Uno diverso in Toscana, che crede, in questa nostra madreterra, in questa fugace vita, in qualcosa di diverso.

lunedì 30 maggio 2011

Forte e chiaro

Ripetiamolo, ripetiamolo, ripetiamolo: il tanto atteso segnale Milano ce lo ha mandato, forte e chiaro.

Congratulazioni al mite e serio Giuliano Pisapia, il nuovo sindaco di Milano.

Trovo provvidenziale ed emblematico che i Milanesi abbiano scelto un competente giurista, come strumento per dire all'intera Repubblica e anche oltre, che le regole, la diligenza, il civismo, sono cose importanti. Più importanti delle ragioni della propria parte. Più importanti del destino personale dei capi, leader carismatici compresi. Più importanti degli affari degli ammessi all'inner circle berlusconiano e delle opere della propria compagnia. Più importanti persino del consenso popolare conquistato sul campo: non si è legittimati a restare al potere, non importa quanti voti si prendono, se non si sono rispettate le regole elettorali, capito Firmigoni?

Più in generale, sono felice che queste belle competizioni uninominali per l'elezione dei sindaci, specie quando sono precedute dalle primarie, dimostrino la vitalità di una democrazia in cui sempre più cittadini si sentono e si comportano come il vero sovrano della propria comunità.

Ne traggo l'incoraggiamento a portare avanti la mia campagna perché l'uninominale diventi il metodo di elezione anche di altre importanti cariche, come i nostri consiglieri regionali.

* * *

Alcuni postscriptum, così, tanto per levarsi qualche sassolino dalla scarpa:

La fine del berlusconismo era già iniziata e i lettori di questo blog lo sapevano. Già l'anno scorso, alle regionali, il centrodestra se la cavò solo grazie ad alcuni protagonisti nuovi, tutti postberlusconiani: Cota in Piemonte; la Polverini nel Lazio; Scopelliti in Calabria. Si salvò un centrodestra fatto, almeno a parole, di federalismo al nord, di assistenzialismo al centro, di voglia di riscatto meritocratico al sud. Il berlusconismo no, anzi mostrava chiaramente le prime crepe. Già allora, si era perso dietro alla Minetti; era ostaggio delle faide interne a un PDL già condannato al fallimento; era condannato dalla forse lenta ma sicura presa di coscienza popolare che il berlusconismo aveva perso la propria innocenza.

Sono convinto che la chiusura di questo ciclo politico sia una cosa seria e il rinnovamento sarà davvero profondo. Sarà anche un cambiamento completo di facce, di voci, di linguaggi. Con Berlusconi se ne andranno tutti coloro che, grazie a lui o contrapponendosi a lui, hanno condiviso il proscenio degli ultimi vent'anni, D'Alema, Tremonti, Fini, Casini e Vendola compresi.

Milano ha davvero spesso ragione... Mi considero, con una piccola dose di presunzione, un milanese d'adozione. Anch'io ho avuto l'onore e la fortuna di migliorarmi come persona e come lavoratore, grazie a un anno vissuto e lavorato a Milano. Amo e ammiro la nostra capitale liberale. A coloro che gioiscono oggi per la vittoria di Giuliano Pisapia, ricordo umilmente che Milano era avanti a noi e ci guidava anche quando questa straordinaria città sceglieva negli anni settanta (notare questa data e quelle che seguono) il socialdemocratico Aldo Aniasi, interprete di quello che avrebbe dovuto diventare il vecchio PCI; negli anni ottanta sceglieva il socialismo moderato e temperato di Carlo Tognoli, che rappresenta ciò che avrebbe potuto essere il craxismo; negli anni novanta scelse Marco Formentini, e non Nando Dalla Chiesa, scommettendo che il leghismo avrebbe potuto produrre autentiche riforme liberali e federali; negli anni novanta scelse Gabriele Albertini, che ha rappresentato quanto di meglio era emerso dal magma delle energie liberate dal carisma del primissimo Berlusconi. Scusate se ve lo dico, ma credo sinceramente che Milano avesse ragione anche allora. Proprio come ha avuto ragione oggi, nello scegliere la mitezza e la compostezza di un democratico civico e indipendente, scelto dal basso, attraverso le primarie, sulla base di una grande carriera soprattutto professionale, come l'avvocato Giuliano Pisapia.

