Uno diverso in Toscana, che crede, in questa nostra madreterra, in questa fugace vita, in qualcosa di diverso.

sabato 14 settembre 2019

Vigna o pioppo, movimenti o piramidi




Sono ormai pericolosamente vicino a compiere quarant'anni di attivismo, considerando che, come giovanissimo studente a Prato, partecipavo già alle assemblee e alle istituzioni dell'autogoverno scolastico.
Per tutta la mia vita non ho mai esitato ad appoggiare tanti movimenti nati dal basso, dalle persone comuni, dalle minoranze, dai diversi, dagli oppressi, dagli ultimi, dalle periferie di tutto il mondo: le istanze autonomiste, decentraliste, di autogoverno; l'anticolonialismo (anche contro i colonialismi interni ai grandi stati); le lotte contro i partiti unici e le partitocrazie; i movimenti per il disarmo e contro il mercato delle armi; le lotte anti-nucleari; le liste verdi autonome e autonomiste (con cui ho fatto una breve ma significativa esperienza come consigliere comunale di opposizione a Prato, nel 1990-1992); la resistenza degli antiproibizionisti; i comitati ambientalisti; le iniziative di risveglio civile contro le mafie; le liste civiche; il rifiuto di monopoli e parassitismi burocratici e plutocratici; l'impegno contro tutte le discriminazioni; i movimenti per la democrazia locale e contro tutte le concentrazioni di potere e di ricchezze a livello toscano, italiano, europeo e globale.
La mia storia non è quella di un vincente, anzi, ho accumulato molti errori personali e sofferto, insieme alle comunità di cui ero parte, per lo più sconfitte.
Tra gli errori, che ammetto sinceramente, quello di aver seguito, a tratti, alcuni "leader" nazionali, carismatici e mediatici, di cui magari non condividevo tutto, ma che credevo potessero svolgere nella Repubblica italiana una funzione in qualche modo "maieutica".
Tra gli aspetti positivi, rivendico di aver saputo dialogare e costruire percorsi concreti di cambiamento con persone di ogni classe sociale e formazione culturale, ben oltre quelli che (una volta) erano gli angusti recinti di sinistra, centro e destra. Le persone di animo libertario hanno sempre molto da dirsi, indipendentemente dalle loro antiche appartenenze partitiche.
Tutte queste rivolte, a cui nel mio piccolo ho contribuito, non sono affatto state domate, sia chiaro, perché esse non sono un fenomeno sovrastrutturale.Decentralismo e autonomismo, civismo e ambientalismo, che hanno già scritto belle pagine di storia, sono qui per restare e durare, perché sono l'unica strada per fermare la distruzione del pianeta e per assicurarci che lasceremo alle generazioni future una vita degna di essere vissuta.
Animo quindi e, per i pochi che mi leggono, un modesto suggerimento.
Non lasciate mai che il vostro movimento autonomista, civico, ambientalista, venga assogettato a un vertice (italiano, o europeo, o magari mondiale).
Questo errore è già stato fatto da mille altri movimenti della storia contemporanea e, in ultimo, nella Repubblica Italiana, anche dai movimenti se-dicenti populisti (dal più grosso, i Cinque Stelle, ai mille altri più piccoli, fino ai più recenti rivoli neo-sovranisti).
Purtroppo vedo che taluni ancora aspirano a fondare e formare sempre nuovi movimenti "nazionali" od "europei", perché pensano che ci si debba lanciare alla conquista dei centri decisionali di Roma, Milano, Francoforte e Bruxelles.
Peccato che, se il movimento diventa una piramide, esso diventi strutturalmente simile alle altre piramidi della modernità.
Anche quando ne conquista il vertice, invece che cominciare a smontarle, si pone a capo di esse.
Emblematica e oltremodo triste, per esempio, è la parabola leghista. Partirono per abolire i prefetti e hanno finito per mettersene a capo, occupando a lungo, in più occasioni negli ultimi vent'anni, il Ministero degli Interni.
Anche il grillismo, per citare uno degli ultimi e forse più importanti tentativi di assalto alla cima delle piramidi, ha fallito perché non ha resistito alla tentazione di essere esso stesso una organizzazione piramidale (e persino più opaca di tante altre).
Di Gandhi è ben noto un importante aforisma: 
“Il mezzo può essere paragonato a un seme, il fine a un albero; e tra mezzo e fine vi è esattamente lo stesso inviolabile nesso che c’è tra seme e albero.”
Noi in Toscana si potrebbe dire, più alla buona, che il pioppo non fa uva.
Un movimento verticale non produrrà mai una società più orizzontale.
Un movimento centralizzato non voterà mai riforme decentraliste.
Un movimento autoritario non aiuterà mai la società a diventare più libera e più responsabile.
Un movimento che indice plebisciti dall'alto, ancorché elettronici, non consentirà reale capacità di elaborazione, proposta e decisione dal basso.
Un movimento che persegue la propria vittoria maggioritaria e solitaria, magari con l'elezione diretta del proprio capo come "uomo solo al comando" di vasti territori, dominerà attraverso l'invasione mediatica, ma non saprà mai ascoltare, includere, mediare.
Cercare di vincere senza sentire la necessità di convincere, non funzionerà, se non attraverso scorciatoie autoritarie in stile Ungheria o Turchia.
Non avremo l'uva dal pioppo, care poche persone che mi state leggendo.
Ci occorre una vigna, una struttura molto più reticolare e orizzontale!
Per avviare i profondi cambiamenti civici e civili, una svolta ambientalista, una economia e una società più a misura di bambini e di vecchi, di animali e di alberi, per cui lottiamo da una vita, occorrono grande pluralismo culturale, ampia partecipazione popolare, la fine della concentrazione di potere, ricchezze e tecnologie (che non sono mai neutrali!), l'autogoverno di tutti dappertutto.
Questo è ciò per cui lottano, in Europa e nel mondo, tutti gli autonomisti e i decentralisti, dalla Patagonia a Hong Kong, da Bougainville al Vermont, da Portorico al Kurdistan, dal Somaliland al Kashmir, così come, più vicino a noi, in Scozia, Catalogna, Corsica, Sardegna.
Noi di Comitato Libertà Toscana, insieme a tante altre realtà autonomiste, civiche, ambientaliste, a partire da Libera Firenze, vogliamo essere piccole viti della vigna, non pioppi (non importa quanto alti e maestosi).
A tutti chiediamo di fare rete per una Toscana dei territori, una Repubblica delle Autonomie che ritorni (almeno!) fedele alla sua Costituzione, una Europa delle regioni, un mondo liberato dal pensiero unico, dalle ideologie dell'austerità, dalle catene dei debiti, dalla cultura di massa, dal consumismo, dal globalismo, livellamento globalista, dallo sfruttamento ecocida e genocida.
Incontriamoci, conosciamoci, mettiamoci al lavoro, insieme.
Le viti non si fanno ombra l'un l'altra e tutti gli operai di una vigna hanno gli stessi doveri e ricevono la stessa ricompensa.


