Uno diverso in Toscana, che crede, in questa nostra madreterra, in questa fugace vita, in qualcosa di diverso.

sabato 29 dicembre 2012

Qualcosa che può cambiare, mentre tutto resta uguale


Mentre la Repubblica italiana e l'Unione europea declinano, prigioniere degli eterni gattopardi, in Toscana il 2013 potrà portare qualcosa di buono in un campo che ci sta molto a cuore: il rilancio dei borghi toscani, attraverso l'unificazione degli attuali gracili comuni in comunità territoriali più forti.
Il prossimo 23 giugno 2013 si terranno in Toscana ben quattro referendum per l'unificazione fra comuni:
- unificazione fra Fabbriche di Vallico e Vergemoli, nella media Valle del Serchio, in provincia di Lucca;
- unificazione fra Castelfranco di Sopra e Pian di Scò, ai piedi del Pratomagno, in provincia di Arezzo; da notare che Pian di Scò è stato, per la maggior parte della sua storia, parte integrante della comunità di Castelfranco;
- unificazione fra i comuni di Figline Valdarno e Incisa Valdarno, in provincia di Firenze; una iniziativa di cui abbiamo già avuto occasione di ricordare il grande impegno per il coinvolgimento dei cittadini in un processo partecipativo;
- infine l'unificazione più importante, che i lettori di questo blog conoscono bene, quella fra gli otto comuni dell'isola d'Elba: Marciana, Marciana Marina, Campo nell’Elba, Capoliveri, Portoferraio, Porto Azzurro, Rio nell’Elba e Rio Marina.
Il rilancio dei nostri territori attraverso la costituzione di comuni più ampi e più forti, all'interno del quale tutti i nostri borghi possano essere valorizzati e protetti, è una riforma - una delle poche - che possiamo fare noi cittadini, dal basso, a Costituzione e legislazione invariate, senza bisogno di ricorrere a Roma, ad Arcore, alla Bocconi, tanto meno agli eurocrati di Bruxelles.
Le unificazioni dei piccoli gracili comuni, in istituzioni più forti, sono una vera minaccia per lo status quo, per questo vengono così ferocemente osteggiati, come è avvenuto nel Casentino.
Entriamo nel 2013 sereni, ma con la ferma volontà di dare una mano a questi cambiamenti veri, mentre tutto il resto della politica resta così pericolosamente uguale.

* * *

Monti-amo il centro

Monti e i notabili tentano la resurrezione del centro. La vecchia sinistra e la vecchia destra ringraziano.

venerdì 28 dicembre 2012

Primarie democratiche



Come puoi distinguere la democrazia dal tifo?
Se ti puoi candidare con effettive possibilità di vincere è democrazia,
se puoi soltanto decidere da che parte stare è tifo.

(Damiano Anselmi)


Iniziano domani le primarie parlamentari del PD. Con tutti i loro limiti, con tutti i problemi di rinnovamento che il leader Bersani non ha potuto risolvere, sono una iniziativa ammirevole. Riprendono, anche se non compiutamente, una splendida idea elaborata dall'amico Antonio Floridia, uno dei più importanti studiosi di materie elettorali qui in Toscana. Un'idea semplice per trovare un modo equo per posizionare i candidati nelle liste bloccate del Porcellum, come? Misurando il consenso dei pretendenti sul loro territorio, la provincia o il circondario.
Non è riuscito a organizzare primarie, nemmeno una preselezione online, purtroppo, la lista di Oscar Giannino, Fermare il Declino. Un vero peccato, perché è proprio quella che potrebbe rappresentare un punto di riferimento, per un certo mondo civico-liberale allergico al populismo, ma anche al notabilato e alla cooptazione dall'alto, cioè quella palude montiana in cui si è smarrito il progetto di Italia Futura.
Senza primarie, senza piccoli collegi, senza un percorso a più turni, non abbiamo e non avremo mai più la possibilità di selezionare una nuova generazione di leader.
Riflettiamo un momento.
Dal 1992 sono stati cancellati dall'indignazione popolare, purtroppo solo per il parlamento nazionale, i vecchi meccanismi clientelari di selezione, quelli basati sulle preferenze, il cui ritorno sarebbe peraltro un rimedio peggiore del male delle attuali liste bloccate.
Dal 1999 in poi sono cominciati a saltare i referendum elettorali, gli unici che avrebbero potuto ripristinare un minimo di partecipazione popolare.Dal 2005, con il famigerato Porcellum, che è stato voluto da Berlusconi, Bossi, Fini e Casini, sono spariti i collegi uninominali e la possibilità, che almeno al Senato c'era, di presentare candidature indipendenti, contro lo status quo.
Sono quindi più di vent'anni che una persona che volesse entrare in politica con le proprie capacità e forze personali, attraverso uno dei partiti esistenti, semplicemente non può farlo.
I pochi spiragli offerti dalle primarie PD o dalle parlamentarie di Grillo, non cambiano certo questa drammatica realtà.
Come possiamo migliorare, come possiamo cambiare questa morente repubblica se, invece che scegliere i leader locali che sono indispensabili per cambiare le macchine del potere e gli ingranaggi delle burocrazie statali, ci limitiamo a essere tifosi nello scontro nazionale fra pochi capi-partito?
Se si deve scegliere fra Bersani, Berlusconi, Grillo, Giannino, Monti, sceglieremo il meno peggio, ma se non riusciamo a portare a casa il risultato storico di avere primarie e collegi locali veramente competitivi, continuerà a non cambiare nulla.



mercoledì 26 dicembre 2012

Le nostre pèsche

Mamma si ricorda esattamente quando sono entrate nella storia della famiglia, le nostre pèsche, il dolce fatto a mano più amato e popolare a casa mia.
Uso l'accento grave sulla parola "pèsche", per ricordare che la è si pronuncia bella aperta, come nel nome del frutto, non chiusa come in pésche, quelle che si fanno con reti e lenze.
Una sessantina di anni fa, a Gagliano, nel Mugello, la famiglia di mia mamma aveva invitato un cuoco - forse romagnolo - a dare una mano per il matrimonio - forse quello della zia Brunina. Questo cuoco ci insegnò a fare a mano questi dolcetti a forma di frutto. Si comincia informando tante palline, ciascuna delle quali diventerà un biscotto a forma di metà frutto. A mano, con l'aiuto di tutti in casa, si scava sul lato piatto del biscotto una piccola cavità, che poi viene riempita di cioccolata. Poi si accoppiano e si incollano le due metà con un po' d'albume e zucchero. Ciascuna coppia forma così la sagoma di un frutto intero, che poi viene bagnato nell'alchermes, liquore scarlatto che a casa mia viene a volte chiamato semplicemente alchemis. Infine il frutto intero ora colorato viene passato nello zucchero. Ecco a voi le nostre pèsche di Natale. Quest'anno, con l'aiuto di tre generazioni, ne abbiamo fatte ben tre zuppiere, perché dovevamo pensare a una famiglia allargata di circa quaranta persone. Il nostro Natale, il nostro Santo Stefano sono trascorsi sereni, grazie a D-o. Buon resto delle feste a tutti.



lunedì 24 dicembre 2012

Contro l'inquisizione


Stamane, dalle frequenze di Radio Radicale, un anonimo ascoltatore ha sintetizzato efficacemente uno dei mali profondi della giustizia italiana, una delle pietre legate al collo di questa decadente repubblica alla deriva: la magistratura italiana si limita ad accusare. Tutta l'azione giuridica si concentra nell'accusa. Di cosa accade dopo l'accusa - decenni di attesa per i processi, anni di carcere preventivo, gogna mediatica, dolore e morte per i deboli e per gli innocenti, impunibilità per i potenti - la macchina della giustizia non si cura.
E' un male antico, quello di questa giustizia che somiglia a una inquisizione, concepita per essere forte con i deboli e debole con i forti, per essere uno strumento di dominio statalista e classista.
Sia chiaro - per non ingenerare equivoci nei miei pochi lettori - che credo fermamente nell'assoluta libertà del procuratore, dell'accusatore, ma l'assoluta mancanza, entro tempi giusti, di un giusto giudice, sgomenta, scandalizza, solo che uno si trovi davanti a casi di vita, o approfondisca minimamente il tema, o getti un occhio sulla disperata condizione delle carceri italiane.
Come ci costringe a fare il grande Marco Pannella, al quale però devo dire che non condivido il suo digiuno e che lo imploro di smetterla.
Non condivido totalmente nemmeno le sue attuali proposte e, quando ci sarà occasione, esporrò alcune mie contro-proposte.
Tuttavia lo onoro e lo ammiro.
Lui e la sua piccola fazione radicale, se non ci fossero, andrebbero inventati.
Auguri, Marco, ma resta vivo!
Abbiamo ancora bisogno di te, come ispiratore di una grande battaglia per porre fine allo scandalo della carcerazione preventiva e, di più, al più generale e storico male di una giustizia che è ancora una odiosa inquisizione.


domenica 23 dicembre 2012

Io Monti, voi barbari delle pianure

Interessante e bella la conferenza stampa finale di Mario Monti. L'uomo è stato brillante e a tratti persino divertente. Giustamente duro con Berlusconi, con la CGIL, con i populisti, gli illusionisti, gli imbonitori. Troppo acido a volte. A tratti, inutilmente sprezzante, ma del resto è un barone, un vero notabile. Sempre reticente su come domare la spesa e su come realmente abbattere il debito.
Come ha ricordato giustamente Enrico Mentana in un suo twitter, Berlusconi è stato ondivago, ma Monti, sulla questione della sua candidatura, non è stato da meno.
E' stato praticamente, ancora una volta, un tegame.
Questo è quello che ho capito io: noi Italiani, barbari delle pianure, andiamo pure a votare; poi lui, Monti, con calma, sceglierà contenuti, metodi e persone del prossimo governo.

