Un discorso diverso in Toscana, per chi crede, in questa nostra madreterra, in questa fugace vita, in qualcosa di diverso
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martedì 16 settembre 2025

Contro le mega-asl in Toscana


APPELLO A TUTTI I CITTADINI E LE CITTADINE DELLA TOSCANA 
FIRMATE 🖊️ PER IL REFERENDUM CONSULTIVO SULLA SANITÀ:

OBIETTIVO, 35.000 FIRME - Ne mancano ancora la metà!

Il quesito referendario chiamerà i cittadini toscani a rispondere alla seguente domanda: “Siete favorevoli alla proposta volta a rivedere l’attuale assetto del Servizio Sanitario Regionale incentrato in tre Aziende Unità Sanitarie Locali (AUSL) di area vasta, come previsto dalla legge regionale toscana n. 84/2015 (“Riordino dell’assetto istituzionale e organizzativo del sistema sanitario regionale. Modifiche alla l.r. 40/2005”), al fine di assicurare una maggiore diffusione delle AUSL sul territorio, organizzandole su base provinciale?”

E' importante rivedere radicalmente questo eccesso di centralismo. Devono tornare unità sanitarie locali autonome, nel quadro della scelta - a parole da tutti condivisa - di riportare la sanità vicino alle persone, di avere punti di riferimento diffusi su tutto il territorio: ambulatori di vicinato, case della salute distrettuali, ospedali anche nei territori periferici, ad affiancare i tre grandi ospedali universitari principali (Careggi a Firenze, Cisanello a Pisa, le Scotte a Siena).

Si può e si deve firmare.

Negli uffici URP di molti comuni ci sono i moduli.

Informatevi partendo da qui:

https://www.facebook.com/profile.php?id=61579419887394

Il referendum unisce persone di tutto lo spettro politico della Toscana. Cittadini dall'estrema sinistra all'estrema destra, per dirla in modo semplice. Mancano i "big", però... Con qualche eccezione, per fortuna, dal mondo civico:


Segnaliamo l'impegno dell'amico Andrea Ulmi - candidato di punta della lista MODERATI-CIVICI alle regionali toscane - e uno dei sostenitori del referendum contro le mega-asl (maggiori informazioni cliccando qui)






 

 

 

domenica 30 marzo 2025

Incontriamo una nuova generazione di leader civici della Toscana

 


Sabato prossimo, 5 aprile 2025, a partire dalle 9.30, presso l'Hotel Hilton Florence Metropole, una nuova generazione di leader civici toscani si presenta pubblicamente, annunciando l'avvio di un lavoro comune per un'altra Toscana.

L'albergo che ospiterà l'evento si trova in Via del Cavallaccio, nel rione di San Bartolo a Cintoia, zona nota per la multisala e perché lì s'incontrano lo stradone verso l'Indiano e la FI-PI-LI. La torre dell'hotel è ben visibile anche a distanza.

Promuovono l'iniziativa civismi di differenti storie, culture, territori. Ne ricordiamo solo alcuni: Giovanni Bellosi (Scandicci Civica), Francesca Marrazza e Riccardo Galimberti (RiBella Firenze), Anna Ravoni e Renzo Luchi (Cittadini per Fiesole), Federico D'Anniballe (Insieme Cambiamo Ponsacco), Claudio Lucii (Vivi Poggibonsi), Pierluigi Piccini (Per Siena), Marta Mancianti (consigliere provinciale Patto Civico Arezzo), Francesco Carbini (Agorà - Liste Civiche Sangiovannesi), Marco Donati (Scelgo Arezzo), Enrico Buoncompagni (Movimento Civico Fare Ora Figline-Incisa), Andrea Ridi (Più Certaldo), Marco Cannito (Città Diversa - Livorno), Ione Orsini (Un Cuore per Vecchiano). Secondo Mauro Vaiani, garante di OraToscana (realtà in rete con Autonomie e Ambiente e con EFA), questo nuovo dialogo interterritoriale fra civismi può risvegliare la partecipazione, frenare l'erosione della democrazia, rigenerare le autonomie personali, sociali, territoriali.

Nella mattinata si ascolteranno due contributi da fuori Toscana: Stefano Rolando, studioso e accademico che si è fatto promotore di un "buon civismo di scopo" ancorato ai valori della Costituzione; Giampaolo Sodano, giornalista e promotore della Federazione Civici Europei (una delle esperienze pionieristiche di collaborazione interterritoriale fra civismi e movimenti politici locali). Seguiranno interventi da diverse delle liste e dei gruppi civici locali che hanno promosso l'evento.

Concluderà i lavori uno degli amministratori civici più autonomi, dinamici, operosi e competenti della Toscana: Giorgio Del Ghingaro, sindaco di Viareggio.

 


 

domenica 22 settembre 2024

Civici in festa a Scandicci

 


L'associazione politica comunale "Scandicci Civica", animata da Giovanni Bellosi e protagonista di un importante affermazione elettorale nelle ultime amministrative del proprio comune, ha organizzato "Civici in festa" ieri e oggi, 21 e 22 settembre 2024, in piazza Guglielmo Marconi. Questa due giorni di incontri, amicizia, condivisione conferma che il civismo toscano è più vivo che mai.

Hanno portato una testimonianza, fra gli altri, Claudio Lucii (Poggibonsi), Enrico Buoncompagni (Figline e Incisa Valdarno), Renzo Luchi (Fiesole), Riccardo Galimberti (Firenze), Mauro Vaiani (Prato, garante di OraToscana e dirigente di Autonomie e Ambiente), Anna Ravoni (per dieci anni sindaca civica di Fiesole).

Nella loro diversità di storia personale e formazione culturale, queste persone stanno animando il dialogo regionale "La Toscana dei Cittadini", mantenendosi autonomi sia dal centrosinistra che dal centrodestra. Non è solo il rifiuto di un bipolarismo coatto, che non produce più alternative, ma solo alternanze di ceti politici al potere locale. Questa nuova stagione di civismo toscano rivendica un'identità nitidamente distinta dai partiti nazionali, per mettere avanti a tutto le attese della gente e la buona amministrazione.

I cittadini hanno il diritto di costituire formazioni politiche locali - veri e propri "partiti" comunali - secondo l'art. 49 della Costituzione. Si può "determinare la politica nazionale" lavorando autonomamente dal basso, dal proprio quartiere, dal paesino, dal comune, dalle relazioni interterritoriali e dalla dimensione regionale, senza lasciare che tutto venga deciso dai "cari leader" dei partiti del centralismo.

È a livello comunale che si devono assolvere le funzioni amministrative primarie, secondo l'art. 118 della Costituzione, dando piena attuazione a un antico, prezioso, umanissimo principio di sussidiarietà. Le persone devono poter trovare, quando possibile addirittura andando a piedi, tutto ciò che serve loro: ambulatori, servizi, scuole, buon cibo, acqua pura, sicurezza.

In questa eterogenea famiglia di civismo autonomo e autonomista sta emergendo una resistenza contro il progetto della "multiutility" regionale toscana. 

Rileggendo e cercando di attualizzare l'art. 43 della Costituzione, ci si domanda se davvero abbia senso concentrare in una unica azienda toscana (di diritto privato ancorché a capitale prevalentemente o anche integralmente pubblico) tutti i servizi essenziali, le fonti di energia, i monopoli naturali del ciclo dell'acqua e del riscaldamento, la raccolta dei rifiuti, le reti di comunicazione digitale e chissà cos'altro.