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Post Postscriptum

Non ho resistito a rubare questa citazione al mio amico Giovanni Fontana, dal suo Distanti Saluti:

Leonardo
– Eppure era ovvio: Mike Bongiorno, Raimondo Vianello e Sandra Mondaini erano gli unici veri coordinatori del PdL. Morti loro, crolla tutto.

venerdì 27 maggio 2011

Insistiamo sull'uninominale in Toscana

Il Tirreno di venerdì 27 maggio 2011 ospita a pagina 13 un altro mio intervento in favore della riforma elettorale in Toscana, stimolato dalle emozioni e dalle energie che sempre si liberano con l'elezione diretta dei sindaci.

L'intervento integrale è disponibile sul Tirreno on line e in calce a questo post.


Continuo a sostenere il sistema uninominale, sia pure con una correzione proporzionale. Insisto sul fatto che, se il governatore Rossi, la maggioranza di centrosinistra, i volenterosi del centro e del centrodestra, mantenessero l'impegno preso, la Toscana non solo confermerebbe la qualità del proprio sistema politico locale, ma darebbe un segnale di speranza alla politica nazionale.

Questo è il momento giusto per un compromesso alto fra la grande tradizione anglosassone e la politica toscana, superando le liste bloccate senza tornare indietro alle vecchie e impresentabili preferenze all'italiana.

Aiutatemi in questa campagna, perché l'uninominale in Toscana è possibile! 


* * *

Riproduzione dell'articolo integrale, dal sito del Tirreno:


Una riforma elettorale per la Toscana: l'uninominale

di Mauro Vaiani

L’elezione diretta dei sindaci, specialmente nei comuni dove si sono tenute convention e primarie per scegliere i candidati finali, ha riproposto all’opinione pubblica, ancora una volta, la bellezza, la chiarezza, la semplicità dell’elezione uninominale. In una elezione uninominale, in un territorio ristretto, in poco tempo, spesso attraverso un incontro diretto e reale in piazza e non solo attraverso il filtro di vecchi e nuovi media, gli elettori sovrani hanno la possibilità di mettere a fuoco la statura umana, oltre che politica, dei candidati.

Spesso l’opinione pubblica si polarizza attorno ai più importanti in modo prevedibile, ma non mancano gli outsider, i terzi incomodi, gli elementi di sorpresa e, talvolta, di speranza. Approfittiamo dell’interesse popolare per queste importanti - e sempre più imprevedibili - elezioni locali, per sottolineare, ancora una volta, il grande significato storico e politico di questo tipo di competizioni in stile anglosassone. Ci permettiamo di ricordare che proprio sul collegio uninominale potrebbe essere basata la prossima riforma elettorale toscana, quella che è stata promessa dal governatore Rossi, dalla maggioranza di centrosinistra, con la disponibilità dei centristi ma anche di singoli esponenti del centrodestra toscano.

La base di compromesso, tra forze grandi e piccole, fra poli esistenti e nuovi in formazione, potrebbe essere una legge elettorale uninominale ispirata a quella con cui si eleggeva il Senato prima del Porcellum. In quel sistema, oltre ad assegnare i seggi ai vincitori di ciascun collegio, si eleggeva una quota importante di candidati, scelti fra i migliori piazzati, fra quelli espressi dalle forze minori. Si tratterebbe di un compromesso onorevole fra la grande tradizione anglosassone dell’uninominale e la storia politica toscana, evitando il disastroso ritorno delle vecchie preferenze all’italiana.

Si continuerebbe a incoraggiare l’aggregazione in grandi partiti popolari, senza costringere le forze minori a irregimentarsi in un bipolarismo forzato. In ciascun collegio sarebbero possibili delle primarie, che le diverse aree politiche potrebbero anche celebrare insieme, con modalità comuni, sancite da uno statuto pubblico dei partiti. Ci sarebbe un recupero netto di sovranità popolare, un rapporto più diretto fra i territori e i loro rappresentanti, il ritorno a una più sana competizione politica e a una selezione dal basso della classe dirigente. Tutte cose di cui abbiamo bisogno da sempre e che da sempre sono auspicate in modo bipartisan.

