Uno diverso in Toscana, che crede, in questa nostra madreterra, in questa fugace vita, in qualcosa di diverso.

mercoledì 18 maggio 2011

La rivoluzione liberale come un lavoro


Queste elezioni amministrative sono state difficili, come lo sono tutte per coloro che si appassionano e si impegnano.
Qualche segnale positivo, per coloro che vogliono liberare la politica italiana dal berlusconismo e quella toscana dal verdinismo, c'è stato.
In più continua, solo apparentemente in modo meno clamoroso, la dissoluzione della vecchia sinistra toscana, quella del sessantennio.
Si moltiplicano nel territorio situazioni dove si manifesta un confronto moderno fra democratici e liberali, una competizione molto più serrata fra persone, un maggior controllo del popolo sovrano sulle amministrazioni.
Nelle prossime settimane, fra ballottaggi e referendum, ne vedremo ancora delle belle e magari delle brutte.
A tutte le persone protagoniste dell'alternativa civico-liberale, a Giuliana Baudone e a tutti coloro che con lei si sono voluti sottrarre al "tegamismo reale" che domina la politica lucchese, a Massimo Balzi e a tutta la splendida pattuglia liberale che si è raccolta in Futuro e Libertà a Pisa, voglio dedicare le parole di Weber sulla politica come sacrificio, come sudore, come scelta di vita, riprendendole da una mia mail scritta agli amici di Insieme per Prato nel 2004.
Da anni siamo impegnati, con attaccamento, coscienza e onore, per realizzare un ideale libertino e popolano in Toscana, la rivoluzione liberale in Italia e in Europa, l'avanzamento della libertà e dell'autogoverno in tutto il mondo.
La nostra parte di lavoro non è ancora finita.
Avanti!
* * *

Nell'oscuro inverno del 1919 Max Weber pubblicò un discorso importante sulla politica: "Politik als Beruf". Vi espose la necessità di una etica della responsabilità, che superasse quell'etica dell'intenzione, dietro la quale si nascondono tutti gli estremisti, che non si curano delle conseguenze, nemmeno quelle vicine, delle proprie azioni.
Beruf è un termine difficile da tradurre in italiano, perché significa sia "vocazione" che "professione". Forse è giusto tradurlo, in pratese, con la semplice e pregnante parola più pratese che c'è: lavoro.
Quando un pratese parla di un "lavoro" da fare, intende dire che l'energia personale è coinvolta in qualcosa da fare bene e con zelo, ma anche con misura e continuità, con passione ma anche con moderazione, con spirito avventuriero ma anche con la speranza non troppo remota di cavarci qualcosa di concreto per sé e per gli altri.
Ecco la pagina finale di quell'importante discorso del 1919:
"Politica significa forare con forza e a lungo dure tavole, con passione e precisione insieme. E' certo giusto, come conferma tutta l'esperienza storica, che non si raggiungerebbe il possibile se non si fosse tentato nel mondo continuamente l'impossibile. Ma chi lo può fare deve essere un capo e non solo, anche un eroe nel senso più elementare del termine. E anche coloro che non lo sono devono armarsi di quella saldezza del cuore, che è all'altezza perfino del fallimento di ogni speranza, e questo già ora, altrimenti non saranno in grado di realizzare neppure quello che oggi è possibile. Solo chi è sicuro di non spezzarsi se il mondo, dal suo punto di vista, è troppo stupido o volgare per quel che gli vuole offrire, solo chi di fronte a tutto ciò è capace di dire "eppure!", solo costui ha la stoffa per il lavoro politico.".

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