Uno diverso in Toscana, che crede, in questa nostra madreterra, in questa fugace vita, in qualcosa di diverso.

domenica 9 dicembre 2018

Allarme giallo


In Francia tutto è estremizzato, perché il paese è sottomesso ai poteri forti di Parigi, alla presidenza del tecnocrate Macron che si atteggia a novello Napoleone, agli interessi dell'apparato militare-industriale-nucleare, alla grande finanza neocolonialista che tiene sottomessi ancora tanti paesi africani, estraendo dall'Africa risorse che servono a mantenere lo status quo in Francia (e nella Eurozona).
L'esplosione, a diversi e intersecati livelli, della rabbia della classe media impoverita, delle sofferenze dei territori oppressi e periferici come la Bretagna, dei giganteschi problemi ambientali (che nel Nord Europa sono già percepiti in modo molto più drammatico che nel Mediterraneo), produce un disperato tentativo di assalto alle istituzioni centrali della V repubblica.
Al momento è difficile che si possa pensare alle dimissioni di Macron, ma è già chiaro che altri leader altrettanto se non più autoritari di lui sono già pronti a prendere il suo posto. Le istituzioni della V repubblica, purtroppo, non sono ancora in discussione.
Altrove, come in Germania e in Italia, questi profondi disagi sociali stanno trovando dei canali politici attraverso cui esprimersi (nel bene, come quando si riversano in movimenti autonomisti e ambientalisti, ma anche nel male, come purtroppo accade con il consenso a movimenti lideristici autoritari e populisti come la nuova Lega di Matteo Salvini).
Non ci aspettiamo quindi esplosioni di violenza anche qui, almeno non nel breve termine.
Tuttavia, a ribadire la necessità e l'urgenza di una svolta che sia a favore SIA della svolta ecologista, CHE delle autonomie locali, CHE del rispetto delle classi economicamente più deboli, ricordiamoci che qualcosa è già successo anche qui vicino a noi, in Liguria, in una regione profondamente segnata dai guasti della modernità, dalle contraddizioni economiche e sociali di una Italia paralizzata dal suo debito pubblico, in una Eurozona condizionata dalle sue contraddizioni e ingiustizie.
La rivolta ligure si concretizzò in una azione dimostrativa contro la società autostradale, che gestisce l'infrastruttura di cui tutti i Liguri sono quotidianamente schiavi.
Non dimentichiamo questo evento, rimarchevole e tutto sommato molto mite, provocatorio ma decisamente nonviolento e non distruttivo, registrato dalla stampa alla fine del novembre 2018, perché, se non riusciremo a sviluppare una alternativa autonomista, ambientalista, socialmente inclusiva, che restituisca dignità e sovranità a tutte le persone, a tutte le comunità, sarà seguito da molti altri (la foto è di Repubblica).
Nella costruzione di una alternativa decentralista, autonomista, fondata sulla sostenibilità ambientale e sulla inclusione sociale, siamo al momento impegnati ancora in troppo pochi, con il nostro "Dialogo Autogoverno". Vorreste darci una mano?







mercoledì 5 dicembre 2018

Autogoverno dei territori unico argine contro il neocentralismo

Con umiltà ma anche con un certo orgoglio, rilanciamo anche da qui un articolo che l'autore di questo blog ha pubblicato (come presidente di Comitato Libertà Toscana) insieme a Francesco Marsala (responsabile esteri dei Siciliani Liberi). Un maggiore coordinamento italiano ed europeo fra coloro che lottano per l'autogoverno dei territori è necessario ed urgente, per fermare le sinistre derive neocentraliste e, in definitiva, autoritarie, che si aggirano per l'Europa e per il mondo: per esempio Macron e Salvini, ma anche Ciudadanos e Vox, i cinici tecnocrati europei e gli imprenditori politici del cosiddetto sovranismo, senza dimenticare in giro per il mondo i tanti Bolsonaro.

Qui il link all'articolo integrale sul sito originale siciliano che lo ha pubblicato per primo.

Di seguito il testo dell'intervento.

