Uno diverso in Toscana, che crede, in questa nostra madreterra, in questa fugace vita, in qualcosa di diverso.

sabato 27 dicembre 2014

Donne e libertà

Rilancio un pezzo della mia amica Fiamma Nirenstein, dedicato alle donne kurde, alla vita, alla libertà, al loro grido di guerra, il tululu. L'emancipazione della donna, la libertà religiosa in Medio Oriente, l'autogoverno del Kurdistan sono le tre scogliere sulle quali si infrangerà la follia crudele dei miliziani del cosiddetto Califfato.

Per seguire le imprese di queste guerriere kurde, fonte di speranza per noi tutti, seguite http://bijikurdistan.tumblr.com, un blog di riferimento per chi vuole appoggiare la resistenza kurda a Kobane e in tutto il Levante.






martedì 23 dicembre 2014

L'estremista e i perdenti

Tante notizie di sabotaggi e attentati, compiuti da individui isolati o comunque marginali, ci ricordano la straordinaria attualità di un piccolo e prezioso scritto di Hans Magnus Enzensberger: Il perdente radicale (titolo originale: Schreckens Männer. Versuch über den radikalen Verlierer), pubblicato per la prima volta nel 2006; ancora troppo poco conosciuto e poco letto, da certe nostre elite, poco preparate e troppo poco disponibili all'ascolto. Il radicale di cui parla il libro è uno sconfitto politico, un estremista distruttivo e auto-distruttivo.
Purtroppo nel mondo tedesco non hanno una tradizione paragonabile al nostro glorioso radicalismo nonviolento e l'aggettivo radicale è stato usato dal grande studioso in una accezione negativa.
Una società aperta, coesa e solidale, non sarà mai totalmente al riparo dall'azione disperata di questi estremisti solitari, ma non sarà mai messa seriamente in pericolo da essa.
Questo non ci deve far dimenticare, tuttavia, che per mantenere una società aperta, coesa, solidale, occorre ritrovare la via della giustizia.
I piccoli, i disabili, i diversi, gli umili, devono poter dire la loro ed essere ascoltati.
Essi sono la pietra d'inciampo per chi semina inutile violenza, ma anche per chi si illude che tutto possa continuare così come ora.
La cronaca di questa vigilia di Natale ci fornisce un esempio emblematico: la violenza dei sabotaggi contro le opere faraoniche della TAV, rispecchia la violenza di una realtà in cui la persona handicappata in sedia a rotelle il treno non lo riesce proprio a prendere.
Non giustifichiamo la prima, ma nemmeno la seconda.
Non si può far finta di nulla, di fronte al dilagare del profondo rancore contro le opere inutili e la sordità dei potenti, da parte di un popolo impoverito, delle classi marginali, delle periferie abbandonate.
Gli estremisti sono pochi, ma i perdenti della nostra società ingiusta sono parecchi.
Abbiamo diritto a un mondo più equo, dove scegliamo noi stessi le nostre autorità locali, dove votiamo noi stessi quanto spendere e con quali priorità.
Non solo perché è giusto, ma perché - attenzione - è l'unico mondo che può funzionare.
Buon Natale!
Auguri!
Prepariamoci a cambiare!

domenica 21 dicembre 2014

Buone feste dell'indipendenza


Siamo arrivati alle notti del solstizio d'inverno.
E' tempo di fermarsi, di stare con la famiglia, con gli amici, con i vicini di casa, con le persone compaesane.
Qui in Toscana abbiamo la fortuna di fare memoria della bella icona di Ugo di Toscana, il 21 dicembre, che ben sintetizza i nostri ideali di attaccamento, coscienza e onore, il nostro senso civico locale e la nostra determinazione a lavorare per la pace internazionale.
La nostra vocazione sociale, la nostra dedizione alle attese della povera gente, il nostro impegno per alimentare un pensiero critico e indipendente, stanno uscendo rafforzati da ciò che sta accadendo in questo cuore d'inverno.
Stiamo tenendo vivo proprio ciò che è scomparso dal mainstream: la necessità di un autogoverno responsabile diffuso.
I problemi locali, europei e mondiali non possono essere risolti dalle grandi piramidi di potere che li hanno creati.
Occorrono famiglie indipendenti, imprese indipendenti, scuole e accademie indipendenti, città e comunità indipendenti. E occorre che siano tutte lasciate libere di concepire e realizzare la loro originale e innovativa soluzione ai problemi che sono stati creati, nei decenni, da Roma e da Bruxelles.
Il nostro appoggio al compromesso Renzi-Berlusconi è intatto, ma segnaliamo umilmente che nei dibattiti parlamentari italiani di questi giorni le voci che hanno compreso l'importanza e la necessità di questa svolta storica in favore delle autonomie, sono state davvero poche: praticamente il bravo deputato Florian Kronbichler e poche altre voci tirolesi e trentine.
Il risultato della presente rischiosa ondata di neo-centralismo sarà che tutto ciò che può essere sbagliato, lo sarà, perché i vertici dell'Italia e dell'Europa sono troppo lontani dalle frazioni, dalle borgate, dalle periferie, dagli ultimi del paese.
Stringiamo la cinghia, per goderci le feste nonostante le difficoltà, ma teniamoci pronti a reagire.
Auguri a tutte le persone di buona volontà!


La volta della scalinata valentiniana
nel convento di S.Niccolò di Prato,
decorata da luci per le festività 2014-2015
(scatto originale dell'autore del blog, Mauro Vaiani)

venerdì 19 dicembre 2014

Scosse e auguri, Toscana

Abbiamo appena sentito un'altra scossa, a Firenze e in Toscana (ore 18.25 circa).
Mai sentite così tante scosse in una sola giornata.
E in passato ne avevo sentite solo altre due, forse tre - di cui solo una veramente forte, a Pisa, due anni fa.
Fa effetto, lo confesso.
Speriamo che risvegli solo cose buone, dentro ciascuno: la voglia di vivere ogni istante come se fosse l'ultimo; la forza di cambiare a partire da se stessi; la speranza di consegnare alle generazioni future una Toscana migliore di quella che in cui stiamo vivendo e lottando.
Entriamo, un tantino spaventati, nel solstizio - con la imminente memoria di Ugo di Toscana - e nelle feste del cuore d'inverno.
Auguri, auguri, auguri a tutt*.

sabato 13 dicembre 2014

Più vigne, meno villette

Il civismo toscano è una sorgente viva di persone fresche, che potrebbero giocarsi una bella partita alle prossime elezioni regionali.
Abbiamo bisogno di un cambiamento, in regione, che oggi vorrei sintetizzare così: vorremmo che le burocrazie e i piani regionali, da ora in poi, impediscano nuove villette, non nuove vigne.
Sembra impossibile, vero? Finito il sessantennio, i ceti dirigenti toscani non sono riusciti ancora a trovare strade semplici e chiare per proteggere il territorio, distruggere gli ecomostri, fermare le colate di cemento sulle colline e sui fiumi della Toscana.
Invece, per chi lavora in agricoltura, turismo, energie rinnovabili, tecnologie avanzate e sostenibili - guarda caso proprio nei settori più vitali e più promettenti per la conservazione della nostra identità ma anche per un futuro di lavoro e ricchezza - la sentina dei vizi dirigisti e degli ostacoli burocratici, è sempre più insopportabile.
Come intellettuale e attivista indipendente, appoggio le recenti e coraggiose iniziative del presidente Enrico Rossi, sostengo la grinta riformatrice di Stefania Saccardi, ma spero anche che il mio mondo civico-liberale, con tutte le sue energie produttive e riformatrici, si dia una mossa.
Parecchi contenuti buoni li ho trovati qui a Firenze, stamane, all'incontro di #PassioneToscana.
Complimenti e buon lavoro, fra gli altri, al bravo Giovanni Lamioni, e ai miei cari amici Paolo Spadaccini, Tommaso Del Tacca e Andrea Romiti.

