Un discorso diverso in Toscana, per chi crede, in questa nostra madreterra, in questa fugace vita, in qualcosa di diverso

giovedì 3 dicembre 1992

Vent'anni per le primarie

Ho ritrovato questo documento, del tempo dei movimenti, primi anni Novanta. Chiedevamo già le primarie, nella nostra Prato, dove volevamo uscire dall'autunno del "partito-stato"! E non so se farmi un vanto della lungimiranza di allora, o considerarmi un dropout della politica, visto che dopo vent'anni ancora non sono riuscito a convincere il mio mondo civico-liberale a organizzarle davvero! Lascio ai miei tre o quattro gatti toscani il giudizio (Archiviato su Diverso Toscana il 12/7/2011).

Memoria di opposizione, proposta di governo, primarie

Appendice al rapporto
TRADIZIONI E LIBERTA' (v.7)

Prato, giovedì 3 dicembre 1992

La versione 7 del rapporto  è stata seguita, dopo pochi giorni, da un documento della LVNA in cui si chiede lo scioglimento del consiglio comunale. Questa richiesta sta incontrando in queste ore il consenso della Rete, di molte figure dell'area post-comunista (sia indipendenti, sia di Rifondazione, sia del PDS), di esponenti dei movimenti giovanili socialista e democristiano. Si tratta, implicitamente, di una conseguenza del rapporto stesso.
E' più che mai urgente  il problema di chi parteciperà al progetto e soprattutto di quali persone, nei vari comuni, sapranno raccogliere la cultura ed il patrimonio dell'opposizione, per candidarsi al governo della città e della provincia.
Il rapporto prefigura un'autocandidatura precoce di figure che, provenienti o meno da esperienze politiche e sociali, accettino di proporsi alla città restando al di sopra e al di fuori del panorama politico, attualmente ancora troppo frammentato.
I gruppi politici che stanno sostenendo il progetto Tradizioni & Libertà pensano già ad un sindaco-candidato che partecipi ad un programma di consultazioni e ad un processo fatto di tanti piccoli e grandi incontri con le persone e le forze della città, in cui guadagnare, poco alla volta, consenso, come in un processo di “primarie” progressive.
La realizzazione del progetto passa per una distinzione rigorosa tra le varie organizzazioni politiche esistenti o in costituzione che parteciperanno all'elezione del consiglio comunale, e il sindaco-candidato che, personalmente e in modo totalmente libero e autonomo, costruisca una squadra e si proponga a tutta la città, senza mai cedere, nel corso dei mesi, mai un'oncia della propria autonomia.
Il punto di incontro tra il sindaco-candidato e le forze ed i gruppi che lo sosterranno, sarà, con tutta probabilità, un comitato di studio e di alta responsabilità politica che sviluppi il progetto, raccolga gli stimoli provenienti dalla coalizione che sostiene il sindaco-candidato, sia un luogo di ascolto e di ripensamento di tutti i problemi della città.
La prima delle autocandidature che si proporranno in città potrà servire d' esempio e, se legata ad un progetto politico chiaro come Tradizioni & Libertà, aiuterà anche un chiarimento politico profondo nella città. Non sono molti i progetti che potranno veramente scontrarsi in città: uno potrebbe essere quello del mantenimento dell'attuale regime e degli attuali processi di consumo e distruzione del territorio e dei beni pubblici; un altro progetto potrebbe coagularsi su parole d'ordine di una destra demagogica.
Una persona che si facesse avanti con un progetto politico chiaro, che chiedesse il rinnovamento totale dell'attuale ceto politico, che proponesse un programma di ricostruzione e di conservazione, potrebbe essere destinata al fallimento o a bruciarsi, ma potrebbe anche - se la situazione cittadina fosse matura - costringere persone e gruppi a ridefinirsi rispetto a lei stessa.
Le persone ed i gruppi che aderiscono alla richiesta di scioglimento del consiglio comunale hanno un sogno: in gennaio e in febbraio, assieme alle firme per lo scioglimento, raccogliere il consenso di alcune migliaia di cittadini su un sindaco-candidato.