Sì, è necessaria un’altra riforma elettorale. La Toscana deve farla, per confermare la qualità del proprio sistema politico locale, e anche per dare un segnale chiaro, di speranza, alla palude politica nazionale.





lunedì 23 maggio 2011

Non ci sarà pace, senza la libertà

Ho partecipato alla conferenza "Italia e Afghanistan: dieci anni di impegno politico e militare 2001-2011", organizzata oggi al Sant'Anna dall'associazione degli allievi. Sono intervenuti, fra gli altri: Federico D’Apuzzo, generale di brigata, già addetto militare dell'Ambasciata d’Italia in Afghanistan; Stefano Silvestri, presidente dell'Istituto Affari Internazionali; Fausto Biloslavo, giornalista di guerra; Arturo Parisi, già ministro della Difesa; Vincenzo Camporini, già capo di stato maggiore della Difesa.

Un momento utile, per riflettere su cosa stiamo facendo in Afghanistan e, almeno per alcuni, fra cui io, per portare avanti la riflessione su cosa deve cambiare perché ce ne possiamo andare al più presto.

Come mi ha fatto notare Edgardo Giordani, ricercatore ad Agraria a Firenze, impegnato in interessanti e concreti progetti di sviluppo agricolo in Afghanistan, è forse mancata una voce più locale, più civile, più afgana.

Una delle presenze più stimolanti, a mio parere, è stata quella dell'ex diplomatico Enrico Gerardo De Maio, che ha avuto accenti di grande sincerità intellettuale. E' lui ad aver ricordato che la principale sentina di tutti i mali dell'Afghanistan è in Pakistan.

Non ci sarà pace nell'area, senza l'inizio di profondi cambiamenti in Pakistan, a partire dal ripristino di una autentica libertà religiosa. 


Chiudo questa nota con un ringraziamento doveroso alla Scuola e alla sua straordinaria ospitalità. Sinceri complimenti alla direttrice Maria Chiara Carrozza, a tutti i collaboratori, agli allievi.




mercoledì 18 maggio 2011

La rivoluzione liberale come un lavoro


Queste elezioni amministrative sono state difficili, come lo sono tutte per coloro che si appassionano e si impegnano.
Qualche segnale positivo, per coloro che vogliono liberare la politica italiana dal berlusconismo e quella toscana dal verdinismo, c'è stato.
In più continua, solo apparentemente in modo meno clamoroso, la dissoluzione della vecchia sinistra toscana, quella del sessantennio.
Si moltiplicano nel territorio situazioni dove si manifesta un confronto moderno fra democratici e liberali, una competizione molto più serrata fra persone, un maggior controllo del popolo sovrano sulle amministrazioni.
Nelle prossime settimane, fra ballottaggi e referendum, ne vedremo ancora delle belle e magari delle brutte.
A tutte le persone protagoniste dell'alternativa civico-liberale, a Giuliana Baudone e a tutti coloro che con lei si sono voluti sottrarre al "tegamismo reale" che domina la politica lucchese, a Massimo Balzi e a tutta la splendida pattuglia liberale che si è raccolta in Futuro e Libertà a Pisa, voglio dedicare le parole di Weber sulla politica come sacrificio, come sudore, come scelta di vita, riprendendole da una mia mail scritta agli amici di Insieme per Prato nel 2004.
Da anni siamo impegnati, con attaccamento, coscienza e onore, per realizzare un ideale libertino e popolano in Toscana, la rivoluzione liberale in Italia e in Europa, l'avanzamento della libertà e dell'autogoverno in tutto il mondo.
La nostra parte di lavoro non è ancora finita.
Avanti!
* * *

Nell'oscuro inverno del 1919 Max Weber pubblicò un discorso importante sulla politica: "Politik als Beruf". Vi espose la necessità di una etica della responsabilità, che superasse quell'etica dell'intenzione, dietro la quale si nascondono tutti gli estremisti, che non si curano delle conseguenze, nemmeno quelle vicine, delle proprie azioni.
Beruf è un termine difficile da tradurre in italiano, perché significa sia "vocazione" che "professione". Forse è giusto tradurlo, in pratese, con la semplice e pregnante parola più pratese che c'è: lavoro.
Quando un pratese parla di un "lavoro" da fare, intende dire che l'energia personale è coinvolta in qualcosa da fare bene e con zelo, ma anche con misura e continuità, con passione ma anche con moderazione, con spirito avventuriero ma anche con la speranza non troppo remota di cavarci qualcosa di concreto per sé e per gli altri.
Ecco la pagina finale di quell'importante discorso del 1919:
"Politica significa forare con forza e a lungo dure tavole, con passione e precisione insieme. E' certo giusto, come conferma tutta l'esperienza storica, che non si raggiungerebbe il possibile se non si fosse tentato nel mondo continuamente l'impossibile. Ma chi lo può fare deve essere un capo e non solo, anche un eroe nel senso più elementare del termine. E anche coloro che non lo sono devono armarsi di quella saldezza del cuore, che è all'altezza perfino del fallimento di ogni speranza, e questo già ora, altrimenti non saranno in grado di realizzare neppure quello che oggi è possibile. Solo chi è sicuro di non spezzarsi se il mondo, dal suo punto di vista, è troppo stupido o volgare per quel che gli vuole offrire, solo chi di fronte a tutto ciò è capace di dire "eppure!", solo costui ha la stoffa per il lavoro politico.".

