Un discorso diverso in Toscana, per chi crede, in questa nostra madreterra, in questa fugace vita, in qualcosa di diverso
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venerdì 8 settembre 2023

Per una sanità pubblica e prossima, cioè veramente a misura di persona umana

 

Per cosa siamo impegnati nel civismo, nell'ambientalismo, nel territorialismo, in un moderno autonomismo? Perché la società resti umana.

Si riparte dalle cose minime, che una volta davamo per scontate, ma ora non lo sono più.

Le persone hanno diritto a un medico di fiducia, facilmente raggiungibile.

Le comunità - ogni quartiere e ogni paesino - hanno diritto a un ambulatorio di prossimità.

I medici hanno diritto alla piena autonomia scientifica e professionale, sollevati dall'oppressione delle burocrazie (anche quelle dell'ordine dei medici), delle tecnocrazie, delle multinazionali.

Quesi minimi presidi possono essere realizzati solo da forti governi locali, con ampia autonomia finanziaria, normativa, organizzativa. Si riparte sempre dai comuni, insomma.

Invito tutti a seguire questo impegno del nostro PATTO AUTONOMIE E AMBIENTE:

https://www.autonomieeambiente.eu/news/183-per-una-sanita-pubblica-e-prossima


 


giovedì 22 agosto 2019

Dal Basta Euro Tour al brusco risveglio dei no-Euro orfani di Salvini



Abbiamo sempre rispettato e in larga parte condiviso le critiche di fondo che si fanno all'Euro, all'Eurozona, agli attuali trattati europei, al pareggio di bilancio, all'austerità astratta e assurda. Quelle serie, però, non strumentali come invece sono stati quelli del finto "Basta Euro Tour" della Lega, dal 2014 fino a poco prima di salire al governo con i Cinque Stelle.

Su questo essere no-Euro a parole si è basata una parte del successo della Lega e dei Cinque Stelle. Lo stesso spostamento dei consensi dai Cinque Stelle verso la Lega, occorso lungo tutto l'anno che hanno governato insieme, dal 4 marzo 2018 (elezioni politiche) al 26 maggio 2019 (elezioni europee) è stato dovuto in buona parte, secondo noi, alla apparente maggior coerenza anti-Euro della seconda, rispetto ai primi. Infine, non crediamo di dire una cosa particolarmente originale, se facciamo notare che, appena la Lega di Salvini si è riavvicinata a Berlusconi e a Tajani, sia finita quella che era una vera e propria luna di miele tra la Lega e tutti gli anti-Euro, con conseguenze elettorali che saranno prevedibilmente negative. Essere anti-Euro, insomma, elettoralmente parlando, qualcosina rende. Essere conseguenti e coerenti, per cambiare veramente l'Eurozona o addirittura uscirne, è tutt'altro discorso, evidentemente.

La Lega di Salvini è stata particolarmente efficace, come recipiente politico dei sentimenti anti-Euro, proprio perché non è mai apparsa monotematica (e quindi monotona). Ha miscelato il tema no-Euro con l'apparente ascolto di altri bisogni popolari (come, per esempio, fermare la tassazione delle piccole partite IVA, bloccare l'immigrazione clandestina, investire di più sulla famiglia, garantire più sicurezza nelle periferie, e così via).

Ha provato anche - e fino a oggi ci era quasi riuscita - a ingannare l'intero paese fingendosi ancora autonomista mentre ormai si era già trasformata - ben prima dell'avvento di Salvini intendiamoci - in una macchina politica stato-nazionalista, grande consumatrice di denaro pubblico e avida di posti di potere, che sono ancora, in larghissima parte, concentrati a Roma.

Il sogno sovranista che gli anti-Euro hanno proiettato su Salvini era, ci pare, grosso modo questo: raggiungere la maggioranza elettorale nel paese, cavalcando tutti i temi populisti disponibili; una volta giunti al potere con Salvini, spendere in deficit fino a provocare una crisi con le attuali istituzioni europee e con i mercati internazionali; infine, uscire dall'Euro, a seguito della crisi. Semplifichiamo troppo? Non ci pare.

Credo che i sovranisti debbano risvegliarsi presto da questo sogno, perché un progetto del genere, se gestito da nazionalisti e centralisti italiani, si rivelerebbe semplicemente un incubo. Anche se fosse possibile - e non lo è - tornare in una notte dall'Euro alla Lira, tutte le immense ingiustizie e diseguaglianze, sociali e territoriali, di questa nostra Repubblica, resterebbero lì e anzi si ingigantirebbero.

La Lega e Salvini (tanto meno i suoi alleati effettivi e potenziali, dalla Meloni a Toti) NON sono minimamente attrezzati a gestire, Euro o Lira vigendo, ingiustizie e disuguaglianze, così come molte altre cose.

Si sono mostrati, in decenni che sono stati al potere, inetti nella gestione delle catene del debito pubblico, della riforma bancaria, dei problemi finanziari europei e internazionali posti dalla globalizzazione.

Non hanno mai dimostrato autentica comprensione della gravità dei problemi ambientali, come hanno dimostrato con il loro arroccamento sul feticcio TAV e con il loro appoggio a molte altre opere inutili.

Sono privi di una visione seria e responsabilizzante sulle autonomie e, come è noto, chi non riesce a fare decentralismo, prima o poi, diventa subalterno al peggior centralismo, anche per auto-giustificarsi della propria incompetenza e mancanza di determinazione politica.

In pratica, su materie drammatiche (che resterebbero tali anche se davvero potessimo passare in una notte dall'Euro alla Lira, ripetiamolo), come debito, ambiente e autonomie, queste forze brancolano nel buio oppure, peggio, se conquistassero davvero il potere, ci porterebbero letteralmente a sbattere.

Di certo non scriviamo questo in difesa delle forze dello status quo (che sono peraltro annidate in tutti i maggiori partiti italiani e italianisti), ma solo per suscitare nelle persone che parlano di "sovranità monetaria" un sano ripensamento anti-centralista e anti-nazionalista.

Abbiamo bisogno di riprenderci potere da Bruxelles, ma non per riportarlo nelle prefetture e nei ministeri, i quali, dei nostri territori e delle nostre città, sono stati, sono e saranno sempre prevaricatori.



