Uno diverso in Toscana, che crede, in questa nostra madreterra, in questa fugace vita, in qualcosa di diverso.

giovedì 30 dicembre 2010

Un dolore dal Brasile

Quello di concedere asilo è un diritto e in molti casi un dovere sovrano, che non possiamo certo e nemmeno vorremmo mai mettere in discussione. Tuttavia non possiamo fare a meno di esprimere la nostra speranza che il caso Battisti si risolva con la sua estradizione in Italia.

La nostra carissima amica Laura Lodigiani ci gira per conoscenza una accorata lettera di protesta contro l'umiliazione e il dolore che potrebbero essere inferti alla nostra Repubblica dal presidente brasiliano, nel caso che decidesse di negare all'Italia l'estradizione di Battisti. E' una iniziativa che condividiamo e che vogliamo nel nostro piccolo appoggiare. Riassumiamo qui i passi essenziali della lettera:


A sua eccellenza l'ambasciatore José Viegas Filho
Ambasciata del Brasile
Roma


E'  con vero sconcerto e indignazione che apprendiamo dai media che il presidente Lula ha intenzione, se non ha già deciso, di concedere a Cesare Battisti, un condannato all'ergastolo per crimini ignobili quali quelli terroristici che colpiscono persone indifese, asilo politico...


Se questa sitauzione corrispondesse a verità, come cittadini italiani ci sentiremmo insultati e offesi. Sarebbe per di più particolarmente doloroso, perchè il Brasile è la patria di decine di milioni di persone di origine italiana.


L'Italia è un paese a cui si possono rimproverare molte cose, ma non certo quello di mancanza di rispetto per i colpevoli condannati...


Chiediamo che il presidente Lula rispetti le decisioni giudiziarie del nostro Paese. Chiediamo che ne rispetti le Vittime e i loro parenti. Chiediamo che la nostra Repubblica non sia insultata con una decisione così grave, che non può non incrinare i nostri rapporti...


La preghiamo di voler far arrivare questa nostra protesta al suo presidente e al vostro governo !


Laura Lodigiani
Comitato per la Libertà nella Costituzione
Comitati per le Libertà
Firenze

http://www.lauralodigianimagazine.it/ 

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lunedì 27 dicembre 2010

Sul portavoce dell'opposizione in Toscana

Un estratto della mia tesi per il master in Governance politica, che ho conseguito nel 2010 all'Università di Pisa, è stato pubblicato sulla prestigiosa rivista on line Federalismi.it , la prestigiosa testata di diritto pubblico, comunitario e regionale, italiano e comparato, diretta dal prof. Beniamino Caravita.

Ecco il link al mio articolo, intitolato "Il portavoce dell'opposizione in Toscana - Origine e primi passi di un istituto innovativo".

Nella tesi di master e in questo articolo che ne è derivato, hanno trovato spazio riflessioni maturate attraverso la mia esperienza diretta, avendo chi scrive collaborato, dal 2005 al 2010, per tutta la VIII legislatura toscana, a vario titolo e in varie forme, con il primo portavoce dell'opposizione nel consiglio regionale della Toscana, Alessandro Antichi.

L'istituto del portavoce dell'opposizione è stata una delle principali innovazioni introdotte nella vita politica e istituzionale della Toscana dal nuovo statuto del 2004. L'VIII legislatura 2005-2010 del Parlamento
toscano, è stata quella del rodaggio per questa nuova figura. Ci sono stati e ci sono molti aspetti problematici, ma essa continua a esistere e, sia pure entro i limiti discussi nel mio articolo, si è persino rafforzata e sarà a nostro parere soggetta a ulteriori sviluppi.

Il portavoce dell'opposizione ha contribuito alla ristrutturazione in senso tendenzialmente bipartitico del sistema politico toscano. Questa tensione toscana verso il bipartitismo, inoltre, ha influito anche sull'evoluzione bipartitica del sistema politico italiano. Come direbbero gli istituzionalisti alla Putnam, un piccolo cambiamento formale, contribuisce a forgiare processi politici reali.

L'attuale crisi del PDL e del PD, le forze maggiori della fase politica che si sta chiudendo in Italia e in Toscana, non metterà in discussione, questa è una nostra profonda convinzione, la natura tendenza bipartitica del sistema politico e la potente richiesta di semplificazione e rinnovamento che viene dagli elettori sovrani.

mercoledì 22 dicembre 2010

I collegi uninominali stavano funzionando...

In rete è stato diffuso un interessante studio di Vincenzo Galasso e Tommaso Nannicini, che dimostra che i collegi uninominali stavano funzionando anche nella confusione della transizione italiana, anche con tutti i limiti della legge elettorale nota come Mattarellum.
Sarà per quello che Berlusconi, Bossi, Casini e Fini li hanno aboliti?

Galazzo e Nannicini pubblicheranno presto il loro studio sull' American Political Science Review. Nella loro riflessione spiegano che i partiti, anche quelli che possono contare su un elettorato più fidelizzato e su leader carismatici nazionali più forti, quando si tratta di scegliere i propri candidati in collegi uninominali di frontiera, quelli in cui il loro vantaggio è minore, quelli cosiddetti contendibili, finiscono con lo scegliere candidati migliori. Lo stava facendo la sinistra, fuori dalle sue roccaforti. Lo stava cominciando a fare anche il centrodestra italiano, che si stava accorgendo che il carisma di Berlusconi, per quanto forte, non bastava a far eleggere chiunque, ovunque.

L'esperienza salutare dei moderni collegi uninominali è stata purtroppo bruscamente interrotta dal Porcellum. Ora occorrerà lottare per riportare nel nostro paese questa istituzione che è alla base del successo e dello splendore delle grandi democrazie anglosassoni.

Per consultare e approfondire lo studio di Galazzo e Nannicini:
http://www.lavoce.info/articoli/pagina1002066.html
http://www.pietroichino.it/?p=11866

Gli auguri e un invito

Auguri sinceri a tutti,
per le feste del cuore d'inverno.
Buon Natale e felice 2011.
Per un po' ci meritiamo qualcosa di diverso dal solito pane e politica, tuttavia, se proprio non potete resistere, leggete della mia campagna per una politica più competitiva e creativa, con i collegi uninominali, anche in Toscana. Ho bisogno del vostro aiuto. Scrivetemi, troveremo insieme il modo di far realizzare le riforme in cui crediamo da sempre.

Attivismo e lavoro - come si sostiene un blog

Grazie al mio lavoro nell'amministrazione digitale del comune di Firenze, sono un intellettuale, un blogger, un attivista libero, indipendente, fedele alla mia storia civico-liberale, federalista e libertaria, popolana e libertina.

Per restare liberi come persone e incisivi come attivisti, bisogna sempre essere disponibili a lavorare anche di più.

Accetto proposte di collaborazioni per un lavoro culturale e politico, progetti, conferenze, ricerche, convegni, copywriting, comunicazione su vecchi e nuovi media, siti web.

Potete sostenermi, indirettamente, anche diffondendo e cliccando questo blog, che è mantenuto in vita dalla pubblicità di Google.

Grazie!




martedì 21 dicembre 2010

10 anni di carcere a don Domenico Pezzini

E' arrivata la notizia poche ore fa, dagli amici di Milano che fanno parte della nostra rete di omosessuali credenti.
Mi ci è voluto un po' di tempo, per incassare il colpo.
Il mio amico don Domenico Pezzini, un pioniere della pastorale delle persone omosessuali cristiane, un professore di anglistica in pensione, un vecchio prete che ormai si avvia verso i 75 anni, è stato condannato a dieci anni di carcere per esser stato ritenuto colpevole di aver abusato sessualmente di un adolescente immigrato che, all'epoca dei fatti, aveva meno di quattordici anni.
La sentenza è stata più dura di quanto chiesto dall'accusa, che si era fermata a otto anni e mezzo.
La difesa chiedeva l'assoluzione e, in subordine, il poter trascorrere la detenzione presso una comunità.
I domiciliari sono stati negati e don Domenico Pezzini resta chiuso dentro a S.Vittore.
Ora non resta che leggere il dispositivo della sentenza, sperare nell'appello, pregare per questo anziano sacerdote.
Ribadisco la mia intima convinzione che siamo di fronte a un errore giudiziario.
Nulla, in ogni caso, può cancellare il bene che don Domenico Pezzini ha fatto per tante persone omosessuali, aiutandole sulla strada della riconciliazione fra fede e condizione gay, impegnandosi perché i nostri gruppi di gay cristiani lasciassero la strada sterile del risentimento, per incamminarsi lungo la via feconda del lento cambiamento degli atteggiamenti e delle convenzioni.
Nulla, mai, può cancellare il bene che don Domenico Pezzini ha fatto a me e a tante persone che amo.

