Uno diverso in Toscana, che crede, in questa nostra madreterra, in questa fugace vita, in qualcosa di diverso.

giovedì 29 novembre 2012

Bersani o Renzi

Sono riuscito a seguire il dibattito Bersani-Renzi di ieri, in vista del ballottaggio finale delle primarie del centrosinistra italiano.
Ho potuto ascoltare Rai Radio Uno, via Internet. La tv di Rai Uno, invece, via Internet, in America, è bloccata... Sono mancate, nel dibattito, alcune affermazioni nette sulla necessaria privatizzazione della RAI, un transatlantico in corsa verso il suo iceberg, il cui salvataggio ci costerà più dell'Alitalia, ma vabbe', alcune cose importanti sulle liberalizzazioni sono state dette da entrambi.
Entrambi sono scivolati su delle bucce di banana, come in politica estera, per esempio. Su come dobbiamo e possiamo aiutare e rispettare la primavera araba, la separazione definitiva fra Israeliani e Palestinesi, il cambiamento in Iran, ne sa più il mio amico Giacomo Fiaschi, intellettuale e imprenditore pratese a Tunisi, di tutti e due loro messi insieme. 
Tuttavia, Pierluigi Bersani è una persona seria, che seguo e stimo da anni. E Matteo Renzi è una generazione avanti, c'è poco da fare, soprattutto su questioni vitali qui e ora per la sopravvivenza della nostra convivenza civile: rispetto della volontà popolare sulle questioni sottoposte a referendum; costi della politica; restituzione ai comuni e alle regioni delle risorse e delle responsabilità necessarie per autogovernarsi.
Il voto delle regioni rosse è lì a dimostrare che è il vasto popolo ex-comunista, ex-socialista, ex-democristiano, a volere il cambiamento, a fare la differenza, non certo qualche smarrito elettore moderato deluso da Berlusconi.
Dal mondo dei miei amici liberali arrivano interventi chiari in favore di Renzi:
http://www.liberalitaliani.org/29/11/2012/i-liberali-italiani-sostengono-renzi/
E arrivano i riconoscimenti della centralità della questione primarie:
http://www.libertates.com/2012/11/27/primarie-una-vittoria-della-democrazia-diretta/
Senza primarie, senza collegi uninominali, senza partiti governati dali elettori, non c'è speranza di guarire l'Italia da burocrati, notabili, intellettuali sempre tentati dal servilismo, e di portare avanti il disintossicamento del paese da ogni seduzione fascista e fascisteggiante.
E come avrete capito, anch'io ho fatto la mia scelta, come scienziato, come attivista civico-liberale, come cittadino ed elettore indipendente, per queste primarie.Spero che siano in tanti, davvero, a muoversi, subito.
Anche coloro che non hanno potuto votare domenica scorsa, possono comunicare la loro intenzione di partecipare al ballottaggio: http://www.domenicavoto.it.



lunedì 26 novembre 2012

Valsamoggia, un passo avanti


L'unificazione fra i piccoli comuni è una delle battaglie che appoggiamo su questo blog.
Hanno appena votato i comuni della Valsamoggia, fra il Bolognese e il Modenese, nell'Appennino Tosco-Emiliano.
Non è andata proprio bene, nonostante i toni ottimistici della stampa locale.
In due comuni su cinque la fusione non ha ottenuto la maggioranza necessaria.
Tuttavia si può certamente continuare a lavorare sul progetto di unificazione.
Ricordandosi sempre che il parere delle popolazioni è, ai sensi della Costituzione, sempre e comunque dirimente e non meramente consultivo, come si legge nell'articolo che qui rilanciamo.

Per approfondire:
http://corrieredibologna.corriere.it/bologna/notizie/politica/2012/25-novembre-2012/matrimonio-passa-un-soffio-referendum-valsamoggia-vince-si-2112880721431.shtml

domenica 25 novembre 2012

Il seggio fantasma di Manhattan e il nostro futuro

Riporto, in calce al post*, le spiegazioni - chiare - che mi sono state date dalle ACLI e da un locale responsabile PD, Enrico Zanon. Non sanano una certa mia insoddisfazione, ma vanno chiaramente accettate per quello che sono (PS del 26/11/2012).


