Un discorso diverso in Toscana, per chi crede, in questa nostra madreterra, in questa fugace vita, in qualcosa di diverso
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venerdì 4 marzo 2022

Pasolini contro il tecnofascismo

 


Per onorare il centenario della nascita di Pier Paolo Pasolini vogliamo ricordare la sua intuizione forse più ficcante, quella contro l'avvento, nella modernità tecnologica, di un tecnofascismo capace di irrigidire i rapporti di forza nella società fino a renderli immodificabili.

Pasolini, poeta e romanziere, saggista e regista, nacque per caso a Bologna il 5 marzo 1922 e morì, nelle note terribili circostanze, a Roma il 2 novembre 1975. Ma era friulano e parlava e scriveva la sua madrelingua, oltre all'italiano medio.

Fu una figura controversa, capace di suscitare polemiche furiose per la radicalità della sua critica alla nascente società dei consumi, in cui vedeva dissolversi la tradizione, i valori più profondi della vita umana, l'equilibrio tra essere umano e natura.

Di più, intravedeva nel trionfo del capitalismo consumista globale, una massificazione capace di piallare ogni diversità economica e culturale locale, l'avvento di un nuovo autoritarismo planetario, sotto il cui giogo non sarebbero sopravvissute le autonomie personali, sociali, territoriali.

Tutto, sotto il rullo compressore dell'omologazione, del conformismo, del consumismo di massa, sarebbe diventato immodificabile: i rapporti tra persone impoverite di relazioni familiari e sentimentali, le relazioni tra ceti, i rapporti di forza tra classi sociali, i confini degli stati, i tempi e i ritmi dell'urbanesimo, gli abiti che ci avrebbero fatto indossare, il cibo standardizzato, le medicine prodotte in modo industriale per somministrazioni di massa, il flusso delle informazioni, gli stessi pensieri. Suona familiare tutto questo, vero?

Dopo il lavaggio del cervello a cui siamo stati sottoposti per farci accettare cose che non stanno né in cielo né in terra come il "Green Pass", forse ce ne rendiamo maggiormente conto. E poiché l'inquinamento, le guerre, le ingiustizie continuano, continueranno anche a mentirci per farci accettare di tutto e di più.

Fu una cassandra dell'avvento di un pensiero unico, che si sarebbe ovviamente presentato come benevolo e "liberale", che si sarebbe addirittura ammantato di "antifascismo", per realizzare un fascismo ancora più perfetto, che avrebbe richiesto una obbedienza ancora più cieca delle dittature e dei totalitarismi del passato.

A una umanità privata di radici, di spiritualità, di diversità, di senso della famiglia e della comunità locale, di educazione popolare di prossimità, di servizi pubblici e beni comuni locali, sarebbero state offerte, in cambio di una rigida obbedienza, alcune misere cose: una certa quantità di beni di consumo materiali; qualche diritto civile da esercitare sempre entro i rigidi canoni stabiliti dal pensiero dominante; l'illusione di essere liberi e persino, ogni tanto, la possibilità di poter scegliere tra candidati apparentemente diversi e in realtà tutti difensori dello status quo.

Non fu certo un pensatore sistematico e forse fu eccessivamente pessimista. Per esempio, forse, non intravide che la sua rivolta contro il falso progresso avrebbe contribuito alla primavera del pensiero divergente civico, ambientalista, autonomista, antiautoritario che pure stiamo vivendo. 

Tuttavia fu grande, profondo, coraggioso e tutti dovrebbero leggere almeno qualcuna delle sue "Lettere luterane".

Che la Provvidenza lo custodisca nel suo seno.


giovedì 14 gennaio 2021

Fabrizio Valleri - Intervento a Luci sul coprifuoco


 

Sintesi del discorso di Fabrizio Valleri in piazza Santissima Annunziata

Manifestazione "Luci sul coprifuoco" - Firenze, 13/12/2021


Francamente il mondo pre COVID era già un mondo al collasso sociale, economico, finanziario, psicologico e culturale. Un mondo, un sistema mentale dominato da un tipo di modernità predatoria, estrattiva, egocentrica, educata da almeno trent’anni al mero divertimento. 

