Uno diverso in Toscana, che crede, in questa nostra madreterra, in questa fugace vita, in qualcosa di diverso.

giovedì 26 aprile 2012

Eurodromo, possiamo scendere?


A bassa voce, con prudenza, notiamo che gli stessi economisti che denunciano da sempre la debolezza dei nostri conti pubblici, oggi esclamano: "Troppi tagli S.Antonio!". Stiamo tagliando e risanando troppo, alimentando il credit crunch e la recessione. Meglio rinviare nel tempo il risanamento. Meglio spendere un pochino di più, nel breve termine, sperando poi in una successiva ripresa. Ne prendiamo atto.

Resto dell'idea che l'Euro non è la causa, ma un sintomo dei nostri gravi problemi. Avevamo immaginato una valuta stabile, indipendente dalla politica, accessibile a una comunità di paesi sovrani con bilanci pubblici sani e con economie competitive. Nessuno, a cominciare dalla Germania, dalla Francia e dall'Italia, ha fatto fino in fondo la sua parte. Ci stiamo facendo e ci faremo ancora del male. Come ne usciremo?

Non sono un economista, ma ho quasi cinquantanni e una qualche dimestichezza con i problemi di tutti i giorni delle persone normali, delle imprese, delle comunità locali. Per quello che valgono, azzardo anch'io le mie considerazioni:

1) mai come in questo momento di difficoltà è necessaria praticare, borgo per borgo, comune per comune, la massima solidarietà; dobbiamo veramente fare in modo che siano protette la prima casa, la spesa quotidiana, l'accesso alle cure minime vitali, l'istruzione pubblica elementare, l'ordine pubblico di quartiere, la raccolta dei rifiuti, l'approvvigionamento energetico; è solo in una società dove si sono difesi livelli minimi di legalità, dignità, decenza, che i giovani, le donne, i talentuosi, i competenti, possono scatenarsi, rischiare, innovare, trovare nuove strade per la crescita;

2) alcuni stati, regioni, province e comuni non riusciranno a pagare tutti i loro debiti; ne hanno fatti troppi; hanno veramente esagerato; ci dovranno essere delle transizioni, degli accordi; il fallimento controllato della Grecia, che non restituirà ai suoi creditori nemmeno un quinto di quanto ha ricevuto negli anni, sarà, purtroppo, un esempio per tanti altri;

3) alcuni stati che sono più ricchi, come l'Italia, non devono perdere altro tempo, devono pagare i loro debiti, devono mobilizzare le loro proprietà, devono valorizzare l'immensa manomorta pubblica; devono abbattere il debito, non lasciarlo fluttuare;

4) alcune banche private, che sono piene di titoli pubblici che perderanno progressivamente di valore, dovranno essere lasciate fallire; bravi saranno quei governi che sapranno gestire questi fallimenti con gradualità, diluendoli nel tempo, aiutando nel frattempo i disoccupati e i poveri che si creeranno;

5) si dovranno stampare Euro; stampare, stampare e ancora stampare; nel modo più graduale possibile, si dovrà lasciare che l'Euro perda progressivamente parte del suo valore; se i tecnocrati sono davvero bravi, la più ingiusta delle tasse, l'inflazione, sarà diluita nei prossimi anni; sarà dura, ma sarà sopportabile.


La distribuzione dei sacrifici e delle perdite fra le generazioni, i territori, le caste, le elite, i gruppi sociali, condurrà a degli scontri formidabili. Coloro che sono andati in pensione troppo giovani, dovranno essere chiamati a contribuire. Quelli che hanno avuto stipendi fuori mercato, dovranno restituire. Chi ha ricevuto denaro pubblico grazie all'intermediazione pubblica e al clientelismo politico, dovrà, almeno simbolicamente, risarcire. Si apre una stagione in cui avremo bisogno di più libertà, di più dibattito, di più democrazia, di più primarie, di più votazioni, non di ingessature, paternalismi, conformismi!

Abbiamo bisogno di più novità politiche, non di antipolitica. Ci servono più riforme, più primarie, più referendum, non di meno. Abbiamo bisogno di nuovi leader e di nuove proposte, non di conservare quelli che abbiamo avuto sinora.

