Uno diverso in Toscana, che crede, in questa nostra madreterra, in questa fugace vita, in qualcosa di diverso.

venerdì 8 dicembre 2017

Difendiamo la neutralità della rete



Ovunque continuano gli attacchi alla neutralità della rete e alla libertà di accesso di tutte le persone a tutti i siti.
I più prepotenti del mondo sono forse i grandi cancelli governativi della Cina che aprono e chiudono l'accesso ai siti secondo i capricci del tecnocrate di turno, arrivando a filtrare non solo risultati e dati, ma persino singole parole.
Seguono però, e da vicino, paesi fintamente democratici, membri degli organismi "europei" e della NATO, come la Turchia, dove l'accesso internet è filtrato e controllato.
Di recente abbiamo visto di cosa è stata capace la Spagna (come si vede nell'immagine), nel dare la caccia su internet ai siti indipendentisti e alle notizie sulla rivolta popolare nonviolenta del 1 ottobre 2017.
Purtroppo la prepotenza dilaga anche qua da noi, persino in Toscana, persino a Firenze, dove alcuni enti locali, con la scusa di proteggere la gente, si cimentano nel bloccare l'accesso ad alcuni siti, dalle reti wifi pubbliche.
E' chiaro che non vogliamo paragonare alle grandi censure politiche internazionali il divieto toscano di accedere a siti che trattano di gioco d'azzardo o di pedo-pornografia, ma purtroppo sono parte di una unica mentalità che è assolutamente sbagliata.
Non si può e non si deve, per nessun motivo, mettere in discussione la neutralità della rete con filtri di alcun tipo.
In particolare dobbiamo lottare contro tutti i filtraggi che vengono stabiliti attraverso algoritmi automatici, fondati sull'analisi dei contenuti.
Si parte, come succede a Firenze, con il chiudere l'accesso a una pubblicità erotica e si finisce con il proibire l'accesso a siti di informazione e autodifesa delle persone lgbt.
In poche parole si sa dove si comincia e non si sa dove ci si potrà fermare.
Questo non c'entra nulla con la lotta delle polizie locali contro i siti illegali o comunque pericolosi, o con la caccia ai criminali informatici. Non facciamoci confondere o imbrogliare.
La neutralità della rete è una garanzia di libertà per tutti, dappertutto, oltre che di creatività e quindi di sviluppo economico e sociale. Non scherziamoci sopra.
La risposta migliore che le persone e le comunità hanno per far fronte a ciò che di deteriore o di pericoloso si trova sul web, è quella che il cantante e comico toscano Lorenzo Baglioni da' in questo bel video anti-bufale:

https://www.facebook.com/lorenzo.baglioni/videos/1996727137273913/

La stragrande maggioranza delle infrastrutture e delle imprese che tengono in vita la rete internet è ancora concentrata negli Stati Uniti e proprio negli USA è in corso un'altra battaglia vitale per la difesa della neutralità della rete.
Il prossimo 14 dicembre 2017 si cercherà di forzare un voto per porre fine alla politica americana di difesa della neutralità della rete nella Commissione federale delle comunicazioni (FCC).
Il principale responsabile di questa minacciosa svolta è Ajit Pai, il presidente FCC nominato dall'amministrazione Trump.
Approfondite l'argomento qui:

https://advocacy.mozilla.org/en-US/net-neutrality/

http://www.industrytap.com/net-neutrality-danger-means/44383

https://www.theguardian.com/technology/2017/jul/11/what-is-net-neutrality-threat-trump-administration

https://www.facebook.com/job.christenson/posts/10159785016930422

Se potete, aderite a una delle campagne in rete per aggiungere la vostra voce a questa protesta.
Internet si è sviluppata come struttura anarchica, aperta, libera, che si autogoverna attraverso la cooperazione spontanea di enti pubblici, imprese private, associazioni e individui.
Non mettiamo in pericolo una delle poche globalizzazioni che sta veramente funzionando come moltiplicatore delle nostre potenzialità umane, contro ogni autoritarismo, contro ogni censura, contro ogni concentrazione di ricchezze e di potere.

domenica 26 novembre 2017

Verso una alternativa toscana?