mercoledì 26 giugno 2019

Territorializzare le imposte, la grande sfida




Vogliamo davvero sfidare le ingiustizie sociali e le disparità territoriali, in Italia e oltre? Accettiamo davvero fino in fondo, allora, la sfida della territorializzazione delle imposte.
Partiamo dall'imposta più universale e generale della modernità globalizzata, quella che in Italia e in Europa si chiama IVA (imposta sul valore aggiunto).
Se compriamo qualcosa, paghiamo quasi sempre una piccola o grande quota di IVA, come consumatori finali, non solo in Italia, ma in molte parti del mondo.
Essendo una tassa imposta alle persone che consumano, essa dovrebbe essere sempre pagata alle autorità del territorio dove queste stesse persone vivono, si curano, ricevono servizi sociali vari (tra cui lo smaltimento rifiuti).
Territorializzare l'IVA sarebbe una rivoluzione per l'Italia (ma anche per l'Europa, ma anche oltre).
Non stiamo parlando di una novità assoluta (esistono diversi esempi di tasse locali sulla vendita al consumatore finale nel mondo).
Tuttavia stiamo parlando di una riforma che per l'Italia (e non solo) sarebbe comunque rivoluzionaria.
Immaginatevi di essere un cittadino toscano che compra beni da reti commerciali che hanno la sede fiscale e legale fuori dalla Toscana (quasi tutte, a dire il vero). Oggi l'IVA pagata se ne va. Se la territorializzassimo questa risorsa resterebbe qui, dove viviamo.
Sembra un vantaggio e probabilmente lo sarebbe davvero.
Nello stesso tempo però, non dimentichiamolo visto che la Toscana è anche un territorio fortemente esportatore, dovremmo rinunciare a molta IVA che ci viene dai consumatori non toscani che comprano, magari in rete, prodotti toscani da aziende toscane.
Invece, l'IVA pagata e viaggiatori, a chi dovrebbe andare? Anche su quello ci vorrebbero regole semplici ed eque. Se dormo una notte a Firenze, sembra giusto pagare l'IVA a Firenze. Se viaggio su un treno regionale, sembra ragionevole pagare l'IVA alla società toscana che gestisce i treni regionali. Se prendo un aero da Pisa per Parigi, pare ragionevole pensare che la mia IVA dovrebbe essere pagata in parte qui e in parte là.
I dettagli sono importanti e delicati, ma il concetto è promettente.
Lo è in particolare se pensiamo agli immensi profitti che poche grandi centrali di vendita online realizzano in Toscana, senza che una sola briciola della loro IVA resti sul nostro territorio (sì, stiamo parlando anche di Amazon...).
Se la territorializzazione di una imposta come l'IVA farebbe bene a un territorio come quello della Toscana, pensate quanto più farebbe bene a territori che sono, a causa di storici fenomeni di colonialismo e marginalizzazione, ben più deboli e poveri della Toscana, come gran parte del Sud, la Sicilia, la Sardegna.
In quelle regioni la popolazione e i redditi sono inferiori alle medie della Toscana. Sono importatori di beni e prodotti dalle regioni più forti e più industrializzate. Se potessero trattenere sul territorio la loro IVA, avrebbero in tempi rapidi molte più risorse da investire nella loro emancipazione (senza che questo, si badi, esoneri nessuno dalla responsabilità di attuare l'art. 119 della nostra Costituzione, sulla solidarietà interterritoriale).
Sarebbe, la territorializzazione delle imposte, il primo e necessario passo per dare finalmente attuazione anche all'autonomia speciale della Sardegna e della Sicilia, per porre fine allo sfruttamento del Sud da parte delle elite centraliste, per avviare in modo serio ed equilibrato l'attuazione di tutte le autonomie, comprese quelle cosiddette "differenziate". 
Maggior autogoverno, maggior controllo sulle proprie risorse (anche e soprattutto quando sono scarse), maggiore autonomia finanziaria, maggior federalismo fiscale, sono una cosa seria.
Non lasciamole ai chiacchieroni, agli ignoranti che non sanno nulla sul perché tanti territori che erano poveri pochi decenni fa oggi sono ricchi (come il Trentino), agli imprenditori politici dell'odio, ai populisti reazionari, tanto meno ai  neonazionalisti e neocentralisti.

PS:
Se si da' una occhiata in rete, si nota che gli studi sull'attuazione seria del federalismo fiscale si sono tutti praticamente interrotti attorno al 2011. A causa della crisi, dell'austerità, dell'avvento di politici sempre più centralisti (cioè sempre più avidi di potere e di ricchezze), un dibattito che già di per sé era fragile e contradditorio, tra figure come Alberto Zanardi o come Maria Cecilia Guerra, è stato troncato. Fatevi una domanda. Datevi una risposta. E svegliamoci, per favore. L'Italia e l'Europa, sotto le grinfie di nuove ondate nazionaliste, centraliste, neoliberiste, in definitiva reazionarie, vengono distrutte sotto i nostri occhi!

domenica 23 settembre 2018

Le catene del debito son sempre lì





Abbiamo elaborato alcuni dati sulla spesa pubblica italiana. La fonte principale di questi dati è uno scritto del noto Carlo Cottarelli (La lista della spesa, 2015).

Questi i dati in forma tabellare:


Spesa pubblica italiana (2013)
%
Pensioni e previdenza
39
Burocrazia statale
13
Sanità
13
Interessi debito
10
Istruzione statale
8
Comuni e province
9
Regioni
4
Altro
3
UE
2



Totale
100


Non pretendiamo di mostrarvi nulla di particolarmente originale, ma solo di segnalarvi alcuni dati strutturali della spesa pubblica italiana, che possano mettere l'occasionale lettore al riparo dalle favole e dalle bufale più grandi, in particolare quelle messe in giro dai media fedeli allo status quo centralista, reazionario, estrattivo e autoritario. Esempio: le regioni sono carrozzoni che spendono troppo e hanno rovinato la repubblica... Sì, sì, con il 4% della torta le regioni sono la causa di tutti i mali... Vabbe', gli asini volano.

Avvertenze: 1) la torta della spesa pubblica italiana è oltre 800 miliardi, poco più delle entrate; 2) il nostro deficit annuale è basso e se non fosse per gli interessi sul debito noi saremmo un paese anche troppo austero; 3) i governi negli anni possono aver spostato questi numeri di qualche decimale, ma nessuno ha modificato la struttura fondamentale di questa torta.

Attenzione: queste percentuali sono molto arrotondate e alcune di esse sono solo stime; non prendetele per oro colato; non sottovalutate mai che lo 0,1 di questa torta è praticamente un miliardo di Euro, non noccioline.

Attenzione ancora più grande: alcune di queste percentuali sono indicative, ma non pensate che, anche memorizzando questa torta, avete compreso la spesa pubblica italiana, tanto meno i rapporti di forza che ci sono fra le istituzioni in questa repubblica.

Un primo esempio: vedete che la sanità è al 13%, formalmente gestita dalle regioni, ma all'interno di un perimetro centralista sempre più stringente. Un secondo esempio: la Unione Europea ci consuma il 2%, cioè poco, ma ha un potere molto più grande di quello che questa cifra suggerisce. Un terzo e ultimo esempio: la quota che lo stato lascia a comuni e province è ridicola (9%), ma deve essere chiaro che il centralismo non lascia affatto comuni e province liberi di gestire questa piccola fetta come ritengano meglio. 

Altre tre cose importanti che questa torta ci dice, a nostro modesto parere, sono:

- la spesa centrale e centralista è preponderante rispetto a quella delle regioni e degli enti locali, quindi, se vogliamo cambiare qualcosa, dovremmo cominciare dal centro e smettere di massacrare le comunità locali;

- l'enorme capitolo della previdenza (39%) non è immodificabile, una redistribuzione dai più ricchi verso i più poveri è possibile, eccome;

- il 10% l'anno di spesa per gli interessi sul debito pubblico è un problema serio, che non potremo risolvere lasciando il debito sul mercato - in balìa dello "spread".

Siamo incatenati a uno stato centralista, tendenzialmente autoritario, fortemente condizionato dalla legislazione tecnocratica europea, prigioniero di un immenso debito pubblico gestito in modo "privatistico" sul mercato.

Per noi decentralisti è chiaro che non possiamo andare avanti così.

Noi vogliamo ribaltare questa torta, completamente.

Vogliamo che tre quarti delle risorse dei territori restino sui territori, come avviene diciamo grosso modo in Trentino.

Vogliamo spezzare l'immenso debito pubblico in fette pro-quota per ciascun territorio italiano, ciascuna gestita da istituzioni pubbliche locali, congelato attraverso strumenti come gli infruttini, o la moneta fiscale di Stefano Sylos Labini, o altri strumenti non convenzionali che, con gradualità e nel rispetto degli interessi dei piccoli e medi risparmiatori, ci consentano di uscire dallo status quo.

Vogliamo che si prenda atto che così non si può andare avanti, che la crescita è finita (il pianeta è sfinito, come hanno scritto i bravissimi Luca Pardi e Jacopo Simonetta), che il debito è irripagabile con strumenti di mercato, che il centralismo è totalmente senza futuro perché in un paese grande, complesso, lungo come l'Italia, non esiste praticamente alcun provvedimento legislativo che possa funzionare dalle Alpi a Pantelleria.

