Uno diverso in Toscana, che crede, in questa nostra madreterra, in questa fugace vita, in qualcosa di diverso.

mercoledì 19 ottobre 2011

Come potrebbe funzionare in Toscana l'uninominale

Liberare energie, meriti, talenti,
con i collegi uninominali
e con le primarie
Continuiamo a premere per una riforma della legge elettorale per il Consiglio regionale della Toscana, che introduca i collegi uninominali e le primarie obbligatorie in ciascun collegio.
Portiamo avanti questa campagna insieme a un piccolo gruppo di appassionati di politica, ma è un tema vitale per il nostro futuro, non certo una questione tecnica!
E' una onesta proposta per dare una risposta all'inquietudine popolare!
Contro la tentazione dell'immobilismo di casta, contro il ritorno al mercato delle vacche delle vecchie preferenze, vogliamo continuare a raccontare la bellezza, la semplicità, la liberazione di energie, la valorizzazione dei meriti, lo stimolo alla partecipazione, il riconoscimento della sovranità popolare, che si avrebbero con l'adozione di un sistema elettorale uninominale.
Proviamo a spiegare come potrebbe funzionare.
Le elezioni potrebbero tenersi in due turni: un primo turno di primarie, istituzionalizzate, obbligatorie e contestuali per tutte le forze e le aree politiche; più un secondo turno in cui a misurarsi sarebbero i candidati che hanno ottenuto maggior consenso, uno per ciascuna area politica significativa.
La Toscana potrebbe essere divisa, diciamo, in 24 seggi, ispirandosi alle ripartizioni in collegi fatte, per esempio, dal Mattarellum.
In ciascuno di questi collegi potrebbero presentarsi alle primarie più candidati del centrosinistra, più candidati del centrodestra, più candidati di altre aree politiche.
Gli elettori, in questo primo turno, votando la persona di loro fiducia, eserciterebbero il potere di selezionare, fra i candidati della loro area politica, quello che essi ritengono il migliore per rappresentarli al confronto successivo.
La loro privacy sarebbe protetta dal voto segreto espresso in un seggio istituzionale e dal fatto che a recarsi alle primarie sarebbero, contestualmente, elettori di tutte le aree politiche.
Al secondo turno, che potremmo anche definire una sorta di ballottaggio, si dovrebbero ammettere i candidati che hanno preso più voti di ciascuna diversa area politica: uno, poniamo, per il centrosinistra; uno per il centrodestra; uno per eventuali altre aree (purché, aggiungeremmo, queste aree abbiano raggiunto un quorum significativo, che le renda competitive con i due schieramenti principali).
Qualcuno, a questo punto, ci muoverà la nota obiezione che nei 24 collegi toscani si verificherebbero sicuramente competizioni molto belle, sportive, innovative, creative, fra tanti candidati di centrosinistra e, nella maggior parte dei territori, anche fra tanti candidati di centrodestra. A vincere al secondo turno, però, sarebbero, in tutti i collegi, solo i candidati di centrosinistra. Questo in verità è possibile, per la storia del sessantennio dominato dall'antica sinistra toscana e per la forza aggregante che hanno i leader emergenti della nuova generazione democratica.
Come temperare questo possibile eccesso di maggioritario? Pensiamo che una soluzione snella e chiara sia quella del ripescaggio di un certo numero di candidati secondi classificati in ciascun territorio. Se i collegi sono 24, i recuperi potrebbero essere, sempre per esempio, almeno 12. In questo modo riprodurremmo in questo futuro consiglio rapporti di forza, fra centrosinistra e centrodestra, del tutto analoghi a quelli attuali.
A questi 36 consiglieri regionali eletti nei collegi, andrebbero poi anche aggiunti, come già oggi avviene, il governatore eletto e il suo principale competitore. Forse si potrebbero anche includere i loro vice, o comunque dei candidati, magari delle donne o dei giovani, espressi da una sorta di lista regionale collegata ai candidati presidenti. Non ci sentiremmo di escludere, se ritenuto necessario, un eventuale diritto di tribuna per aree politiche le quali, pur non essendo arrivate né prime né seconde nei collegi uninominali, potrebbero comunque aver raggiunto percentuali significative.
In questo modo abbiamo rappresentato, speriamo in modo chiaro, come si potrebbe formare un Consiglio regionale toscano di 40* deputati eletti attraverso un processo semplice e competitivo, classico perché ispirato al funzionamento dei paesi democratici più avanzati, ma anche capace di liberare innovazione e creatività.

* Nota bene: oggi i consiglieri regionali toscani sono 55, ma è già iniziata una riflessione sulla loro riduzione a 40, animata, fra gli altri, da Vittorio Bugli, il presidente del gruppo consiliare dei Democratici, il più numeroso a palazzo Panciatichi, la sede del Parlamento toscano.

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