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PS delle 16.30:
Arriva una chiara, necessaria presa di posizione di Oscar Giannino:
http://www.fermareildeclino.it/articolo/una-prima-risposta-allappello-di-monti

* * *

PS di lunedì 24 dicembre, ore 13.13:
Pubblicato dal sito http://www.agenda-monti.it un primo documento di 25 pagine, firmato da Nevio e forse da Pietro Ichino, di una inconsistenza politica davvero preoccupante, una sagra dell'aria fritta. Un documento che non contiene una - dico una - cosa concreta realizzabile sin dal primo giorno di un eventuale mandato parlamentare o di governo. Dura da accettare, da uno che ieri è stato così sprezzante contro i venditori di fumo... E a proposito di Pietro Ichino, o non aveva detto a Matteo Renzi che si voleva candidare alle primarie del PD, conquistandosi il voto e la simpatia di tutti i renziani del suo collegio? Mi sbaglierò, ma l'apertura a Pietro Ichino fatta da Fermare il Declino ieri sera è stata forse un po' troppo ingenua...



sabato 22 dicembre 2012

Ser Gingillo

Così si potrebbe definire, in toscano, uno come Mario Monti, ha scritto il mio amico Giacomo Fiaschi, oppure, con un modo di dire più generale, Sòr Tentenna...
Eccovi un articolo sul Mario Monti che si gingilla, e un altro articolo sul Mario Monti che non c'è. Non perché non voglia, ma molto più semplicemente perché essere un politico capace di cambiare lo status quo è un altro mestiere, molto più sangue e merda, rispetto a quello di essere un professore notabile che passa, meritevolmente magari, da un incarico di successo all'altro.
I vecchi amici liberali che si sono coraggiosamente e per tempo ribellati a Berlusconi, gli amici e i compagni della nostra rete toscana civico-liberale, le tante persone giovani e competenti che avevano aderito all'originario appello riformatore di Montezemolo e Rossi, i tanti renziani che stanno cambiando - con i fatti non a parole - la Toscana, tutti noi, ci meritiamo una discontinuità.
Loro, tutti loro, quelli di Berlusconi e quelli che c'erano prima di Berlusconi, si meritano una bella discontinuità: una lunga pausa di riflessione, lontani dalla vita pubblica e dalla scena politica.
Hanno i loro vostri vitalizi e le loro ingiuste pensioni retributive, che si accontentino. E non si meraviglino se - come ripetono sempre con ammirevole chiarezza morale Oscar Giannino e Fermare il Declino - saranno soggette a una giusta tassazione a favore della riduzione del debito pubblico, che tutti loro, gli uscenti, hanno contribuito a creare.

giovedì 20 dicembre 2012

Auguri per questo cuore d'inverno 2012-2013

Auguri di ogni bene, a tutt* noi e alle nostre famiglie,
per le feste civili e religiose di questo cuore d'inverno 2012-2013

Auguri dalla Toscana
Andando al lavoro, uno scatto dall'autobus
della gelata del Solstizio d'inverno:
Monte Morello, la piana e, appena visibile fra le nebbie,
la dolce sagoma in forma di tenda del bel S.Giovanni Battista
di Giovanni Michelucci, la chiesta dell'autostrada.

martedì 18 dicembre 2012

Ricordi, risvegli, primarie

Questo scatto a fianco rappresenta per me un momento indimenticabile. Siamo a Campi, nel bel teatro Dante, gremito all'inverosimile da una iniziativa di Fermare il Declino, sabato 15 dicembre 2012. Mentre si aspetta Oscar Giannino, Federica Piran, la blogger di Tramonti sul Nordest, dopo averci fatto alzare tutti in piedi, sta leggendo ad alta voce i nomi delle decine di imprenditori che si sono suicidati nella sua terra. Un momento di ricordo per le vittime della crisi, certo, ma anche vittime di una cultura, di una politica, di uno stato, che sono sbagliati, che vanno cambiati.
Accanto a lei, sul palco, gli altri organizzatori dell'incontro: il bravo Giordano Masini, coordinatore regionale del movimento; Mauro Pelatti, esponente toscano di "Imprese Che Resistono"; Gianni Bini, attivista di Campi, battezzato dalla stampa locale "l'anti Verdini". Segni di risveglio, di voglia di cambiare, di contribuire a un drastico ricambio di personale politico. La Toscana è cambiata.
Oscar Giannino è stato più entusiasmante del solito. Straordinaria la sua attenzione ai temi sociali, a come si può incamminarci con equità verso meno spesa pubblica, meno tasse, meno debito, senza far pagare l'austerità agli umili, ma intaccando le posizioni di rendita dei privilegiati immeritevoli.
Ha voluto nuovamente ribadire che farà di tutto perché le liste di Fermare il Declino siano presenti alle prossime elezioni e siano selezionate dal basso, con forme di primarie, magari online. Il comitato promotore ne sta discutendo proprio in queste ore.
Un traguardo ammirevole, per il raggiungimento del quale tutti coloro che si definiscono libertini toscani, che partecipano al nostro dialogo civico-liberale locale, che lavorano da anni per l'alternativa civico-liberale in Toscana, non possono far mancare il proprio personale contributo.

* * *

domenica 16 dicembre 2012

Imbroglioni

Potrei criticare l'IMU da molti punti di vista, ma voglio alzare una voce di protesta contro coloro che la strumentalizzano come se fosse il principale male del paese.
Siete degli imbroglioni, politicamente parlando si intende!La stragrande maggioranza delle famiglie italiane sono come la mia: poche centinaia di euro l'anno di IMU, a fronte di migliaia di euro l'anno di tutte le altre tasse.
Ci fanno guardare a una moneta da un euro, mentre ci sfilano dalle tasche una banconota da cinquanta!

L'imbroglio mediatico si basa sul fatto che IRPEF, IVA, accise e quant'altro sono meno visibili dell'IMU, perché sono trattenute alla fonte ai produttori, ai lavoratori, agli umili.
Siete stati al potere quasi vent'anni, promettondoci di alleggerire le tasse sulla prima casa. Non solo non siete stati buoni a farlo, ma avete voluto prenderci in giro, facendo finta di abbassare una piccola tassa, mentre lasciavate crescere tutte le altre.Imbroglioni, imbroglioni, imbroglioni.
A casa, a casa, a casa.


sabato 15 dicembre 2012

Dall'agenda Monti all'effetto Monti

Come appassionato simpatizzante dell'Istituto Bruno Leoni e del lavoro politico di Nicola Rossi, come intellettuale impegnato nella rete delle fondazioni di Italia Futura, come attivista civico-liberale e blogger, sono stato fra i sostenitori di un governo di salute pubblica, per la stabilizzazione dei conti della Repubblica, nel bel mezzo della crisi dei debiti sovrani dell'area Euro (e ben oltre quella...).
Ho appoggiato l'agenda Monti, quindi, pur non condividendola del tutto e pur non approvando molti passaggi.
Come tantissimi altri cittadini, inoltre, ho apprezzato lo stile Monti: un cambiamento formale, stilistico, che era necessario.
Ora però siamo a qualcosa di diverso: la rincorsa del notabile Monti da parte di tutti i notabili.
Siamo al tutti insieme disperatamente sotto l'ombrello di Monti.
Non si pronuncia una parola chiara di programma, non si prende una posizione politica trasparente che sia una. Pare sufficiente sperare in Monti.
Questo effetto Monti non mi piace.
Sento Italia Futura Toscana come casa mia, ma il progetto politico di lista civica per la Terza Repubblica che ne è derivato, mi pare abortito.
Se poi sopravvive, come nuova piccola meteora cristiano-sociale, come ennesima fazione cattolico-liberal-conservatrice, come succursale per una nuova "comunione e sistemazione", come ruota di scorta di Casini, o come piuma nella coda del pavoneggiarsi di Monti, tanti auguri, di cuore, ma non mi interessa.


venerdì 14 dicembre 2012

In vesta di pastor lupi rapaci


Il tentativo del cattolicesimo contemporaneo di far tornare il papa a essere il vescovo di Roma, un pastore ecumenico, è fallito?
La lunga marcia conciliare per la demolizione del papato come istituzione totalitaria, fondata sulla menzogna e sulla corruzione, è stata fermata?
Alla fine, gli inferi del denaro e del potere stanno prevalendo?
Si torna sempre a Dante, quando si parla di Vaticano:
 In vesta di pastor lupi rapaci (Paradiso, XXVII).

Tre piccole notizie che si commentano da sole:
- il papa e la pena di morte per gli omosessuali in Uganda
- tasse sulla prima casa, ma non sulla chiesa
- l'abbassamento del livello morale di chi lavora nella burocrazia vaticana 
 
E infine la sparata più grossa di tutte, che scuote, che spaventa:
le nozze gay minano la pace nel mondo, scrive il papa nel messaggio per la giornata della pace 2013

E siccome non ci credevo, sono andato a leggere il testo integrale:

Anche la struttura naturale del matrimonio va riconosciuta e promossa, quale unione fra un uomo e una donna, rispetto ai tentativi di renderla giuridicamente equivalente a forme radicalmente diverse di unione che, in realtà, la danneggiano e contribuiscono alla sua destabilizzazione, oscurando il suo carattere particolare e il suo insostituibile ruolo sociale.
Questi principi non sono verità di fede, né sono solo una derivazione del diritto alla libertà religiosa. Essi sono inscritti nella natura umana stessa, riconoscibili con la ragione, e quindi sono comuni a tutta l’umanità. L’azione della Chiesa nel promuoverli non ha dunque carattere confessionale, ma è rivolta a tutte le persone, prescindendo dalla loro affiliazione religiosa. Tale azione è tanto più necessaria quanto più questi principi vengono negati o mal compresi, perché ciò costituisce un’offesa contro la verità della persona umana, una ferita grave inflitta alla giustizia e alla pace.

Questo messaggio viene contrabbandato come una dichiarazione politico-culturale, ma in realtà, a mio modesto parere, è una mina fatta esplodere sotto la cattolicità.

Non finisce qui, siatene certi.
 
PS

Cercando una ragionevole traduzione italiana della gloriosa espressione antipapista "Down with Popery", mi sono inventato una parola da usare nel grido: basta con questo papaciume!



mercoledì 12 dicembre 2012

Retata al ministero dell'agricoltura


Noi, il popolo, avevamo abolito, nel 1993, a larga maggioranza, il ministero dell'agricoltura.
Se avessero rispettato la volontà popolare, almeno questo scandalo non ci sarebbe stato.
Intanto prepariamoci a cambiare voto.
Presto dovremo fare ben di più, per seppellire definitivamente queste burocrazie inutili che stanno in piedi campando sulle spalle dei lavoratori, questi zombie che sopravvivono cannibalizzando i vivi.


domenica 9 dicembre 2012

Che c'entra Casini?

