Un discorso diverso in Toscana, per chi crede, in questa nostra madreterra, in questa fugace vita, in qualcosa di diverso

venerdì 3 aprile 2026

La Pasqua porti forza e speranza a chi è impegnato per il proprio territorio

 


In un mondo inquinato a rischio di ecocidio, pieno di tiranni capaci di genocidio dei loro stessi popoli, non dobbiamo sentirci impotenti, né disperati.

C'è almeno una cosa che ciascuno di noi può ancora e quindi deve fare: lottare per il bene della propria comunità, nel proprio territorio. Se non si può più farlo con una vita attiva, si può sempre attraverso la preghiera.

Fare comunità con il nostro prossimo, cioè con i nostri vicini, ci rende pienamente umani ed è il principale contributo che possiamo dare, nella nostra breve e precaria vita, al bene delle generazioni future.

Fare la nostra parte per la propria comunità locale è il più solido punto di appoggio per poi costruire un dignitoso benessere personale e familiare, oltre che per diventare capaci di autentica solidarietà internazionale e intergenerazionale.

A coloro che lasciano fiorire dentro di sé questa antica verità antropologica, quindi speriamo a tutti dappertutto, la Pasqua porti forza e speranza, fino alla fine, finché non riposeremo nella Provvidenza, che si è incarnata nel Cristo che ha resuscitato il suo amico fraterno Lazzaro.

Auguri a tutti ma in particolare a coloro con cui condividiamo il buon cammino dell'impegno per le autonomie personali, sociali e territoriali, praticando un antico ma sempre più attuale e urgente confederalismo chivassiano e olivettiano dal basso: i Civici di Prato per le Autonomie; Prato Civica e Solidale, ora in dialogo con altri civismi pratesi per le imminenti elezioni comunali; OraToscana; il dialogo tra i liberi civici toscani; Autonomie e Ambiente; l'impegno trasversale per restituire ai cittadini italiani pieni diritti politici ed elettorali e rappresentanza dei loro territori; le nuove promettenti reti del Cuore d'Italia e della Vivibilità; la European Free Alliance; l'impegno per la pace e i diritti di tutti i popoli del mondo.

Prato, 3 aprile 2026, Venerdì santo

Mauro Vaiani
studioso e attivista in Toscana
blogger di Diverso Toscana

 

* * * 

L'immagine del post è un dettaglio della Resurrezione di Lazzaro di Caravaggio, da Wikipedia

 

  

 


giovedì 12 marzo 2026

Una soluzione radicale


 

Sono diventato un ascoltatore di Radio Radicale quando ero ancora un giovanotto, già appassionato di autonomie, tradizioni e libertà, di grande entusiasmo ma con una limitata formazione.

A un certo punto, sul finire degli anni '80, Radio Radicale conquistò me come attrasse persone di tutte le formazioni politiche e culturali, di tutte le condizioni sociali, di tutte le provenienze geografiche.

Il grande e carismastico Marco Pannella ci faceva riflettere su tutto. La radio era l'organo del suo piccolo partito, ma era anche un faro contro la partitocrazia in Italia, per una Europa meno burocratica, contro gli autoritarismi dell'Est europeo e dell'America Latina (e anche contro quelli di casa nostra), per una comunità mondiale delle democrazie.

Non posso dire di essere mai stato un vero e proprio attivista radicale, anche se non ricordo più quante battaglie di quello straordinario mondo ho condiviso. Ho perso il conto, da quante ce ne sono state, dal più remoto antiproibizionismo fino alle più recenti lotte per leggi elettorali più giuste per tutti.

Radio Radicale iniziò quasi subito dopo la sua fondazione, il 30 marzo 1976, a trasmettere dirette dalle aule parlamentari, dai congressi di tutti i partiti, dalle aule dei tribunali. A mio modesto parere, questa scelta era direttamente discendente dalle radici azioniste e liberali del Partito Radicale, dal suo spirito libertario, dalla scelta dei Radicali di abbracciare la nonviolenza (ahimsa) e la veraforza (satyagraha), strumenti gandhiani cruciali della moderna mobilitazione sociale.

Non c'è da stupirsi del fatto Radio Radicale, pur essendo organo ed emanazione diretta di una piccola forza politica, sia diventata un servizio pubblico per tutti coloro che parlano e comprendono la lingua italiana, ma di rilevanza europea e internazionale.