Abbiamo bisogno di cambiare aria, diamoci da fare!

mercoledì 25 aprile 2012

La Liberazione secondo il mio amico Repubblichino


Dedico questo 25 aprile a Inaco Rossi, classe 1919, tornato nella casa del Padre celeste sette anni fa, nel 2005. In questo 77° anniversario della Liberazione avrebbe compiuto 95 anni.
Inaco Rossi era stato repubblichino. Non per accecamento ideologico, ma per senso del dovere e delle circostanze.
Andò in prigione, dopo la vittoria degli Alleati e dei Partigiani, comprendendo bene di aver combattuto dalla parte sbagliata, senza recriminare mai, senza mai alimentare nostalgie, senza cedere alla perversa tentazione di giustificare gli errori della propria parte attraverso quelli della parte avversa.
Amava la nostra terra di Toscana, amava l'Italia, amava l'Europa, soprattutto quella stretta attorno al suo antico cuore romano e germanico. Amava la Costituzione, i movimenti, il localismo, l'ambientalismo.
E' stato un eroe borghese, un fiero e onesto resistente contro gli abusi di potere della partitocrazia.
Per me è stato il più importante mentore, nel passaggio dal mio ingenuo movimentismo di vent'anni fa, a una solida e duratura vocazione all'attivismo sociale e all'impegno politico per una concreta e pragmatica alternativa civica e liberale.
Siamo più liberi, siamo più uomini, grazie al passaggio sulla Terra di anime come quella di Inaco Rossi, che riposi in pace.
Pietà per tutte le vittime, soprattutto per quelle innocenti.
Onore a tutti coloro che hanno combattuto con onore.
Noi, sull'esempio di persone come il repubblichino Inaco Rossi, abbiamo il dovere della verità e della riconciliazione.
Lasciamo all'Altissimo l'ultima parola sugli infami che hanno condotto la Toscana, l'Italia e l'Europa nella tragedia del fascismo, nella vergogna delle leggi razziali, nella catastrofe della guerra.

Buona festa della Liberazione!





domenica 22 aprile 2012

Spartiacque fra vecchio e nuovo

In questi tempi così incerti di una cosa almeno siamo sicuri: non possiamo e non vogliamo affidare il nostro prossimo futuro a coloro che hanno governato con Berlusconi-Burlesconi, Bossi e i suoi badanti, Formigoni-Firmigoni, né a coloro che sono in politica da prima di Berlusconi e che, dopo il suo fallimento, intendono riproporsi, come se niente fosse accaduto, come se le riforme non fossero state paralizzate, prese in ostaggio dai fanatici di Berlusconi e dai professionisti dell'anti-berlusconismo.

Non ci interessano liste in cui si cambia il simbolo, ma restano le solite facce e le solite idee. Sono vent'anni che i partiti cambiano nome, continuano a promettere le riforme che aspettiamo da decenni senza mai farle, mantenendo però in sella le solite facce, una casta di politici che, ci pare, stanno finalmente perdendo definitivamente e fortunamente il consenso popolare di cui pure hanno goduto.

Coloro che promettono di fare ora ciò che non hanno saputo fare negli anni e decenni in cui ne hanno avuto la possibilità, devono essere licenziati dal voto popolare.

E' necessario che si organizzino e si presentino alle elezioni delle liste civiche nazionali che offrano qualche garanzia di umiltà, operosità, novità in più, rispetto alle mirabolanti promesse, alle sparate, agli insulti, agli slogan, alla ormai insopportabile incompetenza di quelli che hanno dominato la scena politica negli ultimi vent'anni.

Montezemolo e la rete di generosità e novità che si sta raccogliendo attorno a Italia Futura sono senz'altro uno dei principali catalizzatori, da cui potrebbe emergere una proposta politica nuova.

Italia Futura è, di conseguenza, assalita da ogni parte. Non solo da gattopardi e imbroglioni. E' assediata anche da politici assolutamente rispettabili, che in buona fede cercano dei genuini cambiamenti. Questi ultimi, però, dovrebbero rendersi conto che il primo modo in cui possono rendersi utili oggi è quello di farsi da parte, tornare al lavoro, nella cultura, nel volontariato, nella società, da dove possono aiutare nuovi leader ad emergere.

