Un discorso diverso in Toscana, per chi crede, in questa nostra madreterra, in questa fugace vita, in qualcosa di diverso

domenica 15 giugno 2025

Vent'anni di grida "al lupo iraniano"

 


Seguo la resistenza iraniana da oltre vent'anni. Questo non fa di me un "esperto" di cose iraniane, ma forse mi dà il diritto di farmi delle domande e, visto che non trovo risposte sui media occidentali, anche quello di avere dei dubbi.

Secondo l'AIPAC, la potente lobby israeliana in America, già all'inizio del secolo era necessario fermare l'Iran dalla sua corsa verso il nucleare. La loro conferenza annuale del 2006 era già intitolata, con grande enfasi, con un senso di urgenza, "Now It's Time to stop Iran". A quei tempi quella e altre istituzioni godevano di una certa credibilità, anche ai miei occhi di intellettuale e attivista di provincia.

La risposta di persone come me, allora, a questo urgente appello, fu di sostenere in ogni modo i dissidenti iraniani che, con metodi nonviolenti e con grande sacrificio personale, si impegnavano per un Iran diverso. 

Abbiamo sostenuto i giovani iraniani esuli nella loro resistenza contro l'estremismo e il populismo di Ahmadinejad (che era stato rieletto presidente dell'Iran nel 2009 in una votazione fortemente contestata).

Ricordo con orgoglio di aver assistito Alessandro Antichi (allora capo dell'opposizione di centrodestra nel Parlamento toscano), Severino Saccardi (uno dei più colti e sensibili esponenti della maggioranza di centrosinistra), il giornalista Stefano Marcelli, nel loro impegno perché la Regione Toscana si esponesse, come istituzione, per la liberazione del dissidente Akbar Ganji. Liberazione che in effetti ci fu, tanto che nel 2006 il Parlamento toscano poté ospitarlo e consegnargli la massima onorificenza.

Come ci furono anche altri momenti importanti, come la visita di Shirin Ebadi, premio nobel per la pace, a Firenze nel 2009, quando tenne una lectio magistralis parlando sotto l'ombra del David - simbolo universale di libertà repubblicana - alla Galleria dell'Accademia.

Negli Stati Uniti d'America e in Israele, però, non si sono mai rassegnati i guerrafondai che volevano fare all'Iran ciò che era stato fatto alla Somalia, all'Afghanistan, all'Iraq, alla Libia, alla Siria. Non posso dimenticare i vergognosi 47 traditori, alcuni dei quali sono ancora in circolazione e vogliono tuttora condizionare la politica estera e militare USA anche al tempo di questa imprevedibile seconda presidenza Trump.

Nemmeno le persone ragionevoli, però, si sono mai rassegnate. Ci sono stati momenti di grande speranza, come la gioia popolare che esplose in Iran nel 2015, al momento della firma degli accordi per un nucleare esclusivamente civile. Il movimento popolare Donna Vita Libertà, l'ultimo di una lunga serie, è più vivo che mai.

Dopo vent'anni di grida "al lupo iraniano", quel regime di preti corrotti e di "guardiani della rivoluzione" miliardari e crudeli è sempre più odiato, sempre più debole, sempre più vicino all'inevitabile crollo.

Che in questa sua fase terminale abbia consumato le ultime risorse di cui disponeva per riprendere il programma di costruzione di bombe atomiche con le quali minacciare di distruzione Israele, Curdi, Beluci (Baluci), Azeri, rivali Arabi, posso ancora crederlo.

Che l'allarme recentemente lanciato dalla AIEA contro l'Iran fosse documentato, lo accetto.

Che il governo cinico e guerrafondaio di Netanyahu avesse pronti da anni piani per minare infrastrutture militari e nucleari iraniane, in modo tale da ritardarne per un altro decennio lo sviluppo tecnologico, lo dò per scontato.

Che in Iran esistano vasti strati popolari più o meno dichiaratamente felici che dall'estero siano arrivati colpi feroci e duri contro l'establishment, ne sono sicuro. 

Che mezzo mondo, più o meno apertamente, approvi il raid di Netanyahu, come lezione impartita a una potenza rivale sempre più in crisi (e quindi sempre più pericolosa), lo registro con il necessario realismo.

Che questa sia però una strada per la liberazione dei popoli dell'Iran, per la sicurezza a lungo termine di Israele e dei suoi vicini, oltre che per l'emancipazione dei Palestinesi dalla condizione disumana in cui sono stati precipitati (prima di tutto dai loro capi), no, questo proprio non riesco a crederlo.

Alziamo la voce e protestiamo contro questa ennesima esplosione di violenza che serve solo, come tutte le altre, a tenere al potere i capi pro tempore dei regimi coinvolti.