Non chiediamo troppo, vogliamo solo riprenderci il controllo di tutto.

mercoledì 30 maggio 2018

Euro sì, euro no?




Grazie alla rete e in particolare grazie a Wikipedia, noi possiamo guardare con un unico colpo d'occhio le dimensioni relative dei grandi debiti pubblici del mondo, i primi venti. Diamo un'occhiata (fonte):



Country
Debt as % of GDP (IMF)
Region
1
Japan
236
Asia
2
Greece
181
Europe
3
Lebanon
152
Middle East
4
Yemen
141
Middle East
5
Barbados
132
Caribbean
6
Italy
131
Europe
7
Eritrea
131
Africa
8
Cape Verde
126
Africa
9
Sudan
126
Africa
10
Portugal
125
Europe
11
Gambia
123
Africa
12
Congo (Brazz.)
119
Africa
13
Singapore
110
Southeast Asia
14
United States
107
North America
15
Jamaica
104
Caribbean
16
Egypt
103
Africa
17
Belgium
103
Europe
18
Bhutan
102
Asia
19
Mozambique
102
Africa
20
Cyprus
99
Europe


Cose su cui riflettere, guardando questa lista, in cui ci sono:
- paesi autoritari e paesi relativamente democratici;
- paesi militaristi e militarizzati, insieme a paesi praticamente disarmati;
- paesi in pace da generazioni, altri che sono stati o tuttora sono lacerati dalle guerre;
- paesi che hanno una propria valuta, come il Giappone e paesi che usano valute internazionali che essi non controllano (come Italia, Portogallo, Belgio, Cipro), e anche alcuni in cui le persone sono in pratica libere di usare la valuta che vogliono (come il Libano o Singapore);
- paesi che sono indebitati solo con istituzioni interne e paesi che invece sono indebitati, in percentuali più o meno importanti, con istituzioni estere;
- paesi prosperi e paesi che lo sono meno (ma non ci sono fra questi i paesi veramente più disperati della terra e anche questo è strano, no?);
- paesi politicamente indipendenti o addirittura dominanti (gli USA e forse in parte il Giappone) e poi soprattutto paesi geopoliticamente fortemente dipendenti;
- paesi che invecchiano e paesi ancora pieni di giovani;
- paesi capaci di esportare prodotti ad alto valore aggiunto e paesi che esportano poco o comunque solo materie prime;
- paesi piccolissimi e paesi giganteschi;
- stranamente non ci sono, fra questi primi venti, né il Venezuela, né l'Argentina, né Cuba, né altri paesi che pure sono indicati come paria dell'economia moderna, nei media conformisti.

Una conclusione provvisoria che ci sentiamo di tirare è che grandi debiti pubblici non sono una indicazione di nulla.

Sono uno degli indici economici meno significativi e meno esplicativi della reale situazione economica e sociale, oltre che politica e geopolitica di un paese.

Forse, con l'umiltà di un geopolitico che non è ovviamente un economista, sentiamo di dover indicare a tutti ciò che abbiamo di fronte agli occhi, ammesso che lo si voglia guardare.

In questo contesto complesso, vogliamo che le persone comprendano che la presunta alternativa Euro sì, Euro no, in sé, non vuol dire nulla.

Questa polarizzazione non rappresenta alcuna reale alternativa fra due politiche: praticabili o impraticabili, realistiche o avventuristiche, conformiste o populiste, europeiste o sovraniste.

Non ci sono (e mi verrebbe da aggiungere purtroppo...) da una parte la ricchezza e dall'altra la povertà.

La scelta di una valuta o un'altra non è, in sé, purtroppo, garanzia di nulla.

Farci una campagna elettorale sopra, dividendo la Repubblica Italiana su questo, sarà fuorviante. Invece sembra proprio che lo faranno, perché per i potenti centralisti queste semplificazioni sono una manna. Se si trasforma tutto in un eterno referendum su pochi slogan semplificati, si sarà facilmente esonerati dal dover spiegare in concreto cosa si vuole veramente fare. Bello, no?

Questa è la strada su cui sono avviati i cosiddetti europeisti uscenti da Palazzo Chigi (Euro sì), sia i populisti a Cinque Stelle (Euro ni), sia i neocentralisti sovranisti che si stanno raccogliendo attorno alla Lega tricolore di Matteo Salvini (Euro più no che sì, ma lo sapremo quando sarà il momento).

L'Eurozona è un sistema economico e politico altamente problematico e disfunzionale, ma la sua riforma o il suo superamento richiedono un pochino di lavoro, di studio e, se permettete, di discussione pubblica e democratica in più. E' un sistema creato dalla politica per centralizzare ricchezze e potere. Ora tocca e toccherà sempre alla politica decidere se e come decentralizzare.

Noi autonomisti daremo un contributo. Metteremo presto a disposizione del dibattito pubblico alcune tesi che sono maturate, anche grazie al nostro confronto con il lavoro del Centro Nuovo Modello di Sviluppo e con gli studi coordinati da Francesco Gesualdi (nell'immagine in alto il suo libro "Le catene del debito", 2013), che abbiamo incontrato recentemente a Firenze.

Di certo non vogliamo ulteriore centralizzazione in Europa. Nemmeno vogliamo il sovranismo italiano. Vogliamo, nientemeno, restituire tutte le ricchezze e tutto il potere a tutti i territori.

Restate collegati. Abbiamo tanto da dire.

sabato 19 maggio 2018

Zero consumo suolo in Toscana, la promessa tradita



 

Secondo questi sindaci toscani, quando dovrebbe essere il momento giusto per sancire davvero il fermo al consumo del nostro suolo?

Riproduciamo integralmente la lettera aperta con cui 38 sindaci toscani chiedono che si consumino altri 130 ettari ancora liberi della Piana (almeno). Praticamente gli ultimi! Per un nuovo aeroporto!

Non c'è bisogno di ulteriori commenti, ma solo di ricordarsi i loro nomi. Questo documento contiene decine di errori politici, economici, sociali, di comunicazione. Li capirete da soli, leggendolo.

Le elezioni verranno. Ricordiamoci di come hanno tradito la loro promessa di concorrere a decidere, finalmente, il fermo del consumo di suolo toscano.

