Uno diverso in Toscana, che crede, in questa nostra madreterra, in questa fugace vita, in qualcosa di diverso.

mercoledì 31 ottobre 2012

100 giorni decisivi, prima delle elezioni, non dopo...


Ci siamo incontrati ieri a Firenze, a parlare dei prossimi 100 giorni, quelli decisivi per la formazione di una rinnovata offerta politica nazionale per le elezioni del 2013.

C'erano i giovani di spirito, i puri di cuore, le donne, i quarantenni, gli innovatori, coloro che vengono emarginati e penalizzati dal declino, dalla corruzione, dal fallimento delle attuali elite politiche.

Si sono ritrovate persone che credono che, oltre a PD, PDL, centristi, Cinque Stelle, occorra presentare una lista civica nazionale popolare e liberale, immoderata e riformista, che sia formata da alcune centinaia di candidati totalmente estranei allo status quo, totalmente nuova rispetto al personale politico del passato e del presente.

Una lista che sia caratterizzata dalle intuizioni originarie di Nicola Rossi, Montezemolo, Giannino e di altri:

1) - abbattere il debito, subito, dismettendo caserme e privatizzando aziende e enti pubblici, a partire dalla RAI;

2) - eliminare privilegi come le pensioni retributive (quelle regalate dalla Repubblica, non guadagnate con i contributi) superiori al reddito medio procapite e abbassare subito gli stipendi e vitalizi dei politici e dei burocrati che guadagnano più del presidente Obama;

3) - liberalizzare e detassare subito il lavoro, a cominciare da quello dei più disperati, cioè giovani, donne, disoccupati e sottoccupati intellettuali, cinquantenni espulsi dalla contrazione del manifatturiero;

4) - abolire subito province, prefetture e tutta una teoria di uffici e direzioni provinciali, favorendo nello stesso tempo l'unificazione, dal basso, dei comuni;

5) - fare subito le riforme costituzionali mature da trent'anni, dall'eliminazione del bicameralismo alla giustizia.

Non ci bastano più le "narrazioni" generiche: il dialogo laici-cattolici, la riunificazione dei moderati, la necessità di fermare il populismo... Non ci basta più neppure Monti, anche se sicuramente vorremmo che i prossimi leader avessero il suo stile e la sua competenza.

Vogliamo rinnovare la politica nei metodi e negli stili, lavorando sodo per avere una selezione del personale politico dal basso, fondata, qui e ora, sulla consultazione dei cittadini che sostengono e finanziano queste nuove reti civiche.

Vogliamo subito l'abolizione immediata di ogni finanziamento pubblico ai partiti.

Per il futuro vogliamo collegi uninominali e primarie istituzionalizzate e obbligatorie per tutti.

Abbiamo sentito le voci di giovani, provenienti da cinque realtà che possono cambiare la politica, non solo a Firenze, non solo in Toscana e in Umbria. Non ci accontenteremo di niente di meno.

Le cinque reti civiche e politiche presenti hanno lanciato un segnale di dialogo e unità fra di loro. Hanno dichiarato di accettare le sfide che ci vengono dalle primarie del PD (ma anche da quelle del PDL e dalle consultazioni online di Grillo). Si sono impegnate a fare qualcosa di nuovo, di insperato, di immoderato, di civico e di civile, di popolare e liberale.

Non era con noi, purtroppo, per motivi di salute, Emiliano Lascialfari, contadino, consigliere comunale della Lista Civica per Barberino del Mugello. C'erano invece:
- Lapo Cecconi, imprenditore, responsabile regionale giovani di Italia Futura Toscana
- Giordano Masini, imprenditore e blogger, coordinatore di Fermare il Declino Toscana-Umbria
- Marco Faraci, ingegnere, opinionista, di ZeroPositivo
- Elisa Sassoli, ricercatrice universitaria e scrittrice, di Spirito Libero
- Gabriele Scalini, insegnante, Labduepuntozero (http://www.labduepuntozero.com), una espressione dei giovani di Italia Futura

L'incontro è stato moderato da Leonardo Cipriani, imprenditore e attivista civico-liberale fiorentino. All'organizzazione hanno lavorato i giovani di Italia Futura, Alessia Carovani (del direttivo IF Prato) e chi scrive su questo blog.

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martedì 30 ottobre 2012

Per un rinascimento elbano


Elbareport.it ha pubblicato il mio contributo su un possibile rinascimento elbano: rinascita di tutti i borghi, all'interno di un comune unitario più forte. Ne sono molto onorato. Quello dell'unificazione dei piccoli comuni, nella salvaguardia dell'identità, della bellezza, dell'abitabilità di ciascun borgo, è il tema che mi sta più a cuore, in questo momento del mio impegno culturale e civile per la Toscana. Ho sviluppato la mia riflessione anche grazie al bel confronto avuto con tutti i partecipanti all'incontro di studio promosso all'Elba da Italia Futura. Visitate http://www.elbareport.it e leggete la mia riflessione.

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A distanza di tre anni, pubblichiamo qui il testo pubblicato da Elbareport (NdA, 2 ottobre 2015)



Borghi autonomi per una comunità più forte

Una riflessione sull'isola d'Elba in vista dello storico referendum del 2013


di Mauro Vaiani *


Il referendum sull'unificazione degli otto comuni dell'isola d'Elba sta provocando un dibattito vibrante e serrato. I cittadini devono sovranamente prendere una decisione di portata storica, che avrà conseguente importanti anche nel resto della Toscana e oltre.
La proposta del comune unico dell'Elba è un tentativo coraggioso di fare qualcosa in un paese in cui non si riesce a riformare nulla. E' sicuramente un tentativo concreto di ridurre gli sprechi e le duplicazioni della burocrazia, stando però bene attenti a non sacrificare la democrazia e il pluralismo.
L'Elba ha poco più di 30.000 abitanti residenti, sparsi su un territorio di circa 220 kmq. Senza entrare nel merito delle ragioni e delle vicende storiche e politiche che hanno portato l'isola a essere, fino a oggi, amministrata da otto diversi comuni, riflettiamo insieme sulla attuale conformazione di queste otto circoscrizioni comunali.

Gli otto comuni attuali

La prima cosa da sottolineare è che esiste una notevole differenza fra il comune di Portoferraio e gli altri sette.
Portoferraio, da solo, con circa 12.000 abitanti, contiene quasi la metà dei residenti dell'isola, diffusi su un quarto del territorio isolano. Secondo Wikipedia, attorno al capoluogo si conterebbero oltre una trentina di frazioni e località. E' una frammentazione, magari solo toponomastica, di cui si dovrebbe tenere maggior conto, nella riflessione sul comune unico.
Gli altri sette comuni sono comunità più piccole, ma con una loro complessità, che deve essere ben compresa.
Cinque di essi sono comunità composte da più frazioni:
- Capoliveri, 4.900 abitanti, composta dal borgo-capoluogo e da una frazione;
- Campo nell'Elba, 4.500 abitanti, borgo-capoluogo e quattro frazioni;
- Rio Marina, 2.300 abitanti, borgo-capoluogo e una frazione;
- Rio nell'Elba, 2.300 abitanti, borgo-capoluogo e tre frazioni;
- Marciana, 2.200 abitanti, borgo-capoluogo e quattro frazioni.
Solo due comuni sono costituiti e caratterizzati da una comunità raccolta in un unico paese:
- Porto Azzurro, 3.500 abitanti;
- Marciana Marina, 2.000 abitanti.
Ritroviamo analoga frammentazione, per fare un esempio, nella conformazione della diocesi cattolica di Massa Marittima-Piombino, la quale registra due vicariati e quindici parrocchie (le chiese aperte al culto e che quindi raccolgono una vita comunitaria, sono di più).
I veri conoscitori del territorio ci perdoneranno alcune ingenuità - o magari vere e proprie imprecisioni - in questa descrizione sommaria. Ciò che ci preme in questa sede è solo richiamare l'attenzione dei lettori sulla realtà che l'isola d'Elba non è divisa in soli otto comuni, ma è una comunità di comunità più piccole ben più complessa.
Decine di borgate, paesini e località, formano il tessuto umano e sociale dell'Elba. Per interpretarla meglio, suggeriamo due parole chiave, borgo e comunità, parole che hanno una importanza decisiva nella storia del nostro territorio.

Borgo e comunità

Con la parola borgo intendiamo una dimensione sociale minima, raccolta attorno a una storia, una piazza, una chiesa, un cimitero, una scuola, un posto di polizia, una presenza commerciale.
E' una dimensione che nelle aree urbane corrisponde ai quartieri e alle borgate, nei territori rurali, montani e costieri, invece, alle frazioni e ai paesini.
Questa vita comunitaria in un borgo a misura d'uomo fa parte integrante del nostro stile di vita, della nostra civiltà elbana, toscana, italiana ed europea. Non è nostalgia del passato. E' necessaria oggi. E' un patrimonio da consegnare, trasformato e valorizzato, alle generazioni future.
I borghi, però, non sono autosufficienti e non hanno mai inteso esserlo, nella storia. Hanno sempre fatto parte di una rete territoriale più ampia.
I quartieri e le borgate di una periferia, come è ovvio, si considerano parte integrante della loro città. I paesi di un territorio rurale, montano, o isolano come quello dell'Elba, si sentono anch'essi parte di una comunità più ampia.
I comuni toscani emersi dalle riforme lorenesi, per esempio, ma anche i tre comuni elbani storici dello Stato dei Presidi - Marciana, Rio e Capoliveri - avevano e hanno ancora proprio questo tratto in comune: sono comunità territoriali che uniscono molti borghi fra di loro.
Sono eccezionali i casi di comuni come Porto Azzurro e Marciana Marina, composti da un unico borgo. Questi piccolissimi comuni composti da un solo borgo sono creazioni politiche della fine del XIX secolo, frutto di iniziative di frammentazione, che non possono essere liquidate solo come obsoleto campanilismo, perché esprimevano anche un orgoglioso e sano civismo locale, ma che sono tuttavia occorse in un mondo totalmente diverso dal nostro.

