Un discorso diverso in Toscana, per chi crede, in questa nostra madreterra, in questa fugace vita, in qualcosa di diverso

sabato 13 giugno 2026

Per un civismo delle strette di mano


 

Il civismo politico ed elettorale è più vivo che mai. Le ultime elezioni locali in Italia, ma anche altrove in Europa, lo hanno confermato. 

E' un piccolo miracolo, il successo di una politica di prossimità, considerato che le concentrazioni di potere mediatico esaltano solo le contrapposizioni, a suon di slogan, urla e accuse reciproche, tra pochi leader televisivi (e i non pochi esponenti politici locali che li scimmiottano).

Civismo è una parola ombrello, sotto il quale troviamo persone e situazioni diverse: cittadini che in modo autonomo e indipendente si candidano alle elezioni perché pensano di poter contribuire, magari con spirito bipartisan, a una buona amministrazione locale; persone e gruppi che hanno scelto per tempo di militare in liste civiche locali e movimenti territoriali - non solo quelli storici ma anche esperienze recenti e innovative - per amore delle proprie autonomie; infine cittadini, non solo attivisti ma spesso veri e propri leader locali, che hanno dovuto rompere, per mille motivi, con le loro appartenenze politiche verticali e nazionali, per privilegiare un impegno orizzontale e locale, spesso raccogliendo un consenso trasversale.

Le persone che partecipano alla vita politica locale in queste forme autonome, locali, indipendenti e civiche non sono e non si considerano migliori dei militanti dei movimenti politici verticali. Non sono arrivati dalla Luna o da Marte. Sono - siamo - in questo inizio di XXI secolo come i nostri concittadini. Ne condividiamo gli stessi pregiudizi, fobie, limiti, miopie, incompetenze. Come tutti gli altri possiamo avere la testa piena di ciò con cui veniamo bombardati ogni giorno dai media: eccessi di populismo, o al contrario di eccessiva fiducia nella tecnocrazia; subalternità a ideologie troppo liberiste o troppo socialiste; conformismo rispetto al pensiero unico dominante, oppure scetticismo e pessimismo; e così via.

Al contrario dei figuranti della scena mediatica nazionale, gli attivisti del civismo ci sono però prossimi.

Vivono vicino a noi. Li conosciamo personalmente. Ci siamo stretti la mano. Li incontriamo spesso per strada o sui mezzi pubblici. Sappiamo che lavoro fanno e come si mantengono. Possono piacere tanto, poco o anche per nulla, ma ci sono preziosi perché non possono ignorarci, né ignorare i nostri problemi quotidiani.

Se le loro visioni e i loro programmi sono fallaci, essi ne subiranno le conseguenze insieme a noi. Su di loro possiamo contare, se sono necessarie correzioni di rotta o anche inversioni a "U".

Nei casi peggiori, diciamocelo, è anche più facile sostituirli, perché nel mondo vivo di una comunità locale, dove ci si può trovare, parlarsi e capirsi perché siamo immersi nella stessa cultura vernacolare, è più facile accordarsi per cambiare ciò che deve cambiare.

Il civismo dei cittadini indipendenti e appassionati della propria comunità locale è sempre generativo di autonomie personali, sociali, territoriali, oltre che amico delle autonomie storiche, delle diversità e delle biodiversità. Da esso riemergono spontaneamente valori antichi e sempre nuovi, quindi autentici, di sussidiarietà e solidarietà. Valori centrali nella nostra tradizione cristiana, in ogni umanesimo, in tutte le tradizioni riformiste. I civismi sono portatori di idee e metodi spontaneamente confederali, che possono frenare i guasti e gli eccessi della polarizzazione e della verticalizzazione politica.

I cittadini che fanno civismo nel loro comune e nei loro territori, è come se riscrivessero ogni giorno la Carta di Chivasso del 1943, le Dichiarazioni universali, i Trattati europei, la Costituzione italiana, anche se la stragrande maggioranza magari ha poca familiarità con questi antichi documenti... I valori dichiarati dai rappresentanti delle alte valli alpine, nel cuore dell'Europa, si applicano a tutti i territorisosteneva Émile Chanoux, martire antifascista della Valle d'Aosta e coautore della Carta di Chivasso del 1943.

I cittadini - che l'amica Francesca Marrazza chiamerebbe civisti, non solo civici - non sono in campo contro le sinistre o contro le destre, anzi mai contro, sempre per: per sostenere leader locali capaci di ascolto e competenza (rara avis!), oppure per congedare amministratori che si sono trasformati in "ras" del territorio; per migliorare una comunità dove le cose vanno già abbastanza bene, oppure per rovesciare una situazione amministrativa in cui le cose vanno male.

I leader politici centrali (e spesso centralisti) non possono prescindere dai cittadini in carne e ossa, che fanno civismo nei loro territori. Né possono illudersi di poterli controllare dall'alto, magari con leggi elettorali sempre più ingiuste, o con scorciatoie bonapartiste. Se si vuole veramente fermare l'erosione della democrazia e la sua degenerazione in mediacrazia, si dovrà restituire alle comunità locali la facoltà di far emergere i loro leader locali nei livelli istituzionali più alti. I civismi appassionati di autonomie dovranno dimostrarsi capaci di fare rete, con modalità confederali. Una sfida non facile, ma una necessità.

Civismi e leader locali devono prendere l'iniziativa, perché senza di essi, senza prossimità, sussidiarietà e solidarietà, senza una democrazia fondata sulla stretta di mano, il futuro potrebbe davvero essere sinistro.

Siamo minacciati da vecchie e nuove forme di centralismo autoritario, ondate di conformismo mediatico, concentrazioni di potere economico e tecnologico, tecniche di sorveglianza universale sempre più penetranti, populisti, estremisti e altri cinici imprenditori dell'odio, che non aspettano altro che di prosperare sul declino del nostro senso civico. Tuttavia, come è stato dimostrato in diverse realtà (fra cui la nostra Prato, nda), finché c'è un civismo ancorato ai valori delle comunità locali, questi poteri alti, lontani, disumanizzanti, possono ancora essere disarmati e fronteggiati, per assicurare alle generazioni future una vita che sia ancora di magnifica umanità.

Animo!

Mauro Vaiani Ph.D.

studioso e attivista in Toscana e nel mondo delle autonomie

 

La foto del post è un dettaglio preso da qui: https://www.tvsvizzera.it/tvs/svizzera-istruzioni-per-luso/assemblee-comunali-dove-le-svizzere-e-gli-svizzeri-decidono-sulle-questioni-che-li-riguardano-da-vicino/89802778

 

domenica 31 maggio 2026

Prato è le sue frazioni


 

Stavolta ci potremmo essere. Le frazioni potrebbero tornare a essere considerate quello che sono sempre state: il tesoro di Prato, il vero segreto della qualità della vita di cui ancora godiamo nonostante i guasti dell'eccesso di cementificazione e degli inquinamenti che si accumulano da quando è iniziato il boom industriale di Prato.

E' stato appena eletto Matteo Biffoni, un sindaco popolare, appassionato di Prato, competente (perché è già stato sindaco per dieci anni, dal 2014 al 2024), capace di ascolto.

Il nuovo mandato di Biffoni è stato reclamato dalle persone comuni, dopo l'interruzione dell'amministrazione Bugetti. Sia detto senza polemiche, senza rancore e senza sminuire nessuno dei protagonisti in campo nella politica pratese: durante l'anno di commissariamento del Comune di Prato (2025-2026) i partiti non avevano elaborato nulla di alternativo. Era naturale che i cittadini si rivolgessero all' "usato sicuro".

La vittoria al primo turno di Matteo Biffoni è stata resa travolgente dal grande successo della sua lista civica unitaria: oltre 11.000 voti, il 17% dei voti validi, 7 consiglieri indipendenti eletti. In consiglio comunale sono arrivate persone nuove, anche nelle altre liste. C'è l'occasione per un cambiamento.

La nuova stagione di Prato deve essere centrata sulla valorizzazione della sua storia più antica: siamo decine di frazioni, quelle che nella profondità del tempo erano chiamate "popoli".