* * *




L'urgenza del dialogo per l'autogoverno di tutti, dappertutto

di
Francesco Marsala, responsabile relazioni internazionali di Siciliani Liberi
Mauro Vaiani, presidente di Comitato Libertà Toscana

Firenze – Palermo, 3 dicembre 2018


Alcune forze politiche impegnate per l’autogoverno di diversi territori italiani hanno iniziato un dialogo serrato per muoversi in modo più coordinato nel sistema politico italiano ed europeo.
In molti, da quando abbiamo iniziato a coordinarci, ci chiedono cosa abbiano in comune indipendentisti di Sicilia e autogovernisti di Toscana. Come possono realtà molto diverse di Trieste, Friuli, Veneto, Toscana, Roma, Sud, Sardegna, Sicilia, lavorare insieme?
Abbiamo una prima risposta da offrire: noi condividiamo una visione politica decentralista che ha conseguenze precise anche nel breve termine, non solo nei nostri obiettivi di lungo periodo. La nostra volontà di decentralizzare poteri e risorse ha conseguenze qui e ora. Localisti, autonomisti, indipendentisti possono e devono camminare insieme, per raggiungere da subito obiettivi concreti di maggiore autogoverno e quindi maggiore dignità dei nostri territori.
Noi siamo abbastanza candidi da credere che, se domani il parlamento italiano volesse finalmente abolire i prefetti, o devolvere completamente la custodia dei bacini idrogeologici, o regionalizzare le ferrovie, oppure dare a tutte le regioni e province autonome piena autonomia statutaria, la maggior parte delle forze territoriali, siano esse indipendentiste, o autonomiste, o localiste, o civiche e ambientaliste, dovrebbero muoversi insieme per afferrare questi risultati storici.
Non è possibile, questo a noi appare chiaro, coltivare progetti indipendentisti (come in Sicilia), o fortemente autonomisti (come la proposta di fare della Toscana un territorio che si autogestisca almeno come il Trentino), senza capire e senza studiare perché tanti paesi sono diventati indipendenti solo di nome, nell’epoca moderna, mentre di fatto sono rimasti in dipendenza”.
L’indipendenza, intesa modernamente come pieno autogoverno in una confederazione europea e in un mondo interdipendente, a nostro parere, non può raggiungersi altro che con un processo di riforme progressive, che scardinino una ad una le attuali concentrazioni di ricchezze e di potere.
Non temiamo nemmeno di affrontare insieme spinose questioni economiche. Abbiamo sufficiente cultura economica e finanziaria per sapere che maggior autogoverno conduce anche a minore pressione fiscale sulle regioni più prospere e a minore desertificazione delle regioni più deboli. In materia di finanza pubblica il nostro unico e comune avversario sono coloro che vogliono continuare a tenere le risorse nelle mani di pochi decisori centrali e centralisti.
Un secondo ma forse ancora più urgente argomento a favore del dialogo è la questione della democrazia, su cui non solo cerchiamo unità tra noi decentralisti appassionati di autogoverno, ma su cui siamo sicuri di incontrare la collaborazione trasversale con tante altre forze e culture democratiche.
Dobbiamo spiegare bene, insieme, all’opinione pubblica che l’Italia è praticamente l’unico stato dell’Unione Europea in cui i cittadini di un territorio non possono votare per liste e candidati locali, né per la Camera, né per il Senato (con una qualche limitata eccezione per Trentino, Sudtirolo e Valle d’Aosta), né per il Parlamento Europeo (senza nemmeno le eccezioni succitate).
Ripetiamo, perché si capisca bene: attraverso gli attuali sistemi elettorali centralisti, che consegnano il potere di depositare liste e candidature solo a un numero ristretto di persone poste ai vertici di piramidi politiche nazionali (per esempio la Lega di Salvini, il Movimento Cinque Stelle, il PD), la stragrande maggioranza dei cittadini non ha la facoltà di votare una lista più piccola e più locale, tanto meno di scegliere un candidato locale al posto di quello nominato dall’alto (questo in nessuna lista).
Siamo arrivati a un livello di verticismo politico che fa dubitare della natura democratica della Repubblica italiana, perché le norme elettorali sono talmente ingiuste che una persona potrebbe prendere una grande maggioranza nella sua città o nella sua regione e non essere eletta, né alla Camera, né al Senato, né al Parlamento Europeo.
Se a questo si aggiunge l’insopportabile verticalizzazione centralista del sistema mediatico, oltre alle difficoltà di accesso delle forze minori e locali all’autofinanziamento dei partiti attraverso il “due per mille”, chiunque abbia un po’ di amore per la democrazia capirà che dobbiamo al più presto lavorare insieme per avere leggi elettorali semplicemente più democratiche. Non solo per noi forze politiche territoriali, ma per tutti.
Una terza questione ci preoccupa e ci spinge al dialogo. Un movimento decentralista europeo (e globale) è necessario, perché, se non lo mettiamo in campo, qui nella Repubblica Italiana e nella Unione Europea, non solo le nostre aspirazioni storiche rimarranno fragili, se non proprio velleitarie, ma, in assenza di una visibile coalizione di forze votate all’autogoverno di tutti e dappertutto, lasceremmo il campo a potenti forze centraliste e neocentraliste.
Forze che sono già all’opera, in un modo che non esitiamo a definire sinistro, sia in Italia che in Europa.
Noi vediamo solo pericoli nella aspirazione di Macron a diventare il novello Napoleone d’Europa, con tanto di esercito europeo neocolonialista e non ci sorprende che la sua presidenza stia mostrando indifferenza e repressione nei confronti dei “gilet gialli”, le classi medie impoverite delle remote province francesi.
Né crediamo che i cosiddetti “sovranismi” e “populismi” possano in alcun modo rappresentare una alternativa alle tecnocrazie. L’attuale capo della Lega italiana, Salvini, non fa mistero di aspirare al presidenzialismo italiano e riceve consenso e sostegno da forze storicamente avversarie di ogni forma di federalismo e confederalismo, fra cui quei “Fratelli d’Italia” che vorrebbero addirittura abolire le regioni e le province autonome. Questi capi che vogliono restaurare la sovranità dei vecchi stati centralisti rappresentano la risposta sbagliata ai problemi strutturali dell’Eurozona e al deficit democratico delle istituzioni europee e internazionali.
Macron e Salvini si presentano come rivali, ma noi li vediamo in realtà molto simili nei loro atteggiamenti centralisti e autoritari, oltre che nella loro indifferenza, per esempio, nei confronti delle aspirazioni della Catalogna e della sorte dei prigionieri politici e degli esiliati catalani.
Noi non ci aspettiamo da tecnocrati europeisti o da ducetti sovranisti alcun rimedio ai problemi italiani ed europei, tantomeno ai guasti di una globalizzazione che è ecocida e genocida.
Noi crediamo in noi stessi, nella nostra azione decentralista, democratica, civile, sociale, ambientalista, per il bene di tutti, dappertutto.








