Dopo tanti anni spesi per i valori delle autonomie, dopo aver fondato nel 2019 la sorellanza Autonomie e Ambiente (AeA, un necessario ma aggiornato strumento confederale al servizio delle autonomie e dei civismi di tutta la Repubblica Italiana), dopo aver riagganciato le autonomie dei nostri territori all'Alleanza Libera Europea (ALE / EFA, European Free Alliance), noi siamo certi di avere un peso nella pubblica opinione. Un peso elettorale per ora limitato, ma sufficiente a difendere tradizioni, libertà, diversità e biodiversità per le generazioni future.
Se i media praticassero più par condicio e facessero meno chiappa-clic (clickbaiting) con i "fenomeni", forse potremmo finalmente uscire più rapidamente, come autonomisti di AeA e di EFA, dal cono d'ombra in cui siamo al momento.
Non siamo urlatori, né provocatori, né populisti, né estremisti, né folkloristici, né ricchi, né potenti, ma cosa accadrebbe se i media di approfondimento politico ci dessero almeno lo spazio che è stato dato (in ultimo, ma prima di lui a tanti altri aspiranti masaniello, podestà e napoleoni) all'ormai notorio fenomeno de "Il mondo al contrario"?
Lo scopriremo, prima o poi, perché le nostre radici sono antiche e profonde; siamo fedeli ai valori della Carta di Chivasso del 1943; sono centinaia le amministrazioni competenti che esprimiamo in tutta Europa (alcune più progressiste, altre più moderate).
Le autonomie, con le loro forze storiche e con le nuove realtà civili, civiche e civiste, sono qui per restare. La Repubblica delle autonomie è l'unica che abbiamo. L'Europa delle Regioni, dei Territori, dei Popoli, è l'unica possibile.
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