Ciascuno di coloro che fanno parte dell'attuale parlamento, dovrebbe guardarsi allo specchio, valutare onestamente i risultati del proprio lavoro politico, le proprie forze e competenze, la propria capacità di essere ancora creativo e innovativo, produttivo e determinato. La scelta di ripresentarsi, a nostro parere, dovrebbe essere l'eccezione, non la regola.

Siamo felici che, in poche ore, il sito di Italia Futura abbia pubblicato due interventi che danno prova, a questo proposito, di chiarezza morale e politica: un primo importante intervento di Nicola Rossi, in favore dell'abolizione del finanziamento pubblico dei partiti, da sostituirsi con un sistema di donazioni da parte dei cittadini elettori e sovrani, da parte di persone fisiche, non giuridiche; una seconda nota, non firmata e quindi emessa a nome di tutta la rete di associazioni di Italia Futura, in cui si prendono le distanze dagli annunci berlusconiani e casiniani, iniziative in cui non si intravede alcun spiraglio di quella discontinuità che invece è necessaria.

L'abolizione del finanziamento pubblico è il principale elemento di svolta. Da solo costituisce già uno spartiacque. Va abolito, senza se e senza ma, come ha sancito il popolo sovrano nel referendum del 1993. Con chi non capisce che occorre, entro il 2013, rispettare la volontà popolare, sarà impossibile costruire alcun tipo di collaborazione politica.

Una riforma elettorale fondata sulle primarie, sui collegi uninominali, prevalentemente maggioritaria, costituisce un altro elemento discrimante. Vogliamo senz'altro lasciarci alle spalle questi anni di bipolarismo forzoso e fazioso. Certamente vogliamo che possano competere per la rappresentanza e per il governo tante forze, vecchie o nuove, tutte quelle che abbiano l'ambizione di un consenso almeno a due cifre. Certamente non vogliamo, invece, tornare al mondo fazioso e clientelare delle preferenze, o a un proporzionale che incoraggi la frammentazione, la faziosità, la rissa populista.

C'è un terzo elemento assolutamente dirimente, a nostro parere: è la necessità di una svolta generazionale. Possiamo e dobbiamo presentare, d'ora in poi, a tutte le elezioni, a tutti i livelli, una nuova generazione di leader trentenni e quarantenni. Qualche saggio, qualche riserva repubblicana, qualche esperto dei vecchi sistemi politici, qualche eccezione ci potrà essere, ma per il resto competenze nuove, idee nuove, facce nuove, aria nuova!

Mauro Vaiani

giovedì 19 aprile 2012

How Far Have We Come?

The New York University in Florence, located at Villa La Pietra, invited me for a panel tonight, April 18th 2011. The meeting was part of the Ally Week program.

The theme of the panel:
How Far Have We Come; What's Next?
LGBTQ Life and Rights in Italy, the Balkan Peninsula and the US

Brian DeGrazia coordinated the meeting. Dean Vuletic, a historian from the European University of Fiesole, and Eleonora Pinzuti, a scholar of queer studies, were at the panel with me. It was an honor for me to talk together with those two thoughtful scholars, along with a public of American students.

I was there to give my contribution as a Christian queer activist, a Tuscan intellectual.

I spoke as a social operator, a civic sherpa, personally involved in changing my family, my church, my local community, my university, along with the cities where I have been living: Pisa, Prato, Firenze.

I told the students about my commitment in improving the self-government of my motherland, Tuscany, the law of my Italian Republic and European Union.

I reminded also our duty of solidarity with all the queer people, all over the world, who are "condamnes".

I spoke of hope: we are part of a history of freeing of slaves, women's equality, the emancipation of the Jews, full citizenship to Catholics in Protestant countries, and to Protestants in Catholic countries. The condition of the queer people, their full inclusion is hinged in this historical process of liberation, which represents the good face of modernity, among so many other that are much darker and worrying.

I told my story. Storytelling is important, when we come out from repression, while so many queer people are still living in the closet, or in danger. I gave a few notes about my personal life on the backdrop of social and political evolution of the Republic of Italy, of our life in Tuscany.

We discussed together some main difficulties we are facing:

1) the opportunism and cynicism, if not worse, of the so-called bio-politics of some politicians, who wants to control the family, the birth, the death, our bodies, our personal and intimate life;

2) a very bad science, for istance the old positivism and its phallacy, the errors of Adolphe Quetelet, Cesare Lombroso, Thomas Maltus, Arthur de Gobineau, Halford John Mackinder - the contradictions of our modernity!