Chi ci separerà dall'amore di Cristo?
Sarà forse la tribolazione, l'angoscia, la persecuzione...
(Romani 8,35)



Su don Domenico, al momento del suo arresto, scrissi anche questo...

Riforma elettorale toscana: piccoli collegi e primarie obbligatorie


Dopo quasi un lustro di discussioni, stiamo arrivando in fondo alla novella dello stento della riforma elettorale toscana.
Lottiamo fino all'ultimo, perché sia fondata su piccoli collegi e perché si conservino le primarie istituzionalizzate.
Le nuove preferenze "facilitate" dovrebbero diventare un voto obbligatorio alla persona, per disinnescare il pericolo del ritorno del clientelismo e del correntismo.
La Toscana aveva fatto una scelta lungimirante, nel 2004, abolendo le vecchie preferenze facoltative all'italiana.
Non torniamo indietro.



Ultimi aggiornamenti: 

- 10 agosto 2014, S.Lorenzo - Rimandati a settembre, torniamo alle basi: piccoli collegi e primarie istituzionalizzate -  Mauro Vaiani su Il Tirreno

- 18 giugno 2014 - Siamo stati battuti, oppure non tutto è perduto?, dal blog Diverso Toscana

- 5 giugno 2014 - Non scherziamo con la Toscana, dal blog Diverso Toscana

- 29 marzo 2014 - Mauro Vaiani, sul Corriere Fiorentino, sui quattro anni persi dal consiglio regionale toscano e sugli agguati dei tifosi delle vecchie preferenze

- 13 marzo 2014 - Carlo Fusaro, sul Corriere Fiorentino, ci ricorda che il favore della vecchia sinistra toscana verso le preferenze è, in realtà, fuoco amico verso il nuovo premier Renzi

- 5 febbraio 2014 - Tre anni pericolosi contro il ritorno delle preferenze, il culmine del nostro impegno trentennale per le primarie e i piccoli collegi

- 1 febbraio 2014 - Mauro Vaiani, sul Corriere Fiorentino, interviene sui costi delle primarie e quelli, ben più alti, del ritorno del passato delle vecchie preferenze

- 29 gennaio 2014 - Marco Taradash contro i 630 partiti, su Italia Oggi

- 20 gennario 2014 - Dagospia ci da' una mano - Avanti popolo, preferenza trionferà! Come i nemici di Renzi preferiscono distruggere il partito e la repubblica, piuttosto che lasciargli portare avanti il suo progetto politico maggioritario

- 15 gennaio 2014 - Il ritorno dei presidenti - intervento di Mauro Vaiani sul Corriere Fiorentino

- 10 gennaio 2014 - Gaspare Polizzi sottolinea i nostri dubbi e appoggia il nostro impegno per le primarie  e i collegi uninominali

- 7 gennaio 2014 - Il pericolo delle preferenze usate poco e da pochi - intervento di Mauro Vaiani sul Tirreno

- 28-29 dicembre 2013 - Riforma non preferenze - l'appello di Mauro Vaiani dalle pagine del Corriere Fiorentino - la risposta, ancora una volta troppo incline alle vecchie preferenze all'italiana, del presidente Enrico Rossi

- dicembre 2013 - Il ritorno delle preferenze e del proporzionale nuociono gravemente alla salute - Un bel intervento di Francesco Clementi sull'Unità

- dicembre 2013 - In nome del 75%, contro i pochi - interessati - nostalgici delle preferenze - un altro appello ai leader del consiglio regionale toscano: Enrico Rossi e Daniela Lastri, Stefania Fuscagni e Alberto Magnolfi, Marco Manneschi e Monica Sgherri, e tutti gli altri...

- dicembre 2013 - Chi esalta il ritorno delle preferenze, mina il progetto di sviluppo delle primarie obbligatorie - La miopia di Paolo Marcheschi

- dicembre 2013 - I rischi ancora troppo sottovalutati del ritorno delle preferenze in collegi ancora troppo grandi  - Daniela Lastri e Marco Ruggeri sembrano ancora incapaci di capire l'importanza di un voto obbligatorio alla persona...

- novembre 2013 - Pane e politica, ciò che ci rimettiamo a non aver ancora fatto la riforma elettorale in Toscana...

- settembre 2013 - In cerca del compromesso toscano, non perdiamo questa storica occasione!

- agosto 2013 - Saranno le ultime vacanze - per quelli che possono - con le liste bloccate in vigore in Toscana?






Sostieni il nostro impegno in Toscana per l'eliminazione delle liste bloccate, per l'uninominale, per le primarie obbligatorie. Leggete qui, in questa pagina indice, gli articoli che abbiamo potuto pubblicare, grazie alla cortese ospitalità della stampa toscana e di altri media.

Queste sono le nostre ultime proposte.

Fateci sapere cosa ne pensate e aiutate questa campagna. Aderite al nostro gruppo Facebook.

Una vasta e trasversale cittadinanza attiva vuole una legge elettorale dove si possano scegliere le persone, non solo i partiti. Il governatore Rossi si è personalmente impegnato su questa necessaria riforma. Sulla necessità di cambiare la legge elettorale toscana c'è un sincero interesse bipartisan fra i membri del Parlamento toscano. Se riuscissimo a superare le liste bloccate in Toscana, potremmo segnare una direzione che potrebbe essere seguita anche per la riforma della legge elettorale nazionale. I collegi uninominali, con primarie obbligatorie per tutti, sono la strada maestra per ripristinare un rapporto diretto fra territorio ed eletto. E' la dimensione ideale per consentire una scelta democratica dal basso dei candidati di ciascun partito, oltre che per consentire la partecipazione di candidati indipendenti.


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Nostri interventi Altre riflessioni e contributi

22. Dopo le elezioni politiche 2013, riparta la riforma toscana - Mauro Vaiani su Diverso Toscana e sulla mailing list Toscana Insieme - 6/3/2013

21. Alzate la voce, Toscani, con il disastroso ritorno dei signori delle preferenze - Mauro Vaiani sul Tirreno - 19/10/2012

20. Più Toscana, più memoria, contro lo spettro del ritorno delle preferenze - Mauro Vaiani sul Tirreno - 28/7/2012

19. La doppia promessa toscana da mantenere - Mauro Vaiani sul Tirreno - 13/6/2012 - sulle promesse del governatore Enrico Rossi

18. Dopo il terremoto in Emilia, la riforma in Toscana - Mauro Vaiani sul Corriere Fiorentino - 23/5/2012

17. La vocazione maggioritaria da salvare - Intervento di Mauro Vaiani sull'Unità - 26/2/2012

16. La preferenza? Sì, purché obbligatoria - Intervento di Mauro Vaiani su Toscana Oggi, n.7 del 19/2/2012

15. La nostra campagna per la riforma elettorale toscana, per i collegi uninominali, per le primarie obbligatorie, un anno dopo - Intervento di Mauro Vaiani sul Tirreno - 2 febbraio 2012

14. I Settantacinque in dialogo con i Centouno sulla riforma elettorale toscana - Un intervento di Mauro Vaiani pubblicato su Pensalibero.it   - 9 gennaio 2012

13. La riforma toscana in 10 punti e 250 parole - 10 dicembre 2011

12. Mauro Vaiani, una riflessione sulle preferenze in Toscana, l'ultima volta, nel 2000, una vera babele che speriamo non torni - 20 novembre 2011