---

LETTERA APERTA SULL'AEROPORTO DI FIRENZE

Da molti anni le nostre comunità discutono del progetto di ampliamento dell'aeroporto di Firenze.
Tale infrastruttura segna infatti una crescita costante di passeggeri, ma, allo stesso tempo, convive con evidenti limiti di utilizzo della pista, circondata da un lato dalle pendici del Monte Morello e dall'altro dall'abitato residenziale dell'area Ovest di Firenze.
A causa di queste caratteristiche, figlie del disegno dell 'aeroporto degli anni '30, gli aeromobili che volano su Firenze hanno difficoltà operative già con bassi valori di vento: ogni anno circa 140.000 passeggeri sono deviati su altri scali in situazioni meteorologiche considerate ovunque normali.
Tali difficoltà si scontrano con le opportunità e le richieste di sviluppo economico e sociale, con cui noi Sindaci ci confrontiamo quotidianamente.
La possibilità di uno scalo in prossimità di Firenze, un city-airport come in tante città del mondo, è fondamentale per sostenere le realtà produttive di tutta la Toscana. Le grandi aziende multinazionali, le imprese che esportano prodotti del made in Italy, gli enti di ricerca tecnologica e universitaria, le società che operano nel turismo, necessitano tutte di collegamenti veloci e certi con l'Europa e il resto del mondo. Si tratta del tessuto fondamentale
della nostra economia e per questo sono in gioco migliaia di posti di lavoro, per i nostri giovani e per le nostre comunità.
Le istituzioni e la politica locale per molti anni si sono interrogate su come superare questi limiti mantenendo uno sviluppo coerente di tutta l'aerea. Con l'intervento degli enti competenti è stato definito, come unica soluzione possibile, il nuovo orientamento della pista. E' iniziato quindi un percorso di valutazione seguendo tutte le procedure imposte dalle direttive europee di
settore e dalle leggi italiane.
Il progetto definitivo è stato oggetto di verifica da parte del Ministero dell'Ambiente e del Ministero dei beni e delle attività culturali attraverso la Valutazione di Impatto Ambientale e l'esito positivo ne ha definitivamente stabilito la sostenibilità ambientale. Specifiche indicazioni delineano i singoli passi a cui la società gestore dovrà attenersi per mantenere, negli anni, le
condizioni di sostenibilità e compatibilità ambientale. In particolare sono dettagliati tutti gli interventi necessari per migliorare la zona circostante: laddove oggi vi è un'area quasi abbandonata sorgerà un vero parco metropolitano, con opere di riassetto idraulico e una nuova viabilità, sia automobilistica che ciclopedonale.
Oltre a ciò il nuovo progetto produrrà miglioramenti per migliaia di cittadini residenti nell'area Ovest di Firenzc che, con l'attuale configurazione, sono sottoposti ogni giorno a sorvoli a quote troppo basse con un inquinamento acustico c atmosferico che limita le attività quotidiane.
Inoltre, in questi anni si sono poste le condizioni per uno sviluppo coerente dei principali impianti acroportuali toscani, con la costituzione di una società unica per la gestione degli scali di Firenze e Pisa.
Ci sono, quindi, tutte le condizioni per realizzare finalmente l'ammodernamento
dell'infrastruttura, garantendo una risposta alle richieste del mondo economico e produttivo della Toscana.
Noi amministratori siamo chiamati a decidere, è il compito primario che ci hanno affidato, e non possiamo nuovamcnte dare dimostrazione di inadempienza e immobilismo. Allo stesso modo, non ci interessa la polemica con i sindaci che sono contrari a questa scelta, ma vogliamo piuttosto rivolgerci alle nostre comunità.
l cittadini e le imprese di questa Regione vogliono la nuova pista dell'aeroporto perché da questa passa il futuro di migliaia di posti di lavoro. Le nostre province e tutta la Toscana vogliono agganciare definitivamente i trend dello sviluppo mondiale, dove la forte competitività richiede garanzia di spostamento di uomini e mezzi, e non accontentarsi di essere una periferia nel contesto globale.
Per questo, convinti della bontà e necessità del progetto, noi Sindaci sosteniamo la riqualificazione dell'aeroporto di Firenze e invitiamo tutti i cittadini e tutte le forze sociali, economiche e culturali a impegnarsi attivamente per questo storico obiettivo.

Lista aperta

Hanno già aderito:

• Dario NardeIIa, Sindaco di Firenze
• Bruno Valentini, Sindaco di Siena
• Alessandro Ghinelli, Sindaco di Arezzo
• Brenda Barnini, Sindaco di Empoli
• Francesco Casini, Sindaco di Bagno a Ripoli
• Giampiero Mongatti, Sindaco di Barberino del Mugello
• Paolo Omoboni, Sindaco di Borgo San Lorenzo
• Stefano Passiatore, Sindaco di Dicomano
• Giulia Mugnai, Sindaco di Figline e Incisa Valdarno
• Claudio ScarpeIIi, Sindaco di Firenzuola
• Paolo Sottani, Sindaco di Greve in Chianti
• Alessio Calamandrei, Sindaco di Impruneta
• Angela Bagni, Sindaco di Lastra a Signa
• Tommaso Triberti, Sindaco di Marradi
• Cristian Menghetti, Sindaco di Palazzuolo sul Siena
• Renzo Zucchini, Sindaco di Pelago
• Cristiano Benucci, Sindaco di Reggello
• Daniele Lorenzini, Sindaco di Rignano sull'Amo
• Massimiliano Pescini, Sindaco di San Casciano Val di Pesa
• Alessandro Manni, Sindaco di San Godenzo
• Sandra Fallani, Sindaco di Scandicci
• Federico Ignesti, Sindaco di Scarperia e San Piero a Sieve
• David Baroncelli, Sindaco di Tavemelle Val di Pesa
• Roberto lzzo, Sindaco di Vicchio
• Giacomo Cucini, Sindaco di Certaldo
• Paolo Masetti, Sindaco di Montelupo Fiorentino
• Alessio SpincIIi, Sindaco di Fucecchio
• Giacomo Cucini, Sindaco di Certaldo
• Simona Rossctti, Sindaco di Cerreto Guidi
• Alessandro Giunti, Sindaco di Capraia e Limite
• Giuseppe Torchia, Sindaco di Vinci
• Paolo Pomponi, Sindaco di Montaione
• Paolo Campinoti, Sindaco di Gambassi Tenne
• Alessio Falorni, Sindaco di Castelfiorentino
• Beppe Bellandi, Sindaco di Montecatini Terme
• Maurizio Viligiardi, Sindaco di San Giovanni Valdarno
• Ginetta Menchetti, Sindaco di Civitella Valdichiana
• Giampaolo Tellini, Sindaco di Chiusi della Vema

Appello diffuso dal sindaco Dario Nardella, dal suo profilo Facebook, il
5 maggio 2018 alle 15.31:

Ecco la lettera aperta firmata da una prima lista di 38 sindaci: Firenze e la Toscana hanno bisogno di un aeroporto degno di questo nome. Per questo sulla nuova pista a Peretola non si torna indietro!
Se volete firmare la petizione potete farlo sul portale
https://www.siaeroporto.org
e per chi volesse affrontare nello specifico tutti gli aspetti del progetto, ci vediamo lunedì 7 maggio (2018), ore 19 al Palazzo degli Affari.

#diciamosiallaeroporto

giovedì 1 marzo 2018

Due o tre cose che ho capito dei Cinque Stelle




I Cinque Stelle sono ancora una struttura fragile, che potrebbe, come molti movimenti, avere vita breve. Particolarmente negativo è il loro manifesto disprezzo per alcune regole - formali e informali - che regolano la vita di tutte le organizzazioni politiche. Fra di esse i concetti di amministrazione trasparente, revisione dei conti, controlli interni, tutte cose che, se fossero state trattate con meno sufficienza, avrebbero messo i Cinque Stelle al riparo dalle figuracce che hanno collezionato nel controllo delle donazioni di ieri e delle candidature di oggi.

In molti comunque li voteranno, al di là dei loro effettivi contenuti e delle loro visioni di lungo periodo, come strumento a breve termine, come "scopa" per cacciare fuori dal parlamento il maggior numero possibile di tutti gli altri. Cosa, questa, tutt'altro che negativa, si intende.

Però essi sono già e lo stanno confermando in queste ultime importanti ore prima del voto del prossimo 4 marzo 2018, uno strumento che potrebbe anche rivelarsi più fecondo, capace di restituire rappresentanza a molti territori italiani, alle classi sociali più in difficoltà, ad alcune importanti scelte sociali e ambientali.

Oggi hanno presentato la lista dei loro candidati a entrare in un ipotetico futuro loro governo. Una grande operazione di immagine, non c'è dubbio, che ha seppellito definitivamente ogni pretesa di inchiodare i Cinque Stelle ad accuse generiche e a battute liquidatorie. Hanno messo in campo una lista di esperti di cui si potrà dire tutto, fuorché tacciarli di incompetenza.