lunedì 16 maggio 2011

Non ce l'ho fatta

Come candidato consigliere comunale a Vecchiano non ce l'ho fatta. Non si sono materializzati, nemmeno lontanamente, i voti che si preannunciavano e devo accettare, con umiltà, il responso negativo. Nei prossimi giorni ci sarà tempo per riflettere e per approfondire. Ringrazio tutti coloro che mi hanno aiutato. Auguri a tutti coloro che sono stati eletti.

* * *

Ecco lo specchietto dei risultati delle quattro liste:


LUNARDI GIANCARLO
LISTA CIVICA - INSIEME PER VECCHIANO                      
eletto
seggi 11
voti  3.669
%     51,80    
     
BARSOTTI LAURA
LISTA CIVICA - TRADIZIONE E FUTURO
seggi 4
voti  2.459
%     34,71    
     
SBRAGIA GLAUCO
LISTA CIVICA - RINNOVAMENTO
seggi 1
voti  545
%     7,69    
     
SIGNORINI STEFANO
LEGA NORD
voti  410
%     5,78   

Segnali di cambiamento?

Ore 15. Dai risultati elettorali di questa tornata amministrativa in Toscana e nel paese arrivano segnali di cambiamento? Siamo ospiti di TVR Toscana TV a parlarne. Sono qui con giornalisti e politici, fra i quali Laura Lodigiani e Rudy Caparrini, a dare qualche prima impressione.

Ore 16. La prima sicura notizia di una sconfitta in queste elezioni amministrative ci viene da Castiglione della Pescaia. Monica Faenzi è stata un buon sindaco. Sandra Mainetti, da lei indicata come suo successore, lo sarebbe stata anche lei, ne sono sicuro. L'esclusione della loro lista dalle elezioni, però, è un segnale chiaro dei gravissimi problemi che minano, dall'interno, il PDL e l'intero centrodestra toscano. Sarebbero state necessarie una assunzione di responsabilità e una maggiore umiltà, dopo questo fallimento. I toni invece sono stati vittimistici. Si è gridato al complotto. L'appello finale all'astensionismo è stato portato avanti con toni e con modalità discutibili. In una piccola comunità l'invito a disertare le urne, rappresenta la pericolosa tentazione di dividere la gente fra chi è contro e chi è a favore, togliendo ai cittadini la protezione e la serenità del voto segreto. Sono contento che la maggioranza assoluta dei Castiglionesi sia andata a votare.

Ore 17.30. I dati arrivano con una certa lentezza, ma con piacere vediamo che in molti piccoli comuni c'è l'alternanza, ci sono scelte nette e maggioritarie, vengono puniti i protagonismi personali e la mancanza di democrazia dentro tutti i partiti. Piccole cose toscane, ma buone.

Ore 18.05. Milano, beh... L'atteso segnale di cambiamento direi proprio che sta arrivando!

Ore 18.35. Alternanza a Orbetello. Si chiude un'era. Viva le primarie, che tutti gli schieramenti dovrebbero essere sempre tenuti a celebrare. A Vecchiano, nel frattempo, si è confermato Lunardi.

Ore 19.10. Formigoni-Firmigoni a Milano ammette "errori di comunicazione" e anche in Toscana nel PDL e nel centrodestra, si sentono, finalmente le incrinature. Quelli che volevano rifondare la nostra area civico-liberale non portano certo a casa risultati straordinari... Siamo stati un po' dei kamikaze, ma ci leviamo la non piccola soddisfazione di poter dire che avevamo ragione noi: il meglio o il peggio del berlusconismo è, grazie a D-o, alle nostre spalle. Guardiamo avanti.