* * *

sabato 21 dicembre 1991

Spunti per un'area civica, federalista, verde

Abbiamo recuperato dall'archivio di Mauro Vaiani alcuni appunti da una pensosa riunione che si tenne il 21 dicembre 1991 all'Unione Inquilini di Vincenzo Simoni e Stefania Ferretti, sulla possibilità di dare vita a una vasta area popolare, civica, ambientalista, autonomista. (NdA, 6 febbraio 2022). 

 

Incontro di persone dell' area "civile federalista verde"

Firenze, Unione Inquilini, 21/12/91

Intervento di M.Vaiani


"Memoria, diritti, legami"

 

Persone come noi, liberamente e responsabilmente dedite alla vita pubblica e al bene comune, desiderano svolgere un ruolo socialmente utile, porsi il problema della ricostruzione di una vita normale a partire dal nostro paese, conservare un minimo di diritti, di doveri, di controllo democratico sul nostro comune futuro.

Ci siamo posti il problema di lavorare assieme attorno ad ipotesi politiche non monotematiche, non "monomaniacali", non settarie, non di pochi presunti "puri", non risolvibili ai vecchi schieramenti.

Ipotesi capaci di farci discutere di "pace, giustizia e salvaguardia del creato", secondo l' espressione usata dalle grandi assemblee cristiane nell' Europa di oggi, di "casa e carcere" secondo l' antico programma dei professorini della Costituente, di valori e scelte in grado di conservare la memoria della nostra storia democratica, di ricostruire legami di identificazione, di solidarietà, di lavoro non alienante nella nostra società massificante basata sul "rifiuto" della persona e sui "rifiuti" materiali.

Questo “abc” di memoria, diritti, legami, non possiamo piu' darlo per scontato. Non viene piu' trasmesso spontaneamente ai giovani. Questi valori e queste ambizioni non fanno piu' parte di un patrimonio educativo diffuso. Dobbiamo ricostruire lo stesso linguaggio che usiamo.

Dobbiamo confrontarci con giovani il cui unico valore e' il denaro e la soddisfazione immediata di ogni bisogno, e con anziani che non si sentono piu' sicuri ne' a casa, tanto meno per strada. Dobbiamo ricostruire un rapporto personale e diretto con le maggioranze di teleutenti di un sistema informativo drogante che si presta ad ingigantire grandi indifferenze e grandi demagogie.

Un primo valore da ricostruire e aggiornare e' l' idea stessa di accesso all' impegno politico. Nessuna societa' modulare e aperta, ripeto, pu' fare a meno di una percentuale di persone normali che si dedichino alla vita pubblica.

Dovremmo studiare insieme in che modo passare dalla cultura dell' appartenenza (che, proprio adesso, fa domandare ai piu': cosa possono fare i Verdi?) alla cultura della responsabilita' personale (cosa possiamo fare, piuttosto, personalmente?).

Dovremmo sforzarci di passare dalle mitologie e dalle pigrizie dell' identita' (noi verdi, noi comunisti, noi cattolici, noi di sinistra, noi di destra) alla realta', ben piu' dura, delle alleanze temporanee, dei giochi di squadra su cose concrete, anche trasversalmente agli attori collettivi di un sistema politico, anche cambiando spesso posizione e unendoci in forme e simboli nuovi.

(...)

Poniamoci un interrogativo: quanto degradera' la nostra speranza di vita se la Comunita' diventera' un mercato unico degli alimenti simile agli Stati Uniti? Quanto ci ammaleremo di piu' se mangeremo in futuro sempre piu' latticini del nord e cereali della penisola iberica prodotti a scale industriali e trasportati per lunghe distanze? Cosa sara' del nostro sistema immunitario se mangeremo sempre piu' verdura e frutta delle serre?

Non e' un luogo comune vetero-verde o giannoziano. E' una realta' a cui - anche senza alcun approccio proibizionista e senza alcun pregiudizio anticapitalista - dovremo dare una risposta fondata su valori nuovi.

