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venerdì 10 marzo 2023

Fa più rumore un albero che cade

 

Gli alberi che cadono a Firenze fanno finalmente rumore, dopo tanti anni d'indifferenza, se non omertà.

Sono piccole tragedie annunciate, che si moltiplicheranno.

Sono molti anni che il Comune di Firenze - non solo quello, sia chiaro - ha distrutto ogni credibile servizio pubblico di cura degli alberi e con il tempo tutto il male fatto agli alberi tornerà indietro.

All'abbandono degli alberi adulti, alle sconsiderate capitozzature, all'attacco alle loro radici, si era reagito con rimedi del tipo: le prediche sul cambiamento climatico; la moltiplicazione delle certificazioni "difensive" (ormai i dirigenti comunali sono pagati solo per pararsi legalmente e assicurativamente da ogni responsabilità); le interviste a tutela dell'immagine di Dario Nardella; in ultimo, ma non in ordine d'importanza, la "soluzione finale", cioè lo sterminio di tutti gli alberi adulti per sostituirli con alberelli ornamentali da cambiare ogni vent'anni come se fossero cartelloni pubblicitari.

Gli alberi abbandonati e maltrattati in un ambiente urbano sempre più ristretto e spesso ostile inevitabilmente si ammalano, muoiono e infine magari cascano.

Quando sentite il rumore di un albero cadere, però, riflettete e provate a immaginare una Firenze diversa, come avevamo fatto con Fabrizio Valleri e con Libera Firenze nel 2019, raccogliendo una saggezza che veniva da ben più lontano. 

I giornalisti che ci hanno ignorato e che hanno disinformato i cittadini, i dirigenti che sono stati imprevidenti e incapaci, i politici che hanno sorvolato o magari anche mentito, i professori universitari che hanno malconsigliato, magari, se trovano il tempo, rileggano:

https://diversotoscana.blogspot.com/2015/03/la-guerra-agli-alberi.html

https://diversotoscana.blogspot.com/2019/05/guerra-agli-alberi-altro-che-svolta.html

https://diversotoscana.blogspot.com/2021/01/messaggio-di-fabrizio-valleri.html


 


martedì 21 maggio 2019

Guerra agli alberi, altro che svolta verde

 


Comunicato di Fabrizio Valleri, candidato sindaco di Libera Firenze

Firenze, martedì 21 maggio 2019

LA GUERRA AGLI ALBERI, ALTRO CHE SVOLTA VERDE

Fabrizio Valleri, candidato sindaco di Libera Firenze, ha partecipato all’assemblea-confronto organizzata ieri sera (lunedì 20 maggio ore 21) al Parterre (Sala Marmi) dal comitato Piazza della Vittoria. Insieme a lui era presente Vincenzo Ramalli, candidato presidente di Libera Firenze per il Quartiere 5 (Rifredi), oltre a molti altri attivisti e studiosi che fanno parte della squadra civica, autonomista e ambientalista.

Si è fatto il punto, grazie agli attivisti di piazza della Vittoria, sui processi negativi che sono in corso da anni.

Gli alberi di Firenze sono ormai adulti o anche anziani.

Su di essi si sono abbattute le ricadute negative dei lavori appaltati al ribasso:

- lavori pubblici sui sottosistemi stradali, che ne danneggiano le radici

- potature con la pratica rozza della “capitozzatura”, che spoglia e indebolisce gli alberi, facendoli ammalare

Il comune non ha più praticamente un servizio di giardinieri propri, per la cura del verde pubblico. Non ha più competenze al proprio interno, in questo campo.

Inoltre gli alberi cadono vittima della fame di spazio urbano necessaria per le colate di cemento e ferro per i Sirio, i treni voluti a tutti costi da questa classe politica di uscenti.

L’alternativa, secondo gli uscenti di Palazzo Vecchio, sarebbe il “re-impianto” dei “peri cinesi”.

E’ ovvio anche alla persona più distratta che un piccolo alberello non può giovare alla vita in città come un albero alto, maturo e frondoso, ma da questo orecchio gli uscenti non ci sentano.

E infatti, ancora una volta, Nardella non c’era. 

Altro che “svolta verde”. Continuano la fiera dell’ipocrisia e la sceneggiata della fuga da ogni confronto.

Gli alberi sono esseri viventi e sono necessari alla vita in città. 

Devono poter vivere e invecchiare con noi. 