Nessuno si meraviglia se nella propria città una scuola cattolica di qualità diventa un punto di riferimento per bambini e giovani di ogni religione.

Nessuno mette in discussione che una società di pubblica assistenza, anticamente fondata da socialisti, possa svolgere servizi pubblici assolutamente universali - ambulanze, ambulatori, funerali - per cittadini di ogni credo politico e formazione culturale.

Allo stesso modo, i Radicali di Radio Radicale hanno creato, con le loro capacità professionali, con la diligenza quotidiana contro ogni settarismo e conformismo, con la costruzione del loro impressionante archivio digitale della storia politica contemporanea, con i loro investimenti in continue innovazioni, un insostituibile servizio pubblico d'informazione quotidiana e di approfondimento politico.

Radio Radicale viene fatta quotidianamente da persone che, proprio perché hanno le loro convinzioni e una loro originale cultura politica libertaria, sono in grado di dare voce a ogni altra convinzione e opinione, contribuendo al bene comune e - cosa non secondaria in tempi di guerra mediatica tra conformismi e centrali internazionali di disinformazione - difendendo la qualità del dibattito pubblico.

Essenziale, per la riuscita del grande servizio pubblico di Radio Radicale, è stata la possibilità di lavorare sempre senza pubblicità, senza bisogno di catturare clic, senza bisogno di urlare, stupire, ipnotizzare, blandire, per aumentare il proprio pubblico.

Radio Radicale merita tutti gli auguri e i complimenti possibili per il suo imminente cinquantesimo anniversario, ma soprattutto merita una soluzione radicale di finanziamento pubblico strutturale, perché possa vivere altri cinquant'anni.

Sono sicuro che esistono dieci milioni di Euro nell'immenso calderone dei contributi che i cittadini della Repubblica Italiana danno alla RAI e ad altri organi di stampa e media. Se anche - D-o non voglia - la politica si chiudesse a riccio, negando alla radio le poche risorse che le sono indispensabili, sono sicuro che esistono milioni di persone pronte a fare erogazioni liberali agli editori di Radio Radicale.

Animo!

Mauro Vaiani

(studioso e attivista in Toscana, segretario di Autonomie e Ambiente)

Prato, 12 marzo 2026, Anniversario della Marcia del Sale, guidata dal Mahatma Gandhi, iniziata il 12 marzo 1930

 

 

 

 

 

  

sabato 7 marzo 2026

Elogio del sorteggio


 

Ci sono abbastanza studi storici e scientifici che spiegano bene perché il sorteggio è una grande risorsa per comunità che vogliono salvaguardare l'imparzialità, la circolazione delle elite, l'autorevolezza delle loro istituzioni. Non abbiamo inventato niente!

La scelta del Parlamento, su iniziativa del ministro Carlo Nordio, di fare del sorteggio la cura contro la degenerazione correntizia dell'attuale Consiglio Superiore della Magistratura (CSM) è stata forse radicale e strumentale, ma è ampiamente e trasversalmente condivisibile.

Se la riforma sarà approvata, i nuovi organi di autogoverno, grazie al sorteggio, diventeranno enti dalla composizione imprevedibile, estremamente indipendenti da ogni condizionamento esterno, decisamente più autorevoli.

Del resto, proprio l'andamento della campagna referendaria che si concluderà con il voto dei prossimi 22-23 marzo 2026, ha reso evidente che proprio ciò che viene maggiormente disprezzato è esattamente ciò che serve. Lo dimostrano le reazioni scomposte dei vertici dell'Associazione Nazionale Magistrati (ANM) contro la legge di riforma costituzionale.

I capi della ANM considerano il CSM il loro parlamentino, cassaforte del loro consenso, roccaforte del loro potere su tutti i circa 9.000 magistrati giudicanti e requirenti in servizio (e sui poco meno di 200 che sono fuori ruolo, occupando spesso discutibilmente posizioni ultraprivilegiate).

Da decenni i capi delle correnti si sono messi di traverso a ogni riforma, non solo dell'ordinamento giudiziario, considerandosi e comportandosi come se fossero una sorta di terza camera della Repubblica, con poteri di veto sul potere legislativo e sull'indirizzo politico.