Dobbiamo smettere di favorire l' import-export di cibo per gli uomini e per gli animali (e, connesse a questo, vanno previste vere e proprie limitazioni al commercio dei detersivi e delle medicine), perche' la sussistenza dell'ecosistema e delle culture umane territoriali e nomadi non ci consentono alcun liberismo, in questo settore delicato e centrale della nostra vita.

(...)

E ancora: e' possibile continuare ad assicurare - alla persona - un minimo di dignita' e di sostegno, eliminando gli eccessi di burocratizzazione (che hanno ospedalizzato la sofferenza, medicalizzato ogni disagio, inseguito il sogno di cancellare la sofferenza e la morte)? E' possibile responsabilizzare, diversificare, personalizzare la solidarieta'? E' possibile rinunciare ad alcuni eccessi, ad alcuni sprechi, ad alcune pretese assurde?

Possiamo, credo, spostare risorse dalla cura alla prevenzione delle malattie.

Dobbiamo, comunque, riportare la spesa sanitaria sotto la responsabilita' di politici visibili e riconoscibili davanti alla comunita', contro ogni assurdo mito di potere dei "tecnici". 

(...)

...come conseguenza provvisoria di questo ragionamento - limitato, caotico, provocatorio - sulle scelte di fondo che potrebbero permetterci di amministrare le nostre comunita' non solo a breve termine, ricordo che e' indispensabile ricostruire un' ultima scelta di valore: la rinuncia alla volonta' di potenza, la resistenza ad ogni idea forte, ad ogni schema ideologico, ad ogni gnosi che pretenda di risolvere tutto e capire tutto.

Le idee forti, come reincarnazioni di una volonta' di potenza che uccide l' uomo in nome dell' umanita', o gli operai in nome della classe operaia, o l' etnia in nome della razza, o i comuni in nome degli stati vecchi e nuovi, sono state l'avversario vero del movimento, delle tradizioni nonviolente, della cultura ecologista dei limiti e della complessita', della piu' autentica analisi marxiana della spersonalizzazione dell' essere umano nella storia.

Accettare l' autodeterminazione di una piccola comunita' all'interno di uno spazio federale e' combattere l' idea forte dello stato.

Costruire nei nostri quartieri piazze in cui persone di ogni eta' e provenienza possano vendere il lavoro delle loro mani, dormire sotto le stelle, lavarsi alle fontane, vivere di elemosina, significa resistere all' idea forte del profitto, dell' affermazione individuale ad ogni costo, del successo.

Rifiutarsi di costruire nuove strade che, per legge fisica, creeranno nuovo traffico, e' un modo per combattere l' idea forte dell'"illimitata democrazia individuale di movimento".

(...)

Rifiutare la demonizzazione dell' avversario politico, la cultura del sospetto, l' insinuazione sistematica, l' odio generalizzato verso un intero ceto (anche verso il ceto politico), significa voler salvare la complessita' della vita dalla squallida e crudele semplificazione degli schieramenti.

Proporre la trasformazione in senso federalista del nostro paese (da Repubblica a Comunita' di comunita') significa proporci come modello di complessita' e di liberta' a stati ben piu' complessi e ben piu' in crisi del nostro.

Valorizzare gli aspetti tradizionali e i valori immateriali contro l' urbanesimo, l' innovazione, l' industrializzazione ad ogni costo, significa resistere all' omologazione del mondo e alla distruzione delle diversita'.

Praticare la tolleranza e la comprensione verso ogni pratica e verso ogni sapere religioso, sessuale, culturale, magico, artigianale, sottorraneo, significa resistere all'imposizione di idee forti oppressive della liberta' personale.

Accettare il caos, la diversita', anche il fallimento della persona, e' l' unica medicina che possiamo assumere per vaccinarci dal ritorno dell' eticita' dello stato e dal dilagare di ogni proibizionismo.