In ogni rione, con la RIVOLUZIONE RIONALE, vogliamo un servizio pubblico di giardinieri competenti e affezionati ai loro alberi. Vogliamo in ogni rione giardini pieni di alberi, e quando possibile veri e propri boschi in città (gli alberi, quando sono raggruppati, sono molto più forti e resistenti). Questi boschi di città, per concludere, sono un necessario rifugio per i nostri anziani e i nostri bambini (e i nostri animali) in un tempo in cui sono sempre più frequenti le ondate di calore in città.


sabato 21 marzo 2015

La guerra agli alberi

Qualche scatto fatto da chi scrive, a fine inverno, lungo il Bisenzio.

Anche le nostre autorità locali, quelle che governano gli argini lungo il nostro fiume, fra Prato e Campi, hanno ceduto alla tentazione di fare guerra agli alberi. Precisiamo che questi scatti sono stati fatti prima dell'uragano del 5 marzo scorso.
Crediamo nella primavera, nella rigenerazione, nel miglioramento, sia chiaro. 

Non attacchiamo e non denunciamo nessuno, ma per il futuro vogliamo qualcosa di più: la bellezza come vero e principale indice di buongoverno.

Per questo denunciamo gli errori della capitozzatura degli alberi, della spoliazione degli argini, dell'abbandono dei sentieri e delle piste ciclo-pedonali, dell'assenza di un servizio di raccolta rifiuti. Compresi i tronchi abbandonati dalle ditte che hanno vinto gli appalti al ribasso indetti dai comuni.

Gli argini del nostro Bisenzio hanno bisogno di giardinieri e custodi, non di interventi spot, che somigliano più al passaggio di una guerra che alla manutenzione del verde pubblico.













venerdì 29 agosto 2014

Perché smettere di capitozzare gli alberi

Archiviamo e rilanciamo qui uno storico intervento dal mensile "Fuori Binario", il mensile dei senza fissa dimora di Firenze. E' estratto dal numero 168 del 29/08/2014, pagina 10. E' - almeno per il blogger di Diverso Toscana - il primo articolo contro la capitozzatura in cui ci siamo imbattuti. Da allora, purtroppo, per un altro decennio, questa pratica è andata ancora avanti, insieme con la guerra agli alberi (Ndr, 4 agosto 2024).


 

5 buone ragioni per smettere di capitozzare gli alberi

Cosa c’è di sbagliato nella capitozzatura?

La pratica perversa del capitozzare gli alberi ha ormai assunto una diffusione allarmante, confermandosi la principale minaccia per gli alberi delle città, riducendone drammaticamente la longevità e trasformandoli in fonti di rischio in aree ad alta densità.

L’importanza degli alberi per l’ecologia urbana e globale, comincia solo ora ad essere pienamente conosciuta ed apprezzata.

Questo risveglio non è però ancora supportato da una adeguata educazione del pubblico e da chiare politiche amministrative in grado di assicurare la sopravvivenza degli alberi e la nostra stessa incolumità.

NON TRASFORMARE UN PREZIOSO VALORE COMUNE IN UNA RESPONSABILITà ESTETICA, ECONOMICA E LEGALE! LEGGI E CONSIDERA QUANTO SEGUE:

5 buone ragioni per non capitozzare

 

1) NON FUNZIONA:

Se lo scopo è di contenere le dimensioni dell'albero, la capitozzatura non funziona.

Un albero deciduo, dopo la capitozzatura, aumenta il tasso di crescita, nel tentativo di rimpiazzare rapidamente la superficie fogliare perduta, necessaria per fornire nutrimento al fusto ed alle radici. E non rallenterà la crescita fino a quando non avrà raggiunto più o meno la stessa grandezza di prima della capitozzatura: vale a dire pochi anni!

Unica possibile eccezione alla regola del rapido ritorno alla precedente dimensione, è che la salute dell'albero sia talmente compromessa da non lasciargli la forza necessaria a riprendersi.

L'albero cioè sta morendo, e continuerà per diversi anni a deperire in una inarrestabile spirale discendente.

La capitozzatura non può determinare la grandezza di un albero; un acero giapponese o un maggiociondolo potranno crescere da tre a nove metri nella loro vita, una quercia o un frassino raggiungeranno venticinque, trenta metri. E non è possibile "fermarli" capitozzando.

Se ci si riesce, allora si è ucciso l'albero!

 

2) è COSTOSA

Un albero capitozzato deve essere "fatto e rifatto" ogni pochi anni - ed eventualmente rimosso quando muore o quando i proprietari si stancano. Ogni volta che una branca viene tagliata, numerosi germogli lunghi e magri (chiamati succhioni o rami epicormici) crescono rapidamente per rimpiazzarla.