Il borgo da salvare

Nella modernizzazione, fra tanti progressi, abbiamo perduto tanta sapienza, tanta bellezza.
La cementificazione del territorio è andata oltre il ragionevole. Le infrastrutture sembrano violentare il territorio, senza migliorarne l'abitabilità. Il declino economico e sociale si manifesta nelle condizioni del patrimonio stradale ed edilizio, pubblico e privato.
Tanti borghi in pregiate località, anche all'Elba, sono stravolti e imbruttiti. Tanti borghi rurali e montani sono stati condannati dallo spopolamento. Tante periferie sono anonime, brutte, ingolfate, tanto da rendere difficile ai residenti identificarsi e sentirsi realizzati in una vita di borgo.
Eppure le speculazioni e gli errori economici e ambientali non hanno davvero fatto scomparire la necessità umana di una vita raccolta in borghi riconoscibili, vivibili, accoglienti.
Se l'antica rete di borghi è stata stravolta, il suo aggiornamento, la sua ricostruzione, la valorizzazione dei borghi antichi e l'abbellimento di quelli nuovi, sono processi vitali per il futuro della qualità della vita sui nostri territori.

Quale dimensione comunitaria

Ovviamente il rapporto fra il borgo e il comune-comunità in cui è inserito, richiede un aggiornamento, un adeguamento alle attuali realtà economiche, sociali, culturali, spirituali, tecnologiche.
Può essere che alcune porzioni del comune di Portoferraio abbiano bisogno di essere valorizzate, come veri borghi autonomi, e non considerate solo una periferia?
Forse in alcuni comuni elbani ci sono frazioni neglette, rispetto al borgo-capoluogo, a causa dei limiti finanziari e organizzativi del piccolo comune?
E' possibile che borghi oggi posti in comuni diversi - per esempio Rio e Rio Marina, Capoliveri e Porto Azzurro, Marciana e Marciana Marina - possano aver bisogno oggi di maggiore sinergia che in passato?
Possiamo far notare che, se fosse unita in un comune unico, l'isola d'Elba sarebbe fra le più importanti amministrazioni locali della Toscana? Nella nostra regione, infatti, solo una ventina di comuni superano i 30.000 abitanti.
Gli Elbani stanno conducendo una riflessione approfondita, su questi temi, che sono decisivi per il loro futuro. Di certo è necessario un rinascimento elbano, una grande stagione civica e civile di rinascita di ciascuno delle decine di borghi dell'Elba, non certo dei soli otto borghi-capoluogo.
Riepilogando: primo, i borghi non sono solo un'eredità del passato, ma una necessità vitale del presente e i territori dove la cementificazione ha distrutto la trama dei borghi sull'ordito del territorio, devono seriamente pensare a ricostituirla; secondo, i borghi nel futuro, esattamente come nel passato, devono continuare ad appartenere a una comunità-rete, che li valorizzi e li protegga, fornendo loro quei servizi, come per esempio l'istruzione superiore, o lo stoccaggio dei rifiuti, o un sistema di trasporti pubblici, che sono naturalmente destinati a un intero territorio, non a un singolo borgo.

Protagonisti, non periferici

Per la salvaguardia dei borghi, per la riqualificazione e il recupero del patrimonio naturale che è stato violentato, per approfittare dei cambiamenti culturali e tecnologici, per migliorare le croniche carenze infrastrutturali dell'isola, per difendere la storia e le tradizioni locali, è utile pensare alla possibilità di un nuovo comune-comunità che unisca tutta l'Elba.
A patto, però, che questo nuovo comune sia una comunità al servizio di tutti i suoi borghi, il promotore della loro valorizzazione. Nulla a che fare, insomma, con la trasformazione di tutta l'isola in una negletta periferia di Portoferraio.
La proposta referendaria che sarà al vaglio popolare nella primavera del 2013 contiene una proposta secca di unificazione a tutti gli otto comuni dell'isola. Essa dovrà essere approvata in tutti e otto i comuni. Il mancato consenso degli elettori anche di uno solo dei comuni, fosse anche il più piccolo, come Marciana Marina, fermerà il processo per tutti.
I recenti falliti referendum per l'unificazione fra piccoli comuni che si sono tenuti all'isola d'Ischia (2011) e nel Casentino (2012), hanno mostrato quanto sia difficile modificare lo status quo. Non ci si riuscirà se i cittadini dei comuni più piccoli avranno la sensazione di essere annessi a Portoferraio. O se i cittadini delle frazioni minori avranno il timore di avere con il nuovo grande comune, gli stessi problemi che oggi hanno con il loro piccolo municipio.
Per raggiungere il necessario consenso popolare, ci permettiamo di suggerire, con umiltà, di ascoltare e parlare di, a e da tutti i borghi dell'Elba. Occorre un grande, aperto, franco dibattito pubblico, non limitato agli otto borghi-capoluogo dell'isola d'Elba, ma a cui partecipino tutte le frazioni di Portoferraio e tutti i borghi degli altri sette comuni.
Occorre un progetto politico, fiscale e amministrativo lungimirante, per tutta l'isola, ma davvero rispettoso di ciascuna delle sue comunità, che stronchi sul nascere qualsiasi sospetto di centralismo isolano, qualsiasi ipotesi di annessione mascherata al comune di Portoferraio di tutti gli altri.
I promotori del referendum per l'unificazione dei comuni dovrebbero garantire da subito, a tutti i borghi dell'isola, che ciascuno di essi manterrà la sua identità. Perché quando si smarrisce l'identità di un borgo, non sopravvivono a lungo né la sua libertà, né la sua bellezza, né l'abitabilità per il residente, né l'accoglienza per il visitatore.
Attraverso un intelligente e creativo progetto di nuovo statuto per il comune unico, a ogni borgo - insistiamo a tutti i borghi, non solo agli attuali otto capoluoghi comunali - dovrebbero essere garantiti un centro civico, uno sportello amministrativo, la presenza del vigile, ma soprattutto una rappresentanza politica.
I borghi non hanno bisogno di conservare tanto un municipio fisico, quanto un punto di riferimento politico. Hanno bisogno, a nostro parere, di poter eleggere direttamente un loro borgomastro che - a puro titolo di volontariato civico - li rappresenti e partecipi, con autorevolezza, alla vita politica comunale. Un tema, questo della rappresentanza di ciascun borgo, che può essere approfondito e affrontato nell'ambito dell'autonomia statutaria del nuovo comune, senza attendere le pur auspicabili riforme della legge elettorale comunale.

Per una politica migliore

Avviandoci alla conclusione, andiamo oltre l'osservazione storica, politica e geopolitica del territorio dell'Elba, per portare un modesto contributo a una riflessione più generale.
La Repubblica italiana è afflitta da almeno trent'anni dall'incompiutezza delle riforme, dal declino della diligenza, dalla paralisi burocratica, dall'insufficienza delle infrastrutture, dall'inefficienza della giustizia, dal declino della nostra competitività.
L'unico ente politico che può davvero auto-riformarsi, e fare la differenza, a Costituzione e legislazione invariata, è il comune. Il suo rilancio, il suo rafforzamento, anche attraverso l'unificazione di municipi troppo piccoli e troppo poveri, è una cosa che i cittadini possono realizzare da soli, dal basso, ai sensi dell'art. 133 della Costituzione.
Per questo, specialmente qui in Toscana e, segnatamente, grazie a una grande mobilitazione civica, proprio nell'isola d'Elba, il dibattito sull'unificazione dei piccoli comuni in nuovi comuni-comunità più ampi è andato così avanti.
Per questo la battaglia per l'unificazione su iniziativa popolare dei piccoli comuni - prima che venga imposta dall'alto dalle tecnocrazie e/o dai populismi - può essere una sfida affascinante, un modo per superare la disperazione e per battere l'antipolitica, con una politica migliore.






* Mauro Vaiani - mauro.vaiani@sp.unipi.it - è dottorando di Geopolitica all'Università di Pisa, nella scuola presieduta dal prof. Maurizio Vernassa. E' membro del Comitato scientifico di Italia Futura Toscana. E' il blogger di http://diversotoscana.blogspot.com.









lunedì 29 ottobre 2012

Pensavamo peggio

Congratulazioni al nuovo presidente della regione autonoma della Sicilia, un attivista anti-mafia, un ecologista, un omosessuale, un cristiano: Rosario Crocetta. E' senza maggioranza, ma se punta davvero i piedi nei primi cento giorni, può farcela a strappare all'Assemblea siciliana qualche minima autoriforma e condurre la Sicilia a un nuovo voto entro poco tempo.
I cambiamenti, se sono veri, se sono profondi, sono lenti, lunghi, faticosi, dolorosi.
Il Movimento Cinque Stelle si conquista, invece, una comoda posizione da primo partito in termini di voti e seggi, senza però alcuna responsabilità di governo. Sono le drammatiche assurdità del sistema proporzionale, dei voti di lista, delle preferenze, che affossano sul nascere anche i movimenti - a parole - più di rottura.
Il PD, il PDL, le forze del cosiddetto e ormai disciolto Terzo Polo, ne escono tutte indebolite, ma tutt'altro che emarginate. Se ci fosse stato un ballottaggio, le forze dello status quo avrebbero avuto la vittoria assicurata.
Autentici ribelli siciliani - fra i quali chi scrive annovera prima di tutto Micciché - hanno combattuto la loro buona battaglia, che fa loro onore, ma sono stati bocciati e ora, giustamente, devono avviarsi lungo la strada di un onorevole ritiro.
Più di un cittadino sovrano siciliano su due ha rinunciato a dire la sua, cosa che un pochino inquieta, perché siamo cresciuti in una temperie politica in cui il voto è un diritto-dovere sacro, l'unico vero comandamento civile che ha unito per decenni la maggioranza degli Italiani.
La nostra modesta opinione è che queste elezioni siciliane hanno fatto certamente tremare lo status quo, ma non hanno minato il potere degli eterni gattopardi.
Purtroppo, senza cambiamenti profondi nelle regole del gioco, tornare a votare in Sicilia, così come anche fra poco in Lazio e in Lombardia, rischia di servire a poco...
Queste elezioni regionali anticipate nelle più grandi e più importanti regioni del paese, rischiano di diventare una zattera di salvataggio per l'establishment e per intere elite di vecchi politici.
Quello che forse potrebbe non riuscire loro, sopravvivere a una tornata elettorale politica nazionale, rischia di essere più facile in queste grandi regioni del paese, perché le regole con cui si vota lì - proporzionale e preferenze - sono persino peggio del Porcellum nazionale.
Vediamo che succede, ma, sinceramente, siamo un po' delusi.
Ci aspettavamo una reazione più anticonformista, una rottura più audace.
Speravamo che alle elite politiche uscenti della Sicilia andasse davvero peggio.