Questa "azienda" diventerebbe un "grande fratello" della Toscana. Svuoterebbe di poteri e risorse la regione, le province, le associazioni fra comuni, i comuni stessi. È un pericolo per chi crede nella democrazia, nel pluralismo, nelle diversità, nella prossimità.

Una tale concentrazione di potere e di risorse non ha nulla di sociale o liberale, popolare od ecologista.

Poiché la filosofia della "multiutility" è al momento egemone sia nella sinistra che nella destra, chi ha qualche dubbio in proposito si deve organizzare, nel modo più inclusivo e innovativo possibile.


lunedì 24 aprile 2023

Un affettuoso ricordo di Sergio Salvi, pioniere di autogoverno

 

Abbiamo saputo oggi pomeriggio, 24 aprile 2023, della scomparsa di Sergio Salvi, avvenuta ieri, domenica 23 aprile.

E' stato uno scrittore colto, prolifico e visionario di autogoverno, a partire dai diritti dei popoli senza stato, fino al sostegno degli autonomismi in tutte le possibili declinazioni.

Della sua cultura, del suo lavoro per il Comune di Firenze, del suo impegno autonomista pionieristico ai tempi delle liste Federalismo alla fine degli anni '70, dei suoi libri, troverete notizie nella sua pagina Wikipedia e nel commosso commiato che gli ha dedicato la famiglia di Autonomie e Ambiente.

Qui mi prendo il privilegio di un affettuoso ricordo personale.

Ci conoscevamo da tanto tempo, per il comune interesse per le autonomie, ma non credo di sbagliare se scrivo che eravamo diventati veramente amici quando abbiamo cominciato a frequentarci ai tempi del Comitato Toscani per il No alla riforma Boschi-Renzi-Verdini, nel referendum costituzionale del 2016.

Il 17 marzo del 2018 facemmo insieme una trasferta a Riccione a trovare gli amici autonomisti del MAR (Movimento per l'Autonomia della Romagna), che tenevano un convegno sulla salvaguardia della loro lingua madre romagnola (la foto di corredo del post risale a quella missione in cui lo accompagnai).

Durante il viaggio, Sergio Salvi mi accennò a un volumetto di fine ottocento, uscito precisamente nel 1871, intitolato "Maestro Domenico", scritto da Narciso Feliciano Pelosini. Nonostante l'autore fosse una persona benestante e con una qualche influenza politica, pubblicò il suo racconto sotto lo pseudonimo di Giovan Paolo d'Alfiano. Perché tanta cautela? Perché era una fiaba antirisorgimentale, antisabauda, anti-italiana.

Le poche cose che mi disse Sergio Salvi m'incuriosirono. Mi procurai e lessi il libretto. La storia contiene degli spunti polemici contro lo stato sabaudo che qualsiasi persona affezionata alle tradizioni di autogoverno toscano potrebbe apprezzare (ma ha anche dei toni un tantino reazionari). Però, con candore, ammetto che l'avventura del maestro Domenico ha scatenato dentro di me l'intuizione di raccontare una storia in qualche modo speculare, anche se totalmente opposta: il mio Cosmonauta Francesco.

Purtroppo non ho fatto a tempo a far leggere a Sergio Salvi il mio romanzo, in cui ovviamente lo cito per quello che è stato: un pioniere di una mentalità orientata all'autogoverno. 

Tuttavia, grazie a Sergio Salvi, per quello spunto e per tanti altre di cui era inesauribile sorgente.

Riposi in pace, nel seno della Provvidenza.

Mauro Vaiani

 


 

 

venerdì 30 dicembre 2022

Tener desta la speranza anche nel 2023

Grazie all'attivismo e al candore degli amici di Vecchiano, cuore pulsante del nostro civismo ambientalista e autonomista per la Toscana, abbiamo un messaggio di auguri per un sereno 2023: è il nostro tempo, è il momento di essere, insieme, una grande rete di amicizia e di impegno per la nostra terra, per la salute, per le autonomie personali, sociali, territoriali. Siamo speranza ora, ora qui in Toscana, anzi in ciascun paesino e vicinato della Toscana. Lo diciamo soprattutto ai giovani: facciamo la nostra parte quartiere per quartiere, borgata per borgata, perché questo è l'unico modo per fare il bene della Toscana, della Repubblica, dell'Europa, della pace e della vita in tutto il pianeta. Auguri!

Qui alcuni link per scambiarsi saluti, auguri, proposte e annunci di impegno personale:

https://t.me/OraToscana - la rete civica ambientalista autonomista della Toscana

https://t.me/Forum2043 - il luogo di studio aperto presso Autonomie e Ambiente, contro il centralismo, per proiettare nel futuro gli ideali di Chivasso e la promessa di una Repubblica delle autonomie personali, sociali, territoriali

Un Cuore per Vecchiano - la pagina Facebook

 

 



 



giovedì 8 aprile 2021

Una doverosa critica a Giani

 


Il presidente della Toscana, Eugenio Giani, si merita le critiche che lo stanno raggiungendo in questi giorni. Farebbe bene ad ascoltarle. Gli staff della sua amministrazione, in particolare quelli dell'Assessorato alla sanità, diano immediati segnali di averle ascoltate.

Molti c.d. fragili in attesa di un vaccino anti-Covid-19 nelle ultime ore hanno ricevuto un SMS che li invita a pazientare e promette loro che saranno chiamati e non dovranno più partecipare alla lotteria dei "clicche" sul portale https://prenotavaccino.sanita.toscana.it/. Ci auguriamo che sia vero.

Tra i più severi critici si contano, oltre agli attivisti civici, ambientalisti e autonomisti, medici di famiglia, lavoratori della sanità territoriale, esponenti di comitati (come il Coordinamento toscano per la difesa della Costituzione o il CREST, Comitato regionale emergenza sanità toscana). Saranno ascoltati? Ce lo auguriamo.

E' stato un grave errore iniziare a vaccinare senza uno screening di chi era già stato malato. Del virus sappiamo di certo poco, ma di sicuro chi si è già ammalato ed è guarito, non può essere messo in fila come gli altri per un vaccino.

E' stato sbagliato aprire un portale online offrendo poche migliaia di posti a un pubblico di interessati che si contava a centinaia di migliaia di persone. Non c'è bisogno di essere esperti informatici o di logistica per capire che questo avrebbe generato solo disastri.

E' stato folle vaccinare intere categorie, come personale amministrativo, familiari di dipendenti e persone giovani (compresi avvocati che non frequentano le carceri,  insegnanti che non insegnano, giovani infermieri e tirocinanti medici non ancora al lavoro). Questa scelta ha distratto dal concentrarsi sulle uniche persone a cui vale davvero la pena di dare questi vaccini sperimentali: cittadini ultra settantenni e soggetti fragili.

Aggiungeremmo che è mancata una visione, una capacità di guardare le cose in modo diverso, dal basso e dalle periferie. E' per questo che esistono le autonomie, per pensare e fare qualcosa di diverso dal pensiero unico che viene dal centralismo autoritario. Noi, al posto di Giani, avremmo per esempio sperimentato la vaccinazione di massa in alcune aree circoscritte e naturalmente isolate, come le isole dell'arcipelago toscano o alcune comunità montane. Questo al fine di metterle in sicurezza, considerando che sono lontane dai grandi centri sanitari, e per sperimentare, d'accordo con le popolazioni e le autorità locali, la creazione di isole "bianche", a cui consentire, al più presto, il ritorno a una vita normale.