Mauro Vaiani Ph.D.
blogger di Diverso Toscana
attivista e presidente di Comitato Libertà Toscana - CLT
attivista di Libera Firenze

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giovedì 29 agosto 2019

La fine dell'ennesima illusione centralista



Ci sono tante persone, in tutti i territori italiani, che sono veramente affamate e assetate di cambiamento. A seconda della loro classe sociale e cultura politica personale, si sono mosse a milioni per votare dei "leader" pompati da grandi bolle mediatiche: Renzi, Grillo e infine Salvini, per citare solo le più recenti meteore.
Però non ha funzionato.
E' mia modesta opinione che non abbia funzionato perché, semplicemente, la risposta ai problemi posti dalla concentrazione di ricchezze e di potere nella globalizzazione e nella Eurozona, non può essere risolta da una diversa concentrazione, cioè, per esempio, nel ritorno alla "sovranità monetaria" italiana.
Non c'è una "soluzione italiana" ai problemi, perché essa finirebbe per essere, ancora come in passato, centralista e autoritaria, oltre che neocolonialista (contro i nostri stessi territori italiani più deboli e, ancora una volta, contro i territori africani).
Le istanze critiche contro lo status quo - per esempio contro l'imperialismo americano, il neocentralismo eurocratico, le disfunzioni della Eurozona, l'insensatezza dei proibizionismi, la lentezza con cui affrontiamo i problemi ambientali, la burocrazia, il declino di tutti i servizi pubblici, l'oppressione giudiziaria, la distruzione degli ascensori sociali, il degrado di tutte le periferie urbane del paese, l'abbandono dei beni culturali e ambientali, le ingiustizie e gli azzardi morali con cui ci rapportiamo ai migranti - devono trovare ascolto, prima di tutto, attraverso la ricostruzione delle capacità di autogoverno locale di tutti i territori italiani.
Anche perché, ciascun territorio, con i propri leader locali - eletti, sperabilmente, con modalità più democratiche - certamente vive questi problemi in modo diverso e darà ad essi SOLUZIONI DIVERSE. 
Capisco, in particolare, il senso di delusione e frustrazione che attraversa un vasto fronte - eterogeneo e trasversale - che qualcuno chiama "sovranista", ma tutti i critici del globalismo e della c.d. eurocrazia, devono aprire la loro mente e il loro cuore a un più radicale decentralismo, agli ideali federali e confederali, all'Europa delle regioni. Devono cominciare a guardare alla Svizzera, non all'Ungheria. Devono trovarsi leader locali rispettabili, non invocare Putin o Trump. Devono sviluppare progetti, non rifugiarsi nella frustrazione del complottismo.
Avrei un appello, in particolare, per una persona come Claudio Messora, che con il suo videoblog https://www.byoblu.com/ ha svolto un ruolo straordinario nel dare voce a molti intellettuali e attivisti critici nei confronti del "mainstream". Ora che è crollata l'ennesima illusione centralista, con la fine della collaborazione tra Cinque Stelle e Lega salviniana, si aprino nuovi spazi alle forze, come il Comitato Libertà Toscana e tutte le forze sorelle della famiglia del decentralismo e dell'autonomismo.
I decentralisti lottano ripristinare la dignità e l'autogoverno di tutti, dappertutto.Queste forze lottano contro la padella eurocratica ma non per farci cascare nella brace nazionalista.