domenica 28 ottobre 2012

Novant'anni

Groviglio di pensieri, questa domenica, in attesa di un'eruzione siciliana, che sarà, inevitabilmente, provvidenziale e pericolosa...
La crisi drammatica che stiamo vivendo ha oscurato il 90° anniversario della vergogna della  Marcia su Roma, del tradimento dell'infame Savoia, dell'inizio del consolidamento del fascismo grazie a quello che Piero Gobetti fu tra i primi a definire "un esercito di parassiti dello stato".
Sono anche novant'anni da quando Matteotti, Gramsci, Sturzo, Salvemini, lo stesso Gobetti, si confrontavano con gli scritti di Cattaneo e con la necessità di amare la complessità italiana "con orgoglio di europei e con l'austera passione dell'esule in patria".
Dopo novant'anni il sogno politico più universale e trasversale, resta sempre quello della rivoluzione liberale, che è e resterà indissolubilmente ancorata all'obiettivo storico del federalismo e del ritorno dei popoli italiani al loro tradizionale autogoverno.




venerdì 26 ottobre 2012

Verso una nuova repubblica (non c'è pasto gratis per chi vuole davvero cambiare...)


E' uscito l'invito a partecipare alla convention nazionale che si stava preparando all'interno della rete di Italia Futura. Coloro che condividono questo appello e si sentono di poter contribuire alla costruzione di una nuova repubblica, sono invitati a Roma per sabato 17 novembre 2012.

Intellettuali e imprenditori, attivisti civico-liberali, amministratori locali di cultura riformista, esponenti di associazioni di volontariato, sindacalisti, pensano che si possa dire addio ai partiti e alla politica di oggi, nella costruzione di una terza repubblica, dimostrando di aver imparato dagli errori della cosiddetta seconda repubblica e - aggiungiamo noi - stando ben attenti a non guardare indietro, con impropria nostalgia, verso la partitocrazia della prima.

"Crediamo - scrivono - che il nostro paese non sia condannato a vivere di furbizie ed espedienti ma possa prosperare sui propri talenti e le proprie virtù, scommettendo sul potenziale di chi è attualmente escluso dalle opportunità di crescita e sviluppo a partire dai giovani e dalle donne".

Ecco l'elenco, in ordine rigorosamente alfabetico, dei promotori:

Gregorio Arena
Ernesto Auci
Andrea Ballabio
Maurizio Baradello
Francesco Bonami
Raffaele Bonanni
Giovanni Borri
Paolo Borzatta
Massimo Bucci
Alessandro Buzzi
Carlo Calenda
Vincenzo Camporini
Vasco Cannatà
Agostino Capozzo
Andrea Carandini
Ennio Cascetta
Andrea Casolari
Gianfranco Cattai
Stefano Ceci
Mario Ceroli
Carlo Costalli
Lorenzo Cuocolo
Stefano Dambruoso
Luca De Vecchi
Lorenzo Dellai
Marco Delli Zotti
Tito Di Maggio
Luca Di Montezemolo
Piercamillo Falasca
Pietro Ferrari
Alberto Fontana
Gianmarco Gabrieli
Alberto Galassi
Stefania Giannini
Agostino Giovagnoli
Mario Giro
Maria Gomierato
Benedetto Ippolito
Mario Marazziti
Enrico Marcora
Salvatore Matarrese
Paolo Mazzanti
Stefano Micelli
Raoul Minetti
Andrea Moltrasio
Diego Mosna
Edoardo Nesi
Floriano Noto
Andrea Olivero
Cinzia Palazzetti
Francesca Pasinelli
Cinzia Pecchio
Simone Perillo
Gaetano Piepoli
Carlo Pontecorvo
Beniamino Quintieri
Andrea Riccardi
Walter Ricciardi
Andrea Romano
Nicola Rossi
Florindo Rubbettino
Marco Simoni
Giulio Sottanelli
Alberto Stancanelli
Irene Tinagli
Riccardo Tozzi
Franco Vaccari
Federico Vecchioni
Alessio Vianello
Enrico Zanetti
Giuseppe Zollino

E' la prova che si sta tentando di costruire qualcosa di grande, una compagine politica popolare e liberale molto ampia.

Avanti così!

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PS delle 14:

Poche ore fa ci arriva una mail negativa - forse troppo apodittica - da Fermare il Declino, che riproduciamo in calce. Per il momento ci limitiamo a dire che siamo preoccupati da questa divaricazione, che speriamo ancora sia temporanea.

Ecco il testo:

Gentili amiche, cari amici,

come avete notato, mancano le firme dei fondatori di Fermare il Declino al manifesto promosso dal centro cattolico e dai dirigenti di Italia Futura. Il motivo è incredibilmente facile. Nel testo del manifesto non troverete 6 concetti che per noi rappresentavano una conditio sine qua non:

taglio alla spesa, riduzione del debito tramite privatizzazioni, liberalizzazioni, selezione democratica dei leader, meritocrazia nella PA e nella giustizia e concorrenza nella sanità e istruzione.
Legittime diverse di opinioni, ma noi siamo nati per essere inclusivi non per fare operazioni partitiche senza contenuti ideali coerenti con quello che proponiamo. Si continua nella nostra opera con lo stesso spirito rispettoso verso chi ha compiuto scelte diverse dalle nostre, ma fermi nei nostri convincimenti e rafforzati nell'entusiasmo.
Un caro saluto a tutti,
Michele Boldrin, Sandro Brusco, Alessandro De Nicola, Oscar Giannino, Andrea Moro, Carlo Stagnaro, Luigi Zingales

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PPS delle 18:

Altri aggiornamenti usciti nella giornata...

- Oscar Giannino si lamenta di tempi e modi di elaborazione del documento e dice no al Monte-Bona

- Andrea Romano gli risponde che tempi e modi si potevano modificare, purché si trovasse una maggiore intesa sulla valutazione del governo Monti

C'è da preoccuparsi? Le riforme hanno bisogno di vaste alleanze fra coraggiosi. Sarebbe meglio allearsi oggi, prima delle elezioni, piuttosto che dopo... Ma... Non c'è pasto gratis per chi vuole davvero cambiare le cose...



 

giovedì 25 ottobre 2012

Qualcosa di nobile in Toscana


Il parlamento della Toscana ha approvato la riduzione da 55 a 40 del numero dei propri componenti, oltre a una serie di altre riduzioni dei costi e di dimagrimenti della struttura, in linea con una spending review regionale che è peraltro in atto, va riconosciuto, sin dai tempi di Claudio Martini governatore e di Alessandro Antichi portavoce dell'opposizione.
Questa riforma arriva alla fine di un processo avviato all'inizio degli anni 2000, frutto di un nobile compromesso fra le forze del vecchio centrosinistra e del vecchio centrodestra di allora.
Al centro di quel compromesso, da allora a oggi, ci sono sempre state scelte vitali: passare dalle preferenze alle primarie; da collegi grandi a collegi piccoli; dalla lotta faziosa di tutti contro tutti, alla valorizzazione delle responsabilità della maggioranza e di quelle dell'opposizione.
Ci sono state delle contraddizioni, certo, nel processo, come quando, in un maldestro tentativo di rafforzare i quattro principali partiti di allora (DS, Margherita, Forza Italia, AN), nel 2004 il consiglio regionale decise di aumentare i propri membri a da 50 a 65.
Le contraddizioni, però, con il tempo, si possono superare.
Le conquiste storiche, come l'essere stato il primo consiglio regionale della Repubblica a sperimentare le primarie e a emarginare dalla politica toscana i signori delle preferenze, vanno difese a spada tratta.
La differenza fra la politica in Toscana e quella in altre regioni, come la Sicilia, il Lazio, la Lombardia, infatti, c'è e si vede.
Andiamo avanti così.
Continuiamo a lottare perché la riforma elettorale toscana istituzionalizzi le primarie e i piccoli collegi, lanciando alla politica nazionale - sempre più asserragliata in una specie di fortino distaccato dalla realtà - un segnale netto di fedeltà alla volontà popolare sancita dai referendum.

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Diffuso attraverso Toscana Insieme

mercoledì 24 ottobre 2012

Sogno siciliano


Non ci sogneremmo mai di metter bocca nella politica di una terra complicata e lontana come la Sicilia. Ricordiamo solo che le elezioni anticipate della grande isola, che rappresenta il dieci per cento dell'elettorato della Repubblica e un peso politico e sociale ancora maggiore, condizioneranno inevitabilmente i prossimi decisivi 100 giorni della vita politica italiana e oltre.
L'irruzione di qualcosa di nuovo in Sicilia sarebbe preziosa per la ricostruzione di una moralità pubblica e una ripresa economica e sociale.
Quali sono le scelte che i Siciliani hanno a disposizione?
Questo sito siciliano ha una bella grafica, con tutte le foto e i link ufficiali ai diversi candidati alla presidenza della regione autonoma.
Ci sarà tanto astensionismo, certamente.
Ci saranno voti di protesta, per il delfino di Grillo Il Nuotatore e per Mariano Ferro, il carismatico capo del movimento dei forconi.