E' evidente che Giani si trova a operare in una situazione già critica, a causa delle sciagurate scelte del passato: indebolimento dei servizi territoriali, un costoso accentramento (come dimenticare le convenzioni Astaldi per i quattro nuovi ospedali, finite nel mirino della Corte dei Conti?), l'eccessivo spazio dato alle strutture private, la poco oculata espansione dei servizi “intra moenia”. Proprio per questo sarebbe giunto il tempo di ascoltare, riflettere, innovare.

Ci piacerebbe che il presidente Giani, da poco eletto, trovasse il tempo di incontrare e ascoltare il nostro mondo civico, ambientalista, autonomista, delle periferie e degli umili, 

Senza complessi d'inferiorità, possiamo dirlo ad alta voce: le nostre idee sono ancorate al futuro e al bene di tutti, molto di più di quelle che dominano nei palazzi del potere regionale e centrale.


giovedì 11 marzo 2021

Una capziosa sentenza contro il cibo toscano nelle mense

 


 

Una brutta sentenza, contro la Toscana, la numero 31/2021 della Corte Costituzionale. Relatore il "dottor sottile" del centralismo, Amato. Presidente il giudice Coraggio.

E' stata colpita al cuore la legge regionale 10 dicembre 2019, n. 75, che aveva previsto norme per incentivare l’introduzione dei prodotti a chilometro zero provenienti da filiera corta nelle mense scolastiche.

La sentenza è scritta in modo capzioso: la Corte non ha potuto negare frontalmente l'interesse pubblico a privilegiare il cibo locale, né può negare il potere regionale di regolamentare un servizio pubblico locale, né può invocare il solo dispiegarsi della libera concorrenza, al quale sono ammesse eccezioni per motivi ambientali e sociali, anche nell'ordinamento europeo; allora ha abilmente attaccato il diritto della Regione a privilegiare prodotti originati entro i propri confini amministrativi. Confini che peraltro sono una ineludibile circoscrizione della responsabilità di chi organizza servizi pubblici. Non si capisce infatti come la Toscana possa in alcun modo influenzare la produzione di cibo più sano oltre i propri confini. E' anche dubbio, se possiamo permetterci, che un regime di favore per il cibo locale debba essere normato a livello nazionale od europeo, ma qui il discorso ci porterebbe troppo lontano.

Questa continua superfetazione di norme e sentenze, sempre a sfavore della sussidiarietà e delle autonomie locali, come è stato detto da fonti più autorevoli di questo blog, deve finire.

Non bastano le riserve giuridiche e scientifiche, come quelle espresse dalla prof.ssa Claudia Tubertini, purtroppo. Riconosciamo che è necessaria una rivolta popolare e una grande iniziativa politica per difendere le autonomie locali.



domenica 14 febbraio 2021

Autonomie e Ambiente, anche in Toscana

I media conformisti ci ignorano. Le reti sociali non sono più accoglienti, per il movimento civico, ambientalista e autonomista della Toscana. Siamo costretti a lasciare Whatsapp (anche per colpa nostra, dell'eccesso di chiacchiere senza costrutto). Siamo in molte cose divisi, inariditi, dispersi. Tuttavia non molliamo.

Ascoltate, se potete, questa intervista di Mauro Vaiani alla piccola emittente svizzera Radio Onyx: https://youtu.be/HVH76FFh_vg.

Leggete, se potete, questa lettera che Mauro Vaiani ha scritto oggi ad alcuni attivisti del movimento civico, ambientalista e autonomista della Toscana, di tutte le sue componenti:

https://mailchi.mp/27768c919636/tutto-cambia-fuorch-la-nostra-scelta-civica-ambientalista-autonomista?e=e1759708ac

Massimo rispetto per i dubbi, le angoscie, le speranze, i sogni, gli incubi di tutti, ma alla fine bisogna decidersi. O si continua a lottare per la Repubblica delle Autonomie e per l'Europa delle Regioni, contro le torsioni centraliste e autoritarie (non solo in materia sanitaria), oppure hanno vinto le elite della finta democrazia e delle sue leggi elettorali ingiuste, del centralismo italiano ed europeo, delle catene del debito, dell'omologazione culturale, del globalismo genocida ed ecocida.

E' stato un buon San Valentino? Insomma, vero? Animo! Teniamo desta la speranza.

Ognun di Ferruccio, abbia il cuore, la mano


lunedì 8 febbraio 2021

Svendono anche Boboli e Belvedere


 

Aderiamo tutti all'appello per evitare la svendita anche di Boboli e Belvedere, in relazione agli affari che società anonime di capitali, estranee alla nostra città, vogliono fare su Costa San Giorgio. Firenze è già stata abbastanza svenduta e sventrata da cantieri vergognosi come il Buco Foster e il minacciato nuovo treno-tram sui Viali. Ora basta!

Ci ha raggiunto attraverso Italia Nostra Firenze. Si era mossa anche l'associazione Idra. Ci aveva già segnalato l'iniziativa Fabrizio Valleri, referente di Libera Firenze. Le adesioni si moltiplicheranno, perché credo che i cittadini di Firenze, almeno quei pochi sopravvissuti che vivono in centro, si stiano rendendo conto che la giunta Nardella non ne azzecca una. Continua a mettere in pericolo i beni comuni, a disprezzare la vita rionale, a calpestare la storia. 

Il 31 ottobre 1737 l’Elettrice Palatina Anna Maria Luisa e Francesco Stefano di Lorena, appena nominato Granduca di Toscana stipularono il famoso Patto di famiglia perché i beni artistici e culturali di Firenze rimanessero a disposizione di tutto il popolo. Si staranno rivoltando nella tomba, di fronte agli attuali processi di privatizzazione e signorilizzazione del centro storico di Firenze. La giunta di Napoleone Nardella ha veramente superato ogni limite. Visto che siamo anche in mezzo a una crisi drammatica, in tempo di pandemia, dobbiamo mobilitarci per cacciarla e sostituirla con una giunta di salute pubblica! 

Questo è il testo integrale dell'appello, con la mail a cui mandare la propria adesione:

Manifesto Boboli-Belvedere 

febbraio 2021 

Nel cuore del Centro storico Unesco di Firenze risulta essere stato accordato dall’Amministrazione comunalecon l’adozione di una Variante urbanistica del tipo ‘semplificato’ e con l’esclusione del procedimento di Valutazione Ambientale Strategica - il primo via libera ad una gigantesca ipotesi di trasformazione proposta da un facoltoso privato accanto al Giardino rinascimentale di Boboli, a Palazzo Pitti e al Forte Belvedere, sulla collina che dirimpetto ospita la Villa e il Giardino Bardini. Il caso è salito oramai all’attenzione dell’opinione pubblica nazionale. L’intervento porterebbe infatti ad una ristrutturazione edilizia profonda e al cambio radicale di destinazione di un vasto complesso di ambienti ex conventuali di origine medievale e di qualità architettonica elevata, già per decenni sede di una Scuola di Sanità militare, incastonato nel grande mosaico dei beni fra i più cari ai fiorentini e al mondo intero. Sui suoi oltre 16.000 metri quadri di superficie si prospetta, per una quota vicina al 90%, la realizzazione di una imponente struttura ricettiva di superlusso. Apparentemente indispensabili, stando al disegno presentato al Comune di Firenze, ingenti scavi per far posto in sotterraneo, nel fragile ‘Poggio delle Rovinate’ (un toponimo che racconta le caratteristiche idrogeologiche dei luoghi), a parcheggi, a un tunnel carrabile, a magazzini e servizi. E, ancora, a beneficio della ricca clientela attesa nei 300 posti letto programmati, si ipotizzano collegamenti meccanici con l’albergo (funicolare? cremagliera? ascensore inclinato?) da Palazzo Pitti e Giardino di Boboli, con servitù di passo incompatibile con tali proprietà demaniali, e da Forte Belvedere sulla cresta della cinta muraria che delimita il confine col Giardino.