Le iniziative politiche di Italia Futura sono sempre partite da una richiesta precisa ai politici che hanno retto il paese nell'era di Berlusconi e Prodi: fatevi da parte.
Identica richiesta la abbiamo fatta, con umiltà ma con determinazione, ai capi politici che sono ai vertici della politica italiana da prima di Berlusconi e Prodi.
Senza rancori, senza settarismi, senza giustizialismi, senza populismi, la rete delle fondazioni di Italia Futura è sorta per contribuire a un rinnovamento profondo, con l'ambizione di fare finalmente le riforme attese da decenni: via il bicameralismo paritario; via i ministeri statali nelle materie devolute alle regioni; via le province; via il finanziamento pubblico dei partiti; via i vitalizi e le pensioni d'oro; dismissioni e liberalizzazioni; un programma ambizioso per ridurre gradualmente il debito, le spese, tutte le tasse, ma specialmente quelle sul lavoro, sui giovani, sulle donne.
Più penso e ripenso a queste ambizioni, più mi domando: che c'entra Casini?
Dovrei aggiungere anche: perché non si aprono delle consultazioni fra gli aderenti alla convention per la Terza Repubblica? E perché non si lavora per una partecipazione alle elezioni insieme a Fermare il Declino, di cui tanti di noi sono parte costituente, il cui programma abbiamo contribuito a elaborare e lanciare?


sabato 8 dicembre 2012

I guasti delle preferenze

Il movimento Cinque Stelle di Beppe Grillo si è incagliato contro i guasti delle preferenze, di una base elettorale troppo ristretta, di una moltiplicazione delle parentele:
- trenta preferenze per ciascun candidato
- parenti fra i candidati
Si torna sempre lì: senza avere una proposta seria sui collegi uninominali, sulle primarie obbligatorie, su una selezione veramente competitiva di una nuova generazione di leader preparati e competenti, scelti nei territori da maggioranze e non da minoranze... Senza tutto questo, tutti coloro che ci si propongono come "nuova" offerta politica non sono altro, politicamente parlando, che degli imbroglioni.
Spero che saremo in tanti, stavolta, a dire basta agli improvvisati e basta con i forcaioli.

* * *

venerdì 7 dicembre 2012

Speranza per l'Elba

Tutti Uniti per il comune unico “Isola d’ Elba”
Centro convegni “De Laugier“
Portoferraio
Venerdì 7 dicembre, ore 15.oo

Convegno organizzato, in vista del referendum per il Comune Unico “Isola d’Elba”
dal Comitato Comune Unico per l’Elba
Viale Manzoni, 17
57037 Portoferraio
Cell. +39 349 2330350
http://www.comuneunicoelba.com
 
Intervento di Mauro Vaiani
dottorando in Geopolitica dell'Università di Pisa
(Scuola di Geopolitica diretta dal prof. Maurizio Vernassa)
http://diversotoscana.blogspot.com


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Trascrizione del mio intervento, pronunciato online, via Skype, al convegno, nda.

Ringrazio il comitato per questo invito ad intervenire online, non potendo purtroppo essere presente all'Elba. Seguo con passione, ma anche con tanta umiltà, la possibile unificazione dei comuni toscani, come studioso, ma anche come attivista civico-liberale e come cittadino. Questo è il mio contributo, che presento anche in forma scritta.

Voglio innanzitutto ringraziare tre persone, che considero, nella loro diversità, emblematiche della possibilità di una amministrazione diversa per l'isola: prima di tutto il sindaco Roberto Peria <r.peria@comune.portoferraio.li.it>, il cui impegno per l'Elba non ha bisogno di essere ricordato da me; poi il sindaco Anna Bulgaresi, <a.bulgaresi@comune.marciana.li.it>, per il suo coraggio nella riapertura simbolica del sentiero a mare; infine il sindaco Andrea Ciumei, <a.ciumei@comune.marcianamarina.li.it>, che spero sia coinvolto pienamente in questo processo, per i motivi che si capiranno fra poco.

Voglio dire solo tre cose.

La prima: il coraggio dei campanilisti. Ricordiamo che le divisioni campanilistiche della fine del XIX secolo, portarono alla creazione all'Elba, nel 1893-94, del comune più piccolo d'Italia, Marciana Marina, che diventò anche uno dei pochissimi comuni toscani e italiani composti da un unico borgo.
Questa frammentazione avvenne in una Italia centralizzata e centralista, autoritaria e gerarchica. Le ragioni dei campanilisti sono quindi facilmente comprensibili. Volevano fare qualcosa, da sé, con le proprie forze, per il proprio paese.
Fu proprio allora che si cominciò a costruire a Marciana Marina la sua bella passeggiata a mare.
Furono coraggiosi, perché essere indipendenti, autogovernarsi, per un borgo, è una cosa vitale, ma difficile.
Può portare a un processo di coinvolgimento di tutti i residenti, i proprietari, gli imprenditori, nella protezione dei beni ambientali e culturali, nella bellezza, nel futuro.
Allora io faccio una semplice domanda: è possibile che, 120 anni dopo, dopo che è cambiato tutto, non si debba avere lo stesso coraggio che ebbero allora i campanilisti?
I campanilisti ebbero il coraggio di fondare dei piccoli comuni. Allora era possibile, nella amministrazione, nella fiscalità, nell'economia del tempo. Era forse la risposta giusta. Ma lo è ancora oggi?
Oggi, quegli stessi campanilisti, quelli che amano il proprio territorio, devono domandarsi se non sia ora di cambiare gli attuali otto comuni, che sono vecchi, gracili, sproporzionati, indeboliti dalla crisi, dalle mancate riforme, dal mancato federalismo.
Se si vuole fare qualcosa per ciascuno dei borghi dell'Elba, occorre cambiare l'amministrazione dell'intera isola.
Se proviamo a vedere bene cosa avviene in altri territori, vediamo che tutti i comuni più innovativi, oggi, stanno riformandosi, stanno valorizzando le proprie frazioni, i propri quartieri.
Ma per valorizzare i propri borghi, occorre un comune moderno e forte.

La seconda: non tanto municipi, ma piazze.
Ho letto e ascoltato che si parla di 8, 10 o anche 12 municipi, nel nuovo comune.
Non so se la gente ha bisogno di municipi.
Di certo i cittadini hanno bisogno di sentirsi rappresentati e di far parte di borghi la cui identità sia tutelata nel tempo.
E allora io faccio la mia seconda domanda: chi deve decidere le forme di autogoverno all'interno del comune unico?
La risposta è facile: il popolo. Non certo un gruppo di politici o di studiosi. Ci mancherebbe.
Il popolo di ogni borgo deve essere informato, fatto partecipare e fatto decidere, in questo processo.
Vedo che le parrocchie sono almeno quindici, per esempio.
Io, da geopolitico, appassionato di una conservazione del territorio affidata alla responsabilità dei residenti, ne vedo almeno diciotto, di borghi.
Non credo nell'apertura di quindici o diciotto sedi comunali, sia chiaro.
Credo, piuttosto, nella elezione diretta di quindici, o diciotto, o forse anche più borgomastri.
Sì, borgomastri, cioè cittadini che rappresentino ciascun borgo, in modo onorario, con i quali la futura amministrazione unitaria dell'isola possa un domani confrontarsi ogni giorno.
Non devono essere espressione delle parti politiche, come i consiglieri comunali.
Devono essere i rappresentanti non partigiani di ciascun territorio.
I quindici, o diciotto, o ventidue borghi dell'Elba hanno bisogno di una persona a cui politicamente ci possa rivolgere per discutere ogni cosa.
Non impiegati, non uffici, non un piccolo o grande consiglio, ma una persona, una faccia, un proprio conpaesano.
Una persona che, come un portavoce, come un difensore civico, si interessi che il proprio borgo abbia sempre un vigile sul territorio, una piazzola per i rifiuti, una fermata in cui prendere un autobus, una scuola, un giardino, la piazza!


La terza, e ultima: l'unione fra piccoli comuni gracili è un segno di speranza. 
E' l'unica cosa che i cittadini possono fare da se', con le proprie forze, a Costituzione e legislazione invariata, in una Repubblica in declino, in cui sono in crisi, per mancata riforma, tutte le altre istituzioni.
E' anche la cosa più difficile.
Come hanno dimostrato i casi dei recenti referendum del Casentino e dell'isola d'Ischia, nonostante il popolo non sia mai stato tanto sensibile come oggi alla riforma della politica, alla diminuzione dei costi della politica, alla semplificazione amministrativa, basta un po' di diffidenza per fermare ogni cambiamento.
Per come sono impostati i referendum, per come è impostato anche questo referendum elbano, basta che in uno solo, fosse anche il più piccolo dei comuni, vinca il no all'unificazione, e l'unificazione si ferma anche per gli altri sette comuni.
Questo è ovviamente giusto, sia chiaro. E sinceramente, da lontano, in astratto, non sarei affatto sicuro che avrebbe avuto senso proporre al popolo delle subordinate, come il ritorno, per esempio, ai tre comuni storici dell'Elba.
Quindi stavolta non faccio una domanda, ma mi assumo la responsabilità di dare un consiglio: andate ad aprire un dialogo diretto con tutti, come minimo in ciascuna delle quindici parrocchie dell'isola.
E andate a Marciana Marina, a conquistare il cuore degli abitanti del più piccolo dei comuni dell'isola. Quello dove questo referendum potrebbe essere vinto o perso.
Vi auguro di avere, tutti insieme, dal più piccolo al più grande, il coraggio di unirvi, esattamente come oltre un secolo fa, ci fu il coraggio di separarsi.


Grazie di cuore dell'invito, buon lavoro, auguri a tutti per le imminenti feste del cuore d'inverno.