Paragonati al ritratto dei "fratelli coltelli" del centrodestra (Berlusconi, Salvini, Meloni, Fitto) o al "giglio magico" (Renzi, Lotti, Boschi, Madia, il "faraone" Delrio), questo gruppo di professori candidati ministri Cinque Stelle sembrano una squadra olimpica.

Un primo sguardo alle biografie dei candidati ministri dei Cinque Stelle rivela alcune altre cose importanti.

La prima è molto buona: i candidati ministri Riccardo Fraccaro (rapporti con il parlamento e con le autonomie), Giuseppe Conte (pubblica amministrazione), Pasquale Tridico (lavoro e presidenza sociale) sono coscienti della necessità di tornare ad affidarsi alle grandi capacità di autogoverno diffuse nella società italiana.

La seconda è preoccupante: come sempre, quando si cede alla tentazione di pescare nella cosiddetta "società civile", si finisce con l'incontrare persone che sono state molto subalterne a chi la società la ha comandata fino a ieri. Qua e là spuntano fra i Cinque Stelle dei cosiddetti "esperti" che hanno votato "Sì" alla deforma costituzionale Boschi-Renzi-Verdini. Secondo il modesto parere di chi scrive, chi ha votato a favore di quella proposta ultra-centralista e tendenzialmente autoritaria dovrebbe essere tenuto molto lontano dall'amministrazione della cosa pubblica. A meno di un processo - sempre possibile, per carità - di ampia, approfondita e pubblica autocritica.

La terza non può piacere ai lettori di questo blog: è l'eterna ritornante convinzione che si possa rimettere a posto l'Italia così come è oggi, praticamente sempre uguale a quella della conquista sabauda, poi continuata con i vecchi liberali, i nazionalisti, i colonialisti, i fascisti, i centralisti che nel secondo dopoguerra non hanno mai smesso di sabotare alcuni ideali autonomisti e decentralisti che erano stati accolti nella Costituzione del 1948.

La abbiamo sentita, questa convinzione, che per noi è tracotanza, in certe frasi pronunciate oggi, in particolare dalle persone candidate a tre ministeri importanti (Emanuela Del Re agli esteri, Paola Giannetakis agli interni, Elisabetta Trenta alla difesa).

Molti altri leader importanti del nostro passato democratico sono naufragati contro lo scoglio di questa illusione nazionalista, cristallizzatasi nel nostro passato predemocratico. Quasi tutti in verità. Gli aspiranti ministri Cinque Stelle, in questo, falliranno come hanno fallito leader centralisti di ben altro spessore (Fanfani, Spadolini, Craxi, Prodi, Renzi, per fare solo alcuni esempi).

Per concludere invitiamo i nostri lettori a dare una occhiata ai risultati di un piccolo studio fatto da amici autonomisti sulle posizioni di tutte le forze politiche candidate alle prossime politiche in materia di decentralismo. Come potete vedere nel grafico qui sotto (e approfondire qui) tutti i partiti sono stati clamorosamente bocciati ma i Cinque Stelle, che hanno fatto al proprio interno alcune importanti scelte in favore dell'attuazione di una migliore repubblica delle autonomie, sono comunque in testa a questa amara classifica.

Buon voto, quindi, a tutte le persone che hanno ancora la pazienza di seguirci, dopo tanti anni!



lunedì 12 giugno 2017

Contro lo scrutinio notturno


Stamane alle sei la strisciata dei risultati delle elezioni amministrative in Toscana in 33 comuni presentava una caporetto del sistema dei seggi. Tanti scrutini nelle città più grosse, ma anche in alcune piccole comunità, risultavano impietosamente "in corso".
Praticamente, da quando è invalso l'uso di chiudere i seggi alle 23 e di andare a diritto con uno scrutinio notturno così tardivo, questi arenamenti notturni dei nostri seggi si stanno moltiplicando.
In caso di elezioni amministrative, con voti disgiunti e doppia preferenza di genere, i rischi di ritrovarsi uno scrutinio rallentato e contestato sono ancora più grandi.
Non aiuta neanche il fatto che siamo una popolazione che invecchia e che forse sopravvalutiamo le forze di tanti nostri presidenti, segretari e scrutatori, nel momento in cui si affrontano queste lunghe e delicate operazioni in piena notte.
Posso modestamente dire, anche per averci partecipato in prima persona, che lo scrutinio notturno è una follia?
Un ci s'ha più l'età per queste mattate!
I seggi italiani, con la loro composizione casuale e plurale, con i loro solidi regolamenti, sono un potente ed efficiente strumento di democrazia. La regolarità e la velocità dei nostri scrutini, nonostante si adottino spesso leggi elettorali barocche, ci viene invidiata in tutto il mondo.
E' lo scrutinio notturno che invece, mi pare, fa correre troppi rischi inutilmente.
Una cosa è cominciare a scrutinare alle 15, o alle 19, o anche alle 20, ben altra è farlo praticamente a mezzanotte, dopo una lunghissima giornata iniziata alle sei...
Va bene votare in una sola giornata sola, ma a sera mandiamo tutti a dormire e scrutiniamo il mattino dopo a mente fresca. Voi che ne dite?
Si potrebbe votare di venerdì, scrutinare di sabato e la domenica starsene in panciolle a leggere ed ascoltare commenti e approfondimenti.
Riflettiamoci.







lunedì 4 aprile 2016

SI' all'abolizione del "fine concessione MAI"



Il prossimo referendum di domenica 17 aprile 2016 sta assumendo significati diversi. Uno dei più importanti è quello di uno scontro fra centralismo e territori, come ha dovuto ammettere, sul Corriere della Sera del 31/03/2016, anche Michele Ainis, uno dei costituzionalisti più bravi ma, in buona sostanza, più anti-federalisti d'Italia. Una sconfitta delle periferie, ci pare, sarebbe un disastro per la repubblica. Ma c'è dell'altro.

Grazie ciò che si è potuto capire ascoltando Radio Radicale, ma grazie anche ai dibattiti su Facebook, sta finalmente emergendo una questione di sostanza, che certe posizioni semplicistiche e contradditorie volevano nasconderci.

Do' volentieri atto al presidente toscano Enrico Rossi di averlo compreso prima di altri, con la sua presa di posizione di oggi.

Il decreto Sblocca Italia ha imposto a forza, sotto il ricatto del voto di fiducia, il "fine concessione MAI" alle trivelle già attive vicino alle coste italiane.

Non solo e non tanto per consentire la prosecuzione dello sfruttamento, cosa che era già prevista e possibile con le vecchie norme, ma per far saltare il sistema dei controlli regionali sui rinnovi, sulle proroghe, sulle future dismissioni, sulla potenziale trasformazione delle piattaforme, sul loro possibile riuso in futuro come isole artificiali per fare altro (anche cose buone, come l'eolico in alto mare, magari).

Chiudere e smantellare le piattaforme esistenti, infatti, è e sarà la cosa più costosa di tutte. E' una grossa grana per gli attuali dirigenti e politici.

Per questo ci hanno mentito e aggredito con tanta rabbia. Per questo oggi quelli che si sono sbagliati sono così imbarazzati. Per questo siamo stati sommersi da slogan rassicuranti per tutti, mentre si faceva un grosso favore a pochi.

E' una storia vecchia, in Italia: i profitti vanno privatizzati e i guai vanno socializzati.