Come ci hanno spiegato gli autorevoli giuristi e politici del Comitato Pannella Sciascia Tortora, della Sinistra per il Sì, del Comitato Sì Separa della fondazione Einaudi, fra molti altri, la riforma Nordio è un decisivo passo avanti, per dare attuazione alla VII disposizione transitoria della Costituzione, ponendo fine a quella unità corporativa dei magistrati che abbiamo ereditato dal regime fascista.

Come finirà questo referendum? Speriamo che a deciderne le sorti non siano solo i tifosi degli attuali schieramenti. Se ci sarà un'ampia partecipazione popolare, nessuno nutre dubbi sulla vittoria del Sì.

Comunque vada, occorre evitare eccessi polemici e dolorose polarizzazioni, perché il giorno dopo, se avrà vinto il Sì - come speriamo - ma anche se avrà vinto il No, dovremo ritrovarci tutti insieme a ragionare di come procedere nelle riforme, perché una cosa è certa e guai a chi non la vedesse: lo status quo, in materia di giustizia (e quindi di legalità, sicurezza e carceri), è INSOSTENIBILE.

Mauro Vaiani

(studioso e attivista per le autonomie personali, sociali, territoriali)


 

domenica 1 marzo 2026

Tirannicidio e realismo

 


Il regime iraniano si è mostrato incredibilmente crudele, in tutta la sua storia ma in particolare in questa ultima criminale repressione delle proteste del cuore d'inverno 2025-2026. Tanta ferocia ha messo in discussione non solo il diritto internazionale, ma anche ogni realismo basato sui principi.

Siamo e restiamo contrari a politiche estere o militari ispirate dalle follie "neocon", ma sarebbe davvero irrealistico invocare il rispetto del diritto internazionale da parte di chi lo ha calpestato o in difesa di chi lo ha oltraggiato per generazioni. 

Il tirannicidio di Khamenei e di altri carnefici che erano alla testa di questo disumano sistema di potere era invocato da decine di milioni di persone in Iran e nella diaspora. Sic semper tyrannis, non lo scordiamo di certo.

Questo è un fatto e nessuno - che non sia avvelenato da qualche forma di fanatismo - sentirà la mancanza di questi tiranni che sono stati giustiziati da bombe americane e israeliane.

Ora tutti dobbiamo sperare che i popoli dell'Iran prendano in mano il loro destino, perché la storia terribile di questo regime possa chiudersi senza che si scateni una guerra civile.

  

martedì 24 febbraio 2026

Quattro anni di una guerra che nessuno può vincere


Triste anniversario, quello di oggi martedì 24 febbraio 2026. Sono passati quattro anni dall'inizio dell'invasione russa dell'Ucraina, la cosiddetta "Operazione militare speciale" (Special Military Operation, abbreviata spesso in SMO e nota in lingua russa come спецопера́цияspetsoperatsiya).

Milioni di persone sono morte, ferite, mutilate, costrette all'esilio, deportate o addirittura rapite.

Un disastro per molti, quasi tutti, sia nella Federazione Russa, che in Ucraina, che nelle comunità dei territori contesi: la Repubblica di Crimea, in particolare la sua minoranza tatara, la città di Sebastopoli, i territori degli oblast di Cherson (Kherson) e Zaporižžja (Zaporizhzhia), i ribelli del Donbass, cioè gli stati separatisti del Doneck (Donetsk) e di Lugansk (Luhansk).

Arricchimento, invece, per pochi, come in tutte le guerre.

E certezza di rimanere al potere, per coloro che questa guerra sono riusciti a scatenare e non sono poi riusciti a fermare: non si può votare, né cambiare dirigenti, nemmeno è consentita la minima critica o autocritica, quando c'è il nemico alle porte!

I sedicenti leader del mondo (e d'Europa), dopo aver dato il peggio di sé in questi anni, sin dalle crisi russo-ucraine dell'inizio degli anni 2010, hanno mostrato di essere ancora più drammaticamente incompetenti, quando si sono messi in testa di trattare addirittura la "pace", mentre si bombardava, si moriva, si sanzionava, si continuava a fare propaganda.

L'unico modo sicuro di ripararsi dalla guerra è non cominciarla. Era possibile evitare che si scatenasse questa guerra drammatica che nessuno può vincere? Sì, era possibile, ma ormai indietro non si può tornare.

Qual è quindi il compito di un realismo fondato sui princìpi? 

L'Ucraina esiste ancora, ha resistito eroicamente. La Federazione Russa non è ancora sprofondata nella miseria e nella paura.