Ricostituire luoghi di fiducia e lavoro comune tra giovani e anziani, tra personale politico "usato" e nuovi aderenti, riciclare personalita' ed identita' dentro aggregazioni nuove e di piu' ampio respiro, e' una cura possibile ai disegni elitari, esclusivi, moralistici, in definitiva autoritari, che purtroppo esalano dal panorama della vecchia sinistra italiana, sotto forma, magari, di nuovi movimenti. 

Forse e' possibile, attraverso un convergere di aspirazioni libertarie, di tradizioni solidaristiche e di generosita' personali, di valori e comportamenti personali all'altezza del momento storico, di un sano e rigoroso tradizionalismo, di una profonda coscienza dei legami sociali spezzati da questa societa' fondata sul denaro e sul consumo, ricostruire una formazione politica popolare, aperta, accessibile a tutti, capace di conservare la terra e le tradizioni e di innovare le istituzioni e i rapporti.

Non e' senza autoironia che sintetizzo quest'ultimo suggerimento. E' necessario lavorare per un polo politico pluralista al proprio interno, fondato sull'adesione responsabile di persone di ogni cultura, attorno ad un programma minimo moderato in politica internazionale, libertario sul piano dei comportamenti privati, conservatore della terra e delle tradizioni, liberista sul piano del ridimensionamento delle strutture burocratiche, disponibile a destrutturare gradualmente parti dello stato sociale centralista, tollerante e accogliente come organizzazione interna e come linguaggio e immagine esterna.

Puo' anche essere, pero', che ci sbagliamo. Che subiamo il fascino di un azzardo che non esiste (la collaborazione tra reti, leghe, liste verdi, liste civiche, ndr).. Che la Rete non sia che l' ennesima incarnazione di un minoritarismo politico che in dieci anni ha consumato la nuova sinistra, in cinque i verdi (e in due anni distruggera' la Rete).

Forse vale la pena di esserci, nel prossimo Parlamento, per vedere anche noi, attraverso qualche nostro eletto (secondo la piu' pura tradizione della democrazia delegata), cosa succede. 

Potremmo orgogliosamente rilanciare, a fronte di tanta demagogia e tanto settarismo, proponendo un ennesimo cartello elettorale ampio, nella certezza che solo alcuni pezzi della societa' e della politica, anche se importanti, accetterebbero e il cartello diventerebbe un' altra etichetta con cui comunque spendersi...

(...)

Anche se non va di moda, anche se demagoghi e moralisti piu' o meno in buona fede di ogni parte e ideologia ci sparebbero addosso, noi dobbiamo praticare e dichiarare coerentemente le nostre scelte a favore di modestia, moderazione e merito: a noi la vita istituzionale interessa; facciamo politica perche' vogliamo risolvere problemi e gestire risorse; mettiamo in gioco le nostre ambizioni e le nostre persone; vogliamo fare propaganda elettorale per cio' che crediamo e per le persone in cui abbiamo fiducia (a partire da noi); vogliamo essere giudicati da grandi numeri di elettori e vincere o perdere davanti alla gente...

(...)

Interiormente, ciascuno di noi sta verificando le proprie risposte, mettendo in discussione se stesso, accingendosi a giocare con i propri valori e la sincera dedizione al bene comune che - questa veramente - ci contraddistingue e ci da' il piacere di incontrarci.

Siccome noi non siamo perfetti, non siamo puri, non possiamo farcela da soli, non siamo ingenui e innocenti al primo tentativo, non siamo finanche presuntuosi, dovremmo tentare, in questi ultimi giorni prima della piu' amara (e forse piu' divertente) campagna elettorale politica di questa Repubblica morente, di guardare le cose senza patemi, senza inventarci nemici, senza piagnistei, senza orgogliose autosufficienze, provando a praticare i valori della nostra esigente laicita' e, insieme, provando ad attingere alla fantasia e al realismo dell' evangelico La Pira.

Sia il credente, che la persona di animo solitario, sanno che la coerenza e la rettitudine, dal profondo del nostro santuario interiore, generano calma intelligenza, ferma mansuetudine e forte animo.