PS

Grazie a Michele Emiliano (@micheleemiliano), per il suo generoso tentativo di far ragionare il mondo dei democratici. Purtroppo il PD, con la direzione di oggi, ha confermato di voler perseverare in un folle e pericoloso appello all'astensione.


domenica 21 febbraio 2016

Renzi inseguito dai dettagli e dai cortigiani


A suo tempo ho appoggiato l'ascesa politica del mio sindaco, Matteo Renzi, a segretario del Partito Democratico e a presidente del consiglio della Repubblica italiana.
Due anni dopo la sua ascesa a Palazzo Chigi, ho qualche critica da fare.
Essendo fra quelli che ha dato una mano senza chiedere nulla, credo di potermelo serenamente permettere.
Il governo Renzi, campione di una azione che è prima di tutto comunicazione, dopo tanti annunci roboanti e assertivi, mi pare inseguito dai sempre ignorati dettagli. Nella riforma costituzionale, nell'Italicum, nelle nuove norme sul lavoro, nella riforma della scuola, nell'abolizione delle tasse sulla casa, nella riforma della RAI e del canone, nella gestione degli interessi sul debito, nel fare ulteriore deficit, nella riscrittura delle regole dell'amministrazione digitale, nella politica industriale, nella diplomazia, nella gestione di missioni estere delicate come il sostegno ai Kurdi, nella risposta all'impoverimento (non dei disoccupati, presidente, ma degli occupati, di chi non ce la fa più pur lavorando!) i dettagli sono veramente trascurati.
L'affastellarsi di norme scritte male, una certa difficoltà nell'ascoltare i critici, una visibile carenza di competenza e, purtroppo, anche di umiltà, finiranno ben presto per tornare indietro come un durissimo boomerang.
Intanto assistiamo all'assalto alla diligenza di una quantità enorme di persone - già appartenenti a ceti privilegiati e a caste di potere, una vera e propria corte - le quali, grazie all'imperizia del cosiddetto "Giglio magico", si stanno accomodando in posti chiave, precostituendo, senza passare da concorsi o da selezioni pubbliche, posizioni durature.
Infine resta sullo sfondo il problema secondo noi più grande, la svolta centralista, che, pur non essendomi mai fatto grandi illusioni, mi ha colto di sorpresa.
E' un errore politico e istituzionale, caro presidente, e in cuor mio spero ancora che tu possa correggerla - spes contra spem!


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domenica 7 febbraio 2016

Open data sulla meningite in Toscana


Fonte: Dati Open Italia

Grazie a una nuova generazione di social media locali, oggi veniamo subito a conoscere le sofferenze delle persone colpite dalle diverse forme di meningite, ma gli open data della sanità pubblica mostrano che non c'è un aumento dei casi statisticamente significativo.
La Regione Toscana, già da anni, come si comprende bene leggendo uno studio del 2012 (Bechini A., Levi M., Boccalini S., Tiscione E., Ceccherini V., Taddei C., Balocchini E., Bonanni P. - Present Situation and New Perspectives for Vaccination Against Neisseria Meningitidis) sta investendo massicciamente sulla diffusione della vaccinazione, compresa quella con il più recente vaccino quadrivalente.
Le vaccinazioni universali, però, al di là delle comprensibili e doverose discussioni sui loro rischi e soprattutto sui loro costi, non devono essere mai spacciate come una sorta di soluzione magica, come giustamente scrive il dott. Eugenio Serravalle.
La salute pubblica si costruisce prima di tutto con una moderna prevenzione, che faccia tesoro di una certa antica saggezza e della buona educazione di una volta.
Qua e là, in rete, come in questo opuscolo della sanità pubblica di Rieti, si trovano consigli solo apparentemente banali, che invece meritano di essere continuamente ribaditi.
Le meningiti, come molte altre malattie, si combattono vivendo in case e posti di lavoro puliti, ben arieggiati, dove tappeti e tende sono lavati spesso.
Le carni devono essere ben cotte, la frutta e le verdure lavate con attenzione.
E' giusto arrabbiarsi della poca igiene di autobus e treni, ma si deve pulire spesso anche la propria automobile.

L'abuso di antibiotici (e di medicinali in genere) va combattuto a ogni livello, perché l'organismo non si trovi debilitato quando si scontra con agenti patogeni particolarmente pericolosi.
Le persone, soprattutto le attuali classi di anziani "giovanili", che vivendo meglio e più a lungo sono stati raggiunti da meningiti che una volta erano riservate ai giovani, devono condurre una vita più sana, cioè più attiva.
Anche la moltiplicazione degli animali domestici impone maggiori doveri di pulizia ai loro proprietari e alle autorità pubbliche che puliscono le strade o gli spazi verdi.
Insieme, popolazioni e autorità locali, devono impegnarsi per riportare principi di diligente igiene pubblica anche nelle periferie, nelle strade secondarie, negli argini, nei fossetti, nei sottopassi, nei tanti cortili ed edifici abbandonati.

Siamo un po' noiosi vero?
Attenzione, Toscane e Toscani, che il vero allarme sociale non sia quello della meningite, ma l'incapacità di ascoltarsi, comprendere, agire.

lunedì 7 dicembre 2015

Magia alla Scala




La Scala, per chi - come chi scrive - ha vissuto, studiato e lavorato anche a Milano, è un mito intoccabile.
Tuttavia a Sant'Ambrogio chiediamo aiuto perché per una sola sera si realizzi una piccola magia.
Vorremmo che sparissero all'improvviso tutti i gioielli, i vestiti, gli stipendi e i cachet che vengono non dal lavoro, ma dai soldi pubblici, impropriamente dirottati, con la scusa della cultura e dell'opera, verso il mantenimento di una vera e propria casta di privilegiati.
Allo stesso tempo, per una sola sera, vorremmo che sparisse anche il riscaldamento!
Vedremmo un po' di corpi messi a nudo e lasciati al freddo, per una sera.
Una magia nonviolenta, una cosa cristiana e radicale, per una sola sera, contro tutta quella boria, contro tutto quello sfarzo che non si sono guadagnati, ma di cui si sono ammantati saccheggiando le casse pubbliche.

* * *

L'immagine è un dettaglio di una antica ma memorabile protesta radicale...

lunedì 13 aprile 2015

Attacco alle autonomie speciali



 

Ogni tanto ritorna, come certe rondini che non fanno primavera, un attacco politicamente sguaiato e istituzionalmente sgrammaticato alle autonomie speciali della nostra repubblica: la Sicilia, la Sardegna, la Valle d'Aosta, la provincia autonoma del Trentino, la provincia autonoma del Sud Tirolo, la regione autonoma Friuli-Venezia Giulia.
Fatta la tara alle semplificazioni mediatiche, ogni persona che ami ragionevolmente il proprio territorio e che creda nella democrazia locale, può tranquillamente rendersi conto che dietro questi attacchi ci sono preoccupanti dosi di populismo autoritario e tentazioni neocentralistiche.
Noi le respingiamo entrambe e stigmatizziamo anche quel pizzico di invidia economico-sociale e di odio per le diversità culturali e geopolitiche, che qua e là fa capolino nel coro degli indignati.
E' davvero troppo comodo prendersela con le autonomie speciali, quando si tratta di spiegare come mai, dopo 150 di unità italiana, il Trentino è efficiente, la Sicilia no; il Friuli si è sviluppato, la Sardegna molto meno.
Il regionalismo italiano è più che imperfetto, ma chi pensa che senza le regioni il paese sarebbe migliore, si sbaglia di grosso, sia storicamente, che politicamente.
Siccome studiare distanze geopolitiche e diseguaglianze sociali fa fatica - e gli studi meridionalisti sono passati di moda - si parla a vanvera, come se la vita politica in città e quella in montagna potessero essere organizzate allo stesso modo, come se una prefettura valesse un parlamento locale, come se il Nord fosse uguale al Sud, come se vivere al centro della repubblica o nella sua periferia fosse la stessa cosa.