In cambio, la collettività riceverebbe accesso agli ambienti restaurati di pregio storico, artistico e architettonico del complesso. Ma non si trova traccia, nell’avallo di Palazzo Vecchio, di alcuna precisazione circa i tempi, le modalità e le condizioni di questa ipotesi di fruizione. Mentre gli stessi uffici tecnici comunali che si occupano di mobilità hanno escluso categoricamente che si possa intervenire su questo spicchio di Firenze, minacciato di divenire epicentro di una cantierizzazione pesante, sotto ogni riguardo difficilmente sostenibile. La collina di Belvedere è peraltro, nel panorama fiorentino, una fortunata eccezione: la consistente pendenza della Costa San Giorgio lungo il crinale e la distanza dai flussi turistici di massa della dolce e tortuosa Via San Leonardo, dai piedi del Forte Belvedere ai viali del Poggi, permettono a questa viabilità di vivere e far vivere una condizione particolare. Qui rimane possibile passeggiare godendo di ritmi e percezioni visive, sonore e olfattive ancorate alla storia dei luoghi e all’identità dei manufatti e dei muri, intonacati e istoriati con geometriche fantasie di graffiti. 

Appaiono, questi, valori che conviene assolutamente preservare, difendendoli da una penetrazione di massa ispirata al modello turistico speculativo che fino alla vigilia della pandemia ha segnato Firenze.er tutti questi motivi consideriamo importante e urgente che l’Amministrazione comunale adotti un provvedimento di sospensione dell’iter della Variante urbanistica in questione, ed apra un dibattito pubblico che permetta alla cittadinanza, all’associazionismo e agli esponenti del mondo della cultura, lasciati di fatto all’oscuro delle caratteristiche dell’intervento proposto e impossibilitati, a questo punto del procedimento, a intervenire col contributo delle proprie osservazioni, di recuperare il terreno perduto in fatto di conoscenza, trasparenza e partecipazione alle decisioni che toccano un contesto così prezioso della città storica.

* * * 

PER ADESIONI scrivere all'Architetto Giorgio Galletti (attuale consulente per il Giardino Bardini e già direttore del Giardino di Boboli), alla sua mail giorgiogalle10 dot gmail dot com (la scriviamo così per ridurre gli spam; così i robot e le persone troppo pigre lo disturberanno un po' meno).

Potete scrivere anche a noi, qui, sul blog di Diverso Toscana.


martedì 2 febbraio 2021

Ognun di Ferruccio abbia il cuore, la mano

Ci rivolgiamo a coloro che credono nelle liste civiche, ambientaliste, autonomiste, come Libera Firenze, come Un Cuore per Vecchiano, come Pratomagno Sostenibile, come Per Siena; a coloro che si sono spesi per tentare di cambiare la politica toscana, mettendo in campo i propri corpi e i propri soldi, non chiacchiere, attraverso le liste di Patto per la Toscana, Orgoglio Toscano, Toscana Civica; a coloro che credono nei principi localisti, territorialisti, autonomisti della Costituente Libera Toscana; a coloro che sono disponibili a fare rete, in tutta Italia, in Europa e oltre, con Autonomie e Ambiente, per l'autogoverno di tutti dappertutto.

 

Museo Francesco Ferrucci, a Gavinana (foto M.Vaiani, 2021)


A tutti ci permettiamo di ricordare che nessuno che ha messo mano all'aratro e poi si volge indietro, è adatto per questa grande opera politica dell'autogoverno, che è una incredibile fatica (non è per tutti) ma anche una grande storia d'amore (anche questa non è per tutti).

Il mondo cambia continuamente e se non fosse stato per la pandemia sarebbe stato qualcos'altro. Chi ha principi profondi e capacità di pensiero e di azione coerenti, non ha paura. Un verso troppo poco conosciuto del Canto degli Italiani recita ognun di Ferruccio abbia il cuore, la mano. Ispiriamoci all'eroe della Repubblica Fiorentina o almeno cerchiamo di non essere maramaldi.

Non i blog della controinformazione, ma la stampa internazionale più moderata e paludata, è piena di critiche feroci alla gestione della pandemia da parte della OMS, al fiasco sui vaccini della Unione Europea (che ha incrinato l'immagine della Commissione "Ursula"), al disastro degli acquisti centralizzati del supercommissario Arcuri. Afferriamo quest'attimo! E' più che mai il momento di essere rigorosi e preparati attivisti contro il centralismo autoritario.

Tutte le grandi potenze del mondo sono messe sotto accusa, dai loro cittadini, perché sono magna latrocinia, colpevoli di centralismo, autoritarismo, militarismo, colonialismo interno ed esterno. I disastri interni e internazionali commessi dalle maggiori potenze come (in ordine di grandezza demografica) Cina, India, Stati Uniti d'America, Indonesia, Pakistan, Brasile, Nigeria, Russia, Giappone, Messico, Filippine, Egitto, Etiopia, Iran, Myanmar-Birmania, gridano vendetta e non resteranno senza conseguenze, nell'era della mobilitazione sociale di reti globali di cittadinanza attiva.

Il centralismo continua a collezionare fiaschi clamorosi e spesso criminali. Anche noi, quindi, che vogliamo essere Liberi Toscani, dobbiamo fare la nostra parte.

Per coloro che sono interessati, a un pensiero globale anti-globalista e a una azione locale in prima persona, segnaliamo l'apertura di una modesta iniziativa di collegamento tra Liberi Toscani che vogliano candidarsi a guidare il cambiamento civico, ambientalista, autonomista nel proprio quartiere, rione, frazione, paese. Per maggiori informazioni scriveteci.

Bona Candelora, il giorno in cui si scruta il cielo per capire se dell'inverno siamo fòra.


giovedì 26 novembre 2020

History Repeating - La storia si ripete?

C'è dell'iperbole ovviamente in questo video, con la giusta ironia. Grazie a Renzo - Lorenzo, dj, creativo, videomaker e autentico X-man di Prato in Toscana - per questo suo tocco di grazia.

La critica radicale del centralismo autoritario non riguarda solo quello che si ammanta di "nazionalismo italiano", ma anche coloro che si atteggiano a vestali di "europeismo" e "globalismo". 

Non critichiamo solo l'immenso potere che si è accumulato nelle opache cabine di regia di Palazzo Chigi, della Protezione Civile, del Ministero della Sanità, della Commissione Europea, ma anche il populismo inconcludente dei "cari lider" della opposizione se-dicente di "centrodestra", i quali - ce lo hanno già dimostrato perché sono in politica da decenni, i vari Salvini e Meloni - se fossero al potere non sarebbero molto diversi dai membri del gabinetto Conte. 

La nostra speranza è guardare ai paesi più piccoli, più decentrati, più partecipati, più coesi, fondati su massicce dosi di senso civico e corresponsabilità, nella libertà e nell'autogoverno di tutti, dappertutto, dalla Svizzera alla Svezia, dal Costarica a Taiwan.

Mentre finalmente si intravede la fine del 2020, annus horribilis, con questa creazione di Renzo vi auguriamo ogni bene per le imminenti feste, dalla Festa della Toscana del 30 novembre prossimo a tutte quelle che seguiranno.

