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lunedì 24 dicembre 2012

Contro l'inquisizione


Stamane, dalle frequenze di Radio Radicale, un anonimo ascoltatore ha sintetizzato efficacemente uno dei mali profondi della giustizia italiana, una delle pietre legate al collo di questa decadente repubblica alla deriva: la magistratura italiana si limita ad accusare. Tutta l'azione giuridica si concentra nell'accusa. Di cosa accade dopo l'accusa - decenni di attesa per i processi, anni di carcere preventivo, gogna mediatica, dolore e morte per i deboli e per gli innocenti, impunibilità per i potenti - la macchina della giustizia non si cura.
E' un male antico, quello di questa giustizia che somiglia a una inquisizione, concepita per essere forte con i deboli e debole con i forti, per essere uno strumento di dominio statalista e classista.
Sia chiaro - per non ingenerare equivoci nei miei pochi lettori - che credo fermamente nell'assoluta libertà del procuratore, dell'accusatore, ma l'assoluta mancanza, entro tempi giusti, di un giusto giudice, sgomenta, scandalizza, solo che uno si trovi davanti a casi di vita, o approfondisca minimamente il tema, o getti un occhio sulla disperata condizione delle carceri italiane.
Come ci costringe a fare il grande Marco Pannella, al quale però devo dire che non condivido il suo digiuno e che lo imploro di smetterla.
Non condivido totalmente nemmeno le sue attuali proposte e, quando ci sarà occasione, esporrò alcune mie contro-proposte.
Tuttavia lo onoro e lo ammiro.
Lui e la sua piccola fazione radicale, se non ci fossero, andrebbero inventati.
Auguri, Marco, ma resta vivo!
Abbiamo ancora bisogno di te, come ispiratore di una grande battaglia per porre fine allo scandalo della carcerazione preventiva e, di più, al più generale e storico male di una giustizia che è ancora una odiosa inquisizione.


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