Un discorso diverso in Toscana, per chi crede, in questa nostra madreterra, in questa fugace vita, in qualcosa di diverso

sabato 26 agosto 1989

Libertà e comunità dei borghi

 
Nell'archivio personale di Mauro Vaiani, ai tempi di Veraforza, abbiamo ritrovato questa lettera. Eravamo abbastanza avanti, diremmo, considerato che stiamo parlando di prima del crollo del Muro di Berlino. Al momento non ricordiamo, né possiamo controllare, se il settimanale "La Voce di Prato" l'avesse a suo tempo pubblicata. La riproponiamo qui per condividerla con i tanti toscani che stanno per partecipare al grande cantiere dell'autogoverno nel XXI secolo (NdA, 8 novembre 2017).
 
26 agosto 1989
 
LIBERTA' E COMUNITA' NEI BORGHI

 
Cari amici de "La Voce di Prato",

chiedo ospitalità al settimanale diocesano per intervenire sulla libertà e l' autonomia dei borghi, delle frazioni e dei paesi del nostro Comune, a titolo personale ma a partire dalla mia esperienza di consigliere del Quartiere n.9 (Mezzana e Prato Est), eletto nelle liste della Democrazia Cristiana.
Prato ha riaperto il dibattito sulla propria suddivisione in quartieri. La Giunta ha diffuso un documento su questo tema in Giugno ed il 13 Luglio si è tenuto un Consiglio Comunale allargato ai rappresentanti dei quartieri, per discuterlo. Il decentramento delle città è, secondo la legge in vigore, competenza dei comuni, i quali hanno il potere di "suddividersi" in circoscrizioni, il cui ordinamento è rigidamente limitato e preordinato dalla legge stessa.
Il documento della Giunta, dopo una premessa in cui si sottolinea il ruolo dei quartieri come "terminali" ripetitori dei servizi di un comune più efficiente e si prende atto che la gente è sfiduciata sul ruolo dei quartieri, dice: "Il numero ottimale per Prato potrebbe essere di 5 o 6 quartieri. Un' ipotesi di lavoro è quella di definire un quartiere per il Centro Storico, e altri quattro o cinque per le grandi zone geografiche della nostra città". La riduzione viene vista in funzione del "potenziamento in uomini e mezzi" di questi "terminali" dei servizi comunali.
Io, anche se lavoro con e fra gli elaboratori e i computer nelle organizzazioni pubbliche e nei servizi sociali, non amo i "terminali", che in informatica sono - quasi per definizione - ripetitori "stupidi" di soluzioni trovate in alto, al vertice.
Preferisco l' autogoverno che parte dalle persone. La Giunta ha parlato sì della necessità di un profondo e partecipato dibattito, ma in tempo utile per le elezioni del 1990. In pratica si abolirebbero in in sei mesi gli 11 quartieri della città, nati 15 anni fa, e formati dopo annose consultazioni in un' ottantina di assemblee popolari.
La riforma dei quartieri, se ogni comunità vicinale deve esprimere il proprio parere, non può essere fatta in poco tempo. Da qui al 1990, invece, si potrebbero ragionevolmente ATTUARE le parti ancora disattese dell' attuale legge. Diamo ai nostri quartieri deleghe concrete e poteri utili, come come quello di tagliare l' erba dei propri giardini. Togliamo ai consigli il compito estenuante di dare "pareri" pletorici su problemi di competenza comunque comunale, con l' unico risultato di stancare il lavoro volontario dei consiglieri e di allungare i tempi della burocrazia comunale.
Dopo il 1990, oppure in vista delle nuove e tanto attese leggi sulle autonomie locali, il dibattito potrà svilupparsi un po' più a fondo. Fino ad entrare nel senso più profondo dell' autonomia, che risiede nell' antico e nuovo spirito comunitario e libertario dei paesi, delle frazioni e dei borghi, importante in quanto elemento di continuità nel tempo di una cultura della convivenza a misura d' uomo e rispettosa dell' ambiente. Credo che non ci sia alcun futuro, infatti, per la città metropolitana come enorme centro di interessi economici e di potere, come eccesso di cementificazione, come distruzione di identità e comunità umane.
A Roma il PCI si è espresso favorevolmente alla costituzione di un nuovo "libero" comune di Ostia, perché una comunità più circoscritta potesse realizzare il proprio equilibrio tra qualità urbana e tutela della natura. Sotto il governo della giunta capitolina sono andati avanti, al contrario, solo progetti di cementificazione, di costruzione di nuovi "poli", di realizzazione di nuove striscie di cemento, il tutto perché milioni di persone si sentano sempre più in periferia e a milioni si spostino sempre di più verso centri sempre più artificiali, con le proprie macchine, per decine di kilometri, dilapidando il tempo della propria vita e consumando le energie della terra. Certo Roma è immensa, ma anche Prato, come comune e come ente che centralizza poteri e come arena di speculazioni potenzialmente distruttive per l' ambiente e per l' uomo, non scherza. E, cercando il bene della persona umana, non si possono avere pregiudizi contro le cose piccole, ma, al contrario, bisogna fare tesoro del senso dei limiti da APPORRE ad uno sviluppo insostenibile e divoratore di terra, acqua e aria.
Se si crede nella sussistenza della libertà e della comunità nel territorio urbanizzato, bisogna discutere della formazione di "liberi borghi", che insieme ai comuni di una stessa area vitale (come l' Area Pratese, il Mugello, la Versilia, l' Empolese), si associno in un nuovo ente intermedio all' interno della regione.
I quartieri del futuro potrebbero nascere dalla gente che vuole riconoscersi e stare insieme, dallo sviluppo dell' associazionismo e della vita comunitaria. Potrebbero nascere per essere delle assemblee che si raggiungono a piedi, in bicletta, in carrozzella. Piccole "polis" a misura dei vecchi, dei bambini, delle famiglie, degli handicappati e dei normodotati. A misura della persona umana, non dell' uomo-autista medio.
Potrebbero essere riconoscibili, come lo erano le antiche Pievi di S.Ippolito, S.Giusto, S.Giorgio, raccogliendosi attorno a piazze pedonali. Potrebbero avere dal restauro o dalla trasformazione di edifici pubblici esistenti dei piccoli municipi. Potrebbero provvedere alle scuole primarie, all' assistenza domiciliare, alla medicina preventiva, al verde pubblico, al mantenimento dei cimiteri e alla raccolta dei rifuti urbani riciclabili.
Il quartiere, come borgo, frazione o gruppo di parrocchie, potrebbe essere abbastanza piccolo per permettere alla gente di eleggere dei consiglieri che sono uomini e donne del vicinato. Potrebbero avere dei sistemi elettorali privi di liste di partito. Potrebbero eleggere direttamente il proprio "borgomastro". Potrebbero avere un nome e uno stradario. Potrebbero avere bilanci autonomi su cui rendere conto direttamente alla gente. L' Area Pratese, dalla Val di Bisenzio al Montalbano, non diventerebbe anarchica, ma potrebbe essere rappresentata da nuovi organi provinciali in cui antichi comuni e nuovi borghi non sarebbero sproporzionati come lo sono attualmente Prato e Poggio a Caiano.
Comunque sia, questo quartiere non va disegnato sulla carta o sulla media della popolazione residente. 3.000 abitanti non sono pochi per permettere ad una frazione di essere un "centro" e non la periferia di qualcun altro. 30.000 abitanti non sono troppi, se è la gente a chiederlo attraverso assemblee, durante le feste popolari e dei partiti, o con i risultati di referendum consultivi.
 