PS
Nel titolo di questo post - Più vigne, meno villette - ho dimenticato di aggiungere: e più cipressi. Chi può capire, capirà...
 

martedì 9 dicembre 2014

Scaldiamo le fusioni fredde


Un bel sito di geografia politica ci racconta come anche in Veneto ci si ponga il problema toscano della riforma dei comuni: tanti borghi e quartieri dovrebbero cominciare a porsi il problema di raccogliersi in comuni più ampi degli attuali.
Nel caso veneto, si parla di raccogliere i quasi seicento comuni in una settantina di comunità più ampie.
Resta il problema, che però è anche una straordinaria opportunità, di convincere le popolazioni locali ad essere protagoniste di questa riorganizzazione dell'autogoverno locale.
Calare dall'alto progetti di fusioni a freddo, non serve a nulla e, in alcuni casi, può mettere i territori a rischio di ulteriore degrado e marginalità.
Costruire dal basso, invece, progetti di rifondazione democratica di comunità locali più articolate e insieme più forti, è invece la strada maestra.
Senza un po' di calore democratico, progetti ambiziosi di fusione faranno la fine dei referendum sul Casentino e sull'Elba.




sabato 6 dicembre 2014

Appello a Stefania Saccardi


Dopo l'ennesimo impasto di corruzione e assistenzialismo occorso a Roma, sento il bisogno di lanciare un appello alla mia amica Stefania Saccardi, vicepresidente del governo toscano.
Promettici, Stefania, che porterai avanti alcune idee che so essere tue da sempre:
- l'anagrafe delle persone che in Toscana sono aiutate, per stroncare sul nascere la tentazione di approfittarne, accedendo ad aiuti comunali, regionali, statali, senza che ci sia controllo alcuno sulla sovrapposizione e sull'efficacia degli aiuti stessi; quando decidiamo di dare centinaia di euro a una persona povera e bisognosa di un aiuto temporaneo, dobbiamo sempre pensare ai tantissimi che lavorano e si sacrificano, spesso per molto meno; guai a coloro che lasciano che si campi di assistenza pubblica, mentre chi lavora e suda non arriva alla fine del mese; quando accogliamo famiglie umili nelle case popolari, dobbiamo esser sicuri che non stiamo creando situazioni di privilegio, rispetto a chi si sta svenando per pagare un affitto o anche un mutuo per la prima casa;
- l'anagrafe pubblica delle aziende, delle cooperative, delle comunità, degli enti che ottengono denaro pubblico per aiutare i più deboli; ci aspettiamo che offrano servizi temporanei, orientati al recupero delle persone in difficoltà, non alla perpetuazione del bisogno; esigiamo che i loro dirigenti non abbiano stipendi da capogiro e che i loro dipendenti siano tutti assunti con contratti adeguati; quando diamo mille euro al mese a una azienda che assiste temporaneamente un immigrato, dobbiamo essere sicuri che questo investimento produrrà integrazione, altrimenti facciamo prima a dare mille euro direttamente alla persona richiedente asilo.
La nostra lotta per la solidarietà e la promozione di ogni cittadino e di ogni immigrato richiedente asilo, esige un supplemento di sobrietà, trasparenza, rigore.
So che tu hai energia, volontà e determinazione.
Contiamo su di te.

Stefania Saccardi
(con l'amico Fabrizio Ricci)

mercoledì 3 dicembre 2014

Le radici stataliste del disastro romano


Disgustati dallo squallore di Carminati il Nero e di Buzzi il Rosso, ben descritto dalle inchieste di Claudio Gatti sul Sole 24 Ore, non perdiamo di vista le comuni radici stataliste del disastro.
Esse sono all'origne della tracotanza di una certa Roma nera, dell'avidità del clero, della voracità di una certa sinistra locale, della infedeltà degli alti burocrati dei ministeri centrali e degli enti locali, del moderno familismo amorale in salsa metropolitana.
Senza tutto quel potere concentato in pochi chilometri quadrati, senza tutti quei soldi, in mano a troppi pochi alti papaveri, abituati a fare come gli pare, al riparo da ogni controllo, il malcostume non sarebbe dilagato così tanto.
Se, come è toccato a tanti cittadini dell'orbe - del mondo - anche nell'urbe - a Roma - tanti prepotenti avessero dovuto campare di lavoro, costretti a pagare come tutti tasse e tariffe, biglietti e multe, non saremmo arrivati a questo punto.
Adesso non si cerchi di salvare le mafie e le clientele romane, un'altra volta.
Si salvino, sì, asili e mense che danno riparo ai poveri, ma si tagli tutto il resto.
Si cancellino i finanziamenti straordinari.
Si rimuovano tutti i presunti dirigenti.
Si licenzino i falsi lavoratori.
Si chiudano le false cooperative.
Si caccino i falsi volontari.
E si voti, al più presto.
Non bastano i processi, che chissà come finiranno.
Occorre un repulisti politico.
Occorre che il popolo romano scelga un nuovo senato.
E speriamo bene.

domenica 30 novembre 2014

Matteo Renzi e il federalismo

Appoggio Matteo Renzi con tutte le mie forze, perché credo nella necessità delle riforme, ma sono preoccupato per la scomparsa, nella sua maggioranza, come anche nell'opposizione, persino nelle leghe, del tema del federalismo.
Cos'è il federalismo, ridotto all'essenza? Quando un grande paese ha grandi debiti e grandi problemi, il federalismo è provare a immaginare che, distribuendoci le responsabilità in territori più circoscritti e più omogenei, ce la faremmo meglio a risolverli.
Affidarsi solo al centro, invece, anche quando al centro c'è uno bravo come Matteo Renzi, significa affidare la soluzione dei problemi a chi li ha creati.
Come pensate che possa andare a finire?

sabato 29 novembre 2014

Cinque Stelle cadenti

Senza leader eletti dai cittadini, attraverso primarie, in collegi circoscritti, con regole chiare e con una grande partecipazione popolare, nella politica moderna non si va da nessuna parte.
Nessuna meraviglia, quindi, per la crisi dei Cinque Stelle, su cui invito a leggere il bel articolo di Bruno Manfellotto oggi sul Tirreno: un grande vaffa li seppellirà...
Del resto, dal punto di vista della selezione del proprio personale politico e delle loro idee su come vanno scelti gli eletti, i Cinque Stelle si erano già dimostrati dei potenziali imbroglioni - politicamente parlando, s'intende.
E, sia chiaro, senza primarie e senza collegi, non saranno certo gli unici ad affondare, insieme a questa repubblica.

venerdì 28 novembre 2014

Duemila euro al mese

In settimana qui in Toscana i media hanno dato il giusto rilievo a una notizia che è fondamentalmente triste, ma che contiene anche qualche elemento di speranza, oltre che di riflessione.
Si tratta della concessione di un vitalizio, da parte dell'INAIL, alla vedova e ai tre figli di Zakir (trascritto anche Zakhir) Hossain, un immigrato bengalese ucciso sul lavoro, a Pisa, il 13 aprile scorso: una somma di circa 2.000 euro al mese, che, al netto delle tasse, diventeranno più o meno 1.500.
Alla vittima, ricordiamolo, le istituzioni toscane hanno dedicato la Festa della Toscana 2014, che verrà celebrata domenica 30 novembre.
Si prova sollievo al pensiero che una povera vedova con tre figli riceva un tale sussidio, ma viene anche spontaneo pensare a quante altre persone, qui in Italia, avrebbero diritto a un trattamento altrettanto dignitoso e non ce l'hanno.
Duemila euro lordi al mese a persona sono diventati la soglia di una nuova povertà. Sotto questa cifra si è sempre in pericolo, non importa quanto sia stabile il proprio posto di lavoro, o quanto sia solida la propria famiglia.
Siamo diventati così una società in cui, paradossalmente, dei poveri vivi potrebbero diventare invidiosi dei poveri morti.
A questa deriva così terribile, occorre porre un freno.
Se questo euro non ci consente la giustizia sociale, occorre un'altra moneta?
E se questa repubblica non si scuote, ce ne vorrà un'altra?
Buona festa della Toscana a tutti.


giovedì 27 novembre 2014

Sveglia Romagna

Auguri al prof. Roberto Balzani, per il suo tentativo di tenere viva una prospettiva di rinnovamento politico in Romagna e, conseguentemente, anche nelle grandi città dell'Emilia.
Viva l'Ubalda!
Riscattiamoci dal disastro politico di questo autunno.
Ricordiamoci che nessuna provincia è stata ancora abolita, nessun prefetto è stato esautorato, nessun finanziere è stato smilitarizzato, nessun sollievo fiscale sui redditi da lavoro si è ancora consolidato.
E siamo ancora lontani dall'avere regole, con cui votare liberamente per una nuova generazione di leader, o per riorganizzare il nostro autogoverno locale, in Romagna, in Toscana, ovunque.
Non ci possiamo fermare in mezzo al guado!
Non possiamo pensare che Matteo Renzi potrà fare tutto da sé!
Agli Emiliani che hanno preferito la fuga al coraggio, opponiamo uno spirito più tosto, più tosco, più tosco-romagnolo.


domenica 23 novembre 2014

Per piazza Mercatale, ancora una volta



Il comune di Prato, la città in cui sono cresciuto e a cui sono ancora legatissimo, sta conducendo una consultazione pubblica sul futuro di piazza Mercatale.