Tuttavia pare proprio che i sondaggi, pur fra molte incertezze e qualche tentativo di imbrogliare le carte, oggi indichino tre candidati nettamente in testa, tutti e tre attorno al 25%, vicinissimi fra di loro, che sono:
- Rosario Crocetta, centrosinistra, con il sostegno dell'UDC;
- Nello Musumeci, Popolo della Libertà (la Sicilia pare essere l'unica regione dove il PDL esiste ancora...) e i suoi alleati minori;
- Gianfranco Micciché, con una sua coalizione trasversale, con un taglio di audace ma pragmatico autonomismo.
Micciché, essendo un maverick della politica siciliana, mi ha sempre incuriosito.
Berlusconi ha portato tanti siciliani, tanto in alto, nella politica nazionale, ultimi esempi i componenti di quella strana trimurti formata da Renato Schifani, Angelino Alfano e Stefania Prestigiacomo.
Tanti siciliani portati fra gli splendori e i privilegi di Roma, ma mai Gianfranco Micciché.
Non mi avventuro in una spiegazione, né in una previsione.
Però, visti gli schieramenti in campo, mi domando: e se vincesse proprio l'eterno escluso, l'irregolare, l'immoderato Micciché?



martedì 23 ottobre 2012

Il dibattito sul comune unico all'Elba


Sono stato all'Elba, ieri, lunedì 22 ottobre 2012, invitato a portare il mio piccolo contributo a un dibattito sui problemi e sul futuro dell'isola, promosso da Italia Futura Toscana. Il titolo del dibattito: “Elba tra presente e futuro - Comune unico, turismo e trasporti”. Eravamo nel bellissimo relais “Le Picchiaie”, nel comune di Portoferraio. Sono intervenuti il consigliere provinciale Mauro Antonini, il presidente degli albergatori elbani Massimo De Ferrari, insieme a tanti altri cittadini e imprenditori dell'isola. Ha concluso il dibattito il coordinatore nazionale e presidente regionale di Italia Futura, Federico Vecchioni.

Il mio intervento sulla possibile unificazione dei comuni si trasformerà in un piccolo articolo che rielaborerò anche alla luce del contributo degli Elbani che mi hanno onorato del loro invito e del loro ascolto. Grazie a Mauro Antonini, per l'ospitalità. Un grazie particolare a Ennio Cervini, che mi legge e mi segue anche su Toscana Insieme.

Anticipo qui solo alcuni dati e alcuni spunti che ho diffuso ieri al convegno.

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L'Elba ha poco più di 30.000 ab. residenti, sparsi su un territorio di circa 220 kmq.

I suoi otto comuni:
- Portoferraio, da solo, con circa 12.000 ab., contiene quasi la metà dei residenti dell'isola, diffusi su circa un quarto del territorio isolano (secondo Wikipedia, attorno al capoluogo si conterebbero oltre una trentina di frazioni e località);
- Capoliveri, 4.900 ab., composta dal capoluogo e da una frazione;
- Campo nell'Elba, 4.500 ab., capoluogo e quattro frazioni;
- Porto Azzurro, 3.500 ab., un capoluogo, senza frazioni;
- Rio Marina, 2.300 ab., capoluogo e una frazione;
- Rio nell'Elba, 2.300 ab., capoluogo e tre frazioni;
- Marciana, 2.200 ab., capoluogo e quattro frazioni;
- Marciana Marina, 2.000 ab., un unico borgo-capoluogo.

La diocesi cattolica di Massa Marittima-Piombino registra due vicariati e quindici parrocchie (le chiese aperte al culto e che quindi raccolgono una vita comunitaria, sono ancora di più).

Decine di paesini e località, quindi, formano il tessuto umano e sociale dell'Elba. Per interpretarla, suggeriamo due parole chiave: borgo e comunità.

Gli antichi equilibri fra paesi-borghi e comuni-comunità in cui essi sono inseriti, forse meritano un aggiornamento, un adeguamento alle attuali realtà economiche, sociali, culturali, spirituali, tecnologiche. 

La discussione sull'unificazione dovrebbe evitare gli errori commessi all'isola d'Ischia e nel Casentino. L'unione non può essere semplicemente l'annessione dei piccoli al comune più grande.
Se unita in un solo comune, l'Elba sarebbe fra i primi comuni toscani: su 287, solo una ventina sono quelli che superano i 30.000 abitanti.

Unire dei piccoli comuni in uno più grande e più forte - ammesso che, come insisteva ieri Ennio Cervini, si abbia un progetto concreto - può essere una sfida, un modo per superare la disperazione e per battere l'antipolitica con una politica migliore: l'unificazione dei piccoli comuni è una cosa che i cittadini possono realizzare da soli, dal basso, ai sensi dell'art. 133 della Costituzione.

* * *
 






Peccatori come gli altri

Ricevo dall'amico Sergio Simoni, attraverso la più importante mailing list dei gruppi omosessuali cristiani della Toscana, e con gioia rilancio (ndr):

Subject: [kairosfi] Don Santoro.
From: Sergio Simoni
Date: Tue, 23 Oct 2012 14:41:56 +0100 (BST)
To: kairos <kairosfi@yahoogroups.com>

Il gesto di don Santoro e la comunione pubblica ai gay è un fatto che fa veramente breccia nella ipocrisia dominante nella chiesa cattolica. Non più si sa ma non si dice, ma si dice e si fa pubblicamente, dando l'eucarestia ai gay come tutti gli altri, non peccatori di altra serie peggiore. Peccatori come gli altri e non più di altri. E' un'obiezione di coscienza per aprire di più ad un mondo che cambia e che non si può solo affrontare con regole rigide ormai passate e così moraliste che allontanano tanti invece di avvicinarli.
Spero che sia solo l'inizio di una primavera, che riguardi tutta la chiesa, diffondendosi in tutte le altre diocesi. Una chiesa cosciente dei dolori inutili che ha causato e che si apra al mondo e alle nuove conoscenze senza paura, perchè quando si parla di regole e persone si deve pensare che le persone sono più importanti delle regole. Spero che sia l'inizio di un approfondimento su un tema che altre chiese protestanti hanno già fatto da tempo.
Ciao a tutti.

* * *

Grazie, Sergio, un abbraccio.

lunedì 22 ottobre 2012

Obiezione di coscienza per cambiare la chiesa

Dagli amici dei gruppi di omosessuali credenti e dal sito http://www.gionata.org, riceviamo e  rilanciamo: dopo la prima lettera al Vescovo Betori di un mese fa, e dopo la replica del Vescovo, gli stessi autori – suor Stefania Baldini, don Fabio Masi, don Alessandro Santoro e don Giacomo Stinghi – rilanciano: di fronte alle norme che oggi escludono dai sacramenti chi viva la propria omosessualità, si pongono in ‘obiezione di coscienza’ “e non per il gusto di provocare, ma per fedeltà a quei volti, a quelle vite che si sentono rifiutate dalla Chiesa”. Un tocco di grazia, non solo un dibattito, ecco ciò che ci serve, per cambiare la nostra chiesa (ndr).


Ancora su Chiesa Cattolica e omosessualità

Al Vescovo di Firenze e a “Toscana Oggi”