3) the degeneration of puritanism in bigotry

4) the bad reading of the Bible... By those who have power...

* * *


In the Sixties, at the time of Stonewall (1969) and the first debuts of Hair, the hippie musical, celebrating the sexual liberation, I was a child living in the suburbs of an industrial town, Prato, not far from Florence. I grow up in a honest, decent, puritan working class family, with rural ancestry. The only school in the suburb was the Catholic school. The main political and moral authority was the local Communist Party. Heterosexuality was the only possible sexual and emotional paradigm. Everything else was unconceivable or, if conceived, it was considered- illness or at least a serious mental disease, from the point of view of social conformity spread by the media and the society
- a moral disorder, from a Catholic perspective
- bourgeois decadence according the ortodoxy of the leftist establishment


Along the years things started changing. But many of my friends left the family and the motherland and moved into bigger and farer cities, many of them abroad, to live freely their homosexuality.


Around us, of course, the world was changing dramatically, the walls were literaly come tumbling down, from Berlin to Bejing, from South Africa to South America. The lesbian, gay, bisexual, trans, intersexual people were liberating, along with the rest of the humanity, from many different oppressions.


In the Nineties, finally, when I was in my full thirties, I started to have my first sexual experiences, I fall in love with a man, I started to welcome my homosexuality. I started also a kind of gradual coming out, with some of my friends, some of my neighbours, some of my fellows. The gay movement was growing also in Tuscany, in Italy. In some cities, in Pisa in 1996, the local council institued a register for the same-sex de-facto couples.

In 2000, during the Catholic Millennium Holy Year, the World Gay Pride was celebrated in Rome. That Pride, like any other else, provoked strong discussions, many pros and cons, a bitter debate, but it was also a watershed. It encouraged many young people, from the suburbs, the rural areas, the small towns, the traditional families, to seize their day, to welcome this extraordinary opportunity: to live freely their homosexual and transexual condition.


I completed my coming out, with my family, my relatives, my collegues, in my local community, in my church, only in the 2004. I was forty years old. I was a public servant, protected by the law, with the certainty of a long-term job. I was a social and civic activist. I was already a writer and an intellectual. I am not a kind of hero. I did it because I could, not only because I ought to. And still I pay a price. My family paid a price!

Since then, till today, still today, I receive many mails and emails - many of these messages are anonymous - from persons of any generations, belonging to different social backgrounds, from Tuscany and nearby. These are fellow gay men, who thanks me because I gave them a kind of example of being gay in the sunlight, or because they read some of my articles and found in them a kind of inspiration.

Well, these are the joys and the hopes, the griefs and the anxieties of a gay man of my age, in my land, in this short, fragile, precious life. What can we do for improving, for more inclusion, for more comprehension of our queer condition? I know only one answer: hard work, cultural and scientific deepenings, civic duty, personal commitment.


* * *

Some possibile insights:

1) The idea of Nature. Nature is a Janus-faced political thought: it contains the cornerstone of our freedom, human rights, of our self-evident right to life, liberty and the pursuit of happiness; but Nature is also invoked to justify a very bad science, a dangerous and rude positivism, a cruel heteronormativity.  To understand this duplicity is a duty. Not only the intellectual, but also the ordinary citizen, must be able to understand the difference between the natural right of people, as individuals and couples, and families, to pursue their happiness, and a law of nature, proposed or emposed by the State, by the Party, by the Leader, by the Pope, by the Preacher-in-chief, asking everybody to be normal, in a modality of equality, that would probably means that everybody is reduced to slavery.

2) The Puritanism. The puritan imagination is not only bigotry: it is identity, dignity, a source of inspiration, mainly for the lower classes. We must dialog with our families, churches, communities of origin; we must dialog, in the moral clarity, in the firmness of principles, with historical, juridical, historical rigor, with the reborn or the old Christians, Jews, Muslims, the native and the immigrate. We must pay attention to understand the difference between those are really puritan and those who are prisoner of bigotry; those who are rigid and those who are extremist.

3) Things can change. But can even get worse. A reading from the terrible 2004, a statement from  Patrick Guerriero.

4) The Bible. In the Internet it's quite easy to find comments about the misreading of the Bible. You can also find the necessary irony: if a protestant pastor eat shrimps, I can have sex with my man...