giovedì 22 agosto 2019

Dal Basta Euro Tour al brusco risveglio dei no-Euro orfani di Salvini



Abbiamo sempre rispettato e in larga parte condiviso le critiche di fondo che si fanno all'Euro, all'Eurozona, agli attuali trattati europei, al pareggio di bilancio, all'austerità astratta e assurda. Quelle serie, però, non strumentali come invece sono stati quelli del finto "Basta Euro Tour" della Lega, dal 2014 fino a poco prima di salire al governo con i Cinque Stelle.

Su questo essere no-Euro a parole si è basata una parte del successo della Lega e dei Cinque Stelle. Lo stesso spostamento dei consensi dai Cinque Stelle verso la Lega, occorso lungo tutto l'anno che hanno governato insieme, dal 4 marzo 2018 (elezioni politiche) al 26 maggio 2019 (elezioni europee) è stato dovuto in buona parte, secondo noi, alla apparente maggior coerenza anti-Euro della seconda, rispetto ai primi. Infine, non crediamo di dire una cosa particolarmente originale, se facciamo notare che, appena la Lega di Salvini si è riavvicinata a Berlusconi e a Tajani, sia finita quella che era una vera e propria luna di miele tra la Lega e tutti gli anti-Euro, con conseguenze elettorali che saranno prevedibilmente negative. Essere anti-Euro, insomma, elettoralmente parlando, qualcosina rende. Essere conseguenti e coerenti, per cambiare veramente l'Eurozona o addirittura uscirne, è tutt'altro discorso, evidentemente.

La Lega di Salvini è stata particolarmente efficace, come recipiente politico dei sentimenti anti-Euro, proprio perché non è mai apparsa monotematica (e quindi monotona). Ha miscelato il tema no-Euro con l'apparente ascolto di altri bisogni popolari (come, per esempio, fermare la tassazione delle piccole partite IVA, bloccare l'immigrazione clandestina, investire di più sulla famiglia, garantire più sicurezza nelle periferie, e così via).

Ha provato anche - e fino a oggi ci era quasi riuscita - a ingannare l'intero paese fingendosi ancora autonomista mentre ormai si era già trasformata - ben prima dell'avvento di Salvini intendiamoci - in una macchina politica stato-nazionalista, grande consumatrice di denaro pubblico e avida di posti di potere, che sono ancora, in larghissima parte, concentrati a Roma.

Il sogno sovranista che gli anti-Euro hanno proiettato su Salvini era, ci pare, grosso modo questo: raggiungere la maggioranza elettorale nel paese, cavalcando tutti i temi populisti disponibili; una volta giunti al potere con Salvini, spendere in deficit fino a provocare una crisi con le attuali istituzioni europee e con i mercati internazionali; infine, uscire dall'Euro, a seguito della crisi. Semplifichiamo troppo? Non ci pare.

Credo che i sovranisti debbano risvegliarsi presto da questo sogno, perché un progetto del genere, se gestito da nazionalisti e centralisti italiani, si rivelerebbe semplicemente un incubo. Anche se fosse possibile - e non lo è - tornare in una notte dall'Euro alla Lira, tutte le immense ingiustizie e diseguaglianze, sociali e territoriali, di questa nostra Repubblica, resterebbero lì e anzi si ingigantirebbero.

La Lega e Salvini (tanto meno i suoi alleati effettivi e potenziali, dalla Meloni a Toti) NON sono minimamente attrezzati a gestire, Euro o Lira vigendo, ingiustizie e disuguaglianze, così come molte altre cose.

Si sono mostrati, in decenni che sono stati al potere, inetti nella gestione delle catene del debito pubblico, della riforma bancaria, dei problemi finanziari europei e internazionali posti dalla globalizzazione.