11. Carpe Diem
- http://diversotoscana.blogspot.com/2011/10/carpe-diem.html
12 ottobre 2011

10. Eleggiamo i nostri deputati come eleggiamo i nostri sindaci
- Il Tirreno
27 maggio 2011

9. Facciamo come in Gran Bretagna,
7 maggio 2011


8. Uninominale dalla Toscana fino a Roma,
- http://diversotoscana.blogspot.com,
21 gennaio 2011

2. In difesa dell'uninominale
Un vecchio intervento, da rileggere,
da http://www.toscanalibertaria.org,
16 settembre 2005

1. Archivio - Elogio della costituency
Dal saggio "Noi Stessi",
4 luglio 1998
-


- Nostro commento al seminario toscano del 3 giugno 2013, promosso da Marco Manneschi (4/6/2013)

- Tommaso Ciuffoletti in campo con noi per la riforma toscana (4/5/2013)

- I Democratici toscani si mettono in gioco per la riforma (fino a un certo punto...) (28/3/2013)

- Marco Faraci su Libertiamo per il rilancio dell'uninominale anglosassone  First Past The Post (11/3/2013))

- Oscar Giannino per le primarie e i collegi uninominali (15/10/2012)

- Carlo Fusaro, un cittadino contro le preferenze (30/7/2012)

- Un barlume di saggezza? Una corrispondenza di Francesco Pax su Liberagora, spiega che a Roma si delinea un ragionevole compromesso su collegi uninominali veramente competitivi (26/7/2012)

- Salvatore Vassallo e Dario Parrini alla Casa del Popolo di Sovigliana di Vinci (5/3/2012)

- Nicola Cariglia sulle primarie, da Pensalibero.it (26/2/2012)


- Dalle Officine Democratiche: Gasparotti, Marcucci, Giachi, Ferradini, Spicola, De Giorgi, per le primarie sempre e con il doppio turno (25/2/2012)

- Libertà e Giustizia della Toscana, per la riforma elettorale regionale (26/1/2012)

- Pietro Salvatori ci racconta la grande confusione nazionale in materia di riforma elettorale, ma la situazione, a leggere meglio, è poi così brutta? Oppure l'uninominale può unire? (23/1/2012)

- Antonio Floridia, Primarie anche con il Porcellum (intervento del 3/12/2011, rilanciato il 3/1/2012)

- Maurizio Grassini, L'illusione delle preferenze (fine 2011)

- Franco DeBenedetti: senza primarie e senza collegi uninominali, non fermeremo la piovra fiscale (20 dicembre 2011)

- Paolo Armaroli sul Corriere Fiorentino: cambiare la legge toscana (26 novembre 2011)

- Stefano Ceccanti sulla liberazione di energie resa possibile dalla competizione fra persone (26 ottobre 2011)

- L'avvio del nostro gruppo Facebook per la riforma uninominale in Toscana (19 ottobre 2011)

- Come potrebbe funzionare, un esempio concreto di primarie obbligatorie e collegi uninominali in Toscana (19 ottobre 2011)

- Buone notizie dalla Maremma: uninominale e primarie come terreno comune su cui ricostruire (21 settembre 2011)

- Paso argentino: Primarie Aperte Simultanee Obbligatorie (17 agosto 2011)

- Nel Parlamento toscano si muove qualcosa (28 luglio 2011)

- Uninominale in Puglia e Salento (3 giugno 2011)

- David Cameron invita i Britannici a conservare il sistema uninominale secco (statement del 1 maggio 2011, in vista del referendum del 5 maggio)

- Marco Faraci sul referendum inglese (3 maggio 2011)


- Gino Selva ci racconta i voltagabbana, che possono esistere perché non abbiamo l'uninominale (12 aprile 2011)








(3 febbraio 2011)


  • Pietro Ichino, giuslavorista nell’Università di Milano, senatore PD
  • Mario Baldassarri, economista, senatore FLI
  • Alfredo Biondi, avvocato, già Vice Presidente della Camera
  • Antonio Bonfiglio, Sottosegretario di Stato alle Politiche agricole e forestali
  • Emma Bonino, Vice Presidente del Senato
  • e tanti altri...



Da dove siamo partiti, il 2 febbraio 2011:
Appello della Candelora 2011 ai legislatori toscani




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lunedì 20 dicembre 2010

Che vuol dire libertino in Toscana

Nel 2006 cominciai a usare l'aggettivo "libertino" per definire l'impegno politico per la Toscana che ho contribuito a ispirare. Parola da usare sempre insieme a "popolano", o come scrisse Mario Lancisi, "paesano", per sottolineare che quello per la libertà è un impegno radicato nella storia del popolo toscano.

E' stato l'amico Mauro Aurigi, con il suo bel libro "Il Palio (o della liberta')", pubblicato a Siena nel 2006 da Il Torchio, a farmi riscoprire questo senso tutto toscano dell'essere "libertino".

Furono chiamati "libertini" quei Toscani della Repubblica di Siena che nel '500 sacrificarono la propria vita nella resistenza alla signoria medicea, agli invasori stranieri, alla corruzione pontificia.

Questi Toscani sono ancora fonte di ispirazione per il nostro popolo e in particolare per la nostra parte civico-liberale, per noi che abbiamo sognato, nonostante gli errori e le delusioni degli ultimi anni, un possibile "partito toscano della libertà".

Per noi che oggi, a quasi cinquant'anni suonati, portiamo avanti, speriamo con originalità, con irriverenza, con freschezza, un impegno popolano e libertino toscano, portato avanti da Toscani, per la Toscana (NdA, 3/4/2013).


sabato 18 dicembre 2010

Un focolare toscano

Neve in piazza dei Miracoli a Pisa
Venerdì 17/12/2010
Per gentile concessione
di Mario Cimino
Spero che ieri non abbiate sofferto troppo, non ci abbiate rimesso troppo denaro, siate riusciti a tornare a casa, in questa nostra Toscana impazzita per una nevicata, nemmeno poi così eccezionale, peraltro più che annunciata.
La Toscana è finita a terra come un pugile suonato, come ha scritto il mio amico Mario Lancisi nel suo bel editoriale sul Tirreno di oggi.
Stamane sono a Prato, nel popolare borgo di Mezzana, dove vive mia madre.
Sono sceso in strada e ho fatto due chiacchiere con i pochi che stamani erano a spalare il proprio vialetto e a pulire il proprio marciapiede. Pochi, troppo pochi: qualche anziano, qualche immigrato, pochissimi giovani.
Come mai così poche persone a fare il minimo richiesto alla civile convivenza in un buon vicinato, in un sabato mattina, dopo una nevicata come quella di ieri?
Ho sentito dei miei vicini, persone di una certa età, che per cinquanta anni sono stati pendolari del treno. Non si raccapezzano di come la neve di ieri abbia potuto paralizzare le ferrovie.
Tutti siamo sconvolti per il disastro logistico e organizzativo delle società che hanno in concessione le autostrade e le superstrade.
I mezzi pubblici su gomma si sono fermati ovviamente ancora prima dei treni e delle autostrade.
A sera, purtroppo, si è fermato a Firenze anche il costosissimo gioiello della tramvia.
Non solo nelle periferie, ma persino nei centri storici tutto si è bloccato.
Stavolta è mancata anche la protezione civile nazionale e chissà perché, dopo che troppi poteri sono stati accentrati a Roma, in troppe poche mani, in un paese come il nostro in cui il governo pure si proclama, a parole, tanto "federalista", la cosa non mi stupisce affatto.
Non è stata solo una caporetto dei servizi pubblici. Anche i privati hanno fatto fatica, come dimostrano le storie che da stamani sentire raccontare o leggerete sulla stampa toscana, a cominciare da quella del "rifugio" che i Gigli di Campi Bisenzio hanno allestito per la notte per un centinaio di persone rimaste isolate per la neve nel cuore della Piana metropolitana.
Ancora una volta ci siamo resi conto del generale declino del buon senso, della diligenza, della prudenza.
Sapete una cosa? Non mi rassegno.
Per prima cosa sostengo volentieri il governatore Rossi e il sindaco Renzi, nella loro rabbia, nel loro impegno per cercare di rimediare ai disastri di ieri, nella loro promessa di far accertare almeno qualche responsabilità.
Qualcuno, nelle alte ma anche nelle medie sfere delle aziende e degli enti che hanno in gestione i servizi e le infrastrutture toscane, dovrà pur pagare. Così come hanno già pagato l'operaio che ieri ha dovuto scappare dalla fabbrica a metà giornata, il trasportatore che stanotte non ha potuto consegnare il giornale o il latte, l'impiegato che non ha potuto finire il suo orario d'ufficio, l'artigiano che ha perso la riparazione e la commessa.
Inoltre, voglio tenere acceso un focolare toscano, in questa oscurità.
Non possiamo mollare.
Non possiamo arrenderci al menefreghismo.
Non possiamo più tollerare l'abbandono e il disprezzo in cui degradano i nostri beni pubblici e che minacciano i nostri beni privati.
Dobbiamo reagire.
Come?
Ho qualche idea in proposito e ne parlerò presto, proprio qui su questo blog e nella mailing list Toscana Insieme.