Questo perseverare nel turismo  di massa ha ridotto la città di Firenze come a un Luna Park. Una cultura retrograda e collaborazionista, in cui giornalisti, filosofi e scrittori si sono prestati, per decenni, a un sistema suicidario. Questo pare a me, ma credo non solo a me, che fosse una situazione arrivata a un punto limite. 

Nessuno nega l’esistenza di un coronavirus aggressivo e contagioso, ma il mainstream se ne guarda bene dallo spiegare dove e come sia nato (tema che dovrebbe essere all’ordine del giorno). 

Siamo passati da un mondo informativo che alternava giorni di allarmi apocalittici a giorni di ridicola propaganda, fino a un totale martellamento fatto di paure e panico giornaliero con la conta di ogni tipo di morti. 

Questo momento COVID, da come lo stiamo vivendo da 10 mesi a questa parte e per come e’ stato trasmesso sia politicamente  che mediaticamente, è un pericoloso irrigidimento. 

Il sistema è al collasso. Non esistano solo le grandi multinazionali, le grandi famiglie di banchieri e i poteri forti. 

Impegniamoci seriamente ad elaborare un nuovo minimo comune denominatore, come diceva Giulietto Chiesa, di aggregazione di forze critiche. Questo richiede pensiero. Per fare una citazione del giurista Ugo Mattei “insurrezioni prive di visioni sono solo o soltanto disperate sommosse facili da delegittimare e reprimere con la violenza del diritto attuale”. Il sistema si rafforza se ha antagonisti dalle idee fragili, anche idee facilmente estremiste fanno presto a delegittimarsi in questo momento. 

Quello che dobbiamo creare è una contestazione legittima fondata su conoscenze molto serie a livello giuridico, scientifico, sociale, filosofico e non solo. Non dobbiamo mettere insieme una elite anti sistema, ma un'aristocrazia intellettuale (altro che uno vale uno come ci hanno fatto credere e hanno mistificato quelli del Movimento Cinque Stelle).

C’è bisogno di gente che sa di cosa parla. Anche il diritto, a questo punto, diventa un importante strumento della politica. Siamo in un momento di vera emergenza, di guerra. Noi non accetteremo senza conoscere quello che ci impongono di accettare (una cosa che accade con frequenza inaudita). 

Se non vogliamo rinunciare in partenza alla lotta dobbiamo immaginare una strategia di resistenza complessa, che inneschi qualcosa di grande. 

Abbiamo bisogno di aggregazione di tante forze che oggi non si sentono rappresentate politicamente e culturalmente. Aggregare queste forze sarà un lavoro rivoluzionario, abiurando sempre la violenza. 

Fare aggregazione richiede tempo, ma allo stesso tempo è urgente.

Con il tempo si dovranno conquistare spazi informativi importanti.

Dobbiamo inventarci dei nuovi eventi, vedersi, socializzare e non solo stare su Internet (dobbiamo guardarci negli occhi). Eventi che abbiano un carattere informativo e culturale, dove si possa esprimere la propria gioia di vivere e magari, attraverso guide autorevoli, ricreare un nuovo tipo di consapevolezza, di amicizia, un nuovo modo di vivere, una nuova visione del mondo. 

Tutto ciò non dovrebbe essere così difficile se torniamo a considerarci una parte del tutto. Riscoprendo il significato di solidarietà, senso di comunità e senso di appartenenza, ritroveremo l’essenza dell’essere umano e dell'essere cittadini di Firenze.