Enrico Rossi, Matteo Renzi, riflettiamo seriamente, prima di avallare la tentazione centralista. In un paese grande, complesso, fragile e diviso, come la nostra malandata repubblica, sarebbe un pericoloso boomerang che, tornando indietro, farà parecchio male, soprattutto agli ultimi, ai deboli, ai lontani, ai diversi.


venerdì 27 marzo 2015

Contro il gattopardo digitale


Siamo ormai alla vigilia della partenza, il 31 marzo, della fatturazione elettronica obbligatoria verso le pubbliche amministrazioni. Pur con molti limiti, pur con un eccesso di centralizzazione, si tratta di una importante scadenza, una possibile fonte di trasparenza, una opportunità di semplificazione, a cui il Comune di Firenze, dove lavoro, ha cercato di far fronte con zelo.

Purtroppo, fra norme scritte male che continuano ad affastellarsi e riorganizzazioni sempre rinviate, fra il neocentralismo romano e la resistenza di ceti burocratici il cui potere è incontrollato e i cui stipendi sono fuori mercato, le cose non stanno andando affatto bene, in questo campo. La nostra pubblica amministrazione continua a essere, mediamente - molto meno a Bolzano, molto di più a Roma - il principale ostacolo alla creazione di valore e alla moltiplicazione di opportunità nei territori italiani integrati nell'Eurozona.

Ad oggi l'indice italiano delle pubbliche amministrazioni, il sito IPA - un buon punto di osservazione sulla cultura digitale media di questo paese, aggiornato direttamente, dal basso, dalla gente che lavora ogni giorno negli enti pubblici - censisce:

Enti accreditati:

21.836

Unità Organizzative:

71.560

Uffici di Protocollo:

19.096

Indirizzi PEC (posta elettronica certificata, quella inventata in Italia, concepita apposta per poter conservare intatta la paranoica fuga nazionale da ogni responsabilità):

95.576

Servizi di Fatturazione Elettronica:

46.898



Qualsiasi persona che ha una minima conoscenza dell'organizzazione dei poteri e dei servizi pubblici, capisce che così non possiamo andare avanti. Non solo gli enti sono troppi, ma essi non sono nemmeno organizzati con la necessaria snellezza e trasparenza. I cambiamenti necessari sono enormi e devono cominciare dal basso. Le iniziative dall'alto sono, per loro natura, discontinue e contraddittorie. Non potendo letteralmente conoscere la complessità della realtà che ci si propone di regolare, si rivelano spesso fallaci.

A parere di chi scrive, il più grande fallimento dell'informatizzazione della pubblica amministrazione italiana sta nel fatto che stia cercando di digitalizzarsi senza cambiare.

Anche se dematerializzato, siamo sempre al gattopardo.



lunedì 9 marzo 2015

Perdite e guadagni

Se si usano valute internazionali forti, come per esempio l'euro, amministrare immensi debiti pubblici e privati è estremamente difficile e costoso, anche in un periodo di tassi storicamente bassi.
Ciò che le comunità spendono di sola manutenzione del debito può metterle in ginocchio.
Le perdite delle comunità indebitate, però, si trasformano in colossali guadagni per le elite finanziarie mondiali.
Un approfondimento di Mario Seminerio su alcuni costi intrinseci al mantenimento del debito pubblico italiano, può servire per cominciare a capire quanto è complessa la situazione.
Gli immensi guadagni individuali dei singoli professionisti della finanza, non scordiamolo, sono guadagni liquidi, in valuta forte, difficilissimi da tassare. Sono del tutto leciti, sia chiaro, ma le comunità che si impoveriscono, devono trovare urgentemente un modo di invertire decisamente la rotta - non in odio ai pochi ricchi e fortunati, ma per senso di responsabilità verso i tanti poveri e nei confronti delle generazioni future.
Il problema non è dei finanzieri, è nostro, come comunità politiche. Dobbiamo ridurre drasticamente le nostre perdite comunitarie.

Ecco perché è importante avere conti in ordine, per non produrre altro debito pubblico aggiuntivo a quello già colossale esistente.

Ecco perché è vitale diminuire gli interessi su tutti i debiti, sia pubblici che privati, anche su quelli contratti in passato, per dare una mano a tutti, non solo alle banche, alle grandi imprese, o al Parma...

Ecco perché sarebbe stato importante che il quantitative easing in versione Draghi, fosse stato maggiormente ispirato alle tesi innovative di Mark Blyth ed Eric Lonergan, di cui abbiamo già parlato qui su Diverso Toscana.

Ecco perché sarebbe ancora importante varare strumenti infruttiferi - come l'infruttino da noi proposto nel giugno del 2014 - che creino liquidità e, allo stesso tempo, congelino il debito pubblico storico.

Ecco perché crediamo che sia necessaria una nuova stagione di lotta sociale e politica per una autentica uguaglianza di opportunità, in ciascuno dei nostri territori, nelle nostre economie e democrazie locali, senza alcun bisogno di uscire dall'Euro, tanto meno dall'Europa.

sabato 6 dicembre 2014

Appello a Stefania Saccardi


Dopo l'ennesimo impasto di corruzione e assistenzialismo occorso a Roma, sento il bisogno di lanciare un appello alla mia amica Stefania Saccardi, vicepresidente del governo toscano.
Promettici, Stefania, che porterai avanti alcune idee che so essere tue da sempre:
- l'anagrafe delle persone che in Toscana sono aiutate, per stroncare sul nascere la tentazione di approfittarne, accedendo ad aiuti comunali, regionali, statali, senza che ci sia controllo alcuno sulla sovrapposizione e sull'efficacia degli aiuti stessi; quando decidiamo di dare centinaia di euro a una persona povera e bisognosa di un aiuto temporaneo, dobbiamo sempre pensare ai tantissimi che lavorano e si sacrificano, spesso per molto meno; guai a coloro che lasciano che si campi di assistenza pubblica, mentre chi lavora e suda non arriva alla fine del mese; quando accogliamo famiglie umili nelle case popolari, dobbiamo esser sicuri che non stiamo creando situazioni di privilegio, rispetto a chi si sta svenando per pagare un affitto o anche un mutuo per la prima casa;
- l'anagrafe pubblica delle aziende, delle cooperative, delle comunità, degli enti che ottengono denaro pubblico per aiutare i più deboli; ci aspettiamo che offrano servizi temporanei, orientati al recupero delle persone in difficoltà, non alla perpetuazione del bisogno; esigiamo che i loro dirigenti non abbiano stipendi da capogiro e che i loro dipendenti siano tutti assunti con contratti adeguati; quando diamo mille euro al mese a una azienda che assiste temporaneamente un immigrato, dobbiamo essere sicuri che questo investimento produrrà integrazione, altrimenti facciamo prima a dare mille euro direttamente alla persona richiedente asilo.
La nostra lotta per la solidarietà e la promozione di ogni cittadino e di ogni immigrato richiedente asilo, esige un supplemento di sobrietà, trasparenza, rigore.
So che tu hai energia, volontà e determinazione.
Contiamo su di te.