venerdì 17 dicembre 2010

Chi giudica i voltagabbana

Oggi, venerdì 17 dicembre 2010, sul Corriere Fiorentino, a pag. 10, sia pure con un titolo incomprensibile, "Ribaltoni senza giudici per legge" (sic), e con una mia definizione come "professore" che non si sa da dove sia uscita, è stato pubblicato un altro mio contributo sulla necessità di appoggiare una riforma elettorale in Toscana, che sia d'esempio per una legge nazionale migliore. Riportiamo al centro del dibattito politico della nostra cittadinanza attiva il collegio uninominale, che rappresenterebbe, fra le tante cose buone, anche il miglior giudice naturale per i deputati "voltagabbana".



Firenze - Pisa, martedì 14 dicembre 2010
Rivisto giovedì 16 dicembre 2010
Pubblicato sul Corriere Fiorentino venerdì 17 dicembre 2010

Gli sconosciuti decisivi



Non può e non deve meravigliare che il destino del IV governo Berlusconi sia stato deciso da un pugno di persone, dalle loro felice gravidanze o dai loro problemi di salute, dai loro tormenti interiori o dal loro cedere a tentazioni ben più materiali. Drammatiche battaglie, combattute all'ultimo voto sono eventi inevitabili, e salutari, in qualsiasi assemblea parlamentare. Per quanto siano stati “nominati” dai leader dei loro partiti, i parlamentari restano persone: la loro libertà, anche quella di essere dei “voltagabbana”, è incomprimibile e l'imprevedibile è sempre in agguato.
Essersi salvato in extremis, è per Berlusconi un giusto contrappasso. La sua temporanea permanenza in carica, ma credo anche il suo declino politico, vengono certificati secondo le regole di quella vecchia repubblica parlamentare che, in oltre quindici anni di impegno politico diretto, ha sempre disprezzato senza essere mai stato capace di riformare.
Maggior rammarico, invece, suscita la certezza che il pugno di sconosciuti, a lungo indecisi e infine decisivi, che hanno tenuto la ribalta della scena politica in queste ultime settimane, non renderanno mai conto a nessuno del loro operato. Non essendo stati selezionati da primarie o consultazioni di partito, non essendo espressione di un territorio circoscritto, non essendo stati votati dai cittadini, deputati come l'ex democratico Massimo Calearo, l'ex dipietrista Domenico Scilipoti, il finiano pentito Giampiero Catone, entrano nella storia politica del paese, ma i cittadini sovrani non avranno mai la possibilità di premiarli o punirli per la scelta che hanno compiuto.
Una legge elettorale come il Porcellum, pessima anche per tempi normali, si rivela insopportabile in un momento di drammatico scontro politico. Cambiarla è necessario e la politica toscana, che non deve mai dimenticare che la legge elettorale nazionale si è ispirata ai difetti della nostra legge regionale, può e deve dare un segnale, mettendo mano alla revisione, intanto, delle proprie norme. Bene ha fatto il governatore Rossi a ribadire, in queste ultime ore, il suo impegno in tal senso.
Dobbiamo tornare al più presto a quei collegi uninominali, che sono il miglior giudice naturale possibile dell'operato di un parlamentare; che hanno fatto la storia delle grandi democrazie anglosassoni; che hanno fatto evolvere positivamente l'Italia liberale; che anche nella prima repubblica hanno dato buona prova, nel sistema elettorale del Senato e delle province; che furono scelti dal popolo con i referendum dei primi anni '90; che stavano rapidamente migliorando il rapporto fra cittadini ed eletti, fino a che non furono proditoriamente abbandonati, nel 2005, da Berlusconi, ma anche da Fini e Bossi, e da Casini soprattutto, con una scelta miope, che ha minato la credibilità e l'autorevolezza del personale politico.
Mauro Vaiani
vaiani@unipi.it


Un gruppo di persone vere

Sono stato invitato alla cena di Natale di Futuro e Libertà Toscana di ieri sera a Firenze, al Saschall. Ho ritrovato tante belle persone che ho conosciuto in questi anni in cui ho servito l'alternativa civico-liberale, come intellettuale e come copywriter del Portavoce dell'opposizione nel Parlamento toscano.

E' stata una serata tranquilla, sobria, felice, passata ascoltando interventi di persone che hanno parlato di politica, dal più sconosciuto simpatizzante al presidente Fini in persona.

Voglio ringraziare, in particolare, le amiche e gli amici di Pisa. Un gruppo di persone vere, libere, appassionate, attaccate alla propria terra, con delle vere radici in città e nel circondario, con la cultura e la competenza necessarie per fare qualcosa di buono nella vita civica, in una sana competizione con i nostri avversari e amici - non nemici! - democratici.

Primo fra tutti, per l'energia, la passione, la generosità, l'impegno, Massimo Balzi.

A Massimo Balzi e a tutti gli altri, che mi onorano della loro amicizia, sono felice di poter dare il mio aiuto, quello piccolissimo, di un inventore di parole.

lunedì 13 dicembre 2010

In ansia e in preghiera per don Domenico Pezzini

In questa giornata di S.Lucia voglio chiedere ai quattro gatti che capitano su queste pagine un'ultima preghiera per don Domenico Pezzini.

Il sacerdote, impegnato da trent'anni nella pastorale delle persone omosessuali, fu arrestato il 24 maggio scorso, accusato di aver plagiato un giovane minorenne.

Don Domenico Pezzini ha trascorso oltre sei mesi in carcere. Non riusciamo a evitare di domandarci se erano davvero tutti necessari.

Per questo vecchio prete settantenne è arrivato un momento di speranza, una luce in fondo al tunnel della solitudine e del dolore.

Domani l'altro, il 15 dicembre, si svolgerà il processo, con rito abbreviato. E' giusto precisare che il “rito abbreviato” è un giudizio fatto sui materiali raccolti nelle indagini, senza udienze pubbliche o nuove testimonianze. Non va assolutamente confuso con il cosiddetto “patteggiamento”, che presuppone una ammissione di colpa che, da parte di don Domenico, non può esserci, perché si dichiara innocente.

Tutti coloro che, come me, lo hanno conosciuto personalmente, gli credono e sperano che la sua innocenza emerga con chiarezza.

sabato 11 dicembre 2010

Dopo il berlusconismo

Sì capisce che sarebbe già pronto a gettarsi nella mischia. Sta già lanciando i suoi strali contro i burocrati che gli hanno impedito di fare le riforme. Addita i traditori. Accusa i faccendieri. Denuncia presunti pifferai, sì lui, che è il re degli incantatori.

E' già tornato a indossare i panni dell'antipolitico, dell'uomo che vorrebbe fare sfracelli e grandi opere, ma non ci riesce, vittima delle congiure di palazzo.

Non sta cercando veramente di mettere insieme una maggioranza per durare. Gli basta formare un blocco d'interdizione contro chiunque altro potrebbe prendere il suo posto.

Non vuole continuare a governare. Cerca piuttosto, ancora una volta, la discesa in campo, uno stato nascente, l'adrenalina della battaglia, bagni di folla, feste elettorali e fuochi d'artificio.

Stavolta, però, oltre al tempo che passa inesorabile, Silvio Berlusconi si troverà di fronte uno scoglio in più.

Non solo i suoi avversari di sempre, che comunque già due volte lo hanno battuto alle elezioni.

Non solo i suoi rivali interni al centrodestra, che stufi di aspettare la fondazione di un vero partito liberale e popolare, stanno provando a farlo senza di lui.