In questa foto si può vedere il seggio fantasma delle primarie 2012, quello che ho trovato chiuso stamani mattina alle 10, ora locale, al numero 25 di Carmine Street, Lower Manhattan, New York City.
In Italia erano le 16, quindi avrebbe dovuto essere aperto per almeno altre quattr'ore, giusto? *
E' una sede del patronato migranti delle ACLI, in una bella stradina nei pressi di quella che era una volta la Little Italy. Era dal giorno prima che telefonavo, inutilmente, all'indirizzo che avevo trovato facilmente sul sito delle ACLI. Tuttavia ho voluto controllare di persona.
Era uno dei due soli seggi di cui il sito delle primarie del centrosinistra annunciava l'apertura a New York, il seggio di Manhattan! L'altro era nel Queens. Un po' troppo lontano anche per una persona volenterosa e curiosa come me.
Mi è dispiaciuto trovare questa vistosa falla organizzativa. Proprio a Manhattan, la capitale del mondo, piena di cittadini italiani impegnati qui per lavoro e ricerca...
Ho denunciato immediatamente il fatto su Facebook, dal vivo, mentre ero ancora di fronte alla serranda chiusa e dopo aver suonato ripetutamente al campanello di quella porta, che non si è mai aperta.
Ma come mai mi sono ridotto a correre lì la domenica mattina?
Non c'era anche il voto online?
Sì, c'era. Mi ero pre-registrato per il voto online, infatti.
Per farlo ho dovuto scannerizzare i miei documenti e anche una dichiarazione in cui spiegavo come e perché mi trovo momentaneamente all'estero, non come turista, bensì come lavoratore e ricercatore. Ho lasciato durante la registrazione il mio numero telefonico americano. Il tutto nei termini prescritti dal sito.
Quando ho provato a votare, il mio numero americano non ha mai potuto raggiungere il numero telefonico gratuito, quello che era obbligatorio chiamare durante la procedura.
Problemi di compatibilità fra compagnie, che - mi sono informato - non erano risolvibili.
Potevo almeno provare con un altro numero? Nessuna procedura per cambiare numero chiamante era prevista. Questo significa che chiunque altro, per qualche motivo si fosse iscritto con un numero chiamante anche solo temporaneamente non in grado di raggiungere il numero italiano, ha di certo perso questa opportunità di voto.
Ho provato a mandare una mail, ma nessuno, a distanza di quasi ventiquattro ore, a pochi minuti dalla chiusura del seggio online, mi aveva ancora risposto.
Proprio ora apprendo che ci sarà molto probabilmente il ballottaggio fra Bersani e Renzi, il prossimo 2 dicembre.
Per allora sarò in Italia. Probabilmente proverò a partecipare almeno al secondo turno, informandomi bene sul sito.
Alcuni importanti chiarimenti, che devo ai miei pochi lettori.
Sono interessato a queste primarie - soprattutto alle possibilità di interazione online - come scienziato politico.
Sono coinvolto come attivista e blogger, pronto a sostenere l'avvento al potere, in Toscana e in Italia, di una nuova generazione di leader democratici e liberali, in competizione fra di loro, ma anche, all'occorrenza, alleati su temi vitali.
Mi sono sentito chiamato in causa come cittadino, insieme alla maggior parte dei miei familiari, dei miei amici e colleghi.
Ultima cosa, non in ordine di importanza, sono parte di un movimento per il rinnovamento politico che cambi qualcosa in meglio per me anche come persona queer.
Queste primarie, nonostante tutte le riserve mentali di chi le ha convocate, nonostante le difficoltà organizzative, nonostante la volontà di impedire la partecipazione a tanti cittadini indipendenti, sono un evento politico straordinario.
Il ballottaggio di domenica prossima lo sarà ancora di più.
Per coloro che ancora non le hanno fatte, una bella sfida.
Per la mia area politica civico-liberale, uno spartiacque.
Proprio da questo mio mancato voto al seggio di New York City, proprio dagli errori e dai problemi, si capisce che, oggi, dopo aver visto centinaia di migliaia di persone registrarsi online e dopo aver visto che, con poche migliorie, il voto online è possibile, non ci sono più scuse per nessuno.
Lo dico con umiltà, con senso della gradualità, con pazienza, ma anche con determinazione: nessuno di noi, qualunque sia la nostra posizione politica, deve più accontentarsi di niente di meno.
Da subito, tutti ci meritiamo e quindi possiamo e dobbiamo organizzare primarie aperte, universali, contestuali, trasversali, garantite preferibilmente dalle leggi, per la scelta di tutti i nostri leader e di tutti i nostri candidati.
I notabili, le berlusconate e i casini sono cose del passato.
Guardiamo avanti, vi prego, riprendiamoci in mano il nostro futuro.