Venerdì 24 novembre, al circolo Il Progresso, a Firenze, si sono riuniti in assemblea i ribelli della sinistra toscana. L'incontro è stato convocato dal combattivo Tommaso Grassi, capogruppo a Palazzo Vecchio di Firenze Riparte A Sinistra, insieme con Giacomo Trombi, Donella Verdi, oltre ad altri esponenti dei circoli e dei movimenti della sinistra fiorentina, fra cui l'ex consigliere regionale  Mauro Romanelli.
Perché c'è stata questa assemblea affollata, con oltre cento partecipanti?
E' stato un momento di rivolta in risposta alla crisi del processo di dialogo nazionale del Brancaccio, aperto dall'appello Falcone-Montanari.
Il processo popolare del Brancaccio aveva coinvolto partiti nazionali e movimenti locali, attivisti politici e centri sociali, ma è stato stroncato dalla decisione verticistica di tre piccoli partiti a sinistra del PD - MDP, SI e Possibile - di fare una loro lista unitaria, decisa da Roma, dal vertice. Una scelta che appare, alla base popolare fiorentina e toscana del Brancaccio e ai leader locali che hanno convocato la assemblea al circolo Il Progresso, una miope operazione di mera sopravvivenza politica degli attuali gruppi dirigenti.
A me pare che la comunità riunita venerdì sera sia in grado di contribuire a una vera alternativa democratica toscana, che è necessaria.
A moltiplicare, per esempio, le battaglie per il territorio come quella vincente di Sesto - senza con questo pensare che in politica sia necessario vincere sempre, per imporre una svolta politica e culturale.
Questa area alternativa, peraltro, è l'unica con cui siamo riusciti a dialogare profondamente su molti temi, in questo anno del dopo-referendum costituzionale, non ultime le conseguenze drammatiche dell'imposizione al paese del "Rosatellum-Fascistellum".
Oltre che con loro, ovviamente, dobbiamo cercare un dialogo con tante persone del civismo e con coloro che stanno partecipando ai Meetup dei Cinque Stelle (ma che sono liberi da ogni complesso settario), senza dimenticare che molte persone anche provenienti dal centro e dalla destra stanno aprendo la mente ai problemi posti dalla distruzione del territorio, allo smantellamento dei servizi pubblici universale, alle tendenze pericolosamente centraliste (e in definitiva autoritarie) che dominano a Roma e a Bruxelles.
Altrimenti che accadrà nei prossimi anni?
Andranno in parlamento dei deputati scelti solo dagli attuali vertici politici e continueranno a pioverci sulla testa leggi e provvedimenti sempre più tecnocratici e autoritari. La repubblica delle autonomie è in pericolo!
Andranno ai ballottaggi per l'elezione dei nostri sindaci toscani persone dei Cinque Stelle e delle destre, che forse riusciranno a battere i sindaci del "Sì". Si spera che siano brave persone, come è accaduto a Livorno, a Carrara, a Pistoia, ma essere brave persone in politica non basta. 
Per coloro che si interessano più profondamente alla politica fiorentina e toscana, suggerisco di ascoltare almeno i primi 90 minuti della cronaca audio dell'intera assemblea, che è disponibile su Facebook a questo link:
https://www.facebook.com/tommasograssi85/videos/10214064810080475/?fref=mentions&pnref=story.
Intorno al 64 minuto (1:04') c'è anche il mio breve saluto, che ho portato a nome del Comitato Libertà Toscana (http://www.comitatolibertatoscana.eu).
Noi crediamo in una alternativa toscana.
Noi ci siamo e ci saremo.
Coraggio.