5) Pragmatism: equality is more important than abstract egalite. Concrete equality for the poor, is more important than reifying and freezing identities... I suggest the reading of a good book, which is much more leftist than me, but it is very inspirational, anticonformist, trying to contain the political corretness: The Trouble with Diversity - How We Learned to Love Identity and Ignore Inequality - Walter Benn Michaels.

6) The healing? Against those who want to heal the gay: the recent work from Paolo Rigliano.

7) Life is too short. Homage to Wicky Hassan.

* * *

So, what homosexuality can be? Choice or fancy, disease or sin, social problem or criminal offense. It cannot be everything and its opposite! Please, don't cheat us!

Look at a swimming pool, where people are used to swim. Most of them may swim in front crawl. Some of them, very few of them indeed, may swim in back crawl. Some of them, not so few as one may imagine, can swim both front crawl and back crawl. You can see all these people from above, from below, from the edge, from the stands. More you see, more you understand that all of them are pretty equal and each of them very different from the other.

Imagine also an external power, able to oblige everybody to swim one way or another...

Well, the moment that this external authority fails, if they are let back free, they will naturally turn back to their preference, no matter how much this preference is innate or coltivated.

This is a good imagine of sex orientation, in my modest opinion. Most people are front crawl swimmers, but some are not. This is true. This is the Providence's creativity. This is the real intelligent design. So, let's get over it.

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domenica 15 aprile 2012

Spirito libero e coerente



Una bella giornata fiorentina, toscana, italiana, oggi, a Firenze, con la convention "Spirito Libero", convocata da Nicola Cariglia, Adalberto Scarlino e tantissimi altri protagonisti di una storia laica e riformista, fra le più significative. L'assemblea ha avuto un notevole successo di partecipazione.

Nel mio intervento ho innanzitutto ringraziato Adalberto Scarlino per aver diffuso un bellissimo testo di Livio Ghersi, sul grande tema nazionale delle opere faraoniche previste per la TAV, in Val di Susa e altrove. Una severa denuncia degli sprechi di denaro pubblico, delle falsità, della retorica, della violenza sulle popolazioni locali, che in Italia accompagnano la maggior parte delle proposte di opere pubbliche. Con il triste risultato di alimentare la diffidenza popolare contro progetti che appaiono - e che purtroppo spesso sono - partoriti da caste politiche e tecniche autoreferenziali, prive di senso della misura, impermeabili a ogni critica, sorde a ogni richiamo su ciò che ci possiamo effettivamente permettere.

Ho apprezzato il clima di grande umiltà e responsabilità delle centinaia di persone che erano presenti e delle decine che sono intervenute. Molti, fra cui io, ci siamo impegnati, nel nostro piccolo, al nostro livello, nei trent'anni trascorsi. Abbiamo tutti sbagliato molte cose. Abbiamo tutti inseguito qualche illusione e sbagliato qualche previsione. Dobbiamo continuare a fare, innanzitutto, molta autocritica, coltivando però anche, con tenacia, le nostre aspirazioni di sempre.

Dobbiamo continuare a credere e a lavorare per le riforme. Ciò di cui ci siamo innamorati negli anni ottanta è ancora incredibilmente attuale. 

Dobbiamo ancora finire di fare fino in fondo la nostra parte per porre fine alla dittatura dello status quo, a quell'impossibilità di cambiare, a quel continuo arenarsi di ogni processo riformatore, a quell'assenza di un governo trasparente e responsabile, unita allo strapotere di caste e fazioni, a quella maledizione italiana che è stata denunciata, ancora una volta, nell'incontro di oggi, dallo storico Zeffiro Ciuffoletti.

Gli imbroglioni del bipolarismo non tolgono attualità alla necessità di veder crescere nuovi grandi partiti popolari, governati dai propri elettori, i cui leader vengano selezionati con le primarie ed eletti in collegi uninominali. Lo ha ricordato all'inizio dell'assemblea Lucia Toscani: abbiamo bisogno di grandi forze, di grandi aspirazioni, di coraggio e ambizione. Non possiamo affidare la Toscana, il paese, l'Europa, a persone elette con il proporzionale, da piccole fazioni, da ristrette clientele. Dobbiamo cercarci e poi lasciar crescere dei leader capaci di emergere in grandi forze politiche e di vincere il consenso della maggioranza degli elettori della loro costituency.