Questo è il momento di ottenere il cessate il fuoco, in vista di un armistizio a lungo termine. Della pace si parlerà, ma dovrà passare parecchio tempo. Ci vorranno anni di trattative. E alla fine non ci sarà alcuna "pace giusta", ma solo la pace possibile.

Ai nostri occhi è evidente che, nel lungo termine, i popoli europei occidentali e centrali dovranno ricostruire una comunità di sicurezza insieme ai popoli della Federazione Russa, gli europei orientali. Non ci sono alternative, quando si vive nella stessa piccola penisola del pianeta.

Cosa accadrà invece se, calpestando un realismo fondato sui princìpi, si continuerà a combattere? Non ci saranno vincitori o vinti. Siamo nel 2026, non nel 1945. Le elite paiono non capire o, più probabilmente, fanno finta di non capire... Le guerre moderne del secolo scorso furono già terribili, ma le guerre contemporanee sono in grado di cancellare interi popoli ed ecosistemi. Intensificare o anche solo prolungare i conflitti significa mettere a rischio l'intero pianeta.

Se prosegue la guerra, la Federazione Russa e la Repubblica di Ucraina continueranno a impoverirsi e a degradare, da ogni punto di vista, prima di tutto spiritualmente e culturalmente. E con loro tutti gli altri Europei, che siano o pretendano di definirsi amici, nemici, indifferenti o ignavi.

Invece che come in Corea (1953), qualcuno sogna che possa continuare come la guerra Iran-Iraq (1980-1988): altri anni di guerra e di affari... Ciascuno di noi deve combattere questi avventati e avidi, a cominciare da quelli che sono al potere nel proprio paese.


mercoledì 18 febbraio 2026

Quale è il peso elettorale delle autonomie


Dopo tanti anni spesi per i valori delle autonomie, dopo aver fondato nel 2019 la sorellanza Autonomie e Ambiente (AeA, un necessario ma aggiornato strumento confederale al servizio delle autonomie e dei civismi di tutta la Repubblica Italiana), dopo aver riagganciato le autonomie dei nostri territori all'Alleanza Libera Europea (ALE / EFA, European Free Alliance), noi siamo certi di avere un peso nella pubblica opinione. Un peso elettorale per ora limitato, ma sufficiente a difendere tradizioni, libertà, diversità e biodiversità per le generazioni future.

Se i media praticassero più par condicio e facessero meno chiappa-clic (clickbaiting) con i "fenomeni", forse potremmo finalmente uscire più rapidamente, come autonomisti di AeA e di EFA, dal cono d'ombra in cui siamo al momento.

Non siamo urlatori, né provocatori, né populisti, né estremisti, né folkloristici, né ricchi, né potenti, ma cosa accadrebbe se i media di approfondimento politico ci dessero almeno lo spazio che è stato dato (in ultimo, ma prima di lui a tanti altri aspiranti masaniello, podestà e napoleoni) all'ormai notorio fenomeno de "Il mondo al contrario"?

Lo scopriremo, prima o poi, perché le nostre radici sono antiche e profonde; siamo fedeli ai valori della Carta di Chivasso del 1943; sono centinaia le amministrazioni competenti che esprimiamo in tutta Europa (alcune più progressiste, altre più moderate).

Le autonomie, con le loro forze storiche e con le nuove realtà civili, civiche e civiste, sono qui per restare. La Repubblica delle autonomie è l'unica che abbiamo. L'Europa delle Regioni, dei Territori, dei Popoli, è l'unica possibile.

* * *

 

giovedì 5 febbraio 2026

Il problema dei palloni gonfiati dall'alto


Siamo bombardati da ondate di conformismo mediatico, spesso originate da poche ma potentissime concentrazioni di potere tecnologico, economico e finanziario.

Non ci pare più il tempo dei masaniello. Non emergono più figure carismatiche, magari anche populiste, dal basso, dai mondi vitali delle comunità locali, dalla cosiddetta "pancia" delle classi medie e basse, preoccupate o anche arrabbiate, perché impoverite di identità, sicurezza, mezzi spirituali e purtroppo anche materiali.

Ci vengono gonfiati davanti agli occhi dei palloni, dai soldi e dai media di potenti che agiscono dall'alto e da altrove. Palloni gonfi ma spesso fragili e comunque troppo leggeri per resistere alle potenti risacche dei pensieri unici (nel senso di talmente dominanti da essere senza pietà con tutti coloro che pensano diversamente).

