enti intermedi che stanno fra le regioni e i comuni.
Facciano le cose urgenti.
Ci farà piacere se faranno qualcosa di buono, ma non ci interessa che durino.
Aspettiamo le primarie e le prossime elezioni, per eleggere noi un'altra generazione di leader.
Aspettiamo Matteo Renzi.


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sabato 20 aprile 2013

Napolitano, Hindenburg, Gaulle

Il bravo giornalista Marco Da Milano ha così commentato la rielezione di Giorgio Napolitano alla presidenza della Repubblica italiana: sarà un von Hindenburg o un generale de Gaulle?
Intanto si sentono voci orribili su come si sia impedito il voto segreto dei grandi elettori, oltre che su un possibile governo Amato con Letta jr e Letta sr.
Facciamole queste due o tre cose indispensabili prima di tornare al voto... Facciamole... Ma non si scherzi con il fuoco.
Un ultimo grazie a Emma Bonino che, ovviamente, è stata ignorata da questi vecchi maschi che si tengono ben stretto il loro potere.






mercoledì 17 aprile 2013

Abbasso i pensionati d'oro

Non è una questione personale, ma politica. Non ci vuole tanto a capire che al Quirinale non possiamo mandare né uomini né donne di potere del passato, tantomeno un pensionato d'oro. D'Alema e Marini, Prodi e Berlusconi, Finocchiaro e Amato, sono tutti politicamente inadatti alla gravità del momento. Si salva Emma Bonino, la figura che nel 2013 è perfettamente speculare a ciò che rappresentò Scalfaro nel 1992.

martedì 2 aprile 2013

Emma Bonino

Ci sono diverse donne che vedrei volentieri in pista per il Quirinale. Mi è capitato di apprezzare lo spirito anti-burocratico della Puppato. Una giurista come Paola Severino mi piacerebbe forse ancora di più. Considerando però che al Quirinale saranno affidati ancora per anni immensi poteri, in attesa delle necessarie profonde riforme delle regioni, della Repubblica e dell'Unione Europea, e considerando che occorre una riconciliazione del paese attorno a valori di legalità e sobrietà, penso che, alla fine, una donna un po' più esperta e nello stesso tempo un pochino meno conformista, come Emma Bonino, sarebbe davvero più adatta.

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