(m.v.)

sabato 4 agosto 1990

Per un federalismo civico e verde

 

Archiviamo su Diverso Toscana un documento dell'estate 1990, che rappresenta il candore e l'entusiasmo con cui una parte importante dell'arcipelago verde di quei tempi immaginò la collaborazione con i movimenti civici ed autonomisti di quei tempi, suggestionato dai valori delle liste Federalismo ancorate alla Carta di Chivasso, dal crollo del Muro di Berlino, da esperienze come quella del Forum Civico di Vaclav Havel (e dal suo stupendo simbolo, il "ragazzo che sorride", "the smiling boy"), da uno spontaneo desiderio - dal basso - da parte delle liste verdi comunali che in quegli anni si erano moltiplicate, di poter agire nella vita politica con originalità e indipendenza dalla partitocrazia morente della c.d. Prima Repubblica italiana. Queste sensibilità si raccolsero in una mozione che si presentò al congresso verde di Castrocaro Terme del 1990, risultando purtroppo perdente nei numeri. Con il senno di oggi, la minoranza di allora ci appare più lungimirante, mentre la maggioranza che vinse il congresso di Castrocaro, fondando un "partito verde" verticalizzato e centralizzato, condannò le liste verdi italiane all'estinzione come realtà politica autonoma. L'enfasi in rosso sul paragrafo 5.8 è stata aggiunta dai redattori per sottolinearne l'importanza (Ndr, 20 settembre 2024).


Un documento per rilanciare, attraverso un dibattito politico e culturale fra i vari soggetti verdi, una rinnovata Federazione o Confederazione Verde.

PER UN FEDERALISMO VERDE

Una proposta politica

 

1. Premessa

1.1. Nell'ambito del movimento verde, dell'arcipelago ecopacifista e da parte dell'opinione pubblica, la costituzione di liste verdi era stata intesa come un progetto di organizzazione alternativa da parte dei cittadini per avviare un processo di riconversione ecologica dei modelli di sviluppo e di vita, delle istituzioni, del comportamento individuale.

1.2. Il carattere alternativo dei verdi doveva basarsi sulla libertà organizzativa e statutaria, sulla sovranità dei gruppi spontaneamente costituitisi sul territorio, sul pluralismo di componenti, tendenze e culture - organizzate e non, formalizzate o diffuse - e su un diverso modo di rapportarsi alla politica, alle persone e a tutto l'esistente.

1.3. Questa proposta "per un federalismo verde" si rivolge alle persone, ai gruppi, alle liste, ai soggetti politici dell'arcipelago verde, per discutere insieme, a partire dalla situazione concreta che oggi si è determinata, come salvaguardare e sviluppare queste intuizioni sul carattere alternativo e federalista dei verdi, e ciò secondo le tracce indicate in questo primo documento di lavoro.

2. Elementi di crisi

2.1. Queste aspettative e questa volontà di diversità dal sistema dei partiti vecchi e nuovi, fu la spinta determinante a dotarsi, ad Ariccia nel 1987, di uno sta­tuto fede­rale basato su concetti e me­todi organizzativi diversi da quelli delle altre formazioni politi­che italiane.

2.2. Negli ultimi due anni si è però sviluppata una manovra di occu­pazione ed uti­lizzazione istituzionale di tutto il movimento verde, che ha cercato di sottrarre il potere de­cisionale alle liste verdi locali.

2.3. Inoltre, anche a causa di un ordinamento elettorale centrali­stico, le liste verdi hanno subìto condizionamenti sul finanziamento e sul simbolo da parte degli organismi nazionali e regionali, i quali hanno spesso ridotto la so­vranità della singola li­sta a pura retorica.

2.4. Con la costituzione dei gruppi verdi nelle istitu­zioni, non ra­ramente si è verificato un appiattimento della nostra politica sulle strutture, le risorse ed il personale degli eletti.