Non solo le regole costituzionali, che lui denuncia come vecchie e logore, ma che non ha mai saputo e forse nemmeno veramente voluto cambiare.

Non solo la delusione generale che nel paese dilaga contro le tante promesse mancate. Anche chi ancora simpatizza con lui è stanco delle troppe promesse che non ha saputo mantenere. Non ha saputo portare in porto non diciamo una rivoluzione liberale, ma neppure quelle minime riforme condivise da tutti e attese da decenni in questa Repubblica. Neppure quella, altamente simbolica e a cui nessuno potrebbe veramente opporsi, della riduzione del numero dei parlamentari.

Oltre a tutti questi, c'è un nuovo pericolo che lo aspetta: non è solo in crisi Berlusconi; è in crisi il berlusconismo, quello che abitava nella maggioranza di noi.

Il berlusconismo era tante cose, non tutte sbagliate.

Sono giuste, crediamo, la speranza federalista e le istanze liberali, liberiste, libertarie, che anzi sono diventate, anche grazie alla fascinazione berlusconiana, patrimonio della maggioranza dei cittadini.

Sbagliata, e anche pericolosa, è stata invece la verticalizzazione della vita politica. Abbiamo consentito la concentrazione di un potere troppo grande in troppe poche mani. Risentiremo a lungo dei guasti dell'obbedienza cieca al leader carismatico.

Giorgio Gaber aveva certamente ragione ad ammonirci ad aver paura non tanto di Berlusconi, quanto del berlusconista che è in noi.

C'era, tuttavia, anche una innocenza nel berlusconista.

Il presidente Berlusconi ha ricevuto la fiducia spontanea, ingenua, in un certo senso infantile, da parte di tanti. Hanno creduto nell'uomo che aveva realizzato così tanto e che di certo, una volta arrivato al potere, non avrebbe avuto bisogno di rubare. Hanno ammirato l'uomo di mondo, che aveva le sue scappatelle, ma che rispettava il senso del pudore, i sentimenti più profondi e anche quel tantino di bigottismo e conformismo che è ovviamente presente nella nostra società. Hanno sperato nell'uomo del fare, che non avrebbe lasciato opere incompiute e problemi irrisolti.

Invece, questo stesso uomo, di cose a mezzo ne ha lasciate parecchie. Ha esibito in pubblico cose di letto e problemi di famiglia, che avrebbe fatto meglio a tenere private. Non è diventato più povero, come accade a ogni uomo ricco che lascia la cura dei suoi affari privati per dedicarsi alla vita pubblica. Nel corso degli anni è stato abbandonato da intellettuali e politici, mentre attorno a lui si sono moltiplicati spregiudicati cortigiani.

L'innocenza di cuore del berlusconista è stata violata.

Il berlusconismo, non importa quante anime di parlamentari saprà convincere o corrompere per impedire la sfiducia in Parlamento il prossimo 14 dicembre, è morto.

Mettiamoci a lavorare, serenamente, per il dopo.

mercoledì 8 dicembre 2010

Applausi in playback

Ho ricevuto dal PDL regionale toscano questo messaggino telefonico:
SABATO 11 ORE 10 PRINCIPE DI PIEMONTE VIAREGGIO
CONFERENZA REGIONALE PDL TOSCANA
A SOSTEGNO DEL GOVERNO BERLUSCONI
CON VERDINI MATTEOLI CALDORO PARISI MIGLIORI

Ancora una volta, invece che alle ripetutamente promesse assemblee decisionali, ci chiamano solo ad applaudire.

Da quando il PDL è stato lanciato dal presidente Berlusconi, con il famoso discorso del "Predellino" di domenica 19 novembre 2007, fino a oggi, non ho mai ricevuto un invito a partecipare a una assemblea politica in cui fosse possibile intervenire, discutere, decidere. Sempre e solo inviti ad ascoltare una serie di interventi già previsti. Posso segnalare una unica meritevole eccezione, in tre anni: un dibattito pubblico davvero senza rete che fu organizzato dal Coordinamento provinciale di Grosseto...

Continuando così, mi pare, le sale dovranno essere riempite di hostess e stewart. Gli applausi dovranno essere mandati in playback.

Più ci chiedono di serrare le fila, più divisioni provocheranno.

Più si additano traditori interni e poteri forti esterni, più tante persone, le più libere, le più in gamba, o più semplicemente le meno paranoiche, se ne andranno.

Più si protrarrà questo tempo in cui una ristretta nomenklatura si è ostinata a impedire agli elettori sovrani, ai militanti, agli intellettuali, agli eletti, di discutere e decidere su qualcosa di politico, più si accelererà l'implosione del PDL.

Potrei scommettere, pure, che di riforme profonde, di rivoluzione liberale, di federalismo compiuto, anche questa terza volta che Berlusconi ha vinto le elezioni, non se ne vedrà l'ombra.

Per difendere ciò che abbiamo costruito in questi anni in Toscana, portare avanti i valori e la linea politica in cui ancora crediamo, dobbiamo trovare il modo di reagire sul serio contro la nomenklatura che tiene in ostaggio le nostre speranze civiche e liberali e prepararci, ancora una volta, a cambiare per restare noi stessi.

sabato 4 dicembre 2010

Da gollisti a menefreghisti

Imbarazzante l'uscita di Denis Verdini ieri a Prato, a una assemblea di amministratori locali ed eletti del moribondo Popolo della Libertà. A proposito delle prerogative del Presidente della Repubblica, il coordinatore nazionale ha detto: "Politicamente ce ne freghiamo". Per chi, come me, lo conosce da tanto tempo, per chi ha ispirato e promosso assieme a lui un progetto, per chi ha anche speso qualche parola in sua difesa, è dura da accettare che Denis Verdini e i suoi, che avrebbero dovuto essere la squadra capace di fare del carisma di Berlusconi il carburante di una stagione gollista di riforme e modernizzazione del paese, concludano la propria carriera politica con un fascista "Me ne frego".

martedì 30 novembre 2010

Un paradiso senza libertà, cioè un inferno

Oggi sul Tirreno una bella pagina dedicata a tre giovani toscani Paolo Cellamare, Jacopo Cecconi e Giammarco Sicuro e al loro documentario su Cuba, la cui realizzazione ha richiesto una certa dose di inventiva e coraggio. Il loro è uno sguardo disincantato su un paese che deve cambiare, per non morire. La loro principale fonte di ispirazione sono le parole semplici e travolgenti di Yoani Sanchez. I paradisi senza libertà prima o poi si rivelano per quello che sono, cioè inferni sulla terra. L'articolo è di Miriam Monteleone. Da non perdere. Un assaggio del documentario lo si può vedere dal sito http://www.wishesonafallingstar.com/.
Sempre oggi, abbiamo ricevuto per mail anche questo articolo di Yoani Sanchez, che è liberamente riproducibile, citando ovviamente la fonte:

Il paese delle lunghe ombre
di Yoani Sánchez
da El Comercío (Perù) - http://elcomercio.pe/

La Sicurezza di Stato controlla i dissidenti sotto le loro abitazioni, li segue, li rende radioattivi. A Cuba vige ancora il pensiero unico ed è un’utopia parlare di pluralismo e di libera espressione del pensiero. Nonostante le menzogne del regime. Yoani Sánchez ci racconta come stanno realmente le cose…