Gli imbroglioni padani non tolgono attualità alla necessità di fare dell'Italia una nuova repubblica federale in una Europa confederale. L'autonomia delle città, dei territori, delle regioni storiche è l'unica strada per il compimento delle aspirazioni storiche dei nostri popoli e per porre finalmente un inizio di rimedio alla terrificante distanza fra persone e stato, che mina dal profondo la vita e la storia italiana.

Gli imbroglioni della corte berlusconiana e i professionisti dell'anti-berlusconismo non hanno certo tolto attualità alla necessità di fare le riforme che gli Italiani chiedono da trent'anni, a partire dai temi più altamente simbolici, come le abolizioni del finanziamento pubblico dei partiti, delle trattenute automatiche a favore dei sindacati, delle province, delle prefetture, delle camere di commercio.

Il crollo verticale di credibilità dei verdi italiani non toglie importanza storica e strategica alle grandi questioni ambientali della nostra epoca. Alcuni temi urgenti per la Toscana, come il consumo del territorio, e per Firenze, come la costosa e inutile stazione Foster, sono stati ricordati dalla brava Mariarita Signorini, di Italia Nostra.

Gli imbroglioni dell'antipolitica, come certi grillini che oggi si stanno arroccando in difesa del proporzionale, non riusciranno a farci deflettere dalla necessità di riformare la politica qui, ora, dove possiamo, con chi possiamo, a partire da una riforma elettorale toscana fondata su collegi uninominali e su primarie obbligatorie.

Dobbiamo essere pronti a mantenerci fluidamente in rete in vista di aggregazioni future e per il futuro, ha deciso l'assemblea, alla fine, rispondendo positivamente a una proposta di Nicola Cariglia. Non è il momento di grandi certezze, a parte forse una: per il dopo Berlusconi il popolo non vorrà davvero chi c'era prima di Berlusconi. Aria, aria, aria nuova, dappertutto.

Il futuro appartiene alle nuove generazioni, ai volti nuovi, a competenze e esperienze come quelle che stiamo preparando e sostenendo, con umiltà e con generosità, attraverso il lavoro di Italia Futura Toscana.

E' arrivato il momento di dare spazio a persone come Emiliano Lascialfari e agli altri amici della rete delle liste civiche toscane, che erano presenti stamani. Facciamo largo a coloro che, dal basso, con il proprio lavoro, nella propria terra, rischiando in prima persona, stanno ricostruendo il nostro antico spirito repubblicano, riattualizzando il nostro tradizionale senso civico, ringiovanendo la Toscana, riprendendosi e restituendo a tutti, prima di tutto, il senso del bene più grande, la libertà.


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sabato 14 aprile 2012

Oggi a Firenze, con Paolo Rigliano, a chiederci se possiamo davvero curare i gay


Presentazione del libro
CURARE I GAY
Oltre l’ideologia riparativa dell’omosessualità

Oggi, sabato 14 aprile 2012, alle ore 17.30, si tiene a Firenze, presso l’Associazione IREOS, in via de’ Serragli 3 (ponte alla Carraia,) la presentazione del volume “Curare i gay? Oltre l’ideologia riparativa dell’omosessualità” di Paolo Rigliano, Federico Ferrari e Jimmy Ciliberto (Raffaele Cortina Edizioni, 2012). Il libro critica in modo scientifico le cosiddette terapie riparative, portate avanti da ambienti politici e religiosi fortemente segnati da pregiudizi omofobi.
Saranno presenti all’incontro due dei tre autori:
Paolo Rigliano, psichiata e psicoterapeuta,
Federico Ferrari, psicologo e psicoterapeita.

Introdurrà e coordinerò l'incontro:
Paolo Antonelli, psicologo del Consultorio della Salute di IREOS.

L'iniziativa è stata voluta e organizzata congiuntamente da queste realtà associative: 
 
IREOS comunità queerwww.ireos.org   
Progetto Gionata
www.gionata.org 
Kairos (omosessuali credenti della Toscana)kairosfirenze.wordpress.com/  
Rete Genitori Rainbow
www.genitorirainbow.it   
ArciLesbica Firenzewww.arcilesbicafirenze.it

Al termine dell'incontro si terrà nella stessa sede Ireos un aperitivo.
Saranno disponibili in vendita copie del libro.