Grazie al nuovo vescovo di Roma, papa Leone XIV, di non aver fatto mancare, in proposito, un appello alla ragionevolezza

Dividersi in tifosi, di Israele, dell'Occidente, tanto meno degli orrendi preti al potere in Iran, è oggi più pericoloso e fuorviante che mai.

La realtà, ieri come oggi, come sempre, deve essere la guida interiore del realismo cristiano, quindi umano, quindi necessario in questo mondo in cui ci stiamo autodistruggendo.

Un altro regime change al seguito di bombe occidentali? No, grazie.


Mauro Vaiani (Ph.D. in Geopolitics)

 

domenica 1 giugno 2025

Avremmo voluto un altro referendum

 

 

Mai farò propaganda astensionista. Sarebbe contro le mie radici e un'offesa ai miei antenati che hanno così tanto sofferto, prima di ottenere il diritto di voto.

Nemmeno però voglio nascondere i miei dubbi su questa tornata referendaria dei prossimi 8-9 giugno 2025.

Nei quesiti sottoposti al voto popolare, non c'è nemmeno l'ombra di quella sapienza referendaria di Marco Pannella e dei suoi studiosi radicali. Loro seppero, su questioni grandi e piccole, portare al successo iniziative referendarie che cambiavano da subito, in meglio, la vita di vasti strati popolari di questa nostra composita Repubblica.

Stavolta non c'è nemmeno un vero e proprio messaggio simbolico e unificante, così come fu il referendum per l'acqua pubblica del 2011. Si sapeva che le conseguenze normative erano modeste e fragili - e infatti sono state tradite dal centrosinistra e dal centrodestra - ma era una battaglia trasversale e mobilitante. Per questo raggiunse il quorum, scuotendo una popolazione già allora profondamente stanca degli attuali partiti e dei loro due poli.

Purtroppo i quattro quesiti proposti (imposti?) da Landini e dalla sua CGIL sono giuridicamente scivolosi. Il diritto del lavoro è ormai troppo complesso. Le esigenze degli anziani (la maggioranza) e dei giovani (la minoranza) avrebbero avuto bisogno di qualche mese di lavoro in una commissione di semplificazione e delegificazione, a livello sia europeo, che repubblicano, per trovare margini di miglioramento.

Mi rendo conto che il messaggio parrebbe nobile: invertiamo la rotta che ci ha condotto alla mercificazione del lavoro. Peccato che questa riduzione del lavoro umano a merce che deve circolare e sottostare alle condizioni di mercato è largamente imposta dalle attuali normative europee. Cambiare l'ideologia della libera circolazione di persone, merci, capitali, servizi in Europa è ben altra cosa che contestare, con una generazione di ritardo, il "Job Act" di Renzi. 

Rendiamoci conto che un messaggio così radicale come quello contro il "mercato" non può incarnarsi in questi quattro referendum, che toccano così marginalmente il diritto del lavoro. Peraltro, nell'ipotesi remota che questi quattro referendum raggiungano il quorum, le conseguenze strettamente legislative saranno molto scivolose e non mancherebbero effetti boomerang per la libertà e la dignità dei lavoratori e, cosa non meno importante, dei creatori di posti di lavoro.

Quanto al referendum sulla cittadinanza, so per esperienza personale e professionale - ho lavorato anche per i servizi demografici di un ente locale - che non potrà cancellare le storture burocratiche, le lungaggini, le sofferenze, le discriminazioni, le vere e proprie ingiustizie che subiscono tanti immigrati in Italia.

Ceteris paribus, se non si ferma la metastasi legislativa, se non si pone rimedio all'accidia dei servizi sociali locali, se non si esce dal paralizzante centralismo autoritario, si diventerà sì cittadini in meno tempo, ma solo per aggiungersi a una massa di altri cittadini che già soffrono la povertà o sono a rischio di esclusione.

Avrei voluto un altro referendum, quello proposto l'anno scorso dal Comitato Besostri, in cui mi impegnai personalmente e a nome della rete Autonomie e Ambiente. 

Quello sarebbe stato un tema davvero decisivo: un attacco al Rosatellum e alle leggi elettorali ingiuste che da decenni ci impediscono di scegliere i nostri rappresentanti. Deputati, senatori, candidati presidenti e sindaci, da ormai trent'anni, non sono più scelti da noi, ma imposti da due elite, rispettivamente alla guida delle due piramidi del centrosinistra e del centrodestra.

Elite sulle quali i cittadini non possono influire. Le piramidi sono troppo alte e da lassù non ci sentono, anche quando gridiamo.

Perché non c'è anche un quesito del Comitato Besostri al voto? Perché ci silenziarono. Ci cancellarono (gli stessi che oggi ci chiamano al voto, peraltro). Ci dissero che disturbavamo la strategia politica di Landini e della Schlein, in alleanza sempre più stretta con i rossoverdi e i post-stellati.