Ascolta e guarda l'intervento registrato in piazza:

https://youtu.be/WgVXbAuEoF0

Leggi anche l'agenda Libera Firenze 2021:

https://diversotoscana.blogspot.com/2021/01/messaggio-di-fabrizio-valleri.html

 

 

giovedì 30 gennaio 2020

Bipolarismo, il ritorno



Tante persone indipendenti, anticonformiste e ribelli sono bombardate dai media con la prospettiva del ritorno del #bipolarismo. Molti sono seriamente preoccupati dalla minaccia che si riduca lo spazio politico ed elettorale per le forze locali che resistono al pensiero unico. Per loro scrivo queste poche righe.
Il nostro mondo civico, ambientalista e autonomista ha sempre praticato una notevole #trasversalità e si è sempre ribellato contro chi tentava di costringerci a scegliere un polo o l'altro. Non certo per mancanza di consapevolezza o rispetto di ciò che concretamente sono state #sinistra, #centro e #destra nel nostro passato politico europeo (e oltre). Storie e valori sono una cosa seria, su cui noi non scherziamo.
Tuttavia siamo certi, oggi più di ieri, dopo quasi trent'anni di attivismo civico, ambientalista e autonomista, che nelle attuali forze di #sinistra e di #destra non si trovi sufficiente comprensione, tanto meno capacità di soluzione, di problemi giganteschi della nostra modernità globalizzata come #centralismo, #burocratismo, #impoverimento, #sviluppismo, #inquinamento.
Non dobbiamo temere, quindi, il ritorno del #bipolarismo sinistra-destra, perché non ha risolto nulla negli ultimi decenni e non risolverà nulla nel futuro prevedibile. 
Crediamo che sia invece sempre più urgente e necessario che le persone, le comunità, le forze sociali e politiche si incontrino, si ribellino allo status quo, si cimentino in radicali innovazioni, nell'interesse di molti, mentre le attuali elite, dividendosi tra #sinistra e #destra, sono prigioniere o magari anche complici degli interessi di pochi.

mercoledì 24 ottobre 2018

L'unico modo dignitoso di ricordare la "Inutile Strage"


Il centenario della fine della #InutileStrage si avvicina.
Insieme a pochi altri, abbiamo resistito al dilagare delle celebrazioni patriottarde, alle feste inopportune, alle celebrazioni renziane e salviniane che hanno tentato di "riabilitare" questa grande tragedia.
Non dimentichiamo mai quanti infami e quante infamie ci sono state in quella guerra.
Per coloro che abitano vicino a Figline Valdarno, un invito a un momento di riflessione davvero importante, sabato 27 ottobre 2018, ore 17.3, presso la libreria "La Parola", Corso Giuseppe Mazzini 26, Figline Valdarno, Toscana.
Sergio Staderini presenta la raccolta delle lettere di suo nonno Lorenzo.
Venite!


venerdì 30 dicembre 2016

Profittatori di regime




Ripetiamolo anche noi, con lo stile diretto che ha usato Dagospia: il grande buco MPS è stato creato in grandissima parte da circa 10.000 persone ricche e potenti, che si sono fatte dare denaro che non restituiranno, come solo ai ricchi e ai potenti è concesso.
Per ora la Repubblica italiana ci butta una decina di miliardi di Euro, ma chissà se basteranno.
A queste 10.000 persone andrebbero, a nostro modestissimo parere, aggiunte forse un altro migliaio: amministratori, revisori, controllori, alti funzionari della stessa banca MPS e delle autorità che la dovevano sorvegliare.
Senza la loro complicità, il grande buco sarebbe stato scoperto e arginato ben prima.
Forse un giorno potremo consultare questa lista - non delle sole persone giuridiche ma delle persone fisiche che hanno firmato e controfirmato questi prestiti avventati finiti in gravi perdite operative e patrimoniali.
Non invoco leggi speciali, non chiedo vendette, non spero in risarcimenti per la Repubblica.
Esigo solo il diritto, forse il dovere, di chiamarli con il nome che meritano: profittatori di regime, affamatori del popolo, sfruttatori dei lavoratori, ladri dei beni pubblici, distruttori del patrimonio - non solo materiale - che le genti di Maremma e di tutta la Toscana avevano accumulato dentro la banca più antica del mondo.

sabato 22 agosto 2015

La caduta di Roma (o di Matteo Renzi?)


