Uno diverso in Toscana, che crede, in questa nostra madreterra, in questa fugace vita, in qualcosa di diverso.

mercoledì 25 luglio 2012

Cinque parole contro la crisi



Cinque parole, alcune delle quali talmente antiche che si trovano persino nella Bibbia, rappresentano, a mio parere, una piccola luce nella presente oscurità.

Remissione dei debiti: i debiti pubblici e privati, in tutto il pianeta, sono troppo grandi; una parte deve essere condonata, su base volontaria, senza ritorno e senza condizioni; i debitori - tutti, buoni e cattivi - devono essere aiutati, senza se e senza ma; nessun creditore ha interesse a strozzare il proprio debitore; sennò finisce come con la Grecia, dove per non aver voluto aiutare un poco, si è perso tutto.

Consolidamento: l'Eurozona ha il dovere di consolidare una parte importante degli immensi debiti pubblici dei propri membri; una percentuale importante deve essere comprata, a prezzo politico, a interesse imposto, dalle sue istituzioni finanziarie centrali.

Inflazione: è la tassa più iniqua che esista, ma credo proprio che dovremo sopportarne un po'. Noi in Italia ne sappiamo qualcosa, no? Entrammo nell'Euro con un reddito pro capite di circa trenta milioni (30.000.000) di vecchie lire e ci ritroviamo inchiodati a un reddito pro capite di circa ventimila (20.000) Euro. Abbiamo pagato abbastanza gli eccessi di spesa pubblica provocati nel passato dal “partito unico della spesa pubblica” e dai “signori delle preferenze”. Purtroppo non è ancora finita. Facciamoci coraggio.

Manomorta: alcuni paesi, fra cui la Repubblica Italiana, hanno un immenso patrimonio pubblico che potrebbe essere valorizzato e che potrebbe essere offerto ai creditori in cambio di una massiccia riduzione del debito. Con alcuni caveat: tutte le volte che si è davvero deciso di mobilizzare la manomorta, è scoppiata una rivoluzione; è giusto, infatti, che a governare una liquidazione non possano essere le élite che sono responsabili del fallimento. Siccome questo patrimonio pubblico è il frutto dei sacrifici e del lavoro delle comunità locali, la decisione su cosa e come mettere a frutto, deve essere presa con la partecipazione popolare e lasciando che si esprimano sovranamente le comunità locali. Sennò si torna un'altra volta alle svendite centralizzate di beni pubblici di cui sono stati giustamente accusati i governi passati. Per cui sì alla patrimoniale di stato, di cui parlano saggiamente il senatore Nicola Rossi e Italia Futura, ma attraverso il coinvolgimento diretto delle comunità e delle istituzioni locali, senza creare nuove burocrazie centrali, che risulterebbero, come le attuali, incontrollabili e irresponsabili.

Austerità: va portata avanti con maggiore gradualità, con giustizia, ma è necessaria, dappertutto; non solo in Europa, ma in tutto il mondo. La stragrande maggioranza degli stati sovrani e delle autorità locali, moltissime grandi organizzazioni pubbliche e corporation multinazionali private sono semplicemente troppo grandi, troppo costose, praticamente mostruose. Devono dimagrire, punto.

Per capire la crisi economica, occorre continuare a seguire e a leggere veri esperti, come Mario Seminerio, Oscar Giannino, Luca Ricolfi. Tuttavia, come cittadini sovrani, dobbiamo fare ciascuno il nostro sforzo di riflessione e comprensione. Siamo noi che dovremo decidere, sulla nostra pelle, scegliendo i nostri prossimi leader, con nuove leggi elettorali, attraverso nuove liste e movimenti, quanti sacrifici sostenere, quanti debiti condonare, quanti debitori aiutare.

PS del 26/7/2012

Mario Seminerio ci ha onorato di un breve commento su alcune di queste parole, che sintetizziamo liberamente così: la remissione, il condono dei debiti sarebbe una scelta ispirata ai giubilei biblici; il consolidamento non è altro che un default controllato, un evento comunque drammatico; l'inflazione erode il valore reale dei debiti ed è certamente un modo per ridurne l'onere. Il risultato di queste tre opzioni è che i creditori non rivedono tutti i loro soldi, con ricadute pesanti sui loro redditi e sull'economia reale. Non si può essere pregiudizialmente contrari a questi drammatici aggiustamenti: i fallimenti fanno parte della vita. Dovremo comunque soffrire e non esiste via d'uscita indolore a questa situazione. Qui arriva il complimento più grande di Seminerio: chi scrive su questo blog fa parte di coloro che, del dramma che stiamo vivendo, ne sono consapevoli.

Sulla valorizzazione della manomorta pubblica, attraverso l'azione di (nuovi ed eletti) amministratori-liquidatori locali, Seminerio considera noi troppo ottimisti, o se stesso troppo cinico. Speriamo che fra ottimismo e cinismo ci si una via di mezzo, in cui l'amore per il proprio territorio possa risvegliare diligenza e rispetto per i beni pubblici.
Sulla necessità di austerità, a partire dal dimagrimento delle organizzazioni troppo grandi e troppo costose, l'economista è ancora più scettico, ma fa auguri sinceri a chiunque tenterà qualcosa in quella direzione. Stando sempre attenti, comunque, alle ricadute pesanti sugli umili, che purtroppo non mancano mai.
Dovete leggere e seguire Mario Seminerio e il suo lavoro di critica economica, sociale e politica. Seguitelo su Phastidio.net.

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