Abbiamo ascoltato quello che il Vescovo ha detto nell’incontro con i preti a Lecceto il 12 settembre a proposito della nostra lettera su ‘Chiesa cattolica e omosessualità’ e abbiamo apprezzato che ‘Toscana Oggi’ l’abbia pubblicata sull’edizione che va in tutte le Diocesi della Toscana, perché è proprio questo che noi desideriamo: non solo un colloquio col Vescovo, ma un confronto nella Chiesa, su un’esperienza in cui siamo coinvolti da tempo, per conoscere come si comportano altre parrocchie di fronte a questa realtà.
In verità ci sembra che né il Vescovo né ‘Toscana Oggi’ abbiano preso in considerazione i problemi che abbiamo posto nel documento e non siano entrati nel merito degli interrogativi che ponevamo. Quello che dice il Catechismo lo sappiamo, non siamo sprovveduti fino a questo punto, e conosciamo anche la posizione ufficiale dei Vescovi. Ma noi non vorremmo chiudere qui il confronto, è proprio a partire da tutto questo che abbiamo invitato la Chiesa a riconsiderare il modo di porsi di fronte alle relazioni omosessuali, visto il cambiamento profondo che c’è stato in questi ultimi anni nella comprensione di questo aspetto della vita.
Intanto vorremmo precisare a ‘Toscana Oggi’ che noi non abbiamo dato il nostro intervento a nessun giornale, lo abbiamo portato subito al Vescovo e alla redazione del Settimanale. Solo che, essendo stato distribuito alle nostre Comunità fin dalla Domenica 2 Settembre per la raccolta delle firme di adesione, siamo stati nell’impossibilità di avere sotto controllo l’uso che ne veniva fatto da quel giorno in poi, perciò non sappiamo chi l’abbia portato al giornale.
Da alcune reazioni che ci sono state al documento, abbiamo visto che qualcuno ha trovato nella nostra lettera l’affermazione che nella Bibbia si può trovare la legittimazione delle relazioni omosessuali. Nulla di più lontano da quello che intendevamo dire e abbiamo detto. La Bibbia non legittima né condanna le relazioni omosessuali così come siamo giunti a comprenderle oggi, semplicemente perché aveva dell’omosessualità una conoscenza radicalmente diversa. E’ questo un punto significativo della nostra lettera; poi abbiamo còlto, in Isaia, il segnale di apertura verso l’inclusione e l’accoglienza che ci ha fatto molto riflettere.
Nel breve accenno alla lettera che il Vescovo ha fatto nell’incontro di Lecceto, si insiste sull’importanza di non travisare la ‘verità, ma di rispettarla, intendendo per verità, così almeno ci sembra, la verità della ‘visione antropologica della Rivelazione’.
Ma la ‘verità’ nel linguaggio di Gesù e del Vangelo non è una definizione da imparare a mente, è una Persona con cui entrare in relazione. “Io sono la via, la verità, la vita” ha detto il Maestro (Giovanni 14,6), con quel “Io sono” assonante col nome Jahvè che fa venire i brividi! E Gesù queste parole le dice a Tommaso subito dopo la ‘Lavanda dei piedi’ che è il suo modo di esercitare il potere. E alla domanda scettica di Pilato, “Ma cos’è la verità?” Gesù risponderà poco dopo, quando dalla croce perdona i suoi carnefici. La verità è la carità dell’Uomo-Dio!
Inoltre, non ci sembra che nel cammino della Chiesa ci sia stata una ‘visione antropologica’ definita, compatta, immutata e immutabile. C’è stato un tempo non lontano in cui la gerarchia della Chiesa sosteneva delle posizioni che oggi ci fanno orrore: è stata giustificata e onorata la tortura e la pena di morte; Pio IX, nella Enciclica ‘Quanta cura’, ha sostenuto che il diritto di esprimere con libertà il proprio pensiero, era puro ‘delirio’ e la libertà religiosa inaccettabile, e gli esempi potrebbero continuare.
Per grazia di Dio ci siamo mossi da quelle posizioni e quella visione si è evoluta ed è cresciuta, certamente influenzata dal pensiero laico, ma anche perché all’interno della Chiesa laici, preti, teologi e vescovi hanno spinto per superarla, spesso combattuti e isolati nella stessa Comunità cristiana.
Chiediamoci, “chi amava di più la Chiesa a quel tempo? chi taceva o si faceva zelante portavoce delle idee ufficiali per quieto vivere o per non rischiare la carriera, oppure chi si opponeva, rischiando di essere emarginato e condannato dagli stessi Pastori della Chiesa?” E’ importante rispondere a questa domanda.
Inoltre questi, come tanti altri, sono problemi di competenza esclusiva dei Capi della Chiesa o devono essere aperti alla riflessione di tutto il popolo cristiano? Quando la Chiesa di fatto si identificava con la gerarchia e si distingueva in ‘Chiesa che insegna’ (i Vescovi e il Papa) e ‘Chiesa che impara’ (i fedeli), la risposta era ovvia: solo i Pastori discutevano e decidevano. Dopo il Concilio non è più così! Dopo il Concilio l’autocoscienza della Chiesa è tornata ad essere quella di ‘Popolo di Dio’, con differenti funzioni al suo interno, ma con una responsabilità comune. Noi, parlando, non rivendichiamo un diritto, esercitiamo un dovere; è la Chiesa che ha diritto di conoscere la nostra esperienza. Siamo fuori strada?
Ha scritto S. Gregorio Magno, Papa dall’anno 590: “Molte cose, nella Sacra Scrittura, che da solo non sono riuscito a capire, le ho capite mettendomi in ascolto di fronte ai fratelli”. Sarebbe molto bello che i nostri Pastori parlassero così! ma oggi, nell’impostazione che la Chiesa si è data, i Vescovi sono maestri e basta e devono solo insegnare.
Noi siamo del parere che lasciare sulle spalle dei soli Vescovi e del Papa il ‘discernimento dei segni dei tempi’, vuol dire non amarli e mancare ad un nostro preciso dovere e ad una nostra precisa responsabilità!
Il Vescovo poi accenna alla confusione che può generare il mancato rispetto dell’attuale disciplina riguardo all’accesso ai Sacramenti di chi vive una relazione omosessuale. Noi non intendiamo fare un aggiustamento di comodo della disciplina della Chiesa, ma porsi in ‘obiezione di coscienza’ di fronte a quelle norme, con lo scopo di spingere tutti a riconsiderare quella realtà, allargandone la riflessione.
L’obiezione di coscienza non è disprezzo delle regole, ma amore e riconoscimento sofferto della Comunità di cui uno è parte, aperto anche ad accettare le conseguenze della posizione che ha preso. In altri campi, i Capi della Chiesa la onorano e la consigliano. Qualcuno addirittura dice che è la forma più alta di amore e di rispetto della legge.
La Chiesa di Firenze, anni addietro, ha avuto modo di approfondire il senso dell’obiezione di coscienza e noi siamo figli di quel periodo; crediamo che si può certamente dissentire da chi la fa, ma è una scelta che va comunque onorata e rispettata. Secondo noi, don Milani è stato più fedele alla Chiesa e ai suoi Pastori di tanti “obbedienti”, preti o laici che fossero.
Non vogliamo dire che Gesù ha abolito ogni regola, diciamo che ne ha spezzata la rigidità, ne ha abolita l’intoccabilità e ha messo l’uomo al centro. “Il Sabato è per l’uomo, non l’uomo per il Sabato”. Questo non è un aggiustamento, è un capovolgimento della logica di quel tempo. Per questo i custodi delle regole hanno reagito e hanno eliminato Gesù.
Noi non possiamo dire a queste persone che forse fra 50 anni il problema si chiarirà e nel frattempo devono vivere in continenza. La verginità, perché sia un atto umano, deve essere scelta, non vissuta come un destino.
Per questo ci poniamo in obiezione di coscienza, e non per il gusto di provocare, ma per fedeltà a quei volti, a quelle vite che si sentono rifiutate dalla Chiesa.

suor Stefania Baldini
don Fabio Masi
don Alessandro Santoro
don Giacomo Stinghi

domenica 21 ottobre 2012

Primarie online

Le primarie online stanno diventando un tema cruciale, sul quale interi gruppi dirigenti si giocano la propria credibilità.
I tanti partiti (PD, PDL, Lega) e i movimenti (Fermare il Declino, Italia Futura, i grillini a cinque stelle, altre liste civiche) che stanno organizzando o hanno annunciato le primarie o quanto meno grandi consultazioni popolari, non scherzino con il fuoco.
Quelli che non sono buoni a organizzare, non diciamo le votazioni ma almeno la registrazione online, come potranno presentarsi credibilmente come alfieri di innovazione e promotori di cambiamento?



venerdì 19 ottobre 2012

Alzate la voce, Toscani, contro le preferenze

Il Tirreno di oggi, venerdì 19 ottobre, a pagina 21, ospita un mio intervento, in cui continuo a smascherare il grande imbroglio del ritorno delle preferenze, invito la politica nazionale a imboccare nuovamente la strada dei piccoli collegi e delle primarie, rammento ai leader toscani che è giunto il momento di alzare la voce e di darsi una mossa. La mancata riforma elettorale toscana è, a questo punto, una oggettiva concausa del possibile disastroso ritorno della vecchia preferenza all'italiana, in quella variante greco-campana che è stata recentemente approvata in Senato. La gratitudine al Tirreno e al suo direttore, Roberto Bernabò, per l'ospitalità va raddoppiata: non solo continua a dare voce a chi, come me, si impegna per la riforma elettorale toscana, ma ospita un intervento che non è né breve, né - ritengo - semplice. La materia è complicata, richiede sacrificio e competenza. Ma la direzione in cui guardare è chiara: piccoli collegi, primarie, un modo di scegliere i nostri leader che sia selettivo e competitivo, in cui a decidere siano le maggioranze, non le minoranze clientelari organizzate.

Segnalo anche, per gli amici di Italia Futura, questa importante presa di posizione di Montezemolo.

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Testo integrale dell'intervento:

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Contro il ritorno dei signori delle preferenze




Le indispensabili riforme elettorali sono ancora lontane, ma il testo base approvato dalla commissione competente del Senato contiene il temuto ritorno delle preferenze. Anzi, introduce la doppia preferenza di genere: una preferenza per un uomo e un'altra per una donna. Il tutto in circoscrizioni enormi, incoraggiando con la proporzionale la moltiplicazione delle liste.
Questa élite politica, composta prevalentemente da gente che è in politica da decenni, da prima di Berlusconi, non pare per nulla spaventata dalla corruzione, dagli arresti, dalle vicende vergognose che si registrano in tutti gli organi che sono ancora dominati dai signori delle preferenze: il consiglio regionale lombardo, quello del Lazio, il parlamento della Sicilia. Vengono dal passato, è naturale che vogliano riportarci al passato delle vecchie preferenze all'italiana.
Per smascherare la pericolosa nostalgia delle preferenze facoltative, si vada a rivedere qualche dato dell'ultima volta che sono state usate, nel 1992, per elezioni della Camera, in una circoscrizione grande - ma non fra le più grandi - come che comprendeva Firenze, Prato, Pistoia, Empoli e Mugello.
Un grande e disciplinato partito come l'ex PCI prese quasi 350.000 voti, ma a scegliere i suoi sei eletti - Rodotà, Cioni, Vannoni, Campatelli, Innocenti, Guidi - furono comunque le strutture politiche interne, che mobilitarono appena 80.000 simpatizzanti. La vecchia DC fu, come era suo solito, lacerata dalla lotta intestina fra i suoi candidati; il partito prese oltre 200.000 voti, ma furono solo 60.000 elettori, cioè pochi gruppi organizzati, a scegliere gli eletti di allora: Bisagno, Casini, Matulli e Tiscar.
Quei candidati furono scelti da partiti chiusi in se stessi, non dai cittadini. Quegli eletti furono scelti da minoranze, non da maggioranze.
I fedelissimi che scrissero la preferenza erano tutti contattati e spesso anche controllati, uno per uno. Non c'era affatto spazio per un giovane, per una persona fuori dall'establishment, per un nuovo leader. Al contrario le fazioni si combattevano aspramente per confermare i propri vecchi capi e referenti.
Con la preferenza volontaria alla campana, più grandi sono le circoscrizioni, più i partiti si lacerano, più il voto si frammenta, e la grande massa degli elettori non decide un bel nulla. Impazzano, invece, le clientele, quelle che hanno distrutto la prima e strangolato sul nascere la seconda repubblica.
Per affrontare l'emergenza politica italiana e superare il disastro delle liste bloccate del Porcellum, bisognerebbe tornare subito a compromessi più ragionevoli, come il Provincellum o il ritorno del Mattarellum, soprattutto se migliorati seguendo le indicazioni di Violante e altri. Sono entrambi sistemi fondati sui collegi uninominali, dove le minoranze non vengono cancellate, dove sono possibili le primarie di collegio, dove gli elettori conservano il potere - che è stato faticosamente conquistato e che non va loro sottratto, come ha giustamente ricordato recentemente Carlo Fusaro - di scegliere il proprio rappresentante e, nello stesso tempo, di indicare un potenziale premier.
In questo momento di confusione politica nazionale, brillano per la loro assenza i nostri leader regionali. Dove sono finiti i politici toscani che, anni fa, avviarono con coraggio il superamento delle preferenze, imboccando la strada europea e americana delle primarie e dei piccoli collegi?
Dov'è la riforma toscana che avrebbe potuto dare un segnale alla riforma nazionale? Dopo tante promesse, il segnale che la Toscana avrebbe dovuto dare, lo stiamo ancora aspettando.