Mauro Vaiani

* * *

Il programma dell'intero convegno:

Ore 15.00
Saluti istituzionali
Roberto Peria, Sindaco di Portoferraio
Introduce

Gabriele Orsini, Coordinatore del Comitato
Comune Unico per l’Elba

Modera
Gaetano Scognamiglio, Presidente Promo PA Fondazione
Ore 15.30

Il riordino delle Province e il ruolo dei Comuni
Emanuele Rossi, Scuola Superiore S.Anna Pisa
Ore 16.00

L’ipotesi di statuto del nuovo Comune e i Municipi
Paolo Carrozza, Scuola Superiore S.Anna di Pisa
Ore 16.30

Il riassetto organizzativo nel Comune Unico
Luca Anselmi, Scuola Superiore Pubblica Amministrazione di Roma
Ore 17.00

Interventi programmati
Umberto Gentini, già Direttore E.V.E
Giuseppe Tanelli, 1°Presidente Parco Arcipelago Toscano
Marco Mantovani, Locman Italia

Ore 17.30
Interventi liberi
- Mauro Vaiani collegato via Skype da Firenze

Ore 18.00
Conclusioni
Riccardo Nencini, Assessore Enti locali
Regione Toscana

* * *

mercoledì 5 dicembre 2012

Passi avanti nel Valdarno

Su uno dei temi storici e politici che ci stanno più a cuore, l'unificazione dei piccoli comuni, segnaliamo questi importanti passi avanti fatti dai comuni di Incisa e Figline Valdarno.
Per approfondire visitate tutto il sito del progetto di partecipazione attorno al tema dell'unificazione dei due comuni: http://www.comunicofiglineincisa.it/ .
Per comprendere meglio la complementarietà fra i due territori, visitate anche:
http://it.wikipedia.org/wiki/Figline_Valdarno
http://it.wikipedia.org/wiki/Incisa_in_Val_d%27Arno



lunedì 3 dicembre 2012

Le bucce della banana


Tanti sperano che la banana ci sia, perché Pierluigi Bersani è, dopo aver vinto le primarie, il più quotato candidato per la presidenza del consiglio.
Molti pensano che non sia solo un candidato rassicurante, anche se Berlusconi, Fini, Casini, l'establishment della vecchia sinistra, le magistrature, le sinecure, gli alti dirigenti e i grandi pensionati di stato, tutti loro sembrano davvero rassicurati.
Qualcuno, fra di loro il mio amico Marco Mayer, ma anche quella bella testa di Claudio Cerasa, pensa che Pierluigi Bersani sarà molto più libero, molto più riformista, molto più renziano di quanto non si aspettino tutti i burosauri che si sono stretti attorno a lui.
Ci voglio credere.
Cambiare l'Italia è drammaticamente difficile. Sarà molto più facile, invece, lo hanno dimostrato anche i risultati delle primarie, cambiare la Toscana. E questa, credetemi, è una gran buona notizia, che non era per nulla scontata.
Però ci sono anche le bucce.
La buccia peggiore su cui i vertici organizzativi e di garanzia di queste primarie sono scivolati è stata la presa in giro della riapertura delle registrazioni. La riapertura dei termini di adesione alle primarie, fra il primo e il secondo turno, era stata prevista nelle regole originali. Poi, la sera della domenica del primo turno, in un riflesso di paure, se la sono rimangiata. Hanno fatto un disastro, gli Stumpo, gli Orfini, i Berlinguer, nell'inventarsi la necessità delle giustificazioni per chi non si era registrato o non aveva potuto o voluto votare al primo turno.
Hanno piegato regole, già discutibili, ai loro riflessi condizionati di persone cresciute in un partito chiuso. Non esattamente la scelta più saggia, per i garanti e gli organizzatori di una grande consultazione primaria aperta.
Tutti gli errori organizzativi, tecnici e di comunicazione dei vertici, ovviamente, non tolgono nulla alla generosità dei 100.000 volontari, al coraggio dei tre milioni di partecipanti, alle speranze che tanti nutrono che le elezioni del 2013, per l'avvento di una nuova repubblica federale italiana ed europea.
Dal successo di queste primarie, lo ripetiamo portune et inoportune, deriva una cosa importante, a cui nessuno - nessuno - potrà mai più sfuggire: le primarie, con l'aiuto di procedure online ma anche con i necessari incontri dal vivo in tante assemblee locali, sono possibili.
Se sono possibili, allora sono doverose per tutti.

domenica 2 dicembre 2012

Congrats Bersani

Bersani, lo dicono i dati che si stanno consolidando, è il prossimo candidato premier del centrosinistra, oltre che di tanti cittadini indipendenti che si sono interessati a questa consultazione popolare.
Renzi ha già pronunciato un bel discorso, del tipo di quelli che nelle antiche democrazie si chiamano concession speech, una novità assoluta anche questa, un altro bello schiaffo all'Italietta dei burocrati e dei notabili.
Ci occuperemo ancora, da cittadini, da attivisti, da scienziati, anche delle diverse bucce organizzative e procedurali su cui sono scivolati gli organizzatori, ma resta la banana: grazie alle scelte coraggiose che Bersani e Renzi hanno fatto, d'ora in poi nessuno - ripetiamolo - nessun altro potrà candidarsi al governo di niente, senza passare da una selezione competitiva e partecipata.
Da questa esperienza, che ha dimostrato che anche in Italia - e ancora di più in Toscana - si possono fare registrazioni online e assemblee live, con centinaia di migliaia di cittadini sovrani attivi e generosi.
Sul vincitore, sulle possibilità che ha di fare qualcosa di buono, lasciandosi alle spalle non solo D'Alema e Veltroni, ma anche le Bindi e gli Stumpo, la penso in modo molto simile a quello che hanno scritto oggi sulla Nazione, Gabriele Canè. e, sul Corriere Fiorentino, Franco Camarlinghi.
Il sessantennio è finito, capito? Ma anche su questo torneremo...

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Riprendiamoci la nostra terra

Segnalo un interessante articolo apparso oggi a pag. 34 sul Corriere della Sera, a firma di Danilo Taino, dal titolo: Se cade il totem della Politica agricola. Riferisce Taino che si parla ad alta voce, anche nei piani alti dell'eurocrazia, di abolire la famosa e famigerata "Politica Agricola Comune", la PAC. Finalmente, aggiungiamo noi. Gli incentivi agricoli che hanno un senso, oggi, sono quelli destinati a ricompensare gli agricoltori del loro lavoro ecologico e sociale: custodia del territorio; regimazione delle acque; conservazione di colture locali e delle biodiversità; perpetuazione e aggiornamento di tradizioni e mestieri; cura del paesaggio. Questi incentivi devono essere decisi a un livello ragionevolmente circoscritto e direttamente controllabile dagli elettori sovrani. In Italia, sin dai tempi dei padri fondatori della Repubblica, questo livello era stato individuato nelle regioni e nelle province autonome.
La regionalizzazione integrale delle politiche agricole è una delle riforme federali incompiute di questa nostra moribonda repubblica. Fu anche la volontà popolare espressa in uno dei - tanti - referendum traditi.
Togliere agli eurocrati di Bruxelles poteri ormai impropri in queste materie così locali, inoltre, serve proprio, lo nota giustamente Taino, per salvare il prezioso patrimonio geopolitico dell'unità europea.
Una mossa seria per riprenderci i nostri soldi e per decidere noi come usarli per incentivare i nostri agricoltori, oltre che un modo concreto di riformare e sburocratizzare anche a Bruxelles.
Ci torneremo, su questo punto.


giovedì 29 novembre 2012

Bersani o Renzi

Sono riuscito a seguire il dibattito Bersani-Renzi di ieri, in vista del ballottaggio finale delle primarie del centrosinistra italiano.
Ho potuto ascoltare Rai Radio Uno, via Internet. La tv di Rai Uno, invece, via Internet, in America, è bloccata... Sono mancate, nel dibattito, alcune affermazioni nette sulla necessaria privatizzazione della RAI, un transatlantico in corsa verso il suo iceberg, il cui salvataggio ci costerà più dell'Alitalia, ma vabbe', alcune cose importanti sulle liberalizzazioni sono state dette da entrambi.
Entrambi sono scivolati su delle bucce di banana, come in politica estera, per esempio. Su come dobbiamo e possiamo aiutare e rispettare la primavera araba, la separazione definitiva fra Israeliani e Palestinesi, il cambiamento in Iran, ne sa più il mio amico Giacomo Fiaschi, intellettuale e imprenditore pratese a Tunisi, di tutti e due loro messi insieme. 
Tuttavia, Pierluigi Bersani è una persona seria, che seguo e stimo da anni. E Matteo Renzi è una generazione avanti, c'è poco da fare, soprattutto su questioni vitali qui e ora per la sopravvivenza della nostra convivenza civile: rispetto della volontà popolare sulle questioni sottoposte a referendum; costi della politica; restituzione ai comuni e alle regioni delle risorse e delle responsabilità necessarie per autogovernarsi.
Il voto delle regioni rosse è lì a dimostrare che è il vasto popolo ex-comunista, ex-socialista, ex-democristiano, a volere il cambiamento, a fare la differenza, non certo qualche smarrito elettore moderato deluso da Berlusconi.
Dal mondo dei miei amici liberali arrivano interventi chiari in favore di Renzi:
http://www.liberalitaliani.org/29/11/2012/i-liberali-italiani-sostengono-renzi/
E arrivano i riconoscimenti della centralità della questione primarie:
http://www.libertates.com/2012/11/27/primarie-una-vittoria-della-democrazia-diretta/
Senza primarie, senza collegi uninominali, senza partiti governati dali elettori, non c'è speranza di guarire l'Italia da burocrati, notabili, intellettuali sempre tentati dal servilismo, e di portare avanti il disintossicamento del paese da ogni seduzione fascista e fascisteggiante.
E come avrete capito, anch'io ho fatto la mia scelta, come scienziato, come attivista civico-liberale, come cittadino ed elettore indipendente, per queste primarie.Spero che siano in tanti, davvero, a muoversi, subito.
Anche coloro che non hanno potuto votare domenica scorsa, possono comunicare la loro intenzione di partecipare al ballottaggio: http://www.domenicavoto.it.



lunedì 26 novembre 2012

Valsamoggia, un passo avanti


L'unificazione fra i piccoli comuni è una delle battaglie che appoggiamo su questo blog.
Hanno appena votato i comuni della Valsamoggia, fra il Bolognese e il Modenese, nell'Appennino Tosco-Emiliano.
Non è andata proprio bene, nonostante i toni ottimistici della stampa locale.
In due comuni su cinque la fusione non ha ottenuto la maggioranza necessaria.
Tuttavia si può certamente continuare a lavorare sul progetto di unificazione.
Ricordandosi sempre che il parere delle popolazioni è, ai sensi della Costituzione, sempre e comunque dirimente e non meramente consultivo, come si legge nell'articolo che qui rilanciamo.

Per approfondire:
http://corrieredibologna.corriere.it/bologna/notizie/politica/2012/25-novembre-2012/matrimonio-passa-un-soffio-referendum-valsamoggia-vince-si-2112880721431.shtml

domenica 25 novembre 2012

Il seggio fantasma di Manhattan e il nostro futuro

Riporto, in calce al post*, le spiegazioni - chiare - che mi sono state date dalle ACLI e da un locale responsabile PD, Enrico Zanon. Non sanano una certa mia insoddisfazione, ma vanno chiaramente accettate per quello che sono (PS del 26/11/2012).


