Il civismo politico ed elettorale è più vivo che mai. Le ultime elezioni locali in Italia, ma anche altrove in Europa, lo hanno confermato.
E' un piccolo miracolo, il successo di una politica di prossimità, considerato che le concentrazioni di potere mediatico esaltano solo le contrapposizioni, a suon di slogan, urla e accuse reciproche, tra pochi leader televisivi (e i non pochi esponenti politici locali che li scimmiottano).
Civismo è una parola ombrello, sotto il quale troviamo persone e situazioni diverse: cittadini che in modo autonomo e indipendente si candidano alle elezioni perché pensano di poter contribuire, magari con spirito bipartisan, a una buona amministrazione locale; persone e gruppi che hanno scelto per tempo di militare in liste civiche locali e movimenti territoriali, per amore delle proprie autonomie; infine cittadini, non solo attivisti ma spesso veri e propri leader locali, che hanno dovuto rompere, per mille motivi, con le loro appartenenze politiche verticali e nazionali, per privilegiare un impegno orizzontale e locale, spesso raccogliendo un consenso trasversale.
Le persone che partecipano alla vita politica locale in queste forme autonome, locali, indipendenti e civiche non sono e non si considerano migliori dei militanti dei movimenti politici verticali. Non sono arrivati dalla Luna o da Marte. Sono - siamo - in questo inizio di XXI secolo come i nostri concittadini. Ne condividiamo gli stessi pregiudizi, fobie, limiti, miopie, incompetenze. Come tutti gli altri possiamo avere la testa piena di ciò con cui veniamo bombardati ogni giorno dai media: eccessi di populismo, o al contrario di eccessiva fiducia nella tecnocrazia; subalternità a ideologie troppo liberiste o troppo socialiste; conformismo rispetto al pensiero unico dominante, oppure scetticismo e pessimismo; e così via.
Al contrario dei figuranti della scena mediatica nazionale, gli attivisti del civismo ci sono però prossimi.
Vivono vicino a noi. Li conosciamo personalmente. Ci siamo stretti la mano. Li incontriamo spesso per strada o sui mezzi pubblici. Sappiamo che lavoro fanno e come si mantengono. Possono piacere tanto, poco o anche per nulla, ma ci sono preziosi perché non possono ignorarci, né ignorare i nostri problemi quotidiani.
Se le loro visioni e i loro programmi sono fallaci, essi ne subiranno le conseguenze insieme a noi. Su di loro possiamo contare, se sono necessarie correzioni di rotta o anche inversioni a "U".
Nei casi peggiori, diciamocelo, è anche più facile sostituirli, perché nel mondo vivo di una comunità locale, dove ci si può trovare, parlarsi e capirsi perché siamo immersi nella stessa cultura vernacolare, è più facile accordarsi per cambiare ciò che deve cambiare.
Il civismo dei cittadini indipendenti e appassionati della propria comunità locale è sempre generativo di autonomie personali, sociali, territoriali, oltre che amico delle autonomie storiche, delle diversità e delle biodiversità. Da esso riemergono spontaneamente valori antichi e sempre nuovi, quindi autentici, di sussidiarietà e solidarietà.
I cittadini che fanno civismo nel loro comune e nei loro territori, è come se riscrivessero ogni giorno la Carta di Chivasso del 1943, le Dichiarazioni universali, i Trattati europei, la Costituzione italiana, anche se la stragrande maggioranza magari ha poca familiarità con questi antichi documenti... I valori dichiarati dai rappresentanti delle alte valli alpine, nel cuore dell'Europa, si applicano a tutti i territori, sosteneva Émile Chanoux, martire antifascista della Valle d'Aosta e coautore della Carta di Chivasso del 1943.
I cittadini - che l'amica Francesca Marrazza chiamerebbe civisti, non solo civici - non sono in campo contro le sinistre o contro le destre, anzi mai contro, sempre per: per sostenere leader locali capaci di ascolto e competenza (rara avis!), oppure per congedare amministratori che si sono trasformati in "ras" del territorio; per migliorare una comunità dove le cose vanno già abbastanza bene, oppure per rovesciare una situazione amministrativa in cui le cose vanno male.
I leader politici centrali (e spesso centralisti) non possono prescindere dai cittadini in carne e ossa, che fanno civismo nei loro territori. Né possono illudersi di poterli controllare dall'alto, magari con leggi elettorali sempre più ingiuste, che impediscono ai cittadini di far emergere i loro leader locali nei livelli istituzionali più alti.
Si lasci spazio al civismo e ai leader locali, perché senza di essi, senza prossimità, sussidiarietà e solidarietà, senza una democrazia fondata sulla stretta di mano, il futuro potrebbe davvero essere sinistro.
Elite ben insediate nelle concentrazioni di potere, populisti, estremisti e altri cinici imprenditori dell'odio non aspettano altro che di prosperare sul declino del nostro senso civico, ma, come è stato dimostrato in diverse realtà fra cui la nostra Prato, finché c'è un civismo politicamente maturo ed ancorato ai valori del proprio territorio, non l'avranno vinta.
Animo!
Mauro Vaiani
studioso e attivista in Toscana e nel mondo delle autonomie
La foto del post è un dettaglio preso da qui: https://www.tvsvizzera.it/tvs/svizzera-istruzioni-per-luso/assemblee-comunali-dove-le-svizzere-e-gli-svizzeri-decidono-sulle-questioni-che-li-riguardano-da-vicino/89802778

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