Uno diverso in Toscana, che crede, in questa nostra madreterra, in questa fugace vita, in qualcosa di diverso.

sabato 4 luglio 1998

Archivio - Elogio della costituency

Il 4 luglio 1998 uscì un mio piccolo e assai imperfetto saggio, intitolato "Noi Stessi - Discorso sull'autogoverno della Tuscia". Conteneva anche questo capitoletto di "Elogio della costituency", la mia dichiarazione d'amore per il collegio uninominale che elegge, semplicemente, con un turno secco, all'inglese, il proprio rappresentante. Lo ripropongo qui, come ulteriore contributo alla nostra battaglia per l'uninominale in Toscana (Nota dell'A., lunedì 27 dicembre 2010).





Elogio della costituency
...La costituency, cioè il territorio dove viviamo e lavoriamo, gli altri ci conoscono e noi riconosciamo gli altri come prossimo assieme al quale costruire ogni giorno confidenza e senso civico, memoria del passato e progetti per il futuro. Maturato e custodito con particolare cura nelle democrazie anglosassoni, il potere della costituency non è estraneo alla tradizione politica continentale, dalla quale non è mai stato del tutto dimenticato, nonostante i sistemi elettorali e costituzionali europei siano stati tutti profondamente inquinati dalle necessità di conquista e spartizione del potere fra partiti-fazione di ispirazione giacobina, bolscevica e fascista.
Un ristretto territorio è il titolare ideale del potere costituente, perché in esso il dibattito ha una dimensione umana. La costituency è percorribile in lungo ed in largo nelle poche settimane di una campagna elettorale. I candidati possono letteralmente incontrare uno per uno i loro potenziali elettori. Magari ci si guarda negli occhi per attimo, o ci si scambia una rapida stretta di mano. Un istante di vicinanza rivela da solo molto di più di tanta comunicazione mediata. Né l’antica gazzetta quotidiana, né il più avanzato dei sistemi olografici, possono del tutto truccare o nascondere, ciò che emerge dall'umanità e dalla verità di un incontro. (...)
La costituency è un modo intelligente di scegliere dei leader responsabili, perché i suoi eletti non sono espressione di alcuna maggioranza, e di conseguenza non ne possano instaurare la dittatura, pur restando il frutto di una selezione fondata sul confronto pubblico e sul consenso popolare.
Nella costituency alcune persone emergono per la loro storia personale e la loro autocandidatura provoca una spontanea, incontrollabile, insperata mobilitazione di sostenitori e di fondi. Si possono facilmente organizzare, da parte delle diverse parti politiche, elezioni primarie, in forme assembleari, installando seggi elettorali, raccogliendo indicazioni via fax o via posta elettronica. Se si decide di lanciare nell’arena politica una persona del posto, molti la conosceranno già e sapranno soppesarla in fretta. Se si decide di chiamare qualche statista da fuori, sarà facile presentarlo personalmente a buona parte dei suoi elettori. In un contesto ristretto ci sono maggiori possibilità di candidare persone indipendenti e magari sgradite ai gruppi politici consolidati. Potranno concorrere, se non proprio alla pari, almeno con una qualche opportunità contro i politici più navigati. In un collegio elettorale sufficientemente piccolo il significato di un'innovazione o di una rottura, che solo una persona umana libera e indipendente da ogni burocrazia di partito può portare nella vita pubblica, può essere più facilmente compreso. (...)
...indipendentemente dal numero e dalla qualità dei candidati, nella costituency uno solo vince e gli altri restano a casa, a condurre la propria esistenza borghese, non senza avere la correttezza di far i complimenti al vincitore e l’obbligo morale di ricordargli le sue promesse, durante il mandato. (...)
L’eletto... (...) Sarà, come accade da secoli nelle costituencies dei paesi anglosassoni, il difensore della parzialità, della località, della modestia di alcuni interessi. Nemmeno degli interessi della costituency, ma di quelli ancora più particolari di quella maggioranza relativa, momentanea, provvisoria, che lo ha scelto in un semplice turno secco di voto.
Più risicata è stata la sua vittoria, tanto più probabilmente il prescelto si impegnerà ad ascoltare le esigenze del proprio territorio, passando molto del suo tempo nella costituency, ricevendone frequentemente i lobbisti, rispondendo alle telefonate, alle lettere, ai fax e agli email dei propri elettori. In caso contrario sarà facile formare una diversa alleanza civica fra i borghesi del suo collegio per cacciarlo via alla scadenza del suo mandato o magari anche prima. Lentamente, ma inesorabilmente, il ceto politico, invece che da militanti asserviti alla propria “ragion di partito”, risulterà composto da persone più pragmatiche e, soprattutto, facilmente rimovibili. Invece che politici gonfi di retorica e di ambizioni socialisteggianti, sotto cui nascondere la sete di potere propria o - peggio - della loro fazione, vedremo emergere persone che proclamano ad alta voce il loro essere partigiane, la limitatezza dei loro programmi, la temporaneità e provvisorietà dei loro intenti. E, proprio per questo, maggiormente capaci di occuparsi dei problemi concreti di tutti. (...)
Semplicità e imprevedibilità dello scontro diretto fra candidati in una costituency, rappresentano quanto di meglio esista nella tradizione politica occidentale per assicurarsi la valorizzazione della persona ed il ridimensionamento degli apparati, un più frequente rinnovamento dei ceti dirigenti, un maggiore pluralismo non solo dei partiti ma soprattutto nei partiti, la fondazione di istituzioni autonome ed indipendenti, in sana concorrenza fra di loro...

