Un discorso diverso in Toscana, per chi crede, in questa nostra madreterra, in questa fugace vita, in qualcosa di diverso
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mercoledì 24 febbraio 2021

Appello ferma tramvie 2020

Firenze sventrata e svenduta, ormai ridotta peggio che quella dantesca dei "subiti guadagni".

Oggi è più simile a una colonia dominata da capitali e interessi estranei, come una Milano manzoniana, appestata e corrotta.

Nel 2020 si accese una piccola luce: un appello del Coordinamento Ferma Tramvie (che poi era nato dal lavoro di studiosi di Italia Nostra Firenze, partendo dalle ricerche di Francesco Re e Paolo Celebre).

Abbondano le interviste in ginocchio a "don Rodrigo" Nardella e in troppi ormai sono intellettuali e dirigenti pubblici in stile "don Abbondio". Come antidoto a tutto questo veleno, l'appello è da rilanciare.

Non possiamo fermare le folli esternazioni dei sindaci Nardella e Falchi sulle nuove tranvie a zigzag, né il greve coro degli applausi all'annuncio dell'ennesima tramvia distruttiva e costosa, quella linea 4.1 che dovrebbe sorgere sulla sede dell'attuale ferrovia Leopolda-Piagge (un grande bene comune che verrà distrutto). 

Resti almeno agli atti che qualcuno aveva idee migliori, meno costose, più facilmente e rapidamente realizzabili.

Siamo di fronte, nell'indifferenza di troppi fiorentini, a un immenso saccheggio di risorse pubbliche, che vengono dirottate su faraoniche nuove tramvie (treni-tram che vengono chiamati giustamente anche "trenvie"), da costruirsi dove ci sono già i treni, o dove sarebbe molto meno costoso e distruttivo usare autobus elettrici.

Eppure ci avevano promesso che avrebbero imparato dagli errori progettuali e funzionali commessi con la costruzione delle prime due linee! Ah già, dimenticavamo, la promessa di un ripensamento era venuta dall'ex sindaco Renzi...

* * *


 

(Testo integrale dell'appello Ferma Tranvie, come si è pervenuto il 15 dicembre 2020)

UN APPELLO PER FERMARE LE TRAMVIE

Già nel dicembre scorso [2019], nell’ambito della verifica di assoggettabilità avviata dal Comune di Firenze e tramite osservazioni, vari cittadini, associazioni e soggetti politici sostenuti anche da consulenti legali avevano chiesto la procedura di VIA (Verifica di Impatto Ambientale) per il progetto definitivo della Linea tramviaria 3.2.1, da Piazza della Libertà a Bagno a Ripoli. Tra questi anche Italia Nostra – sezione fiorentina, il Coordinamento Ferma Tramvie e lo studio legale Giovannelli e Associati.

Un minimo spiraglio concesso ai cittadini e un segnale di rinnovata opposizione ad un gigantesco progetto che sta realizzandosi in modo frammentario da quindici anni, coinvolgendo l’intera città, il suo hinterland e l’intero sistema dei trasporti e delle infrastrutture. Non a caso l’Italia è stata richiamata dall’Europa sull’applicazione della direttiva per la VIA.

Sugli importanti temi trattati nelle nostre osservazioni abbiamo progettato un convegno con l’intento di valorizzare e far conoscere il lavoro svolto e le criticità ambientali del progetto, ma anche di gettare lo sguardo più avanti ed innescare un dibattito propositivo. Il convegno, programmato per il 3 di Aprile, forse si terrà in futuro. In ogni caso cercheremo di far girare online le relazioni e aprire un confronto nell’intento di raccogliere e riunire il massimo consenso su prospettive del tutto diverse. E tuttavia ora si sono aggiunte nuove urgenze e nuovi problemi.

Nelle more di una proroga al prossimo 4 giugno dei termini del procedimento, concessa dal Comune all’Ufficio Tramvia per l’elevato numero e consistenza delle osservazioni depositate anche da enti istituzionali, è intervenuta l’emergenza Covid-19, che ci mette di fronte all’urgenza di rivedere scelte strategiche, non solo nel campo della sanità pubblica, ma di tutta l’economia cittadina, particolarmente nel campo del turismo, del commercio e del trasporto pubblico locale.

Concordiamo con quanto detto in parte dallo stesso sindaco Nardella circa la necessità di fermare e riconsiderare la prosecuzione del progetto tramvie. Riteniamo pertanto utile, per la consapevolezza dei cittadini e della stessa amministrazione, riportare l’appello sottoscritto da tante persone che da tempo studiano e riflettono su questi argomenti e di quanti in proposito condividono perplessità e preoccupazioni, in particolare in questo tragico momento.