Non ho ancora potuto pubblicare su un mio vecchio archivio - ModernAmare Prato - i documenti che Insieme per Prato ha dedicato, negli anni, al futuro della piazza.

Tuttavia ho deciso di mandare alla consultazione queste poche semplici parole:

- ricostruire portici,
- liberare il respiro della piazza
- riportare il mercato in piazza Mercatale

Chi conosce davvero piazza Mercatale a Prato, capirà al volo.

Ricordo anche che spazi per le macchine, subito fuori dalla piazza, ce ne sono tantissimi, quindi si può togliere il parcheggio.

Inoltre, non siamo mai stati contrari, in tanti anni di impegno civico con Insieme per Prato, a studiare, contribuire, finanziare un progetto di sotterraneo per la stessa piazza, con spazi per le auto, per i magazzini, per i box dei residenti.

Al sindaco Matteo Biffoni mando queste due immagini, qui sotto, che mi paiono emblematiche. La prima viene da un passato non lontano (prima delle guerre e del fascismo), da cui ci vengono idee che possono illuminare le scelte per la prossima generazione di pratesi.




La seconda è una stampa che fa riferimento a un passato appena più remoto. Mette in evidenza le Case Nuove, case popolari con fondi che rendevano possibile alle stesse famiglie un lavoro artigiano. Un grande esperimento di inclusione sociale non assistenziale, in uno spazio architettonicamente bello. Una lezione che andrebbe riproposta anche oggi.



sabato 22 novembre 2014

Confiscati e abbandonati, anche in Toscana

Il TGR, che non è certo una testata anti-sistema, ha spiegato abbastanza bene, in un suo servizio di oggi, sul suo settimanale, come funzionano le cose nell'inutile e costoso verticismo italiano. Inutili agenzie, comitati e unità romane controllano e paralizzano, mentre in periferia regnano l'abbandono e l'incuria. Che questo meccanismo di irresponsabilità e spreco tipico dello statalismo italiano, si applichi anche al tema delicatissimo dei beni confiscati alla mafia e poi abbandonati dallo stato, anche qui in Toscana, è particolarmente doloroso e offensivo, per tutti i cittadini onesti che, da decenni, lottano a costo di grandi sacrifici anche personali, contro la criminalità organizzata.

mercoledì 19 novembre 2014

Primarie strumentali o istituzionali?

Chi segue questo blog sa che crediamo nelle primarie come istituzione, non come strumento facoltativo, a disposizione di un partito, a seconda del momento politico che sta vivendo.

Grazie agli articoli di Mario Lancisi su Il Tirreno, seguiamo la discussione interna al PD sulle primarie. Dario Parrini si era esposto per non farle; alcune minoranze le pretendono; Enrico Rossi aveva detto di no, ma è sempre più tentato. Tutti hanno le loro ragioni, ma si resta lontani dal punto.
Le primarie devono diventare una istituzione, obbligatoria e non facoltativa, per tutti, sempre, a tutti i livelli.
Il PD può favorire la stabilizzazione di questo cambiamento solo celebrandole sempre, non secondo la contingenza politica.
Ci possono essere eccezioni per i ricandidati? Certo, hanno un senso, ma tutti gli altri?
Mentre si parla di primarie per la scelta del candidato presidente, non si discute su come, invece, si sceglieranno i candidati delle liste corte di candidati consiglieri, quelle che ci saranno proposte con il nuovo sistema elettorale toscano.
E' vero che si potranno dare dei voti personali facilitati, a nomi già stampati sulla scheda, ma non sarebbe giusto che anche queste rose di nomi fossero formate attraverso primarie vere? Invece, temiamo, saranno scelte secondo ferree logiche interne di partito.
Le nostre idee sulle primarie erano più ambiziose e il tempo, galantuomo, dirà chi era stato più lungimirante.

domenica 16 novembre 2014

Coraggio, come in guerra


Le piogge, le frane, le alluvioni stanno martellando le regioni italiane e mietendo vittime come una guerra.
Sono molto tristi le polemiche fra poteri centrali, regionali e locali, in queste ore.
Mi spiace che persino il nostro giovane ed energico presidente Matteo Renzi rischi, con un certo linguaggio, di cadere in uno scivoloso neocentralismo.
Le leggi sbagliate che sono alla base della distruzione di tanti territori italiani sono tutte norme nazionali.
Decisioni sbagliate, invece, ne sono state prese a tutti i livelli e da tutti. Non c'è alcuna burocrazia - centrale e locale - i cui dirigenti non meriterebbero di essere degradati e sanzionati.
E' chiaro che il problema è stato anche culturale e generazionale: privati e professionisti hanno pensato di poter costruire impunemente dappertutto; comuni e regioni hanno ritenuto di poter lasciare cementificare oltre ogni buon senso; ministeri, strutture, unità di missione nazionali non hanno saputo prevenire il saccheggio del territorio - e non si vede come potrebbero ora rimediare ai danni secolari che sono stati compiuti.
Il disastro dei territori italiani ha origine prima di tutto da errori compiuti dai legislatori romani, ma, per trovare soluzione, richiederà scelte locali dolorose e coraggiose, borgo per borgo, comune per comune, territorio per territorio.
Geologi, urbanisti, ambientalisti - di ogni colore e di ogni provenienza geografica - hanno già indicato la direzione: basta consumare altro suolo; iniziamo a scoperchiare i corsi d'acqua intombati; cominciamo ad allargare gli alvei e le golene.
Ci sono milioni di case ed edifici da abbattare, milioni di famiglie ed aziende da spostare.
Coraggio.

sabato 15 novembre 2014

Torneranno i prati, ma anche gli infami

Con mamma siamo andati a vedere "Torneranno i prati", il film di Ermanno Olmi dedicato all'inutile strage della Grande Guerra. Ci è piaciuto.
Il clan Olmi ha realizzato un omaggio toccante agli ultimi, agli umili, agli esseri umani che morirono nelle trincee, per colpa degli infami e delle infamie che condussero il mondo nella tragedia della Prima Guerra Mondiale.
E' stata una occasione per ricordare con rispetto i 40.000 Toscani che furono falciati nelle trincee, il mezzo milione che furono mobilitati - fra cui, anche se per fortuna per pochi mesi, il ragazzino che poi diventò mio nonno, Beppe Vaiani - i tanti altri che soffrirono durante e dopo.
Umili di tutto il mondo, uniamoci, per non dimenticare mai gli infami e per essere pronti, quando ci proveranno un'altra volta, a mandarci a morire.
Stavolta ci troveranno interconnessi e, forse, più preparati.
E agli infami Vittorio Emanuele di domani, forse, riusciremo a fare una bella sorpresina.

venerdì 14 novembre 2014

Rossi colpisce al cuore la casta

Rossi continua a sorprendere.
Stavolta ha annunciato un passo drammatico: non firmerà più gli atti con cui si liquidano ai dirigenti pubblici i loro premi.
Un colpo sacrosanto contro quella casta ormai degenerata che sono i dirigenti pubblici. Questi ultimi, va detto, se lo meritano ampiamente.
Sono una comunità di persone di buoni studi - ma soprattutto di buone relazioni - che negli anni hanno occupato posizioni di privilegio, con stipendi fuori mercato e fuori controllo. Non pochi di loro, inoltre, essendo assolutamente inutili, sono relegati a incarichi minori, delle vere e proprie sinecure.
Sotto il peso degli errori della politica, sotto la cappa delle leggi scritte male che regolano il loro lavoro, la loro produttività è storicamente bassissima.
Pochissimi di loro si sono ribellati al disastro generale e, in particolare, alla vergogna di un sistema che consente loro di darsi obiettivi ridicoli, raggiunti i quali essi si auto-assegnano premi principeschi. Un sistema ipocrita, vergognoso, irreformabile, che il governo Renzi deve abolire, per decreto, per tutti i dirigenti pubblici, al più presto.
La ribellione di Rossi sarà anche tardiva, ma è sempre benvenuta.
Avanti così presidente.