* * *

* No, non era giusto. Non avevamo letto bene il regolamento del voto all'estero... Uno dei parecchi PDF scaricabili dal sito... Evvabbè... Ecco le spiegazioni ricevute dalle ACLI e dal locale dirigente PD, Enrico Zanon:

Da Zanon
L'orario dei seggi esteri, in tutto il mondo, e' dalle 10 del mattino alle 8 di sera. Se leggi bene il regolamento per le primarie all'estero, vedrai che nelle due americhe si votava di sabato. Sono venuti addirittura turisti italiani.
Nei giornali americani in lingua italiana le informazioni sono state riportate correttamente.
Sul sito del circolo di New York troverai i dati per tutti i seggi USA.
Ci vediamo sabato prossimo (1 dicembre) per il ballottaggio, allo stesso posto.

Dalle ACLI
Prenda contatto con il circolo PD del cui presidente indico indirizzo mail     enrico.zanon@libero.it.
Le ACLI non c'entrano nulla con le elezioni: abbiamo solo chiesto  al parroco della chiesa di Our Lady Of Pompei di usare il centro anziani che si trova nel basement della chiesa.
Le mando anche il link di un servizio dell'ANSA
e del TG2 
Scriva ad Enrico che sara' ben felice di mandarle copia del verbale.


Homage to Catalonia


My personal homage to Catalonia, which is voting for a new parliament.
The main issue is, again, independence.
In addition to well known historical reasons, independence becomes more relevant today, because there are many good reasons to think that austerity, reduction of the present unbearable public deficits and private debts, may be better faced at a lower level, in smaller republics, by local governments, closer to their people. 
The independentists of Catalonia, like those of Scotland, Flanders and Tuscany, want their reborn states remain within the European Union.
Will this be possible?

There are a few juridical details to deal with, but the question is not new, nor insurmountable. The European Union has already many special territories and special relations with former portions of member states. We already have a variable geometry of membership, still in evolution, within EU.
Greenland, for example, does not belong to Europe, despite the fact that it is still part of the Kingdom of Denmark.
On the contrary, the Aaland Islands, even after their almost total independence from Finland, are and will remain an integral part of the Union.
One thing, at least, is certain, from the point of view of international right: the successor states, after their separation, no matter how many technical issues may need to be overcome, retain full right to remain members of our Union. Their citizens remain also, undoubtely, European citizens.
Barroso and other Eurocrats have lost (another bit of their little) credibility on this point, with their threats against Catalonia and Scotland. They tried to clarify, but their following vagueness was even worse than their former menace to keep Catalonia and Scotland out of the Union.

I suggest the people of Catalonia to cast their vote in serenity.
We will find together a way of firing Barroso and other eurocrats, not Catalonia, from the European Union.

* * *

Read more on this issue:
http://www.bbc.co.uk/news/uk-scotland-scotland-politics-19567650


giovedì 22 novembre 2012

Thanksgiving






Quest'anno il 22 novembre, la nostra festa di Santa Cecilia, coincide con il Thanksgiving, il quarto giovedì di novembre in cui negli Stati Uniti si celebra la festa del Ringraziamento. Ho la benedizione, di essere nella campagna del Maryland, a vivere questa festa americana con un gruppo di amici, nativi e immigrati.

Si chiude il secondo anno di lavoro su questo blog e i risultati sono migliori di quelli del primo anno. Siamo ormai vicini alle 20.000 visite annuali.