Una soddisfazione finale: in diversi punti della trasmissione, insieme a Laura Lodigiani, a Rita Monaco, ad altri, abbiamo potuto rilanciare il nostro appello al Parlamento toscano perché abolisca le liste bloccate e affronti con decisione un dibattito sull'istituzione dei collegi uninominali, una istituzione anglosassone che potrebbe restituire centralità ai territori, libertà di scelta alle persone, in un risveglio di competizione e meritocrazia nella nostra Toscana.

giovedì 12 maggio 2011

Nessuno sarà chiamato impuro



Dio mi ha insegnato
a non chiamare
inadatta
o impura
alcuna persona
(Atti 10,28)


 













Giovedì 12 maggio 2011 alle ore 21, a Firenze e in altre 20 città italiane, i gruppi di cristiani omosessuali si raccoglieranno in preghiera in vari luoghi di culto per dare vita alla quinta Veglia di preghiera in ricordo delle vittime dell’omofobia. 

Le Veglie sono promosse dai gruppi di omosessuali cristiani e da diverse comunità religiose delle varie confessioni cristiane.

A Firenze l’iniziativa è organizzata dal Gruppo Kairòs – cristiani omosessuali di Firenze – che proprio quest’anno celebra i propri 10 anni di vita ed avrà luogo nella Chiesa della Madonna della Tosse di Firenze (Largo Zoli 1, presso il Parterre) la sera di giovedì 12 maggio 2011 alle ore 21. 

Hanno aderito alla veglia di preghiera fiorentina del 12 maggio 2011:  

Parrocchia della Madonna della Tosse 
Chiesa Battista di Firenze 
Chiesa Episcopale di Firenze 
Chiesa Valdese di Firenze 
Chiesa Vetero-Cattolica di Firenze 
Associazione Fiumi d’acqua viva – Evangelici su fede e omosessualità 
Associazione Ireos di Firenze 
Gruppo “Il Ponte” – cristiani omosessuali di Pisa 
Punto Pace Pax Christi di Firenze 

Per maggiori informazioni sulla veglia fiorentina: http://kairosfirenze.wordpress.com/  
Per informazioni sulle veglie contro l’omofobia in Italia e nel mondo: http://www.gionata.org/



mercoledì 11 maggio 2011

Dalla Voce del Serchio

Riprendo e rilancio il mio intervento uscito da poche ore sulla Voce del Serchio, a cura dell'ufficio stampa di Tradizione e Futuro:


Intervento di Mauro Vaiani
Tradizione e Futuro


Non posso riassumere in poche righe tutto l'affetto e l'interesse per Vecchiano che ho maturato in questi anni di volontariato civico per il comune e i suoi borghi. Posso però richiamare alla memoria due ricordi che ritengo davvero significativi.
Il primo è costituito dalle immagini di una Vecchiano solare, pulita, con una natura incontaminata, con le case ben tenute, con l'orologio del campanile funzionante. Sono quelle riprese da Vittorio De Sica nel suo famoso film del 1943, intitolato “I bambini ci guardano”. Almeno la piazza di Vecchiano, almeno i centri storici degli altri paesi, almeno in alcuni punti il nostro territorio può e deve tornare a quel livello di bellezza. Che non era la bellezza naturale che viene protetta - giustamente - dal Parco in alcune ristrette aree. Era una bellezza diffusa e visibile, godibile ogni giorno, frutto del lavoro umano, della diligenza dell'amministrazione, del senso civico di tutti. Il suo ripristino non è nostalgia, non è un sogno. E' un nostro preciso dovere! Per il bene di tutti e soprattutto per il bene delle generazioni future.
Il secondo ricordo è quello di certe riprese fatte lungo l'Aurelia, in diverse ore del giorno e della notte, contenute in un altro famoso film, “Guendalina”, di Alberto Lattuada, del 1957. Vi si vedono servizi pubblici efficienti, puliti e puntuali, anche di notte, che univano tutti i paesi da Pisa a Viareggio e viceversa! Servizi migliori di quelli di oggi! Vi si vede anche la statale 1 e quasi non ci puoi credere: è rimasta come allora! Riepiloghiamo, per spiegarci bene: i servizi pubblici di una volta non ci sono più; l'Aurelia è sempre quella di allora. Non la ha migliorata nessuno, in particolare negli ultimi trent'anni!
Lo definirei un uso tafazziano della memoria storica: si butta via il buono; si conserva ciò che non basta più ai bisogni di oggi.
Sarà il caso di cambiare davvero, stavolta?