Siamo tutti addolorati per Roma, la nostra vicina, figlia e madre della Toscana. Si succedono scandali, disastri, incidenti, e ora un funerale.
All'interno dell'attuale ordinamento repubblicano italiano, non c'è alternativa alle elezioni anticipate per un nuovo sindaco e una nuova assemblea capitolina, di fronte a questa crisi.
Si voti la prossima primavera, dopo il necessario commissariamento.
Si cambino, per l'amor del cielo, anche i vertici di questura e prefettura, che sono rette da figure totalmente subalterne all'attuale andazzo, chiamando una figura diversa, una persona che venga da lontano.
Si può chiamare un europeo, come si è fatto per gli Uffizi?
Ovviamente, senza primarie, senza collegi più ristretti, senza limitazioni serie al sistema criminogeno delle preferenze, la speranza che qualcosa possa cambiare, con nuove elezioni comunali, è minima.
Ma non dobbiamo disperare.
Magari verrà eletta sindaco una persona totalmente fuori dall'attuale status quo.
Con maggiore libertà spirituale, con maggiore indipendenza, il prossimo sindaco (o sindaca) potrebbe far meglio.
Spero che Matteo Renzi, a cui vogliamo bene, capisca la lezione che gli mandano i Casamonica dal loro sfarzoso e pacchiano funerale: l'Italia contemporanea, dopo due guerre mondiali e dopo una serie impressionante di crisi economiche globali, non si può governare con una specie di neo-centralismo via twitter.
Senza la ricostruzione paziente di forti autonomie locali, responsabilità locali, economie locali, il nostro futuro, caro Matteo, non sono gli Stati Uniti, o la Repubblica Federale Tedesca, o la Svizzera, ma la Cina, il Brasile, o il Sudafrica.
Sveglia!


mercoledì 17 ottobre 2012

Un cittadino si sfoga, contro le preferenze, contro i politici che hanno fallito

Riceviamo e volentieri pubblichiamo, da Marino Guglielmo, attraverso Toscana Insieme.
Marino Guglielmo ha scritto, in data 10/10/2012:


Con le liste bloccate garantiscono la poltrona ai vecchi della politica. Con le preferenze sostenute da Casini, si torna al passato.
Resta una illusione quella di far scegliere i parlamentari a noi cittadini. 
Non si uscirà mai da questo inganno?
Occorrerebbe una legge elettorale come quella francese, con collegi uninominali, con il doppio turno, dove veramente è il cittadino a scegliere chi mandare in parlamento
Basta con i soliti politici chiaccheroni che non riformano nulla, che pensano solo a mantenere la poltrona.
Noi Italiani siamo dei c*i.
Nessuno più ci protegge: nemmeno i  sindacati, le associazioni dei consumatori, ed altri. Nemmeno il presidente della Repubblica, che dovrebbe far rispettare l'esito del referendum sui finanziamento ai partiti.
Sono tutti interessati a proteggere i propri privilegi.
Tutte le riforme annunciate sono rimaste nei cassetti.
Torneremo a votare con il numero dei parlamentari invariato.
Occorrerebbe una rivolta vera, una presenza fisica davanti a Montecitorio e Palazzo Madama.
Non ne possiamo più con questi politici, che per paura del peggio ora appoggiano Monti, che ogni giorno che passa ci aumenta le tasse fino al punto che falliremo tutti a breve.
Questa è la strada per morire se non si reagisce con decisione.
Addirittura, per la paura di governare in questa situazione, i partiti auspicano un Monti bis: roba da pazzi.
A nessuno di loro interessa più niente.
Sul mancato taglio degli stipendi a burocrati, alti funzionari, magistrati... Ma diamogli pure l'aumento di stipendio, è scritto nella Costituzione! Ma almeno chiediamogli un contributo straordinario del 30% per tre anni!
A noi cittadini pensionati comuni hanno bloccato le rivalutazioni per due anni...
C'è qualcuno che ha il coraggio di proporre di eliminare  queste ingiustizie?
Se c'è, esca allo scoperto.
Verrebbe voglia di non andare più a votare.
Tanto è inutile, con questi partiti, non si potrà mai rinnovare il nostro paese.
Grazie. Mi sono almeno sfogato.