Mauro Vaiani

Per borghi più liberi, comuni più forti, per noi stessi


Archivio qui un breve estratto adattato dal mio libruccino del 1998, "Noi stessi - Discorso sull'autogoverno della Tuscia", uscito il 4 luglio 1998, con la Nuova Toscana Editrice di Campi Bisenzio. Sono solo dei brevi accenni a quegli ideali di riforma borghese e di autogoverno reticolare, per cui sto ancora impegnandomi, tredici anni dopo (NdA del 6 dicembre 2011).


Il libero borgo, la prima patria di ogni Toscano, considerato poco più che una periferia dalle burocrazie, deve trasformarsi nel motore pulsante di ogni superiore istituzione. I borghi della Toscana, ciascuno dei quali capace, in atto o in potenza, di autogoverno, sono tutti, nello stesso tempo, utilmente e spontaneamente riuniti in distretti urbani e comunità rurali più ampie.

Quando una comunità urbana è saggiamente divisa in borghi-quartiere ben distinti e ben attrezzati per la più ampia misura di autogoverno, essa non è meno città ed i borghesi che la abitano non sono meno cittadini. Riottosi e campanilistici borghi-paese che punteggiano una valle o una montagna, hanno comunque bisogno di collaborare per la protezione del loro ambiente e del loro modo di vivere.

Le comunità storiche della Toscana sono sempre state un reticolo di relazioni funzionali, cooperative, simboliche, fra i quartieri di Firenze, fra le contrade di Siena, fra borgate e porti di Pisa, fra ciascuna città ed il suo contado, fra paesi-mercato e paesi-fattoria, fra pievi maggiori e parrocchie minori, fra villaggi e case alla sparta fra i boschi e paesi-fabbrica.

Non tanto un suo improbabile recupero, ma la memoria di questo antico reticolo, risveglia creatività e senso d’iniziativa ed aiuta a ricostruire nuovi utili legami. La riforma borghese non si attarda su ciò che è scomparso, né si nutre delle ombre di un passato che non tornerà. Non guarda indietro, verso rapporti città-campagna che non esistono più. Piuttosto prende ciò che di buono e di utile alle necessità dei borghesi sussiste ancora oggi, nella vita quotidiana e concreta, restituendo a tutti il diritto, e soprattutto il dovere, di vivere su un territorio, identificandosi in esso, assumendosene la responsabilità, mobilitando le sempre relativamente abbondanti energie private e le sempre assolutamente scarse energie pubbliche, per l'abitabilità e la salvaguardia del posto dove si vive.

Riforma borghese significa la valorizzazione dei paesi, dei quartieri, delle frazioni e delle contrade, assecondando la nostra straordinaria vocazione al particolarismo. E deve vedere il loro ricomporsi, con un processo spontaneo, sostenuto dal consenso popolare, e innovativo rispetto alle attuali e ormai superate divisioni amministrative, in un certo numero di nuovi comuni più forti, comunità-rete, ampie quanto basta a rappresentare interessi veramente comuni, che possano perpetuare le nostre antiche tradizioni di autogoverno.

Grazie a queste nuove comunità-rete di liberi borghi, potremo portare avanti lo smantellamento delle gerarchie e delle burocrazie ormai superate. Liquideremo le USL, i distretti scolastici, le aziende consortili, le associazioni intercomunali, le province, le prefetture, tanti altri enti, aziende, istituzioni pletoriche sopravvissute a tutte le riforme.

Mauro Vaiani

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