Mauro Vaiani


lunedì 22 maggio 1989

Veraforza con Tavo Burat

Mauro Vaiani, il titolare di questo blog, è stato un precoce attivista cristiano-sociale, libertario, autonomista, civico, ambientalista, ben prima del 1989. Era impegnato con "Veraforza", un circolo sperimentale e forse anche troppo audace per i tempi. Invitò a Prato Tavo Burat a parlare di un concetto assolutamente rivoluzionario per quei tempi, la "bioregione". Lo fece per dare una spina dorsale all'autonomismo pratese, che a quei tempi lottava per diventare una piccola provincia e resistere alle tendenze dominati, che puntavano già all'urbanizzazione dell'intera piana e quindi alla trasformazione di Prato (e di tutta la Piana pistoiese-pratese-fiorentina) in una periferia della città metropolitana. Pubblichiamo qui alcuni frammenti di come fu pensata e comunicata quella iniziativa, a quei tempi. Interessante fu, nell'occasione, il dialogo con gli attivisti di Carmignano che si opponevano alla Provincia di Prato, per difendere il legame con Firenze del loro Montalbano. Tavo Burat suggerì loro che forse i comuni medicei, invece che opporsi alla provincia di Prato, avrebbero dovuto lottare per un loro autogoverno, considerata la loro integrazione con Pistoia, Prato e Firenze, ma anche la loro peculiarietà. Grazie al visionario e lungimirante Tavo Burat, quello che poteva essere uno scontro "provinciale" tra favorevoli e contrari alla provincia di Prato, diventò una occasione seminale per lanciare alle generazioni future un messaggio ben più profondo. Per conoscere meglio la figura di Tavo Burat, si approfitti dell'omaggio che gli ha reso nel 2024 il Forum 2043 di Autonomie e Ambiente. Ndr 13 gennaio 2024.