APPELLO

Si interrompa la riapertura di qualsiasi cantiere tranviario a partire da quello della Variante al Centro storico e si sospenda sine die qualsiasi procedimento di approvazione di nuove linee, cominciando da quella per Bagno a Ripoli.

Ci si liberi dall’obbligo di un investimento gigantesco che copre più del 60% del bilancio triennale del Comune in un momento di drammatica carenza di risorse e si avvii una completa riconsiderazione della convenzione e degli obblighi che da essa discenderebbero.

Per l’emergenza sanitaria nel trasporto pubblico locale si prevedono a tempo non determinato severe misure di sicurezza e di distanziamento. Ciò obbliga ad una riformulazione completa di tutti i piani economici e finanziari concordati tra privati e pubblica amministrazione.

Ciò vale particolarmente per le linee tranviarie in esercizio, già oggi falcidiate dall’azzeramento del turismo e dalla drastica riduzione di corse e passeggeri e tuttavia generatrici di debiti mediante il perverso meccanismo del project financing che ci impegna fino al 2046.

Tanto più oggi apparirebbe scriteriata un’ulteriore dissipazione di risorse pubbliche per la realizzazione di nuove linee, di nuove macchine mangiasoldi del tutto inadatte nello scenario sconosciuto che dovremo fronteggiare.

Nel dopo Covid-19, mentre già impallidisce il sogno della Grande Firenze che sta dietro l’incessante procedere della rete tranviaria e dei relativi investimenti immobiliari, si dovrà accelerare la transizione ad una mobilità condivisa, autonoma, elettrica e digitale, con conseguente necessità di rivedere completamente le forme del trasporto collettivo.

Anche i mutamenti nell’organizzazione del lavoro dettati dalla diffusione dell’home working e l’attenuarsi degli spostamenti dovuti al turismo o all’intrattenimento produrranno profondi cambiamenti nella mobilità e nell’organizzazione sociale. A Wuhuan la “riapertura graduale” prevede che si lavori il più possibile on remote e, quando necessario, si vada in luoghi di lavoro rarefatti e protetti e ci si vada in auto.

Ecco perché proseguire con uno strumento, quello delle tramvie, che aveva già dimostrato tutti i suoi limiti e che appartiene ad un’epoca che è ormai alle nostre spalle è un insostenibile spreco che nel dopo Covid-19 non ci possiamo permettere.

Tanto più che non è il momento, uscendo da una pandemia, di abbattere piante sane che ci regalano ombra e ossigeno, né di ricominciare a produrre polveri con nuovi cantieri, e inquinamento con nuovi blocchi e deviazioni del traffico

Liberiamo del tutto Firenze da questa ulteriore prova!

La città riprenda il controllo della pianificazione sulla mobilità pubblica e privata !

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mercoledì 16 dicembre 2020

Milioni sulla Piana

Su segnalazione del Coordinamento Ferma Tramvie siamo andati a rileggere un articolo che ci sembra rivelatore di ciò che hanno in testa gli amministratori della Città Metropolitana di Firenze. E' una intervista di Edoardo Semmola ad Andrea Simoncini, sul Corriere Fiorentino. Simoncini, professore di diritto e consigliere dell'Opera del Duomo, viene intervistato nella sua qualità di "ideatore del piano strategico della Città Metropolitana".

L'intervista è datata 12/11/2020, è presentata come uno sforzo di guardare in avanti, ma a noi è parsa incredibilmente vecchia, come se fosse stata registrata non solo prima della pandemia, ma addirittura quarant'anni fa. 

L'intervistato sembra rimasto fissato a quando, alla fine degli anni '80, si pensava davvero a una unica grande conurbazione comprendente tutta la Piana e si credeva possibile cementificarla completamente. Tutti i vuoti tra città e cittadine, borghi e borgate, paesi e paesini, avrebbero dovuto essere colmati da investimenti immobiliari e infrastrutturali.

La metropoli fiorentina avrebbe dovuto inglobare anche Prato (per questo non si voleva far nascere la provincia autonoma nel distretto laniero) e Pistoia.