domenica 12 novembre 2017

Emergenza democratica - Impegno contro la banda dei quattro




L'imposizione alla Repubblica della legge elettorale detta Rosatellum-Fascistellum crea una emergenza democratica.
Renzi, Berlusconi, Salvini e Alfano si sono costituiti come una vera banda dei quattro che mira al rafforzamento del proprio potere oligarchico.
I quattro e tutti coloro che con essi si alleano sono corresponsabili di una drammatica degenerazione della vita democratica della nostra povera Repubblica italiana.
Non sono più possibili candidature locali.
Non sono più possibili candidature indipendenti.
I ribelli, gli anticonformisti, i dissidenti all'interno di ciascun partito non sono più ammessi, perché senza il consenso del capo non c'è candidatura.
I tempi e le modalità di presentazione delle candidature e delle liste sono tali da consentire solo a ristrette cabine di regia nazionali di partecipare alle elezioni.
Ovviamente le coalizioni sono finte e meramente elettorali, ma questa non è una novità.
La banda dei quattro non vuole alcuna competizione.
Nessuno dei quattro si preoccupa nemmeno più se arriverà primo o secondo, o terzo, o ultimo.
Essi si sono solo organizzati per rientrare nel prossimo parlamento italiano con una squadra di fedelissimi servitori politici, che dovranno solo a loro la propria elezione o rielezione.
Si perfeziona progressivamente la rovina già iniziata con il Porcellum e con l'Italicum. Non c'è più la possibilità per i cittadini di scegliere nulla: né un rappresentante locale, né una lista politica, né un candidato premier.
Di fronte a questa emergenza democratica è necessario che tutti seguiamo e appoggiamo i ricorsi urgenti che i Comitati per la democrazia costituzionale stanno portando avanti.
Ma non basta.
Tutte le forze che hanno combattuto il Rosatellum e che condividono gli ideali democratici che ci hanno unito nel NO alla repubblica centralista e autoritaria lo scorso 4 dicembre 2016 devono riflettere seriamente sulla possibilità di partecipare alle elezioni con forme di desistenza e di collegamento tecnico.
I Cinque Stelle, le forze della sinistra, l'area del Brancaccio, eventuali residuali gruppi di centro e di destra che si sono sottratti alla dittatura della trimurti Berlusconi-Salvini-Meloni, le liste civiche, le forze territoriali (queste ultime le più colpite dal Rosatellum-Fascistellum), devono seriamente porsi il problema di partecipare alle elezioni aiutandosi e collegandosi, nonostante tutte le loro diversità e le loro idiosincrasie, con la coscienza che le prossime elezioni politiche del 2018 sono un altro referendum.
Da una parte oligarchie soddisfatte e autoreferenziali, dall'altra una popolazione in larga maggioranza stanca e sfiduciata, che infatti, in maggioranza, rinuncia persino all'esercizio del voto.
La situazione è così grave che ci coglie drammaticamente impreparati.
Svegliamoci.
Non tutto è ancora perduto.

sabato 4 novembre 2017

La legge elettorale salva-oligarchi





Il presidente Mattarella ha promulgato ieri la nuova legge elettorale, nota come Rosatellum, ma anche come Fascistellum, Renzianellum, Tavernellum.

Si è così introdotto un sistema che rafforza ancora di più una oligarchia.
Funzionerà più o meno così.
Intanto la presentazione delle liste sarà semplice solo per le forze nazionali e verticali, già rappresentate nell'attuale parlamento dei nominati.
Nei collegi uninominali, poi, le coalizioni di centrodestra e di centrosinistra potranno calare dall'alto candidati concordati fra i capi dei partiti maggiori, con qualche contentino per i capi dei partiti minori.
Il popolo di ciascun collegio uninominale, si dirà, potrò sempre respingere questi candidati imposti dall'alto e bocciarli... Sbagliato! Siccome quegli stessi paracadutati saranno anche presenti nelle liste bloccate della parte proporzionale, quelli più raccomandati ce li ritroveremo eletti lo stesso.
Al singolo elettore è lasciato solo un voto secco, uno solo per il senato e uno solo per la camera. Il voto disgiunto, che è possibile ovunque nel mondo ci siano sistemi misti in parte uninominali e in parte proporzionali, non è possibile.
Non ci sono tempi e modalità tecniche per rendere possibili le primarie, che ovviamente ai capi nazionali di queste coalizioni non interessavano affatto.
Non ci sono spazi per candidature indipendenti.
I ribelli e i dissidenti all'interno di partiti e coalizioni, saranno più facilmente esclusi.
Alle forze e alle liste locali è precluso l'accesso alla camera ed è reso drammaticamente più difficile l'accesso al senato.
Il nuovo sistema, in pratica, consentirà a pochissimi capi di decidere praticamente da soli i membri del futuro parlamento.
Nulla inoltre garantisce che le coalizioni non si sciolgano il giorno dopo le elezioni.
Il che significa che le forze più opportuniste, guidate da Renzi, Berlusconi, Alfano, con la complicità di Salvini e Meloni, ma anche di Pisapia e Boldrini, potranno:
- rientrare in parlamento anche se le loro liste dovessero andare male;
- governare in alleanza trasformiste anche se le loro temporanee coalizioni elettorali venissero sconfitte;
- rintuzzare ogni possibile novità politica che dovesse provenire dal basso.
Di fronte a questi meccanismi salva-oligarchia all'elettore insoddisfatto e ribelle non resta che un voto massiccio per le liste fuori da questo sistema: i Cinque Stelle, la Alleanza di sinistra, una possibile rete di forze autonomiste e locali.
Solo una partecipazione elettorale massiccia e un voto anti-sistema può far saltare questa degenerazione della repubblica italiana.
Ci stanno preparando un plebiscito, che ovviamente contano di vincere illudendoci che abbiamo la possibilità di scegliere fra Renzi e Salvini, fra Berlusconi e Pisapia.
Sapete cosa pensiamo?
Diamoglielo questo plebiscito, ma facciamo saltare il banco, votando in massa e votando solo per liste che siano fuori dal recinto dell'oligarchia.