Come possiamo difenderci? Una linea di resistenza ci pare essere quella di pretendere, come elettori delle società sé-dicenti democratiche, di votare per persone che vivono in mezzo a noi, nel nostro territorio, che possiamo non dico conoscere, ma almeno incontrare in presenza (fisica), scambiando qualche parola con loro, stringendo loro la mano, essendo magari informati - in forma scritta, magari antica, su carta - delle loro biografie, delle loro esperienze e competenze, delle loro proprietà e dei loro mezzi di sussistenza.

Più vicini essi sono, più sono cresciuti in mezzo a noi, immersi nella nostra stessa economia locale e vita quotidiana, più condividono il nostro accento, la nostra cultura vernacolare, la nostra religione civile, meno sarà facile essere ingannati.

Guai alle società sé-dicenti democratiche, in cui noi persone comuni ci riduciamo a votare per simpatia qualcuno che abbiamo visto in televisione, o sulle reti sociali online, o su altri media.

Guai! Perché le grandi centrali di potere e di sorveglianza ci hanno imposto figure come Monti, Fornero, Letta, Renzi, Conte, Draghi, Giorgetti, Meloni. Nomi che ci permettiamo di citare perché non sono stati e non sono il peggio che poteva capitare in Italia, ma che sono tutti emblematici di quello che l'amico e compagno Pierluigi Piccini definisce una rappresentanza politica che non incide più sulla nostra vita, anche perché la nostra vita non la vivono affatto, da decenni, ormai. 

Se siete arrabbiati e vi sentite esclusi e minacciati, non affidatevi al prossimo aspirante napoleone d'Europa, podestà d'Italia, generale dell'italianità, capitano padano, o capobastone appennico o insulare. Soprattutto se viene tenuto tenacemente nascosto chi ne ha finanziato l'ascesa alla condizione di celebrità mediatica.

Collegio per collegio, abbiamo bisogno di poter votare per nuovi leader locali, per il possibile avvento di una più sana circolazione delle elite, senza cui non riusciremo più a garantire una penetrante critica delle concentrazioni di potere, oltre che di vecchi e nuovi sistemi di indottrinamento e sorveglianza. 

Prato, 5 febbraio 2026

Mauro Vaiani Ph.D.
blogger di Diverso Toscana

 

Note: 

L'immagine del post è un dettaglio tratto da qui:
 https://www.ilpost.it/2023/02/03/palloni-aerostatici-cina-stati-uniti/

Segnaliamo anche un post meno banale di altri sul narcisismo di massa nella politica massificata e dominata dal conformismo dei media:
 https://www.larivistaintelligente.it/epidemia-di-narcisismo/patrizia-tenda/  

Piccole battaglie concrete per tornare ad eleggere i nostri leader locali:
 https://autonomieeambiente.eu/news/431-continua-la-lotta-per-leggi-elettorali-piu-giuste-per-tutti 

 

giovedì 15 gennaio 2026

Alle radici spirituali delle autonomie


Ho avuto dalla Provvidenza il dono di compiere un pellegrinaggio in tre luoghi di speranza: Assisi, Norcia e Cascia.

Ad Assisi mi sono inginocchiato davanti alle reliquie di San Francesco e Santa Chiara, che sono un faro di pace, giustizia, salvaguardia del Creato, dignità di ogni persona umana, non solo come individuo ma come membro delle comunità in cui la persona vive e dispiega la propria compiuta umanità. Le comunità locali, coese dal principio della sussidiarietà, sono il primo spazio della prossimità. Esse rendono possibile l'esistenza della diversità e della biodiversità e ne sono le custodi per le generazioni future.

A Norcia ho onorato San Benedetto patrono d'Europa e sua sorella Santa Scolastica. Il loro monachesimo è una delle fondamenta della Res Publica Christiana europea, che poi è la madre della nostra Europa. L'unica possibile Europa, quella in cui qualsiasi essere umano potrà sempre vivere senza paura di essere diverso, purché con senso della reciprocità accetti le diversità degli altri.

A Cascia ho pregato Santa Rita nel suo sepolcro. Lì e forse ancora di più nella vicina Roccaporena, villaggio natale di Rita, ho potuto sentire la grazia che emana da questa donna, moglie, madre, vedova e infine monaca agostiniana. La santa delle cause impossibili è una presenza tenerissima e provvidenziale, così vicina alle esigenze più semplici e quotidiane delle persone, delle famiglie, degli umili, di chi soffre, di chi spera che la vita dei suoi figli e dei suoi anziani scorra come uno dei torrenti di chiare e fresche acque che scendono dagli Appennini.