Il controllo della Sicurezza di Stato
Ci sono due uomini all’angolo della strada. Uno di loro porta un auricolare attaccato all’orecchio, mentre l’altro guarda verso la porta dell’edificio. Tutti i vicini sanno bene perché si trovano lì. In un appartamento del palazzo vive un dissidente e i due membri della polizia politica controllano chi sale e chi scende le scale, avvisano se “l’obiettivo” varca la soglia dell’enorme condominio e tengono l’auto a portata di mano per seguirlo ovunque vada. Non cercano di nascondersi, perché vogliono far capire che quel soggetto portatore di opinioni critiche è schedato, in maniera tale che gli amici e i conoscenti temano di avvicinarlo e si allontanino per non cadere anche loro nell’apparato di controllo, nella ragnatela della vigilanza.
Tecniche repressive
Non si tratta di un caso isolato. A Cuba ogni persona non conforme possiede la sua ombra o un gruppo di agenti che lo seguono. I cosiddetti “poliziotti della sicurezza” utilizzano anche sofisticate tecniche di supervisione, come controllare la linea telefonica, piazzare microfoni nelle abitazioni e individuare dove si trova una persona tramite il segnale del suo telefono mobile. L’Avana da un po’ di tempo a questa parte pullula di telecamere piazzate in molti incroci, tramite le quali vengono monitorati i delitti comuni, ma si fa pure attenzione al lavoro di gruppi oppositori, giornalisti indipendenti, associazioni civiche e cittadini che la pensano in maniera diversa dal partito che governa. Il romanzo fantascientifico dello scrittore George Orwell si è materializzato a Cuba in una complessa rete tecnologica che comprende anche un esagerato numero di poliziotti in abiti civili. Occhi che scrutano in ogni direzione, dossier dove vengono inseriti gli individui non conformi individuati grazie a questi controlli, per avere in futuro la possibilità di citare la persona spiata davanti a un tribunale. Le conseguenze sulla vita personale e sociale di chi subisce uno di questi programmi di vigilanza sono così devastanti, che i cubani chiamano la Sicurezza di Stato con nomi terribili come “l’Apparato”, “l’Armageddon” o “la Distruttrice”. La Sicurezza è l’incubo ricorrente di chi è già stato vittima dei suoi apparati operativi ed è sempre per la sua presenza che altri mantengono la maschera della simulazione, temendo di essere inclusi nei suoi tenebrosi archivi.
La crisi economica non colpisce la polizia
In un paese in crisi economica, dove vengono annunciati tagli della forza lavorativa attiva fino a un 25%, risulta curioso che il numero dei membri del Ministero degli Interni non venga ridotto. Tutto il contrario, la spesa preventivata dallo Stato per il settore militare e per la sicurezza è in aumento dal 2004 a oggi. Se qualcosa ha caratterizzato il mandato di Raúl Castro è un aumento costante della presenza di poliziotti, militari e vigilanti a ogni angolo. Questi controllori si vedono in gran numero nei centri culturali quando si tengono eventi, si infiltrano nelle code per entrare al Festival del Cinema come a un concerto di hip hop. Non più tardi di alcuni mesi fa hanno impedito l’accesso di alcuni blogger alternativi alla mostra cinematografica dei giovani registi. Fortunatamente una piccola telecamera nascosta ha registrato la scena e i volti delle ombre, che intimidiscono e incalzano tutelati dall’anonimato, sono stati visti da migliaia di persone fuori e dentro l’Isola. Gli esclusi di quella sera hanno presentato la preziosa testimonianza visiva di fronte a un tribunale e hanno fatto una denuncia contro l’apartheid culturale, ma non hanno ricevuto una risposta giuridica e meno che mai una scusa istituzionale.
Muscoli contro opinioni
A volte fa pure sorridere vedere come un uomo disarmato e pacifico, forte solo delle sue parole e dei suoi argomenti, venga seguito da diverse auto e da poliziotti muniti di walkie-talkie e di un’apparecchiatura tecnologica che sembra più adeguata per i film d’azione che per la realtà. È una situazione abbastanza ridicola vedere individui con i muscoli allenati per colpire, attendere ore di fronte alla casa di un oppositore e incalzarlo persino quando porta il suo cane a orinare o va a comprare un pacchetto di sigarette. Se non fosse una cosa molto triste ci sarebbe da ridere. Anche se sono stati formati con i metodi del KGB sovietico, ognuno di questi protagonisti dell’intimidazione si crede una specie di Rambo, pronto a fare sfoggio delle sue conoscenze di karate quando qualcuno si ribella o quando la persona fermata non vuole lasciarsi obbligare a salire con la forza in un’auto con targa privata, senza ordine di arresto. Sono specialisti nello sferrare colpi che non lasciano segni, nel provocare lussazioni che nessun medico vuole annotare in un referto e nel minacciare le conseguenze più temute dalla vittima. In poche parole, sono specialisti in terrore e minacce. Godono i privilegi tipici di chi difende il potere: un fine di settimana al mare, un’auto importata dalla Cina, un salario superiore alla media nazionale e una borsa di alimenti addizionali ogni mese. Benefici capaci di trasformare questi personaggi in fedeli membri di una macchina repressiva.
Braccia rubate all’agricoltura
Tuttavia la gente non li ama, anche se sfoggiano volti eroici e si autodefiniscono difensori della sicurezza nazionale. Oggi, per esempio, si ripete spesso una frase con riferimento al numero esagerato di poliziotti della sicurezza che girano intorno a ogni persona non conforme. In tono basso e guardandosi alle spalle, molti dicono con sarcasmo: “Mancano così tante braccia per l’agricoltura e questi passano la giornata a controllare chi ha un’opinione diversa dal partito al governo”. Sarebbe meglio se invece di penalizzare le opinioni e stringere d’assedio il pluralismo, si dedicassero a lavori produttivi per la nazione. Se invece di proiettare la loro lunga ombra sui critici del sistema, la lasciassero cadere sopra una piantina di lattuga o di pomodoro, su quel solco - oggi vuoto - che potrebbero aiutare a seminare.

Traduzione di Gordiano Lupi

mercoledì 24 novembre 2010

Qualcosa che può unirci


Qualcosa che può unirci
E' qualcosa che può unirci e, diciamolo, se ne sente davvero il bisogno, in questo momento di crisi, in un paese così diviso. Sì, la riforma elettorale può raccogliere un consenso ampio e davvero trasversale.
Rottamandi e rottamatori, il centrodestra attuale e quello futuro, il vecchio centro e il nuovo eventuale terzo polo, forze politiche nazionali e leghe locali: tutti sono interessati e la nostra Toscana è il laboratorio ideale, da dove può partire un messaggio politico di rilievo nazionale.
Siamo stati noi a sperimentare per primi le liste bloccate che hanno ispirato il Porcellum. E' giusto, forse addirittura necessario, che cominciamo proprio noi a correggere questa stortura.
Il Partito Democratico toscano è investito, in virtù della sua forza locale e delle sue ambizioni nazionali, di una particolare responsabilità: se non riuscisse, qui dove ha i numeri, a migliorare la legge elettorale regionale, difficilmente riuscirebbero credibili i suoi propositi di cambiamento di quella nazionale.
La strada maestra sembra quella del collegio uninominale, la soluzione più comprensibile per i cittadini. Recuperi dei migliori perdenti, premi di maggioranza ragionevoli, distribuzione tendenzialmente proporzionale dei seggi come avviene con il sistema elettorale delle province, sono ovviamente possibili e trattabili.
Centrale resta il ripristino del diritto, per gli elettori di un territorio, di scegliere il proprio “campione locale”, non solo scegliendo fra i candidati dei diversi partiti, o indipendenti, ma anche selezionando candidati diversi all'interno di uno stesso partito.
Ricordiamo che il governatore Enrico Rossi ha fatto in campagna elettorale una promessa impegnativa, in favore della riforma, e che alcune delle personalità più lungimiranti del centrodestra toscano, quelle che da anni si sono esposte con coraggio in favore di uno “statuto pubblico” che democratizzi la vita interna dei partiti, si sono dichiarate disponibili.
Ribadiamo anche la nostra convinzione che l'opinione pubblica sia, non solo in Toscana, tutt'altro che disinteressata. Davanti all'inevitabile invecchiamento e al declino degli attuali leader, la preoccupazione su come se ne potranno selezionare di nuovi, è sempre più forte.
Categorie, associazioni, comunità locali, tutti i cittadini più attivi devono naturalmente fare la propria parte, per esercitare, sul nostro consiglio regionale, la giusta pressione.
Mauro Vaiani
vaiani@unipi.it
Firenze - Pisa, mercoledì 24 novembre 2010
Pubblicato sul Tirreno, giovedì 2 dicembre 2010


Fede e omosessualità

Ieri a Firenze ho partecipato alla presentazione del Florence Queer Festival. All'interno del programma, che è davvero impressionante per quantità e qualità, c'è una giornata integralmente dedicata al tema "fede e omosessualità". Sarà domenica 28 novembre, dalle 15 in poi, al cinema Odeon, a Firenze. Sul portale Gionata si possono trovare tutti i dettagli dell'evento. Sarà proiettato anche "Prayers for Bobby", con Sigourney Weaver.