giovedì 13 novembre 2014

Il vizio della lotteria

L'Italicum proposto da Renzi e da Berlusconi ha di certo alcuni pregi che lo rendono preferibile all'attuale sistema.
Ha anche dei seri limiti e purtroppo, mi pare, ai più stia sfuggendo quale è il pericolo più grave nascosto nei dettagli della proposta di riforma della legge elettorale della camera dei deputati.
Faccio appello a Matteo Renzi, a Roberto Giachetti, a Dario Parrini, ai leader toscani e nazionali che possono influire in questa fase, perché sia posto rimedio all'errore della lotteria unica nazionale.
La maggior parte dei seggi deve essere distribuita direttamente nei collegi locali. I candidati che localmente hanno i voti necessari devono poter essere eletti nella loro circoscrizione.
Devono poter vincere anche candidati indipendenti o quelli espressi di forze locali, se sono sufficientemente forti.
Solo i resti e solo una parte dei seggi devono essere gestiti nel collegio unico nazionale.Pretendere di distribuire su base nazionale tutti i seggi, invece, produrrà plotoni di deputati senza radicamento territoriale, senza forza politica, senza autonomia di giudizio.
Forse saranno ubbidienti, ma davanti alle difficoltà si riveleranno deboli, e alla prima occasione si tramuteranno in traditori - come e peggio dei deputati eletti con il Porcellum.
Correggiamo questo grave vizio dell'Italicum, finché siamo in tempo.

domenica 9 novembre 2014

Homage to Berlin and Catalonia

For those who, like we do, believe in the urgent need for independent thought, it's a joy to celebrate the 25th anniversary of the fall of the Berlin Wall, encouraging the immense, bottom-up process of sovereignty construction, which today is celebrated by the princely citizenry of Catalonia.

sabato 8 novembre 2014

Free State of Gaza

We say yes to general disarmament, fresh elections, and full self-government for Gaza. Let's make Gaza a free federal unit of the coming Arab-Palestinian state. And nothing different, nothing less, let's hope.




martedì 4 novembre 2014

Lavoratori e presidenti

Matteo Renzi, a Brescia, ieri, 3 novembre, in visita a una fabbrica dove i lavoratori erano stati messi in ferie forzate, ha pronunciate parole un tantino avventate. Una scivolata.
Provo tanta nostalgia di un altro tempo, che ho visto con i miei occhi, dove imprenditori e lavoratori facevano a gara a cooperare per accogliere al meglio papi e presidenti.
Sapete che vi dico?
Questo tempo tornerà.
Noi siamo quelli di Prato, quelli di Colle Val d'Elsa, quelli di Scarlino.
Ce la faremo.

domenica 2 novembre 2014

L'ennesima vittima della follia del proibizionismo

Stefano Cucchi fu arrestato per possesso di stupefacenti il 15 ottobre 2009. Fu picchiato, scambiato per un albanese, trascurato, lasciato senza cure, senza acqua, senza avvocato, nascosto alla famiglia. Il suo calvario si chiuse solo con la sua morte, sette giorni più tardi, il 22 ottobre.
Un ottimo articolo di Giovanni Bianconi, oggi sul Corriere della Sera, a pagina 5, racconta l'incredibile miscela di prepotenza, razzismo, sciatteria, di cui quest'uomo poco più che trentenne è rimasto vittima.
Su questa immensa tragedia, si sono innestate, come spesso in questa repubblica, le atroci e persino beffarde conseguenze delle cattive leggi sotto le quali viviamo, grazie alle quali NON abbiamo investigatori professionali e indipendenti; NON abbiamo una magistratura che lavori non diciamo 24 ore su 24, ma almeno nei finesettimana; NON abbiamo più alcun diritto umano, una volta arrestati; NON abbiamo una giustizia degna di questo nome.
Tutti coloro che ogni giorno si alzano per fare il proprio dovere sono umiliati, anzi sbeffeggiati, da queste cattive leggi.
Ci appelliamo a Matteo Renzi, perché corregga almeno la peggiore delle tante leggi sbagliate, quella che tiene in vita la grande macchina criminale del proibizionismo in materie di droghe.
I tempi sono maturi e quell'uomo sembra coraggioso.
Avanti, in nome di coloro che soffrono.


martedì 28 ottobre 2014

Azzerate il fondo SLA


E' brutto tagliare cento milioni da un fondo di aiuto ai non autosufficienti, è vero.
Da questo governo, da Matteo Renzi, mi aspetto molto di più: un fondo nazionale come questo deve essere abolito del tutto, non semplicemente tagliato.
Spetta ai comuni, coordinandosi con i servizi sanitari regionali, aiutare i disabili, compresi coloro che soffrono di malattie terribili come la SLA.
Nessun ministero romano dovrebbe più avere fondi e responsabilità in materie in cui è richiesta la massima prossimità.
Matteo Renzi, ti stiamo sostenendo, nonostante tutti i tuoi difetti, per cambiare radicalmente questo paese, non per veder ripetere i soliti tiri e molla, da un capitolo all'altro del bilancio statale, fra gli sprechi e le storture di una sorta di neo-centralismo, fuori dal tempo e dal buon senso.
Coraggio!






domenica 26 ottobre 2014

Ora demenziale


Dobbiamo essere ancora una volta grati a Hans Magnus Enzensberger, un intellettuale a cui questo blog deve molto, per il coraggio con cui è si messo contro il mainstream su un tema solo apparentemente piccolo, come quello dell'ora legale.
Lo ha scritto chiaro nel suo saggio contro l'eurocrazia: il cambio di fuso orario di un intero continente, l'Europa, due volte l'anno, con il passaggio dalla cosiddetta ora solare alla legale e poi viceversa, è, quanto meno, una presuntuosa sciocchezza, superata dai tempi, e una odiosa forzatura, frutto di una hubris di stato, di una volontà di controllo della vita quotidiana, ormai inaccettabili.
Stanotte, fra sabato 25 e domenica 26 ottobre, ci abbiamo dormito sopra una oretta buona di più, ma svegliamoci, concittadini europei, svegliamoci.

PS
Come cittadino toscano, voglio aggiungere che, per noi che viviamo fra gli Appennini e il Tirreno, il nostro fuso orario giusto è quello dell'estate, non quello dell'inverno.
 

venerdì 24 ottobre 2014

Involuzione digitale italiana

L'agenda digitale italiana è nel mezzo di una crisi involutiva.
Il problema è, ci pare, che almeno dai tempi di Stanca, ma forse anche da prima, le elite dirigenti della repubblica stanno cercando, con la testa tenacemente rivolta verso il loro ombelico, con testardo conservatorismo, di informatizzare l'esistente.
Si vuole rendere veloce e smart tutto ciò che non abbiamo il coraggio di riformare, di cambiare, senza più domandarci non solo se l'esistente sia giusto, ma nemmeno come si è formato e perché.
Le norme sono tutte sul web, ma non si sono ridotte, né sono diventate più chiare.
Si moltiplicano portali, agenzie, unità di missione nazionali, che non sono altro che la prosecuzione  dei vecchi vizi centralisti, burocratici, autoritari.
Le scadenze automatizzate sono più inesorabili, non più sensate.
Le pratiche sono diventate istanze online, ma non si sono semplificate per nulla.
Abbiamo - in ultimo ma non per importanza - sostituito i costi e le lungaggini della raccomandata con le velocissime assurdità della pec, un capolavoro di presunzione italiota, che è - giustamente - ignorato in tutto il mondo.
È nostro dovere, come lavoratori dell'amministrazione digitale, far funzionare ciò che è nostro dovere far funzionare, ma senza rinunciare a proporre cambiamenti drastici, a cominciare dalla riduzione degli enti e dall'accorciamento di ogni gerarchia.
Informatizzare l'esistente, senza mettere in discussione lo status quo, non servirebbe ad altro, temo, che ad accelerare il nostro declino.

* * *

Portare avanti un pensiero indipendente è faticoso, ma ci continuiamo a provare, alla Leopolda 5, nel mondo del lavoro, con Libera contro le narcomafie, nella nostra antica - ma sempre capace di ripensamento e rinnovamento - rete di iniziative civiche toscane (Nda, a fine giornata).




lunedì 20 ottobre 2014

La scossa di Rossi

Alla fine il presidente toscano Enrico Rossi è riuscito a dare una scossa alla regione.
Su costi della politica, paesaggio, fine della cementificazione, trasporti pubblici, opere incompiute, burocrazie, aveva già dato segnali importanti.
Ora, ha sorpreso tutti con la proposta di accorpare le aziende sanitarie toscane.
La riduzione del numero dei membri di un certo ceto dirigenziale, con poteri, stipendi e privilegi ormai fuori dal mercato e dal senso comune, è una delle sfide di questi anni difficili. Il presidente Rossi sembra averlo capito.
Per lui, come per Matteo Renzi e per altri che provano a riformare e a innovare, resta il problema di trovare menti più critiche e competenze più innovative.
Problema di non facile soluzione, perché tutto il potere intellettuale reale è ancora in mano a quegli stessi tecnici e burocrati che da decenni non ne azzeccano più una.
Il presidente Rossi si merita fiducia e collaborazione, ma restiamo critici e vigili.
Non possiamo aspettarci la soluzione della crisi da coloro che la hanno creata.

sabato 18 ottobre 2014

Roma contro Firenze?