Vado avanti, perché intendo ancora contribuire a un profondo rinnovamento politico della Toscana, dell'Italia, dell'Europa, oltre che a una pace fondata sulla libertà e sulla giustizia.

Pace che, nel Mediterraneo, significa separazione sempre più netta fra Israele, Gaza e Cisgiordania, ma anche profonde riforme federali in Libia e in molti altri stati, senza dimenticare la necessità di continuare a esercitare ogni possibile pressione per la fine della guerra civile in Siria.

Libertà che deve significare più autogoverno e più responsabilità - fare da sé e rendere conto di quello che si fa ai cittadini sovrani - per tutte le autonomie locali, dalla Catalogna alla Toscana.

Giustizia che significa equità e attenzione ai poveri, nel drammatico processo di ridimensionamento degli immensi e insostenibili debiti pubblici (e para-statali, e privati) che afflige pressoché universalmente tutti gli stati e tutte le piramidi burocratiche della modernità.

Si entra nel cuore d'inverno. Ringrazio coloro che mi leggono e auguro a tutti giorni felici.

Mauro Vaiani

martedì 20 novembre 2012

Idi di marzo


Si va, forse, verso le Idi di Marzo.
Forse, perché, non scordiamocelo, siamo sempre in Italia...
A metà marzo 2013 potrebbero svolgersi in una unica tornata elezioni politiche, regionali e comunali.
Un redde rationem, più che un election day.
Il tipo di giorno del giudizio perfetto, per i gattopardi...
Quando ci si gioca così tanto, in così poco tempo, con regole così vecchie, chi potrà mai vincere, se non i vecchi squali?
L'unica speranza, per chi vuole scompigliare i giochi, sarà votare persone e liste che rappresentino anche fisicamente, anche generazionalmente, una rottura visibile con il passato.
Concittadine e concittadini d'Italia, diamoci una mossa, che dobbiamo domare la macchina infernale di questa vecchia repubblica lanciata verso il precipizio: primarie, collegi uninominali, nuove liste, nuovi leader.
E facciamolo, questo salto nell'ignoto.
Non siamo ancora - ma ancora per poco - né morti, né così vecchi!


* * *


Poscritti:

Delle province non si parla più, perché il loro futuro, grazie al governo Monti, si è talmente complicato che probabilmente la Corte Costituzionale dovrà decidere di lasciare tutto com'era prima.

Con amarezza, dobbiamo registrare che Lombardia e Lazio, sciogliendosi, ci hanno fatto l'ultimo regalo avvelenato: tornano al voto con le regole di prima o di poco cambiate. Si voteranno ancora governatori scelti dall'alto e signori delle preferenze come deputati regionali.

Non ci sono buone notizie sulla riforma elettorale nazionale, né sulla riforma elettorale toscana, che a noi sta ovviamente a cuore e che avrebbe potuto rappresentare uno stimolo alla riforma del Porcellum.

Sulle primarie del PDL rischiamo di vincere la scommessa che avevamo fatto con noi stessi e che speravamo di perdere, con tutto il cuore: temiamo che, purtroppo, non si faranno mai.

Restiamo in attesa di buone notizie su primarie della nostra area civico-liberale, riformista, immoderata, da Montezemolo a Giannino. Ci pare difficile costruire qualcosa di veramente popolare e liberale, senza dare la parola al popolo dei liberali.

A proposito di popolo, i nostri amici democratici, insieme a - lo speriamo - tantissimi elettori indipendenti o anche solo curiosi di partecipare a una bella competizione politica, votano domenica prossima nelle uniche primarie che ci sono davvero, quelle dell'area di centrosinistra. Votare è meno difficile di quello che si dice...