La conurbazione avrebbe dovuto attrarre ulteriore popolazione fino ad arrivare a due milioni e mezzo di abitanti. Oggi le tre province di Firenze, Prato e Pistoia arrivano appena a un milione e mezzo, la Toscana intera poco oltre tre milioni e mezzo. Quindi da dove sarebbe dovuto spuntar fuori un altro milione di abitanti da concentrare e far vivere rammontati nella Piana? Boom delle nascite, spopolamento di altre zone rurali e periferiche, migrazioni? Evidentemente, per essere consulenti strategici della Città Metropolitana di Firenze, non deve esser necessario sapere molto di geografia, demografia, statistica, storia economica e sociale della Toscana, forse nemmeno di semplice aritmetica.

Oggi sappiamo molto bene che questi progetti di conurbazione sono folli e incompatibili con la sopravvivenza di ciò che resta dell'equilibrio idrogeologico, di una qualche significativa qualità della vita umana in pianura, dell'abitabilità delle nostre comunità, della nostra stessa identità toscana. Purtroppo sono ancora al potere persone che sembrano ignorare studi profondi, e anche molto ben divulgati, come quelli, tra tanti altri, di Giorgio Pizziolo e Rita Micarelli. Questo, oltre che essere triste, è anche preoccupante.

Mentre a parole e sui media, si predica bene di freno al consumo di suolo e di ripensamenti dell'urbanesimo, a Firenze i magnati continuano a razzolare male.

Gli unici milioni che sono veramente in arrivo nella Piana non sono di nuovi abitanti (né di nuovi turisti, temiamo), ma di Euro, derivanti da immensi debiti pubblici che si vorrebbero investire male, in modo da far arricchire poche grandi società anonime di capitali privati.

Temiamo che ben poco verrà investito in "conoscenza", ma, come ammette candidamente anche l'intervistato, per dotare Firenze di maggiore "mobilità".

Si chiederanno alle autorità centrali della Unione Europea e della Repubblica Italiana fondi per le solite grandi opere faraoniche, inutili e devastanti, come il "buco" Foster, il nuovo aeroporto di Peretola e chilometri di tremi-tram che dovrebbero percorrere a zigzag tutta la Piana.

Le tramvie, che costeranno centinaia di milioni di soldi pubblici ma che saranno private, sono emblematiche di una mentalità speculatrice ed estrattiva, ancora dominante.

Serviranno per portare in centro, ma anche per far sfollare rapidamente a fine giornata, masse di turisti e lavoratori più poveri, quelli che non potranno certo permettersi di vivere a Firenze, ma dovranno andare, anzi già oggi vanno, a dormire a Scandicci e a Campi, a Sesto e Prato, o addirittura a Pistoia.

Firenze e la Toscana erano già malate prima della crisi sanitaria, sociale ed economica del coronavirus, come ci ha ricordato recentemente Fabrizio Valleri di Libera Firenze, ma ora, dopo il Covid-19, siamo di fronte a un cieco accanimento nello sventramento e nella svendita di Firenze e dell'intera Toscana .

Milioni sulla Piana, insomma, per distruggere il poco che resta di una vita a dimensione umana, in comunità locali dove il più possibile delle cose importanti sia a portata di piedi e quindi di anziani e di bambini (l'antica ma sempre nuova speranza della Rivoluzione Rionale!). 

Intere comunità e comuni della Toscana, oggi ancora riconoscibili e dotati di una qualche significativa vita comunitaria, come Larciano, Carmignano, Sesto Fiorentino, comuni, comunità, borghi, quartieri, frazioni e rioni, dovrebbero insomma diventare meri dormitori, periferia indistinta di una città che sarà chiamata ancora Firenze, ma che di fiorentino e di toscano non avrà più nulla.

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Questa è l'opinione che si è fatto il titolare di questo blog. Per farvi la vostra idea leggete direttamente e integralmente l'intervista di Semmola a Simoncini, cliccando qui.



sabato 12 dicembre 2020

Basta addormentare le menti, basta sventrare Firenze

  

Si è conclusa oggi una serie di sit-in di Libera Firenze davanti alla RAI Toscana, in Largo Alcide De Gasperi, a Firenze. La lista civica, ambientalista e autonomista di Firenze ha consegnato ai giornalisti RAI una simbolica pergamena, elencante degli argomenti scomodi che sono un vero e proprio tabù per i media. Riportiamo integralmente il testo della pergamena. Avanti con il risveglio civico, ambientalista, autonomista, dal basso, a Firenze, in Toscana e oltre, contro il pensiero unico che spadroneggia, con le sue convinzioni infondate e pericolose, nella Repubblica Italiana e nella Unione Europea.