In questa foto si può vedere il seggio fantasma delle primarie 2012, quello che ho trovato chiuso stamani mattina alle 10, ora locale, al numero 25 di Carmine Street, Lower Manhattan, New York City.
In Italia erano le 16, quindi avrebbe dovuto essere aperto per almeno altre quattr'ore, giusto? *
E' una sede del patronato migranti delle ACLI, in una bella stradina nei pressi di quella che era una volta la Little Italy. Era dal giorno prima che telefonavo, inutilmente, all'indirizzo che avevo trovato facilmente sul sito delle ACLI. Tuttavia ho voluto controllare di persona.
Era uno dei due soli seggi di cui il sito delle primarie del centrosinistra annunciava l'apertura a New York, il seggio di Manhattan! L'altro era nel Queens. Un po' troppo lontano anche per una persona volenterosa e curiosa come me.
Mi è dispiaciuto trovare questa vistosa falla organizzativa. Proprio a Manhattan, la capitale del mondo, piena di cittadini italiani impegnati qui per lavoro e ricerca...
Ho denunciato immediatamente il fatto su Facebook, dal vivo, mentre ero ancora di fronte alla serranda chiusa e dopo aver suonato ripetutamente al campanello di quella porta, che non si è mai aperta.
Ma come mai mi sono ridotto a correre lì la domenica mattina?
Non c'era anche il voto online?
Sì, c'era. Mi ero pre-registrato per il voto online, infatti.
Per farlo ho dovuto scannerizzare i miei documenti e anche una dichiarazione in cui spiegavo come e perché mi trovo momentaneamente all'estero, non come turista, bensì come lavoratore e ricercatore. Ho lasciato durante la registrazione il mio numero telefonico americano. Il tutto nei termini prescritti dal sito.
Quando ho provato a votare, il mio numero americano non ha mai potuto raggiungere il numero telefonico gratuito, quello che era obbligatorio chiamare durante la procedura.
Problemi di compatibilità fra compagnie, che - mi sono informato - non erano risolvibili.
Potevo almeno provare con un altro numero? Nessuna procedura per cambiare numero chiamante era prevista. Questo significa che chiunque altro, per qualche motivo si fosse iscritto con un numero chiamante anche solo temporaneamente non in grado di raggiungere il numero italiano, ha di certo perso questa opportunità di voto.
Ho provato a mandare una mail, ma nessuno, a distanza di quasi ventiquattro ore, a pochi minuti dalla chiusura del seggio online, mi aveva ancora risposto.
Proprio ora apprendo che ci sarà molto probabilmente il ballottaggio fra Bersani e Renzi, il prossimo 2 dicembre.
Per allora sarò in Italia. Probabilmente proverò a partecipare almeno al secondo turno, informandomi bene sul sito.
Alcuni importanti chiarimenti, che devo ai miei pochi lettori.
Sono interessato a queste primarie - soprattutto alle possibilità di interazione online - come scienziato politico.
Sono coinvolto come attivista e blogger, pronto a sostenere l'avvento al potere, in Toscana e in Italia, di una nuova generazione di leader democratici e liberali, in competizione fra di loro, ma anche, all'occorrenza, alleati su temi vitali.
Mi sono sentito chiamato in causa come cittadino, insieme alla maggior parte dei miei familiari, dei miei amici e colleghi.
Ultima cosa, non in ordine di importanza, sono parte di un movimento per il rinnovamento politico che cambi qualcosa in meglio per me anche come persona queer.
Queste primarie, nonostante tutte le riserve mentali di chi le ha convocate, nonostante le difficoltà organizzative, nonostante la volontà di impedire la partecipazione a tanti cittadini indipendenti, sono un evento politico straordinario.
Il ballottaggio di domenica prossima lo sarà ancora di più.
Per coloro che ancora non le hanno fatte, una bella sfida.
Per la mia area politica civico-liberale, uno spartiacque.
Proprio da questo mio mancato voto al seggio di New York City, proprio dagli errori e dai problemi, si capisce che, oggi, dopo aver visto centinaia di migliaia di persone registrarsi online e dopo aver visto che, con poche migliorie, il voto online è possibile, non ci sono più scuse per nessuno.
Lo dico con umiltà, con senso della gradualità, con pazienza, ma anche con determinazione: nessuno di noi, qualunque sia la nostra posizione politica, deve più accontentarsi di niente di meno.
Da subito, tutti ci meritiamo e quindi possiamo e dobbiamo organizzare primarie aperte, universali, contestuali, trasversali, garantite preferibilmente dalle leggi, per la scelta di tutti i nostri leader e di tutti i nostri candidati.
I notabili, le berlusconate e i casini sono cose del passato.
Guardiamo avanti, vi prego, riprendiamoci in mano il nostro futuro.

* * *

* No, non era giusto. Non avevamo letto bene il regolamento del voto all'estero... Uno dei parecchi PDF scaricabili dal sito... Evvabbè... Ecco le spiegazioni ricevute dalle ACLI e dal locale dirigente PD, Enrico Zanon:

Da Zanon
L'orario dei seggi esteri, in tutto il mondo, e' dalle 10 del mattino alle 8 di sera. Se leggi bene il regolamento per le primarie all'estero, vedrai che nelle due americhe si votava di sabato. Sono venuti addirittura turisti italiani.
Nei giornali americani in lingua italiana le informazioni sono state riportate correttamente.
Sul sito del circolo di New York troverai i dati per tutti i seggi USA.
Ci vediamo sabato prossimo (1 dicembre) per il ballottaggio, allo stesso posto.

Dalle ACLI
Prenda contatto con il circolo PD del cui presidente indico indirizzo mail     enrico.zanon@libero.it.
Le ACLI non c'entrano nulla con le elezioni: abbiamo solo chiesto  al parroco della chiesa di Our Lady Of Pompei di usare il centro anziani che si trova nel basement della chiesa.
Le mando anche il link di un servizio dell'ANSA
e del TG2 
Scriva ad Enrico che sara' ben felice di mandarle copia del verbale.


Homage to Catalonia


My personal homage to Catalonia, which is voting for a new parliament.
The main issue is, again, independence.
In addition to well known historical reasons, independence becomes more relevant today, because there are many good reasons to think that austerity, reduction of the present unbearable public deficits and private debts, may be better faced at a lower level, in smaller republics, by local governments, closer to their people. 
The independentists of Catalonia, like those of Scotland, Flanders and Tuscany, want their reborn states remain within the European Union.
Will this be possible?

There are a few juridical details to deal with, but the question is not new, nor insurmountable. The European Union has already many special territories and special relations with former portions of member states. We already have a variable geometry of membership, still in evolution, within EU.
Greenland, for example, does not belong to Europe, despite the fact that it is still part of the Kingdom of Denmark.
On the contrary, the Aaland Islands, even after their almost total independence from Finland, are and will remain an integral part of the Union.
One thing, at least, is certain, from the point of view of international right: the successor states, after their separation, no matter how many technical issues may need to be overcome, retain full right to remain members of our Union. Their citizens remain also, undoubtely, European citizens.
Barroso and other Eurocrats have lost (another bit of their little) credibility on this point, with their threats against Catalonia and Scotland. They tried to clarify, but their following vagueness was even worse than their former menace to keep Catalonia and Scotland out of the Union.

I suggest the people of Catalonia to cast their vote in serenity.
We will find together a way of firing Barroso and other eurocrats, not Catalonia, from the European Union.

* * *

Read more on this issue:
http://www.bbc.co.uk/news/uk-scotland-scotland-politics-19567650


giovedì 22 novembre 2012

Thanksgiving






Quest'anno il 22 novembre, la nostra festa di Santa Cecilia, coincide con il Thanksgiving, il quarto giovedì di novembre in cui negli Stati Uniti si celebra la festa del Ringraziamento. Ho la benedizione, di essere nella campagna del Maryland, a vivere questa festa americana con un gruppo di amici, nativi e immigrati.

Si chiude il secondo anno di lavoro su questo blog e i risultati sono migliori di quelli del primo anno. Siamo ormai vicini alle 20.000 visite annuali.

Vado avanti, perché intendo ancora contribuire a un profondo rinnovamento politico della Toscana, dell'Italia, dell'Europa, oltre che a una pace fondata sulla libertà e sulla giustizia.

Pace che, nel Mediterraneo, significa separazione sempre più netta fra Israele, Gaza e Cisgiordania, ma anche profonde riforme federali in Libia e in molti altri stati, senza dimenticare la necessità di continuare a esercitare ogni possibile pressione per la fine della guerra civile in Siria.

Libertà che deve significare più autogoverno e più responsabilità - fare da sé e rendere conto di quello che si fa ai cittadini sovrani - per tutte le autonomie locali, dalla Catalogna alla Toscana.

Giustizia che significa equità e attenzione ai poveri, nel drammatico processo di ridimensionamento degli immensi e insostenibili debiti pubblici (e para-statali, e privati) che afflige pressoché universalmente tutti gli stati e tutte le piramidi burocratiche della modernità.

Si entra nel cuore d'inverno. Ringrazio coloro che mi leggono e auguro a tutti giorni felici.

Mauro Vaiani

martedì 20 novembre 2012

Idi di marzo


Si va, forse, verso le Idi di Marzo.
Forse, perché, non scordiamocelo, siamo sempre in Italia...
A metà marzo 2013 potrebbero svolgersi in una unica tornata elezioni politiche, regionali e comunali.
Un redde rationem, più che un election day.
Il tipo di giorno del giudizio perfetto, per i gattopardi...
Quando ci si gioca così tanto, in così poco tempo, con regole così vecchie, chi potrà mai vincere, se non i vecchi squali?
L'unica speranza, per chi vuole scompigliare i giochi, sarà votare persone e liste che rappresentino anche fisicamente, anche generazionalmente, una rottura visibile con il passato.
Concittadine e concittadini d'Italia, diamoci una mossa, che dobbiamo domare la macchina infernale di questa vecchia repubblica lanciata verso il precipizio: primarie, collegi uninominali, nuove liste, nuovi leader.
E facciamolo, questo salto nell'ignoto.
Non siamo ancora - ma ancora per poco - né morti, né così vecchi!


* * *


Poscritti:

Delle province non si parla più, perché il loro futuro, grazie al governo Monti, si è talmente complicato che probabilmente la Corte Costituzionale dovrà decidere di lasciare tutto com'era prima.

Con amarezza, dobbiamo registrare che Lombardia e Lazio, sciogliendosi, ci hanno fatto l'ultimo regalo avvelenato: tornano al voto con le regole di prima o di poco cambiate. Si voteranno ancora governatori scelti dall'alto e signori delle preferenze come deputati regionali.

Non ci sono buone notizie sulla riforma elettorale nazionale, né sulla riforma elettorale toscana, che a noi sta ovviamente a cuore e che avrebbe potuto rappresentare uno stimolo alla riforma del Porcellum.