sabato 17 novembre 2012

Out of Gaza


I absolutely agree that Israel needs its deterrence, to survive in the Middle East. This strenght went lost in the 2006 Israel–Hezbollah War and in the 2009 Operation Cast Lead in Gaza. Both the conflicts proved incapable of undermining the small but dangerous geopolitical power of the extremists. Hezbollah and Hamas retained and perhaps strengthened their strongholds. From the North and from the South they may keep Israel in check and, I believe, they may keep exploiting their people, Arabic solidarity, international aid, and they can keep poisoning democratic evolution in Lebanon and Egypt.
This three days of war on Gaza terror infrastructures may have lead to a significant restoration of Israel's deterrence.
Now I hope that a sense of restraint may prevail, to save lives, first of all.
And I would also add that Israel and Gaza must separate, if they don't really want to end up with destroying each other.
Stop the humanitarian blackmail.
Stop the confusion, and the corruption!
Staging of the block during the day, and practising mutual sustain at night, it may serve to help Netanyahu and Barak to win election... It may help keeping Hamas in power... It may also give a little but important political help to Ahmadinejad and to the Iranian mullahcracy... It may justify the presence of international bureaucracy... But what about the ordinary people? What about truth? And what about peace?

* * *

For those who want to deepen an interesting excerpt:



Israel killed its subcontractor in Gaza 
The political outcome of the operation will become clear on January 22, but the strategic ramifications are more complex: Israel will have to find a new subcontractor to replace Ahmed Jabari as its border guard in the south.
By Aluf Benn | Nov.14, 2012 | 10:44 PM | 21

Source:
http://www.haaretz.com/news/diplomacy-defense/israel-killed-its-subcontractor-in-gaza.premium-1.477886

Accessed 16 November 2012
       
Ahmed Jabari was a subcontractor, in charge of maintaining Israel's security in Gaza. This title will no doubt sound absurd to anyone who in the past several hours has heard Jabari described as "an arch-terrorist," "the terror chief of staff" or "our Bin Laden."

But that was the reality for the past five and a half years. Israel demanded of Hamas that it observe the truce in the south and enforce it on the multiplicity of armed organizations in the Gaza Strip. The man responsible for carrying out this policy was Ahmed Jabari.

In return for enforcing the quiet, which was never perfect, Israel funded the Hamas regime through the flow of shekels in armored trucks to banks in Gaza, and continued to supply infrastructure and medical services to the inhabitants of the Gaza Strip. Jabari was also Israel's partner in the negotiations for the release of Gilad Shalit; it was he who ensured the captive soldier's welfare and safety, and it was he who saw to Shalit's return home last fall.

...




The assassination of Jabari will go down in history as another showy military action initiated by an outgoing government on the eve of an election.

...


When the cannons roar, we see only Netanyahu and Barak on the screen, and all the other politicians have to applaud them.

The political outcome of the operation will become clear on January 22. The strategic ramifications are more complex: Israel will have to find a new subcontractor to replace Ahmed Jabari as its border guard in the south, and it will also have to ensure that its action in Gaza does not cause the collapse of its peace treaty with Egypt under the leadership of the Muslim Brotherhood, the Hamas movement's patron.

© Haaretz Daily Newspaper Ltd. All Rights Reserved



 

lunedì 12 novembre 2012

Bravo Federico Vecchioni


Rilancio dal mio blog la bella lettera con cui Federico Vecchioni comunica, con semplicità, con linearità, con candore, le sue dimissioni dai vertici di Italia Futura.
Aderisco anch'io, da Newark, alla dichiarazione di stima e di solidarietà che gli è stata espressa da tutta Italia Futura di Toscana.
Riporto l'elenco - comunque incompleto - delle amiche e degli amici che hanno firmato, a nome di tutti gli altri, per Federico Vecchioni:

Antonio Abatangelo
Andrea Antongiovanni
Mauro Antonini
Lorenzo Apollonio
Gaetano Barrella
Roberto Barsanti
Arturo Bartoletti
Giuliana Baudone
Anna Maria Beligni
Paolo Benesperi
Pierpaolo Bertilorenzi
Benedetta A. Bertoni
Luigi Borri
Stefano Boschi
Simone Caffaz
Pietro Campanelli
Vincenzo Carni'
Alessia Carovani
Angela Castaldi
Lapo Cecconi
Andrea Chiodi
Alessandro Cinughi de Pazzi
Valentina Cioni
Laura Cutini
Francesco D'Ambrosi
Tommaso Del Tacca
Iginio Dell'Amico
Maurizio Dinelli
Luigi Faggiani
Massimo Felicioni
Riccardo Gabriele
Euro Giagnetich
Andrea Giannecchini
Massimo Giannoni
Andrea Giannotti
Lorenzo Giappichelli
Fabrizio Giovannoni
Mirco Giromella
Francesco M. Guerreschi
Bianca Imperato
Antonio La Croce
Fiorella Lenzi
Enrico Martinucci
Mauro Marzucchi
Andrea Mazzoni
Daniel Meyer
Simone Morganti
Niccolo' Natali
Marco Natalizi
Patrizia Paoletti
Gian Maria Papandrea
Alessandro Pelosini
Massimiliano Pescini
Giulio Pierulivo
Daniele Rebechi
Andrea Romiti
Giuseppe Ruggiero
Sergio Russo
Massimiliano Scotta'
Umberto Stefanelli
Michele Suffra'
Matteo Valori
Maurizio Vernassa
Maurizio Zingoni
Lucia Zollo