I neofiti della "città dei 15 minuti a piedi" si accorgono di aver adottato uno slogan che suona nuovo e invece è, almeno per Prato e forse per la Toscana, la semplice e salutare riscoperta dell'acqua calda.

Le antiche frazioni, i popoli, di Prato sono riuscite in buona parte a sopravvivere alle colate di cemento e ai piani regolatori faraonici della seconda metà del Novecento, perché hanno garantito poche semplici cose essenziali per tutti, paesino per paesino: una chiesa, dei circoli per socializzare, una scuola elementare, un cimitero, alcuni negozi e servizi di prossimità, una tradizione di buon vicinato.

La prossimità era stata dimenticata, negli anni dello sviluppismo. Perché alcune generazioni, i boomer ma anche quelle immediatamente successive, erano giovani; trovavano lavoro in qualsiasi angolo della Piana e magari oltre; erano in grado di comprarsi case lontano dai loro genitori e parenti; si permettevano sempre la macchina; non temevano di fare chilometri ogni giorno per cercare novità, soluzioni o semplicemente divertimento; non si curavano affatto che servizi essenziali potessero mancare nel loro vicinato.

Anche la politica, soprattutto la pianificazione territoriale urbanistica, le frazioni le aveva dimenticate.

Per buona parte del Novecento hanno dominato tutto il mondo industrializzato e urbanizzato i teorizzatori della polarizzazione spaziale per poli e funzioni delle città. Si era creduto che le città dovessero tutte diventare megalopoli indistinte, all'interno delle quali pianificare la separazione fra le funzioni vitali: residenza, lavoro, servizi. 

Le città dovevano sviluppare rapidamente interi quartieri dormitorio. Gli abitanti poi, attraverso infrastrutture pesanti come autostrade urbane, treni e metropolitane, dovevano essere messi in grado di raggiungere tutti gli altri poli: i poli scolastici, le zone industriali, i grandi centri commerciali, i poli direzionali.

Questa mentalità oggi ci appare piuttosto sinistra, ma è stata dominante per decenni. Non pochi erano rassegnati, o addirittura auspicavano, che una città come Prato dovesse scomparire, insieme alle altre comunità e comuni della Piana, all'interno di un'unica area metropolitana fiorentina indistinta. 

Con il senno di oggi, notiamo un paradosso: proprio ciò di cui le elite dominanti si avvantaggiavano dal basso, veniva sminuito dall'alto. I partiti si vantavano di controllare circoli e piazze di paese e di periferia, ma i loro vertici trascuravano proprio i luoghi dove avevano le loro radici popolari.

La visione polarizzante era stata però anche criticata, già a partire dagli anni Settanta, grazie agli urbanisti che ne avevano intuito l'insostenibilità. Si doveva svoltare verso città policentriche, costituite da quartieri e borgate più autosufficienti, quindi più vivibili.

Al rifiuto dell'omologazione metropolitana hanno contribuito i promotori di democrazia dal basso, che hanno promosso il moderno decentramento dei grandi comuni, con la formazione di consigli di quartiere e di municipi. Per inciso, quella della partecipazione urbana degli anni Settanta è stata una grande stagione democratica, purtroppo distrutta dalle ondate di antipolitica populista e dai fanatici dell'austerità.

Hanno contribuito al cambiamento di mentalità, sin dagli anni Ottanta, i pionieri delle autonomie urbane e della sostenibilità ambientale anche dentro le aree più intensamente cementificate, i promotori di quella che a Firenze è stata chiamata la rivoluzione rionale e in Toscana la rivoluzione paesana per tutti i territori eccessivamente antropizzati.

Ci hanno messo del loro, per il bene di Prato e delle sue frazioni, anche i promotori della Provincia di Prato, persone grandi come Roberto Giovannini e Rolando Caciolli (che chi scrive ha avuto la fortuna di conoscere quando si è affacciato come giovane civico, cristiano, ambientalista, alla vita pubblica della città, NdA).

La Provincia di Prato era una naturale conseguenza, negli anni Novanta, di una visione di Toscana policentrica e formata da autonomie locali forti, internamente coese, capaci di dare attuazione ai principi costituzionali (ed europei) di sussidiarietà e solidarietà.  

Con grande ritardo, con grande fatica, nonostante la resistenza di potenti interessi economici e immobiliari (e oggi anche dei grandi speculatori del turismo di massa nei piccoli borghi e nelle città d'arte), la prossimità è diventata la questione cruciale del XXI secolo.

Dove non era arrivata l'apertura mentale a una visione di comunità urbane più a misura di persona umana, è arrivata la forza della demografia.

Il grande invecchiamento della popolazione ha reso urgente per la maggioranza delle persone il ritorno a una vita di prossimità, perché gli anziani usano sempre meno, e su distanze decrescenti, auto, motori, ma anche biciclette e mezzi pubblici. Mentre hanno un bisogno vitale, finché possono, di camminare, per garantirsi la miglior vecchiaia possibile.

Agli anziani si sono aggiunte le ultime ondate migratorie. Esse sono non solo più eterogenee e quindi a rischio di maggior spaesamento, rispetto agli arrivi del secolo scorso, ma anche, più trivialmente, meno fortunate delle precedenti.

Oggi l'immigrato che arriva in un territorio come quello di Prato si accorge ben presto che la dignità e l'autonomia economica - figuriamoci il successo, l'arricchimento - non sono più così probabili come lo sono state per gli immigrati del secondo dopoguerra e dei decenni successivi.

Diventa urgente, quindi, che anche gli ultimi arrivati siano rapidamente integrati in comunità di prossimità, con una forte identità, senso civico, doveri e diritti.

Tornare a pensare Prato come un insieme di frazioni non è passatismo, semmai rispetto della storia e della vita. E' davvero una sfida affascinante:

- si dovranno immaginare forme di rappresentanza democratica dal basso, perché i cambiamenti si fanno attraverso la partecipazione, non calando soluzioni dall'alto;

- ciascuna frazione dovrà tornare ad avere una sua bellezza e propri caratteri distintivi, che la rendano diversa da ogni altra;

- ognuna di esse dovrà valutare, attraverso forme di perequazione urbanistica e di coprogettazione tra mano pubblica e proprietari privati, come valorizzare la piazza, un centro commerciale naturale, i luoghi di culto, il cimitero, i monumenti, i beni comuni;

- ripensare Prato attraverso le sue frazioni riporterà il senso del limite anche per il raggiungimento concreto degli obiettivi di "consumo zero" del suolo, di rigenerazione urbana, di rinaturalizzazione;

- ciascuna frazione potrà diventare una migliore custode dei propri giardini di prossimità, dei propri orti, dei propri alberi;

- la frazione dovrà promuovere la coesione sociale tra i residenti, accogliendo al proprio interno sia l'edilizia pubblica popolare, che case di vario pregio per ogni ceto sociale; così ciascuna frazione dovrebbe tendere ad avere una composizione sociale vicina a quella della media cittadina; non devono esistere pezzi di città che siano ghetti etnici o classisti;

- gli esperti di cui si avvalgono le amministrazioni pubbliche devono diventare specialisti di una o più frazioni, per proteggerle dai guasti idro-geologici;

- in ciascuna di esse si devono potenziare i percorsi ciclo-pedonali di prossimità; ciascuna deve avere le sue strade curate, le sue isole pedonalizzate, una qualche protezione dal traffico esterno;

- ciascuna frazione dovrebbe essere curata da personale di vigilanza dedicato, che padroneggi le situazioni attraverso la conoscenza delle persone e dei problemi;

- il personale di manutenzione deve essere stabile, in modo che conosca e si affezioni alla frazione; questo vale per gli spazzini, per i giardinieri, per gli idraulici, per gli elettricisti, per i postini, per i piccoli trasportatori, per tutti gli operatori che danno servizi pubblici di manutenzione.

Le frazioni di Prato sono ciascuna un microsmo vitale per le generazioni future. 

Le affidiamo ai nuovi eletti e a questa nuova amministrazione Biffoni, con speranza. 