2.5. La volontà di costruire un soggetto politico realmente decen­trato si è scon­trata duramente con gli interessi di altre forze po­litiche e con la pretesa di controllare in modo centralistico la Fe­derazione del sole che ride.

2.6. Questa conflittualità è stata volutamente amplificata da molti organi di in­formazione con lo scopo, neppure molto recondito, di mo­strare che la novità dei verdi si era già consumata in scontri ver­bali e di corridoio.

2.7. I ruoli ed i limiti stabiliti dallo statuto di Ariccia sono stati sempre più stravolti e violati, con l'evidente tentativo, da parte di alcune componenti, di giungere ad uno svuotamento delle re­gole stabilite, leggittimando uno stato di fatto diverso.

2.8. Anche la costituzione dei Verdi Arcobaleno - pur nelle loro ar­ticolazioni e diversità interne - da possibile mo­mento di allarga­mento e di crescita dell'arci­pelago verde, è stata invece giocata e ridotta, da ristrette elìtes na­zionali, come occasione per tentare lo smantellamento della Federazione del sole che ride e dei suoi prin­cipi originari e fondanti.

2.9. Buona parte del dibattito e delle attività della Fede­razione e delle Liste, nonché dei gruppi di Verdi Arcoba­leno, invece di ten­dere a costruire un progetto verde ed autonomo dagli altri partiti, è stata artificialmente mono­polizzata dal pro­blema dell'unifica­zione.

2.10. Unificazione che, nello spirito originario delle li­ste verdi, nasce ed ha senso solo dove l'impegno congiunto sul territorio ha effettivamente prodotto cultura e lavoro comuni.

2.11. Il processo di unificazione tra i verdi - perseguito in tutte le sue va­rianti di confluenza, diaspora dall'uno all'altro sog­getto, rifondazione o fon­dazione, dall'alto o dal basso - che avrebbe dovuto portare ad un'accellera­zione del processo di svi­luppo organizzativo e federativo, non ha rispettato i tempi e le esigenze reali dell'arcipe­lago, ottenendo così l'effetto opposto.

2.12. Si è assistito, inoltre, ad una serie di scelte in cui, in nome di questioni di merito politico, si sono cal­pestate anche le poche regole sin a quel momento consoli­date (vedi la vicenda eletto­rale a Milano, a Treviso, nel Friuli e in To­scana), giungendo così ad una situazione com­plessiva in cui non vi è più di fatto alcuna certezza delle regole interne, garanti del patto federativo.

2.13. Il tormentato succedersi di scadenze, fondazioni, ap­puntamenti sempre pre­sentati come ultimativi sul piano sta­tutario e sempre più vuoti di fantasia e cre­atività poli­tica, è stato spesso estraneo alle esigenze reali.

2.14. Queste esigenze sono state progressivamente soffocate dalla perdita del gu­sto della ricerca, dall'inaridimento del dibattito culturale, dall'appiattimento della presenza sul solo piano istitu­zionale, dalla difficoltà di ottenere una suf­ficiente circolazione dell'informazione, dalla ca­duta e deterioramento del clima di eco­logia della vita in­terna, dal crescere della litigiosità, dallo svi­luppo del professionismo e del neoprofes­sionismo in vertici autonomi­natisi, dal depaupera­mento del ruolo delle assemblee fede­rali, dove è risultato impraticabile un dibat­tito sulle re­sponsabilità politiche singole o collettive.

2.15. Dobbiamo inoltre rilevare che molte delle proposte di riorga­nizzazione re­gionale e nazionale della Federazione propongono rimedi peggiori dei mali, perpe­tuando di fatto una divisione in zone di in­fluenza e di controllo.

2.16. Il complesso dei meccanismi sin qui delineati ha ge­nerato un malinteso con­cetto di regionalizzazione della Fe­derazione, inteso come filtro alla libertà ed alla plura­lità di posizioni delle e nelle liste locali e come cri­stallizzazione dei rapporti di forza esistenti.