Non hanno mai dimostrato autentica comprensione della gravità dei problemi ambientali, come hanno dimostrato con il loro arroccamento sul feticcio TAV e con il loro appoggio a molte altre opere inutili.

Sono privi di una visione seria e responsabilizzante sulle autonomie e, come è noto, chi non riesce a fare decentralismo, prima o poi, diventa subalterno al peggior centralismo, anche per auto-giustificarsi della propria incompetenza e mancanza di determinazione politica.

In pratica, su materie drammatiche (che resterebbero tali anche se davvero potessimo passare in una notte dall'Euro alla Lira, ripetiamolo), come debito, ambiente e autonomie, queste forze brancolano nel buio oppure, peggio, se conquistassero davvero il potere, ci porterebbero letteralmente a sbattere.

Di certo non scriviamo questo in difesa delle forze dello status quo (che sono peraltro annidate in tutti i maggiori partiti italiani e italianisti), ma solo per suscitare nelle persone che parlano di "sovranità monetaria" un sano ripensamento anti-centralista e anti-nazionalista.

Abbiamo bisogno di riprenderci potere da Bruxelles, ma non per riportarlo nelle prefetture e nei ministeri, i quali, dei nostri territori e delle nostre città, sono stati, sono e saranno sempre prevaricatori.



martedì 20 agosto 2019

Smascherato un altro leader centralista...



Dopo Berlusconi e Bossi, dopo Prodi e i suoi epigoni, dopo Monti e i suoi professori-vampiri, dopo Renzi e il suo "giglio magico", dopo Beppe Grillo e il suo "capo politico" Di Maio, questa crisi ferragostana ha smascherato un altro leader centralista... L'ultimo... Il Salvini, il #CapitanFracassa dei neonazionalisti italiani... Il problema è che presto il sistema del #centralismo troverà un nuovo campione, perché ne hanno bisogno per difendere, con il coltello tra i denti, una assurda concentrazione di ricchezze e di potere.

Comunque per oggi respiriamo un momento di sollievo. Il centralismo non funziona e possono inviare anche Superman o Nembo Kid a incarnarlo, ma non funzionerà mai.

Una parola di rispetto per Giuseppe Conte, che è anche lui un leader centralista, ma, come dire, dal volto umano:



sabato 10 agosto 2019

Ignoranza al potere





La XVIII legislatura, caratterizzata dalla collaborazione di governo tra Cinque Stelle e Lega, sta per terminare. Non crediamo che sarà rimpianta, dal punto di vista della produzione normativa, come per altro nessuno rimpiange la XVII e le sue leggi "renzianissime".

Uno dei provvedimenti giunto quasi alla fine del suo iter è la legge costituzionale che riduce sia il numero dei deputati (cosa per molti aspetti sensata e da anni aspirazione diffusa) che quello dei senatori (cosa molto più discutibile, secondo questo blog).

Assistiamo, a margine delle discussioni e delle liti di questa metà d'agosto 2019, a una strana manifestazione d'ignoranza, che ci rende un po' tristi.

Tutti i media e, secondo i media, gran parte dei politici, attribuiscono al quarto e ultimo voto confermativo della legge costituzionale, previsto per il 9 settembre, il valore di blocco salvifico della situazione politica.

Siccome la nuova legge avrebbe tempi piuttosto lunghi, prima di entrare in vigore, e poi altri tempi tecnici per la sua attuazione, questo basterebbe, si legge dappertutto, per fermare la macchina delle elezioni anticipate...

Ma non è vero! Non esiste da nessuna parte! Come possono, giornalisti e politici, essere così ignoranti da non sapere cosa accade quando si approva una legge costituzionale, nelle more della sua effettiva entrata in vigore?

Accade semplicemente che tutto continua a funzionare secondo le vecchie regole e nessun processo politico della Repubblica può essere fermato.

Auguriamo a coloro che vogliono ridurre il numero dei parlamentari di farcela a votare per la quarta e ultima volta il loro progetto di legge, ma si scordino - loro e i media - di poter raccontare la storia che questo possa fermare le elezioni anticipate.

La nuova legge eventualmente approvata non potrà entrare in vigore subito e quindi si andrà, semplicemente, a votare per eleggere una camera e un senato con il numero di componenti attualmente previsto.

Le nuove norme, se mai entreranno in vigore, verranno applicate alla XX e non alla XIX legislatura.

Se questo sia un bene o un male, lo lasciamo giudicare ai nostri pochi lettori. Però l'ignoranza rivelata da questa confusa discussione mediatica tra persone di potere e che sono al potere, inquieta, non trovate?

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