Uno diverso in Toscana, che crede, in questa nostra madreterra, in questa fugace vita, in qualcosa di diverso.

sabato 13 dicembre 2014

Più vigne, meno villette

Il civismo toscano è una sorgente viva di persone fresche, che potrebbero giocarsi una bella partita alle prossime elezioni regionali.
Abbiamo bisogno di un cambiamento, in regione, che oggi vorrei sintetizzare così: vorremmo che le burocrazie e i piani regionali, da ora in poi, impediscano nuove villette, non nuove vigne.
Sembra impossibile, vero? Finito il sessantennio, i ceti dirigenti toscani non sono riusciti ancora a trovare strade semplici e chiare per proteggere il territorio, distruggere gli ecomostri, fermare le colate di cemento sulle colline e sui fiumi della Toscana.
Invece, per chi lavora in agricoltura, turismo, energie rinnovabili, tecnologie avanzate e sostenibili - guarda caso proprio nei settori più vitali e più promettenti per la conservazione della nostra identità ma anche per un futuro di lavoro e ricchezza - la sentina dei vizi dirigisti e degli ostacoli burocratici, è sempre più insopportabile.
Come intellettuale e attivista indipendente, appoggio le recenti e coraggiose iniziative del presidente Enrico Rossi, sostengo la grinta riformatrice di Stefania Saccardi, ma spero anche che il mio mondo civico-liberale, con tutte le sue energie produttive e riformatrici, si dia una mossa.
Parecchi contenuti buoni li ho trovati qui a Firenze, stamane, all'incontro di #PassioneToscana.
Complimenti e buon lavoro, fra gli altri, al bravo Giovanni Lamioni, e ai miei cari amici Paolo Spadaccini, Tommaso Del Tacca e Andrea Romiti.

PS
Nel titolo di questo post - Più vigne, meno villette - ho dimenticato di aggiungere: e più cipressi. Chi può capire, capirà...
 

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