3. Ritorno ad un progetto culturale e politico

3.1. Dobbiamo ritornare alla scelta, fatta da una parte del movi­mento verde, di diventare - senza compromettere l'im­magine delle associazioni ambientaliste ed an­che senza ac­cettare da esse alcuna impropria tutela - una rete di per­sone impe­gnate in politica sotto la propria responsabilità.

3.2. Riaffermiamo la possibilità di un progetto culturale e politico autonomo ed altro, sia rispetto alle singole batta­glie ecologiche, di cui chiunque può farsi ca­rico in ogni altra forza politica, sia rispetto ad altri progetti poli­tici e so­ciali che sono in concor­renza con quello verde.

3.3. Certamente rappresentiamo una tendenza di pensiero, che neces­sita di ulte­riori approfondimenti, e non un'iden­tità con forza esclusiva, ma ciò ci spinge, sin da ora, ad affermare la nostra di­versità da altri processi politici quali la rifondazione della sini­stra ed i suoi nuovi par­titi, il processo di composizione dell'area laica, aggre­gazioni su obiettivi parziali e minoritari, tentativi di semplificazione artificiale degli schieramenti politici.

3.4. Esistono, alle nostre spalle, culture politiche che, variamente intersecate col movimento verde, hanno gettato uno sguardo radicale all'origine delle con­traddizioni, delle distruzioni e delle ingiusti­zie del nostro tempo.

3.5. Dobbiamo essere in grado, come il movimento ha già fatto sui temi dell'ac­qua, dei rifiuti e dell'energia, di puntare all'ori­gine dei problemi, accettando la sfida di lavorare con chiunque per attivare cambiamenti, assumendoci tutte le responsabilità che si presentano, sia di governo che di opposizione.

3.6. Da ciò deriva, comunque, il rifiuto di omologarsi all'esi­stente, la presa di distanza da riformismi di corto re­spiro e dalle prospettive di alternanze poli­tiche che la­scino immutato il sistema consolidato di sfruttamento del pianeta e di autosfruttamento dell'uomo.

4. La necessità di pluralità e parzialità

4.1. Le liste verdi - proprio per la loro stessa origine da un am­bito multicultu­rale dove è stata elaborata la centra­lità della que­stione ambientale, dalla realtà delle asso­ciazioni ambientaliste che si sono sempre percepite come una moltepli­cità capace di una conti­nua iniziativa comune, dal distacco di persone e gruppi dai partiti tradizionali - rappresentano una realtà di organizzazione per defini­zione non assoggetabile ad un unico centro di potere, né riduci­bile ad un'unica forma organizzativa.

4.2. La nostra conflittualità interna, provocata dal pro­gressivo tentativo di ri­durci a "partito unico nazionale", ha prodotto la perdita della capacità dei verdi di inventare politica.

4.3. Sarebbe grave sottovalutare che, proprio quando il mo­vimento verde è stato paralizzato dalla discussione sulla fusione e sulla riorganizzazione, ha subito la sua prima battuta d'arresto, in oc­casione del voto dei referendum.

4.4. Nella misura in cui ci contagia una cultura del "partito unico" omogeneiz­zante ed onnicomprensivo, saremmo condannati al distacco dalla nostra matrice non­violenta, dalla passione per l'intesa sulle cose, dalla capacità di convivere in una rete verde multiforme.

4.5. E'necessario, quindi, che i verdi continuino ad evol­versi organizzativamente secondo un proprio autonomo per­corso ed all'in­terno di contesti federativi ade­guati alla complessità ed alla mol­teplicità dell'esistente.

4.6. Questo processo di superamento della pretesa di co­struire "il contenitore unico" dei verdi potrebbe trovare una soluzione adeguata in una struttura federa­tiva più artico­lata di quella attuale, od an­che confederale, a tutti i li­velli dove se ne verifichino la neces­sità e le condizioni.

4.7. A questo riguardo, ci appare decisivo che i diversi soggetti verdi si orga­nizzino autonomamente e sovranamente e che il loro in­gresso in una struttura fede­rativa comune debba essere successivo al reciproco riconoscimento della condivi­sione di un progetto di lavoro e di regole di convi­venza chiare, certe e non elu­dibili.