 

venerdì 16 ottobre 2020

No a questa tramvia antifiorentina


 

Continua il nostro impegno politico contro la tramvia che si è voluta imporre a Firenze, Scandicci, Novoli, Peretola e che ora si vorrebbe estendere, distruggendo altre porzioni dei viali del Poggi e stravolgendo la vita di interi rioni e paesi, anche a Bagno a Ripoli, a Sesto Fiorentino, a San Donnino e oltre.

Il No a questa tranvia è e deve restare un patrimonio trasversale, sul quale far crescere la consapevolezza di tutti i cittadini. Noi facciamo riferimento agli approfondimenti e alle attività di Italia Nostra e del Coordinamento Ferma Tramvie, al quale alcuni di noi hanno aderito a titolo personale – dato il suo carattere “apolitico” - ed alle osservazioni da questi presentate.

Nella vita politica cittadina per noi resta come principale nodo di resistenza contro questo modello di tramvia la piccola-grande esperienza di Libera Firenze, lista civica, autonomista, ambientalista. 

Insieme a Fabrizio Valleri, già candidato sindaco di Libera Firenze e punto di riferimento di essa, dobbiamo andare avanti e tener alta la guardia.

Se i progetti sbagliati di tramvia sembrano rallentati, è solo perché la crisi sanitaria ed economica causata dalla pandemia ha spazzato via il turismo di massa e sta frenando gli appetiti immobiliari. Sfruttamento turistico e speculazione edilizia, del resto, erano e sarebbero ancora le due ragioni principali per cui gran parte della classe dirigente fiorentina (e purtroppo anche le amministrazioni di Sesto Fiorentino, Bagno a Ripoli e, in parte, Campi Bisenzio) hanno sposato questo progetto assurdo. Per conformismo, o per avidità, si è impedita ogni riflessione critica sugli errori commessi nella progettazione e realizzazione delle linee Scandicci-Firenze-Careggi (T1) e Firenze-Peretola (T2), che pure sono evidenti.

Si guardi, per esempio, questo spot del comune di Sesto Fiorentino sul progetto di allungamento della T2 fino al centro di Sesto. Vorrebbe essere trionfalistico, eppure chiunque abbia mai fatto il pendolare nella Piana, chiunque abita nelle zone interessate, chiunque sia già oggi un utente della tramvia, può capire al volo che si tratta di un tracciato a S lungo, insensato e disegnato non per la gente, ma per servire degli interessi. Solo chi avesse intenzione di fare "airbnb" o di costruire alberghi nelle immediate vicinanze di questo prolungamento, può in qualche modo appoggiarlo. Un intervento, per di più, stupidamente in concorrenza con il treno, che già oggi e molto più velocemente, può portare un sestese in centro a Firenze. Guardatelo e fatevi la vostra opinione:

https://www.facebook.com/watch/?v=770338936842028/

Pubblichiamo inoltre qui, integralmente, perché resti agli atti, un intervento che fa il punto della situazione a oggi (lo abbiamo ricevuto il 14 ottobre 2020), scritto dagli architetti Francesco Re e Paolo Celebre, che hanno sostenuto tecnicamente le attività di Italia Nostra e del Comitato Ferma Tranvie e che sono stati anche, tra l’altro, con il loro “appello per Firenze” insieme ad altri intellettuali tra i promotori della lista civica Libera Firenze per le elezioni comunali del 2019, ispirando il suo “decalogo discriminante” in 10 punti. 

Tra questi 10 punti del 2019, quello critico sulle tramvie fiorentine è non solo ancora attuale ma anzi meriterebbe di essere urgentemente ripreso, da più parti, in modo il più possibile trasversale, dato l’avanzarsi degli adempimenti, rallentati solo dal Covid-19.


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FACCIAMO CHIAREZZA

Nell’intervista rilasciata a Pasqua il sindaco di Firenze diceva che “…Sulla tramvia abbiamo avuto sempre una forte quota di fiorentini, ma anche un notevole apporto di turisti che ha consentito di raggiungere il break even [pareggio], cioè gli obbiettivi finanziari e gestionali. Ora cambia il mondo e dovremo ridiscutere tutto”.

Due settimane dopo, intervistato da Lady Radio, dichiarava che il Comune, per rispettare il contratto di project financing, avrebbe dovuto sborsare 8 milioni di euro per quest’anno. Con il calo di passeggeri prodotto dal Coronavirus l’equilibrio finanziario che reggeva la gestione delle due linee doveva essere rivisto.

L’8 luglio un comunicato stampa del Comune ci informava che era stato raggiunto un accordo transattivo con il concessionario relativo alla richiesta di arbitrato di 470 milioni avanzato a suo tempo dalla Tram di Firenze per lavorazioni aggiuntive e oneri per ridotta produzione. A fronte dei 470 milioni inizialmente richiesti l’importo passava a 2,5 milioni.

Ne derivano alcune domande.

  • Non dovrebbe esser fatta luce su un importo di transazione che passa dal 142% al 13% della spesa ?

  • A quali condizioni la società concessionaria rinuncia ai 282 milioni richiesti nel 2017 e ai 188 del 2019 ?

  • Davvero, come afferma il Comune, il risparmio di 5,2 milioni registrato a fine lavori e le penali applicabili al concessionario giustificano questo repentino accomodamento ?

Il 3 settembre il Sole 24 Ore riferiva sulla volontà del Comune di uscire dal vecchio project financing utilizzando i soldi del Recovery Plan per azzerare la quota di finanza privata e alleggerire i costi sul bilancio comunale, mediante una completa copertura dell’investimento con soldi pubblici. Per Firenze si parlava di 2,5 miliardi, relativi a 120 opere grandi e piccole e con diversi stadi di avanzamento. Tra queste le nuove linee del tram: Piazza della Libertà-Bagno a Ripoli; Piazza della Libertà-Rovezzano; Aeroporto-Sesto Fiorentino; Firenze-Piagge-S.Donnino.

Anche in proposito le domande non mancano.

  • In caso di uscita dal project sarà la stessa Tram di Firenze a condurre la progettazione dell’opera ?

  • Quale sarà la società che realizzerà la V.A.C.S. la Variante al Centro storico per Lavagnini, Libertà e S. Marco ?

  • Quanto è esposto il Comune con Gest, società che gestisce il servizio, relativamente alla soglia minima di passeggeri/anno prevista dal contratto, tenuto conto della drastica contrazione nel periodo del confinamento sanitario?

Grandi cambiamenti sono in corso nel campo della mobilità. A causa dell’epidemia i modi di trasporto individuale risulteranno più sicuri, mentre lo saranno di meno quelli collettivi. I costi di gestione di questi ultimi saliranno mentre crescerà la domanda di modalità individuali o in sharing, economiche ed elettriche.

La capienza massima concessa ad autobus, metropolitane e treni regionali potrebbe passare dall’attuale 80%, sicuro acceleratore di contagi, all'appena più prudente (ed auspicabile) 50%, mentre lo smart working, sceso recentemente a 2,5 milioni, potrebbe risalire verso i 6 milioni di marzo e aprile.

Insomma all’epoca del Coronavirus il trasporto pubblico collettivo costituisce un punto critico e tutto congiura contro la riproposizione di “grandi infrastrutture”, concepite trent’anni fa, come sono ad esempio le tramvie.

Sarebbe più opportuno in questo momento, promuovere una attenta pianificazione dei trasporti, lavorando sulla gestione e preparando un piano della mobilità che adegui il sistema alla rapida evoluzione tecnologica e all’emergenza sanitaria. Su questo punto torneremo con ulteriori riflessioni.