 

Un profilo di Veraforza nel 1989

Veraforza è stata fondata ufficialmente (dopo un anno di attività informale) il 12 Marzo del 1987, anniversario dell' inizio della marcia del sale di Ghandi, nella nostra città. Il nome è una particolare traduzione del termine hindi "SATYAGRAHA", e significa, appunto "ricerca di una verità che si faccia strada per se stessa, senza violenza, attraverso la pratica del dialogo tra le culture, la tolleranza tra le persone, la comune passione per l' uomo". Le attività sono avviate con incontri tra italiani e stranieri sui temi della nonviolenza, recupero dei valori di Ghandi, M.Luther King, valori ambientali e approfondimento dei temi internazionali. 

Veraforza ha registrato presso il Tribunale di Prato una rivista di "lettere", "C.P.1121", destinata a far intervenire uomini e donne della nostra città e di fuori su alcuni problemi che fanno incrociare la partecipazione civica alla vita della città e la passione per i problemi globali (il commercio internazionale della droga, il mercato delle armi, l' energia, il recupero dei beni culturali, la promozione della condizione della donna, la tutela della popolazione zingara).

Veraforza conta tra i propri affiliati amministratori e militanti indipendenti di diversi partiti ed aree religiose e culturali.

Il Movimento, per quanto culturale, non ha però rinunciato ad esprimersi su alcuni temi: come in occasione dei referendum sull' energia nucleare, o dei diritti dei lavoratori nelle piccole aziende, la tutela dei migranti, l' auspicata unificazione europea.

Prato, 21 Aprile 1989

 

L'incontro con Tavo Burat del 22 maggio 1989

Il 22 Maggio 1989, presso l'Auditorium della Cassa di Risparmio "Il Pino", si è tenuto il convegno intitolato "PROVINCIA SI, PROVINCIA NO, area metropolitana o bioregioni?". Relatore principale è stato il prof. Tavo Burat.

Veraforza ringrazia il Comitato per la Provincia di Prato per la disponibilità dimostrata nella preparazione della serata e per il significativo intervento pubblicato sul nostro giornale "C.P.1121", sui temi storici e politici dell' autonomia. Prato è impegnata in una discussione profonda sul proprio futuro istituzionale, grazie all'impegno del dott. Caciolli e dell' on. Giovannini, esponenti di riferimento del comitato pro-provincia di Prato.

Quanto all'intervento di esponenti contrari alla provincia di Prato, in particolare di Paolo Cintolesi di Carmignano, possiamo confermare che non è stato uno sterile scontro, ma un momento di ASCOLTO e RIFLESSIONE CULTURALE sulle autonomie delle città e dei territori.

I temi che, per offrire un servizio alla città, insieme a Tavo Burat, abbiamo voluto far emergere, sono quelli dello sviluppo di "bioregioni", cioè distretti (di dimensioni variabili, secondo la volontà delle popolazioni) a scapito del centralismo statale, nel quadro di una societa' meno violenta e meno inquinata.


mercoledì 25 marzo 1987

L'Europa dei dodici

 


Frugando nell'archivio digitale, in cerca di qualcosa con cui onorare i 70 anni della Casa del giovane "La Madonnina" di Milano (1953-2023), mi è capitato di ritrovare un mio vecchio articolo del 1987. Penso che sia stato uno dei primi che, oltre che essere stampato, sia stato online su un vecchio sito che aprii su Agorà Telematica per la Casa stessa, come segno di gratitudine per l'istituzione di Don Abramo Martignoni, che mi aveva dato ospitalità a Milano per un anno di formazione professionale. Lo pubblico integralmente, perché mi ha piacevolmente sorpreso che, pur essendo così giovane e ignorante, oltre che soggetto al conformismo dominante, non ero del tutto privo di un certo distacco critico dai processi centralisti e autoritari del nostro tempo. NdA, 9 luglio 2023.