Gli Appennini si sono sinora svuotati di persone e di speranze, ma c'è resistenza. Le comunità stanno reagendo. In molti s'impegnano per la ricostruzione, dopo i terremoti materiali, economici e sociali.

Le comunità locali appenniniche, ma in realtà tutte le comunità umane, hanno bisogno di più Francesco, Chiara, Benedetto, Scolastica e Rita.

Il mondo e l'Europa, non solo questi territori, hanno bisogno di ancorarsi più profondamente alle radici spirituali delle loro autonomie, per restare umani, cioè libere e autonome comunità locali, che non debbano più temere di essere oppresse o addirittura cancellate da vecchie e nuove concentrazioni di potere.

Prato, 15 gennaio 2026, S. Mauro Abate

Mauro Vaiani Ph.D.

blogger di Diverso Toscana

 

mercoledì 7 gennaio 2026

Le giornate dei popoli dell'Iran

 

Appena passato il Solstizio d'inverno, la festività Shab-e Yalda, in Iran è partita una nuova stagione di proteste popolari. E' come se, passata la notte più lunga dell'anno, i cuori e le menti siano tornati a sperare nella luce.

Secondo i media degli attivisti anti-islamisti, oggi, 7 gennaio 2026, sarebbe l'11° giorno di manifestazioni e scioperi.

I popoli dell'Iran, che sono tanti e in gran parte non sono né  Farsi né Sciti, sono infine in rotta con l'odiosa Repubblica Islamica, ridotta a essere uno stato di terrore, nelle mani di pochi preti corrotti e assassini.

Da ormai vent'anni sono falliti tutti i tentativi di autoriforma del regime.

Dobbiamo appoggiare la caduta degli ayatollah e dei mullah, in particolare la cacciata del crudele tiranno Ali Khamenei, la cosiddetta "guida suprema", che ha trasformato l'istituto della Velāyet-e faqīh in uno strumento demoniaco.

Deve essere un processo interno, con il minimo di interferenza dall'esterno: le potenze estere sono interessate e attive in Iran, ma tutti devono ponderare bene i loro passi in un paese così grande; le diaspore fanno la loro parte, a cominciare dai monarchici che credono nel ritorno dello Shah di Persia, ma è chiaro che a decidere il futuro saranno coloro che vivono e lavorano in Iran, non le minoranze in esilio; i riformisti islamisti hanno fallito ripetutamente, ma è il momento che si facciano avanti, perché molti di essi sono classe dirigente che sarà necessaria dopo la cacciata dei capi islamisti più compromessi. 

Sarà dura arrivare alla riconciliazione, all'elezione di nuovi organi costituenti, al necessario confederalismo fra i popoli dell'Iran, alla ricostruzione economica e sociale, ma così non si può andare avanti. 

Questo status quo sanguinario è insopportabile per una popolazione di novanta milioni di persone, in cui l'età media è poco sopra i trent'anni e il livello di globalizzazione e mobilitazione sociale è così alto.

Che la Provvidenza accompagni i popoli dell'Iran e che noi dall'Europa li si sostenga in ogni maniera possibile.

 

 

 


giovedì 1 gennaio 2026

Per la liberazione dall'obbedienza


 

La più grande sfida dell'essere umano globalizzato e socialmente mobilitato del nostro tempo non è tenere a bada la propria aggressività, ma mettere un freno alla propria eccessiva obbedienza. Siamo troppo sottomessi a concentrazioni di potere autoritario, che peraltro sarebbero ormai capaci di distruggere il pianeta dozzine di volte, dopo aver dimostrato di essere in grado di sterminare su scala industriale milioni di uomini.

Questo pensiero di Rita Levi Montalcini, espresso in modo semplice e diretto, merita di aprire il 2026.

La riflessione può essere riascoltata facilmente in rete, per esempio qui e qui.

Quella di incoraggiare la persona umana a uscire dall'obbedienza cieca a ogni forma di centralismo autoritario è la nostra cruciale missione decentralista, il nostro compito autonomista, a cui abbiamo dedicato la vita.

Auguri sinceri.

 

   

  

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