Mauro Vaiani




mercoledì 17 ottobre 2012

Un cittadino si sfoga, contro le preferenze, contro i politici che hanno fallito

Riceviamo e volentieri pubblichiamo, da Marino Guglielmo, attraverso Toscana Insieme.
Marino Guglielmo ha scritto, in data 10/10/2012:


Con le liste bloccate garantiscono la poltrona ai vecchi della politica. Con le preferenze sostenute da Casini, si torna al passato.
Resta una illusione quella di far scegliere i parlamentari a noi cittadini. 
Non si uscirà mai da questo inganno?
Occorrerebbe una legge elettorale come quella francese, con collegi uninominali, con il doppio turno, dove veramente è il cittadino a scegliere chi mandare in parlamento
Basta con i soliti politici chiaccheroni che non riformano nulla, che pensano solo a mantenere la poltrona.
Noi Italiani siamo dei c*i.
Nessuno più ci protegge: nemmeno i  sindacati, le associazioni dei consumatori, ed altri. Nemmeno il presidente della Repubblica, che dovrebbe far rispettare l'esito del referendum sui finanziamento ai partiti.
Sono tutti interessati a proteggere i propri privilegi.
Tutte le riforme annunciate sono rimaste nei cassetti.
Torneremo a votare con il numero dei parlamentari invariato.
Occorrerebbe una rivolta vera, una presenza fisica davanti a Montecitorio e Palazzo Madama.
Non ne possiamo più con questi politici, che per paura del peggio ora appoggiano Monti, che ogni giorno che passa ci aumenta le tasse fino al punto che falliremo tutti a breve.
Questa è la strada per morire se non si reagisce con decisione.
Addirittura, per la paura di governare in questa situazione, i partiti auspicano un Monti bis: roba da pazzi.
A nessuno di loro interessa più niente.
Sul mancato taglio degli stipendi a burocrati, alti funzionari, magistrati... Ma diamogli pure l'aumento di stipendio, è scritto nella Costituzione! Ma almeno chiediamogli un contributo straordinario del 30% per tre anni!
A noi cittadini pensionati comuni hanno bloccato le rivalutazioni per due anni...
C'è qualcuno che ha il coraggio di proporre di eliminare  queste ingiustizie?
Se c'è, esca allo scoperto.
Verrebbe voglia di non andare più a votare.
Tanto è inutile, con questi partiti, non si potrà mai rinnovare il nostro paese.
Grazie. Mi sono almeno sfogato.


>
> Ci lasciano solo l'illusione che saremo noi a scegliere i nostri
> prossimi capi-bastone, sfruttatori, corruttori:
> http://diversotoscana.blogspot.it/2012/10/la-scomoda-verita-sulle-preferenze.html
>

martedì 16 ottobre 2012

Homage to Malala, princess of Swat

Non sappiamo se Malala, colpita dalla violenza islamofascista, si salverà e come vivrà, ma la sua sofferenza si sta rivelando una grande vittoria contro i perdenti radicali e contro coloro che li sfruttano politicamente. Lo si comprende dalle reazioni che il suo sacrificio sta provocando sia in Pakistan che in Afghanistan, fra i Pakhtun del sud e fra i Pashtun del nord, verso l'Iran, verso il mondo arabo, verso tutti i paesi islamici. Come sempre, fra i miei punti di riferimento nell'area, c'è il movimento politico Awami, fondato e tuttora guidato dagli eredi di Bacha Khan. Rilancio volentieri il loro omaggio a Malala (Nda).

My homage to Malala, the brave citizen of Swat who dealt and lived as a princess, asking for universal educaiton, women's rights, good government, security and justice for all: I link here the words from my friends of Pakhtoonkhwa, the members and the leaders of the Awami National Party, a political movement which is a rare beacon of nonviolence, a sign of hope, in the Afpak crisis.

"Chief Minister Khyber Pakhtunkhwa Amir Haider Khan Hoti has said that assailant who attacked Malala Yousafzai were enemy to knowledge, light and development and pushing the Pakhtun nation into darkness of illiteracy for realizing their evil designs. He said that their dreams will never materialized and nations having such brave daughters can’t be defeated. He said that terrorists, enemies to religion and humanity will be fought courageously. He said that ANP moved for forward from other parties due to its political and people service program. He said that destinies of people of far flung areas were changing due to indiscriminate development works across the province...". Click here to continue.

Malala of Swat – Pashto Interview from http://awaminationalparty.org/


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(BBC - 15 October 2012) Malala Yousafzai, schoolgirl shot by Taliban, now in UK for treatments




lunedì 15 ottobre 2012

Giannino per le primarie e l'uninominale


Oscar Giannino ha parlato ieri, domenica 14 ottobre 2012, a Viareggio, nel bel salone sul mare del Principe di Piemonte, gremito da una folla davvero notevole, più numerosa persino di quella che era presente a Firenze, in una analoga iniziativa, lo scorso 30 settembre.
Ha parlato della sua storia, del suo lavoro, delle competenze e dell'esperienza che può offrire, insieme a Michele Boldrin, Sandro Brusco, Alessandro De Nicola, Andrea Moro, Carlo Stagnaro, Luigi Zingales e agli altri quasi 30.000 firmatari dell'appello "Fermare il declino", e insieme a Italia Futura, a Zero Positivo, a tutti gli altri gruppi e movimenti che possono contribuire a una alternativa civico-liberale.
Ha ribadito i temi che gli stanno più a cuore: lo spostamento del peso del fisco dal lavoro alle rendite; più lavoro, più dignità, più welfare per le donne, i giovani, le piccole imprese, i creativi, gli innovatori; l'abbattimento del peso del debito pubblico non solo attraverso l'austerità e tanto meno solo attraverso gli avanzi di bilancio, ma attraverso la valorizzazione dell'immensa manomorta delle proprietà pubbliche.
Fermare il Declino sta lavorando a una grande aggregazione di persone diverse, che non sono e non saranno d'accordo su tutto, ma sicuramente lavoreranno insieme sui 10 punti dell'appello originario dei promotori, sul programma per trasformarci da sudditi in cittadini di Nicola Rossi, sulle riforme costituzionali minime e condivise che la Repubblica aspetta da decenni.
Gli abbiamo chiesto di pensare a un undicesimo punto: una scelta di campo a favore delle primarie e dei piccoli collegi, contro il ritorno delle vecchie preferenze all'italiana. Come i nostri pochi lettori sanno, questa scelta costituisce un vero spartiacque politico, fra due visioni davvero diverse della politica: con le primarie e con i piccoli collegi, vaste maggioranze di cittadini attivi hanno voce in capitolo e controllano gli eletti; con le preferenze, invece, sono gli eletti a controllare i loro elettori-clienti.
Oscar Giannino ci ha risposto limpidamente: i promotori di Fermare il Declino sono per i piccoli collegi e, se riusciranno a essere eletti, li introdurranno nelle leggi elettorali. Le primarie, invece, indipendentemente dalle scelte che stanno maturando nell'attuale parlamento, sono un segnale forte che Fermare il Declino può dare subito e che intende dare. Forse il parlamento uscente non ci darà i collegi uninominali, ma questa vasta aggregazione civica e liberale, ha ribadito Giannino, farà le primarie e le trasformerà in un segno di distinzione della qualità della propria offerta politica.




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venerdì 12 ottobre 2012

Qualcosa di uninominale


Questo post è dedicato a quelle persone, rare e speciali, che si stanno impegnando, mettendoci la propria faccia, il proprio corpo, il proprio tempo, il proprio denaro, per il varo di una lista civica nazionale di alternativa liberale, per le elezioni politiche del 2013.
Si tratta di un'ampia area civico-liberale, distinta dal PD, distante dai nostalgici della prima repubblica, che vuole archiviare con equanimità il ventennio di Prodi e di Berlusconi, che non vuole fare né un terzo polo, né un nuovo centrodestra, ma qualcosa - si spera - di un pochino più innovativo e, forse, più ambizioso.
Ne potrebbero far parte Italia Futura, Fermare il declino, Zeropositivo, Spirito Libero, i comitati Libertates, molte altre forze regionali, come il nostro gruppo di appassionati dell'autogoverno toscano, tante liste civiche, molte realtà locali.
Quest'area si dovrebbe unire attorno a pochissimi punti essenziali, che non sono altro che le riforme federali e liberali che attendiamo da vent'anni.
Fra questi punti il primo, il più fondamentale, il più importante, ci pare, è la scelta chiara a favore di un metodo di selezione uninominale e maggioritario della nuova generazione di leader di cui le regioni, la Repubblica, l'Europa hanno disperato bisogno.
Se questa area civica e liberale non si unisce attorno a piccoli collegi e primarie istituzionalizzate, cos'altro potrà mai tenerla insieme?
C'è qualcosa di più liberale, c'è qualcosa di più urgente, dell'uninominale?
Oppure, dopo il suicidio della prima repubblica, dopo la degenerazione della seconda, si vuole soffocare sul nascere questa nuova possibile fase costituente, con il ripristino delle vecchie preferenze facoltative all'italiana?
Ribadiamo quanto è noto da sempre: i collegi uninominali attraggono alla politica persone di qualità; le preferenze, al contrario, attraggono soprattutto coloro che vogliono salire sulla diligenza della spesa pubblica, per portare vantaggi alla propria fazione.Primarie e collegi uninominali fanno sentire la voce di una vasta opinione pubblica che vuole controllare i propri eletti.
Le vecchie preferenze, invece, selezionano politici abili, certo, persino troppo, che riescono a controllare uno per uno i propri elettori, invece che lasciarsi controllare.
E' il momento del coraggio, della chiarezza morale, della lungimiranza politica.
Non esisterà alcuna lista liberale nazionale per l'Italia, nel 2013, senza essersi uniti attorno a qualcosa di veramente liberale, senza spenderci, tutti insieme, per le primarie e il sistema elettorale uninominale.