Landini e la Schlein sono in cima alla piramide.

Chiamano alla conta i cittadini.

I cittadini, però, non sono dei "fan" da mobilitare.

Il voto non è una manifestazione di affetto, da "tifosi", per la propria "squadra".

Non solo questo, almeno!

Ha poco senso essere chiamati a votare su questioni e situazioni giuridiche difficili anche per gli esperti e comunque non risolutive.

Piuttosto dobbiamo il riprenderci il potere di scegliere noi persone di fiducia che le questioni difficili le affrontino nel quotidiano di una buona amministrazione.

Per questo, per la rappresentanza, per la ricostruzione di autentiche democrazie locali, territorio per territorio, continuerò a lottare con gli amici del civismo e delle autonomie.

Buona festa della Repubblica!

Mauro Vaiani
(studioso e attivista in Toscana,
garante di OraToscana,
 blogger di Diverso Toscana)

 

giovedì 15 maggio 2025

Nuove idee, nuove energie, nuove speranze per la Toscana


Giorgio Del Ghingaro, referente e garante della rete civica "L'Altra Toscana" (#AltraToscana), nei lunghi anni in cui ha ben amministrato prima Capannori e poi Viareggio non ha mai lasciato le cose come le ha trovate. Le ha sempre coraggiosamente migliorate. Nel tempo, questa figura di cattolico democratico si è reso completamente indipendente dalle due piramidi che dominano - e devastano - la politica italiana e toscana (il centrosinistra e il centrodestra).

Un sondaggio, diffuso oggi e largamente commentato sulla stampa locale, ha dimostrato che è uno dei nuovi leader in cui i Toscani potrebbero riporre la loro fiducia.

Dalla rete civica "L'Altra Toscana" abbiamo ricevuto una nota che pubblichiamo volentieri e pressoché integralmente:

Toscana 2025: i cittadini chiedono una terza via che parte dal basso. Appuntamento a Giugno per la presentazione del Manifesto programmatico de L'altra Toscana.

Nel cuore della Toscana, a pochi mesi dalle elezioni regionali del 2025, un recente sondaggio realizzato da Winpoll racconta con chiarezza un cambiamento profondo in atto nel tessuto politico regionale: i cittadini toscani mostrano una crescente insofferenza verso i due blocchi tradizionali, centrodestra e centrosinistra, e manifestano una domanda forte e diffusa di una terza via. Una via che parta dal basso, che sia autonoma, libera, concreta.

Il dato più significativo è che il 55% degli intervistati si dice pronto a votare un candidato civico, indipendente dalle alleanze partitiche. Questo consenso è trasversale a generazioni, aree geografiche e sensibilità politiche: tra gli under 30 raggiunge il 58%, supera il 60% tra gli elettori di Lega, 5 Stelle e Forza Italia, e arriva a picchi come il 66% a Livorno e il 63% a Lucca. È la fotografia nitida di un popolo che chiede rappresentanza fuori dagli schemi e lontana dalle vecchie logiche di apparato.

A rispondere a questa richiesta crescente è in corso un importante coordinamento regionale di realtà civiche toscane - L'Altra Toscana - le quali, pur nella loro autonomia locale, stanno costruendo una rete capace di affrontare le sfide regionali con uno sguardo nuovo, pragmatico e condiviso. Questo coordinamento mira a portare in Regione una visione civica autentica, fondata sulla partecipazione dei cittadini, la competenza amministrativa e la concretezza delle proposte.

A guidare questa prospettiva di rinnovamento è Giorgio Del Ghingaro, sindaco civico di lungo corso, esperto, competente e dalla forte personalità, che ha fatto del civismo un sistema di governo libero, trasversale e profondamente radicato nei territori, ottenendo risultati eccellenti nella gestione della cosa pubblica. La sua figura rappresenta oggi un punto di riferimento per chi crede che sia possibile amministrare con serietà, visione e autonomia dai partiti.

In un quadro in cui i cittadini indicano come priorità assolute sanità (62%), sicurezza (31%), lavoro (24%) e costo della vita (19%), emerge chiaramente il desiderio di una politica vicina, concreta, non ideologica. Ed è proprio qui che si colloca la proposta civica: una terza via che parte dal basso, costruita sui territori, e guidata da chi ha già dimostrato di saper fare buona amministrazione.

E' quindi possibile un cambiamento, proveniente dalla società civile, da una nuova generazione di leader - locali, ma "glocal" -  ancorati a una visione lungimirante, per il bene delle generazioni future.

Prato, 15 maggio 2025
Festa della Madonna di Montenero, patrona della Toscana


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