Mi piace il Matteo Renzi che ricorda a tutti che le pubbliche amministrazioni sono piene di dirigenti fuori controllo con stipendi e premi fuori mercato, di commissioni ed enti inutili, di sprechi inaccettabili nell'organizzazione e negli approvvigionamenti.
Non ritengo giusto, né utile, però, che Roma si metta contro la Toscana, Firenze, i territori, le periferie.

Mentre molte amministrazioni locali - fra cui la Toscana - sono storicamente molto più sobrie ed efficienti dei poteri centrali, i grandi dimagrimenti della macchina statale, quelli emblematici, che segneranno la vera svolta, sono ancora di là da venire: il senato, il CNEL, i ministeri, le prefetture, sono ancora tutti lì. E anche Matteo Renzi, più dei suoi predecessori, ogni volta che vuol fare qualcosa, sbatte contro i muri di gomma delle alte burocrazie romane, tanto da essere costretto a circondarsi di unità di missione, di consulenti, di esperti, perché facciano quello che gli immensi corpi separati esistenti sono autorizzati a non fare, dalle ferre leggi dell'attuale status quo.
Forza quindi, al lavoro, a testa bassa, con umiltà.
Le regioni, Toscana in testa, devono tenere alta la bandiera della vera autonomia finanziaria e della piena sovranità fiscale.
Roma porti a termine le sue riforme e dia lezioni di sobrietà, piuttosto che lanciare accuse populiste, che dividono il paese e che rischiano di trasformarsi in boomerang capaci di minare le riforme federali e liberali.

martedì 14 ottobre 2014

Kobane is still fighting

Italian media told tonight that Kobane is still fighting and IS godless criminals are retreating. Let's hope!
Keep following http://bijikurdistan.tumblr.com .

sabato 11 ottobre 2014

Scoperchiate il Bisagno


Genova, alzati, è tempo di scoperchiare il Bisagno.
Il torrente e tutti i suoi affluenti devono essere stombinati, i loro alvei allargati, le loro golene liberate.
Questa è la grande e necessaria opera di ripristino di cui hai bisogno, per riscattare te stessa e lanciare un messaggio a tutto il paese.


* * *

I media, dopo l'ennesimo disastro, sono pieni di articoli saggi, che ribadiscono l'ovvio e il necessario. Ai lettori toscani consiglio l'opinione di Vittorio Emiliani, sul Tirreno di oggi. Speriamo che diventi sempre più chiaro, agli occhi dei cittadini sovrani, non solo a Genova, che una intera generazione di politici deve essere cacciata, con tutti i suoi esperti e consulenti.

venerdì 10 ottobre 2014

Two Nobel that worth!

Malala Yousafzai and Kailash Satyarthi have been given Nobel Peace Prize 2014. I consider them worthy heirs of Bacha Khan, that was a Pakthun, Pasthun hero along with Gandhi. May G-d bless the Nobel laureates, their inspirers, and all their followers!


lunedì 6 ottobre 2014

It is not only about the Kurds


A Kurdish woman, as circulated in some media, sacrificed herself to stop Islamo-fascist mercenaries on the outskirts of Kobane

She is known with the name of Arin Mirkan, and she is told being the mother of two. Details and findings are still confused, but her figure is already shrouded in legend.

She is the martyr of the resistance against Islamic State's dogs, the gang of the alleged Caliphate, the criminals who blasphemes the Merciful with their thirst for violence and power.

Such an heroine is not just about Kurds, but about the whole world. Kobane has become the a symbol, dangerously poised between disaster and - still possible - hope.

We honor her and her fellow sisters, the female fighters, forerunners of freedom, and peace, and justice.

The Kurdish people who had only experienced oppression and terror in their history, are fighting the Dark Beast. They do it for all of us.

Where are the 40 states who wanted to fight against them? All empty words.

United States, Great Britain, Turkey, NATO officials and so-called Western experts, we condemn your adventurism.

May your geopolitical mistakes fall on you, with shame.

May your peoples sweep you off at the next elections.
 
You bear the responsibility, along with former Saddam's officials and Saudi's secret services, of this new holocaust.

Honor to those women who fight for life.

Shame on all of you, Western warmongers and Middle East bastards.


* * *

mercoledì 1 ottobre 2014

Let Us Stand with Hong Kong Princely Citizenry



We hope China might give a lesson of moderation and reformation.
We bet on Hong Kong, and its patient, polite, fair, Princely Citizenry.
We stand with Hong Kong Occupy Central with Peace and Love.

lunedì 29 settembre 2014

Province surgelate Delrio


Si sono svolte le elezioni indirette degli organi provvisori delle province e della città metropolitana di Firenze, secondo le modalità previste dalla legge Delrio.
I risultati suscitano molte e sacrosante preoccupazioni.
Tuttavia non dobbiamo mai dimenticare che l'unica motivazione razionale per cui questi meccanismi temporanei sono stati creati, è stata quella di porre fine alle elezioni dirette degli organi provinciali, in vista della loro totale abolizione.
Il surgelamento delle province ha senso solo se la parola "provincia" scompare dalla Costituzione, cosa che, al momento, appare probabile, alla luce degli impegni presi da Matteo Renzi e dalle forze parlamentari che sostengono le riforme.
Quale sia, poi, il futuro dei comuni toscani e della città metropolitana di Firenze, dopo l'abolizione delle province e delle prefetture, può e deve continuare a essere oggetto di una coraggiosa discussione, ampia e partecipata.

domenica 28 settembre 2014

L'articolo 18, dal 1970


Sono sempre stato fra quelli contrari alla polarizzazione pro o contro articolo 18. Mi è sempre sembrato un errore politico, in grado di stroncare sul nascere qualsiasi seria riforma di cose ben più importanti, che opprimono il lavoro e impediscono la ripresa economica. Per esempio: l'eccesso di tassazione diretta sul lavoro; l'IRAP; l'impossibile labirinto delle norme edilizie e ambientali; la difficile applicazione delle norme di sicurezza; i discutibili meccanismi di rappresentanza sindacale.

Tuttavia la repubblica italiana ha bisogno di questo sospirato Job Act, del famoso contratto unico a tutele crescenti, di una semplificazione delle norme e, sì, della loro traduzione in inglese, francese e tedesco.

Questo significa superare tutte le leggi esistenti, anche il glorioso Statuto dei lavoratori, la legge 300 del 1970 - comprese le barocche ma inconcludenti modifiche che sono state tentate, anche di recente, sotto la guida di professori e di tecnici.

Il comma 1 dell'articolo 18 di quella legge contiene un passo che suona così:

il  giudice,  con la sentenza con cui dichiara inefficace
il  licenziamento  (...) o annulla  il  licenziamento
intimato senza giusta causa o giustificato motivo ovvero ne  dichiara
la nullita' (...), ordina al datore di lavoro di
reintegrare il lavoratore nel posto di lavoro



Ripeto, ci sono cose più importanti, ma si deve ammettere che questo concetto di reintegro appartiene a un passato che non esiste più.

Risarcimenti, tutele, mobilità agevolate sì, certo, ci devono essere, anzi devono essere potenziate, ma a questo concetto di reintegro forzoso, credo che si possa dire addio, senza rimpianti.



sabato 27 settembre 2014

Più quattrini al popolo


Credo fortemente nelle riforme di Matteo Renzi e anche nel pareggio di bilancio necessario per continuare a usare l'Euro, come ci raccomanda Mario Draghi.
Credo anche nella proposta degli infruttini, che ho, si parva licet, lanciato personalmente proprio da questo blog.
Sono arrivato alla convinzione, tuttavia, che tutto ciò non basta.
Darò anch'io, nella mia Toscana, un contributo a quel nascente dibattito mondiale, che sta coinvolgendo economisti e intellettuali, politologi e amministratori, riguardante un problema che si può sintetizzare così: come distribuire più quattrini al popolo, per permettere a tutti di stare un po' meglio, nel loro qui, nel loro ora, rafforzando le democrazie e le economie locali, contribuendo alla protezione dell'ambiente, alla giustizia sociale, alla libertà spirituale e intellettuale del maggior numero di persone possibile.
In ciascun territorio, occorre rendere possibile uno scambio diretto fra lavoro e beni, sostenibile e responsabile, per il breve e per il lungo termine.
Per far questo occorrono delle unità di conto locali.
Non chiamiamole valute, perché le valute - dall'euro ai bitcoin - hanno il loro valore internazionalmente riconosciuto, nell'economia globale contemporanea, e sono rette da regole che, al momento, non solo non possiamo, ma non sapremmo come cambiare.
A noi serve qualcosa che faccia vivere meglio le famiglie, gli anziani, i giovani nei loro anni più belli, qui, ora, nella loro città, nella propria terra.
Qui, in Toscana, li chiamerei quattrini, queste unità di conto da distribuire massicciamente alla gente. L'evocazione mi sembra appropriata: il quattrino è stata una moneta della nostra povera gente, ai tempi dell'indipendenza, e la parola quattrino ha ancora oggi un suono vivace e un significato concreto nel parlare toscano di ogni giorno.
Da queste riflessioni sul quattrino toscano, deriverà un contributo, credo utile, a tutti i movimenti civici che stanno promuovendo, insieme, più autogoverno locale e meno austerità, dalla Scozia alla Catalogna, dalle Fiandre al Veneto.
A presto!