PER L' INFORMATORE DELLA CASA DEL GIOVANE

DA PRATO, 25 MARZO 1987 (RIVISTO A FIRENZE 15 APRILE 1987)

30 ANNI DI EUROPA

UNA TORTA DI COMPLEANNO O UN MARE DI FORMAGGIO ?

Alla fine del Marzo scorso le Comunita' Europee hanno celebrato i 30 di vita. A Roma c'e' stato un vertice solenne per ricordare la firma del Trattato costitutivo, avvenuta proprio 30 anni fa a Roma, in Campidoglio.

Esattamente nel 1957 sei stati europei si unirono per formare un organismo europeo che ponesse le basi della loro integrazione. Erano: FRANCIA, OLANDA, BELGIO, LUSSEMBURGO, GERMANIA OVEST, ITALIA. Ai sei membri originari delle Comunita' Europee si sono aggiunti dopo una decina di anni la GRAN BRETAGNA, l'IRLANDA e la DANIMARCA. Agli inizi degli anni 70 stava per entrare anche la Norvegia, che poi si ritiro' perche' il Trattato di Adesione fu bocciato dai norvegesi in un referendum popolare. In questi ultimi anni hanno portato a termine le trattative di adesione e sono entrati a far parte integrante delle Comunita' Europee la GRECIA, la SPAGNA e il PORTOGALLO. A meta' Aprile ha presentato ufficialmente la propria richiesta di adesione la Turchia. Diciamo per inciso che nell' attuale fase politica questa nuova domanda di adesione richiedera' anni per essere portata a buon fine.

Le Comunita' Europee sono quindi composte ad oggi di 12 stati. Costituiscono quella che e' stata appunto chiamata l' Europa dei 12.

Cosa significava esattamente l'espressione "porre le basi dell' integrazione", usata sin dai Trattati di Roma? La risposta esatta e': affidare sempre piu' poteri politici ed economici ad un' autorita' comune, con l' obiettivo finale di diventare un unico STATO.

Il Trattato di Roma creo' un sistema complesso che comprendeva tre distinte organizzazioni internazionali:

- la CECA (Comunita' Europea del Carbone e dell' Acciaio);

- la CEEA, conosciuta anche come Euratom (Comunita' Europea dell' Energia Atomica);

- la CEE, conosciuta anche come Mercato Comune (Comunita' Economica Europea).

Le strutture comunitarie da allora si sono notevolmente sviluppate. Oggi sono dotate di organi decisionali comuni, che sono:

* il Parlamento Europeo

* la Commissione Esecutiva

* il Consiglio dei Ministri

* il Vertice dei Capi di Governo

* la Corte di Giustizia.

Questi organi sono comunemente noti come le istituzioni delle Comunita' Europee.

Con questo minimo di "vocabolario" ogni cittadino puo' orientarsi meglio di fronte a questo anniversario, e chiedersi anche a cosa tutto cio' gli e' servito.

Da quando abbiamo le Comunita' Europee e la loro complicata burocrazia (chiamata anche, con ovvio gioco di parole, EUROCRAZIA), gli Europei dei 12 paesi membri commerciano tra di loro senza dogane interne. Adottano verso l'esterno tariffe doganali omogenee. Godiamo nei 12 paesi di una notevole liberta' di circolazione ed anche di lavoro. La Comunita' ha emanato norme che hanno avvicinato la legislazione dei paesi membri e l'hanno fatta progredire (ricordiamo solo le direttive in materia ambientale e quelle che tolsero di mezzo certi coloranti dai nostri cibi). L' Europa ha infine una notevole politica agricola, un Fondo Sociale (il cui principale compito e' quello di finanziare corsi di formazione professionale i cui contenuti siano validi per tutti i giovani europei), un Fondo Regionale (che investe nelle regioni piu' povere della Comunita', come il Mezzogiorno, la Scozia, l' Andalusia, la Macedonia greca).