4.8. Deve configurarsi la possibilità di instaurare rap­porti chiari, con l'azze­ramento delle incertezze del re­cente passato (tentativi di costituzione di un terzo sog­getto verde, di smantellamento della Federazione e scis­sione dal “sole che ride”, trattative contemporanee con altri soggetti politici).

5. Autori di un fare

5.1. Per l'affermazione delle tendenze e dello spirito compresi in questo docu­mento, proponiamo un'azione comune per rilanciare la possibilità di un pluralismo ideale e po­litico all'interno della Federazione e delle prospettive a lungo ter­mine per l'arcipelago verde.

5.2. Non siamo interessati, invece, ad acquisire spazi di manovra fini a se stessi o a garantire gli eventuali esclusi dalle ormai pubbliche contrattazioni e suddivi­sioni.

5.3. Invitiamo le liste unitarie, arcobaleno, “sole che ride”, verdi civiche e gli altri soggetti interessati a farsi protagonisti di una rifondazione "diffusa" dei verdi, che sfoci nella moltiplicazione dei gruppi di lavoro, nel radica­mento nei quartieri e nei paesi, nell'apertura a tutti i cittadini.

5.4. Proponiamo un impegno, in tutte le istanze decisionali dei verdi, per promuo­vere la massima riduzione dell'uti­lizzo centraliz­zato del potere da parte degli organismi na­zionali e regionali, con­testualmente con la maggiore diffe­renziazione possibile tra eletti ed organi politici.

5.5. Chiediamo la cessazione di ogni chiusura preventiva, contesta­zione politica, controllo feudale, attentato alla sovranità ed all'autonomia nei confronti delle liste verdi locali.

5.6. Richiediamo che le assemblee previste dalle delibere di indi­rizzo di Trani siano convocate nel modo più traspa­rente e control­lato possibile e siano riunite con una rap­presentanza certa.

5.7. Ci impegniamo a porre in calendario appuntamenti nazio­nali auto­convocati di rilancio dell'iniziativa politica di tutti i verdi, sia sui temi della caccia, dei pesticidi, dell'inquinamento atmo­sferico, sia sui temi del rinnova­mento delle istituzioni, delle leggi elettorali, parallela­mente allo sviluppo di rapporti, che ri­teniamo fondamen­tali, con le for­mazioni politiche autonomiste e federali­ste.

5.8. Nessuna struttura federale o confederale dei verdi po­trebbe in­fatti soprav­vivere senza elaborare proposte per il deperimento dello stato centralista.

5.9. Proponiamo alle liste verdi, federate e non, ai gruppi ed ai singoli che condividono la presente analisi di portare avanti con forza queste proposte e quelle che collettivamente riterremo neces­sario elaborare in questo delicato momento dell'opzione verde in Italia, in vista di una rinnovata federazione o confedera­zione.

5.10. Diamo appuntamento ad un prossimo momento di appro­fondimento dei contenuti di questa proposta, col fine di farne la base per un manifesto politico e programmatico della nostra tendenza verde e fe­deralista.


Primi firmatari:


Maurizio BEKAR (m. Comitato di Garanzia Federazione LL.VV.)

Luciano BENINI (LV Muggia, V.Presidente MIR)

Cesarino CAMATTA (G.d.C. L.V. Treviso)

Federico CLAVARI (G.d.C. L.V. Roma)

Giuseppe CRUSCO (Consigliere Provinciale Como)

Nazzareno DARIOL (G.d.C. L.V. Padova)

Francesco DELOGU (Coordinatore Regionale LL.VV. Sardegna)

Roberto MONTANARI (Lista Verdi per Piacenza)

Arturo OSIO (Consigliere Regionale Lazio)

Giorgio RADAELLI (m. Comitato di Garanzia Federazione LL.VV.)

Mauro VAIANI (Coordinatore Regionale Verdi Uniti Toscana)


Roma - Trieste - Prato, 4/8/90


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