Uno diverso in Toscana, che crede, in questa nostra madreterra, in questa fugace vita, in qualcosa di diverso.

mercoledì 8 dicembre 2010

Applausi in playback

Ho ricevuto dal PDL regionale toscano questo messaggino telefonico:
SABATO 11 ORE 10 PRINCIPE DI PIEMONTE VIAREGGIO
CONFERENZA REGIONALE PDL TOSCANA
A SOSTEGNO DEL GOVERNO BERLUSCONI
CON VERDINI MATTEOLI CALDORO PARISI MIGLIORI

Ancora una volta, invece che alle ripetutamente promesse assemblee decisionali, ci chiamano solo ad applaudire.

Da quando il PDL è stato lanciato dal presidente Berlusconi, con il famoso discorso del "Predellino" di domenica 19 novembre 2007, fino a oggi, non ho mai ricevuto un invito a partecipare a una assemblea politica in cui fosse possibile intervenire, discutere, decidere. Sempre e solo inviti ad ascoltare una serie di interventi già previsti. Posso segnalare una unica meritevole eccezione, in tre anni: un dibattito pubblico davvero senza rete che fu organizzato dal Coordinamento provinciale di Grosseto...

Continuando così, mi pare, le sale dovranno essere riempite di hostess e stewart. Gli applausi dovranno essere mandati in playback.

Più ci chiedono di serrare le fila, più divisioni provocheranno.

Più si additano traditori interni e poteri forti esterni, più tante persone, le più libere, le più in gamba, o più semplicemente le meno paranoiche, se ne andranno.

Più si protrarrà questo tempo in cui una ristretta nomenklatura si è ostinata a impedire agli elettori sovrani, ai militanti, agli intellettuali, agli eletti, di discutere e decidere su qualcosa di politico, più si accelererà l'implosione del PDL.

Potrei scommettere, pure, che di riforme profonde, di rivoluzione liberale, di federalismo compiuto, anche questa terza volta che Berlusconi ha vinto le elezioni, non se ne vedrà l'ombra.

Per difendere ciò che abbiamo costruito in questi anni in Toscana, portare avanti i valori e la linea politica in cui ancora crediamo, dobbiamo trovare il modo di reagire sul serio contro la nomenklatura che tiene in ostaggio le nostre speranze civiche e liberali e prepararci, ancora una volta, a cambiare per restare noi stessi.

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