Mauro Vaiani Ph.D.
(studioso e attivista di autonomie e di civismi in Toscana)*

 

* Insieme ai Civici di Prato per le Autonomie, con l'area Prato Civica Solidale, Mauro Vaiani ha contribuito alla formazione della lista civica unitaria Biffoni Sindaco, lista che ha partecipato con successo alle elezioni comunali di Prato del 24-25 maggio 2026. NdR. 

 

martedì 26 maggio 2026

11.000 volte GRAZIE

 


Per la precisione: 11.642. Questi sono i voti ricevuti dalla lista civica unitaria "Biffoni Sindaco", secondo i risultati provvisoriamente registrati dal portale Eligendo, pari al 17,30% dei voti validi.

La partecipazione al voto è stata ancora una volta bassa: hanno votato solo 73.666 concittadini pratesi su  132.218 aventi diritto, pari al 55,72%. E' convinzione diffusa che senza questa operazione civica e civile (insieme ad altre che si sono presentate in città), la partecipazione sarebbe stata ancora più bassa.

Abbiamo così contribuito al ritorno di un leader del centrosinistra, Matteo Biffoni, alla guida della città, di cui era già stato sindaco dal 2014 al 2024. Biffoni è una persona che ha qualità indubbie di competenza e di ascolto. Adesso avrà anche la forza di innovare, di far partire quella "nuova stagione" che ha promesso alla città che ama.

E' stata una esperienza fortunata - c'è mai un successo politico senza un pizzico di fortuna? - ma anche una proposta civica e politica di grande generosità e freschezza, che è stata premiata mettendosi al centro della grande popolarità personale di Matteo Biffoni. La lista ha raccolto certamente anche l'insoddisfazione nei confronti dei partiti, ma mai è stata antipolitica.

I 32 candidati non sono stati trainanti, quanto a raccolta di voti personali, ma hanno trasmesso una bella immagine di gruppo civico, unito, ricco di valori di solidarietà e prossimità. Si è formata un'area civica e popolare che ha grandi potenzialità, in un momento in cui Prato chiede profondi cambiamenti nella macchina amministrativa, nella qualità della vita quotidiana, nella sicurezza e nella legalità.

Il fatto che alcuni di noi - compreso chi scrive - abbiano "smosso" meno di quello che speravano non diminuisce in nulla la bellezza di questa grande operazione popolare, che deve continuare. 

Qui i nomi di tutte le persone candidate, ordinate secondo il consenso ricevuto (i primi sette saranno consiglieri):

VANNUCCI LUCA
PIERALLI ELENA
SBOLGI GIACOMO
LONGOBARDI GIOVANNI
QUITADAMO LAURA
MUGNAIONI SANDRA
RIZZUTO SIMONE
RAMOGIDA CATERINA
SARTI MORENO
BERNI CHIARA
BURANI MARCO
GRANIERI MARIA GIOVANNA
VACCAI RICCARDO
BARTOLOZZI SARA
TASSI COSTANZA
COPPINI MARIA VITTORIA
PROVENZANO ROBERTO
SCIROCCO CRISTIANA
GASPARRINI ELISABETTA
PUGGELLI SIMONE
PORCU ROBERTO
VAIANI MAURO
BERTINI ANDREA
VARGIU RITA
RISALITI ANDREA
BORSACCHI LEONARDO
GARGINI MARIA CRISTINA
D'ALO' BERNARDO
FALATO RAFFAELE
DE RIENZO VENANZIO
BIANCALANI LUCIANA
MADOU MEOKOBA REBECCA
 

Grazie sinceramente a tutti coloro che ci hanno incoraggiato e sostenuto.

Mauro Vaiani

(funzionario pubblico, studioso, attivista delle autonomie,
candidato civico indipendente per Mezzana e per Prato) 

 

mercoledì 20 maggio 2026

Ettari di tetti e il futuro di Prato

 


Diffondiamo da qui un comunicato stampa di Mauro Vaiani (candidato civico indipendente nella lista BIFFONI SINDACO) sulla valorizzazione degli spazi e dei tetti dei fabbricati industriali, che - com'era prevedibile in questa breve campagna elettorale amministrativa a Prato - non ha trovato spazio sui media più diffusi del distretto tessile. Segnaliamo peraltro la lodevole eccezione di questo sito di notizie metropolitane, che ha dato spazio alla riflessione di Vaiani sui tetti e gli spazi di Prato. Vaiani, nel suo romanzo utopico ottimista, "Cosmonauta Francesco", ha raccontato una Mezzana e una Prato totalmente liberate dalla schiavitù del fossile e del fissile, ma anche più vivibili perché più belle. Se sarà eletto lo vedremo impegnato a contribuire a questo grande cambiamento verso una vita più umana e più in pace, tra gli uomini e con il creato, che è l'aspirazione profonda di tutti (Ndr 20 maggio 2026). 

Ettari di tetti di Prato da rigenerare per rendere reale la transizione energetica

In questi ultimi giorni Mauro Vaiani, candidato di Mezzana della lista civica unitaria “Biffoni Sindaco”, ha visitato alcuni degli storici stanzoni del quartiere. “Il territorio di Prato è coperto da ettari di tetti – ha dichiarato - un patrimonio immenso, di edilizia industriale, oltre che civile, frutto di decenni di fatica e sacrifici da parte della generazione che ha costruito il distretto industriale”.

Si deve guardare a queste superfici come una responsabilità, secondo Vaiani, perché si sono raggiunti i limiti della cementificazione possibile della Piana. Quegli stessi tetti, però, sono una opportunità di manutenzione e rigenerazione, una speranza di lavoro.

Sono lo spazio adatto a ospitare impianti fotovoltaici e mini-eolico, con tecnologie innovative e anche più belle di quelle che abbiamo visto negli ultimi decenni, senza bisogno di deturpare il paesaggio toscano, senza violare le colline e le montagne.

Non c’è alcun bisogno di consumare altro suolo per le rinnovabili, sostiene Vaiani, perché Prato ha spazi enormi in cui ospitare forme innovative di conservazione dell’energia, quelle “batterie” senza le quali la transizione verso le energie rinnovabili non sarà mai compiuta.

A Prato, in aree industriali e artigianali oggi svuotate o addirittura decadenti, si possono ospitare il riciclaggio di tutti i materiali legati alle tecnologie rinnovabili. Continuando così a coltivare la storica capacità pratese di stoccare, rigenerare, riusare tutti i materiali in una vera economia circolare.

Queste opportunità, conclude Vaiani, richiede anche risorse umane, cioè la valorizzazione della formazione tecnica e del lavoro manuale, che a Prato non hanno mai smesso di essere onorati e considerati dalle famiglie e dai giovani, ma che lo stato e la regione sistematicamente trascurano. La formazione professionale deve tornare centrale per l’integrazione e il futuro dei giovani.

Rigenerando gli spazi industriali, si potrà incoraggiare una nuova generazione di imprenditori del fare “sostenibile”, che poi non è altro che la soddisfazione del “fare bene”, un sentimento che è storicamente centrale nell’identità pratese.

Mezzana di Prato, 14 maggio 2026
 

Mauro Vaiani Ph.D.
 

--- le foto allegate sono gentilmente concesse da Vaiani e dal comitato Biffoni Sindaco 



martedì 19 maggio 2026

Uniti con Prato Civica Solidale nella lista Biffoni Sindaco


 

Lunedì 18 maggio 2026 nel Salone del Gonfalone della Provincia di Prato si sono riuniti tanti concittadini per conoscere e incontrare i candidati dell'area Prato Civica Solidale, che partecipa insieme ad altre esperienze civiche e culturali al progetto di lista civica unitaria "Biffoni Sindaco".

Nella foto, da sinistra: Mauro Vaiani, Caterina Ramogida, Matteo Biffoni, l'on. Paolo Ciani (Demos), Sandra Mugnaioni, Moreno Sarti.

Questo il simbolo della lista civica unitaria:


Con la sua presenza e il suo intervento, Paolo Ciani, ha testimoniato come l'impegno civico unitario della lista Biffoni Sindaco sia in sintonia con i dialoghi in corso in tutta la Repubblica tra civismi locali e territoriali, appassionati di autonomie, realtà d'ispirazione cristiano-sociale, gruppi riformisti.