giovedì 25 settembre 2014

The end of bigotry is nigh


President Obama, in his recent speech at the United Nations, did what he does best: he talked about what is changing. 
Those looking candidly at the world today, they see not only states full of debts, universities paralyzed by biases, economies producing junk goods and polluting the planet.
Everybody should also see younger generations who want to live and love in freedom, and peace.
But if you look at this radical change of prospect in the heart of Levant, how may one seriously believe that the so called Caliphate, proclaimed by ISIS (aka ISIL, aka IS), has a future, as a geopolitical menace?
Crying that global Islamo-fascism terror is nigh, does not make any sense!
Let us put it simple: they don't have material, social, human resources enough, to survive in the long term.

The only thing that is nigh, is the end of bigotry, sectarianism, political violence, terrorism, radical losers!
This is one of the main reason, I abstain from joining the Cassandra chorus warmongering against international terror.
The more I look at the figures, the more I follow the money, the more I study the demographics and the economy of countries where terrorism is more threatening, the less I believe the so called Islamo-fascism might be a real, lasting geopolitical threat.  
I invoke Western self-restraint.
I ask the interruption of senseless bombing and intensifying our material, military help to the few accountable local authorities, as Kurdistan, Lebanon, Jordan, that may better understand the situation and operate on the ground.

I campaign for the withdrawal of foreign troops from Afghanistan, Iraq and Syria.
And I believe in resumption of talks for a lasting peace between the West and Iran, between Israel and the West Bank, and between Israel and Gaza, under Egyptian protectorate.

Let's hope.

* * *


martedì 23 settembre 2014

L'indipendenza e la povera gente


Il Tirreno ospita oggi un mio commento sul dopo referendum in Scozia. Ho potuto approfondire, qui a Edinburgo, ma soprattutto a Glasgow, cosa significano parole come indipendenza e autogoverno per le persone comuni. Gli autonomisti hanno perso il referendum, ma forse hanno vinto il futuro, andando incontro a quelle che in Toscana chiameremmo, con La Pira, le attese della povera gente. Nella pagina aperta di oggi, la 17. Buon acquisto, buona lettura.






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A distanza di più di un anno, posso pubblicare qui il testo integrale dell'articolo (NdA, 2 ottobre 2015)



Per il Tirreno
Da Edimburgo, lunedì 22 settembre 2014

L'indipendenza e la povera gente


di Mauro Vaiani*

Agli Scozzesi, nel referendum dello scorso giovedì 18 settembre, è stato chiesto se volevano che il loro paese diventasse indipendente. Should Scotland be an indipendent country? Una frase semplice, sei parole, nella migliore tradizione dell'asciuttezza britannica. La domanda potrà apparire vaga e forse lo era, all'inizio. Che vuol dire, in definitiva, essere indipendenti nel mondo di oggi? Non siamo forse tutti interdipendenti?
In Scozia, però, non si è giocato sulle parole. Il dibattito è durato anni, è stato approfondito, ha coinvolto l'intera popolazione residente (inclusi gli immigrati e i sedicenni), ha prodotto un movimento civico territoriale imponente.
Alla fine la piattaforma degli indipendentisti era abbastanza chiara e, in stile anglosassone, sufficientemente pragmatica: un totale autogoverno, mantenendo però con l'Inghilterra legami simili a quelli che hanno ancora oggi esistono con il Canada o la Nuova Zelanda; una piena responsabilità sulla propria economia, ma restando nell'Unione Europea; il potere sovrano di rifiutare il nucleare e le guerre volute da Londra, ma rimanendo nella comunità di sicurezza della NATO; l'opportunità di investire tutte le risorse disponibili nell'economia locale, in modo da aumentare posti di lavoro e opportunità imprenditoriali sul proprio territorio.
Gli Scozzesi, una popolazione molto istruita, dotata di un fortissimo senso civico, e non più povera come in passato, si sono quindi preparati al voto, avvicinandosi a un ideale modello di democrazia deliberativa – caro a tanti studiosi, anche toscani, come il nostro Antonio Floridia.
Le emozioni ci sono state, certo, ma in Scozia non si sono confrontati nazionalismi arretrati e naif. Non si è votato su “sangue e suolo”, ma su problemi molto concreti di distribuzione dei poteri e delle relative responsabilità, riguardanti non solo il presente, ma anche le future generazioni.
La proposta indipendentista ha conquistato una coalizione vastissima e assolutamente trasversale, ma soprattutto ha risvegliato quelle che in Toscana chiameremmo, con La Pira, le attese della povera gente: i lavoratori precari, le famiglie a basso reddito, gli immigrati, i pensionati poveri, le persone portatrici di diversità e disabilità, i piccoli imprenditori e agricoltori, ma anche i giovani che dopo aver finito l'università sono emarginati e spinti verso l'emigrazione.
Non a caso il movimento indipendentista ha raggiunto ben il 45% dei voti a livello nazionale, ma ha addirittura stravinto nelle due città più operaie della Scozia: Glasgow e Dundee.
Le elites di Londra, spaventate da questa richiesta di massiccia ridistribuzione del potere e delle risorse, hanno prima minacciato questo movimento popolare, promettendo di ostacolarlo in ogni modo, in particolare in materie sensibili per la vita quotidiana della gente, come la libertà di circolazione e il regime valutario. Alla fine, poiché né le minacce, né la propaganda monocorde di gran parte dei media sembravano funzionare, hanno infine fatto una mossa forse disperata ma allo stesso tempo abile: hanno ceduto.
Hanno promesso agli Scozzesi quello che Gordon Brown, ex primo ministro britannico, lui stesso scozzese e ancora molto stimato nel paese, ha definito “niente di meno di un moderno Home Rule. In pratica alla Scozia verrà dato tutto ciò che era nel programma indipendentista, meno due cose: il diritto di restare in pace, se l'Inghilterra va in guerra, e il diritto di stampare una valuta locale.
Con questa promessa, non solo con le minacce, è stata messa al sicuro la vittoria del no, nel referendum sull'indipendenza.
Ora inizia un processo politico faticoso e complesso. C'è molto scetticismo sul fatto che, in concreto, si possano davvero realizzare i cambiamenti promessi: uffici da chiudere a Londra e da aprire a Edimburgo; royalties del petrolio del Mare del Nord da ridistribuire; leggi da riscrivere; simboli del potere da cambiare. Le resistenze londinesi sono ovviamente fortissime, ma c'è anche speranza.
Una cosa ci appare certa: questo movimento civico e civile per il pieno autogoverno, anti-burocratico e anti-elitario, per il riscatto sociale, per fermare l'austerità e tornare a distribuire risorse alla povera gente, per la protezione dei beni comuni, per la valorizzazione dei servizi pubblici, è qui per restare, in Scozia e, crediamo, ben oltre.

* attivista, blogger, studio, visitor at the University of Edinburgh - School of Social and Political Science


lunedì 22 settembre 2014

Time for Self-Restraint in the Levant

I paste here some useful link to very provocative contributions, that are also very necessary, against the mainstream.
We would like to increase awareness
- against the endless warfare state, that is intoxicating the United States (Bruce Fein - thank to Ian56 for sharing)
against the third war in Iraq  (Paul Rogers, OpenDemocracy)
against the illusory belief that ISIL might be much worse than Saudi Arabia (Diana West)
The only "moderates", in the Levant and beyond, are we, the Westerners, and we must keep dealing as such.
It 's time for self-restraint, not to be launched into another pointless, senseless, impossible-to-win, so-called war on terror.



sabato 20 settembre 2014

Homage to Scotland

 
I pay my personal tribute to Scotland who believed in independence, and also to all those who believed in the promise of home rule made ​​by Gordon Brown and the three unionist parties.
Woe to those who do not keep promises made ​​to the people!