giovedì 11 ottobre 2012

Insieme, contro le preferenze


Ultim'ora: dal Corriere apprendiamo che è passato, nella I commissione del Senato, da pochi minuti, il testo base di riforma elettorale presentato da Malan per conto del PDL. Un disastro in stile Grecia, come ha scritto Stefano Ceccanti, con la doppia preferenza di genere in stile Campania. Non finisce qui, comunque, è una promessa (Ndr, ore 15:38).

* * *

Ci ha scritto su Facebook, l'amico Marco Mayer: "NO NO NO alle preferenze. Piccoli collegi e primarie per la scelta dei parlamentari. Ritocchi al Mattarella. Resistenza sino all'ostruzionismo. Chi è d'accordo condivida, condivida, condivida, perchè sarà un disastro che pagheremo per decenni".

Ci ha scritto su Toscana Insieme l'amico Sirio Tei: " Se, non fanno la legge elettorale, in modo che chi vince le elezioni possa governare per tutta la durata del mandato, non andrò più a votare. Considerando che ci sono tanti altri che faranno come me, devono pensarci bene. Abbiamo le balle piene di sentici dire cose tipo: non ho ottemperato al programma, perchè non avevo la forza necessaria... ORA BASTAAAAAA ".

Fabio Bonari, del nostro gruppo bipartisan per la riforma elettorale toscana, scrive: "Io sarei per l'attuazione dei risultati del referendum del '93. Niente preferenze, ma collegi uninominali, primarie". E, in una mail, aggiunge l'amara constatazione di quanto sia difficile far ricordare a tanta gente perché, vent'anni fa, abbiamo abolito le vecchie preferenze facoltative all'italiana.

Un importante gruppo di deputati PDL, pur nella crisi del loro partito, hanno scritto una coraggiosa lettera contro le preferenze "Tale metodo... solo in apparenza restituisce all'elettore il diritto di decidere, in realta' presenta gravi e molteplici controindicazioni: il costo elevatissimo delle campagne elettorali individuali, inevitabile anticamera della corruzione (i tentativi di imporre limiti alle spese sono del tutto irrealistici e produrranno solo ulteriore malcostume), e l'influenza delle lobby e degli interessi particolari, piu' o meno leciti, che determina la scelta degli eletti (diffuso voto di scambio e concreto rischio di infiltrazioni della mafia e delle altre forme di criminalita' organizzata).". Fra i firmatari: Andrea Orsini, Enrico La Loggia, Peppino Calderisi, Giuliano Cazzola, Antonio Martino, Stefania Prestigiacomo, Manlio Contento, Giancarlo Mazzuca, Mario Pescante, Jole Santelli, Eugenia Roccella, Giuseppe Cossiga, Mariella Bocciardo, Riccardo Mazzoni, Melania Rizzoli, Mario Pili, Mario Valducci, Isabella Bertolini e la nostra amica Fiamma Nirenstein. Li ringraziamo di cuore per aver preso questa iniziativa. Grazie alla loro resistenza alla Camera, un eventuale disastro al Senato, potrebbe essere fermato. Vedremo.

Noi non molliamo: contro le preferenze, sempre.

E' una promessa.




 

mercoledì 10 ottobre 2012

La scomoda verità sulle preferenze

Incombe su tutti noi il pericolo del ritorno delle vecchie preferenze facoltative all'italiana e non resteremo certo a guardare, di fronte a questa roba da matti, come la ha definita l'amico senatore e professore Stefano Ceccanti.
E' inutile parlare di lotta alla corruzione, di riduzione dei costi della politica, addirittura di riforme costituzionali, se intanto, sotto banco, si tenta di ripristinare un sistema di voto in cui non sono affatto gli elettori a controllare gli eletti, ma viceversa, sono i capi-bastone e i signori delle preferenze a controllare, uno per uno, i propri fedeli clienti.
Come ha scritto Carlo Fusaro, mentre fanno finta di darci un potere di scelta delle persone, ci tolgono l'unico vero potere che ci stavamo riprendendo con il Mattarellum: quello di scegliere una persona in rappresentanza del nostro territorio, in un collegio uninominale, con le primarie, in una competizione politica che produce anche, secondo lo stile anglosassone, una vera indicazione popolare del premier.
La scelta fra un futuro fatto di primarie e un ritorno al passato delle vecchie preferenze all'italiana è uno spartiacque generale e trasversale. Più importante ancora della frattura, pur necessaria, fra vecchio e nuovo.
I collegi uninominali attraggono persone audaci e competitive, che possono e vogliono unire delle maggioranze, attorno a temi di interesse generale. Le preferenze attraggono coloro che vogliono salire sulla diligenza della spesa pubblica, per portare vantaggi alla loro minoranza, alla loro fazione.
A qualcuno, per esempio a chi scrive su questo blog, tocca ripetere - fino allo sfinimento - la scomoda verità: i nominati sono un disastro, ma la perpetuazione dei signori delle preferenze, quelli che hanno sin qui spadroneggiato in Lombardia e nel Lazio, nel consiglio comunale di Roma e in quello di Reggio Calabria, è stata e sarà molto peggio.
Prepariamoci a resistere, resistere, resistere.

* * *

Diffuso attraverso Toscana Insieme


martedì 9 ottobre 2012

Le preferenze dei matti


Rilanciamo, sottoscrivendola totalmente, la presa di posizione dell'amico professore e senatore Stefano Ceccanti contro il pericolo del ritorno delle preferenze, uscita da pochi minuti sul sito di ASCA:

Legge elettorale: Ceccanti, roba da matti siamo al modello Grecia!
09 Ottobre 2012 - 17:55

(ASCA) - Roma, 9 ott - ''Fra tanti modelli possibili, dalla Germania alla Francia alla Spagna all'Australia, il Pdl ci propone ora il modello greco. Solo li' infatti le preferenze si sommano a un debole premio che corregge la proporzionale''.

Lo afferma il senatore del Pd Stefano Ceccanti, costituzionalista ed esperto di sistemi elettorali che esprime una secca bocciatura dell'ipotesi di riforma trapelata oggi e che approdera' domani nella Commissione Affari Costituzionali paventando una situazione di ingovernabilita' proprio come in Grecia.

Aggiunge Ceccanti: ''Come se mai gli elettori avessero votato nei referendum 1991 e 1993 vengono restaurate pari pari le circoscrizioni pluriprovinciali Camera pre-1993 e per il Senato addirittura l'intera regione sarebbe il bacino in cui raccogliere le preferenze.

Dopo tanti problemi col caso Fiorito, che raccoglieva le preferenze solo sua nella provincia, qui si espandono a oltranza i costi delle campagne, che certo non potrebbero essere frenati da credibili tetti di spesa. Roba da 118'' ovvero roba da matti.

(min)