Erano presenti altri candidati della lista civica, fra i quali Raffaele Falato e Chiara Berni. I civici di Prato sono chiamati ad allargare la partecipazione e a promuovere nuove competenze nella vita amministrativa della città, dei quartieri, delle frazioni.

I candidati dell'area civica solidale hanno presentato le proprie esperienze e priorità: Caterina Ramogida, così conosciuta e impegnata nel mondo della scuola; Sandra Mugnaioni, la sua risalente esperienza nel sociale e nella promozione culturale dei valori che costruiscono la pace; Moreno Sarti, il suo lavoro come avvocato civilista e il suo ancoraggio ai valori della famiglia, della legalità, della sicurezza.

Mauro Vaiani ha ricordato il suo impegno di una vita perché non sia dimenticata la Repubblica delle Autonomie voluta, assieme agli altri Costituenti, da Piero Calamandrei e da Tristano Codignola. Dopo diversi anni di impegno politico-culturale nel mondo delle autonomie italiane ed europee, ha raccolto la richiesta che gli è stata fatta dalla gente del suo quartiere, Mezzana di Prato, per portare un contributo di competenza e serietà, a partire dalla manutenzione delle cose più piccole, come candidato consigliere civico e indipendente. A Mezzana Vaiani è in campagna elettorale con Caterina Ramogida, la popolare professoressa del Buzzi.

Vaiani ha voluto affrontare di petto anche un interrogativo pesante che è sempre presente in questa campagna elettorale: la richiamata di Matteo Biffoni a fare, per la terza volta, dopo il breve intervallo della giunta di Ilaria Bugetti, il sindaco di Prato, è - per sintetizzare brutalmente - una minestra riscaldata?

Il ritorno di Matteo Biffoni, ha sostenuto Vaiani, è senz'altro il segno di una crisi della politica. Nessun partito, dopo il ritiro della sindaca Bugetti, ha saputo far emergere nuove personalità credibili. La crisi dei partiti è strettamente collegata con le gravi difficoltà del tempo che stiamo vivendo nella città e nelle comunità locali. La scelta di Biffoni, dopo che era stato eletto a furor di popolo in regione, è stata difficile, è rischiosa, ma soprattutto molto generosa.

Eppure in questo quadro complesso c'è un lato assolutamente positivo, ha concluso Vaiani: nei momenti davvero difficili, è provvidenziale potersi affidare a una persona di grande competenza e capacità di ascolto, disposta ad affrontare in modo innovativo vecchi problemi irrisolti e nuove sfide da far tremare i polsi. Non si possono cambiare davvero le cose senza conoscerle a fondo. Questa è la grande opportunità della ricandidatura Biffoni che un mondo civico, spesso critico e sempre indipendente, ha voluto cogliere.

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venerdì 15 maggio 2026

Rimoderniamo il pallaio e lavoriamo per il nuovo centro civico di Mezzana


 

Un chiarimento sul progetto
di un nuovo centro civico per Mezzana
e sul rinnovamento del pallaio comunale


Comunicato stampa di Mauro Vaiani (candidato civico indipendente nella lista BIFFONI SINDACO)

Sono oltre due anni che insieme all'Associazione civile Il Cittadino (di cui sono presidente), al Circolo Arci Lanciotto Ballerini - Prato, all'ASD del bocciodromo comunale, all'ARCI e a tante cittadine e cittadini di #Mezzana, stiamo lavorando a un progetto di un nuovo centro civico per il nostro quartiere.

Con serietà (e con garbo, coinvolgendo dirigenti, volontari, cittadini frequentatori del circolo e del pallaio), stiamo esaminando la possibilità che questo nuovo centro di aggregazione possa essere realizzato rinnovando la struttura del pallaio comunale nei giardini di Viale Montegrappa a Mezzana.

Abbiamo ottenuto - in tempi non sospetti, molto prima della ricandidatura - l'appoggio determinato di Matteo Biffoni. Questo progetto è uno dei motivi per cui mi sono candidato nella Lista Civica Biffoni26.

Siamo felici che altri ne facciano oggi un tema di campagna elettorale, ma ricordiamo sommessamente a tutti che si tratta di un lavoro che è stato principiato dai soci e dai dirigenti del nostro antico circolo Lanciotto Ballerini.

Mezzana di Prato, 15 maggio 2026


 

 

 

sabato 9 maggio 2026

Comunità locali operatrici di pace

 


Ernesto Maria Ruffini, promotore dei comitati Più Uno, ha partecipato ieri a Prato, nella sede della provincia, a un incontro con il candidato sindaco Matteo Biffoni. Il dibattito è stato moderato dal giornalista Gianni Rossi.

Non è stato solo un appuntamento elettorale di sostegno al candidato Biffoni, che si ripresenta a Prato sostenuto dalle forze del centrosinistra e da una lista civica unitaria ("Biffoni Sindaco") in cui sono confluite diverse anime, fra cui quelle dell'area "Prato Civica Solidale".

E' stato un momento di riflessione per guardare un po' più lontano: la costruzione della pace mondiale - addirittura - può cominciare proprio dal buongoverno delle comunità locali, dalla loro autonomia, dall'investimento nei loro valori civili e sociali.

Ernesto Ruffini, già alla guida dell'Agenzia delle Entrate per un decennio, ha iniziato, con i suoi comitati Più Uno, una campagna civica per l'allargamento del centrosinistra, a partire dai valori antifascisti e cristiano-sociali della sua famiglia (è figlio di Attilio Ruffini, partigiano cattolico e fondatore della Democrazia Cristiana).

La politica, nella sua visione, deve essere qualcosa di più che un "contratto", uno scambio fra eletti ed elettori. Deve essere l'accettazione di un rischio, non di un "programma". Deve mirare a cambiamenti per le generazioni future, non a "sistemare se stessi".

Erano presenti all'incontro i cinque candidati civici indipendenti dell'area "Prato Civica Solidale": Sandra Mugnaioni, Simone Puggelli, Caterina Ramogida, Moreno Sarti, Mauro Vaiani. Per quest'ultimo l'incontro è stato l'occasione per far conoscere a Ruffini l'esperienza del mondo delle autonomie che è raccolto nella rete "Autonomie e Ambiente" (AeA), che è partner EFA (European Free Alliance) nella Repubblica Italiana.

 

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lunedì 4 maggio 2026

Prossimità, scuole, legalità per Prato


 

Lo scorso 30 aprile 2026, vigilia del Primo Maggio, i candidati dell'area Prato Civica Solidale nella lista civica unitaria "BIFFONI SINDACO" si sono incontrati al Circolo Ballerini di Mezzana.

“Ritorno alla Prossimità” era il tema dell'incontro, dedicato all'idea di rendere Prato e tutte le sue frazioni luoghi in cui ogni cittadino possa raggiungere a piedi tutti i servizi essenziali.

All’evento hanno partecipato i candidati (nella foto, da sinistra): Simone Puggelli, Caterina Ramogida, Mauro Vaiani, Sandra Mugnaioni e Moreno Sarti.

Nel confronto con gli abitanti di Mezzana e di Prato Est, Mauro Vaiani ha parlato della "città dei 15 minuti": «Non stiamo inventando la ruota, ma riscoprendo qualcosa di antico. Riscopriamo l’antica prossimità delle frazioni e delle borgate pratesi. E' un ritorno a una dimensione autenticamente umana della vita quotidiana». Vaiani ha poi promesso impegno per un cambio di metodo nell’amministrazione: «Devono tornare l'ascolto e la diligenza: ogni intervento, dalla manutenzione ordinaria alle grandi opere, deve nascere dal coinvolgimento diretto di chi quei luoghi li vive ogni giorno».

Le necessità delle scuole e dell’istruzione pubblica è stato approfondito da Caterina Ramogida, che ha messo a disposizione la propria esperienza educativa per costruire una scuola che non lasci indietro nessuno, specialmente nel supporto agli studenti che devono apprendere l’italiano. Su questo punto, Sandra Mugnaioni ha riportato i dati allarmanti forniti da un dirigente scolastico locale: a fronte di una necessità territoriale di 25 docenti per l'insegnamento dell'italiano come lingua seconda (classe A23), il Ministero ne ha assegnati a Prato soltanto 2. Una criticità che penalizza pesantemente l’integrazione e il sistema scolastico cittadino.