In a special way I want to pay tribute to the social side of this history we lived together: low-paid workers, low-income families, under-employed young intellectuals, small entrepreneurs, family-run farms, immigrants, activists, social workers, anti-war militants, greens.
The self-consciousness they acquired, the awareness that they have matured, have reshaped these people.
Such humble, fragile, often loser people, they have conquered full citizenship, they have the power.
Scotland has a new prince, a collective body, its citizenry.
This united people no longer want to just be treated with justice, they want to be the prince who dispenses justice, equality and opportunity for all.
A princely citizenry is born and it is here to stay.
This is more a beginning than the end!
Home Rule NOW!


* * *

 

* * *



venerdì 19 settembre 2014

Si avvicina l'alba

Sta finendo una notte complicata, qui a Edimburgo.
Il popolo scozzese si è fatto sentire, con una partecipazione davvero straordinaria.
Il No all'indipendenza è nettamente in testa, quando ormai mancano solo pochi distretti.
Il Sì ha consolidato il consenso del 45% degli Scozzesi.
Il paese resta legato al Regno Unito.
E resta profondamente diviso, politicamente, geograficamente e - temo - anche socialmente, in ceti sempre più rigidamente separati.
La lunga marcia verso l'autogoverno e la responsabilità non finisce certo qui. Ce lo promette il voto di Glasgow, nettamente a favore dell'autogoverno. Glasgow è il cuore pulsante del paese. Quello che succede lì, prima o poi, raggiunge ogni angolo del paese.
Intanto, però, si deve valorizzare questa grande mobilitazione democratica di un intero popolo che ha sperimentato la possibilità di essere sovrano di se stesso.
Si devono ritrovare unità e obiettivi comuni, per far sì che le promesse di federalismo fatte da Westminster, diventino realtà.
Si dovrà, credo e spero, anche trovare una prospettiva politica più generosa, più inclusiva, più ampia, con la quale portare avanti delle concrete alternative allo status quo, in particolare alla deriva dell'austerità e al dilagare della povertà.
Complimenti a questa gente, alla sua gentilezza, al suo straordinario senso civico.
Auguri, Alba.


giovedì 18 settembre 2014

Scotland decides

Four million Scots are voting today, from 7 am to 10 pm. There is no way to predict the outcome. Turnouts and results will slowly flow, all night long. We'll wait! God bless Scotland and the Scots, who are about to make an important decision on their full self-government, which concerns them and affects everyone in this post-modern world.

mercoledì 17 settembre 2014

A message from Tocqueville to Scotland

A quote from Tocqueville's famous Democracy in America, to the Scottish people:
It is believed by some that modern society will be ever changing its aspect ; for myself, I fear that it will ultimately be too invariably fixed in the same institutions, the same prejudices, the same manners, so that mankind will be stopped and circumscribed ; that the mind will swing back wards and forwards forever, without begetting fresh ideas ; that man will waste his strength in bootless and solitary trifling ; and, though in continual motion, that humanity will cease to advance.
Tocqueville was one of the few intellectuals with intellectual roots in the eighteenth century, to be at least able to catch a glimpse of the great industrial transformation that began in the nineteenth century. His warning against modern rigidity is still valid. Scottish people, if you really want to mine the status quo, it is time to say Yes to change.
Scotland, have a good vote, tomorrow.
Hope over fear.
 


Omaggio a Piero Baldesi

Il Corriere Fiorentino dedica oggi una bellissima pagina a Piero Baldesi, scomparso pochi giorni fa.
Ho avuto il privilegio di lavorare con lui e per lui alla Scuola di Scienze Aziendali e quindi, nel mio piccolo, unisco la mia preghiera e il mio omaggio.
Dal seno della Provvidenza, continua a benedirci, caro direttore.
Nella Tua scuola i ragazzi imparavano in un anno quelle che nelle università (non solo italiane) non si impara in dieci.
Speriamo che il ricordo di persone come Te, dia una sveglia a tutti.
Riposa in pace, direttore.

* * *
Una bella immagine di Piero Baldesi,
davanti alla sua scuola,
dal sito de La Nazione

martedì 16 settembre 2014

Three little things that may help Scotland




Three little things I came across during this time of work and study in Scotland, that I suggest:
- the Wee Blue Book, a must-read for those who are voting on Thursday;
- an interesting article from The Guardian, quoting Gordon Brown and making me think that the lack of political sincerity, and moral clarity, demonstrated by Londoner elites, is probably the most important single rationale to vote Yes to independence;
- an article full of intelligence, and hope, by a smart young researcher from Fiesole, Davide Morsi, about connection between information and indipendence; a good tip for all, not only for Scotland.



Un commento pre-referendum

Pubblico un commento scritto pre-referendum. In questa notte complicata, in cui la Scozia appare divisa e il risultato finale di difficile gestione politica, ha ancora un senso (NdA, 19/9/2914, h 4.50).



La buona vigilia degli Scozzesi

di Mauro Vaiani*

Edimburgo, martedì 16 settembre 2014


Non sappiamo se il 18 settembre 2014 resterà nella storia e non è possibile prevederlo. Quando sta per succedere qualcosa di veramente nuovo, i sondaggisti fanno fatica a vederlo, perché essi, senza la possibilità di rassicuranti raffronti con le scelte passate dei loro elettori intervistati, sono impotenti.
Più di quattro milioni di scozzesi si sono registrati per questo referendum. Qui usa così: chi vuole votare, deve informarsi e iscriversi prima. E senza dubbio impressionano le storie, pubblicate dal The Guardian non da fogli radicali, che raccontano di persone disoccupate, povere, che hanno deciso di iscriversi dopo anni di silenzio elettorale ed emarginazione politica.
La questione dell'indipendenza è vissuta, principalmente, come una grande speranza di riscatto sociale. Si vuole tutto il potere a un livello territoriale più basso, in modo da poter tentare da soli, con le proprie forze, ciò che da decenni Londra non sa più garantire: una economia locale all'altezza dei tempi; stipendi che consentano ai lavoratori di mantenere se stessi e la propria famiglia; pensioni e welfare dignitosi; ma anche un clima più favorevole all'impresa e all'innovazione, in modo che i giovani laureati non siano costretti ad emigrare a Londra o all'estero. Una società operosa si espone al rischio di cambiare.
Il tema dell'autogoverno della Scozia è complesso e viene da lontano, ma questa campagna elettorale sembra averne onorato l'importanza: due interi anni di dibattito intenso e serrato, a tutti i livelli possibili. Si stima che dell'ultimo pamphlet pro-indipendenza – The Wee Blue Book (che significa: il libretto blu piccino piccino), in gran parte opera dell'irriverente e famoso attivista Stuart Campbell – siano state stampate o scaricate su pc, tablet, smartphone, oltre un milione di copie. Ne esistono – e come poteva essere altrimenti? – anche la versione in lingua gaelica (che sopravvive come lingua parlata dall'1% degli Scozzesi,) e quella audio per i ciechi, ma anche per gli immigrati che non sanno leggere bene l'inglese.
La partecipazione alla campagna è stata impressionante in ogni contea e borgo del paese e ha già colto un successo politico totalmente imprevisto: i tre partiti politici tradizionalmente dominanti – Conservatori, Laburisti, Lib-Dem – hanno promesso che la Scozia finalmente avrà maggiore autonomia. Gordon Brown, ex primo ministro e lui stesso scozzese, ma sino a oggi legato allo status quo unionista, ha pronunciato parole forse tardive, ma chiare: la Scozia, se resta unita all'Inghilterra, avrà niente di meno di un moderno Home Rule, cioè quell'autogoverno pressoché totale che tutte le ex-colonie britanniche hanno, prima o poi, più o meno pacificamente, preteso e infine avuto, dagli Stati Uniti all'Australia.
Gli Scozzesi, una popolazione molto istruita, dotata di un fortissimo senso civico, e non più povera come in passato, si sono quindi preparati a prendere una decisione informata e razionale. Le emozioni ci sono, certo, ma Scozia e Inghilterra non si confrontano su nazionalismi arretrati, “sangue e suolo”. Piuttosto si confrontano su problemi di distribuzione dei poteri e delle relative responsabilità, che riguardano il futuro.
Stiamo per vedere un gigantesco esempio di democrazia deliberativa, che esce dai libri dei teorici della partecipazione politica, per incarnarsi in una cittadinanza attiva, che sta per decidere il proprio futuro politico di comunità locale in un mondo globalizzato.
Che vinca il Sì all'indipendenza, o il No (che però, a questo punto, non significherà più solo qualcosa di negativo, ma l'avvio della cosiddetta devo-max, un altro massiccio trasferimento di poteri), gli Scozzesi – e gli Inglesi, e le altre due nazioni minori del Regno Unito, Galles e Ulster – inizieranno processi politici faticosi e complessi: uffici che si chiudono a Londra e che si riaprono a Edimburgo; tasse e royalties del petrolio del Mare del Nord da ridistribuire; leggi da riscrivere; simboli del potere da cambiare; ambasciate da riorganizzare.
Scozzesi e Inglesi affermano compatti di voler restare entrambi nella NATO, mentre gli atteggiamenti verso l'Unione Europea sono considerevolmente diversi. Tutto dovrà essere ridiscusso, comunque vada.
I dettagli – i dettagli, parola desueta a Roma e forse anche a Firenze! - l'attuazione, le verifiche concrete sul campo, saranno una sfida impegnativa per anni, comunque andrà.
Qualunque sia il risultato, potrebbero davvero uscirne vincitori i cittadini, il loro senso di sovranità e responsabilità, la loro – a nostro parere giusta - pretesa di avere poteri locali, espressi direttamente e controllati da vicino.
Vinceranno, ne siamo certi, almeno nel lungo termine, quel senso critico, quel coraggio, quella capacità – tipicamente scozzesi – di mettere in discussione lo status quo e i suoi luoghi comuni.


