Un discorso diverso in Toscana, per chi crede, in questa nostra madreterra, in questa fugace vita, in qualcosa di diverso
martedì 9 dicembre 2014
Scaldiamo le fusioni fredde
Un bel sito di geografia politica ci racconta come anche in Veneto ci si ponga il problema toscano della riforma dei comuni: tanti borghi e quartieri dovrebbero cominciare a porsi il problema di raccogliersi in comuni più ampi degli attuali.
Nel caso veneto, si parla di raccogliere i quasi seicento comuni in una settantina di comunità più ampie.
Resta il problema, che però è anche una straordinaria opportunità, di convincere le popolazioni locali ad essere protagoniste di questa riorganizzazione dell'autogoverno locale.
Calare dall'alto progetti di fusioni a freddo, non serve a nulla e, in alcuni casi, può mettere i territori a rischio di ulteriore degrado e marginalità.
Costruire dal basso, invece, progetti di rifondazione democratica di comunità locali più articolate e insieme più forti, è invece la strada maestra.
Senza un po' di calore democratico, progetti ambiziosi di fusione faranno la fine dei referendum sul Casentino e sull'Elba.
sabato 6 dicembre 2014
Appello a Stefania Saccardi
Dopo l'ennesimo impasto di corruzione e assistenzialismo occorso a Roma, sento il bisogno di lanciare un appello alla mia amica Stefania Saccardi, vicepresidente del governo toscano.
Promettici, Stefania, che porterai avanti alcune idee che so essere tue da sempre:
- l'anagrafe delle persone che in Toscana sono aiutate, per stroncare sul nascere la tentazione di approfittarne, accedendo ad aiuti comunali, regionali, statali, senza che ci sia controllo alcuno sulla sovrapposizione e sull'efficacia degli aiuti stessi; quando decidiamo di dare centinaia di euro a una persona povera e bisognosa di un aiuto temporaneo, dobbiamo sempre pensare ai tantissimi che lavorano e si sacrificano, spesso per molto meno; guai a coloro che lasciano che si campi di assistenza pubblica, mentre chi lavora e suda non arriva alla fine del mese; quando accogliamo famiglie umili nelle case popolari, dobbiamo esser sicuri che non stiamo creando situazioni di privilegio, rispetto a chi si sta svenando per pagare un affitto o anche un mutuo per la prima casa;
- l'anagrafe pubblica delle aziende, delle cooperative, delle comunità, degli enti che ottengono denaro pubblico per aiutare i più deboli; ci aspettiamo che offrano servizi temporanei, orientati al recupero delle persone in difficoltà, non alla perpetuazione del bisogno; esigiamo che i loro dirigenti non abbiano stipendi da capogiro e che i loro dipendenti siano tutti assunti con contratti adeguati; quando diamo mille euro al mese a una azienda che assiste temporaneamente un immigrato, dobbiamo essere sicuri che questo investimento produrrà integrazione, altrimenti facciamo prima a dare mille euro direttamente alla persona richiedente asilo.
La nostra lotta per la solidarietà e la promozione di ogni cittadino e di ogni immigrato richiedente asilo, esige un supplemento di sobrietà, trasparenza, rigore.
So che tu hai energia, volontà e determinazione.
Contiamo su di te.
| Stefania Saccardi (con l'amico Fabrizio Ricci) |
mercoledì 3 dicembre 2014
Le radici stataliste del disastro romano
Disgustati dallo squallore di Carminati il Nero e di Buzzi il Rosso, ben descritto dalle inchieste di Claudio Gatti sul Sole 24 Ore, non perdiamo di vista le comuni radici stataliste del disastro.
Esse sono all'origne della tracotanza di una certa Roma nera, dell'avidità del clero, della voracità di una certa sinistra locale, della infedeltà degli alti burocrati dei ministeri centrali e degli enti locali, del moderno familismo amorale in salsa metropolitana.
Senza tutto quel potere concentato in pochi chilometri quadrati, senza tutti quei soldi, in mano a troppi pochi alti papaveri, abituati a fare come gli pare, al riparo da ogni controllo, il malcostume non sarebbe dilagato così tanto.
Se, come è toccato a tanti cittadini dell'orbe - del mondo - anche nell'urbe - a Roma - tanti prepotenti avessero dovuto campare di lavoro, costretti a pagare come tutti tasse e tariffe, biglietti e multe, non saremmo arrivati a questo punto.
Adesso non si cerchi di salvare le mafie e le clientele romane, un'altra volta.
Si salvino, sì, asili e mense che danno riparo ai poveri, ma si tagli tutto il resto.
Si cancellino i finanziamenti straordinari.
Si rimuovano tutti i presunti dirigenti.
Si licenzino i falsi lavoratori.
Si chiudano le false cooperative.
Si caccino i falsi volontari.
E si voti, al più presto.
Non bastano i processi, che chissà come finiranno.
Occorre un repulisti politico.
Occorre che il popolo romano scelga un nuovo senato.
E speriamo bene.
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