Uno diverso in Toscana, che crede, in questa nostra madreterra, in questa fugace vita, in qualcosa di diverso.

lunedì 2 luglio 2018

Vent'anni dopo Noi Stessi

Vent'anni fa è uscito un piccolo saggio, scritto dall'autore di questo blog: "NOI STESSI - Discorso sull'autogoverno della Tuscia", 1998, Nuova Toscana Editrice, Campi Bisenzio. Giovedì 5 luglio 2018 l'autore ha invitato una ventina di amici a festeggiare e a fare una chiacchierata informale, amichevole, a tutto campo, su questi decenni di autonomismo, localismo, movimentismo, ambientalismo, socialismo e liberalismo (ma autonomisti). Il ritrovo è al Circolo Ballerini, a Mezzana di Prato, alle 19. Qui il link all'evento Facebook.
Non sono stati anni di vittorie.
Non è stata una cavalcata di successi.
Non siamo stati capaci e incisivi, preparati e determinati come avremmo voluto.
Nemmeno siamo stati domati, però, come dimostra l'organizzazione del Comitato Libertà Toscana, fra l'altro.

La pubblicazione di NOI STESSI fu la chiusura di un ciclo di passione per i territori, per le diversità, per le culture locali, per l'idea, già allora portata avanti con coraggio da molti movimenti ambientalisti e civici, di un mondo, una Europa, una Italia organizzati in modo confederale, dal basso, attraverso un autogoverno dal basso spinto. In questa immagine del 1992-1993, Mauro Vaiani, in preparazione di un importante convegno sulle autonomie locali (registrato nel prezioso archivio di Radio Radicale), rappresentava, con l'ingenuità grafica del tempo, una visione grafica d'insieme del suo confederalismo.

A giovedì, per chi può.




domenica 17 giugno 2018

Portorico e il rilancio di un pensiero decentralista



I decentralisti di tutto il mondo sono diversi, magari anche divisi dalle loro storie umane e politiche, differenti nella declinazione delle loro aspirazioni libertarie, timidi nell'affrontare i problemi sociali e ambientali nella loro lotta contro tutte le concentrazioni di ricchezza e di potere.
C'è però una idea antica, semplice, radicale che li unisce: la decolonizzazione deve andare avanti, per tutti, dappertutto, con risolutezza, anche se essa non sembra essere nell'interesse diretto e immediato dei colonizzati, oltre che dei colonizzatori.
Il caso di Portorico è emblematico e dirimente.
Questi 11 minuti di RedFish, con rara semplicità e capacità di sintesi (in una lingua inglese media e facilmente comprensibile), serviranno a tutti a ricordare che i potenti, ricchi, liberi, aperti, civili Stati Uniti d'America hanno una colonia particolarmente sfruttata e dimenticata.
Non stiamo parlando dello Yemen e della Siria dilaniati dal militarismo imperialista delle potenze globali e regionali.
Non stiamo parlando dei paesi africani ridotti in schiavitù dal sistema del franco CFA.
Non stiamo parlando delle nazionalità e dei territori oppressi dal centralismo cinese o russo.
Siamo in America!
No, non è colpa di Trump, anche se sono state proprio la sua ruvidezza e la sua improntitudine a risvegliare tante coscienze addormentate.




L'indipendenza di Portorico non sarà, di per sé, la fine del colonialismo, che potrà sempre trasformarsi in neocolonialismo, ma è l'unica direzione praticabile per coloro che credono che il mondo non debba finire distrutto da grandi stati centralisti, distruttori di libertà individuali, sistemi sociali, tradizioni locali, intere culture oltre che l'intero ecosistema.
Portorico è uno dei varchi al quale sono attesi tutti coloro che si dicono decentralisti (civici, ambientalisti, localisti, autonomisti, indipendentisti).
Non esitiamo.
E' il nostro momento.

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Fonte della foto: http://planningbeyondcapitalism.org/reflections-on-puerto-rico-colonialism-and-us-imperialism/

mercoledì 30 maggio 2018

Euro sì, euro no?