Su un piano diverso i cittadini dei paesi membri hanno avuto vantaggi dalla collaborazione piu' "politica" tra i 12 Stati. In questi 30 anni di vita comunitaria i paesi membri - vecchi e nuovi - con i loro incontri e contatti continui e la massa di interessi che hanno messo in comune, hanno INPERCETTIBILMENTE, ma sicuramente messo da parte la GUERRA, dalle loro relazioni. Il che non e' davvero poco, vista la storia insanguinata del nostro Continente.

Nello stesso tempo i 12 hanno consolidato le proprie DEMOCRAZIE. Forse l'Inghilterra e la Danimarca ci erano riuscite anche in proprio. Ma l'Italia delle trame nere e rosse, la Grecia che solo ieri era in mano ai colonnelli, la Francia tentata dalla democrazia protetta alla De Gaulle, forse di questo aggancio comunitario hanno avuto spesso urgente bisogno.

E ora? I 12 sono abbastanza vicini ad unificare le proprie disposizioni economiche e finanziarie per unificare ancora di piu' i loro mercati. La Comunita' continua ad investire per il progresso sociale e tecnologico. I ministri degli esteri si incontrano per darsi posizioni comuni sugli eventi del mondo, riuscendoci persino, qualche volta. I ministri degli interni collaborano per la lotta al terrorismo. C' e' qualcosa che non va? No, nonostante le lamentele dei federalisti piu' accesi, l'integrazione si conserva e si consolida. Si accusano le strutture comunitarie di affogare in un mare di discussioni sul formaggio olandese e sulle eccedenze di agrumi italiani; oppure di mantenere una costosa eurocrazia solo per promuovere la protezione dell'ambiente e dei beni culturali. O, peggio, servirebbe solo per mandare in giro i cittadini dei 12 stati con un passaporto in cui - sotto la testata nazionale - c'e' scritto anche "Comunita' Europee" in una dozzina di lingue.

Questa ultima cosina, in verita', apparentemente cosi' sciocca, prelude alla possibilita' ormai prossima per il cittadino di uno dei 12 stati, di farsi assistere all'estero non solo dal proprio Consolato, ma anche da quello di un qualsiasi stato comunitario. Il che - se avete esperienze di studio e lavoro fuori dall' Europa lo sapete - non e' davvero poco.

Le critiche e le ironie sbagliano nel sottovalutare i vantaggi dell' Europa dei 12. E' una forma di unione tra stati originale, innovativa, in sviluppo. Saremmo tentati di dire PRODUTTIVA, addirittura. C'e' inoltre la possibilita' concreta che nel prossimo decennio lo spazio umano della Comunita' venga allargato ancora, con l' adesione di altri paesi. L'adesione dell' Austria, per esempio, rappresenterebbe per i nostri concittadini del Sud Tirolo, un'ulteriore e definitiva garanzia che la loro provincia restera' a far parte della regione culturale tedesca e non verra' dissolta dall'assorbimento italiano. L' adesione della Turchia porterebbe alla definitiva composizione delle frizioni che in Egeo ci sono tra greci e turchi.

Questo standard di collaborazione e' positivo e verra' conservato per altri 30 anni magari, forse per sempre. Il problema e' semmai un altro: molti chiedono che l'integrazione si completi, cioe' i 12 diventino un unico STATO. Da questo, in effetti siamo ancora molto lontani, nonostante le buone intenzioni dei Trattati di 30 anni fa.

Se l'Europa diventasse uno Stato solo, molte cose sarebbero diverse. Saremmo una grande potenza. Dovremmo usare la nostra potenza sullo scacchiere mondiale. Potremmo avere la nostra area di influenza nel Terzo Mondo.

La futura Unione Europea avrebbe di fronte un bivio: lottare per un piu' sicuro posto al sole in un mondo diviso, oppure proporre anche su scala planetaria una maggiore integrazione, per la costruzione di un' umanita' piu' solidale e senza piu' alcuna frontiera. Si entrerebbe in un' altra fase storica, ricca di benefici e di rischi, ricca di prevedibili vantaggi, ma anche di incerti. E' un' opportunita' per un'era di pace? C'e' il pericolo di un mondo spartito tra piu' grandi potenze (Europa, Cina, oltre agli USA e all' URSS)?