Il documento post Covid “Rinasce Firenze", presentato da Nardella il 27 maggio, ribadisce invece ed accelera l’estensione del sistema tranviario, compresa la novità del tratto di binario fino a palazzo Medici Riccardi, puntando “con ancora maggiore decisione” ad un discutibile primato nazionale per la mobilità elettrica, conquistata attraverso l’estensione di quell’infrastruttura fin nel cuore del Centro storico.

Riguardo alla mobilità green nel documento vi sono molte affermazioni di principio e una insufficienza di misure concrete. L’enfasi sull’estensione del sistema tranviario finisce per ribaltare la gerarchia tra modalità di trasporto, mettendo sullo stesso piano ad esempio tram e treni, relegando di fatto i secondi ad un ruolo secondario.

L’Amministrazione ha del resto sancito lo sbilanciamento a favore del tram opponendo un netto rifiuto alla richiesta di VIA per la linea per Bagno a Ripoli avanzata dalle numerose osservazioni e contributi di decine di associazioni, cittadini e soggetti competenti in materia ambientale (a proposito, la competenza della decisione finale sull’assoggettabilità a VIA della linea 3.2 non è della Regione?).

Recentemente anche l’Ordine degli ingegneri della provincia di Firenze, ha chiesto tra le altre cose, “lo studio di un sistema interconnesso tra ferrovia, tramvia e altri mezzi di trasporto nell’area metropolitana, a partire da un’analisi della domanda sulle principali direttrici”.

Proprio ciò che avrebbe dovuto precedere la realizzazione di qualsiasi linea e che si dovrebbe fare subito. Prima di indebitarsi per completare una rete tranviaria, diventata un puzzle da 2 miliardi di sempre più difficile ricomposizione.

▪ ▪ ▪

Il Comune di Firenze ha lanciato un questionario denominato Firenze Prossima, una campagna di ascolto digitale per immaginare la città del futuro a cui sono invitati tutti coloro che vivono, lavorano, studiano o frequentano quotidianamente la città. C’è un questionario per ognuno dei cinque quartieri da riempire fino al 1° novembre. I risultati, del tutto anonimi, saranno resi noti alla metà del prossimo mese e costituiranno la base per un successivo processo partecipativo in presenza, per la stesura del nuovo Piano Operativo Comunale (l’ex Regolamento Urbanistico).

Vi chiediamo, una volta consultato, di farci sapere il vostro parere. L’iniziativa ha molti difetti, tra i quali, crediamo, l’eccessivo localismo delle domande, l’accentuazione di una visione securitaria della vita di quartiere, e i limiti dei documenti su cui si basa – Documento di avvio del Piano Operativo e Rinasce Firenze – in cui si danno per scontate, con un linguaggio pieno di luoghi comuni, alcune scelte strategiche che scontate non sono. Per di più si tratta di una consultazione informale dei cittadini fatta passare per “partecipazione”, che è tutt'altra cosa, o addirittura per condivisione: un referendum alla rovescia insomma, un plebiscito.

Tuttavia all’interno vi sono anche domande più generali, come il gradimento o meno delle tramvie o dello Scudo Verde che rivestono una certa importanza e per le quali forse un numero significativo di pareri dei firmatari dell’appello potrebbe avere almeno una qualche visibilità, anche in vista di una eventuale partecipazione alle assemblee. Restiamo in attesa del vostro parere per organizzare casomai alcune risposte alle quali attingere.

Francesco Re - Paolo Celebre


martedì 14 luglio 2020

domenica 10 maggio 2020

Postcoronavirus, il tempo della lotta dei territori contro i poteri alti e lontani



Nel postcoronavirus, dopo questa crisi, che ha reso evidente il fracasso della globalizzazione, abbiamo il dovere di rilanciare, insistere sui nostri temi di decentralismo e restituzione di libertà e autogoverno ai territori.
Lavoriamo, incontriamoci, facciamo conoscere le nostre idee, grazie ad Autonomie e Ambiente e alla rete EFA in tutta Europa.
Restiamo aperti a chiunque condivide almeno qualcuna delle nostre idee.
Noi facciamo la nostra parte dalla Toscana e dalla Sicilia.
Altri territori, regioni, popoli facciano lo stesso.
E' il nostro momento.

Palermo - Firenze, domenica 10 maggio 2020

Francesco Marsala - Mauro Vaiani



domenica 16 febbraio 2020

Resistenza dei territori contro il presidenzialismo


Molti di noi siamo tornati a impegnarsi in politica nel 2016, contro le riforme ultracentraliste di Renzi e Verdini, fedeli a una visione che abbiamo coltivato sin da ragazzi, man mano con sempre maggiore chiarezza, fra tanti errori e limiti personali: lasciare alle generazioni future un vero #Autogoverno della #Toscana; all'interno di una #RepubblicadelleAutonomie che somigli alla #Svizzera, non alla Turchia; nel quadro di una nuova confederazione che realizzi gli ideali evocati con i motti #EuropadelleRegioni, #EuropadeiTerritori, #EuropadeiPopoli.
Quindi, assieme a molti movimenti territorialisti, localisti, autonomisti, federalisti, indipendentisti, decentralisti da ogni angolo d'Italia e d'Europa, cominciando dal nostro prossimo raduno di #Udine del 21 febbraio 2020, chiamiamo alla #Resistenza contro la minaccia centralista e autoritaria del #presidenzialismo.
  • No all'elezione diretta del presidente della Repubblica italiana.
  • No all'elezione diretta del presidente del consiglio dei ministri e no a ogni forma di #premierato o #cancellierato.
  • No a una repubblica dominata da un unico #capopolitico o comunque da una cerchia ristretta di padroni dei media e delle risorse.
Diciamo NO, inoltre, a ogni sistema elettorale che, come dice il conformismo dominante nei media italiani e come ripetono spesso #Renzi, #Salvini e #Meloni, ci dica chi ha vinto "la sera stessa dello scrutinio".
Non c'è nulla di facile in questa nuova #Resistenza, perché dobbiamo batterci, da subito, contro l'eterno ritorno del bieco e crudele centralismo italiano, prima sabaudo, poi nazionalista, poi colonialista e guerrafondaio, poi fascista, poi postfascista negli anni della Ricostruzione (che fu anch'essa centralista, concentrata sulle aree industriali del Nord, sulla crescita abnorme di Roma come capitale burocratica e parassitaria, sul neocolonialismo nei confronti del Sud e delle isole).
Solo in parte la bestia centralista italiana è stata tenuta sotto controllo dalla Costituzione, dagli Statuti speciali, dagli Statuti regionali e comunali, dall'architettura della #RepubblicadelleAutonomie, che infine è stata sfigurata dalle cosiddette "riforme".
La bestia non è mai stata completamente legata e oggi è tornata libera, pronta a divorarci.
Ha dominato gli ultimi 25 anni, grazie alla subalternità ad essa da parte di gran parte dei prodiani e dei berlusconiani.
Ha fatto fallire tutti i progetti di decentramento e federalismo, che negli anni novanta avevano il consenso di due terzi della popolazione della Repubblica.
La bestia odia le nostre comunità locali, le nostre culture native, le nostre differenze, la nostra resilienza economica e sociale, il nostro rifiuto del neoliberismo.
Ci odia in quanto non abbiamo mai accettato di essere sufficientemente sudditi delle elite centraliste dominanti.
Ha ottenuto il controllo del processo di unificazione europea e ha prosperato sui guasti della globalizzazione. Tra elite centraliste italiane, europee e globali c'è una alleanza di fatto. Chi non la vede, è perduto!
Ha in ultimo conquistato l'egemonia culturale sulla sinistra con #Renzi (anche i se-dicenti antirenziani sono stati contagiati dalle sirene del centralismo), sul centro con #Salvini, sulla destra con la #Meloni.
Ebbene, non dobbiamo, non possiamo, non vogliamo stare a guardare, subire passivamente, tanto meno arrenderci.
Lotteremo con tutte le forze e fermeremo i progetti di Renzi, della Lega di Salvini, di Fratelli d'Italia e di tutti i loro ascari.
Ne va della nostra buona vita locale, dei nostri beni ambientali e culturali, del futuro delle nostre famiglie, imprese e comunità.
Fermeremo la deriva italiana verso la Turchia e lotteremo per tornare a guardare verso la Svizzera, attaccati ai valori della Carta di Chivasso del 1943, della Costituzione, delle lotte anticolonialiste per l'autogoverno di tutti, dappertutto.