venerdì 5 ottobre 2012

Rottamazione e rigenerazione a Coiano


Sono tornato alla Casa del Popolo di Coiano, un luogo simbolico del civismo e della politica pratese, per ascoltare Matteo Renzi, in una delle sue tappe elettorali sulla lunga strada verso le primarie per la candidatura a premier da parte dello schieramento di centrosinistra.
C'erano oltre un migliaio di persone, tante bellissime persone normali, un bello spaccato di popolo pratese.
Dirò subito che è stato bravo, brillante nel tenere viva la nostra attenzione, serio in alcuni decisivi argomenti.
Chi può, guardi il video integrale del suo intervento.
Aggiungo qualche mia personalissima impressione e sensazione.
Intanto Matteo Renzi ha ricordato che Coiano fu la sede di un'altra rottamazione, nel 1980: un famoso congresso del locale partito comunista terminò con il voto segreto, il pensionamento di un bel po' di vecchi dirigenti, l'inizio della lunga carriera politica di una nuova generazione di personalità, fra le quali una delle più illustri è stata quella di Claudio Martini, prima sindaco di Prato e poi governatore della Toscana.
Renzi lo ha ricordato per ribadire che invece che inalberarsi, tanti vecchi leader, quando vedono i giovani che vogliono scalzarli, dovrebbero - o avrebbero dovuto, che ormai forse è tardi - preoccuparsi di creare delle regole chiare e serie per consentire un più frequente avvicendamento.
Ha ribadito, fra gli applausi del popolo, che quindici anni in parlamento bastano.
Posso dire di essere totalmente d'accordo.
Gli applausi più fragorosi e più lunghi? Quando ha detto che, se vince le primarie lui, D'Alema potrebbe non essere più ricandidato. D'altra parte, possiamo sommessamente ricordare che Massimo D'Alema è parlamentare sin dalla X legislatura, cioè sin dal 1987, da prima della caduta del muro di Berlino? Certo, la longevità politica non è un male, ma si può continuare a essere influenti leader politici anche senza occupare cariche pubbliche per quarti di secolo...
Ieri a Coiano ero anche personalmente un po' emozionato.
Ci sta bene la rottamazione, qui, insieme a un bel senso di rigenerazione, concetto che fa parte integrante della nostra identità pratese, della nostra storica tradizione industriale.
Anch'io ho un bel ricordo di Coiano. Un giorno nell'inverno fra il 1992 e il 1993, penso che fosse subito dopo l'Epifania, fui tra gli organizzatori di un forum sull'Europa, le regioni, l'autogoverno locale, lì a alla Casa del Popolo. Ospite d'onore Leoluca Orlando, che ai suoi tempi è stato un bel rottamatore anche lui e che oggi è tornato a ripulirre Palermo.
Sono passati vent'anni. C'è di che riflettere. Tanti obiettivi civici, federalisti, liberali, che ci sembravano a portata di mano, sono ancora lontani. Davvero la politica richiede tante energie, è avara di risultati, richiede risolutezza, è il campo su cui devono potersi misurare persone lungimiranti e determinate.
Matteo Renzi di essere lungimirante e determinato ieri sera ce lo ha dimostrato. Il suo curriculum, per il momento, è quello di un leader che cambia davvero le cose, pur fra tante critiche che noi Toscani gli muoviamo, nonostante tanti errori che certamente avrà fatto e che i concittadini Fiorentini non perdono occasione di rinfacciargli.
La cosa che più ho apprezzato ieri è stato il suo interessamento concreto per chi ha voglia di lavorare e rischiare, per chi non si rassegna a vedere l'Italia come paese dove lavorano - in proporzione - molte meno persone che in Germania o in Francia. Per le donne che vogliono un figlio e però vogliono anche lavorare. Per i pensionati che non vogliono restare chiusi in casa o finire ai giardinetti, ma vogliono potersi impegnare ancora. Per i giovani che vogliono trovare un lavoro non perché conoscono qualcuno, ma perché conoscono qualcosa.
Ha spiegato la sua proposta per spostare, nei primi 100 giorni del suo eventuale governo, 20 miliardi subito dalle burocrazie ai lavoratori: 100 Euro netti al mese in più a tutti quelli che hanno un reddito mensile netto inferiore a 1.200 Euro. Non mi è sembrata un'idea campata in aria, anzi, mi pare corrisponda a quanto si cerca di fare in tutta Europa: domare la spesa di tante obsolete burocrazie pubbliche per diluire nel tempo l'austerità, andando incontro alle famiglie.
Mi è sembrato avere le idee piuttosto chiare sulla necessità di domare la bestia della spesa e dei debiti pubblici, in questa Repubblica marcia e malata, dove sono cresciute senza controllo le spese per tante cosiddette infrastrutture faraoniche, di concezione vecchia, che nel tempo saranno costose anche nella manutenzione, tante delle quali destinate a rimanere incompiute.
Vogliamo ricordare, per esempio, due mostri fiorentini, come la nuova Scuola Marescialli e il nuovo tribunale?
E' stato piuttosto netto sulla necessità di tagliare a Roma e lasciare più soldi in mano ai comuni. Un po' di federalismo a fatti, dopo tanti anni di parole, non guasterebbe.
E' stato chiaro anche su chi dovrà sacrificarsi di più, nei prossimi anni che saranno così duri: la casta dei politici a vita, certo, ma anche tanta dirigenza pubblica, para-pubblica, centrale e locale; non solo l'alta dirigenza, ma anche la media e bassa, che, in tutti gli enti e persino in tante aziende private che vivono all'ombra della protezione della politica, ha stipendi fuori mercato e fuori controllo.
Ha parlato di futuro, ha suscitato speranza.
Non traggo conclusioni, questa avventura è solo all'inizio.
Osservo, rispettosamente, prudentemente, che potrebbe fare qualcosa di davvero buono per il suo schieramento e per la Repubblica.
Ho molto apprezzato, anzi mi sono anche un po' commosso, quando in chiusura Matteo Renzi ha mandato in onda un video in cui Obama parla della giovanissima Christina e delle "obligations of citizenship", in un suo famoso discorso di commemorazione delle vittime di Tucson.
Non siamo ancora così vecchi.
Non siamo stati domati dalla dittatura dello status quo.
Non possiamo e non vogliamo permetterci di essere né cinici, né rassegnati.
Possiamo ancora fare qualcosa di buono, per noi stessi, la nostra terra, le generazioni future.

Mauro Vaiani 


giovedì 4 ottobre 2012

Fedeli allo spirito del 1994, no alle preferenze, sì alle primarie

Riceviamo oggi e volentieri pubblichiamo, dal caro amico Guido Guastalla:

Sono perfettamente d'accordo con il mio amico Mauro Vaiani.
Qualcuno ha distrutto il nostro sogno di un paese normale, che aveva e ha ancora bisogno di partiti normali.
Nel passaggio dai vecchi partiti otto-novecenteschi di massa, a partiti più leggeri, di modello anglosassone ,"carismatico", con una piramide rovesciata fra dirigenti e diretti, sarebbe stato necessario approntare nuovi strumenti per la selezione della classe dirigente.
Occorreva una nuova "circolazione delle elite".
Certamente lo strumento non sono le preferenze, che già durante la prima Repubblica hanno creato distorsioni e divisioni, clientelismo e corruzione.
La strada maestra resta quella della possibilità per l'elettorato, per una cittadinanza attiva, di selezione rappresentanti e leader attraverso primarie generalizzate.
Al momento dello "stato nascente", nel 1994, le prime elezioni nei collegi uninominali del Mattarellum hanno sollevato entusiasmi e generato i primi timidi cambiamenti.
Poi progressivamente, le sopravvissute o ricreate burocrazie di partito hanno cominciato a bloccare il sistema.
Invece che primarie, ci hanno propinato candidature che sempre più assomigliavano al "cavallo di Caligola".
Ora basta.
Scendiamo da questi autobus.
Ne scegliamo altri, più consoni ai nostri sogni liberali, fra i quali il mio, quello di avere anche in Italia e in Toscana una nuova "destra storica", risorgimentale, di cavouriana memoria.
Un caro saluto

Guido Guastalla

mercoledì 3 ottobre 2012

Spartiacque


Siamo schiacciati dai debiti dello stato, degli enti locali, degli enti statali e parastatali. Siamo scandalizzati dai costi impropri della politica, per non parlare della sfacciataggine di alcuni politici.
Davvero qualcuno pensa che, impoveriti e arrabbiati, non ci accorgeremo del disastro del ritorno delle vecchie preferenze all'italiana?
Davvero le elite politiche - ma anche accademiche, anche giornalistiche - credono che i cittadini non si ricordino più che sono state la proporzionale e le preferenze volontarie ad averci storicamente condotto fin qui? Che i guasti di vent'anni di berlusconismo e di anti-berlusconismo sono anch'essi figli delle preferenze?
Davvero i politici che c'erano prima di Berlusconi pensano di poter tornare, impunemente, a chiedere le preferenze, dopo il ritiro di Berlusconi?
Mi sembrano convinzioni al limite dell'impudenza.
Spetta a noi smontarle.
Quel poco che era stato raggiunto con i referendum popolari di vent'anni fa - per esempio l'elezione di una parte del parlamento con collegi uninominali - stava funzionando.
Poi i grandi traditori politici della rivoluzione liberale e della riforma federale hanno imposto il micidiale Porcellum, ma, soprattutto, hanno lasciato che le vecchie preferenze all'italiana impazzassero ancora a ogni altro livello politico ed elettorale.
Così il paese è ancora oggi ostaggio di politici selezionati ai tempi del proporzionale con le preferenze volontarie. Fra i nominati nelle liste bloccate ci saranno certo delle veline e dei velini, ma i veri proci, i veri affossatori della Repubblica sono proprio coloro che sono eletti, ancora oggi, con le vecchie preferenze all'italiana. Più grandi sono i loro collegi, più essi e le loro clientele sono famelici e pericolosi: dal Piemonte alla Sicilia, dalla Lombardia al Lazio, per non parlare della città di Roma.
Una verità scomoda va ripetuta fino allo sfinimento: i signori delle preferenze sono peggio dei nominati.
Coloro che, come chi scrive, ricordano bene come funzionava il sistema politico con le vecchie preferenze all'italiana, vi invitano a rileggervi i dati delle politiche del 1992, o quelli delle regionali del 2000. A chi si domanda come mai la Toscana abbia un parlamento regionale molto più sobrio di quello delle altre regioni, modestamente suggeriamo una risposta: abbiamo abolito le preferenze; abbiamo eletto i nostri consiglieri in collegi piccoli; abbiamo almeno provato a fare le primarie.
L'eventuale ritorno delle vecchie preferenze volontarie condurrebbe alla balcanizzazione degli attuali partiti e ucciderebbe sul nascere le candidature, sia nelle liste vecchie che in quelle nuove, di persone più giovani, o più competenti, o semplicemente diverse.
Questo è un vero spartiacque politico: da una parte coloro che vogliono piccoli collegi e primarie obbligatorie per tutti; dall'altra coloro che vogliono le preferenze volontarie, dove le minoranze organizzate vanno all'assalto della diligenza della spesa pubblica, all'insaputa delle maggioranze.
Il PD e il PDL non sopravviverebbero, se abbandonassero la scelta storica dell'uninominale.
I nuovi movimenti, se imbrogliano la gente con le vecchie preferenze, sono già morti prima di nascere.
Italia Futura, Fermare il declino, Spirito Libero, le liste civiche e tutti gli altri movimenti civili da cui noi ci aspettiamo un impegno per fare finalmente le riforme attese da trent'anni, per trasformarci da sudditi in cittadini, devono dire una parola forte, in favore dei collegi uninominali e delle primarie.

O noi, o loro.
O le primarie, o i signori delle preferenze.
E' arrivato il momento di dire a voce alta da che parte si sta.
Coraggio, guardiamo avanti, non indietro.


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Diffuso attraverso Toscana Insieme

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