Uno diverso in Toscana, che crede, in questa nostra madreterra, in questa fugace vita, in qualcosa di diverso.

mercoledì 12 ottobre 2011

Carpe Diem

E' il momento opportuno per occuparci della riforma elettorale in Toscana. Dobbiamo farlo per noi stessi e per dare un segnale politico importante al resto del paese.
In Toscana dobbiamo fare un passo avanti, oltre le liste bloccate, perché le nostre primarie sono ancora troppo poco partecipate. L'Italia, invece, deve liberarsi del Porcellum, il grande imbroglio perpetrato nel 2005, da una casta ormai impresentabile che ha tradito i suoi stessi elettori e sostenitori.
Afferriamo l'attimo. Non ci sfugga questo momento favorevole. La maggioranza dei cittadini è in sintonia con l'idea dei collegi uninominali e delle primarie obbligatorie per ogni parte politica e aperte a tutti i cittadini. Introduciamo in Toscana questa istituzione di civiltà e indichiamo la direzione giusta all'intero sistema politico nazionale.
Accettiamo di buon grado l'ironia di quelli che si domandano perché, in mezzo alla crisi finanziaria provocata dall'insostenibilità dei debiti pubblici, ci occupiamo di sistemi elettorali. Per chi ci dice che ci sono problemi ben più urgenti, rispondiamo candidamente che proprio in questo momento di crisi politica ed economica ci occorre una nuova generazione di leader, che siano selezionati in base alla loro credibilità personale, alla loro capacità di unire e non di dividere, alla loro dimostrata capacità di emergere da una severa selezione politica.
Esattamente questo tipo di persone sono quelle che emergono attraverso le primarie e i collegi uninominali.
E' esattamente attraverso queste modalità che potranno emergere molte più donne, più giovani, più volti nuovi, senza bisogno di sistemi complicati o di quote artificiali.
Le primarie e i collegi uninominali, lo ripeteremo fino allo sfinimento, sono uno strumento di sana competizione, creano entusiasmo e innovazione, liberano energie che fanno bene a tutta la società, stimolando anche l'economia e contribuendo a migliorare la situazione concreta di ciascun cittadino, di ogni famiglia, di tutte le imprese.
Restiamo fedeli alla volontà della maggioranza dei cittadini italiani, che da vent'anni vogliono i collegi uninominali. Una grande maggioranza popolare che non si contenterà di abolire il Porcellum per tornare al Mattarellum, ma che vorrà andare avanti, imponendo le primarie in ciascun collegio.
Facciamo attenzione a chi, per beata ignoranza o per eccesso di opportunismo politico, si dichiara disponibile a cambiare la legge elettorale parlando di primarie o preferenze come se fossero la stessa cosa. Questa confusione va diradata, o finirà per offrire un alibi ai gattopardi che non vogliono cambiare nulla, se non in peggio, se non tornando indietro, ai disastri del passato.
Sappiamo che parti non piccole dell'attuale ceto politico, toscano e italiano, parecchi di coloro che sono in politica da prima dei vittoriosi referendum popolari del 1991 e del 1993, non si sono mai rassegnati a quei verdetti popolari. Ancora oggi, vent'anni dopo, vorrebbero, invece che andare avanti verso l'uninominale e le primarie, tornare indietro al tempo delle preferenze.
Qualcuno continua a pensare con nostalgia a quella vecchia politica in cui, in ogni territorio, un partito, invece che unirsi attorno a un unico rappresentante scelto dalla maggioranza, si divideva in tante piccole minoranze in perpetua guerra fra di loro. Le preferenze, invece di unire, dividono, facendo trionfare fazioni e clientele. Le preferenze riescono a far eleggere candidati sconosciuti alle maggioranze, purché obbedienti alle minoranze organizzate. Le preferenze consentono l'elezione di chi ha più soldi che voti.
Con i nostalgici delle preferenze siamo pronti a misurarci, davanti all'opinione pubblica, nel Parlamento toscano, nel Parlamento nazionale, sapendo che possiamo vincere, perché le primarie e i collegi uninominali sono innovazioni che hanno in sé la forza di convincere, sono un traguardo di civiltà politica che unisce democratici e liberali, forze civiche e cittadini indipendenti.

Mauro Vaiani

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