L’avvocato Moreno Sarti ha fatto chiarezza sugli aspetti normativi della campagna elettorale, confermando, codici alla mano, la piena legittimità della ricandidatura di Matteo Biffoni.

Simone Puggelli ha ripercorso i passi che hanno portato alla formazione dell'area Prato Civica Solidale, sottolineando come lo spirito della componente nella lista “Biffoni Sindaco” sia quella di rimettere al centro i bisogni concreti della comunità attraverso una partecipazione attiva e trasparente.

L’incontro di Mezzana conferma la volontà dell'area civico-solidale e dell'intera lista civica "Biffoni Sindaco" di proseguire un percorso di cura del territorio partendo dai quartieri, dalle frazioni, dalle periferie, per una Prato sempre più umana, sicura, accessibile, solidale.

Fonte: ufficio stampa di Prato Civica Solidale

Prato, Primo Maggio 2026

 

venerdì 24 aprile 2026

Prato Civica Solidale con Biffoni

 



L'area Prato Civica Solidale si è formata a Prato, la grande città industriale della Toscana, nel 2025, a seguito dell'incontro fra esponenti civici indipendenti, gli attivisti del mondo delle autonomie impegnati nelle diverse reti (Civici di Prato per le Autonomie-OraToscana-Civici Toscani-Cuore d'Italia-Autonomie e Ambiente-EFA), persone d'ispirazione cristiano-sociale, esponenti di DEMOS, fra i quali la consigliera comunale uscente Sandra Mugnaioni.

Il simbolo dell'area Prato Civica Solidale

 

In un momento difficile della storia di Prato, non solo per il recente commissariamento ma soprattutto per il manifestarsi di gravi problemi ambientali, sociali e di legalità nell'economia, il gruppo promotore di Prato Civica Solidale è stato sollecitato a impegnarsi in un'area civica più vasta, che potesse esprimere un progetto di governo. Si sono incontrati con altre esperienze civiche e democratiche e hanno infine deciso di confluire nella lista civica unitaria che sosterrà "BIFFONI SINDACO".

Il simbolo della lista civica unitaria Biffoni Sindaco 2026 

 

Matteo Biffoni, già sindaco di Prato nel decennio 2014-2024, è stato richiamato a ricandidarsi dal suo partito, il PD, e da vasti settori della cittadinanza, perché in un momento così complesso si è guardato a una persona di comprovata competenza, grande capacità d'ascolto, consenso diffuso in città e nelle frazioni. Biffoni, con generosità, dopo che era stato eletto a furor di popolo consigliere regionale l'anno scorso, si è messo a disposizione.

Prato Civica Solidale intende contribuire al governo della città mettendo al centro la persona, le comunità, l’inclusione sociale, la sostenibilità ambientale, la conversione ecologica dell'economia, la prossimità e il decentramento dei servizi comunali, la legalità economica e la sicurezza.

Cinque sono le persone espresse da Prato Civica Solidale e candidate nella lista Biffoni (nella foto in alto, da sinistra): Simone Puggelli, Mauro Vaiani, Caterina Ramogida, Sandra Mugnaioni, Moreno Sarti. Puggelli è musicista e dirigente DEMOS; Vaiani è funzionario pubblico e attivista ben noto nel mondo dei civismi e delle autonomie in Toscana e oltre; Ramogida è una popolare professoressa all'Istituto Buzzi; Mugnaioni è insegnante in pensione e già in passato consigliera comunale DEMOS); Sarti, avvocato impegnato nel mondo cattolico, si avvicina alla politica attiva con questa candidatura. Tutti i candidati si caratterizzano per un civismo ancorato a valori cristiano-sociali, popolari, riformisti, e per la loro indipendenza professionale e politica.

La componente, con i suoi eventuali eletti, manterrà autonomia e identità politica, all'interno del movimento civico unitario che sostiene il programma di governo di Matteo Biffoni per il mandato 2026-2031, facendosi portavoce in consiglio comunale di istanze specifiche legate alla partecipazione, alla sussidiarietà, alla ricostruzione dei legami sociali. 

Prato, forse il comune italiano con la più alta percentuale d'immigrati (uno su quattro dei suoi oltre 200.000 abitanti è immigrato e non ancora cittadino della Repubblica), ha bisogno di una nuova stagione politica e amministrativa, in cui senso civico, collaborazione e accoglienza prevalgano su vecchie logiche di potere, scontro, diffidenza, sfruttamento. Prato Civica Solidale può contribuire, con la competenza, l'esperienza e la serietà dei suoi esponenti candidati.

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Prato, 24 aprile 2026

 

giovedì 16 aprile 2026

Groenlandia, l'ultima terra minacciata


Con piacere invitiamo tutti i giovani studenti del polo di scienze sociali di Novoli (Università di Firenze) e tutto il pubblico appassionato di politica e geopolitica a questo incontro, presso l'edificio D10, aula "Maria Rosaria Corrado", piano terra, in Via delle Pandette 2:

 

 

GROENLANDIA

 

L’ultima terra minacciata

 

Giovedì 23 aprile 2026 - ore 17,15


Incontro di approfondimento sulla Groenlandia e altri territori e popoli in pericolo, proposto dal Centro di documentazione sui popoli minacciati e dal Centro Studi La Pira (Istituto culturale valdelsano), organizzato dalla Biblioteca di Scienze sociali dell’Università di Firenze in collaborazione con il Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali.


Con la presentazione di:
 

- Fondo Popoli Minacciati, istituito presso la Biblioteca

- La causa dei popoli
rivista digitale https://issuu.com/lacausadeipopoli

- In Groenlandia: la terra del nulla e del tutto
di Daniela Tommasini
(Ponte alle Grazie, 2026)

- a cura di Gloria Roselli, curatrice del Museo di Antropologia e Etnologia - Sistema museale d'Ateneo presentazione di immagini e reperti del museo e parlerà anche dell'incontro "Una vita con gli Inuit: la Groenlandia di Robert Peroni" organizzato dal Museo nel 2022 



Interventi previsti:

  • saluti della dott.ssa Eleonora Giusti, direttrice della Biblioteca
  • dott.ssa Gloria Roselli, curatrice del Museo di Antropologia e Etnologia - Sistema museale d'Ateneo
  • Alessandro Michelucci, giornalista, direttore della rivista "La causa dei popoli"
  • dott. Mauro Vaiani, Centro Studi La Pira – scrittore e studioso di autonomie
  • conclusioni del prof. Stefano Costalli, ordinario di Scienza politica – Università di Firenze

 

La locandina ufficiale dell'evento universitario:

 


 


venerdì 3 aprile 2026

La Pasqua porti forza e speranza a chi è impegnato per il proprio territorio

 


In un mondo inquinato a rischio di ecocidio, pieno di tiranni capaci di genocidio dei loro stessi popoli, non dobbiamo sentirci impotenti, né disperati.

C'è almeno una cosa che ciascuno di noi può ancora e quindi deve fare: lottare per il bene della propria comunità, nel proprio territorio. Se non si può più farlo con una vita attiva, si può sempre attraverso la preghiera.

Fare comunità con il nostro prossimo, cioè con i nostri vicini, ci rende pienamente umani ed è il principale contributo che possiamo dare, nella nostra breve e precaria vita, al bene delle generazioni future.

Fare la nostra parte per la propria comunità locale è il più solido punto di appoggio per poi costruire un dignitoso benessere personale e familiare, oltre che per diventare capaci di autentica solidarietà internazionale e intergenerazionale.

A coloro che lasciano fiorire dentro di sé questa antica verità antropologica, quindi speriamo a tutti dappertutto, la Pasqua porti forza e speranza, fino alla fine, finché non riposeremo nella Provvidenza, che si è incarnata nel Cristo che ha resuscitato il suo amico fraterno Lazzaro.