Questi dovranno venire tagliati e ritagliati, ma ricresceranno sempre l'anno successivo, rendendo il lavoro esponenzialmente più difficile. Qualcosa di simile all'Idra, il serpente a molte teste combattuto da Ercole; e c'è chi crea questi "mostri di manutenzione" nel proprio giardino di casa! Un albero potato correttamente resta "a posto" a lungo, perchè dopo la potatura non è stimolato ad una massiccia ricrescita.

La potatura corretta esalta la salute e la bellezza dell'albero e, nel lungo termine, risulta essere molto meno costosa.

 

3) è BRUTTA

La vista di un albero capitozzato per molte persone è offensiva. Branche e rami appena tagliati ricordano moncherini di gambe o braccia amputate. E questo è solo il primo pugno nell'occhio; il peggio arriva con la successiva ricrescita di succhioni dritti, intricati, brutti, che rendono l'albero simile alla scopa della strega. La naturale bellezza della chioma di un albero dipende dall'ininterrotto assottigliarsi, dal tronco fino ai rametti più fini e delicati, e dal regolare dividersi di branche e rami. Gli arboricoltori considerano la capitozzatura un crimine: la naturale bellezza accumulata da una albero in 90 anni di crescita può essere distrutta per sempre in un paio d'ore.

La capitozzatura distrugge la silhouette invernale dell'albero. La ricrescita di succhioni potrà fare ben poco, o nulla.

Anche se, dopo anni, l'albero riuscirà a ristabilirsi, non sarà comunque lo stesso di prima.

 

4) è PERICOLOSA

La capitozzatura è il danno più serio che si possa infliggere ad un albero. Secondo quanto sostiene Alex Shigo, noto scienziato ed "inventore" della moderna arboricoltura, pesanti e ripetute capitozzature possono generare colonne interne di legno cariato, il cui malefico effetto si manifesterà solo anni dopo, in coincidenza con periodi siccitosi o altri stress. Per ironia, molti tagliano i loro alberi perchè così pensano di renderli più sicuri! In alcuni regolamenti comunali la capitozzatura è vietata perchè possibile fattore di rischio per la cittadinanza.

CARIE: Il capitozzo apre la strada all'invasione degli organismi cariogeni. Un albero riesce ancora a difendersi quando vengono rimosse le branche laterali, ma gli è impossibile contenere la diffusione della carie quando viene capitozzato.

Come risultato si avrà la perdita di branche o dell'intero albero, nel giro di alcuni anni.

FAME: Molto semplicemente: le foglie di un albero fabbricano il suo cibo. La ripetuta rimozione di fogliame - la fonte dell'alimentazione - letteralmente affama l'albero. Ciò lo rende più suscettibile, ad esempio, ai marciumi radicali, causa comune di crollo d'alberi.

RAMI DEBOLI: I nuovi rami originati dai succhioni saranno debolmente inseriti e facilmente potranno spezzarsi per il vento o il carico della neve, anche molti anni dopo, quando sono ormai diventati grandi e pesanti. Questi rami non avranno mai più l'integrità strutturale di quelli originali.

ACCRESCIUTA RESISTENZA AL VENTO: La densa ricrescita di succhioni renderà la chioma molto pesante e molto meno permeabile ai venti. Questo aumenta la possibilità di schianti in caso di tempeste.

Una potatura di diradamento al contrario permette al vento di passare attraverso la chioma, riducendone così "l'effetto vela".

 

5) TI FA APPARIRE MALE

Capitozzare un albero ti fa apparire una persona folle o crudele. Più si diffonde la comprensione su quello che significa realmente capitozzare e minore sarà la stima nei confronti di chi lo fa (o lo fa eseguire). Magari puoi fare capitozzare un albero per godere di una bella vista sul mare, ma ci saranno sempre più persone, i tuoi vicini di casa, i tuoi amici, che vedranno invece un albero macellato con il mare sullo sfondo.

 

PlantAmnesty è un'organizzazione non-profit dedicata alla promozione delle corrette tecniche di giardinaggio e potatura.

Per maggiori informazioni visita il sito:

https://www.plantamnesty.org

Per maggiori informazioni sulla corretta potatura, contatta un arboricoltore certificato - l'elenco completo è disponibile sul sito di S.I.A. - sezione italiana dell'I.S.A. : https://www.isaitalia.org

International Society of Arboricolture

(ISA) P.O. Box 71

Urbana, IL 61801

(217) 328-2032

Società Italiana di Arboricoltura (SIA)

Sezione Italiana di ISA

Segreteria Operativa:

c/o Scuola Agraria del Parco di Monza

Viale Cavriga 3

20052 Monza (MI)

tel./fax 039-325928

Traduzione e adattamento: Giulio Giuli



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