Grazie alla rete e in particolare grazie a Wikipedia, noi possiamo guardare con un unico colpo d'occhio le dimensioni relative dei grandi debiti pubblici del mondo, i primi venti. Diamo un'occhiata (fonte):



Country
Debt as % of GDP (IMF)
Region
1
Japan
236
Asia
2
Greece
181
Europe
3
Lebanon
152
Middle East
4
Yemen
141
Middle East
5
Barbados
132
Caribbean
6
Italy
131
Europe
7
Eritrea
131
Africa
8
Cape Verde
126
Africa
9
Sudan
126
Africa
10
Portugal
125
Europe
11
Gambia
123
Africa
12
Congo (Brazz.)
119
Africa
13
Singapore
110
Southeast Asia
14
United States
107
North America
15
Jamaica
104
Caribbean
16
Egypt
103
Africa
17
Belgium
103
Europe
18
Bhutan
102
Asia
19
Mozambique
102
Africa
20
Cyprus
99
Europe


Cose su cui riflettere, guardando questa lista, in cui ci sono:
- paesi autoritari e paesi relativamente democratici;
- paesi militaristi e militarizzati, insieme a paesi praticamente disarmati;
- paesi in pace da generazioni, altri che sono stati o tuttora sono lacerati dalle guerre;
- paesi che hanno una propria valuta, come il Giappone e paesi che usano valute internazionali che essi non controllano (come Italia, Portogallo, Belgio, Cipro), e anche alcuni in cui le persone sono in pratica libere di usare la valuta che vogliono (come il Libano o Singapore);
- paesi che sono indebitati solo con istituzioni interne e paesi che invece sono indebitati, in percentuali più o meno importanti, con istituzioni estere;
- paesi prosperi e paesi che lo sono meno (ma non ci sono fra questi i paesi veramente più disperati della terra e anche questo è strano, no?);
- paesi politicamente indipendenti o addirittura dominanti (gli USA e forse in parte il Giappone) e poi soprattutto paesi geopoliticamente fortemente dipendenti;
- paesi che invecchiano e paesi ancora pieni di giovani;
- paesi capaci di esportare prodotti ad alto valore aggiunto e paesi che esportano poco o comunque solo materie prime;
- paesi piccolissimi e paesi giganteschi;
- stranamente non ci sono, fra questi primi venti, né il Venezuela, né l'Argentina, né Cuba, né altri paesi che pure sono indicati come paria dell'economia moderna, nei media conformisti.

Una conclusione provvisoria che ci sentiamo di tirare è che grandi debiti pubblici non sono una indicazione di nulla.

Sono uno degli indici economici meno significativi e meno esplicativi della reale situazione economica e sociale, oltre che politica e geopolitica di un paese.

Forse, con l'umiltà di un geopolitico che non è ovviamente un economista, sentiamo di dover indicare a tutti ciò che abbiamo di fronte agli occhi, ammesso che lo si voglia guardare.

In questo contesto complesso, vogliamo che le persone comprendano che la presunta alternativa Euro sì, Euro no, in sé, non vuol dire nulla.

Questa polarizzazione non rappresenta alcuna reale alternativa fra due politiche: praticabili o impraticabili, realistiche o avventuristiche, conformiste o populiste, europeiste o sovraniste.

Non ci sono (e mi verrebbe da aggiungere purtroppo...) da una parte la ricchezza e dall'altra la povertà.

La scelta di una valuta o un'altra non è, in sé, purtroppo, garanzia di nulla.

Farci una campagna elettorale sopra, dividendo la Repubblica Italiana su questo, sarà fuorviante. Invece sembra proprio che lo faranno, perché per i potenti centralisti queste semplificazioni sono una manna. Se si trasforma tutto in un eterno referendum su pochi slogan semplificati, si sarà facilmente esonerati dal dover spiegare in concreto cosa si vuole veramente fare. Bello, no?

Questa è la strada su cui sono avviati i cosiddetti europeisti uscenti da Palazzo Chigi (Euro sì), sia i populisti a Cinque Stelle (Euro ni), sia i neocentralisti sovranisti che si stanno raccogliendo attorno alla Lega tricolore di Matteo Salvini (Euro più no che sì, ma lo sapremo quando sarà il momento).

L'Eurozona è un sistema economico e politico altamente problematico e disfunzionale, ma la sua riforma o il suo superamento richiedono un pochino di lavoro, di studio e, se permettete, di discussione pubblica e democratica in più. E' un sistema creato dalla politica per centralizzare ricchezze e potere. Ora tocca e toccherà sempre alla politica decidere se e come decentralizzare.

Noi di Comitato Libertà Toscana daremo un contributo. Metteremo presto a disposizione del dibattito pubblico alcune tesi che sono maturate, anche grazie al nostro confronto con il lavoro del Centro Nuovo Modello di Sviluppo e con gli studi coordinati da Francesco Gesualdi (nell'immagine in alto il suo libro "Le catene del debito", 2013), che abbiamo incontrato recentemente a Firenze.