Auguri a tutti ma in particolare a coloro con cui condividiamo il buon cammino dell'impegno per le autonomie personali, sociali e territoriali, praticando un antico ma sempre più attuale e urgente confederalismo chivassiano e olivettiano dal basso: i Civici di Prato per le Autonomie; Prato Civica e Solidale, ora in dialogo con altri civismi pratesi per le imminenti elezioni comunali; OraToscana; il dialogo tra i liberi civici toscani; Autonomie e Ambiente; l'impegno trasversale per restituire ai cittadini italiani pieni diritti politici ed elettorali e rappresentanza dei loro territori; le nuove promettenti reti del Cuore d'Italia e della Vivibilità; la European Free Alliance; l'impegno per la pace e i diritti di tutti i popoli del mondo.

Prato, 3 aprile 2026, Venerdì santo

Mauro Vaiani
studioso e attivista in Toscana
blogger di Diverso Toscana

 

* * * 

L'immagine del post è un dettaglio della Resurrezione di Lazzaro di Caravaggio, da Wikipedia

 

  

 


giovedì 12 marzo 2026

Una soluzione radicale


 

Sono diventato un ascoltatore di Radio Radicale quando ero ancora un giovanotto, già appassionato di autonomie, tradizioni e libertà, di grande entusiasmo ma con una limitata formazione.

A un certo punto, sul finire degli anni '80, Radio Radicale conquistò me come attrasse persone di tutte le formazioni politiche e culturali, di tutte le condizioni sociali, di tutte le provenienze geografiche.

Il grande e carismastico Marco Pannella ci faceva riflettere su tutto. La radio era l'organo del suo piccolo partito, ma era anche un faro contro la partitocrazia in Italia, per una Europa meno burocratica, contro gli autoritarismi dell'Est europeo e dell'America Latina (e anche contro quelli di casa nostra), per una comunità mondiale delle democrazie.

Non posso dire di essere mai stato un vero e proprio attivista radicale, anche se non ricordo più quante battaglie di quello straordinario mondo ho condiviso. Ho perso il conto, da quante ce ne sono state, dal più remoto antiproibizionismo fino alle più recenti lotte per leggi elettorali più giuste per tutti.

Radio Radicale iniziò quasi subito dopo la sua fondazione, il 30 marzo 1976, a trasmettere dirette dalle aule parlamentari, dai congressi di tutti i partiti, dalle aule dei tribunali. A mio modesto parere, questa scelta era direttamente discendente dalle radici azioniste e liberali del Partito Radicale, dal suo spirito libertario, dalla scelta dei Radicali di abbracciare la nonviolenza (ahimsa) e la veraforza (satyagraha), strumenti gandhiani cruciali della moderna mobilitazione sociale.

Non c'è da stupirsi del fatto Radio Radicale, pur essendo organo ed emanazione diretta di una piccola forza politica, sia diventata un servizio pubblico per tutti coloro che parlano e comprendono la lingua italiana, ma di rilevanza europea e internazionale.

Nessuno si meraviglia se nella propria città una scuola cattolica di qualità diventa un punto di riferimento per bambini e giovani di ogni religione.

Nessuno mette in discussione che una società di pubblica assistenza, anticamente fondata da socialisti, possa svolgere servizi pubblici assolutamente universali - ambulanze, ambulatori, funerali - per cittadini di ogni credo politico e formazione culturale.

Allo stesso modo, i Radicali di Radio Radicale hanno creato, con le loro capacità professionali, con la diligenza quotidiana contro ogni settarismo e conformismo, con la costruzione del loro impressionante archivio digitale della storia politica contemporanea, con i loro investimenti in continue innovazioni, un insostituibile servizio pubblico d'informazione quotidiana e di approfondimento politico.

Radio Radicale viene fatta quotidianamente da persone che, proprio perché hanno le loro convinzioni e una loro originale cultura politica libertaria, sono in grado di dare voce a ogni altra convinzione e opinione, contribuendo al bene comune e - cosa non secondaria in tempi di guerra mediatica tra conformismi e centrali internazionali di disinformazione - difendendo la qualità del dibattito pubblico.

Essenziale, per la riuscita del grande servizio pubblico di Radio Radicale, è stata la possibilità di lavorare sempre senza pubblicità, senza bisogno di catturare clic, senza bisogno di urlare, stupire, ipnotizzare, blandire, per aumentare il proprio pubblico.

Radio Radicale merita tutti gli auguri e i complimenti possibili per il suo imminente cinquantesimo anniversario, ma soprattutto merita una soluzione radicale di finanziamento pubblico strutturale, perché possa vivere altri cinquant'anni.

Sono sicuro che esistono dieci milioni di Euro nell'immenso calderone dei contributi che i cittadini della Repubblica Italiana danno alla RAI e ad altri organi di stampa e media. Se anche - D-o non voglia - la politica si chiudesse a riccio, negando alla radio le poche risorse che le sono indispensabili, sono sicuro che esistono milioni di persone pronte a fare erogazioni liberali agli editori di Radio Radicale.

Animo!

Mauro Vaiani

(studioso e attivista in Toscana, segretario di Autonomie e Ambiente)

Prato, 12 marzo 2026, Anniversario della Marcia del Sale, guidata dal Mahatma Gandhi, iniziata il 12 marzo 1930

 

 

 

 

 

  

sabato 7 marzo 2026

Elogio del sorteggio


 

Ci sono abbastanza studi storici e scientifici che spiegano bene perché il sorteggio è una grande risorsa per comunità che vogliono salvaguardare l'imparzialità, la circolazione delle elite, l'autorevolezza delle loro istituzioni. Non abbiamo inventato niente!

La scelta del Parlamento, su iniziativa del ministro Carlo Nordio, di fare del sorteggio la cura contro la degenerazione correntizia dell'attuale Consiglio Superiore della Magistratura (CSM) è stata forse radicale e strumentale, ma è ampiamente e trasversalmente condivisibile.

Se la riforma sarà approvata, i nuovi organi di autogoverno, grazie al sorteggio, diventeranno enti dalla composizione imprevedibile, estremamente indipendenti da ogni condizionamento esterno, decisamente più autorevoli.

Del resto, proprio l'andamento della campagna referendaria che si concluderà con il voto dei prossimi 22-23 marzo 2026, ha reso evidente che proprio ciò che viene maggiormente disprezzato è esattamente ciò che serve. Lo dimostrano le reazioni scomposte dei vertici dell'Associazione Nazionale Magistrati (ANM) contro la legge di riforma costituzionale.

I capi della ANM considerano il CSM il loro parlamentino, cassaforte del loro consenso, roccaforte del loro potere su tutti i circa 9.000 magistrati giudicanti e requirenti in servizio (e sui poco meno di 200 che sono fuori ruolo, occupando spesso discutibilmente posizioni ultraprivilegiate).

Da decenni i capi delle correnti si sono messi di traverso a ogni riforma, non solo dell'ordinamento giudiziario, considerandosi e comportandosi come se fossero una sorta di terza camera della Repubblica, con poteri di veto sul potere legislativo e sull'indirizzo politico.

Come ci hanno spiegato gli autorevoli giuristi e politici del Comitato Pannella Sciascia Tortora, della Sinistra per il Sì, del Comitato Sì Separa della fondazione Einaudi, fra molti altri, la riforma Nordio è un decisivo passo avanti, per dare attuazione alla VII disposizione transitoria della Costituzione, ponendo fine a quella unità corporativa dei magistrati che abbiamo ereditato dal regime fascista.

Come finirà questo referendum? Speriamo che a deciderne le sorti non siano solo i tifosi degli attuali schieramenti. Se ci sarà un'ampia partecipazione popolare, nessuno nutre dubbi sulla vittoria del Sì.

Comunque vada, occorre evitare eccessi polemici e dolorose polarizzazioni, perché il giorno dopo, se avrà vinto il Sì - come speriamo - ma anche se avrà vinto il No, dovremo ritrovarci tutti insieme a ragionare di come procedere nelle riforme, perché una cosa è certa e guai a chi non la vedesse: lo status quo, in materia di giustizia (e quindi di legalità, sicurezza e carceri), è INSOSTENIBILE.