>
> Ci lasciano solo l'illusione che saremo noi a scegliere i nostri
> prossimi capi-bastone, sfruttatori, corruttori:
> http://diversotoscana.blogspot.it/2012/10/la-scomoda-verita-sulle-preferenze.html
>

venerdì 12 agosto 2011

Appello ai libertari, ai federalisti, ai riformatori

Rilanciamo quest'appello, pubblicato da Phastidio.net ai libertari, ai federalisti, ai riformatori, a noi.

Si intitola P.Q.M., abbreviazione che significa "per questi motivi". Elenca solo alcune fra le tantissime promesse liberali, liberiste, libertarie, che sono state tradite.

Tocca a noi, adesso, a quella nostra parte che, anche in Toscana, voleva e vuole ancora rappresentare una alternativa civico-liberale, capace di competere in modo serio e leale con gli amici della parte democratica: togliamo ogni forma di sostegno alle elite che sono sopravvissute all'ombra del carisma berlusconiamo, voltiamo pagina, andiamo avanti.

Ritroviamo freschezza, capacità di innovare, passione civile e amore per la nostra madreterra toscana e per il bene comune di tutta Europa.


sabato 11 dicembre 2010

Dopo il berlusconismo

Sì capisce che sarebbe già pronto a gettarsi nella mischia. Sta già lanciando i suoi strali contro i burocrati che gli hanno impedito di fare le riforme. Addita i traditori. Accusa i faccendieri. Denuncia presunti pifferai, sì lui, che è il re degli incantatori.

E' già tornato a indossare i panni dell'antipolitico, dell'uomo che vorrebbe fare sfracelli e grandi opere, ma non ci riesce, vittima delle congiure di palazzo.

Non sta cercando veramente di mettere insieme una maggioranza per durare. Gli basta formare un blocco d'interdizione contro chiunque altro potrebbe prendere il suo posto.

Non vuole continuare a governare. Cerca piuttosto, ancora una volta, la discesa in campo, uno stato nascente, l'adrenalina della battaglia, bagni di folla, feste elettorali e fuochi d'artificio.

Stavolta, però, oltre al tempo che passa inesorabile, Silvio Berlusconi si troverà di fronte uno scoglio in più.

Non solo i suoi avversari di sempre, che comunque già due volte lo hanno battuto alle elezioni.

Non solo i suoi rivali interni al centrodestra, che stufi di aspettare la fondazione di un vero partito liberale e popolare, stanno provando a farlo senza di lui.

Non solo le regole costituzionali, che lui denuncia come vecchie e logore, ma che non ha mai saputo e forse nemmeno veramente voluto cambiare.

Non solo la delusione generale che nel paese dilaga contro le tante promesse mancate. Anche chi ancora simpatizza con lui è stanco delle troppe promesse che non ha saputo mantenere. Non ha saputo portare in porto non diciamo una rivoluzione liberale, ma neppure quelle minime riforme condivise da tutti e attese da decenni in questa Repubblica. Neppure quella, altamente simbolica e a cui nessuno potrebbe veramente opporsi, della riduzione del numero dei parlamentari.

Oltre a tutti questi, c'è un nuovo pericolo che lo aspetta: non è solo in crisi Berlusconi; è in crisi il berlusconismo, quello che abitava nella maggioranza di noi.

Il berlusconismo era tante cose, non tutte sbagliate.

Sono giuste, crediamo, la speranza federalista e le istanze liberali, liberiste, libertarie, che anzi sono diventate, anche grazie alla fascinazione berlusconiana, patrimonio della maggioranza dei cittadini.

Sbagliata, e anche pericolosa, è stata invece la verticalizzazione della vita politica. Abbiamo consentito la concentrazione di un potere troppo grande in troppe poche mani. Risentiremo a lungo dei guasti dell'obbedienza cieca al leader carismatico.

Giorgio Gaber aveva certamente ragione ad ammonirci ad aver paura non tanto di Berlusconi, quanto del berlusconista che è in noi.

C'era, tuttavia, anche una innocenza nel berlusconista.