domenica 2 dicembre 2018

Prossimità, questione cruciale del nostro tempo


La prossimità è una delle questioni cruciali del nostro tempo. Di certo lo è per noi qui in Toscana, ma crediamo che questa presa di coscienza vada ben oltre e sia in linea con una tendenza globale al decentramento.

Le iniziative culturali, economiche e sociali sulla prossimità si moltiplicano (pensiamo per esempio alle biennali della prossimità, di cui riproduciamo in questo scritto il bellissimo logo). Anche alcuni enti pubblici, organizzazioni e imprese stanno cambiando atteggiamento, tornando ad aprire sportelli, punti informativi, negozi di prossimità.

Per noi decentralisti e sostenitori di processi di autogoverno radicale, quella della prossimità è però ben di più che l'apertura di uno sportello o di un negozio più facilmente raggiungibili. Per noi la prossimità è molto di più: quando usciamo di casa dobbiamo trovare un vicinato, un rione, un quartiere, un paese, una comunità in cui esercitare responsabilmente i nostri doveri e riaffermare i nostri diritti.

Su di questo si basano le proposte di rivoluzione rionale a Firenze e di rivoluzione paesana in Toscana, in cui è impegnato il nostro Comitato Libertà Toscana.

La prossimità è una scelta politica rivoluzionaria.

Rivoluzionaria perché, in più di un senso, si deve tornare a una dimensione umana che abbiamo perso (come un pianeta, nella rivoluzione attorno al suo sole, torna sempre regolarmente dove era già stato).

Rivoluzionaria, inoltre, perché, per riportare una vita di vicinato in ogni comunità, avremo bisogno di una grande fantasia e di una capacità di ragionare controintuitivamente contro i conformismi della modernità (e contro l'ossessione moderna per la concentrazione di potere e ricchezze).

La prossimità è una scelta politica di resistenza ai guasti di una globalizzazione ecocida e genocida.

I bambini devono poter uscire di casa e andare a piedi a scuola.

I disabili hanno diritto di uscire e muoversi in un vicinato senza barriere architettoniche.

Si devono creare condizioni organizzative che consentano alla maggior parte degli adulti attivi di lavorare nel proprio borgo o comunque non troppo distante da esso.

Un centro sanitario, uno sportello civico, un punto di informazioni legali, devono essere raggiungibili a piedi, da tutti, ma in particolare dagli anziani, quelli che sempre meno useranno la macchina e ben poco anche la bicicletta.

In ogni quartiere e paesino ci devono essere palestre e piscine, sale di lettura, centri di ritrovo (le nostre care, vecchie case del popolo, i circoli parrocchiali, i bar di paese), secondo quanto è possibile e più confacente al territorio, con buon senso, con pragmatismo.

Ognuna di queste piccole comunità deve avere le sue piazze, le sue fontane, i suoi giardini, se possibile anche un piccolo bosco (con alberi lasciati invecchiare).