Mauro Vaiani

(studioso e attivista per le autonomie personali, sociali, territoriali)


 

domenica 1 marzo 2026

Tirannicidio e realismo

 


Il regime iraniano si è mostrato incredibilmente crudele, in tutta la sua storia ma in particolare in questa ultima criminale repressione delle proteste del cuore d'inverno 2025-2026. Tanta ferocia ha messo in discussione non solo il diritto internazionale, ma anche ogni realismo basato sui principi.

Siamo e restiamo contrari a politiche estere o militari ispirate dalle follie "neocon", ma sarebbe davvero irrealistico invocare il rispetto del diritto internazionale da parte di chi lo ha calpestato o in difesa di chi lo ha oltraggiato per generazioni. 

Il tirannicidio di Khamenei e di altri carnefici che erano alla testa di questo disumano sistema di potere era invocato da decine di milioni di persone in Iran e nella diaspora. Sic semper tyrannis, non lo scordiamo di certo.

Questo è un fatto e nessuno - che non sia avvelenato da qualche forma di fanatismo - sentirà la mancanza di questi tiranni che sono stati giustiziati da bombe americane e israeliane.

Ora tutti dobbiamo sperare che i popoli dell'Iran prendano in mano il loro destino, perché la storia terribile di questo regime possa chiudersi senza che si scateni una guerra civile.

  

martedì 24 febbraio 2026

Quattro anni di una guerra che nessuno può vincere


Triste anniversario, quello di oggi martedì 24 febbraio 2026. Sono passati quattro anni dall'inizio dell'invasione russa dell'Ucraina, la cosiddetta "Operazione militare speciale" (Special Military Operation, abbreviata spesso in SMO e nota in lingua russa come спецопера́цияspetsoperatsiya).

Milioni di persone sono morte, ferite, mutilate, costrette all'esilio, deportate o addirittura rapite.

Un disastro per molti, quasi tutti, sia nella Federazione Russa, che in Ucraina, che nelle comunità dei territori contesi: la Repubblica di Crimea, in particolare la sua minoranza tatara, la città di Sebastopoli, i territori degli oblast di Cherson (Kherson) e Zaporižžja (Zaporizhzhia), i ribelli del Donbass, cioè gli stati separatisti del Doneck (Donetsk) e di Lugansk (Luhansk).

Arricchimento, invece, per pochi, come in tutte le guerre.

E certezza di rimanere al potere, per coloro che questa guerra sono riusciti a scatenare e non sono poi riusciti a fermare: non si può votare, né cambiare dirigenti, nemmeno è consentita la minima critica o autocritica, quando c'è il nemico alle porte!

I sedicenti leader del mondo (e d'Europa), dopo aver dato il peggio di sé in questi anni, sin dalle crisi russo-ucraine dell'inizio degli anni 2010, hanno mostrato di essere ancora più drammaticamente incompetenti, quando si sono messi in testa di trattare addirittura la "pace", mentre si bombardava, si moriva, si sanzionava, si continuava a fare propaganda.

L'unico modo sicuro di ripararsi dalla guerra è non cominciarla. Era possibile evitare che si scatenasse questa guerra drammatica che nessuno può vincere? Sì, era possibile, ma ormai indietro non si può tornare.

Qual è quindi il compito di un realismo fondato sui princìpi? 

L'Ucraina esiste ancora, ha resistito eroicamente. La Federazione Russa non è ancora sprofondata nella miseria e nella paura.

Questo è il momento di ottenere il cessate il fuoco, in vista di un armistizio a lungo termine. Della pace si parlerà, ma dovrà passare parecchio tempo. Ci vorranno anni di trattative. E alla fine non ci sarà alcuna "pace giusta", ma solo la pace possibile.

Ai nostri occhi è evidente che, nel lungo termine, i popoli europei occidentali e centrali dovranno ricostruire una comunità di sicurezza insieme ai popoli della Federazione Russa, gli europei orientali. Non ci sono alternative, quando si vive nella stessa piccola penisola del pianeta.

Cosa accadrà invece se, calpestando un realismo fondato sui princìpi, si continuerà a combattere? Non ci saranno vincitori o vinti. Siamo nel 2026, non nel 1945. Le elite paiono non capire o, più probabilmente, fanno finta di non capire... Le guerre moderne del secolo scorso furono già terribili, ma le guerre contemporanee sono in grado di cancellare interi popoli ed ecosistemi. Intensificare o anche solo prolungare i conflitti significa mettere a rischio l'intero pianeta.

Se prosegue la guerra, la Federazione Russa e la Repubblica di Ucraina continueranno a impoverirsi e a degradare, da ogni punto di vista, prima di tutto spiritualmente e culturalmente. E con loro tutti gli altri Europei, che siano o pretendano di definirsi amici, nemici, indifferenti o ignavi.

Invece che come in Corea (1953), qualcuno sogna che possa continuare come la guerra Iran-Iraq (1980-1988): altri anni di guerra e di affari... Ciascuno di noi deve combattere questi avventati e avidi, a cominciare da quelli che sono al potere nel proprio paese.


mercoledì 18 febbraio 2026

Quale è il peso elettorale delle autonomie


Dopo tanti anni spesi per i valori delle autonomie, dopo aver fondato nel 2019 la sorellanza Autonomie e Ambiente (AeA, un necessario ma aggiornato strumento confederale al servizio delle autonomie e dei civismi di tutta la Repubblica Italiana), dopo aver riagganciato le autonomie dei nostri territori all'Alleanza Libera Europea (ALE / EFA, European Free Alliance), noi siamo certi di avere un peso nella pubblica opinione. Un peso elettorale per ora limitato, ma sufficiente a difendere tradizioni, libertà, diversità e biodiversità per le generazioni future.

Se i media praticassero più par condicio e facessero meno chiappa-clic (clickbaiting) con i "fenomeni", forse potremmo finalmente uscire più rapidamente, come autonomisti di AeA e di EFA, dal cono d'ombra in cui siamo al momento.

Non siamo urlatori, né provocatori, né populisti, né estremisti, né folkloristici, né ricchi, né potenti, ma cosa accadrebbe se i media di approfondimento politico ci dessero almeno lo spazio che è stato dato (in ultimo, ma prima di lui a tanti altri aspiranti masaniello, podestà e napoleoni) all'ormai notorio fenomeno de "Il mondo al contrario"?

Lo scopriremo, prima o poi, perché le nostre radici sono antiche e profonde; siamo fedeli ai valori della Carta di Chivasso del 1943; sono centinaia le amministrazioni competenti che esprimiamo in tutta Europa (alcune più progressiste, altre più moderate).

Le autonomie, con le loro forze storiche e con le nuove realtà civili, civiche e civiste, sono qui per restare. La Repubblica delle autonomie è l'unica che abbiamo. L'Europa delle Regioni, dei Territori, dei Popoli, è l'unica possibile.

* * *

 

giovedì 5 febbraio 2026

Il problema dei palloni gonfiati dall'alto


Siamo bombardati da ondate di conformismo mediatico, spesso originate da poche ma potentissime concentrazioni di potere tecnologico, economico e finanziario.

Non ci pare più il tempo dei masaniello. Non emergono più figure carismatiche, magari anche populiste, dal basso, dai mondi vitali delle comunità locali, dalla cosiddetta "pancia" delle classi medie e basse, preoccupate o anche arrabbiate, perché impoverite di identità, sicurezza, mezzi spirituali e purtroppo anche materiali.

Ci vengono gonfiati davanti agli occhi dei palloni, dai soldi e dai media di potenti che agiscono dall'alto e da altrove. Palloni gonfi ma spesso fragili e comunque troppo leggeri per resistere alle potenti risacche dei pensieri unici (nel senso di talmente dominanti da essere senza pietà con tutti coloro che pensano diversamente).

Come possiamo difenderci? Una linea di resistenza ci pare essere quella di pretendere, come elettori delle società sé-dicenti democratiche, di votare per persone che vivono in mezzo a noi, nel nostro territorio, che possiamo non dico conoscere, ma almeno incontrare in presenza (fisica), scambiando qualche parola con loro, stringendo loro la mano, essendo magari informati - in forma scritta, magari antica, su carta - delle loro biografie, delle loro esperienze e competenze, delle loro proprietà e dei loro mezzi di sussistenza.