giovedì 13 febbraio 2020

Bocciato l'aeroporto di Peretola



Bocciato l'ingrandimento dell'aeroporto di #Peretola.
Una sentenza storica, scrive - finalmente - la stampa (in passato molto inginocchiata di fronte alle follie dei potenti).
Una grande vittoria dei cittadini, dei comitati, degli attivisti, degli avvocati dello studio Giovannelli di Prato.
Un momento di verità in una società toscana fondata sulla menzogna.
Qui qualche reazione a caldo:
https://www.facebook.com/MauroVaianiProfiloPubblico/posts/10158359275513756/
Qui un approfondimento, per chi ha tempo e voglia:

https://diversotoscana.blogspot.com/2019/03/laeroporto-e-noi-toscani.html


giovedì 25 aprile 2019

Il 25 aprile per me è CTLN


Per noi Toscani, il 25 aprile è la grande esperienza del Comitato Toscano di Liberazione Nazionale, la culla del moderno autonomismo toscano. Buona festa della Liberazione!



 

Per chi volesse ulteriormente approfondire, condivido la celebrazione del 25 aprile fatta dalla Casa del popolo di Mezzana.

martedì 13 novembre 2018

I comuni sono enti autonomi



Dalla Costituzione italiana:

Articolo 114. La Repubblica è costituita dai Comuni, dalle Province, dalle Città metropolitane, dalle Regioni e dallo Stato. I Comuni, le Province, le Città metropolitane e le Regioni sono enti autonomi con propri statuti, poteri e funzioni secondo i princìpi fissati dalla Costituzione.

Lo riproduciamo qui, come memento per coloro che volessero aggirare la Costituzione, imponendo ad altri piccoli comuni toscani, che domenica scorsa, 11 novembre 2018, hanno votato NO alla fusione, una annessione forzata al comune vicino e più grande.

Per chi volesse mettersi al fianco dei comuni che hanno resistito alle unificazioni imposte dall'alto, invitiamo alla lettura di questo intervento, che a sua volta riporta altre testimonianze ed altri materiali.

Un grazie dal profondo del cuore a Michele Bazzani e Paolo Tacconi di Barberino Val d'Elsa, a tutti ma proprio tutti i comitati per il NO, a Sergio Staderini, a Simone Rimondi, a Marco Buselli, per l'impegno che hano profuso in questo dibattito politico ed elettorale.

Spero che qualcuno dei pochi che ci leggono, trovi il tempo e l'energia per lavorare su un progetto ambizioso: una rivoluzione paesana per tutta la Toscana.

PS: Che c'entra Gandhi? Ci piaceva riprodurre, come hanno fatto gli attivisti del NO alle fusioni, uno dei suoi più noti aforismi: prima ti ignorano, poi ti deridono, poi ti combattono, infine vinci. Di fronte alla prepotenza e alla supponenza con cui si sono volute imporre dall'alto le unificazioni dei comuni, l'unica risposta seria e lungimirante è la lotta nonviolenta per lo SWARAJ, un ideale di autogoverno radicale, di tutti, dappertutto.
 

domenica 16 settembre 2018

Ripensamento fra Val di Pesa e Val d'Elsa



I pochi che seguono questo blog, sanno che qui si è creduto molto nella possibilità di autoriforma dal basso dei comuni toscani, anche attraverso le loro unificazioni in comuni più ampi, ma non secondo una logica centralista e verticale, bensì nell'ottica di rafforzare e valorizzare ogni singolo paesino della Toscana (e nelle zone più urbanizzate ogni singolo rione).

Negli anni ci siamo spesi perché, parallelamente con la lotta per l'abolizione delle province, delle prefetture e di tanti altri enti intermedi artificiali o espressione del centralismo, si formassero dal basso - anche a Costituzione e legislazione invariata - dei comuni-comunità, capaci di restituire autogoverno, servizi, qualità e bellezza a ciascuna delle loro frazioni. Lo abbiamo fatto, per esempio, in occasione delle ambiziose consultazioni che hanno riguardato la possibilità di fare un comune unico nel Casentino (2012) o all'Elba (2013).

Dobbiamo ammettere, a distanza di anni, che queste idee giuste sono state stravolte da politiche sbagliate e da politici ignoranti e prepotenti. L'ANCI Toscana ha cavalcato alcune unificazioni comunali di corto o cortissimo respiro, che si sono rivelate un fallimento in termini di difesa della vita dei paesi e delle frazioni. In alcuni casi si sono volute unire coppie di comuni, con la principale preoccupazione di garantire alle amministrazioni uscenti un terzo mandato. La Regione Toscana ha messo dei soldi a disposizione delle unificazioni. Si tratta di mancette rispetto alla quantità di fondi che lo stato centrale ha tolto ai comuni, ma di certo non aiutano una discussione libera e serena.

Infine - e questa è forse la cosa più grave di tutte - il Consiglio regionale della Toscana si è assunto la grave responsabilità di forzare la volontà delle popolazioni locali, violando l'art. 133 della Costituzione. E' successo quando è stata imposta dall'alto la fusione ai comuni di Abetone e Cutigliano, considerando che la volontà popolare espressa dal comune più grande potesse sovrastare la volontà popolare del comune più piccolo.

Una scelta grave, quella del Parlamento toscano presieduto da Eugenio Giani, a cui non è stata ancora data adeguata riparazione.

La prossima tornata di referendum per la fusione dei comuni è prevista per l'11 e il 12 novembre 2018. Fra le comunità chiamate a pronunciarsi ce ne sono due che conosciamo un po' meglio delle altre: Tavarnelle, in Val di Pesa, e Barberino, in Val d'Elsa. 

Siamo stati a Barberino Val d'Elsa a parlarne direttamente con gli esponenti dello storico movimento civico Obiettivo Comune, a cui siamo vicini e con cui grazie a Michele Bazzani. Ne abbiamo riparlato con l'attuale guida del movimento civico, Paolo Tacconi.

Dalla riflessione sin qui condotta, ci siamo fatti l'idea che su tutte queste unificazioni imposte dall'alto - preparate attraverso una serie di scelte che negli anni hanno reso i paesi toscani meno vivi (come la chiusura delle scuole nei centri storici), rese più accattivanti con una elargizione di fondi regionali che somigliano molto a un ricatto politico, imposte ai comuni piccoli in violazione dell'art. 133 della Costituzione - occorra un momento di ripensamento.
 
Queste unificazioni, in queste attuali condizioni, ci allontanano e non ci avvicinano alla nostra ideale rivoluzione paesana.

