Uno diverso in Toscana, che crede, in questa nostra madreterra, in questa fugace vita, in qualcosa di diverso.

mercoledì 26 dicembre 2012

Le nostre pèsche

Mamma si ricorda esattamente quando sono entrate nella storia della famiglia, le nostre pèsche, il dolce fatto a mano più amato e popolare a casa mia.
Uso l'accento grave sulla parola "pèsche", per ricordare che la è si pronuncia bella aperta, come nel nome del frutto, non chiusa come in pésche, quelle che si fanno con reti e lenze.
Una sessantina di anni fa, a Gagliano, nel Mugello, la famiglia di mia mamma aveva invitato un cuoco - forse romagnolo - a dare una mano per il matrimonio - forse quello della zia Brunina. Questo cuoco ci insegnò a fare a mano questi dolcetti a forma di frutto. Si comincia informando tante palline, ciascuna delle quali diventerà un biscotto a forma di metà frutto. A mano, con l'aiuto di tutti in casa, si scava sul lato piatto del biscotto una piccola cavità, che poi viene riempita di cioccolata. Poi si accoppiano e si incollano le due metà con un po' d'albume e zucchero. Ciascuna coppia forma così la sagoma di un frutto intero, che poi viene bagnato nell'alchermes, liquore scarlatto che a casa mia viene a volte chiamato semplicemente alchemis. Infine il frutto intero ora colorato viene passato nello zucchero. Ecco a voi le nostre pèsche di Natale. Quest'anno, con l'aiuto di tre generazioni, ne abbiamo fatte ben tre zuppiere, perché dovevamo pensare a una famiglia allargata di circa quaranta persone. Il nostro Natale, il nostro Santo Stefano sono trascorsi sereni, grazie a D-o. Buon resto delle feste a tutti.



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