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Appello al servizio pubblico di informazione toscana, in nome del popolo di Firenze, per TRIBUNE SPECIALI DELL’ACCESSO per dare voce a chi non ha avuto voce - Sabato 12 dicembre 2020

8 ESEMPI DI ARGOMENTI TABU’ PER IL CONFORMISMO TOSCANO, che erano già URGENTI prima e che resteranno CRUCIALI dopo la pandemia:


1) Prevenzione, stili di vita, possibilità di curarsi a casa. Basta seminare terrore dando cifre senza confronto con la mortalità storica.

2) Medicina del territorio, ambulatori di paese e di quartiere, di frazione e di rione. Critica di coloro che hanno centralizzato e tagliato la sanità pubblica in vent’anni di austerità insensata.

3) Sventramento degli storici viali di Firenze e stravolgimento della vita di Sesto e Bagno a Ripoli, con i treni-tram (congegnati come servizi privati, non pubblici).

4) Saccheggio delle proprietà toscane da parte di capitali stranieri anonimi.

5) Guerra agli alberi adulti, che viene combattuta senza ritegno e non solo nelle città.

6) Autosufficienza produttiva del territorio in tutte le cose essenziali; a partire dalla produzione pubblica locale di farmaci e presidi. Lavoro locale, contro il disastro della fuga dei giovani dalla Toscana.

7) Sovranità alimentare ed energetica. perché la Toscana resti toscana.

8) Rete pubblica di telecomunicazioni sicure, senza una sciagurata moltiplicazione delle antenne private.

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Per chi volesse entrare in rete con Libera Firenze e il più ampio movimento civico, ambientalista, autonomista che si sta sviluppando in Toscana: liberafirenzelistacivica@gmail.com

Per chi vuole conoscere meglio gli attivisti di Libera Firenze e principalmente Fabrizio Valleri: https://www.facebook.com/ivalleroxfirenze

Libera Firenze ha condotto questa serie di sit-in in memoria di Giulietto Chiesa e per onorare tutti gli attivisti, informatori, giornalisti dissidenti perseguitati in ogni angolo del mondo, a partire da Edward Snowden e Julian Assange. Abbasso l'impero globalista, abbasso il centralismo autoritario (italiano ed europeo), abbasso i servi delle società anonime che saccheggiano la Toscana. Viva Firenze, viva la Toscana, viva la libertà.

Visitate anche il canale YouTube di Libera Firenze


venerdì 16 ottobre 2020

No a questa tramvia antifiorentina


 

Continua il nostro impegno politico contro la tramvia che si è voluta imporre a Firenze, Scandicci, Novoli, Peretola e che ora si vorrebbe estendere, distruggendo altre porzioni dei viali del Poggi e stravolgendo la vita di interi rioni e paesi, anche a Bagno a Ripoli, a Sesto Fiorentino, a San Donnino e oltre.

Il No a questa tranvia è e deve restare un patrimonio trasversale, sul quale far crescere la consapevolezza di tutti i cittadini. Noi facciamo riferimento agli approfondimenti e alle attività di Italia Nostra e del Coordinamento Ferma Tramvie, al quale alcuni di noi hanno aderito a titolo personale – dato il suo carattere “apolitico” - ed alle osservazioni da questi presentate.

Nella vita politica cittadina per noi resta come principale nodo di resistenza contro questo modello di tramvia la piccola-grande esperienza di Libera Firenze, lista civica, autonomista, ambientalista. 

Insieme a Fabrizio Valleri, già candidato sindaco di Libera Firenze e punto di riferimento di essa, dobbiamo andare avanti e tener alta la guardia.

Se i progetti sbagliati di tramvia sembrano rallentati, è solo perché la crisi sanitaria ed economica causata dalla pandemia ha spazzato via il turismo di massa e sta frenando gli appetiti immobiliari. Sfruttamento turistico e speculazione edilizia, del resto, erano e sarebbero ancora le due ragioni principali per cui gran parte della classe dirigente fiorentina (e purtroppo anche le amministrazioni di Sesto Fiorentino, Bagno a Ripoli e, in parte, Campi Bisenzio) hanno sposato questo progetto assurdo. Per conformismo, o per avidità, si è impedita ogni riflessione critica sugli errori commessi nella progettazione e realizzazione delle linee Scandicci-Firenze-Careggi (T1) e Firenze-Peretola (T2), che pure sono evidenti.