Di certo e' una decisione troppo seria per lasciare che qualcuno la prenda al posto nostro. Buon compleanno Europa, quindi, se alla tua festa possiamo partecipare tutti, con la nostra coscienza e la nostra intelligenza.

Mauro Vaiani 



Post più popolari degli ultimi 30 giorni

Argomenti solidamente piantati in questa nuvola:

1989 a touch of grace abolizione delle province e delle prefetture Alberto Contri alternativa civico-liberale ambientalismo Andrea Ulmi anti-imperialismo Anticolonialismo antiglobalismo antimilitarismo Antiproibizionismo Archivio cose toscaniste Archivio di Toscana Libertaria verso Toscana Insieme Archivio Gaymagazine Archivio Vaiani autogoverno della Sardegna autogoverno della Sicilia autogoverno della Toscana autogoverno di tutti dappertutto autonomie ambiente lavoro Autonomie e Ambiente autonomismo basta cicche BijiKurdistan borgate borghi e comuni brigate d'argento Bruno Salvadori bussini Campi Bisenzio Candelora Capitale Carrara chi può creare valore Chivasso cittadinanza attiva civismo come domare la spesa Comitato anti-Rosatellum confederalismo contro contro gli ecomostri contro il bipolarismo contro il centralismo contro il virus del centralismo autoritario contro la dittatura dello status quo coronavirus Corsica Cosmonauta Francesco dalla mailing list di Toscana Insieme Decentralism International decentralismo dialogo autogoverno Disintegration as hope don Domenico Pezzini don Lorenzo Milani Draghistan ecotoscanismo EFA Emma Bonino English Enrico Rossi eradication of poverty Eugenio Giani Eurocritica Europa delle regioni European Free Alliance Fabrizio Valleri Fare Città fare rete Festa della Toscana Fi-Po Link fine del berlusconismo Forum 2043 frazioni Friuli Venezia Giulia garantismo gay alla luce del sole Gaza Giacomo Fiaschi Gianni Pittella Gioiello Orsini Giovanni Poggiali Giulietto Chiesa giustizia giusta Hands off Syria Hawaii Homage to Catalonia Hope after Pakistan Il disastro delle vecchie preferenze in difesa degli alberi In difesa di Israele Inaco Rossi indipendenze innocenza tradita interindipendenza internazionalismo Italia Futura Karl W. Deutsch Kennedy la bellezza come principale indice di buongoverno Lahaina leggi elettorali più giuste Leonard Peltier Libera Europa Libera Firenze Libera Toscana Liberi Fiorentini Liberiamo l'Italia Libertà in Iran libertino liste di proscrizione localismo Lucca 2012 Mario Monti Massimo Carlesi Matteo Biffoni Matteo Renzi Maui Maurizio Sguanci Mauro Vaiani memoria storica meno dipendenza Mezzana Michele Emiliano monete locali Moretuzzo NO a questa tramvia antifiorentina no al podestà d'Italia no al presidenzialismo no al sindaco d'Italia no elettrosmog NoGreenPass Noi stessi NoMES nonviolenza Ora e sempre resistenza ora toscana OraToscana Oscar Giannino pace e lavoro Palestina Patto Autonomie Ambiente Patto per la Toscana Peace Is Possible - War Is Not Inevitable pionieri popolano postcoronavirus Prato Prima di tutto la libertà primarie Primavera araba 2011 quartieri quattrini al popolo Queer Faith radici anarchiche e socialiste realismo fondato sui princìpi referendum Besostri Renzo Giannini Repubblica delle Autonomie ricostruzione di una moralità pubblica riforma elettorale toscana riformismo ritorno alla Costituzione rivoluzione liberale rivoluzione paesana rivoluzione rionale Romagna SaharaLibre salute pubblica San Carlo San Vincenzo Santa Cecilia Sergio Salvi sessantennio Siena silver brigades Simone Caffaz solidarietà toscana spezzare le catene del debito statuto pubblico dei partiti Stefania Ferretti Stefania Saccardi Svizzera tener desta la speranza territori The Scottish Side of History Too Big To Fail? Torre del Lago Toscana Toscana Civica tradizioni e libertà Tunisia Ugo di Toscana uninominale Union Valdôtaine Vannino Chiti Vecchiano veraforza Vermont Via dall'Afghanistan Vincenzo Simoni vittime yes in my backyard