Il presidente Berlusconi ha ricevuto la fiducia spontanea, ingenua, in un certo senso infantile, da parte di tanti. Hanno creduto nell'uomo che aveva realizzato così tanto e che di certo, una volta arrivato al potere, non avrebbe avuto bisogno di rubare. Hanno ammirato l'uomo di mondo, che aveva le sue scappatelle, ma che rispettava il senso del pudore, i sentimenti più profondi e anche quel tantino di bigottismo e conformismo che è ovviamente presente nella nostra società. Hanno sperato nell'uomo del fare, che non avrebbe lasciato opere incompiute e problemi irrisolti.

Invece, questo stesso uomo, di cose a mezzo ne ha lasciate parecchie. Ha esibito in pubblico cose di letto e problemi di famiglia, che avrebbe fatto meglio a tenere private. Non è diventato più povero, come accade a ogni uomo ricco che lascia la cura dei suoi affari privati per dedicarsi alla vita pubblica. Nel corso degli anni è stato abbandonato da intellettuali e politici, mentre attorno a lui si sono moltiplicati spregiudicati cortigiani.

L'innocenza di cuore del berlusconista è stata violata.

Il berlusconismo, non importa quante anime di parlamentari saprà convincere o corrompere per impedire la sfiducia in Parlamento il prossimo 14 dicembre, è morto.

Mettiamoci a lavorare, serenamente, per il dopo.

mercoledì 18 novembre 2009

Nostalgia cattiva consigliera

 

La nostalgia è cattiva consigliera di PDL e Lega, specie quella dell'impunità...

di Mauro Vaiani

Venerdì 13 novembre 2009 - Pubblicato sul Tirreno il 18 novembre 2009



Nel 1993 l'immunità parlamentare non fu affatto abolita. Fu solo ammodernata alla sensibilità di un Paese cambiato, che si stava scrollando di dosso la partitocrazia. La decisione fu presa resistendo alle pressioni populiste e ai furori giacobini che esistevano sì in alcuni settori di opinione pubblica, ma che erano soprattutto cavalcati da esponenti politici, alcuni dei quali ci hanno costruito sopra la propria ascesa.
Chiunque, leggendo l'art. 68 della Costituzione, comprende che un membro del nostro Parlamento non può essere così facilmente perseguitato da uno o più magistrati faziosi. E' vero che dopo una condanna passata in giudicato o se sorpreso in flagranza di reato, un parlamentare può essere arrestato, ma – possiamo scriverlo? - ci mancherebbe altro!
Quella del 1993 fu la scelta di chi sognava un Paese con una giustizia giusta, con processi celebrati all'americana, con tempi certi - non di prescrizione, per non farli - ma di inizio, di dibattimento, di espressione della sentenza; con la certezza della pena; dove l'appello è una eccezione e le istanze di legittimità e costituzionalità una eccezione ancora più eccezionale; dove l'innocente viene risarcito; dove chiunque – anche il pubblico ministero - che abbia intentato una causa rivelatasi infondata, sia costretto a risarcire di tasca sua coloro che ha perseguitato.
La stragrande maggioranza del popolo pensò, allora, che se anche i capi romani dei partiti fossero stati soggetti alla giustizia, forse essi si sarebbero impegnati di più per farla funzionare (Speranza, a oggi, rimasta tale. Nda del 21/2/2011).
Temiamo che la nostalgia di un passato in cui esistevano vere e proprie sacche di impunità per i politici, sia una cattiva consigliera, per la maggioranza PDL-Lega. Né porteranno lontano le trovate da azzeccagarbugli, che sottraggono tempo prezioso alle riforme costituzionali attese ormai da decenni. Riforme che possono essere l'occasione per svelenire il clima e dimostrare che si è in grado di realizzare le promesse elettorali. Le sole, peraltro, che potrebbero consentire di introdurre in Costituzione una qualche forma di maggiore e temporanea immunità per il capo del governo, per proteggerlo dall'accanimento giudiziario a cui è sottoposto dal momento della sua entrata in politica, quindici anni or sono.



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