Si guardi, per esempio, questo spot del comune di Sesto Fiorentino sul progetto di allungamento della T2 fino al centro di Sesto. Vorrebbe essere trionfalistico, eppure chiunque abbia mai fatto il pendolare nella Piana, chiunque abita nelle zone interessate, chiunque sia già oggi un utente della tramvia, può capire al volo che si tratta di un tracciato a S lungo, insensato e disegnato non per la gente, ma per servire degli interessi. Solo chi avesse intenzione di fare "airbnb" o di costruire alberghi nelle immediate vicinanze di questo prolungamento, può in qualche modo appoggiarlo. Un intervento, per di più, stupidamente in concorrenza con il treno, che già oggi e molto più velocemente, può portare un sestese in centro a Firenze. Guardatelo e fatevi la vostra opinione:

https://www.facebook.com/watch/?v=770338936842028/

Pubblichiamo inoltre qui, integralmente, perché resti agli atti, un intervento che fa il punto della situazione a oggi (lo abbiamo ricevuto il 14 ottobre 2020), scritto dagli architetti Francesco Re e Paolo Celebre, che hanno sostenuto tecnicamente le attività di Italia Nostra e del Comitato Ferma Tranvie e che sono stati anche, tra l’altro, con il loro “appello per Firenze” insieme ad altri intellettuali tra i promotori della lista civica Libera Firenze per le elezioni comunali del 2019, ispirando il suo “decalogo discriminante” in 10 punti. 

Tra questi 10 punti del 2019, quello critico sulle tramvie fiorentine è non solo ancora attuale ma anzi meriterebbe di essere urgentemente ripreso, da più parti, in modo il più possibile trasversale, dato l’avanzarsi degli adempimenti, rallentati solo dal Covid-19.


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FACCIAMO CHIAREZZA

Nell’intervista rilasciata a Pasqua il sindaco di Firenze diceva che “…Sulla tramvia abbiamo avuto sempre una forte quota di fiorentini, ma anche un notevole apporto di turisti che ha consentito di raggiungere il break even [pareggio], cioè gli obbiettivi finanziari e gestionali. Ora cambia il mondo e dovremo ridiscutere tutto”.

Due settimane dopo, intervistato da Lady Radio, dichiarava che il Comune, per rispettare il contratto di project financing, avrebbe dovuto sborsare 8 milioni di euro per quest’anno. Con il calo di passeggeri prodotto dal Coronavirus l’equilibrio finanziario che reggeva la gestione delle due linee doveva essere rivisto.

L’8 luglio un comunicato stampa del Comune ci informava che era stato raggiunto un accordo transattivo con il concessionario relativo alla richiesta di arbitrato di 470 milioni avanzato a suo tempo dalla Tram di Firenze per lavorazioni aggiuntive e oneri per ridotta produzione. A fronte dei 470 milioni inizialmente richiesti l’importo passava a 2,5 milioni.

Ne derivano alcune domande.

  • Non dovrebbe esser fatta luce su un importo di transazione che passa dal 142% al 13% della spesa ?

  • A quali condizioni la società concessionaria rinuncia ai 282 milioni richiesti nel 2017 e ai 188 del 2019 ?

  • Davvero, come afferma il Comune, il risparmio di 5,2 milioni registrato a fine lavori e le penali applicabili al concessionario giustificano questo repentino accomodamento ?

Il 3 settembre il Sole 24 Ore riferiva sulla volontà del Comune di uscire dal vecchio project financing utilizzando i soldi del Recovery Plan per azzerare la quota di finanza privata e alleggerire i costi sul bilancio comunale, mediante una completa copertura dell’investimento con soldi pubblici. Per Firenze si parlava di 2,5 miliardi, relativi a 120 opere grandi e piccole e con diversi stadi di avanzamento. Tra queste le nuove linee del tram: Piazza della Libertà-Bagno a Ripoli; Piazza della Libertà-Rovezzano; Aeroporto-Sesto Fiorentino; Firenze-Piagge-S.Donnino.

Anche in proposito le domande non mancano.

  • In caso di uscita dal project sarà la stessa Tram di Firenze a condurre la progettazione dell’opera ?

  • Quale sarà la società che realizzerà la V.A.C.S. la Variante al Centro storico per Lavagnini, Libertà e S. Marco ?

  • Quanto è esposto il Comune con Gest, società che gestisce il servizio, relativamente alla soglia minima di passeggeri/anno prevista dal contratto, tenuto conto della drastica contrazione nel periodo del confinamento sanitario?