Sulle primarie del PDL rischiamo di vincere la scommessa che avevamo fatto con noi stessi e che speravamo di perdere, con tutto il cuore: temiamo che, purtroppo, non si faranno mai.

Restiamo in attesa di buone notizie su primarie della nostra area civico-liberale, riformista, immoderata, da Montezemolo a Giannino. Ci pare difficile costruire qualcosa di veramente popolare e liberale, senza dare la parola al popolo dei liberali.

A proposito di popolo, i nostri amici democratici, insieme a - lo speriamo - tantissimi elettori indipendenti o anche solo curiosi di partecipare a una bella competizione politica, votano domenica prossima nelle uniche primarie che ci sono davvero, quelle dell'area di centrosinistra. Votare è meno difficile di quello che si dice...




sabato 17 novembre 2012

Out of Gaza


I absolutely agree that Israel needs its deterrence, to survive in the Middle East. This strenght went lost in the 2006 Israel–Hezbollah War and in the 2009 Operation Cast Lead in Gaza. Both the conflicts proved incapable of undermining the small but dangerous geopolitical power of the extremists. Hezbollah and Hamas retained and perhaps strengthened their strongholds. From the North and from the South they may keep Israel in check and, I believe, they may keep exploiting their people, Arabic solidarity, international aid, and they can keep poisoning democratic evolution in Lebanon and Egypt.
This three days of war on Gaza terror infrastructures may have lead to a significant restoration of Israel's deterrence.
Now I hope that a sense of restraint may prevail, to save lives, first of all.
And I would also add that Israel and Gaza must separate, if they don't really want to end up with destroying each other.
Stop the humanitarian blackmail.
Stop the confusion, and the corruption!
Staging of the block during the day, and practising mutual sustain at night, it may serve to help Netanyahu and Barak to win election... It may help keeping Hamas in power... It may also give a little but important political help to Ahmadinejad and to the Iranian mullahcracy... It may justify the presence of international bureaucracy... But what about the ordinary people? What about truth? And what about peace?

* * *

For those who want to deepen an interesting excerpt:



Israel killed its subcontractor in Gaza 
The political outcome of the operation will become clear on January 22, but the strategic ramifications are more complex: Israel will have to find a new subcontractor to replace Ahmed Jabari as its border guard in the south.
By Aluf Benn | Nov.14, 2012 | 10:44 PM | 21

Source:
http://www.haaretz.com/news/diplomacy-defense/israel-killed-its-subcontractor-in-gaza.premium-1.477886

Accessed 16 November 2012
       
Ahmed Jabari was a subcontractor, in charge of maintaining Israel's security in Gaza. This title will no doubt sound absurd to anyone who in the past several hours has heard Jabari described as "an arch-terrorist," "the terror chief of staff" or "our Bin Laden."

But that was the reality for the past five and a half years. Israel demanded of Hamas that it observe the truce in the south and enforce it on the multiplicity of armed organizations in the Gaza Strip. The man responsible for carrying out this policy was Ahmed Jabari.

In return for enforcing the quiet, which was never perfect, Israel funded the Hamas regime through the flow of shekels in armored trucks to banks in Gaza, and continued to supply infrastructure and medical services to the inhabitants of the Gaza Strip. Jabari was also Israel's partner in the negotiations for the release of Gilad Shalit; it was he who ensured the captive soldier's welfare and safety, and it was he who saw to Shalit's return home last fall.

...




The assassination of Jabari will go down in history as another showy military action initiated by an outgoing government on the eve of an election.

...


When the cannons roar, we see only Netanyahu and Barak on the screen, and all the other politicians have to applaud them.

The political outcome of the operation will become clear on January 22. The strategic ramifications are more complex: Israel will have to find a new subcontractor to replace Ahmed Jabari as its border guard in the south, and it will also have to ensure that its action in Gaza does not cause the collapse of its peace treaty with Egypt under the leadership of the Muslim Brotherhood, the Hamas movement's patron.

© Haaretz Daily Newspaper Ltd. All Rights Reserved



 

lunedì 12 novembre 2012

Bravo Federico Vecchioni


Rilancio dal mio blog la bella lettera con cui Federico Vecchioni comunica, con semplicità, con linearità, con candore, le sue dimissioni dai vertici di Italia Futura.
Aderisco anch'io, da Newark, alla dichiarazione di stima e di solidarietà che gli è stata espressa da tutta Italia Futura di Toscana.
Riporto l'elenco - comunque incompleto - delle amiche e degli amici che hanno firmato, a nome di tutti gli altri, per Federico Vecchioni:

Antonio Abatangelo
Andrea Antongiovanni
Mauro Antonini
Lorenzo Apollonio
Gaetano Barrella
Roberto Barsanti
Arturo Bartoletti
Giuliana Baudone
Anna Maria Beligni
Paolo Benesperi
Pierpaolo Bertilorenzi
Benedetta A. Bertoni
Luigi Borri
Stefano Boschi
Simone Caffaz
Pietro Campanelli
Vincenzo Carni'
Alessia Carovani
Angela Castaldi
Lapo Cecconi
Andrea Chiodi
Alessandro Cinughi de Pazzi
Valentina Cioni
Laura Cutini
Francesco D'Ambrosi
Tommaso Del Tacca
Iginio Dell'Amico
Maurizio Dinelli
Luigi Faggiani
Massimo Felicioni
Riccardo Gabriele
Euro Giagnetich
Andrea Giannecchini
Massimo Giannoni
Andrea Giannotti
Lorenzo Giappichelli
Fabrizio Giovannoni
Mirco Giromella
Francesco M. Guerreschi
Bianca Imperato
Antonio La Croce
Fiorella Lenzi
Enrico Martinucci
Mauro Marzucchi
Andrea Mazzoni
Daniel Meyer
Simone Morganti
Niccolo' Natali
Marco Natalizi
Patrizia Paoletti
Gian Maria Papandrea
Alessandro Pelosini
Massimiliano Pescini
Giulio Pierulivo
Daniele Rebechi
Andrea Romiti
Giuseppe Ruggiero
Sergio Russo
Massimiliano Scotta'
Umberto Stefanelli
Michele Suffra'
Matteo Valori
Maurizio Vernassa
Maurizio Zingoni
Lucia Zollo





venerdì 9 novembre 2012

Cancellare il debito?

Mario Seminerio, sempre lucidissimo ma stavolta anche molto più divulgativo e felicemente sintetico del solito, ha diffuso una sua riflessione sulla cancellazione del debito, che tutte le persone che intendono occuparsi di debito pubblico - come, si parva licet, chi scrive - devono leggere, imparare, conservare.
Per guardare oltre monti di debito pubblico, ci vuol ben altro che un po' di tecnocrazia al centro, di populismo a destra, di grillismo a sinistra.
Ci vogliono fantasia, speranza, coraggio, un grande amore per il proprio territorio, un grande impegno di libertà e giustizia a favore di tutti, non di pochi.
Ci vuole un salto culturale e generazionale.
Altro che notabili...

 

giovedì 8 novembre 2012

Notabili? Anche no


Sono per tutto il mese di novembre alla Rutgers University, a Newark, nel New Jersey. Un po' sotto l'impressione della rinfrescante concretezza che caratterizza lo scontro politico qui, un po' sotto l'influenza della rilettura della Rivoluzione Liberale di Piero Gobetti, sto riflettendo sulla questione dei "notabili a disposizione", la bella provocazione lanciata nei giorni scorsi sul Corriere della Sera da Ernesto Galli Della Loggia.
I notabili vogliono essere nominati ai vertici dello stato senza dirci prima cosa faranno, e magari non lo sanno nemmeno loro. Non si rendono conto di quanto sia complessa e seria la politica, di quanta competenza specifica, lucidità intellettuale, chiarezza morale richieda, di quante energie assorba.
Conosco tante persone di straordinarie capacità e di ammirevole successo che, una volta in politica, si sono rivelate essere o troppo indecise, che è male, o disponibili a tutto, che è peggio.
Non vorremmo ritrovarci con degli industriali che poi si rivelano essere dei cacciatori di sussidi e protezioni, o con dei sindacalisti pronti a svendere competitività e meritocrazia in cambio di sussidi ai propri patronati e cooperative.
Sotto le ammirevoli spoglie del patriota, non si nasconderà mica un nazionalista?
Al posto del socialismo non ci ritroveremo mica l'incoraggiamento al parassitismo?
La comunione di questi cristiani non sarà mica in cerca di sistemazione?
Ai falsi federalisti che si sono rivelati più statalisti (e forse anche più matti) di Napoleone, abbiamo già dato...
Un mio compagno di viaggio, mentre mi spostavo dalla Toscana alla Svizzera per poi venire qui, in America, un giovane e brillante imprenditore fiorentino mi diceva: "Abbiamo bisogno di una nuova generazione di persone normali, preparate, competenti, ma che siano anche libere, che si possano permettere una certa irriverenza verso ogni potere costituito. Che non abbiano una grande impresa. Che non abbiano terreni e appartamenti. Che non abbiano troppi legami. Che si mantengano da sole, ma che non abbiano fatto nemmeno troppa carriera in grandi burocrazie pubbliche o private. Che parlino chiaramente e di cose concrete da fare qui, ora, sin dai primi giorni di un eventuale incarico.".
Persone che abbiano, aggiungo e sintetizzo io, una chiara, bella, apertamente dichiarata e coerentemente vissuta vocazione politica.
Avanti, fatevi avanti, ragazze e ragazzi, coraggio!
La politica è terribile, è difficile, è bella, è per voi.

lunedì 5 novembre 2012

Diciannove poveri cristi

La magistratura del lavoro, i sindacati, i tecnocrati, i burocrati, i politici in Italia sono sicuramente spesso insopportabili, prigionieri di vecchi schemi consunti. Tuttavia, la messa in mobilità di diciannove poveri cristi, in rappresaglia contro il reintegro forzato di diciannove iscritti FIOM, mi sembra davvero la risposta meno adeguata ai tempi che stiamo vivendo.
Uno schiaffo in faccia alla miseria e un atto di disprezzo da parte di chi è forte con i deboli... E debole con i forti?
E' stata una alzata di testa inopportuna, da parte di una azienda che ha avuto così tanto dalla politica e dai contribuenti; che viene ancora oggi corteggiata e protetta; che è piena - come tutte le grandi organizzazioni burocratiche del nostro tempo - di tanta media-alta dirigenza con stipendi fuori mercato e fuori controllo; che ha ancora tanta strada da fare sulla strada del taglio dei propri sprechi interni, dell'innovazione di processo e di prodotto, dei necessari investimenti per il futuro.Una mossa sbagliata, sulla quale siamo in attesa di un passo indietro da parte della FIAT.