Stefania Saccardi
(con l'amico Fabrizio Ricci)

domenica 30 novembre 2014

Matteo Renzi e il federalismo

Appoggio Matteo Renzi con tutte le mie forze, perché credo nella necessità delle riforme, ma sono preoccupato per la scomparsa, nella sua maggioranza, come anche nell'opposizione, persino nelle leghe, del tema del federalismo.
Cos'è il federalismo, ridotto all'essenza? Quando un grande paese ha grandi debiti e grandi problemi, il federalismo è provare a immaginare che, distribuendoci le responsabilità in territori più circoscritti e più omogenei, ce la faremmo meglio a risolverli.
Affidarsi solo al centro, invece, anche quando al centro c'è uno bravo come Matteo Renzi, significa affidare la soluzione dei problemi a chi li ha creati.
Come pensate che possa andare a finire?

martedì 28 ottobre 2014

Azzerate il fondo SLA


E' brutto tagliare cento milioni da un fondo di aiuto ai non autosufficienti, è vero.
Da questo governo, da Matteo Renzi, mi aspetto molto di più: un fondo nazionale come questo deve essere abolito del tutto, non semplicemente tagliato.
Spetta ai comuni, coordinandosi con i servizi sanitari regionali, aiutare i disabili, compresi coloro che soffrono di malattie terribili come la SLA.
Nessun ministero romano dovrebbe più avere fondi e responsabilità in materie in cui è richiesta la massima prossimità.
Matteo Renzi, ti stiamo sostenendo, nonostante tutti i tuoi difetti, per cambiare radicalmente questo paese, non per veder ripetere i soliti tiri e molla, da un capitolo all'altro del bilancio statale, fra gli sprechi e le storture di una sorta di neo-centralismo, fuori dal tempo e dal buon senso.
Coraggio!






lunedì 20 ottobre 2014

La scossa di Rossi

Alla fine il presidente toscano Enrico Rossi è riuscito a dare una scossa alla regione.
Su costi della politica, paesaggio, fine della cementificazione, trasporti pubblici, opere incompiute, burocrazie, aveva già dato segnali importanti.
Ora, ha sorpreso tutti con la proposta di accorpare le aziende sanitarie toscane.
La riduzione del numero dei membri di un certo ceto dirigenziale, con poteri, stipendi e privilegi ormai fuori dal mercato e dal senso comune, è una delle sfide di questi anni difficili. Il presidente Rossi sembra averlo capito.
Per lui, come per Matteo Renzi e per altri che provano a riformare e a innovare, resta il problema di trovare menti più critiche e competenze più innovative.
Problema di non facile soluzione, perché tutto il potere intellettuale reale è ancora in mano a quegli stessi tecnici e burocrati che da decenni non ne azzeccano più una.
Il presidente Rossi si merita fiducia e collaborazione, ma restiamo critici e vigili.
Non possiamo aspettarci la soluzione della crisi da coloro che la hanno creata.

sabato 18 ottobre 2014

Roma contro Firenze?

Mi piace il Matteo Renzi che ricorda a tutti che le pubbliche amministrazioni sono piene di dirigenti fuori controllo con stipendi e premi fuori mercato, di commissioni ed enti inutili, di sprechi inaccettabili nell'organizzazione e negli approvvigionamenti.
Non ritengo giusto, né utile, però, che Roma si metta contro la Toscana, Firenze, i territori, le periferie.

Mentre molte amministrazioni locali - fra cui la Toscana - sono storicamente molto più sobrie ed efficienti dei poteri centrali, i grandi dimagrimenti della macchina statale, quelli emblematici, che segneranno la vera svolta, sono ancora di là da venire: il senato, il CNEL, i ministeri, le prefetture, sono ancora tutti lì. E anche Matteo Renzi, più dei suoi predecessori, ogni volta che vuol fare qualcosa, sbatte contro i muri di gomma delle alte burocrazie romane, tanto da essere costretto a circondarsi di unità di missione, di consulenti, di esperti, perché facciano quello che gli immensi corpi separati esistenti sono autorizzati a non fare, dalle ferre leggi dell'attuale status quo.
Forza quindi, al lavoro, a testa bassa, con umiltà.
Le regioni, Toscana in testa, devono tenere alta la bandiera della vera autonomia finanziaria e della piena sovranità fiscale.
Roma porti a termine le sue riforme e dia lezioni di sobrietà, piuttosto che lanciare accuse populiste, che dividono il paese e che rischiano di trasformarsi in boomerang capaci di minare le riforme federali e liberali.

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Argomenti solidamente piantati in questa nuvola:

1989 a touch of grace abolizione delle province e delle prefetture Alberto Contri alternativa civico-liberale ambientalismo Andrea Ulmi anti-imperialismo Anticolonialismo antiglobalismo antimilitarismo Antiproibizionismo Archivio cose toscaniste Archivio di Toscana Libertaria verso Toscana Insieme Archivio Gaymagazine Archivio Vaiani autogoverno della Sardegna autogoverno della Sicilia autogoverno della Toscana autogoverno di tutti dappertutto autonomie ambiente lavoro Autonomie e Ambiente autonomismo basta cicche BijiKurdistan borgate borghi e comuni brigate d'argento Bruno Salvadori bussini Campi Bisenzio Candelora Capitale Carrara chi può creare valore Chivasso cittadinanza attiva civismo come domare la spesa Comitato anti-Rosatellum confederalismo contro contro gli ecomostri contro il bipolarismo contro il centralismo contro il virus del centralismo autoritario contro la dittatura dello status quo coronavirus Corsica Cosmonauta Francesco dalla mailing list di Toscana Insieme Decentralism International decentralismo dialogo autogoverno Disintegration as hope don Domenico Pezzini don Lorenzo Milani Draghistan ecotoscanismo EFA Emma Bonino English Enrico Rossi eradication of poverty Eugenio Giani Eurocritica Europa delle regioni European Free Alliance Fabrizio Valleri Fare Città fare rete Festa della Toscana Fi-Po Link fine del berlusconismo Forum 2043 frazioni Friuli Venezia Giulia garantismo gay alla luce del sole Gaza Giacomo Fiaschi Gianni Pittella Gioiello Orsini Giovanni Poggiali Giulietto Chiesa giustizia giusta Hands off Syria Hawaii Homage to Catalonia Hope after Pakistan Il disastro delle vecchie preferenze in difesa degli alberi In difesa di Israele Inaco Rossi indipendenze innocenza tradita internazionalismo Italia Futura Karl W. Deutsch Kennedy la bellezza come principale indice di buongoverno Lahaina leggi elettorali più giuste Leonard Peltier Libera Europa Libera Firenze Libera Toscana Liberi Fiorentini Liberiamo l'Italia Libertà in Iran libertino liste di proscrizione localismo Lucca 2012 Mario Monti Massimo Carlesi Matteo Biffoni Matteo Renzi Maui Maurizio Sguanci Mauro Vaiani memoria storica meno dipendenza Mezzana Michele Emiliano monete locali Moretuzzo NO a questa tramvia antifiorentina no al podestà d'Italia no al presidenzialismo no al sindaco d'Italia no elettrosmog NoGreenPass Noi stessi NoMES nonviolenza Ora e sempre resistenza ora toscana OraToscana Oscar Giannino pace e lavoro Palestina Patto Autonomie Ambiente Patto per la Toscana Peace Is Possible - War Is Not Inevitable pionieri popolano postcoronavirus Prato Prima di tutto la libertà primarie Primavera araba 2011 quartieri quattrini al popolo Queer Faith radici anarchiche e socialiste realismo fondato sui princìpi referendum Besostri Renzo Giannini Repubblica delle Autonomie ricostruzione di una moralità pubblica riforma elettorale toscana riformismo ritorno alla Costituzione rivoluzione liberale rivoluzione paesana rivoluzione rionale Romagna SaharaLibre salute pubblica San Carlo San Vincenzo Santa Cecilia Sergio Salvi sessantennio Siena silver brigades Simone Caffaz solidarietà toscana spezzare le catene del debito statuto pubblico dei partiti Stefania Ferretti Stefania Saccardi Svizzera tener desta la speranza territori The Scottish Side of History Too Big To Fail? Torre del Lago Toscana Toscana Civica tradizioni e libertà Tunisia Ugo di Toscana uninominale Union Valdôtaine Vannino Chiti Vecchiano veraforza Via dall'Afghanistan Vincenzo Simoni vittime yes in my backyard