Ci si domanda spesso, e con solide ragioni, se la repressione dell'omosessualità abbia, fra le sue cause, anche la religione, la tradizione ebraico-cristiana in particolare. Ho dato anch'io un mio modestissimo contributo a questo complesso e difficile dibattito nella rubrica Queer Faith che ho tenuto su Gaymagazine. E' mia opinione che le cause della repressione e dell'omofobia siano più complesse. La repressione dell'omosessualità, tanto per fare un esempio, c'era prima dell'avvento del Cristianesimo e persiste con il suo arretramento. Le religioni, e quindi anche le chiese cristiane, finiscono, ci pare, con l'essere omofobe in società che erano già omofobe.

Di una cosa sono comunque certo: il nostro movimento di persone omosessuali cristiane può mettere in discussione i pregiudizi e le chiusure; tenere a bada il bigottismo; dimostrare la falsità di una lettura fondamentalista della Bibbia; fare opinione contro le interpretazioni caricaturali della cosiddetta legge morale; combattere la tentazione di spacciare per "naturale" la propria ignoranza e l'odio per chi è diverso.

Anche per questo vi aspetto, in tanti, domenica 28 novembre, all'Odeon a Firenze, al Florence Queer Festival, a vedere dei film e dei documentari che provano a raccontare che il tema "fede e omosessualità" è ancora difficile, ma è anche un cantiere di cultura, speranza e amore per la vita.

lunedì 22 novembre 2010

Queste belle foto...

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Sta iniziando l'anno sociale 2015-2016. Dopo due anni, finalmente, mettiamo una nuova foto. Anche questa è stata fatta da noi, con un nostro smartphone, all'Elba, nel maggio 2015. La prospettiva della foto ha messo il mare sopra la ginestra e questo ci ha fatto pensare a parecchie cose che vanno viste, semplicemente, da un altro punto di vista. Ce la faremo!



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Per l'anno sociale 2013-2014, un po' in ritardo, visto che la abbiamo caricata solo per Santa Cecilia, il nostro blog adotta la foto di un bel tramonto toscano, scattata a S. Andrea in Percussina, il 7 aprile 2013, dagli amici del gruppo Kairos - di cui anche chi scrive fa parte - alla fine del loro forum regionale di credenti toscani queer. La foto evoca molte persone che hanno creduto e crederanno ancora, in noi stessi, nella nostra terra, nei nostri valori civici e civili, da Machiavelli a don Andrea Bigagli. Suggerisce di guardare verso Occidente, nel senso di un limite, ma anche di un traguardo, di un compimento della nostra breve giornata terrena. Avanti! Forza! Adesso!


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Per l'anno sociale 2012-2013, a partire dall'8 settembre 2012, la festa toscana della Madonna appena nata, offriamo questo bel arcobaleno. Sarà un'annata difficile, ma deve essere, ancora una volta, nonostante tutto, all'insegna della speranza. Chi scrive su questo blog non ha che da ringraziare la Provvidenza per la serenità di questo periodo di riposo e non vuol altro che rimboccarsi le maniche per fare quello che c'è da fare. Lo scatto si intitola "Spettacolo sull'Aurelia", di Silvia Branzanti, 2007. L'immagine ci è stata gentilmente concessa dall'Archivio Fotografico della Regione Toscana.



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Per l'autunno inverno 2011-2012, proponiamo l'immagine di un inverno toscano colorato, tempesteso, pieno di promesse per la prossima primavera. Sarà on line sul nostro blog a partire da sabato 1/10/2011. Si intitola, appunto, "Colori d'inverno", di Daniele Meschini, 2006. Gentilmente concessa dall'Archivio Fotografico della Regione Toscana.


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Questa  foto, che abbiamo proposto sul nostro blog a partire dal 2/6/2011, ci è stata gentilmente concessa dall'Archivio Fotografico della Regione Toscana. Si intitola "Il lavoro dell'uomo" ed è uno scatto sull'identità toscana di Marco Fantechi, del 2009.

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Questa foto è stata la prima che abbiamo pubblicato sul nostro blog, il 22/11/2010. Ci è stata gentilmente concessa dall'Archivio Fotografico della Regione Toscana. E' uno scatto di Yuri Materassi del 2004. Riprende una manifestazione popolare in piazza della Santissima Annunziata a Firenze.

Intanto grazie

Grazie a S.Cecilia, che mi ha fatto tornare a casa da così lontano e che ogni giorno mi promette che la musica non mancherà mai nella mia vita. Ho aspettato che fosse la sua festa, per aprire questo mio modesto discorso, in cui continuerò a fare, sono sicuro, sempre i soliti discorsi. Grazie a S.Martino, che è sempre presente quando c'è da condividere il mantello di una idea, di una speranza, di una buona azione. Grazie a S.Frediano, a cui continuiamo a chiedere il miracolo di controllare il Serchio e tutti i fiumi che incontriamo nella nostra vita, oltre che di darci una mano a stare a galla nel torrente della nostra fuggevole esistenza.

mercoledì 3 novembre 2010

Archivio - Cominciamo a pensare a un dopo Berlusconi

Ripubblico qui l'intervento con cui ho reso noto in forma pubblica il mio impegno per un dopo Berlusconi, un dopo Verdini, un dopo il PDL o, in caso di resistenza della nomenklatura, un dopo senza PDL (Nota dell'A., martedì 7 dicembre 2010).


In cerca di un nuovo leader
E non solo per le battute, per il bunga-bunga, per le telefonate in questura...

Intervento pubblicato su Toscana Insieme

mercoledì 3 novembre 2010
di Mauro Vaiani


Premetto che nel PDL non conto nulla, ma mi considero all'opposizione, dall'interno, dell'attuale gestione, per quello che conta.
Ricordiamoci sempre tutti di non sottovalutare i momenti in cui il ministro Tremonti ha saputo tenere i cordoni della borsa, o in cui Sacconi ha esteso la cassa integrazione, o in cui Maroni ha concentrato le scarse risorse che aveva a disposizione sulla lotta alla criminalità organizzata.
Abbiamo convinto molto meno nella gestione delle emergenze, con il fallimento del modello della Protezione Civile Spa.
Di fronte alle povertà non è stato giusto promuovere iniziative ridicole tipo “social card” o buoni turismo, dimenticandoci il quoziente familiare o almeno una qualche forma di sollievo fiscale universale sui primi mille euro al mese guadagnati, quelli che servono per vivere.
Ancora più difficile da accettare è stato il fatto che la nostra dirigenza politica nazionale abbia tradito le riforme istituzionali ed elettorali di ispirazione anglosassone e abbia reso l'espressione “rivoluzione liberale” una coppia di parole vuote.
La nostra leadership si è persino messa di traverso per fermare le riforme e i provvedimenti anti-casta che attendiamo da trent'anni, come il dimezzamento del numero dei parlamentari, il senato federale, l'abolizione delle province.
Il federalismo istituzionale è finito nel dimenticatoio. Invece che fare la devolution, abbiamo ripristinato il ministero del turismo e persino quello della gioventù.
Il federalismo fiscale si allontana, invece che avvicinarsi. Le bozze dei decreti attuativi sono rese sempre più farraginose dalla resistenza di tutti i conservatori dello status quo.
Né ci pare che siano in arrivo notizie veramente confortanti su altri fronti, come concorrenza, giustizia, pluralismo scolastico, diversificazione energetica, project financing di nuove infrastrutture.
Può darsi anche che si continuino a vincere le elezioni, nonostante pasticci come quello di Ruby, o con le battute sulle donne, gli Ebrei e i gay, tutte cose su cui, sia chiaro, sono in totale disaccordo e che considero rischiosi attentati al pudore, oltre che foriere di possibili mali spirituali ancora peggiori.
Non si giova comunque alla Repubblica se poi, dopo aver vinto le elezioni, si resta impotenti al potere, senza non diciamo una visione, ma almeno una direzione.
Dopo tanti anni, dopo tutto quanto è stato detto e mai fatto, dopo tanti momenti di grande entusiasmo ma anche di profonda delusione, ci pare giusto chiedersi, non senza tristezza, se il presidente Berlusconi non stia per caso avendo come statista un successo inversamente proporzionale a quello che ha avuto nella vita come imprenditore.
Il presidente Berlusconi dovrebbe quindi essere sostituito? Chi ne ha l'autorità e la responsabilità si ponga il problema. Sarebbe una sorta di contrappasso: chi, avendone avuto il tempo, la forza, l'opportunità, non ha saputo creare regole nuove, potrebbe finire per essere sostituito secondo le regole vecchie.
A noi cittadini comuni, a noi appassionati di politica, a noi elettori sovrani, spetta guardare, intanto, un pochino più lontano.
Una grande area politica, quando si chiude una stagione, non ha bisogno di difese d'ufficio dell'indifendibile, intrighi cortigiani, espulsioni, scissioni, autoribaltoni.
Ha bisogno di aria fresca, di aprire le proprie porte a idee e persone nuove, di avviare un grande dibattito culturale e politico sul futuro, oltre che, naturalmente, dare il via a una grande competizione pubblica per la selezione di nuovi leader.