Di certo non vogliamo ulteriore centralizzazione in Europa. Nemmeno vogliamo il sovranismo italiano. Vogliamo, nientemeno, restituire tutte le ricchezze e tutto il potere a tutti i territori.

Restate collegati. Abbiamo tanto da dire.

martedì 29 maggio 2018

Le elezioni saranno indette per ieri... Non si sa mai chi si potrebbe candidare...






Posso umilmente far notare che le elezioni a brevissimo termine sarebbero un attentato alla democrazia?
Le norme elettorali vigenti sono sbagliate e quindi, con altissima probabilità, incostituzionali. L'accesso al procedimento elettorale sarebbe impraticabile per tutti fuorché le forze che hanno vinto le recenti elezioni del 4 marzo 2018.
Nel nome del pluralismo e della Costituzione, è necessario sanarne almeno i difetti più gravi:
- semplificare drasticamente le modalità di raccolta delle firme e di presentazione delle liste;
- restituire ai cittadini il voto disgiunto fra collegi uninominali e parte proporzionale;
- ridurre drasticamente le possibilità di multicandidatura.
Avrei altre cose da suggerire, come l'abolizione delle coalizioni-imbroglio o modalità più serie per consentire le candidature locali, civiche, indipendenti dai partiti più verticali e più autoritari, ma mi fermo qui.
Non si può votare prima di ottobre.
Non scherziamo.
Se al Quirinale, a capo dei maggiori partiti, nelle commissioni speciali delle Camere, c'è ancora qualcuno che ha un po' di senno, mi aspetto un messaggio di speranza. 

domenica 27 maggio 2018

Contro le mafie, ma guardando le cause, non solo le conseguenze



Siamo arrivati al 25° anniversario della strage di Via de' Georgofili, il nostro piccolo "11 settembre" toscano. Ricordiamo e onoriamo le vittime della notte fra il 26 e il 27 maggio 1993: Angela Fiume e Fabrizio Nencioni, le loro figlie Nadia e Caterina e lo studente Dario Capolicchio.

Suggerisco anche di rileggere le parole del nostro grande poeta fiorentino e toscano Mario Luzi.

Ho contribuito a un post del nostro movimento Comitato Libertà Toscana in cui ci esponiamo a chiedere a tutti maggiore attenzione alle cause e non solo alle conseguenze dei fenomeni mafiosi. Noi vediamo una connessione diretta fra centralismo e mafia, perché quando interi territori sono abbandonati o trattati come colonie, nella abissale distanza fra palazzi e popoli si incunea proprio l'intermediazione mafiosa. Non serve chiedere più stato contro le mafie vecchie e nuove, perché esse fioriscono proprio grazie agli errori del centralismo autoritario degli stati. Sappiamo che stiamo sollevando un tema difficile, ma non vogliamo nemmeno mettere la testa sotto la sabbia. A chi dobbiamo il proibizionismo, per esempio? E cosa è il proibizionismo se non la principale fonte di finanziamento, storicamente, di tutte le mafie esistenti al mondo?

Concludo con un ricordo personale. Al tempo dell'attentato lavoravo come tecnico di reti e sistemista VAX-VMS per una importante azienda fiorentina. Uno dei nostri progetti aveva una base logistica proprio di fronte alla Torre de' Pulci mezza distrutta. Gli effetti dell'esplosione danneggiarono anche il nostro ufficio, con le macchine e i sistemi delicati che vi si trovavano. Nei giorni successivi al disastro, i miei superiori mi chiamarono per contribuire a valutare i danni e a immaginare come si potesse procedere per recuperare, pulendole una a una dalla polvere e dai detriti dell'esplosione, una parte almeno delle apparecchiature.

Il mio sopralluogo nell'ufficio distrutto, di fronte alla torre distrutta, fu doloroso. Mentre camminavo fra i detriti, fu inevitabile pensare che, come allora accadeva molto più spesso di oggi, se magari per un backup o un intervento notturno qualcuno di noi si fosse trovato in quell'ufficio, avrebbe potuto ferirsi gravemente e magari anche finire nella lista delle vittime.

A parte qualche consiglio sulla pulizia dei computer, non potetti fare niente di significativo. Ringrazio la Provvidenza, comunque, per avermi dato occasione di attraversare, incolume, quelle stanze distrutte e impolverate. Hanno cristallizzato dentro di me il rifiuto assoluto del terrore e la scelta interiore di essere, finché avrò respiro, un cittadino contro la violenza.
 * * *

(La foto è tratta dal dettaglio di una immagine di archivio RAI pubblicata sul sito di Comitato Libertà Toscana, nda)
 

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