 



sabato 28 ottobre 2017

La mite resistenza catalana


Diventare meno dipendenti è un cammino lungo e faticoso, incerto e rischioso.
Gli ultimi dieci anni di storia catalana ne sono solo una ulteriore conferma.
Si era arrivati a un risultato che avrebbe potuto essere duraturo, lo statuto di autonomia concordato del 2006 fra la Catalogna e il Regno di Spagna, ma poi il partito neofranchista di Mariano Rajoy ha iniziato a coltivare un tipico progetto di imprenditoria politica dell'odio: bloccare ogni sviluppo dell'autonomia, provocare continuamente le forze politiche e sociali della Catalogna; alimentare una retorica razzista contro i "ricchi e avidi" catalani; deriderli quando esercitano il loro diritto di non parlare in castigliano, o quando non lo parlano correttamente; solleticare in alcuni ceti sociali di recente immigrazione in Catalogna, che ancora usano lo spagnolo come lingua media, un odio sociale contro la lingua e la cultura della terra che li ha accolti.
I Catalani sono diventati per un governo reazionario e brutale un comodo capro espiatorio per distrarre i popoli di Spagna da tutto ciò che non funziona, oltre che dalle conseguenze della grande crisi del 2008.
Perché, di fronte a questo grande odio, i Catalani sono rimasti così miti, così civici e civili?
Perché la maggior parte di loro, essendo cittadini di una parte più aperta e progredita del mondo, sanno che il mondo sta andando da tutt'altra parte, una parte che corriponde alle loro più profonde attese.
Per questo possono permettersi di essere pazienti, mentre il governo Rajoy si avvia verso il tramonto.
Sempre più persone, dappertutto, non solo e non tanto per mantenere la propria diversità vernacolare - cosa peraltro sacrosanta - ma per avere più controllo sulla propria vita, per partecipare più attivamente nella propria società, per sentirsi maggiormente sovrane nel proprio territorio, vogliono semplicemente e inesorabilmente maggior autogoverno.
Il decentralismo è e sarà sempre di più il tema dei nostri tempi. 
Lo scontro fra un potere statale miope e reazionario, quello di Madrid, e una cittadinanza aperta al mondo che sente e respira la tendenza globale al decentralismo, quella della Catalogna, non potrà che risolversi in favore della seconda.
Stiamo assistendo a una grande insurrezione popolare nonviolenta, che come tutte le rivoluzioni gandhiane, alla fine, mostrerà la sua veraforza. 
Intanto noi, da subito, facciamo quello che possiamo per sostenere la nuova repubblica europea di Catalogna, proclamata appena ieri.
Su questo, siamo fieri e orgogliosi di quanto sta facendo il Comitato Libertà Toscana.
Non illudiamoci che sarà facile, né breve, ma non dubitiamo della reale forza sociale che sta agendo: la tendenza universale al rafforzamento dell'autogoverno per tutti e dappertutto.
In queste ore complicate, vogliamo onorare una persona che ci pare incarni al meglio i sentimenti della stragrande maggioranza dei catalani e anzi di tutte le persone che amano la libertà propria e altrui.
E' la deputata catalana Angels Martinez Castells, una vecchia professoressa, eletta dall'area di Podem (non indipendentista, ma attaccata a principi di democrazia deliberativa al più basso livello possibile). Questo il suo ultimo splendido cinguettìo:

La professoressa Castells la avevamo già notata. Qualcuno di voi la ricorderà quando in un altro giorno cruciale, quello della convocazione del referendum di autodeterminazione della Catalogna, si era fatta notare per questo atto piccolo ma significativo:
*
 

Angells Castells è l'emblema dello spirito libero e repubblicano dei Catalani, la cui mitezza, il cui senso di realismo, la cui scelta di gradualità e disponibilità al dialogo, non deve essere scambiata per debolezza.
Per concludere, esprimiamo il nostro forte incoraggiamento al presidente Carles Puigdemont, che ancora oggi ha voluto parlare con pacatezza di una ferma opposizione democratica alle ingiustizie provenienti da Madrid.
Il mondo, caro dottor Puigdemont, la riconoscerà presto come primo presidente della nuova repubblica catalana, oltre che come 130° presidente dell'antica Generalitat (una istituzione che è più vecchia dell'attuale Regno di Spagna e che per l'appunto gli sopravviverà).
Gli stati centrali e centralisti sono giunti al termine della loro corsa.
Le forme di autogoverno locale, sono espressione diretta della nostra umanità e lo saranno sempre di più.
Viva la nuova repubblica di Catalogna, libera e sovrana.






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