venerdì 9 novembre 2012

Cancellare il debito?

Mario Seminerio, sempre lucidissimo ma stavolta anche molto più divulgativo e felicemente sintetico del solito, ha diffuso una sua riflessione sulla cancellazione del debito, che tutte le persone che intendono occuparsi di debito pubblico - come, si parva licet, chi scrive - devono leggere, imparare, conservare.
Per guardare oltre monti di debito pubblico, ci vuol ben altro che un po' di tecnocrazia al centro, di populismo a destra, di grillismo a sinistra.
Ci vogliono fantasia, speranza, coraggio, un grande amore per il proprio territorio, un grande impegno di libertà e giustizia a favore di tutti, non di pochi.
Ci vuole un salto culturale e generazionale.
Altro che notabili...

 

giovedì 8 novembre 2012

Notabili? Anche no


Sono per tutto il mese di novembre alla Rutgers University, a Newark, nel New Jersey. Un po' sotto l'impressione della rinfrescante concretezza che caratterizza lo scontro politico qui, un po' sotto l'influenza della rilettura della Rivoluzione Liberale di Piero Gobetti, sto riflettendo sulla questione dei "notabili a disposizione", la bella provocazione lanciata nei giorni scorsi sul Corriere della Sera da Ernesto Galli Della Loggia.
I notabili vogliono essere nominati ai vertici dello stato senza dirci prima cosa faranno, e magari non lo sanno nemmeno loro. Non si rendono conto di quanto sia complessa e seria la politica, di quanta competenza specifica, lucidità intellettuale, chiarezza morale richieda, di quante energie assorba.
Conosco tante persone di straordinarie capacità e di ammirevole successo che, una volta in politica, si sono rivelate essere o troppo indecise, che è male, o disponibili a tutto, che è peggio.
Non vorremmo ritrovarci con degli industriali che poi si rivelano essere dei cacciatori di sussidi e protezioni, o con dei sindacalisti pronti a svendere competitività e meritocrazia in cambio di sussidi ai propri patronati e cooperative.
Sotto le ammirevoli spoglie del patriota, non si nasconderà mica un nazionalista?
Al posto del socialismo non ci ritroveremo mica l'incoraggiamento al parassitismo?
La comunione di questi cristiani non sarà mica in cerca di sistemazione?
Ai falsi federalisti che si sono rivelati più statalisti (e forse anche più matti) di Napoleone, abbiamo già dato...
Un mio compagno di viaggio, mentre mi spostavo dalla Toscana alla Svizzera per poi venire qui, in America, un giovane e brillante imprenditore fiorentino mi diceva: "Abbiamo bisogno di una nuova generazione di persone normali, preparate, competenti, ma che siano anche libere, che si possano permettere una certa irriverenza verso ogni potere costituito. Che non abbiano una grande impresa. Che non abbiano terreni e appartamenti. Che non abbiano troppi legami. Che si mantengano da sole, ma che non abbiano fatto nemmeno troppa carriera in grandi burocrazie pubbliche o private. Che parlino chiaramente e di cose concrete da fare qui, ora, sin dai primi giorni di un eventuale incarico.".
Persone che abbiano, aggiungo e sintetizzo io, una chiara, bella, apertamente dichiarata e coerentemente vissuta vocazione politica.
Avanti, fatevi avanti, ragazze e ragazzi, coraggio!
La politica è terribile, è difficile, è bella, è per voi.