Per cui, nonostante le difficoltà di farsi sentire e di farsi ascoltare in Toscana, noi, al momento e salvo approfondimento,  aggiungiamo la nostra piccola voce a quella di coloro che dicono NO.


martedì 11 settembre 2018

Per la Catalogna



Un piccolo ma significativo gruppo di attivisti e intellettuali decentralisti d'Italia ha diffuso, in questa straordinaria giornata della #Diada2018, un appello per la libertà dei prigionieri politici catalani e per l'autodeterminazione della Catalogna.

Potete trovare l'appello integrale e la lista dei primi firmatari, qui:



Difendiamo i diritti dei catalani, difendiamo la libertà in Europa

La Catalogna vive una vicenda storica che non riguarda soltanto spagnoli e catalani, ma tocca da vicino tutti i cittadini europei. Dinanzi alla repressione in atto, noi sottoscritti chiediamo la liberazione dei prigionieri politici catalani, il ripristino dei diritti umani e politici degli attivisti e degli elettori indipendentisti, il diritto al ritorno in sicurezza per gli esiliati, il riconoscimento del diritto all’autodeterminazione del popolo catalano.

La riduzione della crisi catalana a problema giudiziario sta facendo scivolare la Spagna fuori dal perimetro della tradizione democratica europea, mettendone in discussione capisaldi quali la libertà di pensiero e di azione politica. Come europei sentiamo il dovere di rifiutare l’idea che iniziative politiche pacifiche siano represse con la forza e che esponenti del mondo politico e culturale vengano intimiditi, privati dei loro beni, incarcerati, privati della possibilità di difendersi in processi equi davanti a tribunali indipendenti.

Non vogliamo credere che la Spagna scelga di riaprire le ferite della Guerra civile, nel corso della quale l’autogoverno catalano fu schiacciato nel sangue. Ci aspettiamo quindi al più presto – quale precondizione a ogni futuro dialogo politico – la liberazione dei prigionieri politici.

Siamo coscienti che il referendum di autodeterminazione celebrato in Catalogna il primo ottobre 2017, alla fine di una lunga, estenuante e vana stagione di trattative con Madrid, si sia configurato come una rivolta nonviolenta contro il sistema di legalità spagnolo, ma proprio per questo esigiamo che le istituzioni europee e iberiche lo affrontino e lo gestiscano come un problema politico.

La richiesta del governo legittimo della Catalogna di poter votare sull’indipendenza della propria nazione ci proietta verso una concezione più avanzata della democrazia e ci invita a impegnarsi per un’Europa nuova, che evolva come libera confederazione di comunità, regioni e territori liberi di autogovernarsi.

Nel nostro mondo globalizzato e interconnesso l’autodeterminazione è diritto inalienabile di ciascuna persona umana. Non ci riguarda solo come individui, ma anche come comunità territoriali storicamente, socialmente e politicamente determinate. Non è concepibile che una matura esigenza di autodeterminazione, come quella della Catalogna, possa essere repressa. Se le costituzioni continuano a prevedere grandi stati “indivisibili”, saranno esse a dover cambiare di fronte alle esigenze di autogoverno che emergono in ogni angolo d’Europa e del mondo.

Il conflitto istituzionale in corso può e deve essere risolto attraverso un dialogo politico paritario, a cui partecipino il governo spagnolo, il legittimo presidente catalano Carles Puigdemont, le forze politiche e sociali della Catalogna, oltre che – se richiesti – rappresentanti europei e internazionali in funzione di osservatori e mediatori.

Ogni tipo di compromesso è possibile, nel quadro di un ordinamento europeo che già in passato si è mostrato saggiamente duttile nella capacità di includere intere comunità (nel caso della Germania Est, ad esempio) o di associarle in modo diversificato (come nel caso della Groenlandia e di altri territori). L’importante è dialogare senza pregiudizi, ma anzi avendo fiducia nelle forze politiche e sociali catalane, nella loro maturità, nel loro saldo ancoraggio ai valori della civiltà europea.

Continuare invece a negare alla Catalogna il diritto di votare sul proprio futuro, significa per l’Europa rinunciare a difendere principi di democrazia sostanziale e di avviarsi verso una deriva centralista e autoritaria.

Rivolgiamo, quindi, questo appello a tutte le formazioni politiche e sociali, affinché sia discusso in ogni possibile sede.

Chiediamo a tutte le istituzioni democratiche, dai consigli locali fino al Parlamento europeo, di procedere con propri atti a chiedere la liberazione dei prigionieri politici e la fine delle persecuzioni degli indipendentisti, il pieno rispetto dell’autonomia catalana, il ristabilimento in Spagna di una giustizia indipendente dal governo, il riconoscimento del diritto della Catalogna ad autodeterminarsi.

11 settembre 2018

Primi firmatari

Nome

Cognome

Presentazione

Territorio

Samuele

Albonetti

Coordinatore Movimento per l’Autonomia della Romagna

Romagna

Roberto

Baggio

Commercialista

Veneto

Loredana

Barbaro

Imprenditrice

Lombardia

Gian Angelo

Bellati

Venetinet

Veneto

Roberto

Bolzan

Imprenditore

Emilia

Paolo

Bonacchi

Unione Federalista

Toscana

Roberto

Brazzale

Imprenditore

Veneto

Giacomo

Consalez

Professore universitario

Lombardia

Loris

Degli Esposti

Toscana

Marco

Di Bari


Toscana

Rosario

Di Maggio


Friuli

Marco

Faraci

Saggista e contributore di Strade

Toscana

Andrea

Favaro

Professore universitario

Veneto

Giacomo

Fiaschi

Imprenditore e intellettuale toscano all’estero

Tunisia

Michele

Fiorini

Avvocato

Veneto

Renzo

Fogliata

Storico e avvocato

Veneto

Mauro

Gargaglione

Quadro d’impresa

Lombardia

Antonio

Guadagnini

Consigliere Regionale del Veneto – Siamo Veneto

Veneto

Lorenzo

Imbasciati

Imprenditore

Lombardia

Luca

Isetti

Quadro d’impresa

Lombardia

Carlo

Lottieri

Professore universitario

Veneto

Guglielmo

Lupi

RF – L’Altra Repubblica

Toscana

Gianluca

Marchi

Associazione culturale “Gilberto Oneto”

Lombardia

Francesco C.

Marsala

Presidente Associazione culturale Sicilia-Catalunya

Sicilia

Simone

Montagnani

Toscana

Alessio

Morosin

Indipendenza Veneta

Veneto

Valerio

Piga

Segretario Radicales Sardos – ADN

Sardegna

Daniela

Piolini Oneto

Associazione culturale “Gilberto Oneto”

Piemonte

Sergio

Pirozzi

Consigliere Regionale del Lazio

Lazio

Sergio

Salvi

Scrittore e intellettuale toscanista

Toscana

Federico

Simeoni

Segretario Patrie Furlane

Friuli

Alessandro

Trentin

Imprenditore

Veneto

Mauro

Vaiani

Toscana



Pochi giorni dopo la pubblicazione dell’appello hanno confermato la loro adesione, fra gli altri, anche:



Tommaso

Cabrini

Quadro d’impresa

Lombardia

Luigi Marco

Bassani

Professore universitario

Lombardia

Carlo

Vivarelli

Attivista

Toscana

Roberto

Stefanazzi Bossi

Associazione culturale “Gilberto Oneto”

Lombardia

Ciro

Lomonte

Segretario Siciliani Liberi

Sicilia

Simona

Anichini

Traduttrice – Foreign Friends of Catalonia

Toscana



Ultimo aggiornamento: 25 ottobre 2018




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