Mauro Vaiani
http://diversotoscana.blogspot.com
vaiani@unipi.it
candidato di Tradizione e Futuro
alle elezioni comunali di Vecchiano
15-16 maggio 2011

Fonte: T&F e La Voce del Serchio

sabato 7 maggio 2011

E ora anche in Toscana

I cittadini del Regno Unito hanno massicciamente votato per tenersi il caro vecchio sistema elettorale uninominale maggioritario secco, che in lingua inglese è noto come FPTP (First Past The Post). Quasi il 70% ha votato No all'introduzione del sistema AV (Alternative Vote), un altro sistema, anch'esso maggioritario e uninominale, ma che aumenta, almeno in teoria, le chance dei candidati delle forze minori.

La semplicità, la chiarezza, la bellezza della competizione fra singole persone nel collegio uninominale si conferma una delle fondamenta su cui si reggono le società aperte, benedette dalla libertà, che sanno premiare il merito, che selezionano i candidati con la partecipazione degli elettori sovrani, che incoraggiano un continuo ricambio delle proprie elite.

Anche in Toscana è alla nostra portata un sistema elettorale uninominale, sia pure con le ragionevoli correzioni suggerite dal nostro contesto storico e politico.

Sappiamo che in Consiglio regionale è possibile una larga intesa attorno a un sistema uninominale corretto, ispirato al sistema in uso per l'elezione dei consigli provinciali o a quelli che si sono usati in passato per il Senato repubblicano.

Ora diamoci da fare, insieme, per dimostrare che attorno a questa concreta opportunità è possibile una larga intesa bipartisan fra democratici e liberali, tra forze maggiori e formazioni minori.

giovedì 5 maggio 2011

Just say No

Dal sempre autorevole The Times:
"The AV campaign has been dismal, disappointing and dishonest, but people must turn out to vote today" (la campagna referendaria per introdurre il voto alternativo al posto del maggioritario secco è stata tetra, deludente e disonesta, ma la gente deve votare e decidere oggi).
La risposta giusta: "Just Say No" (rispondiamo semplicemente con un bel No).

mercoledì 4 maggio 2011

Appello al voto: Vaiani per Vecchiano



Contatta Mauro Vaiani

vaiani@unipi.it - tel. 333-1449444


Guarda l'appello video:



Ascolta la colonna sonora della campagna:





Sostieni Mauro Vaiani su Facebook


Lettera alla cittadinanza del comune di Vecchiano

http://www.sp.unipi.it/hp/vaiani

Vecchiano e Nodica, mercoledì 4 maggio 2011

Gentili cittadine e cittadini di Vecchiano, Avane, Filettole, Migliarino e Nodica,

mi chiamo Mauro Vaiani. Vivo e lavoro a Pisa, come tecnico universitario. Sono originario di Prato. Sono impegnato nei movimenti civici e liberali toscani da molti anni. Attraverso il mio blog http://diversotoscana.blogspot.com, potete farvi un'idea su di me e sulla mia esperienza di intellettuale liberale, cristiano, omosessuale.

In questi ultimi anni ho sempre seguito la vita e i problemi del comune di Vecchiano, come collaboratore volontario di Ione Orsini, la capogruppo dell'opposizione uscente. Mi sono affezionato a questo territorio. Ho accumulato delle competenze e maturato delle idee per dare una mano, per contribuire a quella alternativa alle amministrazioni degli ultimi trent'anni, che ci manca come l'aria.

Alle prossime elezioni comunali del 15-16 maggio 2011, sono candidato al consiglio comunale di Vecchiano nella formazione civica trasversale Tradizione e Futuro, guidata dalla dott.ssa Laura Barsotti, l'unica lista che può competere con l'amministrazione uscente. Insieme a tutti gli altri della squadra, mi metto in ascolto e a disposizione dei cittadini.

Se avrò il vostro voto, mi impegnerò, con umiltà ma anche con determinazione. sui temi che conosco meglio: il rifacimento dell'argine nord del Serchio; i problemi degli alluvionati; il risanamento del lago; la costruzione di una nuova Aurelia.