Mauro Vaiani

martedì 2 novembre 2010

Presidente, un passo indietro

Ogni tanto mi trovo a dover spiegare, giustamente, come mai mi sono ritrovato con Berlusconi. Pian piano mi farò capire meglio, anche spulciando fra i ricordi e gli appunti degli ultimi anni. Di certo ho vissuto, ho tentato, ho sognato, non sono rimasto in un angolo a lamentarmi. Questo frammento, in cui rivendico il mio essere stato un uomo di speranza, l'ho ritrovato e archiviato su questo blog domenica 10 luglio 2011 (Nda)


Oggetto: Presidente, un passo indietro

Mittente: Mauro Vaiani <vaiani@unipi.it>
Data: Tue, 02 Nov 2010 15:05:44 +0100
A: GayLib@yahoogroups.com
CC: Gaycontoscana <gaycontoscana@yahoogroups.com>

Chiarisco che nel PDL toscano e italiano non conto nulla ed anzi ero già all'opposizione, per quello che conta.
Si fanno tanti sbagli nella vita. Io, almeno, ne ho fatti.
Non mi pento di certo di aver sperato - fino all'ultimo - che il IV governo Berlusconi, la XVI legislatura, il nascente bipartitismo PDL-PD, avrebbero prodotto le riforme che aspettiamo da trent'anni.
Sarò stato ingenuo, ma preferisco aver sperato, piuttosto che essere stato disperato.
Considero il caso "Ruby" la classica goccia che fa traboccare il vaso.
Ora basta.
Chiedo un passo indietro del premier.

Mauro Vaiani


--
dott. Mauro Vaiani
Università di Pisa
http://www.sp.unipi.it/hp/vaiani


*  *  *

lunedì 18 ottobre 2010

La Toscana come laboratorio per l'uninominale


Dalla Toscana un segnale per un nuovo sistema elettorale più competitivo

Crediamo che il presidente toscano Enrico Rossi terrà fede al suo impegno sulla riforma della legge elettorale regionale e che la Toscana potrebbe, ancora una volta, lanciare un segnale politico utile a tutta la Repubblica, come ha già fatto più di una volta sin dagli anni della presidenza di Vannino Chiti.
E' ovvio che, non solo in Toscana, la legge elettorale non è in cima ai pensieri delle famiglie e delle imprese, ma chi scommette sul disinteresse dell'opinione pubblica su questo tema, fa un calcolo sbagliato. I cittadini sovrani sono anzi, al contrario, considerevolmente frustrati dal tradimento delle riforme elettorali maggioritarie e dalle riforme costituzionali incompiute. L'assenza di regole chiare di competizione interna ai partiti e di opportunità di carriera per giovani e volti nuovi, desta grande preoccupazione. Inoltre, davanti all'inevitabile invecchiamento e declino degli attuali leader, la preoccupazione su come se ne potranno selezionare di nuovi, è forte e molto diffusa.
Fra tutti i partiti italiani, solo il Partito Democratico, attraverso un suo cammino particolarmente faticoso e tortuoso e una serie impressionante di tentativi ed errori, si sta dimostrando in alcuni - pochi - casi davvero «contendibile». Alcuni outsider sono riusciti a vincere le primarie. I congressi interni, e non solo la cooptazione, stanno consentendo l'emersione di qualche nuovo dirigente. Persino l'antica e cristallizzata rivalità fra D'Alema e Veltroni sembra in procinto di essere risolta, se non altro attraverso il pensionamento di entrambi.
In tutto il resto del sistema politico, sembra proprio che coloro che vogliono proporre qualcosa di diverso o candidarsi per una nuova leadership, siano condannati a fondare un nuovo partito, come sta succedendo con Futuro e Libertà, dopo la cacciata di Gianfranco Fini dal PDL.
Questa assenza di spazi, opportunità e regole impedisce, nei partiti attuali, che si possano sfidare non solo le leadership nazionali di Berlusconi, Bossi, Casini, Di Pietro, ma persino quelle dei loro dirigenti regionali o locali.
Questo è inaccettabile, non solo perché è offensivo dei nostri sentimenti democratici, ma perché è il segno di un ben più drammatico fallimento istituzionale.
L'impossibilità di «scalare» i partiti, di cambiarli dall'interno, significa che in Italia si continua a ignorare che il pluralismo «nei» partiti è questione tanto rivelante, in una società aperta, in una democrazia occidentale, quanto il pluralismo «dei» partiti.
Non scomoderemo i grandi pensatori liberali, per raccomandare la libertà di scelta nel partito e non solo fra diversi partiti. Sarà sufficiente ricordare che i paesi dove i partiti sono arene elettorali dalle porte aperte, al cui interno la competizione per la selezione di nuovo personale politico è continua, come avviene nelle società anglosassoni, ma anche in Germania o nella vicina Svizzera, sono tutti, guarda caso, dal punto di vista politico, economico e sociale, più avanzati del nostro.
E' attraverso una continua competizione leale e regolata, che i talenti si fanno avanti anche sulla rischiosissima scena politica, che alcune personalità più generose e tenaci possono emergere, che le elite al potere si sentono stimolate a essere più concrete e più produttive, che la sovranità popolare può individuare e scegliere un proprio campione locale o un leader nazionale.
Nel 2004 la Toscana decise di abolire la preferenza facoltativa all'italiana, uno strumento che consentiva a piccole minoranze di selezionare i consiglieri regionali. Nello stesso tempo, con la legge regionale sulle primarie, il sistema politico toscano fece un primo, forse troppo timido, passo verso l'adozione di uno “statuto pubblico dei partiti”, cioè di un sistema di competizione istituzionalizzata non solo fra i partiti, ma dentro i partiti.
Continuiamo a credere che furono passi nella direzione giusta, per scoraggiare rapporti troppo clientelari fra elettori ed eletti, ma, cosa forse ancora più importante, per incoraggiare la formazione di partiti più uniti, quindi più grandi, più forti, più credibili, più responsabili verso la società.
Oggi quel ragionamento va portato avanti e completato, con coraggio, come ha promesso il presidente Rossi, stando ben attenti, però, a non cadere nella tentazione di tornare indietro. Non abbiamo bisogno del ritorno della vecchia preferenza facoltativa o della fine del maggioritario!
Abbiamo bisogno di coinvolgere più cittadini nella selezione dei futuri politici, non di meno. Abbiamo bisogno di un ancoraggio più diretto fra un territorio e il suo eletto. Abbiamo bisogno di regole democratiche che funzionino in tutti i partiti, non di nuovi partiti.
La Toscana, che è servita da esempio per l'abolizione della preferenza, può fare la differenza anche incoraggiando la democratizzazione della vita interna dei partiti, l'introduzione di una scelta della persona e non solo del partito, l'adozione di nuove forme di competizioni primarie regolate da leggi uguali per tutti.

Mauro Vaiani
vaiani@unipi.it

Firenze - Pisa, lunedì 18 ottobre 2010
Pubblicato il 20 novembre 2010 su Libertiamo.it

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