Più vicini essi sono, più sono cresciuti in mezzo a noi, immersi nella nostra stessa economia locale e vita quotidiana, più condividono il nostro accento, la nostra cultura vernacolare, la nostra religione civile, meno sarà facile essere ingannati.

Guai alle società sé-dicenti democratiche, in cui noi persone comuni ci riduciamo a votare per simpatia qualcuno che abbiamo visto in televisione, o sulle reti sociali online, o su altri media.

Guai! Perché le grandi centrali di potere e di sorveglianza ci hanno imposto figure come Monti, Fornero, Letta, Renzi, Conte, Draghi, Giorgetti, Meloni. Nomi che ci permettiamo di citare perché non sono stati e non sono il peggio che poteva capitare in Italia, ma che sono tutti emblematici di quello che l'amico e compagno Pierluigi Piccini definisce una rappresentanza politica che non incide più sulla nostra vita, anche perché la nostra vita non la vivono affatto, da decenni, ormai. 

Se siete arrabbiati e vi sentite esclusi e minacciati, non affidatevi al prossimo aspirante napoleone d'Europa, podestà d'Italia, generale dell'italianità, capitano padano, o capobastone appennico o insulare. Soprattutto se viene tenuto tenacemente nascosto chi ne ha finanziato l'ascesa alla condizione di celebrità mediatica.

Collegio per collegio, abbiamo bisogno di poter votare per nuovi leader locali, per il possibile avvento di una più sana circolazione delle elite, senza cui non riusciremo più a garantire una penetrante critica delle concentrazioni di potere, oltre che di vecchi e nuovi sistemi di indottrinamento e sorveglianza. 

Prato, 5 febbraio 2026

Mauro Vaiani Ph.D.
blogger di Diverso Toscana

 

Note: 

L'immagine del post è un dettaglio tratto da qui:
 https://www.ilpost.it/2023/02/03/palloni-aerostatici-cina-stati-uniti/

Segnaliamo anche un post meno banale di altri sul narcisismo di massa nella politica massificata e dominata dal conformismo dei media:
 https://www.larivistaintelligente.it/epidemia-di-narcisismo/patrizia-tenda/  

Piccole battaglie concrete per tornare ad eleggere i nostri leader locali:
 https://autonomieeambiente.eu/news/431-continua-la-lotta-per-leggi-elettorali-piu-giuste-per-tutti 

 

giovedì 15 gennaio 2026

Alle radici spirituali delle autonomie


Ho avuto dalla Provvidenza il dono di compiere un pellegrinaggio in tre luoghi di speranza: Assisi, Norcia e Cascia.

Ad Assisi mi sono inginocchiato davanti alle reliquie di San Francesco e Santa Chiara, che sono un faro di pace, giustizia, salvaguardia del Creato, dignità di ogni persona umana, non solo come individuo ma come membro delle comunità in cui la persona vive e dispiega la propria compiuta umanità. Le comunità locali, coese dal principio della sussidiarietà, sono il primo spazio della prossimità. Esse rendono possibile l'esistenza della diversità e della biodiversità e ne sono le custodi per le generazioni future.

A Norcia ho onorato San Benedetto patrono d'Europa e sua sorella Santa Scolastica. Il loro monachesimo è una delle fondamenta della Res Publica Christiana europea, che poi è la madre della nostra Europa. L'unica possibile Europa, quella in cui qualsiasi essere umano potrà sempre vivere senza paura di essere diverso, purché con senso della reciprocità accetti le diversità degli altri.

A Cascia ho pregato Santa Rita nel suo sepolcro. Lì e forse ancora di più nella vicina Roccaporena, villaggio natale di Rita, ho potuto sentire la grazia che emana da questa donna, moglie, madre, vedova e infine monaca agostiniana. La santa delle cause impossibili è una presenza tenerissima e provvidenziale, così vicina alle esigenze più semplici e quotidiane delle persone, delle famiglie, degli umili, di chi soffre, di chi spera che la vita dei suoi figli e dei suoi anziani scorra come uno dei torrenti di chiare e fresche acque che scendono dagli Appennini.

Gli Appennini si sono sinora svuotati di persone e di speranze, ma c'è resistenza. Le comunità stanno reagendo. In molti s'impegnano per la ricostruzione, dopo i terremoti materiali, economici e sociali.

Le comunità locali appenniniche, ma in realtà tutte le comunità umane, hanno bisogno di più Francesco, Chiara, Benedetto, Scolastica e Rita.

Il mondo e l'Europa, non solo questi territori, hanno bisogno di ancorarsi più profondamente alle radici spirituali delle loro autonomie, per restare umani, cioè libere e autonome comunità locali, che non debbano più temere di essere oppresse o addirittura cancellate da vecchie e nuove concentrazioni di potere.

Prato, 15 gennaio 2026, S. Mauro Abate

Mauro Vaiani Ph.D.

blogger di Diverso Toscana

 

mercoledì 7 gennaio 2026

Le giornate dei popoli dell'Iran

 

Appena passato il Solstizio d'inverno, la festività Shab-e Yalda, in Iran è partita una nuova stagione di proteste popolari. E' come se, passata la notte più lunga dell'anno, i cuori e le menti siano tornati a sperare nella luce.

Secondo i media degli attivisti anti-islamisti, oggi, 7 gennaio 2026, sarebbe l'11° giorno di manifestazioni e scioperi.

I popoli dell'Iran, che sono tanti e in gran parte non sono né  Farsi né Sciti, sono infine in rotta con l'odiosa Repubblica Islamica, ridotta a essere uno stato di terrore, nelle mani di pochi preti corrotti e assassini.

Da ormai vent'anni sono falliti tutti i tentativi di autoriforma del regime.

Dobbiamo appoggiare la caduta degli ayatollah e dei mullah, in particolare la cacciata del crudele tiranno Ali Khamenei, la cosiddetta "guida suprema", che ha trasformato l'istituto della Velāyet-e faqīh in uno strumento demoniaco.

Deve essere un processo interno, con il minimo di interferenza dall'esterno: le potenze estere sono interessate e attive in Iran, ma tutti devono ponderare bene i loro passi in un paese così grande; le diaspore fanno la loro parte, a cominciare dai monarchici che credono nel ritorno dello Shah di Persia, ma è chiaro che a decidere il futuro saranno coloro che vivono e lavorano in Iran, non le minoranze in esilio; i riformisti islamisti hanno fallito ripetutamente, ma è il momento che si facciano avanti, perché molti di essi sono classe dirigente che sarà necessaria dopo la cacciata dei capi islamisti più compromessi. 

Sarà dura arrivare alla riconciliazione, all'elezione di nuovi organi costituenti, al necessario confederalismo fra i popoli dell'Iran, alla ricostruzione economica e sociale, ma così non si può andare avanti. 

Questo status quo sanguinario è insopportabile per una popolazione di novanta milioni di persone, in cui l'età media è poco sopra i trent'anni e il livello di globalizzazione e mobilitazione sociale è così alto.

Che la Provvidenza accompagni i popoli dell'Iran e che noi dall'Europa li si sostenga in ogni maniera possibile.

 

 

 


giovedì 1 gennaio 2026

Per la liberazione dall'obbedienza


 

La più grande sfida dell'essere umano globalizzato e socialmente mobilitato del nostro tempo non è tenere a bada la propria aggressività, ma mettere un freno alla propria eccessiva obbedienza. Siamo troppo sottomessi a concentrazioni di potere autoritario, che peraltro sarebbero ormai capaci di distruggere il pianeta dozzine di volte, dopo aver dimostrato di essere in grado di sterminare su scala industriale milioni di uomini.

Questo pensiero di Rita Levi Montalcini, espresso in modo semplice e diretto, merita di aprire il 2026.

La riflessione può essere riascoltata facilmente in rete, per esempio qui e qui.

Quella di incoraggiare la persona umana a uscire dall'obbedienza cieca a ogni forma di centralismo autoritario è la nostra cruciale missione decentralista, il nostro compito autonomista, a cui abbiamo dedicato la vita.

Auguri sinceri.

 

   

  

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