lunedì 5 novembre 2012

Diciannove poveri cristi

La magistratura del lavoro, i sindacati, i tecnocrati, i burocrati, i politici in Italia sono sicuramente spesso insopportabili, prigionieri di vecchi schemi consunti. Tuttavia, la messa in mobilità di diciannove poveri cristi, in rappresaglia contro il reintegro forzato di diciannove iscritti FIOM, mi sembra davvero la risposta meno adeguata ai tempi che stiamo vivendo.
Uno schiaffo in faccia alla miseria e un atto di disprezzo da parte di chi è forte con i deboli... E debole con i forti?
E' stata una alzata di testa inopportuna, da parte di una azienda che ha avuto così tanto dalla politica e dai contribuenti; che viene ancora oggi corteggiata e protetta; che è piena - come tutte le grandi organizzazioni burocratiche del nostro tempo - di tanta media-alta dirigenza con stipendi fuori mercato e fuori controllo; che ha ancora tanta strada da fare sulla strada del taglio dei propri sprechi interni, dell'innovazione di processo e di prodotto, dei necessari investimenti per il futuro.Una mossa sbagliata, sulla quale siamo in attesa di un passo indietro da parte della FIAT.

giovedì 1 novembre 2012

La Toscana nella presa (in giro) metropolitana

La Toscana è prigioniera di burocrati locali e tecnocrati romani, che hanno prodotto decisioni sugli accorpamenti provinciali che, comunque le si vogliano guardare, vanno ben oltre il mandato di questo governo, sono a forte rischio di cassazione per incostituzionalità e, come ha dichiarato oggi Alessandro Petretto sul Corriere Fiorentino, lasciano insoddisfatti e sfiduciati tutti coloro che amano davvero Firenze e la Toscana.
Siamo nella morsa di una gigantesca presa (in giro) metropolitana. Politicamente e scientificamente parlando, un altro grande imbroglio, da smascherare.
La Toscana deve conservare gelosamente tutte le sue straordinarie città, con la loro identità, anche urbana, con la loro dimensione umana. Prato e Pisa, comprese, se posso dirlo, visto che sono le due città in cui ho vissuto più a lungo nella mia vita.
Da oltre vent'anni, almeno dall'entrata in vigore della legge 142 del 1990, Firenze avrebbe certamente potuto e dovuto diventare una moderna città metropolitana, entro dimensioni dettate dalla volontà popolare e dal buon senso economico e sociale. La città metropolitana avrebbe da tempo dovuto integrare - mettiamo, ma solo per fare un esempio - Sesto e Scandicci.
La città avrebbe poi dovuto armonizzarsi, grazie alla legislazione e alla programmazione regionale toscana, con le altre città e comuni dell'area metropolitana Pistoia-Prato-Firenze, come scrive giustamente, sempre sul Corriere di oggi, Carlo Fusaro.
Area, non città, anche se a nessuno pare davvero interessare la differenza, in questo squallido trionfo della pigrizia e della furbizia.
La città e l'area metropolitana - due cose diverse, da mantenere distinte - dovrebbero poi integrarsi con il Mugello, con l'Empolese, con l'aeroporto di Pisa, con il porto di Livorno, con tutto il resto della Toscana.
Il tutto in un processo di buon senso riformista, teso alla riduzione dei costi della politica, al dimagrimento delle burocrazie, al rilancio di un responsabile e sobrio autogoverno delle comunità locali.
Un processo che avrebbe già dovuto avviare l'eliminazione di tutte le province e di tutti gli enti intermedi fra comune e regione.
La resistenza dello status quo, invece, insieme con la perdita di senso della realtà dei politici attuali e con l'arroganza dei tecnocrati del governo Monti, ci ha portato all'attuale balletto senza senso sul dimezzamento delle province toscane.
Non c'è più speranza, con questi politici, con questi burocrati, con questi tecnocrati.
Occorre un moto popolare e liberale di rivolta, per l'abolizione di tutte le province, delle prefetture, delle direzioni provinciali di enti e ministeri.
Sveglia!


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