Uno diverso in Toscana, che crede, in questa nostra madreterra, in questa fugace vita, in qualcosa di diverso.

sabato 18 ottobre 2014

Roma contro Firenze?

Mi piace il Matteo Renzi che ricorda a tutti che le pubbliche amministrazioni sono piene di dirigenti fuori controllo con stipendi e premi fuori mercato, di commissioni ed enti inutili, di sprechi inaccettabili nell'organizzazione e negli approvvigionamenti.
Non ritengo giusto, né utile, però, che Roma si metta contro la Toscana, Firenze, i territori, le periferie.

Mentre molte amministrazioni locali - fra cui la Toscana - sono storicamente molto più sobrie ed efficienti dei poteri centrali, i grandi dimagrimenti della macchina statale, quelli emblematici, che segneranno la vera svolta, sono ancora di là da venire: il senato, il CNEL, i ministeri, le prefetture, sono ancora tutti lì. E anche Matteo Renzi, più dei suoi predecessori, ogni volta che vuol fare qualcosa, sbatte contro i muri di gomma delle alte burocrazie romane, tanto da essere costretto a circondarsi di unità di missione, di consulenti, di esperti, perché facciano quello che gli immensi corpi separati esistenti sono autorizzati a non fare, dalle ferre leggi dell'attuale status quo.
Forza quindi, al lavoro, a testa bassa, con umiltà.
Le regioni, Toscana in testa, devono tenere alta la bandiera della vera autonomia finanziaria e della piena sovranità fiscale.
Roma porti a termine le sue riforme e dia lezioni di sobrietà, piuttosto che lanciare accuse populiste, che dividono il paese e che rischiano di trasformarsi in boomerang capaci di minare le riforme federali e liberali.

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