Info: tel 055/21.69.07 cell. 329/56.888.32 email info@ireos.org


mercoledì 11 aprile 2012

Tempo scaduto?

Per mantenere la promessa di una riforma elettorale toscana, fondata su collegi uninominali, sulle primarie, c'è rimasto poco tempo.

Dobbiamo insistere, insistere, insistere, perché, fra tante parole che si sentono dire in questi giorni drammatici, la riforma toscana può diventare una realtà concreta qui, ora, con l'impegno dei nostri consiglieri regionali, in poche settimane.

Lo diciamo con rispetto e con speranza al governatore Enrico Rossi, che lancia dal suo nuovo e interessante blog un appello per una riforma della politica subito, una terza impegnativa iniziativa, da parte sua, dopo le sue due precedenti promesse: ha promesso la riforma elettorale toscana e ha promesso che la riforma toscana si farà prima di quella nazionale.

Lo ricordiamo, con umiltà, ma anche con testardaggine, a tutti i leader del Consiglio regionale toscano, soprattutto a quelli che si sono già sbilanciati in favore dei collegi uninominali, delle primarie, di un compromesso ispirato al modello elettorale tedesco.

Il popolo sa bene perché i collegi uninominali e le primarie sono preferibili ai grandi collegi e alle preferenze. Con le preferenze vengono elette, con poche migliaia di voti, persone che rappresentano minoranze e fazioni, in un clima in cui ineluttabilmente si oscilla fra la compravendita dei voti e la  guerra di tutti contro tutti. Nei collegi uninominali e attraverso le primarie, invece, in ciascun partito emergono dei leader locali capaci di unire, di prendere il voto di maggioranze di decine di migliaia di voti, di rappresentare in modo rispettoso di tutte le parti gli interessi del proprio territorio.

Facciamo presto, facciamo presto, facciamo presto.

Lasciamoci alle spalle le lunghe liste bloccate, che finiscono per far eleggere velini e veline, faccendieri e familiari, portaborse e furbetti, autisti e tesorieri. Lo sapevamo già, sin dai tempi della legge Acerbo del 1923, che erano il peggior sistema possibile in Italia e anche in Toscana. La realtà, però, si incarica, quotidinamente, di superare persino la più pessimistica delle immaginazioni.


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sabato 7 aprile 2012

Auguri di una felice Pasqua 2012

Tanti auguri di una felice Pasqua 2012.
Un  augurio particolare ai nostri conterranei toscani cristiani ed ebrei.
Un pensiero di fratellanza e sorellanza per tutti, tutte, tutt*.
Gesù Cristo è il Risorto, è la vittoria della vita sulla morte, è la certezza che umanità e verità si riconcilieranno, che pace e giustizia si baceranno, che ogni primavera, in questa nostra breve e fugace vita, ha un significato irripetibile che non possiamo lasciarci sfuggire!

Sarajevo vent'anni dopo

Sento l'obbligo morale di fermarmi, in questa veglia pasquale del 2012, a ricordare le 11.541 vittime censite dell'assedio di Sarajevo di vent'anni fa. Lo devo fare per la mia coscienza di Europeo, di Italiano, di Toscano. Lo faccio anche pensando alla mia compagna di studi, Eldina, e a tutti gli altri amici e conoscenti di Sarajevo, città martire della violenza politica. Città vittima della sete di potere delle caste politiche e militari che, mentre stavano perdendo il potere che detenevano a Belgrado, nel declino della vecchia Yugoslavia, fra le pieghe dei sogni infranti del socialismo reale, da vigliacchi, codardi e imbroglioni quali erano, si sono scatenati contro una popolazione pacifica, contro civili inermi. La cosa terribile del nazionalismo moderno è proprio questo suo essere la coperta che copre i crimini dei rinnegati, le efferatezze delle canaglie, la viltà di coloro che hanno abdicato alla propria dignità umana.
Come in Italia bastò mettersi una camicia nera, con l'avvento del fascismo, per fare i propri sudici comodi, così nella rovina del dopo Tito bastò dichiararsi nazionalisti, nella penisola balcanica, per giustificare le peggiori nefandezze.
Per fronteggiare tutto questo, per allontanare il rischio che si ripeta, siamo obbligati a onorare le vittime e additare i carnefici. Sempre, sempre, sempre, senza stancarci mai.