* Visitor at the University of Edinburgh - School of Social and Political Science

sabato 13 settembre 2014

Scotland Calling

While in Pisa, boarding to Edinburgh, I hope my Scottish friends might take a chance on themselves. Powerless people finally have the power to change the status quo.

mercoledì 10 settembre 2014

Finalmente la riforma toscana

Lunedì sera, l'8 settembre, invece che goderci la fiera di Prato e le cene delle rificolone nei quartieri di Firenze, eravamo al Circolo Fratelli Rosselli, per quella che potrei chiamare una chiacchierata amichevole - ma impegnata e appassionata - sul lungo, lunghissimo dibattito che ha riguardato la riforma della legge elettorale toscana.
Ci ha invitato Gaspare Polizzi.
Era presente Valdo Spini.
E' intervenuta Stefania Fuscagni, il portavoce dell'opposizione nel consiglio toscano.
C'erano alcune delle persone con cui abbiamo discusso, interagito e lavorato in questi anni: Daniela Lastri, Carlo Fusaro, Antonio Floridia.
Ora che finalmente il parlamento toscano sta discutendo e votando la nuova legge elettorale, si conclude anche la nostra attività di pressione in favore dei piccoli collegi e delle primarie obbligatorie, iniziata nell'ormai lontano 2 febbraio 2011, con il nostro appello della Candelora.
La mancanza di principi, di chiarezza morale, di un pensiero indipendente, in questi anni, si è sentita. I leader toscani non ne escono benissimo, ci pare.
Noi, i cento della nostra piccola compagnia di liberi pensatori riuniti su Facebook, ce l'abbiamo messa tutta.
Chi scrive sa, in cuor suo, di aver fatto il suo dovere.
Abbiamo perso per strada il grande esperimento delle primarie istituzionalizzate - un vero peccato - ma, nessuno si illuda, nel Partito Democratico la richiesta di primarie, anche auto-organizzate, resterà e contagerà anche le altre forze.
Abbiamo ancora collegi troppo grandi - purtroppo - ma almeno la circoscrizione di Firenze è stata divisa in contesti più adatti a una selezione politica dal basso.
La legge che è finalmente arrivata in aula è piena di difetti, ma non alziamo le barricate, né perdiamo la speranza.
Alla prossima battaglia!


* * *

Sul sito del parlamento toscano si può seguire il dibattito sulla nuova legge elettorale toscana


sabato 6 settembre 2014

in difesa morale dei carabineri e della necessità del senso civico

Il carabiniere che ha sparato a Davide Bifolco, uccidendolo, sarà sottoposto a giudizio e pagherà duramente anche il più piccolo errore che gli verrà addebitato.
Spero che questo tragico incidente non si trasformi in una aggressione psicologica e morale contro i nostri carabinieri, che sono - in gran parte del territorio italiano - l'unico corpo che ancora riesce a stare vicino alla gente umile, a chi soffre, a chi subisce.
Ritengo necessaria questa presa di posizione in difesa dei carabinieri, perché sento montare la pericolosa marea di quelli che vogliono esonerare sempre tutto e tutti dalle loro responsabilità.
Cosa che, invece, ai carabinieri è intrisecamente preclusa.
La morte di un giovane è sicuramente terribile.
Tuttavia il popolo napoletano e la cittadinanza non si autoassolvano troppo facilmente.
Non devono forse pagare un prezzo coloro che continuano a montare in due o in tre su un motorino? Coloro che non si fermano all'alt? Non sono anch'essi parte del disastro e dell'abbandono? Non ne sono anch'essi responsabili?
La cultura dell'esonero da ogni responsabilità personale e comunitaria, culturale e territoriale, non ha già fatto abbastanza danni?
Facciamo in modo che questo dolore e il grande impatto mediatico che ha avuto, si trasformino in una riscossa popolare, per la rinascita di un senso civico, di una solidarietà, di una lotta per il riscatto sociale.

venerdì 5 settembre 2014

Tagliare, non impoverire

Solidarietà totale ai dipendenti pubblici che hanno vinto una promozione e chiedono giustamente lo sblocco dei loro - spesso piccolissimi - aumenti. Del resto, sono uno di loro.
Tagliare certamente si può e si deve, ma con criterio.
Si può tagliare anche nel mondo delle forze di sicurezza pubblica.
Si può, per esempio, chiudere definitivamente il corpo forestale dello stato (ci sono già i ventuno corpi regionali).
Si può abolire la guardia di finanza (gli ispettori delle finanze devono bastare).
Si possono separare più nettamente i compiti di carabinieri, polizia, vigili urbani.
Si possono e anzi si devono frenare le nuove assunzioni e l'arruolamento di media-alta dirigenza.
Si possono porre le basi di grandi risparmi, riformando non solo tagliando, ma impoverire e appiattire, no.
Questo non si può.
Non si può più.
Si può - al limite - bloccare o frenare solo chi sta sopra i 2.000 Euro netti al mese, non fa notti, non fa lavori pericolosi o usuranti.
Ricordiamoci e ripetiamolo a voce alta: nel centronord, le famiglie che stanno crescendo un figlio o pagando la prima casa, con meno di 2.000 Euro, SONO DIVENTATE POVERE.
Diamogli più soldi, meno tasse, più servizi, più aiuti per i figli e per la prima casa.
E alla svelta.

giovedì 28 agosto 2014

Direzione infruttino


Abbiamo fiducia nelle iniziative straordinarie della BCE di Mario Draghi. Riteniamo utili le iniziative europee per allentare l'austerità, come le iniziative del bravo Gianni Pittella. Appoggiamo le riforme di Renzi, che nel medio-lungo termine faranno senz'altro diminuire le spese e quindi anche le tasse.
Tuttavia, in questi ultimi giorni di agosto, la novità più promettente ci è arrivata attraverso una trasmissione di archivio di Radio Radicale. Si tratta dello studio di una possibile emissione, da parte della repubblica, di «certificati di credito di imposta», secondo un'intelligente proposta dell'on. Girolamo Pisano (Cinque Stelle).
E' una proposta che va nella direzione di quanto sostengono politici come Michele Emiliano, o di quanto hanno scritto Marco Cattaneo e Giovanni Zibordi nel loro libro «La soluzione per l'euro - 200 miliardi per rimettere in moto l'economia italiana» (Ed. Hoepli).
Queste proposte si situano nello stesso filone che, si parva licet, abbiamo deciso di sostenere in questo blog e nei nostri studi di geopolitica.
In estrema sintesi: l'Euro va bene, ma non basta; per fare giustizia sociale, per rafforzare l'economia locale di ciascun territorio, occorre creare strumenti locali di scambio.
Aggiuntivi, non sostitutivi delle valute forti, convertibili, internazionali, come l'Euro.
Per la repubblica italiana nel suo insieme servono infruttini e altri strumenti per creare liquidità senza aumentare il peso degli interessi sul debito pubblico.
Per i diversi territori vorremmo che si osasse ancora di più, che si arrivasse a creare modalità innovative per consentire lo scambio diretto di lavoro, beni e servizi, fra imprese e famiglie locali.
Questo discorso è, ovviamente, solo l'inizio di un cammino.
Non di un dibattito, ma di un processo di cambiamento.

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