Grandi cambiamenti sono in corso nel campo della mobilità. A causa dell’epidemia i modi di trasporto individuale risulteranno più sicuri, mentre lo saranno di meno quelli collettivi. I costi di gestione di questi ultimi saliranno mentre crescerà la domanda di modalità individuali o in sharing, economiche ed elettriche.

La capienza massima concessa ad autobus, metropolitane e treni regionali potrebbe passare dall’attuale 80%, sicuro acceleratore di contagi, all'appena più prudente (ed auspicabile) 50%, mentre lo smart working, sceso recentemente a 2,5 milioni, potrebbe risalire verso i 6 milioni di marzo e aprile.

Insomma all’epoca del Coronavirus il trasporto pubblico collettivo costituisce un punto critico e tutto congiura contro la riproposizione di “grandi infrastrutture”, concepite trent’anni fa, come sono ad esempio le tramvie.

Sarebbe più opportuno in questo momento, promuovere una attenta pianificazione dei trasporti, lavorando sulla gestione e preparando un piano della mobilità che adegui il sistema alla rapida evoluzione tecnologica e all’emergenza sanitaria. Su questo punto torneremo con ulteriori riflessioni.

Il documento post Covid “Rinasce Firenze", presentato da Nardella il 27 maggio, ribadisce invece ed accelera l’estensione del sistema tranviario, compresa la novità del tratto di binario fino a palazzo Medici Riccardi, puntando “con ancora maggiore decisione” ad un discutibile primato nazionale per la mobilità elettrica, conquistata attraverso l’estensione di quell’infrastruttura fin nel cuore del Centro storico.

Riguardo alla mobilità green nel documento vi sono molte affermazioni di principio e una insufficienza di misure concrete. L’enfasi sull’estensione del sistema tranviario finisce per ribaltare la gerarchia tra modalità di trasporto, mettendo sullo stesso piano ad esempio tram e treni, relegando di fatto i secondi ad un ruolo secondario.

L’Amministrazione ha del resto sancito lo sbilanciamento a favore del tram opponendo un netto rifiuto alla richiesta di VIA per la linea per Bagno a Ripoli avanzata dalle numerose osservazioni e contributi di decine di associazioni, cittadini e soggetti competenti in materia ambientale (a proposito, la competenza della decisione finale sull’assoggettabilità a VIA della linea 3.2 non è della Regione?).

Recentemente anche l’Ordine degli ingegneri della provincia di Firenze, ha chiesto tra le altre cose, “lo studio di un sistema interconnesso tra ferrovia, tramvia e altri mezzi di trasporto nell’area metropolitana, a partire da un’analisi della domanda sulle principali direttrici”.

Proprio ciò che avrebbe dovuto precedere la realizzazione di qualsiasi linea e che si dovrebbe fare subito. Prima di indebitarsi per completare una rete tranviaria, diventata un puzzle da 2 miliardi di sempre più difficile ricomposizione.

▪ ▪ ▪

Il Comune di Firenze ha lanciato un questionario denominato Firenze Prossima, una campagna di ascolto digitale per immaginare la città del futuro a cui sono invitati tutti coloro che vivono, lavorano, studiano o frequentano quotidianamente la città. C’è un questionario per ognuno dei cinque quartieri da riempire fino al 1° novembre. I risultati, del tutto anonimi, saranno resi noti alla metà del prossimo mese e costituiranno la base per un successivo processo partecipativo in presenza, per la stesura del nuovo Piano Operativo Comunale (l’ex Regolamento Urbanistico).

Vi chiediamo, una volta consultato, di farci sapere il vostro parere. L’iniziativa ha molti difetti, tra i quali, crediamo, l’eccessivo localismo delle domande, l’accentuazione di una visione securitaria della vita di quartiere, e i limiti dei documenti su cui si basa – Documento di avvio del Piano Operativo e Rinasce Firenze – in cui si danno per scontate, con un linguaggio pieno di luoghi comuni, alcune scelte strategiche che scontate non sono. Per di più si tratta di una consultazione informale dei cittadini fatta passare per “partecipazione”, che è tutt'altra cosa, o addirittura per condivisione: un referendum alla rovescia insomma, un plebiscito.

Tuttavia all’interno vi sono anche domande più generali, come il gradimento o meno delle tramvie o dello Scudo Verde che rivestono una certa importanza e per le quali forse un numero significativo di pareri dei firmatari dell’appello potrebbe avere almeno una qualche visibilità, anche in vista di una eventuale partecipazione alle assemblee. Restiamo in attesa del vostro parere per organizzare casomai alcune risposte alle quali attingere.

Francesco Re - Paolo Celebre


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