giovedì 1 novembre 2012

La Toscana nella presa (in giro) metropolitana

La Toscana è prigioniera di burocrati locali e tecnocrati romani, che hanno prodotto decisioni sugli accorpamenti provinciali che, comunque le si vogliano guardare, vanno ben oltre il mandato di questo governo, sono a forte rischio di cassazione per incostituzionalità e, come ha dichiarato oggi Alessandro Petretto sul Corriere Fiorentino, lasciano insoddisfatti e sfiduciati tutti coloro che amano davvero Firenze e la Toscana.
Siamo nella morsa di una gigantesca presa (in giro) metropolitana. Politicamente e scientificamente parlando, un altro grande imbroglio, da smascherare.
La Toscana deve conservare gelosamente tutte le sue straordinarie città, con la loro identità, anche urbana, con la loro dimensione umana. Prato e Pisa, comprese, se posso dirlo, visto che sono le due città in cui ho vissuto più a lungo nella mia vita.
Da oltre vent'anni, almeno dall'entrata in vigore della legge 142 del 1990, Firenze avrebbe certamente potuto e dovuto diventare una moderna città metropolitana, entro dimensioni dettate dalla volontà popolare e dal buon senso economico e sociale. La città metropolitana avrebbe da tempo dovuto integrare - mettiamo, ma solo per fare un esempio - Sesto e Scandicci.
La città avrebbe poi dovuto armonizzarsi, grazie alla legislazione e alla programmazione regionale toscana, con le altre città e comuni dell'area metropolitana Pistoia-Prato-Firenze, come scrive giustamente, sempre sul Corriere di oggi, Carlo Fusaro.
Area, non città, anche se a nessuno pare davvero interessare la differenza, in questo squallido trionfo della pigrizia e della furbizia.
La città e l'area metropolitana - due cose diverse, da mantenere distinte - dovrebbero poi integrarsi con il Mugello, con l'Empolese, con l'aeroporto di Pisa, con il porto di Livorno, con tutto il resto della Toscana.
Il tutto in un processo di buon senso riformista, teso alla riduzione dei costi della politica, al dimagrimento delle burocrazie, al rilancio di un responsabile e sobrio autogoverno delle comunità locali.
Un processo che avrebbe già dovuto avviare l'eliminazione di tutte le province e di tutti gli enti intermedi fra comune e regione.
La resistenza dello status quo, invece, insieme con la perdita di senso della realtà dei politici attuali e con l'arroganza dei tecnocrati del governo Monti, ci ha portato all'attuale balletto senza senso sul dimezzamento delle province toscane.
Non c'è più speranza, con questi politici, con questi burocrati, con questi tecnocrati.
Occorre un moto popolare e liberale di rivolta, per l'abolizione di tutte le province, delle prefetture, delle direzioni provinciali di enti e ministeri.
Sveglia!


mercoledì 31 ottobre 2012

100 giorni decisivi, prima delle elezioni, non dopo...


Ci siamo incontrati ieri a Firenze, a parlare dei prossimi 100 giorni, quelli decisivi per la formazione di una rinnovata offerta politica nazionale per le elezioni del 2013.

C'erano i giovani di spirito, i puri di cuore, le donne, i quarantenni, gli innovatori, coloro che vengono emarginati e penalizzati dal declino, dalla corruzione, dal fallimento delle attuali elite politiche.

Si sono ritrovate persone che credono che, oltre a PD, PDL, centristi, Cinque Stelle, occorra presentare una lista civica nazionale popolare e liberale, immoderata e riformista, che sia formata da alcune centinaia di candidati totalmente estranei allo status quo, totalmente nuova rispetto al personale politico del passato e del presente.

Una lista che sia caratterizzata dalle intuizioni originarie di Nicola Rossi, Montezemolo, Giannino e di altri:

1) - abbattere il debito, subito, dismettendo caserme e privatizzando aziende e enti pubblici, a partire dalla RAI;

2) - eliminare privilegi come le pensioni retributive (quelle regalate dalla Repubblica, non guadagnate con i contributi) superiori al reddito medio procapite e abbassare subito gli stipendi e vitalizi dei politici e dei burocrati che guadagnano più del presidente Obama;

3) - liberalizzare e detassare subito il lavoro, a cominciare da quello dei più disperati, cioè giovani, donne, disoccupati e sottoccupati intellettuali, cinquantenni espulsi dalla contrazione del manifatturiero;

4) - abolire subito province, prefetture e tutta una teoria di uffici e direzioni provinciali, favorendo nello stesso tempo l'unificazione, dal basso, dei comuni;

5) - fare subito le riforme costituzionali mature da trent'anni, dall'eliminazione del bicameralismo alla giustizia.

Non ci bastano più le "narrazioni" generiche: il dialogo laici-cattolici, la riunificazione dei moderati, la necessità di fermare il populismo... Non ci basta più neppure Monti, anche se sicuramente vorremmo che i prossimi leader avessero il suo stile e la sua competenza.

Vogliamo rinnovare la politica nei metodi e negli stili, lavorando sodo per avere una selezione del personale politico dal basso, fondata, qui e ora, sulla consultazione dei cittadini che sostengono e finanziano queste nuove reti civiche.

Vogliamo subito l'abolizione immediata di ogni finanziamento pubblico ai partiti.

Per il futuro vogliamo collegi uninominali e primarie istituzionalizzate e obbligatorie per tutti.

Abbiamo sentito le voci di giovani, provenienti da cinque realtà che possono cambiare la politica, non solo a Firenze, non solo in Toscana e in Umbria. Non ci accontenteremo di niente di meno.

Le cinque reti civiche e politiche presenti hanno lanciato un segnale di dialogo e unità fra di loro. Hanno dichiarato di accettare le sfide che ci vengono dalle primarie del PD (ma anche da quelle del PDL e dalle consultazioni online di Grillo). Si sono impegnate a fare qualcosa di nuovo, di insperato, di immoderato, di civico e di civile, di popolare e liberale.

Non era con noi, purtroppo, per motivi di salute, Emiliano Lascialfari, contadino, consigliere comunale della Lista Civica per Barberino del Mugello. C'erano invece:
- Lapo Cecconi, imprenditore, responsabile regionale giovani di Italia Futura Toscana
- Giordano Masini, imprenditore e blogger, coordinatore di Fermare il Declino Toscana-Umbria
- Marco Faraci, ingegnere, opinionista, di ZeroPositivo
- Elisa Sassoli, ricercatrice universitaria e scrittrice, di Spirito Libero
- Gabriele Scalini, insegnante, Labduepuntozero (http://www.labduepuntozero.com), una espressione dei giovani di Italia Futura

L'incontro è stato moderato da Leonardo Cipriani, imprenditore e attivista civico-liberale fiorentino. All'organizzazione hanno lavorato i giovani di Italia Futura, Alessia Carovani (del direttivo IF Prato) e chi scrive su questo blog.

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martedì 30 ottobre 2012

Per un rinascimento elbano


Elbareport.it ha pubblicato il mio contributo su un possibile rinascimento elbano: rinascita di tutti i borghi, all'interno di un comune unitario più forte. Ne sono molto onorato. Quello dell'unificazione dei piccoli comuni, nella salvaguardia dell'identità, della bellezza, dell'abitabilità di ciascun borgo, è il tema che mi sta più a cuore, in questo momento del mio impegno culturale e civile per la Toscana. Ho sviluppato la mia riflessione anche grazie al bel confronto avuto con tutti i partecipanti all'incontro di studio promosso all'Elba da Italia Futura. Visitate http://www.elbareport.it e leggete la mia riflessione.

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A distanza di tre anni, pubblichiamo qui il testo pubblicato da Elbareport (NdA, 2 ottobre 2015)



Borghi autonomi per una comunità più forte

Una riflessione sull'isola d'Elba in vista dello storico referendum del 2013


di Mauro Vaiani *


Il referendum sull'unificazione degli otto comuni dell'isola d'Elba sta provocando un dibattito vibrante e serrato. I cittadini devono sovranamente prendere una decisione di portata storica, che avrà conseguente importanti anche nel resto della Toscana e oltre.
La proposta del comune unico dell'Elba è un tentativo coraggioso di fare qualcosa in un paese in cui non si riesce a riformare nulla. E' sicuramente un tentativo concreto di ridurre gli sprechi e le duplicazioni della burocrazia, stando però bene attenti a non sacrificare la democrazia e il pluralismo.
L'Elba ha poco più di 30.000 abitanti residenti, sparsi su un territorio di circa 220 kmq. Senza entrare nel merito delle ragioni e delle vicende storiche e politiche che hanno portato l'isola a essere, fino a oggi, amministrata da otto diversi comuni, riflettiamo insieme sulla attuale conformazione di queste otto circoscrizioni comunali.

Gli otto comuni attuali

La prima cosa da sottolineare è che esiste una notevole differenza fra il comune di Portoferraio e gli altri sette.
Portoferraio, da solo, con circa 12.000 abitanti, contiene quasi la metà dei residenti dell'isola, diffusi su un quarto del territorio isolano. Secondo Wikipedia, attorno al capoluogo si conterebbero oltre una trentina di frazioni e località. E' una frammentazione, magari solo toponomastica, di cui si dovrebbe tenere maggior conto, nella riflessione sul comune unico.
Gli altri sette comuni sono comunità più piccole, ma con una loro complessità, che deve essere ben compresa.
Cinque di essi sono comunità composte da più frazioni:
- Capoliveri, 4.900 abitanti, composta dal borgo-capoluogo e da una frazione;
- Campo nell'Elba, 4.500 abitanti, borgo-capoluogo e quattro frazioni;
- Rio Marina, 2.300 abitanti, borgo-capoluogo e una frazione;
- Rio nell'Elba, 2.300 abitanti, borgo-capoluogo e tre frazioni;
- Marciana, 2.200 abitanti, borgo-capoluogo e quattro frazioni.
Solo due comuni sono costituiti e caratterizzati da una comunità raccolta in un unico paese:
- Porto Azzurro, 3.500 abitanti;
- Marciana Marina, 2.000 abitanti.
Ritroviamo analoga frammentazione, per fare un esempio, nella conformazione della diocesi cattolica di Massa Marittima-Piombino, la quale registra due vicariati e quindici parrocchie (le chiese aperte al culto e che quindi raccolgono una vita comunitaria, sono di più).
I veri conoscitori del territorio ci perdoneranno alcune ingenuità - o magari vere e proprie imprecisioni - in questa descrizione sommaria. Ciò che ci preme in questa sede è solo richiamare l'attenzione dei lettori sulla realtà che l'isola d'Elba non è divisa in soli otto comuni, ma è una comunità di comunità più piccole ben più complessa.
Decine di borgate, paesini e località, formano il tessuto umano e sociale dell'Elba. Per interpretarla meglio, suggeriamo due parole chiave, borgo e comunità, parole che hanno una importanza decisiva nella storia del nostro territorio.