Vorrei portare a Vecchiano innovazione e cultura. Vorrei dare una mano per risvegliare le nostre tradizioni, la nostra spiritualità, il nostro antico amore per la libertà.

Vi ringrazio per la vostra attenzione. Un saluto cordiale,

Mauro Vaiani













L'intera squadra:


Buon voto Gran Bretagna

Fra poche ore la Gran Bretagna inizia a votare. Si deve scegliere fra un uninominale che fa parte integrante della storia dell'avanzamento della democrazia in Occidente, che è il sistema uninominale maggioritario a un turno secco; e un altro sistema uninominale, che invece lascia più spazio ai terzi incomodi e alle forze minori. Il primo si chiama First Past The Post (FPTP) ed è storicamente il sistema uninominale più diffuso in tutte le democrazie anglossassoni. Il secondo si chiama Alternative Vote (AV) ed è conosciuto soprattutto nella versione adottata dal Commonwealth of Australia.

Vi invitiamo a leggere questo statement in difesa del sistema uninominale maggioritario a un turno secco, scritto da David Cameron, il leader Conservative del Regno Unito:

Keeping first past the post is vital for democracy 
Sunday, May 1 2011
David Cameron

Quoting Churchill who fought against the introduction of AV in the 1930s, David Cameron set out four important reasons to save First Past the Post: simplicity; effectiveness; efficiency; and the fact that it "flies in the face" of two hundred years of British history:

"Each democracy in the world has its own story, shaped by its own chain of events", David Cameron argued. "Britain's democracy has its own story. Two centuries ago, voting was limited to a privileged few. Generations of campaigners fought and died to change that. Their struggle gave us the principle that sits at the heart of our democracy today: we are all equal, therefore we all have an equal say at the polls. One person, one vote."

"So First-Past-the-Post isn't just one way of counting votes", he continued. "It is an expression of our fairness as a country. It is enshrined in our constitution and integral to our history - and AV flies in the face of all that because it destroys one person, one vote.

David concluded the article by reminding people that while First Past the Post is "one of Britain's most successful exports - used by almost half the electors on the planet, embraced and understood by 2.4 billion people from India to America", while AV is used by just three countries - and one of them wants to get rid of it.



Lo statement integrale può essere letto sul sito del Partito Conservatore britannico.

martedì 3 maggio 2011

La scelta inglese fra due sistemi uninominali

L'amico Marco Faraci ha pubblicato su Libertiamo un articolo documentato e chiaro sull'imminente referendum inglese del 5 maggio 2011. La Gran Bretagna si appresta a scegliere fra due possibili diversi sistemi elettorali, entrambi validi e credibili, entrambi uninominali. Personalmente spero che venga conservato il sistema uninominale classico, ma se anche il Regno Unito dovesse adottare il sistema di voto australiano, il loro sistema politico resterebbe nel solco di una tradizione che valorizza la persona, il suo potenziale unificante, la sua naturale moderazione, non la fazione, che invece è divisiva e facilmente incline all'estremismo. E noi? Noi, qui in Toscana, dobbiamo continuare la nostra azione di lobbying sul nostro parlamento regionale, perché le liste bloccate siano sostituite da un valido modello uninominale, ispirato alla grande tradizione anglosassone.


Eccovi un ampio stralcio dell'articolo di Marco Faraci:

Il prossimo 5 maggio, contestualmente al rinnovo dei parlamenti di Scozia, Galles ed Irlanda del Nord, i britannici saranno chiamati in tutto il paese a votare per uno storico referendum sul sistema elettorale. La consultazione potrebbe, infatti, segnare la fine del sistema elettorale maggioritario secco che rappresenta uno dei più consolidati marchi di fabbrica della democrazia anglosassone.

Gli elettori si troveranno di fronte alla scelta se votare No, mantenendo il modello del “fist past the post system” (FPTP) oppure votare Sì, introducendo l’ “alternative vote” (AV) sul modello australiano.


I due sistemi hanno alcuni importanti punti di contatto. Sono entrambi sistemi puramente uninominali, cioè modelli in cui il paese è diviso in tanti collegi quanti sono i seggi da assegnare ed in cui ogni collegio elegge un solo deputato.


Nel FPTP risulta eletto il candidato che prende più voti in quel collegio, senza che vi sia necessità che ottenga la maggioranza assoluta.
 