venerdì 6 aprile 2012

Dichiarazione di indipendenza dell'Azawad


Oggi i Tuareg, gli "uomini blu", hanno dichiarato l'indipendenza di una vasta regione sahariana, da loro chiamata Azawad, situata nel nord dell'attuale Mali, che si estende dalla loro storica capitale Timbuktu fino ai confini con la Libia. Leggete direttamente il testo in francese della dichiarazione d'indipendenza. Il movimento di liberazione che ha emanato questo interessante documento è alimentato da soldi, idee, forze e uomini in fuga da quel problematico miscuglio di propaganda e crudeltà, di predicazione e corruzione, che era la Libia di Gheddafi.
In più di un senso, anche questo terremoto è conseguenza della Primavera araba del 2011.
Se questa nuova realtà geopolitica, dopo decenni di insorgenza e sofferenza, riuscisse davvero a porre fine alle storiche ingiustizie sofferte da questi fieri abitanti del Sahara, se avesse ragione delle fazioni estremiste, se sapesse tenere a bada i briganti, i commercianti di schiavi, gli islamo-fascisti? Dovremmo davvero avere paura di questa disintegrazione?

mercoledì 4 aprile 2012

11 candidati alla carica di sindaco di Lucca

Leggo dalla stampa toscana, in particolare dallo Schermo di Lucca, della cavalcata dei candidati alle elezioni comunali a Lucca. 11 candidati a sindaco, fra cui il mio amico Maurizio Dinelli, il bravo Luca Leone, l'autorevole Alessandro Tambellini, non sono tanti in sé. E' solo che avevamo ragione noi, ci volevano le primarie. Spero che i Lucchesi facciano del primo turno elettorale una sorta di primarie istituzionalizzate, votando in massa. Votando, soprattutto, per chi, di qua o di là, ha sempre creduto nel cambiamento dei metodi e nella rottura dello status quo, non solo o non più negli schieramenti preconfenzionati, nei diktat di Roma o di Firenze, nelle follie di Arcore, nelle prese in giro dei grillini, nelle urla inconcludenti dei populisti di ogni risma.

martedì 3 aprile 2012

Forum Albano 2012

Due anni dopo il primo forum italiano di omosessuali credenti, siamo tornati ad Albano Laziale e abbiamo tenuto una seconda edizione, ancora più partecipata e qualificata di quella del 2010. Siamo stati insieme da venerdì 30 marzo a domenica 1 aprile 2012, nella bella e accogliente casa di ritiri dei padri somaschi. E' stata condivisa la scelta di avviarci verso quella che chiamerei una prospettiva di "Queer Faith". Con il tempo non saremo più solo una riunione di credenti maschi gay (tanti) e femmine lesbiche (poche). Riusciremo ad aprire i nostri prossimi forum, europei, nazionali e locali, a tutto il mondo lgbtiq*, a tutte le persone la cui diversità sessuale e psicologica è espressione della Provvidenza divina. Potete leggere sul sito Gionata.org un buon articolo di Delia Vaccarello apparso sull'Unità. Sempre su Gionata troverete anche la bella testimonianza del mio amico Valerio, un uomo gay nella provincia bergamasca.

lunedì 2 aprile 2012

Aung San Suu Kyi trionfa in un collegio uninominale

Un'altra prova della veraforza, della bellezza, della eterna attualità di una istituzione classica, il collegio uninominale, la costituency ideale, anche nei momenti più drammatici della storia e nelle condizioni più difficili della vita di una comunità umana: Aung San Suu Kyi ha trionfato nelle elezioni supplettive in un collegio nelle recenti elezioni birmane. A 66 anni, la leader nonviolenta della resistenza democratica contro il regime militare autoritario che governa il paese, rientra in Parlamento, dove potrà assumere la leadership dell'opposizione e, con l'aiuto della Provvidenza, contribuire a un rapido ritorno della libertà nella repubblica federale di Myanmar.

Per approfondire, è importante visitare l'autorevole sito dell'opposizione democratica, liberale, federalista della Birmania, Irrawaddy.org:
http://www.irrawaddy.org/?slide=suu-kyi-makes-victory-speech-to-adoring-crowd

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