Borgo e comunità

Con la parola borgo intendiamo una dimensione sociale minima, raccolta attorno a una storia, una piazza, una chiesa, un cimitero, una scuola, un posto di polizia, una presenza commerciale.
E' una dimensione che nelle aree urbane corrisponde ai quartieri e alle borgate, nei territori rurali, montani e costieri, invece, alle frazioni e ai paesini.
Questa vita comunitaria in un borgo a misura d'uomo fa parte integrante del nostro stile di vita, della nostra civiltà elbana, toscana, italiana ed europea. Non è nostalgia del passato. E' necessaria oggi. E' un patrimonio da consegnare, trasformato e valorizzato, alle generazioni future.
I borghi, però, non sono autosufficienti e non hanno mai inteso esserlo, nella storia. Hanno sempre fatto parte di una rete territoriale più ampia.
I quartieri e le borgate di una periferia, come è ovvio, si considerano parte integrante della loro città. I paesi di un territorio rurale, montano, o isolano come quello dell'Elba, si sentono anch'essi parte di una comunità più ampia.
I comuni toscani emersi dalle riforme lorenesi, per esempio, ma anche i tre comuni elbani storici dello Stato dei Presidi - Marciana, Rio e Capoliveri - avevano e hanno ancora proprio questo tratto in comune: sono comunità territoriali che uniscono molti borghi fra di loro.
Sono eccezionali i casi di comuni come Porto Azzurro e Marciana Marina, composti da un unico borgo. Questi piccolissimi comuni composti da un solo borgo sono creazioni politiche della fine del XIX secolo, frutto di iniziative di frammentazione, che non possono essere liquidate solo come obsoleto campanilismo, perché esprimevano anche un orgoglioso e sano civismo locale, ma che sono tuttavia occorse in un mondo totalmente diverso dal nostro.

Il borgo da salvare

Nella modernizzazione, fra tanti progressi, abbiamo perduto tanta sapienza, tanta bellezza.
La cementificazione del territorio è andata oltre il ragionevole. Le infrastrutture sembrano violentare il territorio, senza migliorarne l'abitabilità. Il declino economico e sociale si manifesta nelle condizioni del patrimonio stradale ed edilizio, pubblico e privato.
Tanti borghi in pregiate località, anche all'Elba, sono stravolti e imbruttiti. Tanti borghi rurali e montani sono stati condannati dallo spopolamento. Tante periferie sono anonime, brutte, ingolfate, tanto da rendere difficile ai residenti identificarsi e sentirsi realizzati in una vita di borgo.
Eppure le speculazioni e gli errori economici e ambientali non hanno davvero fatto scomparire la necessità umana di una vita raccolta in borghi riconoscibili, vivibili, accoglienti.
Se l'antica rete di borghi è stata stravolta, il suo aggiornamento, la sua ricostruzione, la valorizzazione dei borghi antichi e l'abbellimento di quelli nuovi, sono processi vitali per il futuro della qualità della vita sui nostri territori.

Quale dimensione comunitaria

Ovviamente il rapporto fra il borgo e il comune-comunità in cui è inserito, richiede un aggiornamento, un adeguamento alle attuali realtà economiche, sociali, culturali, spirituali, tecnologiche.
Può essere che alcune porzioni del comune di Portoferraio abbiano bisogno di essere valorizzate, come veri borghi autonomi, e non considerate solo una periferia?
Forse in alcuni comuni elbani ci sono frazioni neglette, rispetto al borgo-capoluogo, a causa dei limiti finanziari e organizzativi del piccolo comune?
E' possibile che borghi oggi posti in comuni diversi - per esempio Rio e Rio Marina, Capoliveri e Porto Azzurro, Marciana e Marciana Marina - possano aver bisogno oggi di maggiore sinergia che in passato?
Possiamo far notare che, se fosse unita in un comune unico, l'isola d'Elba sarebbe fra le più importanti amministrazioni locali della Toscana? Nella nostra regione, infatti, solo una ventina di comuni superano i 30.000 abitanti.
Gli Elbani stanno conducendo una riflessione approfondita, su questi temi, che sono decisivi per il loro futuro. Di certo è necessario un rinascimento elbano, una grande stagione civica e civile di rinascita di ciascuno delle decine di borghi dell'Elba, non certo dei soli otto borghi-capoluogo.
Riepilogando: primo, i borghi non sono solo un'eredità del passato, ma una necessità vitale del presente e i territori dove la cementificazione ha distrutto la trama dei borghi sull'ordito del territorio, devono seriamente pensare a ricostituirla; secondo, i borghi nel futuro, esattamente come nel passato, devono continuare ad appartenere a una comunità-rete, che li valorizzi e li protegga, fornendo loro quei servizi, come per esempio l'istruzione superiore, o lo stoccaggio dei rifiuti, o un sistema di trasporti pubblici, che sono naturalmente destinati a un intero territorio, non a un singolo borgo.

Protagonisti, non periferici

Per la salvaguardia dei borghi, per la riqualificazione e il recupero del patrimonio naturale che è stato violentato, per approfittare dei cambiamenti culturali e tecnologici, per migliorare le croniche carenze infrastrutturali dell'isola, per difendere la storia e le tradizioni locali, è utile pensare alla possibilità di un nuovo comune-comunità che unisca tutta l'Elba.
A patto, però, che questo nuovo comune sia una comunità al servizio di tutti i suoi borghi, il promotore della loro valorizzazione. Nulla a che fare, insomma, con la trasformazione di tutta l'isola in una negletta periferia di Portoferraio.
La proposta referendaria che sarà al vaglio popolare nella primavera del 2013 contiene una proposta secca di unificazione a tutti gli otto comuni dell'isola. Essa dovrà essere approvata in tutti e otto i comuni. Il mancato consenso degli elettori anche di uno solo dei comuni, fosse anche il più piccolo, come Marciana Marina, fermerà il processo per tutti.
I recenti falliti referendum per l'unificazione fra piccoli comuni che si sono tenuti all'isola d'Ischia (2011) e nel Casentino (2012), hanno mostrato quanto sia difficile modificare lo status quo. Non ci si riuscirà se i cittadini dei comuni più piccoli avranno la sensazione di essere annessi a Portoferraio. O se i cittadini delle frazioni minori avranno il timore di avere con il nuovo grande comune, gli stessi problemi che oggi hanno con il loro piccolo municipio.
Per raggiungere il necessario consenso popolare, ci permettiamo di suggerire, con umiltà, di ascoltare e parlare di, a e da tutti i borghi dell'Elba. Occorre un grande, aperto, franco dibattito pubblico, non limitato agli otto borghi-capoluogo dell'isola d'Elba, ma a cui partecipino tutte le frazioni di Portoferraio e tutti i borghi degli altri sette comuni.
Occorre un progetto politico, fiscale e amministrativo lungimirante, per tutta l'isola, ma davvero rispettoso di ciascuna delle sue comunità, che stronchi sul nascere qualsiasi sospetto di centralismo isolano, qualsiasi ipotesi di annessione mascherata al comune di Portoferraio di tutti gli altri.
I promotori del referendum per l'unificazione dei comuni dovrebbero garantire da subito, a tutti i borghi dell'isola, che ciascuno di essi manterrà la sua identità. Perché quando si smarrisce l'identità di un borgo, non sopravvivono a lungo né la sua libertà, né la sua bellezza, né l'abitabilità per il residente, né l'accoglienza per il visitatore.
Attraverso un intelligente e creativo progetto di nuovo statuto per il comune unico, a ogni borgo - insistiamo a tutti i borghi, non solo agli attuali otto capoluoghi comunali - dovrebbero essere garantiti un centro civico, uno sportello amministrativo, la presenza del vigile, ma soprattutto una rappresentanza politica.
I borghi non hanno bisogno di conservare tanto un municipio fisico, quanto un punto di riferimento politico. Hanno bisogno, a nostro parere, di poter eleggere direttamente un loro borgomastro che - a puro titolo di volontariato civico - li rappresenti e partecipi, con autorevolezza, alla vita politica comunale. Un tema, questo della rappresentanza di ciascun borgo, che può essere approfondito e affrontato nell'ambito dell'autonomia statutaria del nuovo comune, senza attendere le pur auspicabili riforme della legge elettorale comunale.

Per una politica migliore

Avviandoci alla conclusione, andiamo oltre l'osservazione storica, politica e geopolitica del territorio dell'Elba, per portare un modesto contributo a una riflessione più generale.
La Repubblica italiana è afflitta da almeno trent'anni dall'incompiutezza delle riforme, dal declino della diligenza, dalla paralisi burocratica, dall'insufficienza delle infrastrutture, dall'inefficienza della giustizia, dal declino della nostra competitività.
L'unico ente politico che può davvero auto-riformarsi, e fare la differenza, a Costituzione e legislazione invariata, è il comune. Il suo rilancio, il suo rafforzamento, anche attraverso l'unificazione di municipi troppo piccoli e troppo poveri, è una cosa che i cittadini possono realizzare da soli, dal basso, ai sensi dell'art. 133 della Costituzione.
Per questo, specialmente qui in Toscana e, segnatamente, grazie a una grande mobilitazione civica, proprio nell'isola d'Elba, il dibattito sull'unificazione dei piccoli comuni in nuovi comuni-comunità più ampi è andato così avanti.
Per questo la battaglia per l'unificazione su iniziativa popolare dei piccoli comuni - prima che venga imposta dall'alto dalle tecnocrazie e/o dai populismi - può essere una sfida affascinante, un modo per superare la disperazione e per battere l'antipolitica, con una politica migliore.






* Mauro Vaiani - mauro.vaiani@sp.unipi.it - è dottorando di Geopolitica all'Università di Pisa, nella scuola presieduta dal prof. Maurizio Vernassa. E' membro del Comitato scientifico di Italia Futura Toscana. E' il blogger di http://diversotoscana.blogspot.com.









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