L’AV è un sistema, invece, alquanto più complicato. Gli elettori non si limitano a votare per un candidato, ma al contrario possono “mettere in ordine” i vari candidati. Cioè possono esprimere sulla scheda elettorale una prima scelta, ma anche una seconda scelta, una terza e così via.
 

Se nessun candidato ottiene la maggioranza delle prime scelte, il candidato che risulta ultimo in classifica viene eliminato. A quel punto si considerano le schede in suo favore ed esse vengono ridistribuite a favore degli altri candidati a seconda della seconda preferenza espressa.
 

Il procedimento si ripete e fino a che un candidato non viene ad avere la maggioranza assoluta si continua ad eliminare l’ultimo in classifica ed a ridistribuire i suoi voti sui candidati che restano in corsa.

Gli effetti dell’AV sono teoricamente abbastanza simili a quelle di un sistema uninominale a doppio turno, tanto che in certi casi è anche denominato sistema a ballottaggio istantaneo (instant run-off o IRV). Anche nei modelli a doppio turno, infatti gli elettori dei candidati che non si qualificano per il ballottaggio hanno una seconda possibilità di ridistribuire i propri consensi per far vincere comunque il candidato meno lontano tra quelli che restano in lizza.

I due partiti della coalizione di governo, Conservatori e Liberaldemocratici, sono divisi sul referendum, i primi in favore del sistema tradizionale, i secondi a sostegno dell’AV.
L’indizione della consultazione faceva parte, tuttavia, del patto siglato da Cameron e Clegg per dare vita all’esecutivo dopo le elezioni della primavera scorsa.
 
I Laburisti hanno scelto di lasciare libertà di coscienza sulla consultazione, mentre quasi tutti i partiti minori sono schierati a sostegno del cambio di sistema elettorale.
La posta in gioco di questo referendum è pesante. Il successo dell’AV potrebbe mutare in modo permanente le tradizionali dinamiche della politica britannica, facendola fuoriuscire dal binario di bipartitismo che fino ad oggi l’ha contraddistinta.

(...) Dopo un iniziale vantaggio nei sondaggi per i sostenitori dell’AV, nelle ultime settimane il tradizionale FPTP sembra aver guadagnato terreno nei sondaggi ed è adesso dato solidamente in testa.

(...) Il grande merito del FPTP è quello che, salvo eccezioni occasionali, è la cabina elettorale a produrre il governo in maniera univoca, senza la necessità di ricorrere a negoziati ed alchimie postelettorali che, come ben sappiamo, sovente innescano comportamenti poco virtuosi.

Inoltre fa sì che i partiti maggiori tendano ad essere il più possibile plurali e rappresentativi per poter vincere i collegi. Non essendoci possibilità di “appello” come ballottaggio o ridistribuzione dei voti, un voto in più può fare la differenza e nessun partito può illudersi di poter prevalere se si “asserraglia” ideologicamente.

Le diverse anime ed istanze del Paese vengono quindi a comporsi all’interno dei partiti maggiori e non c’è incentivo al consolidamento elettorale di partiti estremisti o protestatari.
 

(...) In definitiva, da un punto di vista pragmatico, sarebbe probabilmente un errore per i britannici abbandonare un sistema elettorale che ha da sempre garantito stabilità, governabilità e moderazione politica e che ha rappresentato uno degli ingredienti di quel valido edificio istituzionale che si è dimostrato il modello Westminster.

In ogni caso un Paese come il nostro, che continuamente discute della riforma elettorale e puntualmente tira fuori leggi barocche e compromissorie (come il “Mattarellum” ed il “Porcellum”), dovrebbe guardare con grande attenzione al referendum britannico, e scoprire la validità e la “pulizia” dei modelli uninominali puri, come i due tra i quali sono chiamati a scegliere giovedì i sudditi di Sua Maestà.

Marco Faraci
* * *

lunedì 2 maggio 2011

In raccoglimento per le vittime

Mi è sembrato appropriato, in questa giornata in cui Osama Bin Laden ha incontrato finalmente e giustamente il braccio di una giustizia umana, il suggerimento di Mario Platero oggi dalla sua rubrica America 24: il canto di Amazing Grace, un momento di raccoglimento per le vittime, una preghiera di speranza, una invocazione al Creatore e Redentore, che ci conceda sempre più abbondantemente la benedizione della libertà...

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