Ciascuna di queste comunità deve poter partecipare, quanto più direttamente possibile, alla propria raccolta rifiuti, alle necessarie politiche di decementificazione (abbattimento delle tante costruzioni inutili), alla cura di eventuali corsi e specchi d'acqua, alla gestione della produzione e della conservazione di energie rinnovabili.

Ciascun rione, quartiere, paesino, borgo, perché possa assumersi la responsabilità di tutto questo, deve potersi autogovernare, eleggendo direttamente i propri consigli locali, con regole semplici, fondate sul rapporto il più possibile diretto tra governanti e governati.

Si sta aprendo, attorno ai temi della prossimità, una nuova stagione politica. Non perdetevela.

sabato 17 novembre 2018

Contro centralismo e ignoranza


Contro centralismo e ignoranza, che sono sempre strettamente collegati, i movimenti decentralisti sono una delle poche speranze che abbiamo. Ovunque viviate e lavoriate, cercateci e dateci una mano. Se siete qui in Toscana, venite a lavorare con noi nel Comitato Libertà Toscana.



martedì 13 novembre 2018

I comuni sono enti autonomi



Dalla Costituzione italiana:

Articolo 114. La Repubblica è costituita dai Comuni, dalle Province, dalle Città metropolitane, dalle Regioni e dallo Stato. I Comuni, le Province, le Città metropolitane e le Regioni sono enti autonomi con propri statuti, poteri e funzioni secondo i princìpi fissati dalla Costituzione.

Lo riproduciamo qui, come memento per coloro che volessero aggirare la Costituzione, imponendo ad altri piccoli comuni toscani, che domenica scorsa, 11 novembre 2018, hanno votato NO alla fusione, una annessione forzata al comune vicino e più grande.

Per chi volesse saperne di più dell'impegno di Comitato Libertà Toscana al fianco dei comuni che hanno resistito alle unificazioni imposte dall'alto, invitiamo alla lettura di questo intervento, che a sua volta riporta altre testimonianze ed altri materiali.

Un grazie dal profondo del cuore a Michele Bazzani e Paolo Tacconi di Barberino Val d'Elsa, a tutti ma proprio tutti i comitati per il NO, a Sergio Staderini, a Simone Rimondi, a Marco Buselli, per l'impegno che hano profuso in questo dibattito politico ed elettorale.

Spero che qualcuno dei pochi che ci leggono, trovi il tempo e l'energia per lavorare su un progetto ambizioso: una rivoluzione paesana per tutta la Toscana.

PS: Che c'entra Gandhi? Ci piaceva riprodurre, come hanno fatto gli attivisti del NO alle fusioni, uno dei suoi più noti aforismi: prima ti ignorano, poi ti deridono, poi ti combattono, infine vinci. Di fronte alla prepotenza e alla supponenza con cui si sono volute imporre dall'alto le unificazioni dei comuni, l'unica risposta seria e lungimirante è la lotta nonviolenta per lo SWARAJ, un ideale di autogoverno radicale, di tutti, dappertutto.
 

Post più popolari degli ultimi 12 mesi

Argomenti solidamente piantati in questa nuvola:

1989 a touch of grace abolizione delle province e delle prefetture alternativa civico-liberale Anticolonialismo Archivio di Toscana Libertaria verso Toscana Insieme Archivio Gaymagazine autogoverno della Toscana basta cicche BijiKurdistan borghi e comuni bussini chi può creare valore come domare la spesa contro gli ecomostri contro il centralismo contro la dittatura dello status quo dalla mailing list di Toscana Insieme Dario Parrini decentralismo dialogo autogoverno Disintegration as hope don Domenico Pezzini ecotoscanismo Emma Bonino English Enrico Rossi eradication of poverty Eugenio Giani Eurocritica Fi-Po Link fine del berlusconismo Firmigoni gay alla luce del sole Gianni Pittella Hands off Syria Homage to Catalonia Hope after Pakistan Il disastro delle vecchie preferenze In difesa di Israele Inaco Rossi innocenza tradita Italia Futura la bellezza come principale indice di buongoverno Libertà in Iran libertino Lucca 2012 Mario Monti Matteo Renzi Michele Emiliano nonviolenza Ora e sempre resistenza ora toscana Oscar Giannino Peace Is Possible - War Is Not Inevitable popolano Prima di tutto la libertà primarie Primavera araba 2011 quattrini al popolo Queer Faith ricostruzione di una moralità pubblica riforma elettorale toscana rivoluzione liberale Roberto Giachetti Santa Cecilia sessantennio solidarietà toscana statuto pubblico dei partiti Stefania Saccardi The Scottish Side of History Too Big To Fail? Torre del Lago tradizioni e libertà Ugo di Toscana uninominale Vecchiano veraforza Via dall'Afghanistan vittime yes in my backyard